NEL LIMBO

Diciotti-a-Catania.jpg_997313609Stallo completo per la nave della Guardia costiera «Ubaldo Diciotti». La nave è ormeggiata a Catania con a bordo 177 dei 190 migranti soccorsi a Ferragosto dalla Guardia costiera italiana. I migranti e il personale di bordo, però, non possono scendere dalla nave. A quanto si apprende da fonti del Viminale, non ci sarebbe da attendersi novità nemmeno nelle prossime ore: la decisione resta quella di negare lo sbarco. “O l’Europa inizia a fare sul serio ricollocando gli immigrati – ribadisce via Twitter il ministro Salvini – oppure inizieremo a riportarli nei porti da dove sono partiti”.
“Io ho dato l’ok a fare entrare nel porto di Catania la nave della Guardia costiera ma sono d’accordissimo con Salvini ad aspettare” un segnale dell’Europa “perché monitoriamo costantemente lo stato di salute dei passeggeri e dell’equipaggio sulla Diciotti che hanno viveri, i medici, hanno costante controllo”, ha fatto sapere il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, allineandosi alle direttive del ministro degli Interni, soprattutto sulla responsabilità de La Valletta. “Malta che doveva intervenire non l’ha fatto – ha sostenuto Toninelli – era mare maltese e siamo intervenuti noi, quindi l’Italia ancora una volta ha salvato vite umane ma non possiamo gestire da soli i flussi migratori”. Ma oggi il Governo di Malta ha risposto all’Italia, affermando di aver “sempre partecipato ai meccanismi di solidarietà” e rimarcando di essere stato “il primo Stato membro dell’Ue a rispettare i propri impegni riguardo al meccanismo di solidarietà della Commissione europea verso Italia e Grecia”.
Salvini intanto continua il suo pressing su Bruxelles e alla fine è arrivata una prima risposta dalla Commissione Ue: “Gli sforzi per trovare una soluzione che consenta lo sbarco e la ridistribuzione dei migranti presenti a bordo della Diciotti sono in corso”, ha riferito un portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. L’esecutivo comunitario lavora per “trovare una soluzione per questa questione concreta”, ha spiegato.
Ma la situazione resta di profondo “imbarazzo” per una nave della Guardia costiera che si vede negare i porti dal governo del suo Paese, tanto che è intervenuto sulla questione il luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia Costiera italiana. “Ci sono tanti colleghi – dice Ciavarelli – che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio – ha detto – Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti…”, ha detto il militare, che ha poi definito “incomprensibile” e “imbarazzante” la scelta del governo di tenere l’imbarcazione della Guardia Costiera al largo di Lampedusa per giorni: “La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”.
Ma contro il pugno fermo dell’Esecutivo anche un appello dei magistrati. L’Associazione dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF) in un comunicato ricorda che “gli obblighi internazionali assunti dall’Italia richiedono che la condizione dei soggetti vulnerabili” – i minori, i minori non accompagnati, i genitori singoli con figli minori – “debba essere tenuta in particolare considerazione”e per questa ragione “le misure di accoglienza debbono essere adottate senza ritardo”, “tenuto conto delle vicende dolorose e spesso traumatiche che li hanno già segnati”. I minori presenti sulla nave sono già in Italia, per questo non possono essere espulsi – continua il comunicato – e “l’autorità di pubblica sicurezza è tenuta a dare notizia subito al Tribunale per i minorenni perché possa essere nominato loro un tutore”. Insomma, per legge italiana e per gli obblighi internazionali che l’Italia ha, i minori e i soggetti vulnerabili devono “sbarcare immediatamente perché sia possibile l’apertura di procedimenti giudiziali a loro tutela e l’inserimento in strutture di accoglienza adeguate”.

Buemi, Salvini non conosce centri accoglienza libici

migranti libia tortura“Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. È quanto afferma il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una conferenza stampa a Mosca, dove si trova per assistere alla finale dei Mondiali, indicando quale sarà l’obiettivo dell’Italia nell’incontro di dopodomani per ridiscutere la missione Sophia.
“Affermare che la Libia sia porto sicuro per il rimpatrio di coloro che vengono recuperati in mare è ridicolo oltre che una stupidaggine”, così Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura, ha commentato le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Salvini. “Questo non solo perché manca il controllo sul territorio da parte di un’organizzazione statale certa libica ma anche perché è assolutamente incerto che su quel territorio siano applicati trattamenti rispettosi del diritto umanitario internazionale”, ha continuato Buemi. “Consiglierei a Salvini, invece di perdere tempo con partite di calcio, di andare a visitare i centri di accoglienza libici senza preavviso, magari fermandosi qualche giorno, e verificando sulla propria pelle il trattamento umanitario riservato, con la cautela di non farsi accompagnare né da membri dei servizi segreti italiani né da forze di polizia libiche, cosicché la verifica sarà più naturale e reale”, ha concluso Buemi.
Contro le dichiarazioni di Salvini arriva la risposta europea. “Nessuna operazione europea e nessuna imbarcazione europea” riporta i migranti salvati in mare in Libia, perché “non consideriamo che sia un paese sicuro”. Lo dice la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, rispondendo ai giornalisti che chiedevano un commento della Commissione sulle parole del ministro degli Interni italiano. Salvini però insiste e replica su Twitter: “L’Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli”. Ma stavolta interviene anche l’italiana Lady Pesc, Federica Mogherini, che spiega al Vicepremier: “La decisione rispetto al fatto che i porti libici non siano porti sicuri è una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica sulla quale non c’è una decisione politica da prendere”.

QUESTIONE DI DIRITTO

diciottiQuello dei migranti resta il tema preferito del (vice)premier Matteo Salvini. Dopo il braccio di ferro tra il ministro Toninelli e il ministro degli interni arriverà oggi a Trapani la nave Diciotti della Guardia Costiera con a bordo i 67 migranti salvati dal rimorchiatore italiano Vos Thalassa davanti alla Libia. Non vi è giorno che non batta sullo stesso tasto creando tensioni anche all’interno del governo tanto da condizionare l’intero esecutivo. Matteo Salvini continua infatti a ribadire la linea dura: “Prima di concedere qualsiasi autorizzazione – ha detto –  attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette. Se su quella nave c’è gente che ha minacciato e aggredito non saranno persone che finiranno in albergo ma in galera – dice – quindi non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che delinquenti, perché non sono profughi, che hanno dirottato una nave con violenza, finiscano per qualche tempo in galera e poi riportati nel loro paese”.

“Le minacce sul fronte Sud per quanto riguarda il terrorismo sono molto significative” ha detto oggi il premier Giuseppe Conte al suo arrivo al vertice Nato a Bruxelles, sottolineando l’importanza del rafforzamento dell’hub Nato di Napoli. “Dalla stessa immigrazione – ha detto – potrebbero arrivare rischi e pericoli di foreign fighter”. “L’incontro con Salvini” di stamattina “è andato molto bene, ci siamo aggiornati. A breve assumeremo iniziative italiane per dare continuità alle conclusioni del vertice Ue di giugno” ha precisato Conte.

In sostanza Conte ha preso la comanda da Salvini su cosa dire in tema di immigrazione. “Con Conte – ha detto Salvini – c’è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini cittadini italiani ponendo al centro del Vertice il fatto che non possiamo essere lasciati soli”.

Infine Salvini ha parlato insieme al presidente del Consiglio del principio della condivisione da impostare con gli altri Paesi Ue sui flussi migratori. Il problema è che Salvini sta stringendo alleanze con quei Paesi i cui interessi sono opposti a quelli italiani. Un principio che piace all’Ungheria di Orban è ovviamente in contrasto con quelli utili al nostro Paese. Di conseguenza danno doppio. “La gestione del tema dei migranti – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini ospite alla trasmissione Coffee Break de La 7- è senza dubbio un tema delicato, ma nell’impostazione di questo governo c’è un punto debole e cioè’ che senza dubbio la questione va risolta a livello comunitario. Invece Salvini e Di Maio stanno scegliendo gli alleati sbagliati, perché se ti allei con chi non vuole la modifica del regolamento di Dublino e con i partiti del patto di Visegrád metti l’Italia in una posizione scomoda”.

“Abbiamo un nuovo Duce?” Si è chiede Enrico Buemi Responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura dopo le ultime dichiarazioni di Matteo Salvini sui migranti. “Sarebbe utile – ha proseguito – che il Ministro degli interni Salvini rinfrescasse le sue conoscenze in materia di diritto costituzionale e di separazione dei poteri. L’insistenza con cui ripropone indicazioni precise di arresti di individui e negazione di accessi a mezzi navali, anche italiani, rappresenta una palese violazione delle autonomie dei singoli poteri e un’ingerenza politica-amministrativa ormai inaccettabile nei ministeri non di sua competenza”, ha sottolineato Buemi.

“Il persistere di tale comportamento non può non richiamare l’attenzione  dell’autorità competente in particolare quella giudiziaria per l’incitamento a comportamenti illegittimi, quali l’istigazione all’odio razziale e, d’altro canto, sarà necessario che qualcuno lo richiami alle proprie competenze impedendogli l’ingerenza ripetuta in quelle altrui e impedendogli di usurpare addirittura il ruolo del Presidente del Consiglio, anima bella ma impercettibile, e dei colleghi dei vari ministeri ai quali sottrae responsabilità e ruolo”, ha concluso il Senatore socialista.

Libia, ancora morti in mare. Oltre 90 migranti dispersi

Immigrati-sbarchi-Renzi-UEAncora morti in mare. Oltre 90 migranti risultano dispersi dopo il naufragio di un barcone al largo delle coste della Libia. Lo rende noto il portavoce della guardia costiera libica, Ayoub Kassem, spiegando di aver tratto in salvo 29 persone a circa 26 miglia al largo di Tripoli. Kassem ha aggiunto che la Marina ha raggiunto il barcone nel tentativo di salvare i migranti, ma ha precisato che le forze navali libiche non possiedono imbarcazioni capaci di effettuare grandi operazioni di salvataggio in alto mare.

Dai racconti dei sopravvissuti, sul barcone erano presenti circa 126 migranti prima del naufragio. Il gommone era partito mercoledì mattina da Garabulli, a circa 50 chilometri da Tripoli.

Ieri l’Onu ha dichiarato che sono almeno 3.800 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, uno dei bilanci delle vittime “mai registrati”. Nel 2015 erano state 3.771 le persone morte o disperse durante la traversata.

L’Unhcr ha reso già noto che il 2016 è già l’anno con più morti nel Mediterraneo.
Un’altra tragedia della disperazione dopo che, nella sola giornata di mercoledì, erano stati recuperati ventinove cadaveri di migranti nel Canale di Sicilia, a bordo di alcuni gommoni diretti verso l’Italia. Undici salme erano già state avvistate martedì e sono stati presi a bordo delle navi che operano in zona; gli altri sono stati recuperati su altri gommoni. Nella zona, con il coordinamento della Guardia Costiera, hanno operato una nave militare irlandese e navi di organizzazioni non governative.  Per oggi è attesa a Brindisi la nave Bourbon Argos, di Medici Senza Frontiere, con a bordo altri 12 cadaveri e 246 migranti tratti in salvo.

Migranti, in due giorni sbarcati in undicimila

Migranti-Frontex-AlfanoIn due giorni quasi 11.000 i migranti tratti in salvo. 4655 solo nelle ultime 24 ore che si aggiungono ai 6000 del giorno precedente, nel corso di 72 distinte operazioni coordinate dalla Centrale operativa della Guardia costiera. E sulla nave “Dattilo” della Guardia Costiera, giunta stamane a Catania, con oltre mille migranti a bordo, sono venuti alla luce tre neonati. I soccorritori hanno anche recuperato ventotto cadaveri tra la giornata di ieri e la scorsa notte nel corso di 33 operazioni.

A Reggio Calabria è invece sbarcata la nave “Dignity” di Medici senza frontiere con il cadavere di una 25enne al quinto mese di gravidanza, deceduta per arresto cardiaco, la salma sbarcata stamani dalla nave «Dignity». A bordo aveva 417 migranti, tra cui 267 uomini, 58 donne e 92 minori, 84 dei quali non accompagnati. Secondo quanto riferito dal personale della nave e dai sanitari di Medici senza Frontiere, sono stati segnalati 250 casi di scabbia, una trentina di feriti, per contusioni e traumi vari, 20 con ustioni di I e II grado per contatto da idrocarburi.

Intanto dalla Commissione europea è arrivato il duro affondo del presidente Jean Claude Juncker sulla reazione dell’Unione europea alla crisi dei migranti:  “Nel vertice di Bratislava è stata adottata una roadmap, ma non risponde alle mie aspettative: è poco concreta, anche se è una buona piattaforma per andare avanti”. E poi, “l’ambizione è quella di salvare la Ue”, ha sottolineato: “Vorrei potessero mettersi d’accordo su risultati concreti: per avanzare non serve retorica,   Per risolvere il problema dei profughi “dobbiamo affrontare le cause” delle migrazioni ed è quindi “necessario lanciare un’offensiva di investimenti per l’Africa: si tratta di 44 miliardi di euro che, se gli stati membri danno il loro contributo, diventano 88”.  Juncker ha sottolineato che “l’accordo con la Turchia funziona” perché “dai 10mila ingressi al giorno dell’ottobre scorso, oggi siamo a 85 arrivi al giorno in Grecia”.

Redazione Avanti!

Nella giornata del migrante nuova ondata di traversate

Migranti-Consiglio UENel Canale di Sicilia una nuova ondata di traversate dalle coste libiche verso l’Europa. Una ventina fra gommoni e barconi soccorsi proprio mentre si celebra la giornata dei migranti in occasione del naufragio del 2013 a Lampedusa. Sono quasi seimila (5.648) il numero di migranti che erano a bordo di 36 barconi che sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia dalle navi della Guardia Costiera, della Marina Militare e di organizzazioni non governative. È stato recuperato anche il cadavere di un uomo. La cifra è destinata ancora a salire dal momento che sono in corso altre tre operazioni coordinate dalla centrale operative di Roma della Guardia Costiera.

Quella di tre anni fa è stata una delle tragedie più gravi e si è consumata nel Canale di Sicilia quando una imbarcazione libica utilizzata per il trasporto di migranti è naufragata a poche miglia del porto dell’isola di Lampedusa. Le vittime di quel naufragio furono 386 (366 morti accertati e 20 dispersi), numeri che fanno di questa tragedia una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dal dopoguerra.
Furono portate in salvo da quel barcone 155 persone, di cui 41 minori. L’imbarcazione era un peschereccio lungo circa 20 metri ed era salpata dal porto libico di Misurata il 1/o ottobre 2013, con a bordo migranti di origine africana provenienti soprattutto dall’Eritrea. Quando il barcone carico di profughi giunse a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane, poco lontano dall’Isola dei Conigli, l’assistente del capitano gettò a terra una torcia infuocata che provocò un devastante incendio. Le fiamme erano state accese – fu spiegato in seguito – per fare notare la presenza della ‘carretta’ del mare alle autorità italiane e per far scattare dunque i soccorsi. Nei difficili istanti in cui i profughi cercarono di mettersi in salvo l’imbarcazione si capovolse e poi colò a picco.
I primi ad accorgersi della tragedia furono all’alba dei pescatori locali che videro la gente in mare in mezzo a pozze di gasolio. Furono proprio quei pescherecci a caricare i primi superstiti mentre comunque era stato dato l’allarme alla Guardia Costiera.
E’ dello scorso mese di aprile la decisione della Corte di assise di appello di Palermo che ha confermato 30 anni di reclusione al somalo Mouhamud Elmi Muhidin, uno degli scafisti del barcone naufragato quel 3 ottobre 2013.  Dopo quella tragedia si era istituito il “Comitato 3 ottobre” per non dimenticare le vittime del mare e con una legge, approvata definitivamente il 16 marzo scorso, oggi si celebra la prima Giornata della Memoria.

Immigrazione. Ancora una strage in mare

Lampedusa-naufragioAncora una strage di migranti. L’ennesima. Secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) sono almeno 700 i migranti a bordo di una barca naufragata al largo di Creta. Si parla di “centinaia di dispersi” dopo il recupero di “340 persone messe in salvo” e “quattro corpi” senza vita. “Si pensa che la barca sia partita dall’Africa con almeno 700 migranti a bordo”, precisa l’organizzazione.

Nelle stesse ore prosegue il pressing italiano sull’Europa per ottenere il sostegno necessario ad affrontare il flusso dei migranti. Dopo il Migration Compact, da Roma è infatti arrivata la versione ‘2.0’ in cui viene indicata con precisione i Paesi in cui intervenire. Le iniziative da mettere in atto e quali risorse utilizzare, il tutto per un importo stimato in circa 500 milioni di euro. L’obiettivo è quello di arrivare al vertice europeo del 28 e 29 giugno proponendo ai leader azioni concrete da mettere in campo in tempi ragionevoli.

La barca naufragata oggi a sud di Creta ha iniziato ad affondare in acque internazionali 75 miglia a sud del porto cretese di Kalo Limeni. “È stato un mercantile italiano – spiega la Guardia Costiera – ad avvistare l’imbarcazione”. “La comunicazione (giunta ieri) dal mercantile – riferisce la Guardia Costiera – è stata tempestivamente inoltrata alle autorità SAR del Cairo e del Pireo. L’Autorità egiziana non ha assunto il coordinamento ritenendo la posizione dell’imbarcazione fuori dalla propria area di responsabilità. Si sollecitava, pertanto, l’Autorità greca, ad assumere il coordinamento delle operazioni”.

Inoltre sono stati recuperati i corpi di 117 migranti annegati, tra cui quelli di 70 donne e cinque bambini, sulle spiagge nell’ovest della Libia. Un sito specializzato in migrazioni, “Migrant Report”, sostiene che i cadaveri siano quelli di vittime di naufragi avvenuti “all’interno di acque libiche” la “settimana scorsa”.

Si diceva del nuovo  documento italiano sull’immigrazione. Ancora non è stato formalizzato ma è al centro di contatti con le cancellerie europee e avrebbe già ottenuto già il sostegno della Germania. La prima occasione ‘ufficiale’ per discuterne dovrebbe essere in Consiglio dei ministri dell’ Interno che si terrà nel Granducato il 9 e 10 giugno, nonché il successivo Consiglio Esteri, al quale spetterà in compito di preparare i lavori del vertice Ue. A Bruxelles si osserva che dopo il risultato portato a casa dalla Germania con l’accordo fatto con Ankara – e che ha consentito di fatto la chiusura della rotta balcanica – ora sta all’Italia, in prima linea nella rotta mediterranea, assumere una leadership che porti a risultati concreti. Un ruolo che potrà svolgere, si rileva, contando sul forte sostegno di Berlino. L’Italia chiederà anche che venga aumentata la dotazione – oggi pari a circa 1,8 miliardi – del Trust Fund per l’Africa, lo strumento sul quale fare leva per trovare le necessarie risorse. Il ‘Migration Compact 2.0’ prefigura iniziative che vanno dai rimpatri volontari e non – per i quali si stimano esigenze finanziarie pari a circa 80 milioni di euro – ad azioni di sostegno nei Paesi di origine e transito (dalla Nigeria alla Libia, dall’Etiopia al Senegal) per un importo di circa 140 milioni di euro. Ma intanto occorre affrontare l’emergenza in mare.

Redazione Avanti!

UN MARE DI MIGRANTI

Naufragio Lampedusa

L’Italia lasciata da sola a fronteggiare l’emergenza degli sbarchi e dei morti in mare. Oggi l’ennesima tragedia, un barcone carico d’immigrati si è rovesciato e la Guardia Costiera ha recuperato 9 cadaveri, mentre 144 persone sono state tratte in salvo. Tutto questo a poche miglia dalla Costa libica. Un lavoro arduo e costante della Guardia Costiera che, durante l’operazione Triton, in soli tre giorni ha soccorso nel Canale di Sicilia 5.629 immigrati diretti verso l’Italia e in fuga verso l’Europa, con l’aiuto di una nave della Marina Militare e un pattugliatore islandese. Un’escalation che mette i brividi anche perché ogni giorno che passa, migliorano le condizioni del mare e la probabilità di nuovi arrivi.
Ma la Comunità europea sembra non prestare orecchio alle richieste di aiuto, tanto che anche l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, è intervenuta chiedendo (a se stessa?) un aiuto concreto da parte dell’Europa per un Paese, quello libico, che continua a registrare oltre ai morti per la guerra civile in corso, quelli in mare. “Non possiamo più agire da soli” per fronteggiare le tante sfide, come la lotta al terrorismo islamico, il dramma dei rifugiati, la crisi libica, e in quest’ottica l’Ue deve “rivedere la propria politica di vicinato”. E ricordando l’ennesima tragedia registrata oggi, Lady Pesc ha detto che occorre una “partnership reale, non burocratica”, tra Ue e paesi nordafricani. “Oggi più che mai è necessario rafforzare la cooperazione nella regione, che è la più turbolenta del mondo”, ha detto la Mogherini durante il meeting Ue-sponda sud del Mediterraneo a Barcellona.

“È chiaro che i flussi migratori dalla Libia continueranno. Riteniamo pertanto – ha dichiarato in una nota il Direttore generale dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) William Swing – che le operazioni di salvataggio in mare debbano essere sostenute attraverso un approccio più efficace e concertato dell’Unione europea. Al tempo stesso, come abbiamo detto in passato, dobbiamo fare di più per identificare questi contrabbandieri senza scrupoli e perseguirli. Dobbiamo reprimere queste reti criminali”. William Swing ha poi elogiato l’operato italiano in questi mesi: “Il lavoro delle forze marittime italiane nel salvataggio in mare migliaia di immigrati in cerca di sicurezza in Europa è eroico. L’Oim – ha aggiunto in una nota – elogia l’opera svolta dalla Guardia Costiera italiana, con il supporto della Marina militare italiana e di molte navi commerciali”. In pochi mesi, dall’inizio dell’anno 15 mila immigrati, secondo le stime dell’Oim, sono stati tratti in salvo.

Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha elogiato l’operato delle forze marittime italiane in questi mesi. I numeri sono spaventosi, l’Unhcr, conta oltre 500 morti in mare quest’anno, un numero trenta volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2014. Un conto destinato a salire, visto che l’Operazione Mare Nostrum è stata interrotta e tanto che due organizzazioni umanitarie, MSF (Medici Senza Frontiere) e Moas (Migrant Offshore Aid Station) hanno deciso di svolgere un’azione congiunta per soccorrere gli immigrati in mare, l’operazione sarà avviata da maggio fino a ottobre, i mesi in cui si prevede il tentativo di raggiungere l’Europa da parte di migliaia di persone mettendo a repentaglio la propria vita. L’operazione prevede una nave da soccorso di 40 metri, MY Phoenix, di stanza nel Mediterraneo centrale e con a bordo un equipaggio di 20 persone, inclusi medici e infermieri, per prestare soccorso ai barconi e agli immigrati in arrivo.
“L’Europa ha voltato le spalle alle persone in fuga da alcune delle peggiori crisi umanitarie del nostro tempo”, dichiara Arjan Hehenkamp, direttore generale di MSF. “La decisione di chiudere le porte e costruire barriere costringe uomini, donne e bambini a rischiare la vita in un viaggio disperato attraverso il mare. Ignorare questa situazione non la risolverà. L’Europa ha sia le risorse che la responsabilità di prevenire altre morti ai propri confini e deve agire in quella direzione”. Il dito contro l’Ue è ben puntato anche da parte del CIR (Consiglio Italiano per i rifugiati) che non manca di apprezzare l’operato della Guardia costiera e alla Marina militare italiana, “senza il loro continuo intervento, e il loro coordinamento con le navi commerciali, questa macabra conta vedrebbe numeri sicuramente maggiori”. “Ma dobbiamo purtroppo rimarcare – dichiara Christopher Hein, direttore del CIR – ancora una volta l’assenza totale di un adeguato intervento europeo. Nonostante le tante richieste non è stato elaborato alcun nuovo orientamento strategico e non sono cambiate le regole di ingaggio di Frontex. È evidente che il salvataggio in mare di migliaia di persone non può rimanere un tema solo italiano”.

Intanto oggi alla Camera si è discusso dell’istituzione per il 3 ottobre della giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, data simbolo in cui nel 2013 a largo di Lampedusa persero la vita 368 persone.

Maria Teresa Olivieri

L’ÀNCORA ITALIANA

Immigrazione-Italia-strage

Ancora morti nel Mediterraneo. Ancora una tragedia figlia della disperazione. Dieci i morti. I migranti salvati nel Canale di Sicilia martedì dalla Guardia Costiera sono complessivamente 941. Tra le varie operazioni coordinate dal Centro Nazionale di soccorso a Roma, quella di un barcone rovesciato con 121 persone salvate e 10 corpi recuperati dalla nave Dattilo che già aveva a bordo 318 migranti salvati in una precedente operazione.

In meno di 24 ore, sono state in totale 7 le operazioni di soccorso coordinate dalla Guardia Costiera in una zona di mare a circa 50 miglia a nord della Libia. Sono stati inoltre dirottati 3 mercantili, uno dei quali ha salvato 183 persone, disposto l’invio della nave Fiorillo della Guardia Costiera, che ha tratto in salvo 319 migranti, e richiesto l’impiego di una unità della Marina Militare inserita nel dispositivo Triton che è intervenuta in soccorso.

Eventi che hanno acuito ancora di più il senso di emergenza. Tanto che, come ha affermato il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, la Ue ha deciso di accelerare sull’Agenda europea sulle migrazioni anticipandola a metà maggio, mentre prima era previsto a metà luglio.  “Occorre – ha detto Timmermans – un atteggiamento aggressivo nella lotta ai trafficanti di esseri umani responsabili di tragedie” come quelle avvenute stanotte. “L’immigrazione – ha aggiunto – è un problema che riguarda tutti gli Stati membri, non è più Mare Nostrum, ma Europa nostra. Dobbiamo fare in modo – ha detto ancora Timmermans – che gli strumenti esistenti funzionino meglio e che tutti gli stati membri applichino le regole nello stesso modo. Attualmente non c’è l’ipotesi di modificare il sistema, ma di migliorarlo, prima di pensare a modificare le regole”. Timmermans ha sostenuto che la Ue deve cooperare anche con i regimi dittatoriali per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione, contrastare i trafficanti e “proteggere meglio” i propri confini.

Il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, nel presentare i risultati del primo dibattito orientativo del collegio dei commissari sull’Agenda europea sulle migrazioni, ha affermato che è arrivato il momento di dire basta alla “politica dello scaricabarile, abbiamo un atteggiamento realistico e chiaro su quello che l’Ue può fare e ciò che non può fare. Frontex non è la guardia delle frontiere Ue, se vogliamo un sistema di guardie di frontiera dobbiamo crearlo: se vogliamo che Frontex faccia di più, dobbiamo dargli più risorse.  L’operazione congiunta Triton – ha aggiunto – ha già permesso di salvare migliaia di vite umane, ma è vero che bisogna fare ancora di più ed è compito sia dell’Ue sia degli Stati membri salvare vite, non abbiamo altra scelta. La discussione di oggi sull’Agenda europea delle migrazioni – ha concluso Avramopoulos – è stata offuscata dagli eventi vicino alla costa libica, che ci ricordano ancora una volta che le sfide dell’immigrazione non spariranno da sole e che ora più di sempre abbiamo bisogno di una strategia omnicomprensiva e a lungo termine in aggiunta al supporto agli Stati membri che affrontano alte pressioni migratorie”.

L’operazione congiunta Triton torna così al centro delle polemiche per le modalità in cui viene gestita, argomento su cui è intervenuto anche il segretario del Psi Riccardo Nencini.

Naturalmente l’occasione è stata ghiotta per la Lega che ne ha approfittato per lucrare qualche consenso in più speculando sull’ennesima tragedia: “A Roma e a Bruxelles – ha detto – ci sono tasche piene e mani sporche di sangue. Stop alle partenze, stop alle morti, stop invasione! Renzi e Alfano, siete pericolosi per gli italiani e per gli immigrati”. Il tema dell’immigrazione sarà discusso nel Consiglio Esteri del 16 marzo. Lo ha annunciato l’Alto rappresentante, Federica Mogherini. “La gestione ordinata e lungimirante delle politiche migratorie – ha detto – è un preciso dovere strategico della Ue. Per fare in modo che non si ripetano più le tragedie nel Mediterraneo – ha aggiunto Mogherini – dobbiamo mettere insieme tutti gli strumenti della Ue”.

Ginevra Matiz

Incendio Norman Atlantic, 10 morti, decine i dispersi

Norman_Atlantic_naufragio_1All’alba di domenica 28 dicembre un traghetto, il Norman Atlantic partito da Igoumenitsa e diretto ad Ancona, è andato in fiamme nei pressi di Brindisi per un incendio che si è sviluppato a partire dai garage. A bordo c’erano 478 persone (422 passeggeri e 56 membri di equipaggio). L’incubo è finito 37 ore dopo, nel pomeriggio di oggi quando tutti i passeggeri sono stati messi in salvo. Il bilancio però è ancora incerto: finora si sono contati 10 morti, ma ci sarebbero decine di dispersi, sembra 38. Nel pomeriggio, in un comunicato, prima che venissero rinvenuti gli ultimi due corpi, i ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi avevano dichiarato:  “Sono state salvate 427 persone, le vittime sono otto”. I conti, purtroppo, non tornano ancora e fanno temere per un aggravamento del bilancio. Deve essere verificata bene la lista dei passeggeri perché al momento dell’imbarco i passeggeri sulla carta erano 478, ma alcuni dei nomi delle persone salvate non figurano su quella lista. Dunque – ha spiegato il ministro della Difesa, il “porto d’imbarco dovrà ora verificare la corrispondenza delle liste”. “Continueremo a scandagliare il mare”. Resta da chiarire se abbiano funzionato a dovere tutti i sistemi di sicurezza, a cominciare dalle porte tagliafuoco. Polemiche anche sui soccorsi a bordo per il ritardo, secondo alcuni passeggeri, nell’allarme che sarebbe arrivato dopo che il fumo dell’incendio aveva raggiunto le cabine.

Norman_Atlantic_naufragio_cartinaI passeggeri sono stati sorpresi nel sonno – erano le 4,30 di mattina – dal fumo e si sono precipitati verso le scialuppe di salvataggio, ma solo in pochi – 38 – sono riusciti a salirci perché un black-out ha messo fuori uso il meccanismo per calarle in mare.

Con il black out che ha mandato in tilt le macchine, il traghetto è andato alla deriva e si è diretto verso le coste dell’Albania, dopo che in un primo momento sembrava dirigersi verso la Grecia: proprio per questo il controllo dell’operazione è tornato sotto il coordinamento italiano, a Roma. La Marina Militare ha impegnato per i soccorsi 5 elicotteri e alcune motovedette della Guardia Costiera, mentre 5 navi mercantili che si trovavano in zona sono state fatte avvicinare.
E’ stata una corsa contro il tempo per cercare di soccorrere i passeggeri che non erano riusciti a salire sull’unica scialuppa di salvataggio messa in mare. L’operazione è stata resa molto difficile anche a causa del maltempo. Nella mattinata il rimorchiatore Marietta Barretta, partito dal porto di Brindisi, è riuscito ad agganciare con una cima la prua della Norman Atlantic e metterla siottovento.

Una delle vittime ha perso la vita nel tentativo di abbandonare la nave sulla scialuppa di salvataggio con lo scivolo di emergenza e sarebbe invece finito in mare.
A rendere difficilissime le operazioni di soccorso e la vita dei passeggeri che si erano raggruppati su un ponte, il fumo dell’incendio, il vento gelido e perfino l’acqua degli idranti che arrivava sulla nave dai mezzi si soccorso. A rendere precarie le operazioni le pessime condizioni del mare sotto l’urgenza provocata anche dall’avviso di una nuova tempesta. Secondo il bollettino meteo è in arrivo infatti una burrasca che si abbatterà proprio su la zona dove si trova la nave.
Il comandante Argilio Giacomazzi ha abbandonato la nave solo dopo che è stata completamente evacuata.

Redazione Avanti!