Fisco, Amazon pagherà le tasse in Italia

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Un buona notizia per le casse del fisco italiano. Amazon infatti pagherà nel complesso 100 milioni di euro per chiudere le controversie relative ai pagamenti di imposte del periodo 2011-15. L’accertamento con adesione con l’Agenzia delle Entrate è stato firmato per risolvere le potenziali controversie relative alle indagini fiscali, condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla procura delle Repubblica di Milano, in relazione ai pagamenti di quegli anni. Si avvia inoltre un percorso di accordi preventivi per la tassazione in Italia.

Gli importi sono riferibili sia ad Amazon EU S.ar.l che ad Amazon Italia Services srl. “Con Amazon – annuncia l’Agenzia delle Entrate – sarà inoltre ripreso il percorso, a suo tempo sospeso a seguito dei controlli attivati, finalizzato alla stipula di accordi preventivi per la corretta tassazione in Italia in futuro delle attività riferibili al nostro Paese”. L’Agenzia – conclude la nota – “conferma il suo impegno nel perseguire una politica di controllo fiscale attenta alle operazioni in Italia delle multinazionali del web”.

L’accordo è confermato anche da Amazon che in nota afferma: “A maggio 2015 per garantire di avere in futuro la migliore struttura per servire i nostri clienti, abbiamo costituito la succursale italiana di Amazon EU Sarl che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio”. ”Rimaniamo focalizzati ad offrire una grande esperienza di acquisto ai nostri clienti in Italia – afferma Amazon – dove abbiamo investito oltre 800 milioni di euro dal 2010 e creato oltre 3.000 posti di lavoro”.

Anche se rispetto al fatturato, quanto Amazon si è impegnata a pagare, è comunque poca cosa, resta l’elemento positivo del principio che lega la vicenda alla web tax. “Dopo Facebook è la volta di Amazon” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora anche gli altri colossi di internet dovrebbero adeguarsi al giusto principio che le tasse vanno pagate dove i profitti vengono realizzati ed i servizi venduti” conclude Dona.

Un principio che per Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, “conferma che la webtax transitoria oggi in vigore sta funzionando”. “L’eccellente lavoro fatto in questi anni dalla Guardia di Finanza, dalla Procura di Milano guidata da Francesco Greco, e dall’Agenzia delle Entrate conferma ancora una volta che il principio su cui ha lavorato il Parlamento italiano dal 2013 ad oggi è sacrosanto. Al tempo dell’economia digitale le imposte vanno pagate nel Paese in cui si fa business. L’accordo con Amazon, che si somma a quelli precedenti, conferma la necessità di un ulteriore rafforzamento dei principi che regolano la stabile organizzazione in Italia e in Europa al tempo del digitale. Nelle prossime ore completeremo il lavoro su legge di bilancio con proposte mirate agli effetti del digitale su fisco e funzione dei mercati”, conclude Boccia.

Intanto nel mondo del digitale arriva una novità da Facebook che cambia nella pubblicità avvicinandosi al modello YouTube: dal prossimo anno infatti gli spot verranno introdotti a inizio dei video e saranno di sei secondi. Lo riporta il Wall Street Journal. La novità non interessa al momento la bacheca degli utenti, ma comparirà solo sui video presenti nella piattaforma dedicata che si chiama Watch. Il social network, che aveva in passato negato questa possibilità, aveva cominciato a rivedere le sue politiche con l’introduzione degli spot a metà video. Evidentemente questa strategia non si è rivelata abbastanza efficace nel generare introiti, da qui una ulteriore mossa che sicuramente verrà vista con favore dagli azionisti. La durata di questi annunci potrà arrivare fino a 6 secondi, la novità sarà introdotta a partire dai primi mesi del 2018.

Tredicesime, in arrivo 36 miliardi di euro

Previdenza

RIVALUTAZIONI PENSIONI INPS 2018

Rivalutazione delle pensioni dell’1,1% nel 2018; è stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell’Economia che rende ufficiale il tasso di rivalutazione e conferma come i trattamenti previdenziali siano tornati a salire dopo un biennio di sosta in cui erano rimasti fermi per effetto dell’inflazione stagnante. Per ogni tipologia di assegno bisogna poi fare i calcoli a seconda delle rispettive, specifiche regole.

Pensioni ordinarie – Per quanto attiene le pensioni ordinarie, la perequazione è completa soltanto per le prestazioni di quiescenza fino a tre volte il minimo. Per le altre fasce di importo è necessario fare il calcolo in base agli indici previsti dalla legge 147/2013:

Pensioni fino a tre volte il minimo: rivalutazione al 100% e aumento dell’1,1%;

Pensioni fra tre e quattro volte il minimo: si aggiornano al 95%, quindi nel 2018 cresceranno dell’1,045%;

Pensioni fra quattro e cinque volte il minimo: adeguamento al 75%, quindi incremento dello 0,825%;

Pensioni fra cinque e sei volte il minimo: indicizzazione al 50%, quindi aumento dello 0,55%;

Pensioni sopra sei volte il minimo: indicizzazione al 45%, quindi adeguamento dello 0,495%.

Trattamenti minimi 2018

Le pensioni minime salgono a 507,41 euro al mese (da 501,89);

l’assegno sociale si posiziona a 453 euro al mese (da 448,07);

la pensione sociale arriva a 373 euro al mese.

Conguagli – Gli incrementi attribuiti saranno poi successivamente conguagliati nel 2019, in base all’inflazione reale, che determinerà la conseguente variazione del calcolo della perequazione delle pensioni.

Al riguardo, si ricorda che nel corso del 2018 bisognerà ad esempio rimborsare uno 0,1% di indicizzazione in più riconosciuta nel 2014, per effetto della differenza rilevata fra l’indice di rivalutazione provvisorio e quello definitivo. In genere, questo scarto differenziale si recupera l’anno seguente, ma essendo l’inflazione rimasta in pratica vicino allo zero, il recupero è stato via via differito per evitare di far flettere le pensioni. Le modalità con cui verrà effettuato il recupero dovranno comunque essere stabilite dall’Inps.

Inps

IL RISCATTO DEI LAVORI SOCIALMENTE UTILE (LSU)

Gli Lsu, ossia i lavori socialmente utili possono essere riscattati al fine di aumentare l’assegno di pensione. I costi variano a seconda del periodo in cui è stata svolta l’attività di Lsu e riguardano tutti quelli effettuati dal 1° agosto 1995. Oggi per tali attività è prevista una contribuzione figurativa utile grazie all’articolo 8 del decreto legislativo 468/1997.

Secondo la legge per le attività Lsu (lavori socialmente utili o di pubblica utilità) per cui è stato corrisposto l’assegno fino al 31 luglio del 1995 il lavoratore non dovrà farsi carico di nessun onere per poter avvalersi dell’attività ai fini pensionistici Al contrario, per far sì che l’accredito effettuato a partire dal 1° agosto 1995 sia utile per aumentare l’assegno pensionistico, è indispensabile riscattare tali periodi. In questo caso l’attività rientrerà nel sistema di calcolo contributivo o retributivo in base alla durata dei periodi assicurativi, ma anche alla loro collocazione temporale.

Il calcolo retributivo di solito si applica:

fino al 31 dicembre 2011, se si possono vantare 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995;

fino al 31 dicembre 1995, se si possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

Il calcolo contributivo solitamente si applica:

prendendo come riferimento la retribuzione pensionabile negli ultimi 12 mesi;

moltiplicando la retribuzione per gli anni da ricongiungere e  l’aliquota contributiva (32,95% per l’ex Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti).

Il conteggio retributivo viceversa dipende da variabili differenti come l’età, il sesso e l’anzianità assicurativa.

Sempre riguardo i lavori socialmente utili, il decreto legislativo n. 150/2015 attuativo del Jobs Act, all’articolo n. 26, prevede che i lavoratori che percepiscono dei sostegni al reddito e quelli sottoposti a delle procedure di mobilità, potranno svolgere delle attività di pubblica utilità (Lpu) nel territorio del Comune in cui risiedono in base a delle specifiche convenzioni stipulate stabilite sulla base della convenzione quadro predisposta dall’Anpal. Per queste attività è prefigurata, allo stesso modo, una contribuzione figurativa che sarà utile ai fini della misura della pensione. Resta la possibilità per il lavoratore, anche in questa ipotesi, di chiederne riscatto all’Inps.

Cgia

36 MILIARDI DI TREDICESIME

Sono in arrivo 36 mld di euro per la 13/a mensilità e secondo la stima fatta dalla Cgia di Mestre anche l’erario farà festa perché incasserà 10,4 mld di Irpef.

Da il primo dicembre e le prossime 2 settimane oltre 33 milioni di italiani riceveranno la tredicesima mensilità. Al netto delle ritenute Irpef, l’importo complessivo che pensionati e lavoratori dipendenti incasseranno sfiorerà i 36 mld di euro. A livello territoriale la Regione che presenta il più alto numero di beneficiari è la Lombardia: le persone interessate dalla gratifica natalizia saranno poco più di 6 milioni. Seguono 3.197.000 residenti nel Lazio e 2.869.000 abitanti nel Veneto.

Insieme per legalità e trasparenza

ACCORDO POSTE ITALAINE – GUARDIA DI FINANZA

Contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica; contrasto alla criminalità economica e finanziaria, al riciclaggio, alla falsificazione e alle frodi concernenti i sistemi di pagamento attraverso la condivisione del patrimonio informatico di Poste Italiane. Questi sono i principi cardine del Protocollo di intesa che Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane, e Giorgio Toschi, Comandante Generale della Guardia di Finanza, hanno recentemente sottoscritto.

“La grande sinergia, che dura da oltre un secolo, con la Guardia di Finanza – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante – rappresenta un motivo di orgoglio, siamo sempre più determinati nella lotta alla illegalità e continuiamo a lavorare per garantire la qualità e la trasparenza del lavoro del nostro Gruppo e dare ancora una volta un contributo concreto allo sviluppo del Paese. Sono giornate molto importanti per la nostra Azienda, solo pochi giorni fa abbiamo siglato con tutte le Organizzazioni sindacali il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, un traguardo importante per la difesa dei diritti dei lavoratori, apprezzato dalle sigle sindacali. Questo accordo ci permette anche di proseguire nel consolidamento della leadership nella logistica grazie alla crescita dell’e-commerce.”

“Questa giornata è molto importante per il Gruppo Poste Italiane – ha affermato Giuseppe Lasco, Direttore della divisione Corporate Affairs di Poste – perché queste iniziative, il Protocollo con la Guardia di Finanza ed il lancio del portale ”Contratti Aperti e Trasparenti”, contribuiscono ad accrescere in tutta la filiera economica del nostro Gruppo, la cultura della legalità”.

Il Generale Giorgio Toschi ha espresso la sua soddisfazione: “L’intesa odierna certamente favorirà una più efficiente acquisizione di informazioni da parte della Guardia di Finanza da Poste Italiane SpA, per prevenire e reprimere al meglio le frodi e gli illeciti che minano il tessuto economico del Paese”.

Grazie a questo accordo Poste Italiane metterà a disposizione della Guardia di Finanza il proprio patrimonio informatico anche per l’accertamento e la tutela dell’identità digitale del cittadino costituendo una task force per lo studio dei nuovi scenari criminali. Altra iniziativa è l’accesso via web all’ “Identity Check” per la segnalazione di informazioni rilevanti per prevenire e reprimere le frodi e ogni altro illecito di natura economico-finanziaria.

Poste Italiane per l’occasione mette in campo il nuovo portale “Contratti Aperti e Trasparenti”, nell’ottica di una chiarezza sempre maggiore verso i cittadini, per rendere pubbliche e accessibili tutte le informazioni sulla gestione degli appalti e subappalti affidati dall’azienda.

Navigando in “Contratti Aperti e Trasparenti” sarà possibile conoscere il numero e il dettaglio dei contratti sottoscritti da Poste Italiane con i suoi fornitori: costo, durata, ambito merceologico, procedura di affidamento, nome, posizione geografica dell’aggiudicatario e dei subappaltatori.

Poste Italiane si appresta a chiudere il 2017 anche con un altro importante risultato: 50 milioni di pacchi consegnati nelle case degli italiani che hanno acquistato on line.

Con i suoi 34 milioni di clienti, 12.822 uffici postali, 6,4 milioni di conti correnti, 26 milioni tra carte prepagate e carte di debito e 505 miliardi di euro di risparmio gestito, Poste Italiane, la prima azienda in Italia a pubblicare tutti i dati dei suoi contratti, conferma la sua grande attenzione e sensibilità per la cultura della legalità e della trasparenza, principi fondamentali per lo sviluppo del Paese.

Carlo Pareto

“Il Festival delle larghe intese” di Conti: Sanremo e Solidarietà

sanremo-2017-diletta-leottaLo avevano annunciato già a fine del maggio scorso ai “Premi tv 2016”. E come si fa per ogni promessa, hanno mantenuto l’impegno preso e anticipato che tante aspettative aveva destato nel pubblico. Per l’evento musicale per eccellenza dell’anno, il Festival di Sanremo appunto, non potevano che esservi alla sua conduzione due icone per antonomasia della tv: ovvero la figura storica che da tre anni lo presenta e ne è anche il direttore artistico (Carlo Conti) e colei che è diventata quella che potremmo ribattezzare “la regina dei talent” ossia Maria De Filippi. Quest’ultima è passata per l’occasione da Mediaset alla Rai ed è per tale motivo che il comico Maurizio Crozza, che avrà tutte le sere uno spazio a sua disposizione in cui intervenire per lanciare battute sprezzanti a personalità di spicco e regalare il meglio delle sue imitazioni classiche, ha parlato di “Festival delle larghe intese”. Di certo la comicità che porta Crozza, più indirizzata a carattere politico, non può essere paragonata a quella dello scorso anno di Virginia Raffaele (più leggera e divertente, incentrata più su un intrattenimento in senso stretto). Ciò, tuttavia, potrebbe essere di buon auspicio per veder intervenire sul palco dell’Ariston (dove salgono personaggi del mondo della danza, dello sport, della scienza, della medicina, del cinema) anche qualche figura istituzionale. Del resto, se la De Filippi è riuscita a portare il premier Matteo Renzi ad “Amici” non è impossibile pensare che questo possa accadere: sarebbe la testimonianza di un aiuto concreto e fattivo portato per una politica che si interessa veramente dei problemi della gente, agisce e si adopera attivamente. Soprattutto perché Sanremo è sempre più Solidale e impregnato di Sociale; un’impronta che ha voluto dare in maniera forte Carlo Conti. Anche quest’anno gli spunti non sono mancati: la campagna sociale per la ricostruzione delle scuole (“ricominciamo dalle scuole”) nelle aree terremotate, con la possibilità di inviare un sms al 45500. Oppure con la ricorrenza della Prima giornata nazionale contro il bullismo nella serata d’apertura del 7 febbraio. Non si sono voluti, infatti, ricordare solamente grandi della musica scomparsi come Claudio Villa (la cui morte, proprio il 7 febbraio del 1987, fu annunciata da Pippo Baudo) o di Luigi Tenco, omaggiato egregiamente e in maniera sentita da Tiziano Ferro, ma anche quegli eroi invisibili e quotidiani (cui è stato dedicato lo slogan di “tutti cantano Sanremo”) che danno la vita per gli altri tutti i giorni.
Ed è per questo che all’Ariston, dopo l’apertura in grande stile del cantante di Latina, è stata la volta da protagonisti di tutti gli esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate in vari campi (Guardia di Finanza, Soccorso Alpino, Croce Rossa, Protezione Civile, Vigili del Fuoco). Alcuni loro rappresentanti hanno raccontato esperienze forti ed emozionanti di quando si sono trovati a portare aiuti nelle aree terremotate. Estrarre persone vive sotto la neve, promettere a padri e madri che si sarebbero salvati i loro figli, portare del latte a dei bimbi per farli sopravvivere e sfamarli laddove le condizioni climatiche e di viabilità impossibilitavano ogni forma di circolazione o di comunicazione, con di fronte “uno scenario desolante” che si apriva davanti ai loro occhi, è qualcosa che è difficile descrivere a parole se non con il motto che è la loro regola ferrea da seguire come una legge inconfutabile: non mollare mai. Storie commoventi di uomini, ma anche di cani come il labrador che era tra di loro. Per loro sono sinergia ed umanità le parole chiave e questo “impegno civile” della kermesse canora continuerà anche nelle prossime puntate con Carabinieri e Polizia presenti. Intanto, in questa prima iniziale, a ribadire questo ruolo impegnato del Festival è intervenuto anche Raoul Bova a parlare del suo Progetto Sorriso (con il coinvolgimento della Nazionale Cantante a supporto e sostegno di questa causa benefica) dell’Associazione “Io ci sono Onlus” per creare un centro polifunzionale ad Amatrice. Finora i fondi sono stati trovati e forse presto si potrà partire attivamente con la sua costruzione dato il budget ormai stanziato; dopo sarà la volta di Accumuli e Arquata, cui si vuole ugualmente pensare perché anche lì c’è tanto bisogno di “ripartire”.
Ma non è solo questa la venatura solidale di Sanremo. Il Festival si tinge di sociale anche con l’altra importante campagna “Ma Basta”: movimento dal basso contro il bullismo capitanato e presidenziato da un adolescente di 16 anni, così come a presentarlo sono stati due suoi coetanei (Giorgio e Francesca). Si tratta di un progetto per debullizzare le classi a scuola e impedire ogni atto di bullismo; ma l’invito a denunciare e non avere paura di confessare qualsiasi forma di sopruso subito è riconducibile anche al cyber-bullismo, ha voluto precisare Conti. Tre i messaggi che i due ragazzi hanno voluto rivolgere: un appello alle vittime a parlarne anche con un amico; a genitori e docenti a stare vicini ai bullati; a tutti ad intervenire per dire basta. Non si tratta, infatti, di episodi trascurabili poiché possono indurre anche al suicidio (come volte accade, non ultimo ad esempio alla giovane Valentina, che si voleva buttare dalla finestra e salva per miracolo). Stop alla violenza fisica o psicologica. Se, al contrario, non si potrà mai dire basta alla musica e a Sanremo, a rafforzare e rincarare la dose contro ogni tipo di vessazione che violi la privacy, l’integrità fisica o morale della persona, è stata la presentatrice di calcio Diletta Lotta. Vittima di un atto illegale di appropriazione illecita di materiale personale, alcune sue foto private infatti le sono state rubate, messe in rete e diffuse senza scrupoli. Dopo lo sconcerto iniziale, ha deciso di reagire e denunciare. Se la sua presenza anticipa quella del capitano della Roma, Francesco Totti, nella seconda serata, la Lotta ha voluto ringraziare il conduttore definendolo, con una metafora calcistica appunto, “un presentatore che dribbla come Messi, segna come Cristiano Ronaldo, ha la forza di Ibrahimovic”.

Inps: versamenti volontari entro il 31 dicembre. Fisco: cambia lotta all’evasione

Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 31 DICEMBRE IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato prossimo trentuno dicembre il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre dell’anno corrente (Luglio – Settembre 2016). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2016 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di giugno – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre gennaio – marzo, il primo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri tre sono rispettivamente fissati al 31 ottobre, 31 dicembre e 31 marzo 2017). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2016. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2016, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Consulenti del lavoro

ANALISI SU SENTENZA LICENZIAMENTO COLLETTIVO

In caso di licenziamento collettivo la comunicazione finale è obbligatoria anche in cessazione di attività, sempre nel termine perentorio di 7 giorni. A sancirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza numero 23736 del 22 novembre 2016. Lo ricorda la Fondazione studi dei consulenti del lavoro che analizza la sentenza, nella quale la Suprema Corte ribadisce la necessità di inserire nella comunicazione finale l’elenco di tutti i lavoratori licenziati e di effettuare l’invio in modo tempestivo per verificare che l’invocata cessazione aziendale non dissimuli una cessione d’azienda o la ripresa dell’attività sotto altra denominazione o ubicazione.

Calderone (Consulenti del lavoro)

VIGILIAMO CONTRO ABUSIVISMO PROFESSIONALE

Responsabilità e impegno caratterizzeranno anche le nostre attività nel prossimo anno. Le imprese hanno bisogno di un riferimento importante e i Consulenti del lavoro sono gli interlocutori adatti, perché grazie alla funzione sussidiaria assegnata dal Legislatore al nostro ordine, abbiamo gli strumenti e le competenze per interagire con il territorio e con le comunità nelle quali operiamo. In questo senso resta alta la nostra vigilanza nei confronti dell’abusivismo professionale e siamo pronti a segnalare alle autorità competenti i soggetti che compiono illeciti”. Così si è recentemente espressa Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, su ‘Italia Oggi’. “Il nostro non è un compito facile, ma dobbiamo essere professionisti preparati ad affrontare le sfide del futuro in una prospettiva multidisciplinare”, ha aggiunto. La presidente ha poi invitato i dirigenti a non disperdere le energie. “Sono maturi i tempi», ha sottolineato, «per mettere a sistema le nostre competenze, conoscenze e strutture per impegnarci a valorizzare il sapere e la rete dei Consulenti del lavoro. Il mio auspicio è quello di realizzare una piattaforma informatica per l’ elaborazione delle buste paga che metta in rete tutti i colleghi”, ha concluso.

Controllo meno invasivi e più mirati

FISCO: CAMBIA LA LOTTA ALL’EVASIONE

Cambia la lotta all’evasione fiscale, con controlli meno invasivi e più mirati sui contribuenti a maggior rischio. E’ quanto prevede l’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2017-2019, emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. Per consolidare la governance dell’amministrazione fiscale e migliorare il coordinamento delle diverse ‘anime’ del sistema fiscale il Ministro dell’economia e delle finanze istituirà e presiederà un tavolo permanente, a cui parteciperà anche il vice ministro con delega alle finanze, con tutte le componenti dell’amministrazione. Per migliorare i risultati in termini di gettito si punta ad una strategia di gestione della compliance che prevede l’aumento dell’adempimento spontaneo, la riduzione dell’invasività dei controlli nei confronti di soggetti considerati a basso rischio. Per assicurare una riscossione più equa ed efficiente sarà data attuazione alle disposizioni per la soppressione di Equitalia e la definizione agevolata dei ruoli affidati agli agenti della riscossione. La nuova organizzazione della riscossione dovrà garantire l’effettività del gettito tributario e l’incremento dell’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Semplificazione degli adempimenti, rafforzamento della taxcompliance, potenziamento dei servizi online sono le altre linee guida. Il documento contiene indicazioni operative per tutte le articolazioni dell’Amministrazione fiscale: il Dipartimento Finanze del Mef, l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Particolare attenzione viene posta alla revisione della struttura organizzativa e funzionale dell’amministrazione fiscale, anche tenendo conto dei rapporti richiesti e predisposti dall’Ocse e dal Fmi.

L’Agenzia delle Entrate, in particolare, si occuperà di promuovere la cooperative compliance, le attività sui ruling internazionali per i grandi contribuenti, gli indici di affidabilità per i contribuenti medio-piccoli in sostituzione degli studi di settore, la fatturazione elettronica, la trasmissione telematica dei corrispettivi Iva. Tra i suoi compiti, anche il potenziamento dei servizi telematici, la diffusione della dichiarazione precompilata, l’accelerazione dei rimborsi fiscali a cittadini e imprese, il rafforzamento dell’istituto del ravvedimento operoso, il contrasto delle frodi per la fruizione indebita di rimborsi fiscali.

La Guardia di Finanza dovrà orientare le sue risorse operative verso il contrasto dei fenomeni evasivi più gravi e pericolosi come il sommerso d’azienda e da lavoro, l’evasione internazionale, le frodi Iva, il contrasto al gioco e alle scommesse illegali, e alle attività imprenditoriali e patrimoniali di soggetti legati a organizzazioni criminali.

Le linee operative per l’Agenzia delle Dogane e Monopoli sono volte, tra l’altro, alla riduzione degli adempimenti attraverso il ricorso alla digitalizzazione e semplificazione delle procedure, la valorizzazione delle innovazioni introdotte in coerenza con l’Agenda digitale europea, il rafforzamento degli strumenti per la prevenzione del riciclaggio e per la lotta al contrabbando.

Metalmeccanici

C’E’ CONTRATTO, AUMENTO STIMATO 92 EURO

Siglato il contratto nazionale dei metalmeccanici per il periodo 2016-2019. E’ il primo accordo unitario dopo due rinnovi separati, senza le tute blu della Cgil. Stavolta hanno infatti firmato Federmeccannica, Assistal e le tre sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm. A regime si stima un aumento mensile medio di circa 92 euro, calcolando tutte le diverse voci, dal recupero previsto per l’inflazione al welfare.  Sempre a regime, si stimano incrementi mensili medi in busta paga di 51,7 euro per la prevista inflazione (con un tasso stimato al 2,7%), di 7,69 euro per la previdenza integrativa, di 12 euro per l’assistenza sanità, estesa ai familiari. A cui si aggiungono 13,6 euro di salario non tassato (che includono 450 euro annui di ‘ticket’ più l’una tantum di 80 euro da erogare a marzo prossimo). Completano il quadro 7,69 euro di formazione. Riassumendo tutto si tratta precisamente di 92,68 euro mensili. Così si chiude il rinnovo per un milione di metalmeccanici dopo una trattativa durata più di un anno e una ‘no stop’ iniziata mercoledì. Sul filo di lana sono stati infatti superati gli scogli: niente decalage e recupero del 100% dell’inflazione per tutta la durata del contratto e riconoscimento pieno degli scatti di anzianità. La sigla del contratto segna “un punto di svolta nelle relazioni industriali”. Così il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, al termine della trattativa per il rinnovo. Per Storchi l’accordo rappresenta anche un “benchmark di riferimento per tutta l’industria del Paese”, ovvero un parametro di base, in grado di fare da apripista. 

“Un passo avanti importante, sono contento che si sia fatto questo passo in avanti”. Così Matteo Renzi, nel corso di un’iniziativa referendaria a Savona, ha commentato l’intesa raggiunta sul contratto dei metalmeccanici.

Confindustria riparte partita contratti – “E’ chiaro che siamo pronti ad aprire la discussione sul futuro modello contrattuale avendo anche dei paletti di riferimento molto importanti”, ha detto all’Ansa Maurizio Stirpe, il vicepresidente di Confindustria con la delega alle relazioni industriali, anche in vista del tavolo del 7 dicembre. Tra i paletti, una “contrattazione di primo livello che abbia soprattutto un carattere di regolamentazione e preveda minimi salariali di garanzia”; quindi “spingere sulla contrattazione di secondo livello per favorire lo scambio salario-produttività”.

Carlo Pareto

Indagata Deutsche Bank
per la svendita dei BTP

Deutsche-Bank-app“Preferisco non rilasciare dichiarazioni né confermare né smentire le notizie che stanno circolando sulla stampa”. Così, Michele Ruggiero, magistrato della procura di Trani, commenta l’inchiesta che sarebbe in corso sulla Deutsche Bank di Francoforte, la maggiore banca tedesca L’istituto di credito tedesco sarebbe indagato dai magistrati di Trani per manipolazione di mercato, assieme all’ex management del gruppo. La vicenda riguarderebbe la massiccia vendita di titoli di Stato italiani avvenuta nel primo semestre 2011 e del valore di circa sette miliardi di euro.
Come si ricorderà la ‘svendita’ dei titoli italiani provocò una valanga di vendite sul mercato che innescò un aumento vertiginoso degli interessi sul debito pubblico, con un progressivo e inarrestabile allargamento della forbice tra i buoni del tesoro italiani e gli equivalenti titoli del debito pubblico tedesco che raggiunse in breve tempo livelli record. Il famoso ‘spread’ arrivò a 574 punti nel novembre di quell’anno, ovvero il mercato chiedeva un interesse di quasi sei punti percentuali in più per acquistare titoli di debito a dieci anni a confronto degli equivalenti emessi da Berlino. La crisi dello spread provocò una pressione insopportabile per il bilancio pubblico già gravato dal secondo più grande debito pubblico d’Europa, e causò indirettamente le dimissioni del Governo Berlusconi, già politicamente molto debole, e la sua sostituzione con un ‘Governo del Presidente’, guidato dall’ex commissario Ue e ex Rettore della Bocconi, Mario Monti. Una scelta imposta dalla Ue assieme ad un programma di risanamento molto duro perché il timore era che un default dell’Italia avrebbe innescato una crisi pericolosissima per l’intera area dell’euro.

Da quei giorni Berlusconi ha sempre imputato alla Germania, e al ruolo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non scelse la strada delle elezioni, la sua caduta e la sottomissione dell’Italia alle scelte della finanza internazionale. Oggi l’inchiesta di Trani sembra mettere un timbro di attendibilità a tutte le teorie  complottistiche nate sulla scia della crisi dello spread.

Nei giorni scorsi i militari della Guardia di Finanza di Bari, assieme al pm Michele Ruggiero, hanno compiuto sequestri di atti e mail nella sede milanese dell’istituto tedesco, in piazza del Calendario, e avrebbero ascoltato testimoni. Secondo l’accusa, Deutsche Bank in tre pubblicazioni nel periodo febbraio-marzo 2011, definì sostenibile il debito sovrano dell’Italia, ma nascose ai mercati finanziari le sue reali intenzioni di ridurre subito e drasticamente i titoli italiani in portafoglio. Questa volontà della Banca risulta invece – a giudizio della procura – dalla massiccia vendita di titoli di Stato italiani fatta ‘over the counter’, senza che fosse divulgata al Mercato finanziario regolamentato e giustificata “falsamente” a posteriori (nell’informativa periodica del giugno 2011) con la necessità di ridurre la sovraesposizione del gruppo al rischio sovrano dell’Italia, a seguito dell’acquisizione di Postebank di fine 2010.

Nello stesso periodo, Deutsche Bank acquistò circa 1,4 miliardi di Credit Default Swap (Cds) di copertura sull’esposizione al rischio Italia. Questi acquisti – secondo l’accusa – non furono comunicati dal gruppo bancario né ai Mercati finanziari né al Mef. Quindi, è il ragionamento accusatorio, Deutsche Bank autorizzando la vendita dei titoli di Stato italiani, acquistando contestualmente Cds e comunicando allo stesso tempo ai mercati finanziari la sostenibilità del debito pubblico italiano, ha compiuto condotte manipolative del mercato di tipo informativo-operativo. Queste manovre sono ritenute idonee ad alterare la regolare formazione del prezzo di mercato dei titoli di Stato italiani sia nel primo semestre 2011 (quando il mercato ignorava le dismissioni di titoli) sia successivamente alla pubblicazione periodica del giugno 2011.

In quest’ultima occasione il Mercato e gli operatori – sostiene il pm Ruggiero – seppero della massiccia e repentina riduzione dell’esposizione della Banca al rischio Italia interpretandola come un “chiaro segnale di sfiducia del gruppo nei confronti della tenuta del debito sovrano italiano”.

Sono cinque gli indagati per manipolazione di mercato. Si tratta dell’ex presidente di Deutsche Bank Josef Ackermann, degli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen (quest’ultimo e’ attualmente co-AD uscente della Banca), dell’ex capo dell’ufficio rischi Hugo Banziger, e di Stefan Krause, ex direttore finanziario ed ex membro del board di Deutsche Bank. “Deutsche Bank – sottolinea l’istituto tedesco – sta collaborando con le Autorità in questa inchiesta. Nel 2011 la Banca aveva risposto a una richiesta fatta da Consob in relazione a questa vicenda e aveva fornito le informazioni e i documenti relativi”.
La procura di Trani ascolterà come testimoni anche l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, e l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Prodi Prodi nel luglio 2011 definì “sconvolgente”quella decisione di vedere sette miliardi di titoli su otto. “Mi ha sconvolto – disse Prodi – vuol dire che è la fine di ogni legame di solidarietà”.

Edoardo Gianelli

Dieselgate. Indagati i vertici di Volkswagen Italia

Volkswagen-GdF-VeronaFrode in commercio. Questo il reato ipotizzato dalla Procura che ha autorizzato le perquisizioni delle Fiamme Gialle nella sede italiana del gruppo Volkswagen, a Verona, e in quella – a Bologna – di Lamborghini che fa capo allo stesso gruppo tedesco, a quasi un mese dallo scandalo senza precedenti che ha travolto il colosso automobilistico tedesco. Esulta il Codacons: “Accolta in pieno la nostra istanza”. Nel frattempo il Ministero dei Trasporti tedesco ha ordinato il richiamo di 2,4 milioni di auto e il nuovo a.d. di VW, Matthias Mueller parla di «buone possibilità» di riprendersi in due o tre anni dalle conseguenze del cosiddetto ‘dieselgate’. Continua a leggere

Sigilli al Porto di Roma. In manette il presidente Balini

Porto-turistico-di-roma-sequestroTredici le persone indagate, tra cui quattro arresti e oltre 400 milioni di euro il valore di beni sequestrati. Questi i contorni dell’operazione condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma che stamane ha fatto scattare le manette per Mauro Balini, imprenditore e presidente del Porto turistico di Roma – che si trova a Ostia – l’avvocato Sergio Capograssi e altri due soggetti ritenuti ‘teste di legno’. Sempre stamane, dipendenti Atac hanno protestato sotto il Campidoglio contro il sindaco Ignazio Marino. Continua a leggere

Napolitano si schiera con Renzi e difende le riforme

Napolitano-RenziBelle o brutte bisogna farle per forza. L’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano si schiera con forza a sostegno delle riforme costituzionali ora all’esame della prima commissione del Senato per la terza lettura. E lo fa intervenendo in Commissione Affari costituzionali del Senato. E non poteva essere diversamente visto l’appoggio che Napolitano aveva già dato da Presidente della Repubblica alle riforme. E il tutto arriva all’indomani della pubblicazione di alcune intercettazioni sul Fatto Quotidiano in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il comandante interregionale della Guardia di finanza Matteo Adinolfi parlano del governo e del Presidente del consiglio che in quel momento era Enrico Letta.

Per Napolitano la riforma costituzionale deve essere approvata, senza stravolgimenti del testo del ddl, altrimenti si andrà verso “un nulla di fatto”. E sarebbe “un lusso che l’Italia non può permettersi”. Insomma è chiaro l’avvertimento di Napolitano: “Considero questa terza lettura una fase preconclusiva dell’iter del ddl, altrimenti ci si avventura su strade che conosciamo” e che portano verso “il disfare la tela e scivolare verso il nulla di fatto, come ho clamorosamente – ricorda – denunciato nel mio messaggio per la rielezione” a Capo dello Stato. “Bisogna arrivare alla conclusione” di tutto l’iter parlamentare del ddl costituzionale, “e comunque c’e’ una maggioranza che lo ha votato sia alla Camera che al Senato”. Quanto alle richieste di intervenire sull’attuale testo, per Napolitano “sono ben formulabili le istanze di modifica, purché con senso della misura, perché il rischio è disfare la tela ed è un lusso che l’Italia non può permettersi”.

Una uscita improvvisa quella del Senatore a vita che fa dire al leghista Roberto Calderoli, con la tipica ironia del personaggio (che però spesso ci azzecca), che “pensavamo che gli autori del ddl delle riforme fossero Renzi e Boschi e invece è Napolitano. D’Altronde l’assassino torna sempre sul luogo del delitto”. Calderoli è di parere diametralmente opposto al presidente emerito della Repubblica: “Il testo va modificato profondamente – ha detto – altrimenti non va da nessuna parte, perché è un testo che non ha i numeri in Senato”. Ma probabilmente è già pronto il soccorso di verdini e dei suoi in sostituzione dei 25 senatori del Pd che si sono detti contrari a questa riforma. Pd che continua a scendere nei sondaggi.

A favore di modifiche che non stravolgano l’impianto si schiera il Gaetano Quagliariello di Ap: “Napolitano ha svolto un intervento – ha detto Quagliariello – condivisibile nell’impianto e financo nelle virgole”. In particolare secondo il coordinatore nazionale di Ncd va conservato l’impianto che attribuisce al futuro Senato la funzione “di raccordo tra il legislatore nazionale e il legislatore regionale”. Quindi “sì a interventi migliorativi purché non stravolgano l’impianto” del ddl. Quagliariello ha rilanciato la propria proposta, quella per la quale i futuri senatori siano eletti in appositi listini in concomitanza con i Consigli regionali.

“Non si tratta di un compromesso ma di una soluzione al doppio ruolo del Senato. Se i senatori dovranno rappresentare i Consigli regionali – ha osservato – dovranno essere connessi ad essi. D’altra parte avranno anche funzioni legislative che richiedono una connessione con il mandato popolare”.

Ginevra Matiz

Rivalutate le prestazioni concesse dai Comuni per il 2015

Rivalutati dello 0,2 per cento (indice dei prezzi Istat per le famiglie di operai e impiegati), nel 2015, gli importi degli assegni per il nucleo familiare numeroso e del trattamento economico di maternità per le residenti e dei relativi requisiti reddituali previsti per potervi accedere. Lo ha recentemente comunicato un’apposita circolare dell’Inps (la n. 64 emanata il 30 marzo scorso). Si tratta, come è noto, di prestazioni agevolate di natura assistenziale concessi dagli enti locali, ma erogati dall’Istituto di previdenza con onere finanziario posto espressamente a carico dello Stato.

L’assegno per il nucleo familiare (almeno tre figli minori e possesso di risorse e/o di proventi limitati) è prefigurato dall’articolo 65 della legge n. 448/98, mentre l’indennità di maternità spettante, a determinate condizioni, alle lavoratrici o ex lavoratrici residenti in Italia (comprese le cittadine extracomunitarie regolarmente autorizzate a soggiornare nel nostro Paese) che partoriscono, adottano, od ottengono in affidamento preadottivo un bambino viene invece stabilito dall’articolo successivo (66) dello stesso provvedimento legislativo (448/98). Questi gli importi per l’anno corrente:

141,30 euro al mese per l’integrazione all’aggiunta di famiglia, se compete in misura intera. Pertanto, su base annua (13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.836,90 euro. Per le domande afferenti il 2015, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), con riferimento ai nuclei familiari formati da cinque componenti, con almeno tre figli minori, è di 8.555,99 euro. Se la famiglia è più numerosa il dato va riparametrato. Perché la famiglia possa aver diritto all’intera prestazione è infatti richiesto che il valore Isee non superi l’importo pari alla differenza dell’Isee prescritto per il diritto alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua. Per le istruttorie in corso riguardanti l’assegno per il 2014, continuano ad applicarsi i limiti fissati per lo stesso anno 2014;

338,89 euro mensili sono invece prefigurati per il trattamento economico di maternità, se attribuito in misura piena per cinque mesi complessivi (1.694,45 euro) per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento che si verificheranno durante il corso del 2015. Per le richieste relative sempre all’anno corrente, il valore dell’Isee con riferimento a nuclei familiari formati da tre componenti, è pari a 16.954,95 euro. Anche qui per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal primo gennaio al 31 dicembre 2015. Quando, però, gli assegni in questione interessano famiglie con diversa composizione, le cose si complicano. Occorre necessariamente riparametrare l’Isee per calcolare le prestazioni da corrispondere. Gli operatori devono quindi seguire le procedure appositamente delineate nell’allegato “A” al decreto n. 452/2000 del ministro per la Solidarietà sociale (modificato dal decreto n. 337/01 del medesimo dicastero). Importante, la donna che presenta la domanda per la l’assegno di maternità può, se del caso, inoltrare anche quella per il nucleo se ha altri due figli minorenni e la sua  famiglia si trova nelle condizioni economiche stabilite dalla legge. Giova precisare, per ogni opportunità, che l’assegno familiare in questione compete, come detto, ai nuclei familiari italiani e comunitari dietro richiesta da presentarsi al comune di residenza. E’ concesso dall’ente locale, ma corrisposto materialmente dall’Inps a condizione che risultino soddisfatti due precondizioni:

nella famiglia devono essere presenti almeno tre figli minori e il valore dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare non deve splafonare una certa soglia reddituale che, per il corrente anno è fissata in misura pari a 16.954,95 euro. L’importo dell’assegno mensile per il 2015 è pari a 141,30 euro (esattamente 0,28 centesimi in più dell’anno scorso); pertanto su base annua (cioè per 13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.836,90 euro. Perché la famiglia possa avere titolo all’intero trattamento numerario è – come detto – necessario, altresì, che il valore Isee non vada oltre l’importo pari alla differenza dell’Isee postulato per far scattare il titolo alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua: quindi euro 18.791,85. L’indennità di maternità, invece, viene corrisposta alle donne, cittadine italiane, comunitarie o straniere in possesso di carta di soggiorno, per – si ribadisce ulteriormente – le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento. L’assegno economico, per tutti gli eventi ricadenti nel corso del corrente anno, vale complessivamente 1.694,45 euro, ossia 338,89 euro per cinque mensilità. La prestazione da richiedere anch’essa al comune di residenza entro sei mesi dal verificarsi dell’evento (nascita, affidamento o adozione), compete in misura intera se l’interessata non percepisce altra indennità economica di maternità obbligatoria. In caso contrario si ha titolo alla quota differenziale, e, sempre, inoltre, a patto che il nucleo familiare (con riferimento a quello standard configurato direttamente dalla legge in tre componenti) possegga un Isee non superiore a euro 16.954,95.

Un nuovo approccio alla sicurezza 

“L’Unione europea è un ambiente molto variegato, eppure i Paesi che la compongono hanno diverse cose in comune. Come dimostra il tema della salute e sicurezza sul lavoro, non condividono soltanto i problemi, ma anche buona parte delle soluzioni, talvolta declinate con modalità differenti che possono riflettere le differenze culturali”. Hans-Horst Konkolewsky, segretario generale dell’Associazione internazionale di sicurezza sociale (Issa), ha aperto con questa riflessione il suo intervento al seminario su “La prevenzione nei luoghi di lavoro un confronto tra esperienze europee”, organizzato dall’Inail a Roma, presso il Parlamentino dell’Istituto di via IV Novembre.

“Siamo a un punto di svolta”  “Le iniziative di prevenzione – ha aggiunto – oggi sono a un punto di svolta e devono affrontare una complessità maggiore, che riflette i profondi cambiamenti del mondo del lavoro e richiede un approccio diverso rispetto al passato. Questo nuovo scenario è influenzato dall’impatto dei processi di globalizzazione, di cui le migrazioni sono la manifestazione più evidente, e dal progressivo invecchiamento della forza lavoro, una novità che i nostri sistemi di sicurezza sociale non possono ignorare”.

“Grandi miglioramenti nella riduzione degli infortuni mortali”  Un altro aspetto particolarmente significativo, per il segretario generale dell’Issa, è l’importanza crescente delle questioni legate alla salute e al benessere dei lavoratori rispetto al tema classico degli infortuni. “Dal punto di vista dell’andamento infortunistico – ha spiegato – nell’ultimo decennio ci sono stati grandi miglioramenti, soprattutto nella riduzione degli infortuni mortali, mentre si registra un trend preoccupante sul fronte delle malattie professionali, come dimostrano i 187mila casi mortali legati a patologie lavoro-correlate che si stima si verifichino ogni anno nei 28 Paesi dell’Ue”.

“Le tecnopatie sono una specie di tsunami” – Per Konkolewsky “si tratta di una specie di tsunami che rischia di travolgerci e dobbiamo capire come affrontarlo”. A questo proposito, il segretario dell’Issa ha citato “alcune soluzioni interessanti” promosse a livello internazionale, a partire dal nuovo quadro strategico europeo 2014-2020, che ha inserito il miglioramento della prevenzione delle malattie professionali, e la necessità di affrontare i rischi nuovi ed emergenti senza trascurare quelli già esistenti, tra le sue tre sfide principali. Un’altra iniziativa significativa è quella varata lo scorso anno al XX Congresso mondiale sulla salute e sicurezza sul lavoro di Francoforte, “con l’accordo sulla ‘Vision Zero’, ovvero l’impegno collettivo per un mondo senza infortuni gravi e malattie professionali fatali”.

“Al G7 in Germania la proposta di un Vision Zero Fund” – Un ulteriore elemento di incoraggiamento, secondo Konkolewsky, è rappresentato dall’approdo della discussione su questi temi, spesso confinati nella nicchia degli esperti, ai più alti livelli decisionali. “Il G20 dello scorso anno in Australia – ha puntualizzato – si è concluso con una dichiarazione a favore di posti di lavoro più sicuri e salutari, per garantire allo stesso tempo la tutela dei lavoratori e livelli più elevati di produttività e crescita. Al G7 che si è tenuto a inizio giugno in Germania, invece, per la prima volta è stata riconosciuta la necessità di realizzare, nell’ambito del mondo globalizzato, catene produttive sostenibili ed è stata proposta la creazione di un fondo ‘Vision Zero’, per sostenere i Paesi che non hanno le risorse per dotarsi di sistemi di protezione dei lavoratori”.

I contributi di Dguv, Hse e Dwea – L’intervento del segretario generale dell’Issa è stato preceduto da due tavole rotonde che hanno offerto una panoramica attuale dei modelli di prevenzione applicati in Danimarca, Gran Bretagna, Germania e Italia, sia per quanto riguarda gli specifici aspetti dell’analisi dei dati, della ricerca, della formazione, degli incentivi e della vigilanza, sia nella prospettiva particolare dell’assetto normativo e delle forme di cooperazione tra pubblico e privato. Oltre a rappresenti dell’Inail, in questa sede hanno portato il loro contributo rappresentanti di rilievo dell’Ente tedesco di assicurazione infortuni (Dguv), del Comitato esecutivo per la Salute e la sicurezza sul lavoro britannico (Hse) e dell’Agenzia danese per l’ambiente di lavoro (Dwea).

Rotoli: “Dal 2010 incentivi per un miliardo di euro” – In particolare, il direttore centrale Prevenzione dell’Inail, Ester Rotoli, nel corso della prima tavola rotonda – moderata dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, e alla quale hanno preso parte anche Anders Christensen, consulente scientifico Wea, Karl-Heinz Noetel, consulente senior Dguv, e Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse – ha ricordato che “dal 2010 l’Istituto ha messo a disposizione un miliardo di euro per finanziare le piccole e medie imprese nella realizzazione di interventi in materia di prevenzione e promuovere la salute e la sicurezza. Abbiamo cominciato nel 2010 con 60 milioni di euro a fondo perduto, per una copertura del 50% dei costi di ogni progetto accolto, per arrivare a oltre 267 milioni di euro stanziati nell’ultimo bando Isi 2014 e una copertura maggiorata al 65%”.

Bando Isi 2014: il 25 giugno l’invio delle domande – Grazie ai bandi Isi le aziende possono intervenire, così, in tutti gli ambiti di prevenzione: dall’ammodernamento e dalla sostituzione di macchinari e attrezzature fino all’adozione – nella totalità dei processi organizzativi – dei sistemi per la gestione della salute e sicurezza. “La partecipazione in questi cinque anni è sempre stata davvero grande – ha ricordato Rotoli – Il prossimo 25 giugno si svolgerà la fase di inoltro delle domande di accesso ai finanziamenti in relazione al bando 2014 e sono già più di 24mila le aziende che hanno prenotato il codice identificativo per potere ottenere gli stanziamenti. Tutto questo conferma la forte volontà del mondo imprenditoriale di investire in sicurezza e la consapevolezza del fatto che agire in tal senso conviene: un ‘messaggio’ che è stato recepito e interiorizzato perché restituire sicurezza al lavoratore significa, tra i tanti vantaggi, anche dotare l’azienda di maggiore competitività sul mercato”.

Il recepimento delle direttive comunitarie tra luci e ombre – Nel corso della seconda tavola rotonda – moderata da Luigi La Peccerella, già avvocato generale Inail, e alla quale sono intervenuti Dorthe Bjerrum Harrow, dirigente Wea, Walter Eichendorf, vice direttore generale Dguv, Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse, e Francesco Battini, presidente Oiv dell’Inail – è stato espresso un generale timore in relazione al (frequente) mancato recepimento a livello di Stati membri del complesso di norme, regolamenti e standard promosso a livello comunitario. Se, infatti, la normativa interessa ormai la gran parte della materia legata alla salute e alla sicurezza sul lavoro, tuttavia, la mancata applicazione delle direttive rischia che tanto sforzo giuridico rimanga relegato a un livello di mero principio.

La Peccerella: “Essenziale un’adozione omogenea della normativa”  “L’esatto, corretto e tempestivo recepimento incide su due aspetti – ha sottolineato La Peccerella – Il primo è di carattere umano: il diritto a un livello essenziale di salute e sicurezza è uno dei capisaldi fondamentali della cittadinanza europea e dovrebbe essere garantito in maniera omogenea in tutti i Paesi Ue. L’altro aspetto è, invece, la divergenza della normativa in materia di salute e sicurezza da Paese a Paese, che può creare alterazioni del mercato”. Ne è esempio la direttiva Bolkestein, sulla libera circolazione dei servizi, che in una prima stesura prevedeva l’esportabilità della normativa del Paese d’origine su tutti gli aspetti che disciplinavano l’attività dei prestatori di servizi. “Una lunghissima discussione ha portato, tuttavia, al risultato di escludere la normativa in materia di prevenzione dal principio del Paese d’origine – ha affermato La Peccerella – Questo proprio a causa della disomogeneità dei livelli di tutela che, se ‘esportabile’, avrebbe potuto produrre effetti di alterazione del mercato e di dumping in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

FIAMME GIALLE: APPALTI P.A. IRREGOLARI PER 591 MLN

Nuovi strumenti per combattere l’evasione fiscale, una battaglia che ha portato le Fiamme Gialle nei soli primi 5 mesi dell’anno a sequestrare beni per quasi 420 milioni di euro e a chiedere il sequestro di altri 2,3 miliardi. Sono alcuni degli elementi emersi in occasione della cerimonia per ‎l’anniversario della fondazione della Guardia di Finanza. A sottolineare la necessità di “potenziare gli strumenti esistenti e costruirne di nuovi” è stato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha aggiunto: “”Stiamo lavorando per correggere gli errori e modificare le pratiche inefficienti”. Padoan ha ricordato che con il suo lavoro, la Guardia di Finanza ”garantisce che la competizione si svolga in condizioni eque, favorevoli agli operatori economici duramente impegnati nel miglioramento della propria offerta e nella ricerca di efficienza e, al tempo stesso, individua e reprime comportamenti sleali e scorretti che danneggiano gli operatori onesti”. Per la Guardia di finanza – gli ha fatto eco il comandante generale Saverio Capolupo – è “una priorità la lotta alla corruzione”, come dimostra la recente istituzione dl nucleo speciale che avrà il compito di sviluppare analisi di rischio per la prevenzione dei reati contro la pubblica amministrazione e delle turbativa nel comparto degli appalti pubblici.

In occasione della cerimonia le Fiamme Gialle hanno anche voluto evidenziare gli interventi per la tutela della spesa pubblica, che solo nei primi 5 mesi dell’anno sono stati 8.724 e hanno interessato i più importanti flussi di spesa, dalla sanità alla previdenza, dai fondi comunitari agli appalti. Dalle verifiche della Gdf sono emerse risorse pubbliche indebitamente richieste o percepite per poco meno di 500 milioni di euro. Nel corso dei controlli le Fiamme gialle hanno inoltre individuato 2.101 datori di lavoro che hanno impiegato 4.788 lavoratori in ‘nero’ e 5.244 irregolari. Sul fronte del contrasto alla criminalità economico-finanziaria sono stati eseguiti 27.009 interventi sottoponendo a sequestro beni e denaro per un valore complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. In particolare, sono stati svolti 1.141 accertamenti patrimoniali nei confronti di 4.484 soggetti (di cui 3.577 persone fisiche e 907 persone giuridiche), che hanno consentito di eseguire sequestri e confische di 52.820 asset patrimoniali per un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di euro.

Carlo Pareto 

 

QUOTA CENTOMILA

Immigrati-sbarchi-accoglienza

Immigrati a quota centomila. Tanti sono (103.000 per l’esattezza) quelli che nel 2015 hanno attraversato il Mediterraneo per tentare di raggiungere l’Europa. Lo ha riferito l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) con sede a Ginevra che ha parlato di “drammatico aumento” degli arrivi.  L’Unhcr ha spiegato che in base agli ultimi dati 54.000 migranti sono arrivati in Italia, 48.000 in Grecia, 920 in Spagna, e 91 a Malta, con quasi 1800 che sono invece morti tentando la traversata. Numeri impressionanti che danno l’idea dell’immane tragedia che quotidianamente avviene sul Mediterraneo.  Durante il solo ultimo fine settimana, circa 6mila migranti e rifugiati sono giunti nel sud dell’Italia dopo una vasta operazione di salvataggio in mare. E nelle isole greche, giungono in media circa 600 rifugiati al giorno, in maggioranza in fuga da Siria, Afghanistan e Iraq.

“L’Unhcr  – ha detto il portavoce Adrian Edwards – sta aumentando la propria presenza e le attività in Grecia e nel sud dell’Italia”. L’Organizzazione internazionale delle migrazione (Oim) ha sottolineato che i migranti arrivati in Italia nel 2015 sono partiti quasi esclusivamente dalla Libia e che le principali nazionalità delle persone giunte sono quelle eritrea, somala, nigeriana e siriana. Per la Grecia la maggioranza delle persone parte dalla Turchia. L’Oim sottolinea che il dato globale degli arrivi è lievemente superiore a quello per lo stesso periodo dell’anno scorso. Secondo le stime dell’Oim, infine, finora quest’anno Guardia costiera italiana, Marina militare italiana e Guardia di Finanza hanno tratto in salvo oltre 28.500 persone.

Intanto monta la polemica politica. Da una parte il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino ribadisce che tutte le Regioni devono rispettare i patti sulle quote di ripartizione ricordando che sono frutto di accordi siglati da tutti. “Dobbiamo essere all’altezza di un Paese civile – esorta – evitando che qualsiasi questione, soprattutto delicata come questa, diventi oggetto di disputa politica”.
Dall’altra la Lega coglie l’occasione per esasperare ulteriormente la speculazione. Dopo il risultato delle regionali infatti Salvini, unico leader di partito che ha visto un aumento consistente dei voti, continua sulla strada della paura per lucrare consenso. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in una lettera inviata ai Prefetti della Lombardia chiede “di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea più eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalità e sicurezza”.

Salvini attacca affermando che le prefetture “non servono a nulla. Se i prefetti non ci fossero “sarebbe meglio. Chiudiamo le prefetture, diamo i poteri di ordine pubblico ai sindaci e risparmiamo 500 milioni di euro ogni anno che possiamo dare ai disabili”. E poi, ospite della “Zanzara” aggiunge di voler invitare “i nostri amministratori locali e i cittadini perbene, in maniera democratica e pacifica, a presidiare fisicamente gli alberghi a due, tre e perfino a quattro stelle”.

Ma evidentemente la gara a chi la dice più grossa è solo all’inizio. Subito si piazza in buona classifica il capogruppo di Fi a Palazzo Madama Paolo Romani che negli anni si era distinto per equilibrio e buon senso. Preso nel tentativo di rialzare le  sorti di Forza Italia si lascia scappare una bella proposta: “Noi dobbiamo fermare l’invasione, non si tratta più di immigrazione, perché così come avviene è ingestibile. E se necessario dobbiamo farlo anche militarmente”. Sulla stessa linea il governatore della Liguria Toti per il quale “se l’Onu e l’Ue sono bloccati, se non interviene nessuno, dobbiamo intervenire con strumenti nostri. Non si tratta di invadere la Libia, ma creare campi umanitari sulle coste libiche ed affondare le barche sulle spiagge. L’Italia può intervenire da sola o con chi vuole partecipare: non è mica la prima volta che una coalizione di volenterosi interviene”.

E scoppia un casus belli in Forza Italia con il senatore di Forza Italia Riccardo Mazzoni, vicepresidente della Commissione per la Tutela dei Diritti umani del Senato, che attacca definendo grottesche le critiche di Toti. “Sull’immigrazione non la penso come Salvini, e ne vado fiero. Ma sentirmi dare del buonista peloso da un neo governatore che pensa di poter impartire lezioni di territorio solo per aver girato una ventina di giorni la Liguria è francamente inaccettabile e grottesco. Attenzione – dice poi Mazzoni – sul problema epocale dell’immigrazione fare demagogia è facile, ma prima di lanciare proclami e distribuire rampogne bisognerebbe conoscere a fondo il diritto internazionale, i regolamenti comunitari per cui le regole dei respingimenti in frontiera non possono più essere applicate in alto mare, e gli impegni sottoscritti nel tempo dai governi italiani”. Parole che irritano assai il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri: “Mentre riprendiamo le nostre iniziative per contrastare l’invasione di clandestini, è sbagliato che esponenti di FI sconfessino le posizioni assunte da un nostro presidente di Regione. “Credo – sostiene Gasparri – che Romani debba convocare il gruppo al Senato, proseguendo la riunione avviata la settimana scorsa affinché ciascuno possa in quella sede esprimere, su immigrazione e quant’altro, liberamente la propria opinione”.

Intanto dalla Ue continua l’immobilismo. E su questo le posizioni estremiste continuano a lucrare. Infatti fonti del Consiglio Ue evidenziano ancora nette divisioni sul meccanismo basato su una chiave di ripartizione obbligatoria, proposto dalla Commissione. Sui ricollocamenti intra-Ue di 40mila richiedenti protezione internazionale (24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia), al consiglio Affari interni di martedì, non ci saranno decisioni formali.

Ginevra Matiz