A volte ritornano. Accordo con il Milan: Bonucci-Juve di nuovo insieme

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Clamorosa maxi-operazione con il Milan: il difensore torna a Torino dopo l’addio velenoso di 12 mesi fa, ai rossoneri (che hanno versato nelle casse bianconere oltre 50 milioni) arrivano Caldara e Higuain. Tifosi del Diavolo euforici, quelli della Vecchia Signora un po’ meno

TORINO – Se la bomba del mercato estivo è stata il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, quello esploso nelle prime, infuocate ore di agosto è un ordigno dagli effetti altrettanto sorprendenti. A distanza di un anno infatti Leonardo Bonucci torna alla Juve: maxi-operazione con il Milan che prevede anche il passaggio ai rossoneri di Caldara e Higuain.

A VOLTE RITORNANO – Il tecnico del Milan, Rino Gattuso, nelle scorse settimane non aveva fatto mistero della voglia di Bonucci di cambiare aria. Troppe perplessità da parte del centrale difensivo sul futuro dei rossoneri e la voglia matta di giocare (e vincere) la Champions League, obiettivo sfumato dal Diavolo. E così, giorno dopo giorno, si è concretizzato il clamoroso ritorno alla Juventus, nonostante l’addio velenoso di 12 mesi e il rapporto tutt’altro che idilliaco con il tecnico Allegri. Ma evidentemente tra i due c’è stato un chiarimento, decisivo per far scattare la maxi trattativa. Si perché il Milan, per cedere il suo leader difensivo, ha preteso in cambio Mattia Caldara, appena arrivato in bianconero dopo l’ottima esperienza all’Atalanta. Ma non è finita: ai rossoneri serviva come il pane un attaccante, mentre la Vecchia Signora aveva la necessità di fare cassa dopo l’acquisto esoso di Ronaldo. Una doppia esigenza che ha trovato come punto in comune il nome di Gonzalo Higuain. Impossibile per il Pipita accettare un ruolo da comprimario a Torino, posizione inevitabile con l’arrivo di CR7. Così, dopo qualche perplessità iniziale, l’argentino si è convinto ad accettare il Milan, che ha versato nelle casse bianconere poco più di 50 milioni (con la formula del prestito con diritto di riscatto).

TIFOSI JUVENTINI PERPLESSI – Ancora in ecstasy per l’arrivo di Ronaldo, i tifosi della Juventus tuttavia non hanno gradito più di tanto l’operazione conclusa da Marotta. Accettata la partenza di Higuain (d’altronde il reparto offensivo con i vari Ronaldo, Dybala, Mandzukic, Bernardeschi e Douglas Costa è al sicuro), le perplessità sono scattate sull’addio di Caldara, considerato un punto fermo per i prossimi anni. Effettivamente lasciar partire un giocatore giovane e talentuoso, in un reparto dove un ricambio generazionale è dietro l’angolo (Chiellini ha 34 anni, Barzagli 37), è un bell’azzardo. Senza dimenticare che i tifosi bianconeri non hanno gradito alcune dichiarazioni di Bonucci dopo l’addio di un anno fa e tanto meno l’esultanza all’Allianz Stadium di Torino durante l’ultimo Juventus-Milan (finita 3-1) quando Leo segnò la rete del momentaneo 1-1. Ma tutto si potrebbe risolvere con la parola più importante in casa Juve: vincere.

Francesco Carci

Cristiano Ronaldo alla Juve: via libera al colpo del Secolo

Il fuoriclasse portoghese, che lascerà il Real Madrid, è vicinissimo ai bianconeri: affare da 100 milioni di euro, al Pallone d’Oro contratto quadriennale. Un arrivo che potrebbe far tornare il calcio italiano ai fausti di 10 anni fa e che sta già facendo impazzire i tifosi della Vecchia Signora

ronaldo2MADRID – È tutto meravigliosamente vero. La Juventus è ad un passo da Cristiano Ronaldo. Sì, proprio lui: Cristiano, Ronaldo. Il miglior giocatore del mondo, 33 anni compiuti lo scorso febbraio, pronto ad approdare in Italia, destinazione Torino. Le cifre sono esorbitanti: al Real Madrid andrebbero 100 milioni, al portoghese un quadriennale da circa 30 milioni a stagione più i vari bonus legati agli sponsor.

L’ADDIO DEL REAL – Andiamo con ordine. 26 maggio, finale di Champions League: fischio finale di Real Madrid-Liverpool, 3-1 per gli spagnoli e terzo trionfo consecutivo dei Blancos nella massima competizione europea. Che fa Ronaldo? Invece di esultare e scatenarsi nei festeggiamenti, gela tutti e nella classica intervista post-partita annuncia il suo addio alle merengues: “È stato bello giocare qui”. Sipario. Adios. Il toto-futuro di CR7 però non scatta subito: c’è un Mondiale alle porte da preparare, meglio non distrarsi. Tutto rimandato dunque.

L’IPOTESI JUVE – Il cammino del Portogallo a Russia 2018 però non è lo stesso – trionfante – dell’ultimo Europeo, vinto due anni fa in Francia. I lusitani cedono 2-1 negli ottavi di finale all’Uruguay: si torna a casa. E’ giunto il momento per Cristiano Ronaldo di scegliere la nuova dimora. Quella che sembrava la destinazione più probabile, il Psg, perde rapidamente consistenza: a Parigi ci sono già Neymar, Cavani e Mbappé, peraltro tutti grandi protagonisti al Mondiale. Basta e avanza. La Cina, nonostante la pioggia di soldi, non stuzzica il palato di Cristiano, impensabile il passaggio al Barcellona, così come il dolce ritorno al Manchester United (uno dei pochi club al mondo disposti a permettersi il portoghese) sembra una pista piuttosto fredda. E allora boom, ecco la bomba di mercato: Ronaldo alla Juve! “Impossibile”, “magari”, “sto sognando?” Via social i tifosi bianconeri, ma in generale tutti gli appassionati di calcio, non sembrano credere a quella che era partita come semplice (e magari aleatoria) suggestione.

SOGNO DIVENTATO REALTÀ – E invece in casa Juventus il presidente Andrea Agnelli, insieme all’ad Marotta, iniziano a farsi due conti. E già l’assenza di smentite inizia ad essere un segnale positivo. Tecnicamente il giocatore non si discute, nonostante le 33 primavere. Non ci sono Dybala, Higuain, Douglas Costa, Mandzukic, Bernardeschi e via dicendo che tengano: Cristiano è Cristiano. Il problema, semmai, sono i costi: il Real Madrid, disposto ad accettare l’addio del Pallone d’Oro senza fare drammi, vuole comunque un indennizzo di almeno 100 milioni. A quelli va aggiunto il ricco stipendio da nababbo da garantire all’attaccante portoghese: non meno di 30 milioni all’anno. Inizia così un fitto lavoro diplomatico con Jorge Mendes, storico procuratore di CR7, mediatore tra Torino e Madrid. Questione di giorni perché quando la volontà è la stessa da ambo le parti, il dialogo tra gli interlocutori parte già in discesa.

A BREVE L’ANNUNCIO – Agnelli infatti non ci impiega molto a sciogliere le riserve: l’arrivo di Ronaldo a Torino porterebbe benefici non solo tecnici, ma anche di immagine con sponsor e merchandising che esploderanno. Per Cristiano, nonostante le decine di trofei in bacheca, sarebbe una nuova avventura con la stimolante sfida di regalare ai bianconeri quella Champions League che manca dal lontano 1996. Tra questo fine settimana e l’inizio della prossima pare che l’asso portoghese debba sbarcare a Torino per le visite mediche di rito, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già martedì prossimo. Per i tifosi della Vecchia Signora, letteralmente impazziti sui social, sarebbe il colpo del secolo, così come per il calcio italiano potrebbe essere lo start per tornare ai fausti di 10-15 anni fa, quando i migliori giocatori del mondo giocavano in Serie A. Intanto quello che sembrava un sogno di mezza estate si sta trasformando, minuto dopo minuto, in autentica realtà.

Francesco Carci

Pagelle Serie A: Juve Indomabile, Benevento e Verona Impresentabili

Cala il sipario sul campionato. Per i bianconeri settimo scudetto consecutivo, in Champions Napoli, Roma e Inter, grazie alla ‘pazza’ vittoria sulla Lazio. Biancocelesti in Europa League con Milan e Atalanta. Retrocedono in B sanniti e scaligeri oltre al Crotone, a testa decisamente più alta. Ecco le pagelle:

buffonnATALANTA 7 – Riconfermarsi non era facile. Per il secondo anno di fila gli orobici disputeranno l’Europa League, anche se dovranno affrontare i preliminari e iniziare la nuova stagione prima di tutti. Gasperini si conferma allenatore ideale per valorizzare i giovani e rilanciare giocatori in crisi d’identità. Resta il rammarico per l’eliminazione subita dal Borussia Dortmund, ma il cammino in Coppa ha emozionato tutti.

BENEVENTO 3 – Una stagione da incubo. Praticamente mai iniziata dopo aver perso le prime 14 gare di campionato, anche le sconfitte totali (29) rappresentano un triste record negativo. Encomiabile il pubblico che ha sempre sostenuto i propri beniamini, ma con squadre modeste del genere viene voglia di ritornare ad un torneo a 18 squadre.

BOLOGNA 5,5 – L’obiettivo della salvezza è stato raggiunto, senza patemi e con largo anticipo. Ma raramente i rossoblù hanno emozionato e con la rosa a disposizione Donadoni poteva oggettivamente fare qualcosina in più.

CAGLIARI 5 – Eccessiva sofferenza per un salvezza conquistata all’ultima giornata con un organico decisamente più forte degli avversari. Ingeneroso l’esonero di Rastelli, troppi giocatori (Farias e Joao Pedro su tutti) non hanno confermato l’ottimo campionato dell’anno passato.

CHIEVO 6 – La squadra non si è disunita quando, nel girone di ritorno, ha vissuto un pesante periodo di flessione, che ha portato al cambio in panchina. Via Maran, D’Anna ha portato con sé la bacchetta magica: 9 punti in 3 partite e grosso sospiro di sollievo per aver evitato l’incubo della retrocessione. Necessario però un ricambio generazionale della rosa.

CROTONE 5,5 – Dopo due anni si torna in Serie B. A testa però altissima. Dopo l’impresa del 2017 sarebbe stato opportuno che le strade con Davide Nicola si dividessero prima. Qualcosa si era rotto e il divorzio è stato tardivo. La Calabria merita una squadra nella massima serie. A presto.

GENOA 6 – Anche in questo caso non si doveva iniziare la stagione con Juric. Ballardini, chiamato per la terza volta da Preziosi, ha raddrizzato le cose tanto da guardarsi – finalmente – la riconferma e la possibilità di guidare la squadra dall’inizio. Le stagioni del Grifone che regalava spettacolo (soprattutto a Marassi) sono però un lontano ricordo.

FIORENTNA 6,5 – Avvio complicato a causa del ‘restyling’ quasi totale dell’organico. Il malumore dei tifosi non ha aiutato. Poi il dramma della scomparsa di Astori ha dato forza e compattezza ai viola: da lì è scattato un cambio di marcia che non ha portato all’Europa, ma che ha ricompattato l’ambiente e che suona come un’ottima base per il futuro.

INTER 7 – Champions raggiunta per il rotto della cuffia. Era l’obiettivo minimo considerando che la squadra di Spalletti non disputava le coppe. Ottimo l’avvio di stagione (quasi illusorio), poi un profondo letargo che rischiava di estromettere per il settimo anno consecutivo i nerazzurri dalla maggiore competizione europea. Il 3-2 alla Lazio vale tantissimo anche per il futuro economico del club e per la permanenza dei big, Icardi su tutti.

JUVENTUS 9 – Per l’ennesima volta la festa ha sede a Torino. Campionato non dominato (merito del Napoli), ma soliti numeri impressionanti per la Vecchia Signora. Oltre allo scudetto anche la quarta Coppa Italia di fila. Resta l’amarezza per un’eliminazione immeritata dalla Champions League, da brividi il saluto finale di Buffon. Piccolo campanello d’allarme su Higuain: se dovesse vivere una fase di appannaggio come è capitato in questa stagione, manca un vero sostituto.

LAZIO 6,5 – Probabilmente ha espresso il miglior calcio in Italia. Immobile una macchina da gol, Milinkovic è cresciuto in maniera esponenziale, così come Luis Alberto, Marusic e Lucas Leiva due piacevoli sorprese. Tanti meritati elogi, ma è davvero clamoroso come sia stato tutto buttato all’aria fallendo l’ingresso in Champions e uscendo dall’Europa League nella notte infausta di Salisburgo. I verdetti lasciano l’amaro in bocca per un’annata che, nonostante la Supercoppa vinta ad agosto, poteva regalare soddisfazioni ben maggiori. Da non dimenticare però i numerosissimi torti arbitrali in Serie A, che hanno tolto ai ragazzi di Simone Inzaghi almeno una decina di punti.

MILAN 4,5 – La vera delusione. La campagna acquisti milionario della nuova proprietà cinese aveva probabilmente illuso tutti: spendere tanto non equivale a spendere bene. Quasi 70 milioni per il duo Kalinic-Andre Silva in attacco, risultato: doppio flop. Per fortuna ci si è trovati in casa Cutrone, sempre più erede di Pippo Inzaghi. L’arrivo di Gattuso al posto di Montella ha migliorato l’andazzo, ma l’impressione è che se ne debba fare ancora parecchia di strada per colmare il gap con le grandi.

NAPOLI 7,5 – Frustrante fare 91 punti e non vincere lo scudetto. Da questo punto di vista a Sarri non si può rimproverare davvero nulla. Il tecnico azzurro è al passo d’addio, consapevole che sarà quasi impossibile ripetere un’annata simile. I rimbrotti andrebbero fatti semmai alla società, che non può ritenersi ‘grande’ se mette a disposizione dell’allenatore una formazione competitiva con appena 2-3 rincalzi di qualità. Sarri è stato così ‘costretto’ a rinunciare a Coppa Italia ed Europa League, due competizioni che invece avrebbero potuto regalare prestigio e denaro al club partenopeo. A questi livelli ci vuole una rosa con almeno 20 giocatori importanti altrimenti quel “Giorno all’improvviso” non arriverà mai.

ROMA 7 – L’assistere alla vittoria degli avversari ormai è una consuetudine. Tuttavia la differenza di quest’anno è che la testa non è china, ma semmai altissima dopo un cammino entusiasmante in Champions League fino alla semifinale. In campionato l’obiettivo minimo è stato raggiunto, ma una squadra con una qualità simile non può permettersi così tanti alti e bassi. Ora sarà fondamentale non privarsi dei big (Alisson su tutti) e soprattutto spendere meglio rispetto alle ultime sessioni di mercato.

SAMPDORIA 5,5 – Un girone d’andata da vera protagonista con Quagliarella assoluto trascinatore e le vittorie contro Juve e Genoa. Poi piano piano la squadra si è sgonfiata (soprattutto in trasferta) fino all’anonimo decimo posto.

SASSUOLO 6 – Non era facile il primo anno post-Di Francesco. Probabilmente Bucchi ha sentito il peso dell’eredità pesante ed è stato sostituito da Iachini, che ha finito il campionato in crescendo allontanando i neroverdi dalla zona calda. Berardi fatica a ritrovarsi, tra i tanti giovani solo Politano sembra aver mantenuto le promesse.

SPAL 6,5 – Unica delle neopromosse a salvarsi, con il minor budget della Serie A. Grande merito al tecnico Leonardo Semplici e alla società che non ha mai pensato ad un esonero, anche nei momenti più difficili. Elogio doveroso anche per Mirko Antenucci, goleador della squadra con 11 reti.

TORINO 5,5 – Doveva essere l’anno dell’Europa e invece, come la Sampdoria, un triste nono posto. La sfortuna non ha mai abbandonato Belotti, due volte ko per infortunio al ginocchio, ma la scelta di puntare su giocatori che avevano fallito nelle grandi squadre (Ljajic e Niang) non ha pagato. Ora Mazzarri, subentrato a Mihajlovic, avrà tutto il tempo di costruirsi la rosa che desidera.

UDINESE 5 – Salvezza conquistata all’ultima giornata. L’arrivo di Oddo al posto di Delneri sembrava aver dato la giusta scossa con 5 vittorie consecutive e addirittura il sogno europeo. Poi il tunnel con 11 ko di fila e l’inevitabile terzo tecnico (Tudor) che è riuscito ad evitare il baratro. Una società che si è dedicata tanto alla costruzione dello stadio di proprietà dovrebbe garantire ai propri tifosi dei campionati con minori patemi.

VERONA 4 – Società, squadra e tecnico non all’altezza della Serie A. E poco si è fatto a gennaio per migliorare la situazione quando questa non era ancora drammatica. Si è avuta l’impressione che il club non avesse la stessa grinta dei tifosi e le prestazioni dei giocatori ne sono state lo specchio. Arrivederci Hellas.

Francesco Carci

Serie A. Dove sono i gol? La giornata degli 0-0.
Ha vinto la noia

higuainSulla carta erano in programma partite che promettevano spettacolo, Juventus-Inter su tutte, e invece ha vinto la noia. Bloccate sul pareggio anche Napoli e Roma, stasera può approfittarne la Lazio. Torna a vincere il Milan di Gattuso, esordio con sconfitta per Zenga sulla panchina del Crotone

ROMA – Da Higuain a Icardi, da Mertens a El Shaarawy senza dimenticare Mandzukic, Perisic, Callejon e Dzeko. Una serie di goleador eppure: Juventus-Inter 0-0, Chievo-Roma 0-0, Napoli-Fiorentina 0-0. La 16esima giornata di Serie A, che alla vigilia prometteva grande spettacolo, è stata una vera e propria delusione con tutte le partite di cartello terminate a porte inviolate.

Nel derby d’Italia Juventus-Inter ha vinto la paura di perdere. Un punto che sta bene soprattutto ai nerazzurri, che così hanno tenuto la Vecchia Signora a distanza di due punti ed evitato di subire il sorpasso. I bianconeri, privi di Buffon per infortunio, hanno osato meno del solito: ne è prova l’ingresso di Dybala (non al top della condizione), entrato in campo soltanto nell’ultimo quarto d’ora. Un pareggio che poteva essere una ghiotta occasione per Roma e Napoli di rubare due punti ad entrambe le concorrenti. I giallorossi invece hanno fatto il massimo, ma nella trasferta in casa del Chievo si sono trovati di fronte uno Stefano Sorrentino, portiere dei veneti, in stato di grazie che ha parato l’impossibile. Solo un punto anche per il Napoli al San Paolo contro la Fiorentina. Per gli azzurri, che stanno accusando la stanchezza dopo un avvio di stagione super, si è sentita l’assenza di Lorenzo Insigne. Sarà assolutamente necessario rinforzare la rosa nel mercato di gennaio per dare a Sarri una rosa più lunga e competitiva.

Di questi quattro pareggi può approfittarne la Lazio che stasera ospita all’Olimpico il Torino. Sarà una grande sfida tra i bomber Immobile e Belotti e tra gli allenatori amici Simone Inzaghi e Sinisa Mihajlovic. Prima vittoria per Rino Gattuso sulla panchina del Milan: i rossoneri sono tornati a vincere a San Siro dopo oltre due mesi battendo 2-1 il Bologna di Donadoni. Protagonista assoluto Giacomo Bonaventura, autore di una doppietta. In zona salvezza esordio negativo per Walter Zenga sulla panchina del Crotone: i calabresi hanno ceduto 2-1 al Sassuolo. L’Udinese ha superato 2-0 il Benevento, pareggi 2-2 tra Cagliari-Sampdoria e Spal-Verona. Genoa-Atalanta, inizialmente in programma oggi alle 19, è stata rinviata a martedì (stesso orario) per l’allerta meteo nel capoluogo ligure.

Francesco Carci

Speciale Juventus: caccia al settimo scudetto consecutivo

Massimo Allegri

Massimo Allegri

I bianconeri partono inevitabilmente favoriti anche quest’anno nonostante la partenza di Bonucci. L’attacco fa paura: oltre al trio Higuain-Dybala-Mandzukic sono arrivati Douglas Costa e Bernardeschi. E rimane il sogno Champions

ROMA – Si riparte da dove eravamo rimasti. E cioè con la Juventus ancora una volta favorita per la vittoria dello Scudetto. I bianconeri, reduci da sei trionfi consecutivi, c’è da scommettersi che avranno ancora fame. Le motivazioni non mancano: oltre a migliorare il record dei sei tricolori di fila, c’è la rabbia per la finale di Champions League persa contro il Real Madrid e la voglia di dimostrare, a chi storce il naso per la partenza di Bonucci, di poter vincere anche senza uno dei leader difensivi, passato al Milan.

ATTACCO SUPER – Come detto la Juventus parte favorita, ma con una grossa perdita in difesa. Leonardo Bonucci, vuoi per un rapporto non idilliaco con Allegri vuoi per misurarsi in una nuova realtà, ha deciso di fare le valigie. Rischiosa la scelta del club di rinforzare però una diretta concorrente, considerando che il Milan necessitava proprio di un leader carismatico in difesa. A fine mercato è stato preso il tedesco Howedes, difensore duttile e di grande esperienza: acquisto più che mai necessario vista la tenuta fisica non sempre ottimale dei vari Chiellini, Barzagli e Benatia. A centrocampo ci si aspetta molto dall’ex gioiellino del Boca Juniors, Bentancur, mentre il francese Matuidi garantirà muscoli e sostanza. Il fiore all’occhiello resta il reparto offensivo: non bastassero Higuain, Dybala e Mandzukic sono arrivati Douglas Costa, che si alternerà sulla destra con Cuadrado (bel grattacapo per Allegri), e Bernardeschi, uno dei futuri talenti del calcio italiano. Il Napoli, con il suo gioco spettacolare, fa paura, il Milan ha rivoluzionato in meglio la rosa e l’Inter sembra già rigenerata dalla cura Spalletti (i 6 punti in due gare di queste squadre lo dimostrano), senza dimenticare la Roma, ma non c’è dubbio che la Vecchia Signora resti ancora la squadra da battere.

Francesco Carci

Top & Flop. Palermo retrocesso in serie B. Milan-Inter: che crisi!

dzekoA 3 giornate dalla fine del campionato arrivano i primi verdetti: dopo il Pescara, retrocedono anche i siciliani. Rischia grosso il Crotone che comunque finirà la stagione a testa alta. Il Torino blocca sull’1-1 la Juventus (salvata nel finale da Higuain) e rimanda la festa scudetto dei bianconeri. Lazio matematicamente in Europa League, Atalanta quasi, mentre per l’ultimo posto Milan, Inter e Fiorentina sembrano fare a gara per non entrarci. Vediamo i top & flop di questa giornata.

TOP – 3. GONZALO HIGUAIN – Allegri lo lascia inizialmente in panchina nel derby della Mole per farlo rifiatare un po’, ma è costretto a mandarlo in campo quando i granata trovano il vantaggio grazie a una punizione magistrale di Ljajic. Ed è proprio il Pipita a segnare, in extremis, la rete dell’1-1 che evita ai bianconeri un amaro ko. Festa scudetto rinviata e striscia di vittorie consecutive in casa che si ferma a 33 per la Vecchia Signora, ma lo champagne resterà in fresco ancora per poco.

2. DRIES MERTENS – Festeggia i 30 anni con una doppietta nel 3-1 del Napoli al Cagliari. Per l’attaccante belga, negli anni precedenti più in panchina come vice-Insigne che titolare, sono 24 gol in campionato. Higuain chi?

1. EUGENIO LAMANNA – Finito spesso sotto accusa nelle ultime settimane, il portiere del Genoa è decisivo nel fondamentale successo dei liguri sull’Inter per 1-0 (i rossoblù avevano vinto una sola partita delle ultime 18). Il vice-Perin para infatti nel finale un rigore a Candreva, regalando una fetta importante di salvezza.

FLOP – 3. GIANLUCA LAPADULA – Il tecnico del Milan, Vincenzo Montella, gli sta concedendo fiducia (è la terza partita da titolare consecutiva), ma l’ex attaccante del Pescara non fa nemmeno il solletico alla difesa della Roma nel successo dei giallorossi per 4-1 a San Siro. Un finale di stagione ampiamente negativo per i rossoneri, che possono consolarsi con il cammino peggiore dei cugini dell’Inter e quello a rilento della Fiorentina: i punti di vantaggio su nerazzurri e viola sono 3 per l’ultimo posto disponibile in Europa League.

2. MILAN SKRINIAR – Nel pomeriggio da incubo della Sampdoria, che perde 7-3 in casa della Lazio, scegliamo il 22enne difensore slovacco, espulso dopo poco più di 10 minuti per un fallo da rigore su Keita. Skriniar, poverino, è goffamente inciampato in area, travolgendo l’attaccante avversario, ma la decisione dell’arbitro è sacrosanta. A questo punto inizia il tiro a bersaglio verso la porta blucerchiata, terminato con un punteggio impietoso.

1. ANTONIO CANDREVA – Sigilla, con un rigore da vietare ai minori, una prestazione assolutamente incolore nella sconfitta dell’Inter (la quinta nelle ultime sei gare) a Genova contro il Genoa di Juric. Incredibile come la squadra nerazzurra si sia sciolta nelle ultime settimane quando la zona Champions è diventata sempre più un miraggio. Evidentemente l’Europa League interessa relativamente. Peccato perché Pioli, quando era subentrato al posto di De Boer, sembrava l’uomo della provvidenza. Finirà invece come uno degli ormai tanti allenatori post-Mourinho a non essere riuscito a riportare l’Inter nelle zone che contano. La società dovrebbe allora iniziare a cercare altrove i colpevoli.

Francesco Carci

Tensione a San Siro.
Icardi e …
Cose che ‘Capitano’

icardiBufera in casa nerazzurra: i tifosi della Curva Nord inferociti con l’attaccante argentino per alcune frasi pesantissime scritte nella sua autobiografia. Nella sconfitta contro il Cagliari, il capitano nerazzurro sbaglia un rigore e rischia l’aggressione sotto casa da parte degli ultrà

MILANO – Clamorosa bufera in casa Inter. Protagonista, involontario ma non troppo, Mauro Icardi. Sì, proprio l’argentino di cui si è parlato moltissimo negli ultimi giorni prima per il botta e risposta a distanza con Diego Armando Maradona (l’ex Pibe de Oro lo aveva definito “traditore” per aver ‘rubato’ la moglie Wanda Nara all’ex amico Maxi Lopez, prima di ricevere la piccata risposta dell’attaccante nerazzurro che aveva tagliato corto definendo Diego “un cattivo esempio”), poi per la mancata convocazione in Nazionale dovuta, secondo i media sudamericani, al veto imposto da Leo Messi sempre per il tradimento sopracitato. Non bastasse, l’uscita dell’autobiografia di Icardi ha creato un acceso scontro con la Curva Nord dell’Inter, la parte più calda del tifo nerazzurro. Ma andiamo con ordine.

I FATTI – L’11 ottobre esce ‘Sempre Avanti’, l’autobiografia ufficiale di Mauro Icardi, pubblicata nonostante i suoi 23 anni (già questa un’anomalia, ma il peggio deve venire). Sfogliando il libro, non passa inosservato il racconto di un episodio avvenuto oltre un anno e mezzo fa, l’1 febbraio 2015, a Reggio Emilia: è appena finita Sassuolo-Inter, risultato 3-1 per gli emiliani. Dopo il fischio finale, con il fine di scusarsi per l’opaca prestazione, Icardi e altri giocatori nerazzurri si dirigono verso il settore riservato ai tifosi nerazzurri. Ma il clima è tesissimo, tant’è che all’attaccante argentino viene restituita polemicamente la maglietta che aveva regalato a un tifoso. Icardi allora perde la testa: lancia la casacca a terra e comincia a insultare gli ultrà. È necessario l’intervento di Ranocchia (all’epoca capitano) e di altri compagni per placare gli animi. Con il tempo l’episodio viene piano piano archiviato e, anzi, la stagione successiva a Icardi viene data la fascia di capitano. Eppure, nel libro, Icardi torna sull’episodio raccontando dettagli inediti. Le sue parole: “A fine gara ho regalato la maglia e i pantaloncini a un bimbo, peccato che un capo ultrà glieli abbia strappati dalle mani e me li abbia rilanciati indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. ‘Pezzo di m…, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’”. E non è tutto. Icardi rincara la dose: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. ‘Quanti sono? 50, 100, 200? Va bene, porto 100 criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo’. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce. Una settimana dopo un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. ‘Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao…’”. Apriti cielo.icardi2

LA RABBIA DELLA CURVA: “PAGLIACCIO” – La reazione della Curva Nord non si è fatta attendere: i tifosi accusano Icardi di aver completamente inventato l’episodio del bambino. Questo il comunicato: “Alziamo le mani in segno di resa. Allucinante. La prima domanda che viene da farsi è: ma perché? Perché tante fantasie, inesattezze, squallide finzioni. Follia pura. Mitomania. Fango per farsi ‘bello’, contro di noi. Icardi è bugiardo quando racconta dell’episodio di Sassuolo. Parla di bambini, s’inventa un episodio mai avvenuto per mostrarsi superiore a noi. Icardi purtroppo non sa cosa sia il rispetto. Nella sua testa, evidentemente, qualcosa gira all’incontrario. Un individuo del genere non può indossare la fascia di capitano. L’Inter non lo merita. Scritto ciò, per essere chiari, specifichiamo: Icardi con noi ha chiuso. Togliti la fascia, pagliaccio. Questo, ora si, lo pretendiamo”.

CLIMA TESO A SAN SIRO – Una polemica nata domenica mattina, a poche ore da Inter-Cagliari, in programma alle ore 15. In Curva Nord ci sono striscioni pesantissimi contro Icardi, definito ‘infame’, ‘mercenario’ e ‘merdaccia’. Inizia la partita e dalla curva piovono ancora insulti, mentre il resto di San Siro si schiera con l’argentino fischiando il settore più caldo del tifo nerazzurro. Nemmeno un premio Oscar alla sceneggiatura avrebbe immaginato però cosa sarebbe potuto succedere: al 24’ del primo tempo, sullo 0-0, rigore per l’Inter, guadagnato proprio da Icardi che si presenta sul dischetto. Tiro, fuori! E’ una giornataccia, c’è poco da fare: nonostante sia visibilmente scosso, il numero 9 resta in campo per tutti i 90’, sciupando nella ripresa un gol praticamente fatto. E qui l’errore è del tecnico De Boer che poteva e doveva sostituirlo quanto prima. A peggiorare le cose c’è che l’Inter perde clamorosamente 1-2 contro un Cagliari cinico, che lontano dalla Sardegna aveva perso 3 gare su 3 prima di domenica.

TENTATA AGGRESSIONE – Tutto finito? Macché. Agli ultrà proprio non vanno giù le parole di Icardi e allora dalla contestazione (colorita, ma tutto sommato civile) si passa al vandalismo. Un gruppo di 40 tifosi si presenta sotto casa dell’argentino esponendo lo striscione “Noi ci siamo, quando arrivano i tuoi amici argentini ci avvisi o lo fai da infame?” e tentando addirittura l’aggressione alla sua automobile. Icardi sarebbe stato salvato dal portiere del suo condominio che avrebbe tirato fuori addirittura una pistola, ma questa versione è stata smentita dalla moglie dell’argentino, Wanda Nara.

LE PAROLE DELLA SOCIETA’ – E la società? Il vice-presidente Javier Zanetti a caldo (poco prima di Inter-Cagliari) ha difeso i tifosi, dichiarando che bisogna sempre portare rispetto per il popolo nerazzurro e che sarebbero arrivati presto dei provvedimenti. A fine partita si è presentato davanti ai microfoni il direttore sportivo Piero Ausilio che ha preso tempo, assicurando di parlare con Icardi nella mattinata di lunedì per capire meglio come siano andate le cose, ammettendo però che l’argentino abbia commesso “una sciocchezza”. Cosa succederà adesso? Facile prevedere una multa salatissima per l’argentino, che rischia anche la fascia di capitano. Ma il vero quesito è se ci sono margini per ricucire uno strappo profondissimo.

IL COMMENTO – Questi sono stati i fatti avvenuti domenica, c’è abbastanza materiale per una fiction tv. Scherzi a parte, ognuno si schiererà dalla parte di chi meglio crede. Sono sotto gli occhi di tutti, però, una serie di clamorosi errori. Il primo è quello di Icardi e di chi ha curato la stesura del libro: perché tornare su quel brutto episodio di Sassuolo-Inter usando parole così pesanti nei confronti dei tifosi? Oltretutto a pochi giorni dalla fumata bianca del rinnovo del contratto, con l’argentino che recentemente ha firmato fino al 2021 dopo un’estate in cui era stato a lungo inseguito dal Napoli, che lo aveva individuato come erede di Higuain. Già il pubblico di fede interista non aveva gradito, tra luglio e agosto, i continui tweet di Wanda Nara in cui aveva lanciato messaggi d’apertura al club di De Laurentiis e alle società inglesi interessate al marito, che certamente lo zampino in quei post ce l’aveva messo eccome. Ma la firma sul contratto e le dichiarazioni (di circostanza, ovvio) d’amore per i colori nerazzurri avevano convinto gli ultrà a metterci una pietra sopra. Gravi colpe anche da parte della società: possibile che, prima della pubblicazione del libro, non sia stato controllato il testo in modo tale da evitare tutto questo polverone? Sarebbe stato più che opportuno da parte di una società così gloriosa. Ora tutto lascia presagire che verrà usato il pugno duro, ma bisognava pensarci prima. Dunque, personalmente, mi schiero con i tifosi: non con quelli che trasformano l’amarezza in atti di teppismo, ma con coloro che (da Facchetti a Mattheus, da Bergomi a Zanetti) hanno visto la fascia di capitano nerazzurra indossata da ben altri tipi di uomini.

Francesco Carci

Serie A. I Top e i Flop
del campionato.
Il weekend dei bomber

icardi6Il Napoli è da solo in testa alla classifica grazie alla vittoria 3-1 sul Bologna, Juventus e Roma cadono contro Inter e Fiorentina: il campionato sembra molto più aperto rispetto alle previsioni della vigilia. E non ci sono soste: questa settimana c’è infatti il turno infrasettimanale. Vediamo i top & flop della quarta giornata.

TOP – Al terzo posto Arkadiusz Milik. Acquistato dal Napoli subito dopo l’addio di Higuain destinazione Juventus, il centravanti polacco sta riuscendo nell’impresa teoricamente impossibile di non far rimpiangere il Pipita. E così, a suon di doppiette (ne ha realizzate già tre), l’ex Ajax sta trascinando la squadra di Sarri in Italia e in Europa: dopo i due gol in Champions League contro la Dinamo Kiev, Milik ha segnato altre due reti sabato in Napoli-Bologna dopo essere subentrato all’opaco Gabbiadini. Nel capoluogo campano Higuain è sempre più un lontano ricordo. A proposito di Napoli, al secondo posto c’è il napoletano Marco Borriello. A 34 anni suonati, l’attaccante del Cagliari corre come una gazzella e ha la freschezza di un ragazzino. Nel 3-0 dei sardi all’Atalanta ha realizzato una doppietta, salendo a 4 gol in altrettante partite. La seconda delle due reti è arrivata su una magistrale punizione: se inizia a segnare anche da calcio da fermo, rischia di arrivare molto presto a 15 gol e vincere così la scommessa fatta in estate con l’amico Bobo Vieri. Al primo posto troviamo Mauro Icardi, attualmente il vero leader dell’Inter. Contro la Juventus è stato il migliore in campo, realizzando la settima rete personale in carriera ai bianconeri e regalando l’assist decisivo a Perisic per il 2-1 finale. La novità è proprio questa: oltre a segnare raffiche di gol, l’argentino sta crescendo partita dopo partita, mettendosi sempre al servizio della squadra e meritandosi così la fascia di capitano che indossa. Biblico.

FLOP – Evviva lo spettacolo del calcio in tv. Ma lasciare di domenica pomeriggio (che resta l’orario clou per i vecchi amanti del pallone) quattro partite dalla qualità medio-bassa resta una scelta discutibile della Lega. Per carità, match come Inter-Juventus e Fiorentina-Roma meritavano, come è stato, l’orario serale anche perché c’è bisogno di un supplemento di riposo dopo i vari impegni di Europa League, ma per esempio una gara come Sampdoria-Milan (giocata venerdì sera) poteva rendere la domenica pomeriggio decisamente più frizzantina. Restiamo sulla sfida di Marassi perché al secondo posto c’è il difensore blucerchiato Skriniar: dopo il discutibile, ma sicuramente ingenuo, fallo da rigore su Dzeko in Roma-Sampdoria, il 21enne difensore polacco ha commesso una grave ingenuità nel finale della gara contro il Milan, regalando il pallone da dove poi è nato il gol decisivo di Bacca. Il tecnico ligure Giampaolo farebbe bene a valutare delle alternative. Ma ha fatto peggio Alberto Paloschi in Cagliari-Atalanta: calcio di rigore fallito e una prestazione assolutamente incolore. E pensare che una settimana fa, in Atalanta-Torino, ci furono polemiche perché, in occasione di un penalty per i lombardi, si era presentato sul dischetto il compagno Kessié, ‘scippando’ così l’incarico a Paloschi ma realizzando la rete decisiva. C’avevo visto giusto…

Francesco Carci

Serie A. La Juventus
vede lo scudetto

Gonzalo Higuaín

Gonzalo Higuaín

Serie A. Napoli, incubo bianconero: la Juventus vede lo scudetto

Gli azzurri di Sarri perdono 3-1 a Udine (e Higuain perde la testa dopo l’espulsione) e vedono scappare a +6 la Vecchia Signora. La Roma vince il derby, che costa la panchina al tecnico della Lazio, Pioli. Malissimo le milanesi: l’Inter dice addio alle speranze Champions, il Milan cade a Bergamo e va in ritiro punitivo. In coda, sconfitte per Carpi, Palermo e Frosinone.

Nell’arco delle 38 giornate di campionato, ce ne sono alcune cruciali che verranno ricordate a fine torneo. La 31esima sarà indubbiamente una di queste, perché ha certificato alcune sentenze. La prima su tutte è che la Juventus è vicinissima al quinto scudetto consecutivo: merito dell’1-0 rifilato all’Empoli sabato sera, ma soprattutto della sconfitta per 3-1 del Napoli a Udine. Per i partenopei, ora a -6 dalla Vecchia Signora a sette giornate dalla fine, da registrare anche l’espulsione di Higuain: il capocannoniere del campionato, dopo aver rimediato la seconda ammonizione, ha perso le staffe con l’arbitro Irrati e ora rischia una lunga squalifica. Dunque, un weekend da dimenticare per i campani, che ora devono difendere il secondo posto dalla rimonta della Roma.

LAZIO, ESONERATO PIOLI – I giallorossi, infatti, si sono aggiudicati il derby capitolino per 4-1. Un poker che è costato la panchina al tecnico biancoceleste, Stefano Pioli. Al suo posto è stato promosso l’allenatore della Primavera, Simone Inzaghi. Parlavamo di sentenze: la Lazio ha fallito l’occasione di riscattare, almeno in parte, una stagione molto deludente, mentre, a meno di un clamoroso harakiri, la Roma si è guadagnata la quasi certezza di arrivare tra i primi tre posti in classifica. Anche perché le inseguitrici camminano invece di correre: la Fiorentina si è fatta fermare 1-1 in casa dalla Sampdoria dell’ex Montella. Per i viola la vittoria manca da cinque gare. E peggio ha fatto l’Inter.

MILANO, WEEKEND DA INCUBO – Altra sentenza: l’Inter ha fallito il proprio obiettivo stagionale. I nerazzurri sono stati sconfitti in rimonta 1-2 a San Siro dal Torino, dimostrando ancora una volta una pessima gestione del vantaggio e troppo nervosismo (espulsi Miranda e Nagatomo). Mancini a fine gara se l’è presa con l’arbitro ma, seppur non mostrava un gioco spettacolare, pesa l’involuzione della squadra rispetto alla prima fase del campionato. Non a caso, alla sosta natalizia, l’Inter era in testa mentre ora si ritrova al quinto posto, a -8 dalla Roma. I cugini del Milan non se la passano meglio: i rossoneri hanno perso 2-1 a Bergamo contro l’Atalanta e l’ennesima prestazione sottotono ha fatto scattare la decisione del ritiro punitivo.

SALVEZZA, PERDONO TUTTE – Di tutti questi risultati negativi ne ha approfittato il Sassuolo, che nell’anticipo delle 18 del sabato si è aggiudicato per 3-1 il derby emiliano contro il Carpi. A sette giornate dalla fine, i ragazzi di Di Francesco coltivano ancora il sogno di raggiungere l’Europa. Non cambia nulla in coda alla classifica dove Palermo e Frosinone perdono in trasferta rispettivamente 3-1 contro il Chievo e 4-0 contro il Genoa (da segnalare la tripletta di Suso). Stasera il posticipo tra Bologna e Verona.

LA CLASSIFICA – Questa la classifica dopo la 31esima giornata

  1. Juventus 73
  2. Napoli 67
  3. Roma 63
  4. Fiorentina 56
  5. Inter 55
  6. Milan 49
  7. Sassuolo 48
  8. Lazio 42
  9. Chievo 41
  10. Genoa 37
  11. Atalanta 36
  12. Bologna* 36
  13. Empoli 36
  14. Torino 36
  15. Udinese 34
  16. Sampdoria 33
  17. Carpi 28
  18. Palermo 28
  19. Frosinone 27
  20. Verona 19*

      *una partita in meno

Francesco Carci

Serie A: Inter, un poker
per il primato

È sempre lotta aperta nel campionato italiano. Tutto facile per i nerazzurri che hanno battuto 4-0 il Frosinone allungando così in classifica sulla Fiorentina, bloccata 2-2 nel derby toscano dall’Empoli. Il Napoli è passato a Verona, Roma fermata a Bologna dall’ex Destro. E attenzione: sta tornando la Juventus.

LUCI A SAN SIRO – Dunque la Serie A ha una nuova capolista solitaria: è l’Inter di Mancini, che ha rispettato il pronostico battendo 4-0 nel posticipo di domenica sera il Frosinone a San Siro. Icardi ha festeggiato le 100 presenze nel nostro campionato segnando il secondo dei quattro gol. I nerazzurri ora hanno 30 punti, due in più della Fiorentina, bloccata 2-2 nel derby toscano contro l’Empoli. Dopo la gara il tecnico viola Paulo Sousa ha fatto ‘mea culpa’ per le scelte di formazione: sotto 0-2, infatti, è stato determinante l’ingresso del centravanti croato Kalinic, inizialmente in panchina, che ha siglato la rimonta solo parziale. Toscani agganciati dal Napoli, che ha vinto 2-0 al Bentegodi contro il Verona: in gol la solita coppia Insigne-Higuain. Frena anche la Roma, che ha pareggiato 2-2 a Bologna: gioia particolare per l’ex Mattia Destro, autore del gol del pari su rigore e protagonista di un’esultanza tutt’altro che contenuta.

STA TORNANDO LA JUVENTUS – Il treno delle prime deve comunque fare i conti con la Juventus, che ha vinto la terza partita consecutiva grazie all’1-0 sul Milan firmato Dybala. Si è fermato invece il Sassuolo, battuto allo scadere 2-1 dal Genoa a Marassi: decisiva una spizzata di testa dell’ex Pavoletti.

Emmanuel Badu

Emmanuel Badu

Negativo l’esordio di Montella sulla panchina della Sampdoria: i doriani hanno perso 1-0 a Udine, puniti dal bel gol di Badu. Dopo due mesi è tornato a vincere il Chievo grazie al 2-1 in casa del Carpi, fanalino di coda insieme al Verona. Torino corsaro a Bergamo: il gol di Bovo ha steso l’Atalanta. Infine la Lazio continua nel suo momento negativo: contro il Palermo del neo allenatore Ballardini (ex del match) finisce soltanto 1-1, risultato indigesto al presidente Lotito che ha spedito i biancocelesti in ritiro.

LA CLASSIFICA – Questa la classifica dopo la 13esima giornata

Inter 30
Napoli 28
Fiorentina 28
Roma 27
Sassuolo 22
Juventus 21
Milan 20
Lazio 19
Torino 19
Atalanta 19
Chievo 16
Sampdoria 16
Genoa 16
Palermo 15
Udinese 15
Empoli 15
Bologna 13
Frosinone 11
Verona 6
Carpi 6

Francesco Carci