Boom dei licenziamenti disciplinari. In 11 mesi salgono del +27%

Da 48 a 36 Direzioni generali

INPS: AL VIA RIORGANIZZAZIONE BOERI

Al via la riorganizzazione dell’Inps: il presidente Tito Boeri ha recentemente firmato, infatti, le determinazioni di conferimento degli incarichi dirigenziali di livello generale, proposti dal neo direttore generale Gabriella Di Michele che completa così il primo tassello del piano di ristrutturazione dell’Ente con la riduzione da 48 a 36 delle direzioni generali di cui 22 a livello regionale e la creazione di tre nuove dirigenze territoriali, a Roma, a Napoli e a Milano. Tra le direzioni principali Boeri, ha chiamato alle Pensioni Luca Sabatini mentre Maria Sandra Petrotta è stata nominata alla Direzione generale Entrate e recupero crediti, che ingloba anche l’ex direzione generale di Vigilanza guidata a in precedenza da Fabio Vitale ora spostato alla direzione regionale del Lazio. Alle Risorse umane è stato nominato Giovanni di Monde che prende il posto di Sergio Saltalamacchia ora direttore regionale per la Sicilia; agli Ammortizzatori sociali Maria Grazia Sampietro, alla non autosufficienza Rocco Lauria e ai Servizi agli utenti sul Territorio, Antonio Pone. Antonello Crudo, in precedenza alla guida della direzione Pensioni si occuperà Amministrazione finanziaria e servizi fiscali, mentre Vincenzo Damato che ha svolto le funzioni di direttore generale dopo le dimissioni di Cioffi guiderà la direzione Organizzazione e sistemi informativi. Alla direzione Appalti e acquisti è stato nominato Vincenzo Caridi, mentre alla Pianificazione e controllo Giulio Blandamura. Sciolto anche il nodo della direzione Relazioni esterne alla quale Boeri ha chiamato Giuseppe Conte. Nelle direzioni territoriali per le aree metropolitane di Roma, Napoli e Milano, rispettivamente Rosanna Casella, Roberto Bafundi e Gregorio Tito. Il provvedimento firmato da Boeri ha anche previsto una serie di incarichi temporanei di consulenza, studio e ricerche: Enrico Patiti alla separazione Previdenza e Assistenza; Alberto Scuderi all’Antifrode; al Contenzioso medico-strutture sociali Fabrizio Ottavi; all’Internazionalizzazione Antonio De Luca e alla Rottamazione delle cartelle, Maurizio Manente. I dirigenti inizieranno a ricoprire i nuovi incarichi a partire dal 1 febbraio. Subito dopo sono partiti gli interpelli per gli incarichi dirigenziali di seconda fascia. Gregorio Tito è stato nominato per l’area metropolitana di Milano, Rosanna Casella Roma e Roberto Bafundi Napoli. Nominati anche i direttori regionali: Giuliano Quattrone (Lombardia), Giuseppe Baldino (Piemonte), Maurizio Pizzicaroli (Veneto), Stefano Quaranta (Friuli Venezia Giulia), Paolo Sardi (Liguria), Michele Salomone (Emilia Romagna), Marco Ghersevich (Toscana), Alessandro Tombolini (Marche), Sonia Lucignani (Umbria), Fabio Vitale (Lazio), Valeria Vittimberga (Abruzzo), Elio Rivezzi (Molise), Giuseppe Greco (Campania), Maria Sciarrino (Puglia), Maria Giovanna De Vivo (Basilicata), Diego De Felice (Calabria), Sergio Saltalamacchia (Sicilia), Cristina Deidda (Sardegna).

Inail

ASSICURAZIONE ESTESA ALL’ISTITUTO DELLA MESSA ALLA PROVA

La copertura assicurativa dell’Inail spetta anche alle persone ammesse all’istituto della messa alla prova, la misura alternativa al processo introdotta con la legge n. 67 del 2014 per i reati considerati di minor allarme sociale e puniti con una pena non superiore ai quattro anni, che si inserisce nel quadro dell’evoluzione della funzione rieducativa della pena attraverso lo svolgimento da parte degli imputati di lavori di pubblica utilità non retribuiti presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le aziende sanitarie, gli enti e le organizzazioni di assistenza sociale o di volontariato.

L’estensione riguarda anche i condannati per reati di lieve entità. A stabilirlo è l’ultima legge di Bilancio, che ha esteso la tutela prevista originariamente per i beneficiari di forme di sostegno al reddito, i detenuti e gli internati, e i migranti richiedenti asilo impegnati in progetti di utilità sociale, anche agli imputati in stato di sospensione del processo e messi alla prova, ai condannati per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, e ai tossicodipendenti che hanno ricevuto condanne di lieve entità per reati legati a sostanze stupefacenti o psicotrope, ai quali i giudici possono applicare, in alternativa alle pene detentive e pecuniarie, la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità.

A breve le istruzioni operative per la gestione corretta dei nuovi casi. Per permettere l’estensione della copertura assicurativa a questi nuovi soggetti, il fondo istituito in via sperimentale presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con il decreto legge n. 90 del 2014 convertito nella legge 114 del 2014 – con una dotazione annuale di 5 milioni di euro finalizzata a reintegrare l’Inail dei costi legati agli obblighi assicurativi contro le malattie e gli infortuni delle persone coinvolte – è stato incrementato per il 2017 con altri tre milioni di euro. A breve l’Istituto diramerà le istruzioni operative per la corretta gestione della copertura assicurativa di queste tipologie di lavoratori.

Cisal

SERVE VERIFICA NUMERO ISCRITTI  SINDACATI

“Sommando il numero degli associati, si scopre che in Italia ci sono più iscritti al sindacato che italiani”. Così il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro, ha posto, si legge in una nota, “all’attenzione del governo il problema della rappresentanza e della rappresentatività chiedendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali una seria verifica del numero degli iscritti e, soprattutto, delle sedi territoriali delle organizzazioni sindacali nel nostro Paese”. Chiudendo i lavori del Consiglio nazionale del sindacato Cavallaro ha, infatti, denunciato “il bluff delle sedi sindacali dichiarate al ministero, ma con indirizzi spesso coincidenti con la residenza dei propri dirigenti”. “Se non si cambia registro – ha tuonato provocatoriamente il segretario generale della Cisal – l’anno prossimo dichiarerò 8 milioni di iscritti: tanto nessuno controlla e vince chi la spara più grossa”. Al Consiglio nazionale della Confederazione italiana sindacati autonomi lavoratori, riunito per tre giorni a Salerno, Cavallaro ha, difatti, detto chiaro e tondo che la nuova sfida della Cisal, “quella per l’affermazione delle ‘libertà responsabili’, impone un sindacato serio, trasparente, competente e, appunto, responsabile: un sindacato al servizio dei lavoratori stanchi delle finte tutele perché, più che mai, bisognosi di difensori dei diritti e degli interessi di chi crede fermamente nell’insostituibile ricchezza del ‘capitale’ lavoro”. Francesco Cavallaro ha ammonito, senza peli sulla lingua, che “nella Cisal non c’è spazio né per chi considera il sindacato un orticello personale, né per chi non ha interesse a formarsi o aggiornarsi sul nuovo modo di fare sindacato che, invece, la rivoluzione in atto nel mondo del lavoro impone”. Non a caso di recente, al Grand Hotel Salerno, per due giorni si è parlato di Jobs Act, grazie a un seminario di approfondimento tecnico, inserito nell’ampia offerta formativa sulla quale la Cisal sta investendo per assicurarsi dirigenti in grado di assistere senza incertezza alcuna i lavoratori. ‘Ripartire dal territorio’ è stata, infatti, la parola d’ordine più volte ribadita da Cavallaro durante i lavori, specie quando ha annunciato che, nei prossimi mesi, sarà avviato un serrato confronto con le federazioni nazionali per mettere a punto le linee guida organizzative del sindacato. Approvati all’unanimità i bilanci consuntivo e preventivo, “all’insegna della prudenza e dell’equilibrio”, che premiano la Cisal al termine di un anno faticoso, ma caratterizzato da ottimi risultati che verranno consolidati alla fine del 2017. Particolare attenzione Cavallaro ha voluto dedicare al settore del pubblico impiego “nel quale -ha evidenziato- non bisogna difendere i fannulloni, che vanno invece emarginati, ma neppure commettere l’errore di far passare il falso messaggio che nella pubblica amministrazione nessuno lavora”. Durissimo invece è stato il giudizio espresso da Cavallaro sull'”accordo truffa firmato da Cgil, Cisl, Uil e, a ruota, dalla Confsal, che la Cisal ha contestato, sin dalla vigilia, perché finalizzato solo a sponsorizzare il referendum costituzionale: “I fatti – ha osservato Cavallaro – ci hanno dato ragione perché adesso torneremo ai tavoli dell’Aran per riaffrontare il discorso di rappresentanza e rappresentatività”. Sindacato è anche e soprattutto solidarietà e a Salerno Cavallaro ha ricordato e rilanciato la raccolta di fondi promossa dalla Cisal a favore dei terremotati del Centro Italia. “Il cuore grande dei lavoratori – ha concluso Cavallaro – è l’unica certezza di questo nostro Paese abbandonato alla confusione più totale, alla disoccupazione galoppante (che rischia di esplodere alla fine del 2017 quando le imprese tenteranno di sbarazzarsi dei dipendenti assunti con gli sgravi contributivi), al debito pubblico che cresce nonostante la sindrome di tagliare indiscriminatamente tutto. Anche la dignità dei lavoratori che, invece, la Cisal continuerà a difendere mettendo in campo la forza e il cuore che animano un vero sindacato”.

In 11 mesi +27%

BOOM DEI LICENZIAMENTI DISCIPLINARI

I licenziamenti complessivi nei primi 11 mesi del 2016 sono stati 561.862 in crescita del 4% rispetto ai 539.933 dello stesso periodo del 2015 mentre registrano un boom i licenziamenti disciplinari passati da 53.056 a 67.374 (+27%). Così l’Osservatorio sul precariato dell’Inps ma non è evidente ancora il collegamento con l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Le dimissioni nello stesso periodo sono passate da 835.754 a 722.370 (-13,5%) probabilmente anche a causa delle dimissioni online.

Carlo Pareto

Riforma pensioni. Al via la “Fase 2” della trattativa

sindacati-poletti-535x300Governo e sindacati tornano a incontrarsi oggi per parlare di riforma delle pensioni. L’esecutivo ha di fatto risposto ai solleciti arrivati dalle organizzazioni sindacali all’inizio dell’anno, decidendo quindi di dare seguito al tavolo aperto alla fine del 2016 sulla previdenza.
Un tavolo che aveva indicato proprio la necessità di tornare a discutere di altri temi, raccolti sotto la cornice della cosiddetta “fase due”. Tuttavia pare che i sindacati vogliano parlare anche degli interventi approvati con la Legge di stabilità a fine 2016.
Infatti, nonostante il passare delle settimane, ancora non sono stati emanati i decreti attuativi relativi all’Ape, che, secondo anche quanto ha dichiarato recentemente Giuliano Poletti, dovrà partire il 1° maggio. Difficile che si possano apportare dei cambiamenti alle platee interessate, soprattutto all’Ape social, come vorrebbe in particolare la Cgil. Tuttavia si potrebbe avere una tempistica più precisa proprio in merito ai decreti necessari a far partire l’Anticipo pensionistico. Può darsi che in questo senso il Governo aggiorni i sindacati sulle trattativa aperte con banche e assicurazioni per stipulare le necessarie convenzioni per dar vita ai prestiti bancari che stanno dietro all’Ape.

La Fase 2 della riforma pensioni 2017 dovrà portare, entro il prossimo anno, a nuove regole relative a calcolo e requisiti per la pensione. Per i sindacati la seconda fase della riforma, oltre alle novità sulla pensione anticipata, dovrà concentrarsi sulla defiscalizzazione e il rafforzamento della previdenza integrativa, nuove regole di riforma del sistema contributivo e l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui.
L’APE, consentirà dal 1° maggio 2017 ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi (tranne i liberi professionisti iscritti nelle rispettive casse professionali) di chiedere un prestito pensionistico erogato dall’Inps, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. L’APE partirà in via sperimentale e durerà 2 anni, fino al 31 dicembre 2018.
Tra i rischi dell’Ape quello di essere legate a un prestito bancario, e che con il passare dei mesi l’Anticipo pensionistico potrebbe diventare più oneroso, dato che i tassi di interesse, complice l’inflazione in aumento, potrebbero crescere. Quindi la decurtazione che si subirebbe sull’assegno pensionistico diventerebbe più importante. Anche se sono al via accordi quadro con Abi e Ania, e dalla convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati. Mentre per quanto riguarda quota 41 e precoci, la legge di Stabilità, ha stabilito che i precoci possono uscire con 41 anni di contribuzione versata, se 12 mesi di questi contributi sono stati versati prime del compimento del diciannovesimo anno di età e solo se rientrano nella categoria di lavori considerati usuranti e gravosi. Tra i tanti punti da chiarire ci sono però anche il nuovo cumulo dei periodi assicurativi e le mansioni usuranti.

Eppure tra gli interessi su questa discussione l’attesa maggiore è per la nuova pensione contributiva di garanzia pensata per i giovani con carriere discontinue che, con il metodo di calcolo contributivo, verrebbero notevolmente penalizzati. Una serie di ipotesi di intervento per la previdenza dei giovani, i quali entrando tardi nel mondo del lavoro e avendo carriere discontinue, rischiano in futuro di trovarsi con assegni molto bassi. Inoltre, si potrebbe già parlare anche di un nuovo sistema di rivalutazione delle pensioni, che potrebbe già scattare l’anno prossimo.

Anche il presidente Inps, Tito Boeri, è tornato ad affrontare il tema delicato delle pensioni dei giovani lavoratori. Alla vigilia del confronto governo-sindacati sulle pensioni in un’intervista concessa a Presadiretta, Boeri spiega che gli incentivi non devono essere generalizzati ma “è importante concentrare gli sgravi contributivi soprattutto al di sotto dei 35 anni di età o comunque sulle fasce che devono entrare in quel momento nel mercato del lavoro”. E sulla disoccupazione giovanile ha aggiunto che “bisogna aiutare i giovani a entrare maggiormente nel mercato del lavoro”. Ma questo non è l’unico problema del sistema paese: “Abbiamo un problema di debito che graverà sulle generazioni future e quando si pensa davvero ai giovani bisogna pensare a questo problema”, ha spiegato il numero uno dell’Inps. I giovani hanno questo fardello che pesa sulle loro spalle e che “si è creato perché in passato sono stati concessi trattamenti pensionistici troppo vantaggiosi ad alcune persone per finalità prettamente elettorali – ha sottolineato Boeri -. Mi riferisco non soltanto all’annosa questione dei vitalizi dei politici che andrebbe affrontata una volta per tutte, ma anche a tanti altri privilegi che sono stati concessi”.
Il Movimento cinque stelle però proprio sui vitalizi è tornato ad attaccare il Governo. Secondo i pentastellati, infatti, occorre andare a votare al più presto, che non avverrà comunque prima di settembre, quando scatterà la soglia necessaria ai parlamentari di prima nomina per aver diritto al vitalizio.

Inps, arriva il nuovo Casellario dell’assistenza. Statali, stipendi a doppia velocità

Inps
IL CASELLARIO DELL’ASSISTENZA

Il Casellario dell’assistenza è l’anagrafe generale istituita presso l’Inps delle posizioni assistenziali, e delle relative prestazioni, condivisa tra tutte le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti locali, le organizzazioni non profit e gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie che forniscono obbligatoriamente i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva per la migliore gestione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse. Si tratta in buona sostanza di monitorare tutte quelle “prestazioni sociali non destinate alla generalità dei soggetti, ma limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura economica, ovvero prestazioni sociali non limitate dal possesso di tali requisiti, ma comunque collegate nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche, fermo restando il diritto ad usufruire delle prestazioni e dei servizi assicurati a tutti dalla Costituzione e dalle altre disposizioni vigenti” .
Il 25 marzo 2015 è entrato in vigore il decreto interministeriale n. 206/2014 che contiene le modalità attuative del Casellario dell’assistenza: una Banca dati per la raccolta delle informazioni e dei dati relativi alle prestazioni sociali corrisposte da tutti gli enti centrali dello Stato, gli enti locali, gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.
In altre parole, il Casellario dell’Assistenza è un nuovo servizio dedicato prevalentemente agli enti locali e altri enti pubblici, erogatori di prestazioni sociali, per alimentare e consultare l’archivio amministrativo, gestito dall’Inps, mediante la raccolta, conservazione e gestione dei dati relativi ai beneficiari di prestazioni sociali.
Con l’acquisizione di informazioni complete sarà infatti possibile programmare gli interventi sociali in maniera più rispondente ai bisogni concreti dei cittadini, valutare la spesa sociale a livello locale e nazionale, ottenendo al contempo risparmi e una migliore gestione della spesa pubblica, nonché effettuare analisi mirate e controlli sulla legittimità delle prestazioni erogate.
Gli Enti interessati e coinvolti nell’operazione sono difatti espressamente tenuti a trasmettere telematicamente all’Inps i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva volta a perfezionare la migliore amministrazione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse.
La prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate (Psa), condizionate all’Isee, già disciplinata dal decreto ministeriale 8 marzo 2013, integralmente recepito dal sopra citato decreto interministeriale 206/2014, è stata avviata con il decreto direttoriale n. 8 del 10 aprile 2015. Mentre ottenuto il parere favorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Agenzia delle entrate e del Garante per la protezione dei dati personali, l’Inps ha formalmente adottato il decreto direttoriale n. 103 del 15 settembre 2016, che ha dato operativamente avvio alle altre due Banche dati che compongono il Casellario:
la Banca dati delle prestazioni sociali (Ps) e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali (Vm). Quest’ultima Banca dati è articolata a sua volta in tre sezioni corrispondenti a tre distinte aree di utenza:
infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba); disabilità e non autosufficienza (Sina); povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (Sip). Tale modulo sarà oggetto di apposita sperimentazione.
Da qualche mese è disponibile nel portale Inps il nuovo applicativo “Casellario dell’assistenza”, che dovrà raccogliere tutte le informazioni relative alle prestazioni assistenziali erogate ai cittadini. Il Casellario è accessibile con le necessarie abilitazioni seguendo il percorso Servizi online > Accedi ai servizi > Elenco di tutti i servizi > Casellario dell’assistenza. Le modalità di ammissione al Casellario dell’assistenza sono le stesse già previste per la Banca dati Psa e cioè:
attraverso il sito internet dell’Inps, dai Servizi on line, con Pin (gli enti abilitati alla Bdpsa potranno entrare nel Casellario dell’Assistenza con lo stesso Pin);
oppure in cooperazione applicativa, mediante una porta di dominio, secondo le specifiche tecniche pubblicate nella pagina internet del Casellario dell’assistenza.
Per approfondire le modalità di gestione dei flussi di informazioni e le regole tecniche di sicurezza per la trasmissione e la fruibilità delle informazioni giova opportunamente segnalare la sezione del sito internet dedicata espressamente al Casellario dell’assistenza: www.inps.it > Dati e Analisi > Casellario dell’assistenza.
All’interno della predetta sezione sono disponibili anche i contatti dei referenti centrali e regionali ai quali rivolgersi per eventuali ulteriori informazioni al riguardo.

Nuova funzionalità in ambito ISEE
SIMULATORE ISEE ORDINARIO SUL SITO INTERNET DELL’INPS

L’Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente. L’attestazione contenente l’indicatore Isee consente ai cittadini di accedere, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità. L’Isee è ricavato dal rapporto tra l’indicatore della situazione economica (Ise= valore assoluto dato dalla somma dei redditi e del 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari dei componenti il nucleo familiare) e il parametro desunto dalla Scala di Equivalenza commisurata alle apposite, corrispondenti maggiorazioni previste.
L’attestazione può essere richiesta da qualunque componente del nucleo familiare all’Inps, mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti.
È stato da poco rilasciato sul sito dell’Inps un nuovo applicativo che consente il calcolo simulato dell’Isee ordinario. Lo strumento è stato elaborato per rispondere alle esigenze espresse da cittadini e soggetti istituzionali, a vario titolo interessati all’uso dell’Isee come parametro di misurazione della situazione economica delle famiglie. Questa procedura offre la possibilità al cittadino di avere, in tempo reale, un indicatore che simula il valore Isee in assenza della presentazione della Dsu. Il nuovo applicativo fornisce uno strumento di guida ed orientamento che permette all’utente di comprendere la situazione economica del proprio nucleo familiare, al fine di valutare in anticipo il potenziale accesso alle prestazioni sociali agevolate. Per poter accedere alla nuova funzionalità di simulazione del calcolo dell’Isee ordinario basta collegarsi al sito dell’Istituto seguendo il seguente percorso: Servizi online>Accedi ai servizi>Elenco di tutti i Servizi>Isee post-riforma 2015. L’applicativo è raggiungibile anche tramite link diretto presente nella home page. Per utilizzare il simulatore non è necessario disporre di un Pin. Il valore calcolato all’esito della simulazione non sostituisce il valore ufficiale che si ricava unicamente dall’attestazione Isee rilasciata a seguito di presentazione della Dsu. infatti mentre il simulatore si basa esclusivamente sulle informazioni anche aggregate di reddito e patrimonio inserite dall’utente negli appositi campi, l’attestazione Isee è calcolata sui dati di reddito e patrimonio verificati dall’Inps e dall’Agenzia dell’Entrate.

Statali
STIPENDI A DOPPIA VELOCITÀ

Stipendi sotto la media, con aumenti sotto la media. È la triste storia dei dipendenti pubblici che lavorano nel comparto della scuola, che nel 2015 chiudono la classifica delle retribuzioni degli statali con 28.343 euro, raggiunti grazie a un ‘magro’ aumento dell’11,8% rispetto al 2005. Ben poca cosa rispetto ai colleghi che lavorano alla presidenza del Consiglio dei ministri, che hanno visto lievitare gli assegni del 45%. Anche il personale diplomatico può festeggiare un incremento del 37%. I dati sono contenuti nelle tabelle della Ragioneria generale dello Stato, che effettua le rilevazioni sul conto annuale del pubblico impiego, del 2005-2015, elaborati dall’Adnkronos. In confronto alle due categorie che hanno beneficiato degli aumenti più sostanziosi quello dei magistrati, che si devono accontentare di un +28,4%, potrebbe far pensare che per il comparto le cose non sono andate altrettanto bene. Ma una volta visto il totale si cambierà subito idea: con una retribuzione di 138.481 euro nel 2015, le toghe hanno un reddito quattro volte superiore rispetto al comparto scuola, raggiunto grazie a un incremento di 30.615 euro rispetto al 2005. Al secondo posto i diplomatici, che con 25.156 euro di aumento nel decennio sono arrivati a 93.183 euro. Al top trovano posto anche i dipendenti pubblici impegnati nella carriera prefettizia, che raggiungono quota 94.117 euro (+22,3% e +17.148 euro). Quasi stesso aumento per i dipendenti della presidenza del Consiglio, che partivano da numeri molto più modesti e, di conseguenza, arrivano ‘solo’ a 57.612 euro. Per comprendere meglio le differenze tra le diverse categorie del pubblico impiego può essere utile riportare la retribuzione media del totale dei comparti: nel 2015 è arrivata a 34.146 euro, con un incremento del 14,8% rispetto al 2005. L’aumento più modesto, in termini percentuali, è quello registrato nel comparto dell’università, dove grazie a una crescita dell’8% la retribuzione complessiva è arrivata a 43.085 euro. Incrementi sotto la media anche per le forze armate, che registrano un +11,6% raggiungendo quota 39.764 euro, e per i dipendenti degli enti territoriali e locali, con un +13,3%. La retribuzione degli impiegati in regioni e comuni risulta essere la penultima nella classifica generale, con 29.057 euro. Tornando al comparto ‘povero’, quello della scuola, bisogna sottolineare che al suo interno si rilevano forti differenze tra i dirigenti, che nel 2015 percepiscono una retribuzione di 58.174 euro, e gli insegnanti, che arrivano a quota 29.842 euro (gli incrementi sono stati rispettivamente del 6,3% e dell’11,6%). Lo stipendio medio dei docenti, dal 2005 al 2015, è aumentato poco più di 200 euro; dividendo ulteriormente la cifra in 10 anni si ottiene un incremento di 20 euro.

Carlo Pareto

Pensioni. Come funziona l’Opzione Donna.
Lavoro: il dipendente può essere pedinato

Previdenza

L’OPZIONE DONNA NEL 2017

Cos’è

È un beneficio che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2008 in poi. E’ un regime sperimentale in quanto previsto solo per chi ha maturato i requisiti nel periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2015.

A chi si rivolge

Alle lavoratrici dipendenti e autonome in possesso di:

  • anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano altrimenti maturato il diritto a pensione di anzianità. La lavoratrice che ha già maturato i requisiti per la pensione di anzianità previsti dalla c.d. Riforma Maroni (legge n. 243 del 2004) consegue il diritto alla pensione secondo questa normativa e non come opzione donna.
  • anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo.

Requisiti per accedervi

Per avere diritto alla pensione di anzianità con l’opzione donna le lavoratrici devono possedere, entro il 31 dicembre 2015:

  • un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni (per le gestioni esclusive dell’Ago 34 anni, 11 mesi e 16 giorni)
  • un’età anagrafica di 57 anni, se dipendenti, e di 58, se autonome. Dal 1.1.2013, con gli adeguamenti alla speranza di vita cui all’articolo 12 della legge n. 122 del 2010, il requisito di accesso è divenuto di 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti e 58 anni e 3 mesi per quelle autonome.

La facoltà è stata estesa retroattivamente anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano compiuto 57 anni, se dipendenti, e 58 anni, se autonome ma che a tale data non erano in possesso degli ulteriori tre mesi richiesti per effetto degli incrementi alla speranza di vita applicati dal 1.1.2013.

Condizioni postulate

La lavoratrice deve accettare che la pensione venga liquidata interamente con il calcolo contributivo.

Al momento della decorrenza del trattamento, inoltre, l’interessata deve cessare l’attività di lavoro dipendente.

Decorrenza

La pensione di anzianità, nel caso di opzione donna, viene corrisposta alla lavoratrice decorsi 12 mesi, se lavoratrice dipendente, (18 mesi, se autonoma) dalla data di maturazione dei requisiti previsti4. Le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 (ultimo trimestre del 1957, se autonome) devono attendere ulteriori 4 mesi relativi agli incrementi della speranza di vita del 2016.

4 La decorrenza della pensione è cioè differita rispetto alla maturazione dei requisiti (c.d. ‘finestre mobili’) secondo quanto previsto dall’articolo 12 della Legge 30 luglio 2010, n. 122; tale differimento è stato abolito, per la generalità delle pensioni, dal 1 ° gennaio 2012 (Legge 22 dicembre 2011, n. 214

Domanda

La domanda deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – accedendo ai servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin o Spid attraverso il portale dell’Istituto
  • telefono – contattando il contact center integrato, al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
  • patronati e tutti gli intermediari dell’Istituto – usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

 

Lavoro

IL DIPENDENTE PUÒ ESSERE PEDINATO: ECCO QUANDO

Il datore di lavoro che sospetta di eventuali abusi riguardanti la legge 104 può assoldare un investigatore o effettuare controlli a mezzo di agenzie, per verificare se i permessi siano utilizzati per scopi diversi da quelli previsti dalla legge. Nel caso in cui dalle indagini emerga la fondatezza dell’abuso, ossia che il lavoratore sta utilizzando il permesso per attività diverse da quelle consentite, (come l’assistenza al parente disabile), le prove raccolte possono essere utilizzate a fondamento del licenziamento per giusta causa. A tal proposito, ricorda “Studio Cataldi”, la giurisprudenza ha evidenziato come l’utilizzo improprio dei permessi 104 (ad esempio per soddisfare interessi personali anziché assistere il parente disabile) rappresenti un abuso idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nonché un comportamento che viola i doveri imposti dalla convivenza sociale e che costringe l’intera collettività a sopportarne l’indebito costo, dunque rilevante in ambito penale. La giurisprudenza si è più volte pronunciata sulla legittimità di una simile pratica (ossia assoldare un detective), stante quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori sul divieto di “spiare i dipendenti”. Sul punto, la Corte di Cassazione ha ribadito che non viola lo Statuto dei lavoratori il datore di lavoro che si serve di un investigatore per accertare l’abuso dei permessi ex lege 104/92, considerando dunque legittimo il controllo finalizzato ad accertare l’uso improprio dei permessi, suscettibile di rilevanza anche penale. Nella recente sentenza n. 9749/2016, la sezione lavoro ha dato continuità all’insegnamento che ha considerato legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex. L. n. 104 del 1992, art. 33, suscettibile di rilevanza anche penale, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro, e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa. Difatti, rammenta la Corte, le agenzie investigative per operare lecitamente non devono sconfinare nella vigilanza dell’attività lavorativa vera e propria, riservata, dall’art. 3 dello Statuto, direttamente al datore di lavoro e ai suoi collaboratori, restando giustificato l’intervento in questione non solo per l’avvenuta perpetrazione di illeciti e l’esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti siano in corso di esecuzione. Con la pronuncia richiamata, la Cassazione ha dato seguito a quanto affermato in precedenza dalla sentenza n. 4984/2014, in cui gli Ermellini, sempre interrogati sulla liceità o meno dei controlli effettuati a mezzo di investigatori privati, hanno rammentato che le disposizioni che delimitano la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi (e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale e di vigilanza dell’attività lavorativa), non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti diversi dalla guardie particolari giurate (quale, nella specie, un’agenzia investigativa) per la tutela del patrimonio aziendale. Nel caso considerato, il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex art. 33 L. 104/92 (suscettibile di rilevanza anche penale) non ha riguardato l’adempimento della prestazione lavorativa, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

 

Piccioni (Inps)

SPESA PREVIDENZIALE TRA COSTI INDIRETTI MALATTIE CUORE

“I costi indiretti delle malattie cardiovascolari per il Sistema sanitario nazionale, in Italia, non comprendono solo la produttività, ma anche le spese sostenute dal sistema previdenziale che è responsabile di fornire prestazioni assistenziali e previdenziali a tutte le persone affette da patologie e che eroga pensioni di inabilità ed assegni di invalidità”. A dirlo è stato Massimo Piccioni, coordinatore generale Medico Legale dell’Inps Roma, intervenendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il recente incontro ‘Insieme al mondo del lavoro per ridurre la mortalità delle malattie cardiovascolari’, promosso dalla Fondazione Italiana per il Cuore. “Le malattie del sistema cardiocircolatorio – ha ricordato – sono, infatti, al secondo posto tra le cause di invalidità previdenziale, dopo le malattie oncologiche. Sul versante assistenziale, che riguarda invece i cittadini di tutte le età e non solo in età lavorativa, le malattie cardiovascolari rappresentano la quarta causa di morte”. “La spesa annuale complessiva in Italia – ha aggiunto Piccioni – per invalidità previdenziale ammonta a circa 10 miliardi di euro che sale a 16 miliardi per invalidità assistenziali, voci di costo per lo Stato che sono molto impegnative e comunque non esaustive in considerazione del fatto che non tengono conto dei lavoratori del settore pubblico e che mancano informazioni e dati riguardanti le assenze da lavoro per malattia. In questo contesto è fondamentale considerare che, a costi invariati, è possibile una redistribuzione delle risorse a favore di una maggiore allocazione sul versante della prevenzione, come investimento volto ad evitare l’invalidità. Redistribuzione che noi, come Istituto, auspichiamo fortemente”. E da un’analisi condotta dal Ceis Sanità, Centre for health economics and management, dell’Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con la banca dati Inps, emerge che le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo, rispetto agli altri gruppi patologici, considerando le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) con una spesa dal 2009 al 2015 rispettivamente di 4,7 miliardi di euro (669 milioni di euro in media all’anno) corrispondente al 23%, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro in media all’anno) pari al 19%, su un totale di spesa per pensioni di invalidità. “E la prevenzione – ha sostenuto Francesco Saverio Mennini, direttore del Ceis e del Centre for Economic Evaluation and Hta dell’Università Tor Vergata di Roma – gioca un ruolo cruciale in questo quadro. In uno studio sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione ho dimostrato come, all’interno di una analisi su 5 Paesi europei, un’adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e può far risparmiare risorse al sistema sanitario”. Infatti, “in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro; il tutto, ovviamente, accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti”. “Prevenzione – ha assicurato – corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie”. “In Italia – ha sottolineato – solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute. Siamo un Paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei Paesi Ocse), un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione”.

Carlo Pareto

Visite fiscali, dall’Inps cambiamenti in vista

Boeri-Inps

Già per gli statali è così, ma la regola dovrà valere anche per i lavoratori privati. Le visite fiscali, in caso di malattia, andranno svolte nell’arco di 7 ore: questo il lasso di tempo in cui dovrà essere garantita la reperibilità. È questa la novità lanciata oggi dal presidente dell’Inps Tito Boeri secondo cui “non ha senso che ci siano differenze tra i lavoratori pubblici e quelli privati”.

Oggi infatti quest’ultimi devono garantire una reperibilità per 4 ore, a differenza dei primi per i quali vige la regola delle 7. Per i lavoratori del settore privato, nel dettaglio, la fasce orarie della visita fiscale sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Sia il datore di lavoro sia l’Inps possono richiedere il controllo medico fiscale nei confronti del dipendente che ha comunicato la malattia, o la sua assenza dal lavoro per effettuare una visita o degli esami. L’obbligo di reperibilità inizia il primo giorno della malattia e prosegue per tutto il periodo indicato sul certificato medico, inclusi sabato, domenica e festività. E quindi anche a Natale, Capodanno, Befana, Pasqua. Ci si può sottrarre a questo ‘regime’ di fasce orarie in caso di patologie che richiedono terapie salvavita e stati patologici connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67%. Per i dipendenti statali e pubblici, i controlli vengono effettuati dai medici della mutua, ossia, dell’Asl di riferimento, su richiesta dell’Amministrazione pubblica. Gli orari di visita fiscale: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Non solo nelle visite fiscali ma anche nel ricorso alla legge 104 “ci sono differenze forti tra pubblico e privato e tra comparti del pubblico che fanno pensare che ci possano essere potenziali forme di abuso”.

Boeri ha parlato anche della legge 104 e degli interventi per razionalizzarla. “Probabilmente ci sono delle forme di abuso”, ha aggiunto Boeri, parlando della legge che consente di assentarsi dal lavoro per prendersi cura di un parente malato. Nel valutare le differenze di utilizzo della legge 104 nel pubblico e nel privato occorre considerare “il differenziale di genere” è la replica della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. “Il presidente dell’Inps pensa che con un po’ di controlli si possano ricavare risorse – ha dichiarato Camusso -. Ci è noto l’intento provocatorio del presidente ma la discussione va fatta in modo diverso. Al netto degli abusi, la legge 104 è più usata nel pubblico perché nel privato ci sono maggiori sanzioni nei comportamenti delle donne che prendono il permesso. Mi porrei una domanda sul differenziale di genere”.

Inps, le novità previdenziali 2017. Quattordicesima, platea allargata

Le novità previdenziali 2017

QUATTORDICESIMA, PLATEA ALLARGATA

Viene aumentato del 30% l’importo della quattordicesima mensilità pensionistica per chi già la riceve, inoltre gli importi standard, che variano da 336 a 504 euro in base all’anzianità contributiva vengono pagati anche a chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il trattamento minimo pensionistico e non superiore a due volte, si tratta di circa 1,2 milioni di persone. Nello specifico coloro che possono vantare un reddito inferiore a 9.786,86 euro lordi (1,5 volte il trattamento minimo Inps) cioè una pensione non superiore a circa 750 euro al mese otterranno un incremento del bonus di circa il 30% rispetto alle somme corrisposte sino allo scorso anno: si passerà rispettivamente a 437 euro dai 336 attuali per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); a 546 euro dai 420 euro attuali per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 655 euro dagli attuali 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi). Con l’ultima legge di Stabilità è stata innalzata la soglia di reddito che consente di non pagare l’Irpef. Per i pensionati di età inferiore a 75 anni la soglia è salita a 7.750 euro annui (fino allo scorso anno era di 7.500). La detrazione è passata da 1.725 a 1.783 euro e, in ogni caso, non può essere inferiore a 690 euro. Nel caso di pensionati di età pari o superiore a 75 anni la soglia è salita da 7.750 a 8.000 euro mentre la detrazione è passata da 1.783 a 1.880 con un minimo di 713 euro. L’innalzamento della soglia per la quattordicesima potrebbe far venire meno anche le addizionali regionali e comunali considerato che queste non sono dovute se non è dovuta l’imposta principale.

Previdenza

ABOLIZIONI PENALIZZAZIONI

Cos’è

Sono abolite definitivamente le penalizzazioni previste dalla cosiddetta ‘legge Fornero’ ossia la riduzione percentuale della sola quota retributiva di pensione, proporzionata al numero di anni mancanti al raggiungimento del requisito anagrafico di 62 anni.

A chi si rivolge

A coloro che raggiungono il diritto alla pensione anticipata dopo il 31 dicembre 2017. Per gli altri pensionati le penalizzazioni erano state tolte da provvedimenti specifici.

Come funzionavano le penalizzazioni

Se il lavoratore accedeva alla pensione anticipata all’età di 60 anni subiva e una riduzione pari all’1% per ciascun anno mancante ai 62; se il lavoratore accedeva al trattamento anticipato prima dei 60 anni subiva una riduzione del 2% per ogni anno mancante a 60 più la riduzione del 1% per ogni anno mancante ai 62 (es. il lavoratore che accedeva al trattamento anticipato all’età di 58 anni aveva una riduzione del 6%: 1%+1%+2%+2%).

La riduzione era permanente.

Le penalizzazioni non si applicavano ai trattamenti calcolati con il solo sistema contributivo e ai lavoratori salvaguardati e, in generale, ai lavoratori non riguardati dalla riforma Fornero.

Nuova nomina in casa Inps

GIUSEPPE GRECO NUOVO DIRETTORE REGIONALE INPS PER LA CAMPANIA

Si è insediato il primo febbraio scorso a Napoli Giuseppe Greco, nuovo Direttore Regionale dell’Inps per la Campania. Il dr. Greco, originario di Lamezia Terme, è stato nominato dal Direttore generale dell’istituto Gabriella Di Michele. Il neo direttore regionale, che in passato ha diretto Diverse strutture territoriali dell’Ente di previdenza, è arrivato nel capoluogo partenopeo dopo avere tra l’altro ricoperto a Roma l’incarico di direttore centrale dei Sistemi informativi e Tecnologici e la Direzione Regionale Inps Emilia Romagna.

Laurea in ingegneria delle tecnologie industriali – indirizzo economico organizzativo, abilitazione all’esercizio della professione di ingegnere, il neo dirigente Regionale campano vanta un curriculum professionale di tutto rispetto: docente scuola superiore di pubblica amministrazione; – tutor universitario (cud – facoltà di ingegneria unical); – componente del gruppo di progetto sul telelavoro (min. della funzione pubblica); – componente tavolo tecnico per la realizzazione del sistema integrato del lavoro (min. lavoro); – componente gruppo di lavoro per il portale unitario della pubblica amministrazione (min. per l’innovazione e le tecnologie); monografie: – “guida alle reti di computers: lan, man, wan, internet, reti telematiche nella pubblica amministrazione” (sspa); – “la rete telematica Inps: uno strumento per l’integrazione della pubblica amministrazione” (sspa).

Il dr. Greco si è inoltre occupato anche di Bilancio sociale, ponendo sempre in evidenza la valenza di riferimento orientativo che il singolare documento a rilevanza sociale detiene principalmente perché oltre a rendicontare i dati economici,  la speciale relazione annuale rappresenta  pure un valido strumento per focalizzare  il miglioramento delle relazioni con  i soggetti, istituzionali e non, che intrattengono i rapporti con l’Inps. Anche e soprattutto, in seguito all’integrazione, sia logistica che funzionale,  avvenuta a partire dal 2013, con gli enti disciolti Inpdap ed Enpals, operazione della quale è stato espressamente messo in luce come tale, precipuo cambiamento strutturale abbia in aggiunta prodotto significativi risparmi di gestione.

Il nuovo direttore Regionale dovrà tuttavia fare fronte a un impegno davvero notevole quello del governo regionale del Welfare in una zona ritenuta non a caso decisamente nevralgica per il Paese. Un impegno insomma molto stringente e forte per ottemperare al quale il neo dirigente dovrà sicuramente tenere conto dell’organizzazione degli uffici periferici e territoriali dell’Istituto, che non possono prescindere da un’attenta e scrupolosa analisi delle problematiche presenti nei vari luoghi e, in particolare, in determinate aree geografiche estremamente complesse e disagiate come appunto quelle interne e costiere della Campania.

Cambio al vertice della Sede partenopea dell’Inps

ROBERTO BAFUNDI NUOVO DIRETTORE DELL’AREA METROPOLITANA DI NAPOLI

Con l’assunzione formale del nuovo incarico di Direttore di Coordinamento Metropolitano di Napoli affidato al Dr. Roberto Bafundi in esecuzione della Determinazione Presidenziale n. 27 del 24 gennaio 2017 prende funzionalmente avvio la fase di sperimentazione del modello manageriale di Direzione provinciale fortemente voluto dal Presidente dell’istituto di previdenza, Tito Boeri nell’ambito del processo di snellimento degli incarichi dirigenziali dell’Ente. Tale sperimentazione avrà durata fino al 30 settembre di quest’anno, al termine della quale saranno valutate le ricadute operative e gestionali dei nuovi assetti manageriali per apportare, se del caso, eventuali modifiche o integrazioni.

Roberto Bafundi è, dunque, il nuovo direttore metropolitano dell’Inps di Napoli. Originario di Salerno, 52 anni, dovrà affrontare, si auspica con successo, la delicata fase di revisione e consolidamento dei nuovi assetti organizzativi delle strutture provinciali Inps.

Il Dr. Bafundi ha ricoperto incarichi presso i ministeri della Difesa e dei Trasporti e, nell’ambito della previdenza pubblica, ha diretto le sedi Inpdap dei compartimenti Abruzzo e Molise, Calabria e Basilicata, nonché la direzione centrale comunicazione e la direzione in Campania.

Un occhio particolare molto verosimilmente sarà dato, conoscendo le caratteristiche professionali del neo Direttore, alla comunicazione istituzionale. Informare adeguatamente il pubblico, secondo l’esperienza lavorativa maturata al riguardo dal Dr. Bafundi, sulle possibilità ed opportunità offerte dall’Inps a pensionati ed aziende residenti sul territorio metropolitano magari facendo esprimere loro i propri giudizi sui servizi ricevuti, utilizzando appositi e specifici sistemi di rilevazione all’uopo proposti, come peraltro anche indicato nelle linee guida dell’Istituto, è non a caso unanimamente ritenuto molto importante. In tal senso, una mirata attività informativa potrebbe essere, con ogni probabilità, effettuata non solamente durante questa prima fase di insediamento, ma anche periodicamente al fine di far conoscere non solo le attività svolte dalla Sede provinciale al servizio degli utenti partenopei ma di mantenere costante ed elevata nel tempo la loro partecipazione. Comunicare in modo integrato può infatti rafforzare l’idea che la valutazione selettiva dei servizi forniti contribuisca efficacemente alle azioni di miglioramento, oltre ad evidenziare alla pubblica opinione l’impegno positivamente posto dall’amministrazione su questo fronte.

Carlo Pareto

INPS. 800 euro per le donne incinte. Assegno per licenziati Almaviva

Donne incinte
ARRIVANO 800 EURO

Da quest’anno entra in vigore il cosiddetto bonus mamme domani (conosciuto anche come bonus gravidanza o premio alla nascita). Si tratta di una misura di sostegno (pari a 800 euro) destinata alle donne incinte, approvata di recente con la Legge di Bilancio 2017. In attesa dei decreti attuativi che disciplinino i requisiti e le modalità di presentazione delle domande, è già possibile individuare alcune indicazioni generali. Il bonus mamme domani prevede un trattamento economico ‘una tantum’ (e senza possibilità di rateizzazione) dell’importo di 800 euro, riconosciuto alle donne in gravidanza nel corso del 2017. L’assegno è finalizzato a sostenere i costi delle visite mediche e le spese necessarie per il mantenimento del neonato, molte delle quali sono fatte nei mesi prima della nascita.
La richiesta per essere ammessi al beneficio può essere inviata a partire dal settimo mese di gestazione (stadio in cui la gravidanza è a ‘minor rischio’ e aumentano i costi per le visite mediche e le spese per il bebè). Le modalità di inoltro devono essere ancora comunicate dettagliatamente dall’Inps. Quel che è certo che non sono ipotizzati limiti di reddito per cui tutte le donne incinte dal settimo mese di gravidanza nel 2017 potranno accedere all’assegno, indipendentemente dal reddito e dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare. Non sarà dunque necessario allegare l’Isee all’istanza di bonus mamme domani 2017. Molto probabilmente, come avviene per i bonus bebè e voucher asilo nido, la domanda dovrà essere trasmessa all’Inps in modalità telematica, autonomamente attraverso l’accesso all’area riservata con il pin Inps o tramite l’aiuto di un intermediario abilitato o CAF.
Per il 2017 sono stati confermati anche il bonus bebè e il voucher babysitting o asilo nido. Il bonus bebè consiste in un trattamento economico mensile corrisposto a favore di genitori con un figlio minore di 3 anni. Il bonus è di importo pari a: 80 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 25000 euro; 160 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 7000 euro. Il bonus bebè spetta per ogni figlio nato, adottato (se minorenne) o in affido preadottivo tra il’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, ai genitori: cittadini italiani o di uno Stato dell’Unione Europea o di uno Stato extraeuropeo con permesso di soggiorno di lungo periodo; residenti in Italia; conviventi col bambino per il quale si chiede il bonus; con Isee inferiore a 25000 euro annui, per tutta la durata dell’assegno. I voucher babysitter e i contributi per l’asilo nido sono delle misure riservate alla madre che, in luogo del congedo parentale, sceglie di affidare il bambino a una babysitter o a un asilo nido. I voucher ed i contributi hanno un valore pari a 600 euro mensili e sono riconosciuti per un massimo di 6 mesi (3 mesi, per le lavoratrici autonome e per le libere professioniste iscritte alla Gestione separata dell’Inps); per le lavoratrici part time, i contributi sono ridotti proporzionalmente all’orario di lavoro.
Importante, il voucher asilo nido non deve essere confuso con il cosiddetto bonus nido, nuova misura del 2017 consistente in un voucher fino a 1.000 euro l’anno, erogato per i primi tre anni di vita del bambino al fine di aiutare i genitori nel pagamento della retta per asili pubblici o privati. Tale agevolazione è riconosciuta anche se i genitori fruiscono del congedo parentale, ma non è cumulabile con i voucher babysitter e asilo nido, né con la detrazione Irpef (del 19% fino a 632 euro per le spese di iscrizione al nido).

Le istruzioni Inps
CONGUAGLIO CONTRIBUTIVO 2016
L’Inps, con circ. n. 237 del 30 dicembre 2016, ha fornito indicazioni sulle modalità da seguire per lo svolgimento delle operazioni di conguaglio contributivo, relative all’anno 2016, per la corretta quantificazione dell’imponibile, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione. I datori di lavoro potranno effettuare le operazioni di conguaglio in argomento, oltre che con la denuncia di competenza del mese di “dicembre 2016” (scadenza di pagamento 16/1/2017), anche con quella di competenza di “gennaio 2017” (scadenza di pagamento 16/2/2017), attenendosi alle modalità indicate con riferimento alle singole fattispecie. Considerato, inoltre, che dal 2007 i conguagli possono riguardare anche il Tfr al Fondo di Tesoreria e le misure compensative, si fa presente che le relative operazioni potranno essere inserite anche nella denuncia di “febbraio 2017” (scadenza di pagamento 16 marzo 2017), senza aggravio di oneri accessori. Resta fermo l’obbligo del versamento o del recupero dei contributi dovuti sulle componenti variabili della retribuzione nel mese di gennaio 2017.

Giustizia
EVASIONE CONTRIBUTIVA PER CONTRIBUTI INPS OLTRE I 10MILA EURO
Dopo la riforma dello scorso anno (d.lgs. 8/2016) l’imprenditore rischia una condanna per evasione
contributiva quando il debito con l’Inps supera i 10 mila euro l’anno e anche se in relazione ad alcune mensilità il reato si è prescritto. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, ha scritto di recente Italia Oggi, con la sentenza n. 649 del 9 gennaio 2017, ha respinto il ricorso di un contribuente accusato di non aver versato, nel 2007, contributi per un importo superiore a 10 mila euro. La terza sezione penale ha tracciato presupposti e differenze del vecchio e del nuovo illecito. In particolare ad avviso degli Ermellini, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali integra il reato ove l’importo sia superiore a quello di 10.000 euro annui.

Lavoro
ASSEGNO RICOLLOCAZIONE PER 1.600 DISOCCUPATI ALMAVIVA
Arriva l’assegno ‘Almaviva’: un assegno di ricollocazione ad hoc che potranno richiedere gli oltre 1.600 lavoratori licenziati del gruppo di call center. Un intervento che nasce da un’azione coordinata tra il ministero del Lavoro, l’Agenzia per le Politiche attive Anpal, il Mise e la Regione Lazio, segno dell’importanza della collaborazione Stato-regioni per il contrastare alla disoccupazione. A sollecitare un intervento a fronte dei licenziamenti di Almaviva Contact è stato il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti in una lettera al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte, al ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda e al vice ministro al Mise Teresa Bellanova. La soluzione individuata dai tecnici del governo è stata quella di finanziare l’assegno attraverso i fondi Ue per la globalizzazione mirati a quelle aziende messe in ginocchio dalle delocalizzazioni selvagge, nella fattispecie Almaviva che ha subito la concorrenza dei call center albanesi. “Possiamo sperimentare da subito questo assegno”, ha spiegato Del Conte. Inoltre potrà partire da subito visto che la fase sperimentale dell’assegno è già stata avviata. Inoltre Anpal e Regione pensano anche alla possibilità di un lavoro coordinato ricollocazione-formazione, fornendo alla regione il servizio di profilatura del richiedente lavoro e un quadro della domanda sul mercato del lavoro.

Fillea Cgil
SU APE SOCIAL TENERE CONTO PROPOSTE PARLAMENTO
“Se verrà confermato un intervento del Governo per correggere alcuni limiti delle norme sull’Ape Agevolata, chiediamo che si tenga conto del positivo lavoro svolto da Camera e Senato nei mesi scorsi”. A dirlo recentemente è stato Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, il principale sindacato dell’edilizia. “Se non vi fossero state le dimissioni di Renzi – ha spiegato Genovesi – il Parlamento avrebbe potuto prendere in esame – in assenza del ricorso alla fiducia – le proposte in discussione alla Camera e al Senato riguardanti la modifica dei riferimenti dei 6 anni consecutivi e 36 anni di anzianità contributiva per l’Ape social, soglie che di fatto impediranno agli operai edili di accedervi, vista la discontinuità che caratterizza il nostro settore”. Quelle proposte all’esame delle Camere “avevano raccolto consensi trasversali – ha precisato il dirigente sindacale – mi riferisco in particolare all’ordine del giorno votato alla Camera, proposto da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, ed approvato a larghissima maggioranza, che impegnava il Governo a chiarire che i 6 anni non fossero consecutivi, e agli emendamenti presentati al Senato trasversalmente, dal PD a Forza Italia a Ncd, volti ad intervenire sui 6 anni continuativi e per ridurre i 36 anni di contributi”. Interventi che per il segretario Fillea “oltre a permettere agli operai più anziani di scendere dalle impalcature – un infortunio grave su 4 in edilizia coinvolge over 60, per evidenti ragioni – avrebbero favorito l’ingresso di giovani operai specializzati in un settore sempre più chiamato a sfide su rigenerazione energetica, anti sismico, recupero”. “Facciamo pertanto un appello all’esecutivo affinché si recuperi su questo terreno, dando un segnale di maggiore giustizia e attenzione a migliaia di edili che dopo decenni di lavoro gravoso, meritano di poter andare a fare i nonni, anziché rischiare ancora la vita sulle impalcature”, ha concluso il leader degli edili Cgil.

Carlo Pareto

LE COLPE DEI PADRI

bandieraLe colpe dei padri ricadono sui figli, in Italia anche i debiti. A rilevarlo il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha puntato il dito su alcuni vantaggi per i pensionati e sulla legge di Bilancio 2017, il tutto a discapito delle generazioni future.
Per Boeri con questa manovra cresce “la spesa pensionistica aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro”. Il presidente dell’INPS ha puntato l’indice sull’estensione della quattordicesima, dando un giudizio sostanzialmente positivo sull’Ape sociale. “L’intervento sulla quattordicesima può venire a premiare delle persone che si trovano in famiglie dove ci sono altre persone che hanno pensioni elevate o patrimoni ingenti”. Mentre in Italia “c’è un problema molto serio di povertà. Se guardiamo i dati sui consumi è raddoppiata negli anni della crisi nella fascia al di sotto dei 65 anni, e su questo continuiamo a non intervenire in modo sistematico”.
Non risparmia le sue critiche quindi il numero uno dell’Inps che in particolare esprime preoccupazione per le generazioni future sulle quali graverà il peso e gli oneri di alcune scelte fatte oggi. In particolare il problema si concentra per Boeri su quello che viene definito debito implicito, che “è l’insieme delle impegni presi dallo Stato nei confronti degli attuali contribuenti, pensionati e contribuenti futuri. E se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore si sta implicitamente dicendo che in futuro si taglieranno le pensioni”. E sulle pensioni ha spiegato: “Nell’ambito del sistema pensionistico permangono forti iniquità, differenze di trattamento macroscopiche anche alla stessa generazione, e su questo fin qui non si è intervenuti” ha aggiunto. Per questo per Boeri bisogna sempre guardare al debito implicito, su cui ha spiegato, “ho visto tanto scetticismo”. E conclude: “Se avessimo avuto calcoli del debito implicito negli anno ’60, ’70 e ’80 le ‘baby pensioni’ non sarebbero state introdotte perché ci si sarebbe resi conto degli oneri pesantissimi che introducevano”.

Fitch: lettera commissione Ue evidenzia pressioni su bilancio
Nel frattempo l’agenzia di rating Ficht rileva l’attuale e alto debito italiano. La lettera della Commissione europea che chiede ulteriori misure di riduzione del deficit da parte del governo italiano evidenzia le pressioni competitive che i Paesi devono fronteggiare nella riduzione dell’elevato stock di debito, dice Fitch Ratings. “Un debito così elevato, ben sopra la mediana del range per la valutazione ‘BBB’ pari a circa il 40% (del Pil), lascia l’Italia esposta a possibili shock negativi e limita gli spazi per politiche fiscali anti-cicliche”, dice la nota Ficth.

Confindustria: da 2014 +651.000 occupati, stallo da metà 2016
Il futuro del Paese dipende passa ancora una volta dai giovani, i quali in Italia si ritrovano sempre nelle classifiche sulla disoccupazione. Anche se dagli ultimi dati da inizio 2014 a metà 2016 l’occupazione è cresciuta, con un incremento che varia tra +2,3% e +2,9% a seconda dell’indicatore usato per misurarla. Le informazioni disponibili per la seconda parte del 2016 indicano che la risalita dell’occupazione ha subito un arresto, anche quella dipendente nell’ultimo quarto dell’anno. La crescita delle persone occupate (+651 mila) è stata trainata dalla componente dipendente.
Lo rileva il Centro studi di Confindustria (CsC), secondo cui l’84% dell’aumento dell’occupazione dipendente registrato nel corso del 2015 (+288 mila unità) è avvenuto con contratti a tempo indeterminato; degli aggiuntivi 210 mila posti di lavoro dipendente guadagnati nei primi 9 mesi del 2016, quasi i due terzi sono a tempo indeterminato.
L’aumento dell’occupazione è quasi interamente avvenuto nei servizi privati, mentre la massiccia perdita nell’industria in senso stretto non è stata recuperata (ancora 715 mila occupati in meno nel terzo trimestre 2016 rispetto a fine 2007).
Si è verificata un’espansione delle opportunità lavorative anche per i giovani: il tasso di occupazione dei 25-29enni è aumentato di 3,8 punti percentuali da fine 2013 a metà 2016, quello dei 15-24enni di 1,7 punti.

Ue, un cittadino su quattro a rischio povertà
Oggi nell’Ue un cittadino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale, e la povertà lavorativa – il livello salariale estremamente basso – riguarda all’incirca il 10% della popolazione occupata. Anche la povertà dei bambini, prossima al 27%, è motivo di “particolare preoccupazione”.
È quanto viene rilevato dalla Commissione europea alla conferenza dal titolo ‘il pilastro europeo dei diritti sociali’, dedicata alla promozione delle politiche sociali.
Il commissario europeo per l’Occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen, promette un cambio di marcia. “C’è la necessità di cambiare attraverso un pilastro sociale europeo che risponda a quattro sfide: migliori opportunità di vita per i giovani, buon equilibrio tra vita e lavoro, sfruttare le qualità professionali di tutti, e non lasciare nessuno indietro”. La Commissione europea farà la sua parte, assicura Thyssen. Spetterà però anche agli Stati membri promuovere quelle politiche che si rendono e che si renderanno necessarie. “Politica economica è politica sociale e viceversa, e le due cose non possono essere considerate come a sè stanti”.

Draghi: Europa è l’unico modo per risolvere i problemi di ciascun Paese
Per Draghi la soluzione è aldilà dei confini nazionali, in nome di una maggiore cooperazione. “La collaborazione internazionale è l’unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi concludendo il suo intervento a Santena, dove ha ricevuto il premio Cavour “per avere mantenuto l’indipendenza della Banca Centrale Europea”. Tutto il discorso di Draghi è stato incentrato sul parallelismo tra l’azione dello statista risorgimentale e le sfide odierne, per l’Europa e per l’Italia, in tempi di spinte nazionalistiche e protezionistiche. “Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica”. Con la consegna del premio ha affermato: “Sono commosso per questo premio, che terrò, ma devolverò il controvalore ai terremotati”, rivolgendo il pensiero alle popolazioni terremotate dell’Italia centrale. Il premio ammonta a 2.800 euro.

Nomina Rosa all’Inps, Gabriella Di Michele nuovo Dg dell’Istituto


Nomina Rosa all’Inps

GABRIELLA DI MICHELE NUOVO DG DELL’ISTITUTO

L’Istituto nazionale della previdenza sociale ha un nuovo direttore generale, Gabriella Di Michele, 57 anni, già responsabile delle Entrate dell’Inps, vicepresidente di Equitalia  e rappresentante dell’Istituto con funzioni di presidente nella ‘cabina di regia’ che sovrintende alla ‘rete del lavoro agricolo di qualità, nonché componente della Commissione per la redazione del rapporto annuale sulle spese fiscali ex art. 2 c. 1 dlgs n. 160/2015 e membro del comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione ex art. 1 c. 531-535 l. 228/2012, e componente in rappresentanza dell’Ente assicuratore del Comitato operativo centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Ha inoltre partecipato, tra l’altro, quale promotrice, alla creazione del Durc a livello Regione Abruzzo, anticipandone di circa due anni l’entrata in vigore a livello nazionale, costruendo ‘in casa’, in accordo con le Oo.Ss, Ance, Confindustria, Inail e Cassa edile, “un’idonea procedura informatizzata”, come si legge sulla pagina del suo curriculum vitae. Il via libera all’incarico è arrivato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha firmato il decreto di nomina confermando così la scelta che aveva fatto il presidente dell’Istituto di previdenza alla vigilia di natale. Il nome di Di Michele era stato infatti proposto dallo stesso Tito Boeri nelle scorse settimane. La Di Michele, quindi, ha preso il posto, di Massimo Cioffi dimessosi per «contrasti insanabili» con Boeri. La dr.ssa Di Michele ha una lunga carriera alle spalle: funzionario Inps dal 2 settembre 1985, dirigente Inps di II fascia da marzo 1994, dirigente di area provinciale dell’Aquila Riscossione tributi e vigilanza dal 1994 al 1999, dirigente delle aree regionali (Abruzzo) Contributi e vigilanza, con anche la funzione manageriale di responsabile del patrimonio. Con questa designazione Boeri intende dimostrare di non voler perdere tempo in questa fase delicata di passaggio al nuovo anno per condurre in porto, con un nuovo Dg insediato, il piano di riorganizzazione dell’Ente assicuratore. Da circa un mese la carica di Dg, che secondo le regole vigenti è un organo di governance, è stata ricoperta come “facente funzioni” dal direttore vicario, Vincenzo D’Amato, dopo le dimissioni presentate da Massimo Cioffi. In una apposita nota il presidente Boeri ha augurato «buon lavoro alla dott.ssa Di Michele e ha ringraziato il direttore generale vicario f.f. Vincenzo Damato per l’ottimo e apprezzato lavoro svolto in questa difficile fase di transizione». Massimo Cioffi – come si ricorderà – aveva lasciato l’Istituto dopo soli 21 mesi lo scorso novembre per diversità di vedute con il presidente sul piano della riorganizzazione dell’Istituto. Un riordino che – si trae spunto per sottolinearlo – prevede, tra l’altro, la riduzione da 48 a 36 delle attuali direzioni con un riequilibrio della loro distribuzione, passando da 33 a 14 direzioni centrali e da 15 a 22 territoriali. Un riassetto indispensabile, a parere di Boeri, per garantire una migliore funzionalità all’Inps dopo gli anni seguiti alla fusione con l’Inpdap e l’Enpals. Tra presidente e il Dg Massimo Cioffi il contrasto era in realtà maturato diversi mesi prima, a febbraio, quando l’ex Dg con una procedura, del tutto inedita, aveva deciso di autosospendersi dopo aver appreso di essere risultato coinvolto in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Nocera su presunti mancati versamenti contributivi dell’Enel, di cui Cioffi era responsabile del personale tra il 2006 e il 2014. Il Dg era poi successivamente rientrato nella piena operatività in aprile, mentre la tensione al vertice dell’Ente sembrava ricominciare a manifestarsi con la decisione del Civ, presieduto da Pietro Ciocca, di non approvare in prima versione la variazione al bilancio di previsione 2016 sottoscritta da Tito Boeri.

Previdenza

PENSIONE ANTICIPATA ANCHE COL DIABETE

Hai il diabete? C’è la possibilità che tu possa andare prima in pensione. Ebbene sì, anche se i lavoratori affetti da diabete non possono avvalersi della pensione anticipata, esiste la possibilità di lasciare prima il lavoro nel caso in cui la patologia porti all’insorgenza di problemi fisici che compromettano l’idoneità al lavoro. Solo se il diabete determina una riduzione della capacità lavorativa – si legge sul sito di informazione giuridica studiocataldi.it – sarà infatti possibile avanzare la richiesta. Insomma, il ricorso alla pensione anticipata non è una possibilità riconosciuta in base alla mera insorgenza di una malattia, ma è necessario che questa determini una percentuale di invalidità sanitariamente accertata. La valutazione di uno specialista in medicina legale – si riporta – potrà difatti verificare se la malattia influenzi l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. Per fare richiesta bisognerà, dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (che questi provvederà a trasmettere telematicamente all’Inps), inoltrare domanda di invalidità all’Istituto di previdenza che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità. Se dal diabete diagnosticato derivi una percentuale di invalidità, si potranno ottenere diversi benefici sempre che sussistano i necessari requisiti contributivi:

è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l’invalidità è almeno pari all’80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).

E ancora. I lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più. Inoltre – spiegano gli esperti di studiocataldi.it – se il soggetto è impossibilitato a svolgere alcuna attività lavorativa potrà ottenere la c.d. pensione di inabilità. La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi che dovranno risultare versati nell’ultimo quinquennio.

Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di impiego esercitato dal dipendente) o a proficuo lavoro.

Boeri

CAMBIARE I VOUCHER MA NON CANCELLARLI

“Non c’è dubbio che c’è stato un abuso dei voucher per le prestazioni temporanee e accessorie e che sono stati utilizzati per finalità molto differenti da quelle che il legislatore si era proposto. Qualche correttivo quindi serve. Ma cancellare i voucher sarebbe davvero sbagliato. Anche perché nel dibattito di questi giorni vedo molta ipocrisia”. Così Tito Boeri, presidente dell’Inps, intervistato da ‘la Repubblica’, è intervenuto nel dibattito sull’abuso dei voucher che ha coinvolto anche la Cgil di Bologna. In merito Boeri ha sottolineato: “Dai nostri dati si rileva un episodio tutt’altro che isolato. Nell’ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher; non si tratta quindi né solo di Bologna né solo di pensionati. Anche altri sindacati hanno massicciamente usato questi strumenti, ad esempio la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro”. Solo un quinto dei percettori di voucher sono studenti o pensionati, che invece “sono cresciuti di meno nei settori dove c’è più lavoro nero come tra i collaboratori domestici e in agricoltura”. Secondo Boeri si dovrebbero “migliorare i controlli facendo arrivare direttamente all’Inps anziché al ministero gli sms di attivazione e rendendo finalmente operativo l’ispettorato nazionale del lavoro”. Quanto all’Inps, Boeri ha affermato di aver avviato “un’operazione di razionalizzazione” unica nella storia della pubblica amministrazione. L’Inps “può funzionare meglio e il cambiamento deve partire dalla classe dirigente dell’Inps. Finora le promozioni a dirigente di prima fascia avvenivano spesso in modo opaco”, ha spiegato Boeri, “entro febbraio attribuiremo i nuovi incarichi generando una dirigenza ridotta nel numero, meno costosa e più vicina ai cittadini”. Riguardo al decreto sulla povertà ipotizzato nel governo, Boeri è stato chiaro: “Dal punto di vista tecnico è di sicuro opportuno” ma “bisognerebbe sfruttare l’esperienza positiva dell’Isee ed evitare che, come accade oggi, circa 5 miliardi di prestazioni assistenziali vadano a persone che sono nel 20% più ricche della popolazione”.

Inps

CARTELLE ROTTAMATE SENZA DURC

Le aziende che rottamano le cartelle esattoriali Equitalia, secondo il Decreto fiscale 193/2016 collegato alla legge di Stabilità 2017, rischiano di non ricevere il Durc dall’Inps. La Cna del Trentino Alto Adige (Confederazione dell’artigianato della piccola impresa) ha riscontrato questa incongruenza nella procedura di rottamazione eseguita per conto di alcuni associati.

Il Durc, documento unico di regolarità contributiva, è la certificazione che attesta la regolarità nei versamenti di contributi Inps, Inail e Cassa Edile da parte di un artigiano o di un’impresa. Il Durc mette al riparo chi paga regolarmente i contributi dal rischio di dover pagare per conto dell’appaltatore o subappaltatore e mette in difficoltà, invece, chi ha avuto qualche problema finanziario e non è riuscito a pagare qualche rata di contributi Inps. Se l’artigiano non presenta un Durc regolare, non ottiene il pagamento del proprio lavoro e così non riesce a corrispondere le rate successive di contribuzione. Per ottenere il Durc regolare è possibile rateizzare le cartelle esattoriali, rispettando poi nel tempo il pagamento delle rate. Qualche mese fa il governo ha lanciato la novità della rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia, eliminando, per chi la chiede, gli esorbitanti interessi su interessi e sanzioni moltiplicate. Con un problema appena rilevato dalla Cna regionale trentina: l’Inps non recepisce la rottamazione e la conseguente rateizzazione prevista. Per chi aderisce alla rottamazione non viene riconosciuta la rateazione prefigurata dalla legge e per l’Istituto rimane inadempiente, nella sostanza “irregolare”. “E se il contribuente ha bisogno di un Durc – ha in merito affermato Pino Salvadori, direttore di Cna Trentino Alto Adige – l’Inps consiglia di rinunciare alla rottamazione delle cartelle Equitalia, operazione che non sappiamo sia possibile, e di chiedere una rateizzazione tradizionale, pagando agi, sanzioni e interessi su interessi. Proprio quelli che avevano convinto il Governo a prescrivere la rottamazione delle cartelle. “Chiediamo – ha denunciato l’organizzazione – che venga al più presto chiarita la situazione. Abbiamo già informato gli uffici nazionali Cna per intervenire ai massimi livelli con il Governo, l’Inps, Equitalia e tutti i soggetti coinvolti nel rilascio dei Durc”.

Ma fiducia imprese in calo

PIU’ CONSUMI A NOVEMBRE

Consumi in fermento a novembre. L’indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc) ha registrato infatti una crescita dello 0,1% rispetto ad ottobre e dello 0,3% su base annua. L’evoluzione dell’ultimo mese conferma, anche in termini di media mobile a tre mesi la stabilizzazione della domanda da parte delle famiglie che mantengono un atteggiamento prudente verso il consumo in linea con un sentiment che, nonostante sia tornato a crescere a dicembre dopo quattro mesi, si mantiene su livelli inferiori rispetto all’inizio del 2016. Le incertezze dell’attuale quadro congiunturale si sono riflesse sul clima di fiducia degli imprenditori il cui indice ha registrato, sempre a dicembre, un peggioramento, sintesi di dinamiche settoriali diversificate: gli operatori del commercio al dettaglio e dell’industria manifatturiera hanno espresso, infatti, giudizi positivi, mentre tra quelli delle costruzioni e dei servizi di mercato è prevalso il pessimismo. Il moderato miglioramento rilevato tra gli imprenditori del manifatturiero, il cui clima di fiducia è tornato sui valori di fine 2015, riflette la contenuta tendenza all’incremento dei livelli di attività ed un andamento degli ordini che sembra indicare il permanere di un’evoluzione moderatamente positiva anche all’inizio del 2017.

Carlo Pareto

Al via buoni nido, premi per i nuovi nati
e pagamento pensioni

Al via le misure dal 1° gennaio

PREMIO ALLA NASCITA E BUONO NIDO

Dall’inizio del nuovo anno hanno preso il via tutte le misure previste dal cosiddetto ‘pacchetto famiglia’ stanziato dall’ultima legge di bilancio. Per la sezione destinata alla famiglia è previsto “uno stanziamento di 600 milioni di euro per il 2017 e di 700 milioni a partire dal 2018”, come ha ricordato in una nota il ministro agli Affari Regionali Enrico Costa. Tante le misure che sono entrate in vigore a partire dal primo gennaio, scrive “Studio Cataldi”, dal premio alla nascita ‘Mamma Domani’, al ‘Buono Nido’, passando per il ‘Buono Bebè’ e il ‘Voucher Babysitter’. Il premio alla nascita ‘Mamma Domani’, ossia l’assegno di 800 euro sarà destinato soprattutto “alle prime spese che, perciò, potrà essere richiesto già a partire dal settimo mese di gravidanza”. Sarà l’Inps a occuparsi di comunicare le modalità operative e di erogare la prestazione. Sempre dall’inizio dell’anno è scattato pure, il ‘Buono Nido’, “un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati – ricorda Costa – fino a un massimo di 1.000 euro annui che, anche in questo caso, sarà corrisposto dall’Inps”. “Entro poche settimane – ha proseguito il ministro – verrà emanato il provvedimento attuativo”. Anche tale misura, riguarderà tutte le famiglie senza limiti di reddito ed è riferita “all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido”. Potranno beneficiarne i nati dal primo gennaio 2016 e l’aiuto sarà destinato “anche alle famiglie con bambini di meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido”. Le nuove misure si affiancheranno al ‘Bonus Bebè’ già esistente, ossia l’assegno mensile di 80 euro versato per un triennio alle famiglie aventi Isee inferiore ai 25mila euro (raddoppiato, se l’Isee è al di sotto della soglia di 7mila), ma a differenza di tale bonus, gli interventi che hanno appena preso il via “non prevedono limitazioni di reddito e sono state introdotte in maniera strutturale e definitiva: il welfare italiano guadagna così due nuove prestazioni che esisteranno, da quest’anno in poi, per tutti”. Con la manovra, sono state aumentate anche le risorse per il ‘Voucher Babysitter’, alternativo al congedo parentale. Nello specifico, raddoppiate quelle per le lavoratrici dipendenti (da 20 a 40 milioni di euro) e portate da 2 a 10 milioni quelle per le lavoratrici autonome. Inoltre, rispetto agli anni precedenti, ha seguitato Costa, “il rinnovo e l’incremento delle risorse è stato stabilito per un biennio, anziché per un solo anno”. Un’ultima misura che diventerà operativa però entro la fine di marzo è infine il ‘Fondo Credito Nuovi Nati’. Si tratta di uno strumento, ha spiegato il ministro “destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio a partire dal 2017”. Un primo passo “importante e molto consistente anche dal punto di vista finanziario in un percorso pluriennale di sostegno alle famiglie – perché ha concluso – la necessità di sostenere i genitori non si esaurisce nei primi anni di vita dei figli, pur molto gravosi dal punto di vista economico e sul piano della conciliazione con il lavoro, ma riguarda tutto il percorso di crescita dei ragazzi”.

 Inps

PAGAMENTO PENSIONI ANNO 2017

Con l’arrivo del nuovo anno è cambiato il calendario dei pagamenti delle prestazioni pensionistiche in carico all’Inps. In pratica – per la data di erogazione del trattamento di quiescenza – si è passati dal precedente riferimento al giorno festivo a quello bancabile.

Pertanto, nel 2017 tutte le prestazioni pensionistiche saranno pagate il 1° giorno bancabile del mese, con la sola eccezione della rata di gennaio, il cui pagamento è stato stabilito al 2° giorno bancabile del mese.

Il Decreto Milleproroghe, recentemente firmato dal Presidente Mattarella lo scorso 31 dicembre, ha infatti modificato l’articolo 6 del decreto legge 65/2015, convertito con legge 109/2015, che ha unificato le date di corresponsione delle prestazioni Inps, Inpdap ed Enpals.

In base a tale modifica, peraltro fortemente richiesta dall’Istituto di previdenza, viene ripristinato per il corrente anno il pagamento al primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione per la rata di gennaio.

Di seguito si riportano – per i lettori interessati – le date di erogazione delle prestazioni pensionistiche per l’anno 2107 per Poste, per le quali anche il sabato è considerato bancabile, e per le banche, così come risultano dal calendario 2017  recentemente pubblicato dall’ Associazione bancaria italiana (Abi).

Mese                     Giorni Pagamenti

                              Poste          Banche

Gennaio                    3                 3

Febbraio                   1                 1

Marzo                       1                 1

Aprile                       1                 3

Maggio                     2                 2

Giugno                     1                 1

Luglio                      1                 3

Agosto                     1                 1

Settembre                1                 1

Ottobre                    2                 2

Novembre               2                 2

Dicembre                1                 1

 

Il giuslavorista

RIVOLUZIONARIA SENTENZA SU LICENZIAMENTO PER PROFITTO

“È una sentenza rivoluzionaria quella della Cassazione che introduce per la prima volta la possibilità di licenziare per profitto”. Lo ha detto a Labitalia Luca Failla, avvocato e giuslavorista, co-fondatore di LabLaw, il primo studio italiano per professionisti e diffusione capillare sul territorio, specializzato in diritto del lavoro e relazioni sindacali. “La Corte di Cassazione – ha spiegato il professionista – con una recente sentenza ha sancito per la prima volta nel nostro ordinamento la possibilità di poter licenziare un lavoratore per giustificato motivo oggettivo anche per ragioni legate al profitto e alla migliore redditività dell’azienda. Fino ad oggi le possibilità di licenziamento (per giustificato motivo) erano vincolate allo stato di crisi di un’azienda e questa situazione rendeva accettabile il licenziamento anche per evitare conseguenze più drastiche”. “Solo una situazione straordinaria – ha fatto notare l’esperto – come la crisi aziendale o la perdita del fatturato, permetteva la giustificazione del licenziamento. Oggi, dopo la sentenza della Cassazione del 7 dicembre 2016 scorso tra le ragioni per licenziare c’è anche la redditività dell’azienda e quindi in definitiva il profitto. Fatto storico per l’ordinamento italiano”. “Tra le motivazioni della storica sentenza – ha sottolineato Failla – l’applicazione dell’articolo 41 della Costituzione che letto come quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione”. “In altre parole – ha continuato il legale – con questa sentenza i giudici della Cassazione hanno affermato per la prima volta in modo netto e inequivocabile che un licenziamento non sarà giustificato solo per ragioni di crisi aziendale o calo di fatturato o, nei casi più gravi, in cui è in gioco la sopravvivenza stessa dell’azienda, ma anche (questa la novità storica) per una migliore e più efficiente organizzazione produttiva dell’azienda e per la ricerca di una maggiore produttività e redditività, quindi per generare maggior profitto”. “La sentenza della Corte di Cassazione – ha ulteriormente rimarcato il giuslavorista – si riferisce ad una sentenza della Corte d’Appello di Firenze del 29 maggio 2015 che, ribaltando il giudizio di primo grado, ha ritenuto illegittimo il licenziamento intimato ad un dipendente della R.S. spa per giustificato motivo oggettivo”. “Tale sentenza, infatti, non aveva condiviso – ha precisato – l’assunto del primo giudice che aveva considerato invece legittimo il licenziamento in quanto ‘effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cd catena di comando e quindi la gestione aziendale’. La Corte di Appello di Firenze ha sostenuto che in mancanza di prova da parte del datore di lavoro l’esigenza del licenziamento ‘risulta motivata soltanto dalla riduzione dei costi, e quindi dal mero incremento del profitto”. “La Corte di Cassazione – ha osservato Failla – è intervenuta confermando la valenza della prima sentenza di legittimità del licenziamento, indicando l’articolo 41 della Costituzione letto come ‘quel principio per cui l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficiente la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione'”. In proposito si argomenta che “‘concedere all’imprenditore la possibilità di sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziaria e di necessità di riduzione dei costi rappresenti un limite gravemente vincolante l’autonomia di gestione dell’impresa, garantito costituzionalmente’ e peraltro neppure imposto dall’articolo 3 della legge 604/1966 come, invece, interpretato per decenni dai nostri tribunali”. “Con il secondo motivo – ha chiarito l’avvocato – si denuncia ancora violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 5 della legge 15 luglio 1966 numero 604, in relazione all’articolo 41 Costituzione. Al riguardo si sostiene che, anche ove la soppressione della funzione fosse stata dettata da una mera scelta di più economica gestione dell’impresa, tale decisione aziendale sarebbe comunque legittima, in quanto attinente alla libertà economica dell’imprenditore”. “Si contesta – ha ricordato il giuslavorista – richiamando talune pronunce di legittimità, che ai fini della giustificazione del motivo oggettivo di licenziamento, debba sussistere esclusivamente ‘il requisito economico dato dall’esistenza di sfavorevoli situazioni o necessità di sostenere notevoli spese straordinarie'”.

 Carlo Pareto