Pensioni Inps, la Corte
dei Conti dice a no
a modifiche
alla legge Fornero

Pensioni Inps

CORTE DEI CONTI: NO A MODIFICHE DELLA LEGGE FORNERO

“Ogni arretramento” rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica “a rischi di sostenibilità”. Lo ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, in una recente audizione resa nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento al Def.

“Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro” è stato invece l’altolà ad ogni ipotesi di ulteriori interventi sulle età pensionabile che è arrivato da Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Bankitalia.

“L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto in precedenza prospettato”, ha spiegato ricordando come la stessa Nota di aggiornamento segnali che queste ultime “comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea”.

Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, ha detto ancora Signorini, “l’incidenza sul Pil della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa”. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, “la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti”. E’ per questo, conclude, Bankitalia, che “le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.

Auto

LE AGEVOLAZIONI CON LA 104

Sono numerose le agevolazioni fiscali riservate alle persone con disabilità e per i loro familiari. Tra le varie – dalle detrazioni Irpef alle spese sanitarie, passando per Iva e assicurazioni – la normativa tributaria comprende anche benefici fiscali per quanto riguarda l’acquisto dell’auto.

In una guida messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, viene illustrato il quadro aggiornato con il riconoscimento di tali benefici in favore dei contribuenti portatori di disabilità. Ma attenzione, si sottolinea, “le agevolazioni sono riconosciute solo se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, a beneficio delle persone disabili”.

Per quanto attiene un veicolo, nel documento si ricorda che sono previsti:

– detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta (indicata in un massimo di 18.075,99 euro) per l’acquisto;

– Iva agevolata al 4% sull’acquisto;

– esenzione dal bollo auto;

– esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

La detrazione al 19% spetta una sola volta (cioè, per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio a decorrere dall’acquisto. Ma si può riottenere il beneficio entro un quadriennio, “solo se il veicolo precedentemente acquistato viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) perché destinato alla demolizione” o in caso di furto, “al netto dell’eventuale rimborso assicurativo, e deve comunque essere calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro”.

Chi può usufruirne – Possono usufruire delle agevolazioni: a). non vedenti e non udenti; b). disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; c). disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; d). disabili con ridotte o impedite capacità motorie (che però non risultano contemporaneamente ‘affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione’; per questa categoria, “il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo”).

Non vedenti – Per quanto riguarda i non vedenti, rientrano nella categoria “le persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi con eventuale correzione. Gli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001 individuano esattamente le varie categorie di non vedenti, fornendo la definizione di ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi”.

Non udenti – Per quanto concerne chi non ha l’udito, si legge nella guida, “occorre far riferimento alla legge n. 381 del 26 maggio 1970 (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 2 marzo 2016) che all’art. 1, comma 2, recita testualmente ‘si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva’”.

Legge 104 – Per quanto attiene poi i disabili di cui ai punti b e c, “sono quelli che hanno un grave handicap (comma 3 dell’articolo 3 della legge n. 104/1992) certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl”. In particolare, il punto riguarda disabili “con handicap grave derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della capacità di deambulazione”.

Il familiare – Infine, ricorda il documento dell’Agenzia delle Entrate, “se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare (possiede cioè un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro) può beneficiare delle agevolazioni lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile”.

Prevedono di guadagnare meno dei loro genitori

GIOVANI ITALIANI PESIMISTI

Le aspettative salariali dei giovani, in Italia, sono sempre più pessimiste. E’ quanto rileva un sondaggio globale realizzato da Monster sui guadagni potenziali dei lavoratori rispetto ai genitori ha rivelato che un lavoratore italiano su due (il 50% del totale) prevede di guadagnare meno o molto meno dei genitori nel corso della propria carriera rispetto ai lavoratori di Canada (31% ), Francia (27%), Finlandia (24%) e Stati Uniti (17%). I risultati dimostrano che in Italia i giovani già inseriti nel mondo del lavoro o in cerca di occupazione avvertono un livello elevato di incertezza e preoccupazione per quanto riguarda le proprie aspettative di carriera e prospettive economiche future. Dai numeri emerge, inoltre, un netto contrasto rispetto alle prospettive dei giovani nel resto del mondo.

Più del 60% del totale degli intervistati ha delle prospettive di guadagno molto più alte o comunque superiori a quelle dei propri genitori. Meno di un quinto (17%) degli intervistati prevede un potenziale di guadagno inferiore rispetto ai genitori nel corso della propria carriera; la percentuale scende ulteriormente (solo il 7%) tra coloro che prospettano guadagni nettamente inferiori rispetto ai genitori. Tra i gruppi di intervistati italiani, questi numeri hanno raggiunto un più rassicurante 26% tra coloro che si aspettano di guadagnare più dei genitori, ma solo quando l’entusiasmo è stato ridotto da aspettative salariali ‘molto più alte’ a ‘più alte’. Si tratta tuttavia di cifre ancora ben al di sotto della media degli altri paesi inclusi nel sondaggio (-10%).

“I dati rilevati dal sondaggio lasciano emergere una situazione obiettiva contrastante – ha commentato Nicola Rossi, country manager di Monster Italia – e testimoniano il grande pessimismo che regna in Italia tra i giovani alla ricerca di occupazione rispetto ai coetanei in altre aree del mondo. Si tratta probabilmente della più grande sfida che il nostro Paese si trova ad affrontare: invertire progressivamente questa spirale negativa con incentivi e politiche che, assieme a una solida presa di posizione in materia di occupazione, offrano ai giovani in cerca di lavoro la prospettiva di un reale miglioramento della propria posizione rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti”.

Tra i più ottimisti, il sondaggio Monster ha rilevato che quasi tre quarti (71%) degli americani prevedono di guadagnare ‘molto di più’ (32%) o ‘di più’ (39%) durante la propria carriera rispetto ai genitori. Tra coloro che hanno mostrato una percentuale di pessimismo per quanto riguarda il proprio potenziale di guadagno, solo il 12% si aspetta di guadagnare meno dei genitori e solo il 5% degli intervistati statunitensi prevede di guadagnare molto meno. Ad accompagnare gli americani nel loro ottimismo sono i canadesi, con più della metà (55%) che prevede guadagni di carriera ‘molto più alti’ (22%) o ‘più alti’ (33%) rispetto ai genitori. Tuttavia, dal sondaggio è emerso anche che quasi un terzo (31%) dei lavoratori canadesi ha prospettive di guadagno ‘più basse’ o ‘molto più basse’ rispetto ai genitori. Le aspettative di Finlandia e Francia sono in linea con quelle del Canada e sono quasi identiche l’una all’altra. La maggior parte degli intervistati in Francia (54%) e Finlandia (56%) ha prospettive di guadagno ‘molto più alte’ o ‘più alte’ dei genitori. Metà di questi, quasi un quarto del totale (il 27% in Francia e il 24% in Finlandia) prevedono di guadagnare ‘meno’ o ‘molto meno’ dei genitori entro la fine della propria carriera.

La percezione globale, quindi, per quanto riguarda il potenziale di guadagno nel corso della propria carriera lavorativa non è così pessimista. In realtà, questi risultati mostrano una grande speranza in termini di guadagni potenziali per i nostri leader di domani. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare e il margine di miglioramento in tutto il mondo è elevato.

I risultati ottenuti in Italia, dove il 26% ritiene di avere prospettive di guadagno superiori (ma non di molto) rispetto ai genitori, mentre un terzo (34%) ritiene che tali guadagni saranno inferiori ai genitori, sottolineano la necessità di livelli di sostegno, opportunità e risorse maggiori.

Carlo Pareto

Allarme pensioni, l’Inps vuole indietro i soldi

Pensioni

L’ALLARME: INPS RIVUOLE INDIETRO I SOLDI

“Apprendiamo con preoccupazione, dai nostri soci, della ricezione di missive Inps, contenenti la richiesta di rimborso di somme, anche ingenti, che l’istituto di previdenza ritiene di aver erogato indebitamente ai pensionati. Fermo restando il diritto dell’Inps di rettificare, nei termini prestabiliti dalla legge, gli importi degli assegni in caso di errore, chiediamo chiarimenti sull’intervento in atto, a partire dalle motivazioni del riconteggio e dalle dimensioni della platea interessata”. La denuncia arriva dalla Fipac, la federazione dei Pensionati aderente a Confesercenti, che ha inviato per questo una lettera al Presidente dell’Inps, Tito Boeri.

“La Fipac – continua la nota – vuole conoscere se si tratta di pochi casi isolati o se piuttosto è in corso di una verifica in grande scala, che non può che creare disagio e preoccupazione. Sollecitiamo l’apertura di un tavolo con le organizzazioni di rappresentanza dei pensionati – si legge nella nota inviata a Boeri – per gestire un intervento che crea apprensione e mina le condizioni materiali di vita delle persone, anche al fine di evitare lunghe e dispendiose battaglie legali”.

“La pretesa di restituire somme erogate per errore dall’Inps è indebita, vista la sentenza della Corte Costituzionale che proprio quest’anno ha sancito l’illegittimità di richieste di rimborso in caso di assenza di dolo da parte del pensionato. Sentenza che – concludono i pensionati – auspicavamo avesse finalmente posto fine all’invio di missive del genere: aprire una lettera e scoprire di avere un debito di 5 cifre con lo Stato è uno choc per chiunque, in particolare per i più anziani, e rischia di creare un’ondata di sfiducia nei confronti del sistema previdenziale, minandone ulteriormente il rapporto con i cittadini”.

Dati Inail

AUMENTANO I MORTI SUL LAVORO

In linea con l’andamento rilevato tra gennaio e luglio, anche nei primi otto mesi di quest’anno si conferma l’incremento dell’1,3% delle denunce d’infortunio pervenute all’Inail. Nel periodo gennaio-agosto, infatti, sono state 421.969, 5.229 in più rispetto allo stesso periodo del 2016, per effetto di un aumento infortunistico dell’1,3% registrato per i lavoratori (quasi 3.400 casi in più) e dell’1,2% per le lavoratrici (oltre 1.800 in più).

All’incremento hanno contribuito soltanto la gestione Industria e servizi (+2,0%) e quella conto Stato dipendenti (+3,3%), mentre le gestioni agricoltura e conto Stato studenti delle scuole pubbliche statali hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 4,8% e all’1,9%. A livello territoriale le denunce d’infortunio sono aumentate al Nord (oltre seimila casi in più) e, in misura più contenuta, al Centro (+197), mentre sono diminuite al Sud (-800) e nelle Isole (-207). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+2.743 denunce) ed Emilia Romagna (+1.942), mentre le riduzioni maggiori sono quelle rilevate in Sicilia (-651) e Puglia (-639).

Nel solo mese di agosto sono state rilevate 36.369 denunce, 1.528 in più rispetto all’agosto 2016 (+4,4%) e oltre cinquemila in più rispetto all’agosto 2015 (+16,7%). Il numero dei giorni lavorativi è stato identico sia per i mesi di agosto 2016-2017 (22) sia per l’intero periodo gennaio-agosto (168).

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi otto mesi di quest’anno sono state 682, 31 in più rispetto ai 651 decessi dell’analogo periodo del 2016 (+4,8%) e 70 in meno rispetto ai 752 eventi mortali registrati tra gennaio e agosto del 2015 (-9,3%). Le fotografie scattate il 31 agosto del 2016 e del 2017 evidenziano, per il totale dei due primi quadrimestri, un aumento di 48 casi (da 526 a 574) nella gestione industria e servizi (+9,1%), una diminuzione di quattro casi (da 92 a 88) in agricoltura (-4,3%) e un calo di 13 casi (da 33 a 20) nel conto Stato (-39,4%).

Nei confronti ‘di periodo’, le variazioni percentuali delle denunce di infortunio mortale presentate all’Inail finora hanno fatto registrare, rispetto al 2016, un segno positivo, su cui hanno pesato in modo decisivo i dati della gestione industria e servizi. Se agricoltura e conto Stato hanno avuto nei vari periodi del 2017 andamenti sempre decrescenti rispetto all’anno precedente, infatti, la gestione Industria e servizi presenta, nei vari periodi presi in considerazione, aumenti compresi tra il +10% e +20%, con un picco nel mese di gennaio (quasi il 75% di casi mortali in più rispetto allo stesso mese del 2016: 89 decessi contro 51).

Dal confronto ‘di mese’ emerge, viceversa, un calo delle denunce: i 51 decessi del solo mese di agosto 2017 sono due in meno rispetto ai 53 dell’agosto 2016 e, estendendo il campo di osservazione, 10 in meno rispetto ai 61 casi con esito mortale dell’agosto 2015.

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi otto mesi del 2016 e del 2017 è legato principalmente alla componente maschile, i cui casi mortali sono aumentati di 28 unità, da 587 a 615 (+4,8%), mentre quella femminile ha fatto registrare un aumento di tre casi, da 64 a 67 decessi (+4,7%). Dall’analisi territoriale emerge un aumento di 31 casi delle denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Liguria +13 decessi, Lombardia +10, Piemonte +8), di 10 casi nelle Isole (Sicilia +13, Sardegna -3) e di quattro al Sud (Abruzzo +16, Calabria +2, Campania -8, Basilicata -5 e Molise -1). In diminuzione, invece, le denunce nel Nord-Est (-12 casi), dove spiccano in particolare i dati del Veneto (-18) e del Friuli Venezia Giulia (+7), e quelle del Centro, per il quale si registra un calo di due decessi, sintesi di una riduzione di quattro casi sia in Toscana che in Umbria e di un aumento di sei casi nel Lazio.

Le denunce di malattia professionale pervenute all’Inail nei primi otto mesi del 2017 e protocollate sono state 39.318, 1.153 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,8%). Dopo anni di continua crescita, il 2017 sembra dunque contraddistinguersi per il trend in diminuzione, comunque contenuto, delle tecnopatie denunciate, già rilevato anche nei mesi scorsi.

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, con quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, continuano a rappresentare le malattie più denunciate (78,8% del complesso dei casi).

Tasse

MULTE LIGHT SE PAGHI ENTRO IL 16 OTTOBRE

In caso di omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, forse non tutti sanno che è possibile mettersi in regola grazie al ‘ravvedimento’, beneficiando della riduzione delle sanzioni. Si parla di ‘ravvedimento sprint’ quando i versamenti vengono effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni. In tali casi la sanzione del 15% è ulteriormente ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%). Pertanto, in sede di ravvedimento, la sanzione da versare sarà pari allo 0,1% per ciascun giorno di ritardo (1/10 dell’1%). Quindi per chi avesse saltato l’appuntamento del 2 ottobre, c’è ancora la possibilità di pagare una sanzione minima.

Il ravvedimento è consentito a tutti i contribuenti. Prima delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità per il 2015, per poterne usufruire occorreva rispettare determinati limiti di tempo. Inoltre, era necessario che: la violazione non fosse già stata constatata e notificata a chi l’avesse commessa; non fossero iniziati accessi, ispezioni e verifiche; non fossero iniziate altre attività di accertamento (notifica di inviti a comparire, richiesta di esibizione di documenti, invio di questionari) formalmente comunicate all’autore.

Tali preclusioni, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, non esistono più e il ravvedimento è inibito solo dalla notifica degli atti di liquidazione e di accertamento (comprese le comunicazioni da controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni). In ogni caso, il pagamento e la regolarizzazione non precludono l’inizio o la prosecuzione di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo e accertamento.

Gli step per il ravvedimento sono diversi. Il decreto legislativo n. 158/2015 ha modificato la normativa sulle sanzioni per ritardati o omessi versamenti, prevedendo ad esempio – come si legge sul sito del ministero delle Entrate – la riduzione alla metà della sanzione ordinaria per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza. In tali casi, quindi, la sanzione passa dal 30% al 15%. Pertanto, se la regolarizzazione avviene, per esempio, entro 30 giorni dall’originaria data di scadenza del pagamento del tributo, la sanzione ridotta da versare in sede di ravvedimento sarà pari all’1,5% dell’imposta dovuta (1/10 della sanzione ordinaria ridotta alla metà).

E ancora. La sanzione è ridotta a 1/8 del minimo se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore; a 1/7 del minimo, se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore; a 1/6 del minimo, se la regolarizzazione avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore; a 1/5 del minimo se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione (ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4), salvo nei casi di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o di omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale).

Come fare – Per i versamenti occorre utilizzare: il modello F24, per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Iva, l’Irap e l’imposta sugli intrattenimenti; il modello F23, per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti; l’F24 Elide per tributi, sanzioni e interessi, connessi alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili. Gli interessi devono essere indicati nel modello F24 utilizzando gli appositi codici tributo. Quelli sulle ritenute vanno invece versati dai sostituti d’imposta sommandoli al tributo. Anche per le sanzioni sono stati previsti appositi codici da riportare sul modello di versamento (elenco completo dei codici).

Carlo Pareto

Istat, cala il sommerso, ma vale il 12,6% del Pil

banconote

L’Istat ha pubblicato un rapporto sull’economia ‘non osservata’, spiegando dettagliatamente che il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, mentre quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro. Dunque, nel 2015, economia ‘sommersa’ ed attività illegali valevano circa 208 miliardi di euro pari al 12,6% del PIL.

Il peso sul Pil di questa componente non osservata dell’economia è sceso di 0,5 punti rispetto all’anno precedente, interrompendo la tendenza all’aumento registrata nel triennio 2012-2014 (quando era passata dal 12,7% al 13,1%).

In particolare, l’Istat ha evidenziato la diversa composizione delle diverse voci dell’economia. Nel 2015, ad esempio la quota relativa alla sotto-dichiarazione valeva il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). Il resto è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l’anno precedente).

I settori dove il sommerso ha un ruolo più evidente sono le ‘Altre attività dei servizi’ (33,1% nel 2015), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le Costruzioni (23,1%). Sul complesso del valore aggiunto, le dichiarazioni inferiori al dovuto hanno un peso maggiore nei Servizi professionali (16,2% nel 2015), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle Costruzioni (12,3%). All’interno dell’industria, l’incidenza risulta relativamente elevata nel comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo (7,7%) e contenuta in quello della Produzione di beni di investimento (2,3%). La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è maggiore nel settore degli ‘Altri servizi alle persone’ (23,6% nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (15,5%).

Sui circa 17 miliardi di valore aggiunto dell’economia illegale il traffico di stupefacenti si conferma nel 2015 come l’attività più rilevante, per un totale che si attesta a 11,8 miliardi di euro (poco meno del 75% del valore complessivo delle attività illegali) e un ammontare di consumi delle famiglie pari a 14,3 miliardi di euro. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali) e consumi per circa 4 miliardi di euro mentre il valore delle attività di contrabbando di sigarette sale a circa 0,4 miliardi di euro, con un aumento di poco inferiore a 100 milioni di euro rispetto al 2014. Per l’Istat l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, si è mantenuto sostanzialmente costante, con un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, nel rilanciare i dati allegati in un rapporto al DEF per presentare la nuova banca dati pensata per facilitare il monitoraggio contributivo soprattutto nel settore degli appalti, tra i più esposti alle irregolarità, e per potere avviare un controllo mirato, ha dichiarato: “Nel 2015 sono stati sottratti al fisco quasi 11 miliardi di euro di contributi non pagati a lavoratori dipendenti: il 6-7% del totale di quelli versati all’Istituto di previdenza. Sono dati allarmanti. Tra il 2011 ed il 2014 l’evasione è oscillata tra i 10 e gli 11,5 miliardi all’anno e il monte salari dei lavoratori assunti in nero ammonterebbe a circa 20-30 miliardi pari, pressappoco, a circa 8 euro all’ora. Nel 2014 il gap stimato è stato invece pari a 11,3 miliardi: l’aliquota media non versata dunque pari al 40%. Di questo tesoretto occultato al fisco è stato possibile recuperare nel 2015 solo 0,7 miliardi tra fruizioni indebite di sgravi e prestazioni e altri risparmi di spesa. Dati peraltro sottostimati perché non tiene conto anche dell’area grigia, quelli non totalmente irregolari”.

I lettori potranno immaginare di quanto potrebbe diminuire la pressione fiscale in Italia, se l’economia ‘non osservata’ potesse emergere totalmente. Le riflessioni si potrebbero estendere anche al valore effettivo del PIL ed ai dati occupazionali. Inoltre, non andrebbero neanche sottovalutati gli effetti migliorativi che potrebbero ripercuotersi sulle prestazioni pensionistiche e sulla loro decorrenza.

Salvatore Rondello

Pensioni: da Cgil Cisl e Uil una proposta unitaria al governo

Al via la sperimentazione fra l’Istituto, Bambino Gesù, Gaslini e Meyer

L’INPS MIGLIORA LA TUTELA DELLA DISABILITÀ DEI MINORI

A partire dal 14 settembre 2017, ha preso il via ufficialmente il protocollo sperimentale, che coinvolge l’Inps, l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, l’Istituto G. Gaslini di Genova e l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze, volto a facilitare l’iter sanitario per il riconoscimento delle prestazioni assistenziali di invalidità alle quali hanno diritto i minori disabili.

Dalla predetta data i medici abilitati dall’Inps appartenenti ai tre ospedali pediatrici, possono compilare online il certificato specialistico pediatrico. Nelle settimane precedenti, infatti, l’Istituto di previdenza ha tenuto incontri con il personale delle strutture ospedaliere per presentare gli aspetti operativi del protocollo sperimentale e per illustrare le modalità di trasmissione online del certificato pediatrico telematico.

Il Protocollo sperimentale, di durata 18 mesi, era stato sottoscritto nella passata primavera dall’Ente assicuratore e dai tre ospedali pediatrici. Il protocollo permette in pratica ai medici di queste istituzioni sanitarie di utilizzare il certificato specialistico pediatrico, grazie al quale è possibile raccogliere fin da subito – durante il ricovero presso le stesse strutture – tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale.

Il referto specialistico pediatrico, predisposto dall’Inps e dalla Società Italiana di Pediatria, contiene difatti tutti gli elementi utili all’accertamento della specifica patologia. Questa attestazione sanitaria consente quindi di evitare ulteriori valutazioni specialistiche che, nei casi di particolare complessità delle patologie, sono spesso necessarie in aggiunta al certificato medico redatto da pediatri e medici di base del Servizio Sanitario Nazionale, ed evita così di dover sottoporre il minore a più visite.

Pensioni

DA CGIL CISL E UIL PROPOSTA UNITARIA A GOVERNO SU TEMI FASE 2

Blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, e un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori. Sono alcune delle proposte unitarie che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sui temi al centro del confronto della fase due sulla previdenza. “Le proposte – si legge nella nota congiunta – intendono superare le attuali rigidità e favorire il turn over generazionale per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale”.

Per sostenere le future pensioni dei giovani, i sindacati propongono l’utilizzo di uno strumento che, valorizzando la storia contributiva dei lavoratori, ne sostenga il futuro reddito previdenziale e, contemporaneamente, che si superino gli attuali criteri previsti nel sistema contributivo, una vera e propria penalizzazione per i lavoratori con redditi più bassi.

E’ necessario, propongono ancora i sindacati, “porre fine alle disparità di genere che ancora penalizzano le donne nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne. E’ inoltre fondamentale il rilancio delle adesioni della previdenza complementare estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico”. Occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea. Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato. Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, “il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni”.

Inps

SIA ANCHE SENZA PROGETTO

In caso di mancata sottoscrizione del progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa i beneficiari del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) non perdono il diritto al beneficio.

Sì al sostegno di inclusione attiva anche senza sottoscrizione del progetto

Lo stabilisce l’Inps con messaggio 3613/2017 (sotto allegato), che recepisce le modifiche apportate dal decreto 26 luglio 2017 e fornisce indicazioni operative sulla disciplina della sottoscrizione del progetto personalizzato di presa in carico ai fini della concessione del beneficio del Sia ordinario, nonché della condizionalità, così come previste dall’articolo 6 del richiamato decreto.

Questo vale per i residenti dei comuni interessati dagli eventi sismici del 2016 e 2017, a partire dallo scorso 17 agosto. Il decreto introduce, infatti, una deroga al principio della condizionalità, dunque dal 17 agosto 2017, la mancata sottoscrizione del progetto comunicata in un secondo momento rispetto alla stessa data da parte dei componenti del nucleo familiare beneficiario del SIA in via ordinaria, ed anche la violazione degli obblighi derivanti dallo stesso progetto, non comportano l’esclusione dal beneficio.

Cambia la disciplina del SIA ordinario in materia di condizionalità

Non solo. Secondo il decreto, i comuni dell’intero territorio nazionale possono derogare ai tempi per la predisposizione dei progetti personalizzati di presa in carico. Ciò comporta che il beneficio economico del Sia non si perderà anche in tal caso.

In pratica, tutte le domande già sospese a causa del mancato invio della notizia della sottoscrizione del progetto personalizzato sono state rimesse in pagamento dall’Istituto di previdenza sociale.

Inps

FONDO DI INTEGRAZIONE SALARIALE

Con la circolare Inps n. 176 del 2016 è stata illustrata la disciplina del Fondo di integrazione salariale (FIS) che, a decorrere dal 1° gennaio dello stesso anno, assicura una tutela ai lavoratori di datori di lavoro che occupano mediamente più di cinque dipendenti, appartenenti a settori non rientranti nell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e che non hanno costituito Fondi di solidarietà bilaterali o Fondi di solidarietà bilaterali alternativi. Il FIS assicura la tutela in costanza di rapporto di lavoro attraverso l’erogazione di due prestazioni: l’assegno di solidarietà e l’assegno ordinario.

L’assegno ordinario è una prestazione ulteriore che il FIS garantisce, in aggiunta all’assegno di solidarietà, in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti, compresi gli apprendisti, nel semestre precedente la data di inizio delle sospensioni o riduzioni dell’orario di lavoro. L’assegno è garantito in relazione alle causali previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria (ad esclusione delle intemperie stagionali) e straordinaria, limitatamente alle causali della riorganizzazione aziendale e della crisi aziendale, con esclusione della cessazione di attività. La circolare dell’Istituto n. 130 illustra i criteri da rispettare per l’approvazione dei programmi di riorganizzazione aziendale e i casi di crisi aziendale con continuazione dell’attività lavorativa e per evento improvviso e imprevisto.

L’assegno di solidarietà invece, a differenza di quanto previsto per l’assegno ordinario, non è concesso al ricorrere di determinate causali, ma sulla base di un accordo collettivo, la cui finalità è evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esubero del personale. La stessa circolare n. 130 descrive quali sono le caratteristiche che devono avere i contratti collettivi aziendali ai fini dell’erogazione dell’assegno stesso.

Inps

AD AGOSTO ORE CIG AUTORIZZATE IN CALO

Ad agosto il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 19,6 milioni, in calo del 36,6% rispetto allo stesso mese del 2016 (30,9 milioni). Lo rende noto l’Inps che oggi ha diffuso l’aggiornamento al mese di agosto 2017 dell’Osservatorio sulle ore di cig. Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate ad agosto 2017 sono state 6,2 milioni, in calo del 19,4% rispetto ad agosto 2016 (7,7 mln). In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -12,4% nel settore Industriale; -35,3% nel settore edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di agosto 2017 rispetto al mese precedente un decremento pari al 6,6%.

Per quanto riguarda la cigs, le ore autorizzate ad agosto sono state pari a 11,7 milioni, di cui 5,4 mln per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 37,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 18,6 milioni di ore autorizzate. Ad agosto 2017 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al -54,5%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a 1,7 mln di ore autorizzate ad agosto 2017 registrando un decremento del 63% se raffrontati con agosto 2016, mese nel quale erano state autorizzate 4,6 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di agosto 2017 rispetto al mese precedente un decremento pari al 35,5%.

Carlo Pareto

Contributi figurativi
e pagamento delle pensioni Inps all’estero

Contributi figurativi
ACCREDITO MATERNITA’ AL DI FUORI DEI RAPPORTI DI LAVORO

In favore dei soggetti iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, i periodi corrispondenti al congedo di maternità verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini pensionistici, a condizione che il soggetto possa poter vantare, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.
L’accredito spetta alle madri per il lasso di tempo esattamente conforme al congedo di maternità verificatosi fuori dal rapporto di lavoro.
L’articolo 2, comma 504, legge 24 dicembre 2007, n. 244 stabilisce che la facoltà di accredito e di riscatto dei periodi di maternità prevista dagli articoli 25 e 35, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 spetta a coloro che alla data del 27 aprile 2001, data di entrata in vigore del decreto legislativo, risultino iscritti in servizio.
Per l’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) l’iscritto in servizio è il soggetto di condizione attiva che alla data di entrata in vigore del d.lgs. 151/2001 non sia titolare di trattamento pensionistico.
Conseguentemente, la facoltà di accredito è preclusa a tutti coloro che alla predetta data del 27 aprile 2001 risultino pensionati, salvo si tratti di soggetti intestatari di assegno di invalidità o di pensione di invalidità stante la particolarità dello status di titolare di trattamento di invalidità.
L’accredito è subordinato al possesso di cinque anni di contribuzione effettiva al momento della richiesta di ammissione al beneficio assicurativo.
Al raggiungimento del requisito contributivo concorrono tutte le tipologie di contribuzione derivanti da attività lavorativa subordinata. La prefigurata condizione assicurativa non può però essere perfezionata totalizzando la contribuzione accreditata in corrispondenza di periodi di lavoro subordinato con periodi di contribuzione corrisposta nelle gestioni Art/Com e Cd/Cm, per attività autonoma (circolare 26 marzo 2003, n. 61).
Con riferimento alle istanze presentate a decorrere dal 1° maggio 2010, il citato requisito dei cinque anni può essere maturato anche con il cumulo di periodi assicurativi fatti valere in altro stato comunitario, fermo restando il rispetto del minimale di 52 settimane di contribuzione richiesto dalla regolamentazione comunitaria per l’accesso alla totalizzazione.
Sempre dal 1° maggio 2010, il requisito dei cinque anni può essere perfezionato anche con il cumulo di periodi assicurativi fatti valere in Svizzera e nei Paesi See ovvero Islanda, Liechtenstein e Norvegia (circolare 25 febbraio 2011, n. 41).
L’accredito figurativo può avvenire solo in corrispondenza di periodi che non risultino già coperti da altra tipologia di contribuzione nelle varie gestioni pensionistiche, nelle quali gli interessati siano intestatari di conto assicurativo (circolare 26 marzo 2003, n. 61).

Come fare domanda
Per presentare la domanda deve essere compilato l’apposito modulo disponibile online. L’istanza deve essere presentata dall’interessato o dai suoi superstiti alla struttura decentrata Inps territorialmente competente. Importante: alla richiesta va allegata la dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione) della data di nascita del bambino e dei dati anagrafici della madre.

Pagamento delle pensioni Inps all’estero
ACCERTAMENTO DELL’ESISTENZA IN VITA PER L’ANNO 2017

Con il Messaggio n. 3378 del 30 agosto scorso l’Inps ha comunicato il via della Campagna 2017 di accertamento dell’esistenza in vita per i titolari di pensione residenti all’estero.
La campagna è iniziata con notevole ritardo rispetto agli anni precedenti e sarà effettuata con una diversa modalità e tempistica.
La prima novità riguarda i tempi: l’operazione è divisa in due fasi a seconda del paese di residenza del pensionato. La verifica è gestita dalla City Bank, pertanto fa fede la residenza presente negli archivi della City Bank.
Le informative dell’Inps sono state inviate ai pensionati a partire dal mese di settembre e le risposte dovranno pervenire entro il 5 gennaio 2018. Gli interessati che non faranno pervenire l’attestazione entro il termine indicato nel modulo riceveranno il pagamento del rateo di febbraio 2018 in contanti presso le agenzie “Western Union” del Paese di residenza, che dovranno riscuotere entro il 19 febbraio 2018.
La verifica dell’esistenza in vita del pensionato all’estero, viene come detto effettuata al momento dall’Istituto di credito Citibank, che esegue i pagamenti all’estero per conto dell’Inps. Questo accertamento si configura anche come un utile ed efficace strumento di prevenzione e contrasto al fenomeno dell’indebita percezione delle prestazioni.
Per eseguire la verifica, la Banca ha diviso la platea dei pensionati coinvolti nell’operazione in due blocchi distinti per aree geografiche di residenza, programmando due differenti fasi di verifica.
La 1 ª fase si svolgerà da settembre 2017 a febbraio 2018. La 2ª fase si svolgerà da febbraio a luglio 2018.
Per la prima fase, viene recapitata ai pensionati una lettera esplicativa redatta in italiano ed in una delle cinque lingue più diffuse a seconda del paese di destinazione e il modulo standard di attestazione – personalizzato per ciascun pensionato -, che, una volta compilato e validato, deve essere fatto pervenire entro il 5 gennaio 2018 alla casella postale PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom.
Citibank utilizza i dati di residenza registrati negli archivi della banca stessa per individuare i soggetti sottoposti a verifica. Qualora intervenga, nel corso delle due fasi diverse, una variazione di domicilio, per evitare la reiterazione dell’invio delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita, Citibank escluderà i soggetti che hanno già subito la verifica nella fase precedente.
Quale criterio di esclusione dell’accertamento, non verrà inviata la richiesta di produrre prova di esistenza in vita a specifici gruppi:
titolari con importo mensile inferiore a 10 euro che comportano un basso rischio di erogazione di importi indebiti;
titolari di pensioni oggetto di scambi mensili di informazioni tra Inps e le Istituzioni previdenziali tedesche e svizzere;
beneficiari che hanno riscosso personalmente la pensione agli sportelli della Western Union o che per propria iniziativa hanno fornito a Citibank valida attestazione di esistenza in vita con data recente.
Un nuovo servizio on line consentirà comunque di verificare se un pensionato è coinvolto nella verifica e deve produrre la prova di esistenza in vita Particolari modalità sono state inoltre previste per consentire l’adempimento anche nel caso in cui il pensionato risieda in istituto di riposo o sia affetto da patologie o incapace o recluso in istituto di detenzione. Citibank ha messo a disposizione dei Patronati operanti all’estero la facoltà di trasmettere telematicamente i moduli di attestazione di esistenza in vita con nuove funzionalità. L’operatore abilitato potrà generare il modulo standard e il modulo alternativo, il modulo cambio indirizzo e cambio coordinate bancarie. Il Servizio Clienti Citibank può essere contattato tramite pagina web: www.inps.citi.com, tramite mail inps.pensionati@citi.com, tramite telefoni indicati nella lettera esplicativa o tramite Servizio Automatico Interattivo.

Carlo Pareto

Aumentano gli occupati. Soprattutto quelli a tempo

Disoccupazione-lavoroDalla nota congiunta di INPS, ISTAT e Ministero del lavoro emerge un aumento di 437 mila posizioni lavorative rispetto al secondo trimestre del 2016. L’incremento occupazionale è così suddiviso: 108 mila a tempo indeterminato (inclusi i contratti di apprendistato) e 329 mila i contratti a tempo determinato. Nella nota congiunta si legge: “Nel secondo trimestre prosegue la tendenza all’aumento dell’occupazione, con una crescita ancora interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente”.

Secondo i dati delle Comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro, su base annua, per il quinto trimestre consecutivo è continuato a ritmi crescenti l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato (rispettivamente +44 mila, +66 mila, +145 mila, +241 mila, +329 mila). La nota recita: “Questi segnali si rafforzano se si considerano le imprese industriali e dei servizi che mostrano, anche secondo la fonte Uniemens-Inps, un forte incremento del tempo determinato (+482 mila su base annua). Contestualmente, per le posizioni lavorative a tempo indeterminato si osserva una sostanziale stabilizzazione della crescita in entrambe le fonti”.

Secondo i dati Istat, si continua a registrare un aumento tendenziale dell’occupazione (+153 mila) a fronte della diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-154 mila) sia degli inattivi (-76 mila). Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni, indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. I tassi di occupazione per età, che per definizione non risentono degli effetti demografici, crescono su base annua per le persone con più di 34 anni (ed in particolare per gli ultracinquantenni), mentre permane debole la tendenza al recupero per i giovani fra i 15 e 34 anni.

Il lavoro a chiamata o intermittente nel secondo trimestre ha un fortissimo incremento. Dopo 4 anni di calo ininterrotto e una prima inversione di tendenza nel quarto trimestre 2016 (+2,5%), nel primo del 2017 ha fatto registrare una ripresa a due cifre (+13,5%), in seguito anche all’abrogazione del lavoro accessorio (voucher), che si è accentuata notevolmente nel secondo trimestre (+73,7%).

Purtroppo, la crescita dell’occupazione imperniata sulla precarietà non risolve i problemi del disagio sociale e continua a produrre gli effetti psicologicamente negativi sui giovani che vengono segnati dalle incertezze per il loro futuro di vita.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, per contrastare le difficoltà che hanno le donne a rientrare nel mercato del lavoro dopo il periodo di maternità, ha proposto: “Estendere forme di decontribuzione dopo il periodo di maternità, come si fa per i giovani”. Poi Boeri ha sottolineato: “La crescita delle famiglie dipende dal lavoro delle donne e che in Italia chi lavora ha alti costi legati alla genitorialità. Nel complesso si perde un terzo del reddito dopo aver avuto figli ma se si guarda solo alle donne che rientrano al lavoro dopo la maternità la percentuale scende al 10. Questo vuol dire che il problema vero è il rientro nel mercato del lavoro. Per questo potrebbe essere utile un incentivo come lo sgravio contributivo al momento previsto solo per i giovani. E comunque deve cambiare anche la cultura. In Italia il lavoro di cura ricade prevalentemente sulle donne mentre gli uomini solo nel 3% dei casi utilizzano il congedo facoltativo dopo la nascita del figlio”.

La proposta di Boeri, spiacevolmente, riguarda solo le donne e non tiene pienamente conto del problema che riguarda anche una minoranza degli uomini. Dunque, per i principi di uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, la proposta di Boeri, dovrebbe essere estesa anche agli uomini, in osservanza ai principi fondamentali, rapporti civili ed etico-sociali della nostra Costituzione, nonché alle norme sulla maternità e paternità.

Salvatore Rondello

Inps, entro il 30 settembre versamenti volontari. Chiarimenti sui contributi figurativi. Arriva decreto su sostegno contrattazione

Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 30 SETTEMBRE IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato prossimo trenta settembre il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al primo trimestre dell’anno corrente (aprile – giugno 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di settembre – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre aprile – giugno, il secondo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri due sono rispettivamente fissati al 31 dicembre e 31 marzo 2018). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015/16), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Contributi figurativi

ASPETTATIVA POLITICA O SINDACALE: CHIARIMENTI

Il messaggio 8 settembre 2017, n. 3499 fornisce indicazioni affinché l’istruttoria delle domande di accredito dei contributi figurativi per periodi di aspettativa fruita per incarichi politici o sindacali segua modalità uniformi e conformi alla normativa.

La domanda di accredito deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello nel corso del quale abbia avuto inizio o si sia protratta l’aspettativa. Anche per le aspettative di durata pluriennale, la domanda di accredito deve essere presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento all’anno solare precedente (art. 3, comma 3 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564).

Il criterio del rinnovo tacito non opera laddove, in ragione dell’elezione o della nomina, l’interessato non maturi il diritto a un vitalizio o a un incremento della pensione. In tal caso vige la regola generale di cui all’art. 3, comma 3 del d.lgs. n. 564/1996, per cui la domanda va presentata, a pena di decadenza, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento all’anno solare precedente.

L’istanza di accredito figurativo non può essere sostituita dal versamento della contribuzione aggiuntiva ai sensi dell’art. 3, comma 5, del d.lgs. n. 564/1996, in quanto trattasi di una facoltà autonoma del sindacato esercitabile validamente sul presupposto del riconoscimento della contribuzione figurativa.

Il punto 5.3 della circolare Inps 23 dicembre 2016, n. 225 chiarisce che la tutela previdenziale della contribuzione figurativa, in quanto strettamente connessa con la sospensione del rapporto di lavoro durante il periodo di aspettativa, viene meno quando il provvedimento relativo cessi di avere efficacia.

Le dichiarazioni ora per allora non possono essere utilizzate come alternativa all’esibizione dell’originario provvedimento di collocamento in aspettativa e nemmeno per provare una durata dell’aspettativa che sconfessi o risulti incompatibile con quanto documentato nell’originale provvedimento di collocamento in aspettativa o nelle relative proroghe.

L’art. 3 del d.lgs. n. 564/1996, oltre a definire le caratteristiche delle cariche sindacali per le quali è previsto il beneficio della contribuzione figurativa, specifica che tali cariche devono essere previste dalle norme statutarie. Tra l’altro, richiede che le cariche sindacali siano attribuite formalmente.

Fermo quanto rappresentato nel presente messaggio, allorquando se ne manifesti la necessità, permane in capo alle sedi territoriali, secondo diligenza e prudenza, il compito di effettuare gli opportuni accertamenti al fine di acquisire elementi di certezza e chiarimenti in merito a situazioni che hanno rilevanza ai fini dell’accreditamento dei contributi.

In attesa della telematizzazione della domanda, in allegato al messaggio 8 settembre 2017, n. 3499 sono stati forniti i modelli di domanda e attestazione.

Per la conciliazione vita lavoro

BENE DECRETO SU SOSTEGNO ALLA CONTRATTAZIONE

“La firma del decreto ministeriale, annunciata dalla sottosegretaria Boschi, con cui vengono definiti i criteri per il sostegno alla contrattazione aziendale in tema di conciliazione vita-lavoro è una buona notizia che aspettavamo da tempo e e che permette di rilanciare una contrattazione decentrata al servizio dei bisogni delle persone”. Lo ha dichiarato Gigi Petteni, segretario confederale Cisl.

“È importante avere previsto che per il 2017 e 2018 vengono messi a disposizione 110 milioni di euro – ha spiegato – per sostenere una contrattazione tra le parti sempre più tesa a meglio conciliare le flessibilità aziendali con i cicli di vita delle donne e degli uomini che lavorano. Per quanto non previsto espressamente dal testo della legge, il sindacato tutto ha da tempo interloquito positivamente con il ministero e sollecitato una attuazione propositiva e attiva dell’articolo 25 del decreto legislativo 80/2015, una delle norme del Jobs act più nobili e fino ad oggi in attesa di attuazione”.

“Assieme alle norme già rodate su premi di risultato, welfare aziendale e partecipazione organizzativa abbiamo ora un ulteriore stimolo per diffondere nelle imprese di ogni dimensione una contrattazione innovativa capace di estendere diritti e tutele che concentrandosi sui bisogni di cura, sui congedi parentali, sulle ferie solidali, sul sostegno ai lavoratori diversamente abili. Come sindacato approfondiremo i contenuti del decreto e avvieremo una campagna informativa e di orientamento per far crescere la contrattazione delle diverse forme di conciliazione tra vita e lavoro”, ha concluso.

Carlo Pareto

Visite fiscali, il ‘cervellone’ che stana i furbetti. Bando per medici fiscali. Aumento infortuni sul lavoro

Visite fiscali

OPERATIVO CERVELLONE CHE STANA I FURBETTI

Dal 1° settembre ha preso avvio il ‘Polo unico per le visite fiscali’ con l’attribuzione all’Inps della competenza esclusiva ad eseguire visite mediche di controllo, oltre che ai lavoratori privati, anche ai

lavoratori pubblici assenti per malattia, sia su richiesta delle pubbliche amministrazioni in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio (sono escluse dalle competenze Inps le visite al personale delle forze armate, polizia, vigili del fuoco).

Il sistema di gestione delle visite mediche di controllo prevede:

– visite mirate ed efficaci: un sofisticato Data Mining elabora serie storiche di decine di milioni di eventi di malattia e, sulla base di criteri individuati su base statistica, seleziona quotidianamente gli eventi più probabilmente passibili di riduzione della prognosi. La scelta di dove mandare i medici non è casuale;

– visite tempestive: ogni giorno, entro le prime ore del mattino, l’applicativo informatico SAVIO assegna le visite domiciliari ad ognuno dei medici fiscali, combinando le visite mediche di controllo d’ufficio e quelle su richiesta dei datori di lavoro; il medico fiscale riceve in tempo reale le sue VMC sul proprio NetBook (in via di sostituzione con tablet).

– razionalizzazione e minimizzazione dei costi: SAVIO assegna le visite mediche di controllo tra i

medici disponibili e a ciascun medico in modo da minimizzarne i percorsi;

– informatizzazione e automazione avanzate: certificati medici, richieste datoriali di visite mediche

di controllo, selezione malattie a rischio, assegnazione visite ai medici, esiti delle visite mediche di controllo… tutto avviene attraverso canali informatici e la messa a disposizione delle informazioni ai soggetti interessati-coinvolti è rapida ed efficiente.

Boeri

– “Per il polo unico delle visite fiscali a regime avremo a disposizione 50 mln di risorse” ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in occasione della presentazione del ‘Polo unico per le visite fiscali’. “Le risorse – ha sottolineato – sono sufficienti, per quest’anno abbiamo 17 milioni, ma a regime avremo appunto 50 milioni e sono sufficienti per affrontare questo compito”.

“Questa iniziativa – ha rimarcato – ci permetterà di garantire una maggiore uniformità di trattamento e di gestione delle visite fiscali su tutto il territorio nazionale per dipendenti pubblici e privati. Oggi esiste una sensibile difformità tra pubblico e privato e forse più all’interno del settore pubblico tra le diverse regioni italiane”.

Boeri ha anche chiarito che non si faranno controlli casuali, ma mirati : “Guardando all’esperienza e ai fattori di rischio specifico, ai casi di abuso e di comportamento opportunistico quando sono più frequenti, di storie individuali o piuttosto per alcuni giorni della settimana. Quindi concentrando le visite in alcuni giorni per rendere i controlli maggiormente efficaci”.

Il presidente dell’Inps ha altresì spiegato che “con il ‘Polo unico per le visite fiscali’ si è partiti il 1° settembre, ma con una fase transitoria perché l’atto di indirizzo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale e speriamo che avvenga nel più breve tempo possibile.

Abbiamo anche bisogno del decreto ” sulle fasce di reperibilità, “questo è molto importante per aumentare l’efficienza dei nostri controlli e dell’attività dei medici”.

“Ovviamente – ha evidenziato – se abbiamo fasce di reperibilità diverse tra pubblico e privato questo può comportare il fatto che la gestione delle visite non può essere davvero uniforme. I medici che si trovano ad uscire per fare controlli nel privato non possono fare gli stessi controlli nell’ambito pubblico”.

“Per questo – ha ribadito Boeri – noi auspichiamo che vengano adottate le fasce attualmente in vigore nel settore pubblico perché questo ci permetterebbe anche di colmare il divario con altri Paesi”.

“Apriremo bando”

– Il presidente dell’Inps ha inoltre spiegato poi che c’è ” un problema di carenza di medici fiscali in alcune realtà territoriali . Più che un problema generale-totale di numero è di distribuzione di medici”.

“Ad esempio – ha detto Boeri – in Lombardia c’è una carenza di medici fiscali. In generale, nell’immediato affronteremo questa problematica ricorrendo ai medici dell’Inps e convenzionati, poi a regime affronteremo il problema con un bando che sarà aperto a persone che abbiano le competenze che noi richiediamo, soprattutto in termini di medicina legale”.

“Guarderemo con particolare attenzione – ha precisato – ai curricula di coloro che hanno già esperienze maturate anche nell’ambito delle Asl. Chiaramente a questi medici si estenderà la convenzione che andremo ad adottare con i medici fiscali”.

Osservatorio statistico

– “Al via pure l’Osservatorio statistico sul Polo unico per le visite mediche di controllo” ha ancora annunciato il presidente dell’Inps. “Nel far partire il Polo unico – ha evidenziato – abbiamo inteso far partire un’operazione di trasparenza verso l’opinione pubblica. Produrremo, a partire da gennaio 2018, un Osservatorio statistico sul polo unico che darà sistematicamente informazioni sulle assenze per malattie, sulle certificazioni e sul numero di giorni di malattia”.

“Oltre che – ha aggiunto – sull’esito delle visite sia nel settore del pubblico che privato, per genere e classi di età”.

Inps

OPERATIVITA’ PIATTAFORMA PRESTAZIONI OCCASIONALI

Dopo quasi due mesi di operatività della piattaforma Inps per la gestione delle prestazioni occasionali – la nuova forma di lavoro introdotta con la conversione in legge del decreto legge n. 50/2017 – sono risultati oltre 27.000 gli utenti che si sono registrati.

In particolare, si tratta di:

3.998 utilizzatori del Libretto Famiglia;

12.252 utilizzatori del contratto di prestazione occasionale (aziende, liberi professionisti, associazioni ed altri enti);

10.767 lavoratori disponibili ad operare nelle forma del lavoro occasionale.

I versamenti effettuati dagli utilizzatori hanno superato l’importo di quattro milioni di euro, dei quali 362.000 per il Libretto Famiglia e 3.833.000 per il contratto di lavoro occasionale. Sempre nei primi 45 giorni di operatività della piattaforma, sono 6.742 i lavoratori che hanno svolto prestazioni di lavoro occasionale (686 Libretto Famiglia e 6.056 contratto di lavoro occasionale), per un totale di 28.724 giornate lavorative (2.544 Libretto Famiglia e 26.180 contratto di lavoro occasionale).

Ad agosto, oltre l’80% dei pagamenti di prestazioni (effettuati direttamente dall’INPS su base mensile) è stato realizzato con accredito su carta di credito ovvero in conto corrente.

Il contact center dell’INPS ha fornito 18.621 chiarimenti e indicazioni sulla normativa e sul funzionamento della piattaforma ed ha effettuato, per conto degli utenti (cittadini e aziende), 3.600

operazioni di registrazione ovvero di comunicazione delle prestazioni lavorative.

Al riguardo, si ricorda che, una volta effettuata la registrazione in piattaforma, il lavoratore non deve svolgere alcun altro adempimento e riceve ogni comunicazione relativa alla sua attività lavorativa sul suo indirizzo di posta elettronica o sul suo telefono cellulare via sms. L’utilizzatore, invece, dopo la registrazione, deve effettuare solo una comunicazione relativa allo svolgimento della prestazione lavorativa, operazione che richiede pochi minuti e che può essere svolta utilizzando il contact center dell’Istituto che, in tempo reale, svolge detta attività per conto dell’utilizzatore.

L’utilizzo della piattaforma del lavoro occasionale è attivo per le famiglie e per le aziende di ogni settore produttivo, ivi compresa l’agricoltura, dal 10 luglio 2017.

Nel corso del prossimo mese di settembre saranno rese disponibili nuove funzionalità, fra le quali quella che consente alle aziende agricole di effettuare la comunicazione di svolgimento della prestazione lavorativa su un arco temporale di tre giorni, piuttosto che su un solo giorno (come è previsto per tutte le aziende).

Inail

INFORTUNI SUL LAVORO IN AUMENTO NEL 2017

Nei primi sette mesi di quest’anno le denunce d’infortunio pervenute all’Inail sono state 380.236, 4.750 in più rispetto allo stesso periodo del 2016 (+1,3%), per effetto di un aumento infortunistico dell’1,2% registrato per i lavoratori (2.832 casi in più) e dell’1,4% per le lavoratrici (oltre 1.900 in più).

All’incremento hanno contribuito soltanto la gestione Industria e servizi (+2,1%) e la gestione Conto Stato dipendenti (+3,6%), mentre Agricoltura e Conto Stato studenti delle scuole pubbliche statali hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 5,0% e all’1,9%.

A livello territoriale, le denunce d’infortunio sono aumentate al Nord (oltre 5.800 casi in più) e, in misura più contenuta, al Centro (+245), mentre hanno fatto registrare una diminuzione al Sud (-985) e nelle Isole (-337).

Gli aumenti maggiori, in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+2.821 denunce) ed Emilia Romagna (+1.560), mentre le riduzioni più sensibili sono quelle rilevate in Puglia (-672) e Sicilia (-658). Il trend crescente delle denunce presentate all’Istituto nel periodo gennaio-luglio è in linea con quello già rilevato nel primo semestre 2017 rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso.

Nel solo mese di luglio, in particolare, sono state rilevate 46.390 denunce, 1.608 in più rispetto a luglio 2016 (+3,6%). Il numero dei giorni lavorativi è stato identico sia per i mesi di luglio 2016- 2017 (21) sia per l’intero periodo gennaio-luglio (146).

Le denunce d’infortunio mortale presentate all’Inail nei primi sette mesi di quest’anno sono state 591, 29 in più rispetto ai 562 decessi dell’analogo periodo del 2016 (+5,2%). L’incremento è legato

principalmente alla componente maschile, i cui casi mortali sono saliti da 506 a 531 (+4,9%), mentre quella femminile ha fatto registrare un aumento di quattro casi, da 56 a 60 decessi (+7,1%).

L’aumento di 29 denunce d’infortunio con esito mortale è la sintesi di andamenti diversi osservati nelle singole gestioni. Quella dell’Industria e servizi, infatti, è la sola che ha avuto un incremento, decisivo nel saldo negativo finale, da 450 a 497 casi (+10,4%), mentre Agricoltura e Conto Stato presentano entrambe una diminuzione rispettivamente da 80 a 76 casi (-5%) e da 32 a 18 (-43,8%)

Dall’analisi territoriale emerge un aumento di 33 casi delle denunce d’infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Lombardia +15 decessi, Liguria, +10, Piemonte +8), cui si contrappongono i dati del Centro, per il quale si registra un calo di 12 decessi (Marche -6 casi, Toscana -4, Lazio -1, Umbria -1), e quelli del Nord-Est (tre denunce in meno), dove spiccano in particolare i dati del Veneto (-10 casi) e del Friuli Venezia Giulia (+9).

Nel Sud (-2 casi mortali per l’intera area geografica), l’incremento dell’Abruzzo (+15 casi) praticamente pareggia la diminuzione delle denunce registrata nelle altre regioni, mentre nelle Isole (+13 denunce), la Sicilia si evidenzia per i suoi 15 casi in più.

Nei confronti di periodo, le variazioni percentuali delle denunce di infortuni mortali presentate all’Inail nel 2017 finora hanno sempre avuto segno positivo, con l’unica eccezione del primo quadrimestre che, al contrario, aveva fatto registrare una diminuzione rispetto ai primi quattro mesi del 2016.

A fare la differenza nel saldo finale dei primi sette mesi di quest’anno continua a essere soprattutto il dato di gennaio, con 30 denunce mortali in più rispetto al primo mese del 2016 (95 contro 65 casi), oltre la metà delle quali legate alle due tragedie di Rigopiano e Campo Felice. Il confronto tra luglio 2016 e luglio 2017 fa registrare invece un incremento di tre casi.

Le denunce di malattia professionale pervenute all’Inail nei primi sette mesi del 2017 e protocollate sono state 36.224, 1.336 in meno rispetto allo stesso periodo 2016 (-3,6%). Dopo anni di continua crescita, il calo delle tecnopatie denunciate conferma per quest’anno l’andamento già rilevato nei mesi scorsi. Le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, con quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, continuano a rappresentare le tecnopatie più denunciate (75,8% del complesso dei casi.

Carlo Pareto

Crescono i lavoratori stagionali ed è boom
del sommerso

Ape social

PER EDILI ANCHE CON DICHIARAZIONE CASSE

Gli operai edili che vogliono presentare domanda per l’ottenimento dell’Ape sociale, potranno sostituire le attestazioni delle mansioni svolte in via continuativa, che devono essere rilasciate dal datore di lavoro, con una idonea dichiarazione, sottoscritta dai responsabili delle Casse edili, dalla quale risultino i periodi durante i quali sono stati iscritti alle Casse stesse. Lo ricorda il ministero del Lavoro, citando una comunicazione Inps che fa seguito alle difficoltà segnalate dalle organizzazioni sindacali, per gli operai edili, di reperire i datori di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione da allegare alla domanda di Ape sociale.

La comunicazione, si legge nella nota del ministero, chiarisce che la dichiarazione rilasciata dalle casse edili dovrà essere allegata alla domanda telematica e che il richiedente dovrà dichiarare, nell’apposito campo, che, stante l’impossibilità di reperire i datori di lavoro, è stata allegata la dichiarazione delle casse edili interessate, in modo da consentire ai competenti uffici del ministero del Lavoro, dell’Inail e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro le verifiche di loro competenza.

Economia

CESSIONE DEL QUINTO PENSIONATI: ULTIME NOVITA’

I pensionati possono tornare a rivolgersi all’Inps per la cessione del quinto. Questa tipologia di prestiti era stata recentemente sospesa dall’ente previdenziale, che, con la disposizione 1.446 del 31 marzo 2017, aveva stabilito il recesso dalle convenzioni stipulate con banche e finanziarie per la cessione del quinto.

Molti gli interventi registrati in seguito a tale decisione nei quali sono state spiegate le motivazioni di questa iniziativa.

In pratica il Ministero, tramite il decreto 24.126 del 27 marzo 2017, ha aggiornato i tassi effettivi globali anti usura e, di conseguenza, è stato necessario modificare le convenzioni in atto tra l’Istituto Previdenziale e le banche.

Più nello specifico, il Ministero ha aggiornato le classi di importo rilevanti ai fini delle operazioni di cessione del quinto dello stipendio e della pensione secondo i seguenti parametri: < 15.000 euro e > 15.000 euro.

Pertanto dal primo aprile sono state sospese le procedure burocratiche di accreditamento, chiedendo a banche e finanziarie che erogano prestiti con cessione del quinto di operare in regime diretto.

Con la determinazione presidenziale n.78 del 14/04/2017 è stato approvato il nuovo schema di convenzione, permettendo così all’Inps di riattivare i finanziamenti ai pensionati.

Per aderire al nuovo schema di convenzione, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari interessati, in possesso dei requisiti di legge, potranno aderire al nuovo testo di convenzione rivolgendosi alla Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi.

Ricordiamo che, tramite Inps, non vengono erogati prestiti personali ai dipendenti privati.
Possono accedere ai finanziamenti dell’ente pubblico, legati alla cessione del quinto, i dipendenti del settore pubblico e statale, i dipendenti di Poste Italiane e delle società collegate e i dipendenti della Magistratura, oltre ai pensionati di questi settori.

Chi non fosse in possesso di questi requisiti e volesse richiedere un finanziamento con cessione del quinto, può comparare le offerte su un comparatore come PrestitiOnline.it, che permette di calcolare la rata del finanziamento e visualizzare in pochi click il preventivo personalizzato.

Tra le società partner del network focalizzate su questo comparto del credito vi è Pitagora, uno tra i leader nella cessione del quinto.

E’ bene consigliare sempre, quando si procede alla richiesta di un finanziamento, di informarsi sulle condizioni applicate e sulle  caratteristiche del prodotto.

PrestitiOnline.it mette a disposizione degli utenti una guida dedicata alla cessione del quinto, dove si possono trovare consigli utili.

In particolare ricordiamo che la legge prevede che un contratto di cessione del quinto debba contenere i seguenti elementi:

il tasso di interesse praticato;

ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi i maggiori oneri in caso di mora;

l’ammontare e le modalità del finanziamento;

il numero, gli importi e la scadenza delle singole rate;

il tasso annuo effettivo globale (Taeg);

Devono inoltre essere specificate le condizioni analitiche secondo cui il Taeg può essere eventualmente modificato, l’importo e la causale degli oneri che sono esclusi dal calcolo del Taeg e le eventuali garanzie richieste.

Sottolineiamo che, per questa tipologia di prestiti, le coperture assicurative sono obbligatorie.

Il richiedente deve in ogni caso fornire, oltre ai propri dati anagrafici e personali, alcuni allegati che consentano di definire la sua posizione lavorativa (o pensionistica) e reddituale.

Ma è boom del nero

CRESCONO I LAVORATORI STAGIONALI

Bar e ristoranti pieni, stabilimenti balneari presi d’assalto. Ma anche alberghi e villaggi vacanze sold out. L’estate ha portato un buon giro d’affari e anche opportunità di lavoro per tanti, giovani e meno giovani. Ma se è cresciuta l’offerta di impiego stagionale, in media il 10% in più rispetto allo scorso anno, sale anche la quota di lavoro nero: più della metà dei lavoratori (quasi il 60%) è stato impiegato senza contratto o con rapporti irregolari. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos che ha sondato sindacati e associazioni di categoria nelle principali località turistiche italiane.

Il dato positivo riguarda la maggiore richiesta di personale rispetto alle stagioni scorse. A incidere positivamente il ‘risveglio’ dell’attività di molti piccoli esercenti e delle strutture recettive minori che, evidentemente superata la fase più acuta della crisi, sono tornate (+15%) ad avvalersi di personale esterno. Ma anche le strutture più grandi, dalle catene alberghiere ai villaggi vacanze, hanno incrementato l’offerta di lavoro, +5%.

Il problema, segnalano i sindacati interpellati, è la natura spesso completamente fuori dalle regole del rapporto di lavoro. Un trend confermato anche dai controlli della Guardia di Finanza che, dall’inizio dell’estate, ha scoperto 1.450 i lavoratori ‘in nero’ o irregolari. Un fenomeno diffuso in tutta Italia ma che registra punte di sommerso vicine al 70% in diverse realtà meridionali. Si segnalano, in particolare, aree di grande evasione contributiva in Campania e Calabria. A pesare, segnalano le associazioni datoriali, è anche l’incertezza normativa percepita dopo l’uscita di scena dei voucher e le novità introdotte successivamente.

In queste realtà sono comunque frequenti i controlli e le sanzioni da parte della Guardia di Finanza, così come è costante l’azione degli ispettori del ministero del Lavoro su tutto il territorio nazionale. In particolare, sono stati 1.450 i lavoratori “in nero” o irregolari scoperti da inizio estate dalle Fiamme Gialle: 268 di loro sono stranieri, 27 i minori, impiegati soprattutto nei campi agricoli. In Sicilia, in un’operazione anti-caporalato e contro lo sfruttamento della manodopera della Gdf di Siracusa, è̀ stato applicato, tra le prime volte in assoluto, il ‘controllo giudiziario d’azienda’. Istituto, introdotto lo scorso anno, che prevede la nomina di uno o più̀ amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività̀.

Ma, segnalano i sindacati, non basta. Per fronteggiare veramente il sommerso, fanno notare, servirebbe una maggiore disponibilità a denunciare lo sfruttamento, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli operatori onesti, che subiscono una concorrenza sleale. Per questo, l’invito è a utilizzare i canali a disposizione per far emergere le situazioni di sfruttamento. La prima cosa da fare è denunciare la propria condizione all’Ispettorato del Lavoro che ha sede presso la Direzione Principale del Lavoro competente. Ma un lavoratore irregolare può denunciare la sua condizione anche presso la Guardia di Finanza. E, ricordano i sindacati, se necessario per tutelare la propria posizione, possono farlo anche in forma anonima.

Carlo Pareto

Welfare, Come funziona il reddito di inclusione. Ichino, Bene Governo su lavoro giovanile

Welfare
IL NUOVO REDDITO DI INCLUSIONE (REI)
Da gennaio 2018 spariscono il sostegno all’inclusione attiva (Sia) e l’assegno di disoccupazione (Asdi) per i disoccupati a fine Naspi, sostituiti dal nuovo strumento di sostegno alla povertà Rei: il reddito di inclusione spetterà però soltanto a chi possiede determinati requisiti Isee. Pronti due miliardi l’anno per un’assistenza che si rivolge a circa 660mila famiglie, ovvero 1,8 milioni di persone, a partire dal 2018.
L’ammontare – Il Reddito di Inclusione viene versato su 12 mensilità, per un massimo di 18 mesi.
Il sussidio – che dura fino a 18 mesi, con importo minimo di 190 euro per i single fino a un massimo di 485 euro per i nuclei familiari con almeno cinque componenti – è previsto da un decreto legislativo approvato nel Consiglio dei Ministri del 9 giugno 2017, attuativo di una delega, soggetto a discussione in Parlamento per i necessari pareri per poi essere approvato in versione definitiva.
Requisiti – I beneficiari per rientrare nel Reddito di inclusione devono avere un reddito Isee sotto i 6mila euro e un patrimonio immobiliare inferiore ai 20mila euro: le risorse a disposizione per il reddito di inclusione sono circa “due miliardi di euro l’anno nei prossimi anni”, ha dichiarato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del Cdm che ha approvato il decreto per la lotta alla povertà: “La misura appena approvata per il contrasto all’indigenza nella prima fase si rivolgerà a 660 mila famiglie, di cui 560mila con figli minori”. La priorità verrà data ai nuclei “con almeno un figlio minorenne o con disabilità anche se maggiorenne, a quelli con una donna in stato di gravidanza o un over50 in disoccupazione”.
Come averlo – Per chiederlo, bisogna presentare domanda, attraverso specifici sportelli comunali che verranno istituiti sul territorio. Sono previste procedure veloci, meno di un mese per incassare la prima mensilità. Lo sportello che raccoglie le istanze ha infatti dieci giorni di tempo per trasmettere la documentazione all’Inps, che ha cinque giorni per il via libera. È possibile poi fare un’istanza di rinnovo, nel caso in cui sussistano ancora i requisiti, ma solo dopo sei mesi dal termine del precedente trattamento. Il Rei verrà corrisposto attraverso un specifica Carta di Pagamento elettronica, una sorta di prepagata sui cui viene accreditata la somma spettante mensilmente.
Chi ne è escluso – Verranno esclusi coloro che nei due anni precedenti la richiesta hanno acquistato auto, moto, barche. La dichiarazione Isee per accedere al Rei sarà, inoltre, precompilata.
Introito mensile – L’aiuto del reddito di inclusione sarà su base mensile, per un periodo tanto maggiore quanto più è numerosa la famiglia. Il totale periodo di sostegno continuativo non potrà comunque superare i 18 mesi e per ottenere un secondo contributo mensile dopo tale lasso di tempo si dovranno attendere altri sei mesi.
Reinserimento lavorativo – Il ReI prevede anche la presa in carico del lavoratore in un programma di politiche attive tramite un “progetto personalizzato” di inserimento / reinserimento lavorativo e inclusione sociale, che dovrà indicare obiettivi generali e risultati specifici nonché i sostegni, in termini di interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al Rei e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare. Questo progetto viene messo a punto tenendo conto di una serie di valutazioni, relative a situazione lavorativa, profilo di occupabilità, educazione, istruzione e formazione, condizione abitativa, reti familiari, di prossimità e sociali della persona.

Welfare
NASCE LA RETE DELLA PROTEZIONE E DELLA INCLUSIONE SOCIALE
Tutti hanno elogiato, più volte, il metodo che ha portato alla nascita del Reddito di Inclusione. Ora così quel metodo diventa strutturale: nasce la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonché di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete è presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo, si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema delle misure di protezione sociale, superando le attuali sperequazioni territoriali. Lo prevede il decreto legislativo approvato il 9 giugno dal Consiglio dei Ministri, che ora andrà in Parlamento, per l’attuazione della legge 15 marzo 2017, n. 33 (qui e in fondo alla pagina la sintesi del decreto).
Rispetto al Reddito di Inclusione, in particolare, il decreto dettaglia due articolazioni di questa Rete: il Comitato per la lotta alla povertà, per il confronto permanente tra i diversi livelli di governo e l’Osservatorio sulle povertà, che dovrà predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui siano formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del Rei, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del Rei.

Ichino
LAVORO: BENE GOVERNO SUI GIOVANI
Governo promosso in tema di lavoro giovanile, ma se innalzare il taglio del cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato è una “misura transitoria”, la vera riforma è “il potenziamento dei servizi di orientamento scolastico e professionale”. Parola di Pietro Ichino, professore, giuslavorista, con un passato nel mondo sindacale e ora senatore tra le fila del Partito democratico. “Rispetto alla proposta del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia – ha detto Ichino all’Adnkronos – mi sembra decisamente meglio tarato il progetto del governo: non soltanto per l’equilibrio, che pure è necessario, tra costo e beneficio atteso, ma soprattutto perché la misura che si adotta deve servire essenzialmente a neutralizzare lo svantaggio di cui soffre la nuova generazione nel mercato del lavoro, senza produrre nuovi squilibri”.
Nella finanziaria 2015 era previsto l’azzeramento totale dei contributi per le nuove assunzioni, ma quella misura “aveva funzione di defibrillatore: aveva il compito di rimettere in moto con uno shock positivo un mercato del lavoro infartuato. Era la cosa giusta in quel momento e i risultati si sono visti”. Una misura applicabile a ogni nuova assunzione, indipendentemente dall’età, “ora, invece, occorre correggere uno squilibrio che si è evidenziato e che penalizza un’intera generazione. Se si adottasse uno sgravio totale si creerebbe un altro squilibrio di segno opposto”, ha sottolineato Ichino.
Nel testo su cui il Mef lavora è prevista una norma ‘anti licenziamenti’: l’esclusione dello sgravio quando l’impresa ha fatto licenziamenti negli ultimi sei mesi per evitare il rischio dell’abuso delle assunzioni agevolate per sostituire vecchi lavoratori. “A mio avviso – ha rimarcato Ichino – non ce ne sarebbe bisogno, perché uno sgravio contributivo al 50% genera una riduzione del costo del lavoro intorno al 12,5%: nessun imprenditore licenzia una persona sperimentata da due o tre anni con soddisfazione, solo per poter ridurre il costo del 12,5% per un anno o due. Se non altro perché il costo del licenziamento, anche con il Jobs Act, è nettamente superiore a quel risparmio contabile”.
Il taglio del cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato “è dunque utile come misura transitoria, ma – ha evidenziato l’esperto – sul piano strutturale occorrono altre misure di sostegno al giovane nel suo primo accesso al mercato del lavoro”. In primis “Il potenziamento dei servizi di orientamento scolastico e professionale, capaci di raggiungere ciascun adolescente, di tracciarne il profilo e indicargli gli strumenti per accedere alle occasioni di lavoro corrispondenti alle sue attitudini e aspirazioni”. Per questo “è indispensabile che di ogni corso di formazione professionale o di istruzione universitaria venga fornito il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi”.
Non una misura immediata ma “se si incomincia subito, almeno con le Regioni disponibili, a realizzare l’anagrafe dei frequentatori dei centri di formazione, nel giro di due o tre anni, incrociando i dati con quelli delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro, sarà possibile individuare il tasso di coerenza per ciascun centro di formazione operante in ciascuna Regione coinvolta. Per la scuola media superiore e per le facoltà universitarie questo si potrebbe già fare oggi”. È una riforma “che non richiede nuove norme legislative, ma soltanto cooperazione tra centro e Regioni, e capacità di implementazione sul piano operativo”, ha concluso Ichino.

Carlo Pareto