Istat, cala il sommerso, ma vale il 12,6% del Pil

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L’Istat ha pubblicato un rapporto sull’economia ‘non osservata’, spiegando dettagliatamente che il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, mentre quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro. Dunque, nel 2015, economia ‘sommersa’ ed attività illegali valevano circa 208 miliardi di euro pari al 12,6% del PIL.

Il peso sul Pil di questa componente non osservata dell’economia è sceso di 0,5 punti rispetto all’anno precedente, interrompendo la tendenza all’aumento registrata nel triennio 2012-2014 (quando era passata dal 12,7% al 13,1%).

In particolare, l’Istat ha evidenziato la diversa composizione delle diverse voci dell’economia. Nel 2015, ad esempio la quota relativa alla sotto-dichiarazione valeva il 44,9% del valore aggiunto (circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2014). Il resto è attribuibile per il 37,3% all’impiego di lavoro irregolare (35,6% nel 2014), per il 9,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8,2% alle attività illegali (rispettivamente 8,6% e 8,0% l’anno precedente).

I settori dove il sommerso ha un ruolo più evidente sono le ‘Altre attività dei servizi’ (33,1% nel 2015), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (24,6%) e le Costruzioni (23,1%). Sul complesso del valore aggiunto, le dichiarazioni inferiori al dovuto hanno un peso maggiore nei Servizi professionali (16,2% nel 2015), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (12,8%) e nelle Costruzioni (12,3%). All’interno dell’industria, l’incidenza risulta relativamente elevata nel comparto della Produzione di beni alimentari e di consumo (7,7%) e contenuta in quello della Produzione di beni di investimento (2,3%). La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è maggiore nel settore degli ‘Altri servizi alle persone’ (23,6% nel 2015), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (15,5%).

Sui circa 17 miliardi di valore aggiunto dell’economia illegale il traffico di stupefacenti si conferma nel 2015 come l’attività più rilevante, per un totale che si attesta a 11,8 miliardi di euro (poco meno del 75% del valore complessivo delle attività illegali) e un ammontare di consumi delle famiglie pari a 14,3 miliardi di euro. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali) e consumi per circa 4 miliardi di euro mentre il valore delle attività di contrabbando di sigarette sale a circa 0,4 miliardi di euro, con un aumento di poco inferiore a 100 milioni di euro rispetto al 2014. Per l’Istat l’indotto connesso alle attività illegali, principalmente riferibile al settore dei trasporti e del magazzinaggio, si è mantenuto sostanzialmente costante, con un valore aggiunto pari a circa 1,3 miliardi.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, nel rilanciare i dati allegati in un rapporto al DEF per presentare la nuova banca dati pensata per facilitare il monitoraggio contributivo soprattutto nel settore degli appalti, tra i più esposti alle irregolarità, e per potere avviare un controllo mirato, ha dichiarato: “Nel 2015 sono stati sottratti al fisco quasi 11 miliardi di euro di contributi non pagati a lavoratori dipendenti: il 6-7% del totale di quelli versati all’Istituto di previdenza. Sono dati allarmanti. Tra il 2011 ed il 2014 l’evasione è oscillata tra i 10 e gli 11,5 miliardi all’anno e il monte salari dei lavoratori assunti in nero ammonterebbe a circa 20-30 miliardi pari, pressappoco, a circa 8 euro all’ora. Nel 2014 il gap stimato è stato invece pari a 11,3 miliardi: l’aliquota media non versata dunque pari al 40%. Di questo tesoretto occultato al fisco è stato possibile recuperare nel 2015 solo 0,7 miliardi tra fruizioni indebite di sgravi e prestazioni e altri risparmi di spesa. Dati peraltro sottostimati perché non tiene conto anche dell’area grigia, quelli non totalmente irregolari”.

I lettori potranno immaginare di quanto potrebbe diminuire la pressione fiscale in Italia, se l’economia ‘non osservata’ potesse emergere totalmente. Le riflessioni si potrebbero estendere anche al valore effettivo del PIL ed ai dati occupazionali. Inoltre, non andrebbero neanche sottovalutati gli effetti migliorativi che potrebbero ripercuotersi sulle prestazioni pensionistiche e sulla loro decorrenza.

Salvatore Rondello

Def, tagli alla spesa pubblica e sostegno al PIL

luigi-federico-signoriniLa Nota di aggiornamento al Def è al vaglio delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, con una serie di audizioni di vari organismi economici che si sono concluse a fine mattina con le dichiarazioni del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.
Dal documento con le note aggiuntive trasmesso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, la manovra del Governo partirebbe da una quota minima di circa 19,6 miliardi di euro.
Secondo il documento, la manovra avrà un impatto positivo sui tassi di crescita del PIL, in termini di differenziale tra lo scenario programmatico e quello tendenziale, attorno allo 0,3 punti percentuali in ciascuno degli anni 2018 e 2019.
Nel dettaglio, ammontano a 3,5 miliardi i tagli della spesa pubblica per il 2018 che andranno a copertura delle misure della Legge di Bilancio, compreso il miliardo l’anno a carico dei ministeri come previsto nella nuova ‘spending rewiew’. Altre coperture da entrate aggiuntive, allo studio nell’ambito della lotta all’evasione di alcune imposte, vengono quantificate in 5,1 miliardi di euro.
Le risorse per la competitività e l’innovazione, che includono anche le decontribuzioni per i giovani, nel 2018 ammontano a 338 milioni; 2,1 miliardi nel 2019 e quasi 4 miliardi nel 2020. Gli stanziamenti per lo sviluppo, che comprendono le spese per gli investimenti pubblici, saranno pari a 300 milioni nel 2018, ma passeranno a 1,3 miliardi nel 2019 e a 1,9 miliardi nel 2020. I fondi per la lotta alla povertà, comprensivi reddito di inclusione sociale saranno 600 milioni nel 2018, 900 milioni nel 2019, 1,2 milioni nel 2020.
Il mancato aumento delle aliquote Iva per il 2018 è quantificato in oltre 15,7 miliardi e 11,4 nel 2019. In sintesi, questi sono i dati salienti del documento presentato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Sulle pensioni è arrivato l’alt da Corte dei Conti e Bankitalia. Il Presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, nell’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento del Def, ha affermato: “Ogni arretramento rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica a rischi di sostenibilità”.
La Corte, quindi, ha invitato a confermare i caratteri strutturali della riforma Fornero, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione).
Il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, durante la sua audizione, ha sostenuto: “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro. Come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia nel suo recente intervento, l’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato, comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea. Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, l’incidenza sul PIL della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti. E’ per questo che le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.
Con riferimento al debito pubblico, Luigi Federico Signorini, ha affermato per la Banca d’Italia: “La significativa riduzione del debito pubblico è un imperativo per l’Italia, oggi alla nostra portata. La politica di bilancio si deve muovere lungo un ‘sentiero stretto’ tra l’esigenza di non soffocare la ripresa congiunturale e l’imperativo di ridurre il debito, come più volte sottolineato da Pier Carlo Padoan. Tuttavia, in questo momento il sentiero pur sempre arduo, è un po’ meno angusto che in passato, grazie alle favorevoli condizioni della congiuntura e dei mercati”. Questo, in sintesi, è il giudizio espresso dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def.

Il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, nella sua audizione sulla nota di aggiornamento al Def, ha sottolineato: “L’economia sommersa rappresenta un freno strutturale allo sviluppo del Paese. In questo contesto, le politiche di contrasto all’evasione assumono una valenza strategica anche per aumentare il potenziale di crescita e la competitività del sistema produttivo”. Ha così ricordato i dati del Mef sul triennio 2012-2014, che segnalano una evasione di 107,7 miliardi, di cui 97 miliardi per mancate entrate tributarie e 10,7 miliardi per mancate entrate contributive.
Alleva ha proseguito precisando: “Inoltre per il complesso dell’economia, la perdita di efficienza dovuta al sommerso economico è pari a 5,3 punti percentuali; dal punto di vista dinamico, nel periodo 2011-2014, il tasso di crescita della produttività totale dei fattori, calcolato includendo l’economia sommersa, è inferiore di 1,9 punti percentuali rispetto a quello dell’economia regolare; l’effetto frenante si riscontra in tutti i settori produttivi, ma particolarmente nella manifattura (-3,0 punti percentuali) e nelle costruzioni (-2,3 punti percentuali)”.
Per l’Istat, le prospettive di crescita per i prossimi mesi appaiono in Italia favorevoli. Il presidente Giorgio Alleva ha parlato di segnali di miglioramento dell’economia, trainata anche dalla domanda di investimenti in macchine e attrezzature.
Il Presidente ISTAT, commentando i dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica, ha aggiunto: “Nel primo semestre la crescita dell’economia italiana si è rafforzata. In Italia le aspettative di crescita per i prossimi mesi appaiono favorevoli”.
L’Istat ha rivisto le stime del Pil per il secondo trimestre dell’anno rispetto ai tre mesi precedenti. Secondo quanto si legge nella nota diffusa oggi, il dato è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La stima dei Conti economici trimestrali diffusa lo scorso primo settembre, invece, aveva rilevato una variazione congiunturale pari a +0,4%. Confermato, invece, il dato tendenziale di +1,5%. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.
Giorgio Alleva, nell’audizione per l’Istat ha ricordato: “A settembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un incremento significativo, trainato dalla componente macro-economica dell’indice (giudizi e aspettative sulla situazione economica italiana e aspettative sulla disoccupazione), mentre più contenuti sono stati i miglioramenti registrati nei giudizi sulla situazione corrente e futura. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento, confermando il trend positivo dei mesi precedenti: il miglioramento ha interessato tutti i settori ad eccezione dei servizi. I segnali di miglioramento dell’economia italiana sono confermati anche dall’indicatore anticipatore che mantiene a settembre un’intonazione positiva, più accentuata di quella dei mesi precedenti, confermando il rafforzamento delle prospettive di crescita a breve. In particolare, la domanda di investimenti in macchine e attrezzature è attesa crescere a un ritmo superiore a quello osservato nel secondo trimestre dell’anno”.
Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, durante la sua audizione, ha affermato: “Persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro ed è prevedibile un ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi e anni”. Padoan ha parlato di 1 milione di posti di lavoro in più rispetto al punto minimo di settembre del 2013.  In un altro passaggio della sua dichiarazione, il Ministro dell’Economia ha aggiunto: “In Italia ritorna il consolidamento della crescita e la ripresa dell’economia italiana sta guadagnando robustezza, in un quadro di prospettive di crescita positiva europeo. Ci sono le condizioni per un ulteriore rafforzamento della crescita nel terzo trimestre. Lo sforzo di consolidamento degli ultimi 10 anni risulta tra più significativi nell’area euro. Dopo 7 anni di aumenti, il debito ha registrato una prima flessione nel 2015, che verrà seguita da una riduzione anche nel 2017, che accelererà poi nel 2018 e negli anni successivi. Gli sforzi portati avanti sui conti pubblici consentiranno di assorbire la fase di aumento dei tassi di interesse . Nella Nota aggiuntiva al Def è già inclusa l’evoluzione dei tassi nei prossimi anni.  La prossima manovra conterrà misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani, ma l’impatto sulla crescita delle misure espansive è significativo, uno 0,3% che è una valutazione prudenziale.  Una eccessiva restrizione sul fronte dell’aggiustamento dei conti pubblici metterebbe a rischio la ripresa e la coesione sociale del Paese, questi i motivi per cui il governo ha chiesto di ridurre l’aggiustamento strutturale allo 0,3% del Pil (dallo 0,8% di aprile). Quello che si propone, in accordo con la Ue, è un percorso di graduale aggiustamento, a patto di continuare ad attuare il programma di riforme strutturali. Abbiamo avviato un percorso con le forze di governo, Pd, Mdp, Ap e gli altri gruppi, volto a definire le ipotesi di intervento per investimenti, lavoro, lotta alla povertà e salute, mantenendo il giusto equilibrio tra politiche di bilancio e per il futuro”.

Il premier Paolo Gentiloni, in mattinata, ha incontrato Giuliano Pisapia per fare il punto sui provvedimenti e successivamente ha incontrato il presidente dell’Anci ed i sindaci delle città metropoliane.
Giuliano Pisapia, accompagnato dai capigruppo dell’MPD, Maria Cecilia Guerra e Francesco Laforgia, al termine dell’incontro di circa un’ora a Palazzo Chigi, ha detto: “Abbiamo posto qualche priorità indispensabile: mai più mance elettorali, intervenire con investimenti importanti sulla salute, milioni e milioni di persone non possono curarsi a causa del super ticket, nuove assunzioni e più tutele, ad esempio chi licenzia dopo 3 anni deve avere penalità”. Con riferimento al voto, ha risposto:   “I gruppi parlamentari decideranno dopo aver sentito domani il ministro Padoan”.

Pier Luigi Bersani, a Radio Radicale, dopo l’incontro di Giuliano Pisapia con il premier Paolo Gentiloni sulla legge di bilancio, ha detto: “Oltre alle richieste sulla legge di bilancio, immagino che poi in premessa avremo detto qualcosa del tipo: pensate di aver una maggioranza sulla legge di stabilità e un’altra sulla legge elettorale?”.

Parlando ai Comuni, Gentiloni ha detto: “Se vogliamo procedere nella dinamica di sviluppo che si sta consolidando nel nostro Paese, dobbiamo farlo puntando molto sulla collaborazione con le grandi città, che sono un asse centrale della competitività in tutto il mondo. Anche per quanto riguarda la crescita dell’economia, di cui oggi abbiamo avuto nuovi dati di conferma da parte dell’Istat, ci sono tendenze che hanno particolare bisogno della collaborazione del Governo centrale con le grandi città. Ci sono tante questioni da discutere, dalla ‘governance’ alle risorse, all’ottimizzazione dei programmi di sviluppo”.
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha riferito: “Quello di oggi è stato un confronto proficuo perché si è trattato nel merito degli investimenti per le città metropolitane, ma anche le città del sud e le periferie. Abbiamo chiesto a Gentiloni di poter stare tranquilli in merito ai bilanci del 2018 e a quelli futuri. Il tavolo con l’esecutivo è positivo perché si attiva una relazione diretta con le città metropolitane”.
Vedremo i prossimi sviluppi.

OCCUPATI MA PRECARI

lavoro

Il tasso di disoccupazione scende all’11,2% ad agosto 2017, in calo di 0,2 punti percentuali da luglio e di 0,4 punti da agosto 2016. Lo comunica l’Istat che rileva che “la crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni ed è interamente dovuta alla componente femminile (nuovo record storico per il livello del tasso di occupazione al 48,9%), mentre per gli uomini, dopo l’incremento dei due mesi precedenti, si registra un calo. Un buona notizia. Purtroppo però l’aumento riguarda i dipendenti a termine, mentre restano stabili i permanenti, ancora in lieve calo gli indipendenti.

Nel periodo giugno-agosto si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,5%, +113mila) che interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento interessa i lavoratori dipendenti, quasi esclusivamente a termine, mentre calano gli indipendenti. Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+1,6%, +375mila). La crescita interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+417mila, di cui +350mila a termine e +66mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-42 mila). A crescere sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+354mila), ma anche i 15-34enni (+167 mila), mentre calano i 35-49enni (-147mila, sui quali influisce in modo determinante il calo demografico). Il tasso di inattività è stabile al 34,2%.

Per l’occupazione femminile si tratta di record. Però resta comunque inferiore al 50% e minore di quella maschile (67,5%) di quasi 20 punti. Ad agosto in discesa anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni che arriva al 35,1%. L’Istat registra per la disoccupazione giovanile una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,2 punti rispetto al 2016.

Il segretario del Pd Matteo Renzi prende la palla al balzo per sottolineare quanto fatto per riformare il mercato del lavoro con il jobs act: “Giù la disoccupazione, su gli occupati. Non serve darci ragione sul passato: dateci ascolto sul futuro” scrive su twitter. E il vice segretario Pd Maurizio Martina invita a proseguire: “Bene i dati Istat. Più 978mila posti di lavoro sono realtà. Ora non fermarsi ma fare ancora di più”.  Dati che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan definisce “molto incoraggianti in termini di occupazione creata negli ultimi tre anni e mezzo”.  “Si tratta di risultati – spiega Padoan, intervenendo al Foro di dialogo Italia-Spagna – che vanno scritti alla crescita ma anche a misure di rafforzamento del mercato del lavoro”.

Sostanzialmente positivi i commenti dei sindacati. La Cisl considera “positivo” il dato sul lavoro ma sottolinea la necessità che la prossima legge di stabilità sia “coerente” e irrobustisca la crescita. “Ancora una volta – dice la segretaria generale, Annamaria Furlan – abbiamo un dato positivo dall’Istat e questo è assolutamente importante: cresce il Pil e cresce finalmente anche un po’ l’occupazione. Per cui sarà importantissimo che la Legge di stabilità sia coerente con questi dati. Ci sono ancora milioni di disoccupati e per questo abbiamo un grande lavoro da fare per l’utilizzo dell’apprendistato, la diffusione dell’alternanza scuola-lavoro ma soprattutto per le politiche attive del lavoro per accompagnare i lavoratori che perdono il posto verso una nuova occupazione”.

Per Carmelo Barbagallo, segretario Uil bisoigna stare attenti a non abbassare la guardia “Troppo consistente – continua il leader della Uil – ancora è la componente dei contratti a termine e, anche se il numero dei disoccupati diminuisce, occorre affrontare la questione alla luce dell’evoluzione dell’impresa 4.0 e dei suoi possibili effetti sul mercato del lavoro”. Ecco perché, conclude il numero uno della Uil, “se, da un lato, bisogna mantenere in piedi un efficace sistema di ammortizzatori sociali, dall’altro è necessario mettere in atto politiche di investimento che puntino in modo strutturale alla crescita dell’occupazione e dell’economia”.

Aumentano gli occupati. Soprattutto quelli a tempo

Disoccupazione-lavoroDalla nota congiunta di INPS, ISTAT e Ministero del lavoro emerge un aumento di 437 mila posizioni lavorative rispetto al secondo trimestre del 2016. L’incremento occupazionale è così suddiviso: 108 mila a tempo indeterminato (inclusi i contratti di apprendistato) e 329 mila i contratti a tempo determinato. Nella nota congiunta si legge: “Nel secondo trimestre prosegue la tendenza all’aumento dell’occupazione, con una crescita ancora interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente”.

Secondo i dati delle Comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro, su base annua, per il quinto trimestre consecutivo è continuato a ritmi crescenti l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato (rispettivamente +44 mila, +66 mila, +145 mila, +241 mila, +329 mila). La nota recita: “Questi segnali si rafforzano se si considerano le imprese industriali e dei servizi che mostrano, anche secondo la fonte Uniemens-Inps, un forte incremento del tempo determinato (+482 mila su base annua). Contestualmente, per le posizioni lavorative a tempo indeterminato si osserva una sostanziale stabilizzazione della crescita in entrambe le fonti”.

Secondo i dati Istat, si continua a registrare un aumento tendenziale dell’occupazione (+153 mila) a fronte della diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-154 mila) sia degli inattivi (-76 mila). Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni, indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. I tassi di occupazione per età, che per definizione non risentono degli effetti demografici, crescono su base annua per le persone con più di 34 anni (ed in particolare per gli ultracinquantenni), mentre permane debole la tendenza al recupero per i giovani fra i 15 e 34 anni.

Il lavoro a chiamata o intermittente nel secondo trimestre ha un fortissimo incremento. Dopo 4 anni di calo ininterrotto e una prima inversione di tendenza nel quarto trimestre 2016 (+2,5%), nel primo del 2017 ha fatto registrare una ripresa a due cifre (+13,5%), in seguito anche all’abrogazione del lavoro accessorio (voucher), che si è accentuata notevolmente nel secondo trimestre (+73,7%).

Purtroppo, la crescita dell’occupazione imperniata sulla precarietà non risolve i problemi del disagio sociale e continua a produrre gli effetti psicologicamente negativi sui giovani che vengono segnati dalle incertezze per il loro futuro di vita.

Il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, per contrastare le difficoltà che hanno le donne a rientrare nel mercato del lavoro dopo il periodo di maternità, ha proposto: “Estendere forme di decontribuzione dopo il periodo di maternità, come si fa per i giovani”. Poi Boeri ha sottolineato: “La crescita delle famiglie dipende dal lavoro delle donne e che in Italia chi lavora ha alti costi legati alla genitorialità. Nel complesso si perde un terzo del reddito dopo aver avuto figli ma se si guarda solo alle donne che rientrano al lavoro dopo la maternità la percentuale scende al 10. Questo vuol dire che il problema vero è il rientro nel mercato del lavoro. Per questo potrebbe essere utile un incentivo come lo sgravio contributivo al momento previsto solo per i giovani. E comunque deve cambiare anche la cultura. In Italia il lavoro di cura ricade prevalentemente sulle donne mentre gli uomini solo nel 3% dei casi utilizzano il congedo facoltativo dopo la nascita del figlio”.

La proposta di Boeri, spiacevolmente, riguarda solo le donne e non tiene pienamente conto del problema che riguarda anche una minoranza degli uomini. Dunque, per i principi di uguaglianza dei diritti tra uomini e donne, la proposta di Boeri, dovrebbe essere estesa anche agli uomini, in osservanza ai principi fondamentali, rapporti civili ed etico-sociali della nostra Costituzione, nonché alle norme sulla maternità e paternità.

Salvatore Rondello

L’Ocse rivaluta positivamente il Pil italiano

Un'operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio. GIORGIO BENVENUTI-ARCHIVIO / ANSA / DC

Un’operaio metalmeccanico al lavoro in un’immagine d’archivio. GIORGIO BENVENUTI-ARCHIVIO / ANSA / DC

Il quadro economico sta complessivamente migliorando e le previsioni diventano più rosee. Anche l’Ocse ci ripensa sull’Italia. Nel suo ultimo aggiornamento delle previsioni macroeconomiche globali, l’ente parigino ha rivisto al rialzo le previsioni sul Pil dell’Italia. Adesso, per il 2017 stima una crescita dell’1,4%, mentre per il 2018 ha pronosticato +1,2%.
Il 2018 è particolarmente significativo, dato che la revisione contenuta nell’Economic Outlook va esattamente nella direzione opposta rispetto a quella effettuata tre mesi fa, il 7 giugno scorso, quando il dato 2018 era stato abbassato di due decimali al più 0,8 per cento.
Nel documento dell’OCSE si legge: “In generale l’economia globale ha guadagnato slancio, mentre la crescita di investimenti occupazione e commercio sostengono una espansione sincronizzata tra la maggior parte dei Paesi. La crescita 2017 è prevista superiore a quella del 2018. Sul prossimo anno è possibile una ulteriore accelerazione, tuttavia, una crescita solida e sostenibile sul medio periodo non è ancora garantita”.
A livello globale, per i Paesi che rappresenta, l’Ocse stima un più 3,5 per cento quest’anno e un più 3,7 per cento nel 2018. Mentre, sull’area euro prevede 2,1 per cento nel 2017 e 1,9 per cento nel 2018. Sulla Germania l’Ocse prevede un più 2,2 del Pi l quest’anno e un più 2,1 per cento nel 2018. Sulla Francia rispettivamente più 1,7 per cento e più 1,6 per cento. Sugli Usa infine è attesa una crescita del 2,1 per cento quest’anno e del 2,4 per cento il prossimo anno.
All’OCSE fa eco l’ISTAT che ha reso noto, oggi, i dati aggiornati dell’Eurozona.
Per l’Istat la crescita dell’area euro si sta consolidando. Nel secondo trimestre 2017 la crescita del Pil ha accelerato (+0,6% rispetto al +0,5% del primo trimestre). Gli indicatori coincidenti e anticipatori mantengono un orientamento positivo. Il Pil è previsto in crescita allo stesso ritmo nel terzo e quarto trimestre 2017 (+0,6%), per poi decelerare leggermente nel primo trimestre 2018 (+0,5%).
L’Istat ha anche specificato che l’espansione sarebbe trainata dalla domanda interna ed in particolare dagli investimenti, supportati dal miglioramento delle condizioni del mercato del credito e spinti dal rafforzamento della fase ciclica.
I consumi privati sono attesi in aumento ad un tasso di crescita costante (+0,4% per tutti e tre i trimestri dell’orizzonte di previsione), sostenuti dalle condizioni favorevoli del mercato del lavoro e dall’aumento delle retribuzioni. Le prospettive positive per l’economia mondiale dovrebbero sostenere la domanda estera, mentre il recente apprezzamento dell’euro potrebbe rappresentare un ostacolo alla crescita delle esportazioni. Nell’orizzonte di previsione, l’inflazione di fondo è prevista in lieve aumento.
Secondo l’Istituto nazionale italiano di statistica, le prospettive per l’economia globale risultano in progressivo miglioramento. Nell’orizzonte di previsione la crescita del Pil mondiale si dovrebbe attestare sui ritmi registrati nel secondo trimestre del 2017. Anche il commercio mondiale dovrebbe mantenere una particolare vivacità (+4,6% nel 2017). I miglioramenti della domanda estera potrebbero essere più contenuti in presenza di un rallentamento della crescita negli Stati Uniti e in Cina. Il recente apprezzamento dell’euro potrebbe inoltre costituire un ostacolo all’aumento delle esportazioni nell’area.
La crescita dell’area dell’euro sta proseguendo su ritmi relativamente sostenuti. Nel secondo trimestre la crescita congiunturale del Pil ha mostrato un’accelerazione (+0,6% sul trimestre precedente rispetto al +0,5% del primo trimestre). I consumi privati e gli investimenti hanno rappresentato i principali fattori di crescita, ma anche il contributo della domanda estera netta è stato leggermente positivo. Gli indicatori coincidenti e anticipatori rimangono orientati positivamente suggerendo il proseguimento dell’attuale fase di crescita anche nella seconda parte del 2017.

LET IT NEET

PANCHINAL’Istituto di Statistica italiano comunica nuovi dati incoraggianti sull’occupazione, ma come sempre, le buone notizie portano con se il rovescio della medaglia. Il Paese scommette infatti poco o male sul ‘futuro’, ce lo dicono chiari gli ultimi dati sui cosiddetti ‘Neet’, giovani che non hanno e cercano un lavoro né sono impegnati in un percorso di studi o di formazione. In Italia questa categoria era fino a poco tempo fa sconosciuta e ora invece si attesta come una vera e propria generazione di ‘scoraggiati’ (quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni) che non trova spazio nel Belpaese, ed è sempre più difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro. Non solo ma i dati continuano a trascurare che anche quei giovani che quando ci riescono, si trovano spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale. 


Diminuiscono i disoccupati, ma resta alta la percentuale di Neet

di Salvatore Rondello

L’Istat ha comunicato oggi i dati aggiornati sul mercato del lavoro relativi al secondo trimestre del corrente anno. Prevalentemente crescono gli occupati a termine e le donne che raggiungono il 49,1% della forza lavoro, mentre i passaggi dal lavoro a tempo determinato al lavoro a tempo pieno sono in diminuzione.
Nella premessa dell’Istat recita: “Nel secondo trimestre del 2017 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,4% in termini congiunturali e all’1,5% su base annua. Nel complesso, l’economia dei paesi dell’area Euro è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% nel confronto con lo stesso trimestre del 2016. I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell’industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa in corso”.

Con riferimento al mercato del lavoro nel comunicato Istat si legge: “Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (luglio 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un aumento degli occupati (+0,3% rispetto a giugno, corrispondente a +59 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.

Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%). L’incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e l’occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord.
Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile. Nei dati di luglio 2017 il tasso di disoccupazione sale di 0,2 punti congiuntamente al calo di 0,3 punti del tasso di inattività 15-64 anni.
Rispetto agli ultimi trimestri, nel confronto tendenziale si attenua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-76 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,1 punti). La diminuzione degli inattivi riguarda soltanto le donne, soprattutto il Mezzogiorno, gli individui di 35-49 anni, e coinvolge quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso continuano a diminuire le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,3% al 16,5%). A fronte della riduzione complessiva delle transizioni dalla disoccupazione all’occupazione (-3,1 punti), i flussi dai disoccupati verso i dipendenti a tempo determinato aumentano (+0,9 punti). Riguardo agli inattivi, per le forze di lavoro potenziali è aumentata soprattutto la percentuale di quanti transitano verso la disoccupazione (dal 18,5% al 21,3% nei dodici mesi).

Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari all’1,1% sul trimestre precedente, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. Le ore lavorate per dipendente crescono (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, mentre diminuiscono su base annua (-0,7%), anche se continua la flessione del ricorso alla Cassa integrazione. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente. In termini congiunturali si registra una diminuzione dello 0,1% delle retribuzioni e dello 0,5% degli oneri sociali e, quale loro sintesi, un calo dello 0,2% del costo del lavoro”.

Le ore complessivamente lavorate, nel secondo trimestre, superano quota 10,8 miliardi e crescono dello 0,5% sul trimestre e dell’1,4% sull’anno, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa. Per l’Istat si tratta del numero maggiore di ore lavorate dopo il quarto trimestre 2011 (10,9 miliardi). I segnali di consolidamento dell’espansione dei livelli di attività economica sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil.
Dopo tre trimestri di crescita, nel secondo trimestre del 2017 torna a diminuire il numero di disoccupati, la cui stima sarebbe scesa a 2 milioni 839 mila unità in base ai dati grezzi.

In base ai dati destagionalizzati, invece, il tasso si attesta all’11,2%, in calo di 0,4 punti rispetto al trimestre precedente. In entrambi i casi si registra un minimo dal 2012: in particolare, il tasso grezzo risulta il più basso dal secondo trimestre di quell’anno (quando era al 10,5%), mentre il tasso destagionalizzato è il più basso dal terzo trimestre del 2012 (era al 10,7%).

Nel secondo trimestre del 2017, il tasso di occupazione delle donne sale al 49,1% sulla base dei dati grezzi Istat (+0,6 punti in un anno), in crescita per il quarto trimestre consecutivo: segna così il livello più alto registrato nelle serie storiche iniziate nel 1977. Nonostante il recupero, la situazione occupazionale delle donne nel nostro Paese, secondo l’Istat, è tra le peggiori dell’Ue: nella media 2016 l’Italia è penultima tra i paesi Ue28, con un divario di 13,2 punti rispetto alla media, seguita soltanto dalla Grecia.

Il Presidente del Consiglio Gentiloni ha commentato: “Disoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa. Ancora molto da fare su lavoro ma tendenza incoraggiante”.

Infatti, ancora sono presenti situazioni preoccupanti come quella dei “neet”. Secondo i dati comunicati dall’OCSE da un rapporto sull’istruzione, in Italia i “neet” (i ragazzi tra i 15 ed i 29 anni non occupati né impegnati nello studio o nella formazione) raggiungono il 26% contro una media del 14% degli altri Paesi OCSE. Un ragazzo su quattro è “neet”. Peggio solo la Turchia con il 28%.
La situazione in Italia è più grave nel sud dove Sicilia e Calabria sono al 38% e la Campania al 35%. Dall’analisi dell’Ocse, l’Italia risulta ultima per la spesa pubblica nell’istruzione (7,1% nel 2014). Anche nella percentuale dei laureati l’Italia è al penultimo posto seguita dal Messico.

Lavoro, aumentano gli autonomi. Ma anche il disagio

Lavoro-autonomoIn un quadro internazionale caratterizzato dalla crescita dell’economia statunitense e dell’area euro, l’economia italiana accelera sostenuta da una crescita diffusa tra i settori produttivi e dall’aumento dell’occupazione. L’indicatore anticipatore mantiene un’intonazione positiva segnando un rafforzamento delle prospettive di crescita.

Lo dichiara oggi l’Istat con la pubblicazione della nota mensile sull’economia.

In sintesi, secondo l’Istat, segnalando con l’indice anticipatore quello che succederà nei prossimi mesi, l’economia italiana manterrebbe un’intonazione positiva segnando un rafforzamento delle prospettive di crescita.

Nel secondo trimestre, l’economia italiana, sostenuta da una crescita diffusa tra i settori produttivi e dall’aumento dell’occupazione, ha accelerato.

La crescita dei consumi è stata accompagnata da un aumento più marcato degli investimenti fissi lordi (+0,7%) che, dopo l’interruzione del primo trimestre dell’anno, hanno ripreso la fase positiva iniziata nel terzo trimestre 2014. Per l’Istat la ripresa degli investimenti è stata determinata dal recupero della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti (+0,6%) e, in misura maggiore, di quella per mezzi di trasporto (+8,2%).

Sempre secondo l’Istat, a luglio il numero degli occupati ha continuato a crescere, raggiungendo il livello di 23.063 migliaia di unità (+0,3% rispetto a giugno, 59 mila individui in più). Anche i lavoratori indipendenti sono continuati a crescere con un + 17.000 unità pari ad un incremento dello 0,3%.

Alle rosee previsioni dell’Istat fa da contraltare la valutazione della Confcommercio secondo la quale il disagio sociale è in aumento: i prezzi sono stabili, ma cresce la disoccupazione estesa.

Nel mese di luglio, l’indice di disagio sociale misurato da Confcommercio (misery index Confcommercio) è tornato a salire, attestandosi a 18,4 punti, in aumento di 3 decimi di punto rispetto a giugno, mese in cui si è registrato il valore più basso da aprile 2016. Lo rende noto l’associazione dei commercianti, spiegando che l’andamento è la sintesi di una stabilità dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, e di un aumento, due decimi di punto, della ‘disoccupazione estesa’ comprensiva degli scoraggiati.

Secondo la Confcommercio, la presenza di un’area del disagio sociale ancora molto ampia, nonostante il ridimensionamento registrato rispetto all’inizio dell’anno, rappresenta uno degli elementi che porta a valutare con una certa prudenza il quadro congiunturale. I molti elementi positivi emersi nei periodi più recenti potrebbero, infatti, subire un’attenuazione in assenza di dinamiche occupazionali più sostenute rispetto alle attuali.

Anche l’Istat, parallelamente all’incremento degli occupati, segnala l’incremento dei disoccupati.

In proposito la nota dell’Istat recita: “Il tasso di disoccupazione è salito all’11,3% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente), condizionato dalla riduzione degli inattivi tra i 15 ed i 64 anni (-0,9% , -115.000)”.

Le due analisi non sono sorprendenti: fanno parte della stessa realtà dove i salari reali stagnano e dove manca una politica di distribuzione della ricchezza che possa alimentare il motore di una ripresa economica significativa per il superamento del disagio sociale che purtroppo è ancora molto diffuso.

Salvatore Rondello

IL PIL VEDE ROSA

cantiereContinua la crescita dell’economia italiana che prosegue da dieci trimestri di fila, ovvero dai primi tre mesi del 2015, e tocca il livello più alto da sei anni. A certificare nero su bianco la ripresa in corso è l’Istat: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo – corretto per gli effetti di calendario – è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre 2016.

L’istituto di statistica conferma le stime diffuse il 16 agosto scorso e come già rilevato allora, per trovare un aumento tendenziale maggiore bisogna tornare al primo trimestre del 2011. La variazione acquisita del Pil, quella che si registrerebbe in caso di crescita nulla nella restante metà dell’anno, è dell’1,2% per il 2017. Ipotizzando, un terzo e quarto trimestre in linea con i primi due trimestri, la crescita potrebbe raggiungere l’1,5%. Una spinta per la manovra autunnale che il governo si appresta a mettere in campo.

Le previsioni ufficiali dell’esecutivo, contenute nel Documento di economia e finanza varato ad aprile, indicano una crescita dell’1,1% per l’anno in corso e dell’1% per il 2018. Ma, con tutta probabilità, saranno ritoccate al rialzo nella Nota di aggiornamento al Def che il governo dovrà varare entro fine settembre, in linea con le revisioni al rialzo condotte da tutti le principali istituzioni internazionali, ultima l’agenzia di rating Moody’s che per quest’anno e l’anno prossimo stima un aumento del Pil dell’1,3% contro lo 0,8% e l’1% indicati in precedenza.

“Anche oggi arrivano buoni segnali dal punto di vista dell’economia, e mi auguro questo ci consenta di proseguire nei prossimi mesi sulla strada per dare maggiori risorse per i poveri e gli esclusi”, ha commentato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

La crescita del Pil nel secondo trimestre, segnala l’Istat, è stata trainata anche dalla spesa delle famiglie. Su base congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, è salita dello 0,3% mentre su base annua, e cioè rispetto al secondo trimestre 2016, è cresciuta dell’1,2%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil (+0,2 i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private Isp, +0,1 gli investimenti fissi lordi e contributo nullo della spesa della pubblica amministrazione). Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente (+0,1 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è risultato nullo. La crescita è stata determinata anche da andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’industria (+0,6%) e dei servizi (+0,4%), rialzi controbilanciati dalla diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura (-2,2%) e delle costruzioni (-0,4%).

“Se i risultati riguardanti l’occupazione – sostiene Fabrizio Cicchitto di Alternativa Popolare – sono positivi è anche il frutto dell’azione di Governo nel quale Alternativa Popolare ha svolto un ruolo importante per ciò che riguarda alcune voci della pressione fiscale e il sostegno alle famiglie”. “L’attacco del centrodestra e’ destituito di fondamento ed una dimostrazione di estremismo. E’ dal 2010-2011 che il Paese è stato investito da una durissima recessione i cui effetti non è che possono essere tutti superati con un colpo di bacchetta magica”.

Per le associazioni dei consumatori e le organizzazioni di categoria del commercio si tratta di segnali incoraggianti. Guglielmo Loy, della Uil, afferma che i dati sull’economia “fotografano uno stato di moderata, ma costante espansione dell’economia. Ora, però, bisogna consolidare questi risultati, con scelte coraggiose nella prossima Legge di Bilancio, in quanto il miglior toccasana per tenere sotto controllo il debito pubblico è l’aumento in valori nominali del Pil”. “Auspichiamo che il ‘tesoretto’, dovuto alla maggiore crescita di quest’anno del Pil, sia destinato veramente a misure per lo sviluppo che stimolino gli investimenti, soprattutto al sud, concentrando le risorse su pochi obiettivi. Taglio strutturale del costo del lavoro – conclude- per sostenere l’occupazione stabile, una graduale riduzione della pressione fiscale e misure per il benessere sociale sono le misure che riteniamo prioritarie per la crescita e lo sviluppo”.

Inps. Tito Boeri: i nuovi voucher messi a punto
in tempi record

Inps

TEMPI RECORD PER PROCEDURE SUI NUOVI VOUCHER

“Abbiamo elaborato le procedure sulla nuova disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale a tempi di record, più o meno un mese e mezzo”. A dirlo prima della partenza dell’operazione il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in occasione della presentazione delle nuove procedure elaborate dall’Istituto per la piattaforma telematica Inps e per il contact center. “Abbiamo risposto -ha spiegato- alle richieste del legislatore riguardo al nuovo processo sulle prestazioni di lavoro occasionale. Le prestazioni di lavoro occasionale sono una componente minoritaria e parziale del nostro mercato del lavoro, ma da cui dipende il benessere di molte famiglie e l’efficienza di molte imprese”.

“Abbiamo tenuto conto -ha fatto notare- della nostra esperienza accumulata in questi anni e nella gestione dei voucher che è servita chiaramente per capire quali erano i rischi e gli abusi che potevano esserci nell’utilizzo di prestazioni di lavoro occasionale. Al tempo stesso abbiamo considerato anche il non sempre elevatissimo grado di alfabetizzazione ed educazione informatica dei prestatori d’opera e degli utilizzatori. Quindi, abbiamo voluto sviluppare delle procedure che da una parte rispondessero alla richiesta di dare massima trasparenza e massima tracciabilità e dall’altra quella di essere relativamente semplici sia per il datore di lavoro che per il prestatore d’opera”.

“In tutto questo -ha ribadito Tito Boeri- abbiamo dovuto tutelare al massimo il lavoratore, proprio perché in passato le prestazioni di lavoro occasionale erano state in qualche modo abusate, ma abbiamo anche voluto tutelare l’impresa, perché chiaramente la tutela del lavoratore è la premessa perché poi non si alimenti successivamente del contenzioso”.

“Noi -ha assicurato- crediamo nel buon incontro di domanda e offerta perché forse è l’aspetto più innovativo di questo procedure. Un altro aspetto innovativo è che questo nuovo contratto di lavoro occasionale viene ad introdurre per la prima volta dei minimi retributivi orari generalizzati e intercategoriali. C’è un legame molto stretto tra la retribuzione e le ore di lavoro; oltre ai controlli affinché venga garantito che non ci sia la possibilità, per il datore di lavoro, di utilizzare la retribuzione di base oraria per coprire più di un’ora lavorata”.

“I datori di lavoro (utilizzatori) -ha ricordato il presidente dell’Inps-possano acquisire prestazioni di lavoro occasionale secondo due diversi forme contrattuali: il libretto famiglia (per le persone fisiche non nell’esercizio di un’impresa o di una libera professione) e il contratto di prestazione occasionale (per gli altri datori di lavoro, ovvero professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni ed altri enti di natura privata, pubbliche amministrazioni). Sono due modalità diverse ma entrambe vogliono essere al massimo ‘user friendly'”.

Inps

MENO ORE DI CIG AUTORIZZATE A MAGGIO

Nello scorso mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 39,1 milioni in diminuzione del 37% rispetto allo stesso mese del 2016 (62,1 milioni). E’ quanto emerge dal report mensile di maggio diffuso dall’Inps. Per gli interventi ordinari (cigo), le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a maggio sono state 10,8 milioni. Un anno primo, nel maggio 2016, erano state 18,8 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari al -42,5%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -47,2% nel settore industria e -27% nel settore edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di maggio rispetto al mese precedente un incremento pari al 45%.

Sul versante degli interventi straordinari, il numero di ore di cassa integrazione autorizzate a maggio è stato pari a 27 milioni di cui 9,2 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 29,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 38,2 milioni di ore autorizzate. Rispetto allo scorso aprile, a maggio si registra una variazione congiunturale pari al +99,2%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 1,4 milioni di ore autorizzate con un decremento del 73,9% se raffrontati con maggio 20016, mese nel quale erano state autorizzate 5,2 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nello scorso mese di maggio, rispetto al mese precedente, un decremento pari al 31,9%. Quanto poi al tasso di utilizzo delle ore di cig autorizzate, nel periodo gennaio-marzo il tiraggio si è attestato al 25,65% (26.098.967 ore rispetto a 101.751.782 ore autorizzate) in calo rispetto al 30,76% dello stesso periodo del 2016 e al 38,25% del trimestre 2015. Per la cig ordinario il tiraggio è stato pari al 32,51% e quello della cig straordinaria e in deroga del 22,96%.

Nello scorso aprile sono state inoltrate 445 domande di disoccupazione e 713 domande di mobilità, per un totale di 103.929 domande: il -9,2% rispetto al mese di aprile 2016 che aveva registrato 114.422 domande. Quanto alla Naspi sono state presentate 102.762 domande, 8 domande di Aspi, 1 domanda di mini Aspi. L’istituto ricorda comunque come le domande di prestazione che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi entro il 30 aprile 2015 continuano ad essere classificate come Aspi o mini Aspi, mentre le domande che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° maggio 2015, sono classificate come Naspi.

Inca

650MILA INTERVENTI IN UN ANNO PER STRANIERI

In questi ultimi anni, si è stabilizzata l’incidenza degli immigrati nelle attività di assistenza su prestazioni assistenziali e previdenziali realizzate da Inca, attestandosi su percentuali che oscillano tra il 22% e 25% del totale della attività (circa 650.000 interventi per cittadini stranieri attivati per anno). Quasi un quarto dell’utenza, che si rivolge agli sportelli del patronato, non è nata sul territorio italiano. E’ quanto si legge sul Bilancio sociale dell’Inca 2016, presentato recentemente a Roma.

Si assiste a una progressiva sostituzione delle istanze per ingresso e permanenza in Italia a favore di richieste un tempo patrimonio esclusivo dei cittadini italiani, con qualche caratterizzazione rispetto al mercato del lavoro che coinvolge la popolazione immigrata e con significativi picchi sul tema della genitorialità. L’accesso alle prestazioni previdenziali classiche, rappresentate da quelle di invalidità, vecchiaia e superstiti, anche se non presenta numeri significativi, riporta un andamento costantemente in crescita con percentuali di incidenza, rispetto alla totalità dell’utenza, sempre e costantemente in aumento negli ultimi sei anni.

Sul fronte delle prestazioni a sostegno del reddito, l’incidenza degli stranieri diviene significativa raggiungendo alte percentuali. Nel 2015, gli stranieri che hanno richiesto gli assegni al nucleo familiare sono stati il 43,6% del totale delle richieste inviate dall’Inca; il 27% riguarda pratiche di disoccupazione, il 31,9% investe il settore agricolo. Un quarto delle domande di indennità di maternità e astensione anticipata sono presentate da donne immigrate, così come il 28% delle richieste di assegno di maternità e ben il 41% del cosiddetto bonus bebè.

Sul versante dei danni da lavoro e dell’attività di assistenza il primato per i cittadini stranieri lo raggiunge l’infortunio non già denunciato (24,7% di incidenza sul totale delle pratiche aperte da Inca), prestazione che evidenzia lo stato di ricattabilità dei lavoratori stranieri, il cui ricorso avviene spesso a conclusione del rapporto di lavoro. Prestazioni come l’assegno sociale-pensione sociale, destinate agli stranieri ultra 65enni, rappresentano in media il 22% delle domande inoltrate dal patronato Inca.

Si supera progressivamente la concentrazione della attività per gli stranieri sui soli titoli di soggiorno, ma questo impegno diviene progressivamente parte integrante, con numeri significativi, del lavoro quotidiano dei servizi di Patronato e su un vasto raggio di bisogni e tutele da attivare. Tuttavia, la componente del titolo di soggiorno e i criteri legati alla residenza rimangono un vincolo determinante per l’accesso alle prestazioni richieste dagli stranieri e questo ci porta a riconsiderare la qualità del nostro intervento per questa fascia di utenza.

La conoscenza di base delle norme che regolano l’immigrazione è determinante per fornire una corretta consulenza per l’accesso a questi diritti. Al consolidato operato sulla formazione degli operatori di patronato rispetto alle tematiche previdenziali, assistenziali e sui danni da lavoro, è da tempo oggetto di innesto, anche a livello territoriale, una formazione specifica sui titoli di soggiorno da intendere come parte integrante del bagaglio di conoscenza del personale di patronato.

Istat

IN ITALIA CALANO LE CASALINGHE

Calano le casalinghe in Italia. Nel 2016 il nostro Paese conta 7 milioni 338 mila donne che si dichiarano casalinghe, 518 mila in meno rispetto a 10 anni fa. La loro età media è 60 anni. Lo comunica l’Istat nel report “Le casalinghe in Italia” secondo cui 700mila vivono in povertà assoluta, il 9,3% del totale, che sale ancora di più fra le giovani (20%).

Le anziane di 65 anni e più superano i 3 milioni e rappresentano il 40,9% del totale, quelle più giovani (fino a 34 anni) sono meno di una su dieci, l’8,5%.

Le casalinghe vivono prevalentemente nel Centro-Sud (63,8%) e lavorano quasi 49 ore a settimana, in media 2.539 ore l’anno, senza considerare ferie, più di molti lavoratori occupati al di fuori delle mura domestiche. L’Istat calcola che le donne effettuano complessivamente 50 miliardi e 694 milioni delle ore di produzione familiare l’anno (il 71% del totale) e che le casalinghe, con 20 miliardi e 349 milioni di ore, sono i soggetti che contribuiscono maggiormente a questa forma di produzione.

Per metà mai un lavoro fuor casa. Poco più della metà delle casalinghe non ha mai lavorato al di fuori delle mura domestiche nel corso della vita e il 10,8% (600 mila donne tra i 15 e i 64 anni) è scoraggiato, secondo i dati Istat, perché pur avendo cercato impiego non l’ha trovato e pensa di non poterci riuscire. Ma per le più giovani, quelle di 15-23 anni, il motivo principale per cui non cercano lavoro è di natura familiare nel 73% dei casi (questa quota scende al 61,2% per la fascia di età successiva di 35-44 anni). Il carico di lavoro domestico per queste donne è “elevato”.

700mila in povertà assoluta. Una giovane casalinga su cinque, il 20% di questa fascia di età, vive in povertà assoluta in Italia nel 2015. Si tratta di un’incidenza molto superiore a quella delle occupate della stessa età 15-34 anni (5,3%) e a quella delle casalinghe più anziane, oltre i 64 anni (4,8%). Complessivamente, stima l’Istat, sono più di 700mila le casalinghe in povertà assoluta, cioè quelle che non possiedono un reddito sufficiente a garantirsi l’acquisto di un paniere di beni e servizi essenziali per una vita dignitosa, il 9,3% del totale delle casalinghe

Carlo Pareto

Industria. Istat, volano ordini e fatturato

industriaFinalmente un’altra buona notizia per l’Italia. Dopo le stime al rialzo del FMI, oggi l’ISTAT ha comunicato i dati sulla produzione industriale con significativi incrementi.
Nel mese di maggio 2017 il fatturato ha registrato un aumento di +1,5% sul mese precedente riportando l’indice sugli elevati livelli di dicembre. Nella media degli ultimi tre mesi il fatturato aumenta dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 7,6%, con incrementi del 6,7% sul mercato interno e del 9,3% su quello estero. Ad eccezione dell’energia (-7,2%), crescono tutti gli altri raggruppamenti dell’industria con particolare rilevanza per la componente interna dei beni intermedi (+3,1%).
L’aumento tendenziale più rilevante riguarda la metallurgia con +14,1%, mentre la diminuzione riguarda le altre industrie manifatturiere (-5,9%).
Sempre nel mese di maggio si registra il  pieno di ordini per l’industria. Gli ordinativi  segnano un incremento congiunturale del 4,3%. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice subisce tuttavia una flessione pari all’1,0%. Nel confronto con il mese di maggio 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 13,7%. Tutti i settori registrano incrementi, particolarmente rilevante quello per la fabbricazione di mezzi di trasporto (+19,5%) con un’impennata tendenziale del 21,2%. Anche per gli ordinativi, come per il fatturato, l’andamento congiunturale mostra un incremento sia sul mercato interno che su quello estero, rispettivamente del +3,9% e del +4,9%.
Sembra proprio che l’Italia stia uscendo dalla crisi. Gli investimenti produttivi nella robotizzazione dei processi produttivi stanno dando dei risultati positivi senza migliorare ancora l’occupazione.