IN CODA ALL’OCSE

neet 3L’occupazione sale. Ma troppo poco. I dai dell’Ocse dipingono un quadro con colori poco esaltanti. Un problema che non solo italiano ma che da noi si sente ancora di più. Il tasso di occupazione nell’area dell’Ocse infatti è aumentato di 0,2 punti percentuali nel primo trimestre del 2017, al 67,4%. I tassi di occupazione sono aumentati nella maggior parte dei paesi Ocse, con l’Estonia (+ 1,7 punti percentuali, 73,8%) e la Slovenia (+ 1,4 punti percentuali, al 68,1%) che registrano gli aumenti più alti. Tra le economie più consistenti dell’Ocse, i tassi di occupazione sono aumentati di 0,4 punti percentuali in Canada (al 73,3%) e in Messico (al 61,4%), di 0,3 punti percentuali in Giappone (al 75,0%), e negli Stati Uniti (al 69,8%) e 0,2 punti percentuali in Corea (al 66,5%) e Regno Unito (al 73,9%). L’unione europea si attesta al 77,2%, l’area euro al 65,9%. L’Italia con il 57,7% supera soltanto la Grecia (52,7%) e la Turchia (50,9%).

Insomma nuovi lievi miglioramenti del tasso di occupazione nei Paesi avanzati. Peraltro secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è migliorato anche il generale livello di coinvolgimento sul mercato del lavoro, il tasso di attività infatti (che oltre agli occupati include anche i disoccupati in cerca di lavoro) è salito di un decimale di punto al 71,8 per cento. In Italia, sempre nel primo trimestre,  il tasso di occupazione è salito al 57,7 per cento, tre decimali in più dai tre mesi precedenti ma sempre quasi 10 punti sotto la media Ocse e inferiore alla media dell’area euro (65,9%).

Persiste il problema della bassissima occupazione giovanile (15-24 anni), al 17,1 per cento nella Penisola sebbene in aumento di 7 decimali dal trimestre precedente è più bassa perfino di quella della Spagna (19,4%). Peggio fa unicamente la Grecia con
un 13,9%. Nell’intera area Ocse l’occupazione giovanile è salita di tre decimali al 41,1 per cento nel primo trimestre. Fanno meglio di noi Paesi come la Spagna, l’Irlanda o il Cile. Per l’occupazione femminile la situazione è simile. Contro una media Ocse del 59,7%, l’Italia si ferma al 48,5% poco sopra il Messico (45,3%) e la Grecia (44,1%). La Turchia è in questo caso distaccata con il 31,7% di donne occupate.

Dall’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione europea, l’Italia è fotografata come un Paese dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d’Europa (più del 22,6%), i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti NEET) toccano il record Ue con il 19,9% (la media europea è 11,5%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.

Nel report sono evidenziati non solo le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro, ma anche tutte le conseguenze che questo comporta. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%). Chi riesce a trovare un lavoro, in più del 15% dei casi ha contratti atipici, ha un maggiore rischio precarietà, e se ha meno di 30 anni, guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, che si arresta intorno ai 26 anni. Nel Regno Unito, i giovani precari fra i 25 ed i 39 anni sono meno del 5% come risulta dai dati del 2014.

I dati rispecchiano una amara realtà che determina effetti sociali molto gravi. Lo spacco generazionale crea un forte distacco tra padri e figli. La riduzione del tenore di vita per le giovani generazioni rispetto alle generazioni precedenti crea un grave distacco anche nella trasmissione dei valori umani. Rende sempre più difficile il ruolo educativo dei genitori con i figli e degli insegnanti verso gli alunni. E’ il ruolo di credibilità degli “anziani” che viene messo in discussione. Non c’è, come avveniva in passato, il sacrificio della generazione precedente per creare un futuro migliore alla generazione successiva. Sta avvenendo esattamente l’opposto: le nuove generazioni hanno un futuro peggiore. Il problema politico è stato creato diverso tempo fa, oggi chi sta pensando di trovare una soluzione per cambiare la situazione attuale ? Le speranze dei giovani, naturalmente, verranno riposte in formazioni politiche di nuova costituzione che non hanno nessuna colpa sulle scelte passate, ma che potrebbero averne moltissime su quelle future.

Salvatore Rondello

L’1,2% degli italiani possiede il 21% della ricchezza

divario-ricchi-poveriLa Boston Consulting ha realizzato una ricerca sulla ricchezza delle famiglie. Dai risultati di questa ricerca diffusa oggi emerge il seguente quadro: in Italia ci sono 307mila famiglie milionarie, pari all’1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria italiana (azioni, obbligazioni, depositi e strumenti di liquidità). Nel 2021, si prevede che saranno 433mila, l’1,6% del totale con uno stock pari al 23,9 per cento della ricchezza. A livello globale il numero di famiglie milionarie è cresciuto in un anno del 7%, arrivando a quota di circa 18 milioni. Si tratta dell’1% delle famiglie, che detengono il 45% della ricchezza.

Nei prossimi anni si potrebbe assistere a una ulteriore concentrazione della ricchezza finanziaria. Tra le famiglie milionarie il 12% detiene patrimoni superiori al milione di dollari e nel 2021 la percentuale salirà al 16%. La maggiore crescita riguarderà le famiglie con una ricchezza tra 1 e 20 milioni di dollari (incremento del 6,1% medio l’anno) seguita dai super ricchi (patrimoni oltre i 100 milioni (con un tasso di aumento del 4,6% l’anno.

La ricchezza finanziaria privata continua a correre in tutto il mondo: a livello globale la corsa di Wall Street e degli altri principali mercati finanziari ha portato il valore totale di azioni, obbligazioni e depositi bancari alla cifra di 166.500 miliardi di dollari. Rispetto al 2015 si tratta di un incremento del 5,3%, superiore al +4,4% registrato l’anno precedente. Nel 2021 si dovrebbe toccare la quota di 223.100 miliardi di dollari, con una crescita media annua del 6%, derivante in parti uguali dalla creazione di nuova ricchezza e dalla valorizzazione degli asset esistenti. Questa è l’analisi messa in luce dal report “Global Wealth 2017: Transforming the Client Experience” fatto dal “The Boston Consulting Group (BCG)” nella 17esima edizione.

Le famiglie italiane milionarie in termini di azioni, obbligazioni, depositi sono quindi destinate a crescere ed è un fenomeno che si registra a tutte le latitudini.

L’aumento della ricchezza privata è generalizzato in termini geografici. Ancora una volta è stata l’area dell’Asia-Pacifico a segnare lo sviluppo più rapido: l’incremento è stato del 9,5%, inferiore a quello a due cifre degli anni passati (la media 2011-2015 era stata del 12%) ma tale da prospettare a breve uno storico sorpasso ai danni dell’Europa occidentale come secondo mercato più ricco.

L’area con Stati Uniti, Canada e Messico ha segnato un incremento robusto, +4,5%, superiore a quello dell’Europa occidentale, pari al +3,2 per cento. Per queste due regioni, così come per America Latina e Medio Oriente e Africa, l’andamento nel 2016 è stato migliore rispetto all’anno precedente.

Sarebbero questi gli effetti della globalizzazione in cui si è affermato il “neo-liberismo” di Friedman e della scuola di Chicago.

Rispetto alla media dei dati globalizzati, in Italia la ricchezza sembrerebbe ancora meglio distribuita. Ma subisce la tendenza generalizzata della sua concentrazione nelle mani di pochi, mentre per la maggior parte della popolazione cresce la povertà.

Dai Paesi in cui la povertà si trova a livelli inferiori alla sussistenza, hanno origine i flussi migratori che stanno assumendo dimensioni bibliche. Se i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri. Il Prof. Paolo Sylos Labini, prima di morire soleva dire: “Così com’è non può andare”. Non si vede ancora una inversione di tendenza per una più equa distribuzione della ricchezza mondiale. Nel frattempo i disagi ed il malcontento dei poveri crescono sempre di più.

Salvatore Rondello

LEGGE AL RIBASSO

stop-torture1Due righe che pesavano sull’Italia come un macigno, mettendola al pari di molti altri paesi che però non appartengono al novero delle democrazie avanzate. Se i prossimi giorni vedranno finalmente l’inserimento nel codice italiano del reato di tortura, potranno sparire due righe dal rapporto annuale di Amnesty International, dove erano inserite da molto tempo. Eccole: “Il parlamento italiano ancora non ha introdotto il reato di tortura nel codice penale, come invece richiesto dalla Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite, ratificata dall’Italia nel 1989”. L’Italia, insomma, arriva all’appuntamento con quasi 30 anni di ritardo.

Oggi infatti la Camera ha approvato in via definitiva il ddl che introduce il reato di tortura. Un testo che però non soddisfa i socialisti che si sono astenuti nel voto finale. Una decisione annunciata in Aula da Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani nel corso della dichiarazione di voto. “Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile. Le nostre critiche al testo – ha spiegato la deputata socialista – sono le stesse di quelle avanzate dalle principali associazioni che si occupano di Diritti umani e dallo stesso presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi. Non siamo certo contro le forze dell’ordine e voglio chiarire subito che non intendiamo affatto ostacolarne il lavoro, ma non possiamo accettare che sia considerabile tortura solo quella che viene reiterata e non una singola condotta. Così come non possiamo accettare i brevi tempi di prescrizione o la quasi impossibilità di riconoscimento per le torture psicologiche”.

Il testo negli ultimi quattro anni è stato un continuo stop and go. Nel maggio scorso ha avuto l’ok dal Senato tra mille polemiche, tanto che lo stesso Manconi non l’ha votata in quanto ha definito come “stravolto” il testo iniziale. L’approvazione del testo serve comunque a sanare un voto che non poteva rimanere in un paese che si definisce civile. Anche Valter Verini del Pd afferma che il testo poteva essere più incisivo se non fosse stato modificato quello già approvato alla Camera ben due anni fa. “Ma davvero – ha aggiunto – si pensa che un altro passaggio parlamentare sarebbe stato possibile? Ovviamente no. Se avessimo cambiato di nuovo il testo questa legge non sarebbe mai nata”. Poi aggiunge: “E’ una legge che colpisce i comportamenti violenti degli appartenenti alle forze dell’ordine, cioè coloro che commettono abusi e che disonorano i corpi di sicurezza ai quali noi tutti dobbiamo essere grati. Non dobbiamo mai dimenticare il compianto Capo della Polizia Antonio Manganelli il quale, dopo le violenze alla scuola Diaz di Genova, disse : ‘ora è il momento di chiedere scusa’. Lo disse per difendere l’onore della Polizia. Questa legge colpisce solo chi non onora la propria divisa e al contempo rende giustizia alle vittime degli abusi”.

La pratica della tortura è ancora viva in numerose parti del mondo. A sfogliare il rapporto annuale di Amnesty International si resta colpiti dal numero di paesi che non sono immuni dalla vergogna di questa pratica. In Turchia per esempio sono aumentate le segnalazioni di torture e altri maltrattamenti durante i periodi di custodia, nelle zone del sud-est a maggioranza curda, ma ancor di più a Istanbul e ad Ankara. Secondo il rapporto 2016-17 di Amnesty International, la situazione nelle grandi città è peggiorata dopo il tentato golpe del 15 luglio. In Iran la tortura e altri maltrattamenti allo scopo di ottenere ‘confessioni’ sono rimasti una prassi comune. I detenuti sotto l’autorità del ministero dell’Intelligence e dei Guardiani della rivoluzione sono stati regolarmente sottoposti a prolungati periodi di isolamento, pratica equiparabile alla tortura. Denunce di torture sortiscono effetti contrari, quali, in alcuni casi, subire ulteriori torture e pesanti sentenze. Secondo il rapporto di Amnesty International anche in Israele torture o maltrattamenti sono inflitti nell’impunità a detenuti palestinesi (minori compresi) da agenti dell’esercito, della polizia e dell’agenzia israeliana per la sicurezza (Isa), in particolare nelle fasi dell’arresto e dell’interrogatorio. In Palestina sia la polizia che le altre forze di sicurezza della Cisgiordania, la polizia di Hamas e altre forze di sicurezza di Gaza hanno abitualmente e impunemente torturato o maltrattato detenuti, compresi minori. La commissione indipendente palestinese ha fatto sapere di aver ricevuto, tra gennaio e novembre 2016, 398 denunce tra tortura e altri maltrattamenti, 163 da detenuti in Cisgiordania e 235 da detenuti a Gaza, ma non sono mai state condotte indagini indipendenti. In Russia torture e altri maltrattamenti sono diffusi e sistematici durante la detenzione iniziale e nelle colonie penali. Di recente hanno fatto il giro del mondo le notizie, denunciate dal quotidiano Novaya Gazeta, di uccisioni, arresti e torture di gay rinchiusi in prigioni segrete in Cecenia. Musa Mutaev, kirghiso, autore del libro ‘Il sole verde (Neftasia editore) ha subito svariate torture e vessazioni fisiche e psicologiche prima di riuscire a fuggire nel 2004 in Norvegia e diventare scrittore. In Egitto agenti della sicurezza hanno torturato e maltrattato detenuti durante la fasi dell’arresto. Funzionari incaricati degli interrogatori hanno torturato e maltrattato molte vittime di sparizione forzata, allo scopo di ottenere ‘confessioni’ da utilizzare contro di loro in tribunale. I metodi utilizzati comprendevano duri pestaggi, scosse elettriche o costrizione a rimanere in posizioni di stress.

Associazioni per i diritti umani hanno documentato decine di casi di decessi in custodia dovuti a tortura, maltrattamenti e mancanza di accesso a cure adeguate. Vittima di tali violenze, il giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, il cadavere del quale, mutilato e mezzo nudo e con segni di tortura, e’ stato trovato in strada il 3 febbraio dell’anno scorso dopo essere stato rapito il 25 gennaio, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.

Gentiloni alla Ue: “Sui migranti risposte concrete”

gentiloni migrantiIl richiamo del presidente della Commissione Europea è forte: “Sosteniamo l’Italia e la Grecia, eroiche nell’accoglienza dei migranti”. Ora, preso atto della buona volontà delle istituzioni europee, non resta che vedere come questi propositi si tradurranno in realtà. E il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, si aspetta impegni “concreti” già fra una settimana, quando i ministri europei dell’Interno si vedranno a Tallin. Un vertice, quello nella città estone, convocato per discutere dei temi della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo, ma che rivedrà la propria agenda alla luce dell’emergenza sbarchi. Proprio come a Berlino, dove Angela Merkel ha riunito i partner europei del G20, i presidenti di Consiglio e Commissione Europea e con la Norvegia a fare da Paese ospitato. Un vertice che, sulla carta, doveva preparare i temi più caldi da portare al tavolo del G20 di Amburgo, il 7 e l’8 luglio prossimi, ma che ha visto i leader confrontarsi sull’attualità delle ultime ore.

verticeUn confronto proficuo per l’Italia, alla quale sono arrivate parole di solidarietà e promesse di impegno da tutti i partner, a cominciare proprio dalla Germania. “Aiuteremo l’Italia, anche da parte tedesca, perché ci sta a cuore”, ha promesso la Cancelliera che poi si è soffermata sulla crisi libica. È dalla Libia, attraversata da una infinita guerra fra opposte fazioni, che parte il grosso dei barconi diretti sulle coste italiane. Su questo aspetto si concentra Merkel quando dice che “la situazione di illegalità in quel Paese è inaccettabile” cosi’ come non si può accettare “che quella illegalità diventi una situazione permanente. Spero che a Tallin si riesca a trovare una soluzione concordata”.

Le parole che più rassicurano sono però quelle pronunciate da jean Claude Juncker. Il presidente della Commissione Ue ha sottolineato che non si può “abbandonare l’Italia e la Grecia, ma bisogna compiere ogni sforzo per sostenere questi due Paesi eroici con i rifugiati”. La crisi migranti è la priorità anche per il presidente francese Emmanuel Macron che, a Calais, sta affrontandol’emergenza inviando 700 ulteriori unità tra poliziotti e gendarmi. Una scelta, almeno all’apparenza, in contraddizione con le parole “umanità e fermezza” che pronuncia alla Cancelleria. Ma l’inquilino dell’Eliseo si dice sicuro di riuscire a distinguere “migranti economici” che sono la maggior parte, dai rifugiati. Per gli uni, Macron garantisce fermezza – quindi respingimenti – per gli altri umanità ed accoglienza. Una distinzione difficile da fare per l’Italia quando entrambe le categorie si trovano a bordo dei battelli che salpano dalla Libia e rischierebbero di affondare nel Mediterraneo, se non fosse per le attività di ‘search and rescue’ delle autorità italiane. Uno sforzo che il presidente del Consiglio Gentiloni promette di mandare avanti, ma non garantendo per la tenuta del sistema senza aiuti concreti europei: “Abbiamo implementato le operazioni di search and rescue”, sottolinea Gentiloni, “mentre l’accoglienza rimane accoglienza in un solo Paese. Il nostro non è il messaggio di un Paese che viola le regole, ma di un Paese sotto pressione che chiede il contributo concreto dei colleghi europei. Siamo di fronte a numeri crescenti che, alla lunga, potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Mi auguro che nel vertice dei ministri degli Interni, la prossima settimana a Tallin, si arrivi ad uno sblocco concreto degli impegni presi”.

Con la crisi migranti a prendersi il centro dell’attenzione, rimane più sullo sfondo il tema clima. Merkel, e con lei i partner europei, sperano ancora di non dovere arrivare a un ‘Piano B’ su questo punto: l’ipotesi che al G20 di Amburgo si possa uscire con un documento 19 più 1 non è remota vista la determinazione dell’amministrazione Trump a non rispettare gli accordi di Parigi. La cancelliera si dice consapevole che il lavoro per evitare questa soluzione sarà duro, ma è altrettanto determinata a tentare il tutto per tutto. Per il momento, di un doppio documento non vuole sentire parlare, dice a chi gli pone la domanda. Più ottimista Paolo Gentiloni: “Siamo sicuri che si possa arrivare a confermare gli accordi di Parigi senza distinzioni troppo pesanti”.

Edoardo Gianelli

Scrive Massimo Sagramola
Il Sudamerica della Vita in Diretta Estate

Nel programma La Vita in Diretta Estate si parla di crimine ed altri alti argomenti.

La direttrice del settimanale di gossip Silvana Giacobini è interpellata per dare il suo prezioso contributo, su temi a lei pertinenti e cari come il principe Harry di Windsor o sulle dinamiche di coppia tra Donald e Melania.

Ma è sulle soluzioni per fare pagare veramente i malviventi che dà il suo meglio, sostenendo che bisogna requisire delle caserme ed adibirle a carceri per risolvere il problema del sovraffollamento e delle scarcerazioni.

Non una parola, sulla pena come correttivo, né una parola su dati concreti quali costi, assistenza, personale.

Sembrava riapparire lo stadio dove Pinochet ammassava i malcapitati.

Benedetta Rinaldi, apparentemente, non è in grado di una benché minima analisi sociologica e si limita a fare solo due facce, quella sorridente (con la bocca aperta, tipo una bambina) o quella più seria quasi accorrucciata (tipica sempre delle bimbe).

Paolo Poggio ad un certo punto si lascia sfuggire qualcosa sul giustizialismo, quasi abbia capito la piega che ha preso il bel programma pomeridiano, tra chiacchiere in libertà, casi di cronaca e gossip.

Molti anni fa, in Sudamerica mentre ero con mia madre che all’epoca era una brava fotoreporter, ci capitò di vedere dei giornali settimanali, dove venivano pubblicati articoli e foto di sanguinosi delitti accompagnati da altre pagine piene di foto sexy.

Il sangue ed il sesso, vendevano.

Qui “vendono” sangue e gossip, accomodatevi Signori!

SCONTRO BREXIT

BRITAIN-EU-POLITICS-BREXIT

Nella rotta del mediterraneo centrale si stanno facendo progressi ma “la situazione resta critica per gli arrivi irregolari” e “l’unico risultato che ci interessa è mettere definitivamente fine” agli arrivi. Lo ha detto Donald Tusk a conclusione del Consiglio europeo, aggiungendo che “i leader hanno concordato di coordinarsi meglio nelle prossime settimane per aiutare l’Italia”.

Gentiloni, riunione utile e importante su migranti
Il premier Paolo Gentiloni al termine del Vertice Ue ha parlato di una “riunione utile, importante soprattutto su un paio di questioni che ci stanno a cuore: quella dei migranti e l’atteggiamento che l’Ue deve tenere sulle politiche industriali, sul commercio”. Per Gentiloni il riassunto del vertice è abbastanza semplice: “Passi avanti sul tema della sicurezza, tema forte di un’Europa che riscommette sul proprio progetto; ribadimento dei concetti che in Italia conosciamo con la dichiarazione di Taormina sul terrorismo e richiesta ai giganti del web di adottare tecnologie per rimuovere messaggi di radicalizzazione; conferma dell’ impegno di Parigi sul clima”.

Macron: “Non abbiamo ascoltato l’Italia”
A dirlo in modo più chiaro è il presidente francese Emmanuel Macron: “Non abbiamo ascoltato l’Italia. Abbiamo mancato di equilibrio nella solidarietà” sia sui migranti che nella crisi economica, di fronte a Paesi colpiti da “shock asimmetrici” e anche “sui migranti è stata la stessa cosa: non abbiamo ascoltato l’Italia sull’ondata di migranti che stava arrivando”. Così il presidente francese nella conferenza stampa al termine del vertice Ue. “Servono regole comuni Ue – ha aggiunto – sia che si tratti della Rotta balcanica sia di quella dalla Libia”. “In questo mondo ridivenuto tragico – ha sottolineato Macron – l’Europa dev’essere una speranza, la nostra speranza: non lasciamola scomparire sotto al peso del cinismo e delle prospettive di breve termine. Restituiamole la sua chance e la sua promessa”

Lo scontro sulla Brexit
L’offerta del premier britannico Theresa May sui diritti dei cittadini è “un primo passo, ma non è sufficiente”: lo ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker entrando al vertice europeo. E Juncker aggiunge: “Non posso immaginare che la Corte di giustizia europea possa essere esclusa” nel meccanismo di tutela delle garanzie per i cittadini europei in Gran Bretagna dopo la Brexit, ribadendo che “comunque il negoziato si fa al Berlaymont”, ovvero nella sede della Commissione europea e non a livello di leader europei. Ma la May tira dritto e difende la proposta presentata giovedì sera: “Abbiamo fatto una offerta giusta e seria” sui diritti dei cittadini, ma vogliamo anche “certezza” per il milione di britannici che vivono nell’Unione europea. “Il Regno Unito lascerà l’Ue ma non l’Europa”, ha ribadito, aggiungendo che il suo Paese vuole “una partnership profonda e speciale” con l’Unione europea. Sulla stessa linea di Junker anche Tusk: “La mia impressione è che la proposta della May va al di sotto delle nostre aspettative e rischia di peggiorare la situazione per i cittadini, ma la valuteremo una volta che avremo tutti i dettagli”

E la cancelliera tedesca Angela Merkel aggiunge: “May ha chiarito che i cittadini Ue che sono rimasti in Gran Bretagna per cinque anni potranno mantenere i loro pieni diritti. È un buon inizio ma non è un progresso. C’è ancora molta strada da fare”. E Macron chiosa: “Abbiamo avuto già molte cose di cui occuparci, stiamo parlando del futuro dell’Europa. Il mandato negoziale è stato dato a Michel Barnier”, ha ricordato Macron, e spetterà dunque a lui valutare le proposte.

Vaccini. Italia ha 43% casi di morbillo in UE

Vaccini-sanzioni mediciI casi di morbillo che sono verificati in Italia rappresentano il 43% d’Europa. Sono i dati diffusi dell’Oms per l’anno 2017 secondo i quali sono 5.483 i casi di morbillo riportati nella regione europea. “In anni recenti, la copertura vaccinale in Italia per tutti i tipi di vaccini sta mostrando tendenze stagnanti o in certe aree persino declinanti” lo sottolinea, in una lettera inviata alla Commissione Sanità del Senato, impegnata nelle audizioni sul decreto vaccini, l’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’ufficio regionale dell’Oms Europa esprime, inoltre, “preoccupazione per la situazione attuale e per l’espansione dei casi di morbillo e di altre malattie prevenibili sul territorio Italiano”. Però c’è un lato positivo in quanto l’Oms riconosce gli “importanti sforzi dell’Italia per invertire questo trend”.

Infatti l’intevento italiano sulle vaccinazioni obbligatorie non è passato inosservato a livello

internazionale. “Il direttore regionale dell’Oms Europa, Zsuzsanna Jakab, plaude al ministero della Salute che ha intrapreso un intervento attivo” a tutela della salute delle comunità, “chiudendo i gap” in termini di immunità. L’Oms Europa sottolinea l’accelerazione dell’intervento italiano “per

bloccare la trasmissione del morbillo ed è pronta a offrire tutto il necessario supporto tecnico per aiutare il miglioramento dei tassi di copertura vaccinale nel Paese e arrivare a un controllo della

malattia”.

Rivolgendosi ai membri della Commissione Igiene e sanità del Senato, l’Oms Europa ricorda che il Piano di azione globale per i vaccini approvato nel 2012 dall’Assemblea mondiale della sanità

ed il Piano Strategico Globale per il Morbillo per il 2012-2020 “prevedono l’eliminazione del morbillo, della rosolia e della sindrome da rosolia congenita”. Nel 2016, la regione delle Americhe è stata certificata come prima al mondo ad aver eliminato il morbillo. Ma l’eliminazione sia del morbillo che della rosolia è una delle priorità dei 53 Stati membri dell’ufficio regionale dell’Oms per l’Europa: “A oggi il morbillo sta circolando in molti Paesi della regione Europea, inclusa l’Italia”.

Nella missiva si sottolinea che la vaccinazione è “uno degli interventi di sanità pubblica di maggior costo-beneficio”. E che in Europa un report pubblicato nel 2011 “mostra che 15 dei 27 Paesi dell’Unione Europea (più Islanda e Norvegia) non hanno un sistema di vaccinazione obbligatorio. I rimanenti 14 stati hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma sanitario”. Inoltre “la vaccinazione contro la poliomielite è obbligatoria sia per bambini che per adulti in 12 Paesi; le vaccinazioni contro difterite e tetano sono obbligatorie in 11 e quella contro l’epatite B in 10 Paesi”.

Quanto alla vaccinazione contro il morbillo, la posizione ufficiale dell’Oms “raccomanda il controllo della storia vaccinale di ogni bambino per l’iscrizione a scuola. I bambini senza prova evidente di aver ricevuto due dosi di vaccino per il morbillo – continua l’Oms Europa – dovrebbero essere vaccinati”.

Anche perché “le strategie di vaccinazione legate all’iscrizione scolastica hanno dimostrato di essere efficaci in molto Paesi per evitare epidemie nelle scuole e ottenere un’alta copertura vaccinale. In base alle informazioni disponibili all’ufficio regionale Europeo dell’Oms, 12 paesi europei nel 2015 richiedevano la prova di vaccinazione per l’iscrizione scolastica”. Non solo. “E’ estremamente importante dare informazioni basate su dati reali di benefici e sicurezza dei vaccini – ricorda l’Oms Europa – in modo che si possano prendere decisioni consapevoli per sé e per i propri figli”. Infine l’ufficio regionale dell’Oms Europa plaude all’attuale “importante sforzo per fermare la trasmissione del morbillo in Italia” e rimane a disposizione per offrire “supporto tecnico necessario al nostro Paese, per migliorare la copertura vaccinale e raggiungere il controllo della malattia e i target di eliminazione”.

SPIRITO EUROPEO

ungheria-muri-e-porteLa Commissione europea ha deciso di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Rep. Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia. Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle ‘relocation’. “Dispiace constatare che nonostante i ripetuti appelli, Ungheria, Rep. Ceca e Polonia” non abbiano ancora agito. “Spero che” questi tre Paesi “possano riconsiderare la loro posizione e iniziare a “contribuire in un modo giusto”, afferma Avramopoulos, spiegando che la Commissione Ue in quel caso potrebbe anche riconsiderare la propria decisione. “Speriamo che lo spirito europeo prevalga”, auspica. “Questi tre Paesi non hanno fatto niente per oltre un anno”, avverte Avramopoulos. In particolare “l’Ungheria, non ha mai fatto niente – aggiunge -. La Polonia si è offerta di accogliere nel 2015 e poi non ha fatto altro. La Repubblica Ceca non ha più ricollocato dall’agosto 2016”.

Il commissario ha ricordato i numerosi appelli rivolti ai Paesi affinché ricollocassero. “Ora è tempo di passare all’azione”, avverte Avramopoulos “anche se non sono l’uomo più contento”. Domani sarà pubblicato il pacchetto mensile delle infrazioni. Una decisione che Budapest definisce un “puro ricatto e un atto antieuropeo” da parte della Commissione europea. Lo ha detto in Parlamento il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto dopo l’annuncio di Bruxelles.

Intanto dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) di Ginevra, arriva il bilancio aggiornato sulle su migranti e rifugiati. Dall’inizio dell’anno sonno in totale 73.189 quelli giunti via mare in Europa e 1.808 sono morti mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo. Circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia. I dati globali sono inferiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2016, quando gli arrivi furono 211.433 e i morti di 2.899.

L’Oim precisa che circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia con un totale dei 61.903 migranti e rifugiati giunti nel Paese dal primo gennaio all’11 giugno scorso. Anche la stragrande maggioranza dei decessi è segnalato sulla rotta del Mediterraneo centrale tra l’Africa del Nord e l’Italia, con 1.717 morti dall’inizio del 2017.

Secondo le informazioni raccolte dall’ufficio dell’Oim a Roma, i dati per nazionalità degli arrivi in Italia fino al 31 maggio rivelano che i Nigeriani (9.286 uomini, donne e bambini) sono i più numerosi. Gli altri principali paesi di origine sono Bangladesh (7.106) Guinea (5.960), Costa d’Avorio (5.657), Gambia (4.011), Senegal (3.935), Marocco (3.327), Mali (3.150), Eritrea (2.344) e Sudan (2.327).

Pil, il fondo monetario vede positivo

Pil Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia: il Pil quest’anno salirà dell’1,3% (contro il +0,8% delle ultime stime) e rallenterà attorno all’1% nel 2018-20. L’alto livello di debito inoltre “lascia l’Italia esposta a shock”. Questo in sintesi il quadro disegnato dal Fmi sull’Italia. Però si sottolinea il miglioramento delle prospettive economiche. Ad aprile l’istituto di Washington prevedeva un aumento del Pil italiano dello 0,8% sia per il 2017 che per il 2018. Il governo nel Documento di Economia e finanza ad aprile ha stimato una crescita all’1,1% per il 2017 e all’1% per il 2018. Per l’Fmi, la ripresa in Italia proseguirà ma “i rischi al ribasso sono significativi” e legati, tra l’altro, “alle fragilita’ finanziarie, alle incertezze politiche, a una possibile battuta d’arresto del processo di riforma” e “alla normalizzazione” del corso della politica monetaria.

Dal Fondo si suggerisce di “accelerare il risanamento dei bilanci delle banche italiane e ridurre in modo “realistico” e “tempestivo” il problema dei non perfoming loans (Npl), i crediti deteriorati. Il Fondo chiede strategie “ambiziose e credibili” di riduzione degli Npl che affossano gli istituti italiani. In particolare, sottolinea l’Fmi, alle banche con “una debole capacità interna dovrebbe essere richiesto di intraprendere le azioni necessarie” come ingaggiare società specializzate.

L’istituto di Washington rileva inoltre come i progressi nell’accelerare le procedure d’insolvenza delle imprese “siano stati limitati” e ritiene necessario continuare a compiere “passi ambiziosi” sul fronte della ristrutturazione aziendale. Il fondo chiede inoltre che si dia vita a riforme riforme strutturali “ambiziose e onnicomprensive” che “aiuteranno a incoraggiare una crescita più forte”. Il Fondo chiede di portare avanti il programma già avviato con il Jobs act, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia civile e dell’istruzione e di puntare soprattutto sulla liberalizzazione dei mercati dei prodotti e dei servizi, sull’aumento della produttività e su un’ulteriore modernizzazione del settore pubblico.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il Fondo Monetario sottolinea che “l’alto livello di debito pubblico lascia l’Italia esposta a shock, con uno spazio ridotto per rispondere, e al rischio di una dura e pro-ciclica correzione”. Inoltre suggerisce la strada delle riduzione del cuneo fiscale e di un salario minimo, “possibilmente differenziato tra le regioni”. Inoltre secondo il Fondo, bisogna garantire un’efficace contrattazione di secondo livello che rafforzi il legame tra salari e produttività. L’Fmi prende in esame anche le pensioni: “Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, ulteriori passi sono necessari per ridurre la spesa corrente”, sebbene con un sostegno orientato ai più deboli. In particolare, il Fondo chiede di “migliorare l’efficienza della spesa sanitaria” e “ridurre gli alti livelli di spesa pensionistica nel medio termine”. Secondo l’Fmi, esistono “eccessi” nel sistema pensionistico italiano che “devono essere razionalizzati” legati soprattutto ai “benefit generosi” delle vecchie generazioni. L’istituto di Washington ritiene che i parametri pensionistici “potrebbero anche essere rivisti e corretti, se necessario”. Allo stesso tempo, bisognerebbe razionalizzare i programmi di protezione sociale ed estendere le misure contro la povertà”

Istat, l’economia accelera tra luci e ombre

Confindustria-PIL-rialzoOggi l’Istat ha pubblicato la nota mensile del mese di maggio 2017 con segnali moderatamente positivi sull’economia italiana che continua a muoversi tra luci ed ombre. In un contesto globale caratterizzato dal rallentamento dell’economia statunitense e dal consolidamento della crescita dell’area euro, l’economia italiana accelera trainata dai consumi e dalla crescita dei settori dei servizi. Il mercato del lavoro migliora segnando un aumento degli occupati e una significativa diminuzione della disoccupazione. I prezzi risultano in decelerazione. L’indicatore anticipatore mantiene una intonazione positiva.

Secondo i dati del Central Plan Bureau, il commercio mondiale ha segnato un’accelerazione a marzo (+1,5%) supportato dall’andamento positivo degli scambi in volume per le economie emergenti (+3,2%).

La fiducia degli italiani permane ma è in rallentamento. La crescita per il 2017 in Eurolandia è confermata intorno al 2,5%, mentre in Italia la crescita resta ancora confermata attorno all’1%. Nel primo trimestre 2017 il prodotto intero lordo espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha segnato un aumento dello 0,4% sul trimestre precedente, in accelerazione rispetto al quarto trimestre 2016 (+0,3%).

La domanda nazionale, al netto delle scorte ha contribuito positivamente per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. L’apporto della domanda estera netta è stato negativo (-0,2 punti percentuali), con aumenti sia delle importazioni di beni e servizi (+1,6%) che delle esportazioni (+0,7%).

Alla crescita congiunturale dei consumi finali nazionali (+0,5%) è corrisposta una diminuzione degli investimenti fissi lordi (-0,8%) interrompendo la fase positiva iniziata nel terzo trimestre del 2014.

La contrazione degli investimenti è determinata dalla diminuzione della spesa per macchine, attrezzature ed altri prodotti (-2,2%) e per i mezzi di trasporto (-0,8%), mentre sono cresciuti gli investimenti in costruzioni (+0,6%).

Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito nei primi tre mesi dell’anno dello 0,5% segnando una pausa dopo l’andamento positivo dei trimestri precedenti (+0,9% per entrambi i trimestri). Per quanto riguarda le prospettive dello stesso periodo, gli ordinativi misurati in valore sono aumentati (+1,5% rispetto al trimestre precedente), caratterizzati dall’andamento favorevole dei mercati esteri (+6.1%).

Il valore aggiunto nelle costruzioni e nei servizi hanno segnato un miglioramento (rispettivamente +0,5% e +0,6% nel primo trimestre del 2017). La crescita nei servizi è stata caratterizzata dall’aumento nelle attività professionali e di supporto alle imprese (+1,3%), nelle attività finanziarie ed assicurative (+1,1% dopo quattro trimestri di rallentamenti) e nelle attività di trasporto, commercio ed alloggio (+0,8%).

Le informazioni e comunicazioni e gli altri servizi hanno segnato una diminuzione del valore aggiunto (rispettivamente -0,5% e -0,2%).

I consumi finali nazionali, nel primo trimestre del 2017, sono cresciuti dello 0,5% sostenuti dalla spesa delle famiglie (+0,6%) e della pubblica amministrazione (+0,5%). Tra le componenti della spesa delle famiglie è prevalente la spesa per beni durevoli (+1,8%); mentre si consolidano le spese per servizi (+0,4%).

Gli ultimi dati mostrano anche un miglioramento nel mercato del lavoro. Ad aprile l’occupazione è cresciuta rispetto al mese precedente (+0,4% – 94.000 assunti in più).

Il tasso di disoccupazione ad aprile è sceso all’11,1% toccando il minimo della media degli ultimi quattro anni. Nonostante i dati positivi di aprile 2017, le aspettative formulate dagli imprenditori a maggio sulle tendenze occupazionali per i tre mesi successivi risulterebbero in complessivo peggioramento e al di sotto dei valori di lungo periodo in quasi tutti i settori; solo per le costruzioni ci sarebbe un miglioramento, ma il saldo rimane negativo.

La stima preliminare dei prezzi al consumo ha evidenziato a maggio un deciso rallentamento dell’inflazione che ha riassorbito il rialzo del mese precedente. La crescita tendenziale del NIC (l’indice relativo all’intera collettività) è scesa all’1,4%, mezzo punto percentuale in meno rispetto ad aprile, tornando sullo stesso ritmo di marzo. Alla decelerazione dei prezzi dei beni alimentari si è aggiunta quella dei prezzi dell’energia.

L’inflazione di fondo è tornata a livelli più contenuti rallentando a +0,8% dall’1,1% precedente, soprattutto per la riduzione della dinamica inflattiva nei servizi. In un contesto di aumento moderato della domanda di consumo e di contenimento della dinamica salariale, i prezzi dei beni non alimentari e non energetici hanno registrato una caduta su base annua (-0,2%).

Con riferimento all’IPCA (l’indice armonizzato dei prezzi al consumo del paniere) in maggio la quota dei prodotti con variazioni tendenziali più sostenute (superiori al 2%), è scesa al 19,1% con una diminuzione di circa 5 punti percentuali rispetto al massimo di inizio anno. Contemporaneamente è aumentata l’incidenza dei prodotti in deflazione (al 31,2% dal 29,5% di gennaio). Le spinte inflazionistiche di intensità più forte si riscontrano ancora nelle voci più volatili (beni energetici ed alimentari). L’incidenza della deflazione prevale in misura netta nei beni che rappresentano la domanda secondaria con un coinvolgimento di una quota di poco inferiore ad un quinto del totale.

L’aumento dei prezzi dei prodotti industriali destinati al consumo nelle fasi di importazione e produzione è determinata in via principale dai rincari dei beni alimentari. Al netto di questa voce, i beni di consumo in entrambi gli indici registrano ancora tassi di variazione annui negativi (-0,5% in marzo i beni di importazione e -0,1% in aprile quelli alla produzione per il mercato interno), con un profilo tendenziale che non delinea ancora una chiara ripresa.

Le attese di inflazione degli operatori rimangono moderate anche a maggio con indicazioni di aumento dei listini nel breve periodo da parte dei produttori di beni di consumo solo di poco superiori a quelle di diminuzione.

Sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori, sia quello delle imprese, a maggio hanno segnato un peggioramento. Con riferimento ai consumatori, tutte le componenti hanno registrato un calo in presenza di diverse intensità. Per il secondo mese consecutivo sono aumentate le attese di disoccupazione.

E’ diminuito anche il clima di fiducia delle imprese nella manifattura (con un peggioramento sia nei giudizi sugli ordini e sia nelle attese sulla produzione) e nei servizi. Nelle costruzioni la fiducia è rimasta sostanzialmente stabile e nel commercio al dettaglio si evidenzia un miglioramento.

Salvatore Rondello