SCONTRO BREXIT

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Nella rotta del mediterraneo centrale si stanno facendo progressi ma “la situazione resta critica per gli arrivi irregolari” e “l’unico risultato che ci interessa è mettere definitivamente fine” agli arrivi. Lo ha detto Donald Tusk a conclusione del Consiglio europeo, aggiungendo che “i leader hanno concordato di coordinarsi meglio nelle prossime settimane per aiutare l’Italia”.

Gentiloni, riunione utile e importante su migranti
Il premier Paolo Gentiloni al termine del Vertice Ue ha parlato di una “riunione utile, importante soprattutto su un paio di questioni che ci stanno a cuore: quella dei migranti e l’atteggiamento che l’Ue deve tenere sulle politiche industriali, sul commercio”. Per Gentiloni il riassunto del vertice è abbastanza semplice: “Passi avanti sul tema della sicurezza, tema forte di un’Europa che riscommette sul proprio progetto; ribadimento dei concetti che in Italia conosciamo con la dichiarazione di Taormina sul terrorismo e richiesta ai giganti del web di adottare tecnologie per rimuovere messaggi di radicalizzazione; conferma dell’ impegno di Parigi sul clima”.

Macron: “Non abbiamo ascoltato l’Italia”
A dirlo in modo più chiaro è il presidente francese Emmanuel Macron: “Non abbiamo ascoltato l’Italia. Abbiamo mancato di equilibrio nella solidarietà” sia sui migranti che nella crisi economica, di fronte a Paesi colpiti da “shock asimmetrici” e anche “sui migranti è stata la stessa cosa: non abbiamo ascoltato l’Italia sull’ondata di migranti che stava arrivando”. Così il presidente francese nella conferenza stampa al termine del vertice Ue. “Servono regole comuni Ue – ha aggiunto – sia che si tratti della Rotta balcanica sia di quella dalla Libia”. “In questo mondo ridivenuto tragico – ha sottolineato Macron – l’Europa dev’essere una speranza, la nostra speranza: non lasciamola scomparire sotto al peso del cinismo e delle prospettive di breve termine. Restituiamole la sua chance e la sua promessa”

Lo scontro sulla Brexit
L’offerta del premier britannico Theresa May sui diritti dei cittadini è “un primo passo, ma non è sufficiente”: lo ha detto il presidente della Commissione Jean Claude Juncker entrando al vertice europeo. E Juncker aggiunge: “Non posso immaginare che la Corte di giustizia europea possa essere esclusa” nel meccanismo di tutela delle garanzie per i cittadini europei in Gran Bretagna dopo la Brexit, ribadendo che “comunque il negoziato si fa al Berlaymont”, ovvero nella sede della Commissione europea e non a livello di leader europei. Ma la May tira dritto e difende la proposta presentata giovedì sera: “Abbiamo fatto una offerta giusta e seria” sui diritti dei cittadini, ma vogliamo anche “certezza” per il milione di britannici che vivono nell’Unione europea. “Il Regno Unito lascerà l’Ue ma non l’Europa”, ha ribadito, aggiungendo che il suo Paese vuole “una partnership profonda e speciale” con l’Unione europea. Sulla stessa linea di Junker anche Tusk: “La mia impressione è che la proposta della May va al di sotto delle nostre aspettative e rischia di peggiorare la situazione per i cittadini, ma la valuteremo una volta che avremo tutti i dettagli”

E la cancelliera tedesca Angela Merkel aggiunge: “May ha chiarito che i cittadini Ue che sono rimasti in Gran Bretagna per cinque anni potranno mantenere i loro pieni diritti. È un buon inizio ma non è un progresso. C’è ancora molta strada da fare”. E Macron chiosa: “Abbiamo avuto già molte cose di cui occuparci, stiamo parlando del futuro dell’Europa. Il mandato negoziale è stato dato a Michel Barnier”, ha ricordato Macron, e spetterà dunque a lui valutare le proposte.

Vaccini. Italia ha 43% casi di morbillo in UE

Vaccini-sanzioni mediciI casi di morbillo che sono verificati in Italia rappresentano il 43% d’Europa. Sono i dati diffusi dell’Oms per l’anno 2017 secondo i quali sono 5.483 i casi di morbillo riportati nella regione europea. “In anni recenti, la copertura vaccinale in Italia per tutti i tipi di vaccini sta mostrando tendenze stagnanti o in certe aree persino declinanti” lo sottolinea, in una lettera inviata alla Commissione Sanità del Senato, impegnata nelle audizioni sul decreto vaccini, l’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’ufficio regionale dell’Oms Europa esprime, inoltre, “preoccupazione per la situazione attuale e per l’espansione dei casi di morbillo e di altre malattie prevenibili sul territorio Italiano”. Però c’è un lato positivo in quanto l’Oms riconosce gli “importanti sforzi dell’Italia per invertire questo trend”.

Infatti l’intevento italiano sulle vaccinazioni obbligatorie non è passato inosservato a livello

internazionale. “Il direttore regionale dell’Oms Europa, Zsuzsanna Jakab, plaude al ministero della Salute che ha intrapreso un intervento attivo” a tutela della salute delle comunità, “chiudendo i gap” in termini di immunità. L’Oms Europa sottolinea l’accelerazione dell’intervento italiano “per

bloccare la trasmissione del morbillo ed è pronta a offrire tutto il necessario supporto tecnico per aiutare il miglioramento dei tassi di copertura vaccinale nel Paese e arrivare a un controllo della

malattia”.

Rivolgendosi ai membri della Commissione Igiene e sanità del Senato, l’Oms Europa ricorda che il Piano di azione globale per i vaccini approvato nel 2012 dall’Assemblea mondiale della sanità

ed il Piano Strategico Globale per il Morbillo per il 2012-2020 “prevedono l’eliminazione del morbillo, della rosolia e della sindrome da rosolia congenita”. Nel 2016, la regione delle Americhe è stata certificata come prima al mondo ad aver eliminato il morbillo. Ma l’eliminazione sia del morbillo che della rosolia è una delle priorità dei 53 Stati membri dell’ufficio regionale dell’Oms per l’Europa: “A oggi il morbillo sta circolando in molti Paesi della regione Europea, inclusa l’Italia”.

Nella missiva si sottolinea che la vaccinazione è “uno degli interventi di sanità pubblica di maggior costo-beneficio”. E che in Europa un report pubblicato nel 2011 “mostra che 15 dei 27 Paesi dell’Unione Europea (più Islanda e Norvegia) non hanno un sistema di vaccinazione obbligatorio. I rimanenti 14 stati hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma sanitario”. Inoltre “la vaccinazione contro la poliomielite è obbligatoria sia per bambini che per adulti in 12 Paesi; le vaccinazioni contro difterite e tetano sono obbligatorie in 11 e quella contro l’epatite B in 10 Paesi”.

Quanto alla vaccinazione contro il morbillo, la posizione ufficiale dell’Oms “raccomanda il controllo della storia vaccinale di ogni bambino per l’iscrizione a scuola. I bambini senza prova evidente di aver ricevuto due dosi di vaccino per il morbillo – continua l’Oms Europa – dovrebbero essere vaccinati”.

Anche perché “le strategie di vaccinazione legate all’iscrizione scolastica hanno dimostrato di essere efficaci in molto Paesi per evitare epidemie nelle scuole e ottenere un’alta copertura vaccinale. In base alle informazioni disponibili all’ufficio regionale Europeo dell’Oms, 12 paesi europei nel 2015 richiedevano la prova di vaccinazione per l’iscrizione scolastica”. Non solo. “E’ estremamente importante dare informazioni basate su dati reali di benefici e sicurezza dei vaccini – ricorda l’Oms Europa – in modo che si possano prendere decisioni consapevoli per sé e per i propri figli”. Infine l’ufficio regionale dell’Oms Europa plaude all’attuale “importante sforzo per fermare la trasmissione del morbillo in Italia” e rimane a disposizione per offrire “supporto tecnico necessario al nostro Paese, per migliorare la copertura vaccinale e raggiungere il controllo della malattia e i target di eliminazione”.

SPIRITO EUROPEO

ungheria-muri-e-porteLa Commissione europea ha deciso di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Rep. Ceca per i mancati ricollocamenti dei profughi da Italia e Grecia. Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle ‘relocation’. “Dispiace constatare che nonostante i ripetuti appelli, Ungheria, Rep. Ceca e Polonia” non abbiano ancora agito. “Spero che” questi tre Paesi “possano riconsiderare la loro posizione e iniziare a “contribuire in un modo giusto”, afferma Avramopoulos, spiegando che la Commissione Ue in quel caso potrebbe anche riconsiderare la propria decisione. “Speriamo che lo spirito europeo prevalga”, auspica. “Questi tre Paesi non hanno fatto niente per oltre un anno”, avverte Avramopoulos. In particolare “l’Ungheria, non ha mai fatto niente – aggiunge -. La Polonia si è offerta di accogliere nel 2015 e poi non ha fatto altro. La Repubblica Ceca non ha più ricollocato dall’agosto 2016”.

Il commissario ha ricordato i numerosi appelli rivolti ai Paesi affinché ricollocassero. “Ora è tempo di passare all’azione”, avverte Avramopoulos “anche se non sono l’uomo più contento”. Domani sarà pubblicato il pacchetto mensile delle infrazioni. Una decisione che Budapest definisce un “puro ricatto e un atto antieuropeo” da parte della Commissione europea. Lo ha detto in Parlamento il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto dopo l’annuncio di Bruxelles.

Intanto dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) di Ginevra, arriva il bilancio aggiornato sulle su migranti e rifugiati. Dall’inizio dell’anno sonno in totale 73.189 quelli giunti via mare in Europa e 1.808 sono morti mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo. Circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia. I dati globali sono inferiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2016, quando gli arrivi furono 211.433 e i morti di 2.899.

L’Oim precisa che circa l’85 % del totale degli arrivi in Europa via mare dall’inizio dell’anno è stato registrato in Italia con un totale dei 61.903 migranti e rifugiati giunti nel Paese dal primo gennaio all’11 giugno scorso. Anche la stragrande maggioranza dei decessi è segnalato sulla rotta del Mediterraneo centrale tra l’Africa del Nord e l’Italia, con 1.717 morti dall’inizio del 2017.

Secondo le informazioni raccolte dall’ufficio dell’Oim a Roma, i dati per nazionalità degli arrivi in Italia fino al 31 maggio rivelano che i Nigeriani (9.286 uomini, donne e bambini) sono i più numerosi. Gli altri principali paesi di origine sono Bangladesh (7.106) Guinea (5.960), Costa d’Avorio (5.657), Gambia (4.011), Senegal (3.935), Marocco (3.327), Mali (3.150), Eritrea (2.344) e Sudan (2.327).

Pil, il fondo monetario vede positivo

Pil Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia: il Pil quest’anno salirà dell’1,3% (contro il +0,8% delle ultime stime) e rallenterà attorno all’1% nel 2018-20. L’alto livello di debito inoltre “lascia l’Italia esposta a shock”. Questo in sintesi il quadro disegnato dal Fmi sull’Italia. Però si sottolinea il miglioramento delle prospettive economiche. Ad aprile l’istituto di Washington prevedeva un aumento del Pil italiano dello 0,8% sia per il 2017 che per il 2018. Il governo nel Documento di Economia e finanza ad aprile ha stimato una crescita all’1,1% per il 2017 e all’1% per il 2018. Per l’Fmi, la ripresa in Italia proseguirà ma “i rischi al ribasso sono significativi” e legati, tra l’altro, “alle fragilita’ finanziarie, alle incertezze politiche, a una possibile battuta d’arresto del processo di riforma” e “alla normalizzazione” del corso della politica monetaria.

Dal Fondo si suggerisce di “accelerare il risanamento dei bilanci delle banche italiane e ridurre in modo “realistico” e “tempestivo” il problema dei non perfoming loans (Npl), i crediti deteriorati. Il Fondo chiede strategie “ambiziose e credibili” di riduzione degli Npl che affossano gli istituti italiani. In particolare, sottolinea l’Fmi, alle banche con “una debole capacità interna dovrebbe essere richiesto di intraprendere le azioni necessarie” come ingaggiare società specializzate.

L’istituto di Washington rileva inoltre come i progressi nell’accelerare le procedure d’insolvenza delle imprese “siano stati limitati” e ritiene necessario continuare a compiere “passi ambiziosi” sul fronte della ristrutturazione aziendale. Il fondo chiede inoltre che si dia vita a riforme riforme strutturali “ambiziose e onnicomprensive” che “aiuteranno a incoraggiare una crescita più forte”. Il Fondo chiede di portare avanti il programma già avviato con il Jobs act, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia civile e dell’istruzione e di puntare soprattutto sulla liberalizzazione dei mercati dei prodotti e dei servizi, sull’aumento della produttività e su un’ulteriore modernizzazione del settore pubblico.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il Fondo Monetario sottolinea che “l’alto livello di debito pubblico lascia l’Italia esposta a shock, con uno spazio ridotto per rispondere, e al rischio di una dura e pro-ciclica correzione”. Inoltre suggerisce la strada delle riduzione del cuneo fiscale e di un salario minimo, “possibilmente differenziato tra le regioni”. Inoltre secondo il Fondo, bisogna garantire un’efficace contrattazione di secondo livello che rafforzi il legame tra salari e produttività. L’Fmi prende in esame anche le pensioni: “Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, ulteriori passi sono necessari per ridurre la spesa corrente”, sebbene con un sostegno orientato ai più deboli. In particolare, il Fondo chiede di “migliorare l’efficienza della spesa sanitaria” e “ridurre gli alti livelli di spesa pensionistica nel medio termine”. Secondo l’Fmi, esistono “eccessi” nel sistema pensionistico italiano che “devono essere razionalizzati” legati soprattutto ai “benefit generosi” delle vecchie generazioni. L’istituto di Washington ritiene che i parametri pensionistici “potrebbero anche essere rivisti e corretti, se necessario”. Allo stesso tempo, bisognerebbe razionalizzare i programmi di protezione sociale ed estendere le misure contro la povertà”

Istat, l’economia accelera tra luci e ombre

Confindustria-PIL-rialzoOggi l’Istat ha pubblicato la nota mensile del mese di maggio 2017 con segnali moderatamente positivi sull’economia italiana che continua a muoversi tra luci ed ombre. In un contesto globale caratterizzato dal rallentamento dell’economia statunitense e dal consolidamento della crescita dell’area euro, l’economia italiana accelera trainata dai consumi e dalla crescita dei settori dei servizi. Il mercato del lavoro migliora segnando un aumento degli occupati e una significativa diminuzione della disoccupazione. I prezzi risultano in decelerazione. L’indicatore anticipatore mantiene una intonazione positiva.

Secondo i dati del Central Plan Bureau, il commercio mondiale ha segnato un’accelerazione a marzo (+1,5%) supportato dall’andamento positivo degli scambi in volume per le economie emergenti (+3,2%).

La fiducia degli italiani permane ma è in rallentamento. La crescita per il 2017 in Eurolandia è confermata intorno al 2,5%, mentre in Italia la crescita resta ancora confermata attorno all’1%. Nel primo trimestre 2017 il prodotto intero lordo espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha segnato un aumento dello 0,4% sul trimestre precedente, in accelerazione rispetto al quarto trimestre 2016 (+0,3%).

La domanda nazionale, al netto delle scorte ha contribuito positivamente per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. L’apporto della domanda estera netta è stato negativo (-0,2 punti percentuali), con aumenti sia delle importazioni di beni e servizi (+1,6%) che delle esportazioni (+0,7%).

Alla crescita congiunturale dei consumi finali nazionali (+0,5%) è corrisposta una diminuzione degli investimenti fissi lordi (-0,8%) interrompendo la fase positiva iniziata nel terzo trimestre del 2014.

La contrazione degli investimenti è determinata dalla diminuzione della spesa per macchine, attrezzature ed altri prodotti (-2,2%) e per i mezzi di trasporto (-0,8%), mentre sono cresciuti gli investimenti in costruzioni (+0,6%).

Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito nei primi tre mesi dell’anno dello 0,5% segnando una pausa dopo l’andamento positivo dei trimestri precedenti (+0,9% per entrambi i trimestri). Per quanto riguarda le prospettive dello stesso periodo, gli ordinativi misurati in valore sono aumentati (+1,5% rispetto al trimestre precedente), caratterizzati dall’andamento favorevole dei mercati esteri (+6.1%).

Il valore aggiunto nelle costruzioni e nei servizi hanno segnato un miglioramento (rispettivamente +0,5% e +0,6% nel primo trimestre del 2017). La crescita nei servizi è stata caratterizzata dall’aumento nelle attività professionali e di supporto alle imprese (+1,3%), nelle attività finanziarie ed assicurative (+1,1% dopo quattro trimestri di rallentamenti) e nelle attività di trasporto, commercio ed alloggio (+0,8%).

Le informazioni e comunicazioni e gli altri servizi hanno segnato una diminuzione del valore aggiunto (rispettivamente -0,5% e -0,2%).

I consumi finali nazionali, nel primo trimestre del 2017, sono cresciuti dello 0,5% sostenuti dalla spesa delle famiglie (+0,6%) e della pubblica amministrazione (+0,5%). Tra le componenti della spesa delle famiglie è prevalente la spesa per beni durevoli (+1,8%); mentre si consolidano le spese per servizi (+0,4%).

Gli ultimi dati mostrano anche un miglioramento nel mercato del lavoro. Ad aprile l’occupazione è cresciuta rispetto al mese precedente (+0,4% – 94.000 assunti in più).

Il tasso di disoccupazione ad aprile è sceso all’11,1% toccando il minimo della media degli ultimi quattro anni. Nonostante i dati positivi di aprile 2017, le aspettative formulate dagli imprenditori a maggio sulle tendenze occupazionali per i tre mesi successivi risulterebbero in complessivo peggioramento e al di sotto dei valori di lungo periodo in quasi tutti i settori; solo per le costruzioni ci sarebbe un miglioramento, ma il saldo rimane negativo.

La stima preliminare dei prezzi al consumo ha evidenziato a maggio un deciso rallentamento dell’inflazione che ha riassorbito il rialzo del mese precedente. La crescita tendenziale del NIC (l’indice relativo all’intera collettività) è scesa all’1,4%, mezzo punto percentuale in meno rispetto ad aprile, tornando sullo stesso ritmo di marzo. Alla decelerazione dei prezzi dei beni alimentari si è aggiunta quella dei prezzi dell’energia.

L’inflazione di fondo è tornata a livelli più contenuti rallentando a +0,8% dall’1,1% precedente, soprattutto per la riduzione della dinamica inflattiva nei servizi. In un contesto di aumento moderato della domanda di consumo e di contenimento della dinamica salariale, i prezzi dei beni non alimentari e non energetici hanno registrato una caduta su base annua (-0,2%).

Con riferimento all’IPCA (l’indice armonizzato dei prezzi al consumo del paniere) in maggio la quota dei prodotti con variazioni tendenziali più sostenute (superiori al 2%), è scesa al 19,1% con una diminuzione di circa 5 punti percentuali rispetto al massimo di inizio anno. Contemporaneamente è aumentata l’incidenza dei prodotti in deflazione (al 31,2% dal 29,5% di gennaio). Le spinte inflazionistiche di intensità più forte si riscontrano ancora nelle voci più volatili (beni energetici ed alimentari). L’incidenza della deflazione prevale in misura netta nei beni che rappresentano la domanda secondaria con un coinvolgimento di una quota di poco inferiore ad un quinto del totale.

L’aumento dei prezzi dei prodotti industriali destinati al consumo nelle fasi di importazione e produzione è determinata in via principale dai rincari dei beni alimentari. Al netto di questa voce, i beni di consumo in entrambi gli indici registrano ancora tassi di variazione annui negativi (-0,5% in marzo i beni di importazione e -0,1% in aprile quelli alla produzione per il mercato interno), con un profilo tendenziale che non delinea ancora una chiara ripresa.

Le attese di inflazione degli operatori rimangono moderate anche a maggio con indicazioni di aumento dei listini nel breve periodo da parte dei produttori di beni di consumo solo di poco superiori a quelle di diminuzione.

Sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori, sia quello delle imprese, a maggio hanno segnato un peggioramento. Con riferimento ai consumatori, tutte le componenti hanno registrato un calo in presenza di diverse intensità. Per il secondo mese consecutivo sono aumentate le attese di disoccupazione.

E’ diminuito anche il clima di fiducia delle imprese nella manifattura (con un peggioramento sia nei giudizi sugli ordini e sia nelle attese sulla produzione) e nei servizi. Nelle costruzioni la fiducia è rimasta sostanzialmente stabile e nel commercio al dettaglio si evidenzia un miglioramento.

Salvatore Rondello

Eurostat, Italia penultima in Ue per numero di lauree

aurostat-laureatiNel 2016, la percentuale di laureati tra le persone tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutti i Paesi membri dell’Ue rispetto al 2002 ma l’Italia è tra i Paesi con la percentuale più bassa (26,2%). Una quota inferiore si registra solo in Romania (25,6%). Il livello di persone con un titolo di istruzione superiore è comunque raddoppiato rispetto al 2002, quando la quota era del 13,1%. L’obiettivo della strategia Europa 2020 è che tutti i Paesi arrivino per quella data ad avere il 40% di laureati.

In cima alla classifica dei Paesi con più laureati ci sono Lituania (58,7%), Lussemburgo (54,6%) e Cipro (53,4%). In linea con tutti gli altri Paesi europei, anche in Italia sono le donne a laurearsi in proporzione maggiore rispetto agli uomini, con una quota del 32,5% contro il 19,9%. L’Italia è inoltre la quinta peggiore per quanto riguarda l’abbandono scolastico. Fanno peggio solo Portogallo, Romania, Spagna e Malta. Con un 14% circa dei 18-24enni che non hanno raggiunto un diploma secondario, l’Italia ha superato il suo obiettivo nazionale ma è ancora lontana dall’obiettivo europeo del 10%.

Rugby. 6 Nazioni: Italia KO con la Francia. Buone intenzioni ma poca tecnica

italiafranciabuonaIl cielo azzurro ed un forte vento hanno accolto i tifosi francesi masicciamente convenuti a Roma. La Francia, allenata da Guy Noves, uno dei tecnici che nell’ultimo quarto di secolo hanno fatto la storia del rugby europeo e mondiale, si presenta come una squadra dalle grandi individualità. Ed anche se nei precedenti 39 incontri tra Italia e Francia, gli azzurri erano prevalsi solo 3 volte, il fatto che la Francia nel corso del Torneo 6 Nazioni di quest’anno non avesse mai vinto fuori casa, lasciava ben sperare.

Ed in effetti partiamo bene e con Canna e Fuser ci posizioniamo immediatamente nei 22 metri dalla meta avversaria; una serie di passaggi veloci tra Favaro, Gori, Canna e Parisse ed al 2′ siamo sorprendentemente già in meta con Parisse. Purtroppo Canna da posizione facile spreca e non trasforma. L’Italia è comunque in vantaggio 5-0.

I coqs non ci stanno e si proiettano in attacco: proviamo a rispondere in modo ordinato ma le nostre buone intenzioni tattiche non sono accompagnate da una altrettanto valida tecnica e così, quando proviamo a rilanciare l’ovale fuori campo, non ci riusciamo e lo consegniamo nelle mani degli avversari. Basta poco per metterci in difficoltà ed al 8′ un calcio di punizione in favore della Francia viene realizzato da Lopez: i francesi accorciano le distanze e si portano sul 5 a 3.

In questa fase di gioco siamo comunque ancora molto reattivi e riusciamo a capovolgere facilmente il fronte grazie anche alle aperture sulle fasce: dopo aver sfiorato al 10′ la meta con Esposito, induciamo i francesi in errore. Punizione per noi e l’ovale calciato da Canna si infila tra i pali: al 16′ Italia 8 – Francia 3.

I bleus reagiscono pesantemente e ci superano con un uno-due formidabile. Prima, al 18′, una punizione segnata da Lopez e poi, al 20′, a causa di una nostra mancanza difensiva, arriva la meta di Fickou, trasformata dal solito Lopez. E così i francesi passano in vantaggio: Italia 8 – Francia 13.

Dopo questo colpo terribile per i nostri, il gioco si sviluppa a metà campo anche se siamo più noi che loro ad esplorare la profondità. Riusciamo ancora a mettere pressione e ad indurre in errore l’avversario: un vantaggio a nostro favore viene trasformato da Canna al 27′ e consente di accorciare le distanze. Subito dopo, però, iniziamo a commettere errore grossolani per questo tipo di competizioni: come quando i nostri giocatori in mischia ordinata si tirano indietro e poi si stappano, costringendo il giovane e preparato arbitro neozalendese O’Keeffe a concedere una punizione a favore dei francesi: Lopez non sbaglia ed infila i pali. Il parziale è Italia 11 – Francia 16. Su questo parziale si conclude la prima frazione di gioco. L’Italia mostra di voler vincere ma non ha sufficienti capacità tecniche: anche la strategia no-ruck che aveva proposto efficacemente contro l’Inghilterra, talvolta replicata nel corso di questo incontro, non dà i risultati sperati.

Nel secondo tempo ritorniamo in campo senza la giusta concentrazione e, al venir meno delle forze fisiche, iniziano a giocare solo i bleus. Poco da segnalare da parte nostra se non un bel placcaggio di Padovani che ci salva da una meta avversaria praticamente già fatta. Mentre la nostra prima linea è in asfissia e la seconda linea soffre, la Francia ammazza la partita con tre mete: Vakatawa al 47′, Picamoles al 66′ ed addirittura Dulin al 76′. Seguono puntuali le trasformazioni di Lopez e così ad un minuto dalla fine della partita siamo sul parziale di Italia 11 – Francia 40. Da evidenziare nel frattempo qualche brutto episodio di spintoni e buffetti fra i giocatori, sintomo dell’eccessivo nervosismo in campo.

Ad un minuto dallo scadere del secondo tempo, l’Italia non ha segnato un punto in questa frazione di gioco, complice anche la pessima performance dell’esordiente ala Sperandio, entrato al 72′ al posto di Padvoani, che al 77′ invece di passare l’ovale preferisce proseguire in una sterile azione personale, impedendo all’Italia di segnare una meta. Meta che alla fine comunque arriva grazie ad una bellissima prova di coraggio di Angelo Esposito, fra i più validi giocatori azzurri. Canna stavolta non sbaglia e così concludiamo la partita sul finale di Italia 18 – Francia 40.

Due mete per l’Italia, quattro per la Francia, la nostra Nazionale ha sprecato nel primo tempo ed è crollata, come al solito, nel secondo tempo. Italia caparbia, ma incapace di concretizzare. Ancora si sono visti errori grossolani, una difesa eccessivamente debole con troppi placcaggi persi e poca fantasia tattica in attacco, dove i banali dritto per dritto non consentono di guadagnare metri. Dopo quattro partite disputate, l’Italia è ancora a zero punti. Per l’ultima partita del Torneo, che l’Italia disputerà sabato prossimo in Scozia, urge essere determinatissimi a vincere.

Al. Sia.

Intervista a Kelly Rolleston. Rugby a XIII potrebbe salvare il XV

italia francia

Per gli Azzurri, dopo il “particolare” match di Londra, è tempo di Francia (ore 14.30, diretta DMAX dalle 13.50). Si riparte, quindi, da una partita con l’Inghilterra che per diversi osservatori si poteva vincere. L’ennesima incompiuta da archiviare.
Ma il tormentone che circola da oltre una settimana è “cosa avrà escogitato il team di Conor O’Shea”? Perché qualcosa ci si deve inventare per battere i transalpini specialmente oggi che Guy Noves gli ha riportati all’antico sfarzo. Se non sono tornati al “rugby méthode champenoise”, ci siamo quasi. Mischie granitiche, tre-quarti indomabili è sempre stato il cliché. Ed è su questo “abbecedario” che si basano le nozioni di Noves. Trentotto scontri diretti e tre sole le vittorie italiane, l’ultima nel 2013, e qualcuna sfiorata. Gli azzurri, alla disperata ricerca di un centro di gravità permanente, tenteranno l’impresa di riportare la vittoria dopo due anni di sconfitte assolute nel Sei Nazioni. Cambi obbligati rispetto alla squadra scesa in campo a Twickenham. L’infermeria ha costretto O’Shea a scelte vincolate e così a tallonatore torna Ghiraldini al posto di Gega a guida di una prima linea che sarà sicuramente sollecitata dai francesi, Canna sostituirà Allan affiancando Gori in mediana, mentre Esposito si occuperà dell’ala. Grande attesa nella conferma dei centri azzurri dopo la bella prestazione in Inghilterra certi che McLean e Campagnaro saranno sicuramente chiamati a fare gli “straordinari” difendendo e offendendo in quella che è la zona nevralgica del gioco d’Oltralpe. Anche in panchina c’è una novità assoluta. Nella bolgia dell’Olimpico potrebbe esordine Luca Sperandio, l’ala della Benetton classe 1996, a detta degli esperti, sicuro talento.

Abbiamo sentito Kelly Rolleston per una chiacchierata anche fuori dagli schemi essendo uomo di rugby a 360°. Mastica sia Union, sia rugby League. Neozelandese di nascita è l’attuale allenatore del Rugby Piacenza per il rugby a XV e della nazionale di rugby a XIII italiana. Con una carriera durata un ventennio, ha ricoperto il ruolo da “estremo” giocando sia in Italia, sia in Francia, dove ha contribuito a portare il Castres alla finale di Challenge Cup 1999/2000. Un utily-back di carattere, con grande acume tattico e un senso vivissimo nella segnatura, fosse la meta come il calcio. Regole permettendo, sarebbe potuto essere “l’equiparato” che in quegli anni cercavamo, sicuramente capace di togliere diverse castagne dal fuoco alla nazionale italiana.

Oggi a Roma c’è la Francia, cosa dobbiamo aspettarci da questo confronto?
Alla fine, come sempre, sarà molto difficile. Dopo alcuni anni di un quasi decadimento e formazioni non sempre “migliori”, la Francia di Noves, è tornata ad essere una squadra tecnica, di estrema fisicità che gioca con piacere. Questo é sufficiente per creare problemi a chiunque quindi attendiamoci un confronto durissimo in tutti i sensi dove l’attenzione ai particolari faranno la differenza.

Ma quando hai visto che a Twickenham non “contestavamo” il pallone cosa hai pensato?
E’ stata una scelta corretta, non sono d’accordo con le “lamentele” di Eddie Jones (CT Inghilterra ndr) perché quanto hanno fatto, gli Azzurri è regolare e fa parte del gioco. Bisogna anche premiare l’arbitro per la lettura che ha dato. Certo, non credo che rivoluzionerà il gioco del rugby, alcuni anni fa fu utilizzato anche dai Chiesf (club neozelandese che milita in Super 15), ma è assolutamente adottabile di tanto in tanto secondo l’avversario che hai di fronte. Ci sono dei nodi da affrontare e con questa difesa hai creato spazi ed è la tattica giusta. Ripeto, non è tipico ma funziona.

Campagnaro ma anche altri giocatori stanno dimostrando quanto abbia giovato la scelta di giocare all’estero. Per chi è arrivato dall’altra parte del Mondo la visione è per le franchigie italiane o per far crescere i giocatori in club stranieri?
I risultati delle franchigie italiane (Zebre e Benetton ndr) fanno indubbiamente capire quanto facciano fatica. Giocando all’estero hai la possibilità di vivere un rugby veramente strutturato ma è anche vero che alcuni Paesi, vedi il Galles, stanno chiedendo ai propri giocatori di rientrare perché ci sono chiari vantaggi come il poter giocare insieme conoscendosi meglio. Poi giocare il Top 14 (massimo campionato francese ndr) il livello è così alto che la crescita è naturale mentre diverso è se non vinci nel Top12 (campionato celtico dove sono state ospitate le due franchigie italiane).

Si vedono piloni e seconde linee straniere veloci quanto i nostri tre-quarti. Un tasto dolente sono anche le proprietà fisiche?
La base sono i bambini che praticano il rugby, questa è la materia prima. La preparazione iniziale è essenziale per il tipo di sviluppo che avranno.Il difficile è nel tempo da dedicare al rugby ed il complicato è la qualità che gli si dedica. Ho visto una squadra di pallanuoto russa under8 che faceva cose che qui non fanno gli under16. Sono favorevole alle Accademie. Nel rugby italiano si deve alzare il livello dei campionati e per questo servono centri di formazione. Altrimenti ci si deve accontentare che di tanto in tanto nasca qualche buon giocatore.

Anche nel XV dell’Emisfero Nord si attinge dal XIII, che siano tecniche di gioco come giocatori. Quanto è penalizzante il fatto che in Italia sia pressoché assente?
E’ un fattore che oggi giorno si sconta. Dev’essere chiaro come siano due sport diversi ma chi li “gioca” entrambi da un vantaggio importante alla propria squadra. Il contributo che danno al XV i giocatori provenienti dalla Rugby League è evidente. Un esempio è l’importanza della tecnica di Te’o nella nazionale inglese. Sono arrivato del rugby league italiano nel 2010 e ad oggi non si può dire che in Italia sia veramente decollato limitandosi ad un campionato estivo.

Gli Azzurri a XIII potrebbero dare un contributo al XV?
Credo proprio di sì. La nazionale azzurra in League è composta praticamente da giocatori italo-australia, orgogliosi delle loro origini. Atleti veramente preparati di gran qualità e degni di attenzione come Tedesco fra i migliori tre-quarti del campionato NRL. Ed essere considerato tale in Australia significa veramente di possedere qualità elevate.
Gower passò dal XIII al XV giocando un 6Nazioni con gli Azzurri, ora Mirco Bergamasco fa parte della nazionale a XIII, si parla però di giocatori a fine carriera. L’impedimento maggiore è che questi ragazzi militano in NRL, professionisti con contratti importanti e spostarsi in Europa potrebbe risultare non agilissimo.

Per l’imminente Coppa del Mondo di Rugby League quale speranze ci sono per l’Italia?
Nel girone di qualificazione europeo la sconfitta contro il Galles ci ha relegato al secondo posto ma battendo nettamente la Russia siamo riusciti a qualificarci per la fase finale. Siamo consci di essere in un girone difficile con Fiji e USA ma la speranza è fare un passo in avanti e qualificarci per la fase successiva.

ITALIA 15 Edoardo PADOVANI, 14 Angelo ESPOSITO, 13 Michele CAMPAGNARO, 12 Luke MCLEAN, 11 Giovanbattista VENDITTI, 10 Carlo CANNA, 9 Edoardo GORI, 8 Sergio PARISSE, 7 Simone FAVARO, 6 Abraham STEYN, 5 Andries VAN SCHALKWYK, 4 Marco FUSER, 3 Lorenzo CITTADINI, 2 Leonardo GHIRALDINI, 1 Andrea LOVOTTI. CT Conor O’Shea a disposizione16 Tommaso D’APICE, 17 Sami PANICO, 18 Dario CHISTOLINI, 19 George BIAGI, 20 Maxime Mata MBANDA’, 21 Giorgio BRONZINI, 22 Tommaso BENVENUTI, 23 Luca SPERANDIO.

FRANCIA 15 Brice DULIN, 14 Noa NAKAITACI, 13 Remi LAMERAT, 12 Gael FICKOU, 11 Virimi VAKATAWA,10 Camille LOPEZ, 9 Baptiste SERIN, 8 Louis PICAMOLES, 7 Kevin GOURDON, 6 Fabien SANCONNIE, 5 Yoann MAESTRI, 4 Julien LE DEVEDEC, 3Rabah SLIMANI, 2Guilhem GUIRADO, 1Cyril BAILLE. Ct Guy NOVES a disposizione: 16 Christopher TOLOFUA, 17 Uini ATONIO, 18 Eddy BEN AROUS, 19 Paul JEDRASIAK, 20 Bernard LE ROUX,, 21 Antoine DUPONT, 22 Francois TRINH-DUC, 23 Yoann HUGET

Sei nazioni 2017, l’italrugby non frana contro i maestri inglesi

rubyUna notizia cattiva e una buona. La brutta notizia è che l’Italia perde a Twickenham per 36 a 15. Siamo alla terza sconfitta dopo tre match ma questa volta era più che intuibile, stava nelle cose, contro un’Inghilterra imbattuta dal 2015 e incontrastata padrona dello scenario rugbistico dell’emisfero nord.

Nazionali ben più blasonate della nostra, Francia e Galles, lo hanno saggiato nei primi due turni del Torneo.

L’obiettivo, Oltremanica, non era solo vincere ma mortificare questa “piccola Italia” andando oltre i 57 punti di differenza di quel 80 a 23 del 2001.

Qualsiasi punteggio inferiore sarebbe stato insignificante.

La buona notizia, sicuramente meno presumibile alla vigilia, è cosa e come di buono gli azzurri sono riusciti a realizzare sul campo, aldilà del risultato finale.

Assolutamente imprevedibile la sofferenza inglese nel superare il piano di gioco presentato dal XV di O’Shea che sprezzante e innovativo nella lettura del regolamento nelle ruck, ha letteralmente insinuato dubbi e sgomento, imbrigliando gli inglesi in campo e ammutolendo gli inglesi sugli spalti.

Il mandato azzurro era, in soldoni, nessuno contesti l’ovale a terra, e in mancanza di raggruppamento sul break down non sarebbe scattato il fuorigioco.

Una “furbata” all’italiana escogitata da un team anglo-irlandese-afrikaner.

Almeno per i primi quaranta minuti di gioco.

Rasenta il fantascientifico il risultato del primo tempo con l’Inghilterra che pasticcia e  l’Italia in vantaggio per 10 a 5 con una meta di  Venditti ma che sarebbe potuto essere ben più lauto se non avesse lasciato per strada ulteriori sei facili punti per due penalty mancati da Allan.

L’intervallo è consigliere per l’assimilazione della “trappola” sui punti d’incontro e la ripresa è caratterizzata dalla veemenza del gioco inglese. La realtà sostituisce il sogno

Scende in campo la squadra vorace che tutti conoscono. Nei primi sette minuti due mete in sequenza cambiano il parziale ma le due segnature non sono sufficienti ad allungare oltre il break. E’ una meta capolavoro di Campagnaro, a coronamento di una prestazione superlativa, a  riporta gli Azzurri a ridosso delle “Rose”.

Solo la grandezza inglese e l’inclinazione a vincere anche le partite difficili, nei fatidici ultimi venti minuti, ha ribaltato le sorti del match.

Nel segnalare l’ottima conduzione di gioco dell’arbitro Poite si sottolineano le diverse le reazioni a fine partita.

Mentre Connor O’Shea si dice deluso perché avremmo potuto anche vincere, sdegnato e indispettito Eddie Jones, Head Coach degli inglesi, che a fine partita chiedeva la restituzione dei soldi dei biglietti poiché l’Italia per quaranta minuti non avrebbe giocato a rugby.

Per il rugby azzurro era il momento di dimostrare e lo ha fatto, stando nell’alveo del regolamento, con le armi che ha.

Si doveva reagire concretamente al rovinoso uno due subito nelle prime gare del Torneo e, tacitare la “camorria” data da una settima di bordate medianiche senza precedenti con reiterati proclami, anche autorevoli, all’esclusione Azzurro dal Sei Nazioni a favore della Georgia.

Si doveva evitare l’ennesima sonora sconfitta e tutti si sono assunti le proprie responsabilità, nessuno si è tirato indietro, interpretando una prestazione di grandissimo sacrificio e dando il meglio di se fino all’ottantesimo minuto e così è stato.

Tutto risolto? Non proprio o in parte. In uno sport crudo come il rugby, la vera risposta può giungere solo dal campo ed il segnale deve essere confermato costantemente.

Fra due settimane a Roma contro La Francia

E come si sa gli italiani sono capaci di dare il meglio di sé nei momenti di difficoltà … specialmente se gli solletichi l’orgoglio

Inghilterra: Brown – May (16′ st Nowell), Te’o, Farrell, Daly – Ford, Care (11′ st Youngs) – Hughes, Haskell, Itoje, Lawes, Launchbury – Cole (32′ Sinclair), Hartley (16′ st George), Marler (16′ st Vunipola).

Italia: Padovani – Bisegni (11′ st Benvenuti), Campagnaro, McLean, Venditti – Allan (21′ st Canna), Gori (35′ pt Bronzini) – Parisse, Favaro (18′ st Mbandà), Steyn – Van Schalkwyk, Fuser (28′ st Biagi) – Cittadini (11′ st Ceccarelli), Gega (33′ st D’Apice), Lovotti (18′ st Rizzo).

 

TABELLINO: Inghilterra-Italia 36-15 (5-10)

24′ pt meta Cole, 32′ drop Allan, 40′ meta Venditti tr. Allan; 3′ st meta Care, 6′ meta Daly tr. Farrell, 20′ meta Campagnaro, 30′ meta Nowell, 32′ meta Te’o, 39′ meta Nowell tr Farrell.

Arbitro: Poite (Fra)

RugbyingClass
di Umberto Piccinini

Rugby 6 Nazioni: Irlanda 63 Italia 10. Una partita senza storia

Italia Irlanda foto 2Grande giornata di spettacolo sabato scorso a Roma, dove Italia ed Irlanda si sono sfidate nel secondo turno del Torneo 6 Nazioni di Rugby. Nonostante la giornata non fosse proprio tra le più belle, abbastanza fredda e con un sole che faceva capolino solo a tratti, numerosi tifosi dai colori azzurri ed altrettanti dai colori verdi sono convenuti allo Stadio Olimpico per assistere al confronto tra gli Azzurri e la squadra del Trifoglio. Il pronostico, dopo il primo turno, era tutto a favore degli ospiti, che solo una volta, nel 2012, sono caduti sotto i colpi degli Azzurri in 17 edizioni del Torneo.  A dirigere il team arbitrale il neozalendese Glen Jackson che si rivelerà molto equilibrato nelle sue decisioni e favorirà il gioco quanto più possibile. Il coach irlandese Schmidt modifica poco prima del calcio di inizio la sua formazione: il tallonatore Scannel al posto del capitano Best e la fascia di capitano ad Heaslip.

Si comincia e l’Irlanda è subito in attacco. Una mischia ordinata vede protagonisti Ghiraldini, Lovotti e Cittadini ma gli ospiti sono già stabilmente a pochi metri dalla meta, che sfiorano all’8′ con l’ostica ala avversaria Zebo. Dagli spalti si leva, e sarà l’unica volta, il grido di incitamento “Italia Italia”. Solo tre minuti dopo, sarà l’altra ala avversaria, Earls, ad infilare la difesa azzurra; trasformazione di Jackson e siamo già sotto di 7 punti. Nei primi 12 minuti di gioco l’Italia praticamente non ha visto palla ed ha fatto già quattro falli.

L’Italia riesce finalmente a portarsi nella metà campo avversaria e ad ottenere un calcio di punizione a causa di una ostruzione avversaria: Carlo Canna non si spaventa, batte e spedisce l’ovale tra i pali. Al 15′ Italia 3 – Irlanda 7. Gli ospiti però sono intenzionati a far vedere chi abbia il coltello dalla parte giusta e non mollano un secondo. Il Trifoglio si riporta vicino alla nostra meta e prima carica caparbiamente con Ryan e Murray, poi va dritto per dritto con Henshow ed infine arriva alla meta con la furia di Stander, senza dubbio miglior giocatore in campo. Solita trasformazione di Jackson e al 17′ siamo Italia 3 – Irlanda 14. Riprendiamo il gioco e proviamo a rompere il muro verde ma un piede fuori di Padovani dà all’Irlanda ha l’opportunità di ripartire con una touche laterale.  Gli avversari di lì a poco sono ancora in zona rossa, allargano sapientemente il gioco e l’ovale finisce nelle mani di Earls, che lo porta ancora una volta in meta; trasforma Jackson ed al 27′ il parziale è Italia 3 – Irlanda 21. Ormai gli ospiti hanno preso il largo, ma nessuna meta è stata finora soffice per i giocatori irlandesi, come dimostrano i numerosi placcaggi. E noi ci crediamo ancora. Gli azzurri con uno scatto di orgoglio si buttano in avanti e, finalmente, siamo sulla linea di meta dell’Irlanda. Un’entrata fallosa di spalla da parte degli avversari ci consegna la prima ed ultima meta tecnica della partita che viene trasformata da Carlo Canna. Al 31′ Italia 10 – Irlanda 21. Ma l’Irlanda non ci sta ed intende andare a riposare con un confortante vantaggio: passano solo tre minuti ed arriva la meta dell’inarrestabile Stander, seguita a ruota dalla trasformazione di Jackson. E’ la quarta meta per gli Irlandesi, che così guadagnano anche il primo punto di bonus supplementale nella classifica del Torneo. Dopo un paio di sterili tentativi di Favaro e Mbandà andiamo negli spogliatoi sul parziale Italia 10 – Irlanda 28. L’Irlanda è molto più forte fisicamente, come dimostra il possesso palla al 69%. L’Italia appare dominata dai loro portatori di palla Stander e Ryan che vincono inesorabilmente le collisioni ed avanzano facilmente. La nostra difesa è costretta a stringere, lasciando scoperta l’estremità del campo; le ale avversarie hanno in tal modo gioco facile ed ai lati del campo prendiamo le mete.

Il secondo tempo riprende con l’Irlanda nuovamente subito in attacco. Gli ospiti non hanno nessuna intenzione di togliere il piede dall’acceleratore, mentre l’Italia va in caduta verticale. Basti sottolineare che nella seconda frazione di gioco non segneremo alcun punto, mentre gli irlandesi porteranno a casa ben 5 mete. Gli avversari si permettono anche qualche cameo, come quando Gilroy prova a salvare una palla dal fallo laterale, ed in qualche modo ci lasciano giocare, fino a quando il nostro gioco è inoffensivo. Aspettano il definitivo crollo azzuro, che arriva inesorabilmente. E così, soprattutto per la felicità dei supporter del Trifoglio, vedremo delle corse cinematografiche da parte dei giocatori irlandesi verso la meta: memorabili quelle sul finale di Gilroy e Ringrose. Non trovano praticamente più resistenza da parte degli azzurri, ormai al limite.

Finisce Italia 10 – Irlanda 63. E’ la più pesante sconfitta di sempre contro questa squadra. Il nostro coach Connor O’Shea aveva detto che voleva una squadra in grado di giocare per  80 minuti, in grado di lottare ad ogni gara nella consapevolezza che a questi livelli o si è presenti fisicamente e mentalmente nella gara o si rischiano legnate. Ebbene purtroppo dobbiamo constatare, pur tenendo conto delle differenze tra gli Azzurri e le altre squadre del 6 Nazioni, tutte di ranking superiore, che ancora l’obiettivo è lontano. Se da un lato l’Italia ha mostrato la volontà di attaccare, ed ha fatto vedere anche qualcosa di interessante quando aveva in mano l’ovale, è soprattutto in difesa che abbiamo mostrato tutte la nostra debolezze, soprattutto fisiche. L’Irlanda ha giocato con grande intensità ed ha dato una grande lezione di rubgy agli Azzurri. Ora  ci aspettano due settimane di riposo e poi appuntamento il 25 febbraio a Twickenham per la sfida Inghilterra – Italia.

Al. Sia.