Brexit. Così il Day After in Germania

Angela Merkel

BERLINO. Il tweet arriva alle 8 di mattina, breve, semplice ma significativo: si tratta di una bandiera Europea postata direttamente dal Ministero degli Esteri accompagnata dal motto “Per l’Europa”. In questo modo si è risvegliata la Germania all’indomani della vittoria dei “Leave” nel referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Passano pochi minuti ed arriva anche la dichiarazione del titolare del ministero in questione, ovvero Frank-Walter Steinmeier della SPD. In una lunga nota, egli invita a non “farsi prendere né dall’isteria né dal panico”, ma di lavorare per “tenere l’Europa assieme”. Questo, dice l’ex-candidato cancelliere social-democratico, può essere compiuto solo tramite uno sforzo comune per il rafforzamento delle politiche europee in materia di occupazione, crescita, asilo e sicurezza. Stessa soluzione viene proposta dal Presidente Tedesco Joachim Gauck, la cui dichiarazione arriva quasi in contemporanea, che invita gli stati membri dell’Unione a darsi da fare per le riforme, qualora fossero necessarie, e per la “difesa dell’Unione e dei suoi valori” di fronte alla pressione delle forze euro-scettiche presenti nel continente.

Per una riforma del processo di integrazione europeo si schiera il leader della SPD e vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Per il segretario social-democratico, l’Europa nel suo complesso dovrebbe preoccuparsi meno della stabilità economica o del valore dell’Euro e più del benessere dei cittadini, abbandonando quella Austerity tanto criticata nel Sud dell’Europa, per maggiori investimenti: nessuno, conclude citando Jacques Delors, “si innamora del mercato interno”. Rincara la dose, Reiner Hoffmann, il leader del sindacato dei lavoratori tedeschi DGB, il quale dà la colpa all’Austerity portata avanti dal governo tedesco, e soprattutto la CDU di Angela Merkel, durante la crisi dell’Euro, della diffidenza di ampie parti della popolazione europea nei confronti dell’Unione.

Nel corso della mattinata arrivano anche le dichiarazioni dell’opposizione, ovvero dei Verdi, il terzo partito tedesco. In una intervista alla Tageszeitung, l’ex-leader Jürgen Trittin sottolinea come il no all’Europa, sia in Inghilterra come in tutta Europa, nasca dalla disaffezione delle classi più deboli economicamente al progetto europeo. Sono queste, continua, ad essere state più esposte a quelle politiche neo-liberali di cui, fra gli altri, Angela Merkel è stata nel corso degli ultimi anni alfiere e che hanno comportato vantaggi solo per le tasche dei ricchi e delle aziende. Per il politico dei Verdi, sarebbe quindi arrivato il momento di avviare una riforma in senso sociale dell’Europa.

Fin qui le forze, anche non di governo, europeiste, ma non tutta la classe politica tedesca rientra in questa categoria. Il vice-segretario di Alternative fuer Deutschland (AfD), il partito euro-scettico attualmente al 10-13% in Germania, Alexander Gauland, accusa la Cancelliera, soprattutto la sua politica di apertura delle frontiere ai profughi portata avanti anche in Europa, della Brexit. Per questo si augura un ritorno dell’Europa alla pura unione commerciale ed al rispetto delle identità nazionali. Sullo stesso registro il leader della CSU e governatore della Baviera Horst Seehofer che sottolinea come sia arrivato il momento di una maggiore autonomia in Europa delle identità nazionali, regionali e locali contro “il centralismo” per “un’Europa delle diversità”.

Intanto arriva l’apertura della borsa di Francoforte: un tragico -9% in linea con le altre borse mondiali che si è poi andato ad attestare, nel corso della giornata, al -7%. Di sicuro non è stata di aiuto la dichiarazione del presidente della Deutsche-Bank John Cryan, per il quale le conseguenze economiche e finanziarie di questo “venerdì nero per l’Europa” sono molto difficilmente prevedibili, “ma sicuramente saranno negative per tutti”.

Alle 12:30, dopo una riunione straordinaria del proprio gabinetto e, riporta l’agenzia francese AFP, un colloquio telefonico con François Hollande ed il presidente polacco del Consiglio Europeo,Donald Tusk, incomincia la conferenza stampa di Angela Merkel. Sul podio, la Cancelliera cerca di tranquillizzare mercati e cittadini esprimendo la propria fiducia incondizionata nella tenuta dell’Unione Europea: il voto britannico ha aperto sì una “frattura del processo di integrazione europea”, ma Bruxelles “è forte abbastanza per dare le giuste risposte a quanto successo”. Allo scopo di fronteggiare le conseguenze, la Merkel dichiara che ha organizzato per lunedì 27 Giugno un vertice straordinario con Hollande, Renzi e Tusk.

Non esistono comunque, continua la Cancelliera, soluzione rapide alla crisi, che richiede calma e tempo, nonché una maggiore comunicazione con i cittadini. In un momento in cui “le aspettative sull’Europa sono al massimo” è importante “comunicare bene ai cittadini, europei e tedeschi, i vantaggi dello stare nell’Unione” a fronte dei crescenti dubbi sull’operato dell’Unione soprattutto nei riguardi dell’emergenza profughi, uno dei temi usati dal “Leave” nella campagna referendaria. Su questo argomento, su cui la Merkel si è spesa sia in patria che in Europa, il governo tedesco non intende cambiare direzione per via “degli interessi particolari e delle responsabilità speciali” che ha la Germania nei confronti dei profughi. 

Finisce la conferenza stampa e il governo tedesco, come gli altri dell’Unione si mette al lavoro per fronteggiare non solo il negoziato d’uscita della Gran Bretagna, ma evitare che la Brexit scateni una reazione a catena, un timore già espresso dal Ministro delle Finanze Schaueble. A questo proposito interviene nel tardo pomeriggio di nuovo Steinmeier, secondo il quale “non esiste nessun’altro governo in Europa che abbia intenzione di intraprendere la stessa strada percorsa della Gran Bretagna”.

Di lì a poco arriva dall’Olanda, paese storicamente vicino al Regno Unito ed attraversato da pulsioni euro-scettiche, una dichiarazione a mezzo Twitter di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà: “And The Netherlands will be next”, i Paesi Bassi saranno i prossimi”, hashtag: nexit.

Simone Bonzano

L’EUROPA AL MURO

03/04/2016 Bolzano, manifestazione al valico italo-austriaco del Brennero contro le politiche europee sui profughi

03/04/2016 Bolzano, manifestazione al valico italo-austriaco del Brennero contro le politiche europee sui profughi

Vienna chiude la “porta in faccia” all’Europa e alle sue politiche comunitarie di accoglienza e immigrazione. Nonostante gli avvertimenti di Bruxelles e l’aria tesa in arrivo da Roma, l’Austria tira dritto, intenzionata a proseguire sulla strada della difesa dei propri confini. Dopo le rassicurazioni di ieri del ministro degli interni, Johanna Mikl-Leitner, ad appesantire il clima ci pensa il ministro della Difesa austriaco con le sue arrivano le dichiarazioni durante una riunione del partito socialdemocratico a Innsbruk. “In caso di emergenza, dovremmo chiudere i confini”, dice il ministro della Difesa, Hanspeter Doskozil e si spinge addirittura ad annunciare che, in uno scenario di flusso continuo e incontrollato di migranti attraverso la frontiera del Brennero, “chiederemo all’Italia di poter controllare noi anche sul suo territorio”.

Secondo le dichiarazioni fatte dai vertici austriaci, il Governo di Vienna teme che il Tirolo si trasformi in una “sala d’attesa”, tra l’Italia che non effettua i controlli necessari e la Germania che continua a filtrare gli ingressi ai propri confini. Ma in realtà, dati alla mano, quello che avviene ai confini è esattamente l’opposto di quanto si dichiara a vienna: secondo il Viminale i profughi non attraversano in gran numero il confine per entrare in Tirolo, ma compiono il tragitto opposto dalla Carinzia e dall’inizio di quest’anno sono state quasi 2 mila le persone rintracciate nel Tarvisiano.
Il motivo per cui la socialdemocrazia austriaca ha abdicato ai suoi valori in nome degli istinti più populisti e xenofobi è che il 24 aprile si vota per le presidenziali, con l’estrema destra che galoppa la paure e guadagna punti nei sondaggi.

Il Governo dei socialdemocratici ha iniziato a rincorrere su alcuni punti la stessa destra in netto vantaggio, tanto che il ministro dell’Interno, Johanna Mikl-Leitner, ha espresso l’obiettivo di giungere a 50mila espulsioni di profughi entro il 2019 e per favorire questo risultato, saranno messi a disposizione anche incentivi organizzativi e finanziari come quelli già annunciati per i rientri volontari. In un progetto pilota riservato ai richiedenti l’asilo di Afghanistan, Marocco e Nigeria, l’ufficio federale austriaco attivo in materia proporrà un programma di aiuto che prevede tra l’altro organizzazione burocratica dei documenti per il rimpatrio, pagamento del viaggio, assistenza sanitaria e una serie di sostegni finanziari.
Contro le decisioni austriache si è pronunciato anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ieri durante il suo incontro con il suo omologo tedesco, Joachim Gauck, ha infatti dichiarato: “Tornare indietro da Schengen sarebbe un atto di autolesionismo, per tutti”. E ha aggiunto: “Nessuno può realisticamente vantare un ‘piano B’ fondato su una presunta via ‘nazionale’. Né basteranno i muri e le barriere a proteggerci”. Gauck invece non ha proferito parola al riguardo, così come la Cancelliera Angela Merkel, che se in passato ha rimbeccato Vienna quando ha messo “all’angolo Atene”, ora sembra lavarsene la mani per quanto riguarda Roma.

Ancora una volta è intervenuto Paolo Gentiloni sostenendo che se fosse una decisione concreta “sarebbe grave perché significa dimenticare che i problemi vanno affrontati insieme” e sarebbe “un brutto segnale per l’Europa”. “Vedremo di che cosa si tratta – ha detto il titolare della Farnesina, in visita al Salone del Mobile di Milano – se si tratta di parole o gesti significativi, credo non ci saranno conseguenze sul terreno. Se, invece, ci saranno i muri sarebbe grave perché significa dimenticare che i problemi vanno affrontati insieme e non certo, come ha ricordato il presidente della Repubblica, erigendo barriere”.
Dello stesso avviso anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini che afferma: “Se il Brennero chiude, finisce Schengen e addio Europa”. “Sul punto, non è irrilevante conoscere l’opinione di Juncker. Le ottime relazioni austrotedesche non giustificano il silenzio del Presidente della Commissione Europea”, continua ancora Nencini che conclude: “Resta il fatto che con provvedimenti di singoli stati non si governano migrazioni imponenti e durature”.

Maria Teresa Olivieri

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Profughi. Ue a Berlino: “Non limitate gli ingressi”

Migranti-GermaniaArriva la prima bacchettata europea alla Germania, il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, replica alle richieste tedesche di un limite agli ingressi, sostenendo: “L’Europa non è in grado di accogliere tutti. Detto questo, non è possibile pensare a tetti per i richiedenti asilo: sarebbe una violazione del diritto internazionale”.

Timmermans replica duro alle richieste tedesche, dopo che la Germania ha chiesto di porre un limite agli ingressi da parte dei rifugiati: “Un limite all’accoglienza”. Il presidente tedesco Joachim Gauck è intervenuto sulla gestione della crisi dei rifugiati: “Vogliamo aiutare, abbiamo un grande cuore. Tuttavia c’è un limite a quel che possiamo fare… La nostra abilità di accogliere persone non è infinita, sebbene non sappiamo ancora quali siano i nostri limiti”.

Oggi infatti al Parlamento tedesco si discute anche l’inasprimento delle norme in materia di diritto d’asilo, una norma che sta facendo discutere l’opinione pubblica, la stessa che ha provocato un improvviso innalzamento dell’indice di popolarità per la Cancelliera Angela Merkel sull’accoglienza dei migranti.

Il primo vicepresidente della Commissione Ue è stato tra i primi a rendersi conto del problema dei profughi, in un’intervista ha infatti dichiarato: “Credo si sia finto che nulla stesse accadendo sperando che la situazione si risolvesse o che altri se ne facessero carico. Lo svantaggio degli accordi di Dublino è che puoi lasciare che i Paesi risolvano da soli il loro problema. Si è agito così a lungo. Il che ha portato a un’enorme frustrazione in Paesi come l’Italia e la Grecia. Per anni l’Italia ha detto: ‘la situazione sta diventando insostenibile. Guardate cosa accade a Lampedusa. Occorrono altre soluzioni’. E gli altri rispondevano ‘sì, sì, arrangiatevi’”.

Timmermans inoltre è intervenuto anche su un altro “tema”, per quanto riguarda i diritti umani, quello dell’antisemitismo: “L’antisemitismo è in ascesa. Abbiamo un problema serio in Europa” e dobbiamo “combatterlo”, Frans Timmermans si è sempre dichiarato cattolico però ha precisato: “Non voglio vivere in un’Europa senza una forte e vibrante comunità ebraica”.

Liberato Ricciardi