MANOVRA DESTABILIZZANTE

Punto stampa con il Ministro Giovanni Tria e con il Commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Alla dura lettera della Commissione europea consegnata ieri da Moscovici al ministro Tria, il governo giallo-verde sembra sordo ed insensibile, anche all’aumento dello spread che certamente non aiuta lo sviluppo del paese ed impoverisce gli italiani. Sorge il sospetto che la demagogia messa in atto dalla Lega e dai Pentastellati è finalizzata a destabilizzare l’Euro e l’Unione europea.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del summit Ue-Asia a Bruxelles, ha avvertito: “Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire. Se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri. L’Ue non vuole assumersi per conto dell’Italia i rischi derivanti da una violazione delle regole comuni sulla finanza pubblica. La Commissione ha risposto alla manovra finanziaria italiana, e ha detto chiaramente che deve essere modificata. Penso che questo sia un punto decisivo, perché l’Ue è una comunità economica e di valori, e funziona perché ci sono regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Se qualcuno le infrange, se l’Italia si allontana dalle regole di Maastricht, questo significa che mettere in situazione di pericolo non solo sé stesso ma anche altri paesi. E l’Ue non vuole assumersi questo rischio per conto dell’Italia”.

Con la lettera durissima, anche più delle attese, che ha illustrato nel dettaglio la deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, la Commissione europea ha acceso ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso i piani del Governo ed ha ridimensionato le accuse dell’Ue con estrema superficialità. A Bruxelles non ha trovato grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto, a causa di una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Ue ha chiesto al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ha ricordato, la deviazione è talmente grave, senza precedenti, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target. Cosa che il premier Conte ha escluso con la nota frase: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”.

Moscovici ha osservato: “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”. Ieri, a Roma, Moscovici ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei. Il commissario Ue ha chiarito: “La manovra non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata ha incontrato Moscovici ed ha auspicato: “Che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. Attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme, ma questo non sarebbe sufficiente. Il vicepremier Di Maio, invece, stroncando ogni possibilità di dialogo con l’Ue, ha attaccato: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.

Intanto i leader dell’Eurozona prendono sempre più le distanze da Roma e l’Italia è sempre più isolata. E’ stato molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione per le politiche finanziarie dell’Italia, ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”. Al tavolo dell’Eurogruppo, il caso Italia è considerato ‘l’elefante nella stanza’, come riferiscono alcune fonti.

L’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, ha deciso di sollevare la questione davanti ai colleghi. Al termine del vertice ha riferito anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene né per l’Italia, né per l’Europa e l’Eurozona”.

Conte fa sapere che vedrà Juncker nei prossimi giorni, e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating, ma i tempi sono molto stretti ed il fine settimana molto impegnativo.

L’Italia non è l’unico Paese ad aver ricevuto l’avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma, spiegano le fonti, è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

“Una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”: è questa la valutazione sul bilancio italiano espressa nella attesa lettera inviata al governo dalla Commissione europea che cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale e attende risposte e chiarimenti ai rilievi mossi sulla manovra entro le 12 del 22 ottobre prossimo, scadenza fissata da Bruxelles.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro con Moscovici, ha detto: “Ho ricevuto la lettera della Commissione europea. Oggi si apre un dialogo costruttivo, partendo da valutazioni diverse sulla nostra politica economica. Il nostro obiettivo è la crescita e la riduzione del debito/pil e la manovra va in questa direzione: lo spiegheremo alla commissione. Ascolteremo le osservazioni e andremo avanti in questo dialogo. L’Italia, rimane uno dei paesi fondamentali dell’Europa”.

Quali fossero le intenzioni dell’Unione europea si era intuito in parte dalle parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che, parlando della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def, aveva detto: “So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso. So dal passato che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità. E l’Italia è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più. Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia. La Commissione europea non ha alcun pregiudizio negativo rispetto alla manovra italiana. Il primo ministro ci ha presentato la situazione italiana con verve e talento. Noi non abbiamo reagito alla sua esposizione, perché esamineremo il progetto di bilancio che ci è stato trasmesso l’altro ieri dalle autorità italiane. Quello che vorrei dire è che non abbiamo alcun pregiudizio negativo sull’Italia, il progetto di bilancio italiano sarà esaminato con lo stesso rigore e con la stessa flessibilità con cui esamineremo gli altri progetti di bilancio che ci sono stati presentati”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Da parte dell’Italia senz’altro nessun muro contro muro nel confronto con la Commissione europea. La lettera è stata appena consegnata al ministro Giovanni Tria visto che il commissario Pierre Moscovici è a Roma. La lettera non la riceverà solo l’Italia, ma anche altri Paesi. E’ prassi riceverla in situazioni di questo tipo. Posso immaginare che esprimerà preoccupazione. E mi aspetterei un riferimento ad una deviazione significativa rispetto all’obiettivo del rapporto deficit/Pil rispetto alla manovra preventivata dalla Commissione. Approfitto per chiarire che non è una grossa deviazione. Abbiamo deciso di puntare sugli investimenti e sulla crescita. L’Italia deve crescere: i fondamentali dell’economia sono saldissimi. In ogni caso, quella prospettata nella manovra italiana  non è la più grossa deviazione della storia”. Su Facebook, il premier Conte, a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, aveva scritto: “Sapevamo che questa manovra che abbiamo pensato per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani, a lungo inascoltate, non è in linea con le aspettative della Commissione Europa. Ci aspettiamo quindi osservazioni e rilievi che stanno per arrivare e ai quali siamo pronti a replicare. Ma tutto questo non può preoccuparci: ci avrebbe preoccupato se avessimo fatto una manovra temeraria. Ma la nostra manovra è ben pensata, ben costruita, ben realizzata”.

Il vicepremier Di Maio ha detto: “Credo che la Commissione europea si sia un poco allontanata dalla realtà. Per anni l’Italia ha fatto sacrifici per ridurre il debito. Ma il debito si può ridurre se si fanno investimenti. Va bene la lettera, ce l’aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri Paesi. Un Paese come l’Italia non può accettare ultimatum. Se dovesse essere un ultimatum come i duelli western allora per noi è inaccettabile”.

Il vicepremier Salvini ha detto: “La prima manovra economica del cambiamento a Bruxelles non piace, le altre, quelle di Monti, Gentiloni e degli altri invece gli piaceva. Li abbiamo tutti contro: Inps, Bankitalia, Istat, perché era più comodo avere i vecchi governi”.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per rispondere alla Commissione Ue sulla manovra, ma anche per chiarire le divisioni di questi giorni sulla manovra tra Lega e M5S sui condoni.

Dopo il balletto di ieri (“Non sarò a Roma, ho da fare” e l’apertura arrivata in serata “Se serve, ci sarò”), il ministro dell’Interno ha confermato che domani parteciperà al Cdm convocato da Conte alle 13 per rivedere alcuni punti del decreto fiscale.

Matteo Salvini, da Cavalese in provincia di Trento dove ha iniziato gli incontri elettorali in vista del voto per le elezioni provinciali di domenica prossima, ha rassicurato sulla sua presenza a Roma: “Buona giornata Amici. Dopo le nuvole torna sempre il sereno! Chi si arrende ha già perso, mai mollare. Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi. Non ci sono problemi per questo governo. Sicuramente la Lega non ha alcuna intenzione di far saltare niente, spero che valga per tutti. Probabilmente dedico il sabato per andare al Consiglio dei ministri, per fare sì che smettano di litigare, perché dobbiamo essere uniti in questo momento. L’ho detto agli amici dei Cinque Stelle, non è il caso di litigare in famiglia, perché abbiamo già tanti avversari fuori, che se ci si mette a litigare dentro ‘campa il caval che l’erba la cresc’. Se c’è un problema in una famiglia, in una squadra, in una parrocchia, in una azienda, i problemi si risolvono parlando e guardandosi in faccia, non andando in piazza o in televisione a far casino, perché altrimenti a Bruxelles godono”.

Poi, raggiunto dai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda su Retequattro, Salvini ha risposto così alla possibilità di stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5S: “Tutto si può fare, basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli. Sono fiducioso per l’incontro con Di Maio”.

Già ieri sera, al termine di una giornata di tensione e dopo aver sostenuto che non avrebbe partecipato al Cdm di domattina, Salvini aveva smorzato ogni polemica ed era apparso possibilista, affermando: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Già in una intervista alla Stampa il leader del Carroccio aveva manifestato il suo ottimismo: “Fino alle Europee? Macché, noi governeremo insieme fino al 2023. Alle Europee, senza dubbio. Una cosa dev’essere chiara: ribaltoni, inciuci e tranelli la Lega non ne fa. Noi manteniamo la parola data. Il decreto è quello scritto. In Consiglio io c’ero, Di Maio pure, Conte ce lo ha letto come è scritto e l’abbiamo approvato. Mi sembra un enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene l’occasione. Ma per quel che mi riguarda, il decreto quello è e quello resta. Non sono in lite con nessuno. Conte è un ottimo presidente del Consiglio, corretto, equilibrato. Sa fare il suo mestiere. In realtà con tutti i miei colleghi ministri il rapporto è ottimo. Di Maio dice che così come è il decreto lui non lo vota? Crede che io non abbia mai avuto dubbi su nessuno dei provvedimenti che abbiamo adottato? Ma li ho votati perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi del condono penale e dello scudo per i capitali all’estero contenuti nel dl fiscale: “Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell’accordo non c’era. L’accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno”.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l’indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: “E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente…”.

Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto si apprende, Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

Secondo le stesse fonti grilline: “Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa, Giorgetti l’ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante”. Ma c’è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un’accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche (il cui ‘stralcio’ avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione) l’altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell’isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c’è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti, considerato pedina irrinunciabile dei leghisti ed interlocutore anche del Quirinale, ha superato i livelli di guardia. C’è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la ‘coabitazione’ al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro ‘avvelenatore di pozzi’.

Di Maio avrebbe lamentato ad alcuni ministri del M5S quanto segue: “Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari…”.

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, ‘uno scempio’ l’etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si è fatta attendere: “La norma sul condono edilizio è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia”.

Incontro difficilissimo, dunque, quello di domani al Consiglio dei Ministri con una situazione molto ingarbugliata e soprattutto con protagonisti che non sembrano disposti a cedere posizioni.

Intanto, lo spread sale sempre di più. La Borsa di Milano limita le perdite a metà seduta con il differenziale tra Btp e Bund che si restringe e torna sotto i 330 punti, a 329, dopo aver toccato quota 340. Il Ftse Mib è sceso in area 19mila punti, risalendo dai minimi di giornata a 18.977 punti (-0,58%).

Sul tema della volatilità è intervenuto anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che in un comunicato ha lanciato un allarme sulle gravi conseguenze per l’economia italiana e per le famiglie legate allo spread: “L’ulteriore crescita dello spread peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa. Pertanto auspichiamo un più costruttivo confronto fra Autorità italiane ed europee per superare questo clima dannoso all’economia”.

Salvatore Rondello

PATTI CHIARI

juncker-draghi

Nuovo doppio attacco all’Italia. Bce e Fondo monetario mettono in guardia il nostro paese dai rischi a cui la manovra lo sottopone. Rischi che derviano essenzialmente dal nuovo deficit previsto dalla legge di bilancio – circa 22 miliardi su una manodra da 37 – in un Paese che ha già un debito pubblico superiore al 130% del Pil, secondo solo alla Grecia nell’area euro. È una giornata in cui la borsa recupera dopo gli affanni di tutta le settima sostanza. Lo spread rimane però sotto pressione poco sopra a quota 300.

“Per i Paesi dell’Eurozona ad alto debito – ha detto il presidente della Bce Mario Draghi nell’intervento a Bali in occasione della riunione del Fondo monetario internazionale – è di particolare importanza la piena adesione alle regole del Patto di stabilità e crescita per la salvaguardia di solide posizioni di bilancio”. Un riferimento implicito all’Italia. Più esplicito ancora l’intervento di Poul Thomsen, capo del Dipartimento europeo del Fmi, secondo il quale la manovra del governi italiano “va in direzione opposta rispetto ai suggerimenti del Fmi”. “Credo seriamente che per diverso tempo non sia stato seguito il consolidamento di bilancio che ha portato l’Italia a crescere sotto il suo potenziale” ha aggiunto Thomsen. “Non è il momento – ha concluso – di allentare le politiche di bilancio”, ha aggiunto Thomsen, per il quale un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, ha “margini limitati”

Al fuoco incrociato contro il nostro paese si aggiunge un nuovo attacco del presidente della commissione europea che nelle ultime settimane non era stato tenero verso l’Italia, ottenendo come risultato l’adirata risposta del vicepremir leghista che lo aveva  definito un ubriacone. L’ultimo attacco di Juncker arriva in un’intervista a Le Monde in cui accusa l’Italia di “non rispettare la parola data”, invitando quindi l’esecutivo a “non mettere in pericolo la solidarietà europea”. “Non ho nulla contro l’Italia, tutto il contrario”.

Ma gli avvertimenti sembrano cadere nel vuoto. “La manovra è stata elaborata, meditata e studiata” è la risposta del premier Conte, nel percorso in Parlamento “potremmo valutare qualche intervento ma è stata costruita in termini integrali e pensare di modificare qualcosa di significativo lo escluderei”.

TRECENTO

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Si riaprono i mercati e torna a correre lo spread che ha superato quota 310 punti base rispetto al Bund contribuendo a un ulteriore peggioramento di Piazza Affari, dove il Ftse Mib cede il 2,48%, travolto dal crollo dei bancari, con Carige che cede il 6,8%, Banco Bpm il 6,5% e Mps il 5,4%. Debole anche l’euro che scambia a 1,147 sul dollaro.  Venerdì lo spread aveva chiuso a 279. Quello raggiunto è il nuovo massimo da aprile 2013. Il rendimento si è spinto fino al 3,626%, come non accadeva da febbraio 2014. Un bel balzo indietro. La performance di Milano è decisamente la peggiore tra i listini europei: Francoforte segna -0,84%, Londra -0,34% e Parigi -0,74%. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, pesanti le banche con lo spread BTp-Bund che torna in area 300 punti base: Banco Bpm perde il 6,16%, Ubi Banca il 4,56%, Mediobanca il 4,5%, Bper il 3,79%, Intesa Sanpaolo il 3,84% e UniCredit il 3,66%. Resiste sulla parità solo Luxottica (+0,04%), che attende l’ops che chiuderà la maxi aggregazione con Essilor. Pesanti invece Azimut (-4,31%) e Leonardo (-3,75%). Nel resto del listino continua a correre Astaldi (+9,84%), giù Tisali (-9,59%). Sul mercato dei cambi, l’euro è sceso sotto quota 1,15 punti base ed è indicato a 1,1480 (1,1524 venerdì in chiusura). La moneta unica vale anche 130,16 yen (131,00), mentre il dollaro/yen è a 113,38 (113,72). In calo, infine, il prezzo del petrolio: il future novembre sul Wti cede l’1,24% a 73,42 dollari al barile, mentre la consegna dicembre sul Brent si attesta a 82,84 dollari (-1,57%).

Anche le Borse europee hanno aperto in calo dopo l’esito del voto in Brasile. Sullo sfondo anche le incertezze legate allo scontro commerciale tra Cina e Usa, i timori di nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed e le vicende italiane legate alla manovra.

Ma il ministro Salvini non si preoccupa. Mentre il costo del rialzo del differenziale si scarica sugli italiani il vicepremier incontra la Le Pen in cerca di sponde sovraniste  in preparazione delle elezione europee. La colpa dei rialzi per Salvini è tutta di ipotetici grandi manovratori. Ovviamente per il leader leghista il Def del governo che prevede una manovra in debito che fa acqua da tutte parti, non c’entra nulla. “A fine maggio – ha detto ancora – avremo la rivoluzione del buon senso” aggiungendo che con Le Pen “condividiamo la stessa idea dell’Europa”. “Siamo contro i nemici dell’Europa che sono Juncker e Moscovici, chiusi nel bunker di Bruxelles”.

Ribatte il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker:  “Opero un distinguo tra gli euroscettici, che hanno delle domande, ed i populisti limitati con i nazionalisti stupidi. Non sono la stessa cosa. Dobbiamo ostacolare questa marcia verso la non Europa ispirata dai populisti stupidi e dai nazionalisti limitati”.  “Bisogna rispettare coloro che sono scettici, che nutrono un certo scetticismo nei confronti dell’Europa, e questo deve alimentare un dibattito”.

“Sale lo spread, oltre quota 300 (noi lo avevamo portato sotto quota 100). Salvini dice che è colpa di Soros e che lui va avanti. Il danno economico di questa Manovra del Popolo lo pagheranno le famiglie, il ceto medio, i bisognosi ma lui ripete orgoglioso ‘Me ne frego'”. così su twitter Matteo Renzi attacca il governo.

RIMANDATI

commissione europaIl Def alla Commissione Ue proprio non è piaciuto. Due pagine per bocciare il Documento di economia e finanza appena approvato. Eppure solo pochi giorni fa il governo, nella persona di Di Maio, si affacciava festante dalla finestra di Palazzo Chigi per annunciare che i finalmente i problemi dell’Italia erano finiti e la povertà abolita per decreto. Dalla Ue il messaggio al governo è chiaro: i numeri scritti nel Def non vanno inseriti nella manovra, altrimenti l’Europa sarà costretta a respingerla. Così la Commissione europea dopo giorni di schermaglie con un primo atto formale indica a Di Maio e Salvini che finanziare in deficit reddito di cittadinanza e flat tax è contrario alle regole del Patto di stabilità. Lo fa con la lettera di risposta alla missiva con la quale ieri Giovanni Tria aveva illustrato all’esecutivo comunitario i cardini del Def.

“Il Def – scrivono il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il titolare agli Affari economici Pierre Moscovici – a prima vista sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione. Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”.

Dombrovskis e Moscovici chiedono al governo di assicurare che il progetto di legge di bilancio, che dovrà essere presentato entro il 15 ottobre, sia “in conformità con le regole fiscali comuni”.  Se così non sarà la Commissione boccerà la manovra e aprirà una procedura su debito e deficit. Ai primi di settembre la Ue aveva concesso all’Italia uno sconto sul risanamento, facendo sapere che si sarebbe accontentata di un deficit pari all’1,6% del Pil, comunque 9 miliardi in meno di correzione del deficit strutturale da spendere nella finanziaria. Il governo però si è spinto oltre e ha deciso di portare l’indebitamento al 2,4% nel 2019, andando oltre le regole dei patti europei della zona euro.

Ora la Commissione Ue aspetta la manovra, poi inizierà l’esame concreto. “Non c’è stata alcuna bocciatura da parte dell’Ue – spiega in serata in Governo, che ribadisce la bontà della propria manovra – anche perché non è stata ancora avviata, né poteva esserlo, alcuna interlocuzione formale”. Si conta, invece, su un “dialogo costruttivo”. “Sono ottimista”, assicura il ministro Tria, che si dice convinto che si aprirà un “confronto costruttivo”. Anche perché “i deficit fanno parte degli strumenti di politica economica consentiti dalla prassi”. E Di Maio, che ancora una volta dimostra di non avere capito la lezione, va subito all’attacco e aggiunge: “Nessun piano B” sulla manovra da far scattare in caso di un’emergenza spread a 400, e “deve essere chiaro” anche a Bruxelles, perché sulla manovra “il Governo non arretrerà”.

FUORI DALLE REGOLE

di-maio-salvini

La seduta odierna a Piazza Affari rappresenta plasticamente la situazione di instabilità del Paese. Alti e bassi per tutta la giornata con Milano che prende una boccata d’ossigeno dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte, costretto a rassicurare i mercati dopo il botta e riposta con Bruxelles. Lo spread Btp/Bund ha toccato quota 300. Mai così alto dal 2014.

La manovra del governo gialloverde, dunque, ha sconquassato la finanza europea, che non crede alle misure promesse nella legge di Bilancio. L’Europa si è fatta sentire con Juncker, Dombrovskis e Moscovici. Tutti compatti nell’affermare che le disposizioni contenute nella finanziaria sono in contrasto con le regole comuni. Dall’Ecofin, il consiglio dei ministri europei delle finanze, hanno invitato il ministro dell’Economia Tria ad un ripensamento sul deficit al 2,4 per cento. “Siamo una famiglia chiediamo che l’Italia rispetti le regole” le parole del presidente di turno, l’austriaco Loeger.

Malgrado le avvisaglie, l’Esecutivo pentastellato non arretra. E mette in atto la solita macchina comunicativa: l’individuazione e l’attacco frontale al nemico di turno. L’Europa, come spesso accade, è il bersaglio preferito. “Qualcuno sta sperando che su questa manovra il governo italiano stia tornando indietro – sottintende Di Maio – ma noi sul deficit/Pil al 2,4% fino al 2021 non arretriamo di un millimetro e se ce ne sarà bisogno spiegheremo la manovra sulle piazze”. “Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia” l’affondo di Salvini su Twitter che va oltre: “Io parlo con persone sobrie che non fanno paragoni che non stanno nè in cielo nè in terra”. Ha risposto, intervistato dal programma Tagadà su La7, ad una domanda sulle affermazioni del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che aveva ipotizzato un rischio Grecia per l’Italia.

I danni, intanto, ha rischiato di causarli Claudio Borghi, il presidente leghista della commissione Bilancio che con le sue dichiarazioni antieuro continua a far ballare i mercati. “Sono più che convinto – aveva detto in mattinata a Radio Anch’io – che l’Italia, con una sua moneta, sarebbe in grado di risolvere gran parte dei suoi problemi, ma non tutti”. Apriti cielo. Dichiarazioni incaute che hanno obbligato il premier Conte a gettare acqua sul fuoco: “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile”.

Questa trafila di dichiarazioni appare solo l’inizio di un duro confronto tra Roma e Bruxelles. L’esito dell’incontro di ieri tra Mattarella e il ministro Tria non è piaciuto alla Commissione Europea, che auspica un intervento del Colle se non dovesse cambiare la situazione. Salvini e Di Maio sembrano decisi ad andare avanti. Per quanto ancora è difficile dirlo. L’impressione, però, è che sia un bluff per far intervenire il presidente della Repubblica così da addossargli tutte le colpe di una manovra bocciata prima di vedere la luce.

Francesco Glorialanza

Immigrazione, Salvini e Fico su sponde opposte

guardia costiera diciotti

Nella continua sfida tra Salvini e Di Maio su che tiene in mano la guida della maggioranza, si inserisce a intervalli regolari il premier Conte, tanto per non far dimenticare ai più distratti che esiste il presidente del Consiglio e si incarna nella sua persona. Lo fa in una lettera inviata Juncker e Tusk in cui chiede all’Europa un maggiore impegno sui temi migratoti. Punto sui cui il Ministro Salvini batte ormai senza sosta, facendo passare l’idea che l’Italia e il mediterraneo si trovino in una situazione di emergenza da controbbattere con tutti i mezzi. Nulla di più falso. Le emergenze sono altre, più profonde e più gravi. Ma nel dibattito politico non ve ne è traccia. Un modo per nascondere la polvere sotto il tappeto.

Per Conte “è essenziale dotarsi da subito di un meccanismo europeo di gestione rapida e condivisa dei vari aspetti relativi alle operazioni di Search and Rescue” attraverso “una sorta di cellula di crisi” che abbia il compito di “coordinare le azioni” degli Stati “riguardo all’individuazione del porto di sbarco e dei Paesi disposti ad accogliere le persone soccorse. Il mio suggerimento è che tale meccanismo venga coordinato dalla Commissione europea”. In una intervista al Fatto Quotidiano, il premier ha detto di aver inviato martedì scorso la missiva: “Martedì ho scritto la seconda lettera a Juncker e Tusk per chiedere che quel che è avvenuto domenica”, cioè la suddivisione dei migranti, “diventi una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi”. Il premier annuncia inoltre che c’è in cantiere “una riforma organica, direi rivoluzionaria, del fisco, basata su due aliquote e una no tax area, consentiremo a chi ha col fisco pendenze senza colpa di azzerarle”. “Giuro che non ci saranno condoni”, assicura inoltre il premier. “La Costituzione impone giustamente la progressività fiscale e noi la rispetteremo”, ha aggiunto.

Nel dibattito si inserisce il presidente della Camera Roberto Fico che durante la cerimonia del ventaglio mette al primo posto “il salvataggio di vite in mare”. E insiste con l’Europa, ribadendo che l’Italia è un Paese dell’Europa, “altrimenti l’Europa così non ha senso”. “Come terza carica dello Stato non posso non stare dove c’è sofferenza e ci sarò sempre. Il concetto di collaborazione, di comprensione e di dialogo per la pace io li ribadirò sempre. Ciò non toglie che io sarò un presidente istituzionale di garanzia verso le minoranze”, ha sottolineato Fico con parole che appaiono in netta antitesi rispetto a quelle del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo il quale “nessuna minaccia potrà fermare la difesa dei confini e i rimpatri dei clandestini, la musica è cambiata”.

Sulla questione immigrazione è intervenuta anche la Conferenza episcopale italiana: “Rispetto a quanto accade – afferma la Cei in una nota ufficiale – non intendiamo né volgere lo sguardo altrove né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

LO STALLO

partita di scacchi

Impasse sui presidenti di Camera e Senato. Dopo un’iniziale fase in discesa, dove sembrava essere stata raggiunta una intesa di massima tra i due ‘vincitori’ delle elezioni, coalizione di centrodestra e M5s, che prevedeva di assegnare lo scranno più alto di palazzo Madama a Forza Italia e quello di Montecitorio ai pentastellati, la trattativa si è impantanata sul nome di Paolo Romani. Sul capogruppo uscente degli azzurri al Senato, infatti, ‘pesa’ una condanna in via definitiva. E i 5 stelle hanno posto il veto: non voteremo mai un condannato o chi è sottoposto a processo. Ma il centrodestra tiene il punto e dopo un nuovo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la situazione resta bloccata. I tre leader del centrodestra confermano infatti la candidatura di Romani e il Movimento 5 stelle, che ieri aveva preso tempo, rispondendo picche all’invito del Cavaliere di un incontro tra tutti i big, oggi ribadisce il ‘niet’ al nome proposto.

È Luigi Di Maio in persona a far naufragare ogni possibilità di raggiungere un accordo: Per noi Romani è “invotabile”, sentenzia. Ma il capo politico del Movimento lascia uno spiraglio sulle trattative e propone, dalla sua pagina facebook, un nuovo giro di incontri tra i vari capigruppo per ristabilire un dialogo che porti all’individuazione di figure di garanzia. “Nelle ultime ore notiamo che ci sono difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere”, ammette il candidato premier M5s, che osserva: “Il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile. Per questa ragione – dice allora Di Maio – proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere”.

Che lo stallo sia evidente viene confermato sia dall’annullamento della prima assemblea congiunta di tutti gli eletti pentastellati, ma anche dalle richieste – poi bocciate nel corso di una informale riunione con i rappresentanti di tutti i gruppi – di una pausa di riflessione dopo le prime votazioni per l’elezione dei presidenti delle Camere, per ricominciare con la roulette degli scrutini solo da lunedì. Anche il Pd mantiene la posizione: va bene al confronto solo se non c’è nulla di prestabilito. Spiega il capogruppo uscente Ettore Rosato: “Se si riparte da zero andiamo volentieri. Ma se hanno già deciso che una Camera va ai 5 stelle e l’altra al Centrodestra non chiedano a noi di fare l’arbitro”. Romani non avrà nemmeno i voti di Leu: “Per noi non è candidabile chi abbia subito una sentenza di condanna in primo grado”, afferma Pietro Grasso.

Intanto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è a Brixelles per il Consiglio Ue dove ha incontrato il presidente della Commissione Juncker, ha detto che “in una fase così particolare per le cose italiane, in queste settimane di transizione, è molto importante tenere un raccordo con la Commissione europea. Ottimismo di maniera quello di Juncker che si augura che in Italia si trovi presto una soluzione. “L’Italia è l’Italia – ha detto – è una vecchia democrazia. Altri decisori troveranno una soluzione per quella che non è ancora una crisi”.

Pesco, la Difesa europea diventa realtà

pescoLunedì 13 novembre, da 23 Paesi dell’Unione Europea, è stato firmata la richiesta di aderire alla Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa. In gergo comunitario, PeSCo. Prevista dal Trattato di Lisbona del 2007 (entrato in vigore nel 2009), era praticamente “una bella addormentata nel bosco” (Juncker). Macron, nella primavera di quest’anno, è tornato con enfasi a parlare di Esercito europeo. La questione era sostanzialmente ferma dal 2009 per due motivi: la forte opposizione britannica al progetto di una difesa unica europea e la presenza, oramai storica, dell’ombrello NATO e la consuetudine alla collaborazione in tema di difesa, da parte degli europei, sotto questa veste.

Scenario mutato. Con la Brexit , esce di scena il paese che ha maggiormente lottato per il mantenimento della sovranità militare in ambito nazionale. Poi, Trump è entrato in scena mostrando insofferenza per la spesa NATO, giudicata eccessiva e soprattutto sulle spalle degli americani. Chiaro e tondo, ha detto agli europei: “Impegnatevi di più”. Inoltre, anche l’ascesa della potenza militare russa, la sua non nascosta ambizione di egemonia sullo scenario mondiale, pone serie riflessioni all’Europa. Anche in termini d’immagine e rappresentatività, quando si tratta di strutturare e partecipare a interventi regolatori e pacificatori ( ora le guerre striscianti si chiamano così), è sembrata più un’Armata Brancaleone che una Comunità.

Pesco o non pesco. Non hanno aderito a Pesco : Malta, Irlanda, Danimarca, Portogallo e …Regno Unito (al momento è ancora parte della UE). Formalmente Pesco diventa realtà dopo l’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio Affari Esteri UE, il voto è previsto per il prossimo 11 dicembre. Il processo decisionale si muoverà su due livelli: quello complessivo, che coinvolgerà il Consiglio, e in cui le decisioni saranno prese all’unanimità tra i Paesi partecipanti alla Pesco; e poi un livello specifico, all’interno di singoli progetti, a livello dei paesi che vi parteciperanno. L’obiettivo di Pesco è proprio la partecipazione a progetti di ottimizzazione delle risorse e di raggiungimento di una maggiore efficacia. Anche pianificare il coordinamento delle forze militari degli Stati membri impegnati in territori extra UE. Teniamo conto che la Commissione UE ha già istituito un Fondo Europeo per la Difesa. Mancano politiche e organizzazione, strutture di coordinamento. Ecco quindi i primi passi, anche se, come per le politiche monetarie ed economiche, c’è sempre questa timidezza di fondo: si parte prima dall’organizzazione, dai tecnici e la politica dà l’impressione di tentennare, di aspettare per vedere cosa ne salterà fuori. Per ora, il processo decisionale sia sui progetti che sulle strategie rimane in capo ai singoli governi degli Stai membri.

I vantaggi di una Difesa europea. La questione di fondo è se vogliamo o meno costituire gli Stati Uniti d’Europa, se vogliamo veramente un’Europa politica, non solo monetaria e parzialmente economica. Se l’Europa diventa la nostra casa comune, va da sé che la Difesa deve essere comune, con un comune esercito europeo. Di fronte a noi, non abbiamo solo la sfida di contenere i costi e di essere più efficienti. Ci sono anche le sfide comuni (terrorismo, ISIS, migrazioni, attacchi cibernetici e finanziari), che trovano i singoli sempre più impreparati. Proprio pensando alle “guerre sottili”, alla soft war costituita dal dilagare di attacchi cibernetici a Internet, alle fake news, agli attacchi finanziari occulti e palesi, alle strategie di subdoli attacchi chimici e biologici, l’essere uniti, poter mettere le conoscenze a fattor comune, è un gran vantaggio. Quando parliamo di Difesa, non dobbiamo pensare solo agli armamenti. Certo la forza, la potenza reale degli armamenti, il dominio territoriale sono ancora determinanti. Ma anche questi equilibri stanno mutando. Alla forza, si sta affiancando qualcosa di meno evidente, più impalpabile, ma egualmente dannoso. Lo sviluppo vertiginoso della Rete, dei social , della finanza globale, ci dice che le guerre si combatteranno anche su altri fronti e con armi più soft e virtuali. Proprio quest’ultimo aspetto mi fa pensare che anche alle donne saranno più che mai aperte le porte alla carriera militare.

In ultimo, un aspetto fondamentale: una Difesa comunitaria, porta con sé, richiede con forza, una Politica Estera comune.

Isabella Ricevuto Ferrari

Gentiloni, non dilapidare i risultati del lavoro di tutti

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comuneL’Italia non sarà un modello di stabilità quanto ad assetti di governo ma la sua affidabilità come partner economico e, soprattutto, come socio fondatore dell’Unione europea, e come alleato atlantico, sono fuori discussione. Anzi, si tratta di asset il cui peso si fa sentire sempre di più e Paolo Gentiloni li rivendica, parlando a una platea di imprenditori e protagonisti delle istituzioni. Ci sono anche – rispettivamente come ospite e relatore del dibattito organizzato dal Messaggero dell’Economia sui destini di Ue e Brexit – l’ambasciatore britannico e il negoziatore Ue, Barnier, ma è a quanti sono fuori dalla sala delle Scuderie di Palazzo Altieri che il presidente del Consiglio rivolge un ammonimento: bisogna evitare di disperdere i passi avanti fatti sin qui dal Paese.

Progressi, segnala, arrivati con il suo e co i governi precedenti ma, in ultima analisi, “è l’Italia che ha riagganciato la crescita, non questa o quella parte politica”. Si guarda avanti, con lo sguardo a un calendario politico-istituzionale che fissa nel via libera alla legge di Bilancio il momento iniziale, di fatto, della campagna elettorale. Una fase, questo è il messaggio esplicitato dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi, che non deve “trasformare l’Italia in un supermarket di paure o illusioni”.

Insomma, nessun liberi tutti elettorale che finisca per picconare dall’interno progressi da consolidare, anzi, all’interno e da vantare all’esterno. Perché, chiosa Romano Prodi poco dopo Gentiloni, “in Germania si è votato il 24 settembre e prima del nuovo anno niente governo. Se in Italia ci sono dieci minuti di incertezza politica succede un’ira di dio…”.

“Si parla molto della nostra instabilità politica, data dall’avvicendarsi di governi. Non mi spingerei a dire che si tratta di una fake news, come si dice oggi, e tuttavia non conosco instabilità più solide di quella italiana nei fondamentali delle nostra scelte, come quella europeista”, aveva detto il presidente del Consiglio. Gentiloni, dunque, finisce per giocare dialetticamente sopra quel tratto più volte brandito verso l’Italia quando si tratta di controllarne i fatidici compiti a casa, ma lo fa per individuare il peccato da cui liberarsi: “Dobbiamo rendere stabili i risultati ottenuti e tradurli in benefici per il mondo del lavoro e le famiglie, perché abbiamo raggiunto risultati importanti da non dilapidare”. Ci sono frutti che rivendica, oltre il suo stesso governo perché abbracciano i precedenti e impegnano i successivi:

“Disperderli sarebbe irresponsabile: non sono risultati di questa o quella parte ma dell’impegno di tutti”, segnala il presidente del Consiglio. “La vera posta in gioco nella fase che ci attende dopo l’approvazione della legge di Bilancio è di proseguire sulla strada della crescita, di accompagnare il percorso positivo che è in atto. Non ridurre l’Italia a un supermercato di paure e illusioni”, chiarisce in un appello che traguarda, piuttosto esplicitamente, al passaggio che porta in zona campagna elettorale per le prossime Politiche.

“L’Italia va a testa alta alla discussione in Europa, rivendicando il suo orgoglio europeista e il credere in progetto integrato e vincente”, segnala Gentiloni. La Brexit? “Ricordo la notte del 23 giugno: andammo a dormire – spiega – piuttosto ottimisti, perché sembrava a tarda sera che il ‘Remain’ prevalesse. Ci svegliammo verso le 4 di mattina, per fare un punto a livello di governo sulla vittoria del ‘Leave’, non del tutto attesa ma accolta con il rispetto che si deve – ribadisce – alle decisioni di un Paese libero e democratico”. “Era – osserva ancora Gentiloni – il culmine di una ‘tempesta perfetta’, dell’accumularsi di crisi su piani diversi. Sembrava che quel divorzio non potesse che segnare l’avvio del declino dell’Ue. A un anno e qualche mese da quella notte, per fortuna dell’Ue, le cose hanno preso un corso diverso, il che non vuol dire che bisogna esultare ma – annota – viviamo un clima diverso da quella ‘tempesta perfetta’. Potremmo anzi dire che l’inverno dello scontento ha cominciato a sciogliersi al sole di Roma, in Campidoglio, quando 27 Capi di Stato e di governo hanno firmato la Dichiarazione per i 60 anni dei Trattati di Roma”.

“Oggi l’Eurozona ha tassi di crescita al di sopra del 2 per cento ed è una delle zone più interessanti per tutti gli investitori, per affidabilità e crescita”, sottolinea ancora Gentiloni che si richiama a Macron e a Juncker “che hanno delineato un’ambizione europea la cui messa a terra sarà tutt’altro che semplice, ma delinea traguardi molto interessanti”.

RISPOSTE AMBIZIOSE

TALLIN1Stamani a Tallinn, poco prima dell’avvio dei lavori del vertice sul digitale, si è tenuto il bilaterale tra il premier Paolo Gentiloni e la cancelliera Angela Merkel. Il premier Paolo Gentiloni a Tallinn, intervenendo nel ‘digital summit’, ha detto: “La risposta dell’UE deve essere ambiziosa. Oggi è il momento che le diverse politiche europee si diano uno scatto di ambizione. Ieri è stato dato incarico a Tusk di riassumere, se si vuole, le diverse proposte emerse, quelle francesi, di altri paesi e del presidente Juncker: sono convinto che si possa arrivare a passi avanti. Mi auguro che il governo che verrà costituito in Germania contribuisca alla spinta necessaria alle politiche di crescita e lavoro, con la cancelliera il livello di collaborazione è sempre positivo. In Europa servono politiche ambiziose e a noi interessa che l’ambizione Ue sia soprattutto nella gestione della sicurezza, nelle questioni migratorie e negli investimenti in Africa, ma anche in una maggiore integrazione sul piano economico con il rilancio di politiche espansive e di crescita. Ci sarà su questo una discussione nei prossimi mesi, forse non facile. Non ci interessano tanto i modelli ma rilanciare politiche espansive. Quello che interessa a noi è che le proposte ambiziose dell’Unione siano sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori, sui rapporti con l’Africa, gli investimenti in Africa. Sarà uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo ma qui è uno dei punti su cui si misura lo scatto di ambizione dell’Unione. Quello che ci interessa sul piano economico è che tutte le proposte di architettura economica europea abbiano come ispirazione di fondo il rilancio di politiche di espansione della crescita. L’Unione prenda atto che siamo in un diverso contesto che vede migliori numeri di crescita e quindi deve incoraggiare politiche espansive. I singoli paesi Ue non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra loro anche in senso delle cooperazioni rafforzate sulla web-tax, se non c’è un accordo all’unanimità tra i 28 a procedere tutti insieme. Questo è un po’ il senso del documento che Italia, Francia, Germania e Spagna avevano concordato a fine agosto a Parigi e hanno rivolto ai 28 qui”.

La presidente lituana Dalia Grybauskaite, nota per il suo linguaggio franco, ha detto, in sintesi, che nella cena informale dei leader Ue di ieri sera a Tallinn sono state fatte molte proposte senza sostanza, che ognuno interpreta come vuole. La rappresentante lituana ha detto: “Ora aspetto la lista di tutte le proposte che presenterà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nelle prossime due settimane”.

Infatti, Tusk ha assicurato che presenterà l’agenda politica dell’Ue per i prossimi due anni tra due settimane. In particolare Tusk ha sottolineato:  “C’è la necessità di trovare soluzioni reali a problemi reali, di progredire un passo per volta e su una questione per volta con l’obiettivo di mantenere l’unità tra tutti i 27”.

Durante la cena era emersa la volontà forte e condivisa di mantenere l’unità dei 27 nella direzione futura da dare all’Ue e, pur proseguendo sul percorso di Bratislava e Roma, ci sarebbe qualche apertura ad affrontare nuove idee.

I capi di Stato e di governo che hanno partecipato alla cena, con la presenza della britannica Theresa May e l’assenza dello spagnolo Mariano Rajoy, hanno avuto una discussione approfondita su come portare avanti il lavoro del Consiglio europeo in modo da definire la direzione politica e le priorità per l’Ue. Questa discussione, secondo le fonti, si è svolta in un’atmosfera molto costruttiva e positiva. Dopo, il presidente Tusk è pervenuto a tre conclusioni: primo, la volontà di mantenere l’unità, che sembra quindi escludere l’opzione di un’Europa a più velocità, come del resto auspicato anche dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione; secondo, l’Ue deve continuare il suo lavoro per fornire risultati concreti ai cittadini, dando seguito alle priorità e linee guida stabilite nei vertici e nelle dichiarazioni di Bratislava e Roma, concepite per rilanciare l’Europa in risposta alla Brexit; terzo, infine, sulla base di quanto discusso a Tallinn, tornerà a consultare i capi di Stato e di governo dei 27 a stretto giro per organizzare concretamente il lavoro sulle riforme, in modo da arrivare con delle proposte concrete al vertice Ue del 19-20 ottobre. Alla discussione ha preso parte anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che tra i molti temi affrontati ha tenuto in particolare a sottolineare la priorità della questione Cina e di una buona intesa sul nuovo sistema di dazi antidumping a tutela delle imprese e dei cittadini europei, nell’ottica di un’Europa che risponde alle preoccupazioni e fornisce protezione.

Da Tallin arrivano dunque nuove speranze per andare avanti nel cammino di integrazione dell’Unione Europea. Le manifestazioni di volontà potrebbero tradursi a breve in fatti concreti per la definizione dell’Unione Europea come confederazione o federazione di stati con una propria ‘governance’ e con politiche comuni dettate da un unico potere legislativo. Le premesse e le intenzioni sembrerebbero buone. Sarà necessario definire gli ambiti di competenza per le politiche comuni e per quelle che resterebbero in autonomia agli stati aderenti. Bisognerebbe iniziare a lavorare, al più presto possibile, alla redazione della Costituzione europea. Ruolo che potrebbe svolgere il Parlamento Europeo.

Se questo è il quadro politico su cui si muoverà l’Unione Europea nel breve periodo, non avrebbe senso, per il momento, sprecare energie in riforme istituzionali non opportune: basterebbe solo una buona legge elettorale che possa garantire la migliore rappresentatività possibile degli italiani. Se avremo tutti la cittadinanza europea, che senso avrebbe lo ‘Jus soli’ ?

Salvatore Rondello