Immigrazione, Salvini e Fico su sponde opposte

guardia costiera diciotti

Nella continua sfida tra Salvini e Di Maio su che tiene in mano la guida della maggioranza, si inserisce a intervalli regolari il premier Conte, tanto per non far dimenticare ai più distratti che esiste il presidente del Consiglio e si incarna nella sua persona. Lo fa in una lettera inviata Juncker e Tusk in cui chiede all’Europa un maggiore impegno sui temi migratoti. Punto sui cui il Ministro Salvini batte ormai senza sosta, facendo passare l’idea che l’Italia e il mediterraneo si trovino in una situazione di emergenza da controbbattere con tutti i mezzi. Nulla di più falso. Le emergenze sono altre, più profonde e più gravi. Ma nel dibattito politico non ve ne è traccia. Un modo per nascondere la polvere sotto il tappeto.

Per Conte “è essenziale dotarsi da subito di un meccanismo europeo di gestione rapida e condivisa dei vari aspetti relativi alle operazioni di Search and Rescue” attraverso “una sorta di cellula di crisi” che abbia il compito di “coordinare le azioni” degli Stati “riguardo all’individuazione del porto di sbarco e dei Paesi disposti ad accogliere le persone soccorse. Il mio suggerimento è che tale meccanismo venga coordinato dalla Commissione europea”. In una intervista al Fatto Quotidiano, il premier ha detto di aver inviato martedì scorso la missiva: “Martedì ho scritto la seconda lettera a Juncker e Tusk per chiedere che quel che è avvenuto domenica”, cioè la suddivisione dei migranti, “diventi una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi”. Il premier annuncia inoltre che c’è in cantiere “una riforma organica, direi rivoluzionaria, del fisco, basata su due aliquote e una no tax area, consentiremo a chi ha col fisco pendenze senza colpa di azzerarle”. “Giuro che non ci saranno condoni”, assicura inoltre il premier. “La Costituzione impone giustamente la progressività fiscale e noi la rispetteremo”, ha aggiunto.

Nel dibattito si inserisce il presidente della Camera Roberto Fico che durante la cerimonia del ventaglio mette al primo posto “il salvataggio di vite in mare”. E insiste con l’Europa, ribadendo che l’Italia è un Paese dell’Europa, “altrimenti l’Europa così non ha senso”. “Come terza carica dello Stato non posso non stare dove c’è sofferenza e ci sarò sempre. Il concetto di collaborazione, di comprensione e di dialogo per la pace io li ribadirò sempre. Ciò non toglie che io sarò un presidente istituzionale di garanzia verso le minoranze”, ha sottolineato Fico con parole che appaiono in netta antitesi rispetto a quelle del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo il quale “nessuna minaccia potrà fermare la difesa dei confini e i rimpatri dei clandestini, la musica è cambiata”.

Sulla questione immigrazione è intervenuta anche la Conferenza episcopale italiana: “Rispetto a quanto accade – afferma la Cei in una nota ufficiale – non intendiamo né volgere lo sguardo altrove né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

LO STALLO

partita di scacchi

Impasse sui presidenti di Camera e Senato. Dopo un’iniziale fase in discesa, dove sembrava essere stata raggiunta una intesa di massima tra i due ‘vincitori’ delle elezioni, coalizione di centrodestra e M5s, che prevedeva di assegnare lo scranno più alto di palazzo Madama a Forza Italia e quello di Montecitorio ai pentastellati, la trattativa si è impantanata sul nome di Paolo Romani. Sul capogruppo uscente degli azzurri al Senato, infatti, ‘pesa’ una condanna in via definitiva. E i 5 stelle hanno posto il veto: non voteremo mai un condannato o chi è sottoposto a processo. Ma il centrodestra tiene il punto e dopo un nuovo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la situazione resta bloccata. I tre leader del centrodestra confermano infatti la candidatura di Romani e il Movimento 5 stelle, che ieri aveva preso tempo, rispondendo picche all’invito del Cavaliere di un incontro tra tutti i big, oggi ribadisce il ‘niet’ al nome proposto.

È Luigi Di Maio in persona a far naufragare ogni possibilità di raggiungere un accordo: Per noi Romani è “invotabile”, sentenzia. Ma il capo politico del Movimento lascia uno spiraglio sulle trattative e propone, dalla sua pagina facebook, un nuovo giro di incontri tra i vari capigruppo per ristabilire un dialogo che porti all’individuazione di figure di garanzia. “Nelle ultime ore notiamo che ci sono difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere”, ammette il candidato premier M5s, che osserva: “Il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile. Per questa ragione – dice allora Di Maio – proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere”.

Che lo stallo sia evidente viene confermato sia dall’annullamento della prima assemblea congiunta di tutti gli eletti pentastellati, ma anche dalle richieste – poi bocciate nel corso di una informale riunione con i rappresentanti di tutti i gruppi – di una pausa di riflessione dopo le prime votazioni per l’elezione dei presidenti delle Camere, per ricominciare con la roulette degli scrutini solo da lunedì. Anche il Pd mantiene la posizione: va bene al confronto solo se non c’è nulla di prestabilito. Spiega il capogruppo uscente Ettore Rosato: “Se si riparte da zero andiamo volentieri. Ma se hanno già deciso che una Camera va ai 5 stelle e l’altra al Centrodestra non chiedano a noi di fare l’arbitro”. Romani non avrà nemmeno i voti di Leu: “Per noi non è candidabile chi abbia subito una sentenza di condanna in primo grado”, afferma Pietro Grasso.

Intanto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è a Brixelles per il Consiglio Ue dove ha incontrato il presidente della Commissione Juncker, ha detto che “in una fase così particolare per le cose italiane, in queste settimane di transizione, è molto importante tenere un raccordo con la Commissione europea. Ottimismo di maniera quello di Juncker che si augura che in Italia si trovi presto una soluzione. “L’Italia è l’Italia – ha detto – è una vecchia democrazia. Altri decisori troveranno una soluzione per quella che non è ancora una crisi”.

Pesco, la Difesa europea diventa realtà

pescoLunedì 13 novembre, da 23 Paesi dell’Unione Europea, è stato firmata la richiesta di aderire alla Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa. In gergo comunitario, PeSCo. Prevista dal Trattato di Lisbona del 2007 (entrato in vigore nel 2009), era praticamente “una bella addormentata nel bosco” (Juncker). Macron, nella primavera di quest’anno, è tornato con enfasi a parlare di Esercito europeo. La questione era sostanzialmente ferma dal 2009 per due motivi: la forte opposizione britannica al progetto di una difesa unica europea e la presenza, oramai storica, dell’ombrello NATO e la consuetudine alla collaborazione in tema di difesa, da parte degli europei, sotto questa veste.

Scenario mutato. Con la Brexit , esce di scena il paese che ha maggiormente lottato per il mantenimento della sovranità militare in ambito nazionale. Poi, Trump è entrato in scena mostrando insofferenza per la spesa NATO, giudicata eccessiva e soprattutto sulle spalle degli americani. Chiaro e tondo, ha detto agli europei: “Impegnatevi di più”. Inoltre, anche l’ascesa della potenza militare russa, la sua non nascosta ambizione di egemonia sullo scenario mondiale, pone serie riflessioni all’Europa. Anche in termini d’immagine e rappresentatività, quando si tratta di strutturare e partecipare a interventi regolatori e pacificatori ( ora le guerre striscianti si chiamano così), è sembrata più un’Armata Brancaleone che una Comunità.

Pesco o non pesco. Non hanno aderito a Pesco : Malta, Irlanda, Danimarca, Portogallo e …Regno Unito (al momento è ancora parte della UE). Formalmente Pesco diventa realtà dopo l’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio Affari Esteri UE, il voto è previsto per il prossimo 11 dicembre. Il processo decisionale si muoverà su due livelli: quello complessivo, che coinvolgerà il Consiglio, e in cui le decisioni saranno prese all’unanimità tra i Paesi partecipanti alla Pesco; e poi un livello specifico, all’interno di singoli progetti, a livello dei paesi che vi parteciperanno. L’obiettivo di Pesco è proprio la partecipazione a progetti di ottimizzazione delle risorse e di raggiungimento di una maggiore efficacia. Anche pianificare il coordinamento delle forze militari degli Stati membri impegnati in territori extra UE. Teniamo conto che la Commissione UE ha già istituito un Fondo Europeo per la Difesa. Mancano politiche e organizzazione, strutture di coordinamento. Ecco quindi i primi passi, anche se, come per le politiche monetarie ed economiche, c’è sempre questa timidezza di fondo: si parte prima dall’organizzazione, dai tecnici e la politica dà l’impressione di tentennare, di aspettare per vedere cosa ne salterà fuori. Per ora, il processo decisionale sia sui progetti che sulle strategie rimane in capo ai singoli governi degli Stai membri.

I vantaggi di una Difesa europea. La questione di fondo è se vogliamo o meno costituire gli Stati Uniti d’Europa, se vogliamo veramente un’Europa politica, non solo monetaria e parzialmente economica. Se l’Europa diventa la nostra casa comune, va da sé che la Difesa deve essere comune, con un comune esercito europeo. Di fronte a noi, non abbiamo solo la sfida di contenere i costi e di essere più efficienti. Ci sono anche le sfide comuni (terrorismo, ISIS, migrazioni, attacchi cibernetici e finanziari), che trovano i singoli sempre più impreparati. Proprio pensando alle “guerre sottili”, alla soft war costituita dal dilagare di attacchi cibernetici a Internet, alle fake news, agli attacchi finanziari occulti e palesi, alle strategie di subdoli attacchi chimici e biologici, l’essere uniti, poter mettere le conoscenze a fattor comune, è un gran vantaggio. Quando parliamo di Difesa, non dobbiamo pensare solo agli armamenti. Certo la forza, la potenza reale degli armamenti, il dominio territoriale sono ancora determinanti. Ma anche questi equilibri stanno mutando. Alla forza, si sta affiancando qualcosa di meno evidente, più impalpabile, ma egualmente dannoso. Lo sviluppo vertiginoso della Rete, dei social , della finanza globale, ci dice che le guerre si combatteranno anche su altri fronti e con armi più soft e virtuali. Proprio quest’ultimo aspetto mi fa pensare che anche alle donne saranno più che mai aperte le porte alla carriera militare.

In ultimo, un aspetto fondamentale: una Difesa comunitaria, porta con sé, richiede con forza, una Politica Estera comune.

Isabella Ricevuto Ferrari

Gentiloni, non dilapidare i risultati del lavoro di tutti

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comuneL’Italia non sarà un modello di stabilità quanto ad assetti di governo ma la sua affidabilità come partner economico e, soprattutto, come socio fondatore dell’Unione europea, e come alleato atlantico, sono fuori discussione. Anzi, si tratta di asset il cui peso si fa sentire sempre di più e Paolo Gentiloni li rivendica, parlando a una platea di imprenditori e protagonisti delle istituzioni. Ci sono anche – rispettivamente come ospite e relatore del dibattito organizzato dal Messaggero dell’Economia sui destini di Ue e Brexit – l’ambasciatore britannico e il negoziatore Ue, Barnier, ma è a quanti sono fuori dalla sala delle Scuderie di Palazzo Altieri che il presidente del Consiglio rivolge un ammonimento: bisogna evitare di disperdere i passi avanti fatti sin qui dal Paese.

Progressi, segnala, arrivati con il suo e co i governi precedenti ma, in ultima analisi, “è l’Italia che ha riagganciato la crescita, non questa o quella parte politica”. Si guarda avanti, con lo sguardo a un calendario politico-istituzionale che fissa nel via libera alla legge di Bilancio il momento iniziale, di fatto, della campagna elettorale. Una fase, questo è il messaggio esplicitato dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi, che non deve “trasformare l’Italia in un supermarket di paure o illusioni”.

Insomma, nessun liberi tutti elettorale che finisca per picconare dall’interno progressi da consolidare, anzi, all’interno e da vantare all’esterno. Perché, chiosa Romano Prodi poco dopo Gentiloni, “in Germania si è votato il 24 settembre e prima del nuovo anno niente governo. Se in Italia ci sono dieci minuti di incertezza politica succede un’ira di dio…”.

“Si parla molto della nostra instabilità politica, data dall’avvicendarsi di governi. Non mi spingerei a dire che si tratta di una fake news, come si dice oggi, e tuttavia non conosco instabilità più solide di quella italiana nei fondamentali delle nostra scelte, come quella europeista”, aveva detto il presidente del Consiglio. Gentiloni, dunque, finisce per giocare dialetticamente sopra quel tratto più volte brandito verso l’Italia quando si tratta di controllarne i fatidici compiti a casa, ma lo fa per individuare il peccato da cui liberarsi: “Dobbiamo rendere stabili i risultati ottenuti e tradurli in benefici per il mondo del lavoro e le famiglie, perché abbiamo raggiunto risultati importanti da non dilapidare”. Ci sono frutti che rivendica, oltre il suo stesso governo perché abbracciano i precedenti e impegnano i successivi:

“Disperderli sarebbe irresponsabile: non sono risultati di questa o quella parte ma dell’impegno di tutti”, segnala il presidente del Consiglio. “La vera posta in gioco nella fase che ci attende dopo l’approvazione della legge di Bilancio è di proseguire sulla strada della crescita, di accompagnare il percorso positivo che è in atto. Non ridurre l’Italia a un supermercato di paure e illusioni”, chiarisce in un appello che traguarda, piuttosto esplicitamente, al passaggio che porta in zona campagna elettorale per le prossime Politiche.

“L’Italia va a testa alta alla discussione in Europa, rivendicando il suo orgoglio europeista e il credere in progetto integrato e vincente”, segnala Gentiloni. La Brexit? “Ricordo la notte del 23 giugno: andammo a dormire – spiega – piuttosto ottimisti, perché sembrava a tarda sera che il ‘Remain’ prevalesse. Ci svegliammo verso le 4 di mattina, per fare un punto a livello di governo sulla vittoria del ‘Leave’, non del tutto attesa ma accolta con il rispetto che si deve – ribadisce – alle decisioni di un Paese libero e democratico”. “Era – osserva ancora Gentiloni – il culmine di una ‘tempesta perfetta’, dell’accumularsi di crisi su piani diversi. Sembrava che quel divorzio non potesse che segnare l’avvio del declino dell’Ue. A un anno e qualche mese da quella notte, per fortuna dell’Ue, le cose hanno preso un corso diverso, il che non vuol dire che bisogna esultare ma – annota – viviamo un clima diverso da quella ‘tempesta perfetta’. Potremmo anzi dire che l’inverno dello scontento ha cominciato a sciogliersi al sole di Roma, in Campidoglio, quando 27 Capi di Stato e di governo hanno firmato la Dichiarazione per i 60 anni dei Trattati di Roma”.

“Oggi l’Eurozona ha tassi di crescita al di sopra del 2 per cento ed è una delle zone più interessanti per tutti gli investitori, per affidabilità e crescita”, sottolinea ancora Gentiloni che si richiama a Macron e a Juncker “che hanno delineato un’ambizione europea la cui messa a terra sarà tutt’altro che semplice, ma delinea traguardi molto interessanti”.

RISPOSTE AMBIZIOSE

TALLIN1Stamani a Tallinn, poco prima dell’avvio dei lavori del vertice sul digitale, si è tenuto il bilaterale tra il premier Paolo Gentiloni e la cancelliera Angela Merkel. Il premier Paolo Gentiloni a Tallinn, intervenendo nel ‘digital summit’, ha detto: “La risposta dell’UE deve essere ambiziosa. Oggi è il momento che le diverse politiche europee si diano uno scatto di ambizione. Ieri è stato dato incarico a Tusk di riassumere, se si vuole, le diverse proposte emerse, quelle francesi, di altri paesi e del presidente Juncker: sono convinto che si possa arrivare a passi avanti. Mi auguro che il governo che verrà costituito in Germania contribuisca alla spinta necessaria alle politiche di crescita e lavoro, con la cancelliera il livello di collaborazione è sempre positivo. In Europa servono politiche ambiziose e a noi interessa che l’ambizione Ue sia soprattutto nella gestione della sicurezza, nelle questioni migratorie e negli investimenti in Africa, ma anche in una maggiore integrazione sul piano economico con il rilancio di politiche espansive e di crescita. Ci sarà su questo una discussione nei prossimi mesi, forse non facile. Non ci interessano tanto i modelli ma rilanciare politiche espansive. Quello che interessa a noi è che le proposte ambiziose dell’Unione siano sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori, sui rapporti con l’Africa, gli investimenti in Africa. Sarà uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo ma qui è uno dei punti su cui si misura lo scatto di ambizione dell’Unione. Quello che ci interessa sul piano economico è che tutte le proposte di architettura economica europea abbiano come ispirazione di fondo il rilancio di politiche di espansione della crescita. L’Unione prenda atto che siamo in un diverso contesto che vede migliori numeri di crescita e quindi deve incoraggiare politiche espansive. I singoli paesi Ue non solo possono ma devono lavorare in coordinamento tra loro anche in senso delle cooperazioni rafforzate sulla web-tax, se non c’è un accordo all’unanimità tra i 28 a procedere tutti insieme. Questo è un po’ il senso del documento che Italia, Francia, Germania e Spagna avevano concordato a fine agosto a Parigi e hanno rivolto ai 28 qui”.

La presidente lituana Dalia Grybauskaite, nota per il suo linguaggio franco, ha detto, in sintesi, che nella cena informale dei leader Ue di ieri sera a Tallinn sono state fatte molte proposte senza sostanza, che ognuno interpreta come vuole. La rappresentante lituana ha detto: “Ora aspetto la lista di tutte le proposte che presenterà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nelle prossime due settimane”.

Infatti, Tusk ha assicurato che presenterà l’agenda politica dell’Ue per i prossimi due anni tra due settimane. In particolare Tusk ha sottolineato:  “C’è la necessità di trovare soluzioni reali a problemi reali, di progredire un passo per volta e su una questione per volta con l’obiettivo di mantenere l’unità tra tutti i 27”.

Durante la cena era emersa la volontà forte e condivisa di mantenere l’unità dei 27 nella direzione futura da dare all’Ue e, pur proseguendo sul percorso di Bratislava e Roma, ci sarebbe qualche apertura ad affrontare nuove idee.

I capi di Stato e di governo che hanno partecipato alla cena, con la presenza della britannica Theresa May e l’assenza dello spagnolo Mariano Rajoy, hanno avuto una discussione approfondita su come portare avanti il lavoro del Consiglio europeo in modo da definire la direzione politica e le priorità per l’Ue. Questa discussione, secondo le fonti, si è svolta in un’atmosfera molto costruttiva e positiva. Dopo, il presidente Tusk è pervenuto a tre conclusioni: primo, la volontà di mantenere l’unità, che sembra quindi escludere l’opzione di un’Europa a più velocità, come del resto auspicato anche dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione; secondo, l’Ue deve continuare il suo lavoro per fornire risultati concreti ai cittadini, dando seguito alle priorità e linee guida stabilite nei vertici e nelle dichiarazioni di Bratislava e Roma, concepite per rilanciare l’Europa in risposta alla Brexit; terzo, infine, sulla base di quanto discusso a Tallinn, tornerà a consultare i capi di Stato e di governo dei 27 a stretto giro per organizzare concretamente il lavoro sulle riforme, in modo da arrivare con delle proposte concrete al vertice Ue del 19-20 ottobre. Alla discussione ha preso parte anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che tra i molti temi affrontati ha tenuto in particolare a sottolineare la priorità della questione Cina e di una buona intesa sul nuovo sistema di dazi antidumping a tutela delle imprese e dei cittadini europei, nell’ottica di un’Europa che risponde alle preoccupazioni e fornisce protezione.

Da Tallin arrivano dunque nuove speranze per andare avanti nel cammino di integrazione dell’Unione Europea. Le manifestazioni di volontà potrebbero tradursi a breve in fatti concreti per la definizione dell’Unione Europea come confederazione o federazione di stati con una propria ‘governance’ e con politiche comuni dettate da un unico potere legislativo. Le premesse e le intenzioni sembrerebbero buone. Sarà necessario definire gli ambiti di competenza per le politiche comuni e per quelle che resterebbero in autonomia agli stati aderenti. Bisognerebbe iniziare a lavorare, al più presto possibile, alla redazione della Costituzione europea. Ruolo che potrebbe svolgere il Parlamento Europeo.

Se questo è il quadro politico su cui si muoverà l’Unione Europea nel breve periodo, non avrebbe senso, per il momento, sprecare energie in riforme istituzionali non opportune: basterebbe solo una buona legge elettorale che possa garantire la migliore rappresentatività possibile degli italiani. Se avremo tutti la cittadinanza europea, che senso avrebbe lo ‘Jus soli’ ?

Salvatore Rondello

Padoan, alla Ue serve un superministro per l’economia

padoan 3Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, a Tallin, partecipando all’incontro informale di Eurogruppo ed Ecofin, ha detto: “L’Italia sostiene il discorso di Juncker e vede nell’idea di creare un superministro dell’economia l’accelerazione più efficace di molte alte altre proposte. Il discorso di Juncker è molto importante, di ampio respiro e sicuramente coglie nei fatti molte delle idee che l’Italia aveva già avanzato. Quindi noi lo sosteniamo, soprattutto perché è il momento giusto in Europa per pensare al rafforzamento dell’architettura istituzionale, visto che l’economia sta dando risultati importanti”.

Il commissario europeo  agli affari economici, Pierre  Moscovici, già si candida a ricoprire questo nuovo ruolo dicendo: “Ho caratteristiche che pochi hanno”. A frenare è il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha detto: “Il superministro dell’economia è  un titolo che non mi dice molto nella sostanza, non capisco quali responsabilità e strumenti avrebbe. Prima del lato istituzionale bisogna vedere cosa manca nell’unione monetaria, in termini di resilienza, competitività, solidarietà, dovremmo  cominciare parlando di quali sono i problemi, e poi finire con il dibattito istituzionale”.

Intanto, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, i ministri dell’economia dell’Ue trovano sul tavolo già i dossier più caldi: oltre all’approfondimento dell’Unione economica e monetaria (Emu) anche la web tax, per costringere Google, Amazon, Apple e gli altri a pagare le tasse in giusta misura. Sulla web tax, argomento dell’Ecofin di sabato, ci si attende che i ministri diano un mandato alla Commissione per preparare una proposta il prima possibile.

Sull’Unione monetaria oltre all’idea del superministro dell’economia, che già non piace ad alcuni tra cui la presidenza estone, c’è quella di rafforzare lo strumento di sostegno alle riforme strutturali perché, come ha spiegato il vicepresidente Dombrovskis: “Le debolezze di uno pesano sugli altri”. Ci sarebbe anche la proposta di trasformare il fondo salva-Stati Esm in fondo monetario europeo, e dargli una funzione di stabilizzazione in caso di shock. A seconda di come andranno le discussioni, gli spunti entreranno in un’unica proposta sull’Emu che la Commissione farà a dicembre.

Anche il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che in passato ha contestato la politica monetaria di Draghi e della BCE, adesso ha cambiato idea. Intervistato dal ‘Passauer Neue Presse’, ha detto: “L’uscita dalla politica espansiva dovrà essere cauta affinché i mercati non reagiscano in modo troppo nervoso”. Secondo il ministro tedesco: “La politica monetaria straordinaria con tassi bassi e acquisti di titoli è stata necessaria per superare una fase di crisi economica”.

L’incontro informale di Tallin è di grande importanza per l’integrazione europea. In realtà le posizioni di Junker e Dijsselbloem non sono distanti. Il primo ha manifestato un atto di volontà, il secondo è entrato nel merito dei problemi per la fase realizzativa. Bisognerà stabilire le competenze da assegnare al superministro per l’economia della UE e, dopo, scegliere chi potrà essere idoneo a portarle avanti, in vista di una accelerazione per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa concepiti come stato federale o come confederazione di stati. I vantaggi sarebbero notevoli e molteplici sia per l’Europa che per i suoi abitanti.

Salvatore Rondello

Migranti. Juncker: “L’Italia ha salvato l’onore dell’Ue”

jean-claude-junckerMentre il nostro Paese discute delle ONG e della gestione dei migranti, il Presidente della Commissione europea si schiera al fianco dell’Italia e ne mette in risalto i meriti. “L’Italia fin dal primo giorno fa tutto ciò che può fare sulla crisi migratoria. L’Italia ha salvato e salva l’onore dell’Europa”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker al The State of the Union. “Perciò – ha aggiunto – dobbiamo essere più solidali sia con l’Italia sia con la Grecia che non sono responsabili della loro posizione geografica. Sono li’ dove si trovano e di questo dobbiamo tenerne conto”. “Di fronte alle conseguenze del flusso migratorio, il Consiglio – ha ricordato Juncker – ha preso una decisione a maggioranza qualificata, ma c’è un certo numero di Paesi membri che non accetta questa decisione: se l’Europa comincia a non rispettare le norme giuridiche in questo
campo, noi saremo perduti”. Ha detto il Presidente ammonendo così chi non rispetta i patti europei. “Vorrei che un certo numero di Stati membri capisse: qui si tratta di mettere in pratica, e tradurre in legge, l’idea che abbiamo dell’Europa e dell’uomo. Non si può dire, ‘noi non facciamo entrare nel nostro territorio uomini e donne di colore,
e che non sono cattolici: ebbene, questo non è ciò che appartiene alla natura vera dell’Europa”, ha aggiunto Juncker.
Ma il Presidente Juncker ha voluto anche mettere in chiaro che non è solo la politica di collaborazione a tenere unito il Vecchio Continente, ma che a salvarlo ha contribuito una solida politica finanziaria e una moneta unica.
“Se noi avessimo lasciato alla cura delle banche centrali nazionali e dei governi nazionali”, senza l’euro, la crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008, “non saremmo mai stati in grado” di “gestirla coi nostri mezzi individuali”. E soprattutto dei vari scenari proposti sul futuro dell’Unione europea, “ne escludo uno, quello di ridurre l’Europa a un unico grande mercato interno senza avere altre ambizioni. L’Europa è molto di più che una grande area di libero scambio”.
Infine Juncker non tralascia la questione Brexit che continua a preoccupare i governi dell’Unione. “Negozieremo in assoluta lealtà con i nostri amici britannici, ma non è l’Ue che abbandonato il Regno Unito ma è il Regno Unito che lascia l’Ue ed è in questo che sta la differenza ed è questa differenza che si farà sentire nei prossimi anni”. Ha puntualizzato Jean Claude Juncker che tuttavia ha aggiunto: “A volte ci sono debolezze dell’Ue che spiegano in parte l’esito del referendum del Regno Unito”.

L’ATTESA

La Commissione europea domani darà tempo all’Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio. Pare che nel dibattito interno alla Commissione si sia tenuto conto delle “valutazioni politiche” sull’opportunità o meno di insistere affinché l’Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio.

Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall’Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata “conclamata”, potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l’Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma. Nel mentre dalla Germania arriva una puntura di spillo all’Italia. Con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, anch’egli a Bruxelles per i lavori dell’Ecofin dice che il suo paese non intende ammonire pubblicamente l’Italia per il suo deficit.

Il primo a sentirsi tirato in causa è il ministro dell’Economia Padoan che al termine dell’Ecofin osserva: “Il rapporto sul debito di domani non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d’infrazione”. Non è un nuovo passo verso la procedura perché, spiega, “come è già stato detto pubblicamente l’Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’Italia con le regole”. Quindi l’aggiustamento si farà.

Su debito Padoan ha poi assicurato che non ci sono dubbi sulla sua sostenibilità. “Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell’effetto Trump che ha numerose implicazioni”, ma poi “si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso”, ha concluso il ministro.

Dopo le voci di un passo indietro, poi smentite, che lo hanno riguardato oggi il presidente della Commissione Europa Jean Claude Juncker è tornato su un vecchio argomento mai passato del tutto di moda. Quello dell’Europa a due velocità. “Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa”. Juncker si dice invece “a favore di un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”. “Non possiamo più accettare – ha  proseguito Juncker – che ad esempio sulla crisi migratoria certi Stati non partecipino agli impegni cui hanno preso parte a definire. Non voglio più che certi Stati membri blocchino quelli che vogliono andare più lontano, frenandone le ambizioni. Il fossato enorme che c’è tra la Ue e la gente – ha comunque sottolineato – è lo stesso che c’è a livello di sistemi nazionali”. Juncker ha quindi rivendicato la linea seguita dalla sua Commissione di “concentrarsi sull’essenziale”.

IL DEBUTTO

paolo_gentiloni1-1353x900“È la prima volta che ho l’onore di rappresentare l’Italia nel Consiglio europeo. Oggi la principale questione che affronteremo tra tante sarà l’immigrazione: sapete che da questo punto di vista l’Italia è molto esigente, perché non siamo ancora soddisfatti della discussione sul regolamento di Dublino che fissa le regole dell’accoglienza dei rifugiati”. Lo ha detto il neo presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, parlando con i cronisti all’uscita dal pre-vertice del Pse oggi a Bruxelles, poco prima dell’inizio del Consiglio europeo.
“Abbiamo lanciato un programma per fronteggiare insieme i fenomeni migratori dall’Africa”, ha ricordato Gentiloni, “l’abbiamo lanciato a gennaio e ci aspettiamo risultati concreti”, ha detto aggiungendo che al vertice Ue di oggi, comunque, “sarà fatto un passo avanti che a mio avviso è importante, perché insieme a Francia e Germania con il Niger firmeremo un primo accordo che vale un centinaio di milioni e che cerca di mettere più forza nella gestione dei flussi migratori dal Niger verso la Libia”.
“Consideriamo che il Niger è l’anticamera dei flussi verso la Libia”, ha spiegato il primo ministro italiano, “e quindi nel contesto di un politica che deve fare molti passi avanti, adesso con Hollande e Merkel e insieme al presidente nigerino Mahamadou Issoufou ne facciamo uno piccolo ma significativo”.
Temevano che la bocciatura del referendum avrebbe precipitato il Paese verso una rapida deriva populista. Perciò dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker arriva subito una sponda al nuovo esecutivo: “Sentiamo che ci sono problemi molto gravosi nel Mediterraneo e non possiamo disconoscere la situazione in Italia. Ribadisco: non possiamo lasciar sola l’Italia nell’ambito della crisi migratoria”, dice parlando alla plenaria del Parlamento europeo. E assicura: “I fondi che l’Italia mette a disposizione per mitigare la crisi migratoria non possono rientrare nel campo d’applicazione del patto di Stabilità. Quanto l’Italia fa per migranti, e l’Italia fa molto, non deve portare a conseguenze negative in termini di bilanci per il Paese”.
L’immigrazione non è il solo punto focale su cui si discuterà in Europa, in agenda oggi e domani ci saranno anche Ucraina, Siria e, quindi, inevitabilmente la questione della Russia. Tema sul quale l’Italia potrebbe essere di nuovo protagonista. Roma, infatti, è sempre stata orientata a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. E se i rapporti Usa-Russia, con la nomina a segretario di Stato di Rex Tillerson, amministratore delegato di ExxonMobil e amico di Vladimir Putin, vanno verso il disgelo, potrebbe essere proprio il nostro Paese – che nel 2017 ospiterà il G7 – la sponda di Washington in Europa in questa direzione. Strada però a Bruxelles tutta in salita, non solo per le riserve dei Paesi centro-orientali, ma anche visti gli sviluppi ad Aleppo, ancora una volta teatro delle stragi compiute dal regime di Assad con il supporto russo.
Ma già da martedì, nella lettera di congratulazioni a Gentiloni, cogliendo subito l’importanza del tema sisma per la tenuta del nuovo Governo, aveva assicurato: “La Commissione europea continuerà ad essere al fianco dell’Italia per sostenere il percorso di riforme e assicurare una rapida e completa ricostruzione delle aree colpite dal terremoto nei mesi scorsi”. Insomma niente ostacoli per Roma, non servono manovre aggiuntive: “È corretto dire che quello che è richiesto all’Italia è tutto incluso nell’opinione” della Commissione Ue di novembre “e non abbiamo altre parole da aggiungere”, chiarisce una portavoce della Commissione Ue rispondendo ai giornalisti che chiedono precisazioni sul punto. Sembra insomma un momento d’oro per l’Italia a Bruxelles. Anche il Parlamento europeo, infatti, sarà dal 2017 con ogni probabilità a guida italiana, essendo i due principali candidati gli italiani Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse. Non a caso, Gentiloni domani parteciperà alla riunione dei leader del Pse che precede sempre il Consiglio europeo. Riunione alla quale la presenza italiana non è sempre garantita.
Il presidente del Pes Sergei Stanishev dopo aver incontrato il Presidente del Consiglio italiano ha detto: “Siamo molto felici di accogliere Paolo Gentiloni, il primo ministro del nuovo governo italiano guidato dal Partido Democratico. Non vediamo l’ora di lavorare con i nostri colleghi italiani sulla nostra agenda nel contesto del prossimo 60 ° anniversario del Trattato di Roma”.
Gianni Pittella, leader del gruppo Socialista & Democratici di deputati, è stato acclamato dai leader del PES come candidato per la presidenza del Parlamento europeo. I leader hanno convenuto che la presidenza Pittella sarebbe una pietra miliare per l’agenda sociale PES nelle istituzioni dell’UE.
“I socialisti non staranno a guardare mentre l’ossessione della destra con austerità e tagli mette in pericolo il futuro dei cittadini europei. Solo gli investimenti in grado di fornire posti di lavoro di buona qualità potranno far tornare in Europa una crescita forte e sostenibile”, dice Stanishev.
“Abbiamo concordato oggi che siamo pronti a combattere nei nostri paesi, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo – a partire da oggi -. Per l’investimento sociale di cui i nostri cittadini hanno bisogno”.

CENTRO ITALIA DEVASTATO

TERREMOTO
Un violento terremoto ha devastato nella notte, alle 3.36, il Centro Italia con una scossa di magnitudo 6.0. L’epicentro ad Accumoli nel Reatino, dove, insieme ad Amatrice, Posta, Arquata del Tronto e a Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, si registrano i danni più gravi. Un sisma “paragonabile, per intensità, a quello dell’Aquila” ha detto il capo del Dipartimento Protezione Civile, Fabrizio Curcio che ha riunito il Comitato Operativo della Protezione Civile.
“Metà Paese non c’è più – ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi – le strade di accesso sono bloccate”, e si continua a scavare per salvare chi si trova ancora sotto le macerie. “La situazione è drammatica – dice il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci -. Molte persone sotto certamente sotto le macerie, non riusciamo a quantificarle”.

I comuni colpiti stanno predisponendo i centri di accoglienza per gli sfollati.
terrem
I morti accertati sarebbero 290, sul posto arrivano anche le unità cinofile, mentre continuano le operazioni di soccorso.

“È un momento di dolore e di appello alla comune responsabilità”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica,Sergio Mattarella. “Tutto il Paese deve stringersi con solidarietà attorno alle popolazioni colpite”.
“Il mio primo pensiero – prosegue il Capo dello Stato – va alle tante vittime di questo devastante sisma che ha colpito una parte così ampia di territorio nazionale”. “Voglio ringraziare le autorità locali, la protezione civile, i vigili del fuoco, le forze di polizia, le forze armate, i volontari, per l’impegno e la dedizione nell’opera di soccorso”.
“Nell’immediato – dichiara ancora Mattarella – occorre impegnare tutte le forze per salvare vite umane, curare i feriti e assicurare le migliori condizioni agli sfollati”. “Sara’ subito dopo necessario un rapido sforzo corale per garantire la ricostruzione dei centri distrutti, la ripresa delle attività produttive e il recupero della normalità di vita”.
“Tenete la Salaria libera, serve per soccorsi”, chiede il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. C’è urgente bisogno di sangue di tutti i gruppi è l’appello dell’Avis provinciale di Rieti. Matteo Renzi, a Palazzo Chigi ha ringraziato il lavoro solerte della Protezione Civile.

Il segretario del Psi, Riccardo Nencini e Oreste Pastorelli, deputato socialista sono a Rieti e Amatrice per esprimere vicinanza alle città colpite.

“Si scava con le mani nude. I soccorsi sono stati celeri. Decine e decine di donatori di sangue. L’ospedale De Lellis di Rieti mobilitato. Una tragedia immane, ma l’Italia si rimbocca le maniche”. E’ quanto ha scritto sulla sua pagina Facebook il segretario del PSI e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che stamane, non appena appresa la notizia del forte terremoto che ha colpito il centro Italia durante la notte, si è recato nel reatino, insieme al deputato del PSI, Oreste Pastorelli, per fare un sopralluogo e tenersi aggiornato sulla difficile situazione in cui versano le città colpite dal sisma. Il vice ministro si è recato prima all’ospedale De Lellis di Rieti, dove è in corso la raccolta del sangue e vengono trasportati i feriti, poi ad Amatrice, nella città epicentro del terremoto.

“C’è una risposta forte dell’Italia civile”. È quanto ha affermato il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che stamane ha effettuato un sopralluogo nelle zone colpite dal sisma –  Rieti, Amatrice, Accumoli e Arquata del
Tronto – accompagnato dal deputato del PSI Oreste Pastorelli, per esprimere vicinanza ai cittadini colpiti dal disastro. Nencini sostiene che “c’è un numero di volontari altissimo che scava a mani nude e il dramma è incalcolabile. Sotto le macerie potrebbero esserci feriti o morti”- ha aggiunto. Nencini ha poi fatto un appello “a moltiplicare la solidarietà e a tenere alta l’attenzione anche dopo. Nessuno deve essere lasciato solo”- ha concluso.

Il Presidente del PSE, Sergei Stanishev ha detto questa mattina: “Sono profondamente commosso dalla notizia di questo terremoto distruttivo. I nostri cuori e le nostre menti sono con le famiglie delle vittime e con il popolo d’Italia. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze ai diretti interessati dalla catastrofe e al popolo italiano. Siamo solidali con  voi”. Il presidente del PSE ha inviato una lettera di condoglianze al presidente Matteo Renzi.

“Siamo vicini alla nazione italiana e siamo pronti ad assisterla in tutti i modi possibili”. Lo scrive il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo il terremoto che ha colpito l’area centrale del Paese. “A titolo personale e a nome della Commissione esprimo la mia piu’ sincera vicinanza. Sono molto rattristato nell’apprendere la notizia del terremoto. I miei pensieri vanno agli amici e ai parenti delle vittime”.