A volte ritornano. Accordo con il Milan: Bonucci-Juve di nuovo insieme

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Clamorosa maxi-operazione con il Milan: il difensore torna a Torino dopo l’addio velenoso di 12 mesi fa, ai rossoneri (che hanno versato nelle casse bianconere oltre 50 milioni) arrivano Caldara e Higuain. Tifosi del Diavolo euforici, quelli della Vecchia Signora un po’ meno

TORINO – Se la bomba del mercato estivo è stata il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, quello esploso nelle prime, infuocate ore di agosto è un ordigno dagli effetti altrettanto sorprendenti. A distanza di un anno infatti Leonardo Bonucci torna alla Juve: maxi-operazione con il Milan che prevede anche il passaggio ai rossoneri di Caldara e Higuain.

A VOLTE RITORNANO – Il tecnico del Milan, Rino Gattuso, nelle scorse settimane non aveva fatto mistero della voglia di Bonucci di cambiare aria. Troppe perplessità da parte del centrale difensivo sul futuro dei rossoneri e la voglia matta di giocare (e vincere) la Champions League, obiettivo sfumato dal Diavolo. E così, giorno dopo giorno, si è concretizzato il clamoroso ritorno alla Juventus, nonostante l’addio velenoso di 12 mesi e il rapporto tutt’altro che idilliaco con il tecnico Allegri. Ma evidentemente tra i due c’è stato un chiarimento, decisivo per far scattare la maxi trattativa. Si perché il Milan, per cedere il suo leader difensivo, ha preteso in cambio Mattia Caldara, appena arrivato in bianconero dopo l’ottima esperienza all’Atalanta. Ma non è finita: ai rossoneri serviva come il pane un attaccante, mentre la Vecchia Signora aveva la necessità di fare cassa dopo l’acquisto esoso di Ronaldo. Una doppia esigenza che ha trovato come punto in comune il nome di Gonzalo Higuain. Impossibile per il Pipita accettare un ruolo da comprimario a Torino, posizione inevitabile con l’arrivo di CR7. Così, dopo qualche perplessità iniziale, l’argentino si è convinto ad accettare il Milan, che ha versato nelle casse bianconere poco più di 50 milioni (con la formula del prestito con diritto di riscatto).

TIFOSI JUVENTINI PERPLESSI – Ancora in ecstasy per l’arrivo di Ronaldo, i tifosi della Juventus tuttavia non hanno gradito più di tanto l’operazione conclusa da Marotta. Accettata la partenza di Higuain (d’altronde il reparto offensivo con i vari Ronaldo, Dybala, Mandzukic, Bernardeschi e Douglas Costa è al sicuro), le perplessità sono scattate sull’addio di Caldara, considerato un punto fermo per i prossimi anni. Effettivamente lasciar partire un giocatore giovane e talentuoso, in un reparto dove un ricambio generazionale è dietro l’angolo (Chiellini ha 34 anni, Barzagli 37), è un bell’azzardo. Senza dimenticare che i tifosi bianconeri non hanno gradito alcune dichiarazioni di Bonucci dopo l’addio di un anno fa e tanto meno l’esultanza all’Allianz Stadium di Torino durante l’ultimo Juventus-Milan (finita 3-1) quando Leo segnò la rete del momentaneo 1-1. Ma tutto si potrebbe risolvere con la parola più importante in casa Juve: vincere.

Francesco Carci

Estate calda di calciomercato. Juve pronta a dominare

ronaldoLa Juventus, che domina già da 7 anni, con l’acquisto di Cristiano Ronaldo sembra aver aumentato ulteriormente il gap con le rivali. Il Napoli punta sul curriculum vincente di Ancelotti, l’Inter ha un Nainggolan in più, la Roma spera nelle tante giovani promesse ma il pronostico sembra chiuso in favore della Vecchia Signora
ROMA – Domenica 19 agosto. E’ la data che tutti gli appassionati di calcio hanno da tempo segnato: coincide con l’inizio del campionato. Eppure quest’anno i giochi sembrano già fatti ancor prima dello start ufficiale. La Juventus, infatti, vincitrice degli ultimi 7 scudetti consecutivi, con l’acquisto di Cristiano Ronaldo – definito da tutti “il colpo del secolo” – ha aumentato il divario con tutte le avversarie e messo una seria ipoteca sul prossimo tricolore.

IL MERCATO DELLE ALTRE – Rimpiazzato Buffon (passato al Psg) con Perin, anche se il titolare dovrebbe essere Szczesny, tornati alla base Caldara e Spinazzola dopo l’esperienza all’Atalanta e rinforzato il centrocampo con l’arrivo a parametro zero di Emre Can, la Juventus si era già mossa benissimo sul mercato prima di assicurarsi l’attuale Pallone d’Oro. Il presidente Agnelli e il dg Marotta hanno creato una corazzata che avrà come obiettivo principale conquistare quella Champions League che a Torino manca dal 1996. Se in Europa la competizione è apertissima contro le varie Real, Barcellona, United, City, Bayern Monaco ecc… in Italia si fa fatica a trovare una vera antagonista della Vecchia Signora. Il Napoli, che fino all’ultimo ha dato filo da torcere ai bianconeri nella passata stagione, è finite nelle mani sicure di Carletto Ancelotti dopo l’addio di Maurizio Sarri, ora al Chelsea. Pochi allenatori possono vantare un curriculum vincente come quello dell’ex tecnico del Milan, eppure bisognerà vedere se le perplessità di Sarri sull’attuale rosa (considerata a fine ciclo) erano effettivamente veritiere. Intanto uno dei pilastri del club partenopeo, Jorginho, ha seguito il suo maestro a Londra. C’è poi la Roma che ha perso due pezzi da 90 come Alisson e Nainggolan. Il ds giallorosso Monchi si è scatenato sul mercato con addirittura 10 acquisti: tra questi alcune baby promesse del calcio mondiale come Coric e Kluivert, ma basterà per tenere testa alla Juve? Ruolo di protagonista anche per l’Inter che, oltre al belga ex Roma, si è assicurata De Vrij, Asamoah, Politano e Lautaro Martinez. La rosa è più completa, ma forse ancora troppo corta per essere competitivi anche in Champions League. La Lazio, orfana di De Vrij e ceduto Felipe Anderson al West Ham, sta cercando di trattenere la stella Milinkovic-Savic, reduce da un Mondiale sottotono, e piazzare il colpo Papu Gomez ma l’obiettivo massimo non può andare oltre il quarto posto. E poi c’è il Milan con il mercato in stand-by per le note vicende societarie (addio ai cinesi, ora il club è controllato dal fondo americano Elliott) e legali con la Uefa (esclusione dall’Europa League, poi revocata dal Tas di Losanna). Ora che la situazione sembra più definita bisognerà valutare il futuro di Bonucci, Suso e Donnarumma – non è detto che tutti restino – e iniziare a regalare rinforzi a Gattuso, a cui serve un centravanti come il pane. Insomma la solita estate ‘calda’ di calciomercato ma con la Juventus pronta a dominare, ancora di più, la scena.

Francesco Carci

Juventus campione d’Italia: è il settimo scudetto consecutivo

allegriDopo la Coppa Italia, i bianconeri fanno nuovamente festa all’Olimpico: decisivo lo 0-0 contro la Roma, adesso anche la matematica certifica il trionfo della Vecchia Signora. Quasi certa la conferma di Allegri, così come appare scontato l’addio al calcio di Buffon

ROMA – Per il settimo anno consecutivo la Juventus è campione d’Italia. Sofferto più dei precedenti (merito del Napoli) il matematico verdetto è arrivato dopo lo 0-0 dei bianconeri in casa della Roma. Lo stadio Olimpico si conferma luogo di festa per la Vecchia Signora, che mercoledì scorso aveva battuto 4-0 il Milan alzando al cielo la Coppa Italia, la quarta di fila.

I PUNTI DI FORZA – Se fino al girone d’andata la lotta per lo scudetto aveva coinvolto addirittura cinque squadre (Juventus, Napoli, Inter, Lazio e Roma), man mano bianconeri e partenopei hanno preso il largo dando vita ad un duello accesissimo. E pensare che lo scontro diretto di tre settimane fa, in casa della Juve, era stato vinto dalla squadra di Sarri. Un colpo di testa vincente di Koulibaly che poteva rappresentare la resa della Vecchia Signora. E invece, dopo appena 7 giorni, Buffon e compagni vanno ad espugnare San Siro (3-2 all’Inter) e il Napoli crolla a Firenze perdendo 3-0. Dopo tanti botta e risposta, è stato quello l’allungo decisivo. Impeccabile la gestione della rosa di Allegri: perfetta l’alternanza in porta tra Buffon e Szczesny, la difesa si è confermata per l’ennesima volta punto di forza (e non era scontato dopo l’addio di Bonucci), ottimo l’inserimento a centrocampo di Matuidi che, con Khedira e Pjanic, ha offerto il giusto mix di qualità e muscoli, così come prezioso in fase offensiva è stato l’apporto di Douglas Costa. Dunque tra la produzione della società, la regia dell’allenatore e la messa in pratica dei giocatori la Juventus si è confermata per la settima stagione consecutiva una corazzata impeccabile.

IL FUTURO DI BUFFON E ALLEGRI – Eppure qualcosa cambierà. Non sembrano esserci margini di ripensamento per Gigi Buffon, orientato a chiudere a 40 anni una gloriosa carriera. La tentazione di riprovare un altro anno a vincere la Champions sicuramente non manca al portierone azzurro, soprattutto per l’epilogo di Madrid di questa stagione, ma un dietrofront appare alquanto improbabile. Dovrebbe invece rimanere il tecnico Massimiliano Allegri. Lo ha detto lui stesso dopo Roma-Juve: “Se non mi cacciano resto un’altra stagione”. Parola dunque alla società che però, più che di cambiare l’allenatore, è concentrata sull’organico. Andranno infatti sicuramente via Asamoah e Lichtsteiner, potrebbe salutare anche Marchisio (bandiera bianconera ma usato con il contagocce) e, se arrivasse l’offerta giusta, addirittura Dybala. C’è chi va via, ma anche chi arriva: sicuri quelli di Caldara e Spinazzola dall’Atalanta, quasi fatto quello di Emre Can mentre tra i pali, a giocarsi il posto con Szczesny, potrebbe esserci Perin. Cambiano i protagonisti, non i verdetti…

Francesco Carci

Serie A: Juventus Campione d’Italia (quasi). Al via valzer di allenatori

A due giornate dalla fine i bianconeri hanno 6 punti di vantaggio sul Napoli, con una differenza reti nettamente a proprio favore (+16). Salvo clamorosi colpi di scena, sarà il settimo tricolore consecutivo per la Vecchia Signora. Bandiera bianca per i partenopei: ora il futuro di Sarri è un rebus

buffon8TORINO – Un giorno all’improvviso finirà l’egemonia della Juventus. Ma quel momento non è ancora arrivato. I bianconeri hanno infatti praticamente vinto lo scudetto, il settimo consecutivo, grazie alla vittoria sul Bologna e il pareggio casalingo del Napoli contro il Torino: a due giornate dalla fine, Buffon e compagni hanno 6 punti di vantaggio sugli azzurri e, anche in caso di arrivo a pari punti, i ragazzi di Allegri sono nettamente avanti nella differenza reti (+16). Virtualmente dunque i giochi sono fatti.

FATALE FIRENZE – Eppure, appena due settimane fa, dopo la vittoria all’ultimo minuto dei campani in casa dei rivali firmata Koulibaly, sembrava che il vento fosse cambiato. E invece tutto è tornato alla “normalità” dopo 7 giorni con il successo (contestatissimo) dei bianconeri contro l’Inter e la pesante sconfitta di Insigne compagni a Firenze. L’ulteriore passo falso del Napoli di domenica pomeriggio (solo 2-2 contro il Torino) ha chiuso di fatto la battaglia. Festa però in stand-by per la Juventus, concentrata sulla finale di Coppa Italia mercoledì 9 contro il Milan e matematicamente ancora non campione.

SARRI VIA? – In casa Napoli è il momento delle riflessioni. Il pubblico ha comunque omaggiato la squadra con un lungo applauso per le emozioni regalate in questa annata. Il futuro dei protagonisti è però un rebus. Già è certo l’addio del portiere Pepe Reina, leader della squadra, che ha da tempo firmato un triennale con il Milan. Scontate le permanenze di Hamsik e Insigne, resta da definire la posizione del tecnico Sarri. Le critiche del presidente De Laurentiis sulla gestione della rosa e sulla poca dedizione alle coppe alimentano i rumors dall’Inghilterra secondo i quali l’attuale tecnico azzurro sarà il successore di Antonio Conte sulla panchina del Chelsea. Eventualmente non sarebbe da escludere un tragitto inverso per l’ex ct della Nazionale, anche se il favorito, in caso di addio di Sarri, è Marco Giampaolo, attualmente alla guida della Sampdoria. Il valzer degli allenatori è pronto a partite.

Francesco Carci

All’improvviso Koulibaly! Juve-Napoli: sarà duello Fino Alla Fine

Un gol al 90’ del difensore senegalese decide la sfida scudetto tra bianconeri e azzurri. Popolo partenopeo in festa (10mila persone all’aeroporto Capodichino ad accogliere la squadra). La Vecchia Signora ha adesso un punto di vantaggio a quattro giornate dal termine del campionato

koulibalyTORINO – Sembrava destinata ad uno scialbo 0-0 la sfida scudetto tra Juventus e Napoli. Un punto che avrebbe permesso ai bianconeri di mantenere quattro punti di vantaggio sui ragazzi di Sarri a 360 minuti dalla fine del campionato. E invece, proprio al 90’, un’imperiosa incornata di testa di Koulibaly gela Buffon e tutti i tifosi della Vecchia Signora. I partenopei espugnano così l’Allianz Arena e riaprono completamente i giochi per lo scudetto: tra la squadra di Allegri e quella di Sarri adesso c’è un solo punto di distacco.
GRANDE FESTA A NAPOLI – Nel capoluogo campano, ma non solo, sono partiti immediatamente grandi festeggiamenti. Caroselli per strada, bagni nelle fontane e più di 10mila persone all’aeroporto di Capodichino ad accogliere Insigne e compagni, reduci dalla trionfante trasferta torinese. Siamo abituati a scene simili quando si vince un Mondiale o quando si alza in cielo una coppa, invece non è stato fatto ancora nulla. Ma la gioia dei tifosi partenopei è stata impossibile da contenere. Anche diversi vip hanno espresso sui social network la propria soddisfazione: da Nino d’Angelo al sindaco De Magistris fino a Diego Armando Maradona che ha pubblicato la scritta “Mamma Mia”.
LOTTA FINO ALLA FINE – La Juventus ha comunque un punto di vantaggio sul Napoli, ma il calendario sembra strizzare l’occhio agli azzurri. I bianconeri infatti sono chiamati a due trasferte durissime contro Inter (sabato prossimo) e Roma, entrambe in piena corsa Champions. Più agevoli invece gli impegni casalinghi contro Bologna e Verona. Discorso simile per il Napoli che riceverà al San Paolo Torino e Crotone, mentre farà visita e Fiorentina e Sampdoria, entrambe le squadre in lotta per l’Europa League. Tutto quindi è nelle mani della Juve che con quattro vittorie festeggerebbe il settimo tricolore consecutivo, ma la differenza di entusiasmo, dopo il successo nello scontro diretto, potrebbe essere decisivo per il Napoli.

Francesco Carci

Champions League, parte la grande sfida Italia-Spagna

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Juventus e Roma pronte a sfidare Real Madrid e Barcellona nei quarti di finale. I bianconeri vogliono vendicare la sconfitta nella finale di Cardiff dello scorso giugno, per i giallorossi impresa quasi impossibile. Giovedì Lazio-Salisburgo per l’Europa League

ROMA – La Champions League entra nel vivo: dentro o fuori, non si può più sbagliare. L’Italia, che ha due squadre tra le prime otto (non succedeva da più di 10 anni), si gioca le proprie chance con Juventus e Roma, chiamate però ad una doppia sfida difficilissima contro le big di Spagna, Real Madrid e Barcellona.

VENDICARE CARDIFF – L’urna di Nyon è stata tutt’altro che generosa con le squadra italiane. La Juventus infatti affronta il Real Madrid, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni della Champions (le ultime due consecutive). E proprio l’ultimo trionfo delle merengues i tifosi bianconeri se lo ricordano bene: lo scorso 3 giugno a Cardiff finì con un sonoro 4-1 per la squadra allenata da Zinedine Zidane. Normale dunque che Cristiano Ronaldo e compagni partano con i favori del pronostico, ma proprio il desiderio di vendetta sarà una spinta in più per la Vecchia Signora. L’andata è in programma stasera a Torino, il ritorno mercoledì 11 nella capitale spagnola.

ROMA, SERVE L’IMPRESA – La Roma, dopo aver eliminato gli ucraini dello Shakthar, è chiamata ad una vera e propria impresa. Il Barcellona, che sta dominando il proprio campionato, sembra infatti una corazzata perfetta. Normale esaltare prima di tutti Leo Messi, ma in ogni reparto i catalani possono contare su una serie lunghissima di campioni. E, particolare da non sottovalutare, la difesa concede molto meno rispetto agli anni passati. Nel calcio nulla è impossibile, ma ai ragazzi di Di Francesco serviranno 180 minuti stellari. Prima gara mercoledì sera al Camp Nou, ritorno martedì 10 all’Olimpico.

C’E’ ANCHE LA LAZIO – La settimana europea si chiude giovedì con i quarti di Europa League. Una particolarità: ci sono otto squadre, tutte di nazionalità diverse. Tra queste anche la Lazio di Simone Inzaghi, che se la vedrà contro il Salisburgo. Un sorteggio abbastanza fortunato (potevano capitare avversari come Arsenal o Atletico Madrid), ma attenzione a sottovalutare i campioni d’Austria, imbattuti nella competizione e pieni di giovani promesse del calcio europeo. Ma se Immobile e soci confermeranno la grande vena realizzativa stagionale (già superata quota 100 gol), il passaggio del turno sarà assolutamente alla portata.

Francesco Carci

Derby di Milano all’Inter, Icardi stende il diavolo. Impresa dalla Lazio

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Giornata cruciale in Serie A: i nerazzurri battono 3-2 la squadra di Montella, sempre più lontana dalla zona Champions. Negli altri scontri diretti impresa dalla Lazio in casa della Juventus, il Napoli supera la Roma all’Olimpico e resta a punteggio pieno
ROMA – Napoli, Inter e Lazio godono. Juventus, Roma e Milan piangono. L’ottava giornata di Serie A era una di quelle cruciali con tre importantissimi scontri diretti che hanno dato molte indicazioni sul futuro del campionato.

DERBY ALL’INTER, ICARDI SHOW – Partiamo dal posticipo della domenica, il sentitissimo derby di Milano. Si legge Inter-Milan, ma è stato Icardi vs Milan. Hanno vinto i nerazzurri 3-2, trascinati infatti dalla tripletta del centravanti argentino, che si è preso così una rivincita personale dopo essere stato escluso dalla formazione titolare con l’Argentina. La Milano nerazzurra gongola: in 8 giornate sono arrivate 7 vittorie ed un pareggio, nonostante un gioco che ancora non entusiasma Ma i risultati sono la cosa più importante e la cura Spalletti sembra davvero funzionare.
IMPRESA LAZIO – La giornata si era aperta con Juventus-Lazio. Una prova del 9 per i biancocelesti, reduci da un grande avvio di campionato grazie ai gol di Ciro Immobile. E proprio l’attaccante campano ha firmato la doppietta nel sorprendente 2-1 finale: i bianconeri non perdevano in casa da oltre due anni, mentre la Lazio non espugnava Torino da ben 15 anni. Un’impresa storica, come l’ha definita il tecnico Simone Inzaghi, che molti danno come futuro allenatore proprio della Vecchia Signora. Una nota di merito anche al portiere biancoceleste Strakosha che, a tempo scaduto, ha parato il rigore del possibile pareggio a Dybala. Un ko che rischia di minare parecchie certezze in casa juventuna.

IL NAPOLI PROVA LA FUGA – Il Napoli non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di allungare sulla Juventus. I ragazzi di Sarri hanno espugnato l’Olimpico battendo 1-0 la Roma grazie al gol di Insigne, il primo in assoluto ai giallorossi. Abituati a fare un calcio spettacolare, questa volta gli azzurri hanno dimostrato grande carattere e cinismo, oltre ad una tenuta difensiva perfetta. La Roma ha recriminato per le numerose assenze, ma anche quest’anno sembra mancare qualcosa per lottare per lo scudetto.

LA CLASSIFICA – Dopo 8 giornate questa è la classifica (in attesa del posticipo Verona-Benevento):
1. Napoli 24
2. Inter 22
3. Juventus 19
4. Lazio 19
5. Roma 15*
6. Sampdoria 14*
7. Bologna 14
8. Torino 13
9. Chievo 12
10. Milan 12
11. Fiorentina 10
12. Atalanta 9
13. Udinese 6
14. Cagliari 6
15. Crotone 6
16. Genoa 5
17. Spal 5
18. Sassuolo 5
19. Verona 3*
20. Benevento 0*
*una partita in meno

Speciale Juventus: caccia al settimo scudetto consecutivo

Massimo Allegri

Massimo Allegri

I bianconeri partono inevitabilmente favoriti anche quest’anno nonostante la partenza di Bonucci. L’attacco fa paura: oltre al trio Higuain-Dybala-Mandzukic sono arrivati Douglas Costa e Bernardeschi. E rimane il sogno Champions

ROMA – Si riparte da dove eravamo rimasti. E cioè con la Juventus ancora una volta favorita per la vittoria dello Scudetto. I bianconeri, reduci da sei trionfi consecutivi, c’è da scommettersi che avranno ancora fame. Le motivazioni non mancano: oltre a migliorare il record dei sei tricolori di fila, c’è la rabbia per la finale di Champions League persa contro il Real Madrid e la voglia di dimostrare, a chi storce il naso per la partenza di Bonucci, di poter vincere anche senza uno dei leader difensivi, passato al Milan.

ATTACCO SUPER – Come detto la Juventus parte favorita, ma con una grossa perdita in difesa. Leonardo Bonucci, vuoi per un rapporto non idilliaco con Allegri vuoi per misurarsi in una nuova realtà, ha deciso di fare le valigie. Rischiosa la scelta del club di rinforzare però una diretta concorrente, considerando che il Milan necessitava proprio di un leader carismatico in difesa. A fine mercato è stato preso il tedesco Howedes, difensore duttile e di grande esperienza: acquisto più che mai necessario vista la tenuta fisica non sempre ottimale dei vari Chiellini, Barzagli e Benatia. A centrocampo ci si aspetta molto dall’ex gioiellino del Boca Juniors, Bentancur, mentre il francese Matuidi garantirà muscoli e sostanza. Il fiore all’occhiello resta il reparto offensivo: non bastassero Higuain, Dybala e Mandzukic sono arrivati Douglas Costa, che si alternerà sulla destra con Cuadrado (bel grattacapo per Allegri), e Bernardeschi, uno dei futuri talenti del calcio italiano. Il Napoli, con il suo gioco spettacolare, fa paura, il Milan ha rivoluzionato in meglio la rosa e l’Inter sembra già rigenerata dalla cura Spalletti (i 6 punti in due gare di queste squadre lo dimostrano), senza dimenticare la Roma, ma non c’è dubbio che la Vecchia Signora resti ancora la squadra da battere.

Francesco Carci

Mercato, Milan scatenato: preso Bonucci
dalla Juventus

bonucci2Clamorosa bomba di mercato: i rossoneri piazzano il colpo in difesa, ai bianconeri 40 milioni di euro. Il famoso litigio con Allegri e il presunto battibecco nello spogliatoio con alcuni compagni durante la finale di Champions League contro il Real Madrid i motivi alla base di questo sorprendente addio

MILANO – Milan protagonista assoluto del calciomercato. La nuova proprietà cinese, una volta formalizzato il tanto atteso closing che ha messo fine all’era di Berlusconi, ha già speso quasi 200 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione con il fine di riportare il club nelle zone che contano, in Italia e in Europa. E così ai già ottimi acquisti di Musacchio, Kessiè, Ricardo Rodriguez, André Silva, Borini, Calhanoglu e Conti, oltre al rinnovo di Donnarumma, si aggiungono quelli di Biglia e soprattutto di Bonucci dalla Juventus per 40 milioni di euro. Una trattativa tanto rapida quanto sorprendente che ha lasciato perplessi i tifosi bianconeri e letteralmente mandato in estasi quelli rossoneri.

BONUCCI VIA, I PRO – Bonucci saluta dunque la Juventus dopo 7 anni per accettare la sfida del nuovo Milan, che gli garantirà 7,5 milioni (che potrebbero arrivare a 10 con i bonus) per 5 anni. Molti si stanno chiedendo se la Juventus ha fatto bene a cedere il proprio perno della difesa. Guardando il bicchiere mezzo pieno, si può dire che la società degli Agnelli ha in casa proprio non uno, ma ben due possibili eredi di Bonucci: il primo è Daniele Rugani, pronto ormai al definitivo salto di qualità e a vestire i panni del titolare. L’altro è Mattia Caldara, centrale difensivo dell’Atalanta, assoluta rivelazione del campionato scorso e ‘prenotato’ dai bianconeri dalla stagione 2018/2019 (ma non è escluso che a questo punto venga fatto un tentativo per portarlo subito a Torino). Soldi a parte, dietro alla cessione di Bonucci ci sono evidentemente anche questioni extra-economiche. Difficile pensare infatti ad un rapporto armonico con il tecnico Allegri dopo il plateale litigio tra i due durante Juventus-Palermo dello scorso 18 febbraio, che è costato a Leonardo la tribuna per punizione nel match di Champions League in casa del Porto. Questo è un dato di fatto. Poi ci sarebbero anche altri rumors secondo cui, durante l’intervallo della finale di Champions League contro il Real Madrid, ci sarebbe stato un forte battibecco tra lo stesso Bonucci e Dybala (difeso anche da Higuain), smentito comunque dalla dirigenza bianconera. La linea della società è sempre stata chiara: gli scontenti non verranno trattenuti. E il fatto che un affare così importante sia stato chiuso nel giro di poche ore conferma che il difensore della Nazionale probabilmente fosse considerato una mela marcia all’interno dello spogliatoio.

…E I CONTRO – “Non si rinforza mai una rivale”. Lo diceva Luciano Moggi (il Moggi versione direttore sportivo, un fuoriclasse) ed era un diktat in casa Juventus. Le perplessità nascono proprio dal fatto che non solo sia stato perso uno dei difensori più forti del mondo (sicuramente il migliore in Italia), ma che sia stato venduto proprio al Milan che, a suon di colpi di mercato, sta tornando grande con la nuova proprietà cinese. Anche sulla cifra, 40 milioni, più di qualcuno ha storto il naso: Bonucci ha 30 anni, che non sono pochi, ma ci sono tanti esempi di difensori centrali dal rendimento altissimo anche a 35-36 anni. Proprio la Juventus può constatarlo in casa propria con Barzagli e Chiellini, rispettivamente 36 e 32 primavere. Si poteva dunque cederlo all’estero: non è un mistero l’interessamento nei confronti di Bonucci del Manchester City, che l’anno scorso era arrivato a offrire addirittura 62 milioni alla Juventus. Offerta rispedita al mittente. Manca ancora tanto alla chiusura del mercato (sipario il 31 agosto), ma per la prima volta negli ultimi tre anni c’è la sensazione che la Juventus, seppur favorita, non abbia già mezzo scudetto in tasca alla griglia di partenza. Una notizia positiva per tutti gli appassionati ‘neutrali’ del campionato.

Francesco Carci

Appendino. L’insostenibile pesantezza dell’inadeguatezza

Un fatto è certo. La luna di miele tra Chiara Appendino e la città di Torino, alimentata dal profilo molto subalpino e poco pentastellato della sindaca, dalla benevola condiscendenza riservatale dal sistema mediatico, dal paragone con la collega romana Virginia Raggi, che in un anno ha inanellato una serie di disastrose performances, dopo quanto avvenuto la notte del 5 giugno, ha subito un brusco stop.

La Sindaca è apparsa in questi giorni per quello che è: una signora della borghesia torinese, che ha puntato tutto sulla propria immagine rassicurante, ritenendo che il solo fatto di avere clamorosamente interrotto un ciclo di governo di sindaci appendice di un partito che nella Prima Repubblica contava a Torino un numero di sezioni maggiore rispetto alle Chiese cittadine durato fin troppo a lungo, la mettesse al riparo dall’evidenza della pesante sua inadeguatezza per il ruolo che gli elettori (possiamo dirlo? Sbagliando) le hanno affidato.

Il suo surreale intervento in Consiglio comunale e le prime dichiarazioni rese dopo i fatti di Piazza S. Carlo hanno offerto la desolante dimostrazione di tale inadeguatezza, a cominciare dalla risibile giustificazione che l’organizzazione dell’evento ha seguito le medesime direttrici del 2015.

E’ apparso di tutta evidenza che la Signora è stata ed è inconsapevole che dal 2015 di acqua sotto i ponti di Po e Dora e non solo ne è passata molta e che tutte , ma proprio tutte le città europee e i loro abitanti sono oggi più di allora nel mirino della follia terroristica fondamentalista e che i parametri di sicurezza da adottare per la gestione di un grande evento oggi devono corrispondere non a generici standard ma essere applicati sulla base di una valutazione dei rischi legati ad una situazione che nei giorni antecedenti alla finale di Champion’s League erano sin troppo chiari.

Anziché la surreale e burocratica litania di ciò che era stato previsto e la ovvia sottolineatura che occorre dare una stretta alla vendita abusiva di bevande in bottiglie di vetro, Chiara Appendino avrebbe dovuto spiegare che cosa ci sta a fare il Comitato per l’ordine e la sicurezza , organismo di cui oltre a lei fanno parte Prefetto e Questore (a proposito, complimenti ad entrambi per la lungimirante gestione dell’evento) se non è in grado di comprendere che l’adunata dei tifosi non avrebbe dovuto essere organizzata in una piazza cittadina, difficile da controllare, priva di vie di fuga e dunque inidonea ad ospitare un happening di tifosi.

La domanda più semplice che avrebbe dovuto porsi ( che resta non solo non fatta ma ovviamente inevasa) è la seguente: non sarebbe stato più opportuno chiedere alla Juventus, il cui presidente Andrea Agnelli all’atto dell’inaugurazione dello stadio di proprietà del club bianconero parlò di “casa di tutti i tifosi”, di farsi carico di ospitare (come ha fatto il Real Madrid con il Bernabeu) le decine di migliaia di tifosi affluiti a Torino?

E’ del tutto evidente che l’utilizzo di uno stadio, se da un lato non mette del tutto al sicuro gli spettatori (cosa ben difficile, di fronte alla scellerata efficienza dei terroristi) dall’altro almeno garantisce la possibilità di effettuare controlli rigorosi, a cominciare dagli accessi di persone e cose e in definitiva una maggior sicurezza.

Non è che ci volesse un’arca di scienza per capirlo. Si è preferito, e qui sta l’inadeguatezza di chi ha il dovere di pensare il meglio per la città che amministra, affidarsi ad una gestione burocratica e miope dell’evento sino al punto di ignorare, si apprende, la circolare che capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva inviato subito dopo l’attentato di Manchester del 25 maggio, contenente le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi, a cominciare dall’approntamento di un serio piano d’emergenza.

Insomma in un modo o nell’altro, Raggi ed Appendino, le due pupille di Beppe Grillo, a capo della Capitale e di una delle maggiori città italiane hanno ampiamente dimostrato di “non essere capaci”.

La speranza è che la presa d’atto dello stato delle cose sia il viatico che possa indurre gli elettori alle prossime elezioni a non seguitare a farsi incantare delle invettive del capo di un carrozzone di incompetenti presuntuosi .

Perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico

Emanuele Pecheux