Istat: Italia secondo paese più vecchio al mondo

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Presentando oggi il ‘Rapporto Istat 2018’ alla Camera dei Deputati, il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva ha detto: “In Italia manca il lavoro ad oltre 6 milioni di persone. Nel nostro Paese le persone che vorrebbero lavorare superano di poco i 6 milioni, nonostante i miglioramenti del mercato del lavoro, per donne, giovani e Mezzogiorno resta ancora molto da fare. Un giovane laureato su quattro trova lavoro attraverso una segnalazione di parenti o amici o la conoscenza diretta del datore di lavoro”.

Secondo il rapporto annuale dell’Istat, “tra i laureati del 2011 occupati nel 2015 uno su tre ha trovato lavoro grazie all’inserzione su giornali o internet o l’invio del curriculum a datori di lavoro. Chi trova lavoro con canali formali dichiara una maggiore soddisfazione per l’impiego ottenuto”.

L’Istituto di statistica spiega anche: “Una valutazione sintetica della bontà dell’occupazione determinata su diverse dimensioni (retribuzione, stabilità del lavoro, adeguatezza della professione al titolo di studio conseguito e regime orario) mette in luce che un inserimento lavorativo avvenuto attraverso le segnalazioni di familiari o amici porta a ottenere un impiego caratterizzato in assoluto da retribuzioni più basse, minore stabilità e coerenza con il percorso di studi concluso”.

Dal Rapporto annuale emerge anche l’allarme demografico. In Italia le nascite toccano il nuovo minimo storico, si accentua l’invecchiamento e prosegue il calo della popolazione. Il quadro demografico è preoccupante con la tendenza che indica un costante peggioramento del “debito demografico”.

Per il nono anno consecutivo le nascite sono in calo. L’anno scorso ne sono state stimate 464mila, il 2% in meno rispetto all’anno precedente e nuovo minimo storico. Secondo l’Istat, la contrazione delle nascite ha una forte componente strutturale e interessa tutte le aree ma in particolare nel centro Italia con una contrazione del 4,6%. Rispetto al 2008 il calo delle nascite ammonta a oltre 100mila unità, -19%.

Nonostante l’apporto positivo dell’immigrazione, le donne nella fascia di età tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni. Meno donne in età feconda comportano inevitabilmente meno nascite.

La crisi demografica è confermata dal terzo anno consecutivo di flessione della popolazione. L’Istat stima che a gennaio scorso la popolazione ammonti a 60,5 milioni, in calo di quasi 100mila unità rispetto all’anno precedente. Al tempo stesso si accentua l’invecchiamento nonostante la presenza degli stranieri caratterizzati da una struttura di età più giovane di quella italiana e con una fecondità più elevata. L’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani.

L’evoluzione demografica degli ultimi decenni ci consegna un paese profondamente trasformato nella struttura e nelle dinamiche sociali demografiche. La tendenza è destinata ad accentuare ulteriormente il processo di invecchiamento. Secondo lo scenario mediano delle previsioni demografiche tra 20 anni lo squilibrio intergenerazionale sarà ancora più critico con 265 anziani ogni 100 giovani.

L’occupazione femminile ha raggiunto quasi il 49%, ma l’Italia è penultima nella classifica europea sulla quota delle donne che lavorano. Secondo quanto indicato nel rapporto annuale dell’Istat, in Italia nel 2017, per il quarto anno consecutivo, il tasso di occupazione generale cresce, attestandosi al 58%, ma è ancora 0,7 punti percentuali sotto il livello del 2008 e lontano dalla media Ue.

L’Istat ha scritto nel rapporto annuale: “Il riavvicinamento ai valori del 2008 si deve esclusivamente alla componente femminile (+1,7 punti dal 2008 in confronto a -3,1 degli uomini) anche se l’Italia si caratterizza per un tasso di occupazione femminile più basso della media europea (48,9% contro 62,4%). Si tratta del valore più basso dopo la Grecia”.

Gli indicatori disponibili per i primi mesi del 2018 segnalano la prosecuzione del recupero della crescita dell’economia italiana, pur se a ritmi moderati.

Tuttavia, si profilano segnali di incertezza legati all’evoluzione delle politiche commerciali di Stati Uniti e Cina, alla prosecuzione del processo di normalizzazione della politica monetaria statunitense e agli effetti dei rialzi dei tassi sui mercati finanziari e valutari. Sempre nel Rapporto annuale 2018 dell’Istat, viene evidenziato come nella prospettiva di breve termine i segnali siano positivi seppure in leggera attenuazione.

Sulla base delle stime preliminari dell’Istat, nel primo trimestre del 2018 il Pil è salito dello 0,3% sul trimestre precedente. Nello stesso periodo la fiducia delle famiglie è risultata in crescita, mentre quella delle imprese è diminuita, mantenendosi però su livelli elevati.

Nel biennio 2015-2016 l’economia è tornata a crescere nel Mezzogiorno, dopo sette anni di contrazione: il Pil in volume è aumentato del 2,4%, un valore superiore a quello medio nazionale (+1,9%). Secondo l’Istat tuttavia emerge ancora il gap fra il Sud e il resto del Paese.

Nel biennio la ripresa è più forte nel Nord-est (+2,5 per cento), in particolare in Emilia-Romagna e in Friuli-Venezia Giulia (+2,7). Il tasso di crescita del Nord-ovest (+2,0 per cento) riflette al suo interno dinamiche differenti: l’incremento è più elevato in Lombardia (+2,5 per cento), meno vivace in Piemonte (+1,5), negativo in Liguria (-0,5 per cento). Più contenuta l’espansione nelle regioni del Centro (+0,9 per cento), dove il Pil si è leggermente contratto nelle Marche (-0,1 per cento).

Tra le regioni meridionali, il Molise e la Campania presentano variazioni positive del 4,9 per cento, la Basilicata del 9,2. Nel complesso, mentre la crescita del Sud è consistente (+3 per cento), la ripresa nelle Isole è più contenuta (+0,9). La contrazione osservata nel Mezzogiorno nel periodo compreso tra l’avvio della crisi e il 2014 è stata, del resto, intensa e più elevata di quella delle altre ripartizioni, con una riduzione del Pil che ha superato il 12 per cento.

Le indicazioni fornite dall’Istat sono un quadro indispensabile per l’elaborazione delle scelte politiche future per il Paese.

Salvatore Rondello

Quando si può licenziare per malattia. Inps, sostegno al reddito per chi perde il lavoro

Lavoro
QUANDO SI PUÒ LICENZIARE PER MALATTIA

Il lavoratore dipendente malato non può essere licenziato. A stabilirlo è la legge, che prefigura solo due casi nei quali è possibile attuare l’allontanamento in caso di malattia: quando l’assenza supera la durata massima fissata dal contratto collettivo o se, nonostante l’assenza sia inferiore a tale limite, essa comporti un grave pregiudizio per l’organizzazione aziendale. La prima causa, come ricorda il portale “laleggepertutti.it”, è detta ‘superamento del comporto’ e trova nella legge una previsione espressa; la seconda, invece, discente direttamente della recente interpretazione dei giudici.
Il codice civile stabilisce che l’azienda debba conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia, nei limiti del ‘comporto’, un periodo determinato dalla legge, dai contratti collettivi o, in mancanza, dagli usi. Fondamentalmente, non si può licenziare il lavoratore malato a causa della sua malattia e dell’assenza prorogata. Si può però licenziare il dipendente malato, anche durante il periodo in cui è a casa, per altri motivi non legati alla malattia come ad esempio una crisi aziendale o la ristrutturazione interna (il cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo) o ancora, una grave colpa da questi commessa (cosiddetto licenziamento disciplinare). Come nell’ipotesi del dipendente in malattia che non si fa puntualmente trovare a casa al momento delle visite fiscali del medico dell’Inps.
L’assenza per malattia può protrarsi per un periodo massimo che di norma è disciplinato dai contratti collettivi. Superata tale soglia è possibile il licenziamento. L’unico caso in cui al dipendente viene permesso di superare il periodo di comporto è quando la malattia si è verificata a causa del datore di lavoro, per non aver questi garantito un ambiente salubre e privo di rischi (infortunio sul lavoro, mancata predisposizione delle misure di sicurezza, ma anche uno scivolone dalle scale, un infarto derivato da una condotta mobbizzante, ecc.).
Per calcolare il ‘comporto’, ossia l’arco temporale superato il quale l’azienda può licenziare il dipendente, bisogna fare riferimento all’anno di calendario o l’anno solare, in base a quanto normato dai contratti collettivi. Per ‘anno di calendario’ si deve intendere il lasso di tempo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno, mentre per ‘anno solare’ si deve intendere un periodo di 365 giorni decorrenti dal primo evento morboso, dall’inizio della malattia (se continuativa) o a ritroso dalla data di licenziamento.
La durata del comporto per gli impiegati è prefissata dalla legge ed è di 3 mesi quando l’anzianità di servizio non supera i dieci anni, e di 6 mesi quando tale anzianità va oltre i dieci anni. Per gli operai, invece, la durata del periodo di comporto è stabilita dalla contrattazione collettiva. Il periodo di comporto può essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di godere delle ferie maturate. La richiesta deve essere scritta, indicare il momento dal quale si intende convertire l’assenza per malattia in assenza per ferie ed essere tempestivamente presentata al datore di lavoro, prima che il periodo di comporto sia definitivamente scaduto e il datore di lavoro abbia diritto di recedere dal rapporto.
Scaduto il comporto, il datore può licenziare il dipendente senza provare l’esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo. Tuttavia, è vietato licenziare il dipendente per superamento del comporto se la sua malattia è stata provocata o aggravata dalla nocività insita nelle modalità di esercizio delle mansioni o comunque esistente nell’ambiente di lavoro. Al riguardo, la recente giurisprudenza intervenuta in materia sta sostenendo la possibilità per l’azienda di licenziare il dipendente assente per malattia ancor prima del superamento del comporto, quando l’indisposizione del lavoratore provoca un grave danno all’organizzazione del lavoro.
È quello che si definisce ‘licenziamento per scarso rendimento’. Esistono già diversi precedenti in tal senso. In sostanza, secondo le ultime pronunce giudiziarie emanate sull’argomento, tutte le volte in cui la presenza sporadica del lavoratore finisce per danneggiare i meccanismi produttivi e le catene di montaggio, costringendo l’azienda a bloccarsi o, per evitare ciò, ad assumere un sostituto, è possibile il licenziamento di chi non ha ancora esaurito tutti i giorni del comporto.
Ma attenzione, il licenziamento del malato cronico, di chi, cioè, presta servizio a singhiozzo, fra lunghe assenze e brevi ritorni, è lecito solo quando questi rende un’attività esigua per quantità e qualità e dunque non utilizzabile dall’azienda. In tale fattispecie il licenziamento è legittimo. Quando le reiterate assenze per malattia determinano uno scarso rendimento viene infatti violato l’obbligo della diligente collaborazione a cui il lavoratore si obbliga.

Previdenza Inps
LE MISURE ATTUALI DI SOSTEGNO AL REDDITO PER CHI PERDE IL LAVORO

Diversi sono i sostegni al reddito tuttora in vigore che si collegano alla perdita di lavoro. Vediamo quali sono i principali:
Naspi (Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) è il sussidio di disoccupazione erogato dall’Inps. Per ottenerlo occorre aver lavorato almeno 13 settimane negli ultimi 4 anni e 30 giorni di lavoro effettivo nell’anno in cui si è perso il posto. La Naspi può essere richiesta da dipendenti pubblici a termine e lavoratori subordinati del settore privato. Vale per chi perde il lavoro involontariamente o per chi si licenzia per giusta causa. L’importo massimo per il 2018 non può superare i 1.300 euro al mese e l’assegno dura fino a un massimo di 24 mesi.
Dis-Coll è la prestazione rivolta a collaboratori a progetto, occasionali, coordinati e continuativi, dottorati di ricerca, borsisti ecc. che hanno perduto involontariamente il lavoro o che si sono dimessi per giusta causa. Anche in questo caso l’importo massimo è di 1.300 euro al mese, ma la durata massima è pari a 6 mesi.
Disoccupazione agricola, riservata ai lavoratori dell’agricoltura, offre un’indennità pari al 40% della retribuzione del lavoratore o della lavoratrice che ha perso il lavoro. Si collega alla stagionalità insita nel lavoro agricolo. Per fare domanda basta compilarla in via telematica sul sito Inps.
Questi contributi si collegano a un precedente periodo di lavoro. Si tratta pertanto di schemi cosiddetti “assicurativi”, in cui si versa un “premio” durante i mesi di lavoro e si percepisce in cambio un “risarcimento” nei periodi in cui il lavoro finisce. Diversi sono invece gli strumenti improntati al reddito di cittadinanza, in cui è la condizione di povertà o di disagio a dare diritto a un sostegno

Fisco a cittadini
ECCO COME LO STATO USA LE TUE TASSE

“Gentile Mario Rossi…ecco come lo Stato utilizza le tue tasse”. E’ arrivata a metà aprile, con la stagione delle dichiarazioni, una pagina informativa personalizzata nel ”cassetto” dell’Agenzia delle Entrate con la quale circa 30 milioni di contribuenti hanno potuto conoscere come sono state utilizzate le proprie imposte versate nell’anno precedente. Nell’informativa è compresa una tabella ed un grafico che riporta le principali voci, dall’istruzione al debito pubblico. Anche così i cittadini non saranno solo contribuenti, ha spiegato il direttore delle Entrate Ruffini.
I cittadini che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2017 – aveva annunciato l’Agenzia delle Entrate – potranno conoscere come sono state distribuite le imposte relative al 2016, accedendo al proprio cassetto fiscale o nella dichiarazione precompilata, in pratica attraverso l’accesso telematico alle proprie pagine fiscali che già molti cittadini hanno. “Nella speranza di fare cosa gradita, – viene riportato nella breve introduzione alla pagina – Agenzia delle entrate desidera fornirti alcune informazioni con l’obiettivo di essere ancora meglio al servizio tuo e dell’intera comunità.
(…) Contribuire alla propria comunità è essenziale, – viene concluso – ma riteniamo lo sia anche avere la consapevolezza, per rispetto del cittadino prima ancora che del contribuente, di come vengano utilizzate le risorse fiscali” E’ proprio questa la filosofia che ispirare il progetto che – ha ricordato l’Agenzia – rientra nel percorso tracciato dal direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, per “migliorare il senso di partecipazione dei cittadini troppo spesso considerati soltanto contribuenti”. I soggetti potenzialmente interessati all’operazione sono circa 30 milioni.
Ci sono i circa 20 milioni che compilato il modello 730 direttamente o tramite intermediari e altri 10 milioni che invece dichiarano attraverso il modello Redditi.
La novità è scattata di fatto dalla metà di aprile, con l’avvio della stagione delle dichiarazioni dei redditi. “Accedendo al proprio cassetto fiscale o consultando la dichiarazione precompilata via web – hanno spiegato alle Entrate – si può conoscere come sono state distribuite le risorse fiscali in un quadro sintetico che contiene le principali voci di spesa”.
In pratica è possibile scoprire come le proprio imposte versate – dall’Irpef alle varie addizionali, dalla cedolare sugli affitti al contributo di solidarietà – vengono ”spacchettate” nelle diverse voci del bilancio della pubblica amministrazione: sanità pubblica, previdenza, istruzione, sicurezza, ordine pubblico, trasporti, cultura, protezione del territorio, ma anche la quota parte del debito pubblico o come si contribuisce al bilancio dell’Unione europea, oltre ai servizi generali delle pubbliche amministrazioni.
Ecco allora che un Mario Rossi che ha versato 10 mila euro di imposta saprà sui redditi del 2016, che 2.125 euro sono stati destinati alla voce previdenza e assistenza, 1.934 euro sono andati alla sanità, 1.090 euro all’istruzione, 882 euro a difesa, ordine pubblico e sicurezza, 832 ai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione e così via.
Tutte le principali voci di spesa dello Stato sono, quindi, riassunte in una tabella e in un “grafico a torta” attraverso i quali il contribuente potrà verificare concretamente il percorso compiuto dalle imposte in base alla propria dichiarazione dei redditi 2017.
L’accesso a questa nuova ‘pagina’ segue lo schema che il fisco utilizza già per la dichiarazione precompilata. Servirà la password a tutela della riservatezza. Si può usare per questo sia lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi on line delle amministrazioni pubbliche oppure, in alternativa, le password e il pin dei servizi dell’Agenzia delle Entrate, della carta nazionale dei servizi, dell’Inps o del portale NoiPa (quelle dei dipendenti pubblici). Ma si potrà anche chiedere di saperlo tramite un intermediario: un Caf o un professionista abilitato. Come dire, sono tante le strade possibili per questa nuova ”consapevolezza fiscale”.

Carlo Pareto

Assegno di ricollocazione, lavori usuranti e reddito di inclusione: le novità

Lavoro

SLITTA A MAGGIO L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

Slitta a maggio l’entrata a regime dell’assegno di ricollocazione, che era stato preventivato per il 3 aprile scorso. Lo prevede una nuova delibera Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro che sposta la partenza del contributo per i disoccupati senza peraltro fissare una nuova data. Le cause del rinvio sono da attribuire a problemi di adeguamento del sistema informatico da parte dei patronati che hanno richiesto tempi più lunghi del previsto.

Cos’è – Si tratta del contributo economico che va da 250 a 5.000 euro per i servizi per il lavoro che offrono un’opportunità di impiego ad un disoccupato che sia almeno da quattro mesi percettore di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione erogata dall’Inps, ma anche a chi rientra nelle politiche di contrasto alla povertà (nel Rei) o è in cassa integrazione straordinaria Inps.

Un assegno che diventa tanto più pesante quanto più è difficile (per formazione, territorio e via dicendo) ricollocare il lavoratore in questione. La somma viene incassata dai centri per l’impiego, dalle agenzia per il lavoro o da altri enti accreditati se l’operazione ha avuto successo, cioè se ha portato a un contratto di lavoro.

A quanto ammonta – L’assegno di ricollocazione va da mille a 5mila euro se il disoccupato trova un nuovo impiego a tempo indeterminato, apprendistato compreso. Da 500 a 2.500 euro se si firma un contratto a termine di almeno 6 mesi. Nelle regioni considerate “meno sviluppate” (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) si può scendere a 250 fino a 1.250 euro se si instaura un rapporto a tempo tra i tre e sei mesi.

L’entità dell’assegno varia anche a seconda della difficoltà di reinserimento occupazionale dell’interessato, stabilita nella fase di profilazione. Si terrà conto, tra l’altro, di età, sesso, livello di istruzione, collocazione geografica, precedente esperienza lavorativa.

Chi ne ha diritto – L’assegno può essere richiesto non solo da chi ha diritto alla Naspi dell’Inps da almeno quattro mesi ma anche dai beneficiari del Reddito di inclusione e dai lavoratori in accordi di ricollocazione. L’importo dell’assegno non viene attribuito alla persona disoccupata ma al soggetto che si prende in carico il lavoratore; inoltre, viene corrisposto solamente a risultato occupazionale acquisito. Una novità appena introdotta riguarda la procedura prevista dall’ultima manovra grazie alla quale il servizio può essere anticipato per i lavoratori già in Cigs Inps.

La procedura – Una volta che il disoccupato presenta domanda, sceglie chi eroga il servizio di assistenza: può essere un centro per l’impiego o un ente accreditato ai servizi per il lavoro. La richiesta dell’assegno è volontaria e si può presentare anche in via telematica. Il centro per l’impiego, entro 15 giorni, deve decidere se rilasciare o meno l’assegno dopo le verifiche. Se viene accettato si deve quindi elaborare il Patto di servizio personalizzato e il programma di ricerca intensivo. A quel punto il disoccupato deve partecipare agli incontri concordati e deve accettare le offerte congrue di lavoro ricevute. Se rifiuta può andare incontro a sanzioni che partono da una prima riduzione dell’assegno e arrivano alla sua perdita totale.

Come ottenere l’assegno – La somma viene intascata dal centro per l’impiego o dall’agenzia privata per il lavoro “a risultato raggiunto”, cioè alla firma del contratto subordinato. Il disoccupato, per ottenere l’assegno, deve presentare al servizio pubblico (una novità è il coinvolgimento anche dei patronati) la dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare, la “Did”, e richiedere la somma. Il servizio si conclude dopo 180 giorni, con una possibile proroga di altri 180 giorni in caso di assunzione con contratto di almeno sei mesi.

Pensione lavori usuranti

DOMANDA ENTRO IL 1° MAGGIO

È in scadenza la domanda per il riconoscimento dei requisiti che garantiscono l’accesso alla pensione anticipata per chi svolge lavori usuranti. Entro il 1° maggio 2018 i lavoratori interessati sono chiamati a presentare il modulo AP45 all’Inps a cui viene fatta richiesta per accedere anticipatamente alla pensione, nel caso si perfezionino i requisiti, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019. Stando alla normativa, inserita nella Legge di Bilancio 2017, infatti, è necessario l’invio dell’istanza all’Inps prima della domanda di pensione vera e propria, perché l’istituto possa riconoscere il beneficio per i lavori usuranti e il rispetto di determinati requisiti.

I requisiti- Il lavoratore, incaricato di svolgere mansioni particolarmente pesanti, ha diritto alla

pensione prima di aver maturato i requisiti previsti dal trattamento ordinario. L’età minima varia sulla base della tipologia di attività lavorativa svolta e va da un minimo di 61 anni e 7 mesi fino a un massimo di 64 anni e 7 mesi di età. Rispettato il requisito anagrafico, sia gli autonomi che i lavoratori dipendenti dediti a lavori pesanti devono vantare un minimo di 35 anni di contributi.

Le categorie – Tra le macro-categorie di lavoratori interessati alla pensione anticipata per lavoro usurante troviamo i conducenti di veicoli di capienza complessiva non inferiore a nove posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo; gli addetti alla cosiddetta ‘linea catena’; gli impegnati in mansioni particolarmente usuranti; i lavoratori notturni a turni e/o per l’intero anno (lavoratori a turni che prestano attività nel periodo notturno per almeno 6 ore non meno di 64 giorni lavorativi l’anno; i lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo).

La domanda – Qui il modulo per Ap45 Inps dedicato ai lavoratori in oggetto per presentare domanda di pensione anticipata. Sarà l’Inps a valutare e a comunicare l’esito della domanda di valutazione dei requisiti. Solo dopo una conferma da parte dell’istituto il lavoratore potrà richiedere anticipatamente la pensione con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2019 o nei mesi successivi.

Reddito d’inclusione

PRESENTATI I DATI RELATIVI AL PRIMO TRIMESTRE

A tre mesi dal lancio del Reddito di Inclusione (REI) l’Osservatorio statistico Inps ha prodotto i primi dati sulle domande di richiesta del beneficio.

Nella sede di Palazzo Wedekind il Presidente Tito Boeri, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni hanno recentemente presentato a giornalisti ed esperti del settore i risultati ottenuti dal REI nel primo trimestre del 2018.

Il Presidente Tito Boeri ha sottolineato l’importanza di avere una misura di contrasto alla povertà efficiente. “Il Reddito di Inclusione, il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e le misure regionali collegate sottolineano l’attenzione dell’Istituto verso le famiglie in difficoltà” – ha affermato il Presidente – “I primi risultati che abbiamo, aggiornati al 23 marzo, parlano di 251mila famiglie raggiunte, corrispondenti a 870mila persone. Abbiamo raggiunto quasi il 50% della platea obiettivo di questa misura. È un dato rilevante. Non esistono schemi di contrasto alla povertà in altri paesi che abbiano superato il 40-50%”.

Tito Boeri ha tracciato un profilo delle persone che hanno fatto richiesta della misura, evidenziando un boom di richieste al sud. “Il dato rileva una evidente incidenza di richieste dove il tasso di disoccupazione è maggiore: 7 nuclei familiari su 10 dei beneficiari appartengono dal sud Italia” – ha aggiunto il Presidente – “È straordinaria la richiesta del beneficio proveniente da famiglie con presenza di persone disabili: un quinto dei richiedenti è rappresentato da questa categoria. L’aiuto alle famiglie in difficoltà con persone disabili è un ampliamento importante reso possibile dal Rei rispetto al preesistente Sia. È importante allargare la platea dei beneficiari di questo strumento e l’obiettivo è raggiungere, a partire da luglio, 2,7 milioni di persone”.

Sull’efficienza dello strumento e l’importanza di controllare i flussi di domanda, il Presidente dell’Istituto ha commentato: “È importante mantenere e controllare questa macchina e chi fa richiesta del beneficio. C’è un grande lavoro dietro il controllo delle domande che arrivano. È difficile raggiungere le persone davvero bisognose. Nelle esperienze internazionali sappiamo che ci sono stati moltissimi fallimenti, abbiamo messo su una macchina che si rivolge esclusivamente a chi davvero ne ha bisogno e siamo orgogliosi del corretto funzionamento della stessa”.

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è intervenuto elogiando la rete, permanente e stabile, di supporto alle persone bisognose, specificando che la misura del Reddito di Inclusione rientra attivamente in questo network. Nel tracciare la linea, il Ministro Poletti ha rilevato che è importante dedicare centinaia di milioni di euro alle misure di contrasto alla povertà.

Nel suo intervento il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, analizzando l’andamento economico del Paese, ha rivendicato la funzionalità del Rei. “È uno strumento efficiente che va difeso. Non abbiamo messo in campo una misura passiva che viene semplicemente a fronteggiare una condizione di difficoltà sociale” – ha dichiarato il Premier – “Abbiamo messo in campo uno strumento fondamentale ed efficiente, che va tutelato per aiutare davvero chi vive in condizioni di povertà assoluta”.

Carlo Pareto

‘Resto al Sud’: in arrivo incentivi per rimanere nel Mezzogiorno

Indennità economica di malattia

NUOVE DISPOSIZIONI INPS SUI RICOVERI IN PRONTO SOCCORSO

Nell’ambito delle evoluzioni del Sistema sanitario nazionale, è sempre più diffusa la casistica di permanenza di pazienti presso le unità operative di pronto soccorso di durata anche prolungata.

In molte strutture ospedaliere per affrontare queste situazioni sono state istituite le c.d. Strutture semplici OBI (Osservazione Breve Intensiva) e DB (Degenza Breve – struttura nata in base a specifiche delibere regionali), spesso annesse alle unità operative di pronto soccorso; ovviamente, ulteriori denominazioni potrebbero essere utilizzate dalle varie autonomie locali per individuare strutture con medesimo ruolo funzionale delle OBI e DB. Vi sono strutture ospedaliere che – non avendo deliberato la costituzione delle nominate strutture OBI e DB (o altre con medesima finalità funzionale) come entità esplicitamente autonome – espletano tale funzione direttamente in regime di pronto soccorso.

La permanenza di pazienti in tali strutture può variare sensibilmente e durare anche alcuni giorni, qualora le condizioni del malato richiedano un chiarimento o nel caso in cui l’appropriato reparto di ricovero non sia immediatamente accessibile.

In tali casi la permanenza di un paziente presso il pronto soccorso presenta le medesime caratteristiche del ricovero ospedaliero e tale deve quindi essere considerata ai fini della tutela previdenziale, ove prevista, e della correlata certificazione medica da produrre.

Quindi, nei casi in cui i trattamenti o l’osservazione presso le unità operative di pronto soccorso richiedano ospitalità notturna, deve applicarsi, nell’ambito della tutela previdenziale della malattia, la medesima disciplina prevista per gli eventi di ricovero ospedaliero.

Assegno pensione Inps

APRILE CAMBIA DATA

La pensione di aprile ha tardato ad arrivare. Complice la Pasqua e Pasquetta, che sono caduti nel primo e nel secondo giorno del mese, il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps è slittato a martedì 3 aprile. E questo ha riguardato sia gli accrediti alle Poste che presso gli istituti bancari. Il nuovo calendario delle pensioni è stato deciso con la legge di bilancio 2018. “Al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento, erogati agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Inail – si legge sul sito dell’Inps – sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se il primo è festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, ove non esistano cause ostative”.

Colf

BADANTE IN NERO COSA SI RISCHIA dell’irregolarità della colf con lo Stato

La badante e la colf, così come ogni altro lavoratore, deve essere assunto regolarmente e denunciato all’Inps; quest’obbligo ovviamente compete al datore e non alla collaboratrice familiare. Se il datore non vi attende è responsabile personalmente per il lavoro in nero. In questo caso si formano due tipi di inadempienze, la prima dovuta alla mancata comunicazione dell’assunzione; la seconda all’omessa iscrizione all’Inps. Queste più nel dettaglio le sanzioni conseguentemente prefigurate nella fattispecie:

la prima sanzione scatta per l’omessa o la ritardata comunicazione dell’assunzione all’Inps, va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore e che bisogna corrispondere al centro per l’impiego. Non è una sanzione di tipo penale ma amministrativo;

la seconda penalità scatta per il lavoro nero in sé ossia per l’inosservanza dell’obbligo della denuncia all’Inps; per tale comportamento, che è complementare al primo, la Direzione Provinciale del Lavoro può applicare al datore di lavoro una sanzione pecuniaria che va da 1.500 euro a 12mila per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili persistenti contro il lavoro in nero.

Sempre nei confronti dello Stato, il datore di lavoro è inoltre responsabile per l’evasione dei contributi previdenziali. Le sanzioni sono pari al tasso del 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi omessi con un massimo del 60% e un minimo di 3mila euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche per una sola giornata di lavoro in nero il datore di lavoro può essere punito con la penalità minima applicabile di 3mila euro.

Questa sanzione ovviamente si cumula con quelle amministrative sopra indicate per la mancata comunicazione dell’assunzione e l’omessa iscrizione all’Inps.

Se il versamento degli oneri contributivi avviene con un ritardo di non oltre 12 mesi le sanzioni si riducono per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla cifra residua da pagare.

Se, invece, la badante in nero è anche irregolare, ossia è immigrata senza il permesso di soggiorno, in tale ipotesi il datore di lavoro rischia l’arresto da tre mesi a un anno e l’ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore impiegato.

Ma i problemi non si esauriscono qui. Anzi, il peggio deve ancora venire. Se si è remunerato la badante in nero è verosimile che non si è conservato alcuna dimostrazione tracciabile del pagamento del compenso stabilito. Generalmente i soldi, in queste situazioni, si danno per contanti di volta in volta. Ebbene, se non si è fatto firmare nulla la lavoratrice potrà citare il datore di lavoro fino a cinque anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro sostenendo che non le sono stati mai versati gli stipendi, la tredicesima, la quattordicesima, i permessi, le ferie e il Tfr. E se anche si riuscisse a dimostrare il contrario, ossia che è stata compensata, è lecito supporre che l’importo corrisposto sia stato inferiore in confronto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale; il che significa che si dovrebbe integrare le mensilità con quanto dovuto per legge. Oltre a ciò si è comunque tenuti a versare i contributi previdenziali.

L’incentivo per i giovani imprenditori

RESTO AL SUD

Fuga dal Sud. Alla ricerca di un lavoro e di un futuro, sono migliaia i giovani che abbandonano il Mezzogiorno e, con il loro bagaglio di anni di studi, affrontano veri e propri viaggi della speranza, di notte, in autobus, per arrivare al mattino nelle località del Centro e Nord Italia e tentare la carta del concorso pubblico.

“Ho mandato curriculum in giro – ha affermato a Labitalia Carla, nome di fantasia – e nessuno mi ha risposto. Ho avuto qualche chiamata, però o in nero, oppure avrei dovuto aprire partita Iva e lavorare sotto cooperativa. Questo tipo di offerte sinceramente non era proprio il caso di accettarle”. E c’è chi, come Manuela, da anni fa su e giù per lo Stivale. “Ne ho fatti tanti di concorsi – ha raccontato – e questi viaggi sono molto stancanti e sacrificati sia per noi che per le nostre famiglie”. “Non c’è niente qui, provo a fare tutti i concorsi – ha detto Antonella- e prima o poi si spera di passarne qualcuno. Eventualmente, se si vincerà un concorso, mancherà la famiglia, ma per il lavoro si fa questo e altro”.

Ma per chi ha ancora la forza di restare nella propria terra, e di valorizzarla, adesso c’è ‘Resto al Sud’: l’incentivo gestito da Invitalia con una dotazione di 1.250 milioni di euro, che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate da giovani nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

Le agevolazioni sono rivolte agli under 36. Ciascun imprenditore può ottenere 50mila euro, fino a un massimo di 200mila nel caso di più imprenditori. Le agevolazioni coprono il 100% delle spese e prevedono: un contributo a fondo perduto pari al 35% del programma di spesa e un finanziamento bancario pari al 65%, garantito dal Fondo di Garanzia per le pmi.

Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi. Chi vuole presentare la domanda può rivolgersi ai numerosi enti convenzionati con Invitalia (comuni, università, associazioni) per ricevere supporto gratuito per la predisposizione del progetto d’impresa.

Antonio, tra coloro che hanno presentato la domanda su www.invitalia.it, ha sottolineato: “Sono estremamente soddisfatto. Ho saputo di questo incentivo tramite il web. Aspettavo da alcuni anni che uscisse un’agevolazione che mi permettesse di restare al Sud e investire nella mia terra. Il nostro progetto si basa sulla produzione di cosmetici che vengono creati ‘su misura’, sulle esigenze delle persone che hanno caratteristiche diverse, dalla pelle al ph. Vogliamo aprire un laboratorio in Campania, appunto grazie ai fondi di ‘Resto al Sud'”.

Il nuovo incentivo ha rappresentato un’opportunità anche per Giuseppe, che vuole avviare ad Avellino un’attività di prototipazione, stampa 3D e produzione artigianale di arredi e complementi d’arredo con l’utilizzo di materiali quali il legno, il ferro battuto e la plastica. “Dopo la laurea in architettura – ha spiegato il ragazzo – ho cercato lavoro e contemporaneamente ho seguito la mia passione per la falegnameria e da lì è nata l’idea di restare nella mia terra sfruttando gli incentivi pubblici. Altrimenti sarei stato costretto a salire al Nord o addirittura all’estero come tanti altri miei colleghi”.

“Mi ha colpito molto – ha sottolineato – la rapidità della risposta di Invitalia, visto che l’esito positivo è arrivato a meno di un mese dalla presentazione della domanda. La velocità è quindi uno dei punti di forza di questo strumento”.

Dunque, il viaggio della speranza verso altre regioni o all’estero si può trasformare, grazie agli incentivi di ‘Resto al Sud’, in un percorso imprenditoriale da compiere nella propria terra d’origine.

Fisco

5 ANNI PER BATTERE CASSA

Il fisco ha cinque anni per battere cassa e riscuotere i debiti. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 1997. La suprema Corte si è espressa in particolare su un caso di debiti con Equitalia: una cartella di pagamento “per imposta di registro e accessori per l’anno 1996”. In quel caso non c’è stato, scrivono gli Ermellini, “nessun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione al ruolo avvenuta in data 23 novembre 1999, per i crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del presente ricorso”. L’effetto è, aggiunge la Suprema Corte, accogliendo il ricorso del debitore, che “deve ritenersi prescritto il diritto, azionato ben oltre il termine di prescrizione quinquennale per esso previsto”.

Carlo Pareto

Assunzioni, pensioni, certificazione unica e legge 104, ecco le ultime novità

Inps

NOVITÀ PER ASSUNZIONI

Novità Inps per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Allo scopo di promuovere forme di occupazione giovanile stabile, la legge 205/2017 (legge di bilancio 2018) ha introdotto un nuovo esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati in relazione alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti effettuate a partire dal 1° gennaio 2018, con esclusione dei rapporti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico. Nella circolare n. 40 del 2 marzo scorso, l’Inps illustra le condizioni per il diritto all’esonero contributivo e fornisce le istruzioni per l’adeguamento della denuncia contributiva.

L’esonero spetta a condizione che l’assunzione con contratto di lavoro subordinato riguardi soggetti che non abbiano compiuto il trentesimo anno di età e non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro nel corso dell’intera vita lavorativa.

Per le sole assunzioni effettuate nel corso dell’anno 2018, il limite di età del soggetto da assumere è innalzato fino ai trentacinque anni. La misura dell’incentivo è pari al 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile. La durata del beneficio è pari a trentasei mesi a partire dalla data di assunzione.

L’agevolazione può essere riconosciuta anche in caso di mantenimento in servizio, dal 1° gennaio 2018, del lavoratore al termine del periodo di apprendistato, a condizione che questi non abbia compiuto il trentesimo anno di età. In questo caso, il beneficio può essere applicato per un periodo massimo di dodici mesi, fermo restando l’importo massimo pari a 3.000 euro.

L’esonero è, inoltre, elevato nella misura del 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, per trentasei mesi a partire dalla data di assunzione e sempre nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile, nelle ipotesi in cui le assunzioni a tempo indeterminato riguardino giovani che, nei sei mesi precedenti, abbiano svolto presso lo stesso datore di lavoro attività di alternanza scuola-lavoro o periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

L’agevolazione potrà essere fruita mediante conguaglio operato sulle denunce contributive a partire da mese di competenza marzo 2018. Per il recupero dell’esonero relativo a periodi arretrati eventualmente spettanti, riferiti al periodo compreso tra gennaio e febbraio 2018, i datori di lavoro che abbiano già provveduto alle assunzioni potranno utilizzare i flussi UniEmens dei mesi di competenza marzo, aprile e maggio 2018.

Lavoro

RICONOSCIMENTO L. 104 PER DEPRESSIONE

La legge 104 offre a coloro a cui è rivolta una serie di agevolazioni, previo, innanzitutto, il riconoscimento dello stato di disabilità.

Negli scorsi mesi,  la predetta legislazione di vantaggio per i soggetti diversamente abili ha subito alcune modifiche grazie al nuovo Testo Unico che prevede alcune novità in ambito assistenza anziani e per chi assiste parenti disabili. Tra le principali modifiche che sono state apportate si segnala: nuove detrazioni, un contributo sino a 1900 euro l’anno, contributi previdenziali figurativi per la pensione e la possibilità di chiedere part time e telelavoro da casa.

Anche la depressione, seppure da poco, è annoverata fra le patologie invalidanti che danno diritto ai benefici della legge 104. Il disturbo depressivo maggiore, qualora certificato da un’apposita commissione medica, rientra infatti fra le malattie che possono influenzare in modo negativo sia la vita sociale e lavorativa, sia lo stato di salute complessivo.

Nei casi più gravi – quelli che comportano un vero e proprio handicap con conseguente riduzione della capacità lavorativa – con accertata invalidità e non autosufficienza, è quindi possibile richiedere la 104 per depressione.

“Parliamo di invalidità causata dallo stato ansioso depressivo – precisa il portale di informazione legale La Legge per Tutti – quando dalla depressione deriva una limitazione funzionale significativa con una conseguente riduzione della capacità lavorativa. In particolare, per quanto concerne i casi più frequenti, relativamente alle patologie depressive, le tabelle relative alle percentuali d’invalidità riconoscibile indicano i seguenti valori:

– Sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%

– Sindrome depressiva endoreattiva media: 25%

– Sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%

– Sindrome depressiva endogena lieve: 30%

– Sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%

– Sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%

– Nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21% al 30%

– Nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%

– Nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41% al 50%

– Nevrosi ansiosa: 15%

– Psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

In base alla percentuale di invalidità riconosciuta per depressione, l’interessato può aver diritto a diversi benefici ed a prestazioni di assistenza”.

Cosa spetta al richiedente – Qualora, spiegano gli esperti, il lavoratore depresso sia dunque riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità, avrà diritto a tutti i benefici connessi alla legge 104, quali, ad esempio, i permessi retribuiti mensili (diritto di assentarsi per 3 giornate al mese), scelta della sede di lavoro, rifiuto al trasferimento, particolari agevolazioni fiscali.

Come fare domanda – Dopo che il medico curante avrà valutato lo stato depressivo del paziente, verrà emesso un certificato medico introduttivo con l’eventuale indicazione della patologia invalidante riscontrata e dell’handicap, poi trasmesso telematicamente all’Inps.

Allegando il numero di protocollo del certificato, la domanda dovrà essere inviata all’Inps attraverso il servizio, accessibile dal sito Web dell’istituto, ‘Domanda di invalidità’. Se non fosse possibile accedervi via internet, l’istanza potrà essere inoltrata anche tramite patronato o Contact Center. Una volta compilata e trasmessa la domanda correttamente, l’Inps fisserà un appuntamento con la commissione medica Asl per l’accertamento della condizione di svantaggio. Se il richiedente non sarà in grado di recarsi alla visita, sarà possibile richiedere anche una valutazione medico legale dell’handicap direttamente al proprio domicilio.

Importante, i permessi retribuiti rappresentano solo una delle agevolazioni previste per i lavoratori disabili e i parenti che li assistono. Per avere un quadro di riferimento complessivo, si consiglia di leggere con attenzione il portale www.legge104.it.

Pensioni

LAVORATORI CON CONTRIBUTI ALL’ESTERO

I lavoratori comunitari che maturano periodi assicurativi anche in Italia possono presentare all’Inps domanda di pensione in regime comunitario di dipendenti privati.

La domanda di pensione può essere inoltrata dai lavoratori comunitari che hanno perfezionato periodi assicurativi utili alla pensione nei seguenti stati:

nei 28 Paesi membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia);

negli Stati SEE (Norvegia, Islanda e Liechtenstein);

in Svizzera.

Possono presentare domanda i residenti in Italia iscritti ad una gestione previdenziale per dipendenti privati dell’Inps che hanno accreditato contributi anche negli Stati sopra elencati. L’istanza di pensione di vecchiaia o anticipata, di invalidità, di inabilità ai superstiti in regime comunitario può essere inviata online all’Inps attraverso il servizio dedicato, tramite contact center al numero 803 164 o attraverso enti e patronati.

Ecco il modello

CERTIFICAZIONE UNICA 2018

E’ online il servizio per visualizzare, scaricare e stampare il modello della Certificazione Unica 2018, relativa ai redditi percepiti nel 2017. Per chi ha come sostituto di imposta l’Inps, è disponibile la certificazione CU 2018, si legge sul sito dell’Istituto. “Il modello è necessario per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per ottenerlo occorre accedere con le proprie credenziali (Spid o codice fiscale e Pin o Cns) al servizio online dedicato” per poi scaricarlo e stamparlo.

“Per i pensionati – fa sapere l’Inps – la CU è accessibile anche tramite il servizio ‘Cedolino della pensione’. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate invece tramite il servizio Fascicolo Previdenziale del cittadino”.

Calano i giorni di malattia e i certificati

BOERI: 144MILA VISITE FISCALI AI DIPENDENTI PUBBLICI

L’Inps ha effettuato tra settembre e dicembre 2017 144.000 visite fiscali ai dipendenti pubblici, registrando nello stesso periodo un calo dei certificati di malattia del 13,6%. Lo ha recentemente dichiarato il presidente Inps Tito Boeri, presentando i primi dati del polo unico sulle visite fiscali e spiegando che la riduzione dei giorni di malattia è stata del 10,6% a fronte del -3,3% che si è registrato nel settore privato. Secondo Boeri si tratta di dati “incoraggianti”.

Il Polo unico delle visite fiscali che ha dato all’Inps la competenza esclusiva a gestire le visite mediche di controllo anche per l’82% dei lavoratori pubblici “tutela i lavoratori e scoraggia i comportamenti opportunistici”, ha commentato Boeri presentando i primi risultati del Polo unico (riferiti all’ultimo quadrimestre del 2017).

“Ha avuto effetti importanti sui comportamenti – ha detto – nel pubblico si sono ridotti del 13,1% i certificati e del 10,6% i giorni di malattia”. Gli effetti “si sono concentrati sui certificati di breve durata. E’ qui che si concentrano le forme di opportunismo”. Solo il fatto di aver dato all’Inps la gestione dei controlli quindi – ha aggiunto – ha avuto un effetto “deterrente” sui comportamenti scorretti.

Carlo Pareto

Lavoro. A gennaio saldo positivo per i contratti stabili

lavoro occupazione

L’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha comunicato i dati aggiornati a gennaio 2018 riferiti al settore privato. I contratti a tempo  indeterminato firmati tra nuove assunzioni e trasformazioni di contratti a termine e da apprendistato, nello scorso mese di gennaio sono stati oltre 190.000 con un saldo positivo rispetto alle 119.826 cessazioni di
contratti stabili di oltre 70.000 unita’.

Complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nel mese di gennaio 2018 sono risultate 655.000: sono aumentate del 22,1% rispetto a gennaio 2017. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato e delle trasformazioni dei rapporti a termine, è presumibilmente riconducibile ai nuovi sgravi introdotti dalla legge di bilancio 2018 per le assunzioni di under 35 al primo contratto a tempo indeterminato. In crescita risultano tutte le componenti: contratti a tempo indeterminato +11,9%, contratti di apprendistato +29,6%, contratti a tempo determinato +18,3%, contratti stagionali +18,5%, contratti in somministrazione +26,8% e contratti intermittenti +83,6%.

In aumento risultano anche le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+51.000), che registrano infatti un fortissimo incremento rispetto a gennaio 2017 (+78,3%). In contrazione risultano invece i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-21,1%).

Le cessazioni nel complesso sono state 454mila, in aumento rispetto all’anno precedente (+15,9%): sono cresciute le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti rilevati, soprattutto tempo determinato e somministrazione, fanno eccezione i rapporti a tempo indeterminato (-6,6%).

Nel 2017 sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato, boom invece dei contratti a termine. Nel settore privato si è registrato un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni pari a +488mila, superiore a quello corrispondente del 2016 (+326mila) e inferiore a quello del 2015 (+613mila).

Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117mila per i contratti a tempo indeterminato, a +58mila per i contratti di apprendistato, a +10mila per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537mila per i contratti a tempo determinato.

Indubbiamente, gli incentivi per le assunzioni dei giovani, unitamente alla ripresa economica, sono essenziali per la lotta alla precarietà.

Salvatore Rondello

Resto al Sud. Oltre cinquemila domande di giovani che vogliono fare impresa nel Mezzogiorno

Inps

PREMIO ALLA NASCITA ANCHE A STRANIERI REGOLARMENTE PRESENTI

Con le circolari n. 39 del 27/02/2017, n. 61 del 16/03/2017 e n. 78 del 28/4/2017 L’Inps ha impartito alle proprie Sedi periferiche le prime indicazioni sul premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore di cui all’articolo 1, comma 353, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Con Ordinanza del 12 dicembre 2017, emessa nella causa iscritta al n. di R.G. 6019/2017, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso  dell’Apn, Asgi e Fondazione Giulio Piccini c/Inps avverso le citate circolari Inps,  in materia di “Premio alla nascita”, nella parte in cui è stato limitato l’accesso al predetto beneficio economico ad alcune categorie di donne straniere e precisamente alle donne titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornante di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 286/1998, della carta di soggiorno o carta di soggiorno permanente di cui agli articoli 10 e 17 del decreto legislativo n. 30/2007.

Con il citato provvedimento è stato, inoltre, ordinato all’Inps di eliminare la condotta discriminatoria attraverso “l’estensione del beneficio assistenziale denominato “premio alla nascita” a tutte le future madri  regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni  giuridico-fattuali  previste dall’art. 1 comma 353 della L. n. 232 del 2016”, procedendo alla pubblicizzazione dell’ampliamento del novero dei beneficiari “attraverso la pubblicazione  di una nota informativa sulla home page del proprio sito internet” (così l’Ordinanza).

Al fine di ottemperare all’Ordinanza in questione, l’Ente ha fornito alle sue strutture decentrate sul territorio le prime istruzioni per l’estensione del beneficio nei termini disposti dal Tribunale di Milano.
Anche la procedura di presentazione telematica della domanda è stata, in tal senso, implementata.
Le richieste di premio alla nascita inoltrate dalle donne straniere regolarmente presenti in Italia, in precedenza respinte in applicazione delle circolari n. 39/2017, n. 61/2017 e n. 78/2017, saranno quindi oggetto di riesame alla luce dell’Ordinanza n. 6019/2017.

Il riesame della domanda sarà effettuato su istanza della richiedente da presentarsi alla Struttura territoriale competente utilizzando un apposito modello opportunamente predisposto dall’Inps.
L’Agenzia territorialmente competente valuterà, in base alla citata Ordinanza, la sussistenza dei requisiti sia con riferimento alla regolare presenza in Italia sia con riferimento agli altri requisiti giuridico-fattuali richiesti dalla legge.

In ottemperanza al disposto dell’Ordinanza è stata, inoltre, pubblicata  una nuova scheda informativa ed una news sull’Home page del sito dell’Istituto, finalizzata a pubblicizzare l’ampliamento del novero dei beneficiari.

I premi verranno corrisposti con riserva di ripetizione se, all’esito del giudizio di impugnazione del citato provvedimento giudiziale da parte dell’Istituto, emergerà un diverso orientamento giurisprudenziale.

Lavoro

AL VIA OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’

Promuovere il lavoro etico e contrastare quello irregolare e sommerso. E sensibilizzare imprese, lavoratori e operatori del mercato del lavoro sulle criticità derivanti da pratiche di dumping contrattuale e sociale, appalti irregolari, somministrazione e intermediazione illecite, fenomeni di caporalato e utilizzo distorto dell’istituto della cooperativa. Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa siglato recentemente, a Roma, presso l’auditorium dei consulenti del lavoro, tra il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro, che punta a creare un ‘Osservatorio nazionale per la legalità’.

Durante l’incontro, il Consiglio nazionale e l’Ispettorato hanno colto l’occasione per siglare un accordo per contrastare l’abusivismo e tutelare la professione di consulente del lavoro, soprattutto nei confronti di quei soggetti che svolgono gli adempimenti in materia di lavoro senza i requisiti previsti.

“Queste intese -ha spiegato la presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone- sono la sintesi di una collaborazione che va avanti da anni con l’Ispettorato nazionale del lavoro oggi e ancora prima con la direzione generale delle attività ispettive del ministero del Lavoro. E l’obiettivo è di promuovere il lavoro etico e soprattutto contrastare quei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro che poi si traducono in un inasprimento dell’abusivismo professionale, da un lato, e delle condotte illecite dall’altro”.

“Negli ultimi mesi -ha continuato Calderone- abbiamo assistito a situazioni in cui delle cooperative e delle realtà che poi avevano come finalità quelle di proporre alle aziende il lavoro a basso costo hanno tentato, a mio avviso, di ‘desertificare’ il mercato del lavoro. Contrastare questi fenomeni, secondo me, non vuol dire solo ricondurre alla legalità tanti rapporti di lavoro, ma dare delle opportunità di lavoro concreto ai giovani e, soprattutto, consentire ai professionisti di accompagnare le aziende in un contesto di legalità dove il rispetto delle regole parla di etica e di costruzione di una società diversa in cui il lavoro diventa ancora una volta il vero pilastro”.

L’intesa punta a rendere l‘Osservatorio nazionale per la legalità fulcro nevralgico per la corretta regolamentazione del mondo del lavoro, l’analisi delle problematiche e lo sviluppo di iniziative volte alla tutela dei lavoratori. L’accordo si pone in continuità, spiegano i consulenti, con l’impegno profuso negli ultimi anni dalla categoria nel denunciare e osteggiare tutti quei fenomeni elusivi che destabilizzano il mercato del lavoro.

Il riferimento è, in particolare, alle segnalazioni effettuate dal Consiglio nazionale dell’Ordine al ministero del Lavoro sulle attività di appalto irregolari realizzate da cooperative spurie, che si concretizzano attraverso il rifornire di personale le piccole e medie imprese ricorrendo a tariffe estremamente basse rispetto al costo del lavoro. In alcuni casi, inoltre, le cooperative, continuano i consulenti, suggeriscono all’impresa il licenziamento della forza lavoro già dipendente, che poi viene reimpiegata presso la stessa a costo ribassato.

Condotte di questo tipo sono state poste sotto la lente dell’Ispettorato e denunciate all’Autorità giudiziaria e hanno portato all’irrogazione di verbali, ad una cooperativa in particolare (M&G Coop. Multiservizi), per un totale di 26 milioni di euro. “Nel corso del 2017 due aziende su tre sono risultate irregolari, per un totale di 48.073 lavoratori sommersi”, ha dichiarato Paolo Pennesi, capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

“Per combattere più efficacemente fenomeni di questo tipo – ha continuato – abbiamo accolto con grande interesse la proposta del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro di dare vita a un Osservatorio sulla cooperazione e l’avvio di attività di vigilanza straordinaria, soprattutto per quelle realtà cooperativistiche che operano nel settore della logistica e fanno ampio ricorso ad appalti e somministrazione”.

Secondo Pennesi, “i fenomeni di patologia e di irregolarità che caratterizzano il mercato del lavoro sono sempre nuovi e sempre multiformi e quindi bisogna monitorarli molto bene”. “L’aiuto di professionisti che ‘vivono’ la vita delle imprese – ha aggiunto – e che possono registrare anche loro fenomeni di carattere patologico nel mercato del lavoro possono rappresentare degli ottimi punti di osservazione per segnalare questi tipi di patologie e questi fenomeni. Sono fonti qualificate di notizie per orientare meglio la nostra attività di vigilanza”.

I consulenti del lavoro, del resto, sono impegnati a promuovere la legalità, non solo tra le imprese e i lavoratori, ma anche all’interno della categoria. E a questo punta il protocollo contro l’abusivismo della professione. Il Consiglio nazionale, infatti, metterà a disposizione degli ispettori una banca dati degli iscritti all’albo professionale col fine di far verificare l’effettività dell’iscrizione.

“Siamo a fianco delle imprese per favorirne la crescita nel rispetto delle regole del mercato del lavoro – ha puntualizzato Calderone – e siamo impegnati a promuovere la cultura della legalità tramite la certificazione dei contratti e l’AsseCo, l’asseverazione della regolarità contributiva e retributiva delle imprese. Con la nascita dell’Osservatorio per la legalità miriamo a valorizzare il lavoro etico facendo leva sul nostro ruolo sussidiario ovvero trasmettendo al personale ispettivo tutte le segnalazioni che perverranno dagli iscritti e dai Consigli provinciali. Organizzeremo incontri, seminari e iniziative culturali che possano sensibilizzare gli operatori del mercato del lavoro e l’intera collettività”, ha concluso Calderone.

Nel passato probabilmente, ha spiegato Pennesi, quello “dell’esercizio abusivo della professione non è stato un tema al centro dell’attenzione”. “Oggi, però, avere professionisti altamente qualificati – ha avvertito – capaci di dare un contributo adeguato e di livello nella consulenza nei confronti delle imprese è per noi fondamentale. E anche bonificare il settore da tutti quei soggetti che non hanno i requisiti prefigurati dalla normativa vigente per svolgere questa attività di consulenza nei confronti delle imprese è un altro risultato che ci proponiamo proprio con la firma del protocollo anti-abusivismo che dà ai Consigli provinciali il compito di segnalarci quei casi in cui le aziende non ricorrono a professionisti ufficialmente abilitati”.

Altro tema centrale, per i consulenti, nella costruzione della legalità nel mondo del lavoro, è quello della verifica dell’effettiva rappresentatività sindacale ai fini della contrattazione, come ha sottolineato Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

“Arriva la richiesta -ha affermato- di dare certezze alle aziende e agli operatori professionisti come noi. E la certezza si può avere solo dotando tutti e quindi rendendoli pubblici i dati sulle iscrizioni ai sindacati. Perché da questo, dalla scelta del contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni che hanno i requisiti richiesti dalla legge dipende poi il poter usufruire delle agevolazioni, della decontribuzione e di tutte quelle forme per cui è richiesto questo requisito”.

“Per questo, occorre che si metta a disposizione i dati, anche rilevandoli dall’Inps: questo è importantissimo -ha concluso- perché se si continua a restare in una nebulosa, in una zona non chiara, questo va a discapito della certezza creando situazioni che possono portare a contenzioso”.

Resto al Sud

GIA’ OLTRE 5MILA DOMANDA DA UNDER 36

A poche settimane dall’apertura dello ‘sportello’ web, sono 5.143 le domande – già presentate o in compilazione – per ‘Resto al Sud’, l’incentivo del governo rivolto ai giovani under 36 che vogliono fare nuove imprese nel Mezzogiorno. I progetti finora ricevuti da Invitalia sono 875 ed è già in corso la valutazione in base all’ordine cronologico di arrivo. Il 15 febbraio scorso, con un forte anticipo rispetto ai tempi previsti, sono state anche approvate le prime iniziative.

Le oltre 800 proposte di nuove imprese già presentate prevedono investimenti per 56,3 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 26,5 milioni e la creazione di 3.201 nuovi posti di lavoro. Il finanziamento medio richiesto è di circa 66.000 euro per progetto. Le agevolazioni coprono fino al 100% delle spese: il 35% a fondo perduto, il 65% con un finanziamento bancario garantito dal Fondo di garanzia delle Pmi. I relativi interessi saranno a carico dello Stato.

Tra le otto regioni interessate dall’incentivo, al primo posto c’è la Campania con il 49,3% delle domande, seguita da Sicilia (15,8%), Calabria (13,2%), Sardegna (8%), Abruzzo (6,8%), Puglia (3,6%), Molise (1,7%), Basilicata (1,6%). Il settore turistico-culturale è il più rappresentato con quasi il 43% dei progetti, al secondo posto le attività manifatturiere (27%), quindi i servizi alla persona (13%). Il 37% dei proponenti si colloca nella fascia d’età 30-35 anni e il 38% di essi ha un elevato livello di istruzione (laurea, master, dottorato di ricerca). Significativa la quota di under 25, che arrivano al 32% del totale.

“Con ‘Resto al Sud’ – ha affermato l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri – mettiamo in condizione i giovani di inventarsi un lavoro e non semplicemente di aspettarlo o di essere costretti a cercarlo lontano dalla propria terra d’origine. I numeri ci confermano che nel Mezzogiorno c’è una forte vocazione imprenditoriale da incoraggiare e sostenere, anche con l’obiettivo di consolidare i segnali di crescita provenienti dal tessuto economico meridionale. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il Sud è cresciuto più del Nord. Siamo convinti – ha proseguito Arcuri – che gli under 36 stiano cogliendo l’opportunità di avviare un’impresa con un incentivo che per la prima volta può coprire il 100% degli investimenti e che consente di abbattere il muro, spesso invalicabile soprattutto nel Mezzogiorno, dell’accesso al credito”.

Per favorire la presentazione delle domande, è prevista una rete di enti accreditati che, in ogni regione, forniscono assistenza gratuita ai giovani neoimprenditori. Sono più di quaranta i soggetti già accreditati. Nell’elenco, consultabile e aggiornato quotidianamente sul sito di Invitalia, figurano, tra gli altri, il Comune di Napoli, Unioncamere Calabria, le Camere di commercio di Potenza e di Foggia e numerose associazioni territoriali.

Anche sul fronte bancario è stato attivato un meccanismo per facilitare le procedure di concessione dei finanziamenti ai neo imprenditori. Invitalia e Abi hanno, difatti, firmato una convenzione che stabilisce le modalità di erogazione del contributo da parte delle banche e alla quale gli istituti di credito possono aderire. La lista degli istituti che hanno raccolto l’invito è già numerosa e comprende, tra gli altri, Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, Unicredit e molte banche di credito cooperativo.

Carlo Pareto

Novità assegni familiari. Come richiedere il Codice Spid. Disabili: bonus auto

Inps
ASSEGNI FAMILIARI 2018: I NUOVI IMPORTANTI

Stabilite le nuove soglie di reddito per richiedere l’assegno familiare, il contributo economico destinato alle famiglie di alcune categorie di lavoratori aventi un reddito complessivo al di sotto dei limiti stabiliti annualmente dalla legge. “Dal 1° gennaio 2018 – spiega l’Inps in una nota – sono stati rivalutati sia i limiti di reddito familiare ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione, sia i limiti di reddito mensili per l’accertamento del carico ai fini dei diritto agli assegni stessi”.
Per quanto concerne i limiti di reddito mensili, gli importi da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari risultano così fissati per tutto l’anno 2018: 714,62 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio od equiparato; 1250,58 euro per due genitori ed equiparati. “Le nuove soglie reddituali – ricorda l’Istituto – valgono anche in caso di richiesta di assegni familiari per fratelli, sorelle e nipoti”.
In merito ai limiti di reddito familiare, invece, l’Inps invita a consultare le nuove tabelle pubblicate sul sito e calcolate in base al tasso d’inflazione programmato per il 2017, pari allo 0,9%. Le nuove disposizioni vengono applicate ai soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare, ovvero: i coltivatori diretti, coloni, mezzadri e piccoli coltivatori diretti e i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Innovazione
COME RICHIEDERE IL CODICE SPID INPS

Nell’era digitale anche in Italia tutti i servizi di pubblica utilità sono stati semplificati ed automatizzati con un sistema computerizzato, che consente ai cittadini di usufruirne senza più lunghe code agli sportelli di alcuni enti quindi con un sostanziale risparmio di tempo. L’Inps per esempio ha da poco introdotto il cosiddetto Spid, ovvero un sistema di identità digitale che consente di richiedere online diversi tipi di documenti. Più in dettaglio vediamo di cosa si tratta e come si richiede il codice Spid Inps.
Il codice Spid è un sistema di identità digitale
Prima di addentrarci nella spiegazione in merito allo Spid e a come ottenerlo, è opportuno sapere, sia pure sommariamente, a cosa può servire una volta ricevuto. Grazie a questo sistema di identità digitale dal computer di casa o anche da un dispositivo mobile di ultima generazione, è possibile acquisire qualsiasi tipo di documento inerente la Pubblica Amministrazione, pagare tasse e imposte di qualunque genere oppure consultare l’archivio anagrafico comunale.
Bisogna compilare un apposito modulo
Per richiedere lo Spid è possibile rivolgersi di persona oppure online a qualsiasi ente come ad esempio le Poste Italiane, la Telecom oppure ad Aruba ovvero un sito specializzato nella posta certificata. Nel caso si scelga di procedere alla richiesta tramite l’istituto previdenziale ovvero l’Inps, allora bisogna seguire un iter burocratico che però è piuttosto semplice. Nello specifico basta collegarsi al portale dell’ente e compilare un apposito modulo, inserendo le proprie generalità comprese alcune importanti informazioni come per esempio un indirizzo email valido, un numero di cellulare, gli estremi di un documento di identità e quelli della tessera sanitaria. Dopo aver scannerizzato i suddetti documenti, li inviamo per via telematica allo stesso Inps. Fatto ciò in 10 minuti il sistema viene elaborato, e si ricevono le credenziali di accesso vale a dire un nome utente ed una password.
Si possono ottenere diversi Spid
Vista la notevole utilità dello Spid che senza alcun dubbio serve a semplificare i rapporti istituzionali tra cittadini ed Enti pubblici, va sottolineato che l’erogazione da parte dell’Inps dopo l’esplicita richiesta non è da considerarsi unica; infatti, va precisato che è possibile ottenerne anche più di uno con le stesse modalità indicate, rivolgendosi ad un ente qualsiasi tra quelli citati in precedenza. Versare i contributi per colf e badanti, o ancora pagare multe automobilistiche e di qualsiasi altro genere oggi è sicuramente molto meno complicato, ricorrendo a questo sistema digitale denominato Spid.

Disabilità
BONUS AUTO CON LEGGE 104

Sono molteplici e differenti, quanto al contenuto e ai destinatari, le agevolazioni riconosciute ai soggetti disabili, la cui principale fonte normativa si rintraccia nella Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92 e successive modifiche).
Per ottenere le agevolazioni è necessario che l’handicap sia accertato da un’apposita Commissione Medica Integrata Asl/Inps (ai sensi dell’art. 4, comma 1 L. 104/92).
Anche “la normativa tributaria mostra particolare attenzione per le persone con disabilità e per i loro familiari, riservando loro numerose agevolazioni fiscali”, ricorda l’Agenzia delle Entrate. In pratica chi ha la 104, è portatore cioè di un handicap e presenta una ridotta mobilità, può usufruire di alcuni benefici fiscali nel settore auto: detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto; Iva agevolata al 4% sull’acquisto; esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.
Nella guida stilata dall’Agenzia delle Entrate si legge che possono usufruire delle agevolazioni: 1. non vedenti e sordi; 2. disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; 3. disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; 4. disabili con ridotte o impedite capacità motorie. Le agevolazioni, si ricorda, sono riconosciute solo se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, a beneficio delle persone disabili. Se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare (possiede cioè un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro), può beneficiare delle agevolazioni lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile.
Con i benefici della 104 non si può comprare solo un veicolo destinato al trasporto di persone ma anche autocaravan, motocarrozzette e motoveicoli.
Le agevolazioni
Per l’acquisto dei mezzi di locomozione il disabile ha diritto a una detrazione dall’Irpef. Per mezzi di locomozione si intendono le autovetture, senza limiti di cilindrata, e gli altri veicoli sopra elencati, usati o nuovi. La detrazione è pari al 19% del costo sostenuto e va calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro. La detrazione spetta una sola volta (cioè per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio (decorrente dalla data di acquisto). È possibile riottenere il beneficio, per acquisti effettuati entro il quadriennio, solo se il veicolo precedentemente acquistato viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA), perché destinato alla demolizione. Oltre che per le spese di acquisto, la detrazione Irpef spetta anche per quelle di riparazione del mezzo. Sono esclusi, comunque, i costi di ordinaria manutenzione e i costi di esercizio (premio assicurativo, carburante, lubrificante).
È applicabile l’Iva al 4%, anziché al 22%, sull’acquisto di autovetture nuove o usate, aventi cilindrata fino a: 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina; 2.800 centimetri cubici, se con motore diesel. Se il veicolo è ceduto prima che siano trascorsi due anni dall’acquisto, va versata la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni (22%) e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse (4%), tranne nel caso in cui il disabile, in seguito a mutate necessità legate al proprio handicap, cede il veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti. L’agevolazione dell’Iva ridotta al 4% è prevista anche per l’acquisto del veicolo in leasing, a condizione, però, che il contratto di leasing sia di tipo “traslativo”.

Eurostat
82% CERCA LAVORO TRAMITE AMICI

Quasi l’82% degli italiani cerca ancora impiego rivolgendosi ad amici e parenti: nel terzo trimestre del 2017 – secondo quanto si legge sulle tabelle Eurostat sui metodi per la ricerca di lavoro – la percentuale di chi dichiara di essersi rivolto a amici, parenti e sindacati era all’81,9%. La percentuale è però in calo -il dato più basso dal quarto trimestre del 2012 quando era all’81,3%- ma era al 74% nel 2007, prima della crisi economica. Se si guarda agli altri Paesi Ue emerge un dato molto più basso in Germania (38,1%) e nel Regno Unito (45,1%) mentre la Francia raggiunge il 61,9%. La media dell’Ue a 28 (ma riferita al secondo trimestre, ultimo dato disponibile) è al 68,9%.
In Italia c’è ancora grande sfiducia nella possibilità che gli uffici pubblici possano aiutare nella ricerca del lavoro. Nonostante il Jobs act abbia puntato sulle politiche attive e la ricollocazione dei disoccupati come elemento fondante della riforma c’è ancora scarsa fiducia sulla possibilità di ottenere risultati positivi. Nel terzo trimestre 2017 – secondo le tabelle Eurostat sui modi con i quali si cerca lavoro – mentre resta superiore all’80% la quota di coloro che si rivolgono a parenti amici, è appena al 25% la percentuale di chi cerca lavoro bussando a un ufficio pubblico. Il dato è il peggiore in Ue anche se migliora rispetto al secondo trimestre (23,5%). Siamo comunque a grande distanza dalla Germania (73,4%) e dalla Francia (55,7%) mentre il Regno Unito è al 33,9%.
Ancora peggiore è il risultato delle agenzie per il lavoro private con appena il 14,4% di chi cerca lavoro che dichiara di rivolgersi al privato[T] (in crescita dal 13,8% del secondo trimestre) a fronte del 32,9% della Francia e del 21% del Regno Unito. In Germania la percentuale è al 12,7%.

Carlo Pareto

Lavoro, in aumento quello a tempo determinato

Istat-lavoro-donne-giovaniL’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni dell’INPS ha comunicato oggi i dati aggiornati fino all’ultimo mese dell’anno scorso. La rilevazione nel mese di dicembre 2017 del numero di ore di cassa integrazione  complessivamente autorizzate è stato pari a 19,9 milioni in diminuzione del 47,5%  rispetto allo stesso mese del 2016 (37,8 milioni).

In particolare, rileva l’Inps, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a dicembre 2017 sono state 10,0 milioni. Un anno prima, nel mese di dicembre 2016, erano state 10,5 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari a 4,8%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -5,8% nel settore Industria e -0,3% nel settore Edilizia.

La variazione congiunturale, nel mese di dicembre 2017 rispetto al mese precedente, ha avuto un incremento pari al 27,0%. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a dicembre 2017 è stato pari a 9,4 milioni, di cui 5,0 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 58,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 22,3 milioni di ore autorizzate.

Nel mese di dicembre 2017 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al -52,5%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 0,5 milioni di ore autorizzate a dicembre 2017 registrando un decremento dell’89,3% se raffrontati con dicembre 2016, mese nel quale erano state autorizzate 5,0 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nel mese di dicembre 2017, rispetto al mese precedente, un decremento pari al 40,0%.

Per quanto riguarda le richieste di disoccupazione, nel mese di novembre 2017 sono state presentate 13 domande di ASpI , 2 domande di mini ASpI e 208.259 domande  di NASpI (disoccupazione involontaria). Nello stesso mese sono state inoltrate 967 domande di disoccupazione e 84 domande di mobilità, per un totale di 209.325 domande, il +3,6%rispetto al mese di novembre 2016 (201.977 domande).

Con riferimento alle assunzioni, nel corso del 2017 è  aumentato il turnover dei posti di lavoro grazie soprattutto alla forte crescita delle assunzioni (tra gennaio e novembre 2017, in aumento del 18,7%  rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Sono aumentate anche le cessazioni (+16,1%) ma ad un ritmo inferiore, come ha comunicato l’Osservatorio dell’Inps.

Alla crescita delle assunzioni, il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+26%) e dall’apprendistato (+13,9%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-5,2%), contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,3%) e ancora di più dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-novembre, sono passati da 179.000 (2016) a 392.000 (2017), con un incremento del 119,2%.

Questo significativo aumento, come in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a tempo determinato, può essere posto in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

Nei primi undici mesi del 2017, nel settore privato si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +801.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+569.000) che del 2015 (+675.000).

Calcolando il saldo annualizzato, la differenza tra assunzioni e cessazioni realizzate negli ultimi dodici mesi, si ottiene la misura della variazione tendenziale delle posizioni di lavoro: a fine novembre questa risultava pari a +557.000, stabile rispetto a quella rilevata a ottobre (+555.000). Questo risultato è la somma algebrica di: -14.000 per i contratti a tempo indeterminato, +61.000 per i contratti di apprendistato, +11.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, +499.000 per i contratti a tempo determinato.

Con questa conclusione, l’Inps ha evidenziato la crescita degli occupati ma anche la maggiore precarietà dei lavoratori.

Sempre oggi, su analoghe tematiche, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parlando nell’Aula Magna della Sapienza di Roma, ha osservato: “Il bilancio dell’andamento del mercato del lavoro è caratterizzato da luci ed ombre. La disoccupazione è calata ma risulta ancora troppo alta, intorno all’11%, il numero dei laureati sta crescendo ma è ancora troppo basso, ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all’estero”.

Poi, Padoan ha aggiunto: “Per superare definitivamente la crisi, è necessario rilanciare la produttività nel lungo periodo e fare aumentare strutturalmente l’occupazione. Gli interventi strutturali realizzati finora manifesteranno i loro effetti in modo crescente nel tempo. Si può essere ottimisti purché nel tempo si faccia uno sforzo di attuazione e implementazione in continuità con la strategia adottata negli ultimi quattro anni. Molto è stato fatto ma siamo ancora lontani da risultati accettabili”.

Allargando poi l’orizzonte anche all’Europa il ministro dell’Economia ha detto: “Non c’è spazio per il compiacimento e molto resta da fare in Italia e in Europa. La via maestra è l’investimento nel capitale umano, che aumenta la produttività e la capacità di remunerazione”.

Salvatore Rondello

Inps. Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato

Lavoro

INPS: SOLO 1 POSTO SU 5 È FISSO

Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato. Lo segnala l’Inps in un report sul precariato recentemente diramato. Nei primi dieci mesi dell’anno, scrive l’Inps, sono stati creati oltre mezzo milione di posti in più ma alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+28%) e dall’apprendistato (+26,3%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-3,7%), contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo – sottolinea l’Inps – l’incremento dei contratti di somministrazione (+21,7%) e ancora di più dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-ottobre, sono passati da 160mila (2016) a 363mila (2017), con un incremento del 126,4%. Questo significativo aumento – come, in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a tempo determinato – può essere posto, evidenzia ancora l’Inps, in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

L’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni, informa l’Inps, è stata del 24% nei primi dieci mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, la quota di assunzione a tempo indeterminato era stata del 38,5%. Le trasformazioni complessive – includendo accanto a quelle da tempo determinato a tempo indeterminato anche le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti – sono risultate nel periodo gennaio-ottobre 2017 310.000, un livello analogo a quello del medesimo periodo del 2016 (+0,5%). Per le cessazioni, la crescita è dovuta principalmente ai rapporti a termine (+25,8%) mentre le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano sostanzialmente stabili (+0,8%).

Istat

MENO PENSIONATI MA AUMENTA REDDITO

Nel 2016 i pensionati sono circa 16,1 milioni e percepiscono in media 17.580 euro lordi, 257 euro in più rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat specificando che tra il 2015 e il 2016 il numero di pensionati scende di 115mila unità e che per 3,2 milioni di famiglie la pensione é l’unica fonte monetaria di reddito. Le donne sono il 52,7% dei pensionati e ricevono in media importi annuali di circa 6mila euro inferiori a quelli degli uomini.

Le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di vecchiaia (quasi 94mila in meno), tra quelli di invalidità previdenziale (circa 57mila in meno) e tra i superstiti (quasi 29mila in meno). Sono invece in aumento i pensionati sociali (+5mila circa) e quelli d’invalidità civile (+52mila). Il reddito pensionistico sembra proteggere da situazioni di forte disagio economico. Nel 2015 l’incidenza delle famiglie a rischio di povertà tra quelle con pensionati (16,5%) è sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,2%).

Professionisti

CONSULENTI DEL LAVORO ATTESTANO STATO DI DISOCCUPAZIONE

Stop alle incertezze sullo stato di disoccupazione dei lavoratori assunti tramite i Consulenti del lavoro. Lo prevede la Legge Finanziaria 2018 che assegna alla Fondazione Consulenti per il Lavoro la possibilità di ricevere dall’Anpal i dati relativi ai soggetti in stato di disoccupazione o a rischio di disoccupazione. Ciò permetterà alle agenzie per il lavoro, nonché agli iscritti all’albo nazionale dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro (ex art. 12 Dlgs. 150/2015, fra cui la Fondazione Consulenti per il Lavoro) di avere precisa contezza sullo stato dei lavoratori e sui loro precedenti occupazionali. I consulenti del lavoro, tramite della Fondazione Consulenti per il Lavoro, potranno dunque accedere legittimamente alla banca dati informativa dell’Anpal per confermare lo status occupazionale dei lavoratori in via di assunzione e la presenza di eventuali precedenti contratti a tempo indeterminato nella pregressa carriera degli stessi.

Tale informazione si rivelerà fondamentale per confermare definitivamente la legittimità della fruizione del nuovo incentivo occupazionale triennale per i giovani, varato nella stessa legge di stabilità 2018. “Scelta del legislatore assolutamente coerente e in linea con quanto deciso negli anni scorsi in materia di mercato del lavoro – ha commentato Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – scelte che confermano la centralità dei consulenti del lavoro rispetto alla gestione del rapporto di lavoro, anche per il ruolo di grande impulso dato alle politiche attive con la gestione di 8milioni di lavoratori”.

“Così – ha sottolineato – i datori di lavoro avranno la possibilità di avere la certezza dei presupposti dei rapporti di lavoro da instaurare e quindi la garanzia della legittimità della decontribuzione applicata in base alle nuove assunzioni agevolate, previste dalla Finanziaria 2018”.

Soldi, ferie e malattia

COSA CAMBIA PER GLI STATALI

Aran e sindacati hanno recentemente firmato l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro 2016 – 2018 per i pubblici dipendenti appartenenti alle Funzioni Centrali, nuovo comparto nel quale sono confluiti i precedenti comparti di Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici, Agid, Cnel ed Enac. Il primo contratto di lavoro del settore pubblico ad essere rinnovato dopo 8 anni di blocco della contrattazione nazionale che coinvolge circa 240 mila lavoratori. Il contratto riconosce aumenti economici a regime, pari a circa 85 Euro medi e prevede altresì, per il 2018, un elemento perequativo della retribuzione destinato solo alle categorie collocate nelle fasce più basse della scala parametrale. Sono riconosciuti anche gli arretrati contrattuali per il periodo 2016-2017. E’ L’Aran a fare il punto sul contratto del pubblico impiego appena siglato dai sindacati.

L’intesa, si legge nella nota, interviene anche sulle relazioni sindacali e su molti aspetti normativi (assenze, permessi e congedi, orario di lavoro e banca delle ore, ferie, codici disciplinari, rapporti di lavoro flessibile). C’era infatti la necessità di riscrivere alcune parti del contratto superate dalle norme di legge vigenti e, comunque, non più attuali. Inoltre, si è reso necessario armonizzare, in un unico quadro regolativo, le discipline contrattuali dei diversi comparti di provenienza.

In materia di relazioni sindacali, il nuovo contratto definisce nuove regole semplificate che valorizzano gli istituti della partecipazione sindacale, nel rispetto dei distinti ruoli dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali. In questo ambito, è stato previsto un nuovo Organismo paritetico (“Organismo paritetico per l’innovazione”) che avrà il compito di instaurare un dialogo costruttivo e collaborativo con le organizzazioni sindacali. Sono state anche riviste ed aggiornate le materie attribuite alla contrattazione integrativa, con l’obiettivo di chiarirne il contenuto e la portata.

Sotto il profilo normativo, è stata elaborata una disciplina comune degli istituti del rapporto di lavoro quali l’orario, le ferie, i permessi, tra cui quelli, del tutto nuovi, previsti per l’effettuazione di terapie, visite specialistiche ed esami diagnostici. Il quadro generale degli istituti è stato rivisitato e aggiornato alla luce dei più recenti interventi legislativi.

Di particolare rilevanza, spiega la nota Aran, è l’introduzione della disciplina delle ferie solidali, che consente ai dipendenti con figli minori in gravi condizioni di salute, che necessitino di una particolare assistenza, di poter utilizzare le ferie cedute da altri lavoratori. Altre novità rilevanti riguardano le tutele introdotte per le donne vittime di violenza le quali, oltre al riconoscimento di appositi congedi retribuiti, potranno avvalersi anche di una speciale aspettativa. Per le stesse, viene altresì prevista la possibilità di ottenere il trasferimento ad altra sede in tempi rapidi e con procedure agevolate.

Ampliate le tutele riconosciute in caso di malattie gravi che richiedano terapie salvavita (quali chemioterapia ed emodialisi): infatti, le condizioni di miglior favore, prima previste per i soli giorni di assenza nei quali si effettuano le terapie, sono estese anche al periodo successivo nel quale sia impossibile tornare al lavoro, per gli effetti invalidanti dovuti alle terapie effettuate. Il contratto ha inoltre recepito le nuove disposizioni sulle Unioni civili, prevedendo che tutte le tutele del contratto riferite al matrimonio riguardino anche ciascuna delle parti dell’unione civile.

Aggiornate inoltre, prosegue la nota, le tipologie di rapporto di lavoro flessibile con particolare riguardo ai contratti di lavoro a tempo determinato, in coerenza con i principi di non discriminazione più volte affermati anche a livello europeo e con le modifiche normative recentemente introdotte. A tal fine, sono state estese ai dipendenti a tempo determinato alcune tutele (ad esempio, in materia di ferie e di diritto allo studio) Presso ciascuna amministrazione, è stato inoltre previsto un tetto complessivo per i rapporti di lavoro flessibile.

Il nuovo contratto collettivo, in attuazione della Riforma Madia, ha poi operato una revisione del codice disciplinare dei dipendenti pubblici, prevedendo specifiche sanzioni in caso di assenze ingiustificate in prossimità dei giorni festivi o per assenze collettive. Alla luce delle recenti modifiche legislative, è stato individuato un nuovo meccanismo per l’attribuzione degli incentivi economici al personale, che ha l’obiettivo di riconoscere premi aggiuntivi a coloro che abbiano ottenuto le valutazioni più elevate.

Il contratto ha infine creato le basi per promuovere un nuovo modello di “welfare contrattuale”, che consenta di sviluppare e diffondere sistemi analoghi a quelli già presenti nel settore privato. E’ stata prevista la possibilità di riconoscere ai dipendenti prestazioni integrative nei seguenti ambiti: sostegno al reddito della famiglia (aiuti economici e sussidi), supporto all’istruzione e promozione del merito dei figli (ad esempio borse di studio), contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale; prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili; polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale.

Carlo Pareto