Commissioni parlamentari. La maggioranza fa il pieno

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Così diversi che hanno fatto il pieno. Lega e 5 Stelle hanno incassato tutto quello che potevano e, come previsto, hanno fatto man bassa delle presidenze delle 28 commissioni permanenti di Camera e Senato. Restano da assegnare le presidenze delle commissioni di garanzia, ossia la commissione sui servizi segreti (Copasir) e quella sulla Vigilanza Rai che solitamente sono destinate alle opposizioni. Un accordo tra Pd e Fi, prevede la presidenza del Copasir per i democratici con Lorenzo Guerini e quella della Vigilanza Rai per gli azzurri (i candidati sono Paolo Romani o Maurizio Gasparri). Tuttavia da parte della maggioranza giallo-verde si era ventilata nei giorni scorsi l’ipotesi di affidare la presidenza del Copasir al piccolo alleato del centrodestra Fratelli d’Italia, che non fa parte del governo ma che nel voto di fiducia si è astenuto, lasciando così il Pd fuori da tutti i vertici delle commissioni.

La tensione è dunque altissima in vista dell’elezione prevista per la prossima settimana, tanto che nel Pd minacciano fuoco e fiamme se il Copasir dovesse andare a Fratelli d’Italia. Sarebbe per altro un precedente assoluto, dal momento che la presidenza della commissione sui servizi segreti è sempre stata attribuita all’opposizione non per prassi ma per legge: lo prevede infatti la legge istitutiva del Copasir stesso.

La carica dei nuovi e quella dei leghisti anti-euro nelle commissioni che si occuperanno della manovra finanziaria, il primo banco di prova del governo. Dunque le presidenze delle commissioni parlamentari rispecchiano l’andamento del nuovo esecutivo gialloverde. Su 28 neopresidenti ben dieci sono alla loro prima esperienza in Parlamento. Alcuni erano stati indicati come possibili ministri da Luigi Di Maio e poi non essendoci riusciti sono stati ricompensati con la poltrona più alta dalla commissione in cui siedono. Altri parlamentari sarebbero dovuti diventare viceministri o sottosegretari, ma anche in questo caso, non avendola spuntata, ecco il dirottamento sulle presidenze. Ed è il caso dei leghisti Claudio Borghi (Bilancio) e Alberto Bagnai (Finanze), troppo estremisti per stare nella squadra dell’esecutivo ma funzionali per questo incarico.

La suddivisione tra le due forze di maggioranza è stata quasi scientifica sulla base del ‘peso’ numerico dei gruppi parlamentari. Altro che Cencelli. Alla Camera nove presidenze sono andate ai 5Stelle e cinque alla Lega. Stesso discorso al Senato: otto per i grillini e sei per la Lega. Di conseguenza alcune commissioni vedono la presidenza M5s sia per Montecitorio sia per palazzo Madama. È il caso di due commissioni di peso, soprattutto in questa particolare fase politica in cui i grillini soffrono l’esuberanza di Matteo Salvini sul tema immigrazione, e si tratta della commissione Affari esteri che ha come presidenti Marta Grande e Vito Petrocelli, rispettivamente alla Camera e al Senato, e Politiche Ue con Sergio Battelli ed Ettore Antonio Licheri. Quest’ultimo è alla sua prima legislatura, vincitore in un collegio uninominale in Sardegna.

Negli organi che si occupano dei temi economici c’è stata un’equa suddivisione degli incarichi, ma la Lega ha schierato due fedelissimi del segretario che non hanno mai nascosto le loro idee in contrasto con la moneta unica. Alla Bilancio della Camera è stato eletto presidente il leghista Claudio Borghi, alla sua prima legislatura ma molto vicino ai vertici. Il suo nome circolava per un incarico nel sottogoverno. Il suo corrispettivo al Senato è il grillino Daniele Pesco che lo scorso anno con l’attuale sottosegretario Alessio Villarosa ha lavorato sul dossier banche. In commissione Finanze della Camera ce l’ha fatta Carla Ruocco, anima critica M5s che sarebbe dovuta diventare viceministro all’Economia. Alberto Bagnai, alla sua prima legislatura, ma da molto tempo vicino alle idee della Lega, è invece il numero uno in commissione Finanze a Palazzo Madama.

Per quanto riguarda le commissioni Affari costituzionali e Giustizia si è scelto di affidare nello stesso ramo del Parlamento le presidenze allo stesso colore politico. Ai grillini sono andate quelle della Camera con Giuseppe Brescia e Giulia Sarti, mentre ai leghisti quelle del Senato con Stefano Borghesi e Andrea Ostellari, quest’ultimo alla sua prima esperienza in Parlamento.

I 5Stelle hanno puntato, quasi per dovere, su coloro che erano stati annunciati in pompa magna ministri prima del voto del 4 marzo. Quindi il senatore Mauro Coltorti è diventato presidente della commissione Trasporti e Pierpaolo Sileri, che doveva diventare ministro della Salute, è ora presidente della commissione Igiene e sanità. La Lega invece in commissione Ambiente ha scelto il deputato 31enne Alessandro Benvenuto, tra i più giovani eletti in questa legislatura. Anche lui alla sua prima esperienza alla Camera e già, come tanti altri, nel rispetto del nuovo mood, ricopre un ruolo tra i più importanti nella vita parlamentare.

IL CANE È VIVO

conte salvini di maioNon sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che “ha da passa’ a nottata”, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande
Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi.

L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti.

Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Già. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura.
Da qui bisogna ripartire. Presto.

Riccardo Nencini

Nencini: “Salvini continua a fare campagna elettorale”

salvini di maioIl governo ha giurato solo pochi giorni fa e solo ieri, dopo quella del Senato, ha ottenuto il voto positivo della Camera. E Salvini, invece di sedere nel ufficio del Ministero degli Interni, è di nuovo in campagna elettorale. Questa volta in Puglia, a Brindisi a sostegno del candidato sindaco della Lega Massimo Ciullo. “Il ministro dell’Interno – è il commento del Segretario del Psi Riccardo Nencini – continua a battere l’Italia in campagna elettorale. Ieri era a Brindisi, dove si vota per il rinnovo del comune. È la prima volta, nella storia della Repubblica, che il titolare della sicurezza nazionale e garante dell’imparzialità delle Istituzioni statali si getta a capofitto nella bagarre. Dovrebbe stare un passo indietro a tutela di tutti. E invece…”. A Brindisi il centrodestra si presenta diviso: la Lega e Forza Italia hanno rotto. A gennaio scorso fu proprio Salvini ad annunciare con un video la candidatura dell’avvocato Ciullo, una fuga in avanti che non piacque a Forza Italia. Il coordinatore regionale azzurro Luigi Vitali, da sempre fedelissimo di Berlusconi, contestò il metodo e scelse un’altra strada e un altro candidato. Un altro ministro che andrà a spasso per il Paese è Luigi Di Maio titolare del Ministero del Lavoro che invece si sposterà per sostenere il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Gianluca Serra. Alleati al governo che si fronteggiamo alle amministrative. Il test non sarà di poco valore. Potrebbe infatti dare un segno sugli equilibri interni alla maggioranza.

Trump rompighiaccio del governo populista

governo-conteSembrava tutto perduto, invece è partito il governo M5S-Lega guardato con timore dall’Europa e dai mercati. Due segnali, uno piccolo e uno importante. Poi, improvvisamente, si è risolto il quasi insolubile rebus. Prima dal muro di cinta della sede del Carroccio di via Bellerio a Milano è stata cancellata la colossale scritta “Basta euro”. Poi giovedì 31 maggio è arrivato il messaggio della Casa Bianca affidato a ‘La Stampa’: «Noi non vediamo le potenziali nuove elezioni come una richiesta di mettere in discussione la presenza dell’Italia nell’Unione Europea». Donald Trump ha fatto da apripista, ha dato il disco verde al governo populista e sovranista italiano, molto simile al suo, rassicurando i mercati finanziari internazionali.

Populismo sì, populismo no. Beppe Grillo e Matteo Salvini in passato hanno rivendicato con orgoglio di essere dei populisti. Giuseppe Conte, chiedendo il 5 giugno il voto di fiducia al Senato, senza urla e con voce compassata da professore, non ha negato lo spirito populista del suo governo: «Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo».

Il presidente del Consiglio ha declinato un pragmatismo a “un cambiamento radicale”. Ha annunciato la volontà di applicare “il contratto di governo” frutto del travagliato negoziato tra il M5S e la Lega: 1) la fedeltà alla scelta europea e alla alleanza con gli Usa, ma anche l’intenzione di cambiare le regole della Ue e intende cancellare le sanzioni alla Russia di Putin; 2) la lotta all’immigrazione clandestina «ma non siamo e non saremo mai razzisti»; 3) lo stop ai vitalizi dei parlamentari e il taglio delle “pensioni d’oro” cioè «sugli assegni superiori ai 5 mila euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati». Il punto centrale del programma di governo, però, è la lotta contro le disuguaglianze sociali e per il lavoro: reddito di cittadinanza, flat tax e superamento della legge Fornero sono i cavalli di battaglia ma hanno un alto costo (almeno cento miliardi di euro). Il presidente del Consiglio non ha dato particolari su come intervenire (in particolare non ha citato l’ipotesi quota 100 per andare in pensione anticipata). Il Senato ha concesso la fiducia all’esecutivo grillo-leghista con 171 sì, 117 no e 25 astenuti.

Le parole di Conte hanno innervosito i mercati ma non troppo: la Borsa ieri ha perso oltre l’1% e lo spread è risalito chiudendo a quasi 240 punti rispetto ai circa 210 della mattina. Il miracolo che ha prodotto il governo cinquestelle-leghisti è avvenuto il 31 maggio. Matteo Salvini ha accettato alla fine lo spostamento del suo pupillo Paolo Savona proposto da Luigi Di Maio, dal cruciale ministero dell’Economia a quello per le Politiche Europee. La mediazione ha sbloccato la paralisi. Sergio Mattarella ha dato il suo placet, negato invece domenica 27 maggio perché il segretario leghista aveva fatto le barricate, e il capo politico cinquestelle lo aveva appoggiato, nel volere l’economista euroscettico al dicastero dell’Economia. Il capo dello Stato, al secondo tentativo in 4 giorni, ha affidato al professor Giuseppe Conte l’incarico di guidare l’esecutivo giallo-verde.

Niente elezioni politiche anticipate date ormai per scontate, invece è sorto il primo governo populista della Repubblica italiana e il primo dell’Europa occidentale. La “Terza repubblica” secondo di Maio.

I mercati, dopo la bufera, hanno accettato con riserva l’arrivo del tandem populista al governo. Prudenti segnali di apertura, dopo il presidente americano, sono giunti anche dai governi europei, da Bruxelles e dagli imprenditori italiani e stranieri. La cancelliera tedesca Angela Merkel è pronta a collaborare «con il nuovo governo italiano». Sergio Marchionne ha aperto la porta senza entusiasmo al nuovo esecutivo: «È già un passo avanti». L’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, però, è stato caustico: «Noi siamo sempre stati filogovernativi, voi scegliete e noi ci adattiamo».

Nei giorni precedenti, invece, era scoppiato il panico. La crisi politica, aggravata dall’annuncio di Di Maio di voler chiedere la messa in stato di accusa di Mattarella (idea non condivisa da Salvini e poi rientrata con le relative scuse), aveva provocato il caos. In appena tre settimane a maggio il differenziale tra i buoni decennali del Tesoro italiani e quelli tedeschi era volato da 130 punti fino a 324, il livello più alto dal 2012, causando un salasso per pagare gli interessi più alti sui titoli del debito pubblico. Anche la Borsa era andata in picchiata.

Ora la paura è passata. Il governo populista dal taglio pragmatico è alla prova: la difficile scommessa delle forze anti establishment è di mantenere le seducenti ma difficili promesse fatte ai propri elettori nel voto del 4 marzo e di non impaurire di nuovo i mercati. È una prova cruciale per Di Maio e Salvini, i veri dominus del governo Conte: entrambi sono vice presidenti del Consiglio, il primo è ministro dello Sviluppo e del Lavoro e il secondo è titolare del dicastero dell’Interno. Ministro dell’Economia è il professor Giovanni Tria, un economista critico sulle regole per l’euro ma contrario a dare l’addio alla moneta comune. Ministro delle Politiche Europee è Savona, l’uomo sul quale punta Salvini, teorico di un Piano B per abbandonare l’euro. È un equilibrio fragile.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

SALSA POPULISTA

conte governoAll’insegna del “cambiamento”. Lo ripete più volte Giuseppe Conte, nel corso del suo primo intervento in Parlamento nelle vesti di presidente del Consiglio. Il nuovo Governo, che ha ottenuto la fiducia del Senato (171 i sì, 117 i no, 25 gli astenuti), adotterà misure di rottura rispetto al passato. Nel suo lungo discorso il professore traccia il percorso che dovrà affrontare l’Esecutivo. Completo scuro e cravatta viola, richiama spesso l’attenzione dei parlamentari sull’accordo sottoscritto tra Lega e Movimento 5 Stelle e assicura l’attuazione dei punti programmatici giallo-verdi. Di Maio e Salvini siedono rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra.

Tra applausi e cori da stadio, la maggioranza apprezza il discorso del professore. “Avverto pesante il senso della responsabilità – afferma davanti ai senatori, chiamati oggi al voto di fiducia – e sarò garante del contratto”. Diritti sociali, lotta senza quartiere all’evasione fiscale e flat-tax gli obiettivi prefissati. In programma anche l’evergreen grillino del taglio ai vitalizi e alle pensioni dei parlamentari. La legittima difesa sarà potenziata per la gioia dei leghisti. Le sanzioni alla Russia andranno riviste. Nessun cenno, invece, alla revisione della legge Fornero, bandiera sventolata da Salvini e Di Maio negli anni di opposizione e nei mesi di campagna elettorale. Così come assordante è il silenzio sui vaccini, sulla scuola, sulla cultura, sulle riforme istituzionali. Tutti temi sui quali l’attuale maggioranza poneva l’accento quando si trovava all’opposizione.

La prima uscita, dunque, è in salsa populista. Un discorso volto a scaldare gli animi senza parlare di coperture né di tempi di realizzazione. “Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo” le parole dello stesso docente pugliese. Che poi sfodera il leit motiv salviniano: “Metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà”. Conte si prende anche la standing ovation del Senato quando dedica un pensiero al povero Soumayla, il migrante ucciso in Calabria. Intanto, però, ci sono da assegnare le poltrone relative a viceministri e sottosegretari. Poi, nel weekend, il G7 in Canada per il battesimo internazionale.

Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, nel suo intervento sulla fiducia al Senato, fa subito sentire forte la voce delle opposizioni. “La luna di miele durerà almeno fino alla prossima finanziaria, quando la contabilità vincerà sulla parola – l’attacco del leader socialista –. C’è il rifiuto della società aperta. Scomparsi i diritti civili, anzi messe a rischio le ultime conquiste”. Poi l’appello alle forze alternative al patto Lega-5Stelle “perché venga promossa un’operazione di verità verso gli italiani. Meglio con una alleanza repubblicana”.

F.G.

Bankitalia: “Il futuro dell’Italia resta in Europa”

Ignazio Visco BankitaliaOggi, a palazzo Koch, a Roma, si è svolta la relazione annuale della Banca d’Italia alla presenza delle autorità istituzionali e dei rappresentanti del mondo del lavoro, economico, finanziario e dell’imprenditoria.
Nel corso dell’esposizione delle Considerazioni finali del Governatore sulla Relazione annuale, Vincenzo Visco ha usato parole misurate: “Non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie perché è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo”.
Nel giorno dell’appuntamento lo spread ha sfondato pericolosamente i 300 punti, il massimo dal giugno del 2014, e in cui è attesa la presentazione dei ministri del governo di Carlo Cottarelli.

Secondo Visco, che è al primo anno del suo secondo mandato da governatore: “Data la straordinarietà di queste settimane è dunque necessario rispettare i parametri europei, non per rigidità a livello Ue o minacce speculative, ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l’allocazione delle risorse a livello nazionale e globale”.
I punti sottolineati nella relazione hanno toccato il debito pubblico, la riforma delle pensioni, il destino europeo dell’Italia, i vincoli Ue e la situazione delle banche italiane. Tutti temi fondamentali per il futuro e la stabilità del paese.
Visco, con un probabile riferimento ad articoli di stampa pubblicati da alcuni giornali di paesi europei, ha detto: “E comunque al di là di meschine e squilibrate valutazioni, la fiducia nell’Italia è grande sul piano economico e su quello civile”.

La certezza per Visco è comunque che il futuro del nostro paese resta in Europa. Il passaggio è rivolto chiaramente ai partiti anti-sistema, Lega e M5S. Il Governatore ha spiegato: “Il destino dell’Italia è quello dell’Europa, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. E’ dunque importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione europea, come ad esempio il Consiglio europeo in programma a fine giugno dove sono in discussioni temi come la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria”.

Per Visco: “Comunque, la condizione essenziale è conservare la credibilità del processo di consolidamento dei conti pubblici. E dunque, in una fase espansiva e con la politica monetaria ancora (per poco) accomodante della Bce di Mario Draghi non è utile aumentare il disavanzo, come invece avevano immaginato Lega e Movimento 5 Stelle. I vincoli infatti non sono le regole europee, è la logica economica. A essa è strettamente connesso l’obbligo, che tutti abbiamo, di non compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuol dire accollare loro quello che oggi non si vuol pagare. Per ridurlo non vi sono scorciatoie. Se venisse a repentaglio il valore dei risparmi dei cittadini, i risparmiatori reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi. Uno scenario che metterebbe a rischio la stabilità del paese”.

Riferendosi ad uno dei temi più discussi nelle ultime settimane, cioè il superamento della legge Fornero, come previsto anche dal contratto tra Lega e Cinque Stelle, per Visco: “Le riforme sulla previdenza fatte in passato rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica e sarebbe rischioso fare passi indietro. Quelle riforme, hanno risposto alla necessità di tenere conto dell’allungamento della vita media nel definire il rapporto tra i contributi versati e l’entità e la durata della prestazione. Certo, sono possibili interventi mirati volti a ridurre qualche rigidità ma compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema”.
Nonostante le parole misurate e tranquillizzanti del Governatore, lo spread impazzisce, sfondando anche il muro di 300 punti base, i tassi sui BTP italiani sforano la soglia del 3,20% e le banche italiane continuano a tremare in borsa: l’espressione “doom loop” torna nelle prime pagine della stampa nazionale e internazionale. Il bagno di sangue non sta travolgendo solo i BTP ma anche i titoli bancari. E non si tratta certo di un caso, vista l’esposizione che gli istituti hanno verso il debito sovrano italiano. Non è così un caso che l’indice Ftse Italia All-Share Bank Index sia scivolato nelle ultime ore in mercato orso, scendendo a livelli inferiori del 20% circa rispetto ai massimi di aprile.

Ma il “doom loop” non riguarda ‘soltanto’ le banche italiane. Lo afferma uno studio recente della BRIA, Banca dei Regolamenti Internazionali o anche Banca delle banche centrali, che mostra che il debito governativo italiano incide sugli asset bancari italiani per quasi il 20%: si tratta di una delle percentuali più elevate al mondo. In media, stando a quanto riportato da Eric Dor, direttore della divisione di Studi Economici dell’IESEG School of Management, ci sono dieci banche che hanno un’esposizione verso i BTP che coincide con un valore superiore al 100% del capitale Tier-1: esattamente il parametro che viene utilizzato per monitorare il grado di solvibilità degli istituti di credito. La lista include le due banche italiane più grandi: UniCredit e Intesa SanPaolo, che hanno rispettivamente una esposizione che rappresenta il 145% del loro capitale Tier1. La lista fa però anche altri nomi: c’è Banco BPM (327%), MPS (206%), Bper Banca (176%), Banca Carige (151%).
Del ‘doom loop’ italiano ha parlato nelle ultime ore anche Holger Zschäpitz, senior editor del desk finanziario di ‘Die Welt’, ricordando tra l’altro come l’Italia dipenda dai mercati, soprattutto se si considera l’emissione di bond prevista per quest’anno.
L’esperto ha anche sottolineano che le banche italiane sono le prime creditrici del debito pubblico italiano, con una esposizione che è pari a 81,4 miliardi di euro per Intesa SanPaolo e a 54 miliardi per UniCredit.
Ma non sono solo le banche italiane a essere esposte ai BTP. Le banche francesi, per esempio, stando ai dati dell’Autorità bancaria europea, detenevano un valore combinato di bond italiani per un valore di 44 miliardi di euro; le banche spagnoli per 29 miliardi. Tre poi sono in particolare le banche non italiane che sono le più esposte, in termini assoluti, al debito italiano, secondo la ricerca di Eric Dor. Sono BNP Paribas, Dexia, e Banco Sabadell.
A margine dell’assemblea della Banca d’Italia, il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli ha commentato: “Bisogna essere consapevoli di una fase particolarmente complessa nella quale le preoccupazioni sulle prospettive dell’Italia si sono diffuse sui mercati internazionali e anche nelle cancellerie e quindi bisogna avere più consapevolezza, più forza, più determinazione, più serenità e più convergenza per cercare di superare questo momento che purtroppo non è il primo di quelli che abbiamo vissuto nella nostra storia della Repubblica”. Secondo Patuelli: “Questa incertezza pesa su tutta l’economia produttiva italiana e quindi occorre senso di responsabilità, ognuno faccia la propria parte. Le banche italiane detengono stabilmente una quota assai rilevante del debito pubblico e quindi danno un contributo forte alla solidità e alla stabilità del debito pubblico dell’Italia, ma le banche non possono fare tutto”.

Dovrebbero ormai essere chiari i danni che sta subendo il popolo italiano a causa dei programmi politici di M5S e Lega, i quali, purtroppo, detengono la maggioranza in Parlamento. Il futuro dell’Italia dipenderà molto dal senso di responsabilità dei giallo-verdi verso l’Italia e verso gli italiani. Finora, dopo quasi tre mesi dalle elezioni, c’è stata soltanto una prosecuzione di propaganda demagogica incapace di assolvere agli interessi della nazione, anzi, con effetti decisamente negativi.
Roma, 29 maggio 2018

Salvatore Rondello

Il rebus governativo e l’incubo spread

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Oggi, se la borsa sale e lo spread va in ribasso, potrebbe avere un significato positivo per il futuro dell’Italia e dell’economia. Con il rebus governativo e le incertezze legate al programma Lega-Cinquestelle l’incubo  dello spread è tornato a turbare il sonno degli italiani. Il differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti Bund tedeschi da venerdì scorso ha superato quota 200 punti base, con un rendimento del 2,47%, tornando ai livelli segnati nell’aprile 2017. Ma da cosa dipende il flusso di vendite sui buoni del Tesoro?

In una intervista, Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss ed alla Stanford University di Firenze, ha spiegato: “Lo spread aumenta perché gli investitori, cioè coloro che comprano i nostri titoli di Stato, il nostro debito pubblico, cominciano a pensare che l’andamento crescente che il debito pubblico ha continuato ad avere in questi anni non verrà invertito. Quindi si domandano fino a che punto aumenterà e sono disposti a comprare i nostri titoli con rendimenti più elevati”.

Vediamo che significa l’aumento dello spread. La professoressa De Romanis ha precisato: “Significa che aumenta il rendimento che gli investitori vogliono per comprare il nostro debito pubblico. Quando lo spread è basso vuol dire che gli investitori si fidano. Tuttavia, quello che è interessante analizzare in questo momento, non è solo lo spread con la Germania (arrivato a 200 punti base) ma anche quello con la Spagna e il Portogallo. La penisola iberica, tra l’altro, sta vivendo una grave crisi politica eppure in questo momento il divario tra i Btp e i titoli spagnoli è di 100 punti. Ciò significa che gli investitori si fidano più della Spagna che dell’Italia”.

De Romanis ha proseguito spiegando chi ci perde: “A perdere maggiormente con il deprezzamento dei Btp sono sicuramente le banche perché sono quelle che hanno moltissimi Btp. Seguono poi i risparmiatori, che hanno comprato il nostro debito (il 70%, ricorda la docente, è in mano agli italiani). Tradotto in termini pratici, se volessero venderlo, con lo spread che aumenta, il titolo stesso perderebbe valore. Nonostante i timori generalizzati, però, l’Italia appare lontana da una crisi simile a quella vissuta dalla Grecia. Lo spread sta aumentando in maniera veloce, è vero ma abbiamo diversi nuovi strumenti che sono stati messi in campo durante la crisi come il mes, il meccanismo di stabilità europeo (che il programma di governo al punto 20 propone di cancellare) e soprattutto il cappello della Bce, con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi di euro. E non vale solo per noi ma per tutti i Paesi dell’area euro ad eccezione della Grecia, ancora sotto il terzo programma di aiuti. Per ora abbiamo questa sorta di protezione”.

Concludendo la De Romanis ha affermato: “Certo il Quantitative Easing, come ha annunciato il governatore della Bce, Mario Draghi, dovrebbe finire in autunno. Ma potrebbe andare avanti, si vedrà. Ricordiamoci inoltre che a partire dall’anno prossimo ci sarà un nuovo presidente a capo della Banca Centrale Europea e non è detto che il QE verrà contratto in eterno”.

Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in una intervista fatta sabato scorso, ha indicato nel programma di lega e M5S il vero problema della situazione di empasse che si è creata sul nodo per la nomina del ministro dell’ Economia affermando: “Una eventuale messa in discussione degli accordi con l’Ue che contempli la fuoruscita dell’Italia dall’euro sarebbe fonte di rischi incalcolabili per il nostro paese. L’indicazione di Paolo Savona per via Venti settembre è solo l’ultimo tassello. Lui certamente interpreta bene la posizione dei due partiti sull’euro. Avendo sostenuto posizioni simili a quelle di Varoufakis sull’euro rappresenta una scelta coerente con quanto scritto nei programmi di Lega e M5S. Chiunque avesse letto e preso sul serio i programmi di Lega e M5S avrebbe visto per tempo che la critica all’euro è il vero punto di effettiva convergenza tra i due partiti. D’altra parte la prima bozza del programma esprimeva in modo inequivocabile i propositi dei due partiti che si apprestano a formare il governo. Nella bozza c’è scritta la verità del loro orientamento. Perciò, per capire quello che sta succedendo occorre rileggere la bozza che chiedeva un percorso per uscire dall’euro e alla Bce di non tener conto di 250 miliardi del nostro debito”.

Con queste premesse, Morando ha osservato: “La scelta di Savona, la cui competenza e livello di preparazione sono indubbi, rappresenta solo il definitivo orientamento verso quel programma. Si conferma l’orientamento euroscettico del governo italiano. Una posizione simile a quella dei falchi tedeschi che sostengono da tempo la necessità di introdurre regole per la fuoruscita dall’euro con l’obiettivo di facilitare l’allontanamento di quei paesi poco inclini a rispettare la disciplina di bilancio e le regole. D’altra parte, è dal 2009 che non si esclude che ci possa essere un fallimento dell’euro. Lo spread tra i titoli tedeschi e quelli degli altri paesi non esprime più difficoltà legate all’economia ma è un indicatore del rischio connesso al volume globale del debito. E’ chiaro, dunque, che il nostro paese con il debito che si ritrova corre rischi davvero grandi. L’ipotesi che l’euro possa non essere la nostra moneta del futuro, espone le persone, i risparmiatori e le imprese ad uno shock di lungo periodo e dalle conseguenze imprevedibili”.

Ieri, Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia uscente e parlamentare del PD, nell’intervista a ‘1/2 ora in più’ ha detto: “La Brexit è molto meno costosa dell’uscita dall’euro, il costo dell’uscita dall’euro sarebbe molto superiore. Questo perchè il debito che l’Italia ha nei confronti di chi presta i soldi è in euro, uscire dall’euro significherebbe moltiplicare il valore del debito che il Paese continuerebbe ad avere nei confronti dei creditori”.

Poi Padoan ha proseguito: “In Europa il ruolo della Germania è dominante, anche perchè è l’economia più forte, non ha problemi di bilancio pubblico, ha un problema, un surplus della bilancia dei pagamenti del tutto inaccettabile, e noi abbiamo proposto modi per risolverlo. Questo fa sì che le norme proposte dalla Germania vanno spesso bene ai Paesi nordici. Per l’Italia l’obiettivo deve essere modificare radicalmente il modello di Europa ma farlo in modo efficace”.

Padoan ha anche sottolineato: “Sono assolutamente inaccettabili e fuori luogo gli articoli della stampa tedesca sull’Italia degli ultimi giorni. Lo spread è andato oltre 200 punti ed è arrivato a 100 punti sulla Spagna  inoltre i titoli a breve si stanno agitando più di quelli a lungo, il che è un segnale di nervosismo crescente sui mercati. I mercati si stanno riposizionando sull’ Italia, Moody’s l’ha detto in modo esplicito: se questo avviene i primi a perderci saranno i risparmiatori italiani, che già hanno subito perdite che si potevano evitare. Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma, chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio, e il fatto che esponenti della maggioranza non escludono un piano B, e cioè che di fronte alle pressioni dell’Europa si debba uscire dall’Europa. Questo è il nodo che va sciolto. Il termine speculazione è sempre ambiguo: ci sono diversi operatori sui mercati finanziari, ma mi sembra negli ultimi giorni si stia maturando un sentimento sul mercato e cioè che c’è il combinato disposto di governo insostenibile sul piano della disciplina di bilancio e non viene esclusa l’ipotesi del piano B e cioè della peggiore scorciatoia che si possa immaginare. Di fronte a questa situazione i mercati cambiano atteggiamento e lo possono fare in modo molto rapido: a volte, scherzando ma non troppo dico che cambiano in pochi secondi su decisioni che sono soltanto annunciate. Sul rischio Grecia per l’Italia, Padoan ha detto di essere un inguaribile ottimista e che l’Italia ha buoni fondamentali che potranno salvare il Paese, ma non si può perdere il controllo della situazione dando indicazioni che la buona condotta di politica di bilancio accompagnata da una politica per la crescita sono soluzioni abbandonate e che le decisioni prese negli anni passate verranno smantellate. Quindi il solo fatto che il piano B (l’uscita dall’Europa) venga considerato possibile è estremamente grave perché nel momento in cui i mercati anche a volte sbagliando decidono che il Paese non ce la fa immediatamente si comportano come se il piano B fosse attuato all’istante”.

Intanto ad apertura dei mercati, L’euro è in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini in Europa in avvio di settimana, mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali. Venerdì in chiusura l’euro era calato a nuovi minimi da 6 mesi a questa parte, attorno a 1,1650 dollari. Il recupero della valuta condivisa viene attribuito dal Financial Times e altre testate finanziarie allo sfumare della formazione di un governo M5S-Lega dopo il rifiuto da parte del Quirinale dell’indicazione di un ministro dell’economia euroscettico.

Anche le pressioni dei mercati sull’Italia in avvio di seduta sono attenuate, dopo che nel corso del fine settimana è sfumata l’ipotesi della formazione di un governo tra Movimento 5 Stelle e Lega a seguito del rifiuto, da parte del Quirinale, di accettare l’indicazione di un ministro dell’Economia ritenuto di avere posizione euroscettiche. Alla Borsa di Milano l’indice Ftse-Mib ha segnato un più 1,35 per cento ai primi scambi e successivamente ha accelerato i progressi al più 1,71 per cento.

Nel frattempo il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund è calato a 192 punti base, 16 in meno rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo la piattaforma Mts i tassi retributivi sulla scadenza decennale si sono attenuati al 2,38 per cento. Venerdì scorso i Btp avevano chiuso gli scambi con rendimenti al 2,47 per cento e un differenziale sui Bund salito a 206 punti base. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi convocato per la giornata di oggi l’economista Carlo Cottarelli, per ricevere il mandato a formare un governo neutrale.

Intanto anche l’euro risulta in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali.

La situazione, comunque, resta densa di incognite. L’agenzia finanziaria americana blooomberg, nella sua edizione europea, ha affermato: “L’Italia sprofonda nel caos politico con i populisti che mettono nel mirino il presidente della repubblica. I leader populisti hanno staccato la spina al loro tentativo di formare un governo dopo che il presidente ha respinto la scelta di un ministro dell’economia euroscettico e anti tedesco”. Il Financial Times ha dedicato all’Italia un articolo in cui parla di “possibile crisi istituzionale”.

L’economista francese Jean Paul Fitoussi, commentando l’inasprimento delle regole sul capitale bancario deciso a Bruxelles con l’astensione dell’Italia e della Grecia, ha dichiarato: “ L’ulteriore stretta sul capitale bancario approvata dai ministri europei all’Ecofin fa ridere, si affronta il problema alla rovescia. Anziché permettere alle banche di partecipare alla ripresa dando credito alle imprese, si spingono le banche a non dare prestiti”. Fitoussi ha fatto notare, in particolare, la divergenza con le politiche degli Usa, che hanno appena deciso di alleggerire i vincoli normativi per il sistema bancario nazionale. Il professore alla Luiss e a Sciences-Po a Parigi, parlando in un’intervista fatta da un’importante Agenzia stampa italiana, ha osservato: “Credo che gli istituti di credito italiani stiano molto meglio di qualche anno fa, ma hanno ancora fragilità. E dunque è inevitabile che l’instabilità finanziaria innescata dalla crisi politica in Italia stia colpendo in particolare le banche: quando si teme una recessione, è normale. La crisi politica in Italia e la reazione dei mercati? la prima era assolutamente prevista viste le politiche europee, la seconda sarebbe ben peggiore se non fosse per la Banca centrale europea di Mario Draghi. L’incidente era previsto da tempo e c’erano state molte avvisaglie, dovevamo aspettarcelo. E sarà aggravato se si continua con insulti politici fra l’Italia e i partner europei, penso all’articolo disgustoso dello Spiegel. La reazione dei mercati, con lo spread balzato oltre i 200 punti base e una forte caduta delle banche in Borsa, è in realtà un po’ inferiore a quanto avrebbe potuto essere perché tutti sanno che c’è Draghi: gli speculatori sono più attenti. Ma questo non vuol dire che le conseguenze siano contenute: la situazione è pericolosa, può avere conseguenze negative sull’Italia ma anche sul resto dell’Europa e ora che c’è una ripresa, il rischio è che si torni alla stagnazione”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea degli industriali varesini, ha detto: “Il Presidente Mattarella sta svolgendo egregiamente il suo ruolo nella logica istituzionale. Non entriamo nel merito delle scelte, non vogliamo aprire fronti per essere di parte, dall’una e dall’altra, noi non siamo né partisan né bipartisan. L’ipotesi di uscita dall’euro è assurda ed inconcepibile, sarebbe la fine dell’Italia in termini economici, non scherziamo su queste cose”.

Nonostante l’incarico di stamattina a Cottarelli, le incertezze politiche hanno innervosito i mercati e si sta assistendo a Milano ad una Borsa tornata in negativo mentre lo spread a toccato nuove punte sopra 200 punti base.

Le incognite principali sono la fiducia in Parlamento a Cottarelli per la formazione di un nuovo governo e la possibilità di nuove elezioni in autunno in cui gli italiani torneranno ad essere protagonisti dei loro destini. In quest’ultimo caso rimane un dubbio: gli italiani avranno preso coscienza della realtà in cui si trovano o seguiranno le illusioni di una propaganda demagogica? La posta in palio è molto alta. Non riguarda solo l’Italia e gli italiani, ma riguarda anche l’Europa e gli assetti di geopolitica mondiale.

Da situazioni storiche analoghe alla crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo, purtroppo, sono nate le dittature nel mondo con le tragiche conseguente ben note all’umanità.

Salvatore Rondello

INCARICO GIALLO-VERDE

governo apre conte di maio

Giuseppe Conte è il nuovo presidente del Consiglio incaricato. Nominato da Sergio Mattarella su indicazione dei partiti più votati alle elezioni del 4 marzo scorso: Movimento 5 Stelle e Lega. Il giurista di origini pugliesi sarà in Parlamento all’inizio della prossima settimana, tra martedì e mercoledì, per presentare lista dei ministri e programma. “Quello che nasce sarà il governo del cambiamento. Sarò l’avvocato d’Italia”, le sue prime parole da Premier. Nasce quindi il Governo giallo-verde.

Dopo le ultime ore di tensione causate dalle indiscrezioni sul passato del professore, oggi il Capo dello Stato ha sciolto i dubbi, convocando Conte nel pomeriggio. Completo scuro e cravatta azzurra a pois, il neo premier è arrivato al Colle in taxi. Un’ora di faccia a faccia con Mattarella, poi il conferimento del mandato.

All’ordine del giorno anche il ruolo nell’Esecutivo di Paolo Savona, economista dalle posizioni euroscettiche. L’ex ministro, proposto dalla coppia Salvini-Di Maio per il dicastero dell’Economia, non sembra essere nelle grazie di Mattarella per le sue uscite anti-euro. Per questo l’inquilino del Quirinale ha voluto vederci chiaro. Nelle prossime ore si capirà se l’ex ministro farà parte della squadra.

I protagonisti dell’accordo di governo non nascondono l’entusiasmo per il risultato raggiunto. “Oggi comincia la terza Repubblica, ve l’avevo detto, l’avevo promesso”, il commento di Di Maio. “Siamo pronti a partire” afferma la Lega in un comunicato. D’altronde le parti in causa hanno sempre difeso la loro scelta di affidarsi al docente universitario. Il capogruppo grillino al Senato Toninelli aveva ribadito che l’ipotesi di un altro premier “non esiste e non è commentabile”. Il vice segretario leghista Lorenzo Fontana, invece, aveva detto in mattinata che in caso di un nuovo candidato premier si sarebbe “dovuto rivedere tutto l’equilibrio della squadra di Governo”.

La lista dei ministri è già pronta da tempo. Di Maio prenderà il ministero dello Sviluppo Economico che sarà accorpato a quello del Lavoro. A Salvini andrà il Viminale. Il ministero degli Esteri sarà affidato al diplomatico Massolo, mentre per Economia e Finanze resta in vantaggio Paolo Savona, nonostante le perplessità di Mattarella. Le parlamentari pentastellate Giulia Grillo e Laura Castelli favorite rispettivamente per Salute e Lavori Pubblici. Al Turismo il leghista Centinaio, mentre al ministero di Giustizia confermatissimo Alfonso Bonafede. Per la Difesa si fa sempre più insistente il nome della grillina Elena Trenta. Poi Emilio Carelli, neo eletto M5s, alla Cultura e il salviniano Nicola Molteni alle Politiche Agricole. Il Governo, dunque, è fatto. Partirà nelle prossime ore.

F.G.

Povertà. Si allarga la platea del Rei, il reddito di inclusione sociale

Pensioni

LE NUOVE IPOTESI DI MODIFICA LEGA M5S

Il superamento della Legge Fornero è il punto che più accomuna i programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Entrambi i partiti, infatti, hanno indicato la volontà di introdurre Quota 100 e Quota 41 per cambiare il sistema pensionistico. Secondo quanto ha recentemente riportato al riguardo Il Sole 24 Ore, la Quota 100 diventerebbe 101 per i lavoratori autonomi e sarebbe prevista un’età minima di accesso pari a 64 anni. Inoltre, verrebbe posto un limite di 2 o 3 anni di contribuzione figurativa massima.

Il quotidiano di Confindustria ha riportato anche le dichiarazioni di Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare che ha curato il programma della Lega sulle pensioni, secondo cui è importante mantenere “gli stabilizzatori automatici, ovvero l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione”.

Misure che rappresenterebbero “il lasciapassare per l’Europa e per i mercati”, che consentirebbero quindi di “difendere la nuova flessibilità che vogliamo”. Resta da capire quale costo avrà una riforma delle pensioni di questo tipo. Secondo Brambilla, la spesa non supererebbe i 5 miliardi l’anno, ma, ha ricordato Il Sole 24 Ore, l’Inps aveva stimato a fine febbraio una spesa di 14-18 miliardi nei primi due anni di applicazione, al netto dell’Ape sociale non più erogata.

Non è poi chiaro se l’adeguamento dei requisiti pensionistici valga solo per l’età anagrafica o anche per l’anzianità contributiva. Cioè se la Quota 41 sia destinata ad aumentare con il passare del tempo. Si spera comunque non prima del 2019, quando è previsto già uno “scatto” di 5 mesi per gli attuali requisiti. Altrimenti la Quota 41 diventerà già di 41 anni e 5 mesi.

Povertà

SI ALLARGA LA PLATEA DEL REI

Si allarga da luglio la platea potenziale del Rei, il reddito di inclusione sociale ma le domande all’Inps anche senza i requisiti sulla composizione del nucleo familiare potranno essere presentate dal primo giugno (il beneficio si ottiene a partire dal mese successivo).

Lo scrive Inps in un messaggio ricordando che da luglio, come previsto dalla legge, non sarà più necessario per ottenere il sussidio avere in famiglia almeno un minore, un disabile, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato over 55. Fino a giugno la platea potenziale è di circa 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone mentre da luglio passerà a 700.000 nuclei per 2,5 milioni di persone.

Il beneficio economico va da un massimo di 187,5 euro per una persona sola in situazione di povertà a 539,8 euro nel caso di famiglia con almeno sei componenti.

Tra i requisiti per avere il Rei c’è un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.

Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la Naspi.

Lavoro

BOERI DIFENDE I RIDER

L’Inps scende in campo per i diritti dei rider. “Stiamo lavorando”, ha recentemente detto il presidente Tito Boeri “per definire forme di monitoraggio delle piattaforme di intermediazione della gig economy” ossia l’economia di quei lavoretti, fatti di solito dai giovani per arrotondare, ma che possono trasformarsi in altro sia per la disoccupazione che per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. Il controllo, ha aggiunto Boeri, servirà “per vincolare da un lato il datore di lavoro a versare i contributi e dall’altro per tutelare i lavoratori per esempio in caso di malattia o maternità. L’obiettivo è “registrare quelle piattaforme ed essere noi stessi una piattaforma”.

“La gig economy – ha altresì osservato Boeri – è un fenomeno nuovo sul quale non siamo attrezzati. E un fenomeno complesso che crea opportunità di lavoro per chi ha esigenze temporanee di reddito, come per esempio gli studenti che hanno bisogno di elevata flessibilità e che quindi non possono avere un rapporto strutturato”.

“C’è però un problema – ha proseguito Boeri – nasce come lavoro autonomo, ma ha caratteristiche tipiche di lavoro subordinato, spesso il committente è unico, le modalità non sono tali da coniugare flessibilità con le tutele per i lavoratori. Per questo – ha concluso – siamo al lavoro per cercare di definire modalità che ci permettano di monitorare queste piattaforme”.

Inps

L’ISTITUTO PRESENTE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

L’Inps, presente per il secondo anno consecutivo al Salone Internazionale del Libro di Torino, si conferma un punto fermo per i cittadini che hanno gremito la 31° edizione della manifestazione. Lo stand dell’Istituto è stato visitato da migliaia di persone provenienti da tutta Italia che hanno avuto modo di usufruire delle consulenza e delle informazioni sulle prestazioni erogate.

Neo corso della manifestazione sono stati premiati cinque funzionari dell’istituto vincitori del 1° Premio nazionale Inps di letteratura, poesia, saggistica e fumettistica, premio istituito quest’anno con l’intento di scoprire e valorizzare opere edite dagli stessi dipendenti dell’Istituto. Alla premiazione, che ha avuto un notevole successo di partecipanti ed un diffuso consenso da parte dei lavoratori tutti dell’Ente di previdenza, erano presenti il direttore centrale Relazioni esterne, Giuseppe Conte, il direttore regionale Giuseppe Baldino e il responsabile comunicazione del Piemonte, Giovanni Firera.

Ampio apprezzamento ha avuto la presenza del Presidente Tito Boeri che, nella stessa giornata della premiazione, si è soffermato con i dipendenti presenti allo stand e si è complimentato con gli autori dei libri vincitori del Premio.

Tra gli altri hanno visitato lo stand il vicepresidente del Salone del Libro Mario Montalcini, il questore della Città di Torino Francesco Messina, il prefetto Filippo Dispenza, il senatore Mauro Laus, Piero Bianucci, direttore di Tuttoscienze – Stampa di Torino, il giornalista e scrittore Massimo Gramellini, il cantante Alberto Fortis, il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Luisella Fassino, il vicepresidente del Festival Panafricano Liuba Forte, il giornalista scientifico aerospaziale, Antonio Lo Campo, l’astronauta Franco Malerba, lo storico Gianni Oliva, lo storico e critico d’arte Philippe D’Averio e tanti altri ancora che hanno voluto testimoniare in questo modo l’importanza della nostra presenza in simili manifestazioni.

Nella giornata di chiusura ha fatto visita allo stand Inps il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha ribadito l’importanza istituzionale della presenza dell’Istituto al Salone, in un momento così particolare ed importante per la Città.

L’affluenza all’importante evento ha registrato una media di circa 500 di visitatori al giorno, con picchi record di circa mille persone nelle giornate di sabato e domenica.

Ancora una volta i funzionari Inps che hanno prestato servizio allo stand si sono contraddistinti per capacità e professionalità, confermando la validità di una relazione diretta e trasparente con l’utenza.

Economia

SE PRELEVI PIU’ DI 3MILA EURO, SCATTA LA SEGNALAZIONE

Versamenti e prelievi, oltre i 3mila euro scatterà la segnalazione automatica alla Banca d’Italia. A confermare all’Adnkronos l’ipotesi allo studio è stata la stessa Unità di Informazione Finanziaria (UIF), la task force anti-riciclaggio di via Nazionale. “Il sistema di rilevazione sarà completato entro quest’anno – è stato annunciato -. Le segnalazioni, pertanto, potranno prendere avvio fra gli ultimi mesi del 2018 e l’inizio del 2019”. Sono cominciati, è stato spiegato, “i lavori per richiedere a banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica la segnalazione mensile delle transazioni in contante per le quali non sussistano ulteriori specifici elementi di sospetto”. La novità è stata introdotta dal decreto legislativo 90/2017 per le norme anti-riciclaggio. “Nei prossimi giorni saranno avviati i confronti con gli operatori sulle forme e modalità di segnalazione”. La soglia individuata, verosimilmente, sarà “almeno in fase di avvio, superiore a quella di 3mila euro, fissata dalla legge per i trasferimenti in contante fra i privati”.

Carlo Pareto

Confindustria stronca il programma Lega-5Stelle

confindustria

L’Assemblea annuale della Confindustria, oggi a Roma, ha stroncato il contratto di governo siglato da Movimento 5 Stelle e Lega. L’attacco non è stato fatto in modo diretto: la parola contratto di governo non compare mai, ma nella lunga relazione del presidente Vincenzo Boccia le critiche, anche aspre, ai contenuti di quella intesa, sono state numerose. Punto per punto, in occasione dell’assemblea annuale, Boccia ha smontato l’impalcatura economica dell’accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, pur avendo, subito dopo le elezioni, riconosciuto il ruolo politico del Movimento fondato da Beppe Grillo.

Il leader degli industriali ha difeso l’euro e il ruolo dell’Italia in Europa, ha detto no ad operazioni stravaganti sul debito pubblico e a tagli generalizzati delle imposte, ha chiesto garanzie per l’Ilva e la Tav, si è mostrato perplesso sul reddito di cittadinanza e sull’idea di smontare la riforma Fornero. Secondo la Confindustria, bisogna cambiare ma senza distruggere. Boccia ha affermato: “Non è affatto chiaro dove si trovino le risorse per le tante promesse”.

Quello che più ha colpito è stato il messaggio del Presidente della Confindustria diretto ai politici: “All’Italia servono leader capaci di prendere decisioni nell’interesse nazionale. In politica, non bisogna prendere facili scorciatoie e farsi guidare dall’urgenza di un consenso immediato, ma occorrono pazienza e lungimiranza da declinare in programmi di governo e non elettorali. Dialogo, confronto e bilanciamento degli interessi sono le parole chiave. Compito della politica, insomma, non è quello di sommare e replicare le spinte che provengono dal basso, dalle rispettive basi elettorali, ma offrire risposte ai disagi provenienti dalla società senza chiudersi nel recinto della mera constatazione di quei disagi”.

La democrazia ha bisogno di quelle che Boccia chiama competenze, parola scelta non a caso, dicendo: “Che sappiano interpretare il bene comune e perseguirlo anche a costo di scelte impopolari”.

Dagli industriali sono arrivati i seguenti suggerimenti: “La ‘vera missione Paese’ è la creazione di lavoro, prima di tutto per i giovani. Non servono scorciatoie, per quanto allettanti, che possono solo condurre in vicoli ciechi. Dunque, meno enfasi sulle pensioni e più sul lavoro che acquista una centralità assoluta”. E’ anche arrivato il monito di Boccia: “Le pensioni sono importanti, un diritto acquisito e sacrosanto, ma non possiamo scaricarne l’onere sui giovani, già gravati dal peso del debito pubblico” .

Senza citare in modo esplicito il reddito di cittadinanza, il presidente di Confindustria ha anche affermato: “Solo il lavoro abbassa il bisogno di garantire chi un reddito non riesce a procurarselo”. Poi ha detto no alla chiusura dell’Ilva, “la più grande acciaieria d’Europa”. Ribadendo la centralità delle infrastrutture, Boccia ha sostenuto: “Non si può, ogni volta che cambia il governo, rimettere in discussione scelte strategiche per il nostro futuro, a partire dal Terzo Valico, dalla Tav e dalla Tap altrimenti si condanna l’Italia all’isolamento”.

Boccia ha anche ricordato: “L’adesione all’euro fu una scelta faticosa ma lungimirante di un grande italiano, Carlo Azeglio Ciampi. Oggi l’Europa è imprescindibile e il ruolo dell’Italia all’interno della casa comune va rafforzato con una presenza costante e competente nei luoghi dove si decide ancor di più in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno. Serve, inoltre, una responsabilità verso il nostro debito pubblico, un mostro da 2.300 miliardi, con una politica che rassicuri sulla sua graduale riduzione. Proprio l’alto debito richiede prudenze nei tagli generalizzati delle imposte. La politica fiscale ha bisogno di una regia chiara, ferma e coerente, che sappia essere immune da manovre volte solo a captare consenso politico. Il Paese sta attraversando un momento delicato, la forza della ripresa economica scricchiola, ma l’Italia resta un grande Paese industriale dalle enormi potenzialità. Tuttavia nulla è per sempre: possiamo progredire lungo la strada della crescita e del lavoro o possiamo fare passi indietro. Il rischio, allora, è quello di tornare a un’Italia povera e agricola. Per non fare danni al Paese serve un forte impegno collettivo e nessuno può tirarsi indietro. Questo è il momento in cui trasformare le speranze in fatti, le parole in azioni coerenti, per quel futuro che deve costruire occasioni di sviluppo e di lavoro”.

L’appello finale di Boccia è stato fatto con grande senso di responsabilità guardando alla produttività, al lavoro ed alla ricchezza della nazione. Il messaggio di Confindustria è arrivato in un momento importante per l’Italia, in prossimità dell’incarico alla formazione del nuovo governo.

Salvatore Rondello