Ius Soli, apertura del leghista Zaia. Bastianelli (Psi): «Ottimo segnale, che sia da esempio a livello istituzionale»

Zaia-Ius SoliSegnali di apertura della Lega Nord verso lo ius soli, almeno nei confronti dei bambini, figli di immigrati: ieri, a margine di un convegno a Venezia, il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia ha infatti risposto in modo favorevole a una domanda sul diritto di cittadinanza. «Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui – ha reso noto Zaia – sui quali un ragionamento al di là dello ius soli debba essere fatto anche perché spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identità veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che è accaduta spesso ai nostri emigranti». Zaia, pur fornendo una sua versione dello ius soli riservata ai figli di immigrati che nascono e crescono in Veneto – e che dunque hanno un’identità veneta – di fatto appoggia la battaglia condotta dal ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge e prende le distanze dalla linea ad oggi portata avanti dalla Lega Nord. Apprezzamento è stato espresso da Claudia Bastianelli, segretario nazionale della Federazione giovani socialisti (Fgs) secondo cui l’apertura di Zaia rappresenta «un ottimo segnale». Continua a leggere

Lega, espulso dal Carroccio la consigliera per la frase choc contro il ministro Kyenge. Solidarietà dai socialisti

Kyenge-valandroEra stata recentemente sospesa, per contrasti interni. E ieri sera esplusa. Per un commento dai contorni inquietanti: un’incitazione alla violenza sessuale nei suoi confronti. Un “pugno allo stomaco” da una donna a un’altra donna. Il bersaglio è stato il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, la provocatrice ha il volto di Dolores Valandro, consigliere di quartiere della Lega Nord-Liga Veneta, a Padova. Il motivo è stato l’incontenibile spinta della seconda nel commentare la recente notizia di un africano che a Genova aveva tentato di stuprare due ragazze. E ha deciso di farlo scrivendo su un noto social network, una frase in maiuscolo, accanto alla foto del ministro Kyenge, di note origini congolesi. Che non lascia spazio al minimo dubbio se non alla bufera, pronta, dietro l’angolo. Come dietro l’angolo deve stare per travolgere chi si scusa dietro un blando «era solo una battuta. È stato un momento di rabbia». E la consigliera ne è rimasto travolta, tanto da eliminare non solo il commento choc, ma anche il suo stesso profilo. Parole di solidarietà sono state prontamente espresse dal mondo politico, dal premier Enrico Letta al presidente della Camera, Laura Boldrini. Anche il segretario del Psi, nonché senatore Riccardo Nencini, e Pia Locatelli, deputato socialista e presidente onoraria dell’Internazionale socialista Donne hanno voluto manifestare la loro vicinanza al ministro Kyenge che non ha voluto rispondere alla militante leghista «perché ognuno di noi dovrebbe sentirsi offeso». Continua a leggere

L’intervista – Lega, l’europarlamentare Borghezio: «Oggi il capo è Maroni e obbedisco a lui»

Borghezio-KyengeDopo la sospensione, l’espulsione: il gruppo parlamentare degli euroscettici (Europa della libertà e della democrazia, Edf) ha ufficializzato l’espulsione di Mario Borghezio, in seguito alle affermazioni anti-Kyenge, il ministro per l’Integrazione, dopo la sospensione dello scorso 22 maggio. Secondo quanto reso noto da fonti del gruppo «una maggioranza di iscritti superiore ai due terzi» si è espressa a favore della proposta fatta venerdì scorso dal co-presidente Nigel Farage, il leader britannico del partito indipendentista Ukip. Dell’Efd fanno attualmente parte, escluso Borghezio, 34 parlamentari di 12 Paesi, e i partiti principali sono l’Ukip e la Lega. Nella nota diffusa ieri dal capo ufficio stampa della delegazione britannica, Herman Kelly non è però precisato il numero dei voti che hanno decretato l’espulsione di Borghezio, reo di aver definito la nomina di Kyenge a ministro «una scelta del c…o» e aver parlato di «governo bonga bonga». Avanti! ha intervistato l’europarlamentare leghista, secondo cui l’immigrazione diventa negativa «solo quando è disordinata, mal gestita e strumentalizzata dalla criminalità». Continua a leggere

Lega, Bossi torna all’attacco: «Maroni è un traditore. Mi rimetterò alla guida del partito»

Bossi-contro-Maroni«A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io». Sono chiare e secche le parole di Umberto Bossi, intevistato dal quotidiano nazionale, la Repubblica. Il Senatùr ha attaccato duramente il segretario della Lega, Roberto Maroni che non ha reagito alle critiche. O almeno non ancora. Nel frattempo Matteo Salvini, vicesegretario del Carroccio si è limitato a dichiarare di non condividere il gesto di Bossi di farsi intervistare e di attaccare Maroni, gesto che a suo dire non fa altro che nuocere al Movimento. Continua a leggere

Camera: pari diritti a coppie dello stesso sesso per assistenza sanitaria

Unioni gay-parlamentari

Una scelta che in un paese laico e avanzato non dovrebbe destare clamore, ma che nell’Italia all’ombra di piazza San Pietro e dalla lunga tradizione conservatrice, rappresenta un passo importante. L’ufficio della presidenza della Camera, anticipando, nei fatti, gli avanzamenti legislativi tanto attesi in materia di coppie di fatto, ha approvato l’estensione dell’assistenza sanitaria integrativa ai conviventi dei parlamentari, inclusi quelli dello stesso sesso. Un gesto dal significato profondamente politico che va nella direzione da tempo indicata dal Partito Socialista Italiano: quella riformista della laicità, dei diritti civili e dell’inclusione sociale. Continua a leggere

La vendetta

Filippo Ceccarelli ha scritto un corsivo che Repubblica ha relegato alle pagine interne sulla vendetta di Craxi. In effetti che tra i lanciatori delle monetine al Raphael figurasse certo Fiorito, accusato e incarcerato per l’uso un pò troppo disinvolto di ben 300 mila euro che la munifica regione Lazio gli aveva affidato in qualità di capogruppo del Pdl, diciamo così, passi. Ma che il figlio di uno dei più grandi accusatori della cosiddetta prima Repubblica e di Craxi in particolare, e cioè Umberto Bossi, avesse posteggiato nel porticciolo distante poche decine di chilometri da Hammamet un’imbarcazione del valore di oltre due milioni di euro, comprata coi soldi dello stato, che dovevano figurare come rimborsi elettorali della sua Lega, questo no. Era davvero difficile da immaginare.

Craxi, lo ha testualmente affermato il giudice D’Ambrosio, si finanziava per fare politica.

I suoi accusatori per fare bisboccia. E hanno usato i finanziamenti dello stato per arricchire le loro tasche. Non hanno portato soldi ai loro partiti. Diciamola tutta. Glieli hanno fregati…

Lega, ritorna la retorica xenofoba: attacco al neo-ministro Kyenge

Lega-Kyenge-razzismo

Non è un caso che quella che è considerata la peggiore legge sull’immigrazione d’Europa porti il nome dello storico leader del Carroccio. Avevano promesso che sarebbero ripartiti dai territori dopo che le “camice verdi” si erano dimostrate ben all’altezza della tanto disprezzata “Roma ladrona”. E lo hanno fatto rispolverando la peggiore retorica razzista e ottusa, smentita da tutti gli studi. Una retorica pericolosa, soprattutto in un momento di difficoltà economica che soffia sul malessere e punta ad accendere gli istinti più bassi. «Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro per l’Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri». L’affermazione viene dal segretario della Lega Nord-Lega Lombarda, Matteo Salvini, «in relazione al governo formato dal presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta». Continua a leggere

La scelta di Enrico Letta premier mette d’accordo tutti. Grillini a parte

Reazioni-Letta-Premier

A parte il prevedibile dissenso da parte del MoVimento5Stelle, l’accettazione di Enrico Letta a formare un nuovo esecutivo è stata accolta con favore dal mondo politico. L’”enfant prodige” del Pd ha spiegato che già a partire da domani inizierà le consultazioni, auspicando nel tempo più breve di sciogliere la riserva. Soddisfatti il leader dimissionario del Pd, Pier Luigi Bersani, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e Giuliano Amato, lo sconfitto eccellente del duello finale consumatosi questa mattina. La notizia della scelta di Napolitano, ricaduta alla fine su Letta, è stata ricevuta bene anche dal segretario del Pdl, Angelino Alfano che però ha messo in guardia i democratici. Apertura anche da Roberto Maroni, segretario federale della Lega Nord e Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc.

MONTI: BENE LETTAApprezzamento è stato espresso anche dal premier dimissionario Mario Monti che si è rallegrato con Letta e gli ha augurato «pronto e pieno successo nella formazione del nuovo governo». «Grazie all’articolata e significativa esperienza già maturata malgrado la giovane età in campo politico, culturale e sociale – ha rimarcato Monti – il presidente Letta saprà guidare efficacemente l’Italia nell’impegnativo percorso di riforme istituzionali ed economiche necessarie» e «riuscirà anche a consolidare la credibilità dell’Italia sul piano internazionale». Nella conclusione della nota diffusa da Palazzo Chigi, da parte del presidente Monti e dell’intero governo uscente vi è la disponibilità ad «agevolare Letta il più possibile nell’assunzione del gravoso compito a lui affidato dal capo dello Stato».

L’APERTURA DI MARONI E CASINI - Apertura è stata inoltre mostrata sia da Roberto Maroni che da Pierferdinando Casini. Il segretario leghista sul social network “Twitter” ha scritto: «Su Amato il presidente Napolitano ha dato ascolto alla Lega. Bene. Incontreremo Enrico Letta per sentire cosa propone per il Nord». Sul fronte dell’Udc, il leader Casini ha reso noto che il nuovo premier incaricato «avrà un compito difficile. Lui è un uomo molto preparato che ha esperienza anche internazionale. È una scelta significativa, un rinnovamento nella certezza. Bisogna ora che si abbassi il tasso di pretesa di tutti i partiti e si possa partire» ha concluso l’esponente centrista.

IL MONITO DI ALFANOIl segretario Pdl ha accolto con favore la scelta di Enrico Letta, ma ha voluto ammonire che non ci sarà un nuovo “caso Marini” «non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non danno un sostegno reale, visibile». Alfano ha ribadito che per il Pdl «o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo».  

DISSENSO DAL M5S - Prevedibile la contrarietà alla scelta di Letta da parte di Beppe Grillo e dei suoi parlamentari. All’interno di un post sulle piccole e medie imprese, il comico genovese nel suo blog ha dichiarato che: «A Roma si stanno dividendo le ossa e le poltrone della Seconda Repubblica. Nel frattempo l’economia non aspetta. Ogni minuto chiude un’impresa. Questo autunno potremmo raggiungere il punto di non ritorno».

Silvia Sequi

 

Lega, case popolari e asili nido? La priorità agli italiani e agli stranieri residenti da 15 anni

Lega-Case popolari-Cecchetti Case popolari, asili nido, bonus bebè, voucher e buoni scuola. Scrivi welfare lombardo, ma leggi leghista. I servizi base, che purtroppo nei fatti «limitati», sono da destinare agli italiani o al massimo agli stranieri residenti in Lombardia da quindici anni o più. E gli altri? Per gli altri extracomunitari rimarrebbero le briciole. Il cinque per cento del totale delle risorse, di tutti i servizi erogati dalla Regione. Tre distinte proposte di legge sono state protocollate dal vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti, nonché firmatario dei progetti. Al Pirellone se ne discuterà nelle prossime settimane. Continua a leggere

Faida nella Lega: “maroniani” e “bossiani” ai ferri corti, espulsi 35 fedelissimi del Senatur

Bossi-Maroni-espulsioniBen 35 “fedelissimi” veneti del Senatur espulsi dalle “camice verdi”. La frattura nella Lega tra maroniani e bossiani non fa placare la tensione tra le due fazioni ormai sempre più ai ferri corti. E il senatur, che non nasconde la sua rabbia per la situazione, fa sapere di non avere al momento intenzione di separarsi dal Carroccio. Il simbolo di oggi è la sede del provinciale di Venezia, feudo bossiano e commissariato, dove sventolano le bandiere: in totale quattro, due con il leone di San Marco e due con l’Alberto da Giussano, listate a lutto. La sede, che doveva essere “consegnata” al commissario resta ancora in mano ai bossiani anche se le tapparelle degli uffici sono rigorosamente chiuse, non era mai accaduto neppure di notte. Continua a leggere