I Comuni italiani contro il ‘decreto Milleproroghe’

Municipio

Protestano i Comuni italiani contro il ‘decreto Milleproroghe’. Lo ha denunciato Antonio Decaro, presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), nel corso di un’audizione alla Camera: “Nel dl Milleproroghe è stato fatto un furto con destrezza ai danni delle periferie. Con un emendamento notturno al Senato, sono stati tolti soldi alle periferie, un vero e proprio furto con destrezza. Per la prima volta c’era un investimento importante per le periferie, per dare risposte immediate all’emergenza abitativa. Sembrava l’occasione giusta a porre rimedio a un disagio economico e sociale, che esiste, lo dicono tutti. È successo che con un emendamento sono saltati fondi per 1,6 miliardi che sarebbero andati a quasi 20 milioni di abitanti, un terzo della popolazione italiana. Per questo, ha concluso, è necessario porre rimedio. Se non accadrà ci opporremo in tutte le sedi: faremo ricorso al Tar e alla Corte Costituzionale e tutti i sindaci sono pronti a venire a protestare davanti a Montecitorio. Il Milleproroghe era stato approvato il 7 agosto al Senato, ma andrà in seconda lettura alla Camera l’11 settembre. In quest’occasione l’emendamento che blocca il bando per le periferie potrebbe essere ancora modificato. Chiediamo di porre rimedio a un errore gravissimo dal punto di vista sociale, economico e anche dei rapporti reciproci tra le istituzioni. Se non accadrà, useremo dal punto di vista giuridico tutti gli strumenti a disposizione: il ricorso al tribunale amministrativo e alla Corte Costituzionale e, se sarà necessario, tutti i sindaci sono disponibili a venire qui a sfilare con i cittadini davanti a Montecitorio con le fasce tricolore”.

L’appello è arrivato, oltre che dall’Anci, anche da Ance, Legambiente, Fondazione Riuso e Audis.

La polemica era scoppiata proprio ad agosto, quando il governo aveva bloccato la seconda tranche del Piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, che prevedeva 2,1 miliardi di finanziamenti dallo Stato e con effetti calcolati in 3,9 miliardi di cofinanziamenti. Le prime convenzioni (24) erano state firmate nella primavera del 2017, le altre 96 a fine 2017: e proprio queste sono state bloccate, fino al 2020. Secondo la sottosegretaria Laura Castelli lo stop era stato necessario per rispettare una sentenza della Corte costituzionale, la 74 del 2018, che stabilisce che serve un’intesa con gli enti territoriali (quindi le Regioni) nell’assegnazione dei fondi e che non si può intervenire solo su richiesta del Comune. Il governo prevede quindi di dirottare i fondi già stanziati (140 milioni nel 2018, 320 nel 2019, 350 nel 2020 e 220 nel 2021) in un fondo che serva per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, non solo per quelli che hanno partecipato al bando. Una scelta che i Comuni non appoggiano, tutt’altro: anche perché molti Comuni dei 96 coinvolti intanto hanno già investito nella progettazione, come Milano, dove il sindaco Sala ribadisce il furto con destrezza. O Bologna, che denuncia il rischio di perdere progetti per 18 milioni di euro messi in cantiere. O del Veneto, che perde 150 milioni: i sindaci se la sono presa con la Lega, mandante politico dell’operazione. Sul piede di guerra il Pd, che però ha votato l’emendamento.

Il presidente dell’Anci ha concluso: “Parliamo di strade, risanamenti edilizi, sicurezza idrogeologica e sismica, giardini, parchi giochi, scuole, infrastrutture indispensabili a ridare decoro ai luoghi più poveri e abbandonati in città grandi, medie e piccole. Al nord, al centro, al sud indipendentemente dal colore politico di chi li governa”.

Dunque, anche il decreto ‘milleproroghe’, tra i primi provvedimenti del governo Conte, non va incontro alle necessità dei cittadini come viene demagogicamente propagandato da Lega e M5S, ma complicherebbe i problemi anziché semplificarli.

Roma, 05 settembre 2018

Salvatore Rondello

Terra dei fuochi, blitz su aziende di rifiuti dopo incendio

terra dei fuochiParte l’operazione di controllo straordinario per il contrasto agli illeciti ambientali dalle forze dell’ordine e dall’Esercito in aziende di tredici comuni del Casertano e del Napoletano ricadenti nella cosiddetta Terra dei Fuochi. A disporla l’Incaricato per il contrasto del fenomeno dei roghi di rifiuti nella regione Campania.
Ieri, la struttura della Di Gennaro Spa che si occupa del recupero di rifiuti è andata in fiamme. Al suo interno erano presenti grandi quantità di carta e plastica da imballaggio. Nel giro di pochi minuti l’aria è diventata irrespirabile.Una coltre di fumo si è alzata su tutta la zona ed era visibile anche a chilometri di distanza. I residenti si sono barricati in casa. Un operaio cingalese è rimasto intossicato, subito trasportato all’ospedale di Frattamaggiore. Poco tempo fa a San Vitaliano, un altro rogo aveva interessato gli stabilimenti dell’azienda di trattamento rifiuti del Comune, in cui erano presenti carta, plastica e alluminio, scatenando l’allarme diossina.
Per questo oggi è partito il blitz dei controlli: nel mirino sono finite aziende operanti nel settore dello stoccaggio, trasporto e smaltimento dei rifiuti, del recupero dei materiali tessili, della produzione d’infissi, della vendita di materiali edili, del commercio all’ingrosso d’abbigliamento, dello stoccaggio di prodotti chimici, del settore meccanico-automobilistico.
In tutti i siti di stoccaggio e trattamento di rifiuti controllati è stata riscontrata l’inosservanza delle disposizioni in materia di antincendio e la tenuta irregolare dei registri di carico e scarico. Sono stati ispezionati anche tre terreni ed un complesso di capannoni nei quali è stato rinvenuto materiale ferroso e parti di autovetture depositate illegalmente; tre carcasse di autoveicoli sono state rimosse. Le forze dell’ordine hanno poi individuato sette nuovi siti di sversamento di rifiuti solidi urbani, eternit e materiale edile.
Ieri il capogruppo regionale di Campania Libera, Psi, Davvero Verdi, Francesco Emilio Borrelli, dopo la notizia del rogo di Caivano ha affermato: “Un rogo gravissimo di materiale di imballaggio carta e plastica è in corso nella zona industriale di Pascarola a Caivano. Ho allertato l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola e l’Arpac, che si è già recata sul posto. Il rischio è di un nuovo disastro ambientale è altissima e anche la possibilità che si tratti di un incendio di natura dolosa. Per questo chiediamo subito alla magistratura di intervenire per capire cosa può aver generato un simili rogo che ha generato una colonna di fumo altissimo e nero che rende l’aria irrespirabile a distanza di chilometri. Si tratta di una nuova tragedia ambientale che segue a poca distanza quella di San Vitaliano e che pone domande inquietanti sui sistemi di sicurezza di questi impianti che lavorano i rifiuti”.
“Un incendio è un incendio, due incendi sono una coincidenza, ma tre incendi fanno una prova. C’è puzza di bruciato dietro l’escalation di incendi sospetti che nell’ultima settimana stanno colpendo impianti di gestione e stoccaggio dei rifiuti in Campania”, sono le parole di Stefano Ciafani e Mariateresa Imparato, presidente nazionale e regionale di Legambiente.

Beni confiscati alle mafie: l’Agenzia è fondamentale

agenzia beni confiscatiIl regolamento approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso su proposta del Ministero dell’Interno – relativo alla disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed in attuazione della riforma del Codice Antimafia – presenta carenze procedurali e organizzative che rischiano di mettere l’Agenzia nelle condizioni di non poter esercitare in pieno le funzioni istituzionali di restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alle mafie e ai corrotti. Seppur la legge 17 ottobre 2017, n. 161 abbia introdotto un potenziamento della struttura con l’ampliamento della dotazione organica di personale (da 30 a 200 unità), non si può non ribadire che si sarebbero potute fare scelte più incisive, prevedendo una procedura diversa dalla mobilità, ad es. tramite concorsi di selezione pubblica di professionalità con competenze interdisciplinari. Non ci sono, altresì, certezze dei tempi per portare a regime l’organico nonostante l’urgenza di rendere l’Agenzia pienamente operativa. Non si può non evidenziare che i compiti dell’Agenzia hanno una forte valenza territoriale vista la collaborazione con le Prefetture, le Amministrazioni locali, gli Uffici giudiziari, i coadiutori e le diverse rappresentanze sociali per rendere efficace e veloce il percorso di riutilizzo dei beni e delle aziende sequestrate e confiscate. I nuclei di supporto delle Prefetture ed i tavoli provinciali sulle aziende sequestrate e confiscate di recente introduzione richiedono, pertanto, un presidio dell’Agenzia costante ed efficiente. Non si può quindi procedere con una visione meramente burocratica senza considerare l’esperienza concreta maturata e le buone pratiche amministrative e sociali attivate dal 1996 ad oggi. Le organizzazioni e le associazioni firmatarie del presente Appello esprimono una forte preoccupazione sul metodo sinora adottato e chiedono, quindi, che il confronto con le organizzazioni sindacali di settore possa proseguire nei prossimi giorni in maniera proficua e si rendono disponibili sin da subito a fornire ogni utile suggerimento ed indicazione per migliorare il sistema e l’operatività dell’Agenzia, spinti dalla convinzione che rappresenti un soggetto della Pubblica Amministrazione essenziale nell’azione di contrasto al potere economico e finanziario delle mafie e dei corrotti e di valorizzazione per finalità pubbliche e sociali dei beni mobili, immobili e aziendali confiscati.

Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Uil

Pendolaria 2017:
cresce la voglia di treno

treno

La mobilità su ferro vede muoversi ogni giorno 5,51 milioni di persone In Italia, con una crescita del numero complessivo dei pendolari, ma aumentano anche le differenze tra le varie regioni e quelle sulla rete ferroviaria, segnata da una parte dai continui successi dell’alta velocità e dall’altra dai tagli agli intercity e da treni regionali spesso troppo vecchi e lenti. Nel 2017 il numero dei pendolari del treno, che usano il servizio ferroviario regionale, è aumentato con una crescita di 11mila passeggeri al giorno (+0,4% rispetto al 2016), mentre il numero di persone che ogni giorno prende le metropolitane nelle sette città in cui è presente il servizio (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania) ha visto un aumento di 22mila viaggiatori giornalieri (+0,6% rispetto al 2016, stesso trend in positivo come tra 2016 e 2015). In particolare sono 2milioni e 841mila i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale, e oltre 2milioni e 672mila quelli che ogni giorno prendono le metropolitane. Per completare il numero di coloro che ogni giorno prendono il treno sui collegamenti nazionali, vanno aggiunte 40mila persone che viaggiano sugli intercity e 170mila tra Frecce ed Italo.

A fotografare la situazione del trasporto ferroviario in Italia è Pendolaria, il Rapporto annuale di Legambiente presentato oggi a Roma che analizza nel dettaglio numeri e storie di un’Italia a due velocità e le varie disuguaglianze che ci sono nel Paese. Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni – ampia offerta di treni tra Salerno, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino e Venezia e un aumento dell’offerta in meno di 11 anni pari al 435% -, si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile, anche per via della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5 dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016), a seguito dei tagli realizzati nel 2009 dal Governo Berlusconi. E poi in alcuni casi c’è il peggioramento del servizio con disagi e disservizi come accade sulla Roma-Lido di Ostia, linea suburbana gestita da Atac, dove si è registrata una riduzione del 45% dei passeggeri passati da quasi 100.000 tra studenti e lavoratori negli scorsi anni a 55.000. Oppure sulla Circumvesuviana: sulle tre storiche linee suburbane di Napoli dal 2010 al 2016 si è registrato un calo dell’offerta di treni del 30%. In questi anni c’è da segnalare inoltre la chiusura di 1.323,2 chilometri di linee ferroviarie. Ad esempio in Molise non esiste più un collegamento ferroviario con il mare: sono scomparsi i treni che dal 1882 collegavano Campobasso con l’Adriatico e con Termoli. Ai chilometri di ferrovia chiusa, vanno poi aggiunti oltre 321 km di rete ordinaria che risulta “sospesa” per inagibilità dell’infrastruttura, come nel caso della Trapani-Palermo.

Eppure, come emerge dal dossier Pendolaria, dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno, come è accaduto in Lombardia, dove nonostante le difficoltà su alcune linee, si è raggiunta quota 735.000 passeggeri ogni giorno sui treni regionali (con un +3,1% nel 2017 e +24% dal 2009 ad oggi, quando erano 559mila) o in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13mila a 21.500 i viaggiatori con un aumento del +38%. Tornano a crescere i pendolari anche in Abruzzo (+5,3%), grazie al recupero di alcune corse nel 20117 e l’introduzione del cadenzamento dei treni sulla linea costiera Adriatica. Bene anche l’Emilia Romagna che tocca quota 205.000 (erano 106.500 nel 2010), in Trentino si è passati da 13.000 a 26.400, in Alto Adige da 19.900 a 31.400, in Puglia da 80.000 a 150.000.

Risultati positivi li troviamo anche nelle 38 esperienze di successo e buone pratiche del trasporto su ferro segnalate nel report di Pendolaria: al Nord come le linee in Val Venosta e Val Pusteria in Alto Adige, ma anche al Sud (come per la Metropolitana di Napoli, nella linea tra Bari e l’aeroporto, del collegamento diretto Palermo-Catania dopo la chiusura dell’autostrada nel 2015), o i tratti minori come fra Ascoli e Porto d’Ascoli dopo l’elettrificazione. Buone notizie arrivano anche da alcune linee sospese da tempo e che ora vedono la luce: come la Cecina-Saline di Volterra in Toscana chiusa e la Gemona-Salice, in Friuli che sono state riaperte, la Priverno-Terracina con lo stanziamento dei fondi da parte della Regione Lazio, la Bosco Redole-Benevento riaperta per fini turistici.

Alla presentazione di Pendolaria, oltre ad Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente che ha moderato l’incontro, sono intervenuti tra gli altri anche: Maria Elena Perretti, CDP, Giuseppe Catalano, Ministero delle infrastrutture, Coordinatore Struttura tecnica di Missione, Vincenzo Ceccarelli, Regione Toscana, Assessore ai trasporti, Orazio Iacono, Trenitalia, Amministratore delegato, Matteo Ricci, Sindaco di Pesaro e vicepresidente Anci, Alberto Fiorillo, Responsabile aree urbane di Legambiente, Portavoce rete Mobilità Nuova, e Andrea Buonomini, Ratp Dev Italia.

“Cambiare e migliorare la situazione che vivono ogni giorno milioni di pendolari – ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – è una sfida possibile e deve diventare una priorità, non solo per ridurre differenze e recuperare ritardi, ma perché è un grande investimento per il futuro del Paese. Occorre porsi l’obiettivo al 2030 di raddoppiare il numero di persone che ogni giorno in Italia prende treni regionali e metropolitane, per farle passare da 5,5 a 10 milioni. Si tratta di una sfida alla portata di un Paese come l’Italia, che produce vantaggi in termini ambientali e positive ricadute occupazionali, legate sia alla costruzione e manutenzione del parco rotabile che alla gestione della mobilità”.

Le ragioni di questa situazione sono nei tagli avvenuti nelle risorse per il trasporto ferroviario ma anche nel gap infrastrutturale delle città italiane nelle dotazioni di linee metropolitane, tram, ferrovie suburbane rispetto agli altri Paesi europei. Differenze e disuguaglianze nel Paese sono da individuare, secondo Legambiente, in alcuni errori compiuti in questi anni nelle politiche dei trasporti (riduzioni treni e aumento delle tariffe) e nel modo diverso con cui le diverse Regioni hanno gestito il servizio dopo il trasferimento delle competenze nel 2001, con tagli ai servizi ferroviari e aumento del costo dei biglietti in quasi tutte le Regioni.

Borghi, in cammino
con le guide ambientali

La Via degli Abati in Emilia Romagna

La Via degli Abati in Emilia Romagna

Dal 2 al 5 giugno l’Italia si metterà in cammino attraverso borghi, sentieri alpini e appenninici, centri storici fantasmi, siti archeologici, località minori ricche di fascino con il vasto programma delle Giornate Nazionali delle Guide Ambientali Escursionistiche. L’evento, inserito da Legambiente Nazionale nel calendario di Voler Bene all’Italia, contribuisce con il ricavato delle donazioni libere alla realizzazione di progetti under 35 di micro-impresa per il rilancio del comparto turistico ambientale e zootecnico nelle regioni terremotate. Saranno a disposizione 500 guide per 200 eventi di cui 50 nell’Italia centrale.

Nella conferenza stampa di presentazione, numerose testimonianze hanno illustrato l’iniziativa. Stefano Spinetti Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche, ricorda quanto siano stati colpiti duramente gli allevatori che necessitano di un sostegno anche attraverso la valorizzazione delle bellezze storiche e naturalistiche del nostro Paese, grande museo a cielo aperto.

Edoardo Zanchini vice Presidente Nazionale di Legambiente, dichiara che coinvolgere i turisti in ‘camminate solidali’ lungo le aree naturali danneggiate contribuirà a frenare il calo di visitatori, aggravato dai danni alle infrastrutture e al patrimonio architettonico, valorizzando borghi e territori. Il turismo ambientale, infatti, può e deve rappresentare un volano per l’economia del nostro Paese dando nuovo impulso alle località appenniniche. Riattivare un turismo dolce in queste aree è la scommessa che Legambiente e Aigae hanno fatto, firmando un protocollo d’intesa. Le passeggiate contribuiranno alla raccolta fondi La Rinascita ha il Cuore Giovane, a sostegno dei giovani imprenditori che hanno deciso di restare dove sono nati.

Petra d'Etruria nel Lazio

Petra d’Etruria nel Lazio

Mauro Orazi coordinatore per il Lazio, illustra un programma suggestivo: la piramide etrusca a Bomarzo, il parco archeologico dell’Appia Antica, passeggiate sensoriali nella foresta del Circeo, il family trek nella Valle dei Santi, le grotte di Collepardo, un’opera idraulica etrusca alle porte di Roma, il Museo del Fiore nella Riserva Naturale di Monte Rufeno. Nella capitale trek urbano nel parco di Monte Mario percorrendo l’ultimo tratto della Via Francigena, escursione astronomica sul Tevere.  I misteri della seconda guerra mondiale e della guerra fredda si potranno scoprire nel bunker con gallerie cementificate fatto costruire da Mussolini sotto il Monte Soratte.

Raffaele Capponi coordinatore per l’Umbria, ricorda che una bellissima escursione offrirà una splendida vista su Norcia e il Piano di Santa Scolastica costeggiando i borghi di Savelli, S. Marco e Nottoria colpiti dal sisma, ma si visiteranno anche l’Isola Polvese sul Trasimeno e le antiche strade da Rocca Deli al Castello di Roviglieto con apertura straordinaria della Rocca.

Leonardo Perrone coordinatore per le Marche trascina con la suggestione di vigne, prati, valli fluviali, borghi attraversati da Arquata del Tronto a Santa Maria in Pantano, in cui si vedranno gli scavi di un luogo di culto risalente agli antichi Umbri lungo la valle del fiume Giordano ma anche un lago estinto e pascoli con cavalli allo stato brado. A Matelica l’abbazia dimenticata di Santa Maria De Rotis con le carbonaie e ville imperiali fino ad ammirare il tramonto sulla vetta del Monte S. Vicino, mentre la vista spazia dal mare agli Appennini.

Anello di Monte Mileto - Abruzzo

Anello di Monte Mileto, Abruzzo

Salvatore Costantini coordinatore dell’Abruzzo sottolinea che la missione delle guide ambientali escursionistiche è quella di rilanciare il comparto del turismo naturalistico in tutte le zone dell’Italia centrale, valorizzandone la memoria storica. Gli appuntamenti nella regione abruzzese spaziano dalle visite nei borghi ai sentieri di montagna, dai boschi, alla costa. Le fonti della Majella, la splendida faggeta di Val di Fondo, un anfiteatro glaciale con testimonianze storico-antropologiche. Si percorreranno anche due tratti del Cammino di San Tommaso, itinerario lungo 320 km che unisce la Basilica di San Pietro di Roma alla Basilica di San Tommaso Apostolo di Ortona, ove sono conservate reliquie dei due apostoli.

Sicilia-il castagno più antico d'Europa

Sicilia, il castagno più antico d’Europa

In Sicilia, fa notare la coordinatrice Violetta Francese, l’attrazione turistica ai piedi dell’Etna è il castagno più grande e antico d’Europa, detto dei cento cavalli, che estende la sua chioma imponente sul territorio da 4000 anni. Il suo primato è stato riconosciuto dal botanico torinese Pevronal.

La presentazione si conclude con la testimonianza di Vienna Cammarota, guida campana, che da sola e senza ausilio tecnologico ripeterà a piedi il Grand Tour di Wolfgang Goethe del 1786. Partendo da Karlovy Vary nella Repubblica Ceca il 28 Agosto, attraverserà Boemia, Baviera e Austria sempre a contatto con la natura e la gente, concludendo il viaggio in Abruzzo (e non in Sicilia come Goethe) per trasmettere il messaggio ai popoli europei e ai turisti stranieri che in Abruzzo si può e si deve tornare.

Puglia, Polignano a Mare

Puglia, Polignano a Mare

Anche un’altra guida AIGAE è in cammino, Marco Saverio Loperfido, partito con la moglie Marina ed il cane Bricco il 1 maggio dal Lazio per giungere a Bruxelles il 18 ottobre dove saranno ricevuti dal Presidente Antonio Tajani, per portare al Parlamento Europeo le istanze, i progetti, i desideri dei popoli terremotati e un diario quotidiano delle esperienze vissute.

L’intero diario giornaliero di Marco, Marina e Bricco sarà sul blog Paese Europa. Tutti gli eventi sul sito di Italiaguide.

Tania Turnaturi

Legambiente: “Montichiari al collasso”

montichiari«La presenza di cave dette di “fossa” ha consentito a partire dagli anni ’80 l’insediamento di 16 discariche, trasformando un’area consistente, inizialmente destinata ad essere ripristinata a territorio agricolo, in un ricettacolo di rifiuti da 13 milioni di metri cubi autorizzati». È questo ciò che ha scritto Legambiente nella sua relazione annuale sulle cave in Italia, facendo riferimento nello specifico alla situazione del territorio di Montichiari. Al paese della Bassa bresciana, infatti, è dedicato un paragrafo nello studio stilato dalla più nota associazione ecologista italiana. Montichiari, ha messo in evidenza Legambiente, è una sorta di matassa ingarbugliata dove le questioni si intrecciano tra di loro: «Ai problemi di traffico, polveri, inquinamento degli impianti di escavazione delle 12 aziende presenti sul territorio si aggiungono quindi quelli derivanti dalle discariche, nelle quali vengono depositate ogni giorno rifiuti urbani e assimilabili, speciali pericolosi, non pericolosi e tossico-nocivi. Tutto ciò accanto ai campi coltivati ed a soli 500 metri dal centro abitato di 25 mila abitanti», ha descritto Legambiente parlando di Montichiari come di un «territorio al collasso» per «la grande quantità di estrazioni autorizzate dall’ultimo Piano Cave della Provincia, con 10,7 milioni di metri cubi previsti per il decennio di validità del Piano solo per sabbia e ghiaia, ed una estensione complessiva delle aree interessate pari a 2,57 milioni di metri quadrati». Legambiente ha dedicato un paragrafo del suo studio anche a Botticino. «La legge regionale riguardo il piano cave e conseguente rispetto della natura non è quasi mai rispettato», ha ricordato l’associazione green. E il motivo è riconducibile ad una sorta di «corto circuito» tra istituzioni e imprenditori privati: «La lobby dei cavatori si è sempre attivata ad ogni revisione decennale del piano provinciale cave per ottenere sempre maggiori quantitativi da cavare, dall’altra parte gli enti locali continuano a trarre le risorse economiche per incrementare le entrate dei loro bilanci». In un contesto del genere, ha concluso Legambiente, la vittima principale è il «territorio consumato senza nessun criterio».

Valerio Morabito 

Appello di Libera, Legambiente e sindacati per leggi contro le mafie

mafiaApprovare rapidamente leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati rivolgono un Appello al Governo e al Parlamento.
Approvare le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati e intimiditi, le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, la riforma della prescrizione dei processi, le misure di contrasto alla criminalità nel settore del gioco d’azzardo e quelle a favore dei testimoni di giustizia, e riconoscere ufficialmente il 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Sono queste le richieste dell’Appello, sottoscritto dalle associazioni Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e da tutti i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), e inviato ai capigruppo di Camera e Senato delle varie forze politiche, ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente della Repubblica e ai presidenti delle Commissioni Antimafia, Giustizia e Affari costituzionali.
Si tratta di progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato di discussione e in attesa di approvazione.
Con l’approssimarsi della fine della legislatura, approvare questi provvedimenti sarebbe un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Si eviterebbe di disperdere inoltre l’importante lavoro svolto durante questa legislatura dalle Camere e dal Senato, proprio mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati si rendono disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile con altre associazioni e realtà, lasciando aperta la possibilità di sostenere e sottoscrivere l’Appello a tutti coloro che hanno a cuore il raggiungimento di questi obiettivi.
In questa legislatura il Parlamento ha approvato alcuni importanti provvedimenti di legge in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. Tra questi, ricordiamo quelli sullo scambio elettorale politico-mafioso, sulla corruzione e falso in bilancio, sui reati ambientali, sul caporalato e sul nuovo codice dei contratti e degli appalti, nonché alcuni decreti attuativi di atti normativi europei in materia. Tuttavia, non possiamo non evidenziare che alcune di queste riforme sono ancora incomplete. Inoltre, sono in attesa di approvazione altri importanti progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato. Con la possibile fine anticipata della legislatura, vi è il rischio concreto che tutto questo importante lavoro possa essere disperso, mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Al fine di evitare questa situazione riteniamo importante che, prima dell’indizione delle prossime elezioni politiche, il Parlamento approvi in via definitiva alcuni importanti provvedimenti, tra i quali:

• le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati ed intimiditi (AC 3891, Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali);
• il riconoscimento ufficiale del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime delle mafie (AC 3683, Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie);
• le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, stralciando eventualmente questa parte dal complesso disegno di riforma del codice antimafia (AS 2134 e abbinati. Modifiche al codice antimafia, al codice penale e al codice di procedura penale. Delega al governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate);
• la riforma della prescrizione dei processi (AS 2067, Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena);
• le misure di contrasto della criminalità nel settore del gioco d’azzardo, secondo le proposte elaborate dalla Commissione antimafia (Doc. XXIII, n. 18);
• le misure a favore dei testimoni di giustizia, secondo le proposte contenute nelle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia (AC 3500).

Confidiamo che questo appello venga accolto rapidamente da tutte le forze politiche presenti in Parlamento e nel Governo e sia così possibile approvare prima della fine della legislatura i provvedimenti sopra citati. Sarebbe questo un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Le associazioni e le altre realtà proponenti e firmatarie di questo appello si rendono fin da ora disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sopra esposti.

Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil

Il 90% delle scuole italiane senza criteri anti-sismici

crollo-scuola“L’atteggiamento subalterno” tenuto dalla politica italiana in passato nelle sedi dell’Unione europea “è stato un disastro per il nostro Paese”. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, lo ha detto durante un incontro con gli studenti del Politecnico di Milano dedicato al progetto Casa Italia. Il premier ha aggiunto che in passato gli italiani sono andati in Europa “a prendere appunti, mentre gli altri andavano a dettare le regole”. Un atteggiamento di cui hanno responsabilità sia il centrosinistra sia il centrodestra. “E’ impensabile che, per la stabilità europea, crollino le scuole”, ha poi detto parlando della necessità di investimenti per mettere in sicurezza il territorio e i rigidi vincoli europei che lo impediscono. “Oggi l’Europa ha sede a Norcia, nella chiesa di San Benedetto, non solo perché anche l’Europa deve essere ricostruita, ma questo è un tema politico, ma anche perché quei borghi sono l’anima del nostro territorio”, ha detto il premier. “Il punto – ha aggiunto – è come l’Italia va in Europa, se da protagonisti o a prendere ordini. In passato c’era da una parte chi diceva ‘fuori dall’Europa’, dall’altra chi diceva ‘quello che dice l’Europa va bene’, ma c’è una via di mezzo che è andare in Europa e portare i nostri valori senza i quali l’Europa non va da nessuna parte”.

Infatti quasi il 90% delle scuole italiane sono costruite senza criteri anti-sismici. Il 65,1% degli edifici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). Soltanto una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto ‘Ecosistema scuola’ messo a punto da Legambiente e presentato oggi a Roma nel corso di ‘Scuola Innova – primo forum sull’edilizia scolastica’.

“Sono stati stanziati 7,4 miliardi di investimenti e 27 mila sono gli interventi avviati per l’edilizia scolastica – viene spiegato – ma le riqualificazioni procedono troppo a rilento e le scuole continuano ad essere carenti su sicurezza antisismica e efficienza energetica. Su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2% degli interventi ha inciso su questi temi negli ultimi 10 anni”. Anche se, osserva Legambiente, “negli ultimi anni sul fronte dell’edilizia scolastica si è aperta una nuova fase che ha visto la nascita di una Struttura di missione presso la presidenza del Consiglio e l’arrivo di risorse ad hoc, la strada è ancora in salita. Occorre accelerare la riqualificazione completando l’anagrafe scolastica, semplificare le linee di finanziamento, supportare i Comuni cambiando il ruolo della Struttura di missione”.

Ad dare man forte al premier anche il ministro Delrio. Juncker, ha detto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, deve lasciarci spendere nostri soldi. “Il presidente della Commissione europea Claude Juncker, deve lasciare agli italiani la possibilità di spendere i loro soldi per l’emergenza terremoto”. “L’Italia – ha aggiunto – è un paese sano. Abbiamo il rapporto deficit/Pil più basso degli ultimi anni. E’ importante che Juncker lasci spendere agli italiani i soldi che hanno. Sono soldi nostri, solo che invece di usarli per pagare il debito li usiamo per soccorrere le popolazioni terremotate”.

Eternit bis. Il processo per i 258 morti d’amianto

processo-eternitA Torino è iniziata (e rinviata al 4 novembre) davanti al giudice Federica Bompieri l’udienza preliminare “eternit bis”, processo che vede alla sbarra l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. Il reato contestato è l’omicidio doloso di 258 persone, morte a causa di patologie correlate all’esposizione dall’amianto. Si riapre dopo lo stop di un anno fa, con il quale il gup Federica Bompieri aveva chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi sull’eccezione sollevata dai legali dello stesso Schmidheiny, i quali sostenevano l’impossibilità di essere processati due volte per lo stesso reato. Nel maxiprocesso, però, il reato contestato era quello di disastro doloso, mentre nel nuovo processo è quello di omicidio doloso. Il riferimento è al maxiprocesso in cui, però, era contestato il reato di disastro doloso (con condanne in primo grado e in Appello, poi spazzate dalla prescrizione pronunciata dalla Cassazione)
“La sentenza della Corte Costituzionale – ha spiegato uno dei legali, Astolfo Di Amato, prima di entrare – ha chiarito molte cose, ha detto che non si può processare due volte per lo stesso reato, il fatto è sostanzialmente identico, riteniamo quindi che il processo sia improcedibile”.
Fuori dal Palazzo di Giustizia c’erano i rappresentanti delle associazioni e nella maxi aula 1, i parenti costituitisi parte civile.
“Il processo rappresenta la ripresa della speranza per tutti i cittadini coinvolti in questi tragici eventi e per la parti civile costituite in questo processo, sia vittime sia associazioni. Poi la grande speranza è che si riesca a concludere velocemente l’udienza preliminare e si vada a dibattimento celermente”. Lo ha detto Laura d’Amico, legale dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto, a margine dell’udienza che vede l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny accusato di omicidio doloso per la morte di almeno 258 persone, a causa dell’espozione all’amianto. “Ci aspettiamo il rinvio a giudizio – ha aggiunto d’Amico – per il reato di omicidio doloso”.
Presente il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, che al suo arrivo ha detto: “Sono qui per rappresentare non solo le vittime, i loro familiari e i malati, ma tutta la città perché crediamo ancora nelle istituzioni e chiediamo giustizia”. E ancora: “Schmidheiny – ha aggiunto – deve pagare per ciò che ha fatto consapevolmente”.
Sulla vicenda interviene pure Legambiente: “Dopo la vergognosa prescrizione del 2014 ci auguriamo che il processo Eternit bis possa restituire giustizia alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie. Chi ha inquinato e ha procurato morte e dolore non può cavarsela con un nulla di fatto”.

Rifiuti. Legambiente:
Maglia nera al Sud

raccolta differenziataLegambiente ha pubblicato i dati di “Ecosistema Urbano”sulla vivibilità delle città. Verbania è la città più vivibile d’Italia con quasi l’83 % dei punti assegnabili; seguono Trento, e quindi Belluno e Bolzano (che ha un primato: è l’unica città con solo il 30% di spostamenti urbani effettuati con mezzi privati a motore). Al quinto e sesto posto troviamo la marchigiana Macerata e la sarda Oristano. Al Sud, come spesso accade, va la maglia nera: le cinque città peggiori sono la calabrese Vibo Valentia (101) e le siciliane Catania (100), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104).

Il dato più difficile da digerire è quello legato alla raccolta differenziata che vede Napoli sempre più sprofondare dall’82ma posizione all’85ma. È vero, rispetto allo scorso anno i valori sono leggerissimamente cresciuti dal 20,7% al 22,2. Ma il resto d’Italia su questo fronte corre a velocità quasi doppia con un valore medio che supera il 49%. E i numeri sulla differenziata sono ancora più sconfortanti se confrontati con quelli della produzione di immondizia che è scivolata verso il basso: ogni napoletano l’anno scorso produceva 511 kg di spazzatura, quest’anno ne ha creati 507. Valori sconfortanti anche su molti altri fronti, dalla qualità dell’aria: c’è un impercettibile miglioramento nel pm10 (dal 70mo al 63mo posto) al quale fanno riscontro pesanti sforamenti sul fronte della media di ozono e di biossido di azoto.

Nel complesso – ha commentato Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – il rapporto evidenzia con chiarezza che siamo in presenza di città ingessate, statiche e pigre. Aree urbane che arrancano e faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile ed essere culle di una rigenerazione urbana capace di migliorare la qualità dei singoli e della comunità. I passi avanti fatti fino ad ora sono, infatti, troppo pochi. Si procede per interventi talvolta anche puntuali, ma raramente qualcuno prova a unire tra loro i puntini proponendo un filo conduttore che offra l’immagine di quello che sarà la città domani. C’è – ha concluso – la necessità del passaggio dalla saggistica, dall’analisi e dalla conoscenza dei fenomeni, alla realizzazione concreta delle soluzioni”.

Il primato regionale spetta ad Avellino che si posiziona al 29esimo posto a livello nazionale, migliorando di dieci posizioni rispetto la classifica dello scorso anno. La percentuale di raccolta differenziata  raggiunge il 47,5%. Il capoluogo irpino risulta al terzo posto nazionale per la miglior performance per la quantità di biossido di azoto nell’aria. Promossa sulla depurazione con il 100% di capacità depurativa. Maglia nera della Campania è assegnata a Caserta con la sua 91esima posizione. La raccolta differenziata fa registrare una percentuale pari al 49,3 %, ma una produzione annua pro capite di rifiuti urbani pari a 525,3 kg/ab, la più alta tra i capoluoghi, mentre sono appena 0,11 i metri quadrati di superficie pedonale a disposizione di ogni residente.

Francesco Brancaccio