L’impasse sulla legge elettorale
e la crisi dei partiti

Negli ultimi mesi il dibattito politico è stato quasi monopolizzato dalla riforma della legge elettorale, che più che riforma è una irrinunciabile priorità dettata dalla bocciatura costituzionale del Porcellum prima e dell’Italicum poi, con la tappa finale del referendum costituzionale che ha definitivamente affossato il percorso delle riforme avviato da Renzi & Co. Abbiamo assistito a un incredibile balletto di proposte che sembrava aver trovato una sintesi finale in un modello simil tedesco, proporzionale, che scaturiva da un accordo a quattro tra Pd, Forza Italia, Lega Nord e M5S, poi clamorosamente naufragato alla prova dei numeri in parlamento. Non so se la politica italiana, o forse sarebbe meglio dire, il sistema di quello che è rimasto dei partiti nazionali, riuscirà a trovare una strada per uscire dall’impasse ma pare evidente il clamoroso vuoto politico in cui è piombato il paese, con partiti sempre meno rappresentativi, guidati spesso da conventicole di dirigenti più attenti a preservare spazi di potere interni che a proporre dinamiche serie per portare fuori dalla crisi una democrazia che ha toccato il fondo in chiave di consensi, di voglia di partecipare, di rappresentatività.

Proprio la crisi dei partiti è responsabile della crisi della democrazia partitocratica sorta nel dopoguerra e legittimata dalla costituzione. Quando i partiti perdono la loro funzione mediana tra popolo e istituzioni, quando non conoscono più la propria base elettorale, quando si trasformano da macchine a contenitori vuoti a disposizione, specie sotto elezioni, di questo o di quel leader, si viene a perdere tutta quella idealità che contribuisce a costruire consenso e fiducia reciproca. Resto dell’avviso che gli italiani abbiano buttato all’aria l’ultima grande occasione di far fare un passo avanti alla nostra repubblica in apnea, quel referendum che il 3 dicembre troppi hanno affrontato di pancia e non di testa, stoppando per sempre ogni velleità riformatrice. Il governo Gentiloni, oggi, è ostaggio di troppe logiche, specie di fronte all’alleanza fondativa tra Pd e Alfano che ormai non regge più. Mai come in un momento di incertezza come questo, che vede anche Mattarella richiamare all’ordine un parlamento confuso, con le possibili elezioni dietro l’angolo (e se non sarà autunno, comunque, sarà inverno) occorrerebbe uno scatto di responsabilità. I partiti dovrebbero scrivere regole del gioco durature, non una legge elettorale votata solo a non far vincere l’avversario più forte. Si tratterebbe di creare le condizioni per una normalizzazione, per una stabilità dei governi richiesta a gran voce dall’Europa, ma fondamentale anche per una cittadinanza forse troppo assopita o incazzata. Ma riusciranno i nostri eroi, per una volta, a frapporre l’interesse generale a quello particolare? Continuo ad avere i miei dubbi.

Leonardo Raito   

Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.

Legge elettorale. Renzi, noi disponibili a ragionare

Palazzo-MontecitorioUna nuova legge elettorale serve. E questo è il punto da cui non si può prescindere. Il tentativo di arrivare a un accordo largo è fallito. I Cinque Stelle hanno dimostrato ancora una volta la loro inaffidabilità e incapacità di ragionare oltre il proprio steccato. Si ripone nel cassetto la smania di elezioni subito con la consapevolezza che ora non si può più fallire. “Noi siamo al lavoro per dare agli italiani solidità e tranquillità. Gli altri adesso riflettano su quello che hanno combinato. Noi non faremo falli di reazione. C’è una legge elettorale, se qualcuno la vuol cambiare, ci troverà disponibili a ragionare. Troverà il nostro amato e pazientissimo capogruppo in Commissione Lele Fiano, totalmente a disposizione per ragionare di tutto”. Comunque, ”a inseguire le scie chimiche forse si prende qualche like, ma non si governa il Paese. Gli italiani sapranno distinguere coloro che vengono meno agli accordi con i propri elettori e gli altri partiti” commenta il segretario del Pd Matteo Renzi che aggiunge: “Se ci sono le condizioni per fare tutti insieme una bella legge elettorale, con Forza Italia e 5stelle, se le persone tornano a buon senso e ragionevolezza, lo vedremo nei prossimi giorni. Non sono particolarmente ottimista”. “Una legge elettorale c’è già, se qualcuno la vuol cambiare ci troverà a disposizione”.

Il senatore del PD Sergio Lo Giudice tenta di mettere alcuni elementi per la legge elettorale: “Puntare su un mix di maggioritario e proporzionale, rimarcando però il profilo maggioritario della legge, approvare le leggi in dirittura d’arrivo per mettere a fuoco il profilo del PD, ricostruire il centrosinistra”. E aggiunge: “Ricostruire un centrosinistra ampio per ricucire un rapporto con il popolo del centrosinistra che ha subito troppe lacerazioni, a partire dal progetto di campo progressista di Giuliano Pisapia ma senza veti preventivi verso nessuno. Le nostre proposte per una nuova legge elettorale – conclude – non potranno ignorare questo approdo, necessario per sfuggire all’ingovernabilità o alle larghe intese, offrire agli italiani una speranza di cambiamento e ricostruire così la fiducia nella forza della politica di essere motore di cambiamento e di giustizia”. Restano però ancora un mistero le intenzioni di Giuliano Pisapia “La cosa mi colpisce – dice il leader di Campo Progressista a Rainews24 riferendosi a Renzi – io sono per massimo dell’unità ma non si può fare un’apertura dopo mesi e mesi in cui abbiamo cercato un’alleanza di centrosinistra in discontinuità e soprattutto dopo una sconfitta come quella di ieri che presupponeva coalizioni diverse. Bisogna ragionarci, ma partendo dalla considerazione che un’alleanza con il centro destra è un’alleanza perdente”.

Per i 5 Stelle ovviamente la colpa del fallimento della trattiva è tutta del Pd. “Quello che è successo ieri alla Camera è vergognoso – afferma Di Maio – e guai a chi osa incolpare il MoVimento 5 Stelle di quanto accaduto. Il Partito Democratico accusa noi di aver votato un emendamento che già sapevano avremmo votato. Il punto è un altro: loro alla Camera contano 282 deputati e per fermare la proposta che abbiamo votato sarebbero bastati 264 voti. Quindi il problema sono i franchi tiratori di un partito allo sbando”

Tramontata la sinistra ipotesi di una legge elettorale per decreto, resta la necessità di trovare una intesa. Il testo ripartirà dalla commissione. “Dobbiamo ripartire – afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio – in commissione da quel che c’è. Quel che c’è sono le due sentenze della Corte Costituzionale, che vanno armonizzate e portate ad essere un sistema elettorale coerente. Credo che il Parlamento ce la possa fare, se soltanto evitiamo di dire che se non si vota a settembre è la fine del mondo. Lavoriamo e basta”.

A parlare di clamoroso fallimento, di “frana inimmaginabile” del patto tra Pd, M5s, Forza Italia e Lega è il leader di Alternativa Popolare, Angelino Alfano, in una conferenza stampa nella sede del partito. Poi, osserva: “Alternativa popolare è contraria a un decreto sulla legge elettorale, perché votando a scadenza naturale, cioè tra nove mesi non c’è la necessità né l’urgenza di fare un decreto. Se in Cdm ci venisse proposto un decreto avremo una posizione contraria dal punto di vista politico e delle regole costituzionali”. E ancora: “Non si parli più di elezioni anticipate. Il caso è chiuso. Occupiamoci del bene del Paese”. L’incidente per Silvio Berlusconi non può far saltare riforma. “Spero – afferma – prevalga il senso di responsabilità verso gli istituzioni e verso gli italiani: un incidente parlamentare, per quanto deplorevole, su un emendamento che peraltro Forza italia non condivide, non può giustificare il fallimento di una riforma che rappresentava un punto di equilibrio accettabile fra esigenze diverse”.

Anche dalla sinistra del Pd si chiede finalmente di chiudere la manfrina sulla elezioni anticipate. “Il Parlamento – afferma il senatore Vannino Chiti – può e deve fare una buona legge elettorale, a condizione che cessi l’ossessione per il voto anticipato: oltretutto sarebbe un’avventura che metterebbe in ginocchio il paese, colpendo i risparmi dei cittadini, le imprese, il mondo del lavoro, privando l’Italia di leggi importanti come quelle contro la criminalità, il nuovo diritto di cittadinanza, il testamento biologico”. “Una buona legge – aggiunge Chiti – deve permettere ai cittadini di conoscere e scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, meglio se attraverso i collegi uninominali; deve avere uno sbarramento significativo, per poi procedere alla ripartizione proporzionale dei seggi; deve obbligare prima delle elezioni a formare o meno le alleanze, introducendo correttivi maggioritari o un contenuto premio di governabilità”. “Un’intesa può essere ricostruita nella maggioranza che sostiene il governo, la cui tenuta resta essenziale in questi mesi, e con i gruppi parlamentari di opposizione disponibili, in primo luogo Forza Italia, il cui apporto a costruire regole comuni di vita democratica è indispensabile”, conclude Chiti.

Legge elettorale. Già rotto il “patto di ferro”

Legge elettoraleTutto da rifare. La legge elettorale torna in commissione. Lo ha deciso l’Aula della Camera. dopo che il modello, frutto dell’accorto tra M5S, Pd e Forza Italia, è affondato dopo una mattinata convulsa. I franchi tiratori di fatto hanno affossato il provvedimento votando in maniera difforme rispetto a quanto stabilito dal patto. A certificarne la fine è lo stesso relatore del provvedimento, Emanuele Fiano: “La legge elettorale è morta”, ha detto.

Ma cosa è successo? Due emendamenti praticamente identici di Fi e Cinque Stelle sono stati approvati con 270 sì e 256 no, anche se il relatore Emanuele Fiano (Pd) aveva dato parere contrario. Dunque in 59 non hanno rispettato il patto. Ne scaturisce uno scambio di accuse reciproche. “Abbiamo votato in modo compatto” dicono i 5 Stelle che invece contrattaccano sui franchi tiratori. I Dem convocano una segreteria.”Abbiamo chiarissima l’operazione del M5s – dice il capogruppo Dem Ettore Rosato – che ha voluto far fallire la legge elettorale. Ne prendiamo atto, bastava che lo dicessero subito che non sono capaci di mantenere la parola data. Sul blog avevano detto che la legge andava bene e invece l’hanno fatta cadere su una cosa che non c’entra niente”.

Insomma, fa notare il segretario del Psi Riccardo Nencini, “alla fine i grillini hanno scelto: preferiscono restare un partito di protesta, antisistema. Quando devono assumersi responsabilità, fanno marcia indietro. Ci sono due strade da prendere: o si torna in commissione o si cerca una nuova maggioranza attorno a un sistema maggioritario proprio perché una legge elettorale è necessaria”. E Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi alla Camera, aggiunge: “I socialisti sono favorevoli a un ritorno in Commissione. Lavoriamo senza fretta per fare una buona legge elettorale che metta in equilibrio la domanda di rappresentanza con i correttivi maggioritari per garantire la governabilità. La legge elettorale è condizione necessaria ma non sufficiente per andare al voto. La fretta – conclude – non è mai una buona consigliera”.

Matteo Renzi ha convocato la segreteria del partito. Riunione a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi che di elezioni non vuol sentir parlare: “Penso che le elezioni senza una legge elettorale omogenea e adeguata siano molto difficili, pur a fronte della crisi politica in atto” afferma in una nota.

Il ritorno  in commissione rappresenta una occasione di approfondimento:  “Non mi pare ci sia stato un de profundis – afferma presidente del Senato Pietro Grasso – il ritorno in commissione della legge significa un momento di ulteriore riflessione che penso possa aiutare”. Nel Pd Andrea Orlando frena sul far precipitare gli eventi: “Noto – ha detto Orlando – un eccesso di sbalzi di umore. Ieri sembrava che tutto fosse fatto. Oggi sembra che tutto sia finito. Cercherei di capire se ci sono le condizioni per proseguire un ragionamento sulla legge elettorale, e magari per introdurre alcuni elementi di correzione maggioritaria”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando che invita alla “calma”. “Riflettiamo, e vediamo se riusciamo a riportare nella direzione sempre auspicata, quindi rafforzando le possibilità di governabilità, l’asse del lavoro che deve andare avanti”.

Un no secco al voto anticipato arriva dai centristi per i quali il governo “non è certamente messo in discussione dall’esito di una singola votazione parlamentare”. Si legge in una nota firmata da Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa, Udc, Democrazia solidale – Centro Democratico, Civici e Innovatori, che chiedono di fare la legge. I centristi, nel primo documento comune sottoscritto, sottolineano che “Il Parlamento italiano è perfettamente in grado di approvare una nuova legge elettorale partendo dai testi già messi in discussione e nessun patto extra-parlamentare, fallito o lesionato che sia, può bloccare la libera dialettica parlamentare”. “Condividiamo quanto più volte detto ufficialmente dal Partito democratico: non c’è alcun automatismo tra la discussione sulla legge elettorale e la data delle elezioni che per noi, come in tutte le democrazie occidentali, deve rispettare la scadenza naturale della legislatura”.

PUNTO E A CAPO

Palazzo_Montecitorio_Rom_2009

Tutto da rifare. La legge elettorale torna in commissione. Lo ha deciso l’Aula della Camera. dopo che il modello, frutto dell’accorto tra M5S, Pd e Forza Italia, è affondato dopo una mattinata convulsa. I franchi tiratori di fatto hanno affossato il provvedimento votando in maniera difforme rispetto a quanto stabilito dal patto. A certificarne la fine è lo stesso relatore del provvedimento, Emanuele Fiano: “La legge elettorale è morta”, ha detto.

Ma cosa è successo? Due emendamenti praticamente identici di Fi e Cinque Stelle sono stati approvati con 270 sì e 256 no, anche se il relatore Emanuele Fiano (Pd) aveva dato parere contrario. Dunque in 59 non hanno rispettato il patto. Ne scaturisce uno scambio di accuse reciproche. “Abbiamo votato in modo compatto” dicono i 5 Stelle che invece contrattaccano sui franchi tiratori. I Dem convocano una segreteria.”Abbiamo chiarissima l’operazione del M5s – dice il capogruppo Dem Ettore Rosato – che ha voluto far fallire la legge elettorale. Ne prendiamo atto, bastava che lo dicessero subito che non sono capaci di mantenere la parola data. Sul blog avevano detto che la legge andava bene e invece l’hanno fatta cadere su una cosa che non c’entra niente”.

Insomma, fa notare il segretario del Psi Riccardo Nencini, “alla fine i grillini hanno scelto: preferiscono restare un partito di protesta, antisistema. Quando devono assumersi responsabilità, fanno marcia indietro. Ci sono due strade da prendere: o si torna in commissione o si cerca una nuova maggioranza attorno a un sistema maggioritario proprio perché una legge elettorale è necessaria”. E Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi alla Camera, aggiunge: “I socialisti sono favorevoli a un ritorno in Commissione. Lavoriamo senza fretta per fare una buona legge elettorale che metta in equilibrio la domanda di rappresentanza con i correttivi maggioritari per garantire la governabilità. La legge elettorale è condizione necessaria ma non sufficiente per andare al voto. La fretta – conclude – non è mai una buona consigliera”.

Matteo Renzi ha convocato la segreteria del partito. Riunione a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi che di elezioni non vuol sentir parlare: “Penso che le elezioni senza una legge elettorale omogenea e adeguata siano molto difficili, pur a fronte della crisi politica in atto” afferma in una nota.

Il ritorno  in commissione rappresenta una occasione di approfondimento:  “Non mi pare ci sia stato un de profundis – afferma presidente del Senato Pietro Grasso – il ritorno in commissione della legge significa un momento di ulteriore riflessione che penso possa aiutare”. Nel Pd Andrea Orlando frena sul far precipitare gli eventi: “Noto – ha detto Orlando – un eccesso di sbalzi di umore. Ieri sembrava che tutto fosse fatto. Oggi sembra che tutto sia finito. Cercherei di capire se ci sono le condizioni per proseguire un ragionamento sulla legge elettorale, e magari per introdurre alcuni elementi di correzione maggioritaria”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando che invita alla “calma”. “Riflettiamo, e vediamo se riusciamo a riportare nella direzione sempre auspicata, quindi rafforzando le possibilità di governabilità, l’asse del lavoro che deve andare avanti”.

Un no secco al voto anticipato arriva dai centristi per i quali il governo “non è certamente messo in discussione dall’esito di una singola votazione parlamentare”. Si legge in una nota firmata da Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa, Udc, Democrazia solidale – Centro Democratico, Civici e Innovatori, che chiedono di fare la legge. I centristi, nel primo documento comune sottoscritto, sottolineano che “Il Parlamento italiano è perfettamente in grado di approvare una nuova legge elettorale partendo dai testi già messi in discussione e nessun patto extra-parlamentare, fallito o lesionato che sia, può bloccare la libera dialettica parlamentare”. “Condividiamo quanto più volte detto ufficialmente dal Partito democratico: non c’è alcun automatismo tra la discussione sulla legge elettorale e la data delle elezioni che per noi, come in tutte le democrazie occidentali, deve rispettare la scadenza naturale della legislatura”.

L. elettorale, si va avanti. Ma restano le tensioni

Nodi ancora non risolti tra i gruppi che sostengono la legge elettorale, cosa che ha spinto a rinviare il Comitato dei Nove, il gruppo ristretto che prepara i lavori d’Aula non le indicazioni sugli emendamenti. I quattro gruppi che sostengono la legge (Pd, M5s, FI e Lega) non sono ancora in grado di esprimere un parere su tutti gli emendamenti presentati.

Dei 209 emendamenti presentati in AUla, infatti, un congruo numero arriva dai quattro partiti che sostengono il testo. I deputati del Pd hanno presentato 35 emendamenti, M5s 13, mentre Fi e Lega ne hanno depositati solo tre ciascuno. Per quanto riguarda gli altri Gruppi, 33 proposte di modifica giungono da Mdp. 20 da Ap, 17 dal Misto, 16 da Ala-Sc e altrettanti da Si, 15 da Ci, 12 da Des-cd, 9 da Fd, 9 da Direzione Italia, 6 da Alternativa libera e 1 dall’Udc. Il M5s vuole l’introduzione delle preferenze e del voto disgiunto. Soluzione osteggiata da Pd e Forza Italia. Al momento sono in corso riunioni per arrivare a un’intesa. Per quanto le votazioni segrete sugli emendamento dovrebbero essere un centinaio, più o meno la metà del totale.

Nel corso del pomeriggio l’aula della Camera, con una unica votazione e a scrutinio segreto, ha respinto le tre questioni pregiudiziali presentate da Ap, Mdp, centristi di Ci-Des. Il patto Pd-Fi-M5s-Lega supera quindi il primo voto dello scrutinio non palese. I sì alle pregiudiziali sono stati 182, i no 310, un astenuto. “Nelle pregiudiziali – ha detto il capogruppo dem Ettore Rosato all’assemblea del Pd alla Camera – ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101…” con riferimento all’impallinamento di Prodi quando era candidato alla presidenza della Repubblica. “Sono sicuro – ha aggiunto – che saranno importanti i primi voti, noi abbiamo la responsabilità di tenere duro fino in fondo”. “In questo momento quelli più in difficoltà a spiegare le ragioni dell’accordo sulla legge elettorale sono i Cinque stelle. Pongono due questioni: preferenze nel listino e voto disgiunto”. “In commissione i Cinque stelle hanno votato contro i loro emendamenti approvando il testo base”, sottolinea. Il testo da approvare in Aula “è solo quello uscito dalla commissione, con le modifiche condivise”. E conclude: “O i 4 partiti votano compatti sulla riforma elettorale o il Pd tornerà alla sua proposta, il Rosatellum”. Parole a cui Renzi aggiunge: “Non è la nostra legge ma noi serviamo le istituzioni. Adesso è sovrano il Parlamento. Se passerà, bene. Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all’appello del Capo dello Stato”.

E mentre il Pd si dice disponibile al voto finale sulla riforma elettorale già lunedì, accogliendo una richiesta arrivata da M5S i pentastellati in una nota affermano che “anche in Aula cercheremo in tutti i modi di ottenere nuovi miglioramenti, come il voto disgiunto, le preferenze e i correttivi di governabilità. Non sappiamo se ce la faremo perché non dipende solo da noi”. Ma poi servirà l’ok del blog. Infatti il testo di legge che uscirà dal voto degli emendamenti dovrà essere ratificato dagli iscritti M5s con una nuova consultazione online che si terrà prima del voto finale del provvedimento (che dovrebbe essere previsto lunedì), nei giorni di sabato e domenica. Ma Grillo si dice sicuro. La rete non gli ha mai fatto scherzi.  “Il Movimento – afferma l’ex comico genovese – vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo!”.

Ma il tema di fondo resta la durata del governo. Le elezioni a settembre per molti sono un errore. Tra questi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: “Il Paese ora ha bisogno che vengano completate le riforme che si faccia una Finanziaria seria e che si metta in ordine la situazione banche, che è molto complessa. Poi serve una legge elettorale che non ci porti indietro nel tempo, quando c’era chi aveva diritto di veto”. Ma anche il Pd ha i suoi mal di pancia. Renzi dice che le elezioni saranno nel 2018. Una rassicurazione che non tranquillizza gli orlandiani. Tocci, Mucchetti e Chiti, sottolineano fonti parlamentari, avrebbero minacciato l’uscita dal Partito democratico qualora il Pd volesse insistere sul sistema tedesco (che di tedesco ha molto poco ndr) e sulla necessità di andare alle urne. I tre senatori sono tra i 31 ad aver firmato nei giorni scorsi un documento in cui si ribadivano le perplessità sul tipo di legge elettorale e soprattutto sull’eventualità di larghe intese con Berlusconi.

L’intervento di Pia Locatelli sulla legge elettorale

Intervengo non nel merito della legge elettorale, pur dicendo subito che questa non è la nostra legge, avendo noi socialisti espresso la nostra preferenza per un sistema almeno parzialmente, meglio per buona parte, maggioritario, che è del resto, la stessa preferenza del relatore . Lo faremo nei prossimi giorni. Perché c’è una questione più urgente da affrontare rispetto alla quale condivido la preoccupazione con molte colleghe: il rischio di voto segreto.

Come altre volte in occasione della discussione della legge elettorale, in particolare in tema di rappresentanza di genere, da alcune parti, non posso dire partiti, si minaccia il ricorso al voto segreto invocando la coscienza.

Il testo che è uscito dalla commissione affari costituzionali contiene buoni passi nella direzione di una equilibrata rappresentanza di genere. Lo abbiamo apprezzato e ne diamo atto al relatore.

Ci piace l’alternanza tra i generi nelle liste circoscrizionali, ci piace una percentuale al di sotto della quale nessun genere può essere rappresentato nei collegi uninominali (il 40%) perché è superiore a quella delle donne oggi in parlamento; ci piacciono le capo-listure che tendono all’ equilibrio ma noi chiediamo di completare al meglio un lavoro che è già piuttosto buono. Ad esempio l’inammissibilità delle liste che non rispettano questi vincoli, o un percentuale del 50/50 perché tante sono le donne italiane.

Allora quale è il problema?

Ho già avuto modo di raccontare in occasione di precedenti interventi in quest’aula, non essendo questa la prima volta che discutiamo di legge elettorale, quale è il rischio di un pacchetto non coerente di misure: non è vero che un 40/60 percento di uomini e donne candidate porta automaticamente ad un 40/60 per cento di eletti ed elette. Non è così se non si prevede un equilibrio delle capolisture e soprattutto se non si prevede l’inammissibilità delle liste qualora queste regole non siano rispettate.

Allora noi vogliamo davvero fare passi avanti, e non solo a parole, dette o scritte.

Il fatto è che ci sono colleghi, e credo di poter dire che sono esclusivamente, o quasi, colleghi uomini, che non sono disposti ad accettare le regole che sono state concordate in commissione e sperano di cancellarle e certamente di impedire altri passi in avanti.

E’ legittimo che questi colleghi la pensino in modo diverso e lo capisco benissimo perché ogni donna in più in parlamento è un uomo in meno e difficilmente si cede parte del proprio potere.

Ma non possiamo accettare, come dicono le voci che circolano da ieri in Parlamento, che si invochi il voto segreto, perché il voto segreto ha un senso solo quando si è di fronte a un problema di coscienza.

Qualcuno mi deve spiegare quale questione di coscienza ci sia in una giusta rappresentanza dei due generi.

Il fatto è che molti colleghi si vergognerebbero a votare palesemente contro una misura di giustizia e saprebbero che una parte dell’elettorato non lo perdonerebbe. Allora preferiscono nascondersi dietro l’anonimato e non dire chiaramente che sono contrari a liste e collegi veramente paritari.

Questo Parlamento sempre più femminile evidentemente fa troppa paura. Dimostrateci che non è così.

I centristi in rivolta: la legge elettorale è incostituzonale

Alfano-conferenzaLa legge elettorale continua ad essere terreno di uno scontro sempre più duro. Un scontro, dopo l’accordo tra Pd, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, anche interno alla maggioranza. Ad alzare ulteriormente i toni il leader di Ap Agelino Alfano che definisce incostituzionale il testo approvato dalla Commissione e ora all’esame della Camera. “Palesi ragioni di incostituzionalità” dice Alfano in una conferenza stampa convocata nella sede del partito, annunciando la presentazione di “una questione pregiudiziale di costituzionalità” in Aula alla Camera. Tra le ragioni chiavi di incostituzionalità, Alfano spiega vi sia il modo con cui sono stati disegnati i collegi uninominali. Alternativa popolare, afferma ancora Alfano, è pronta a presentare modifiche per disegnare i collegi in vista dell’esame della legge elettorale da parte dell’Aula attraverso la presentazione di una delega da scrivere entro “90 o 120 giorni” dall’ok definitivo al testo e “se il Pd boccia questa nostra proposta avrà candidamente confessato che vuole andare al voto prima. Inutile girarci intorno”. E ancora: “Non garantisce governabilità e stabilità” e definisce il nuovo testo frutto dell’intesa Pd-Fi-M5S e Lega “inciucellum”.

Un accordo che non piace neanche a Bersani: “Diciamolo con chiarezza: con la nuova legge il 63% dei parlamentari sarà nominato dai partiti. Cioé quattro persone decideranno il 63% di chi sarà eletto”. “Sento molta gente – afferma Bersani – che riscrive la storia: Con i nostri voti e con il governo Letta abbiamo impedito l’approvazione di leggi ad personam, buttando fuori Berlusconi e Verdini. Con il Nazareno – aggiunge Bersani – Berlusconi è stato resuscitato. E questo nuovo accordo lo ha rinvigorito. Non riscriviamo la storia”. “L’accordo sulla legge elettorale – aggiunge Roberto Speranza – rappresenta un patto di 4 forze politiche contro gli interessi del Paese”. “Ma io sono fiducioso. Gli italiani – aggiunge – sono intelligenti e sapranno reagire. Credo che con il loro contributo riusciremo a scardinare questo patto”.

Legge elettorale: Alfano rompe con il Pd

montecitorio_aula_camera“Uno scenario eversivo e inquietante. Questo emerge dalle parole degli esponenti alfaniani quest’oggi. E’ insopportabile avere il Paese sotto ricatto di Alfano e di Renzi. Il fatto che l’ex premier avrebbe chiesto al partitino di Alfano di far cadere Gentiloni per avere in cambio una legge elettorale su misura è la dimostrazione che questo personaggio non sa cosa sia la democrazia. Renzi è un personaggio pericoloso”. Lo ha detto il pentastellato Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera. Insomma l’alleanza sulla legge elettorale tra Pd e Cinque Stelle su un sistema che si ispira a quello tedesco, è accompagnata di dichiarazione pensanti, e rischia di avere vita breve.

L’antefatto. Nel giorno in cui si è deciso di posticipare l’approdo in Aula delle legge elettorale, Sergio Pizzolante, parlamentare di Ap, ha parlato di pressioni da parte di Renzi per far cadere il governo a febbraio. Parole che Alfano non smentisce: “Pizzolante è una persona seria”. “Una certa agitazione c’è da mesi”, prosegue Alfano ribadendo una domanda “semplice” a Renzi: “Vuol far cadere anche Gentiloni o no?”. Poi aggiunge: “La mia collaborazione con il Pd è conclusa”. “La soglia del 5% sarà la scintilla per organizzare una rappresentanza di liberali e popolari che tutti i sondaggi dicono possa superare il 10%”, aggiunge incaricando Maurizio Lupi di fare da ambasciatore con gli altri soggetti centristi”.

In precedenza era slittato a martedì 6 giugno l’approdo in Aula della legge elettorale. A comunicare l’accordo intercorso tra i gruppi la presidente della Camera Laura Boldrini al presidente della commissione Affari costituzionali Andrea Mazziotti. La decisione dello slittamento di 24 ore dell’approdo in Aula era  stata presa dopo un giro di consultazioni della presidente Boldrini con tutti i capigruppo. Questo alla luce della complessità dei due emendamenti del relatore Emanuele Fiano, uno dei quali disegna direttamente i collegi elettorali. E proprio per tale complessità alcuni capigruppo si erano rivolti alla presidente Boldrini sottolineando l’esigenza di un po’ di tempo supplementare per studiare i testi.

Ma oltre alle motivazioni tecniche vi solo anche politiche. E forse pesano di più. L’intesa trasversale crea malumori sia nel centro destra che nel centrosinistra. Durissimo Fabrizio Cicchito di Ap che definisce Renzi un giocatore delle tre carte: “Adesso insulta Alfano perché spera che gli tolga le castagne dal fuoco facendo cadere il governo Gentiloni. Il suo scopo vero è quello irresponsabile di provocare elezioni anticipate per ridiventare premier oltre che segretario del Pd e quindi riconquistare una sorta di potere assoluto a partire da quello di vita e di morte sui parlamentari del Pd. Futuri. Infatti nello spazio di pochi giorni è passato da una proposta di legge maggioritaria, peraltro senza coalizione, ad una di stampo proporzionale che già oggi sappiamo che non darà un governo all’Italia”. “In ogni caso – chiude Cicchitto – Renzi e Berlusconi stanno lavorando per il M5S e questi ultimi non possono negare che stanno partecipando ad una sorta di mega inciucio”.

Da più parti viene sottolineato che il modello proposto di tedesco non abbia molto. Solo lo sbarramento al 5%. “È l’anticamera di una grande inciucio” dice Raffeale Fitto. Della necessità di cambiamenti parlano anche i 5 Stelle. “Questa è quasi un mega porcellum, noi faremo degli emendamenti, io personalmente non mi sarei messa nemmeno lì seduta”. Così Paola Taverna, senatrice del Movimento Cinque Stelle, intervenuta questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus. “Stanno facendo tutti – sostiene la senatrice grillina – i magheggi sulla legge elettorale, hanno stravolto il sistema tedesco con il proporzionale distribuito sui listini, il primo bloccato, si stanno facendo con la squadra tutti i collegi, non si capisce su quali basi. Non va, non so neanche dire che bisogna andare a votare subito, perché cosi’ gli leviamo la patata bollente della legge di stabilità, che è qualcosa della quale si devono prendere la responsabilità”. Anche il grillino Toninelli parla di emendamenti: “Stiamo facendo gli emendamenti per renderlo più simile alla Germania e certamente per migliorarlo”. A a mettere il carico da parte dei 5 Stelle è Roberto Fico per il quale “l’ accordo sulla legge Elettorale non è affatto sancito. In queste ore si lavora ancora in Commissione perché l’emendamento Fiano crea delle nuove problematiche”. “Se i problemi saranno risolti, bene – aggiunge Fico – diversamente continueremo a riunire il gruppo parlamentare”.

E Alfredo D’Attorre, deputato di Articolo Uno-Mdp, commenta: “Abbiamo detto di si’ allo sbarramento del 5% perché siamo convinti, ma diciamo no a un nuovo ed ennesimo Parlamento di nominati. Questa parte non va proprio bene e ci stupisce che il M5s si sia accodato a questa proposta Renzi-Berlusconi”. Critici anche i Radicali che parlano di deriva antidemocratica. “Di tedesco la legge elettorale su cui si sono messi d’accordo Pd, M5S e Fi ha ben poco, ha invece tutto l’aspetto di un sistema fortemente antidemocratico che svuota di valore il voto dei cittadini” affermano in una nota Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Michele Capano, tesoriere del partito. “Il collegio uninominale – osservano – esce svilito e mortificato: se infatti il partito non supera la soglia, l’elettore non vedrà mai in Parlamento il candidato che pure ha scelto e contribuito a far vincere nel collegio. Insomma, invece di ricostruire il patto tra eletti ed elettori si allarga ulteriormente il solco tra il paese e le istituzioni rappresentative, già in forte crisi di credibilità”.

Legge elettorale. Arriva il testo che cestina il Rosatellum

Riforma-legge-elettoraleArriva in serata il testo dell’emendamento del relatore, Emanuele Fiano (Pd), con cui si ‘cestina’ il Rosatellum e si opta per il sistema tedesco. L’emendamento è frutto dell’accordo raggiunto tra Pd, M5S e FI. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera. “Per mettere uno stop ai ricatti dei piccoli” ha detto Renzi parlando dell’accordo sulla legge elettorale. Parole che il leader di Ap Angelino Alfano respinge con forza: “Assistiamo divertiti – scrive in un post su Facebook – a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei piccoli partiti. Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso”. “Piccoli partiti? Diffidare dei grandi. Questa chiamasi instabilità ma – caro Pd – tu chiamale, se vuoi, “elezioni”.

Il presidente del Pd Matteo Orfini aggiunge: “Cambiare la legge elettorale, e abbiamo deciso di tentare di farlo secondo il modello tedesco, comporta un po’ di tempo, ma con un accordo molto largo sarà possibile approvarla a luglio. Non abbiamo legato questo automaticamente a elezioni anticipate. La scelta di quando votare è del presidente della Repubblica e che noi dobbiamo discutere col presidente del Consiglio”. I centristi sempre sul piede di guerra. “Rispondo – afferma Maurizio Lupi – al segretario del Pd, Matteo Renzi: nessuno ha paura della democrazia e delle elezioni che prima o poi arrivano. Noi temiamo che, per una legittima voglia di competizione elettorale, si cerchi di mettere sotto i piedi l’interesse concreto del Paese”E aggiunge: “Ci sono scadenze molto importanti all’orizzonte, entro il 27 settembre dobbiamo presentare la nota aggiornamento di bilancio, entro il 15 ottobre dobbiamo dare all’Europa la legge di stabilità ed entro il 22 va data al Parlamento. Tutte queste cose vogliono dire una cosa precisa: si vuole far aumentare l’Iva di 2-3 punti oppure no?”.

Anche all’interno del Pd non tutti la pensano allo stesso modo. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso di una conferenza stampa alla Camera afferma che con una legge elettorale sul modello tedesco “il Paese rischia l’ingovernabilità dopo il voto”. Orlando definisce “innaturale” un eventuale “coalizione con la destra” di Berlusconi, “non perché si debba demonizzare il dialogo tra forze politiche, ma perché per rispondere alla crisi” che investe il Paese “servono proposte programmatiche omogenee”. Per Orlando vi è la necessità di “dare corso a quanto prevede lo statuto del partito, a quelle regole che permettono il referendum tra gli iscritti. Il tema della coalizione di governo è un tema che dovrà coinvolgere tutto il partito”. “Noi – aggiunge Orlando – consideriamo la nostra battaglia nel Pd tutt’uno con la ricostruzione del centrosinistra. Rivolgiamo un appello per costruire la colazione a tutte le forze che si richiamano al centrosinistra. Chiediamo a tutti coloro che condividono questa impostazione di unire le nostre voci. Da tempo ascoltiamo Giuliano Pisapia, ma ci sono anche altre forze e soggetti. Noi abbiamo costruito il Pd per costruire il centrosinistra, non per distruggerlo”.

Ginevra Matiz