Legge elettorale. Il 24 ottobre il testo in Aula al Senato

legge-elettorale

Il Rosatellum 2.0 supera i primo voti in Senato, seppur solo sulla sua calendarizzazione, con numeri che tranquillizzano i partiti che sostengono la legge.

Una legge che ha il sostegno pieno dei socialisti. Anzi che riprende la proposta stessa del Psi. La nuova legge elettorale afferma infatti Riccardo Nencini la “ho proposta e condivisa”. “Sono favorevole – aggiunge – ad un sistema che è in parte maggioritario in modo tale da consentire al cittadino di scegliersi direttamente il proprio rappresentante in Parlamento”.

Il testo sarà in Aula già martedì prossimo, con un passaggio rapidissimo in Commissione, che manda su tutte le furie M5s, Mdp e Si, che parlano di “forzatura”. Elemento l’inaspettato annuncio di Ala di non dar per scontato il suo sì, dopo la frenata alla Camera sul ddl Falanga sull’abusivismo.

Che gli oppositori alle legge non volessero arrendersi senza dar battaglia, lo ha dimostrato una lettera che i deputati di M5s hanno scritto alla presidente Laura Boldrini, sostenendo che una correzione da lei fatta nell’ambito del coordinamento formale del testo del Rosatellum (prima di inviarlo al Senato), fosse stata in realtà una correzione sostanziale. Tesi respinta dalla presidente della Camera.

Quando poi a Palazzo Madama, alla conferenza dei capigruppo, il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda ha chiesto di calendarizzare il Rosatellum in Aula il 24 ottobre, cioè tra una settimana, sia M5s, che Mdp, con la capigruppo Cecilia Guerra, che Si, con Loredana De Petris, hanno protestato vivacemente. Il calendario è stato approvato con il sostegno del Pd, Psi, Fi, Ap, Lega e Autonomie ma è stato sottoposto al voto d’Aula, non
avendo avuto l’unanimità. Qui i pentastellati hanno chiesto di togliere il Rosatellum dal calendario per inserire la legge sui vitalizi, per la quale, ma anche per la legge elettorale,
avevano tenuto un flash mob durante la conferenza dei capigruppo. L’Aula però ha confermato il calendario con un voto che ha fornito numeri confortanti che i sostenitori del
Rosatellum. Inaspettato però è stato l’annuncio di Ciro Falanga: “Voterò il Rosatellum 2.0 solo se saro’ convinto del testo”, dopo il dispetto alla Camera del rinvio in Commissione della legge sull’abusivismo promossa dallo stesso Falanga. Ala ha voti aggiuntivi rispetto a quelli di Pd, Fi, Lega, Autonomie e Direzione Italia, ma sono sempre 14 voti pesanti anche in vista della legge di Bilancio.

Nel frattempo la Commissione affari costituzionali ha avviato l’esame del Rosatellum 2.0 con l’illustrazione del testo da parte del relatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione e il respingimento, in serata, delle pregiudiziali presentate da M5s, Mdp e Si. Per andare in Aula il 24 ottobre, il cammino della Commissione sarà a passo di carica: discussione generale fino a mercoledì, giovedì audizioni di esperti, venerdì
termine per gli emendamenti e lunedi’ 23 ottobre voto il pomeriggio e la sera.

Nencini: referendum farsa per Veneto e Lombardia

zaia maroni“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.

BASTA SCISSIONI

camera

“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

FIDUCIA CONFERMATA

proteste
La Camera conferma la fiducia al governo sul primo articolo della legge elettorale. I voti a favore sono stati 307, 90 i contrari, nove gli astenuti. Il tutto mentre fuori da Montecitorio continuano le proteste di M5s e Mdp. I 5 Stelle con Di Battista puntavano a 50mila persone. Tra passanti curiosi e giapponesi la polizia arriva a contarne 500 in una piazza in parte già occupata dai sostenitori dell’ex generale Pappalardo. La chiamata alle armi arriva direttamente da Grillo con un post sul suo blog. Contro i toni da stadio dei grillini la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani: “Neppure – afferma – l’imbarazzante incidente di ieri suggerisce al deputato Di Battista (che ieri aveva sbagliato piazza e si era ritrovato di fronte a un movimento che lo aveva contestato) l’opportunità di abbassare i toni”- “Non solo – ha aggiunto Pisani – ma ha pure l’impudenza di rilanciare con toni e argomenti da curva, chiamando, come sua consuetudine, la piazza alla jacquerie. Le sue parole di questa mattina – ha proseguito la portavoce del Psi riferendosi alle affermazioni di oggi di Di Battista – manifestano la sua ignoranza circa le dinamiche parlamentari e la storia politica del nostro Paese. Come si dovrebbe definire allora chi si abbandona a intemerate ogniqualvolta il suo movimento va incontro a rovesci parlamentari e altro non sa fare che prendere il megafono appellandosi alla piazza alla stregua di un ultra’?”

Tre i voti di fiducia. La prima fiducia, sull’articolo uno riguarda il sistema di elezione della Camera (un mix di collegi uninominali maggioritari (il 36%) e di proporzionale in collegi plurinominali con liste bloccate (il 66%) , ossia senza preferenze, per la ripartizione dei seggi). Il secondo voto di fiducia, sull’articolo 2 della legge, si terrà a partire dalle 19.30. E riguarda l’analogo sistema di voto per il Senato. La terza votazione di fiducia è stata fissata per giovedì mattina a partire dalle 11 (alle 9 sono previste le relative dichiarazioni di voto). E riguarda la delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali). Intorno alle 13 della stessa giornata di giovedì si procederà all’esame degli articoli 4 (con l’elenco dei documenti da depositare in nome della trasparenza: il contrassegno depositato, lo statuto, il programma elettorale con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica) e 5 (con le disposizioni transitorie per l’entrata in vigore della legge). Successivamente, alla discussione degli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto finale, il via libera da parte della Camera dovrebbe arrivare in serata con voto segreto.

Sulla carta le forze favorevoli al Rosatellum bis possono contare su 423 voti: Pd, Ap, Lega, Civici ed innovatori, Forza Italia, Minoranze Linguistiche e Psi. Il “Fronte del No” conta invece su 181 voti: 43 sono di Mdp, 11 di Fdi, 88 di M5s, 17 di Si, 5 di Alternativa libera, 11 di Direzione Italia e 6 dell’Udc. Si dividerà al voto Centro Democratico-Democrazia solidale (in tutto sono 12 deputati), mentre non è ancora chiaro come si esprimeranno i tre deputati di Fare-Pri.

Forza Italia, annuncia Roberto Occhiuto, non parteciperà al voto di fiducia, ma domani voterà la legge, sulla quale “l’opposizione è stata coinvolta”. “Forza Italia – aggiunge il capogruppo Brunetta – non voterà le fiducie ma dirà un sì convinto quando ci sarà il voto finale, segreto o meno che sia”.

Il Rosatellum aggiunge Fabrizio Cicchitto di Ap “è una legge concordata con una larga parte dell’opposizione, il ricorso alla fiducia è uno strumento di tecnica parlamentare e non una prevaricazione della maggioranza di governo che risponde con il ricorso ad esso in risposta a chi gioca la carta del voto segreto”. E ancora “Il ricorso alla fiducia avviene in una situazione emergenziale quando a fine legislatura comunque una legge elettorale va approvata con un arco di forze diverso da quello della maggioranza di governo”.

Per il Dem Giuseppe Lauricella capogruppo in Giunta delle elezioni “l’obiettivo è dare al sistema una legge elettorale che risponda ad un equilibrio istituzionale”. Quindi “la questione di fiducia interviene a renderne più probabile l’approvazione. Diversamente, i 120 emendamenti a scrutinio segreto, presentati per provocare l’incidente in aula e far cadere la legge, ne avrebbero messo a rischio l’approvazione. E non ci possiamo più permettere un altro passaggio a vuoto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina: “Piuttosto che rischiare di vedere fallire ancora una volta un tentativo di riforma della legge elettorale meglio affrontare questo passaggio e portare a casa una nuova legge utile per l’Italia”.

Molto critico verso il ricordo alla fiducia l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che preannuncia un suo intervento in Aula al Senato “per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi,o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati”.

Legge elettorale. Il Rosatellum bis arriva in Aula

Camera deputati

La legge elettorale arriva in Aula. Il passaggio in commissione si è concluso con le ultime votazioni. L’accordo sul Rosatellum 2.0 regge e il testo arriverà a Montecitorio con il sostegno dei deputati di Pd, Psi, Ap, Lega, FI, Ala, Ci e Direzione Italia. Contro invece Fdi, Al, M5s, Mdp e Si. Gli emendamenti presentati sono circa 200. Tra questi anche quelli dei socialisti che mirano ad aumentare il numero di collegi uninominali (attualmente ne sono previsti 231 per la Camera e 109 per il Senato) e a raggiungere l’assoluta parità di genere (50% donne e 50% uomini) in entrambi i rami del Parlamento.

Al momento 55 proposte di modifica sono state depositate dal Movimento 5 stelle, 28 da Articolo 1 – Mdp, 7 da Forza Italia, 13 da Fratelli d’Italia e 18 da Sinistra italiana – Possibile. Un numero tutto sommato contenuto che dà l’idea di un clima di confronto tra le forze politiche. “Il Rosatellum è la legge che si avvicina di più al Mattarellum. Dunque, votiamo il Rosatellum convintamente. Ma questa legge duri 50 anni”, afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. Qualche timore arriva dagli eventuali voti segreti. Ma, taglia corto Ettore Rosato capogruppo del Pd alla Camera “sarebbe uno scandalo” se sulla legge elettorale “si procedesse a trucchetti con voti segreti”. Sulla legge elettorale, conclude, i voti segreti sono “irragionevoli”. Ottimista anche il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera per il quale “alla vigilia dell’arrivo in Aula alla Camera della legge elettorale, l’orientamento comune non può che essere sintonizzato al senso di responsabilità di ciascuno, dando un senso al proficuo lavoro svolto in Commissione”. “Ognuno – conclude Sisto – potrà dire che manca un quid, ma certo non sono giustificati gli anatemi che qualcuno, ad arte, lancia in queste ore. Polemiche, queste, che non possono nè devono distogliere dal traguardo finale: dare agli italiani una legge elettorale scritta dal Parlamento nell’interesse delle istituzioni e del Paese”.

Riferimento evidente agli anatemi lasciarti dal Movimento 5 Stelle che parla di “voto eversivo” e di “legge indegna”. “I grillini – afferma Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare – gridano addirittura al golpe bianco e accusano il Parlamento di voler approvare una legge elettorale contro il Movimento 5 Stelle, proprio loro che presentano emendamenti contra personam per rendere ineleggibile chi non gli è gradito. Certe uscite mi ricordano la meschina scusa della volpe che non riesce a prendere l’uva. Sulle leggi elettorali hanno cambiato più volte parere, non si atteggino a vittime, cerchino piuttosto anche nelle urne quel consenso che sbandierano in televisione, dove avevano giurato che non sarebbero mai andati”. Positivo il commento di Salvini che si è sempre detto di essere disponibile a votare una legge elettorale qualsiasi essa sia. La legge elettorale, afferma, “prima passa in Parlamento e meglio è perché prima si va a votare e meglio è”. Del tutto negativa invece la posizione di Sinistra Italiana che si augura che non venga posta la fiducia sulla legge elettorale (una cosa tra l’altro già vista con l’Italicum) perché “si tratterebbe di una forzatura di inaudita gravità, un vero e proprio attentato ai diritti e alla libertà del Parlamento”. Sulla stessa posizione Mdp che chiede che la “presidente Boldrini impedisca forzature sulla legge elettorale, come la fiducia o il canguro, di cui ho sentito parlare in queste ore”.

Legge elettorale. Renzi: “O Rosatellum o Consultellum”

La legge elettorale passa, anche, per la direzione del Pd convocata per oggi dal segretario Matteo Renzi. Vi prende parte anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. In platea diversi ministri, tra cui Andrea Orlando, Dario Franceschini, Marco Minniti. Assente invece l’esponente della minoranza e presidente della Puglia Michele Emiliano. Ma al centro della relazione non poteva non esserci la legge elettorale. Il segretario del Pd pone la questione in modo netto: O Rosatellum o il Consultellum, “tertium non datur”. Renzi in direzione spiega che sulla legge elettorale il Pd sta facendo un ultimo tentativo e pur dicendo di non andare “pazzo” per il tema, chiede “uno sforzo ulteriore” per la legge elettorale che serve all’Italia. Il Rosatellum per Renzi “ha elementi di forza sul Consultellum” con il Pd “baricentro di una coalizione più ampia”. Poi un affondo, nonostante le intenzioni espresse di non fare polemiche, verso il suo ex compagno di partito e ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Meno male che non c’è Giachetti, perché sennò ci potrebbe raccontare quante volte alcuni nostri amici hanno cambiato idea sulla legge elettorale… ci vorrebbe la Var!”.

La direzione del Partito democratico, al termine della riunione, ha approvato all’unanimità la relazione del segretario, Matteo Renzi, sul Rosatellum. Il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, nel suo intervento alla direzione dem, ha chiesto, in vista dell’approdo della legge in Aula, “grande attenzione ai voti segreti”. “Non possiamo fallire”, ha detto Rosato che ha descritto i punti della legge e “la fatica di mettere insieme 8 forze politiche” per raggiungere “un equilibrio delicato sul testo”. Rosato ha anche evidenziato il fatto che “il voto unico aiuta a costruire la coalizione”. Intanto il Rosatellum prosegue il suo cammino con la votazione degli emendamenti. L’approdo in Aula è previsto per martedì. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato voto positivo all’emendamento, a firma del presidente Andrea Mazziotti, che recepisce alcuni punti contenuti nella legge sui partiti approvata alla Camera e ferma da tempo al Senato. L’emendamento, riformulato dal relatore di maggioranza Emanuele Fiano di modo da renderlo valido anche al Senato, prevede che i partiti che non hanno uno Statuto potranno presentarsi alle elezioni solo se indicano elementi minimi di trasparenza come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito, la composizione e le funzioni. Una norma non gradita ai 5 Stelle da sempre allergici alla trasparenza.

Dopo il ritiro degli emendamenti di Ap sugli sbarramenti restano invariate le soglie del 3% sia alla Camera che al Senato, compresa quella dell’1% per le liste civetta. Cambia invece il numero dei collegi uninominali del Senato che saranno 109 anziché 102. Approvato anche l’emendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd)che prevede che ci si potrà candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in questi collegi si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.  Tra le altre novità la Commissione affari costituzionali ha approvato un emendamento che prevede che la scheda elettorale abbia un tagliando anti-frode. Un altro emendamento prevede che nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti “è eletto il più giovane d’età”. Approvato anche un emendamento sulle quote in base al quale il limite del 60% ai candidati dello stesso sesso per i collegi uninominali e plurinominali del Senato viene calcolato a livello regionale e non più nazionale.

La legge elettorale, così come si sta configurando piace anche alla minoranza del Pd. “La reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale” afferma Andrea Orlando. “Non c’è niente di peggio del Consultellum – sostiene il ministro – ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone ma, il giorno dopo, gli effetti riguarderanno tutti. Non possiamo permetterci un ulteriore collasso del rapporto tra società e istituzioni”.

Legge elettorale, l’accordo tiene. Martedì testo in aula

parlamento_camera

“L’accordo tiene”: ieri, alla fine di una giornata lunga e laboriosa, Renato Brunetta sintetizza così l’esito delle votazioni della Commissione Affari costituzionali sugli emendamenti al Rosatellum 2.0. E ciò nonostante frizioni tra Fi e Fdi, dove sono volate parole grosse, e nonostante il nodo della soglia per il Senato, per la quale Ap chiede una revisione al ribasso, con il Pd disposto a cedere mentre Fi no. Ma effettivamente i partiti che sostengono il Rosatellum 2.0, sono riusciti a dipanare gli altri nodi.

Sull’impianto generale del testo non ci sono divergenze tra i quattro partiti, ma c’è da stringere i bulloni su norme di dettaglio, importanti per ciascuno di essi. Un accordo su dimensioni e numero dei collegi plurinominali, in cui i partiti presentano i listini proporzionali, è stato raggiunto. Il Pd ne voleva circa 75, Fi 60: è passato un emendamento per il quale saranno circa 65 (c’è una delega al governo per perimetrarli). E accordo c’è stato nel respingere altri emendamenti che intaccavano l’impianto e che erano proposti dagli altri partiti (M5s, Mdp, Fdi, Si): voto disgiunto tra collegio uninominale e liste collegate, introduzione del meccanismo dello scorporo, preferenze e premio di maggioranza richiesto da Ignazio La Russa (Fdi). A fronte del “no” di Fi è nata una polemica tra l’ex ministro della Difesa e alcuni deputati di Fi, dopo che il primo aveva parlato di “atteggiamento vergognoso” di Forza Italia. I toni sono saliti fino al punto che La Russa ha detto a Roberto Occhiuto in Commissione che le sue affermazioni meritavano degli schiaffi: “schiaffi in senso metaforico” ha precisato ai giornalisti La Russa che ha insinuato un dubbio: Fi non vuole il premio di coalizione perché punta a dar vita dopo il voto ad altre coalizioni diverse dal centrodestra. Alla fine Brunetta ha smorzato i toni. Fatto sta che Pd-Fi-Lega-Ap hanno trovato un accordo anche sul tema delle quote di genere e sulle firme a sostegno delle liste. Il relatore Emanuele Fiano ha predisposto degli emendamenti di mediazione.

Certo, rimane aperta la querelle sulla soglia del Senato che il Rosatellum 2.0 fissa al 3% a livello nazionale. Dopo una prima richiesta di Ap di spostare tale soglia a livello di singola Regione, l’ultima proposta del partito di Alfano è che se un partito supera il 3% in almeno tre regioni, possa accedere al riparto proporzionale nelle regioni in cui va oltre tale cifra. Fi resiste, come ha confermato Brunetta in serata, perché sarebbe lei ad essere danneggiata in termini di seggi, specie al Sud. Ettore Rosato, capogruppo del Pd, si è invece dimostrato più disponibile: “e poi sarebbe una norma non salva Ap bensì salva Mdp” ha affermato. Cosa che ha suscitato lo sdegno dei bersaniani: “siamo contrari a questa schifezza – ha detto Alfredo D’Attorre – noi puntiamo ad un risultato a due cifre”. L’obiettivo è di concludere sabato mattina e portare in Aula il testo martedì.

Avanti con il Rosatellum bis. Ma Mdp punta i piedi

parlamento_camera

Sulla legge elettorale una brutta aria dopo la dura accusa mossa dai bersaniani al Pd di voler “spaccare la maggioranza”. E’ il timore che accomuna Forza Italia e Pd, nonostante i democratici ostentino sicurezza (“nessun rischio, sono mesi che votano contro qualunque provvedimento ma per noi non cambia nulla”, è la linea) e nonostante Pd e FI siano tornati oggi a blindare il testo base, dopo una serie di contatti e incontri da cui emerge la “forte determinazione ad andare avanti”.

Nessun pericolo di incidenti in commissione, rassicurano i dem, anche se oggi le votazioni sono andate avanti a rilento e giovedì la commissione sarà costretta a un tour de force per terminare l’esame. Il problema, semmai, si porrà quando martedì prossimo la legge elettorale approderà in Aula, con l’incognita di oltre 90 votazioni a scrutinio segreto. Preoccupa l’atteggiamento di Mdp, che si è vista bocciare tre emendamenti – sulle preferenze e sul ritorno al proporzionale alla tedesca.

Il timore, viene spiegato, è sempre quello dell’imboscata in Aula, esattamente come avvenne lo scorso giugno sul Tedeschellum. Del resto, è vero che l’accordo a quattro – Pd, FI, Lega e Ap – sul Rosatellum bis finora non ha mostrato crepe, ma è altrettanto vero che non tutti i nodi sono ancora stati sciolti. Da qui la decisione del relatore, Emanuele Fiano, di accantonare molti emendamenti su alcuni punti essenziali dell’impianto della legge. Tra questi, le soglie di sbarramento, le pluricandidature, il voto disgiunto – un supplemento di riflessione è stato chiesto dalla minoranza dem per poter verificare la possibilità di una convergenza con Mdp – ma anche le norme relative al genere (sul mantenimento della quota attuale di 60-40 puntano i piedi gli azzurri) e sul numero e l’estensione dei collegi plurinominali (anche in questo caso c’è un emendamento di FI che ne chiede la riduzione ma ampliandone la grandezza), il numero delle firme e la ripartizione proporzionale del voto assegnato al candidato del collegio uninominale.

Insomma, le questioni ancora in sospeso sono diverse, e le fibrillazioni interne alla maggioranza, con la dura presa di posizione di Mdp, non aiutano a trovare una soluzione in tempi brevi. I bersaniani sono pronti alla battaglia in Aula. Nessuna ritorsione né vendetta sullo scostamento dei conti, dove è richiesta la maggioranza assoluta e i voti di Mdp al Senato sono indispensabili. Ma certo i bersaniani non saranno altrettanto morbidi sulla Nota di aggiornamento – l’orientamento è uscire dall’Aula – e soprattutto sulla legge di Bilancio. La colpa è del Pd, tuona Alfredo D’Attorre a margine dei lavori della commissione. Sul Rosatellum bis “si è formata una maggioranza alternativa che spacca la maggioranza di governo per colpire e isolare Mdp-Articolo 1 e per escludere il confronto con la principale forza di opposizione, il Movimento 5 Stelle”, afferma D’Attorre. E Roberto Speranza, pur garantendo i voti di Mdp sullo scostamento dei conti, sentenzia: “Io non mi sento più politicamente dentro la maggioranza. Spero ancora che il governo cambi rotta”.

Domani sera, quando si riunirà il gruppo del Pd alla Camera, “arriveranno segnali” di apertura, è la convinzione della sinistra interna. Ma i renziani lasciano pochissimi spiragli: “la nostra posizione non cambia, no al voto disgiunto”, tema caro a Mdp.

Parla Emanuele Fiano: “L’ottimismo della volontà”

fianoIl Rosatellum, dopo essere stato adottato come modello base, inizia il suo iter in commissione Affari costituzionali della Camera. “Il testo base della legge elettorale – spiega il relatore Emanuele Fiano – è un modello che ha un terzo di collegi su base uninominale di carattere maggioritario e due terzi di eletti su base proporzionale in collegi plurinominali dove ci sono liste corte. Quindi 231 in collegi uninominali e 387 in collegi plurinominali. Questo alla Camera, metà per il Senato. Questa legge elettorale arriva dopo due tentativi diametralmente differenti fatti dal Pd. Dopo il referendum abbiamo offerto a tutti i partiti un sistema prevalentemente maggioritario, il Mattarellum, che non ha ricevuto il consenso necessario per il voto in Commissione, avendo ottenuto parare contrario sia dai partiti alla nostra sinistra che alla nostra destra. Lo stesso è successo quando abbiamo presentato il Rosatellum e così anche per il sistema proporzionale ispirato a quello tedesco che è stato oggetto di un incidente in Aula”.

Dopo tanti tentativi essere ottimisti non è facile…
Intanto l’ottimismo è quello della volontà. I partiti maggiori che lavorano a questa ipotesi hanno la volontà di dimostrare al Paese che il Parlamento è in grado di legiferare. Altrimenti se ne ricaverebbe una sconfitta anche di giudizio sulla sua capacità. In secondo luogo, perché la legislatura sta finendo, i partiti vogliono dimostrare di essere in grado di lavorare concretamente. Anche per rispondere all’appello del presidente della Repubblica e anche perché sarebbe la prima volta che si andrebbe a votare con due leggi diverse e fatte non dal Parlamento ma dalla Corte Costituzionale che evidentemente non ha quel compito. Sarebbe un cambiamento, anche se parziale, del ruolo sia del Parlamento che della Corte. Per portare a casa la legge serve anche un esame di coscienza dei singoli parlamentari perché è ovvio che qualcuno invece che pensare all’interesse del Paese pensa all’interesse suo.

Il M5s parla di legge antidemocratica e liberticida. Come rispondi?
La prima vera riflessione è che i Cinquestelle potevano pensarci prima di approvare quell’emendamento con il quale, cambiando il sistema elettorale del Trentino, hanno contravvenuto a ciò che avevamo stabilito in commissione. Bastava proseguire il cammino iniziato assieme. In secondo luogo questa legge favorisce, in parte, le coalizioni perché è ovvio che per vincere nei collegi uninominali serve l’apporto di tutti. E questo per noi è un valore positivo. In terzo luogo, nella loro idea che questa legge non sia democratica, rientra la questione della scelta del cittadino. In nessuna legge elettorale dei grandi paesi europei esistono le preferenze. Noi per 231 deputati prevediamo i collegi, dando quindi al cittadino la possibilità di scelta. E in più i cittadini vedranno sulla scheda i nomi dei candidati nelle liste proporzionali. Avranno modo così di capire cosa il loro voto andrà a determinare.

Anche gli ex Pd sono molto critici e minacciano di non votarla.
La storia sarebbe stata diversa se dall’inizio Articolo 1 in Commissione avesse aiutato a portare avanti il Mattarellum. In secondo luogo penso che in quel partito vi sia una pregiudiziale su Matteo Renzi. Renzi è il segretario del partito ed è stato scelto con le primarie da un milione e 800 persone, dunque è pienamente nel diritto di esserne il leader. Se si fa politica con le pregiudiziali personali tutto diventa complicato. Articolo 1 ha sempre chiesto una legge che spingesse verso le coalizioni. Una volta che si va in questa direzione non appoggiarla diventa una contraddizione.

Se non si riuscisse in questo tentativo non sarebbe un bel servizio per il Paese…
Si andrebbe a votare con una legge che non garantisce un risultato omogeneo tra Camera e Senato e non garantisce la stessa parità di trattamento alle liste tra le due Camere perché le soglie di ingresso sarebbero diverse. E già questo è un elemento negativo.