Legge elettorale. In attesa della Consulta

Legge elettrale_consultaDopo la pausa natalizia Matteo Renzi torna al Nazareno per riprendere in mano i principali dossier. Tanti i temi sul tavolo, a partire dalla legge elettorale. Su cui, però, il Pd non imprimerà accelerazioni. Per ora. Due sono gli obiettivi del leader Pd nelle prossime settimane: riorganizzare la segreteria del partito con innesti nuovi e prendere in mano il pallino della legge elettorale pur nella consapevolezza di una realtà politica abbastanza chiara, cioè che difficilmente qualcosa si muoverà veramente tra i partiti prima della riunione della Consulta sull’Italicum il 24 gennaio.

Il governo conferma la linea di non voler giocare in prima persona la partita. Oggi nell’incontro con i capigruppo e i ministre Boschi e Finocchiaro, Gentiloni ha ribadito che l’esecutivo faciliterà la ricerca di intese politiche che nasceranno tra i partiti. Il ministro per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro  non ha avuto né ha in agenda incontri a breve con capigruppo o leader politici.

Insomma la matassa è molto complicata al momento e anche l’intenzione dichiarata del Pd di aprire un tavolo con i partiti per un confronto sulla legge elettorale si scontra con la contrarietà di Fi e M5S. E, secondo fonti anche dem, ha soprattutto valore tattico per non far abbassare la guardia sul tema. I partiti non scopriranno le proprie carte prima della sentenza della Consulta che stabilirà che cosa sia salvabile e che cosa non lo sia dell’Italicum. In base alla decisione dei giudici della Corte Costituzionale, sarà chiaro a tutti il campo da gioco: al Pd se insistere su un Italicum magari rivisto oppure provare la via del Mattarellum.

“Dobbiamo prendere atto che, nonostante i nostri inviti reiterati agli altri partiti a sedersi a un tavolo sulla legge elettorale, la risposta è stata un no e quindi non ci resta che attendere la sentenza della Consulta” attesa per il 24 gennaio ha affermato il capogruppo Pd Ettore Rosato parlando con i cronisti alla Camera. “Il Mattarellum è la proposta approvata all’unanimità dall’assemblea Pd e non la archiviamo” .

Mentre il ballottaggio è un altro dei punti della discussione. “Il ballottaggio – ha detto Lorenzo Guerini in una intervista al Quotidiano Nazionale – è, da sempre, una bandiera del Pd. Se la Consulta dovesse decidere di non abolirlo, la nostra proposta di legge elettorale non potrà prescinderne”. “La nostra proposta è stata, da subito, molto chiara. Confronto immediato con tutti i partiti per arrivare rapidamente a un’intesa politica sulla nuova legge elettorale. Abbiamo proposto il Mattarellum” che “coniuga rappresentanza e governabilità” e “siamo interessati e disponibili al confronto con tutti e siamo consapevoli che, senza il Pd, non si fa alcuna nuova legge elettorale”.

Legge elettorale. Craxi: “Discontinuità dal passato”

Legge elettrale_consulta “Dal dibattito politico interno al Partito democratico non sono giunte grandi indicazioni politiche e analisi convincenti sul negativo voto referendario, che ha costretto alle dimissioni il Governo Renzi”. Lo ha affermato in un nota Bobo Craxi. “Mi pare tuttavia – ha detto ancora – che una svolta’ consapevole degli indirizzi e degli obiettivi di un’azione di Governo non possano che giungere da una reale discontinuità con il recente passato. Il Matarellum che viene riproposto – ha aggiunto – mi sembra un sistema che non tiene conto delle chiare indicazioni di un Paese che vuole pluralismo politico e partecipazione democratica nella scelta dei suoi rappresentanti: quel sistema era figlio di una stagione diversa, che purtroppo, come si è visto, è franata insieme alla seconda Repubblica. Fanno molto gli spiritosi – ha proseguito Craxi – ma il ritorno al proporzionale appare assai più idoneo all’attuale situazione, rispetto alle alternative che si stanno mettendo in campo. Ho fatto appello affinché i socialisti si preparino a una nuova stagione. Attendo, naturalmente, che ai propositi venga dato un seguito positivo: un Psi ‘caudatario’ di un ‘giglio magico’ ormai appassito – ha concluso – non serve a niente ed a nessuno”

Il dossier sulla legge elettorale sarà ripreso dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali abbiamo trovando l’accordo di Pd, FI e M5S. A renderlo noto è stato il deputato di FI Francesco Paolo Sisto al termine della riunione. “Dopo un breve dibattito – ha aggiuto – il presidente Andrea Mazziotti ha aggiornato i lavori al 10 gennaio prossimo”.

A sollevare il tema alla riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione è stato Stefano Quaranta di Sinistra italiana, che ha sollecitato l’inizio del confronto sulla riforma dell’Italicum. Contrari si sono però dichiarati il capogruppo in Commissione del Pd, Emanuele Fiano, quello di M5s Danilo Toninelli e Francesco Paolo Sisto di Fi. Tutti e tre hanno sostenuto l’inutilità di iniziare la discussione prima della sentenza della Consulta sull’Italicum. Una alleanza che il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha definito inedita e dettata dal desiderio di allungare la legislatura il più possibile. Ma certo è che votare con l’Italicum non è possibile per ovvie ragioni. Una dichiarazione che non è piaciuta ai Cinque Stelle che rispediscono l’accusa al mittente. “È la Lega che fa accordi sottobanco con il Pd, basta leggere le affermazioni di Salvini sul Mattarellum, e non di certo il Movimento Cinque Stelle. Siamo gli unici che hanno sempre affermato, coerentemente, di voler portare immediatamente il Paese alle urne”. ”Ci siamo opposti alla formazione dell’esecutivo Renzi-bis e, se fosse stato possibile, avremmo voluto votare un giorno dopo il secco no degli italiani alla riforma Boschi. Ribadiamo – proseguono i 5 Stelle – che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato”.

Per il senatore del Pd Vannino Chiti “dall’Assemblea nazionale del Pd è venuto un messaggio costruttivo: non è tempo di rese dei conti, blitz, corse isolate in avanti. Dopo il referendum – ha proseguito l’esponente dem – è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà. Non era un’alternativa responsabile ma propaganda la richiesta delle opposizioni di una corsa alle urne. Le elezioni si terranno al massimo fra poco più di un anno, probabilmente entro l’estate. Il governo Gentiloni e il Parlamento devono affrontare subito emergenze come il terremoto e la crisi di alcune banche; preparare l’anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina”.
Ma soprattutto il Parlamento deve approvare due leggi elettorali serie: “Non è immaginabile – ha detto Chiti – andare al voto con la quasi certezza di due maggioranze diverse, forse opposte. Servono due leggi che assicurino rappresentanza, dando ai cittadini il potere di scegliere gli eletti, e che favoriscano la governabilità. È un’illusione pericolosa quella di poter ritornare alla prima fase di vita della Repubblica. La legge Mattarella sarebbe una buona soluzione: in ogni caso è la base di un confronto aperto per un’ampia, necessaria intesa nella maggioranza e con le opposizioni”.

Contrario al Mattarellum è Ncd: “Non credo – ha detto il ministro Alfano – che nell’attuale scenario tripolare il ‘Mattarellum’ sia la legge che funzioni meglio. Ma noi non ci scansiamo dal tema della governabilità: se si vuole procedere si faccia una legge proporzionale, con un premio di maggioranza equilibrato e rispettoso dei canoni di costituzionalità indicati dalla Corte”.

Mattarellum. Nencini: è una buona base di partenza

“Non abbiamo perso ma abbiamo straperso”. Così il segretario del Pd Matteo Renzi all’assemblea Pd dal titolo ‘Ripartiamo dall’Italia’. “Sì, abbiamo preso un sacco di voti, è la verità, ma il 41 per cento è una sconfitta netta in un referendum. Abbiamo preso 13 milioni e mezzo di voti, ma non sono bastati”. La relazione del segretario è stata approvata con 481 sì. “Io vi propongo di andare a guardare le carte in modo esplicito sull’unica proposta che può essere realizzata in tempi brevi: è la proposta che porta il nome del presidente Sergio Mattarella”, rilanciando quindi sulla legge elettorale il Mattarellum.

Sul referendum, per Renzi, serve “un’analisi dura e spietata, soprattutto con noi stessi, sul referendum. Vorrei che quest’assemblea fosse un’assemblea in cui si faccia un’analisi severa di quanto è accaduto, all’esterno e anche al nostro interno, con seno di passione per la cosa pubblica”. Al Sud, aggiunge Renzi, “abbiamo puntato troppo sul notabilato e poco sulle forze attive”. “Se il Pd oggi si fa un selfie ha preso una bella botta”, ma siamo pronti a ripartire “non per cercare un rivincita dopo il referendum, ma per vincere le elezioni per il bene dell’Italia e di nostri figli”. “C’è una parte del Paese che abbiamo dato impressione di non coinvolgere, non includere. Compresi i 30 e 40enni. Abbiamo perso l’andata in casa e i gol presi in casa valgono doppio. Non siamo riusciti a prendere questa generazione come avremmo voluto sul referendum”.

“Le riforme non puzzano, restano e segnano la storia del Pd e di tutti noi” ha aggiunto. “Vogliamo giocare l’ultima possibilità di avere un sistema maggioritario o scivoliamo verso il proporzionale?” chiede Renzi in assemblea Pd. “Io vi propongo di andare a guardare le carte in modo esplicito sull’unica proposta che può essere realizzata in tempi brevi: è la proposta che porta il nome del presidente Sergio Mattarella. Io dico andiamo a vedere. Il Pd c’è. Lo chiedo a questa assemblea”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini non ha sono dubbi: “Il Mattarellum è una buona base di partenza, va nella direzione della proposta presentata dai socialisti nel novembre scorso. Il parlamento è sovrano: discuta della nuova legge elettorale prima che la Corte si pronunci”.

Referendum: Renzi, non sono adatto per galleggiare

“Vince il sì, così la smettiamo di parlare di cosa faccio. Mettiamola così: io ho 42 anni, considero un privilegio aver servito il paese per due anni, se devo stare in Parlamento a vivacchiare, a galleggiare non sono adatto, posso farlo solo se posso cambiare il paese”.

Matteo Renzi, a Radio Montecarlo, risponde così su che cosa succederà se vincesse il No al referendum.  “Quello che succede – spiega – lo vedremo il 5, io voglio dire a quelli a cui sto sulle scatole che non è un voto sulla mia simpatia o antipatia ma sul paese. Chi vota no per antipatia rifletta, il voto non è un dispetto a me”. Renzi parlando dell’ipotesi spacchettamento dei quesiti ha detto “la costituzione e le leggi ce lo impediscono ma noi avremmo avuto tutto l’interesse a spacchettare, più vai sul quesito, più la gente è favorevole”. Altro teme la legge elettorale e le possibili modifiche. “Si, accetto modifiche. Sono d’accordo – ha detto – ma la legge elettorale non c’entra con la riforma”.

E sul referendum aggiunge: “Il voto antisistema è un dato di fatto ma al referendum chi è l’antisistema? Chi difende i rimborsi dei consiglieri, i super stupendi dei senatori, i professoroni che con una superpensione criticano la riforma o un gruppo di persone che provano a cambiare il paese. Io non rappresento il sistema con mio governo, lo sono quelli che per 30 anni potevano cambiare e se ne sono allegramente disinteressati e ora sono tornati più per tornare al potere che per altro”. “Se vince il sì ci sono meno posti della politica e la politica si semplifica, se vince il No per la politica resteranno l’instabilità, gli inciuci, gli accordicchi”. “Serve che vi muoviate voi adesso – ha detto ancora -.  Il rischio di un voto anti sistema ormai c’è, avete visto negli Usa, abbiamo visto anche con la Brexit”. “Oggi per il no c’è tanta gente normale che o non ha capito, o non è d’accordo con noi, o ha paura di fidarsi del futuro – ha aggiunto -. Noi dobbiamo fare un lavoro porta a porta, casa per casa”. “Se guardiamo i leader che sono per il no l’establishment sta tutto lì. Guidano il fronte del no gli stessi che per venti anni hanno promesso le riforme ma non le hanno fatte e vorrebbero adesso bloccare noi – ha concluso -. Noi dobbiamo  essere capaci di andare nel merito ma prendere atto che tante preoccupazioni ci sono”.

E rivolgendosi agli astensioni ha detto: “Gli astensionisti pentiti li vediamo ora in piazza dopo la vittoria di Trump e prima li abbiamo visti in piazza per la vittoria della Brexit. Devono sapere che ora o mai piu'”.

Redazione Avanti!

Legge elettorale: un britannicum per cambiare sistema

legge elettoraleLa scorsa settimana il Partito socialista ha illustrato alla Camera le proprie proposte in materia elettorale, sulla base del nuovo clima di discussione che si è sviluppato in relazione alla modifica del c.d. italicum.
Accanto alla proposta di legge già depositata dai parlamentari socialisti nello scorso gennaio, e volta a modificare l’attuale sistema attraverso l’abolizione del secondo turno di ballottaggio e il trasferimento del premio di maggioranza dalla lista alla coalizione più votata, il Psi ha elaborato un nuovo modello fortemente innovativo e che mira ad un’efficace sintesi di tecniche elettorali già sperimentate con profitto in altri paesi.

In particolare, è stato disegnato un sistema di tipo maggioritario a turno unico, basato su collegi uninominali per il 90% dei seggi della Camera da assegnare in ambito nazionale (ossia 618 deputati, ad esclusione dei 12 riservati alla Circoscrizione estero), accanto ad un “premio di governabilità” pari al 10% (circa 62 seggi) da attribuire alla forza politica, lista o coalizione, capace di vincere nella maggioranza dei collegi uninominali.Come si intuisce, tale sistema, che potremmo chiamare britannicum, tenta di prendere spunto dalla virtuosa tradizione elettorale del Regno Unito, integrandola con un meccanismo premiale capace di stimolare, senza però preconfezionarla, una maggioranza parlamentare (come avviene, seppur con rilevanti differenze, in Grecia).

La considerazione di fondo del britannicum parte dalla necessità di ripristinare un rapporto diretto tra eletti ed elettori, che il collegio uninominale può meglio favorire rispetto ad altre soluzioni, rendendo quindi la scelta dei cittadini più consapevole, in ragione della maggiore riconoscibilità dei candidati in aree ristrette dal punto di vista territoriale e demografico. In questo modo si porrebbe fine, ad esempio, al meccanismo delle liste bloccate “lunghe” che, oltre a rilevarsi inopportune, sono state oggetto della pronuncia di incostituzionalità della Consulta nel gennaio 2014. A ciò si aggiunga anche la sensibile riduzione delle spese elettorali per i candidati nei singoli collegi, con benefici complessivi per l’intero sistema.

L’adattamento del modello inglese alla realtà politica italiana giustifica poi la necessità di prevedere strumenti capaci di premiare il partito o la coalizione i cui candidati abbiano avuto migliori performance nei vari collegi, così da estendere la competizione su un piano nazionale ed assicurare una omogeneità di risultati, ai fini della governabilità.
Un aspetto da sottolineare, infine, concerne la non alterazione delle caratteristiche della forma di governo parlamentare italiana, poiché l’attribuzione dei 62 seggi alla forza che conquista il maggior numero dei collegi è da interpretarsi come integrativa rispetto alla rappresentanza già ottenuta autonomamente da tale forza, senza che ciò comporti, ipso facto, la costruzione di una maggioranza parlamentare.

L’insieme di queste ragioni, dunque, ha motivato la scelta del gruppo dirigente socialista, che intende in questo modo contribuire in modo fattivo e concreto al dibattito presente e futuro sulla legge elettorale più idonea per il Paese, nella consapevolezza che di certo si può sempre fare meglio, benché, in alcuni casi, il meglio sia nemico del bene; ed il bene sia comunque meglio di niente.

Vincenzo Iacovissi
Responsabile nazionale riforme istituzionali PSI

L’onda delle “larghe intese”

L’impensabile, a volte, accade in politica. In Italia l’impensabile è ormai una costante della Seconda Repubblica. Primo fatto impensabile: maggioranza e opposizioni stanno discutendo su come mandare in pre-prensionamento l’Italicum, la nuova legge elettorale per le politiche entrata in vigore appena lo scorso luglio e approvata dal Parlamento poco più di un anno fa. L’Italicum probabilmente sarà “rottamato” senza neppure un collaudo, senza essere mai stato usato nemmeno  una volta. Gli attacchi delle minoranze del Pd, dei centristi della maggioranza e delle opposizioni alla fine hanno convinto Matteo Renzi a cambiare la legge da lui fortemente voluta.

Secondo fatto impensabile: sta risorgendo, a sorpresa, la voglia del vituperato sistema elettorale proporzionale (tanti voti tanti seggi parlamentari). Se così fosse verrebbe cancellato il meccanismo maggioritario dell’Italicum (chi ha più voti conquista la maggioranza dei seggi), un modello analogo al Mattarellum e al Porcellum, le leggi elettorali per le politiche sulle quali è nata e si è sviluppata dal 1994 la Seconda Repubblica bipolare, imperniata sulla contesa tra centro-sinistra e centro-destra. Il M5S punta su una legge “rappresentativa dei cittadini” adottando un sistema proporzionale, basato su circoscrizioni medio-piccole più preferenze, senza premio di maggioranza. Sinistra Italiana è favorevole ad un sistema proporzionale alla tedesca, con uno sbarramento elettorale.

Silvio Berlusconi, uno dei fondatori della Seconda Repubblica maggioritaria e bipolare, non ha ancora precisato come vorrebbe modificare l’Italicum. Tuttavia il presidente di Forza Italia avrebbe giudicato “interessante” la proposta dei grillini per ripristinare il proporzionale e le preferenze. Ancora più preciso è stato Stefano Parisi. L’uomo “incaricato” da Berlusconi di rinnovare Forza Italia e il centro-destra è entrato più nei dettagli: «Non sono contrario al proporzionale, ma purché ci sia chiarezza sul governo. Il sistema tedesco? Ottimale, ha tenuto per moltissimi anni».

Terzo fatto impensabile: Renzi artefice dell’Italicum per far conoscere agli italiani il governo già “la sera delle elezioni”, alla fine ha “spalancato le porte” alle richieste di modifiche dopo tanti e categorici no. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd messo alle strette si è detto disponibile soprattutto a due cambiamenti: 1) assegnare il premio di maggioranza alla coalizione e non più alla lista vincente; 2) eliminare l’eventuale ballottaggio qualora nessun vincitore abbia ottenuto almeno il 40% dei voti necessari per il premio in seggi. Sì dunque ad attenuare il meccanismo maggioritario, no ad introdurre il proporzionale.

Certo l’Italicum è il frutto di un’altra fase politica ormai sbiadita: quando il Pd di Renzi, nel 2014,  trionfò nelle elezioni europee con il 40,8% dei voti. Da allora, però, è cominciata una brusca caduta: il presidente del Consiglio in due anni ha collezionato non poche sconfitte nelle elezioni amministrative da parte dei cinquestelle; il Pd è vertiginosamente disceso nei sondaggi elettorali che ora lo danno quasi appaiato ai grillini; la riforma costituzionale del governo rischia di essere respinta nel referendum del 4 dicembre. Se vincerà il “no” al referendum le conseguenze saranno pericolose per Renzi: l’Italicum, previsto solo per eleggere i deputati e non i senatori, dovrà essere radicalmente cambiato; il presidente del Consiglio probabilmente si dimetterà con conseguenze politiche imprevedibili.

Una cosa è sicura: gli aedi del maggioritario sono in difficoltà mentre il proporzionale sta acquisendo inaspettati consensi. La partita è tutta da giocare. Il sistema elettorale maggioritario, decantato come perno della stabilità politica, non ha mantenuto le promesse. Già nel 1994 scoppiò il primo incidente: Berlusconi con il Mattarellum ebbe la maggioranza alla Camera e non al Senato.  E il leader del centro-destra solo con grandi difficoltà, e con qualche “cambio di casacca” di alcuni senatori, riuscì ad ottenere la maggioranza anche a Palazzo Madama e a guidare il suo primo governo. Più tardi toccò a Romano Prodi, leader del centro-sinistra, fare i conti con una traballante maggioranza al Senato persa per strada: nel 1998 (dopo due anni di governo) dovette farsi da parte da presidente del Consiglio per far posto a Massimo d’Alema (costituì un esecutivo appoggiato anche da parlamentari eletti nelle liste del centro-destra); nel 2008 (sempre dopo due anni a Palazzo Chigi) fu costretto a dimettersi e si andò alle elezioni politiche anticipate.

L’ultimo “infortunio”, nonostante il sistema elettorale maggioritario, è capitato a Pier Luigi Bersani: nelle elezioni politiche del 2013 il centro-sinistra ottenne la maggioranza alla Camera e non al Senato. Il M5S, a sorpresa, incassò oltre il 25% dei voti. Così nacque il governo di “larghe intese” guidato da Enrico Letta, Pd, con Berlusconi in posizioni chiave con numerosi ministri in pista (in particolare Angelino Alfano all’Interno), per realizzare le riforme istituzionali ed economiche.

Quarto fatto impensabile: nel 2013 morì il bipolarismo, un’era politica della Seconda Repubblica, e nacque il tripolarismo cinquestelle, centrosinistra, centrodestra. Ha pagato dazio anche Renzi che tre anni fa predicava “mai con la destra”: all’inizio del 2014 ha sostituito Letta alla presidenza del Consiglio mantenendo però nel governo anche i parlamentari del Nuovo centrodestra di Alfano (eletti nelle liste di Forza Italia) e poi accogliendo nella maggioranza anche deputati e senatori di Ala, il movimento di Denis Verdini scissosi da Forza Italia lo scorso anno.

Quinto fatto impensabile: le “larghe” e le “piccole intese” tra i nemici storici del centro-sinistra e del centro-destra sono state prima negate ma poi realizzate, perché il Porcellum (la legge elettorale maggioritaria con la quale si è votato nel 2013) ha fallito, come prima il Mattarellum, nell’obiettivo di garantire stabilità di governo.

Se passerà il proporzionale, invece, si prepara una stagione del tutto diversa. L’onda delle grandi coalizioni, in questo caso, sembra inevitabile. Con un sistema politico tripolare è difficile che una coalizione possa conquistare una maggioranza autonoma di seggi in Parlamento. Di qui la necessità di allargare i confini dell’esecutivo. È quanto sta accadendo in Europa: i governi di Germania, Austria e Spagna (è l’ultimo esempio) sono retti da maggioranze di grande coalizione tra partiti di  centro-destra e di centro-sinistra, lasciando all’opposizione le varie forze populiste.

La vicenda ricorda lo schema politico della Prima Repubblica: legge elettorale proporzionale e grandi coalizioni per governare. La Dc sperimentò varie forme di “larghe intese”. Lo scudocrociato, forza egemone del sistema politico della Prima Repubblica, all’inizio imbarcò al governo i partiti laici, dando vita al centrismo; poi si alleò con il Psi, facendo partire il centro-sinistra; infine aprì all’intesa con i comunisti, varando i governi di unità nazionale. Successivamente ripiegò di nuovo sul centro-sinistra, concedendo la presidenza del Consiglio prima al repubblicano Giovanni Spadolini e poi al socialista Bettino Craxi. All’opposizione rimase sempre solo il Msi, il partito erede del fascismo.

Rodolfo Ruocco

APERTURA SULL’ITALICUM

ITALICUM-legge elettorale“Noi il nostro lavoro L’abbiamo fatto. Lo schema di riforma della legge elettorale predisposto dal PD è proprio quello socialista. Avanti allora”. È il commento di Riccardo Nencini, Segretario del PSI, in merito all’accordo in via di definizione della Commissione interna al Pd sulla modifica dell’Italicum.

Il premier Matteo Renzi infatti apre sulla possibilità di avere una legge elettorale senza il ballottaggio che caratterizza l’Italicum. “Il dibattito sul referendum non è sul governo né sulla legge elettorale su cui abbiamo detto, ‘se volete cambiarla la cambiamo’”, ha detto a Padova. “La legge elettorale si cambia in due mesi. Io penso che la legge col ballottaggio non fosse nulla di male, anzi dava garanzia di vittoria. Ma a me va bene qualsiasi legge”, ha aggiunto, prima di precisare che “basta che non sia il Porcellum”.”Si valuta la possibilità di superare il ballottaggio purché si trovi una soluzione che garantisca la governabilità”.

È questa la formula che i vertici del Pd hanno inserito nel documento sulle modifiche all’Italicum. Il documento sarebbe stato ‘vistato’ dal premier/segretario del partito Matteo Renzi.  Ora, però, resta ancora incertezza sulle prossime mosse. Perché se Cuperlo deciderà di apporre la firma e di sottoscrivere la proposta l’apertura resterà immutata. Se invece decidesse di fare un passo indietro allora le cose potrebbero cambiare. Cuperlo si è preso un po’ di tempo: “Per correttezza mi sono riservato un giudizio politico e di merito sul testo e lo sottoporrò – ha sottolineato – alla valutazione delle minoranze del Pd. I tempi di questa verifica saranno necessariamente rapidi”.

I ‘big’ del Pd non sono pessimisti sull’esito della partita, ma in ogni caso – lo ha detto chiaramente Rosato al termine dell’incontro al quale hanno partecipato oltre ai capigruppo e Cuperlo anche Guerini e Orfini – “ci sarà un’altra riunione”. Nel documento si ribadisce inoltre la preferenza per i collegi e il superamento dei capilista bloccati. Nessun confronto al momento sulle multicandidature. “Ora sta a Cuperlo darci una risposta”, sottolineano fonti dem. “L’impegno c’è ma è chiaro che non possiamo legarci le mani, ci sono tante variabili che andranno considerate in futuro”, spiega un altro esponente di vertice del Pd.

La Commissione del Pd che sta lavorando alle modifiche da apportare all’Italicum ha elaborato una prima bozza di documento che ora dovrà essere sottoposta al vaglio delle varie ‘anime’ della minoranza Pd. Anche se non nasconde la sfiducia sulla possibilità di trovare un’intesa: “Non sono ottimista. Poi non si sa mai, i miracoli possono sempre avvenire”, spiega l’ex segretario dem. Dopo rinvii e slittamenti e una certa dose di incertezza sulla riunione stessa, alla fine la Commissione si vede nella sede nazionale del partito al largo del Nazareno. Ed è lo stesso Gianni Cuperlo, esponente della minoranza dem, a dare l’annuncio in serata: “Nella riunione della commissione incaricata all’ultima direzione, Lorenzo Guerini ha presentato una bozza di documento sulla riforma della legge elettorale. Invita alla prudenza anche il vicesegretario Guerini, che spiega: “Stiamo lavorando su una ipotesi di documento. Nulla di definitivo. Un pezzo alla volta”. E il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, annuncia: “Ci sara’ un’altra riunione. Stiamo lavorando bene”.

Dunque prosegue il tentativo messo in atto dalla maggioranza di cercare un accordo. L’importanza di ricucire le divisioni interne al Pd è legata anche al referendum costituzionale del 4 dicembre: Renzi vorrebbe evitare che una parte del partito si schieri apertamente e ufficialmente per il No. Tuttavia, dalle prime reazioni che trapelano, la minoranza Pd – area bersaniana – non accoglie la notizia della bozza con entusiasmo. Tutt’altro. Il punto non è avere un documento, è da sempre la linea, ma un atto formale che dimostri la reale intenzione di cambiare l’Italicum prima del 4 dicembre. Ad esempio, è tra le richieste, incardinare un testo in commissione Affari costituzionali. E, soprattutto, Renzi deve metterci la faccia. E infatti, al di là del tentativo a cui non si sottrae la minoranza dem, con la presenza di Cuperlo, è Bersani a mostrare tutto lo scetticismo sulla buona riuscita della Commissione: “Non posso perdonare a Renzi e compagnia di aver messo la fiducia sulla legge elettorale”, spiega l’ex segretario ospite di un videoforum su Repubblica.it. “A Cuperlo stamattina ho detto che io sono intimamente convinto che è molto difficile dire, come fa Renzi, che l’Italicum è buono, ottimo, e poi prendere l’iniziativa di cambiarlo. Perché uno deve anche riconoscere che c’è un limite nelle cose”, aggiunge Bersani.

La reazione a caldo della minoranza Pd non è molto positiva. ” Come previsto – scrive in una nota il senatore della minoranza Federico Fornaro,  in tempi non sospetti e nonostante la generosità di Gianni Cuperlo, la commissione PD ha prodotto un documento ‘fantasma’, tanto generico quanto inefficace. Anche se il tempo era già ampiamente scaduto, si sarebbe potuto far meglio.
A luglio, quando presentammo il Mattarellum 2.0, proponemmo che il PD avviasse da subito con i capigruppo di Camera e Senato una iniziativa politico-parlamentare per cambiare l’Italicum e non successe nulla.
Quando era ancora possibile, e non certo per nostra responsabilità ma per precisa volontà di Renzi, non si è voluto affrontare il nodo del superamento dell’Italicum e sanare così la ferita della divisione del PD sia alla Camera sia al Senato sulla legge elettorale. Con i documenti fantasma non si va da nessuna parte, anzi si rafforzano i dubbi, le riserve e le evidenti criticità sul legame indissolubile tra Italicum e Riforma Costituzionale che porteranno tanti elettori e militanti PD a votare NO il prossimo 4 dicembre”.

UNA LEGGE ZOPPA

Italicum-fiducia-renziIl Psi ha presentato le proprie proposte per modificare l’Italicum, la legge elettorale voluta dal presidente del Consiglio. A presentare le proposte il segretario del partito Riccardo Nencini insieme a Pia Locatelli, capogruppo alla Camera, Vincenzo Iacovissi, responsabile riforme del partito e Gian Franco Schietroma. Le proposte del Psi arrivano mentre la commissione istituita dal Pd sta cercando la quadra insieme alle altre forze politiche di maggioranza.

“Avanziamo due ipotesi per riformare l’Italicum – spiega Nencini – la prima è un’ipotesi semplice che si dota di due fattori: da una parte l’eliminazione del ballottaggio, dall’altra l’allargamento del premio di maggioranza a tutti i partiti che, formando la coalizione, portano la coalizione alla vittoria elettorale. Questo è il punto di equilibrio più facile da raggiungere anche all’interno della maggioranza. Se si decidesse per l’eliminazone del ballottaggio e l’allargamento della maggioranza, noi sottoscriveremmo immediatamente questa soluzione”.

presentazioneSe invece, è la seconda ipotesi, “si dovesse cambiare completamente campo” per mancanza di un accordo condiviso, il Psi avanza una seconda ipotesi di riforma che favorisca la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale complessivo. “Suggeriamo – continua Nencini – un sistema il più semplice possibile per consentire stabilità e rappresentanza del voto agli italiani: molti collegi elettorali, il sistema uninominale, con un premio di maggioranza del 10 per cento da assegnare alla coalizione che vince: una sorta di britannico al posto dell’Italicum”.

Nencini illustra quindi il percorso parlamentare per giungere in tre tappe alla riforma. Il primo passo: presentare, entro il mese di novembre, una proposta corale della coalizione che sostiene il governo e sottoscriverla. Il secondo passo: avviare il confronto con le altre forze politiche. Il terzo passo: chiedere ai presidenti dei gruppi parlamentari di incardinarla nei lavori d’aula con carattere d’urgenza.

“L’iniziativa – conclude il segretario Psi – dovrà essere parlamentare. Serve una legge che coniughi la stabilità dei governi alla rappresentanza dei cittadini. Quando vi è il rischio che una qualsiasi forza politica rappresentativa di appena un quarto degli elettori possa fare ‘cappotto’ significa che la legge elettorale è ‘zoppa e va cambiata’. Dagli incontri tenutisi in questi giorni ho ricavato l’impressione che questo modo di procedere sia largamente condiviso”.

Legge elettorale, Zanda: Pd verso l’intesa

Ieri il presidente del Consiglio aveva ribadito la propria disponibilità a modificare l’Italicum. Sul punto, considerato dirimente per la minoranza interna al Pd che critica l’esito del combinato disposto tra legge elettorale e riforma costituzionale il premier aveva garantito “massima disponibilità” aggiungendo però di credere “che dipenda più dagli altri. Se tu vuoi fare le leggi insieme, bisogna che tutti siano d’accordo”.

Oggi a parlare di legge elettorale è stato il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda con il Pd che continua a cercare una intesa sulla riforma anche in vista della manifestazione per il Sì di sabato a Piazza del Popolo dove il partito del presidente del Consiglio vorrebbe arrivare con un sostegno piano da parte del Pd.

Il capogruppo, al termine della riunione del comitato del partito, ha detto di sentirsi ottimista e ha annunciato che la prossima settimana il capitolo legge elettorale verrà chiuso. Anche Guerini, vicesegretario del Pd, ha detto che passi avanti sono stati fatti. “Si procede col lavoro e continuamo a lavorare per chiudere in tempi brevi”.

Italicum, il Pd trovi una posizione condivisa

Italicum-legge elettoraleLa data del referendum si avvicina e contemporaneamente si intensifica il dibattito sulla modifica alla legge elettorale. Chi ne chiede una modifica, e sono in tanti, da forze di maggioranza a quelle di opposizione, vuole vedere una bozza di proposta prima del voto referendario. Il Pd ha istituito al proprio interno una commissione per stendere un documento preparatorio su cui lavorare anche se in molti si dicono non troppo ottimisti di vedere un risultato concreto. Le divisioni interne del Pd e lo scontro con la minoranza interna, è un freno.

“Capisco. Prima di tessere incontri con gli altri partiti che sostengono il governo – ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini –  il PD ha bisogno di trovare una posizione condivisa sulla modifica dell’Italicum. Bene”. “Va fatto sapere – ha aggiunto – che comunque gli incontri dovranno tenersi ben prima del 4 dicembre in modo tale da incardinare nei lavori d’aula, fino dai giorni precedenti il Natale, un testo da discutere. I socialisti – ha concluso Nencini – presenteranno la prossima settimana la loro proposta”.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, a proposito dell’Italicum ha affermato di essere convinto che serva “un meccanismo che faccia vincere una coalizione in base al diritto dei cittadini di scegliere, premiando anche se di poco chi deve governare”. “Tradotto in termini ancora più semplici – ha aggiunto – se dovesse capitare che non vincessimo un’altra volta, sarebbe per me insopportabile l’idea di andare a costruire per la terza volta un governo di larghe intese col centrodestra”. Poi Rossi ha parlato della necessità di rivedere la nomina dei primi 100, e addirittura la possibilità  di stare presenti in più collegi”. Punto dirimente è il premio di maggioranza. Il governatore toscano si è detto a favore a un premio di maggioranza alla coalizione: “Mi sembra interessante, può essere utile per aggregare intorno al Pd forze anche a sinistra che attualmente, altrimenti, non sarebbero in partita, e mi pare che ci sia da allargare la partecipazione”. In ogni caso, ha concluso Rossi, “bisognerebbe che trovassero un modo per non rompere” all’interno della commissione sull’Italicum.

Ginevra Matiz