Sulla legge elettorale un dibattito surreale

Sulla legge elettorale è in corso un dibattito surreale. Si ha l’impressione che l’obiettivo sia non toccare nulla. Ci sono in giro troppi Bertoldo che non troveranno mai l’albero a cui impiccarsi. Prima ancora di conoscere quale sarà la nuova cornice istituzionale italiana – sistema presidenziale, semipresidenzialismo, centralità parlamentare e così via – si ritiene necessario fissare norme elettorali come se queste fossero del tutto autonome rispetto al sistema ancora da definire.

Molto meglio condividere ritocchi minimi all’attuale legge elettorale tali da consentirci di andare al voto qualora il governo dovesse cadere rapidamente. E non lo auguro a nessuno. Quando poi le riforme costituzionali saranno diventate legge, a quel punto verificheremo la loro compatibilità con la legge elettorale. Su quest’ultima, c’è una unica priorità: restituire agli elettori la possibilità di scegliere il proprio rappresentante in parlamento.

 

Legge elettorale, la Cassazione: «Il Porcellum è incostituzionale». La parola passa alla Consulta

Porcellum-CassazioneIl premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale del 2005, detta “porcellum”, viene ‘bocciato’ dalla Corte di Cassazione che nell’ordinanza depositata oggi ha disposto la trasmissione degli atti alla Consulta. I giudici di piazza Cavour sul premio di maggioranza previsto per la Camera ritengono che sia “un meccanismo premiale che da un lato, incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l’esigenza di assicurare governabilità e, dall’altro, provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio e’ in grado di eleggere gli organi di garanzia che restano in carica per un tempo più lungo della legislatura”. Continua a leggere

Legge elettorale: il Pdl la spinge su un binario morto, Berlusconi prepara la crisi

Sembra proprio che la riforma delle legge elettorale viaggi verso un binario morto. E anche questa volta a pesare sarebbe la bufera che da giorni imperversa in casa Pdl. Neppure oggi Silvio Berlusconi scioglierà i suoi dubbi rispetto alla propria candidatura alla guida di un rinnovato centrodestra. E il Cavaliere per non cadere in imbarazzanti silenzi preferisce disertare la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa a Roma e rinviare il tutto al 12 dicembre. Mentre Berlusconi è in stand by tenendo i suoi sulle spine, al Senato si è sul punto di inabissare la riforma della legge elettorale per il palese ostruzionismo del Pdl. Il Pd non cede ed esprime il suo “no” secco all’ultima proposta avanzata da Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl a Palazzo Madama: lasciare la soglia per ottenere il premio di maggioranza al 40% con la variante del “premietto” pari a 50 deputati alla Camera per partito o coalizione che raggiunga almeno il 30%. È la stessa capogruppo del Pd al Senato, Angela Finocchiaro, ad attribuire la responsabilità della rottura al Cavaliere: “La colpa della rottura sulla trattativa per la riforma della legge elettorale non è neanche del Pdl al Senato, ma è di Berlusconi e della confusione che regna nel suo partito”. Mentre il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il socialista Carlo Vizzini ha commentato la situazione sottolineando che “non é un clima normale, mi auguro che prevalga il buon senso. Per il momento continuo a sperare che la situazione politica si sblocchi”. Continua a leggere

Legge elettorale, Berlusconi e il Pdl remano contro

Come gli sgherri di Don Rodrigo, oggi, il Pdl del Cavaliere sembra dire “Questa legge non s’addà fare”. Se chi vorrebbe far saltare il banco sulla legge elettorale avrà ragione o meno lo si saprà presto visto che alle 17.30 è prevista la ripresa dei lavori della Commissione Affari Costituzionali in Senato. In quella sede, infatti, verrà valutato l’eventuale nuovo emendamento del Pdl alla riforma elettorale che farebbe decadere il testo Calderoli su cui si è ragionato nell’ultima settimana e sul quale si era quasi arrivati all’accordo. È la stessa capogruppo del Pd al Senato, Angela Finocchiaro, ad attribuire la responsabilità della rottura al Cavaliere: «la colpa della rottura sulla trattativa per la riforma della legge elettorale non è neanche del Pdl al Senato, ma è di Berlusconi e della confusione che regna nel suo partito». Continua a leggere

Legge elettorale: dialogo tra Pd e Pdl, vicini sulla soglia ma non sul premio

Ore febbrili nella trattativa tra i partiti per la riforma della legge elettorale. Si intensificano i contatti nella maggioranza per sciogliere i due nodi principali: quello relativo alla soglia necessaria per far scattare il premio di maggioranza, dopo che due giorni fa in commissione Affari costituzionali del Senato è stato approvato l’emendamento Pdl-Lega-Udc che la fissa al 42,5 per cento, e quello dell’eventuale “premietto” da assegnare al primo partito nel caso la soglia non venisse raggiunta da nessuno (la cosiddetta “proposta D’Alimonte”). Continua a leggere

Legge elettorale, premio solo oltre IL 42,5%. Vizzini (Psi): «Regole per creare un governo debole»

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato, con un voto a maggioranza, un emendamento alla legge elettorale che prevede l’assegnazione di un premio di maggioranza del 12,5% alla coalizione che superi la soglia al 42,5% dei voti. La proposta di modifica, presentata dal leader di Api Francesco Rutelli, è stata votata dalla Lega, dal Pdl, dall’Udc, da Fli e da Mpa. Dura l’opposizione del Pd che ha votato contro con l’appoggio dell’Idv. L’emendamento prevede dunque che il premio del 12,5% del testo Malan possa far arrivare un’eventuale maggioranza del 42.5 fino al 55 per cento. Ancora in discussione le proposte relative al caso in cui nessuno arrivi ad avere la soglia che permetta di aggiudicarsi il premio di maggioranza. Proprio prima che la Commissione si riunisse, il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, aveva avvertito: niente colpi di mano in Parlamento. Per il segretario democratico «il Pd è pronto a discutere ma no a votazioni “random” né a forzature». E comunque, ribadisce il leader democratico, «sarebbe imperdonabile una legge elettorale che in premessa impedisse la governabilità». Parole di cui evidentemente il centrodestra (Udc compreso) non ha ritenuto di dover tener conto, con conseguenze che il Pd annuncia ora pesanti.

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La credibilità della classe politica passa anche per la legge elettorale

Da mesi ormai si discute, senza costrutto, della nuova legge elettorale. Alla nascita del Governo Monti si disse che mentre i tecnici avevano il compito di concentrarsi sulla gestione ordinaria e salvarci dal precipizio, i politici di professione e i parlamentari si sarebbero occupati di riscrivere le regole del gioco e delle riforme istituzionali. E questa necessità nasceva anche dalle istanze di un milione e duecentomila firme a sostegno di un referendum abrogativo della attuale legge elettorale, referendum poi bocciato dalla Consulta nel gennaio scorso. E’ dunque innegabile che dagli elettori venga una forte richiesta di cambiamento. Il “porcellum”, infatti, non consentendo di esprimere le preferenze, allontana la politica dal territorio e favorisce la selezione di una classe dirigente mediocre e cortigiana. Ebbene, in circa dieci mesi e nonostante i ripetuti appelli del Presidente Napolitano, tra i quali anche quello di arrivare ad una conta in Parlamento in mancanza di un accordo complessivo tra le tre forze parlamentari attualmente più forti, non si è arrivati ancora ad elaborare una proposta condivisa. Continua a leggere

Legge elettorale: dove stiamo andando? Intervista al Presidente della Commissione Affari Costituzionali Vizzini

Dopo la fumata nera con la quale si sono chiusi i lavori per la pausa estiva del Comitato ristretto della commissione Affari costituzionali del Senato che si occupa della riforma elettorale, si torna a parlare del “compromesso” ufficioso che avrebbero raggiunto Pd, Pdl e Udc sul nuovo sistema elettorale. I lavori riprenderanno il 29 agosto e un testo base potrebbe essere pronto il prossimo 5 settembre.

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Legge elettorale: dopo l’incontro di ieri in Senato ancora nessun accordo tra i partiti

Niente di fatto per l’intesa sulla riforma legge elettorale. Il “comitato ristretto” dei senatori che ha ripreso le trattative per raggiungere l’accordo, non è riuscito ad arrivare ad un testo e, addirittura, sono tornati i distinguo su preferenze o collegi uninominali. Nonostante i risultati non siano stati proprio dei migliori, al termine della riunione in Senato, sia Pd che Pdl si sono mostrati ottimisti e speranzosi. Infatti, tanto il relatore Enzo Bianco (Pd), quanto il vicecapogruppo del Pdl, Gaetano Quagliariello, hanno persino ipotizzato un via libera del Senato al testo entro la fine di settembre, per «chiudere alla Camera entro ottobre e – ha detto Bianco – avere poi due mesi per ridisegnare i collegi». Continua a leggere

L. elettorale: Pd e Pdl presentano le bozze. Vizzini (Psi), scommetto che non si voterà col Porcellum

Riprende il dialogo nella maggioranza ‘Abc’ sulla riforma della legge elettorale e i partiti d’opposizione, Lega e Idv, sospettano “l’inciucio” per tagliare fuori “i piccoli”. Al termine della seduta di ieri del Comitato ristretto della commissione Affari costituzionali sul tavolo della trattativa c’erano due bozze: quella a firma Gaetano Quagliariello, fatta propria dal relatore del Pdl Lucio Malan e quella, appoggiata dal partito di Pierluigi Bersani, messa a punto dall’altro relatore Enzo Bianco (Pd). Continua a leggere