La Consulta, nessun conflitto sul Rosatellum

Legge elettrale_consulta

Il Rosatellum è costituzionale. Infatti la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato sollevati sulla legge elettorale. Nella camera di consiglio di oggi, la Corte costituzionale – riferisce una nota diffusa al termine della camera di consiglio – ha discusso, in sede preliminare di ammissibilità, quattro conflitti di attribuzione riguardanti le procedure di approvazione delle leggi elettorali cosiddette Italicum e Rosatellum. Tre conflitti sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti di un gruppo parlamentare (Movimento 5 Stelle). Nessuno dei tre ricorsi individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese nè l’atto impugnato. Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni. Perciò ne è stata dichiarata l’inammissibilità.

Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera dei deputati, durante l’iter di approvazione della legge elettorale cd. Rosatellum. Per ragioni analoghe anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. Inoltre, posto che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati, nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato.

Ma i ricorrenti non si danno per vinti. Un pool di avvocati si prepara a depositare in Consulta nelle prossime ore – tra domani e giovedì – un altro ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul Rosatellum. Nel ricorso – su cui si sta ultimando la raccolta firme – i legali si qualificano come esponenti del corpo elettorale e come tale ritengono di poter essere qualificati come potere dello Stato, e agiscono contro le Camere.

Legge elettorale, voti segreti verso quota 50

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Mentre i 5 Stelle chiedono l’intervento di Mattarella sulla legge elettorale, continuano i voti in commissione e alcune fonti affermano che potrebbero essere fino a 48 i voti segreti richiesti sulla legge elettorale. Sono 179 gli emendamenti che al Rosatellum. È prevista una seduta ad oltranza per esaminare tutte le proposte di modifica, dato che il testo deve andare in aula domani alle 11. Le valutazioni sono ancora in corso ma i quasi cinquanta voti segreti possibili sugli emendamenti in materia di minoranze linguistiche potrebbero rendere necessari più voti di fiducia di quelli posti alla Camera, per garantire di approvare in via definitiva la legge senza modifiche questa settimana. “È impensabile che affrontiamo l’Aula senza ricorrere alla fiducia quando ci sono decine di voto segreti” ha detto il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti.

Ma alla vigila dell’arrivo in aula del Rosaltellum, si fanno già i conti. Tutto si giocherà sul numero legale in Aula. Al Senato, infatti, ormai le forze che si oppongono al Rosatellum bis danno per scontato che il governo porrà 5 fiducie, una su ogni articolo della legge elettorale.

La maggioranza di governo, da parte sua, sta lavorando affinché in tutte le votazioni sulla fiducia risulti autosufficiente, senza dover ricorrere al ‘soccorso’ di Forza Italia e Ala. E Pd, Ap, Autonomie e i tre sentori di Idv, che finora hanno votato le fiducie al governo, contano di farcela da soli. Ma si deve tener presente il rischio assenze, quelle ‘senza giustificazione’, a cui potrebbero ricorrere alcuni senatori ‘dissidenti’ dei partiti che sostengono la riforma. È soprattutto sulle assenze dall’Aula al momento del voto, infatti, che si gioca gran parte della partita al Senato. Questo perché Forza Italia e Lega, come hanno già fatto alla Camera, non intendono votare la fiducia, seppure ‘tecnica’.

Ma a palazzo Madama il voto di astensione equivale a voto contrario, per cui l’unica strada sarebbe quella di non partecipare al voto. Ed è proprio delle ‘assenze’ dei due partiti di centrodestra che gli oppositori del Rosatellum bis potrebbero approfittare per tentare il blitz facendo mancare il numero legale. Discorso a parte va fatto per Ala: il gruppo alla Camera non ha votato la fiducia ma ha detto sì in occasione del voto finale. L’intenzione è quella di bissare al Senato. Ma i voti dei verdiniani potrebbero ‘servire’ alla maggioranza qualora i numeri fossero a rischio. Pd e Forza Italia, quindi, stanno facendo di conto per verificare tutte le strade: “Si farà tutto quello che deve essere fatto per far passare la legge”, osserva un esponente di centrodestra. Fonti azzurre, del resto, ricordano che “esistono tantissimi escamotage tecnici per garantire il numero legale”, anche a fronte della possibile scelta delle opposizioni di lasciare l’emiciclo così da mettere a rischio la votazione.

Al Senato il numero legale richiesto è pari alla metà più uno degli aventi diritto al voto. Non entrano nel computo, recita il Regolamento, i senatori assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di ministri, così come i sentori in congedo che non possono però essere più di 1/10 del totale dei componenti dell’Assemblea, quindi non più di 32 senatori su 320 (315 eletti più i 5 senatori a vita). Da qui, viene spiegato, la scelta di utilizzare le ‘assenze giustificate’ per abbassare il quorum richiesto per avere il numero legale di presenze in Aula. Inoltre, sempre nel Pd e in Forza Italia si sta anche ragionando su un possibile ‘piano B’, da utilizzare come extrema ratio: qualora la situazione numeri dovesse diventare critica, viene spiegato, alcuni senatori azzurri – insieme ai verdiniani – potrebbero rimanere in Aula e votare contro la fiducia, garantendo così il numero legale ma senza mettere a rischio l’esito favorevole del voto.

Sulla carta, ed escluse le assenze, la legge elettorale con voto di fiducia può contare su 143 voti sicuri della sola maggioranza. Anche se potrebbe venire a mancare il sì di alcuni singoli senatori. È ad esempio da vedere come si comporteranno i 4 ‘critici’ del Pd (Tocci, Chiti, Mucchetti, Micheloni) che hanno presentato emendamenti al Rosatellum bis. Alcuni malumori ci sono anche dentro Ap, così come tra le fila azzurre. Nessun problema di numeri sul voto finale, dove si procederà senza fiducia e a scrutinio palese. Sulla carta il via libera definitivo potrebbe superare i 230: 24 voti di Ap, 98 del Pd, 18 delle Autonomie, 3 dell’Idv, 14 di Ala, 42 di Forza Italia, una 15na di Gal, 12 della Lega, a cui si potrebbero aggiungere alcuni voti dal gruppo Misto e da altre forze come Federazione della Libertà e Udc.

Il Rosatellum verso l’Aula, tra voti segreti e fiducia

senatoLegge elettorale al giro di boa dell’Aula del Senato. Con ogni probabilità il Rosatellum arriverà nell’emiciclo di Palazzo Madama senza mandato al relatore, visto che è stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo per martedì prossimo, 24 ottobre, senza la formula ‘ove concluso l’esame in commissione’. È possibile quindi che il Governo ponga la questione di fiducia, anche se il dado non è stato ancora tratto in attesa di leggere gli emendamenti che verranno presentati in Aula. Il termine scade lunedì 23 alle ore 13.

Intanto, concluso il giro di audizioni dei costituzionalisti, la prima commissione di palazzo Madama porta avanti il lavoro sulla riforma. Sono 181 le proposte di modifica dei gruppi parlamentari depositate stamattina. Due arrivano anche dal Partito democratico, e sono a prima firma Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione Europa, e Francesco Giacobbe, eletto nella circoscrizione Oceania. Tutte e due riguardano il voto degli italiani all’estero, e chiedono la soppressione della norma, ribattezzata da alcuni ‘salva Verdini’, che consente di eleggere fuori patria anche chi risiede nel territorio italiano.

Facendo i conti sulle richieste dei partiti, M5S ha presentato 69 emendamenti, Sinistra italiana 41 e Mdp 28, il gruppo Misto 12, 13 dal Gal, 7 da ‘Idea’, 4 dalla Lega e 1 dalle Autonomie. Anche Alternativa popolare ha presentato 4 emendamenti. A questi si aggiungono i 2 del Pd. Da lunedì pomeriggio, in attesa dei lavori d’Aula che iniziano il giorno dopo, si comincerà a votare in commissione. Da parte sua il Governo sta a guardare. Alcune proposte di modifica avanzate dal Movimento 5 Stelle, nella commissione presieduta da Salvatore Torrisi, riguardano le minoranze linguistiche. Su questa parte della legge possono chiedere il voto segreto.

La parte sulle minoranze linguistiche, viene però osservato in ambienti della maggioranza di Governo, non è quella dirimente rispetto al complesso delle norme contenute nel Rosatellum. Ma se anche per l’Aula si dovessero presentare proposte di modifica che implicano il voto segreto, questo verrebbe considerato un atteggiamento ostruzionistico. L’indicazione è che si vuole procedere come accaduto nei mesi scorsi sul Tedeschellum, poi affossato, che porterebbe di conseguenza l’utilizzo dello strumento della fiducia.

In commissione ed in Aula, sulla carta, l’accordo trasversale sulla legge supera i numeri che appoggiano il Governo Gentiloni, visto che anche Lega, Forza Italia e Ala si schierano a favore del provvedimento. Per il Carroccio, per FI, e probabilmente anche per i 14 senatori verdiniani, resta però l’incognita della fiducia e dell’atteggiamento da assumere. Il punto è se partecipare al voto per garantire il numero legale, oppure, visto che l’astensione è comunque preclusa perché al Senato equivale a voto contrario, non partecipare. Mossa, quest’ultima, che pero’ aprirebbe alle altre forze di opposizione il varco per tentare il blitz e far mancare il numero legale.

Quanto alle votazioni in Assemblea, se il Governo porrà la questione di fiducia, a Palazzo Madama si sottolinea che con ogni probabilità bisognerà declinarla al plurale: ci sarà infatti più di un voto e c’è chi, dall’opposizione, già ieri sottolineava di almeno 5 fiducie per approvare il testo. In quel caso ci vorrà poi anche un voto finale sul ddl nel suo complesso, che non sarà, da regolamento, a scrutinio segreto. Atteso, in Aula, l’intervento del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha già avuto modo di criticare la decisione del governo di porre la questione di fiducia. L’obiettivo della forze che sostengono il Rosatellum resta quello di approvare la legge in settimana, possibilmente giovedì 26, e passare poi alla sessione di Bilancio. Fuori dal Palazzo ci sarà la protesta dei 5 Stelle, convocata per mercoledì 25 che potrebbe protrarsi fino al giorno dopo.

Legge elettorale. Il 24 ottobre il testo in Aula al Senato

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Il Rosatellum 2.0 supera i primo voti in Senato, seppur solo sulla sua calendarizzazione, con numeri che tranquillizzano i partiti che sostengono la legge.

Una legge che ha il sostegno pieno dei socialisti. Anzi che riprende la proposta stessa del Psi. La nuova legge elettorale afferma infatti Riccardo Nencini la “ho proposta e condivisa”. “Sono favorevole – aggiunge – ad un sistema che è in parte maggioritario in modo tale da consentire al cittadino di scegliersi direttamente il proprio rappresentante in Parlamento”.

Il testo sarà in Aula già martedì prossimo, con un passaggio rapidissimo in Commissione, che manda su tutte le furie M5s, Mdp e Si, che parlano di “forzatura”. Elemento l’inaspettato annuncio di Ala di non dar per scontato il suo sì, dopo la frenata alla Camera sul ddl Falanga sull’abusivismo.

Che gli oppositori alle legge non volessero arrendersi senza dar battaglia, lo ha dimostrato una lettera che i deputati di M5s hanno scritto alla presidente Laura Boldrini, sostenendo che una correzione da lei fatta nell’ambito del coordinamento formale del testo del Rosatellum (prima di inviarlo al Senato), fosse stata in realtà una correzione sostanziale. Tesi respinta dalla presidente della Camera.

Quando poi a Palazzo Madama, alla conferenza dei capigruppo, il presidente dei senatori Dem Luigi Zanda ha chiesto di calendarizzare il Rosatellum in Aula il 24 ottobre, cioè tra una settimana, sia M5s, che Mdp, con la capigruppo Cecilia Guerra, che Si, con Loredana De Petris, hanno protestato vivacemente. Il calendario è stato approvato con il sostegno del Pd, Psi, Fi, Ap, Lega e Autonomie ma è stato sottoposto al voto d’Aula, non
avendo avuto l’unanimità. Qui i pentastellati hanno chiesto di togliere il Rosatellum dal calendario per inserire la legge sui vitalizi, per la quale, ma anche per la legge elettorale,
avevano tenuto un flash mob durante la conferenza dei capigruppo. L’Aula però ha confermato il calendario con un voto che ha fornito numeri confortanti che i sostenitori del
Rosatellum. Inaspettato però è stato l’annuncio di Ciro Falanga: “Voterò il Rosatellum 2.0 solo se saro’ convinto del testo”, dopo il dispetto alla Camera del rinvio in Commissione della legge sull’abusivismo promossa dallo stesso Falanga. Ala ha voti aggiuntivi rispetto a quelli di Pd, Fi, Lega, Autonomie e Direzione Italia, ma sono sempre 14 voti pesanti anche in vista della legge di Bilancio.

Nel frattempo la Commissione affari costituzionali ha avviato l’esame del Rosatellum 2.0 con l’illustrazione del testo da parte del relatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione e il respingimento, in serata, delle pregiudiziali presentate da M5s, Mdp e Si. Per andare in Aula il 24 ottobre, il cammino della Commissione sarà a passo di carica: discussione generale fino a mercoledì, giovedì audizioni di esperti, venerdì
termine per gli emendamenti e lunedi’ 23 ottobre voto il pomeriggio e la sera.

Nencini: referendum farsa per Veneto e Lombardia

zaia maroni“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.

BASTA SCISSIONI

camera

“È un referendum farsa che non serve a nulla se non a spendere denaro pubblico”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini riferendosi al referendum della Lega del 22 ottobre che si voterà in Veneto e Lombardia. Il Psi non ha mezzi termini: il referendum è inutile e per questo l’indicazione è di non recarsi al voto. Nencini sabato sarà a Peschiera del Garda per spiegare le ragioni.

Il Psi è per il non voto. Perché?
I referendum è inutile. Ma vi è anche una ragione che prende spunto da quello che sta succedendo in Catalogna. Non si può prestare il fianco a nessuna ipotesi che possa essere considerata un ponte verso il secessionismo.

Si parla di un costo di circa 50 milioni per queste consultazioni…
Il referendum consultivo del 22 ottobre costerà circa 46 milioni di euro che avrebbero potuto essere invece spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

Ma quali possono essere per i cittadini gli effetti di una eventuale vittoria del referendum?
Non cambierebbe assolutamente nulla. La Costituzione è chiara. Non può esserci una diversa ripartizione del carico fiscale e per avere una maggiore dose di autonomia si deve comunque consultare gli enti locali e aprire un tavolo con il governo. Tertium non datur. Insomma alla base del referendum vi è un atto di menzogna. Ho ascoltato e letto più volte sia Zaia che Maroni. Giustificano il referendum pensando che il lombardi e i veneti siano degli allocchi. Perché dicono loro se il referendum avrà successo vi sarà una diversa ripartizione a vantaggio delle due regioni. Ma è falso, la Costituzione non lo consente. La costituzione invece permette maggiore autonomia in alcune materie. Per esempio ambiente e pubblica istruzione.

Cosa servirebbe invece al Paese?
Noi abbiamo bisogno di una profonda riforma delle istituzioni. Perché servono piattaforme istituzionali più forti, più autorevoli per stare nella globalizzazione e della competizione internazionale. Abbiamo bisogno di macro regioni, di città metropolitane i cui vertici siano eletti direttamente dai cittadini. Poi abbiamo bisogno di un numero minore di comuni. E in un momento in cui si pensa alla riforma delle istituzioni non si può elidere la domanda, tanto più se si dà maggiore autonomia e regioni riformate, sull’elezione diretta del capo dello Stato come segno dell’unità del Paese

Parliamo della legge elettorale. Il voto di fiducia ha scaldato molto gli animi. C’è chi parla di deriva autoritaria…
La fiducia sarebbe stata un dito in un occhio se la legge elettorale fosse stata concepita esclusivamente dalla maggioranza di governo. Perché le regole del gioco si scrivono assieme senza una maggioranza e una minoranza precostituite. Le regole vanno scritte nella coralità del Parlamento. Ora vi è una vasta platea. Mancano solo i grillini perché hanno rotto il patto sul tedeschellum prima della pausa estiva. Bisogna stare nel merito. Non guardare il dito ma guardare la luna.

E il merito qual è?
Il merito è che noi sosteniamo da tre Congressi che serve un sistema elettorale che si fondi sulle coalizioni. I partiti a vocazione maggioritaria l’Italia non li ha conosciuti se non nella Dc di De Gasperi. Da questo punto di vista il Rosatellum bis è una legge che consente agli italiani di scegliere la coalizione che deve governare.

Mentre i grillini gridavano sotto Montecitorio al Pantheon vi era chi fino a poco tempo fa era nel Pd…
Molti di loro hanno già votato la fiducia alla legge elettorale. Insomma sotto quel al palco c’è chi la fiducia la ha già votata a suo tempo.

Daniele Unfer

FIDUCIA CONFERMATA

proteste
La Camera conferma la fiducia al governo sul primo articolo della legge elettorale. I voti a favore sono stati 307, 90 i contrari, nove gli astenuti. Il tutto mentre fuori da Montecitorio continuano le proteste di M5s e Mdp. I 5 Stelle con Di Battista puntavano a 50mila persone. Tra passanti curiosi e giapponesi la polizia arriva a contarne 500 in una piazza in parte già occupata dai sostenitori dell’ex generale Pappalardo. La chiamata alle armi arriva direttamente da Grillo con un post sul suo blog. Contro i toni da stadio dei grillini la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani: “Neppure – afferma – l’imbarazzante incidente di ieri suggerisce al deputato Di Battista (che ieri aveva sbagliato piazza e si era ritrovato di fronte a un movimento che lo aveva contestato) l’opportunità di abbassare i toni”- “Non solo – ha aggiunto Pisani – ma ha pure l’impudenza di rilanciare con toni e argomenti da curva, chiamando, come sua consuetudine, la piazza alla jacquerie. Le sue parole di questa mattina – ha proseguito la portavoce del Psi riferendosi alle affermazioni di oggi di Di Battista – manifestano la sua ignoranza circa le dinamiche parlamentari e la storia politica del nostro Paese. Come si dovrebbe definire allora chi si abbandona a intemerate ogniqualvolta il suo movimento va incontro a rovesci parlamentari e altro non sa fare che prendere il megafono appellandosi alla piazza alla stregua di un ultra’?”

Tre i voti di fiducia. La prima fiducia, sull’articolo uno riguarda il sistema di elezione della Camera (un mix di collegi uninominali maggioritari (il 36%) e di proporzionale in collegi plurinominali con liste bloccate (il 66%) , ossia senza preferenze, per la ripartizione dei seggi). Il secondo voto di fiducia, sull’articolo 2 della legge, si terrà a partire dalle 19.30. E riguarda l’analogo sistema di voto per il Senato. La terza votazione di fiducia è stata fissata per giovedì mattina a partire dalle 11 (alle 9 sono previste le relative dichiarazioni di voto). E riguarda la delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali). Intorno alle 13 della stessa giornata di giovedì si procederà all’esame degli articoli 4 (con l’elenco dei documenti da depositare in nome della trasparenza: il contrassegno depositato, lo statuto, il programma elettorale con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica) e 5 (con le disposizioni transitorie per l’entrata in vigore della legge). Successivamente, alla discussione degli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto finale, il via libera da parte della Camera dovrebbe arrivare in serata con voto segreto.

Sulla carta le forze favorevoli al Rosatellum bis possono contare su 423 voti: Pd, Ap, Lega, Civici ed innovatori, Forza Italia, Minoranze Linguistiche e Psi. Il “Fronte del No” conta invece su 181 voti: 43 sono di Mdp, 11 di Fdi, 88 di M5s, 17 di Si, 5 di Alternativa libera, 11 di Direzione Italia e 6 dell’Udc. Si dividerà al voto Centro Democratico-Democrazia solidale (in tutto sono 12 deputati), mentre non è ancora chiaro come si esprimeranno i tre deputati di Fare-Pri.

Forza Italia, annuncia Roberto Occhiuto, non parteciperà al voto di fiducia, ma domani voterà la legge, sulla quale “l’opposizione è stata coinvolta”. “Forza Italia – aggiunge il capogruppo Brunetta – non voterà le fiducie ma dirà un sì convinto quando ci sarà il voto finale, segreto o meno che sia”.

Il Rosatellum aggiunge Fabrizio Cicchitto di Ap “è una legge concordata con una larga parte dell’opposizione, il ricorso alla fiducia è uno strumento di tecnica parlamentare e non una prevaricazione della maggioranza di governo che risponde con il ricorso ad esso in risposta a chi gioca la carta del voto segreto”. E ancora “Il ricorso alla fiducia avviene in una situazione emergenziale quando a fine legislatura comunque una legge elettorale va approvata con un arco di forze diverso da quello della maggioranza di governo”.

Per il Dem Giuseppe Lauricella capogruppo in Giunta delle elezioni “l’obiettivo è dare al sistema una legge elettorale che risponda ad un equilibrio istituzionale”. Quindi “la questione di fiducia interviene a renderne più probabile l’approvazione. Diversamente, i 120 emendamenti a scrutinio segreto, presentati per provocare l’incidente in aula e far cadere la legge, ne avrebbero messo a rischio l’approvazione. E non ci possiamo più permettere un altro passaggio a vuoto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina: “Piuttosto che rischiare di vedere fallire ancora una volta un tentativo di riforma della legge elettorale meglio affrontare questo passaggio e portare a casa una nuova legge utile per l’Italia”.

Molto critico verso il ricordo alla fiducia l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che preannuncia un suo intervento in Aula al Senato “per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi,o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati”.

Legge elettorale. Il Rosatellum bis arriva in Aula

Camera deputati

La legge elettorale arriva in Aula. Il passaggio in commissione si è concluso con le ultime votazioni. L’accordo sul Rosatellum 2.0 regge e il testo arriverà a Montecitorio con il sostegno dei deputati di Pd, Psi, Ap, Lega, FI, Ala, Ci e Direzione Italia. Contro invece Fdi, Al, M5s, Mdp e Si. Gli emendamenti presentati sono circa 200. Tra questi anche quelli dei socialisti che mirano ad aumentare il numero di collegi uninominali (attualmente ne sono previsti 231 per la Camera e 109 per il Senato) e a raggiungere l’assoluta parità di genere (50% donne e 50% uomini) in entrambi i rami del Parlamento.

Al momento 55 proposte di modifica sono state depositate dal Movimento 5 stelle, 28 da Articolo 1 – Mdp, 7 da Forza Italia, 13 da Fratelli d’Italia e 18 da Sinistra italiana – Possibile. Un numero tutto sommato contenuto che dà l’idea di un clima di confronto tra le forze politiche. “Il Rosatellum è la legge che si avvicina di più al Mattarellum. Dunque, votiamo il Rosatellum convintamente. Ma questa legge duri 50 anni”, afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. Qualche timore arriva dagli eventuali voti segreti. Ma, taglia corto Ettore Rosato capogruppo del Pd alla Camera “sarebbe uno scandalo” se sulla legge elettorale “si procedesse a trucchetti con voti segreti”. Sulla legge elettorale, conclude, i voti segreti sono “irragionevoli”. Ottimista anche il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera per il quale “alla vigilia dell’arrivo in Aula alla Camera della legge elettorale, l’orientamento comune non può che essere sintonizzato al senso di responsabilità di ciascuno, dando un senso al proficuo lavoro svolto in Commissione”. “Ognuno – conclude Sisto – potrà dire che manca un quid, ma certo non sono giustificati gli anatemi che qualcuno, ad arte, lancia in queste ore. Polemiche, queste, che non possono nè devono distogliere dal traguardo finale: dare agli italiani una legge elettorale scritta dal Parlamento nell’interesse delle istituzioni e del Paese”.

Riferimento evidente agli anatemi lasciarti dal Movimento 5 Stelle che parla di “voto eversivo” e di “legge indegna”. “I grillini – afferma Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare – gridano addirittura al golpe bianco e accusano il Parlamento di voler approvare una legge elettorale contro il Movimento 5 Stelle, proprio loro che presentano emendamenti contra personam per rendere ineleggibile chi non gli è gradito. Certe uscite mi ricordano la meschina scusa della volpe che non riesce a prendere l’uva. Sulle leggi elettorali hanno cambiato più volte parere, non si atteggino a vittime, cerchino piuttosto anche nelle urne quel consenso che sbandierano in televisione, dove avevano giurato che non sarebbero mai andati”. Positivo il commento di Salvini che si è sempre detto di essere disponibile a votare una legge elettorale qualsiasi essa sia. La legge elettorale, afferma, “prima passa in Parlamento e meglio è perché prima si va a votare e meglio è”. Del tutto negativa invece la posizione di Sinistra Italiana che si augura che non venga posta la fiducia sulla legge elettorale (una cosa tra l’altro già vista con l’Italicum) perché “si tratterebbe di una forzatura di inaudita gravità, un vero e proprio attentato ai diritti e alla libertà del Parlamento”. Sulla stessa posizione Mdp che chiede che la “presidente Boldrini impedisca forzature sulla legge elettorale, come la fiducia o il canguro, di cui ho sentito parlare in queste ore”.

Legge elettorale. Renzi: “O Rosatellum o Consultellum”

La legge elettorale passa, anche, per la direzione del Pd convocata per oggi dal segretario Matteo Renzi. Vi prende parte anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. In platea diversi ministri, tra cui Andrea Orlando, Dario Franceschini, Marco Minniti. Assente invece l’esponente della minoranza e presidente della Puglia Michele Emiliano. Ma al centro della relazione non poteva non esserci la legge elettorale. Il segretario del Pd pone la questione in modo netto: O Rosatellum o il Consultellum, “tertium non datur”. Renzi in direzione spiega che sulla legge elettorale il Pd sta facendo un ultimo tentativo e pur dicendo di non andare “pazzo” per il tema, chiede “uno sforzo ulteriore” per la legge elettorale che serve all’Italia. Il Rosatellum per Renzi “ha elementi di forza sul Consultellum” con il Pd “baricentro di una coalizione più ampia”. Poi un affondo, nonostante le intenzioni espresse di non fare polemiche, verso il suo ex compagno di partito e ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Meno male che non c’è Giachetti, perché sennò ci potrebbe raccontare quante volte alcuni nostri amici hanno cambiato idea sulla legge elettorale… ci vorrebbe la Var!”.

La direzione del Partito democratico, al termine della riunione, ha approvato all’unanimità la relazione del segretario, Matteo Renzi, sul Rosatellum. Il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, nel suo intervento alla direzione dem, ha chiesto, in vista dell’approdo della legge in Aula, “grande attenzione ai voti segreti”. “Non possiamo fallire”, ha detto Rosato che ha descritto i punti della legge e “la fatica di mettere insieme 8 forze politiche” per raggiungere “un equilibrio delicato sul testo”. Rosato ha anche evidenziato il fatto che “il voto unico aiuta a costruire la coalizione”. Intanto il Rosatellum prosegue il suo cammino con la votazione degli emendamenti. L’approdo in Aula è previsto per martedì. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato voto positivo all’emendamento, a firma del presidente Andrea Mazziotti, che recepisce alcuni punti contenuti nella legge sui partiti approvata alla Camera e ferma da tempo al Senato. L’emendamento, riformulato dal relatore di maggioranza Emanuele Fiano di modo da renderlo valido anche al Senato, prevede che i partiti che non hanno uno Statuto potranno presentarsi alle elezioni solo se indicano elementi minimi di trasparenza come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito, la composizione e le funzioni. Una norma non gradita ai 5 Stelle da sempre allergici alla trasparenza.

Dopo il ritiro degli emendamenti di Ap sugli sbarramenti restano invariate le soglie del 3% sia alla Camera che al Senato, compresa quella dell’1% per le liste civetta. Cambia invece il numero dei collegi uninominali del Senato che saranno 109 anziché 102. Approvato anche l’emendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd)che prevede che ci si potrà candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in questi collegi si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.  Tra le altre novità la Commissione affari costituzionali ha approvato un emendamento che prevede che la scheda elettorale abbia un tagliando anti-frode. Un altro emendamento prevede che nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti “è eletto il più giovane d’età”. Approvato anche un emendamento sulle quote in base al quale il limite del 60% ai candidati dello stesso sesso per i collegi uninominali e plurinominali del Senato viene calcolato a livello regionale e non più nazionale.

La legge elettorale, così come si sta configurando piace anche alla minoranza del Pd. “La reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale” afferma Andrea Orlando. “Non c’è niente di peggio del Consultellum – sostiene il ministro – ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone ma, il giorno dopo, gli effetti riguarderanno tutti. Non possiamo permetterci un ulteriore collasso del rapporto tra società e istituzioni”.