Vicenza, governare in maniera più pacata

migranti skyl PD, LeU e PSI della provincia di Vicenza sollecitano le forze del centrodestra che oggi governano il Veneto e l’Italia a fare maggior attenzione a quanto realmente accade nei territori.
E’ il caso delle presunte richieste fatte pochi giorni fa da alcuni migranti alla Questura di Vicenza. Alcuni organi di stampa si sono affrettati a riportare e mettere in risalto la richiesta di collegamenti Sky e aria condizionata, mettendo in secondo piano la richiesta legittima di una Carta d’identità.

Ecco così che oggi i media riportano le dichiarazioni scandalizzate dei principali esponenti del centrodestra vicentino che parlano di “presunti rifugiati” e di “masse di persone che vengono in Italia a fare le vacanze”.
Poche ore fa la verità riportata da una valida giornalista del Corriere della Sera del Veneto che, correttamente e forse in maniera solitaria, ha contattato la Questura e la Prefettura per chiedere come realmente si fossero svolti i fatti.

In Questura vi è stato un incontro con i rappresentanti dei migranti, ma per parlare di ordine pubblico.
In Prefettura vi è stato un incontro con la cooperativa che gestisce il centro culturale San Paolo, ma si è parlato della richiesta di residenza per i migranti stessi.
Nulla di scandaloso quindi se non forse la continua propensione del centrodestra a trasformare ogni refolo in una tempesta.

PD, LeUe PSI della provincia di Vicenza auspicano che si torni a far politica (e in alcuni casi informazione) in maniera più pacata e costruttiva. Pacatezza e desiderio di costruire più che distruggere, due virtù troppo spesso accantonate da chi fa politica con le parole più che con i fatti.

Luca Fantò
Segretario regionale PSI Veneto

LeU riparte senza Grasso (nel simbolo)

LeULa Sinistra continua a boccheggiare anche dopo i risultati in Valle D’Aosta che hanno visto il tracollo del Partito Democratico, ma a sinistra del Pd si continua a valutare di ripartire come prima del 4 marzo, ovvero un dialogo con un Pd de-renzizzato. Ma per LeU ancora peggio che guardare al ‘passato’ senza aver colto le falle trascorse e non avere ancora in mente un’idea unica sul Partito futuro. Pietro Grasso ieri ha convocato per il prossimo 26 maggio a Roma l’assemblea nazionale di Liberi e Uguali. L’appuntamento servirà per capire come si muoveranno le varie componenti confluite nel cartello elettorale cioè Articolo 1-Mdp, Possibile, Sinistra italiana. Per il momento l’idea è quella di ripartire daccapo togliendo dal simbolo il nome di Pietro Grasso, che ha accompagnato la lista per tutta la campagna elettorale fino al voto del 4 marzo. Una decisione presa questo sabato, all’assemblea di “Liberi e Uguali” a Roma, nel centro congressi del Marriott Park Hotel.
Una linea chiara serve anche se per il momento il partito vede sfumare ogni possibilità di riscatto anche per Pisa, dove si voterà il 10 giugno e dove il timore è quello di consegnare la città in mano alla destra. Ci ha provato Paolo Fontanelli, ex parlamentare Mdp ma alla fine ha lanciato la spugna. Anche se non manca di accusare anche in questo caso il Pd. “Avremmo preferito un’alleanza con il Pd per costruire una coalizione ampia di centrosinistra, chiedendo discontinuità rispetto all’amministrazione uscente, ma i Dem hanno preferito un’altra strada e Mdp ha scelto di compiere un atto di grande generosità e responsabilità, rinunciando a presentare una lista alternativa alle amministrative per non agevolare in questo modo l’avanzare delle destre”, afferma Fontanelli anche se non dà nessuna indicazione di voto data ai militanti.
La spaccatura di LeU si è evidenziata proprio nella città toscana dove “Possibile” ha posto il veto all’uso del simbolo di Leu ed è confluita in un’alleanza con Rifondazione, mnetre Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni era disposta a correre ma a patto che ci fosse un “no” esplicito ad eventuali, future alleanze con il Pd. E infine Mdp, ovvero i fuoriusciti dem, hanno provato a fare un accordo con il Pd, che però si è spaccato sul candidato sindaco individuato, il presidente del Cnr Domenico Laforenza.
In attesa di sabato quando ci sarà l’assemblea sia Possibile, sia Sinistra Italiana sembrano concordi nel non voler avere un déjà vu del 4 marzo, ovvero che non sia dettata dall’alto sia la linea di LeU sia la scelta dei candidati e per discutere insieme gli incarichi. Anche per questo si pensa a un nuovo leader che non sia più l’ex presidente del Senato Pietro Grasso.

Nencini: “Un disegno nuovo per il centrosinistra”

Psi-Bandiera

“I socialisti ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo”. È quanto si legge nell’appello pubblicato sul sito del partito socialista. Un appello con molte firme, a cominciare da quella del segretario del Partito Riccardo Nencini, a cui si aggiungono quelle di molte personalità del mondo socialista.

Dal 4 marzo, giorno delle elezioni, il Paese sta entrando un vicolo sempre più stretto la cui via di uscita è sempre più stretta. “Una scelta di irresponsabilità” come la ha definita il segretario del Psi Riccardo Nencini, “fatta da Salvini e Di Maio crea lo scenario preoccupante di una ‘Repubblica prigioniera’ di due forze che vogliono giocare un derby sulla pelle degli italiani”. Nencini ha inviato questa mattina una lettera aperta a tutti i leader dei partiti del Centrosinistra, invitando a mettere da parte il passato e a trovare, in vista del voto, “le ragioni della maggiore unità possibile”. Inoltre ha rivolto un appello, rivolto oltre che a tutta la sinistra italiana, anche al mondo cattolico, laico, democratico, dei radicali e degli ambientalisti contiene una chiamata alle armi per “conferire sovranità ad un disegno nuovo”, spiega Nencini.

Da dove nasce questo appello?
Il sistema politico italiano è di fronte a una svolta. Due forze che hanno contrabbandato agli italiani di aver vinto le elezioni e irresponsabilmente non lavorano per formare un governo ma lavorano esclusivamente per interessi di parte. Lo scenario è di elezioni in tempi rapidi. Sarebbe una impostura votare di luglio, perché una parte delle forze politiche, dovendo presentare le firme, non sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni. E ciò significa una lesione insopportabile per la democrazia italiana. Inoltre avremmo un ulteriore abbassamento della partecipazione al voto. Bisogna che il centrosinistra italiano si prepari a costruire una concentrazione repubblicana per fronteggiare il pericolo di un doppio populismo che porterebbe l’Italia in una posizione marginale in Europa e rappresenterebbe una profonda lesione per la democrazia italiana per la forte carica di bonapartismo che entrambe le forze manifestano.

Quindi come deve strutturarsi il centrosinistra?
Bisogna che il centrosinistra dalla sinistra di Leu fino ai cattolici democratici, metta insieme, coinvolgendo la società di mezzo e l’associazionismo, coinvolgendo i sindaci civici di molte città italiane, parte della loro sovranità da conferire a un disegno nuovo. E devono farlo rapidamente per mettere in campo un progetto che sia competitivo e faccia da sbarramento rispetto questi due populismi differenti.

Si può dire che Lega e 5 Stelle si sono presentati come i salvatori della patria e invece hanno portato il Paese alla paralisi?
Certo. Anche perché ad oggi sono venuti meno ad ogni forma di responsabilità. Anche perché agli italiani va ricordata una cosa. Prima chi prendeva il 40% dei voti conquistava la maggioranza. Ora non è più così. Quindi il risultato più probabile di elezioni anticipate è che si ricrei la stessa situazione di ora. Per questo abbiamo proposto un governo istituzionale che sbarrasse la strada all’aumento dell’Iva, preparasse l’Italia al vertice europeo di giugno in modo tale da porre con forza la revisione del trattato di Dublino, modificasse la legge elettorale oltre che affrontare alcuni temi di riforma istituzionale. Poi andare al voto.

Ad oggi i numeri per questa ipotesi non ci sono…
Ma questo non vuole dire che non sia una buona proposta. Ma entrambi, Di Maio e Salvini, giocano una partita che è quella della irresponsabilità. Non sono statisti, sono capi di forze politiche. L’appello a tutti i socialisti nasce da qui. Vi sono due passi da fare. Il primo passo è quello di riportare dentro la stessa casa tutto il mondo socialista. Ma questo ritorno a casa è propedeutico a tenere insieme una comunità che lavori con più determinazione per mettere in campo un centrosinistra più competitivo e diverso da quello delle ultime elezioni.

Quanto è forte il rischio di una Italia che diventa marginale in Europa?
Vedo due rischi. Una lesione grave per il sistema istituzionale italiano, che è già fragile. Infatti aveva un senso già 40 anni fa parlare di grande riforma, ma il significato è ancora valido. E inserire elementi di bonapartismo in un sistema che ha le sue fragilità, rischia di portare il paese davanti al precipizio. Seconda preoccupazione è quella di portare l’Italia ai margini dell’Unione europea nel momento in cui si continua a minacciare il referendum sull’Euro, si continua a minacciare l’uscita dall’Unione . Questo ci rende più deboli e rende marginale un sistema politico economico e ricordo anche che gran parte della campagna elettorale Salvini la ha fatta sui dazi. Su un protezionismo che sarebbe lesivo degli interessi italiani.

In Germania hanno trovato un accordo dopo un anno dalle elezioni pur di non tornare al voto.
Vi è una differenza abissale. Da loro hanno discusso a lungo due forze politiche figlie di due tradizioni culturali forti in Europa: quella cattolica e quella socialista. Qui hanno vinto due populismi. Gli italiani li hanno scelti. Ora formino un governo. Ma non pretendano di riportare gli italiani al voto con una legge elettorale immutata e quindi con il risultato che salvo variazioni marginali, non produrrebbe effetti diversi. Non sarebbe dissimile da quello che è successo tre il 1915 e il ‘18 sul fronte francese, dove un giorno avanzava di un chilometro la truppa tedesca e il giorno dopo quel chilometro veniva riconquistato dai francesi.

Daniele Unfer

UN DISEGNO NUOVO

Psi-Bandiera

“I socialisti ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo”. È quanto si legge nell’appello pubblicato sul sito del partito socialista. Un appello con molte firme, a cominciare da quella del segretario del Partito Riccardo Nencini, a cui si aggiungono quelle di molte personalità del mondo socialista.

Dal 4 marzo, giorno delle elezioni, il Paese sta entrando un vicolo sempre più stretto la cui via di uscita è sempre più stretta. “Una scelta di irresponsabilità” come la ha definita il segretario del Psi Riccardo Nencini, “fatta da Salvini e Di Maio crea lo scenario preoccupante di una ‘Repubblica prigioniera’ di due forze che vogliono giocare un derby sulla pelle degli italiani”. Nencini ha inviato questa mattina una lettera aperta a tutti i leader dei partiti del Centrosinistra, invitando a mettere da parte il passato e a trovare, in vista del voto, “le ragioni della maggiore unità possibile”. Inoltre ha rivolto un appello, rivolto oltre che a tutta la sinistra italiana, anche al mondo cattolico, laico, democratico, dei radicali e degli ambientalisti contiene una chiamata alle armi per “conferire sovranità ad un disegno nuovo”, spiega Nencini.

Da dove nasce questo appello?
Il sistema politico italiano è di fronte a una svolta. Due forze che hanno contrabbandato agli italiani di aver vinto le elezioni e irresponsabilmente non lavorano per formare un governo ma lavorano esclusivamente per interessi di parte. Lo scenario è di elezioni in tempi rapidi. Sarebbe una impostura votare di luglio, perché una parte delle forze politiche, dovendo presentare le firme, non sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni. E ciò significa una lesione insopportabile per la democrazia italiana. Inoltre avremmo un ulteriore abbassamento della partecipazione al voto. Bisogna che il centrosinistra italiano si prepari a costruire una concentrazione repubblicana per fronteggiare il pericolo di un doppio populismo che porterebbe l’Italia in una posizione marginale in Europa e rappresenterebbe una profonda lesione per la democrazia italiana per la forte carica di bonapartismo che entrambe le forze manifestano.

Quindi come deve strutturarsi il centrosinistra?
Bisogna che il centrosinistra dalla sinistra di Leu fino ai cattolici democratici, metta insieme, coinvolgendo la società di mezzo e l’associazionismo, coinvolgendo i sindaci civici di molte città italiane, parte della loro sovranità da conferire a un disegno nuovo. E devono farlo rapidamente per mettere in campo un progetto che sia competitivo e faccia da sbarramento rispetto questi due populismi differenti.

Si può dire che Lega e 5 Stelle si sono presentati come i salvatori della patria e invece hanno portato il Paese alla paralisi?
Certo. Anche perché ad oggi sono venuti meno ad ogni forma di responsabilità. Anche perché agli italiani va ricordata una cosa. Prima chi prendeva il 40% dei voti conquistava la maggioranza. Ora non è più così. Quindi il risultato più probabile di elezioni anticipate è che si ricrei la stessa situazione di ora. Per questo abbiamo proposto un governo istituzionale che sbarrasse la strada all’aumento dell’Iva, preparasse l’Italia al vertice europeo di giugno in modo tale da porre con forza la revisione del trattato di Dublino, modificasse la legge elettorale oltre che affrontare alcuni temi di riforma istituzionale. Poi andare al voto.

Ad oggi i numeri per questa ipotesi non ci sono…
Ma questo non vuole dire che non sia una buona proposta. Ma entrambi, Di Maio e Salvini, giocano una partita che è quella della irresponsabilità. Non sono statisti, sono capi di forze politiche. L’appello a tutti i socialisti nasce da qui. Vi sono due passi da fare. Il primo passo è quello di riportare dentro la stessa casa tutto il mondo socialista. Ma questo ritorno a casa è propedeutico a tenere insieme una comunità che lavori con più determinazione per mettere in campo un centrosinistra più competitivo e diverso da quello delle ultime elezioni.

Quanto è forte il rischio di una Italia che diventa marginale in Europa?
Vedo due rischi. Una lesione grave per il sistema istituzionale italiano, che è già fragile. Infatti aveva un senso già 40 anni fa parlare di grande riforma, ma il significato è ancora valido. E inserire elementi di bonapartismo in un sistema che ha le sue fragilità, rischia di portare il paese davanti al precipizio. Seconda preoccupazione è quella di portare l’Italia ai margini dell’Unione europea nel momento in cui si continua a minacciare il referendum sull’Euro, si continua a minacciare l’uscita dall’Unione . Questo ci rende più deboli e rende marginale un sistema politico economico e ricordo anche che gran parte della campagna elettorale Salvini la ha fatta sui dazi. Su un protezionismo che sarebbe lesivo degli interessi italiani.

In Germania hanno trovato un accordo dopo un anno dalle elezioni pur di non tornare al voto.
Vi è una differenza abissale. Da loro hanno discusso a lungo due forze politiche figlie di due tradizioni culturali forti in Europa: quella cattolica e quella socialista. Qui hanno vinto due populismi. Gli italiani li hanno scelti. Ora formino un governo. Ma non pretendano di riportare gli italiani al voto con una legge elettorale immutata e quindi con il risultato che salvo variazioni marginali, non produrrebbe effetti diversi. Non sarebbe dissimile da quello che è successo tre il 1915 e il ‘18 sul fronte francese, dove un giorno avanzava di un chilometro la truppa tedesca e il giorno dopo quel chilometro veniva riconquistato dai francesi.

Daniele Unfer

Governo, un’intesa piena di ostacoli

Camera Deputati

Si parte alla ricerca di una maggioranza in grado di sostenere un governo. Le consultazioni al Quirinale inizieranno mercoledì 4 marzo. Ma il primo giro rischia di andare a vuoto. Perché la via di un’intesa giallo-verde è irta di ostacoli, a partire dalla volontà di Salvini di includere Forza Italia. Il M5s prova a rilanciare la propria iniziativa convocando già per domani un incontro “sui programmi” dei capigruppo di tutti i partiti. Ma il Pd, corteggiato dai grillini e agitato dalle sue divisioni, si tira fuori: “Non avranno i nostri voti”, dice Matteo Renzi.

In attesa dell’avvio delle consultazioni, inizia in confronto tra i gruppi parlamentari. Il primo incontro è alla Camera tra i capigruppo di M5s con Forza Italia. Danilo Toninelli e Giulia Grillo hanno incontrato Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini. “E’ stato un incontro molto utile: abbiamo ascoltato le loro proposte e abbiamo presentato le nostre. Andremo avanti con un confronto parlamentare continuativo al livello dei capigruppo”, ha detto la Bernini al termine. I pentastellati hanno incontrato poi LeU. “Noi abbiamo detto che non ci sottraiamo al dialogo e al confronto sulle cose concrete anzi vediamo positivamente il fatto che si esca da una fase in cui si parla di poltrone. Sul confronto parlamentare diamo la nostra totale disponibilità”. hanno detto lasciando la riunione che si è tenuta alla Camera con i capigruppo M5s i rappresentanti di Leu, Loredana De Petris e Federico Fornaro.

Nel frattempo, Matteo Salvini, frena sul reddito di cittadinanza. “Dopo 5 anni di propaganda ora scoprono che si sono sbagliati. Per anni hanno promesso soldi, illudendo le persone e speculando sulla pelle di chi non ce la fa. Passata la festa, gabbato lo santo. Vergogna”. E’ questo il retweet con cui l’account Lega-Salvini Premier rilancia un’intervista in cui l’esponente Pd Michele Anzaldi critica, in maniera dura, il reddito di cittadinanza portato avanti dal M5S.

Anche Salvini prova a spingere sull’acceleratore: “O parte un governo o si va subito al voto. Non ci sto a tirare a campare, discutere per un anno di legge elettorale sarebbe devastante”. Il leader della Lega assicura che il centrodestra è “granitico”, anche se al primo giro di consultazioni ognuno si presenterà per proprio conto. E aggiunge che con il M5s “c’è un dialogo”: un governo è possibile. I Cinque stelle proseguono in realtà un corteggiamento sotto traccia al Pd. Ma Salvini, che fa sapere che non accetterebbe un incarico “al buio” senza avere prima un accordo, mostra di non crederci: “Voglio veder Di Maio trovare 90 voti in giro che si convincono…”.

Il leader della Lega esclude un esecutivo con i Dem, ma assicura che M5s non ha l’esclusiva dei contatti: “Sento tutti i pezzi del Pd”. L’accenno di Salvini ai “pezzi” del Pd non è casuale, perché dietro l’unità sulla linea dell’opposizione, il partito democratico sembra diviso in due, tra renziani e orfiniani che rifiutano ogni dialogo e il correntone “governista” che non vuole l’Aventino.

Intanto Renzi cerca di compattare il proprio partito: “La situazione politica è chiara: il Pd starà all’opposizione. E stando all’opposizione potrà dare un aiuto al Paese portando un clima di civiltà e rispetto del Governo che nei nostri confronti purtroppo non c’è stato. L’opposizione si può fare bene. Chi ha vinto le elezioni si metterà d’accordo, prima o poi: del resto Cinque Stelle e Centrodestra stanno facendo accordi in tutti i passaggi istituzionali”. E ancora: “Quando eravamo al Governo noi, questa fase delicata della democrazia parlamentare si chiamava ‘accaparramento di poltrone’. Ora che c’è un accordo che va da Berlusconi a Di Maio, passando per Salvini, per i centristi, per la Meloni (cinque forze, un nuovo pentapartito) si chiama ‘rappresentanza istituzionale’. Quelli che quando c’eravamo noi gridavano nei talk contro gli inciuci, oggi vanno in tv a spiegare la necessità degli accordi che smentivano con forza prima delle elezioni. Guardiamo il positivo, amici. Il vocabolario della politica migliora: si passa dagli insulti ai toni istituzionali. E nelle aule del Parlamento il clima è molto più tranquillo”.

Comune nel partito democratico cresce la tensione. Il mal di pancia è ben visibile nella diatriba sollevata in particolare da Dario Franceschini (poi sposata da Andrea Orlando) su una questione formale. Ovvero se convocare i gruppi Pd di Camera e Senato prima del quattro marzo (come invocato dai ministri della Giustizia e dei Beni Culturali) per chiarire la linea politica dem quando i partiti saranno ricevuti al Colle per discutere sul governo. Oppure se convocare la riunione dei gruppi dei due rami del Parlamento solo all’indomani delle consultazioni col Quirinale, come replica Lorenzo Guerini. Il segretario reggente Maurizio Martina sta mediando tra le varie anime dem, anche se la sua idea è di convocare i Gruppi e la direzione all’indomani delle consultazioni al Quirinale per un confronto interno. E, soprattutto, per fare il punto della situazione.

Elezioni. LeU-5 Stelle: Grasso apre a possibile intesa

Grasso-crocetta-intercettazioni“Prima non erano disponibili ad allearsi con nessuno, poi il contrario. Su immigrazione, Europa diritti civili hanno preso posizioni antitetiche ma se ci sono punti comuni perché no”. Lo ha detto il presidente del senato Pietro Grasso a Skuola.net rispondendo a chi gli chiede se sia immaginabile un’alleanza con il M5S sottolineando allo stesso tempo che con Berlusconi “non ci può essere un punto in comune. Il centrodestra ha una visione diversa dalla nostra”. Un avvicinamento pericoloso quello di LeU. Di Maio nei giorni scorsi ha fatto capire senza giri di parole che il M5 non è più quello di 5 anni fa e che qualche alleanza strategica può essere fatta. I voti di altri, se necessari in Parlamento per avere la maggioranza, sarebbero ben accetti. Insomma gli ex Pd, in poco tempo, sono passati dall’avversione più oltranzista al Movimento grillino, a una possibile intesa. Almeno nelle parole di Grasso. Una metamorfosi pericolosa che potrebbe dare vita a mix senza anima. Soprattutto immaginando l’effetto che potrebbe verificarsi, aggiungendo un ingrediente di colore verde: quello sovranista della Lega di Salvini che, nonostante i proclami di rito, su molte posizioni è sicuramente più vicino ai pentastellati che a Forza Italia.

Intanto Berlusconi cerca di ricompattare il suo schieramento annunciando una manifestazione unitaria di coalizione per giovedì prossimo. Ma allo stesso tempo tiene a sottolineare come il centro destra non ha “non ha nulla a che fare con Casapound, nè con i loro programmi. Non avrà nulla a che fare con Casapound né ora né dopo le elezioni”. Un messaggio che è una risposta chiara alla disponibilità data nei giorni scorsi da Salvini a fare un’intesa con Casapound. Disponibilità ancora evidentemente ancora aperta non essendo ancora stata smentita dal leader della Lega.

SINTESI POSITIVA

prodi gentiloni

“La prima considerazione da fare è che la frammentazione della sinistra italiana rappresenta un problema. Non solo di oggi, ma storico. Una sinistra che fa minoritaria del Paese e nel Parlamento. Invece serve una sinistra responsabile che vuole governare e che non si vuole relegare a una opposizione duratura nel tempo e improduttiva”.

Lo afferma il sentore socialista Enrico Buemi, responsabile giustizia del PSI e candidato della Lista Insieme, nel collegio Piemonte 02 – Moncalieri (To). “Sappiamo – continua Buemi – che le opposizioni, come regola, non producono cambiamento, casomai lo frenano. Perché le opposizioni vogliono impedire che le maggioranze realizzino il loro programma. Ma nei programmi della maggioranza di segno opposto vi possono essere contenuti evolutivi delle condizioni generali. Il che deve essere il fine ultimo di ogni attività politica”.

E la Lista Insieme?
La Lista Insieme cerca di affrontare questo problema di una sinistra divisa. Tentando di sintetizzare esperienze positive che hanno cercato di interpretare il cambiamento ma mantenendo anche la sensibilità verso i grandi problemi. A partire da quello della giustizia sociali, della tutela dell’ambiente e delle politiche economiche che devono creare le condizioni per ridistribuire le risorse.

E proprio su questo punto l’appoggio dato da Prodi è fondamentale.
Prodi interpreta quello spirito che mette in campo esperienze e culture diverse che sono una caratteristica positiva dell’Italia. Noi non siamo un monoblocco. Nel nostro Paese storicamente vi è stata vivacità. A volte ha creato situazioni negative, ma nella maggior parte dei casi ha prodotto una forte evoluzione. Il fatto che gli italiani e lo Stato italiano nel mondo, sono percepiti come peculiarità positiva, deriva anche da questo. Le nostre forze armate sono percepite nel mondo come più attente e capaci di altre a interagire nei territori, i nostri prodotti sono tra i più apprezzati. Tutte queste caratteristiche producono anche diversità politiche. E la diversità è che l’Italia è un paese con tre-quattro storie di cultura politica di grande spessore che hanno rappresentato anche dei punti di riferimento per altre storie. Prodi rappresenta questo. Lo ha detto lui stesso. Prodi rappresenta una politica plurale che però è capace di trovare le sintesi.

L’opposto della vocazione maggioritaria.
La vocazione maggioritaria la aveva anche la Democrazia Cristiana per una certa fase ma la ha subito superata. Nel ‘48 vinse le elezioni ma capì dopo il ‘53 che anche i pariti minori socialdemocratici, repubblicani liberali e socialisti negli sessanta, erano necessari per governare il paese. Ma era in qualche modo d’accordo anche con il partito comunista. Il dibattito è stato riempito di dialettica positiva dando contenuto alle esperienze. Vi è stata la dimostrazione che vi era la capacità di interagire in maniera plurale.

E l’operazione portata avanti da LeU? Che ne pensi?
Mi interrogo come sia possibile che Bersani, D’Alema ed altri si trovino ad essere solidali con i radicali di una sinistra inconcludente invece di essere interlocutori di una sinistra riformista anche se con tutte le sue differenze e i suoi errori. Renzi ne ha commessi sicuramente tanti, ma non può essere perso di vista quello che è l’elemento essenziale di mantenere un’unità strategica. Vi è una sinistra, quella responsabile, quella riformista, quella gradualista, quella che ha i piedi piantati per terra nei bisogni della gente, delle imprese e nell’economia nel suo insieme. È questo il nostro terreno. Altrimenti è evidente che poi vince la destra.

Ma il loro obiettivo potrebbe essere proprio quello del tanto peggio tanto meglio
E io questo lo ho anche scritto. Era una logica della sinistra radicale, addirittura della sinistra extraparlamentare e brigatista. Quella di una strategia pseudo-rivoluzionaria dove però le rivoluzioni portano ai fascismi e non ai cambiamenti positivi.

A proposito di fascismi le cronache delle ultime settimane non sono tranquillizzanti…
Vero. Ma in parte. Questo è anche frutto di errori e sottovalutazioni di una emarginazione sociale che sta diventando di grandi dimensioni. Dovuta anche ai fenomeni economici legati alla globalizzazione. Si è creato uno sviluppo economico non ordinato, ovvero dove la politica ha rinunciato a dare parametri e regole fondamentali per creare le condizioni affinché esso avvenisse dentro determinare coordinate, sia di Stati che si aree geografiche. È evidente che in questo modo si sono create sacche di emarginazione. Quando la povertà dilaga e le sinistre diventano inconcludenti per varie ragioni, perché da un lato hanno proposte utopistiche o dall’altra abbandonano i loro riferimenti fondamentali e scimmiottano i sistemi liberistici, allora si crea questo disagio. E questo disagio produce destra, non produce più sinistra.

Un disagio dove pescano anche i 5 Stelle e Lega…
È questo il punto. Una sinistra che vuole tutelare effettivamente è una sinistra che deve essere gradualista.

Diamo un giudizio su questi cinque anni.
Questa legislatura è stata problematica ma di grande capacità di produzione di atti e di politiche. In tanti settori. Come in quello dei nuovi diritti. Dall’altra parte però le politiche economiche hanno più difficoltà ad affermarsi. Per l’affermazione dei diritti bastano atti parlamentari. Per le politiche economiche invece serve anche il tempo. Per realizzare sviluppo, ricchezza e poi distribuirla serve tempo e contingenze internazionali favorevoli. Quindi il processo è più lento, il cammino è iniziato, ma dobbiamo mettere a punto ulteriormente meccanismi e strumenti.

Gentiloni ha detto che lui non sbatte i pugni sul tavolo perché l’Italia, per il ruolo centrale che ha nell’Unione, non ne ha bisogno. Che ne pensi?
Condivido l’atteggiamento di Gentiloni. Fa parte della consapevolezza dei rapporti di forza. L’Europa dei governi, perché non esiste ancora l’Europa dei popoli, è un contesto molto concreto. E qui contano i rapporti di forza. Inutile andare a un tavolo a gridare quando i rapporti di forza non sono stati costruiti in maniera adeguata. Allora Gentiloni fa bene a muoversi in questo modo. Sono le politiche che tendono a modificare quei rapporti e non l’atteggiamento. Il resto va bene per i media. Abbiamo una subalternità rispetto alla Germania. Essa ha una sua economia più forte della nostra, i suoi conti più in ordine dei nostri la sua capacità di visione è più lunga della nostra. Noi per varie ragioni invece siamo più portati a guadare al domani piuttosto che al futuro.

In chiusura i 5 Stelle. Parlano della loro diversità. Ma le cronache non sono molto tenere con loro…
La notizia di un’indagine a carico del Presidente del Potenza calcio per riciclaggio fa smarrire completamente al cosiddetto candidato premier Luigi Di Maio qualsiasi nozione di diritto costituzionale. Capisco che di fronte alla vera notizia del candidato indagato per riciclaggio se ne debba creare una finta, in cui il candidato premier si reca con qualche settimana di anticipo dal presidente Mattarella, il quale giustamente non ha trovato il tempo di riceverlo perché occupato in altri impegni più seri e l’ha fatto ricevere dal suo segretario generale. La notizia vera, invece, è ancora un’altra, cioè che il movimento di cui Di Maio è il capo dice: “Se confermate le accuse non faremo sconti”, quindi linea garantista. Il problema, però, è sapere quando la ghigliottina, che loro hanno ripetutamente rivendicato dovesse essere applicata agli altri, scatterà: con rinvio a giudizio, condanna in primo grado o sentenza passata in giudicato? Noi siamo sempre stati garantisti e rimaniamo tali, però ci fa un po’ specie che il rigore annunciato in tutte le vicende degli anni scorsi riguardanti esponenti politici indagati e le gazzarre organizzate all’interno di Senato e Camera, con Di Maio protagonista, oggi si siano trasformate in un atteggiamento, da noi ritenuto giustamente garantista, in attesa di verifica sulle responsabilità del Presidente del Potenza calcio. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un metro e due misure a seconda se la misura riguardi gli avversari oppure gli amici.

Daniele Unfer

Fascismo: Lista Insieme domani a manifestazione Anpi

mai più fascismo“Noi ci saremo domani alla manifestazione Mai più fascismi a Roma. Ci saremo per difendere la nostra Costituzione e la democrazia del nostro Paese da ideologie fasciste e razziste che hanno causato le più grandi tragedie del secolo scorso”. Così in una nota Riccardo Nencini, Giulio Santagata, Luana Zanella e Angelo Bonelli, promotori della Lista Insieme che proseguono: “Le cronache degli ultimi mesi ci mostrano una drammatica sequela di azioni con evidente stampo fascista e squadrista, ricordiamo le intimidazioni a Como, il recentissimo tentativo di incursione negli studi di una trasmissione televisiva da parte di trenta persone di Forza Nuova, e non perdendo mai la memoria dei tragici fatti di Macerata.”
“Noi saremo alla manifestazione perché è doveroso esprimere una condanna decisa verso chi fa campagne d’odio per raccogliere consensi, per chi sfrutta il sentimento di paura per portare le cittadine e i cittadini dalla propria parte. Noi vogliamo un’Italia solidale, antifascista e antirazzista”, concludono Nencini, Santagata, Zanella e Bonelli. Quest’ultimo poi richiama Grasso sulle ultime dichiarazioni contro Prodi. “È triste constatare che per il leader di Liberi Uguali, nonché presidente del Senato, Grasso il problema di questa campagna elettorali si chiami Prodi e non il centrodestra che rischia di arrivare al governo del Paese grazie anche ai voti di Liberi e Uguali. Voglio ricordare che il voto al referendum costituzionale non può essere preso come esempio perché i Verdi hanno votato contro mentre dentro LeU c’è chi ha votato a favore ma siamo tutti convinti che per combattere il pericolo xenofobo e razzista della destra sia necessario, come ha affermato proprio Romano Prodi, l’unità. Spiace constatare che LeU con la sua scelta di stare fuori dal centrosinistra aiuti la destra, che vuole levare unioni civili e biotestamento, e fare Salvini ministro interno”. Lo scrive in una nota il coordinatore dei Verdi e promotore della Lista Insieme Angelo Bonelli.

Gli attacchi in stile comunista di Leu a Prodi e Gentiloni

dalema grasso

“Una campagna elettorale monocorde, quella di Leu. E miope. Lo stile è quello della Terza Internazionale: attaccare la sinistra riformista sempre e comunque. Prodi sostiene Insieme? Sbaglia. Gentiloni? Una sfumatura del renzismo. Nella classifica degli assist hanno già oscurato Pirlo. E sanno bene che la partita è tra due fronti con sistemi valoriali contrapposti. Una riedizione senza pathos del congresso di Livorno del 1921 quando la storia, da tempo, ha dato ragione a Turati e torto ai comunisti”. Lo ha dichiarato Riccardo Nencini, promotore della lista di ispirazione ulivista ‘Insieme’, riferendosi agli attacchi di Leu di questi giorni alla notizia dell’endorsement di Romano Prodi a Bologna di sabato scorso per ‘Insieme’, dove era presente anche il premier Paolo Gentiloni. “Chi è il vero leader di LeU?” si chiede ancora Nencini.  “Grasso non mi pare stia sfondando, il personaggio significativo  è D’Alema. E gli italiani lo capiscono, non hanno mica l’anello al naso”. “Dopo il 4 marzo – ha concluso – c’è una cosa sola da fare: mettere insieme le forze riformatrici italiane”.

Lo schema di Leu è ormai ripetitivo e immutabile. Al centro dei sui attacchi in una campagna elettorale a senso unico contro il centro sinistra. Come se il risultato di Lega Forza Italia e Cinquestelle fosse per loro un fattore secondario. E sulla possibilità di un abbraccio post elezioni tra Berlusconi e gli epurati dalle liste pentastellate interviene Angelo Bonelli. “Oggi Berlusconi – ha detto Bonelli – ha spiegato che il Grande Inciucio è già pronto: la superficiale e contraddittoria selezione dei senatori e deputati del movimento 5 stelle sarà con molta probabilità il serbatoio dei parlamentari che andranno in soccorso a Berlusconi per formare un governo di centrodestra”.

Lo scrive in una nota il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli e promotore della Lista Insieme, che spiega: “Non parliamo solo di quelli che sono stati espulsi dal Movimento, e sui quali Berlusconi ha già promesso che gli farà conservare l’intera diaria, ma anche quelli dormienti, che si sono proposti nella selezione farlocca del Movimento 5 Stelle solo con l’intenzione di consentire un governo di centrodestra. E quindi in tutta evidenza che oggi chi vota il Movimento 5 stelle rischia di dare un voto indiretto al centrodestra di Berlusconi perché buona parte di quei parlamentari andranno in soccorso del governo che lui ha in mente.” “Questa campagna elettorale si gioca su tanti aspetti equivoci – conclude Bonelli – e noi dobbiamo dare retta a ciò che Prodi ha indicato come soluzione per non regalare il Paese al centrodestra di Salvini: un centrosinistra unito. È questa la vocazione primaria della Lista Insieme.” A dire il contrario e smentire in fretta il proprio alleato ci pensa Matteo Salvini affermando esattamente il contrario di quanto poco prima aveva detto Berlusconi. “Punto a vincere seguendo il programma del centrodestra, senza raccattare i transfughi e profughi politici dei Cinque Stelle”. “I 5 stelle – ha aggiunto – potevano selezionare meglio prima i loro candidati, è il primo caso della storia dove se ne vanno prima di essere eletti”.

Il rischio di un risultato che porti l’Italia nell’ingovernabilità è una delle preoccupazioni di Bruxelles che auspica per il dopo elezioni “un governo che governi” come ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Mi astengo da formulare previsioni e opinioni – ha aggiunto Juncker – vedremo dopo le elezioni. L’Italia è un Paese che amo”. Di stabilità ha parlato anche l’ex Presidente della repubblica Giorgio Napolitano per il quale “Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell’Italia”.

L’utopia e la vanità di Bertinotti sulla sinistra

bertinottiFausto Bertinotti torna a parlare della politica e soprattutto a criticare lo schieramento a sinistra. Dopo aver invitato la sinistra a boicottare le prossime elezioni politiche sostenendo che “saltare un giro sarebbe una manifestazione di grande coraggio politico intellettuale, vale a dire: siamo stati sconfitti in questa vicenda storica, ci ricostruiamo nel rapporto con il popolo e la società”. Oggi l’ex leader di Rifondazione punta il dito contro il neo leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso: “Pietro Grasso e LeU? Se ci fosse una sinistra, forse si sceglierebbe come leader uno che proviene dalla sua storia”. Fausto Bertinotti nell’affermarlo a “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio1, corregge però il tiro: “Stimo molto Grasso e gli sono molto amico, ma la sinistra ormai per presentarsi non può usare questo nome e non può candidare una persona che viene dalla sua storia. Questa mimetizzazione è causa ed effetto della sua dipartita”. Grasso non è molto di sinistra? “No, dico semplicemente – ha spiegato – che non appartiene alla storia della sinistra socialista e comunista”.
Bertinotti anche se parla di sinistra è sempre più affascinato dall'”instabilità politica” targata cinquestelle, aveva infatti affermato su Il Manifesto: “Loro sono ’antisistema’ però solo sul versante ’politico’. Ma il sistema è quello capitalistico. In ogni caso: a loro sono interessato perché contribuiscono a battere il partito della stabilità (il Pd, ndr). Scriverò l’elogio dell’instabilità. La stabilità è il nostro nemico, batterla è la condizione per tornare a respirare”. E aveva poi specificato: “Il Pd è il sacerdote della stabilità, il M5S si è costruito all’opposizione del sistema politico, introduce contraddizioni. E se cambiassero linea sui migranti passerei a un atteggiamento anche più coinvolto. Perché loro sono in conflitto con le élite, basso contro alto, esattamente il terreno che dovrebbe praticare la sinistra”.
Ma l’uomo che invoca l’instabilità, lo stesso che si è sempre vantato di aver fatto cadere il Governo Prodi nel 1998, in realtà arriva a scenari ancora più loschi sul futuro dell’Italia e dell’Europa, in una recente intervista a Sussidiario.net Bertinotti arriva a presagire: “Se la politica viene meno al suo compito, ci restano o il neo-autoritarismo o la guerra civile”.