martedì, 25 settembre 2018
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Il congresso della Cancellieri

I dimissionisti vogliono vincere la partita, ma si scontrano con la fermezza di Annamaria Cancellieri. Intendiamoci. Non non siamo per la difesa a qualsiasi costo del ministro. Ci fosse anche un solo avviso di garanzia, ma la Procura di Torino ha negato la sussistenza di motivi di reato, cambierebbe il quadro. Ci fosse un fondato elemento di disparità di trattamento a proposito della scarcerazione di Giulia Ligresti, ma le autorità lo hanno negato, affermando che la pratica di scarcerazione della donna era stata avviata prima della telefonata, cambieremmo posizione. Ci fosse una sorta di illegalità nel rapporto tra la famiglia Ligresti e il ministro, sull’assunzione e la successiva liquidazione milionaria del figlio del ministro, ma al momento non è emerso nulla che lo faccia trasparire, anzi sono emerse tutte le riserve e le critiche dei Ligresti al Peluso, pure. Ad oggi, oltre alla notizia di ulteriori intercettazioni della Cancellieri col suo medico privato, Antonino Ligresti, e non si capisce perché il fratello di Salvatore, mai indagato, avesse le telefonate intercettate, altro non pare ci sia. Dunque? La verità è che c’è il congresso del Pd. E che Renzi ha agitato le dimissioni della Cancellieri come una clava, che Cuperlo ha incassato e ripiegato su una posizione intermedia, che Civati ha superato Renzi e di dimissioni pare averne richieste due, visto che ha proposto un’altra mozione di sfiducia oltre a quella dei grillini. E dunque che Letta è in difficoltà a resistere. Per questo i dimissionisti potrebbero vincere la partita. E la Cancellieri togliere il disturbo. Ma senza convincere noi che avrebbe fatto lo stesso anche se il congresso del Pd non ci fosse stato.

 

Se tu fossi ministro della giustizia e….

Se tu fossi ministro della giustizia e ti telefonasse una persona conosciuta che ti dicesse che una sua parente rischia di morire, magari suicidandosi in carcere, tu cosa faresti? Ecco quello che ne esce dalle proposte dei contestatori più o meno viscerali del ministro Cancellieri. Secondo alcuni il ministro avrebbe dovuto staccare il telefono, punto e basta. Visto che l’amico era della famiglia Ligresti, non doveva parlargli. Magari fingendosi un’altra persona. Avrebbe dovuto dire: “Scusi, lei ha sbagliato numero”. Anche perché, a giudizio di costoro, mica una Ligresti si può suicidare davvero. Quasi fosse un Raul Gardini o un Gabriele Cagliari… Secondo altri, prevalentemente renziani, avrebbe dovuto fare un sondaggio e chiedere a quanto ammontava il consenso alla segreteria del Pd se il candidato avesse risposto in un senso in un altro. Secondo altri, prevalentemente del Pdl, avrebbe dovuto chiamare un consigliere regionale, affidarle la delicata e spinosa questione, d’altronde anche la persona in oggetto era una nipote, ma di Ligresti, e poi chiamare personalmente la guardia carceraria. Così l’equazione con Berlusconi era completa. Secondo altri avrebbe dovuto invece rispondere che non poteva far nulla se non lo faceva per tutti, e cioè avrebbe dovuto, prima di segnalare la cosa, fare una verifica dello stato di salute di tutta la popolazione carceraria e poi, dopo alcuni mesi, rivolgersi al Parlamento per una proposta organica di intervento umanitario. Secondo altri, avrebbe dovuto comunicare all’interessato che la questione personale della signora avrebbe potuto trovare soluzione solo in un piano di costruzione di nuove carceri e di star tranquillo, perché nel giro di un decennio sarà data una risposta convincente. Secondo altri, infine, avrebbe dovuto mettere il telefono in attesa per alcuni mesi, comunicare il suo numero di cellulare a 67mila carcerati, attendere che tutti la potessero chiamare, pagare la bolletta del cellulare e suicidarsi lei…

LA CANCELLIERI RESTA
SFIDUCIA A VUOTO

CANCELLIERI-Ligresti

«È probabile che, in tutta questa storia, ci sia stato qualcuno che possa aver cercato di fare uno sgambetto al governo». A dirlo è il parlamentare socialista Lello Di Gioia intervenuto in Aula durante il dibattito sulla sfiducia nei confronti della ministra Cancellieri, tentativo abortito perché PDL, PD e Lista Civica hanno confermato il loro sostegno. Cala il sipario sulla battaglia tra “partito delle elezioni” e il “partito del governo” che ha visto consumarsi il suo ultimo atto nel dibattito sulla sfiducia al Guardiasigilli presentata dai pentastellati e sostenuta da SEL e Lega. Continua a leggere

Con la Cancellieri

Il ministro ha spiegato con minuzia di particolari la sua posizione sul caso Ligresti. Lo ha fatto con convinzione e commozione. Lo ha fatto chiarendo. Senza titubanze e scuse. Ha più volte citato il procuratore di Torino Caselli che ha voluto precisare che la pratica di scarcerazione della Ligresti ha fatto il suo corso, senza alcun condizionamento da parte del ministro. Caselli ha testualmente definito “arbitraria e destituita di fondamento l’idea che la concessione degli arresti domiciliari sia avvenuta in base a circostanze esterne”. Il ministro ha voluto ricordare i cento casi dei quali si è personalmente interessata, e soprattutto ha sottolineato la gravità del tema delle carceri, i troppo numerosi suicidi che si verificano, la percentuale superiore al 25 per cento dei detenuti in attesa di giudizio. Vale per lei il commovente e convincente articolo di don Gino Rigoldi apparso stamane su “Il Corriere della Sera”.

“O tutto o niente”: questo sembra essere diventato il principio di coloro che si sono impegnati a giudicare la frase pronunciata dal ministro Cancellieri. Ha aiutato una persona? Non basta. Ne ha aiutate cento? Non basta. Ha segnalato mille casi? Non basta, non basta. Deve interessarsi di tutti. Non ce la fa e allora è meglio non occuparsi di nessuno”. Don Rigoldi, che al reinserimento dei carcerati ha dedicato la vita, insiste: “Il ministro si è interessato a una donna ricca. E i ricchi per definizione non soffrono, e non possono avere amicizie. Ma c’è di più, di più, persino il figlio del ministro è ricco, ha guadagnato milioni di euro…. Io non riesco ad accodarmi a questa orgia dell’invidia, a questa esaltazione della maldicenza”. Neanche io. Anzi ritengo che la Cancellieri abbia fatto male a pentirsi di aver fatto prevalere il sentimento al distacco, durante la telefonata intercettata. Coloro che non sanno avere pietà e non si commuovono, coloro che non si muovono per un amico, per un conoscente, per il più ignoto dei carcerati, perché sanno di non poterlo fare per tutti, coloro che non sentono il grido di dolore di coloro che soffrono, come questi giovanotti dei Cinque stelle, che sembrano impietosi cecchini pronti a sparare in nome di una falsa ideologia, mi fanno paura.

E che il Pd se ne distacchi una volta per tutte, senza timore di urtare l’umore popolare. E dica cosa pensa dell’amnistia, dei referendum radicali, in particolare dell’uso distorto sella carcerazione preventiva. La Cancellieri si è definita libertaria, e ne prendiamo atto con favore. L’avremo allora con noi in occasione dei prossimi referendum, ne siamo convinti. Bene ha fatto ancora una volta il nostro Enrico Buemi a polemizzare con i tanti giustizialisti, e male ha fatto Zanda a prendere atto con favore della precisazione del ministro relativa a quel distacco istituzionale che deve prevalere sul sentimento. Lo manderemo a scuola da Prampolini.

Fonsai, arrestata la famiglia Ligresti: occultato un “buco” da 600 milioni di euro, colpiti 12mila risparmiatori

Ligresti famiglia

E’ stato definito un terremoto. Sono sette le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla GdF di Torino nell’ambito dell’inchiesta su Fondiaria-Sai, compagnia assicurativa che faceva capo alla famiglia Ligresti poi passata sotto il controllo dell’Unipol. Le misure cautelari interessano  proprio i componenti della famiglia Ligresti oltre che alcuni manager che hanno ricoperto posizioni di vertice in Fondiaria-Sai: le accuse vanno dal falso in bilancio aggravato alla manipolazione di mercato. Domiciliari per Salvatore Ligresti, mentre, per due dei suoi tre figli, Jonella e Giulia Maria e’ scattata la custodia cautelare in carcere. Il terzo figlio Gioacchino Paolo risulta ricercato: secondo informazioni della Procura dovrebbe trovarsi in Svizzera e gli inquirenti attendono di conoscere le sue intenzioni. Le ordinanze hanno interessato anche i due ex amministratori delegati, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e l’ex vice-presidente pro tempore Antonio Malarico: anche per Marchionni e Malarico sono scattati i domiciliari. Continua a leggere