Dj Fabo. Nencini, mi dissocio dal governo

faboIl governo Gentiloni nel suo ultimo atto torna sui suoi passi su una delle strade migliori, quella che riguarda la libertà di scelta sul proprio fine vita. Il Governo si è costituito parte civile nel processo su Dj Fabo, nel quale Marco Cappato è indiziato di istigazione e aiuto al suicidio. Una decisione che ha sorpreso tutti, tanto che il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini ha scritto sul suo profilo Facebook: “Mi dissocio dalla costituzione di parte civile del governo sul caso del dj Fabo”.
La costituzione di parte civile che mira a difendere la norma di istigazione al suicidio messa in discussione dalla Corte d’Assise di Milano porta la firma del sottosegretario alla Presidenza, Maria Elena Boschi.
Il Governo in Corte Costituzionale difenderà infatti il divieto del codice penale risalente agli anni ’30 che norma il reato di cui è imputato Cappato. In questo modo si difende l’articolo 580 del codice penale, risalente al Regime fascista. La norma punisce con la reclusione da cinque a dodici anni “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione”.
È dunque andato a vuoto l’appello di giuristi sottoscritto da 15.000 italiani e promosso dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica lanciato poco più di 10 giorni per chiedere al Governo di non intervenire a difesa del reato e dunque di non dare mandato all’avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento.
“Certamente non si tratta di un’iniziativa contro Cappato, anzi la scelta effettuata mira a difendere le iniziative di chi aiuta le persone già determinate a porre fine alla propria vita”, fa sapere il Guardasigilli Andrea Orlando.
Il governo si costituisce “per evitare che la dichiarazione di incostituzionalità secca dell’articolo 580 potrebbe lasciare impunite condotte che nulla hanno a che fare con la tematica del rispetto delle volontà dei malati terminali”, fanno sapere dal Ministero della Giustizia. La spiegazione che viene fornita prende ad esempio le “condotte di chi istiga i ragazzi o comunque i soggetti deboli a compiere azioni che possono provocarne la morte, ad esempio con giochi spericolati o via web”.
“Prendo atto – ha affermato:in una dichiarazione l’avvocato Filomena Gallo coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato e segretario Associazione Luca Coscioni – della decisione del Governo Gentiloni di costituirsi in Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano nell’ambito processo a Marco Cappato per la morte di Fabiano Antoniani”.
“Prendo anche atto – ha proseguito- della richiesta di costituzione in giudizio di una serie di organizzazioni e gruppi che sempre si sono distinti per aver avversato in ogni modo il riconoscimento del diritto alla libertà e responsabilità individuale fino alla fine della vita. Per quanto riguarda Marco Cappato, il suo collegio di difesa che coordino e l’Associazione Luca Coscioni, il nostro obiettivo non cambia: vogliamo far prevalere, contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che -a proprio rischio e pericolo- ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato”.

Biotestamento è legge. Locatelli: “Traguardo di civiltà”

biotestamento“È stata una grande battaglia che abbiamo vinto tutti insieme, con i voti favorevoli che sono andati anche al di sopra delle nostre più rosee aspettative – ha dichiarato Pia Locatelli, deputata Psi da sempre in prima linea in questa battaglia -. Questa è una legge di civiltà che andrà a rispettare la volontà delle persone: per me è una gioia immensa sapere che questa legislatura si chiuderà con questa legge”.

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula. Con il sì dell’aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l’accanimento terapeutico. Ok all’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare ‘la spina’.

“Il Parlamento italiano ha trasformato in legge ciò che la giurisprudenza aveva gradualmente negli ultimi anni riconosciuto, grazie alle lotte di Piero Welby, Peppino Englaro, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin, Max Fanelli, Dominique Velati, Valter Piludu, Davide Trentini, Fabiano Antoniani e altri malati che hanno deciso di non subire una condizione divenuta di tortura. Da oggi, il diritto costituzionale a sospendere le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico, è immediatamente applicabile senza bisogno di lunghi e costosi ricorsi giudiziari”, hanno dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo e Marco Cappato.

“L’approvazione della legge sul testamento biologico – commenta in una nota il capogruppo PSI alla regione Lazio Daniele Fichera – è un grande passo avanti, civile e sociale, per il nostro paese. E’ un successo del centrosinistra di governo e in particolare dei socialisti che sono stati tra i primi a presentare la proposta. Ora occorre procedere rapidamente nel Lazio alla istituzione del registro regionale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento come indicato nella proposta di legge regionale che ho presentato nel 2015”.

La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico

CONSENSO INFORMATO. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti piu’ consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

POSSIBILE STOP A NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

ABBANDONO DELLE CURE E OBIEZIONE DI COSCIENZA PER I MEDICI. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di ‘staccare’ la spina, non avranno quindi ‘l’obbligo professionale’ di attuare le volonta’ del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO E SEDAZIONE PROFONDA. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

SOSTEGNO PSICOLOGICO. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

MINORI E INCAPACI. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

COSA SONO LE DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilita’ di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

BANCHE DATI REGIONI IN ATTESA REGISTRO NAZIONALE DAT. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non e’ stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

FIDUCIARIO. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

RELAZIONE ANNUALE MINISTRO SALUTE. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

NORMA TRANSITORIA. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento.

Radicali: da domenica
a congresso a Roma

radicali

“Futuro, una sfida radicale” è il titolo scelto quest’anno per un appuntamento che vedrà al centro le grandi sfide sul fronte italiano, europeo e internazionale su cui il contributo di Radicali Italiani può essere decisivo per la difesa delle libertà e dello Stato di diritto e per quanti si battono per una società aperta davanti all’avanzata di movimenti populisti e nazionalisti”. I lavori si apriranno alle ore 16.30 di domenica all’Ergife, a Roma, si legge in una nota. Con le Relazioni del Segretario, Riccardo Magi e del Tesoriere, Michele Capano. Con il XVI Congresso – prosegue la nota – si chiude un anno ricco di iniziative e di successi per il movimento: ultimo, in ordine di tempo, la campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” con oltre 80 mila firme raccolte sulla legge di iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini che Radicali Italiani ha promosso insieme a un ampio fronte di organizzazioni cattoliche e laiche. Mentre imperversa un dibattito pubblico dominato da demagogia e paura, mentre in tutta Europa l’immigrazione è il terreno di scontro elettorale preferito dai movimenti populisti, Radicali Italiani è la sola forza politica ad aver messo in campo una proposta per governare i flussi migratori in modo strutturale, con regole certe e nel rispetto dei diritti.Tra gli altri traguardi, il referendum radicale promosso a Roma per la messa a gara del trasporto pubblico: un’iniziativa intrapresa nel solco del tradizionale impegno sul fronte delle liberta’ economiche, a favore della concorrenza e contro i monopoli, e che a partire dalla Capitale potrebbe aprire la strada a riforme urgenti in tutto il Paese. Anche il rilancio della battaglia antiproibizionista ha visto Radicali Italiani tra protagonisti di un anno segnato, su questo fronte, dalla grande occasione sprecata dal Parlamento sulla legalizzazione della cannabis: questione su cui il dibattito si è riaperto anche grazie alla legge di iniziativa popolare “Legalizziamo” presentata da Radicali Italiani, con l’Associazione Luca Coscioni, con oltre 67 mila firme. Al centro del dibattito congressuale questi e altri temi su cui il movimento ha condotto o ha in cantiere iniziative politiche: dalla riforma del Trattamento sanitario obbligatorio – per assicurare garanzie e diritti a chi, vittima di disagio psichico, sia privato della libertà personale -, alla giustizia; dalla riforma degli strumenti della partecipazione popolare – il “Referendum Act” – e per l’ampliamento della sovranità del cittadino a tutti i livelli istituzionali, alla riforma del welfare.

Tra i principali temi del congresso il rilancio del federalismo europeo e gli Stati Uniti d’Europa: obiettivo storico di Marco Pannella. All’integrazione europea e alle riforme indispensabili a un’Italia che voglia riconquistare il proprio ruolo in Europa sarà dedicata la convention europeista “Stati Uniti d’Europa, una sfida radicale” promossa da Radicali Italiani ed Emma Bonino che il 28 e il 29 ottobre precederà e aprirà il congresso, con la partecipazione di personalità come Roberto Saviano, Guy Verhofstadt, Giuliano Pisapia, Enrico Letta, Romano Prodi, Carlo Calenda, Mario Giro, Pier Virgilio Dastoli, Marco Cappato, Benedetto Della Vedova e Olivier Dupuis. I lavori del XVI Congresso di Radicali Italiani si concluderanno nel pomeriggio di mercoledì 1 novembre con l’elezione degli organi dirigenti e la votazione dei documenti congressuali. Al congresso sarà presente Emma Bonino. Tra gli ospiti che hanno già confermato la propria presenza, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il coordinatore esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli, il segretario del PSI Riccardo Nencini, Marco Furfaro di Campo Progressista, il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, Umberto Croppi.

Dj Fabo, l’8 novembre inizia il processo per Cappato

cappato faboSi aprirà il prossimo 8 novembre, davanti alla Corte d’Assise di Milano, il processo a carico di Marco Cappato, esponente dei Radicali e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, imputato per aiuto al suicidio per aver accompagnato, a fine febbraio scorso, Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in una clinica svizzera per il suicidio assistito.

La data dell’inizio del dibattimento è stata fissata dal gup di Milano Livio Cristofano dopo che, lo scorso 5 settembre, Cappato ha depositato istanza di giudizio immediato scegliendo quindi di andare direttamente a processo, saltando la fase dell’udienza preliminare che era già stata fissata. “Ho chiesto il giudizio immediato perché voglio che in Italia finalmente si possa discutere di come aiutare i malati a essere liberi di decidere fino alla fine”, aveva spiegato Cappato che con i suoi legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola si era presentato in Tribunale per depositare la rinuncia all’udienza preliminare e l’istanza di rito immediato.

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare il caso o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo, però, ha ordinato l’imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo “proposito di suicidio”. Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Ora la Corte, con due giudici togati e sei popolari, dovrà decidere al termine del dibattimento che non dovrebbe essere lungo e potrebbe durare solo poche udienze.

Pannella. Pastorelli: “Portare avanti le sue convinzioni”

marco-pannellaUn anno senza Marco Pannella. Il vulcanico e geniale leader radicale è stato oggi omaggiato da ricordi, giornate di studio, iniziative che hanno riportato vivo il suo lascito alla società civile, un’eredità incancellabile. La Camera dei Deputati l’ha ricordato mettendo a confronto il rapporto che ha avuto con interlocutori e collaboratori di quattro diverse generazioni. Teramo, la sua città, nella giornata dedicata alla memoria del suo concittadino, ha dato vita ad un progetto per la “valorizzazione dell’eredità intellettuale e politica di Marco Pannella” con un Comitato tecnico scientifico che lavorerà per rinnovare l’iniziativa con cadenza annuale. A Roma l’Archivio di Radio Radicale con l’ Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ha organizzato una giornata di studio, “Materiali per lo studio del movimento radicale”.

Tutti seguiti da dirette e una programmazione dedicata da Radio Radicale, che ha trasmesso anche il ricordo organizzato in Via di Torre Argentina dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito con nuovi e vecchi dirigenti e militanti del partito Radicale. E poi a Milano, nel Carcere di Opera, dove, tra gli altri, Rita Bernardini, Sergio D’elia, Elisabetta Zamparutti hanno organizzato la cerimonia di intitolazione del teatro del carcere dove si è svolto il Congresso di Nessuno tocchi Caino. “Coscienza critica del nostro Paese” ha detto di lui Sergio Mattarella che tuttavia, in un messaggio, ha voluto sottolineare anche il valore globale della sua testimonianza non violenta che ha “trasceso la dimensione politica nazionale”, combattendo battaglie e “cause che hanno coinvolto cittadini e leader di tutti i Paesi”.

Tra i presenti al ricordo il deputato socialista Oreste Pastorelli. “Questo pomeriggio – ha detto – ho partecipato al ricordo di Marco Pannella organizzato dai compagni del Partito Radicale. Nonostante sia già trascorso un anno dalla sua morte, il ricordo di Marco rimane indelebile per chi, come noi socialisti, ha condiviso con lui tante battaglie. Per questo continueremo a portare avanti le sue convinzioni con sempre maggiore forza: dalla giustizia, fino ai diritti civili. Perché, diceva Pietro Nenni, ‘le idee camminano sulle gambe degli uomini’”.

Ha invece posto l’accento sulla sua “inesauribile ed appassionata tenacia nel voler contagiare la società civile con importanti e sempre nuove sfide di libertà e di democrazia” Laura Boldrini, presidente della Camera che ha ospitato il convegno promosso da Emma Bonino e Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Certi Diritti. E dove è intervenuto anche l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, autore di una personale “testimonianza di verità non edulcorata” dalla circostanza della commemorazione. Lì ha raccontato le sfaccettature di un rapporto politico caratterizzato da “scontri e incontri, contestazioni reciproche e reciproci riconoscimenti sul piano politico, morale ed affettivo”. E lì ha ammesso quelle “incomprensioni” nei rapporti tra radicali e altri partiti che hanno offuscato negli anni “il valore della presenza radicale, delle grida di Pannella, della sua sensibilità”. Limiti che Napolitano spiega: “Non mancarono da parte mia e del Pci chiusure riduttive e dalla sua parte – ricorda – critiche che riflettevano in particolare una sua tipica tendenza al vittimismo drammatico”.

Dj Fabo, pm chiede archiviazione per Cappato

cappato 2“Restiamo in attesa di poter leggere le motivazioni complete formulate dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini nella richiesta di archiviazione e della decisione del GIP”. ha dichiarato Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. La Procura di Milano ha infatti chiesto l’archiviazione per Marco Cappato, indagato per aiuto al suicidio in relazione alla morte avvenuta in Svizzera di dj Fabo a fine febbraio. Dalle indagini condotte dal pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini non sarebbero emersi profili penalmente rilevanti nei confronti dell’esponente radicale. La richiesta dovrà ora essere valutata dal gip.
“Prendo positivamente atto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano dopo le indagini svolte nei miei confronti in merito alla morte di Fabio Antoniani. In attesa della decisione del GIP, posso confermare che è in corso e continuerà l’azione di aiuto alle persone che vogliono ottenere, in Italia o all’estero, l’interruzione delle proprie sofferenze, eventualmente anche attraverso l’assistenza medica alla morte volontaria in Svizzera”, afferma invece Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.
“Se però le indagini nei confronti di Marco Cappato portassero a una archiviazione con le motivazioni che abbiamo potuto leggere dalle notizie stampa, allora potremmo dire che l’azione di disobbedienza civile di Cappato rappresenta un precedente fondamentale”, afferma ancora Filomena Gallo. I pm Siciliano e Arduini ritengono che Cappato abbia portato dj Fabo in Svizzero proprio per aiutarlo a esercitare il suo diritto “alla dignità umana” che va bilanciato con il diritto alla vita. La Procura ritiene dunque che Cappato abbia svolto una condotta che si è limitata al solo trasporto di chi voleva esercitare un suo diritto.
“La Procura entra infatti nel merito del concetto di vita dignitosa e di principi costituzionali e internazionali che sono anche fonte principale. Ciò significa che Cappato, con la sua azione, ha aperto le porte non tanto e non solo alla possibilità di aiutare le persone affette da malattie irreversibili a interrompere le proprie sofferenze insopportabili in Svizzera, ma a farlo in Italia. È questo l’obiettivo per il quale ci battiamo da sempre”, ha concluso il segretario dell’Associazione Coscioni, Gallo.

Eutanasia, dal Psi una proposta per la depenalizzazione

cappato gran fico“La legge sul testamento biologico in discussione alla Camera non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, ma la partecipazione suscitata dalla recente vicenda di Fabo ci dicono che l’opinione pubblica e i cittadini vogliono risposte anche su questo tema. Per questo abbiamo deciso di presentare una proposta di legge che preveda la depenalizzazione per l’eutanasia e per l’aiuto al suicidio”, lo ha annunciato Pia Locatelli intervenendo ai lavori dell’intergruppo per il fine vita di cui è coordinatrice.
È tutto pronto per lunedì prossimo, 13 marzo, quando alla Camera dei Deputati inizierà la discussione sulla proposta di legge che riguarda il “fine vita”, ovvero il testamento biologico. Per questo oggi si è riunito, su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, l’Intergruppo parlamentare che ha elaborato la Pdl sul testamento biologico.
La proposta di legge sulla legalizzazione del testamento biologico e dell’eutanasia giace alla Camera, nonostante il clamore suscitato dai media dopo il caso di Dj Fabo.
Presenti Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni; Mina Welby, Co Presidente Associazione Luca Coscioni; Filomena Gallo; Pia Locatelli; Maria Amato; Gabriella Giammanco; Stella Bianchi; Silvia Giordano; Gea Schirò; Matteo Mantero; Alessandro Zan; Marco Perduca.
Nonostante le numerose iniziative e la mobilitazione dell’opinione pubblica, la legge si e trovata più volte di fronte a un muro, per questo Marco Cappato ha invitato a “evitare che la paura del compromesso, porti a rimandare la discussione”. Inoltre la colpa non può essere nemmeno più addebitata come una volta alla Chiesa o alla destra del Paese, così come ha fatto notare Gabriella Giammanco, Forza Italia: “Ora che persino la Chiesa ha aperto le sue porte a Dj Fabo, dimostrando sensibilità nei confronti della sua drammatica vicenda, il Parlamento deve uscire da anni di immobilismo e dare il via libera al provvedimento sul testamento biologico” e aggiunge: “Non possiamo più permetterci di rimanere indifferenti davanti a quei cittadini che, al termine della loro malattia o affetti da patologie incurabili e profondamente debilitanti, vogliono affermare la propria libertà di scegliere di porre fine alla loro sofferenza. Ritengo che sia doveroso tutelare la dignità del malato e il suo diritto all’autodeterminazione e, in ogni caso, di fronte al provvedimento in questione, che investe profondamente la coscienza di ognuno di noi, rivendico la libertà di coscienza che dovrebbe essere riconosciuta a ciascun parlamentare dal gruppo politico di appartenenza” conclude Giammanco.
Come ha fatto notare poi anche Alessandro Zan, e anche altri deputati, questa proposta non sarà la migliore, ma “è un passo avanti, si tratta come nelle unioni civili di una mediazione”.
In quei casi per anni è stata la magistratura a decidere al posto della politica, ma ci sono diversi ostacoli evidenziati in primis da Cappato e messi in rilievo anche da Pia Locatelli: “Potrebbero crearsi equivoci per quanto riguarda la confusione tra testamento biologico ed eutanasia che sono due cose diverse e c’è il rischio che qualcuno lo strumentalizzi”. Non ultimo il rischio che la legge non arrivi al traguardo a causa del ping pong tra Camera e Senato, di ulteriori emendamenti e della legislatura agli sgoccioli.

DIRITTO DI SCEGLIERE

testamento bioDopo il disperato appello al presidente Mattarella, Fabo ha scelto la Svizzera per mettere fine alle sue sofferenze. Tetraplegico e cieco, dopo anni di terapie senza esito, Fabo si è rivolto, come altri prima di lui, all’Associazione Luca Coscioni e accompagnato da Marco Cappato, che rischia fino a 12 anni di carcere per il reato di aiuto al suicidio, si è tolto la vita mordendo un pulsante per attivare l’immissione del farmaco letale. Una decisione che ha riaperto il dibattito sul fine vita e su una legge che da anni attende il varo del Parlamento. Ora c’è un testo, approvato dalla Commissione Affari sociali che dovrebbe arrivare in Aula la prossima settimana, ma visti i precedenti (siamo già al terzo rinvio), il condizionale è d’obbligo. Ne parliamo con Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico.

La scelta di Fabo può servire per accelerare l’approvazione della legge?

Quello di Fabo è un caso molto delicato e la sua decisione merita senza dubbio rispetto. Occorre però essere molto chiari, proprio per non fornire armi a chi non vuole che si approvi il testo in discussione in Parlamento: la legge sul testamento biologico, anzi sulle DAT disposizioni anticipate di trattamento (questo è il nome del provvedimento) non ha nulla a che vedere con l’eutanasia. In Commissione Affari sociali, grazie al lavoro della relatrice Lenzi, abbiamo approvato un testo molto equilibrato che permette ai cittadini di scegliere a quali cure sottoporsi anche quando non saranno più in grado di esprimere la propria volontà.

Il diritto a scegliere le cure però è già sancito dalla Costituzione…

Si lo è. Io posso scegliere se sottopormi o meno a un intervento, se seguire o meno una cura, se sottopormi o meno a una trasfusione. La cosa paradossale è che nel momento in cui non sono più in grado di esprimere la mia volontà questo diritto viene meno e decidono altri per me. Con la legge che stiamo discutendo ognuno potrà dichiarare anticipatamente le proprie volontà e queste volontà dovranno essere rispettate.  Naturalmente le decisioni sono reversibili e si avrà sempre la possibilità di modificarle.

Se la politica si fosse mossa prima Fabo avrebbe potuto evitare di andare a morire in esilio?

No. La sua situazione non sarebbe cambiata né con la legge che stiamo andando ad approvare, ma neanche con le altre leggi, molto più avanzate, che sono in vigore in alcuni Paesi europei. Anche in quegli Stati dove è in vigore l’eutanasia, e ripeto da noi non è neanche in discussione una legge che la preveda, per potervi accedere sono necessari alcuni requisiti come quello di essere un malato terminale. Fabo non  lo era. Aveva un gravissimo handicap che gli procurava infinite sofferenze, ma non era in fin di vita e non era affetto da una malattia degenerativa che poteva portare al peggioramento delle sue condizioni. Nel suo caso, volendo porre fine alla sua vita,  poteva ricorrere, come ha fatto, solo al suicidio assistito.

Alcuni cattolici però sostengono che anche nel testo in discussione alla Camera si autorizza l’eutanasia.

Non è affatto vero e i cattolici che si oppongo a questo testo, che non sono tutti i cattolici, lo sanno benissimo. Sinceramente non mi aspettavo questa chiusura e questo duro ostruzionismo su un testo che è volto a ottenere il maggior consenso possibile. La stessa Chiesa si è pronunciata più volte contro l’accanimento terapeutico e a favore delle cure palliative. Nel Catechismo del 1993 c’è scritto che l’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non impedirla. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente. Mentre nella la Nuova carta degli operatori sanitari presentata dal Vaticano una quindicina di giorni fa si conferma  l’eticità della sedazione palliativa profonda. In realtà sono cose che già esistono e che vengono praticate, con la legge sulle DAT non ci inventiamo nulla di nuovo vogliamo solo che quello che già si fa abitualmente in alcune strutture possa essere accessibile a tutti.

Ci sono state infatti molte sentenze come quella del caso Piluddo dove un giudice ha stabilito di spegnere i macchinari, o come quella recente di Montebelluna dove un malato terminale è morto sotto sedazione profonda. A cosa serve dunque una legge?

Serve per fa sì che non sia più necessario ricorrere a un giudice per vedere rispettato un proprio diritto, e che questo diritto sia accessibile a tutti e non solo ai malati che hanno la fortuna di imbattersi in strutture dove già si applicano le cure palliative.

Riuscirete ad approvarla in questa legislatura?

Me lo auguro. Alla Camera dovremmo essere in dirittura di arrivo. Il problema potrebbe essere al Senato. Certo non approvare la legge vorrebbe dire dover ricominciare tutto da capo e venir meno alle richieste di cittadini e cittadine che da anni, troppi, ci chiedono di veder rispettato il loro diritto di poter scegliere fino alla fine.

Embrioni. La legge 40 torna alla Consulta sulla ricerca

Elena Cattaneo

Ancora una volta la legge 40 sulla procreazione assistita torna di fronte alla Corte Costituzionale, in causa stavolta la definizione di embrione e il discrimine tra la sua tutela e le esigenze della scienza. In sostanza la Consulta dovrà discutere sulla possibilità di destinare alla ricerca scientifica, con il consenso della coppia, gli embrioni che non possono essere impiantati perché presentano gravi patologie. L’udienza pubblica in Corte Costituzionale è fissata per martedì 22 marzo.

Gli ermellini saranno chiamati a decidere sulla possibilità, oggi vietata in Italia (dall’articolo 13 della legge 40), di utilizzare per la ricerca scientifica i pre-embrioni altrimenti destinati a rimanere crioconservati. Per l’occasione l’associazione Luca Coscioni ha lanciato una petizione perché questo divieto sia eliminato. “La ricerca sulle staminali embrionali è fondamentale per ricercare cure su malattie che colpiscono milioni di persone – scrive l’associazione Coscioni – Qualunque sia la decisione della Corte, il Parlamento italiano potrebbe in ogni caso intervenire per rimuovere un divieto che danneggia sia la ricerca che la salute. Chiediamo al Parlamento italiano ed al Governo di presentare ed approvare le necessarie proposte legislative e regolamentari al fine di garantire la libertà di ricerca scientifica sugli embrioni non idonei per una gravidanza”.
A sottoporre la questione alla Consulta è il tribunale di Firenze, nell’ambito di una causa su una coppia che ha effettuato più cicli di procreazione medicalmente assistita sempre con esito negativo e con produzione di embrioni malati.

Non è detto che la decisione arrivi subito. I legali, infatti, hanno chiesto alla Corte di raccogliere i pareri di alcuni scienziati qualificati. La Consulta ha il potere di azionare attività istruttorie, ma non vi ha quasi mai fatto ricorso. Se succedesse questa volta, sarebbe un segno innovativo
di apertura al mondo della scienza. Tra i nomi proposti quello della senatrice a vita Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio staminali dell’università di Milano, che tra l’altro, come conferma la sua segreteria, martedì sarà tra il pubblico ad ascoltare l’udienza. Anche l’Avvocatura dello Stato, da parte sua, potrebbe valutare se presentare una rosa di nomi. Per fare le audizioni, in ogni caso, la Corte dovrebbe convocare un’adunanza ad hoc, fissando una data.

Per il momento si attende l’udienza di martedì il cui Giudice relatore è Rosario Morelli. Gli interessi della coppia sono rappresentati dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini. Si è costituita l’associazione Vox-Osservatorio sui diritti, con l’avvocato Massimo Clara. L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, difenderà l’impianto attuale della legge per conto della Presidenza del Consiglio.

Liberato Ricciardi

Illegale coltivare cannabis anche per uso personale

71545_cannabisSi arena la battaglia per la legalizzazione della Marijuana. Coltivare la cannabis, anche solo per uso personale, rimane un reato, a stabilirlo è stata la Corte Costituzionale, che ha dichiarato “non fondata” la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul “trattamento sanzionatorio” della coltivazione di piante di cannabis per uso personale.

La questione era sorta in seguito a un’ordinanza emanata appunto dalla Corte di appello di Brescia, che aveva posto alla Consulta “la questione di legittimità costituzionale” delle disposizioni nella parte in cui vengono escluse alcune “condotte”. In particolare, si faceva eccezione, tra quelle “suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente”, per “la condotta di coltivazione di pianta di cannabis, in relazione ai principi di ragionevolezza, uguaglianza e di offensività, quali ricavabili dagli articoli 3, 13, comma secondo, 25, comma secondo e 27, comma terzo, Carta Costituzionale”.

La decisione della Consulta arriva oggi ed è riferita all’art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia.
“La sentenza della Consulta non ci stupisce” dicono Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e di Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che aggiungono: “È la conferma del fatto che la legalizzazione della cannabis – anche se non appare più come un risultato impossibile – è ancora un obiettivo il cui raggiungimento è pieno di ostacoli”.

“Per queste ragioni non ci fermeremo – annunciano – e anzi, rilanceremo con più forza le nostre iniziative antiproibizioniste: tra qualche settimana saremo di nuovo in strada per raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis. E già domani sarà

online una petizione rivolta al Parlamento europeo per chiedere di assumere politiche comuni sulle droghe. E ancora, promuoveremo iniziative di disobbedienza civile diffusa. Insomma, sarà una primavera antiproibizionista”.

Redazione Avanti!