Fondazione “Massimo Consoli” ricorda Ulrichs

tomba ulrichsAl cimitero monumentale de L’Aquila, la Fondazione “Massimo Consoli” (che continua a portare avanti le battaglie di Luciano Massimo Consoli, il giornalista, scrittore e traduttore tra i fondatori del movimento Gay italiano, creatore d’ un archivio mondiale sulle tematiche gay definito “di notevole interesse storico” dal MIBACT, scomparso nel 2007), ha reso ultimamente omaggio, per la ricorrenza della sua nascita (28 agosto), alla tomba del filosofo, giurista e giornalista tedesco Karl Heinrich Ulrichs (1825- 1895). Un gruppo di esponenti della Fondazione Consoli, attivisti per i diritti GLBTQ e dei cittadini handicappati (tra cui Claudio Mori, giornalista emerito di “Radio radicale”, l’artista Alba Montori, l’editrice Maya Checchi, presidente di Golena edizioni, Anna Benedetti, della Lega Arcobaleno fondata, a suo tempo, dal militante per i diritti degli handicappati Bruno Tescari, scomparso nel 2012, e altri) e semplici cittadini ha tenuto una breve,ma intensa, cerimonia laica davanti alla tomba di Ulrichs.
Nato ad Aurich, vicino Hannover, nel 1825, Uhlrichs, laureato in Diritto e teologia a Gottingen, anche latinista esperto (pubblicò tra l’altro, negli ultimi anni della sua vita, la rivista “Alaudae”, che propugnava l’uso del latino come lingua viva), è stato uno dei primi atttivisti per i diritti dei gay della storia contemporanea.In un’epoca in cui la cultura europea , con una generale coloritura positivistica, si apriva alle grandi frontiere della medicina, della psicanalisi, della fisica, eppure annaspava ancora nella lotta contro pregiudizi sessuofobi d’ogni genere (gli stessi Marx ed Engels, ad esempio, condannavano l’ omosessualità ritenendola sbrigativamente – come, in seguito, i “marxoidi” sovietici – frutto marcio del capitalismo), Ulrichs non rimase a guardare.
E dal 1860 iniziò a girare gli Stati tedeschi, parlando e scrivendo in difesa dei diritti degli omosessuali, combattendo con la censura e le leggi penali di Sassonia, Prussia, e dello stesso Hannover; il 29 agosto 1867, al Congresso dei giuristi tedeschi a Monaco di Baviera, fece uno dei primi “Coming out” ufficiali della storia, proponendo inutilmente – con enorme clamore – una risoluzione che chiedesse l’ abrogazione di tutte le leggi antiomosessuali esistenti in Germania. Inviso a Bismarck, e allo stesso Marx (il quale, nei suoi scritti, aderisce in sostanza alla stessa morale borghese, ma poi, vagheggiando la futura società comunista, addirittura propugna temporaneamente la “proprietà comune” delle donne!), nel 1879 Ulrichs decide di lasciare la Germania, “autoesiliandosi” in Italia.Lo stesso anno, pubblica il XII volume della sua grande opera “L’enigma dell’ amore uranico”: sorta di Enciclopedia dell’ omosessualità in cui inizia a formulare il concetto, molto moderno ( sviluppato poi, decenni dopo, dal sociologo e sessuologo socialista Magnus Hirschfeld, “bestia nera” dei nazisti), dell’omosessuale maschile come persona dotata d’ un’ anima, o comunque d’ una psiche, femminile, “imprigionata” in un corpo maschile. Intanto, nel 1871, il Reichstag della nuova Germania unificata ha approvato il famigerato “Paragrafo 175” del Codice penale tedesco, che persegue penalmente l’ omosessualità maschile ( di quella femminile, per evidente pregiudizio maschilista, non viene nemmeno presa in considerazione l’ esistenza), e resterà in vigore – dopo l “Omocausto” nazista – sino al 1968 nella DDR ( dell’ anno prima, l’ abrogazione dell’ analoga norma penale inglese!) e addirittura, pur con modifiche, sino al 1990 in Germania Ovest ( con definitiva abrogazione solo nel 1994).
“A L’ Aquila”, ha ricordato Alba Montori, ” dopo un primo soggiorno a Napoli, città dal clima però troppo caldo per la sua inferma salute, nell’ atmosfera relativamente tollerante dell’ Italia unificata, Ulrichs visse soprattutto ospitato dal latinista marchese Nicolò Persichetti, per i cui figli fece da precettore: morendo, infine, nel 1895″. Cinque anni dopo, nel 1900, scomparivano il poliedrico Oscar Wilde, altro pioniere del movimento gay, e quel Nietzsche che nel 1879, lo stesso anno dell’ “autoesilio” di Ulrichs, aveva scandalizzato i benpensanti cogliendo – nell’aforisma 259 di “Umano, troppo umano” – il forte legame tra civiltà greca e omosessualità.
La tomba di Ulrichs, con un’ iscrizione in latino, proprio vicino alla tomba di famiglia dei Persichetti, fu ritrovata – dopo che se n’erano perse temporaneamente le tracce – proprio da Massimo Consoli nel 1988. Oggi, la cultura tedesca sta riscoprendo la figura di quest’ intellettuale scomodo (proprio come sta accadendo – per fare un paragone adeguato – ad Armin Wegner, lo scrittore socialdemocratico autore, nel ’33, della celebre “Lettera ad Adolf Hitler” per scongiurare la Shoah): a suo nome sono state intitolate piazze a Monaco, Brema, Hannover. Così come, tornando a L’Aquila, nel Parco del Castello.

Fabrizio Federici

Alfredo Ormando, lo Jan Palach del movimento gay

baco_y_segioNon siamo degli specialisti della materia. Però, nel ricordare e commentare, oggi 14 gennaio, il ventesimo anniversario (ieri, esattamente) del sacrificio di Alfredo Ormando, il poeta e scrittore siciliano datosi fuoco in Piazza San Pietro, il 13 gennaio 1998, per protestare contro l’ostilità della Chiesa cattolica nei confronti delle persone gay, vogliamo cercare di essere il più possibile obbiettivi ed esaurienti.
L’attuale posizione generale della Chiesa sull’omosessualità è espressa nella “Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale” emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel gennaio 1976. Che, dopo aver distinto tra “omosessuali la cui tendenza […] è transitoria e omosessuali […] di istinto innato o di costituzione patologica, giudicata incurabile”, stabilisce, per questi ultimi, di giudicare “con prudenza” la “loro colpevolezza”. Escludendo,. però, la possibilità di qualsiasi metodo pastorale “che accordi loro una giustificazione morale”: ritenendo le relazioni omosessuali, secondo “l’ordine morale oggettivo”, “atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”. Posizione, questa, ribadita dieci anni dopo (1986) nel documento “Cura pastorale delle persone omosessuali”, emanato dalla stessa Congregazione a firma dell’ allora cardinale Joseph Ratzinger. La Chiesa, però (probabilmente, osserviamo, anche per la consapevolezza della diffusione storica dell’ omosessualità tra le sue file), è attenta alle discriminazioni subite dai singoli omosessuali (vedi anzitutto la “Lettera ai Vescovi” “Per la cura pastorale delle persone omosessuali”) , e, diversamente da vari Governi, specie del Terzo Mondo, condanna fermamente qualsiasi atto o espressione malevola nei loro confronti.

In sede internazionale, tuttavia, il Vaticano, tramite il suo rappresentante alle Nazioni Unite, Celestino Migliore, nel 2008 s’è opposto fortemente a un riconoscimento civile delle unioni omosessuali, e a possibili risoluzioni ONU che incoraggino una visione dell’omosessualità positiva e lontana dalle posizioni dell’alta gerarchia cattolica. Una prima parziale modifica della posizione uficiale della Chiesa sull’omosessualità s’è avuta coi coraggiosi interventi di Papa Francesco, ispirati soprattutto al Cristo del “Non giudicare, se non volete essere giudicati”, in occasione dei Sinodi sulla famiglia del 2014-2015 (vedi il saggio, a cura di Anna Maria Foli, “Chi sono io per giudicare?”, Piemme ed., 2016): con riferimento non solo all’omosessualità, ma anche a famiglia, contraccezione, coppie di fatto, unioni omosessuali, nuove famiglie, libertà religiosa, ecologia, finanza, nuove povertà e schiavitù, ecc…. Alla base di questo primo cambio di rotta della Chiesa, però, c’erano state, inizialmente (episodio facilmente dimenticato da una certa stampa), anche le dichiarazioni rilasciate da Papa Bergoglio nel 2013, relativamente allo specifico caso d’un alto prelato vaticano.

Fin dagli anni ’60 del ‘900, comunque, son sorti spontaneamente in seno alla Chiesa cattolica, come in altre confessioni religiose e nella società in generale, movimenti, associazioni e gruppi di persone omosessuali: che, come le scuole di pensiero ad essi collegate, non si basano su un approccio unitario, ma su una pluralità di ermeneutiche dottrinali, e su diversi orientamenti in campo pastorale, pedagogico, sociale e politico. Parallelamente, s’ è sviluppata una notevole letteratura cattolica, altrettanto variegata, sull’omosessualità. A livello teologico, una minoranza di teologi cattolici tende, oggi, a criticare la posizione magisteriale: e, senza mai arrivare ad un’ equiparazione fra coppie gay ed etero, propone, come “bene minore” (ma unico fattualmente perseguibile per le persone omosessuali), la relazione omosessuale stabile e fedele. Espressioni di queste nuove tendenze teologiche sono, in Italia, Giannino Piana ( docente di Etica cristiana alla Libera Università di Urbino, già presidente dell’ Associazione Italiana Teologi Moralisti) ed Enrico Chiavacci ( 1926-2013, tra i massimi teologi morali italiani del secondo ‘900, sui temi soprattutto di etica sessuale, giustizia sociale e pace); e negli USA Charles Curran (teologo tra quelli osteggiati, a suo tempo, da Giovanni Paolo II, attualmente docente all’ Università Metodista del Sud a Dallas, Texas). In tale prospettiva, questi autori s’ esprimono favorevolmente sul riconoscimento civile delle unioni omosessuali, sulle adozioni per queste coppie e per la possibilità di celebrare benedizioni di coppie formate da persone dello stesso sesso.

Alfredo Ormando, nato a San Cataldo (Caltanissetta) nel 1958 da una famiglia di operai d’origine contadina, con 8 fratelli e sorelle, autodidatta (era riuscito a conseguire a 20 anni la licenza media, e a 35 il diploma magistrale), non aveva incontrato alcuna accettazione della sua omosesssualità, né in famiglia, né in società (era stato anche 2 anni in un seminario francescano, uscendone, poi, per gli stessi motivi). Iniziata una carriera di scrittore indipendente (“Vagiti primaverili: poesie”, Pietraperzia, Di Prima, 1986; “Il fratacchione”, Palermo, Publisicula, 1995; “L’escluso”; “Sotto il cielo di Urano”, scritto dov’è evidente il richiamo al filosofo e politico tedesco Karl Heinrich Uhlrichs, autore, nella seconda metà dell’800, del rivoluzionario saggio sull’ omosessualità “L’ enigma dell’amore uranico”; “Epigrammi priapei e non”; “Aforismi, 1998)”, Ormando il 13 gennaio 1998 , a 39 anni da poco compiuti, si dava appunto fuoco in Piazza S.Pietro. ( sarebbe poi morto, dopo piu’ di 10 giorni di sofferenze, all’ ospedale “S.Eugenio”). Sperando – come scritto in una lettera a un amico – di lanciare un segnale chiaro, come “forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia. ».
Da allora, in ricordo di questo “Jan Palach del movimento GLBTQ”, immolatosi un po’ come i bonzi nella Saigon anni ’60, proprio il 13 gennaio si tiene la Giornata Mondiale per il Dialogo tra Religioni e Omosessualità, e l’ ArciGay organizza una sua commemorazione ufficiale. Il confronto tra omosessualità e cattolicesimo prosegue, pur fra tante difficoltà e incomprensioni; venerdì 13 gennaio, Ormando in Piazza S. Pietro è stato ricordato, con la deposizione di fiori proprio nel punto esatto del suo suicidio, dagli attivisti del “Gay Center” (tra i principali centri italiani per i servizi alla comunità LGBT, nato dalle esperienze delle realtà fondatrici: Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, NPS, Azione Trans) e della Fondazione “Luciano Massimo Consoli” (nata in memoria di Massimo Consoli, 1945-2007, scrittore e giornalista tra i “founding fathers” del movimento gay italiano, di cui è stato recentemente commemorato, in Campidoglio, il decennale della morte).

Nei giorni immediatamente successivi all’“autodafè” di Alfredo, il Vaticano in un comunicato stampa affermava che Ormando s’ era tolto la vita per problemi di famiglia, non quindi legati alla sua omosessualità. Oggi, vent’anni dopo, non riteniamo sbagliato sperare che, un giorno, Papa Bergoglio o, al massimo, il suo successore, nel solco di Papa Wojtyla ( giunto a pronunciare piu’ di 90 interventi in riconoscimento di storiche colpe della Chiesa o in richiesta di perdono, dalle Crociate all’appoggio alle dittature, dalle guerre di religione all’ antisemitismo, dall’ Inquisizione alle corresponsabilità nella Shoah) pronunci un “Mea culpa” anche per l’omofobia. Ricordando proprio il volontario olocausto di Alfredo.

Fabrizio Federici