Barbagallo: “Sicurezza sul lavoro bene indisponibile”

BarbagalloAngeletti-UIL

Il 14 luglio scorso, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha visto ufficialmente la luce il cosiddetto decreto dignità che già tante polemiche e veleni ha sparso, che adesso si trova all’esame del Parlamento che lo dovrà convertire in legge. Sui contenuti di questo decreto, e su altri temi di attualità legati al mondo del lavoro, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

Segretario Barbagallo, qual è il giudizio della Uil sul decreto dignità varato di recente dall’attuale Governo?
Le novità introdotte dal cosiddetto decreto dignità in materia di lavoro, rappresentano per la Uil un primo, seppur debole, passo verso un miglior bilanciamento di tutele e diritti per le lavoratrici e lavoratori. In particolare, la regolamentazione in materia di delocalizzazione è in sintonia con le proposte avanzate dalla Uil. Così come ci trovano concordi le misure per il contrasto alla ludopatia. Non condividiamo, invece, l’introduzione del criterio di “equipollenza” tra contratti a termine diretti e in somministrazione, considerata la differenza di natura e finalità che li caratterizza. Siamo, però, favorevoli alla reintroduzione delle causali, di cui sarebbe auspicabile un ritorno anche per il primo contratto a tempo determinato. Manca, invece, una normativa di “raccordo” tra la precedente disciplina e quella attuale. Ci riferiamo, in particolare, a un periodo transitorio che consenta, senza perdite occupazionali, proroghe e rinnovi per i contratti in essere.

Quali considerazioni trarre dalla verifica dei dati della rappresentanza sindacali, richiesta recentemente dal ministro Di Maio? Va nell’ottica dell’imbavagliare i sindacati? E c’è qualche sindacato “amico” o che ha comunque in gran simpatia l’attuale governo e il ministro del lavoro?
Non vedo questi “rischi”. La questione è un’altra e la nostra posizione al riguardo è semplice e chiara. Il vice premier Di Maio chiede una verifica dei dati relativi alla rappresentanza sindacale? Noi siamo prontissimi. Peraltro, per avere chiaro il quadro della rappresentatività dei sindacati, basta leggere i risultati delle consultazioni elettorali che, sistematicamente e a scrutinio segreto, si svolgono in tutti i luoghi di lavoro, coinvolgendo tutti i lavoratori.  Ad esempio, nelle recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego, dove esiste già una legge che regolamenta il tutto, ha votato circa il 90% dei lavoratori coinvolti. Il livello di partecipazione, dunque, è stato altissimo ed è stata così confermata la volontà di farsi rappresentare, in particolare, dal sindacato confederale per la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri diritti. Ovviamente, si vota anche in tutti i luoghi di lavoro del settore privato e gli esiti emersi dalle singole imprese sono conosciuti e pubblicizzati. Anche in questo caso, peraltro, c’è già un’intesa tra sindacati e associazioni imprenditoriali per la verifica e la misurazione della rappresentanza: occorre, semplicemente, che venga applicata in toto per avere un quadro complessivo e generalizzato della rappresentatività. A tal proposito, il sistema delle imprese, da un lato, e il Ministero del lavoro, dall’altro, hanno da svolgere alcune incombenze. Insomma, quanto “pesano” i sindacati è cosa nota e se occorre qualche intervento per ufficializzare e pubblicizzare questo dato, la Uil è a disposizione.

Parliamo del caporalato: come combattere questo ritorno a uno sfruttamento che ricorda molto da vicino il mercato degli schiavi?
Nonostante tutti gli sforzi messi in campo e i provvedimenti varati anche su sollecitazione del sindacato, il caporalato continua a essere una piaga per il mondo del lavoro. Per debellare questo fenomeno, bisogna aumentare i controlli e tenere alta la vigilanza sul territorio. Su questo fronte, la Uil sta conducendo una battaglia in prima linea, anche con sacrifici personali e rischi per la propria incolumità di alcuni nostri attivisti. Bisogna proseguire su questo terreno ed estirpare la mala pianta. La cosa paradossale, però, è che accanto a un caporalato, per così dire, “tradizionale”, c’è anche un nuovo caporalato che si sta affermando, con il cosiddetto nuovo che avanza. Alcune imprese 4.0, soprattutto multinazionali, attraverso le piattaforme digitali e tramite app, offrono lavoretti senza garanzie e tutele contrattuali. Insomma, siamo di fronte a una sorta di caporalato 4.0 che pone problemi altrettanto seri e che sfrutta soprattutto le difficoltà e le necessità dei giovani. Tutto ciò fa capire perché ci sia sempre più bisogno di sindacato e perché la nostra battaglia debba proseguire con maggior vigore e determinazione, nonostante alcuni attacchino in modo pretestuoso e scomposto il movimento sindacale.

I voucher, che tanto hanno fatto discutere anche la stessa maggioranza di governo, per non parlare dell’opposizione, possono contribuire a limitare il fenomeno o lo aggraverebbero?
In agricoltura, così come nel turismo, l’uso dei voucher non deve essere ampliato, altrimenti aumenta in automatico la precarietà. È dimostrato, infatti, che a una diminuzione dei voucher corrisponde un incremento dei contratti stagionali che, pur essendo improntati a criteri di spiccata flessibilità, preservano alcune importanti tutele per i lavoratori coinvolti. Al contrario, come si allargano le maglie per i voucher, i contratti stagionali diminuiscono. Insomma, in questi specifici settori e in particolari condizioni, esistono già tutti gli strumenti contrattuali per coniugare le esigenze delle imprese con le garanzie ai lavoratori: non è necessario altro.

A proposito di Salvini, sull’accoglienza avete idee ben diverse da quelle del ministro dell’interno? Come dovrebbero affrontare l’Italia e l’Europa il problema delle migrazioni, ormai diventato una sfida epocale?
In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica.  Secondo la normativa internazionale e la legge del mare, chi è in pericolo, va soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi.

Per quanto riguarda l’Europea, le attuali spinte nazionaliste e le nuove e vecchie destre, con un forte asse antieuropeo che sta prendendo piede all’interno della stessa Unione, possono portare alla dissoluzione di un sogno lungo settant’anni?
Questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità a noi non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti. Insomma, serve più Europa, con più politiche comuni, a partire da quelle fiscali sino a quelle sulla difesa. Ma i cittadini europei devono potere influire di più sui nuovi assetti e sulle scelte che ne conseguono. Questa è l’Europa che vogliamo, in cui crediamo e che vorremmo trasferire ai nostri figli, quelli della cosiddetta generazione Erasmus. Spetterà forse a loro, forti di questa esperienza di scambi formativi, gettare basi culturali, più solide e più profonde, per la costruzione di un edificio comune più accogliente e meglio organizzato.

Padova, Carrara, Napoli, si allunga sempre di più l’elenco dei morti sul lavoro. Sembra proprio che il diritto alla vita dei lavoratori, degli operai in particolar modo, sia diventato un’optional. Come si può fermare questa strage continua?
Dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

Antonio Salvatore Sassu

Ludopatia, TAR respinge ricorsi di Lottomatica

ludopatiaIl TAR di Brescia respinge i ricorsi dei concessionari Lottomatica SPA, Lotterie nazionali SRL e Lotto Italia SRL contro il Regolamento per il contrasto alla ludopatia del Comune di Bergamo: il Comune di Bergamo esce quindi vincitore dai ricorsi presentati dalle principali concessionarie di gioco del nostro Paese, società che contestavano la possibilità del Sindaco di Bergamo di limitare il consumo di gioco sul territorio comunale. “È un risultato di grande importanza, e non solo per il Comune di Bergamo”, commenta il sindaco Giorgio Gori.
Eccezione fanno invece il 10eLotto e i Gratta&Vinci venduti nelle tabaccherie, secondo il TAR, che su questo punto ha accolto il ricorso della Federazione Italiana Tabaccai: secondo il Tribunale regionale, i due giochi non possono essere soggetti a limitazioni da parte di un ente locale perché erogati in regime di monopolio. “Ma un conto è il 10&Lotto, che ha effettivamente queste caratteristiche – spiega il sindaco Gori – e un conto sono i Gratta&Vinci, che come tutti sanno possono essere acquistati ovunque, anche nelle edicole, nei bar, nei supermercati; pensiamo dunque che la loro esenzione dal regolamento sia frutto di una svista da parte del Tribunale.”
“Ciò detto – prosegue il sindaco di Bergamo – già oggi la Giunta comunale tornerà ad approvare il Regolamento per il contrasto della ludopatia, identico al precedente salvo che per l’esclusione del 10&Lotto, e lo trasmetterà al Consiglio comunale perché sia approvato già nella prossima seduta.”

Gioco d’azzardo, terreno d’infiltrazioni mafiose

Un popolo di malati di azzardo. Viene chiamata ludopatia; ormai lo stesso ministero della Salute riconosce che non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo. Chi ne è affetto inizia col trascurare lo studio o il lavoro e, avendo sempre bisogno di soldi, può arrivare a commettere furti o frodi per procurarseli, a indebitarsi anche pesantemente con familiari, parenti, amici, banche fino a rivolgersi agli strozzini e cadere vittima della criminalità organizzata. D’altro canto si tratta di un business tra i più fiorenti in Italia con cifre da capogiro e in continua crescita.

Ludopatia-PsiMartedì nell’Aula della Camera si è svolto l’esame della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“Il tema del gioco d’azzardo e le conseguenze della ludopatia – ha affermato il capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli nel suo intervento – sono particolarmente a cuore ai socialisti che in questa legislatura hanno presentato una proposta di legge al Senato a prima firma del segretario Riccardo Nencini, e una ordine del giorno nel dicembre 2013 a mia firma approvato dalla Camera. In entrambe le iniziative si evidenziava la pericolosità della legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo, attraverso l’aumento delle sale giochi, delle videolottery, della continua e incessante pubblicità che invita a giocare e a scommettere. Basti pensare che la spesa, nel 2012, degli italiani è stata di circa 85 miliardi di euro, pari a una media di 1700 euro l’anno a persona, a fronte di un gettito erariale pari a soli 8 miliardi di euro. Se si pensa che nel 2000 la spesa era poco più di 14 miliardi, il fatturato risulta quintuplicato. Dati che non tengono conto della rilevante quota del sommerso, che in alcune regioni sfiora il 50 per cento. Ringraziamo quindi la Commissione Antimafia per il lavoro svolto e per la relazione presentata dalla presidente Bindi i cui contenuti, purtroppo, erano facilmente prevedibili. Che il gioco d’azzardo, legale e non, sia terreno di facili infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, per la facilità di enormi guadagni, per l’impossibilità di effettuare continui controlli, per l’opportunità di riciclare denaro sporco, per la scarsità delle pene, è cosa che tutti sanno. La soluzione più ovvia sarebbe quella di una repentina marcia indietro, ma sappiamo che ciò non è possibile. Possiamo però “limitare i danni” attraverso un inasprimento delle pene, e lo chiediamo noi socialisti da sempre garantisti e contrari a incrementare l’aspetto “punitivo”, la maggiore trasparenza delle catene societarie che gestiscono in concessione il gioco e che deve essere estesa a tutta la filiera e l’opportunità di prevedere l’obbligo di identificazione attraverso la tessera del giocatore. Voteremo a favore della risoluzione Bindi che condividiamo pienamente”.

Ludopatia. Giocare con… l’adolescenza

BambiniGioco-GettyImagesSe dite agli adulti: «Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con gerani alle finestre e colombi sul tetto…», loro non riescono a immaginarsi la casa. Dovete dire: «Ho visto una casa di centomila franchi». Allora esclamano subito: «Oh, che bella!». Così Antoine de Saint-Exupéry apostrofava il mondo degli adulti, irriducibilmente lontano dalla fantasia e dal gioco disinteressato dei bambini.

Il “piccolo principe” di oggi ha dieci anni ed è già “un adulto”. Proprio come gli adulti, se qualcuno gli parla di una casa, non riesce più ad immaginarla con i mattoni rosa e i gerani alle finestre; pensa subito al costo, al valore economico, alla metratura, alla posizione geografica. Il suo mondo non è abitato da fate, streghe, maghi, draghi e cavalieri, bensì da un suo coetaneo sconosciuto che abita dall’altra parte del mondo e contro il quale gioca ogni sera al poker online. È la triste realtà di una nuova generazione a cui gli adulti stanno rubando il bene più prezioso: l’infanzia, il diritto al “gioco”, quello vero che è fatto di creatività, di immaginazione, di divertimento. Già, il “divertimento”!

La dipendenza dal gioco d’azzardo, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, non riguarda esclusivamente il mondo degli adulti. Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, quasi un milione e mezzo di minori in Italia è un dipendente dal gioco, mentre un bambino su cinque spende la paghetta di papà per giocare al gratta e NON vinci e quasi un adolescente su cinque frequenta abitualmente bingo e sale giochi. Sono stime che dovrebbero farci inorridire.

Ma soprattutto dovrebbero farci riflettere; innanzitutto, sulla corruzione del senso e del significato profondo del “gioco”: da passatempo, esercizio creativo della fantasia, a strumento di accaparramento di risorse materiali e di arricchimento. Sono gli adulti i responsabili di questa vera e propria “colonizzazione” operata ai danni dell’immaginario dei preadolescenti. Non ci riferiamo tanto ai genitori, il più delle volte ignari del problema o essi stessi coinvolti nel meccanismo infernale del gioco. Piuttosto siamo noi, donne e uomini delle istituzioni, che nonostante possediamo tutte le informazioni a disposizione e gli strumenti necessari per intervenire, sembriamo sottovalutare il fenomeno. Anziché agire attraverso meccanismi di deterrenza concediamo maggiori licenze. Ciò con l’obiettivo – così scriviamo nella nuova proposta di Legge di stabilità – di sconfiggere il “sommerso”, ovvero l’infiltrazione della criminalità organizzata nel mercato del gioco. Giustissimo! Ma poi? Non è forse il gioco tout court ad essere il vero problema?

Ci domandiamo: è lecito tollerare che un dodicenne rubi la carta di credito della mamma per giocare alla slot machine di una regolare sala giochi? Eppure conosciamo i numeri, le statistiche e le stime di quanti, giovanissimi o meno, sono vittime della dipendenza da gioco! Ritenere che la priorità sia la lotta al sommerso e che la soluzione sia avviare maggiori concessioni significa scientemente aggirare il problema, offrire soluzioni fuorvianti. Così come tanti di noi non ne possono più delle campagne di sensibilizzazione! Sia chiaro: non che si compia qualche errore a promuovere campagne che ammoniscono sui rischi del gioco d’azzardo, ma esse non possono rappresentare un lavabo per la coscienza di quanti con una mano puntano l’indice contro il gioco, mentre con l’altra ne favoriscono la diffusione.

La prevenzione è efficace solo se accompagnata da un’azione altrettanto efficace di contrasto diretto alla diffusione del gioco. Stante le cose sembra che noi non preveniamo il virus della ludopatia, ma non è nostro compito fornire soluzioni? Se non ci facciamo subito carico dell’”inganno”, dovremo ben presto affrontare il costo sociale delle conseguenze della diffusione del gioco d’azzardo; un costo sociale sempre più preoccupante che non corrisponde semplicemente al problema etico della crescita delle future nuove generazioni.

Il GAP, infatti, rappresenta anche un costo economico, considerando la spesa pubblica che attualmente viene stanziata dal ministero della Sanità per curare i dipendenti o fornire un’assistenza sanitaria idonea. La parola d’ordine dovrebbe essere invertire la tendenza prima che i “costi” superino i “ricavi”, perché questo dovrebbe essere il compito primario della politica. Facciamolo prima che sia troppo tardi; prima cioè di trovarci a fronteggiare l’ingente costo in termini di spese medico-sanitarie per i tanti ragazzi stretti nella morsa del gioco, a fronte dei più esili, oltre che “sporchi”, introiti nelle casse dello Stato che provengono dai bingo, dalle sale giochi, dalle lotterie o, drammaticamente, dai giochi online. Basterebbe intralciare, attraverso una regolamentazione più rigida, l’esercizio delle attività esistenti e scoraggiare l’ingresso nel mercato di nuovi attori. Un impegno oltre l’ipocrisia.

Dottor Angelo Santoro (Presidente Associazione “Interessi comuni”)
Sen. Enrico Buemi (Capogruppo Psi in commissione Giustizia)

 

Il gioco d’azzardo che invade l’Italia – Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera

Il gioco d’azzardo che invade l’Italia
Il governo ha inserito il bando per altre 22 mila sale giochi nella nuova legge di Stabilità. La protesta delle associazioni
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera del 19 ottobre 2015


Che razza di Stato è quello che premia al Quirinale l’uomo che più combatte i giochi d’azzardo e subito dopo spalanca la porta a 22.000 nuovi «punti gioco» destinati a rovinare altre centinaia di migliaia di italiani?
«Basta, basta, basta! Non ne possiamo più di queste ipocrisie!», tuona don Luigi Ciotti. Ha ragione.
Le date dicono tutto. Il 10 ottobre l’Ansa annuncia che Sergio Mattarella ha deciso di nominare il sociologo Maurizio Fiasco Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È un riconoscimento bellissimo: «Per la sua attività di studio e ricerca su fenomeni quali il gioco d’azzardo e l’usura, di grave impatto sulla dimensione individuale e sociale». Rileggiamo: «Grave impatto sulla dimensione individuale e sociale».
Tre giorni dopo (tre giorni!) un disegno di legge … (continua a leggere)

LA QUADRA DI PADOAN

Padoan-Legge stabilità

C’è un buon clima in Commissione dopo la prima lettura della legge di stabilità. Qualificate fonti indicano che l’Italia è più solida rispetto al 2014 e che non ci cono rischi che essa venga rimanda al mittente entro la settimana, possibilità prevista dal ‘six pack’ in caso di gravi mancanze. Resta aperta però la questione dello ‘sconto migranti’ chiesto dall’Italia per utilizzare un ulteriore margine di flessibilità sul deficit.

Secondo le fonti, per la valutazione che la Commissione dovrà pubblicare entro il mese di novembre “molto dipende dalle scelte del governo sulle spese per i rifugiati”. Secondo una primissima valutazione, l’esecutivo non sarebbe disposto a riconoscere una “nuova flessibilità” dello 0,2%, ma le maggiori “spese aggiuntive”, soprattutto per l’eventuale costruzione di centri di accoglienza, potrebbero rientrare nella flessibilità già accordata all’Italia e dovrebbero essere “provate”. Per quanto riguarda l’eliminazione della Tasi, fermo restando che l’orientamento generale della Commissione spinge per la tassazione sulla casa e sui consumi riducendo quella su lavoro e capitali, la valutazione “dipende se essa fa aumentare il rapporto deficit-pil in modo sostanzioso”, ma – con le cifre presentate – l’Italia “dovrebbe starci dentro”. Altro motivo di confronto con la Commissione fino al momento del giudizio sarà il percorso di aggiustamento del bilancio. Per questo punto sarà particolarmente rilevante la comunicazione sulle previsioni economiche del 5 novembre.

In un’intervista ad Agorà su RaiTre il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan è tornato a parlare della manovra: “Con la Legge di Stabilità dell’anno passato – ha detto – di cui ci siamo dimenticati, abbiamo tagliato moltissimo. Quest’anno continueremo con i tagli, toglieremo soprattutto ai ministeri e, per quanto riguarda gli altri enti di governo, si tratterà di un minore aumento di spesa”. “L’abolizione della Tasi sulla prima casa e di altre imposte comunali sarà totalmente restituita ai comuni. Le coperture per tali operazioni sono nella Legge di Stabilità”. “Come l’anno scorso” il “deficit si riduce e il debito diminuisce (dall’anno prossimo), ma allo stesso tempo forniamo sostegno espansivo alle famiglie e alle imprese. Quindi è la quadratura del cerchio”. “L’Italia – ha detto ancora – è un buon posto per investire e oggi è un buon momento per farlo”.

Una manovra su cui arrivano, come è logico, lodi e critiche. Le lodi questa volta sono quelle di imprenditori e commercianti. A quelle di Squinzi della scorsa settimana si sono aggiunte quelle di Emma Marcegaglia che ha parlato di “giudizio complessivamente positivo”. Felice dell’aumento della soglia dell’utilizzo del contante il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli che ha parlato di “scelta buona” che “semplifica la vita delle aziende”. Meno entusiastici i commenti arrivati dalla minoranza del Pd. “Nessuna battaglia ideologica. Solo una richiesta di merito. Chi ha di più, paghi di più. Chi ha di meno, paghi di meno” ha detto il deputato Roberto Speranza. Gotor, sempre della minoranza interna parla di “trasformismo delle idee e dei valori” citando quanto scritto due anni fa dal premier Matteo Renzi, a sostegno della battaglia della per mantenere la tassa sulla prima casa per i più ricchi. Sello stesso parere Federico Fornaro, senatore della minoranza Pd, della commissione Finanze di Palazzo Madama: “La verità è molto semplice: l’abolizione totale della tassazione sulla prima casa – senza tener conto del valore delle abitazioni – non solo non è equa, ma non è mai stata nel programma elettorale del PD e neppure in quello di Renzi alle primarie 2013. E’ sempre stata, invece, uno dei cavalli di battaglia della propaganda berlusconiana, peraltro unica destra europea ad aver sempre demonizzato questo tipo di tassazione. La via maestra era quella della riforma del catasto: abbandonata dal Governo senza troppe spiegazioni nonostante il Parlamento l’avesse giustamente inserita nella delega fiscale. Mentre è giusto cancellare la Tasi che all’atto pratico ha finito per essere pagata anche dalle abitazioni popolari che prima non pagavano l’IMU, è profondamente sbagliato e iniquo abolire l’IMU anche su ville di lusso e castelli, a maggior ragione se il gettito prodotto è di soli 91 milioni di euro”.

Il movimento 5 Stelle nell’attaccare la manovra ha criticato fortemente la scelta del governo, così come indicato in manovra, di rilasciare 22.000 nuove licenze per i concessionari di slot machine. “Il Governo Renzi gioca di nuovo d’azzardo”. Ha detto Gianluca Castaldi capogruppo del Movimento al Senato, commenta. “Da un aumento molto ridotto delle tasse alle concessionarie di gioco d’azzardo arriverà pochissimo – spiega Castaldi – , ma vi sarà invece un boom di sale scommesse, con una gara per la concessione di 15.000 agenzie e 7.000 corner”.

Una scelta da criticare anche per il capogruppo M5S alla Camera, Luigi Di Maio: “Uno Stato amico dei cittadini dovrebbe combattere il proliferare di slot machine e centri scommesse”. “Per far fronte al taglio della Tasi, questo Governo aprirà oltre ventimila nuovi templi del gioco d’azzardo in Italia. La ludopatia sta aumentando il costo del servizio sanitario nazionale, a cui intanto questo esecutivo ha tagliato altri 4 miliardi, e sta dilaniando le famiglie”.

Ginevra Matiz

Un “prelievo”
per morire di gioco

Gioco-dazzardo-patologicoCento firme in pochissimi giorni sono un risultato eccellente. La campagna per l’istituzione della Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo patologico ha egregiamente raggiunto il suo primo importante traguardo; indice indubbiamente di una sensibilità che si fa sempre più diffusa nel Paese nei riguardi di questa nuova patologia mentale che va progressivamente diffondendosi a dismisura. Lo stesso Ministero della Salute parla ormai di milioni di persone a rischio.

Questo riguarda soprattutto le grandi periferie delle metropoli e quelle fasce della popolazione non più esclusivamente considerate “marginali” (come ad esempio disoccupati, espulsi dal mercato del lavoro, tossicodipendenti o alcolisti), bensì anche coloro che sono perfettamente integrati nel sistema sociale come operai, impiegati, pensionati, nonché sorprendentemente anche gli adolescenti che giocano al videopoker su internet con la carta di credito presa dalla borsa della mamma: come possiamo permettere che tutto ciò avvenga?!

Appare evidente, dunque, come questa patologia, ora riconosciuta anche ufficialmente come tale dalla scienza medica, si sviluppa a partire da, e come, conseguenza della drastica riduzione delle possibilità d’accesso alle risorse materiali e culturali cui, soprattutto a seguito della crisi e delle politiche d’austerità, sono esposti strati sempre più ampi della cittadinanza. In questo senso, è strettamente necessario che le Istituzioni si impegnino a rendere operativi quei principi costituzionali che vedono nell’inclusione sociale del cittadino la premessa ineluttabile per il pieno sviluppo di una società democratica, prendendo atto della domanda che viene dalla periferia degli ultimi, dalle associazioni, dalle famiglie e da parte delle stesse istituzioni.

E’ importante, dunque, che si apprestino quanto prima ad istituire la Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo, che chiediamo a gran voce ormai da tempo. Ciò, per dar conto della maturata sensibilità che cittadini ed “opinione pubblica” mostrano riguardo a tale problematica e per cominciare fin da subito a mettere in pratica strategie e operazioni atte a prevenire in special modo a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, di cui è avvertita sempre maggiormente l’urgenza di infliggere una sconfitta.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

Gioco d’azzardo.
Un confine invisibile
tra piacere e patologia    

gioco d'azzardoIl gioco d’azzardo procura piacere?!? Ebbene sì, al punto che le statistiche ci dicono che l’80% dei cittadini italiani, almeno una volta nella vita, ha provato questa ebbrezza; mentre Il 30% lo ha fatto con una frequenza maggiore, quasi ad arrivare al limite del “burrone patologico”.

I giocatori compulsivi, invece, perdono il controllo al punto che fanno debiti, consapevoli di “mettere in gioco” la loro vita affettiva, sociale e lavorativa. Non riescono a staccarsi dai videopoker, sale da gioco, slot-machines o più semplicemente dalle varie piattaforme di poker online che sempre di più catturano nella rete le emozioni dei nostri “ragazzini”. A questo capitolo, però, dedicheremo apposite e più approfondite riflessioni.

Il giocatore d’azzardo non è dissimile dal drogato: tutti e due finiscono per sviluppare una forma di sottomissione gravissima al piacere del momento, che il processo o la sostanza provocano nei soggetti più esposti al pericolo! La dipendenza è un fenomeno complesso, come tale coinvolge una serie di aspetti individuali, familiari, sociali e perfino comportamentali; al punto di non riuscire più a percepire i “rumori” della vita ed isolarsi dentro la “bolla di Amplifon”! Una pericolosa necessità ossessiva che non ti fa sentire più nulla se non il bisogno di gratificare un’esigenza immediata. Diciamo così, a livello psicologico, il soggetto è talmente assorbito dalle proprie necessità da non riuscire a farne a meno. Il giocatore d’azzardo, poi, inizia a trascurare la propria vita e quindi, come dicevamo, le relazioni familiari e quelle sociali; crea, cioè, una sofferenza generale che, inevitabilmente, infetterà anche tutti i nuclei di appartenenza del soggetto stesso.

Stiamo parlando di situazioni comportamentali talmente gravi che se tali giocatori venissero allontanati dalla loro fonte di gratificazione repentinamente, potrebbero sviluppare crisi di astinenza tali da provocare loro sintomi come ansia, sudorazione, nausea, e persino episodi di vomito e tachicardia. Per intenderci il gioco d’azzardo è una dipendenza senza droga, una sorta di prostrazione psicologica che rende schiavo l’essere giocatore fino al punto di rubargli l’anima. Non dobbiamo, però, escludere la possibilità che il vizio si sviluppi con la subordinazione dal sesso, dal cellulare, dal lavoro, da shopping compulsivo ed, in alcuni casi, perfino ad integrare la follia con l’assunzione di “schifezze” che, in un modo o nell’altro, ti costano la vita!

L’Italia, dopo il Giappone ed il Regno Unito, si colloca al terzo posto tra i paesi industrializzati che giocano di più al mondo. Attenti però a clonare le modalità di risposta assunte dagli altri. Il Giappone, in particolare, ha risposto con il “Hikikomori”, ovvero, lo stare in disparte, isolarsi, al punto di avere un tasso di natalità molto basso come nel nostro Paese, oltre che una delle più alte percentuali di suicidi. I malati, tutti coloro che hanno contratto il virus della “azzardopatia”, sono ormai più di un milione, e sostenere, oggi, che tale cifra possa frantumare il traguardo dei tre milioni non è lontano dalle cose!

Angelo Santoro e Lolita Guliman

Ludopatie, sì a mozione Lo Stato incassa la metà di quanto spende per curare

Ludopatia-PsiIl Governo si è impegnato a contrastare il gioco d’azzardo e le ludopatie, con iniziative volte “a promuovere misure restrittive, sia di ordine normativo che amministrativo, a monitorare le attività che ruotano intorno al gioco d’azzardo per eliminare quelle illecite che affiancano il gioco legale, ad assumere tutte le iniziative opportune perché siano destinate risorse adeguate al fine di riabilitare i giocatori dipendenti e prevenire l’ulteriore aumento dei malati e a prevedere nelle scuole primarie e secondarie dei percorsi specifici volti ad informare ed educare i giovanissimi sui rischi connessi ai vari tipi di giochi.

Gli impegni sottoscritti dal Governo sono contenuti in una mozione che la Camera ha approvato con 358 voti a favore e solo 8 contrari. Primo firmatario il capogruppo del PSi a Montecitorio, Marco Di Lello, che ha ricordato come i dati ufficiali indichino “una situazione molto preoccupante. In Italia ci sono circa 790.000 malati dipendenti dal gioco, mentre 1 milione e 750 mila sono considerato a rischio patologia. Si tratta perlopiù di disoccupati, casalinghe, pensionati e, purtroppo, tantissimi giovani e giovanissimi che già dall’età infantile risultano contagiati dalla dipendenza dal gioco”. Una malattia che si accanisce contro i più ‘deboli’ come possono esserlo non solo i giovani, ma anche i senza lavoro.

Difatti secondo una ricerca recente del Codacons il 50% dei disoccupati italiani presenta forme più o meno gravi di ludopatia, con il 17% dei pensionati colpiti, il 25% delle casalinghe e il 17% dei giovanissimi. I ragazzi tra i 15 e i 18 anni aumentano con una media del 13% all’anno mentre sono 400.000 i bambini tra i 7 e i 9 anni che risultano contagiati dalla dipendenza per il gioco.

Quanto alle cifre dell’economia di questo settore “nel 2013 solo con le slot machine e le videolotterie gli italiani hanno speso 47,5 miliardi (il 56 % di quanto speso complessivamente nel gioco). Le vincite incassate sono state pari a 38,5 miliardi di euro, allo Stato sono finiti 4,3 miliardi. Nel 2014 la raccolta complessiva parla di 45,6 miliardi, con un gettito per l’erario pari a 4,1 miliardi”. Un settore che ‘tira’, che poggia le sue fondamenta su “circa 400.000 slot machine, in media 1 ogni 150 abitanti”, e parliamo solo di quelle legali.

Un’indagine della Guardia di Finanza nel maggio 2014 ha riscontrato gravissime irregolarità, tra cui la presenza dei minori e giochi clandestini, in quasi tutte le sale scommesse. Su 2.266 esercizi ispezionati in tutta Italia, il 31% è risultato fuori norma. Un centro su tre!

Quanto alla malattia del gioco, in virtù del decreto Balduzzi 158/2012, è stato creato un osservatorio sulle ludopatie, riconoscendo la ludopatia come una patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro. Una patologia temibile che ha un prezzo molto elevato per la collettività visto che i “costi sociali legati al gioco sfiorano 7 miliardi di euro, in quanto ogni giocatore patologico costa allo Stato 38mila euro annui”. Insomma lo Stato incassa 4,5 miliardi di tasse sui giochi, ma ne spende quasi il doppio per curare gli italiani.

Il gioco in questo senso è davvero perverso anche perché da una parte la tecnica informatica rende sempre più facile accedere al gioco d’azzardo mentre dall’altra il fatto che sia lo Stato a ricavarne un beneficio economico diretto – almeno apparentemente – fa ritenere al giocatore non solo di non commettere alcun reato, ma anche e soprattutto di fare una cosa ‘normale’, non socialmente riprovevole, finendo per agevolare la dipendenza del giocatore. Il “giocatore – scrivono nella mozione – ha la sensazione di avere quasi il dovere di provarci che, rafforzata dal contesto, elude o minimizza la presa di coscienza del pericolo di una dipendenza che man mano si consolida”.

“L’articolo 1 comma 33 della legge di stabilità approvata nel dicembre 2014 destina una quota pari a 50 milioni di euro all’anno alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dei malati di ludopatia, di cui 1 milione all’anno per la sperimentazione di modalità di controllo tramite specifici software che consentano al giocatore stesso di ricevere messaggi di allerta in base al monitoraggio del proprio comportamento nei confronti del gioco”.

Troppo poco per arginare il fenomeno ed evitare che alla fine sia lo Stato a giocare contro se stesso e rimetterci sicuramente.

“Per troppo tempo – ha dichiarato Di Lello – la ludopatia è stata ritenuta una dipendenza meno grave da quelle per l’alcool o le droghe; oggi sappiamo che non è così e noi socialisti continueremo a batterci, così come facciamo ormai da tempo contro le lobby del gioco d’azzardo e per prevenire la ludopatia”.

La mozione è stata firmata oltre che dall’on. Di Lello, dagli onorevoli Ivan Catalano, Lello Di Gioia, Claudio Fava, Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Mario Borghese, Vincenza Labriola, Gianni Melilla, Riccardo Merlo.

Lorenzo Mattei

Un popolo di santi, poeti,
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Jackpot City l anuova sala giochi in via canevari, slotMentre sempre più italiani, in un momento socio-economico grave, si avvicinano al gioco d’azzardo e al mondo dei Gratta e Vinci, Lottomatica è diventata leader 2014 nel settore. Intanto i casi patologici legati alla ludopatia aumentano. Le dipendenze da gioco spesso portano alla rovina economica chi ne è affetto e provoca disagio nelle persone a lui più vicine. Con quasi 80mila apparecchi, 68.824 slot e 11.041 vlt, Lottomatica è al primo posto nel settore vendite. La ricognizione dei Monopoli, al 31 dicembre 2014, prevede la ripartizione della tassa da 500 milioni di euro introdotta dalla Legge di Stabilità. Continua a leggere