Genova: Cassimatis presenta la propria lista

cassimatisMarika Cassimatis, ex candidata sindaco del M5s, si presenterà alle elezioni per la carica di sindaco di Genova con la lista ‘Cassimatis Genova’. Lo ha confermato la stessa Cassimatis stamani nel corso di una conferenza stampa. Marika Cassimatis, ex candidata sindaco per il M5s era stata scomunicata da Grillo a favore del candidato Luca Pirondini, nonostante fosse arrivata prima nelle comunarie.

“La lotta continua – ha detto – con coraggio e determinazione. Vogliamo uscire dai tribunali perche’ abbiamo già fatto abbastanza”. “L’ordinanza ci ha dato ragione e quindi siamo contenuti di quello – ha detto Cassimatis -. Abbiamo avuto il 90% di quello che volevamo, far vedere a livello nazionale che c’è un verticismo nel movimento. Abbiamo avuto coraggio, non abbiamo avuto paura di andare contro un potere forte come quello di Casaleggio”. Per ottenere il simbolo, ha detto ancora “ci sarebbero state difficoltà: avremmo comunque dovuto fare ancora delle cause e poi la nostra lista, che ha vinto il 14 marzo, in realtà non era più compatta con quei numeri, perché alcune persone disgustate da quello che era successo si sono disiscritte dal M5s”.

Ora “andiamo avanti, chiudiamo pagina col movimento, ce ne faremo una ragione – ha concluso Cassimatis -. Il nostro simbolo è l’araba fenice che rinasce più forte dalle ceneri, ancora più forte e coraggioso di prima”. “Ho avuto qualche perplessità guardando al programma di Pirondini – ha detto – ed è uno dei motivi per cui abbiamo deciso che la strada con il Movimento era meglio interromperla e intraprenderne un’altra”. Cassimatis ha poi confermato di non aver più sentito Grillo dal giorno del suo ricorso contro la scomunica’. “So che girano voci false di accordi economici con Grillo in cambio del nostro ritiro – ha detto -, voci destituite di ogni fondamento”.

Grillo, sindaco supplente, chiede l’aumento

Grillo-Germanwings-RenziBeppe Grillo si trasforma in sindaco supplente di Roma e bussa a cassa verso il centenario Ordine dei Cavalieri di Malta. Chiede l’aumento dell’affitto per uno stabile utilizzato in via Alessandria a Roma che ospita “una vostra rappresentanza”. Il garante del M5S, con una lettera aperta pubblicata nel suo blog su internet, invita i discendenti dei cavalieri crociati in Terra santa a mettere mano al portafogli: “Sono qui a chiedervi un piccolo aumento della pigione che versate al comune”.

Il comico genovese indossa i panni del sindaco di Roma per reclamare l’aumento: “Possiamo fare il 20%? Capisco che è una percentuale elevata ma l’enorme debito accumulato da Roma Capitale negli ultimi decenni mi fa essere agguerrito sino a vincere questa timidezza ancestrale”. Grillo usa un linguaggio provocatorio ed ironico: “A conti fatti si tratterebbe del venti per cento di 12, cioè 2,4 in più…euro…all’anno. Su base mensile 2,4 euro diviso dodici mensilità sarebbero 20 centesimi in più al mese”.

E’ una incursione davvero strana quella di Grillo. Lui stesso mette in berlina l’esiguità della pigione e degli aumento richiesto per “Palazzo Grillo”, lo stabile della capitale che porta il suo stesso nome concesso in affitto ai Cavalieri di Malta. E’ singolare che il leader carismatico del lanciatissimo M5S (da tutti i sondaggi è dato come il primo partito italiano) si soffermi su una questione così particolare di Roma. La città eterna ha mille problemi molto più importanti: dalla corruzione pubblica alla traballante giunta cinquestelle, al caos nel viaggiano il trasporto pubblico e la nettezza urbana provocando le proteste dei cittadini e dei turisti.

Invece il capo dei pentastellati si mette la fascia tricolore di sindaco di Roma per “punzecchiare” i Cavalieri di Malta sull’aumento della pigione, una competenza di Virginia Raggi. La sindaca grillina della capitale tace. Da dieci mesi non ha pace. Da quando lo scorso giugno è stata eletta in modo trionfale alla guida del Campidoglio ne ha viste di tutti i colori: stretti collaboratori arrestati, dimissioni a catene degli assessori, la giunta in affanno che rischia di cadere nell’immobilismo. Ora la grana maggiore all’orizzonte è quella del nuovo stadio della Roma da costruire a Tor di Valle. Il travagliato accordo raggiunto tra la sindaca e la squadra giallorossa, raggiunto a fine febbraio, rischia di saltare, perché il Campidoglio ancora non ha dato il disco verde al nuovo progetto che modifica quello approvato da Ignazio Marino, il precedente sindaco. I cinquestelle capitolini sono ancora divisi sulla necessità del nuovo stadio e sulla bontà del progetto avanzato da James Pallotta, il presidente della Roma.

Sembra quasi un commissariamento della Raggi da parte di Grillo, sembra quasi la stessa aria che si respirava qualche mese fa. A dicembre quando erano scoppiati gli scandali che avevano coinvolto la giunta comunale, si parlava di commissariamento della sindaca e di sue possibili dimissioni. Virginia Raggi smentì innervosita: “Non sono commissariata e mi sento ancora dentro il M5S”. Davanti ai mille problemi della città assicurava: “Stiamo lavorando”. Però adesso da Grillo arriva un nuovo segnale. E’ un intervento che, per ora, ha il sapore di una supplenza politica su un problema estremamente minore di Roma.

Rodolfo Ruocco
(sfogliaroma.it)

M5S. Il tribunale di Genova “ferma” Grillo

Marika_CassimatisLa corsa alle amministrative di Genova di Grillo viene ‘fermata’ dal tribunale della sua città e adesso il simbolo del Movimento Cinque Stelle rischia di scomparire dalle elezioni amministrative dell’11 giugno. Per il tribunale del capoluogo ligure Marika Cassimatis, già candidata sindaca del M5s nella città ligure, non poteva essere rimossa da Beppe Grillo e sostituita con un altro esponente.
Anche se Beppe Grillo è il capo politico del Movimento “Non ha il potere di veto sulle decisioni delle assemblee telematiche. Tali decisioni anzi sono vincolanti per lui e per gli eletti”, si legge sull’ordinanza del giudice Roberto Braccialini che ha sospeso l’esclusione di Cassimatis. La candidata era stata indicata scelta da una votazione online tra gli aderenti genovesi del Movimento Cinque Stelle, Grillo aveva annullato la decisione e organizzato una nuova votazione, questa volta su scala nazionale, da cui era uscito vincente Luca Pirondini.
“Nonostante non sia particolarmente agevole ricostruire le regole organizzative del Movimento e l’istanza dirigista riconosciuta a Grillo, quest’ultimo non ha un potere di intervento nel procedimento di selezione delle candidature”, si legge ancora. E ancora, “Le assemblee telematiche producono deliberazioni vincolanti per il capo politico e per gli eletti. Grillo ha un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, in materia di candidature locali, non si identifica nel diritto di ultima parola”.
“Per ora sono io il candidato” rivendica l’insegnante di geografia Cassimatis dopo la decisione del tribunale: “Siamo molto contenti per questa vittoria e spero ci sia un incontro di chiarimento con lo staff e con Beppe Grillo”.
Cassimatis, ha già fatto sapere che dopo il riconoscimento del Tribunale non ha alcuna intenzione di sganciarsi dal simbolo sotto il quale è stata eletta, ma Beppe Grillo potrebbe rivolgersi al Tribunale per sottrarle il marchio M5S. A questo punto però Grillo non ha altri candidati da schierare per la sua Genova, a meno che non decida di riaprire le urne, con nuove consultazioni comunarie e raccolta firme.

Ue, manca la cura
contro il rigetto

exit from the eurozone: golden star fallen from a blue wall

Poche persone nelle strade del centro di Roma e molte saracinesche di negozi abbassate. La paura sabato scorso era tanta. Invece è andata bene, niente morti e feriti. Dei tafferugli tra manifestanti e polizia, ma nessun incidente grave. Alle fine della giornata 122 fermati. La festa nella città eterna per i 60 anni dell’unità europea è andata bene, almeno sul fronte dell’ordine pubblico. Sono state pacifiche le contestazioni di destra e di sinistra dell’euro e sono filate lisce quelle in favore dell’Unione europea. Fortunatamente sono stati smentiti i timori della vigilia per le incursioni violente dei black bloc e per i possibili attentati dei terroristi islamici.
I capi di stato e di governo dei 27 paesi dell’Unione europea sono saliti sul Campidoglio e hanno firmato nella sala degli Orazi e dei Curiazi la “nuova dichiarazione di Roma”. La cerimonia è avvenuta nella stessa sala e con la stessa penna usata proprio 60 anni fa dai premier delle 6 nazioni pioniere dell’unità del vecchio continente. Il 25 marzo 1957 diedero vita al Mec (Mercato comune europeo), poi divenuto Cee (Comunità economica europea) e quindi Ue. Si aprì una stagione di pace, di libertà, di benessere dopo la tragedia fratricida della Seconda Guerra Mondiale.
È stata una festa solenne ma triste quella del 25 marzo. Triste perché la Gran Bretagna ha abbandonato la Ue lo scorso 23 giugno con un referendum, infrangendo il mito dell’unità. Triste perché le spinte disgregative dell’Unione europea sono fortissime. L’elenco è lungo: l’invasione di centinaia di migliaia di immigrati dal Medio Oriente e dall’Africa, la disoccupazione di massa e la chiusura delle fabbriche, l’impoverimento e la precarizzazione del ceto medio, l’austerità finanziaria imposta dalla nascita dell’euro, gli egoismi nazionali. Il disagio sociale tra gli europei è altissimo, come la paura del futuro. Così i movimenti nazionalistici e populisti rischiano di causare, più o meno velocemente, la disgregazione della Ue.
Jan Claude Juncker, forse per esorcizzare il pericolo dello sfaldamento, ha proclamato: «Ci sarà un centesimo anniversario della Ue». Il presidente della commissione europea ha cercato d’infondere fiducia nel futuro: «Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che siamo riusciti a raggiungere. Abbiamo dotato questo continente di una pace durevole e di una moneta unica. Non pensavamo di essere in grado».
Anche Paolo Gentiloni ha cercato di infondere ottimismo: «Eravamo in 6, ora siamo in 27». Il presidente del Consiglio italiano ha tentato di mettere benzina nel motore dell’unità europea: «Abbiamo imparato la lezione: l’Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni».
Gli obiettivi sono belli, ma restano un po’ sospesi nel nulla. Non si è parlato dei duri contrasti tra i paesi forti dell’Europa del nord, guidati dalla Germania, e quelli deboli del sud (a Grecia, Italia e Spagna rischia di aggiungersi anche la Francia). Non si è parlato della necessità di mettere da parte l’austerità finanziaria in favore degli investimenti per l’occupazione, non si è discusso di una soluzione all’immigrazione (ora gravante su pochi paesi come l’Italia).
Si è molto parlato del “sogno” dell’Europa unita perseguito e realizzato 60 anni fa da De Gasperi, Schuman e Adenauer, ma senza l’entusiasmo e la concretezza dei tre statisti europei del dopo guerra. Anche Virginia Raggi ha citato “il sogno” dei tre statisti, pronunciando un discorso molto istituzionale. La sindaca cinquestelle della capitale, appena rientrata da una breve e contestata vacanza sulle nevi dell’Alto Adige, ha svolto un intervento molto istituzionale definendo “una avventura straordinaria” l’impresa dell’unità europea. Non ha fatto riferimento alle dure critiche del M5S alla Ue né all’intenzione di Beppe Grillo di varare un referendum contro l’euro.
Scorrendo la “nuova dichiarazione di Roma” firmata dai 27 paesi della Ue, si leggono principi molto giusti come la pace, la sicurezza e il benessere da perseguire a livello europeo ed internazionale, ma non si indica come. Si sottolineano quattro obiettivi di marcia verso questi traguardi. La strada è precisa: «L’Europa è il nostro futuro comune».
Bene, benissimo. Ma occorre anche lavorare per restituire fiducia agli europei nell’unità europea, rigettando ogni ipotesi di divisione e di disgregazione. Se si pensasse di meno al giudizio dei mercati finanziari e di più ai bisogni dei cittadini europei colpiti dalla crisi economica forse sarebbe meglio. Se ad esempio, si realizzasse un grande piano europeo per sostenere la ripresa e l’occupazione, forse i Palazzi di Bruxelles verrebbero guardati come meno ostilità. Se ad esempio venisse realizzato lo Scudo europeo contro la disoccupazione, il progetto lanciato oltre 30 anni fa dall’economista Ezio Tarantelli, forse la situazione migliorerebbe.
Ma per ora non si vede una “grande idea” che possa rilanciare l’unità europea scaldando i cuori dei cittadini del vecchio continente. Non ci resta che incrociare le dita: il voto di aprile per eleggere il presidente della Repubblica francese sarà cruciale. Se vincerà Marine Le Pen saranno guai. La presidente del Fronte nazionale, un partito di estrema destra nazionalista, ha annunciato ai primi di febbraio: chiederà l’uscita della Francia dalla Ue, dall’euro e dalla Nato in caso di vittoria. In tempi rapidi serve una cura contro la crisi di rigetto che rischia di travolgere l’Europa.

Rodolfo Ruocco

Sfoglia Roma

Grillo a Roma e Raggi nella bufera… della neve

grillo romaBeppe Grillo da Genova arriva a Roma “blindata” per il vertice Ue del 25 marzo. Virginia Raggi dalla capitale a sorpresa va sulle Dolomiti. Il garante del M5S ha partecipato a un convegno alla Camera sull’acqua pubblica e ha giocato a tutto campo sulla scena politica nazionale e su quella romana. La sindaca della città è andata in vacanza sulle Alpi di Siusi in Alto Adige per riposarsi: sci, neve, aria pulita e boschi per combattere la stanchezza e lo stress di lunghi e travagliati mesi di lavoro. Non ha avuto un attimo di tregua da quando è stata eletta sindaca di Roma lo scorso giugno: scandali giudiziari piovuti sulla giunta cinquestelle, dimissioni a catena degli assessori, funzionamento a singhiozzo del trasporto pubblico e della nettezza urbana.
È stata una partenza repentina. Lunedì mattina prima una rapida apparizione all’”Edicola” di Fiorello, una foto guancia a guancia assieme al comico, quindi via di corsa verso l’Alto Adige. Ha staccato la “spina” lasciando al vice sindaco Luca Bergamo la complicata incombenza di affrontare una settimana molto impegnativa in Campidoglio: le nomine, la discussione sul cambio della guardia all’assessorato all’Urbanistica dopo le dimissioni di Paolo Berdini, il nuovo progetto per lo stadio della Roma a Tor di Valle.
L’assenza ha fatto scalpore. Gli attacchi delle opposizioni sono arrivati a valanga, duri soprattutto quelli del Pd capitolino. La sindaca grillina della capitale ha replicato su Facebook: «Sarò fuori di città per qualche giorno di riposo con la famiglia». Un mese fa aveva avuto un leggero malore ed era stata curata all’ospedale San Filippo Neri: «Ho dato ascolto ai medici che mi avevano prescritto di staccare un po’ dopo sette mesi di lavoro senza pausa». È stata immortalata in una foto mentre in treno, assieme al figlio piccolo, era in viaggio. Quella fotografia, intrusiva della sua vita privata, proprio non le è piaciuta: «Non è politica» ma «è sciacallaggio». Non ha partecipato nemmeno alla commemorazione dell’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine. Il Pd capitolino ha attaccato: per la prima volta un sindaco è assente. Lei dalle Dolomiti ha replicato sempre con lo stesso termine: «Sciacallaggio».
Virginia Raggi conta di rientrare a Roma per partecipare domani alle celebrazioni dei 60 anni di vita dell’unità europea. Ci saranno i capi di Stato e di governo di 27 nazioni per ricordare la nascita della Cee il 25 marzo del 1957 proprio nella città eterna. La sindaca non vuole e non può mancare a questo rilevante appuntamento.
Tuttavia mentre la prima cittadina dell’urbe scia sulle nevi delle Dolomiti, la tensione sale vorticosamente in Campidoglio. Il problema più urgente è il pronunciamento del consiglio comunale straordinario sul nuovo impianto di calcio. L’accordo di un mese fa ha dimezzato le cubature da costruire attorno allo stadio di Tor di Valle e adesso c’è la necessità di modificare con una nuova delibera quella originaria approvata da Ignazio Marino, il precedente sindaco.
Torna a soffiare il pessimismo. Si parla di uno slittamento dei lavori. L’assessore all’Urbanistica Luca Montuori è fiducioso: «Staremo nei tempi». La Roma, però, che ha consegnato in Campidoglio le carte del nuovo progetto, non vede rosa. James Pallotta, che aveva previsto la posa della prima pietra quest’anno e la conclusione dei lavori entro il 2020, è pessimista. Il presidente della società giallorosa è sconfortato: «Lo stadio avrà sfortunatamente un anno di ritardo».
Assente la Raggi, presentissimo Grillo. Il capo del M5S non è venuto a Roma solo per partecipare al convegno sull’acqua pubblica. C’è sul tappeto il problema della travagliata navigazione della sindaca della capitale e quello delle critiche dall’interno dei pentastellati al deficit di democrazia interna. Il comico-leader politico, che in passato ha ammesso gli errori della Raggi, è tornato a difendere la prima cittadina in una intervista al ‘Corriere del Ticino’: «Roma è così complicata che ha un urgentissimo bisogno di soluzioni semplici. E Virginia Raggi si sta impegnando per trovarle». Ha anche usato il pugno di ferro con i dissidenti interni: «Chi non è d’accordo si faccia un altro partito». Comunque «la democrazia non se la canta e se la suona da solo nessuno, tantomeno io».
Grillo, con il vento in poppa dei sondaggi elettorali dopo la scissione del Pd, fa il mattatore in politica come in teatro. Non può permettersi il crollo della giunta Raggi nella città eterna, proprio adesso che potrebbe essere a portata di mano il sogno di conquistare il governo dell’Italia nelle prossime elezioni politiche, all’inizio del 2018 o anche prima.

Rodolfo Ruocco

Sfoglia Roma

Nasce ‘Sfoglia Roma’,
una voce libera

sfogliaromaNasce ‘Sfoglia Roma’,  giornale online dedicato alla capitale, che è visibile in rete da giovedì 9 marzo all’indirizzo www.sfogliaroma.it.  Nel primo numero, l’incredibile vicenda di uno dei ponti sul Tevere, ponte Principe Amedeo Savoia Aosta, con problemi strutturali e vietato ai bus ma non alle auto da quasi un anno. Lo stadio della Roma che dilania il M5S con Grillo che salva la sindaca Raggi, ma non ha il coraggio di proclamare un referendum tra i cittadini dopo aver indicato la necessità di una consultazione (“Prima sentiremo la popolazione”). L’odissea di un viaggiatore nella vana ricerca di un taxi e le traversie di chi chiede  una nuova  carta d’identità per sostituire quella sbagliata (“Torni pure tra 23 giorni”).

E ancora: il varo del Museo del Calcio Internazionale in via Merulana con 5 mila cimeli dei grandi fuoriclasse del pallone; lo scontro tra  i leader degli intellettuali pro  e contro Ottaviano Augusto, Mecenate e Messalla, raccontato attraverso il resti della villa sull’Appia del secondo. Indipendente da partiti, lobby, centri di potere e associazioni di qualsiasi natura, ‘Sfoglia Roma’ nasce su iniziativa di Rodolfo Ruocco e Felice Saulino, due giornalisti professionisti con alle spalle una lunga esperienza di lavoro come cronisti di economia e politica.

In un universo mediatico in cui oggi si confonde la propaganda con l’informazione, il comunicato o il twitt con la notizia,  l’obiettivo di ‘Sfoglia Roma’è quello di pubblicare notizie chiare, certe e verificate. Preferibilmente scomode per chi comanda. La formula è quella di “osservare, analizzare e raccontare” le vicende della capitale fornendo una chiave di lettura senza la quale spesso risultano incomprensibili.

Roma, lo stadio
e l’armata Brancaleone

Come ha autorevolmente affermato Paolo Portoghesi in un paese civile dovrebbe essere il Comune a scegliere la collocazione dello stadio offrendo gratuitamente il terreno e dando vita ad un concorso internazionale di progettazione. L’Urbanistica è materia complessa e tuttavia è quella che più si avvicina alla sfera degli interessi politici. In senso nobile, perché è evidente che l’oggetto dell’una coincide con  quello dell’altra: la polis. Che non è solo ordinamento e comunità ma anche territorio. In senso meno nobile perché sono noti gli appetiti e gli interessi speculativi che scatena e che la buona politica dovrebbe contenere e mettere ai margini. Tuttavia essa è retta da un insieme di norme e regole complicate e, soprattutto, vecchie.

Sorprende che nessuna forza riformista di governo abbia messo al centro dei propri programmi la riforma della legge quadro sull’urbanistica, che risale ormai al 1942, quando la realtà era lontanissima da quella attuale. Da allora si sono susseguite una serie di leggi e normative che hanno integrato e parzialmente modificato il testo del 1942 senza mai giungere ad un testo unico compiuto ed organico. Occorrono anni per approvare un piano regolatore, tra autorizzazioni, deduzioni e controdeduzioni. Quando poi viene approvato si scopre che la realtà che dovrebbe governare si è nel frattempo modificata ed è andata da tutt’altra parte. Tra rigida pianificazione e urbanistica contrattata occorrerebbe trovare una strumentazione più adeguata e al passo coi tempi, che da un lato fissi le grandi invarianti e dall’altra consenta l’attuazione del piano di governo al quale le amministrazioni democraticamente elette vorrebbero  applicarsi.

La vicenda dello stadio della Roma è paradigmatico di una realtà opaca dove il ritorno all’urbanistica contrattata, con un soggetto pubblico (il Comune) debole, apre la strada agli interessi privati e alle loro aspirazioni speculative, in deroga alle norme e alle prescrizioni dell’attuale piano regolatore che quindi si conferma come piano vacuo e privo di effettività. Ed è difficile avere un’idea compiuta del diverso equilibrio degli interessi in gioco. E’ interesse pubblico lo stadio? O lo sono le infrastrutture e i servizi, gli oneri di urbanizzazione ad esso connessi, tutti finanziati, sulla carta, dai privati? La città ha bisogno di infrastrutture e investimenti per la mobilità, ma ha bisogno di un ennesimo mega centro commerciale e direzionale costruito attorno allo stadio? Oppure è interesse pubblico preservare un’area di interesse ambientale dove dovrebbe sorgere un parco fluviale? Come ha autorevolmente affermato Paolo Portoghesi, in un paese civile dovrebbe essere il Comune a scegliere la collocazione dello stadio offrendo gratuitamente il terreno e dando vita ad un concorso internazionale di progettazione.

Ora sembra che il Sindaco Grillo (perché è lui il Sindaco di Roma, anche se i romani ancora non lo sanno, la Raggi è solo una inadeguata collaboratrice) abbia deciso, salomonicamente, che lo stadio si può fare, ma da un ‘altra parte. Tutto ricorda l’armata Brancaleone, quando il noto condottiero, rivolto ad una comitiva di straccioni pellegrini dice:  “Ite dove ve pare….ma da un’altra parte”. Quindi, mentre nella città tutto è degrado,il vecchio ippodromo di Tor di Valle è abbandonato al vandalismo, il Flaminio, in pieno centro idem, lo stadio del nuoto,idem. Quindi, mentre SKY va via da Roma, seguita pare da Mediaset,  Almaviva ha già chiuso, l’ ennesima crisi di Alitalia è alle porte, la città si divide sulla costruzione di uno stadio e l’amministrazione capitolina semplicemente non decide. Butta la palla in tribuna, aggrappandosi al vincolo della sovraintendenza del Comune di Roma. Noi ostinatamente riteniamo invece che Roma avrebbe bisogno di una leadership efficace e trasparente, che individui gli interessi pubblici prevalenti e sia capace di farli valere nel rapporto con gli interessi economici che hanno fatto il bello e il cattivo tempo per decenni. Non è questione di uno stadio. E’questione di capacità di governo, progetto, trasparenza.

Loreto Del Cimmuto
(segretario Psi fed. romana)

Si allungano i tempi per la legge elettorale

urna-elettoraleSlitta l’approdo in aula alla Camera della legge elettorale, inizialmente programmato per il 27 febbraio e subito arrivano le accuse incrociate di voler allungare i tempi. Il presidente della Commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, invierà a breve una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini, per comunicare che la Commissione non terminerà i propri lavori in tempo per quella data. Nella seduta odierna di oggi Mazziotti, che è anche relatore, ha illustrato altre quattro proposte di legge depositate nonché la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum. Si è quindi deciso di procedere a alcune audizioni su punti precisi della normativa elettorale, che si svolgeranno venerdì della prossima settimana, dato che nel frattempo la Commissione dovrà esaminare il decreto sicurezza. A questo punto la Commissione non riuscirà a concludere i lavoro entro la mattina di lunedì prossimo, 27 febbraio, così da rispettare il calendario. Di qui la lettera di Mazziotti a Boldrini.

L’invito della Corte costituzionale al Parlamento a varare una legge elettorale che favorisca la formazione di maggioranze parlamentari omogenee, deve avere un seguito concreto. altrimenti significherebbe “tradire lo spirito del nostro sistema costituzionale”. Ha detto ancora il relatore alla legge elettorale, Andrea Mazziotti, illustrando in Commissione la sentenza della Consulta sull’Italicum. “A conclusione della sentenza – ha detto Mazziotti – la Corte ha richiamato l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sulla legge di riforma, che ha confermato un assetto costituzionale basato sulla parità di posizione e funzioni delle due Camere elettive. In tale contesto, la Corte ha quindi rilevato che ‘la Costituzione, se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non ostacolino, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee’. “Quello della Corte – ha quindi aggiunto Mazziotti – non è un banale commento. E’ un monito all’intero Parlamento: non dare al Paese una legge omogenea e funzionante, magari per meri interessi di partito, significa tradire lo spirito del nostro sistema costituzionale. E di questo – ha concluso – tutti noi dovremo tenere conto”.

Su tutte le furie i 5 Stelle che parlano di melina. “La verità – scrivono in una nota i deputati M5S della commissione Affari costituzionali – è che non vogliono farci votare per arrivare a maturare la pensione a settembre”. La risposta arriva direttamente dal Pd: “Il Pd in queste settimane non ha mai chiesto di far slittare la data di arrivo in Aula della legge elettorale, non ha chiesto audizioni, non ha chiesto il rinvio della discussione. Ha chiesto di far partire la discussione su una proposta di legge a prima firma Nicoletti che ricalca il cosiddetto Mattarellum e si è detto disponibile a lavorare in qualsiasi giorno della settimana. Sono altri gruppi politici di opposizione che, legittimamente, hanno chiesto di attendere il deposito della sentenza della consulta e l’analisi di quella sentenza. Dunque, per il rinvio della data del 27 febbraio, i 5 stelle si rivolgano ad altri”. Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera Emanuele Fiano.

Interviene anche il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio per il quale “occorre mettere in salvo il confronto sulla legge elettorale, sottraendola al conflitto in atto nel Pd, pur comprendendo che, probabilmente, una equilibrata formula elettorale, senza posizioni privilegiate per nessuno, potrebbe aiutare i dibattiti nei partiti. Togliere i capilista bloccati, infatti, non è solo un atto di giustizia nei confronti del popolo sovrano, ma anche una regola che consente una battaglia aperta e leale dei candidati nelle stesse liste”.

Roma, la giunta Raggi sempre più impantanata

raggi-xTarda, eccome se tarda, ogni barlume di iniziativa e proposta progettuale in grado di restituire respiro e speranza alla città. L’ultimo grido di allarme è arrivato dall’Associazione degli industriali del Lazio, che denuncia un’assenza di progettualità e di un vuoto operativo su tutti i settori: dai rifiuti alla mobilità all’immagine della città. Direi anche e forse soprattutto della città metropolitana. Ma se domani si dovesse votare, per il centro-sinistra non si porrebbe solo il problema di trovare un candidato sindaco, ma anche quello di una proposta e una formula politica nuova e credibile. Considerando che nel 2018 si voterà di certo per la Regione.

La giunta Raggi è infatti sempre più impantanata nel groviglio delle indagini giudiziarie e delle guerre tra fazioni. Le immaginiamo, le notti insonni della Sindaca. Tra interrogatori notturni e l’incubo del commissariamento da parte del partito-azienda, non deve essere un bel vivere rischiare di passare alla storia come il più macabro scherzo che la politica ha riservato a Roma e ai romani. Quindi, anche se il nostro iper-garantismo è messo a dura prova, noi continuiamo a metterla sul piano politico, lasciando alla coscienza della Sindaca e dei suoi tutori  la libertà di decidere quando trarre alcune conclusioni. Sempre che non intervenga la magistratura.

E sul pian politico non possiamo non denunciare innanzitutto la scarsa cultura istituzionale dei grillini, che si traduce inevitabilmente anche in scarsa cultura democratica. Pensare, come fa qualcuno da quelle parti, che si possa cambiare tranquillamente cavallo isolando la Raggi per puntare su un vice-sindaco, significa spernacchiare il voto dei romani, le leggi e l’ordinamento degli enti locali. Anche lo stadio della Roma subisce un duro colpo d’arresto. Forse persino a ragione, se i rilievi su cubature, rischio idrogeologico e mobilità hanno qualche fondamento. Ma è un fatto che di strategie e programmi di rilancio della città nemmeno l’ombra. Non ci sono idee sullo sviluppo e l’identità della città, sul risanamento delle aziende, su come far funzionare un welfare messo a dura prova  dall’estendersi dell’area del bisogno e dell’emarginazione sociale, sulla paralisi dei municipi, dove si riproducono in scala ridotta gli scontri e le divisioni del Campidoglio. Fino a quando? Sarà la magistratura o sarà l’orgoglio dei romani a mettere uno stop definitivo? Con cosa si sta misurando nel frattempo il centro-sinistra?

Qui la risposta è altrettanto desolante. Vedremo cosa succederà nel PD romano, che si accinge ad uscire dalla lunga fase del commissariamento, ma credo che, esattamente come sul piano nazionale, il tema sia quello di come ricostruire un campo di sinistra largo, articolato,plurale e, soprattutto, aperto alle forze sane della città. Direi persino oltre i partiti storici. Altre strade non si vedono. Qui non c’è un tema di legge elettorale. Quella c’è  e premia un sindaco e una coalizione. Una coalizione però tutta da ri-costruire, anche in vista delle regionali. Anche  noi socialisti andremo a congresso e non sarà un congresso rituale. Siamo piccoli, ma anche noi abbiamo l’obbligo e  l’onore di avanzare proposte e contenuti programmatici, ed è quello che faremo continuando pervicacemente nella convinzione di riuscire a dare corpo organizzativo e politico a quell’area laico socialista che al centro-sinistra manca come il pane.

Legge elettorale. In attesa della Consulta

Latinorum elettorale“A sinistra, è tempo di una coalizione che tenga assieme il mondo riformista. Per evitare pericolosi scivoloni verso una destra demagogica e per giocare un ruolo forte in Europa”. È quanto ha affermato Riccardo Nencini, Segretario del PSI. Secondo Nencini infatti “va evitata ad ogni costo la frammentazione di cui stanno dando prova la sinistra francese e spagnola. Bisogna fare in fretta. Discussione su legge elettorale e coalizione di governo possono procedere assieme. Noi faremo la nostra parte sul fronte laico, verde, con i movimenti civici, e guardiamo con attenzione al lavoro di Pisapia. Sia Renzi ad assumere l’iniziativa. Né qui né altrove – ha concluso Nencini – esistono partiti a vocazione maggioritaria. Esistono buone alleanze”. Così il segretario del Psi alla vigilia della sentenza della Consulta dal cui dipenderà l’esito della discussione sulla legge elettorale. O meglio dopo la quale i partiti dovranno scoprire le carte.

La decisione di domani sulla legge elettorale “è sicuramente un momento importante e decisivo, svolta”. Ma “dovremo poi però attendere le motivazioni delle decisioni per poter creare leggi elettorali sempre più omogenee, come richiesto anche dal presidente Mattarella”, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso. Mentre dal partito del votosubito si fanno sentire Lega e Movimento 5 Stelle. “Io spero soltanto che domani la Consulta ci fornisca una legge per andare a votare il prima possibile, perché se questo Parlamento si mette di nuovo a lavorare su una legge elettorale finiamo nel 2019 non nel 2018” ha detto Luigi Di Maio. Stesso concetto arriva da Salvini.

Ma il presidente del Consiglio Gentiloni ha fatto capire chiaramente che non ritiene affatto il suo un governo a termine con il solo scopo di tirare avanti finché il Parlamento non abbia approvato una nuova legge. Altro punto è quale legge. Il presidente di Fi, Silvio Berlusconi, in un’intervista a La Stampa ha detto la sua. “E’ fondamentale che la nuova legge elettorale consenta la massima corrispondenza fra il voto espresso dai cittadini e la maggioranza parlamentare. Ogni distorsione in senso maggioritario, in uno scenario tripolare come l’attuale, porterebbe al governo una minoranza contro il parere dei due terzi degli elettori”. E ancora: “Ritengo che le preferenze siano il peggior sistema possibile per garantire una effettiva rappresentanza degli elettori. I candidati devono piuttosto essere proposti agli elettori in piccole circoscrizioni, in modo che i cittadini sappiano con chi hanno a che fare e dove cercarli dopo l’elezione”.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio risponde indirettamente di pentastellati: “Si illude chi pensa che la politica potrà fare solo ‘copia e incolla’ della sentenza per andare al voto con quel che resterà dell’Italicum. Il coordinamento tra i sistemi elettorali tra Camera e Senato si renderà necessario per evitare una distonia tra i risultati. E nel coordinamento necessario andrebbe messa anche una legge costituzionale che consenta il voto dei diciottenni al Senato: il voto riservato ai venticinquenni è un’anacronismo del tutto privo di senso che sottrae a 4 milioni e mezzo di italiani il diritto che la Costituzione riconosce alla Camera”. “A chi obietta che ci vorrebbe tempo per la procedura di riforma costituzionale – conclude Pisicchio – ricorderemmo che la riforma dell’art.81, nell’era Monti, è stata fatta in soli sei mesi e non tutti erano a battere le mani in Parlamento. Andrebbe fatta una verifica tra i gruppi politici e, se c’è la condivisione sul tema che tutti dicono di avere, si può procedere velocemente”.

La minoranza del Pd vede di buon occhio il Mattarellum. Il sistema di voto in vigore fino al 2006 e sostituito dal Porcellum. “Il Mattarellum – afferma Roberto Speranza – può essere una base positiva di partenza”. “Dobbiamo trovare i numeri nella discussione politica. Perché è inimmaginabile ricorrere a strumenti come la fiducia. Si usi il Mattarellum come base di partenza poi vedremo nella discussione parlamentare dove si arriva”.