Brexit, manifestazione per un nuovo referendum

no brexit

Si è svolta sabato, a Londra, un’importante manifestazione per chiedere un secondo referendum sulla Brexit.

Il corteo, organizzato in risposta all’appello di “People’s Vote” (un movimento per un “nuovo voto popolare”, che riunisce diverse associazioni pro Ue), ha coinvolto decine di migliaia di persone, venute da ogni parte del Regno Unito, muovendosi da Hyde Park sino alla piazza del Parlamento, nel centro della capitale britannica.

Tra i manifestanti numerosi deputati dei partiti laburisti, libdem, dello Snp (partito indipendentista scozzese) e conservatori “critici”; si è registrata anche la presenza di molti cittadini europei, rappresentati in particolare da “The3Million”, un movimento nato in difesa dei circa tre milioni e mezzo di europei che vivono nel Regno Unito.

La marcia è stata chiamata #PeoplesVoteMarch, da stamattina l’hastag su Twitter è trend topic, l’argomento del giorno più di tendenza.

Dal palco della piazza del Parlamento si sono alternati diversi interventi, tra i più apprezzati quello del sindaco di Londra, il laburista Sadiq Khan.

Negli scorsi mesi si sono registrate numerose manifestazioni di cittadini (l’ultima nel giugno scorso aveva richiamato circa 100 mila persone), per chiedere una svolta politica e una revisione del progetto di uscita dall’UE, considerando che a pochi mesi dalla Brexit, prevista per il 29 marzo 2019, i negoziati tra Londra e Bruxelles sono ancora in fase di stallo.

Rimangono aperte, in particolare, le questioni economiche relative ai movimenti di capitali e di persone, e lo spinoso tema del confine con l’isola d’Irlanda.

L’opinione pubblica britannica dal referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea del 2016, sembra aver cambiato sensibilità sul tema.

Diversi istituti di sondaggi danno oggi il Remain come l’opzione preferita dalla maggioranza dei cittadini.

Tanti giovani, che nel 2016 non avevano l’età per partecipare alla consultazione referendaria, rappresentano, in percentuale, i maggiori sostenitori della prospettiva europea e oggi lo hanno dimostrato con una massiccia presenza alla marcia.

I sostenitori di un nuovo voto referendario ritengono che i britannici, che hanno votato per il 52% a favore dell’uscita dall’Ue nel referendum, avrebbero votato diversamente se fossero stati messi a conoscenza delle reali problematiche che la Brexit avrebbe portato con se.

Tuttavia, sarà molto difficile che si concretizzi una retromarcia da parte della premier Theresa May e della maggioranza del partito conservatore.

Il Primo Ministro, sostenitrice del Leave (a differenza di David Cameron, ex capo del governo che si è dimesso dopo la sconfitta referendaria), è da sempre contraria alla possibilità di riportare i cittadini alle urne per conoscere l’opinione popolare rispetto ai negoziati, con le istituzioni comunitarie, che nei mesi non hanno portato grandi risultati. In questo senso la May ha dichiarato che “non ci sarà nessun secondo referendum, la gente ha votato”.

Di contro, gli organizzatori di The People’s vote, ritengono la manifestazione di oggi “la marcia più grande, più chiassosa e più importante che ci sia mai stata”, segno di come la sensibilità dell’opinione pubblica britannica stia cambiando a favore di una prospettiva europea per il Regno Unito.

Tutto dipenderà da come proseguiranno, da qui a Marzo, le trattative tra l’UE e il governo presieduto dalla May.

Se si dovessero incontrare ostacoli non superabili, potrebbe aprirsi una stagione nuova: una crisi nel governo Tory, elezioni anticipate e la possibile vittoria dei laburisti, guidati da Jeremy Corbyn.

A breve, tutti questi eventi potrebbero portare a dei cambiamenti rilevanti nella “questione Brexit”.

Paolo D’Aleo

ITALIA BLOCCATA

Scontri-Napoli-sblocca-italia

Bagarre in Aula al Senato dove il governo ha ottenuto mercoledì la fiducia, e il via libera definitivo, sul decreto Sblocca Italia con 157 sì e 110 no e proteste oggi a Napoli dove nel quartiere di Bagnoli, collettivi studenteschi e movimenti vicini all’area no-global, si sono scontrati con la polizia.

A Palazzo Madama era stato essenzialmente il Movimento 5 Stelle a ‘movimentare’ la giornata. I senatori grillini si erano stesi sui banchi del governo per impedire fisicamente il voto tanto che i parlamentari erano stati costretti a dire sì o no al testo dal proprio banco senza passare sotto lo scranno della presidenza com’è prassi per il voto di fiducia. Venti minuti di assedio fisico del Senato come non si vedeva dai tempi della ‘marcia su Roma’, un brutto clima tanto inutile sul piano sostanziale quanto pesante su quello simbolico, come ha denunciato il senatore socialista Enrico Buemi in un esposto al presidente Piero Grasso. Un precedente che considerando le difficoltà provocate dalla grave situazione economica del Paese, non fa essere ottimisti.

Alla manifestazione di Napoli contro “il commissariamento della democrazia hanno partecipato, secondo gli organizzatori, circa quattromila persone. In piazza c’era un po’ tutto il disagio della città. Dai comitati territoriali e le realtà di base di Bagnoli, agli studenti, ai movimenti della casa e dei disoccupati, agli ex operai dell’Italsider e di Pomigliano, alla rete Stop Biocidio con apporti di manifestanti anche dal resto della Campania e da altre città del Sud. Occasione per lo scontro, il vertice con gli esponenti del Governo nella Città della Scienza. Tra i manifestanti anche due assessori comunali di De Magistris – Fucito e Piscopo – e un parlamentare dei 5 Stelle, Roberto Fico. Cariche e lacrimogeni di polizia e carabinieri quando hanno tentato di entrare nella Città della Scienza: bilancio feriti tra manifestanti e forze dell’ordine. Un vero e proprio “assedio” alla ricerca dello “scontro”, così la questura di Napoli descrive quanto avvenuto.

Le proteste di Napoli erano anche contro il commissariamento di Bagnoli mentre lo Sblocca Italia è un ‘decretone’ che contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, che partiranno con tempi certi, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali.

Proprio le norme sulle concessioni sono state l’oggetto degli strali delle opposizioni (da Sel a Forza Italia al Movimento Cinque Stelle) che accusano il governo di aver chiesto la fiducia in fretta e furia per ‘nascondere’ un ‘regalo’ fatto ai finanziatori di Renzi.

“C’è da essere molto preoccupati per il clima di tensione crescente e il Movimento 5 Stelle non può fare due parti in commedia, deve scegliere tra la piazza e le Istituzioni” ha detto il capogruppo del Psi a Montecitorio, Marco Di Lello. “Nessuno oggi si deve tirare indietro. È il momento della responsabilità per la politica, per il sindacato e per le Istituzioni e anche i grillini devono decidere se soffiare sul fuoco, come hanno fatto oggi a Napoli a fianco di collettivi studenteschi e no-global, oppure fare politica per il bene del Paese come hanno fatto ieri per l’elezione di un membro della Consulta. Un conto è la legittima protesta democratica contro il commissariamento di Bagnoli e la legge Sblocca Italia, un altro la ricerca dello scontro fisico nelle strade. I socialisti, interpretando anche i sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani, esprimono la loro solidarietà all’operatore della Rai aggredito e alle forze dell’ordine. Nessuno – conclude Di Lello – deve rischiare la vita per portare a casa uno stipendio”.

Ma contro la legge ‘Sblocca Italia’ ci sono critiche pesanti. Si parla di cementificazione, di carta bianca ai costruttori …
“Dopo vent’anni di immobilismo, di parole e basta, la politica ha il dovere di creare le condizioni perché si cominci a fare concretamente qualcosa. Siamo tutti consapevoli che la nostra economia deve ripartire e ha bisogno di impulsi. Sappiamo anche che in assenza di risorse da investire l’unica strada è quella di semplificare, di eliminare la burocrazia e rendere più attraenti gli investimenti privati”.

Ma l’ambiente, la difesa del territorio, non si rischia nulla?
“Sull’edilizia la filosofia di fondo che anima la legge è il riutilizzo dei volumi esistenti e non certo il consumo di nuovo territorio. Francamente mi sembra l’impostazione giusta. Non è un ‘tana liberi tutti’. Non lo vedo questo rischio nel provvedimento. In questi attacchi ci vedo invece molto di strumentale. È la solita e ben conosciuta critica fine a se stessa, la moda facile del ‘no’ a tutto quando invece è arrivato il momento di uscire dall’immobilismo. Penso che i cittadini, il mondo dell’associazionismo, saprà vigilare sulle opere e denunciare eventuali storture. Ma non possiamo continuare a non far nulla”.

Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:

Calamità naturali e alluvione Genova
Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara è pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta così a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

Concessioni autostrade solo con ok UE
Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione è ora soggetta al “preventivo assenso” Ue.

Ripartono le Grandi Opere
In testa l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.

Arriva piano ammodernamento FS
Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

Risorse da opere ritardatarie anche a metro Genova
I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore) e, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

Deroga al patto per aprire i cantieri
Per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilità interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi, ma anche per quelle immediatamente cantierabili.

Reti ultraveloci, anche nei nuovi edifici
Sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da metà 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

Il ‘pacchetto casa’
Semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’.

Tasse trivelle a sviluppo territorio
Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

Piano porti e logistica
Arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.

Ordine pubblico, una matricola contro i ‘cretini’

Manifestanti-dopo-la-carica“Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perché ha preso a calci una ragazza che stava per terra”. É questo il commento a caldo del capo della Polizia, Alessandro Pansa, dopo la manifestazione di sabato a Roma per il diritto alla casa e contro l’austerity. Il poliziotto in questione si è costituito ieri sera ma il gesto così come le scene da guerriglia urbana e cariche della PS hanno fatto il giro del web indignando anche i più moderati. Continua a leggere

POCHI FORCONI
MA TANTO RUMORE

Forconi Roma

Tanto rumore per nulla. Roma sembrava una città militarizzata: presidi di reparti di celere e caschi verdi della Guardia di finanza agli angoli di strada, mezzi blindati, zona Parlamento e Palazzo Chigi inaccessibile. Dovevano essere almeno decine di migliaia i forconi pronti a “calare” sulla Capitale, e invece erano, a mala pena, 3mila. Molte bandiere tricolore, inno di Mameli in apertura e un “sapore” di destra nella monumentale piazza del Popolo: tanti dei pochi manifestanti presenti, infatti, altro non erano se non militanti del movimento di estrema destra “Casapound”. Il “movimento” si era diviso sulla decisione di manifestare a Roma: l’ala morbida che si identifica con il gruppo originario dei forconi siciliani, capeggia da Mariano Ferro, aveva deciso di non partecipare.

«Rispetto la scelta di chi ha deciso di non manifestare. Se uno ha dei timori è giusto così. È normale che ci siano dei rischi quando tanta gente scende in piazza. Ma noi sentiamo il dovere di metterci la faccia» ha commentato Danilo Calvani, leader dell’ala dura del movimento, quella denominata “9 dicembre”. All’arrivo di Calvani in piazza si sono viste le stesse scene: cordone di buttafuori tipo superstar accompagnato dagli immancabili slogan che invocano il “tutti a casa”. Insomma, uno spaccato che ben rende l’idea della cultura e delle aspirazioni di cui è espressione il nucleo del “movimento”.

Ma, oggi a Roma, non c’erano solo forconi. Oltre ai collettivi per la casa che hanno sfilato per le vie del quartiere Esquilino, anche il sindacato autonomo CISAL in piazza della Repubblica per esporre le ragioni del dissenso nei confronti della Legge di stabilità e le proposte finalizzate a riavviare il processo di crescita e di sviluppo del Paese. Presente il Segretario Generale, Francesco Cavallaro, che ha parlato di «incapacità della classe politica di agire affinché possa ripartire la ripresa». Secondo Cavallaro, infatti, «poco o nulla è stato fatto, soprattutto per quello che riguarda la riforma del fisco: ad esempio, tra le altre cose, è necessario che i cittadini abbiano la possibilità di scaricare dalle tasse più spese affinché diventi loro stesso interesse richiedere la fattura». Il segretario CISAL ha anche parlato di quella che definisce un’emergenza degli enti locali «sui quali vengono scaricati i costi degli abbattimenti fiscali e che si ritrovano nell’incapacità di erogare servizi ai cittadini e, di conseguenza, nel dover reintrodurre imposte che il governo centrale abolisce».

Insomma, il Paese vive senza dubbio un disagio, e sono tanti i settori in sofferenza. Così anche quello dei lavoratori di Equitalia, spesso nel mirino dei movimenti di protesta, che in 2000 rischiano il posto di lavoro. Il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Equitalia, per discutere della situazione dei 2.000 lavoratori a rischio licenziamento. Nencini ha presentato una interrogazione parlamentare in Senato affermando di confidare «in una pronta risposta del ministro perché gli eventuali 2.000 esuberi costituiscono ben il 25% dei lavoratori totali di Equitalia, il che significa un indotto di decine di famiglie in seria difficoltà in tutto il territorio nazionale». Il segretario socialista ha sottolineato anche che «la relazione favorevole della Corte dei Conti sul bilancio 2012 ci fa ben sperare che si tratti di un falso allarme scongiurato». I rappresentanti sindacali hanno spiegato al senatore Nencini che le entrate sono state ridotte sostanzialmente dalla scelta, ritenuta ingiustificata, di esternalizzare la maggior parte dei servizi (da Poste Italiane, a Sisal fino a Lottomatica) con la conseguente necessità di ridurre drasticamente il personale impiegato.

Redazione Avanti!

La protesta di Taksim infiamma la Turchia: sotto accusa la brutalità della polizia

Turchia-violenza

Mentre su Istanbul ritorna la calma, dopo le giornate di guerriglia,  l’epicentro della protesta contro il governo si sposta, infiammando la capitale Ankara. Com’era già accaduto a Istanbul, infatti, migliaia di persone si sono scontrate per ore con i reparti antisommossa della polizia turca. Insomma la tensione rimane alta in tutto il paese. Tutto è apparentemente iniziato quando il governo ha deciso di reprimere la protesta pacifica di piazza Taksim, nel cuore della Istanbul europea,  contro la distruzione dei 600 alberi del “Gezi Park” decisa dalle autorità municipali controllate dal partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan. Subito dopo l’intervento della polizia, la protesta si è fatta rivolta e, in tutta la Turchia, è partito un movimento di massa che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone. Continua a leggere

Grillo si concede ai giornalisti e corregge il tiro: «Quello di sabato è stato un golpettino istituzionale furbo»

Grillo-SS.ApostoliSe sabato aveva gridato al “golpe”, ieri ha subito corretto il tiro, definendo la rielezione di Giorgio Napolitano “golpettino istituzionale furbo, giocato sulle parole, sulla semantica». Sempre ieri, durante la conferenza stampa nel quartiere Testaccio di Roma accompagnato dai capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi e tutti i parlamentari M5S, i giornalisti hanno avuto la possibilità, per la prima volta, di fare domande dirette al leader del MoVimento5Stelle. Durante l’incontro Grillo si è definito «perplesso» e ha scherzato dichiarando di volere «una piccola dittatura soft di due anni». Continua a leggere

Altro che “larghe intese”, Berlusconi vuole tornare alle urne

Berlusconi-manifestazioneSilvio Berlusconi scopre le sue carte: vuole portare l’Italia a nuove elezioni. Per un’ora arringa la folla di Piazza del Popolo, che il leader Pdl ribattezza “Piazza del Popolo della libertà”, lancia messaggi ben poco distensivi all’indirizzo di Bersani e del centrosinistra e manda avvertimenti chiarissimi (sebbene con toni più morbidi del solito, come previsto alla vigilia della manifestazione) sia a quella che definisce “magistratura politicizzata” sia a quanti, in Parlamento, volessero votare la sua ineleggibilità. È questo il succo della manifestazione “Tutti con Silvio”. Continua a leggere

Roma, una Piazza per Berlusconi contro la magistratura

Berlusconi-manifestazioneI rappresentanti del Popolo della Libertà manifesteranno oggi a Piazza del Popolo al grido “Tutti con Silvio” e contro l’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria. Contestualmente alla mobilitazione del Pdl, prevista a partire dalle ore 15, nella non distante Piazza Santi Apostoli si svolgerà un’altra manifestazione organizzata dal “Popolo viola”, e che avrà come protagonista sempre il Cavaliere. Ma con toni e motivazioni opposte. Il movimento si riunirà infatti per chiedere l’applicazione della legge 361 del 1957, secondo cui Berlusconi è ineleggibile in Parlamento. Nel frattempo, in attesa di conoscere la data dell’udienza, e dunque stabilire se i processi Mediaset e Ruby resteranno nel capoluogo lombardo o verranno trasferiti a Brescia, l’udienza del processo d’appello in calendario oggi, si preannuncia solo tecnica. Continua a leggere

Processo Ruby, dietrofront di Berlusconi alla manifestazione degli eletti Pdl

Berlusconi-RubyNiente più manifestazione-protesta «clamorosa», ma annunciata come «silenziosa», prevista oggi davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Ieri, all’ultimo momento e in una nota, Silvio Berlusconi ha reso noto il contrordine. Sempre oggi, al processo Ruby, si prevede un altro braccio di ferro tra la magistratura milanese e la difesa del Cavaliere che chiederà istanza di rinvio dell’udienza per legittimo impedimento per motivi di salute. La Procura chiederà una visita fiscale, che il Tribunale verosimilmente disporrà nuovamente. Continua a leggere

Ondata di violenze in India: violentate una 17enne e una bimba di 7 anni

Sembra non fermarsi il raptus di follia violenta che sta diffondendosi in India. Dopo la 23enne morta in seguito allo stupro avvenuto su un autobus a Nuova Delhi, altre due giovani donne sono state violentate: una ragazza 17enne e una bimba di soli 7 anni. Le violenze si sono consumate la notte di Capodanno. Nel frattempo centinaia di persone sono tornate in piazza a Nuova Dehli per protestare contro l’ondata di violenze nei confronti delle donne. È stato inoltre creato un tribunale speciale per giudicare i sei violentatori della ragazza morta dopo lo stupro di gruppo avvenuto sabato scorso. Continua a leggere