Di Maio contro Tria su manovra e reddito di cittadinanza

tria

Tria cerca la linea del buonsenso e manda su tutte le furie Di Maio e Salvini. La linea prudenziale del Ministro dell’economia è infatti del tutto incompatibile con le proposte della flat tax e del reddito di cittadinanza. Tria ha come obiettivo principale quello di non sforare il tetto di deficit imposto dalla Ue. I due vicepremier invece quello di vedere realizzati, o almeno di dare inizio a quelle che sono stare le loro principali promesse della campagna elettorale. Evidentemente la tenuta dei conti e la soddisfazione delle sparate per prendere voti non sono compatibili. “Bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media” ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. “Siamo ad uno studio molto avanzato – ha spiegato – che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile”. Nella prossima Manovra, la Lega in particolare ha puntato su una riproposizione di aliquote agevolate per le Partite Iva, desistendo dalla formula iniziale di revisione della tassazione generale che avrebbe portato a un conto eccessivo. È stata anche presa in considerazione l’ipotesi di abbassare la prima aliquota Irpef dal 23 al 22 per cento, poi abbandonata perché avrebbe disperso troppe risorse per dare benefici di pochi euro.

Ma se sul lato fiscale comunque qualcosa di è mosso, almeno come tema su cui mettere l’attenzione, le grandi promesse dei 5 Stelle non sono mai state neanche oggetto di discussione da parte di Tria. Infiatti alla fine del del vertice sulla manovra Luigi Di Maio era infuriato contro il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. La battaglia più grande per il vicepremier M5S è quella sul reddito di cittadinanza. E Luigi Di Maio non la prende bene e sbatte i pugni sul tavolo come fosse un capriccio: “Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria ma pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà”. Il tutto mentre si sommano altri i punti di scontro all’interno del governo: tra questi la vicenda della ricostruzione del ponte Morandi e del commissario straordinario per Genova, il dossier servizi e la pace fiscale. Su quest’ultimo punto Di Maio assicura: “Il M5S non voterà nessun condono”. Infatti il vicepremier ha detto più volte di non essere disposto a cedere sul reddito di cittadinanza, anche a costo di mandare a casa Tria.

“Sono settimane – ha commentato Domenico Proietti Segretario Confederale UIL – che il Governo annuncia la pace fiscale, il concordato e il condono. Sia chiaro: i lavoratori dipendenti e i pensionati, che sono i cittadini a più alta fedeltà fiscale, non sopporteranno nuovi interventi volti a coprire e favorire l’odiosissimo fenomeno dell’evasione fiscale. L’Italia detiene il triste primato di essere il Paese con la più elevata evasione fiscale in tutto l’Occidente. È questo il vero tema che il Governo deve affrontare, con una svolta politica radicale, nella lotta senza quartiere a chi non fa il proprio dovere con il fisco. Questo intervento – ha concluso Proietti – permetterebbe di ridurre significativamente le tasse a tutti gli italiani che le pagano, a partire da lavoratori dipendenti e pensionati”.

Verso la manovra, l’Europa vuole i fatti

pierremoscovici-465x390Non è da escludere una possibile proroga delle decontribuzioni al Sud ed una riedizione del piano Industria 4.0. A quanto si apprende, l’attuale governo nella legge di Bilancio potrebbe confermare il taglio del costo del lavoro nel Mezzogiorno e si appresterebbe a rafforzare gli incentivi all’innovazione introdotti dai precedenti esecutivi Renzi e Gentiloni.

La decontribuzione dovrebbe entrare nel menù della Finanziaria senza troppi problemi, non presentando problemi di coperture. Il taglio dei contributi ai neo assunti nel Meridione ha infatti un costo contenuto, circa 500 mln, ma soprattutto è finanziata con i fondi europei, dunque non aggrava il disavanzo. Prende forma, invece, il nuovo piano industria 4.0 che verrebbe esteso anche alle piccole e medie imprese che investono in innovazione. Tra gli obiettivi anche il trasferimento di tecnologie tra comparti.

Quanto ai cavalli di battaglia del governo giallo-verde, la manovra dovrebbe contenere l’avvio della revisione della Fornero, della flat tax e l’avvio del reddito cittadinanza. Quest’ultimo partirebbe nel 2019 a quota 500 euro. Quanto alle coperture, se il governo decidesse di portare il deficit poco sopra il 2% dal target dell’1% si potrebbero liberare circa 15 mld, dei quali 12,5 andranno a sterilizzare le clausole Iva. Dalla pace fiscale, prevedendo uno ‘sconto’ estremamente vantaggioso, dovrebbero arrivare circa 5 mld.

Altre coperture arriverebbero dalla revisione della spesa per circa 3 mld e, se ci saranno le condizioni politiche, anche da un primo sfoltimento delle tax expenditures.

Intanto, si intensificano i vertici economici a Palazzo Chigi sulla manovra, in vista della presentazione il 27 settembre (o qualche giorno prima) della Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanze (già predisposto dal governo Gentiloni nello scorso mese di aprile), le cui previsioni rappresentano l’ossatura della Legge di Bilancio. E per il governo si prepara un autunno tutt’altro che facile. Dopo il varo della Legge di Bilancio atteso per il 15 ottobre arriveranno i giudizi delle agenzie di rating sull’Italia: il 26 ottobre è atteso quello di S&P ed il 31 quello di Moody’s.

Recentemente, Gerry Rice, portavoce del FMI, rispondendo se l’Istituto di Washington fosse preoccupato per la situazione italiana dopo la decisione di Fitch di rivedere l’outlook proiettato in negativo, ha affermato: “Lo staff del Fmi è stato in Italia in luglio e una seconda visita, per concludere l’Article IV, è prevista più avanti nel corso dell’anno. I mercati finanziari si sono preoccupati per una inversione delle riforme ma ci sono state parole rassicuranti dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’economia Tria”.

Pierre Moscovici, il commissario dell’Ue agli affari economici, giungendo all’Eurogruppo informale a Vienna, ha detto: “Voglio credere che realismo e pragmatismo si affermeranno nel bilancio italiano, l’Italia deve avere un bilancio che consenta di ridurre il suo debito pubblico perché se vuoi investire in Italia ci vuole meno debito e più capacità d’investimento e per questo continuo a chiedere finanze pubbliche serie. Sono contro l’austerità ma austerità è una cosa, mancanza di serietà un’altra. Il Bilancio dell’Italia deve puntare a ridurre il deficit strutturale e il debito pubblico, anche perché questa è la strada da seguire se si vogliono aumentare gli investimenti. Non farò cifre, le cifre le scambio con il mio omologo, parleremo di cifre con Tria quando il bilancio sarà stato approntato. Ad ogni modo le cifre le conoscete. Le cifre sono che l’Italia deve ridurre il suo deficit strutturale, che deve farlo come gli altri Paesi della zona euro. Che ha beneficiato di tutte le flessibilità, che continueremo ad avere con l’Italia un dialogo positivo, ma che le regole, che non sono stupide, perché consentono di ridurre il debito pubblico, sono fatte per tutti. Credo che sia nell’interesse dell’Italia di restare quello che è: un grande Paese al centro della zona euro, e quindi di avere un bilancio che consenta di ridurre il suo debito pubblico”.

Mario Centeno, il presidente di Eurogruppo, nella conferenza stampa al termine della riunione informale a Vienna, ha affermato: “Siamo fiduciosi che l’Italia farà esattamente quanto si è impegnata pubblicamente a fare sul Bilancio. Le attese sono che l’Italia rispetterà le regole nel prossimo processo di Bilancio”.

Un portavoce dell’Ue ha poi precisato: “Negli incontri di oggi non si è discusso di Italia”.

Tra non molto, si vedranno i fatti del governo giallo-verde. Finora, di positivo c’è la continuazione della linea seguita dal precedente governo Gentiloni.

Salvatore Rondello

PASSA LA MANOVRA

aula camera

La Camera ha dato il via libera finale alla manovra con 270 voti favorevoli, 172 voti contrari, 5 astenuti. Il disegno di legge torna ora, in terza e ultima lettura, all’esame del Senato. Soddisfatto il premier, Paolo Gentiloni, che su twitter commenta: “La Camera approva la manovra. Incentivi per assumere giovani. Sostegno alle imprese che innovano. Anticipo della pensione per alcune categorie. Risorse per i contratti pubblici. E niente nuove tasse. Grazie a deputate e deputati. Ora al Senato”. L’artefice della manovra, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan parla di una aggiunge: “il Parlamento migliora la manovra sul sentiero stretto: incentivi assunzioni giovani, più soldi per ricerca e industria 4.0, risorse per scuola e rinnovo contratti P.a, fatturazione elettronica, stop aumento Iva. Favorirà una crescita inclusiva”.

Favorevole il voto dei socialisti illustrato in Aula da Oreste Pastorelli. “Dalle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio – afferma il deputato Psi nel corso della dichiarazione di voto – emerge in modo chiaro l’obiettivo del provvedimento: tutela dei livelli occupazionali e delle filiere produttive, salvaguardia delle fasce sociali più deboli, dell’ambiente e della ricerca”. “Ci preme evidenziare – prosegue Pastorelli – le norme che aumentano di 76 milioni di euro il contributo in favore delle province e delle città metropolitane per il finanziamento delle funzioni fondamentali o quelle concernenti la facoltà per gli stessi enti di assumere personale a tempo indeterminato. In tema di messa in sicurezza dei territori, invece, sono da sottolineare gli investimenti nella manutenzione della rete viaria provinciale garantiti da un nostro emendamento approvato: 1 miliardo e 800 milioni in sei anni per assicurare le strade che attraversano il Paese. Esprimiamo soddisfazione anche per l’approvazione della nostra proposta di modifica in merito agli interventi di demolizione delle opere abusive. Saranno infatti erogati ai comuni contributi importati per tutelare l’ambiente, il paesaggio e far rispettare le regole a chi costruisce in maniera fraudolenta. Bene anche la possibilità, riconosciuta da un emendamento da noi presentato e sottoscritto, che sarà data alle concessionarie autostradali di affidare il 40% dei lavori a società in-house. Con questo intervento siamo riusciti a salvare migliaia di posti di lavoro. Merita poi particolare attenzione – conclude – la stabilizzazione dei ricercatori precari. Il consolidamento di professionisti giovani e competenti lo riteniamo fondamentale sia in termini di giustizia sociale che ai fini della prosecuzione delle attività di ricerca di alto livello in Italia”.

Dall’opposizione non mancano le critiche. In particolare quella di essere una manovra elettorale vista la vicinanza ormai ristretta allo scioglimento delle Camere. Da Forza Italia Giorgetti parla di una legge piena “di favori per ottenere consensi in campagna elettorale. Anche dagli ex Pd giudizio fortemente negativo. Un giudizio più di opportunità e di strategia di chi gioca allo sfascio seguendo la regola del tanto peggio tanto meglio, che di merito: “Ci eravamo illusi che il nuovo corso del governo con Gentiloni aprisse nuove prospettive, ma il governo sta rendendo fragile anche la democrazia picconando alcuni principi. Diritti civili e diritti sociali, il tema della rappresentanza e quella della vita sociale delle persone, devono essere il pilastro” dice Francesco Laforgia, capogruppo di Mdp a Montecitorio ed esponente di Liberi e Uguali.

La legge di bilancio “non ha nulla di preelettorale” ma “dà sicurezza al Paese, dà investimenti pubblici, si impegna sugli enti locali”, ribatte il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato. La legge di Bilancio, aggiunge, “si colloca sulla linea di questa legislatura: il Pil scendeva quando si è insediato il governo Renzi e ora cresce, la disoccupazione scende e abbiamo raggiunto il tasso massimo di occupazione femminile nella nostra storia. Abbiamo fatto interventi sul fronte della povertà, abbiamo fatto diminuire la pressione fiscale su imprese e cittadini, abbiamo abolito imposte e diminuito altre e raggiunto il miglior risultato di sempre sull’evasione fiscale”.

Confesercenti, parla di “manovra d’attesa” che fa “slittare una buona parte delle questioni economiche poste dalle imprese alla prossima legislatura e alla legge di bilancio del prossimo anno”. Per la Cna invece la manovra di Bilancio per il 2018 “porta in dote agli artigiani e alle piccole imprese molte conferme attese, relative al sostegno degli investimenti, ma non affronta il nodo cruciale della elevata pressione fiscale sulle imprese”. Allo stesso tempo esprime soddisfazione per la riconferma delle agevolazioni per gli investimenti collegati al piano Impresa 4.0, del bonus per le ristrutturazioni e gli interventi di efficienza energetica e per il fatto che sia stato reso strutturale lo sgravio contributivo per i giovani assunti con contratto a tempo indeterminato.

L’ULTIMA FIDUCIA

Palazzo ChigiIl governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge di bilancio. Il testo approda in Aula dopo che la commissione Bilancio della Camera ha corretto alcune norme contenute in manovra per risolvere i problemi di copertura evidenziati dalla Ragioneria. È stato quindi necessario un ulteriore passaggio in Commissione prima di riportare in Aula il testo. In particolare si è intervenuti con la copertura del raddoppio del fondo per le vittime bancarie, viene eliminato il capitolo sulla riscossione dall’equo compenso, si interviene sulla disciplina dell’Imu porti, si sopprime la norma relativa al regime tributario delle società cooperative, si interviene sulla stabile organizzazione dei gruppi ai fini Iva, sul fondo per le esigenze indifferibili e sul fondo per il capitale umano e immateriale. Viene inoltre eliminato il fondo finalizzato all’indennizzo degli eredi delle vittime di femminicidio e crimini domestici perché contenuto in analogo provvedimento approvato al Senato.

La votazione sulla fiducia che il governo ha posto sulla Manovra si terrà in serata dopo le dichiarazioni di voto. Per i socialisti è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi. Dopo la votazione in seduta notturna verranno esaminati gli ordini del giorno e gli articoli del bilancio. Infine venerdì il voto finale sul provvedimento dopodiché, salvo imprevisti, cosa improbabile alla Camera, il testo passerà al Senato per il voto finale.

Il voto dei dei socialisti sarà a favore della fiducia. Ma resta il disagio per l’abuso del ricorso a questo strumento. “E se questa volta – ha affermato nella dichiarazione di voto Pia Locatelli – la richiesta di fiducia è giustificata dall’urgenza evidentissima del provvedimento, troppe volte siamo stati chiamati a votarla su provvedimenti che avrebbero meritato un ampio dibattito parlamentare. Temiamo che questo modo di procedere finisca per scolorire il profilo dei partiti e il ruolo stesso del Parlamento, accrescendo la distanza che separa la politica dai cittadini. Di tutto ciò non incolpiamo, se non di risulta, il Governo in carica che ha dato prova di essere stato sorprendentemente efficace, nella sua breve durata, un anno, come testimonia l’apprezzamento diffuso nel Paese e anche taluni riconoscimenti giunti dalle opposizioni”.

“Due minuti – ha detto ancora la parlamentare socialista – non consentono bilanci di fine legislatura ma vorrei ricordare, con soddisfazione, l’avvenuta approvazione della legge sul testamento biologico, che ha fatto fare a questo Paese un passo avanti sul piano delle libertà e dei diritti civili, ancora più significativo perché compiuto in una stagione in cui il progressivo imbarbarimento della politica, anche a livello europeo, lungo derive nazionaliste, xenofobe e neofasciste, non sembra più un pericolo così lontano”. “Il Governo Gentiloni – ha concluso – merita l’apprezzamento dei socialisti anche per i passi compiuti in tema di controllo e gestione dei flussi migratori, grazie anche a una intelligente condotta dei rapporti con i Paesi interessati dal fenomeno. Allo stesso modo ricordiamo, senza elencarli, che ha varato altri provvedimenti forse di minore rilevanza mediatica, ma non meno importanti”.

SCHEDA

STOP IVA, WEB TAX E NUOVO CALENDARIO FISCO: La Manovra è partita dedicando ben 15,7 miliardi su 20 allo stop degli aumenti Iva che sarebbero scattati nel 2018. Ma le misure fiscali sono tantissime. Due i capitoli di maggior rilievo: la web tax, scritta al senato e modificata alla camera, fissa un prelievo del 3% a partire dal gennaio 2019 e non tocca l’e-commerce. Viene riscritto anche il calendario del fisco e delle dichiarazioni. Slitta di un anno l’addio agli studi di settore, il termine per la dichiarazione precompilata passa al 23 luglio e quello per la Dichiarazione dei Redditi – il vecchio Unico – al 31 ottobre, insieme con Irap e 770. È poi stata rinnovata – ma non estesa ai negozi – la cedolare secca sugli affitti agevolati al 10%.

GIOVANI E LAVORO: Il lavoro è uno dei fili che lega molti provvedimenti. La norma di maggior rilievo riguarda la decontribuzione al 50% per ogni nuovo aggiunto a tempo indeterminato per tre anni. Per il solo 2018 si arriva fino a 34 anni compiuti. Il ‘bonus’ sale al 100% per le assunzioni al Sud, dove lo sconto è dello stesso livello anche per tutti i disoccupati da oltre 6 mesi. Non è invece passata la “stretta” sui rinnovi dei contratti a termine e nemmeno sugli indennizzi minimi previsti dal Jobs Act. Per i giovani c’è la proroga del bonus 18/enni e il rinnovo del bonus Stradivari: è il contributo per l’acquisto di strumenti per chi studia nei conservatori o nei licei musicali.

PENSIONI: Gran parte dei temi affrontati con i sindacati per rendere più flessibile l’uscita pensionistica è stato introdotto in Manovra. Si allarga la platea di chi può accedere all’anticipo pensionistico – Ape social – a carico dello Stato. Sono 15 le categorie che vengono esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. è previsto uno ‘sconto’ sull’età per andare in pensione per le mamme lavoratrici: un anno per figlio con un tetto di 2 anni. Arriva un fondo per prorogare ulteriori risparmi.

PA, CONTRATTO E LAVORO: Dopo otto anni di blocco viene rifinanziato il contratto del pubblico impiego. Aumento dei 85 euro e una tantum di oltre 500 euro, anche se le trattative sono ancora in corso. Ma si prevedono anche tante assunzioni per i settori pubblici: dalle 18 mila della scuola alla stabilizzazione degli Lsu di Palermo, dai fondi per oltre 7.000 assunti in polizia e nei vigili del fuoco alla stabilizzazione dei precari della ricerca dell’Irccs, fino alle risorse per i ricercatori che compensano il blocco degli scatti. Arrivano anche 50 magistrati ausiliari in Cassazione.

FAMIGLIE, DA FIGLI A GIARDINI, DA CALDAIE A BUS: Molte le norme che impattano sulle famiglie. Oltre alle misure per i giovani, c’è il rinnovo dell’ecobonus – con modifiche sulle caldaie meno efficienti che escono dallo sconto – del sismabonus e delle norme per le ristrutturazioni. Vengono introdotti una detrazione per i lavori nei condomini e il bonus giardini: detrazioni al 36% per la cura del verde privato di terrazzi e giardini, anche condominiali. Occhio poi ai figli e alle spese per il trasporto: il bonus bebè rimane anche nel 2018 ma soprattutto sale dal 2.840 a 4.000 euro la soglia per mantenerli a carico fiscale. Inoltre ritorna la detrazione al 19% per abbonamenti di autobus-treni. Lo sconto vale anche per i datori di lavori che lo pagano ai dipendenti. Le misure per le famiglie guardano anche la povertà, la sanità e i crac bancari. Sulla povertà arrivano risorse per finanziare il Reddito di inclusione (Rei) – 300 mln nel 2018 ma poi si sale – con un assegno più alto per gli over55 disoccupati. Per il rimborsi alle vittime delle crisi bancarie arrivano invece fondi, raddoppiati da 50 a 100 milioni nel passaggio alla Camera. Arriva invece un fondo per ridurre i superticket sanitari e una importante norma per l’assistenza familiare: 60 milioni finalizzati a sostenere chi si prende cura dei familiari non autosufficienti (i ‘caregiver’)

IMPRESE 4.0 E SUPERSCONTO INNOVAZIONE: Vale molto – una decina di miliardi nel prossimo decennio – anche il pacchetto sulle imprese. Per impresa 4.0 sono previsti sconti per investimenti in innovazione, ricerca e formazione. Ma c’è anche un credito d’imposta per la formazione “digitale” del personale dipendente. L’incentivo agli investimenti – il superammortamento – rimane ma scende dal 140 al 130%, l’iperammortamento (per il Sud) rimane al 250%. La norma, poi, è stata estesa con un emendamento alle spese per l’innovazione tecnologica. Una tax credit del 30% arriva anche per progetti creativi nel mondo della cultura: dalla creazione di app a progetti per realtà virtuale. Guarda alle attività produttive anche il rinvio al 2020 della direttiva Bolkestein sulle concessioni delle aree pubbliche, che riguarda sia i commercianti ambulanti che il settore termale

SPORT: la Manovra contiene anche un pacchetto sport da 40 milioni. Oltre alla norma tam tam, per tesserare gli atleti stranieri non in regola con il permesso di soggiorno con il nome mutuato dalla squadra di basket di Castelvolturno, ci sono fondi per favorire il vivaio di giovani calciatori. Si ridisegnano poi i diritti Tv delle società di serie A. L’ultima novità è l’utilizzo dei voucher per gli stewart negli stadi.

Pastorelli: più risorse a province bel risultato territori

cameradeideputati.600La manovra continua il suo iter. L’ufficio di presidenza della Camera ha fissato per giovedì mattina l’inizio della discussione generale. Il governo potrebbe porre la questione di fiducia intorno. Le prime votazioni sono attese per le 13, restano perà la possibilità di un ulteriore passaggio in commissione e l’incognita sui tempi della fiducia. Se il governo porrà la questione nella tarda mattinata e se la capigruppo deciderà di derogare alla regola delle 24 ore, il voto potrebbe tenersi già nel pomeriggio di domani. Altrimenti slitterà alla tarda mattinata di venerdì. Il testo, in questo caso, potrebbe tornare nell’Aula di Palazzo Madama per l’ultimo voto sabato.

Molte le modifiche di peso apportate in commissione Bilancio alla Manovra licenziata dal Senato: dalla webtax semplificata alla conferma per il 2018 degli studi di settore, dal bonus bebè alla nuova Ape sociale, dal raddoppio del fondo per le vittime di reati finanziari al nuovo calendario fiscale e all’equo compenso. Se praticamente tutti gli emendamenti sul tema del lavoro sono rimasti fuori, particolarmente ricco è il pacchetto di misure in favore degli Enti locali. Tra questi l’emendamento del Psi, presentato dal deputato socialista Oreste Pastorelli. “Dopo il risultato del referendum costituzionale – spiega Oreste Pastorelli, componente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera – le province si sono ritrovate svuotate di ogni compito e senza fondi per far fronte alle necessità basilari della popolazione (strade, edifici scolastici, infrastrutture). In questi mesi avevamo quindi chiesto un intervento normativo che restituisse alle province il ruolo basilare per il quale sono nate attraverso l’erogazione di più risorse. Dunque, l’approvazione del mio emendamento alla Legge di Bilancio che prevede lo stanziamento di importanti contributi alle province per lo svolgimento delle funzioni fondamentali rappresenta davvero un buon risultato per le amministrazioni locali e per i territori”.

“La proposta di modifica – prosegue il parlamentare socialista – contempla l’aumento di 76 milioni complessivi il contributo in favore delle province e delle città metropolitane delle regioni a statuto ordinario per l’anno 2018. In particolare l’emendamento aumenta il contributo da 352 a 428 milioni che sarà ripartito per 317 milioni in favore delle province e per 111 milioni per le città metropolitane. Era essenziale intervenire, considerata la delicata fase economica che attraversano gli enti locali. E’ stato fatto. In questo modo si potranno attuare le spese necessarie ai cittadini e non più rinviabili”.

Antitrust, l’Equo compenso ostacola la concorrenza

equo compensoPer tutte le professioni, la disciplina sull’equo compenso è stata prevista nel DL fiscale collegato alla manovra. Per l’Antitrust di fatto ostacola la concorrenza. Nella segnalazione inviata dall’Authority ai presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, si leggono le osservazioni: “Le tariffe professionali fisse e minime costituiscono una grave restrizione della concorrenza secondo consolidati principi antitrust nazionali e comunitari. La disciplina sull’equo compenso introdurrebbe il principio generale per cui le clausole contrattuali tra professionisti e clienti che fissino un compenso a livello inferiore dei valori previsti nei parametri individuati dai decreti ministeriali sarebbero da considerare vessatorie e quindi nulle.
La norma, nella misura in cui collega l’equità del compenso ai paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce di fatto i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con tali tipologie di clienti. Con riferimento alla pubblica amministrazione, in base al comma 3 dell’articolo in esame, la PA è tenuta a garantire il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo l’entrata in vigore della presente legge.
È dunque preclusa alla PA la possibilità di accettare prestazioni con compensi inferiori a quelli fissati nei decreti ministeriali. In definitiva, tramite la disposizione in esame viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti (ancorché solo con riferimento a determinate categorie di clienti).
Secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, infatti, le tariffe professionali fisse e minime costituiscono una grave restrizione della concorrenza, in quanto impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione. Pertanto, la reintroduzione di prezzi minimi cui si perverrebbe attraverso la previsione ex lege del principio dell’equo compenso finirebbe per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività”.

MANOVRA IN CORSO

senato aula

Slitta l’approdo in Aula della manovra. Arriverà in Aula al Senato mercoledì mattina alle 9,30 anziché oggi, la manovra finanziaria. Lo ha annunciato all’assemblea il presidente del Senato, Pietro Grasso, all’inizio dei lavori dell’assemblea di Palazzo Madama. Il rinvio è stato chiesto dal presidente della commissione Bilancio, Giorgio Tonini, per avere “ancora qualche ora di tempo per completare il nostro lavoro” e per “utilizzare tutta la giornata di domani” in modo tale da “arrivare in Aula sperabilmente con il mandato per mercoledì”.

Diverse le novità che sono state inserite in queste ore durante i lavori della Commissione. Tra queste quella del “’caregiver” secondo il quale chi si prenderà cura di un familiare potrà contare su un sussidio statale. La novità spunta in Senato ed è stata inserita per emendamento alla manovra dalla Commissione Bilancio del Senato. La proposta di modifica, prima firma di Laura Bignami (Misto), sottoscritta da tutti i gruppi, istituisce un fondo per il sostegno ai cosiddetti ‘caregiver’ familiari, ovvero coloro che assistono e si prendono cura di persone all’interno del nucleo familiare, con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro l’anno nel triennio 2018-2020. Tali risorse copriranno interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare. Il sostegno sarà quindi destinato alla persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, o di familiare fino al terzo grado che non si autosufficiente, sia ritenuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento.

Tra le novità anche l’inserimento di un fondo di 2 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020, per finanziare le manifestazioni di carnevale. Ma come ha annunciato il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, la Commissione ha dato anche il via libera ad un emendamento introduce un tax credit per tutte le librerie. Un aiuto fiscale per sostenerle e per salvare, soprattutto le più piccole, dal rischio di una chiusura”.

Soddisfazione è stata espressa da Cristina Giussani, presidente del Sindacato italiano librai Confesercenti, che ha spiegato come lo sconto sia maggiore, fino a 20.000 euro, per le librerie indipendenti, mentre per gli altri esercenti arriva a 10.000 euro (limite di spesa è 4 milioni nel 2018 e a 5 milioni annui dal 2019)”.

Un tema si cui molto si è discusso nelle settimane passate e su è stato trovato un un accordo in extremis tra governo e maggioranza, è quello del superticket e del suo alleggerimento. “La riduzione dell’incidenza del superticket” si avrà “aumentando le fasce di esenzione a favore delle categorie più deboli”. Governo e maggioranza hanno quindi raggiunto l’accordo sull’alleggerimento del superticket sanitario in legge di bilancio. Ad annunciarlo è Giorgio Santini, capogruppo Dem in Commissione Bilancio. L’emendamento sarà votato domani dalla commissione Bilancio del Senato e prevede un Fondo di 60 milioni di dotazione iniziale che potrà anche essere incrementata successivamente alla Camera.

ESONERATI

pensione-gravosi-638x342Occhi puntati di nuovo sulla Manovra e ancora una volta al centro della questione le pensioni, andando un po’ contro gli avvisi dell’Europa che aveva invitato il Governo a riformare il sistema pensionistico italiano ‘troppo generoso’. Nel 2019 saranno esonerati dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni 14.600 persone impegnate in lavori ‘gravosi’, così si legge nella relazione tecnica all’emendamento del governo sulle pensioni con i sindacati.
In base all’emendamento, contenente nella Manovra che potrebbe così slittare in Aula del senato da lunedì a martedì, si prevede per il primo anno un costo di 100 milioni e nel triennio 2019-2021 quasi 385 milioni. L’adeguamento dell‘età pensionabile dal 2021 sarà calcolato ogni due anni tenendo conto della media dell‘aspettativa di vita del biennio precedente. “L‘eventuale riduzione della speranza di vita nel biennio di riferimento viene assorbita in riduzione dell‘adeguamento successivo”, spiega la norma.
Sul tema della previdenza complementare, l’intesa con i sindacati prevede l’introduzione di incentivi idonei per incrementare l’adesione dei lavoratori del settore pubblico attraverso la parificazione della tassazione sulle prestazioni al livello di quella dei privati; forme di adesione basate anche su sistemi di silenzio-assenso, come definite dalle parti istitutive dei Fondi, destinate ai pubblici dipendenti che saranno assunti in futuro.
Rispetto alle 11 categorie di “lavori gravosi” previsti dall’ape social diventano 15 le categorie tutelate e che vengono esentate dall’innalzamento automatico dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, sia per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia che quelle di anzianità. Si aggiungono infatti quattro categorie, come anticipato dal governo al tavolo con i sindacati, che sono quelle degli gli operai dell’agricoltura, della zootecnica e pesca; i pescatori dipendenti o soci di cooperativa; lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature; marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed nelle acque interne.
Inoltre per rientrare nei requisiti bisogna avere svolto le mansioni gravose “da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento” e avere “una anzianità contributiva di almeno 30 anni”. È anche previsto che per i gravosi che saltano lo scatto del 2019 non si applichi “il vincolo di conseguire necessariamente il requisito anagrafico dei 67 anni dal 2021” previsto come clausola di salvaguardia dalla riforma Fornero. Quindi “il beneficio di 5 mesi” rimane “strutturale”.
Ma nel frattempo pesa sul Governo la lettera di Bruxelles in cui si mette sotto osservazione l’Italia per il mancato obiettivo di contenimento del deficit. In questo senso sono stati chiari i moniti dal vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dal Commissario agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, in cui si paventa uno scostamento rispetto agli obiettivi ed un rallentamento nell’iter delle riforme, in particolare quella sulle pensioni. “Noi pensiamo sia necessario che l’Italia resti fedele alle riforme, che le attui perché importante per la sostenibilità del bilancio a lungo termine e per il debito”. Tuttavia dal Dicastero di via XX settembre fanno sapere che non ci sarà una manovra correttiva in primavera. “Gli interventi proposti dal governo ai sindacati che saranno recepiti in emendamenti al disegno di legge di bilancio – spiega il ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan – tutelano le categorie che svolgono attività particolarmente gravose, senza però mettere a rischio la sostenibilità del sistema”.
“La lettera della Commissione europea sottolinea i grandi sforzi ed i risultati ottenuti” dall’Italia “in termini di riforme strutturali che stanno aiutando la crescita di lungo periodo”, afferma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista al TG1. Sulle pensioni poi precisa che il meccanismo di adeguamento automatico oggi in vigore “avrebbe fatto saltare parametri che la Commissione europea ritiene fondamentali per il contenimento del debito”.

OMBRE EUROPEE

katneinPierre Moscovici giovedì scorso aveva escluso che le deviazioni previste dal percorso di riduzione del deficit strutturale possano avere “conseguenze procedurali” per l’Italia, nella valutazione sui conti pubblici che Bruxelles presenterà mercoledì prossimo. Ma oggi è la tirata d’orecchie del vicepresidente della Commissione europea, Jyrki Katainen, responsabile per crescita, lavoro e investimenti. “Decideremo la prossima settimana. Ma il fatto che la situazione in Italia non stia migliorando possono vederlo tutti dalle cifre”, ha detto Katainen, rispondendo ai giornalisti durante il resoconto della riunione odierna della Commissione a Strasburgo. Il collegio dei commissari, in effetti, ha discusso oggi in modo preliminare, senza prendere decisioni, delle proposte di bilancio presentate dai diversi paesi Ue. Katainen peraltro non è il vicepresidente direttamente competente della linea della Commissione sui conti pubblici dei Paesi, questo compito è invece supervisionato dal lettone Valdis Dombrovskis.

A un giornalista che chiedeva a quali cifre si riferisse Katainen, visto che proprio oggi i dati Istat indicano il Pil in crescita dello 0,5% nel terzo trimestre 2017, rispetto al trimestre precedente, e dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2016, il vicepresidente della Commissione ha risposto: “Mi riferisco alle cifre delle previsioni economiche della Commissione (pubblicate il 9 novembre scorso, ndr) e alla deviazione in termini di deficit strutturale” da parte dell’Italia. Infine, a chi chiedeva se fosse d’accordo con il collega Moscovoci, sulle assicurazioni da lui date secondo cui “la deviazione” prevista per l’Italia non avrà conseguenze procedurali, Kakainen ha risposto ripetendo che “adotteremo la nostra decisione la settimana prossima. Ma il nostro orientamento di base – ha concluso – è che dobbiamo essere onesti e far sapere ai cittadini qual è la situazione effettiva”.

Parole a cui ha replicato il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi: “Noi diciamo sempre la verità agli italiani, non so cosa volesse dire Katainen, e siamo anche fiduciosi che il progetto di legge di bilancio vada nella giusta direzione: la nostra posizione è conforme agli obiettivi comuni e agli impegni perseguiti dall’Italia. Come sempre – ha aggiunto Gozi – il dialogo con la Commissione andrà avanti e arriveremo a una soluzione positiva”.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan difende la legge di Bilancio: “E’ una legge solida, utile al Paese e conforme alle regole”. E sui rilievi del commissario Europeo Jyrki Katainen afferma: “Non rispondo a Katainen ma rispondo con quanto ho già detto molte volte in passato: con la commissione c’è un rapporto di collaborazione continua, se ci saranno osservazioni sulla legge di Bilancio, ne terremo conto. Ma comunque ripeto che è una buona legge”.

Intanto la manovra continua il suo percorso in Parlamento. Domani, 15 novembre, alle ore 17.30 si terrà presso la sala stampa della Camera dei deputati una conferenza stampa del Psi per presentare un emendamento alla Legge di Bilancio, depositato a prima firma del capogruppo socialista al Senato, Enrico Buemi. L’emendamento “è volto a garantire un piano di superamento del precariato negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Miur e prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica. Non essendo stata consentita per anni un’adeguata pianificazione a medio-lungo termine delle attività di ricerca, il precariato rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama della ricerca internazionale e allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza e di rilanciare il ruolo degli EPR”. Alla conferenza stampa parteciperanno: Enrico Buemi, capogruppo Psi al Senato, Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera dei deputati; Oreste Pastorelli, deputato e Tesoriere del Psi. Interverrà anche una delegazione del gruppo PU-CNR composta da: Marco Girolami, Danilo Durante, Principia Dardano, Giovanna Occhilupo.

Manovra, incentivi per assumere e le novità dell’Isee

Manovra

ECCO GLI INCENTIVI PER ASSUMERE UNDER 35

La decontribuzione del 50% per 36 mesi è riconosciuta “limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018 “, “ai soggetti che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età”. E’ quanto si legge in una bozza della Legge di Bilancio che l’AdnKronos è stata in grado di anticipare.

Al fine di promuovere l’occupazione giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che, a decorrere dal primo gennaio 2018, assumono lavoratori con contratto di lavoro a tutele crescenti è riconosciuto, per un periodo massimo di 36 mesi, l’esonero dal versamento del 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail”: “Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche”, si legge nella bozza.

Dicembre 2018 – L’esonero, si legge, “spetta con riferimento ai soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata ai sensi del presente articolo, non abbiano compiuto il trentesimo anno di età e non risultino essere stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro”. Limitatamente alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2018, “l’esonero è riconosciuto ai soggetti che non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età”.

Licenziamenti – L’esonero contributivo, si sottolinea, “spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva”.

Aliquote fiscali – Inoltre, tra le altre misure, c’è la proroga del blocco degli aumenti delle aliquote fiscali dei comuni al 2018. “Al comma 26, le parole ‘e 2017’ sono sostituite dalle seguenti: ‘, 2017 e 2018′”; “per l’anno 2018, i comuni che hanno deliberato ai sensi del periodo precedente possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la stessa maggiorazione confermata per gli anni 2016 e 2017” si legge nella bozza della Legge di Bilancio.

Obbligatorio da settembre dell’anno prossimo

ISEE PRECOMPILATO: LE NOVITA’

A partire dal 1 settembre 2018 la dichiarazione sostitutiva unica (DSU) per il rilascio dell’Isee sarà precompilata dall’Inps in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Non sarà più possibile, a partire da quella data, utilizzare il sistema manuale di compilazione.

Lo stabilisce in via ufficiale, dopo le numerose anticipazioni degli ultimi mesi, il decreto legislativo n. 147/2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale venerdì scorso 13 ottobre. Si tratta dello stesso decreto che introduce il Reddito di inclusione Rei, per richiedere il quale a partire dall’anno prossimo sarà necessario anche presentare l’indice Isee.

Come funziona la nuova Dsu precompilata – Come specificato dal D.Lgs. n. 147/2017, dunque, a decorrere dal 2018 l’Inps e l’Agenzia delle Entrate dovranno precompilare la Dsu utilizzando tutte le informazioni già in loro possesso, e dunque diminuendo il rischio di errori e distrazioni. L’Istituto si servirà dei dati dell’Anagrafe Tributaria, del Catasto e dei propri archivi, nonché delle informazioni su saldi e giacenze medie del patrimonio immobiliare del nucleo familiare comunicate ex art. 7 del D.P.R. n. 605/1973 e del D.L. n. 201/2011. Ulteriori informazioni riguardanti la retribuzione dovranno essere fornite dai datori di lavoro.

Servirà per il Rei – L’Isee che potrà essere calcolata dalla nuova Dsu precompilata sarà necessaria, tra le altre cose, proprio per la richiesta del Reddito di inclusione: per ottenere il Rei sarà necessario avere un indice non superiore a 6mila euro, oltre che un Isee non superiore ai 3mila euro.

Disponibile in via telematica – La Dsu precompilata dall’Inps sarà resa disponibile mediante i servizi telematici dell’Istituto direttamente al cittadino, che potrà accedervi anche per il tramite del portale dell’Agenzia delle entrate attraverso sistemi di autenticazione federata, oppure a mezzo di centro di assistenza fiscale (Caf) conferendovi apposita delega.

La Dsu precompilata potrà essere accettata o modificata, fatta eccezione per i trattamenti erogati dall’Inps e per le componenti già dichiarate a fini fiscali, per quali vale ciò che è stato dichiarato. Laddove la dichiarazione dei redditi non sia stata ancora presentata, le relative componenti rilevanti a fini Isee possono essere modificate, fatta salva la verifica di coerenza rispetto alla dichiarazione dei redditi successivamente presentata e le eventuali sanzioni in caso di dichiarazioni false.

Tasse

ITALIA DA RECORD PER PRESSIONE FISCALE

Italia al secondo posto nell’Unione europea per aumento della pressione fiscale rispetto al pil: dal 2005 al 2015 l’incremento è stato il secondo più alto dl’Europa a +3,2%, più del doppio della zona euro a +1,5% e più del triplo della Ue a 28 paesi a +1%. E’ quanto emerge dal rapporto Taxation Trends in the European Union 2017 della Commissione europea.

Tabelle alla mano, in dieci anni (2005-2015) in Europa il paese che ha segnato il rialzo più significativo è stato la Grecia (+4,5), sotto il peso dell’austerity imposta dal piano di salvataggio Ue. Ma attenzione essere al primo posto in Ue per incremento del peso del fisco sul pil non vuol dire avere le tasse più alte dell’Unione, perché ogni paese ovviamente parte da livelli differenti. Nel caso della Grecia infatti ad esempio nel solo 2015 la tassazione è stata pari al 25,7% del pil, pari a 45 miliardi di euro in valori assoluti; contro il 30,2% dell’Italia a quasi 496 miliardi di entrate fiscali totali, e in lieve calo rispetto al 30,3% del 2014.

Al terzo posto per incremento del fisco nel 2005-10 il Portogallo, altro paese sottoposto ad un piano di risanamento europeo, +2,8%, in ex equo con l’Estonia. Nello stesso decennio in esame la Germania ha segnato +2,3%, la Francia +2,2%.

Tra i paesi che invece hanno ridotto il peso della pressione fiscale nel 2005-10, troviamo l’Irlanda -6,3%, la Svezia -3,2%; la Lituania -2,9%, la Spagna -0,9% tra le differenze più rilevanti. Ma anche in questo caso va segnalato che un calo della pressione non equivale a tasse più basse: ad esempio le tasse della Svezia, che ha segnato una forte flessione del peso fiscale, erano al 40,5% del pil nel 2015.

Italia al top tra i ‘vecchi’ paesi membri (esclusi quelli dell’Est Europa dunque) anche per l’aliquota Iva. Sebbene la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia negli ultimi quattro anni abbia scongiurato nuovi rialzi (per trovare un livello inferiore bisogna andare al 2013, al 21%), l’imposta sul valore aggiunto italiana resta elevata rispetto alle maggiori economie europee, al 22% nel 2017.

Al primo posto nel Vecchio Continente troviamo la Danimarca dove l’Iva svetta al 25%, seguita dall’Irlanda al 23%. In Germania l’Iva è saldamente ferma al 19% dal 2007; in Francia è ferma al 20% da 4 anni.

Bollette

ECCO QUANDO CONSERVARLE

Conservare una bolletta pagata di gas, luce, acqua o telefono è molto importante perché a volte rappresenta l’unica difesa del consumatore. Ma per quanti anni va tenuta? Tutto ciò che rientra nell’erogazione di servizi pubblici di consumo – si legge su guidafisco.it – devono essere conservate per 5 anni a partire dalla data di pagamento della bolletta. In questo lasso di tempo, il gestore del pubblico servizio, può richiedere copia del pagamento come dimostrazione della regolarità del versamento.

Quindi se si è pagata una bolletta il 10 ottobre 2017 si può buttare solo dopo 5 anni e solo dopo il 31 dicembre, quindi dal 1° gennaio 2022 il credito cade in prescrizione e quindi non è più esigibile da parte del gestore e il cliente ha diritto a non dover dimostrare il pagamento.

Se invece la bolletta è stata buttata prima dei 5 anni, il cliente dovrà ripagare la bolletta che non risulta contabilizzata dal gestore perché non può dimostrare l’effettivo pagamento.

Carlo Pareto