Berlusconi e Di Maio. Due forni per Salvini

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Prima due forni per Di Maio e adesso due forni per Salvini. Luigi Di Maio è un esperto su come attivare due forni: a maggio tentò di formare “il governo del cambiamento” sia con la Lega sia con il Pd. Parlò e trattò sia con il segretario democratico Maurizio Martina sia con quello leghista Matteo Salvini, poi la palla andò in buca con il Carroccio. Il capo politico del M5S avrebbe preferito una intesa con i democratici, ma il Pd bocciò l’accordo (un secco no arrivò soprattutto dall’ex segretario Matteo Renzi).

Adesso è il turno di Salvini: prima non ha smantellato i due forni, quindi ha riacceso quello con Silvio Berlusconi accanto a quello con Di Maio. Il vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno e segretario della Lega è e rimane al governo con Di Maio, ma decide anche con Berlusconi il nuovo “presidente di garanzia” della Rai Marcello Foa. La commissione parlamentare di Vigilanza mercoledì 26 settembre ha votato a maggioranza qualificata la sua candidatura bocciata, invece, prima di Ferragosto. I parlamentari di Forza Italia sono stati determinanti per raggiungere l’alto quorum dei due terzi dei voti. Non solo. Il segretario del Carroccio imbocca con il presidente di Forza Italia la strada dell’alleanza nelle elezioni regionali (Piemonte, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Calabria, Basilicata) e, probabilmente, nelle europee.

Due forni per Salvini. La nuova intesa, dopo forti polemiche e scaramucce, è scattata attraverso due incontri nelle case di Berlusconi: prima nella cena di domenica 16 settembre nella villa di Arcore e poi nel vertice di Palazzo Grazioli a Roma di giovedì 20 settembre allargato a Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Salvini prima smentisce e poi conferma. Smentisce per rassicurare Di Maio: «Non c’è nessuna strategia del doppio forno», il governo con i cinquestelle «durerà cinque anni». Ma poi confermato per il doppio forno per conquistare le giunte regionali, provinciali e comunali: «Io vado da Berlusconi e parlo solo di accordi locali».

L’ex presidente del Consiglio si mostra comprensivo con Salvini: «Deve tenere i rapporti con l’altra parte, bisogna capirlo…». Il Cavaliere ha fatto buon viso a cattivo gioco: avrebbe siglato l’accordo per evitare una penalizzazione delle sue tv Mediaset per mano dei grillini e per scongiurare il completo sgretolamento di Forza Italia sotto il rullo compressore della concorrenza leghista.

L’esecutivo con i grillini, anche se le posizioni sono contrapposte su molti temi, viaggia a gonfie vele per Salvini: secondo i sondaggi la Lega avrebbe oltrepassato il 30% dei voti, raddoppiando il 17% ottenuto nelle elezioni politiche del 4 marzo. Salvini ha conquistato l’egemonia politica sul governo Conte mietendo consensi e mettendo in un angolo Di Maio. Due forni per Salvini. Riaccendendo il forno con Berlusconi ha portato a casa una micidiale potenza di fuoco mediatica (grazie alla Rai e a Mediaset) che moltiplica le possibilità di stravincere le elezioni europee.

Anche un eventuale voto politico anticipato sarebbe gradito. La manovra economica 2019 è passata la notte di giovedì 27 settembre sull’asse dell’accordo Salvini-Di Maio, ma restano molti contrasti con il M5S (sulla stessa Legge di bilancio, le opere pubbliche, la giustizia, la sicurezza, gli immigrati). Finora i dissensi sono stati sempre superati ma l’atmosfera si sta pericolosamente surriscaldando. C’è chi azzarda la crisi di governo e le elezioni politiche anticipate. Berlusconi spera nella rottura: «Credo che in un futuro non lontano il centrodestra tornerà finalmente di nuovo alla guida del governo». Il vero beneficiario sarebbe il ministro dell’Interno. Le urne potrebbero segnare il trionfo di Salvini come leader del centro-destra e nuovo presidente del Consiglio.

Rodolfo Ruocco

Marcello Foa è il nuovo presidente della Rai

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Marcello Foa è il nuovo presidente della tv pubblica. Come ampiamente previsto dopo l’accordo Salvini-Berlusconi, la commissione di Vigilanza della Rai ha espresso parere favorevole alla nomina del giornalista italo-svizzero. Sono stati 27 i voti favorevoli, tre i contrari, una scheda è risultata nulla e una bianca. Su 40 componenti della bicamerale hanno votato in 32. Raggiunto, dunque, il quorum di due terzi grazie ai voti del Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. “Non ho mai militato in un partito né prese tessere, né cercato appoggi politici per fare carriera. Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi”, le prime parole del neo presidente. “Il mandato che ho ricevuto dal governo – ha sottolineato – non è politico, ma professionale”.

In realtà la nomina di Foa rientra nella prassi usata sin dalla prima Repubblica: il Governo in carica nomina i vertici della tv di Stato. Anche qui le promesse di Salvini e Di Maio di depoliticizzare la Rai sono andate a farsi benedire. La carriera di Foa, da sempre vicino al centrodestra, sta lì a dimostrarlo. Il M5S si è allineato da subito all’alleato di Governo. “E’ assolutamente un presidente di garanzia. Il suo è un nome di altissimo spessore” ha evidenziato il M5s con la deputata Mirella Liuzzi. Di altro avviso il Pd, che fino alla fine è restato sulle barricate. I parlamentari dem in Vigilanza hanno depositato una richiesta immediata di accesso agli atti per presunti vizi di forma durante la votazione. Richiesta respinta al mittente dal presidente Alberto Barachini. “E’ incomprensibile e grave che il presidente si sia trincerato dietro non meglio precisate procedure parlamentari per impedire all’opposizione di verificare le schede della votazione provocando così un vero e proprio vulnus tra noi e il presidente”, ha detto il senatore Pd Margiotta.

Nei prossimi giorni si conosceranno i nuovi direttori dei telegiornali, che saranno affidati a nomi vicini all’Esecutivo. Nel frattempo, però, la stampa estera si è già scatenata contro il nuovo numero uno di Viale Mazzini. “Fake news journalist” attacca il quotidiano britannico The Guardian, definendo Foa un cronista “che ha spesso diffuso storie false”. Tra le bufale il giornale inglese cita una sulla partecipazione di Hillary Clinton a “cene sataniche” durante la campagna elettorale. Elencate anche le sue uscite contro gay e vaccini. “Particolarmente filo-russo, pro-Assad e chiaramente euroscettico” il commento di Le Monde. Il quotidiano francese titola: “Nomina controversa alla guida della Rai”. E in pagina aggiunge che la nomina rappresenta l’ennesimo “smacco per l’altro partner della maggioranza, il Movimento 5 Stelle, che senza sosta, dalla sua fondazione nel 2009, non ha smesso di denunciare la politicizzazione della Rai”.

F.G.

IL CAVALIERE A CAVALLO

berlusconi tendaSilvio Berlusconi torna protagonista sulla scena politica, nonostante Forza Italia sia scesa nei sondaggi, e lo fa riallacciando i legami con i suoi alleati Salvini e Meloni, irritando ancora una volta i pentastellati e promettendo che il Centrodestra “sarà presto al Governo”. Il Cavaliere ha poi annunciato: “Il centrodestra si presenterà unito a tutte le prossime competizioni elettorali a partire dalle elezioni regionali di Piemonte, Abruzzo, Basilicata, Sardegna, con l’individuazione di un candidato condiviso, così come in tutti altri appuntamenti amministrativi”.
Il presidente della Camera Roberto Fico commenta la ritrovata unità del centro-destra in vista delle elezioni regionali, limitandosi a dire: “Loro sono un’alleanza. Non c’è nessuna novità”.
Ma Matteo Salvini non si è sbilanciato e ieri dopo l’incontro ha detto: “Abbiamo parlato di tasse, lavoro e immigrazione”, il leader leghista non ha bisogno dell’appoggio del Cavaliere a livello nazionale, ma a livello regionale sa che con il centrodestra unito molte regioni, anche quelle storicamente ‘rosse’, potrebbero passare a destra senza difficoltà.
L’altro alleato dell’alleanza, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, plaude all’accordo: “È un fatto positivo quello di ieri, l’aver stabilito che il centrodestra sarà compatto alle prossime regionali non era scontato e per noi era importante, è un passo propedeutico anche a livello nazionale, per dare domani a questa nazione un governo che sia frutto di idee comuni e condivise. Poi, si sa che io penso che il centrodestra vada rifondato e non semplicemente riassemblato, ma sicuramente quelle idee che sono maggioritarie tra i cittadini devono avere una rappresentanza forte”.
Ma il primo successo agli occhi di tutti è la vittoria leghista con l’elezione di Marcello Foa alla presidenza del Cda Rai.
Foa è stato eletto con quattro voti a favore, hanno riferito le fonti: quelli dei consiglieri vicini a Lega, M5s e Fratelli d’Italia, più l’amministratore delegato Fabrizio Salini. Rita Borioni, vicina al Pd, ha votato contro, mentre Riccardo Laganà, che rappresenta i dipendenti Rai, si è astenuto. Ad agosto il giornalista e scrittore non aveva ottenuto la maggioranza qualificata durante la votazione in Commissione parlamentare di Vigilanza Rai per la mancata partecipazione di Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi contestava infatti alla Lega, di cui resta formalmente alleato, di non essere stato coinvolto nella scelta di Foa. Adesso però l’imbarazzo è tutto nel Movimento cinque stelle che vedono eletto Foa grazie all’appoggio esterno di Silvio Berlusconi, proprio colui sul quale avevano giurato che “non avrebbe messo le mani sulla Rai”. Adesso però il M5S fa dell’elezione di Foa una vittoria contro l’opposizione e il Pd. “Il Pd, artefice del Patto del Nazareno, fa le pulci sul voto del Cda della Rai. Capiamo che a loro il profilo di Foa non piaccia, ma a un certo punto dovrebbero farsene una ragione”. Così, in una nota, Gianluigi Paragone, capogruppo M5S in Commissione Vigilanza Rai.
La dem Rita Borioni ha presentato una diffida formale a procedere all’elezione a causa dei “chiarissimi profili di illegittimità della stessa”, le sue parole a inizio seduta. Ma adesso la difficoltà del M5S è quella di ritrovarsi sempre più oscurati da una Lega sempre che al Governo ha le redini e le cui scelte sono spesso suggerite e sigillate dall’Alleanza con il Cavaliere di Arcore.

Salvini si ritaglia una Rai al veleno

salvini«Tanti nemici, tanto onore!». Matteo Salvini ha riesumato senza imbarazzo “Molti nemici, molto onore!”, uno dei motti più celebri di Benito Mussolini. Lo slogan non ha portato bene al duce del fascismo e a Gaio Giulio Cesare che lo utilizzò in precedenza, a Salvini potrebbe accadere lo stesso con una Rai al veleno.

Sulla spartizione dei vertici di viale Mazzini, Salvini ha patito la sua prima cocente sconfitta: la nomina da parte del governo grilloleghista di Marcello Foa a “presidente di garanzia” dell’azienda pubblica radiotelevisiva non è stata ratificata dalla commissione parlamentare di Vigilanza.

Foa non ha ottenuto i due terzi dei voti previsti dalla legge. Forza Italia, il Pd e Liberi e Uguali, all’opposizione, non hanno partecipato alla votazione e il candidato leghista è stato bocciato perché i voti leghisti e pentastellati non sono bastati a raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi. Salvini è perfino andato a trovare Silvio Berlusconi ricoverato nell’ospedale milanese San Raffaele per accertamenti, ma il presidente di Forza Italia non ha voluto sentire ragioni. Gli azzurri non hanno sopportato il metodo: il ministro dell’Interno non ha concordato la candidatura ma l’ha semplicemente comunicata a Forza Italia. Il partito dell’ex presidente del Consiglio ha argomentato su Twitter: «Il servizio pubblico non appartiene alla maggioranza o al governo. Appartiene a tutti». I sindacati dei giornalisti, mai teneri con Berlusconi, hanno lanciato critiche analoghe. Fnsi e Usigrai, hanno attaccato immediatamente la nomina come un atto di «totale sudditanza al governo» che però è stata stoppata dal voto negativo in Vigilanza.

È scoppiata la guerra tra i vecchi componenti del centro-destra. Salvini, dopo la bocciatura, ha rinnovato “la fiducia” a Marcello Foa con il rischio di delegittimare l’amministratore delegato e il consiglio di amministrazione della Rai. Il segretario del Carroccio, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha attaccato a testa bassa: «La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora». Adesso è sospesa a un filo la stessa sorte della coalizione di centro-destra, la storica alleanza elettorale con Berlusconi tessuta prima da Bossi, poi da Maroni e quindi dallo stesso Salvini.

Ma Salvini deve fare i conti anche con Di Maio. Il capo dei cinquestelle, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico con toni pacati ma decisi ha dato l’altolà all’alleato dell’esecutivo gialloverde: «Il governo non può ignorare il voto della Vigilanza». Perciò Foa si può riproporre solo se c’è «un’intesa» altrimenti sono «le forze politiche che siedono in Vigilanza che devono trovare una alternativa». Tra i possibili nomi per un eventuale accordo gira quello di Giovanni Minoli, uno dei volti storici della Rai, ma c’è aria di guerra ad oltranza.

Una Rai al veleno produce posizioni diametralmente diverse tra i due alleati di governo: nessun richiamo “al cambiamento bloccato” gridato dal segretario della Lega ma al rispetto della legge invocato dal capo del M5S. Tra Di Maio e Salvini sono lontani i tempi della grande sintonia, quando un artista di strada li ritrasse su un muro di Roma come due innamorati: stretti in un forte abbraccio coronato da un appassionato bacio sulla bocca. Lo scivolone sulla Rai potrebbe essere fatale al segretario della Lega. Salvini si ritaglia una Rai al veleno.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

SI SCIOLGONO I NODI

berlusconi-salviniLo strappo Fi-Lega c’è stato da tempo, da quando il leader della Lega ha iniziato a correre troppo in ‘avanti’ rispetto agli alleati azzurri, e a volte senza di loro, ma adesso Salvini è costretto a tornare indietro dalla coalizione finita nel dimenticatoio. Matteo Salvini si è recato in mattinata all’ospedale San Raffaele di Milano per una visita a Silvio Berlusconi. “Era una visita dovuta alla stima e all’affetto e non a ragionamenti politici che di certo non si fanno in ospedale”, assicura il leader della Lega. L’incontro ha però riconfermato l’unità della coalizione: “Noi ci consideriamo alleati del centrodestra”, ha assicurato il ministro.
E sempre in mattinata è stata ‘bocciato’ il candidato della Lega Marcello Foa per la presidenza Rai.
In Vigilanza non hanno partecipato al voto su Foa presidente, pur essendo presenti nell’aula della commissione, i parlamentari di Forza Italia (fatta eccezione per il presidente Alberto Barachini, che ha votato), del Partito democratico e di Liberi e Uguali. A questo punto la nomina di Foa, dopo l’ok a maggioranza di ieri nel cda Rai, non è efficace: la legge prevede infatti il parere vincolante della Vigilanza, a maggioranza di due terzi (quindi 27 voti su 40), per la ratifica definitiva.
“Siamo dispiaciuti dell’asse Pd-Fi che cerca di fermare il cambiamento, sia del Paese che della Rai. Dal Pd non ci aspettiamo nulla, con Fi invece siamo pronti a confrontarci perché sicuri che anche la Rai abbia bisogno di aria nuova, cambiamento, qualità e meritocrazia. Siamo convinti che i fraintendimenti di questi giorni sul metodo, più che sul merito, possano essere superati perché le qualità di Marcello Foa, come uomo e giornalista libero e corretto sono universalmente riconosciute e apprezzate”. Lo dichiarano in una nota congiunta il capogruppo Lega alla Camera Riccardo Molinari e il capogruppo Lega al Senato Massimiliano Romeo.
Gli azzurri insistono sulla questione del metodo, del nome ‘condiviso’ e non imposto con ‘arroganza’. Perché “se siamo alleati, si ragiona e si decide insieme”, spiega il leader azzurro in un’intervista a Qn. Berlusconi sottolinea il ruolo di garanzia previsto dalla legge per il vertice Rai e la maggioranza dei due terzi in Vigilanza, per rispetto dell’opposizione. “Quando noi governavamo – ricorda il Cavaliere – abbiamo dato la presidenza della Rai a figure di valore come Petruccioli e Annunziata, certo non schierate con noi”.
Invece resta fedele alle ‘direttive’ leghiste FdI. “Non condivido il metodo adottato finora, un metodo che con il cambiamento ha poco a che fare ma sentir parlare dal Partito Democratico di lottizzazione della Rai dopo quello fatto da Renzi è veramente ridicolo… Alla fine la sinistra ci ha convinto a votare Marcello Foa presidente della Rai”, così, ieri, a margine di un incontro con imprenditori veneti organizzato a Verona, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni annuncia la decisione del partito.
Ma dopo la bocciatura, ancora una volta Salvini insiste sul nome di Foa: “Nessuno ha paura di una persona libera, tranne il Pd. Conto che Foa abbia il sostegno di tutto il centrodestra. Il parere che darò sarà di riconfermare la fiducia a Foa per poi finalmente tornare a lavorare e offrire un’informazione a tutti e per tutti, cosa che non sempre la Rai ha fornito in questi anni. Ci sta che su un nome al di sopra di ogni sospetto come quello di Marcello Foa, sbraitino e urlino come aquile quelli della sinistra che ormai, poveretti, hanno perso ogni credibilità, ma conto che trattandosi di una persona libera che ha lavorato nell’ambito dell’informazione del centrodestra in Italia, abbia il sostegno di tutto il centrodestra”.
La partita sulla Rai mette alla prova il legame tra Forza Italia e Carroccio, con Berlusconi che per l’ennesima volta invita Salvini a rompere con i Cinquestelle e a tornare al Centrodestra del prima delle elezioni del 4 marzo.
“Non siamo al mercato – dice il vicepresidente di Fi, Antonio Tajani -, non si tratta di vendere posti in cambio di voti”. Poi, però, aggiunge che gli azzurri vogliono “conservare questa coalizione”. Il sospetto per Andrea Ruggieri (in Vigilanza per Fi), è che “la Lega si prepari ad allearsi con il M5s alle regionali d’autunno”.
“Finalmente Berlusconi ha preso atto che il disegno politico di Salvini è anche contro di lui. Non si spiega altrimenti il voto contro Foa. E Salvini conferma: non cambia cavallo. I Dioscuri sono destinati a stare assieme un bel po’. Tocca a noi rovesciare le carte”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, dopo la bocciatura di Foa alla Presidenza Rai della commissione di vigilanza. Sull’ipotesi che possa comunque ricoprire l’incarico di Presidente, Nencini aggiunge: “Si tratterebbe di un vergognoso colpo di mano. La Rai è una azienda pubblica che deve tutelare tutti gli italiani. Pronti a incatenarci di fronte alla Rai se questa procedura insolita dovesse avere corso”. E poi ha aggiunto:
“In 8^ commissione senato, ho chiesto al vice presidente Di Maio cosa intenda fare il governo sulla vicenda Rai apertasi questa mattina. La commissione di vigilanza Rai rappresenta il parlamento, è il parlamento. Una volta espresso il suo voto, quel giudizio è vincolante per l’esecutivo. Ne va preso atto e basta. Ogni gesto, ogni misura che non tenesse conto di quel voto, contravverrebbe la volontà delle Camere, una lesione gravissima della volontà popolare che si esprime in quella sede con voto libero e segreto”.

La Rai e il governo del cambiamento

RAI-Riforma

“Merito” e “capacità”. Tante promesse contro la lottizzazione Rai e delle aziende pubbliche. Lega e M5S da metà giugno si sono scontrati, prima sotto traccia e poi apertamente, declamando contro la lottizzazione ma trattando sulla divisione delle poltrone. Ma alla fine è andata in porto la spartizione. La prima palla ad andare in buca è stata la guida della Cassa depositi e prestiti: Fabrizio Palermo, gradito a Luigi Di Maio, è stato insediato dal governo M5S-Lega come amministratore delegato della “cassaforte” nella quale sono custodite le azioni delle più importanti aziende pubbliche (Eni, Enel, Poste, Telecom, Fincantieri, Terna, Saipem e Italgas).

Poi è arrivato l’accordo sulla lottizzazione Rai: Fabrizio Salini, apprezzato dai cinquestelle, amministratore delegato (la figura è prevista al posto del direttore generale dalla legge di riforma fatta approvare dal governo Renzi nel 2015), Marcello Foa, sostenuto dai leghisti, presidente. Contatti, riunioni informali, vertici di maggioranza e Consigli dei ministri; la strada della divisione delle nomine è stata faticosa è tortuosa. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato al ‘Fatto Quotidiano’ il suo metodo per uscirne indenne: «Il ministro competente fa le proposte, io ne parlo con i due vicepremier, poi le decidiamo insieme. Se non c’è accordo sulla persona più competente, rinviamo per trovarne una migliore».

E così è andata, ma certamente non è stata cancellata la tanto demonizzata lottizzazione Rai in nome della “candidatura migliore”. Di Maio, dopo il Consiglio dei ministri del 27 luglio ha difeso le scelte assunte dal “governo del cambiamento” sulle nomine: «Abbiamo appena nominato i vertici della Rai. Oggi inizia una nuova rivoluzione culturale con i due nomi, Marcello Foa presidente e Fabrizio Salini Ad». Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, ha usato parole forti e offensive: queste nomine «il presidente del consiglio e il Cdm hanno ritenuto all’altezza di questa grande sfida per liberarci dei raccomandati e dei parassiti».

Niente male. Matteo Salvini è stato più pacato. Il segretario della Lega, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, ha messo da parte le critiche del passato: «Sono molto soddisfatto, ci sarà spazio per tutte le voci, finalmente. Siamo solo all’inizio».

Strano. Roberto Fico, presidente cinquestelle della Camera, aveva detto basta alle lottizzazioni e aveva messo i partiti fuori della porta: «Deve finire l’era delle appartenenze politiche, dell’influenza del governo sui giornalisti Rai e viceversa. Deve cambiare tutto».

Invece di “cambiare tutto” sono cambiati solo gli autori della spartizione: adesso è stata varata la lottizzazione gialloverde, quella del “governo del cambiamento”. Ma non è detto che la spartizione della Rai decisa dal governo Conte-Di Maio-Salvini vada in porto. Il problema è “il presidente di garanzia”. La legge stabilisce che il presidente dell’azienda radiotelevisiva pubblica sia eletto dalla commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai con una maggioranza qualificata dei due terzi dei voti: M5S e Lega non raggiungono questa soglia e sperano nel soccorso essenziale di Forza Italia per evitare un flop, ma non è per niente scontato il sì dei forzisti. Silvio Berlusconi ha ritenuto le nomine avanzate «un pessimo segnale» perché assunte in maniera unilaterale da parte della maggioranza grilloleghista.

Il centro-sinistra ha sollecitato il presidente di Forza Italia ad evitare un “soccorso azzurro” ed ha annunciato una durissima opposizione. Maurizio Martina ha attaccato: «Va in onda la spartizione tra la Lega e Cinque Stelle». Il segretario del Pd ha ricordato la necessità dei due terzi dei voti per eleggere “il presidente di garanzia” voluto invece solo dai cinquestelle e dai leghisti che «per le poltrone calpestano anche le regole». Insorgono anche i sindacati dei giornalisti. Vittorio Di Trapani (Usigrai), Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti (Fnsi) con una lettera aperta ai 7 consiglieri di amministrazione Rai hanno contestato l’indicazione da parte del governo del presidente di viale Mazzini perché «si configura come una palese violazione di legge».

La battaglia si deciderà mercoledì primo agosto. Quando si riunirà la commissione di Vigilanza si vedrà se e come passerà la spallata Salvini-Di Maio sul “presidente di garanzia”.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Rai. Buemi, tempi duri per un’informazione autonoma

RAI-RiformaIn nome della battaglia contro la lottizzazione si lottizza. Questa la morale della vicenda Rai ai cui vertici il governo, tramite il ministero dell’economia, ha posto persone di propria fiducia. Ne di più ne di meno di come è sempre successo. Insomma il governo ha raggiunto l’accordo sulle nomine “in ottemperanza alle disposizioni di legge e di statuto e a completamento delle designazioni già effettuate dal Parlamento e dall’azienda, per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Rai il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha proposto al Consiglio dei Ministri i seguenti nominativi: Fabrizio Salini, indicandolo per la carica di amministratore delegato, e Marcello Foa per la carica di consigliere di amministrazione”. Si legge così in una nota del Ministero dell’Economia. Foa sarà votato dalla commissione di Vigilanza per la carica di presidente dell’azienda radiotelevisiva.

“Oggi diamo il via a una rivoluzione culturale. Ora ci liberiamo dei raccomandati e dei parassiti”, nella Rai”. Ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. Il perché poi i nominati in precedenza siano dei raccomandati e quelli di oggi non lo siano, è tutto da capire. Va ricordato comunque che le norme in vigore sono figlie della riforma voluta dal governo Renzi. “I risultati di una riforma sbagliata e pensata a favorire la propria continuità di governo – afferma l’esponente socialista Enrico Buemi senatore nella scorsa legislatura – ha portato oggi a consentire a Lega e 5 Stelle di occupare la Rai con leadership oscurantiste al servizio di interessi diretti di forze politiche e di governo che le hanno scelte. Saranno tempi duri, più del passato, per una informazione autonoma e libera da condizionamenti di varia natura, ma purtroppo sempre al servizio del potente di turno”. Dall’opposizione quindi l’accusa è quella di militarizzare la Rai: “Nessuna nomina di garanzia: Salvini e Di Maio vanno contro la legge e militarizzano la Rai con una spartizione senza precedenti. Tria e Conte non pervenuti”. Sono le parole di Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai. “Foa – continua Anzaldi – è un fedelissimo di Salvini mentre Salini è stato l’ad de La7 nel momento in cui la tv di Cairo si è trasformata in un lungo talk show filo M5s contro Renzi e il Pd. Vogliono asservire il servizio pubblico alla loro lottizzazione selvaggia”.