Renzi-Macron. Ex socialisti temono di uscire dal PSE

macron renziIl segretario del PD Matteo Renzi è arrivato all’Eliseo per incontrare il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Renzi, accompagnato dal sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi e dal presidente del think tank “Volta” Giuliano da Empoli, ha lasciato il palazzo presidenziale dopo circa un’ora di colloquio. I due giovani leader condividono l’esigenza di porre “un argine ai populismi, quello di Le Pen in Francia e quello di Salvini in Italia”. Secondo quanto viene riferito da fonti italiane che hanno partecipato all’incontro che si è svolto questa mattina, tuttavia a preoccupare i ‘fuoriusciti’ dal Psi sembra un’altra notizia, quella che Macron punta alla creazione di un terzo polo nel parlamento europeo, nel quale potrebbero rientrare anche forze politiche oggi legate al Pse, il Partito socialista europeo.

“Leggiamo di un’improbabile proposta macroniana di uscita del Partito Democratico dal Pse. Siamo certi che Renzi, che ha avuto il merito dell’adesione nel 2014, non ci pensi neanche lontanamente: il Pd è oggi la principale forza nel Pse e noi crediamo che sia interesse reciproco rafforzare i legami”. Così in una nota congiunta i deputati socialisti del Pd Marco Di Lello, Tonino Cuomo, Federico Massa e Lello di Gioia, usciti dal Partito socialista e che oggi cercano il socialismo… fuori dal Psi.

Ma Gianni Pittella, presidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, dopo aver parlato con il Segretario del Pd, Matteo Renzi, assicura: “Il Partito democratico non si muove da nessuna parte, è e resta uno dei pilastri fondamentali del Pse”.

L’Ala del duo Di-Di

Esattamente un anno fa Marco Di Lello, mediante una battuta al Corsera a cui fece seguito una lettera aperta, annunciò la sua intenzione di aderire al Pd. Nella lettera il parlamentare affermava tra l’altro: “Il Pd è oggi la cosa più vicina a un grande partito popolare e riformista. Credo che oggi un Nenni o un Turati non avrebbero dubbi su dove portare la loro battaglia. Senza subalternità” (Sic!). Insomma Di Lello per giustificare l’ingiustificabile, ovvero la scelta di abbandonare il partito che gli ha consentito di sedere nei banchi della Camera dei deputati, con un ruolo apicale nella nostra componente parlamentare, ha persino rovistato nel Pantheon dei socialisti, spingendosi nella sfera del surreale. Non solo: nelle settimane successive ha proclamato “coram populo”che nella sua intrapresa lo stavano seguendo molti socialisti.

Non è avvenuto nulla di quanto da lui annunciato: intanto coloro che hanno seguito lui e il parlamentare pugliese eletto in Sardegna suo sodale, con cui formano il formidabile duo Di-Di, si contano, a voler essere generosi, sulle dita di due mani. Reciso il rapporto con il Psi ci si aspettava che i due deputati ne traessero le dovute conseguenze, lasciando la componente socialista del Gruppo misto alla Camera e iscrivendosi al gruppo parlamentare del Pd.

Dallo sconcertante annuncio sono trascorse settimane, poi mesi, ma il duo Di-Di ha continuato a fare parte della componente socialista del Gruppo misto, senza che arrivasse l’annuncio, come da regolamento della Camera, del dichiarato passaggio al Pd. Che è successo dunque? Non certo un ripensamento. Tuttavia un fatto è certo: né Marco Di Lello, né Lello Di Gioia, il duo Di-Di, si sono iscritti al gruppo del Pd, come proclamato con tanta enfasi.

Le malelingue (o i bene informati, fate voi) suggeriscono che dal gruppo del Pd sia arrivato un garbato quanto deciso e imbarazzante per entrambi un “fin de non recevoir”.

Può darsi. La vicenda si è trascinata per settimane e mesi senza che lo stato delle cose mutasse, quando, all’improvviso, il 7 giugno scorso, dieci mesi dopo l’abbandono del Psi, ha assunto i contorni della farsa o dell’opera buffa: si è appreso infatti che i due hanno formato una componente all’interno del Misto chiamata “Movimento Ppa-Moderati” (!!) in compagnia del deputato partenopeo ex dipietrista, esperto in transumanze politiche, Aniello Formisano.

A pensar male si fa peccato ma vuoi vedere che i rumors del Transatlantico di cui sopra qualche fondamento l’avevano? Sono codesti i medesimi rumors che raccontano oggi, nell’approssimarsi della pausa estiva, ricorrendo un anno dall’esternazione dilelliana che dava come imminente l’adesione al Pd, di una trattativa molto ben avviata che vedrebbe il duo Di-Di in procinto di accasarsi nel gruppo Ala, soggetto politico nato e cresciuto (unicamente in Parlamento, sia chiaro) sotto l’alto patronato di Dennis Verdini.

Chissà se il prim’attore del duo Di-Di oggi si domanda cosa penserebbero delle loro spericolate prodezze trasformistiche di questi 12 mesi Turati e Nenni?

Emanuele Pecheux

Psi. Riportare il Partito
al ruolo che merita

schietroma_1385903Dopo la fuoriuscita del deputato Marco Di Lello, sono riaffiorate le polemiche all’interno del Partito socialista, a seguito anche della lettera del segretario del Psi, Riccardo Nencini. 

Considero di pregevole fattura la lettera del 3 agosto 2015, inviata alle compagne e ai compagni dal nostro segretario Riccardo Nencini
Inoltre, avendo partecipato alle riunioni che precedettero le elezioni politiche del 2013, posso confermare che la ricostruzione dei fatti compiuta da Nencini è rispondente a verità.
Ai compagni che hanno contestato tale ricostruzione, voglio dire inoltre che, se continueremo ad impiegare le nostre migliori energie in sterili polemiche interne, con lo sguardo rivolto al passato, non andremo lontano.
D’altra parte è giusto riconoscere a Riccardo Nencini il coraggio di aver assunto, nel 2008, la guida di un partito che era un netta difficoltà ed anche l’innegabile merito di aver riportato il Psi in Parlamento e e al Governo.
Adesso siamo ad un bivio: o continuare a litigare tra di noi, con il rischio di una fine ingloriosa, oppure batterci tutti insieme, con dignità e determinazione, per tentare di riportare il partito di Turati al ruolo che merita.
Mi auguro vivamente che in tutti noi prevalga il buon senso e l’orgoglio di non arrenderci al destino, che un grande socialista, ha definito “cinico e baro”.

Gian Franco Schietroma

Partito, Di Lello va nel PD
Nencini: scelta personale

Marco Di LelloIn un’intervista pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera, siglata MTM, (Maria Teresa Meli, ndr), Marco Di Lello annuncia la sua intenzione di aderire al PD e di proporre comunque la stessa soluzione a tutto il partito.

Nella mattinata sono giunte le prime reazioni. Il segretario del partito, Riccardo Nencini, in una nota scrive: “Ho letto poco fa che Marco Di Lello, coordinatore del gruppo socialista alla Camera, ha deciso di aderire al Pd. Una scelta singola che avviene dopo un continuo infittirsi di illazioni e di chiacchiericci e prima di aver avviato il dibattito congressuale, ormai alle porte. Viene così meno un principio fondamentale per la vita nei partiti: chi porta responsabilità decide con la sua comunità. I parlamentari socialisti tutti – da Buemi a Longo al Senato, da Pia Locatelli a Pastorelli alla Camera  – e così i segretari regionali e i consiglieri regionali, con i quali ho parlato, restano al loro posto. Con convinzione. Rivolgo un appello a tutti i socialisti. C’e’ bisogno di unità per dare dignità alla nostra storia e per tenerla in vita. C’è bisogno di tutta la forza che abbiamo”.

“Apprendo dal Corriere della Sera – aggiunge a sua volta Oreste Pastorelli, tesoriere del partito – che il coordinatore della componente socialista alla Camera, Marco di Lello, ha deciso di andare nel Pd. Noi parlamentari socialisti abbiamo ricevuto un mandato dal nostro partito e dobbiamo essere coerenti di fronte alla nostra comunità. I socialisti italiani stanno nel Psi e non altrove”.

Pia Locatelli commenta sul suo profilo Facebook: “Leggo sul Corriere che il nostro capogruppo alla Camera ha deciso di andare nel PD. Ho anche letto che due o tre parlamentari sarebbero pronti a seguirlo. Non mi risulta e comunque io non sono tra quelli: ho la tessera socialista da oltre 40 anni e finirò la mia carriera politica da socialista”.

Dal Senato i compagni Enrico Buemi e Fausto Guillermo Longo scrivono: “Apprendo dal Corriere della Sera che l’onorevole Di Lello sarebbe pronto a entrare nel Pd e che altri parlamentari socialisti sarebbero pronti a seguirlo. Voglio specificare che l’on. Di Lello esprime una sua posizione personale sia io che il collega Longo non abbiamo alcuna intenzione di lasciare il partito socialista, il nostro partito, né di tradire il mandato degli elettori che ci hanno votato in quanto socialisti, seppure nella lista del Pd. Comunque qualsiasi discussione e decisione per la strategia futura del partito socialista, per quanto mi riguarda ha una sede unica dentro la quale essere affrontata, il congresso del Psi”.

Maria Pisani, portavoce del PSI, scrive: “Leggo sul Corriere della Sera della decisione del coordinatore dei deputati socialisti, Marco Di Lello, di aderire al PD. Una scelta prettamente individuale, non certo collettiva. Nessun organismo ha mai deliberato una simile opportunità. L’autonomia politica e organizzativa del PSI è ben salda. Portiamo sulle spalle una grande responsabilità soprattutto nei confronti delle nostre compagne e dei nostri compagni. Chi ha ruoli dirigenziali dovrebbe sempre ricordarlo”. Gian Franco Schietroma, coordinatore della segreteria nazionale PSI ha reso noto: “Rispetto la scelta individuale compiuta da Marco Di Lello, ma non la condivido assolutamente nella forma e nella sostanza. Dal punto di vista formale, visto che il suo obiettivo dichiarato è quello di portare tutto il PSI nel PD, egli avrebbe dovuto proporre questa posizione politica all’ormai prossimo congresso del Partito. Dal punto di vista sostanziale una nostra confluenza nel PD non è utile nemmeno al PD. Invece, anche ai fini di una democrazia migliore, è sicuramente più opportuna un’articolazione plurale della coalizione di centrosinistra. Per l’esperienza e per la conoscenza del partito da me accumulate in tanti anni, posso dire con certezza che la decisione di Marco Di Lello non verrà condivisa dalla stragrande maggioranza del PSI”. Secondo Enzo Maraio, membro della Segreteria nazionale del Psi e Consigliere regionale della Campania le dichiarazioni di Di Lello sulla sua volontà di aderire al Pd “non ci stupiscono, anzi, rispecchiano in pieno l’atteggiamento ambiguo da lui assunto nelle ultime settimane. Da giorni si rincorrevano le voci di una sua scelta di aderire ai democratici. Per quanto ci riguarda è libero di andare: da oggi parte una nuova sfida. Rilanciamo l’azione politica socialista rivendicando con orgoglio la nostra autonomia decisionale rispetto agli altri partiti della coalizione. Proprio per questo, i cinque Segretari Provinciali della Campania – in una nota – hanno preso ufficialmente le distanze dalle posizioni di Di Lello e sono pronti, insieme a me, a Riccardo Nencini e all’intera segreteria nazionale, a lavorare in autonomia per costruire un centro-sinistra forte e di governo e rilanciare l’azione del partito socialista a tutti i livelli, partendo dalla Campania e dalla federazione napoletana, appiattita da tempo dalla miopia politica di Di Lello. I risultati importanti delle elezioni regionali della Campania sono merito di una classe dirigente che si è opposta alla “crescita politica del singolo” a favore della crescita della comunità socialista. Chi si è candidato contro il PD alle primarie in Campania perché non condivideva le scelte politiche oggi fa marcia indietro”.

Qui di seguito registriamo anche i primi commenti giunti in redazione.

Scrive Luigi Mainolfi: “Caro Direttore, sul Corriere della Sera di oggi, si legge che Marco Di Lello ha dichiarato: Ora il PSI deve aderire al progetto dei Democratici. Se non riuscissi a portare tutto il partito allora aderiremmo al PD come associazione socialista. Ho trovato la concretizzazione di ciò che avevo intuito nel 2010, quando Di Lello non organizzò la lista per le elezioni comunali di Napoli. In questa sua scelta è stato preceduto da Gennaro Oliviero. Come volevasi dimostrare. Mi domando: Come può un partito cercare consensi, se massimi dirigenti tifano per un altro partito?”

Scrive Roberto Biscardini, consigliere socialista di Palazzo Marino e membro della Segreteria nazionale del Psi: “La decisione dell’On. Marco Di Lello e forse di altri parlamentari socialisti, di lasciare il PSI e di aderire al Partito Democratico non può essere sottovalutata per il ruolo che Di Lello ha avuto nel Partito e nel Gruppo parlamentare. Questa decisione pesa come un macigno sulla Segreteria di Riccardo Nencini e sulle scelte che essa ha compiuto negli ultimi anni. Da quando nel 2013, contro il parere di molti compagni, non si volle presentare la lista del Partito alle elezioni politiche fino ai comportamenti più recenti come quello di sostenere in modo acritico e supino il governo Renzi, senza esprimere alcuna posizione autonoma e indipendente. L’uscita di deputati socialisti dal PSI, considerata anche la loro esigua rappresentanza parlamentare, rafforzano la convinzione che non serve più un PSI che sopravvive a se stesso senza politica. È arrivato il momento che il PSI con una nuova direzione politica rilanci l’idea di una grande forza socialista autonomista, necessaria a riunire i socialisti e alla sinistra democratica di questo Paese.”

Scrive Mario Michele Pascale (Consiglio Nazionale del PSI): “Le parole del compagno Di Lello scuotono il partito. Il nostro deputato si dice pronto a passare nel PD, anche da solo, se necessario. Fanno piacere le repliche del segretario Riccardo Nencini, di Oreste Pastorelli, di Pia Locatelli, Gianfranco Schietroma e tanti altri: i socialisti sono quelli che stanno nel PSI. Sia chiaro: io non voglio andare nel PD. Né nel PD né in ipotetiche formazioni a sinistra del PD, dove non si è mai vista tanta folla e si sta stretti come sardine. Ma vi voglio prospettare la questione da un angolo diverso. Di Lello dà voce ad una istanza che da sempre serpeggia nel partito.
Riassumendo: se dovunque i compagni si territori sono subalterni al PD, se noi non riusciamo ad avere autonomia progettuale, se presentiamo sempre più di rado il nostro simbolo, se comunque i nostri posti in parlamento sono “grazia ricevuta” dal PD, perché frutto di una lista in cui i nostri voti sono inquantificabili, se il PD si è appropriato anche del socialismo europeo, che era la nostra ultima ancora di salvataggio, se alle ultime elezioni europee molti, invece di far votare per i nostri candidati, hanno sostenuto gli uomini del PD, è tanto scandaloso chiedere di entrare direttamente nel PD?
Il ragionamento non fa una grinza. Molti, moltissimi compagni la pensano così. Pur onorando formalmente il nostro segretario nazionale e le nostre strutture territoriali, prendono ordini dalle eminenze grige dei democrats.
Di Lello ha avuto il coraggio, e gli va riconosciuto, di agire secondo le sue idee. Molti nell’attuale PSI non ce l’hanno. Ora è abbastanza semplice e gratificante impugnare la bandiera dell’autonomia. Ma essere autonomi vuol dire elaborare una nostra visione del mondo, un “nostro” riformismo, organizzare le strutture territoriali, farle vivere, fare le liste e prendere voti. Vuol dire addestrare una nuova classe dirigente. Vuol dire accettare senza se e senza ma, la sfida del 3%.
Di tutto questo ancora non c’è traccia. E siamo, secondo me, molto in ritardo. Si naviga vistosamente a vista. Io spero che il futuro congresso faccia definitivamente chiarezza. Se voteremo per esistere e resistere come entità autonoma, come PSI, le nostre azioni dovranno essere conseguenti. Non possiamo condannare chi dice di entrare nel PD per poi andare dallo stesso PD a chiedere posti in lista o candidature sicure. Se voteremo per l’autonomia deve iniziare un processo di autonomia. Ora. Subito. Ed il congresso lo dovrà suggellare. Se il prossimo congresso prenderà tempo, indicherà impossibili terze soluzioni, vagheggerà di terzi, quarti e quinti poli, sarà chiaro che ci stiamo prendendo in giro”.

Il fondo di Mauro Del Bue

Intercettazioni. Grasso: «Irrinunciabili, non limitarle»

Grasso-crocetta-intercettazioni«No a una stretta sulle intercettazioni, irrinunciabile e indispensabile strumento di indagine». Così il presidente del Senato, Pietro Grasso durante la cerimonia del Ventaglio che si tiene ogni anno alle Camere e al Quirinale, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Nel frattempo, l’affaire della presunta intercettazione che ha riguardato Rosario Crocetta cambia rotta: se prima doveva incastrare lui e il suo medico Matteo Tutino, ora rischia di mettere nei guai i due giornalisti che l’hanno pubblicata, e che ora sono sottoposti a indagine. Continua a leggere

La scuola è legge. La minoranza Pd non la vota

Renzi-buona scuola-leggeÈ arrivato ben presto l’immancabile tweet di Renzi dopo l’approvazione definitiva del ddl sula scuola: “Centomila assunzioni, più merito, più autonomia labuonascuola è legge”. L’aula della Camera, in terza lettura, ha dato il via libera definitivo alla riforma con 277 sì, 173 no e 4 astenuti. Presenti 454. Votanti 450. Maggioranza 226. Il 26 giugno il disegno di legge era stato votato in Senato con 159 voti favorevoli e 112 contrari. Ma la scuola, tra i cavalli di battaglia del governo Renzi, è stata la legge meno votata. Alla maggioranza, che sulla carta può contare su circa 395 voti, ne sono mancati più o meno 120.

I deputati Pd che non hanno partecipato al voto sono stati 39, tra i quali l’ex segretario Bersani e Cuperlo. Tra questi, secondo Alfredo D’Attorre, sono 24 gli esponenti della minoranza Pd. Roberto Speranza risulta in missione ma fa sapere di non aver partecipato per scelta. 5 i contrari nel Pd, tra i quali lo stesso D’Attorre. I cinque no alla riforma, nel Pd, sono quelli di Angelo Capodicasa, Vincenzo Folino, Carlo Galli, Giuseppe Zappulla, oltre ad Alfredo D’Attorre.

Tramite twitter è arrivato anche il commento del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “Il sì di Montecitorio non è un atto finale ma un atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola”. E a chi gli ha chiesto di commentare i numeri ristretti con cui la legge è stata approvata ha risposto che “dipende dalle assenze più che dal dissenso”, ma la riforma della Scuola ha avuto “un percorso che ha sempre visto il governo compatto”.

Il Psi ha votato a favore anche se, come ha detto il presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello nella sua dichiarazione di voto, “restano i nostri dubbi sulla defiscalizzazione delle scuole private. Rivendico il meccanismo di riequilibrio previsto nel Fondo del 5 per mille e non ci spaventa la possibilità che i privati possano investire nella scuola pubblica, anzi magari: più risorse arriveranno, meglio sarà. Quello che è giusto sottolineare è che finalmente torniamo ad investire risorse ed energie nella scuola pubblica”.

Dissenso verso la linea ufficiale in Forza Italia, con quattro ‘verdiniani’ che hanno votato a favore della riforma contrariamente al resto del gruppo che però hanno assicurato che non si tratta di un voto politico ma di condivisione del testo. Anche il responsabile scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero ha parlato, nonostante il voto negativo del gruppo, di “un ddl in cui finalmente si pone fine al vecchio sistema di reclutamento basato sulle graduatorie ad esaurimento e si afferma un principio costituzionale: alla scuola si accede per concorso”.

Negativi i commenti dei sindacati: per la Cisl si tratta di una brutta legge che non “non risolve ma aumenta i problemi della scuola, ridotta ancora una volta a pretesto per giochi politici fini a sé stessi”. Stessa opinione per la Cgil che ha parlato di pagina nera per la democrazia.

Redazione Avanti!

La dichiarazioni di voto finale del Presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello alla riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, sottosegretari, oggi mettiamo la parola fine al percorso complicato, in terza lettura, di questo provvedimento; eppure ancora molte parole occorreranno per spiegare, dentro e fuori quest’Aula, le ragioni di questo provvedimento, parole che in più e meglio avremmo dovuto spendere nei mesi scorsi per meglio far comprendere la portata, le scelte, l’ambizione che sono alla base di questa riforma. Avremmo dovuto confrontarci di più e meglio con i docenti, con i sindacati, con gli studenti ma anche con le famiglie. Sottolineo studenti e genitori perché quanto poco citati e quanto poco è contato il loro punto di vista in quest’Aula in queste settimane; eppure, una riforma del genere è innanzitutto a loro che deve guardare ed è soprattutto loro che credo abbiano il dovere di ascoltare.

Non mi sfugge la centralità di chi nella scuola ci lavora e dunque i dirigenti scolastici, i docenti, il personale tecnico-amministrativo, i bidelli – oggi si chiamano personale ATA – ma la riforma della scuola si fa non per un aumento in busta paga o per un benefit in più, la riforma della scuola si fa pensando al futuro del Paese, guardando soprattutto e innanzitutto all’interesse di chi della scuola è fruitore e dunque studenti e genitori. Noi socialisti, da anni, abbiamo ben chiaro che, quando si affronta una riforma di un comparto della pubblica amministrazione, sia essa la sanità, la giustizia o anche il trasporto, qualunque altro, occorre innanzitutto mettersi dal punto di vista del fruitore di quel servizio, dell’utente, perché è quello che viene innanzitutto tutelato perché è il soggetto debole nel rapporto fra sé stesso, lo Stato e il servizio che viene richiesto. In questi mesi abbiamo ascoltato la difesa delle ragioni del sindacato dei docenti, ragioni talvolta strumentali, altre volte fondate e condivisibili, ma nessuno, quasi nessuno si è preoccupato di tutelare gli utenti, le famiglie, di comprendere il loro punto di vista su questa riforma.

Non mi sfuggono le preoccupazioni di quanti denunciano il rischio di abusi da parte dei dirigenti scolastici, rischi in parte mitigati dalle modifiche che questo Parlamento ha voluto portare al provvedimento, migliorando il testo approvato dal Consiglio dei Ministri e mi è chiaro che occorrerà un monitoraggio continuo e costante per intervenire in casi di necessità lì dove dovessero esserci abusi, ma questo non può essere un alibi, non può essere un pretesto e soprattutto a nessuno deve sfuggire che da oggi in poi, grazie anche ai nuovi poteri che si danno ai dirigenti scolastici, si potrà e si dovrà pretendere dai dirigenti scolastici una nuova responsabilità.

Non ce la si potrà più prendere con il destino cinico e baro se una scuola non funziona, se un docente non fa il proprio mestiere. Un anno fa – racconto un episodio nella mia vita – un liceo considerato un liceo bene della mia città, Napoli, un liceo – lo dico agli amici e compagni della sinistra – frequentato tra l’altro negli anni da Bakunin anziché da Erri De Luca, mi piace ricordarlo come liceo del Presidente Napolitano, di Antonio Di Levi, di Raffaella La Capria.

Ebbene, in quel liceo, nella sezione più prestigiosa, c’era un insegnante di italiano e latino che aveva una straordinaria preparazione. Era capace di recitare a menadito la Divina Commedia e i classici della letteratura latina. Ma quel docente era totalmente inadeguato ad insegnare. Quel docente sarebbe stato rimosso alla fine della sua carriere, dopo oltre trent’anni in quel liceo bene, e, dunque, ci sono state diverse generazioni uscite ignoranti in italiano e latino per l’incapacità di insegnare di quel docente. Ebbene, di quel docente, signori, si occuperà successivamente il Servizio sanitario nazionale e sarà messo a riposo con un trattamento obbligatorio.

Lo dico perché io ero rappresentante degli studenti e non ci fu verso di mandare via quel docente che, dunque, nonostante fosse straordinariamente preparato, ha rovinato la preparazione di diverse generazioni di studenti. Oggi avremmo un responsabile, oggi sapremmo con chi prendercela, oggi non si rinnoverebbe la chiamata e non il contratto, perché anche qui facciamo un po’ di chiarezza e spazziamo via la demagogia che io comprendo: è lo Stato che assume e licenzia. I dirigenti scolastici chiamano se ritengono quel docente capace di rendere più attraente e, dunque, migliore la propria scuola, la scuola che dirige, e non saranno più possibili vicende come quelle che ho raccontato.
Penso a questo e mi convinco della validità di questa riforma. Penso ai 100 mila e più assunti, da domani e nei prossimi mesi; penso ai 60 mila che verranno assunti con concorso; penso alle risorse per la formazione e al tentativo di premiare il merito per motivare, ancora di più, il nostro convinto sì. Abbiamo contribuito a migliorare il testo e lo rivendico. Vado a concludere. Abbiamo sanato quella che si sarebbe rivelata come una clamorosa ingiustizia e, dunque, l’assunzione degli idonei del «concorsone».

Resta incomprensibile l’ostracismo per gli ammessi con riserva. Restano i nostri dubbi sulla defiscalizzazione delle scuole private. Rivendico il meccanismo di riequilibrio previsto nel Fondo del 5 per mille e non ci spaventa la possibilità che i privati possano investire nella scuola pubblica, anzi magari: più risorse arriveranno, meglio sarà. Quello che è giusto sottolineare è che finalmente torniamo ad investire risorse ed energie nella scuola pubblica. Investiamo nel futuro dell’Italia.

Scuderi (Psi): ‘Campania sia traino per il Meridione’

Antonello Scuderi, segretario regionale Psi in Campania

Antonello Scuderi, segretario regionale Psi in Campania

A poco più di un anno dalla sua elezione a segretario regionale Psi in Campania, Avanti! fa il punto con l’avvocato Antonello Scuderi, che spiega come ha fatto ad ottenere il 7% dei voti a Salerno. Un risultato eccellente che – se replicato in altre realtà locali – riporterebbe il Partito ben oltre la soglia di sbarramento prevista dall’Italicum?

Il risultato di Salerno è semplicemente straordinario ed è il frutto dell’impegno delle tante compagne e dei tanti compagni che ancora credono nel Partito Socialista. Salerno e Provincia hanno sempre costituito un punto di riferimento elettorale – e non solo – per il Partito, sicché il risultato costituisce l’onda lunga di una pluriennale, e non solo recente, politica di attenzione ai problemi della gente. E, poi, si è calibrata una lista, alla cui formazione, conoscendo profondamente la realtà Provinciale, ho potuto concorrere direttamente.

Cosa pensi della questione De Luca?

De Luca è stato democraticamente eletto e deve poter governare o, quanto meno, gli deve essere consentito di dare corpo alla Giunta Regionale perché sospensione della carica giammai può tramutarsi in decadenza dalla carica. La “Severino” ha senz’altro il merito di costituire una prima risposta al dilagare del malcostume; dimostra, però, evidenti segni di inadeguatezza e molti profili di incostituzionalità, che spetterebbe alla politica rimuovere, ma che purtroppo non ha la forza di farlo e, probabilmente, se ne farà carico la Corte Costituzionale. Da parte nostra noi siamo garantisti sempre ed è per questo che il compagno Di Lello ha presentato una proposta di modifica, che purtroppo giace inascoltata.

Dopo l’esito positivo del voto regionale, quali saranno le principali politiche territoriali su cui il PSI punterà in Campania?

Innanzitutto il lavoro, sapendo che le cifre della disoccupazione giovanile e femminile raggiungono livelli da allarme sociale. Poi bisognerà porre rimedio ai guasti della Giunta Caldoro in settori delicati ed importantissimi quali, a solo titolo di esempio, la sanità e i trasporti.  Prima ancora di tutto questo, però, bisogna avere in testa un progetto per la Campania che metta in rete tutte le risorse, anche umane, e valorizzi le grandi qualità che esistono nella nostra Regione. Insomma, una grande ambizione per fare della Campania il traino del Meridione, e il Meridione la piattaforma del Mediterraneo.

Come attrarre investitori esteri e creare posti di lavoro, non solo nel settore turistico, che pure in Campania ha un potenziale ancora largamente inespresso?

Dare certezze amministrative, superare tutti i ritardi, rimuovere le sacche di illegalità, spendere bene e completamente i fondi comunitari, il che significa destinarli a grandi infrastrutture e non ad interventi a pioggia: in sostanza far capire agli investitori che la musica è cambiata.

Veniamo alla politica nazionale. A fronte del posizionamento centrista di Renzi, che nelle ultime amministrative sembrerebbe aver deluso parte del popolo del Partito Democratico, con chi potrebbe essere costituita una terza forza, rappresentativa di un mondo che, stando alle parole di Riccardo Nencini, né il PD né la sinistra radicale includono?

Domanda bella ed impegnativa. Si potrebbe semplicemente rispondere che, per effetto del posizionamento centrista di Renzi, si è liberato uno spazio. Saremmo, però, nel politichese meno comprensibile. Vi sono ragioni che, purtroppo, non vengono tutelate dalla nuova politica di Renzi, che vorrebbero essere appannaggio della cosiddetta sinistra antagonista senza però che questa sia capace di esprimere una sinistra di governo. E’ su questo versante che dobbiamo operare e conquistarci il giusto spazio politico. La gente vuole essere governata, e bene. E’ su questo versante che bisogna battere, senza estremismi, ma con la consapevolezza che non si esce dalla crisi senza un vero, grande, ambizioso programma di investimenti. E, poi, bisogna avere il coraggio di scacciare i mercanti dal tempio e sintonizzarsi sui bisogni di chi lavora come un matto e non riesce ad arrivare a fine mese, di chi non ha lavoro, dei tantissimi giovani che non hanno alcuna prospettiva di futuro e pensano alla politica come al gioco di potenti o di chi intende arricchirsi alle loro spalle. Bisogna essere concreti e, nel contempo, dimostrare nei fatti che vi è anche un’altra politica, quella buona.

Cosa vuol dire essere Socialista nel 2015? Come si conciliano libertà liberali e diritti sociali ai nostri giorni?

Essere Socialisti nel 2015 è quello a cui accennavo nella risposta precedente. Sapere che chi merita va premiato e chi ha bisogno va assistito. Siamo una società complessa, come lo sono quelle moderne, che si avvia al multietnicismo ed alla multireligiosità. Essere Socialisti significa mettere insieme tutti, senza falsi perbenismi, garantendo però la legalità sotto tutti gli aspetti. Le libertà liberali e i diritti sociali non sono assolutamente antitetici; tutt’altro. I diritti sociali investono per così dire aspetti collettivi, ma non possono condizionare le libertà: solo nel rispetto dei principi di libertà, qui quali la nostra Carta Costituzionale è precisa, si può costruire una giusta società che reclami i propri diritti.

Alfonso Siano

Un cantiere tra i socialismi per la libertà degli uguali

Nencini-contro family day“Nasce oggi un cantiere tra i socialismi mediterranei perché qui è esplosa la questione migranti, qui sono nate le lotte per la salvaguardia dei diritti civili e sociali, qui è iniziata la battaglia contro il rigore e basta. Qui è esplosa la questione Grecia”.

Lo ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, aprendo il suo intervento alla convention organizzata dal Psi, dal titolo ‘La liberta’ degli uguali’ che si è svolta oggi a Roma alla quale ha partecipato anche Enrique Baron Crespo. Presenti tra gli altri i parlamentarti Pia Locatelli, Marco Di Lello, Enrico Buemi. Oltre a Ugo Intini e Gianfranco Schietroma.

I socialisti di tutta Italia, in risposta al ‘Family Day’, si ritroveranno in una convention aperta a tutti coloro che condividono la lotta all’oscurantismo e al pregiudizio. Nel corso dei lavori si è parlato di Europa, nel momento più difficile dalla nascita.

Il segretario del Partito Riccardo Nencini ha sottolineato come in Europa sia necessario costruire una rete tra i socialismi del mediterraneo “perché sono in questi paesi che sono emersi con più forza temi fondamentali a cui bisogna dare risposta. Mi riferisco a tre questioni in particolare. Primo la questione dei migranti. Secondo punto la crescita nei paesi del mediterraneo della richiesta di maggiori diritti. Terzo punto la costruzione di una Europa legata sul rigore come base per la realizzazione di un percorso diverso”. “Se io fossi greco voterei sì al referendum: una assunzione di responsabilità a patto di rivedere la strategia dell’Europa nel suo complesso. Un’Europa che metta delle radici più profonde di quando si sia fatto in passato”. Una scelta che “non vuol dire votare quello che dice Angela Merkel ma significa” dare le basi “a un nuovo patto fondativo europeo senza il quale non ci sarà la possibilità di giocare un ruolo strategico nel nuovo scenario che si è aperto con la caduta del muro di Berlino”.

“Noi – ha detto ancora Nencini – abbiamo una tradizione lungamente e profondamente europeista ma così come è organizzata non va da nessuna parte. Non siamo soddisfatti di questo Pse e che quindi va rimodulato. In particola l’Italia vive una stagione di retroguardia penosa e spaventosa. Da lunedì in Senato cominceremo a rompere i coglioni: le unioni civili vanno calendarizzate. Ncd usa questa materia come una frontiera ma gli ricordo che abbiamo firmato lo stesso programma. Ciascuno poi – ha aggiunto – si assumerà la propria responsabilità ma il riconoscimento di un diritto civile non può essere lasciato ai magistrati”. Insomma il Psi, ha insisto Nencini, si batterà per chiedere il riconoscimento dei ‘diritti di “terza generazione” sui quali il Partito “aveva chiesto a Pietro Grasso e Laura Boldrini una sessione straordinaria per discuterne rapidamente alla Camera e al Senato”.

“Se l’ambizione è rifare l’Italia – ha detto nel suo intervento Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti – non ci sarà nessuna paura che tenga. Per i socialisti nelle prossime settimane si porrà il tema di scegliere se restare custodi ortodossi del socialismo relegandolo a testimonianza oppure contaminarlo, farlo convivere con altre culture per coltivare l’ambizione di incidere nel Paese, diventarne la guida. Il pochi ma buoni non serve né al socialismo né all’Italia”. “Nei Paesi europei dove governano i partiti socialisti esistono leggi su coppie di fatto, nessuna legge invece in Paesi ex sovietici e in Italia. È un caso? No”. In riferimento al testo ‘Cirinnà’, per Di Lello “la Chiesa è più avanti di Giovanardi: resta aperto il nodo intorno alla reversibilità, per noi decisiva, mentre sono stati fatti passi avanti in merito ad affitti, ospedali e visite in carcere. Giornate come oggi – ha concluso Di Lello – confermano quanta laicità e quanto socialismo servano ancora all’Italia”.

A sottolineare che questa Europa va cambiata è stato anche il coordinatore della segreteria nazionale Gianfranco Schietroma. “Parlare di socialismo oggi – ha detto – significa dire che questa Europa non ci piace perché è una Europa basata sui poteri forti e non sulla giustizia sociale. Dobbiamo cambiarla e se ci riusciamo aumentando la politica rispetto ai fattori monetari, sarà più facile risolvere problemi come quelli della crisi greca e dell’immigrazione”.

L’ex Presidente del Parlamento Europeo, lo spagnolo Enrique Baron Crespo ha detto che “i tedeschi devono essere due volte più prudenti degli altri”, riferendosi  alle affermazioni dellattuale Presidente dellEuroparlamento, Martin Schulz, in relazione alla situazione greca e al Governo Tsipras. Schulz è stato criticato da sinistra per non avere tenuto conto della sua carica istituzionale e delle posizioni politiche di tutti gli europarlamentari.Baron Crespo, candidato alla Presidenza del Pse poi ritiratosi in favore di Sergei Stanishev, ha ricordato che tutti i socialisti italiani ed europei sono schierati per il nel referendum greco. “E’ surreale – ha detto   il leader spagnolo – convocare un referendum per chiedere il no“. Baron Crespo ha concluso il suo intervento con una frase del brasiliano Lula allInternazionale Socialista: “Gli europei non hanno il diritto di fallire perché lUnione Europea è un patrimonio dellumanità”. Pia Locatelli, deputata e Presidente onoraria dellInternazionale socialista donne ha aggiunto che “l’Europa così com’è non solo non attrae, ma desta nel migliore dei casi indifferenza, nel peggiore ostilità. Si deve ripartire con prudenza, chiarezza di idee, visione. Mi piacerebbe che si formasse in Europa una classe politica convintamente europeista, meglio se trasversale ai partiti, che abbia il coraggio di dire le cose come stanno, ad esempio che ci vogliono istituzioni che parlino ai cittadini e non soltanto fra di loro, istituzioni che vanno democratizzate, che non possono avere due leader, il presidente della Commissione e il presidente del Consiglio, Juncker e Tusk, che si smentiscono l’un l’altro”.

“Qualunque sia l’esito del referendum – ha aggiunto Locatelli – il danno di una uscita della Grecia dall’euro sarebbe troppo grande: entrerebbero in crisi le fondamenta stesse del progetto dell’Unione. Certamente le riforme ad Atene sono necessarie per ridiscutere il debito greco, ma imporre un’austerità estrema è impossibile perché, come ha detto Lucrezia Reichlin, l’austerità corrode il capitale sociale di cui c’è bisogno per attuare le riforme. Sarebbe stato molto più facile, meglio dire meno difficile, se avessimo avuto una vera e forte autorità federale, ma quasi nessun Paese l’ha mai voluta. E quindi torniamo alla necessità di riformare le istituzioni europee, se non vogliamo che a comandare sia soprattutto Angela Merkel”.

 Luca Cefisi, membro del Psi nella Presidenza del Pse, ha sottolineato che “fecero dimettere Papandreu perché voleva un referendum per chiedere un sì al popolo greco su un pesante accordo Ue. Ora abbiamo il capolavoro del Governo Tsipras che chiede un referendum per votare no. Mi sembra che Tsipras sia un uomo di convinzioni, non di soluzioni”. Parlando del dramma immigrazione Cefisi ha aggiunto che “dobbiamo dirci la verità. Per anni lItalia ha fatto filtrare verso altri paesi europei sia i migranti economici sia i richiedenti asilo. Questo ha provocato una perdita di fiducia nei nostri confronti. Noi vorremmo un Pse più aggressivo, che risolva i problemi, ma non una sinistra immaginaria alla Tsipras del vorrei ma non posso”.  Elisa Gambardella, Presidente delle giovani donne socialiste europee, ha criticato la posizione di  Schulz: “Non ci piace il suo incitare a Governi tecnici per la Grecia. Da socialista penso che si sia bevuto il cervello”.

Ginevra Matiz

Prescrizione. Braccio di ferro Pd-Ap

Giustizia-prescrizioneAlcun accordo dopo il vertice di maggioranza sulla Giustizia – convocato dal Guardasigilli, Andrea Orlando – e tenutosi stamane al Ministero di Giustizia sul disegno di legge relativo alla prescrizione, approvato alla Camera, e ora all’esame della Commissione del Senato. Costituito un nuovo gruppo a tre in vista di un nuovo tavolo. «Le norme sulla prescrizione vanno necessariamente lette in stretta combinazione con quelle che sono finalizzate a garantire tempi certi e rapidi dei processi» ha commentato il viceministro della Giustizia, Enrico Costa. I socialisti Di Lello e Buemi: «No all’allungamento senza misure su ragionevole durata»

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