Rai in stallo. Nencini: “Non conoscono la democrazia”

Riforma-Rai

“Sono ancora in attesa di indicazioni dell’azionista e nel frattempo continuerò, nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del cda come consigliere anziano”. Così Marcello Foa, dopo lo stop subito ieri. Dopo la nomina a presidente della Rai, ieri in Commissione di Vigilanza Rai sono mancati i 2/3 dei voti richiesti in Commissione. Hanno votato in 23: 22 i sì (il quorum era 27) 13 del M5s, 7 della Lega e due di Fdi. Non hanno partecipato al voto Pd, Leu e Forza Italia. Una scheda bianca.

La proposta di Foa è comunque respinta al mittente. Marcucci, capogruppo del Pd a Palazzo Madama si dice pronto ad andare dal Capo dello Stato . “Se l’occupazione abusiva di Marcello Foa in Rai continuerà, siamo pronti a chiedere al Capo dello Stato di riceverci. Le prerogative del Parlamento nella effettività della carica di presidente sono chiare, e il governo M5S e Lega le sta stravolgendo. Si deve procedere subito ad una nuova candidatura che passi dal Cda e venga votata dalla Vigilanza”.

Oggi il Cda di è riunto nuovamente, ma non è ancora emerso un nome alternativo per la presidenza. La situazione, dunque, è in completo stallo: il cda non ha al momento indicato un nome alternativo a Foa e di conseguenza la Commissione di Vigilanza, che ha già bocciato il primo candidato, non può procedere a una nuova nomina. Il vertice dell’azienda radiotelevisiva resta di conseguenza “zoppo”.

Quello che balza all’occhio è comunque la sistematica occupazione di poltrone da parte di Lega e 5 Stelle. “Stanno facendo in fretta – commenta il segretario del Psi Riccardo Nencini – in meno di due mesi stanno rinnovando presidenze e amministratori delegati. Sulla Rai però questa cosa si è fermata. Ma la Commissione vigilanza Rai è il Parlamento. El Parlamento che dice no. È inutile insistere su un nome. È il Parlamento, attraverso la Commissione, che ha detto che quel nome non va bene. Ergo deve trovare un nome in grado di raccogliere il consenso dei terzi indicato della legge. Tutto il resto è distonico rispetto alle procedure di democrazie parlamentare”.

Il deputato Pd Michele Anzaldi rincara la dose: “Il cda Rai non sarà legittimamente costituito e in carica finché non sarà nominato un presidente che entri formalmente nelle proprie funzioni attraverso il voto favorevole dei 2/3 della Vigilanza Rai. Quanto alla circostanza che Foa possa comunque presiedere il cda, secondo il diritto e la prassi che in assenza di un presidente e di un vicepresidente un cda sia presieduto dal consigliere anziano, in questo caso non si applica, poiché la commissione di Vigilanza non ha dato il proprio assenso proprio al fatto che il consigliere Foa sia presidente e quindi possa presiedere il consiglio”.

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

DISUNITI ALLA META

Un capannello di senatori del Movimento 5 Stelle (LaPresse)

Un capannello di senatori del Movimento 5 Stelle (LaPresse)

Il Senato bloccato sul voto sulle unioni civili. Il Pd prende tempo e l’esame del testo slitta a alla settimana prossima. Tutto si è fermato quando il Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che avrebbe potuto votare contro il ‘super-canguro’ ideato da Andrea Marcucci per far saltare con un solo balzo gli emendamento pendenti sul ddl. Tra questi anche quelli dei Cattodem sulla stepchild adoption.

Per ora la linea del Pd sul ddl Cirinnà non cambia. È quanto è stato ribadito nel corso della riunione dell’ufficio di presidenza del gruppo dem di palazzo Madama. Al momento, dunque, non è previsto alcuno stralcio di articoli del ddl né ritiri di emendamenti: si tratta di valutare come procedere in vista della prossima settimana, quando il testo delle unioni civili tornerà in aula, ovvero se procedere allo spacchettamento e andare al voto dell’emendamento Marcucci per parti separate. O, ancora, se cercare un’intesa reale con le altre forze politiche per eliminare dal tavolo tutti gli emendamenti canguri e procedere quindi voto per voto. Nulla, è ancora certo, la strada da seguire non è individuabile ora, è la consapevolezza che regna nel Pd a palazzo Madcivama, altrettanto certo sul fatto che la legge va fatta, su questo non c’è alcun dubbio, viene scandito. Su come arrivare al risultato, le strade sono molteplici e innanzitutto va fatto un ragionamento sui numeri e aprendo a mediazioni con altre forze politiche. Di sicuro c’è che i vertici del gruppo al Senato intendono sentire il segretario Renzi e capire come poter procedere, soprattutto dal punto di vista politico. Molto probabile, si ragiona a palazzo Madama, che le prime parole pubbliche sulle unioni civili Renzi le pronunci domenica all’assemblea del Pd. Prima di allora, ci saranno contatti ma nessuna riunione con il gruppo del Senato. C’è poi, nel Pd, chi non esclude che d’ora in avanti possa esserci un ruolo più attivo del governo nella gestione della partita unioni civili.

Insomma una pausa di riflessione è necessaria all’interno del Pd e della maggioranza che a questo punto non ha più la certezza dei numeri che al Senato non sono così favorevoli come alla Camera e una defezione dei centristi, non più controbilanciata dei voti dei 5Stelle, farebbe naufragare il testo Cirinnà. Il Pd sarebbe ancora intenzionato ad approvare il testo senza lo stralcio della stepchild adoption. Per farlo assumerà una serie di iniziative e avrà dei contatti con gli altri gruppi al fine di rendere praticabile tale obiettivo. L’obiettivo è far votare il provvedimento articolo per articolo, dopo di che se quello con la stepchild adoption verrà cassato o modificato con emendamenti, sarà stata l’Aula a farlo e non avverrà per iniziativa preventiva del gruppo.

Quello che si può dire con certezza è che ha vinto Grillo. Lo dice il segretario del Psi Riccardo Nencini: “La sua lunga mano è evidentissima, ha tolto il nome dal simbolo, ma il vincitore e il manovratore è lui. Non il Movimento 5 Stelle che ha applicato alla lettera il detto: promettere e mantenere è da vigliacchi”. “Quello che è successo sulle unioni civili – aggiunge Nencini – esula dal contenuto delle legge, ha solamente valenza politica. Il Pd, ma anche l’Ncd, avrebbero dovuto dimostrare più unità. L’effetto politico che va al di là delle adozioni si traduce in uno schiaffo alla maggioranza che sostiene il governo. Questa avrebbe dovuto dare una risposta politica che non c’è stata. Mi aspettavo che il Pd avesse reagito con la compattezza. E questo non c’è stato”. In caso di stralcio sulla stepchild adoption la legge non sarebbe più la stessa dice Nencini: “In questo caso ripresenteremo gli emendamenti. La reazione a questo punto non è devitalizzare una parte della legge, questa sarebbe una sconfitta”.

Ginevra Matiz

Di sconfitta in sconfitta …
fino alla vittoria!

Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria, si tratta di uno slogan autoironico che usavamo nel 1968 quando discutevamo non essendone davvero tanto convinti dei luminosi destini e successi della sinistra extra parlamentare. Uno slogan che mi torna prepotentemente in mente quando rifletto sul comportamento di Zanda, dei senatori Finocchiaro e Marcucci e della ormai onnipresente Maria Elena Boschi.

Parlo di loro, ma potrei evidentemente allungare l’elenco. Lo faccio perché i nostri magnifici quattro hanno assunto ormai l’atteggiamento dei cavalieri che credono di guidare una armata senza dubbi e senza macchie. Si immaginano evidentemente di formare un gruppo di condottieri capaci di vincere sempre ovunque, anche le battaglie più complicate e difficili. Un gruppo che a forza di dire bugie e di auto-incensazione dei propri meriti ha finito di cadere vittima della logica che vuole che le bugie ripetute nel tempo diventano verità anche per chi li inventa.

In queste ore si mena molto scandalo per il comportamento dei Grillini fingendo di dimenticare che rispetto ai rapporti con il Pd, essi vantano una lunga storia piena zeppa di colpi di scena e di dimostrazioni di inaffidabilità. Parlare di inaffidabilità è ovviamente giusto se il centro di osservazione rimane appunto il Pd.

Tutto diventa invece più problematico se non si considera il Pd come il centro del mondo e se si fa riferimento ai meriti e ai contenuti delle scelte e delle proposte di ognuno.

Parlare del merito dei problemi significa però discutere , approfondire e soprattutto sapere ascoltare anche le posizioni degli altri e prendere atto che gli interlocutori possono anche ricorrere a tattiche dilatorie o ricattatorie, e possono diventare un vero problema quando tra chi hanno alla spalle possono annoverare attori non insignificanti come il cardinale Bagnasco e la CEI.

In queste ore sarebbe serio chiedersi chi mai abbia consigliato di usare l’eventuale decreto “taglia emendamenti” come se si trattasse della bomba atomica o più modestamente di una scelta privata da usare non per qualcosa ma contro qualcuno.

Che in qualcuno possa essere di volta in volta individuato nei Grillini, nella lega, nel centro destra, o in settori più o meno rilevati del Pd, è poco importante. Ormai gli oppositori sono tanti e talmente variegati per potere essere incartati nel pacchetto dei gufi e rispediti a domicilio.

La situazione che si è venuta a determinare è veramente caotica, e quanto emerge di fronte a noi è la dimostrazione che l’arroganza non rappresenta una linea politica. È chiaro che essere arroganti è il contrario dell’essere autorevoli. E che l’autorevolezza, non la si acquista ne per discendenza familiare ne con i rapporti più o meno solidi con chi sta in cima alla piramide.

Essere autorevoli dovrebbe significare ora prendere atto che non regge più la pratica di rivendicare, come Pd i meriti e tentare di scaricare su altri i mancati successi e le sconfitte.

La situazione non è certamente facile. L’obiettivo però rimane quello di portare a casa la legge. I tempi ci sono. I numeri anche. Occorre intanto capire che tutti possono contribuire ad una soluzione, che nessuno può porre veti, ma anche che a nessuno come già detto può essere richiesto di assumere il ruolo di ruota di scorta.

I Cattodem, dopo avere dimostrato di esistere possono ora confermare di considerarsi parte di un partito capace di anteporre gli interessi del paese a tutto il resto. Una volta realizzato e festeggiato l’obiettivo della approvazione della legge, è augurabile che si abbia la forza e il buon senso di costringere i quattro “condottieri” a tornare con i piedi per terra.

La convinzione che Zanda, Finocchiaro, Marcucci e maria Elena Boschi siano talmente bravi da poter svolgere nella vita anche ruoli diversi dagli attuali rende assolutamente tranquilli, come tranquilli dovrebbe rendere l’ipotesi che debbano essere scelti altri per cercare di rimediare ai guasti prodotti. A meno che nel Pd non siano diventati davvero maggioranza coloro che ritengono che si possa procedere su percorsi che di sconfitta in sconfitta portano alla vittoria.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

 

 

Ddl Cirinnà, avanti al Senato ma senza accordo nel Pd

Unioni civiliResta la confusione in casa Pd sul testo delle Unioni Civili a poche ore dalla ripresa della discussione a Palazzo Madama. La riunione con i cattodem sul nodo della stepchild adoption non ha dato risultati. Proseguirà forse in serata e domattina. Per ora l’unica decisione riguarda l’emendamento ‘supercanguro’ che verrà presentato per eliminare migliaia di emendamenti leghisti. Nencini: “Singolare che Alfano raccolga adesioni per affossare legge, non è suo mestiere”.


Confusione ancora alle stelle in casa Pd sul testo delle Unioni Civili, il ddl Cirinnà. A poche ore dalla ripresa del disegno di legge a palazzo Madama – mercoledì era stato approvato l’art.1 – il vertice tra il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, il ministro Maria Elena Boschi, il senatore dem Marcucci e una folta rappresentanza dei senatori cattodem per sciogliere il nodo dell’art.5, quello sulle adozioni dei figli nelle coppie omosessuali, si è concluso con un nulla di fatto. Per tre ore hanno discusso, ma non è stato raggiunto nessun compromesso. Tanto che Zanda spiega, al termine del lungo vertice: “Dobbiamo ancora approfondire questioni molto delicate. Il lavoro proseguirà stasera e domani mattina. Non c’è ancora un punto definito”. “Canguro è in calendario domani si vota”.

Zanda si riferiva all’emendamento a prima firma Marcucci, rinominato ‘super canguro’ per l’effetto di travolgere molti emendamenti al ddl Cirinnà qualora approvato – ce ne sono 5 mila solo della Lega – sarà votato domani dall’Aula del Senato. È uno dei pochi punti fermi al termine della lunga riunione del Pd al Senato. “L’emendamento Marcucci è in calendario e non vedo come non si potrà non votare”, replica Zanda a domanda specifica. Quanto a un possibile voto per parti separate dell’emendamento in questione, Zanda taglia corto: “Sono scelte che spettano all’Aula”.

Intanto non accennano a diminuire le tensioni interne alla maggioranza con l’ala cattolico integralista guidata dal ministro degli interni Angelino Alfano.

“È perlomeno singolare – scrive su Facebook il segretario del Psi, Riccardo Nencini – che il ministro degli Interni si rivolga a cattolici e grillini perché facciano saltare un disegno di legge, quello sulle unioni civili, condiviso da larga parte della maggioranza e da un pezzo dell’opposizione. Una cosa è votare contro, altro andare in cerca di adesioni. Non è mestiere da Ministro degli Interni!”.

A loro volta i senatori della minoranza PD, Federico Fornaro e Carlo Pegorer, in una nota scrivono che “bisogna avere il coraggio di dire la verità all’opinione pubblica e smetterla di lanciare messaggi ambigui e ingannevoli: nel testo Cirinnà non ci sono le adozioni per le coppie omosessuali né tanto meno si legalizza la pratica dell’utero in affitto. Semplicemente si allarga alle Unioni Civili il diritto a poter usufruire della stepchild adoption, una norma inserita nel nostro ordinamento nel lontano 1983 a tutela dei diritti dei minori. Chi chiede oggi lo stralcio dell’art. 5 sulla stepchild adoption, in realtà non vuole che sia approvata una buona legge sulle Unioni Civili”.
In ultimo da segnalare il comportamento della Lega che in Lombardia con Roberto Maroni ha assunto ormai il ruolo di mosca cocchiera dell’ala più integralista delle gerarchie cattoliche. Il socialista Nencini attacca duramente una decisione assurda presa dalla Regione che ha escluso dal godimento del sostegno alle famiglie con figli piccoli quelle che il figlio lo hanno adottato. “Bagnasco e Maroni .- scrive su Facebook il Segretario del PSI – uniti sul fronte della reazione. La Lombardia esclude le famiglie con figli adottati dal bonus bebè. È anticostituzionale in quanto discriminatorio. Facciamo noi ricorso. E dire che la Lombardia è sempre stata all’avanguardia nella promozione dei diritti civili”.

Ddl Cirinnà. Nencini: “Coscienza non può discriminare”

unioni-civili-433x296La disputa sulle Unioni Civili e il ddl Cirinnà continua in Senato, dopo la retromarcia del M5S cheha lasciato libertà di coscienza sulla stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner), restano non poche incognite sull’esito del voto, soprattutto dopo che è a saltare è stato l’accordo tra i capigruppo di maggioranza di Palazzo Madama. Infatti il Pd ha risposto picche alla richiesta di stralcio della stepchild adoption dal ddl Cirinnà, avanzata domenica da Angelino Alfano. Tuttavia l’asso nella manica per il partito di maggioranza può trovarsi nell’ala dei maggiori oppositori al ddl, i leghisti. Alla vigilia dell’inizio delle votazioni, secondo quanto apprende l’agenzia Dire la Lega Nord ha assicurato infatti al Pd che ritirerà ben 4500 dei 5000 emendamenti presentati al ddl.

Tuttavia resterebbero in campo 500 emendamenti, sui quali poi si giocherà il confronto tra dem e Carroccio. I democratici chiedono ai leghisti di conoscere il contenuto dei 500 emendamenti superstiti, anche al fine di evitare che tra questi ce ne siano di premissivi di intere parti del
provvedimento. Ma se il confronto dovesse fallire, al Pd resta comunque l’arma dell’emendamento Marcucci, il supercanguro che assorbirebbe buona parte delle proposte emendative.

L’incognita dei voti resta comunque all’interno dello stesso Pd, che come i pentastellati ha chiesto libertà di coscienza, ma che rischia così di ritrovarsi una piccola fronda di cattolici ostinati. Tuttavia a cercare di placare le acque ci ha pensato la senatrice cattolica e dem, Anna Finocchiaro che tenuto a sottolineare durante la discussione al Palazzo Madama sul ddl Cirinnà: “Dall’abolizione dell’articolo 5 non deriverebbe nessun deterrente alla maternità surrogata”. La senatrice spiga che “finora è accaduto, a legislazione vigente, per tutte quelle coppie eterosessuali, sposate, che hanno utilizzato questa forma di adozione speciale poiché, essendo sterili, avevano fatto ricorso alla maternità surrogata”.
Ma prima dell’articolo 5 sulle adozioni, a impensierire i dem, ci saranno altri voti sui primi articoli, dove occorre differenziare meglio le unioni dal matrimonio. Il Pd ha pronti 3 emendamenti in tal senso, ma Ap ne propone altri: se passeranno, a scrutinio segreto, potrebbero suscitare la reazione dell’ala laica del Pd. Dopo le discussioni sulla stepchild adoption si passa così ad alzare gli scudi sull’equiparazione tra matrimonio e unione civile, prevista dall’articolo 3. “È l’art. 3 l’ostacolo più importante da rimuovere”. Afferma il deputato Gian Luigi Gigli, capogruppo di “Democrazia Solidale-Centro Democratico” in Commissione Affari Costituzionali.

Tutt’altro che dubbiosi sono invece i socialisti, che si sono sempre espressi in favore. “Tre domande ai senatori incerti e contrari prima del voto di domani”, ha detto, il segretario del Psi e senatore Riccardo Nencini che ha scritto una lettera ai Senatori contrari alla legge sulle unioni civili che comprende la stepchild adoption.
“La prima. La salute del bambino dipende dall’amore e dalla cura di chi li cresce: perché ostacolare l’adozione?”, si legge nella lettera di Nencini. “Poi: La coscienza non è un fattore astratto, è figlia della fede, dell’ideologia, dell’educazione. Può diventare un criterio oggettivo per decidere la condizione civile di chi è discriminato? E infine: Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Perché ci si oppone a formalizzare la posizione di tutti, distinguendo gli etero dagli omosessuali?”, ha concluso il Vice ministro ai Trasporti.

Redazione Avanti!