LE PAROLE SONO IMPORTANTI

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONE

Gli economisti della Bce hanno ritoccato al ribasso le previsioni di crescita economica dell’area euro, mentre hanno confermato quelle sull’inflazione. Ora sul 2018 pronosticano un più 2 per cento del Pil, a fronte del più 2,1 per cento di tre mesi fa; sul 2019 un più 1,8 per cento invece del più 1,9 per cento, mentre sul 2020 hanno confermato l’attesa di un più 1,7 per cento. I dati sono stati rivelati dal presidente Mario Draghi, al termine del consiglio direttivo. Sull’inflazione hanno confermato la stima di un +1,7 per cento annuo su tutti e tre gli anni.

Tutto confermato come da attese sulla politica monetaria dell’area euro. La Banca centrale europea mantiene l’indicazione di dicembre come ultimo mese di acquisti netti di titoli di Stato, confermando anche la condizionalità dello stop al Quantitative easing al sopraggiungere di dati che confermino le prospettive per l’inflazione a medio termine.

Il principale tasso di interesse resta fermo a zero. La Bce ha anche mantenuto allo 0,25 per cento il tasso sulle operazioni marginali e al meno 0,40 per cento il tasso sui depositi custoditi per cento delle banche commerciali. Il Consiglio direttivo ha anche ribadito di continuare ad attendersi di tenersi su livelli pari a quelli attuali almeno nell’orizzonte dell’estate del 2019 e in ogni caso finché ciò sarà necessario.

Il presidente Mario Draghi, nella conferenza stampa esplicativa, riferendosi all’Italia ed alle dichiarazioni che hanno fatto innalzare lo spread, ha detto: “Negli ultimi mesi le parole sono cambiate molte volte e quello che ora aspettiamo sono i fatti, principalmente la legge di bilancio e la successiva discussione parlamentare. Purtroppo abbiamo visto che le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti, per le famiglie e le imprese anche se tutto ciò non ha contagiato granché altri paesi dell’Eurozona, rimane un episodio principalmente italiano. La Banca centrale europea si atterrà a ciò che hanno detto il primo ministro italiano, il ministro dell’Economia e il ministro degli Esteri, e cioè che l’Italia rispetterà le regole. Il mandato della Bce è la stabilità dei prezzi e il Qe è uno degli strumenti con cui lo perseguiamo. Non è nostro compito  assicurare che i deficit dei governi siano finanziati in qualsiasi condizione. Il Qe è ancora necessario per sostenere l’inflazione sono ancora necessarie misure di stimolo per via  dei rischi legati a protezionismo e turbolenze sui mercati  emergenti”.

Le dichiarazioni di Draghi, come sempre sono state coerenti e responsabili. Ma i rappresentanti dell’attuale governo italiano, continuano a parlare a ruota libera senza rendersi conto dei danni che stanno arrecando al Paese. Non ultimo l’incidente diplomatico tra Di Maio e Moscovici.

Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, in una conferenza stampa a Parigi, ha lanciato un allarme affermando: “C’è un problema, che è l’Italia. Ed è proprio l’Italia il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto. L’Italia ha bisogno di riforme alla sua economia. Fermare le riforme e stampare moneta non è quello che salverà l’Italia. Quando dico che ho paura, è pensando agli anni Trenta del Novecento. Non c’è Hilter, ma se ci sono dei piccoli Mussolini è da verificare, in un momento in cui il suo Paese avrebbe più che bisogno della solidarietà europea. Quando dico che ho paura non sono paralizzato, ma bisogna reagire rafforzando la sovranità dell’Europa dinanzi alle minacce esterne”. Il commissario ha ricordato di essere figlio di un ebreo della Romania, venuto a cercare asilo in Francia.

Alle parole forti di Moscovici ha replicato il vicepremier  Luigi Di Maio: “Nel momento in cui abbiamo avuto un rapporto decente con un commissario Europeo, Gunther Oettinger, come al solito c’è un atteggiamento da parte di alcuni commissari europei che è veramente  inaccettabile, insopportabile. Dall’alto della loro Commissione Ue, addirittura si permettono di dire che in Italia  ci sono tanti piccoli Mussolini. Non solo non si devono permettere ma questo dimostra come queste siano persone scollegate dalla realtà. Questo governo ha il più alto consenso in Europa e viene trattato così da commissari e da una Commissione che probabilmente non esisterà più alle prossime elezioni europee. I cittadini europei manderanno a casa buona parte dell’establishment e degli Eurocrati. Mi dispiace sentire queste prese di posizione e questi giudizi ignobili contro l’Italia. Questi eurocrati si scontreranno con la realtà nelle prossime elezioni europee. A questi signori una lezione non verrà dal governo, perché noi incassiamo e li compatiamo anche un po’, una lezione arriverà dai cittadini italiani”.

Però, Moscovicì non ha tutti i torti: Di Maio ha sostituito la parola ‘plucratici’ di mussoliniana memoria con ‘eurocrati’.

Salvatore Rondello

La Lega teme il collasso da spread, il M5S no

spreadLo spread può diventare una malattia pericolosa, pericolosissima. Nel novembre 2011 morì il governo di Silvio Berlusconi per collasso da spread. Il differenziale tra i buoni del tesoro decennali italiani e quelli tedeschi esplose fino a 574 punti, portando quasi al crac i conti pubblici nazionali: Berlusconi fu disarcionato da presidente del Consiglio e al suo posto subentrò l’economista Mario Monti alla guida di un governo tecnico.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro del segretario leghista Matteo Salvini, teme che la storia possa ripetersi, ha paura di un nuovo attacco dello spread con la vendita sui mercati finanziari internazionali di una valanga di titoli del debito pubblico italiano. Il collasso da spread potrebbe arrivare tra fine agosto e i primi di settembre.

Già qualcosa si è visto: lo spread, da quando l’esecutivo di Paolo Gentiloni ha ceduto il passo al governo Conte-Salvini-Di Maio, è aumentato da 120 a 280 punti: circa 5 miliardi di euro in più l’anno da pagare in interessi sui titoli del debito pubblico. Giorgetti a ‘Libero’ ha confidato: «L’attacco me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi, che scelgono le prede e agiscono». Soprattutto in estate i rischi sono alti «quando ci sono pochi movimenti nelle Borse, un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, come è accaduto in Turchia».

Giorgetti teme un attacco politico delle élite internazionali al governo Lega-M5S, il primo esecutivo populista nella storia dell’Europa occidentale: «Il governo populista non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol fare abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti», ma l’orizzonte dell’esecutivo «non sarà di breve termine. L’accordo con il M5S è saldo».

Il 31 agosto e il 7 settembre saranno due date cruciali perché prima Fitch e poi Moody’s si pronunceranno sull’affidabilità del sistema finanziario del Belpaese. A fine mese ci sarà la revisione del rating da parte di Fitch, i primi di settembre sarà la volta di Moody’s. Si teme un declassamento della solvibilità dell’enorme debito pubblico nazionale e, in quel caso, sarebbe un disastro, la bancarotta. Forse per questo motivo sia Giorgetti sia il ministro per le Politiche Europee Paolo Savona sono andati a trovare Mario Draghi. Probabilmente proprio essi, due euroscettici critici sull’euro, sono andati a chiedere aiuto al presidente della Banca Centrale Europea, il primo convinto sostenitore dell’”irreversibilità” della moneta unica del vecchio continente.

Luigi Di Maio, pilastro del governo Conte assieme a Salvini, invece non ha paura del collasso da spread. Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, in una intervista al ‘Corriere della Sera’ si è mostrato fiducioso: «Non credo che avremo un attacco speculativo…Io non vedo il rischio che questo governo sia attaccato, è una speranza delle opposizioni». Ma si tiene pronto a reagire: «Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili».

Reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero sulle pensioni sono le tre principali promesse sulle quali Di Maio e Salvini hanno vinto le elezioni politiche del 4 marzo, ma sono provvedimenti molto costosi, considerati rischiosi da Bruxelles per l’impatto sui malandati conti pubblici italiani. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo ha usato toni suadenti verso la commissione europea: «I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio». Comunque nel voto europeo di maggio «l’establishment sarà spazzato via da elezioni storiche». Bastone e carota. La partita è aperta tra il governo populista grilloleghista e l’Unione Europea.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

EUROPA UNITA

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONEBorse europee positive nel pomeriggio, dopo il quadro rassicurante tracciato dal numero uno della Banca centrale europea, Mario Draghi, al Parlamento europeo e dopo la buona intonazione di Wall Street, ancora in festa per i dati sul mercato del lavoro di luglio (sono state create 213.000 nuove buste paga, livello superiore alle attese). Il banchiere ha dichiarato che sebbene a fine anno termineranno gli acquisti di asset da parte dell’istituto centrale, questo non significherà la fine dell’espansione monetaria. Draghi è quindi tornato a sottolineare che i fondamentali dell’economia del Vecchio Continente sono solidi, nonostante la crescita degli ultimi mesi sia risultata più moderata e nonostante il protezionismo in atto stia diventando sempre più una minaccia. Il presidente dell’Eurotower ha quindi invocato un’Europa unita, complice il fatto che l’unione monetaria è ancora incompleta e vulnerabile.

“In questi tempi di aumentate incertezze globali, è più importante che mai che l’Europa resti unita” ha avvertito ancora il presidente della Bce sottolineando i pericoli che corre l’Europa a causa dei dazi e del ritorno delle politiche protezionistiche. La ricetta di Draghi è un’Europa più unita: “Per sostenere la fiducia e continuare l’espansione economica, abbiamo bisogno di ulteriore convergenza e integrazione tra gli Stati membri dell’area dell’euro”, ha sottolineato.

I rischi al ribasso per le prospettive di crescita “riguardano principalmente la minaccia di un maggiore protezionismo: un’Unione europea forte e unita può aiutare a cogliere i benefici dell’apertura economica proteggendo al tempo stesso i suoi cittadini contro una globalizzazione incontrollata”, ha insistito il presidente della Bce. “L’Ue – ha aggiunto – può dare supporto al multilateralismo e al commercio globale, capisaldi della crescente prosperità economica negli ultimi sette decenni. Ma per avere successo al di fuori, l’Ue richiede istituzioni solide e una sana governance economica all’interno”.

Draghi ha anche affrontato il tema dell’eurozona, al centro del dibattito tra i Paesi europei e di una riforma in salita. “La condivisione dei rischi aiuta in grande misura la riduzione dei rischi”, ha detto Draghi riferendosi al sistema bancario e alle scelte pendenti per completare l’unione bancaria (la questione centrale è il sistema unico di garanzia dei depositi).

Infine nel corso della conferenza stampa il presidente della Bce si concede un passaggio sull’Italia: “Dobbiamo vedere i fatti prima di esprimere un giudizio, i test saranno i fatti, finora ci sono state le parole e le parole sono cambiate”.

Grecia, atterraggio morbido. Odissea verso conclusione

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L’odissea della Grecia si è conclusa. E’ stato raggiunto l’accordo all’Eurogruppo sui termini per l’uscita della Grecia dal suo terzo piano di salvataggio  che prevede, in particolare, misure per alleggerire il debito. Ha dato l’annuncio il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno. In base all’accordo raggiunto dai ministri delle Finanze dell’Eurozona a Lussemburgo,  ad Atene è stata concessa l’ultima tranche del prestito di 15 miliardi di euro.

Con questo accordo che molti hanno definito ‘storico’, Centeno ha commentato: “Siamo riusciti ad ottenere un atterraggio morbido per l’uscita dalla Grecia da questo lungo e difficile percorso”.

Il Commissario Ue, Pierre Moscovici, ha dichiarato: “Si tratta di un accordo eccezionale: La crisi greca si è conclusa questa notte”.

Il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, dal canto suo, dichiarandosi soddisfatto per l’accordo raggiunto che segna la fine di otto anni di crisi, ha affermato: “Questo Governo non dimentica e non dimenticherà ciò che il popolo greco ha dovuto attraversare durante questi otto anni. Dobbiamo assicurarci che molto presto il popolo greco vedrà concretamente i risultati di questo accordo”.

Il governo greco si è impegnato a mantenere un avanzo primario pari al 3,5% del Pil fino al 2022 e, in seguito, a rispettare le regole di bilancio Ue. L’Eurogruppo, nella dichiarazione diffusa nella notte, ha spiegato: “Per la Commissione questo implicherà un avanzo primario in media al 2,2% del Pil nel periodo tra il 2023 e il 2060. Il Paese resterà sotto la lente della Commissione Europea, che attiverà la procedura di sorveglianza aumentata (Enhanced surveillance), con relazioni trimestrali sulla situazione economica e di bilancio della Grecia.

Così, l’ultima tranche di aiuti ammonta a 15 mld: di questi, 5,5 mld verranno versati in un conto segregato, destinato al servizio del debito, mentre gli altri 9,5 mld saranno versati in un conto dedicato, che verrà utilizzato per creare dei ‘cuscinetti’ di contante, da utilizzarsi alla ‘bisogna’ del debito in caso di necessità.

In tutto la Grecia lascerà il programma con un ‘cuscinetto’ di cash che coprirà le necessità finanziarie per circa 22 mesi dopo la fine del programma nell’agosto prossimo, cosa che secondo l’Eurogruppo ‘rappresenta una garanzia significativa contro qualsiasi rischio’. Il presidente della Bce Mario Draghi ha detto: “L’adozione delle misure concordate dall’Eurogruppo miglioreranno la sostenibilità del debito nel medio termine. E’ fondamentale che la Grecia si mantenga sul percorso delle riforme e di una politica di bilancio solida”.

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha aggiunto: “Dopo otto lunghi anni, la Grecia si affranca dall’assistenza finanziaria e si unisce a Irlanda, Spagna, Cipro e al mio Paese, il Portogallo, nei ranghi dei Paesi dell’Eurozona che hanno riformato le loro economie e ancora una volta si reggono sulle loro gambe”.

La direttrice del Fmi Christine Lagarde ha detto: “Per la sostenibilità del debito greco nel lungo termine il Fondo ha delle riserve, mentre per il medio termine abbiamo piena fiducia che le misure annunciate, che sono significative consentiranno alla Grecia di ritornare sui mercati per finanziarsi”.

Infatti, la crescita del Pil greco ha ormai raggiunto l’1,4% nel 2017 e dovrebbe accelerare ulteriormente quest’anno, mostrando una espansione dell’1,9%, mentre il prossimo anno è visto al +2,3%. Gli sforzi hanno pagato anche in termini di conti pubblici. La Grecia, infatti, ha ora un avanzo di bilancio dello 0,8% del Pil, un passo da gigante se si pensa che nel 2009 aveva un maxi-disavanzo del 15,1%.

Nonostante le resistenze della Germania, principale Paese creditore della Grecia, si è raggiunto l’accordo che rappresenta un importante punto di svolta per la zona euro. L’accordo è arrivato dopo quasi un decennio da quando la Grecia sbalordì il mondo con spese fuori controllo, con il debito pari al 180% del Pil, costringendo l’Ue a predisporre tre piani di salvataggio per evitare il collasso della moneta unica. Finalmente la Grecia ce l’ha fatta senza bisogno di uscire dall’euro.

Salvatore Rondello

La Federal alza i tassi. Draghi: Qe verso la fine

BCE-Draghi-anticrisiIl Federal Open Market Committee, cioè il braccio della politica monetaria della Federal Reserve, come previsto ha alzato i tassi di interesse per la seconda volta nel corso del 2018. Dopo la stretta di marzo, quella decisa ieri di altri 25 punti base, ha innalzato i tassi dall’1,75% al 2%.

Si tratta del settimo rialzo del costo del denaro da dicembre 2015. Lo ha comunicato la Banca Centrale Usa alla fine della quarta riunione dell’anno in corso. La terza presieduta da Jerome Powell. All’inizio di febbraio scorso c’è stato il cambio di guardia con Janet Yellen. Powell, già dal 2012, stava nel board della Fed.

Nel 2018, la Fed ha previsto quattro aumenti dei tassi di interesse, anziché tre come inizialmente previsto. Questo cambiamento è emerso dai ‘dot plot’ che accompagnano il comunicato finale sulle decisioni di politica monetaria diffuso al termine della riunione durata due giorni.

Quest’anno, la Federal Reserve, ha fatto già due rialzi dei tassi. Sono state viste in rialzo anche le stime di crescita nella misura del 2,8% per gli Stati Uniti. L’inflazione è stata stimata al 2,1%, pure in rialzo rispetto alle precedenti previsioni. Molto probabilmente, proprio l’aumento dell’inflazione stimata avrebbe spinto la Fed a programmare un rialzo aggiuntivo sui tassi di interessi che a fine anno potrebbero arrivare al 2,5%.

Jerome Powell, presidente della Fed, nella conferenza stampa fatta alla fine della riunione, ha detto: “L’economia Usa sta facendo molto bene. Le decisioni sui tassi non sono prese con il ‘pilota automatico. A partire da gennaio 2019, la Fed terrà una conferenza stampa dopo ogni riunione per migliorare la comunicazione. Finora la Fed ha tenuto una conferenza stampa ogni due mesi dopo le riunioni. Per ora i dazi sul commercio sono solo un rischio. Gli effetti delle politiche commerciali e dei dazi ancora non si vedono sui numeri: sul commercio per ora sono solo un rischio”.

Di fronte alla decisione della Fed, Wall Street è schizzata in alto. I mercati azionari  statunitensi hanno aperto in rialzo mercoledì, poiché gli investitori hanno atteso un aumento dei tassi d’interesse ampiamente previsto dalla Federal Reserve e le sue linee guida sulla politica monetaria.

Un rialzo dei tassi di un quarto di punto percentuale è stato valutato positivamente dai partecipanti al mercato, che hanno analizzato la dichiarazione della Fed. Willie Delwiche, stratega degli investimenti presso Robert W. Baird a Milwaukee, precedentemente ha detto: “L’incertezza è se la Fed parla o meno di alcune questioni politiche in corso a Washington e delle preoccupazioni per il commercio. Se si trattasse solo di ciò che sta accadendo nell’economia, allora si parlerebbe di un quarto rialzo dei tassi, quindi il mercato è preparato per questo”.

Anche secondo lo strumento ‘Fedwatch’ di CME Group, i trader sono equamente divisi su un quarto rialzo dei tassi a dicembre. Un rapporto del Dipartimento del Lavoro ha mostrato che i prezzi dei produttori statunitensi, a maggio, sono aumentati più del previsto portando al miglior incremento annuale dagli ultimi sei anni e mezzo anche se l’inflazione sottostante è rimasta moderata.

Tuttavia, in una intervista a Fox News, dopo lo storico summit con Kim Jong Un, Donald Trump ha affermato: “Stiamo preparando una stretta molto forte sulle importazioni della Cina. Vedrete nel giro di un paio di settimane”.

Anche se Donald Trump vanta un’amicizia personale con Xi Jinping, per gli affari di stato si regola diversamente. Oggi, dopo la Fed, si è riunito a Riga la Bce che non ha modificato i tassi, ma ha deciso un  addio al quantitative easing a fine dicembre, con una tabella di marcia che prevede un breve ‘tapering’ nell’ultimo trimestre 2018. I tassi d’interesse resteranno fermi ai minimi record almeno fino alla prossima estate del 2019.

La decisione è arrivata in anticipo per molti osservatori: alcuni si aspettavano un’indicazione di massima dalla riunione di oggi, e una tabella di marcia vera e propria il mese prossimo.

Una nota dell’Eurotower, riunita oggi a Riga nell’appuntamento che ogni anno si svolge ‘fuori sede’, ha spiegato: “Dopo settembre 2018, e in subordine al fatto che i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d’inflazione, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e che a quel punto gli acquisti netti termineranno”.

Tuttavia, la Bce ha promesso di proseguire con il reinvestimento  (ossia l’utilizzo del capitale rimborsato dei bond che ha in portafoglio e che arrivano a scadenza per comprare nuovi titoli di pari durata) ancora a lungo e per tutto il tempo necessario ad assicurare l’accomodamento monetario necessario. I tassi rimangono fermi ai minimi record almeno per tutta l’estate 2019 e in ogni caso finché sarà necessario.

La Banca centrale europea ha indicato, quindi, già da oggi la tabella di marcia verso la fine del Qe dopo un’attenta valutazione dei progressi fatti la cui conclusione è che l’aggiustamento dell’inflazione verso l’obiettivo è sostanziale. Il presidente della Bce, Mario Draghi ha sottolineato:  “La Bce è pronta a rivedere i propri strumenti di politica monetaria se fosse necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario. Gli acquisti di titoli del Qe non stanno sparendo, restano parte degli strumenti di politica monetaria che potranno essere usati in particolari frangenti. Per una ripresa sostenuta dell’inflazione  serve ancora un significativo stimolo monetario  e la decisione presa oggi sulla riduzione del Qe mantiene un ampio grado di accomodamento nella politica monetaria”.

La Banca centrale europea  ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona al 2,1% dal 2,4% per il 2018, mantenendo l’1,9% atteso per il 2019 e l’1,7% per il 2020.  La Bce ha mantenuto stabile all’1,7% la stima dell’inflazione per il 2020.

Inevitabilmente si farà sentire anche il quadro di tensioni che si sono addensate sull’Italia, terzo maggior paese dell’area euro, con la nascita del governo M5S-Lega che è stata accompagnata da una accentuata volatilità dei mercati. Il fatto che la Bce stia continuando a comprare titoli pubblici dell’area euro al ritmo di 30 miliardi al mese ha certamente evitato che le spinte rialziste sui rendimenti dei Btp, così come il loro differenziale sui Bund della Germania, il famoso spread, salissero ancora più su. Un onere imprevisto che comunque grava sulle tasche degli onesti contribuenti italiani.

Finora la Bce ha portato avanti il Qe per affiancare e potenziare la sua politica monetaria ultra espansiva, con tassi di interesse praticamente a zero da anni per stimolare l’economia e favorire un ritorno dell’inflazione ai valori auspicati. L’abbandono del Qe non è stato fatto dalla Bce ‘a caduta libera’, anzi, la scelta del reinvestimento consente di poter continuare una politica monetaria espansiva.

Salvatore Rondello

Sulla flat tax Salvini si toglie la maschera

salvini 6Dopo l’incidente diplomatico con la Tunisia, prima che il nuovo Governo abbia ottenuto la fiducia in Parlamento, Matteo Salvini si è tolto la maschera utilizzata per la propaganda elettorale.

Ma la flat tax è iniqua, favorisce i ricchi e non avvantaggia i poveri? A questa domanda il ministro dell’Interno  Matteo Salvini, a  Radio Anch’io, ha risposto: “Con la flat tax ci guadagnano tutti. Se uno fattura di più e paga di più, è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere”. Il discorso potrebbe sottintendere il principio che è bene che i ricchi paghino meno tasse perché, avendo più mezzi, spendono di più e rimettono in moto l’economia del Paese.

Ma le opposizioni sono passate immediatamente al contrattacco. La vicepresidente del Senato,  Anna Rossomando  del Pd ha detto: “Il governo del cambiamento ha cambiato la trama di Robin Hood,  si toglie ai poveri per dare ai ricchi”. Il presidente del PD, Matteo Orfini,  ha aggiunto: “Finalmente ha detto la verità”.

In realtà, Salvini è rimasto nell’ambiguità, senza scoprirsi eccessivamente, ma ha commesso un errore nella valutazione della propensione al consumo che, con la flat tax, resterebbe invariata ed anzi con tendenzialità negativa. L’inversione di tendenza della propensione al consumo, per rimettere in moto l’economia del Paese, è possibile ottenerla soltanto aumentando il reddito delle fasce più povere.

Sempre in tema economico, il vicepremier leghista ha parlato anche di pensioni: “L’impegno è sacro. Smonteremo la legge Fornero pezzo per pezzo. Con l’obiettivo di tornare a 41 anni di contributi”.

Poi, Salvini è ritornato sulla questione migranti e sugli attacchi contro la Tunisia, promettendo di voler fare chiarezza: “Siamo al lavoro per capire meglio gli accordi con la Libia e la Tunisia già nel fine settimana, spero, incontrerò il ministro dell’Interno tunisino, un Paese dove non c’è guerra, epidemia, carestia e bisognerà cercare di lavorare meglio”.

A Salvini, dunque, non basta leggere i documenti sugli accordi firmati da Minniti che sono al Viminale.

Tra i temi a cui il Viminale sta lavorando per la prossima estate, Salvini ha citato il dossier ‘spiagge sicure’, una serie di provvedimenti per litorali liberi dagli abusivi affermando: “Stiamo preparando un dossier per evitare almeno in parte il dramma dell’abusivismo che colpisce commercianti e bagnanti”.

Dopo, a Montecitorio è ritornato sul tema dei centri di accoglienza sostenendo: “Il governo realizzerà dei Centri per i rimpatri chiusi affinchè la gente non vada a spasso per le città. La gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino”. In merito alle possibili opposizioni delle Regioni alla realizzazione dei Centri, Salvini ha detto di aver già parlato “con tutti i governatori leghisti che non vedono l’ora di avere Centri chiusi”. E a chi gli ha fatto notare che si tratta di prigioni a cielo aperto, il neoministro di palazzo del Viminale ha risposto: “Sono dei centri per i rimpatri e se qualcuno è trovato in possesso di documenti falsi o senza documenti, prima di espellerlo dobbiamo capire chi è e da dove viene”.

Atteggiamento duro e repressivo quello di Salvini coerente alle promesse elettorali.

Anche i mercati sono stati coerenti con le preoccupazioni sul programma di governo della lega e dei pentastellatati. Sono tornati a salire lo spread Btp-Bund nel giorno del voto di fiducia al governo Conte alla Camera. Dopo l’avvio dei mercati finanziari, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi è passato in pochi minuti da 238 a 250 punti base.

Fra quattro mesi scadrà il quantitative easing della Banca Centrale Europea e non si sa ancora se verrà prorogato e per quanto tempo. Poi, nel 2019 scadrà il mandato del presidente Draghi alla Bce . Non si sa ancora se chi sostituirà Draghi alla Bce continuerà la politica monetaria del Qe che finora ha sostenuto efficacemente i Paesi dell’Ue, soprattutto quelli con un forte indebitamento pubblico. Con questo scenario sono giustificate le preoccupazioni dei mercati, ma saranno gli italiani a pagare il conto.

Salvatore Rondello

Bankitalia: “Il futuro dell’Italia resta in Europa”

Ignazio Visco BankitaliaOggi, a palazzo Koch, a Roma, si è svolta la relazione annuale della Banca d’Italia alla presenza delle autorità istituzionali e dei rappresentanti del mondo del lavoro, economico, finanziario e dell’imprenditoria.
Nel corso dell’esposizione delle Considerazioni finali del Governatore sulla Relazione annuale, Vincenzo Visco ha usato parole misurate: “Non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie perché è a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo”.
Nel giorno dell’appuntamento lo spread ha sfondato pericolosamente i 300 punti, il massimo dal giugno del 2014, e in cui è attesa la presentazione dei ministri del governo di Carlo Cottarelli.

Secondo Visco, che è al primo anno del suo secondo mandato da governatore: “Data la straordinarietà di queste settimane è dunque necessario rispettare i parametri europei, non per rigidità a livello Ue o minacce speculative, ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l’allocazione delle risorse a livello nazionale e globale”.
I punti sottolineati nella relazione hanno toccato il debito pubblico, la riforma delle pensioni, il destino europeo dell’Italia, i vincoli Ue e la situazione delle banche italiane. Tutti temi fondamentali per il futuro e la stabilità del paese.
Visco, con un probabile riferimento ad articoli di stampa pubblicati da alcuni giornali di paesi europei, ha detto: “E comunque al di là di meschine e squilibrate valutazioni, la fiducia nell’Italia è grande sul piano economico e su quello civile”.

La certezza per Visco è comunque che il futuro del nostro paese resta in Europa. Il passaggio è rivolto chiaramente ai partiti anti-sistema, Lega e M5S. Il Governatore ha spiegato: “Il destino dell’Italia è quello dell’Europa, il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende. E’ dunque importante che la voce dell’Italia sia autorevole nei contesti dove si deciderà il futuro dell’Unione europea, come ad esempio il Consiglio europeo in programma a fine giugno dove sono in discussioni temi come la governance dell’Unione, il suo bilancio pluriennale, la revisione della regolamentazione finanziaria”.

Per Visco: “Comunque, la condizione essenziale è conservare la credibilità del processo di consolidamento dei conti pubblici. E dunque, in una fase espansiva e con la politica monetaria ancora (per poco) accomodante della Bce di Mario Draghi non è utile aumentare il disavanzo, come invece avevano immaginato Lega e Movimento 5 Stelle. I vincoli infatti non sono le regole europee, è la logica economica. A essa è strettamente connesso l’obbligo, che tutti abbiamo, di non compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuol dire accollare loro quello che oggi non si vuol pagare. Per ridurlo non vi sono scorciatoie. Se venisse a repentaglio il valore dei risparmi dei cittadini, i risparmiatori reagirebbero fuggendo, cercando altrove riparo. E gli investitori stranieri sarebbero più rapidi. Uno scenario che metterebbe a rischio la stabilità del paese”.

Riferendosi ad uno dei temi più discussi nelle ultime settimane, cioè il superamento della legge Fornero, come previsto anche dal contratto tra Lega e Cinque Stelle, per Visco: “Le riforme sulla previdenza fatte in passato rendono gestibile la dinamica della spesa pensionistica e sarebbe rischioso fare passi indietro. Quelle riforme, hanno risposto alla necessità di tenere conto dell’allungamento della vita media nel definire il rapporto tra i contributi versati e l’entità e la durata della prestazione. Certo, sono possibili interventi mirati volti a ridurre qualche rigidità ma compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema”.
Nonostante le parole misurate e tranquillizzanti del Governatore, lo spread impazzisce, sfondando anche il muro di 300 punti base, i tassi sui BTP italiani sforano la soglia del 3,20% e le banche italiane continuano a tremare in borsa: l’espressione “doom loop” torna nelle prime pagine della stampa nazionale e internazionale. Il bagno di sangue non sta travolgendo solo i BTP ma anche i titoli bancari. E non si tratta certo di un caso, vista l’esposizione che gli istituti hanno verso il debito sovrano italiano. Non è così un caso che l’indice Ftse Italia All-Share Bank Index sia scivolato nelle ultime ore in mercato orso, scendendo a livelli inferiori del 20% circa rispetto ai massimi di aprile.

Ma il “doom loop” non riguarda ‘soltanto’ le banche italiane. Lo afferma uno studio recente della BRIA, Banca dei Regolamenti Internazionali o anche Banca delle banche centrali, che mostra che il debito governativo italiano incide sugli asset bancari italiani per quasi il 20%: si tratta di una delle percentuali più elevate al mondo. In media, stando a quanto riportato da Eric Dor, direttore della divisione di Studi Economici dell’IESEG School of Management, ci sono dieci banche che hanno un’esposizione verso i BTP che coincide con un valore superiore al 100% del capitale Tier-1: esattamente il parametro che viene utilizzato per monitorare il grado di solvibilità degli istituti di credito. La lista include le due banche italiane più grandi: UniCredit e Intesa SanPaolo, che hanno rispettivamente una esposizione che rappresenta il 145% del loro capitale Tier1. La lista fa però anche altri nomi: c’è Banco BPM (327%), MPS (206%), Bper Banca (176%), Banca Carige (151%).
Del ‘doom loop’ italiano ha parlato nelle ultime ore anche Holger Zschäpitz, senior editor del desk finanziario di ‘Die Welt’, ricordando tra l’altro come l’Italia dipenda dai mercati, soprattutto se si considera l’emissione di bond prevista per quest’anno.
L’esperto ha anche sottolineano che le banche italiane sono le prime creditrici del debito pubblico italiano, con una esposizione che è pari a 81,4 miliardi di euro per Intesa SanPaolo e a 54 miliardi per UniCredit.
Ma non sono solo le banche italiane a essere esposte ai BTP. Le banche francesi, per esempio, stando ai dati dell’Autorità bancaria europea, detenevano un valore combinato di bond italiani per un valore di 44 miliardi di euro; le banche spagnoli per 29 miliardi. Tre poi sono in particolare le banche non italiane che sono le più esposte, in termini assoluti, al debito italiano, secondo la ricerca di Eric Dor. Sono BNP Paribas, Dexia, e Banco Sabadell.
A margine dell’assemblea della Banca d’Italia, il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli ha commentato: “Bisogna essere consapevoli di una fase particolarmente complessa nella quale le preoccupazioni sulle prospettive dell’Italia si sono diffuse sui mercati internazionali e anche nelle cancellerie e quindi bisogna avere più consapevolezza, più forza, più determinazione, più serenità e più convergenza per cercare di superare questo momento che purtroppo non è il primo di quelli che abbiamo vissuto nella nostra storia della Repubblica”. Secondo Patuelli: “Questa incertezza pesa su tutta l’economia produttiva italiana e quindi occorre senso di responsabilità, ognuno faccia la propria parte. Le banche italiane detengono stabilmente una quota assai rilevante del debito pubblico e quindi danno un contributo forte alla solidità e alla stabilità del debito pubblico dell’Italia, ma le banche non possono fare tutto”.

Dovrebbero ormai essere chiari i danni che sta subendo il popolo italiano a causa dei programmi politici di M5S e Lega, i quali, purtroppo, detengono la maggioranza in Parlamento. Il futuro dell’Italia dipenderà molto dal senso di responsabilità dei giallo-verdi verso l’Italia e verso gli italiani. Finora, dopo quasi tre mesi dalle elezioni, c’è stata soltanto una prosecuzione di propaganda demagogica incapace di assolvere agli interessi della nazione, anzi, con effetti decisamente negativi.
Roma, 29 maggio 2018

Salvatore Rondello

Il rebus governativo e l’incubo spread

Spread-calo

Oggi, se la borsa sale e lo spread va in ribasso, potrebbe avere un significato positivo per il futuro dell’Italia e dell’economia. Con il rebus governativo e le incertezze legate al programma Lega-Cinquestelle l’incubo  dello spread è tornato a turbare il sonno degli italiani. Il differenziale tra il rendimento dei Btp decennali e quello dei corrispondenti Bund tedeschi da venerdì scorso ha superato quota 200 punti base, con un rendimento del 2,47%, tornando ai livelli segnati nell’aprile 2017. Ma da cosa dipende il flusso di vendite sui buoni del Tesoro?

In una intervista, Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss ed alla Stanford University di Firenze, ha spiegato: “Lo spread aumenta perché gli investitori, cioè coloro che comprano i nostri titoli di Stato, il nostro debito pubblico, cominciano a pensare che l’andamento crescente che il debito pubblico ha continuato ad avere in questi anni non verrà invertito. Quindi si domandano fino a che punto aumenterà e sono disposti a comprare i nostri titoli con rendimenti più elevati”.

Vediamo che significa l’aumento dello spread. La professoressa De Romanis ha precisato: “Significa che aumenta il rendimento che gli investitori vogliono per comprare il nostro debito pubblico. Quando lo spread è basso vuol dire che gli investitori si fidano. Tuttavia, quello che è interessante analizzare in questo momento, non è solo lo spread con la Germania (arrivato a 200 punti base) ma anche quello con la Spagna e il Portogallo. La penisola iberica, tra l’altro, sta vivendo una grave crisi politica eppure in questo momento il divario tra i Btp e i titoli spagnoli è di 100 punti. Ciò significa che gli investitori si fidano più della Spagna che dell’Italia”.

De Romanis ha proseguito spiegando chi ci perde: “A perdere maggiormente con il deprezzamento dei Btp sono sicuramente le banche perché sono quelle che hanno moltissimi Btp. Seguono poi i risparmiatori, che hanno comprato il nostro debito (il 70%, ricorda la docente, è in mano agli italiani). Tradotto in termini pratici, se volessero venderlo, con lo spread che aumenta, il titolo stesso perderebbe valore. Nonostante i timori generalizzati, però, l’Italia appare lontana da una crisi simile a quella vissuta dalla Grecia. Lo spread sta aumentando in maniera veloce, è vero ma abbiamo diversi nuovi strumenti che sono stati messi in campo durante la crisi come il mes, il meccanismo di stabilità europeo (che il programma di governo al punto 20 propone di cancellare) e soprattutto il cappello della Bce, con gli attuali acquisti mensili da 30 miliardi di euro. E non vale solo per noi ma per tutti i Paesi dell’area euro ad eccezione della Grecia, ancora sotto il terzo programma di aiuti. Per ora abbiamo questa sorta di protezione”.

Concludendo la De Romanis ha affermato: “Certo il Quantitative Easing, come ha annunciato il governatore della Bce, Mario Draghi, dovrebbe finire in autunno. Ma potrebbe andare avanti, si vedrà. Ricordiamoci inoltre che a partire dall’anno prossimo ci sarà un nuovo presidente a capo della Banca Centrale Europea e non è detto che il QE verrà contratto in eterno”.

Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in una intervista fatta sabato scorso, ha indicato nel programma di lega e M5S il vero problema della situazione di empasse che si è creata sul nodo per la nomina del ministro dell’ Economia affermando: “Una eventuale messa in discussione degli accordi con l’Ue che contempli la fuoruscita dell’Italia dall’euro sarebbe fonte di rischi incalcolabili per il nostro paese. L’indicazione di Paolo Savona per via Venti settembre è solo l’ultimo tassello. Lui certamente interpreta bene la posizione dei due partiti sull’euro. Avendo sostenuto posizioni simili a quelle di Varoufakis sull’euro rappresenta una scelta coerente con quanto scritto nei programmi di Lega e M5S. Chiunque avesse letto e preso sul serio i programmi di Lega e M5S avrebbe visto per tempo che la critica all’euro è il vero punto di effettiva convergenza tra i due partiti. D’altra parte la prima bozza del programma esprimeva in modo inequivocabile i propositi dei due partiti che si apprestano a formare il governo. Nella bozza c’è scritta la verità del loro orientamento. Perciò, per capire quello che sta succedendo occorre rileggere la bozza che chiedeva un percorso per uscire dall’euro e alla Bce di non tener conto di 250 miliardi del nostro debito”.

Con queste premesse, Morando ha osservato: “La scelta di Savona, la cui competenza e livello di preparazione sono indubbi, rappresenta solo il definitivo orientamento verso quel programma. Si conferma l’orientamento euroscettico del governo italiano. Una posizione simile a quella dei falchi tedeschi che sostengono da tempo la necessità di introdurre regole per la fuoruscita dall’euro con l’obiettivo di facilitare l’allontanamento di quei paesi poco inclini a rispettare la disciplina di bilancio e le regole. D’altra parte, è dal 2009 che non si esclude che ci possa essere un fallimento dell’euro. Lo spread tra i titoli tedeschi e quelli degli altri paesi non esprime più difficoltà legate all’economia ma è un indicatore del rischio connesso al volume globale del debito. E’ chiaro, dunque, che il nostro paese con il debito che si ritrova corre rischi davvero grandi. L’ipotesi che l’euro possa non essere la nostra moneta del futuro, espone le persone, i risparmiatori e le imprese ad uno shock di lungo periodo e dalle conseguenze imprevedibili”.

Ieri, Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia uscente e parlamentare del PD, nell’intervista a ‘1/2 ora in più’ ha detto: “La Brexit è molto meno costosa dell’uscita dall’euro, il costo dell’uscita dall’euro sarebbe molto superiore. Questo perchè il debito che l’Italia ha nei confronti di chi presta i soldi è in euro, uscire dall’euro significherebbe moltiplicare il valore del debito che il Paese continuerebbe ad avere nei confronti dei creditori”.

Poi Padoan ha proseguito: “In Europa il ruolo della Germania è dominante, anche perchè è l’economia più forte, non ha problemi di bilancio pubblico, ha un problema, un surplus della bilancia dei pagamenti del tutto inaccettabile, e noi abbiamo proposto modi per risolverlo. Questo fa sì che le norme proposte dalla Germania vanno spesso bene ai Paesi nordici. Per l’Italia l’obiettivo deve essere modificare radicalmente il modello di Europa ma farlo in modo efficace”.

Padoan ha anche sottolineato: “Sono assolutamente inaccettabili e fuori luogo gli articoli della stampa tedesca sull’Italia degli ultimi giorni. Lo spread è andato oltre 200 punti ed è arrivato a 100 punti sulla Spagna  inoltre i titoli a breve si stanno agitando più di quelli a lungo, il che è un segnale di nervosismo crescente sui mercati. I mercati si stanno riposizionando sull’ Italia, Moody’s l’ha detto in modo esplicito: se questo avviene i primi a perderci saranno i risparmiatori italiani, che già hanno subito perdite che si potevano evitare. Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma, chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio, e il fatto che esponenti della maggioranza non escludono un piano B, e cioè che di fronte alle pressioni dell’Europa si debba uscire dall’Europa. Questo è il nodo che va sciolto. Il termine speculazione è sempre ambiguo: ci sono diversi operatori sui mercati finanziari, ma mi sembra negli ultimi giorni si stia maturando un sentimento sul mercato e cioè che c’è il combinato disposto di governo insostenibile sul piano della disciplina di bilancio e non viene esclusa l’ipotesi del piano B e cioè della peggiore scorciatoia che si possa immaginare. Di fronte a questa situazione i mercati cambiano atteggiamento e lo possono fare in modo molto rapido: a volte, scherzando ma non troppo dico che cambiano in pochi secondi su decisioni che sono soltanto annunciate. Sul rischio Grecia per l’Italia, Padoan ha detto di essere un inguaribile ottimista e che l’Italia ha buoni fondamentali che potranno salvare il Paese, ma non si può perdere il controllo della situazione dando indicazioni che la buona condotta di politica di bilancio accompagnata da una politica per la crescita sono soluzioni abbandonate e che le decisioni prese negli anni passate verranno smantellate. Quindi il solo fatto che il piano B (l’uscita dall’Europa) venga considerato possibile è estremamente grave perché nel momento in cui i mercati anche a volte sbagliando decidono che il Paese non ce la fa immediatamente si comportano come se il piano B fosse attuato all’istante”.

Intanto ad apertura dei mercati, L’euro è in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini in Europa in avvio di settimana, mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali. Venerdì in chiusura l’euro era calato a nuovi minimi da 6 mesi a questa parte, attorno a 1,1650 dollari. Il recupero della valuta condivisa viene attribuito dal Financial Times e altre testate finanziarie allo sfumare della formazione di un governo M5S-Lega dopo il rifiuto da parte del Quirinale dell’indicazione di un ministro dell’economia euroscettico.

Anche le pressioni dei mercati sull’Italia in avvio di seduta sono attenuate, dopo che nel corso del fine settimana è sfumata l’ipotesi della formazione di un governo tra Movimento 5 Stelle e Lega a seguito del rifiuto, da parte del Quirinale, di accettare l’indicazione di un ministro dell’Economia ritenuto di avere posizione euroscettiche. Alla Borsa di Milano l’indice Ftse-Mib ha segnato un più 1,35 per cento ai primi scambi e successivamente ha accelerato i progressi al più 1,71 per cento.

Nel frattempo il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund è calato a 192 punti base, 16 in meno rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo la piattaforma Mts i tassi retributivi sulla scadenza decennale si sono attenuati al 2,38 per cento. Venerdì scorso i Btp avevano chiuso gli scambi con rendimenti al 2,47 per cento e un differenziale sui Bund salito a 206 punti base. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi convocato per la giornata di oggi l’economista Carlo Cottarelli, per ricevere il mandato a formare un governo neutrale.

Intanto anche l’euro risulta in recupero sul mercato dei cambi, a 1,1713 dollari negli scambi mattutini mentre inevitabilmente le vicende politiche in Italia vengono guardate dai mercati globali.

La situazione, comunque, resta densa di incognite. L’agenzia finanziaria americana blooomberg, nella sua edizione europea, ha affermato: “L’Italia sprofonda nel caos politico con i populisti che mettono nel mirino il presidente della repubblica. I leader populisti hanno staccato la spina al loro tentativo di formare un governo dopo che il presidente ha respinto la scelta di un ministro dell’economia euroscettico e anti tedesco”. Il Financial Times ha dedicato all’Italia un articolo in cui parla di “possibile crisi istituzionale”.

L’economista francese Jean Paul Fitoussi, commentando l’inasprimento delle regole sul capitale bancario deciso a Bruxelles con l’astensione dell’Italia e della Grecia, ha dichiarato: “ L’ulteriore stretta sul capitale bancario approvata dai ministri europei all’Ecofin fa ridere, si affronta il problema alla rovescia. Anziché permettere alle banche di partecipare alla ripresa dando credito alle imprese, si spingono le banche a non dare prestiti”. Fitoussi ha fatto notare, in particolare, la divergenza con le politiche degli Usa, che hanno appena deciso di alleggerire i vincoli normativi per il sistema bancario nazionale. Il professore alla Luiss e a Sciences-Po a Parigi, parlando in un’intervista fatta da un’importante Agenzia stampa italiana, ha osservato: “Credo che gli istituti di credito italiani stiano molto meglio di qualche anno fa, ma hanno ancora fragilità. E dunque è inevitabile che l’instabilità finanziaria innescata dalla crisi politica in Italia stia colpendo in particolare le banche: quando si teme una recessione, è normale. La crisi politica in Italia e la reazione dei mercati? la prima era assolutamente prevista viste le politiche europee, la seconda sarebbe ben peggiore se non fosse per la Banca centrale europea di Mario Draghi. L’incidente era previsto da tempo e c’erano state molte avvisaglie, dovevamo aspettarcelo. E sarà aggravato se si continua con insulti politici fra l’Italia e i partner europei, penso all’articolo disgustoso dello Spiegel. La reazione dei mercati, con lo spread balzato oltre i 200 punti base e una forte caduta delle banche in Borsa, è in realtà un po’ inferiore a quanto avrebbe potuto essere perché tutti sanno che c’è Draghi: gli speculatori sono più attenti. Ma questo non vuol dire che le conseguenze siano contenute: la situazione è pericolosa, può avere conseguenze negative sull’Italia ma anche sul resto dell’Europa e ora che c’è una ripresa, il rischio è che si torni alla stagnazione”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea degli industriali varesini, ha detto: “Il Presidente Mattarella sta svolgendo egregiamente il suo ruolo nella logica istituzionale. Non entriamo nel merito delle scelte, non vogliamo aprire fronti per essere di parte, dall’una e dall’altra, noi non siamo né partisan né bipartisan. L’ipotesi di uscita dall’euro è assurda ed inconcepibile, sarebbe la fine dell’Italia in termini economici, non scherziamo su queste cose”.

Nonostante l’incarico di stamattina a Cottarelli, le incertezze politiche hanno innervosito i mercati e si sta assistendo a Milano ad una Borsa tornata in negativo mentre lo spread a toccato nuove punte sopra 200 punti base.

Le incognite principali sono la fiducia in Parlamento a Cottarelli per la formazione di un nuovo governo e la possibilità di nuove elezioni in autunno in cui gli italiani torneranno ad essere protagonisti dei loro destini. In quest’ultimo caso rimane un dubbio: gli italiani avranno preso coscienza della realtà in cui si trovano o seguiranno le illusioni di una propaganda demagogica? La posta in palio è molto alta. Non riguarda solo l’Italia e gli italiani, ma riguarda anche l’Europa e gli assetti di geopolitica mondiale.

Da situazioni storiche analoghe alla crisi sociale, economica e politica che stiamo vivendo, purtroppo, sono nate le dittature nel mondo con le tragiche conseguente ben note all’umanità.

Salvatore Rondello

Salvini e Di Maio affondano le borse. Risale lo spread

Borsa-rialzo-Letta

Ancora un governo non c’è. Dopo oltre due mesi di trattative i vincitori delle elezioni non sono ancora astati in grado di raggiungere un accordo per Palazzo Chigi. E gli effetti di questo prolungato stallo si stanno manifestando. Ieri la tirata di orecchie dell’Unione Europa preoccupata per la tenuta dei conti del paese. Un monito che ha lasciato un segno nonostante M5S e Lega abbiano assicurato che la trattativa per il governo è in chiusura. Ieri il contratto di governo era stato pubblicato dall’Huffington Post. “È una versione vecchia che è stata già ampiamente modificata nel corso degli ultimi due incontri del tavolo tecnico” assicurano i vertici dei partiti. Eppure il solo adombrare l’ipotesi delle uscita dall’Euro, ha fatto agitare le acque della borsa ed è bastato per far balzare lo spread Btp-Bund decennali in avvio a 137 punti in una Piazza Affari in affanno che scende di quasi tre punti percentuali.

Ma a pesare sui mercati anche il monito arrivato dall’Europa, che ha richiamato l’Italia al rispetto delle regole del patto di stabilità. A Milano il Ftse Mib ha segnato un calo dello 0,70% a 24.133 punti, mentre Londra ha guadagnato lo 0,20%, Francoforte lo 0,18% e Parigi lo 0,07%. È evidente che le rassicurazioni da parte di Lega e Cinquestelle non sono bastate. Nel Vecchio Continente, così come dall’altra parte dell’Atlantico, le preoccupazioni per il contenuto della bozza di contratto restano forti. In particolare, sono le parti sulla finanza pubblica, elencate a pagina 38 del documento, a scuotere maggiormente le sale operative. Nella bozza, Lega e M5S chiedono alla Banca centrale europea di Mario Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato. “La loro cancellazione vale circa 10 punti percentuali”, si legge nel documento.

Ieri sera Wall Street ha chiuso in calo, con il Dow 30 in flessione dello 0,78% a 24.706 punti e il Nasdaq dello 0,81% a 7.351. A Tokyo il Nikkei 225 ha perso lo 0,44% a 22.717. Sull’indice principale della borsa milanese soffrono i bancari, con ribassi oltre il punto percentuale per Ubi Banca e Banco Bpm. Unicredit cede lo 0,78% e Intesa Sanpaolo lo 0,83%. Male le utility, con ribassi oltre l’1% per Snam, A2A ed Enel. Vendite su Atlantia, Prysmian, Generali, Recordati e Moncler. Corrono, invece, Saipem, in rialzo del 2,44%, e Mediaset, in progresso del 2%.

L’aumento dello spread si è poi accompagnato a quello dei carburanti alla pompa, con il barile che prosegue il cammino verso gli 80 dollari. Stamattina Ip ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e diesel. In base alle elaborazioni di Staffetta quotidiana sulle medie dei prezzi praticati e comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico, il prezzo medio di benzina self service è di 1,615 euro/litro (+2 millesimi, pompe bianche 1,591), diesel a 1,487 euro/litro (+3, pompe bianche 1,466). Benzina servito a 1,728 euro/litro (+3, pompe bianche 1,632), diesel a 1,603 euro/litro (+3, pompe bianche 1,507). Gpl a 0,635 euro/litro (+1, pompe bianche 0,621), metano a 0,961 euro/kg (-1, pompe bianche 0,952).

Insomma il governo ancora non c’è, ma gli effetti del sodalizio tra Cinque stelle e Lega già si fa sentire.

Il governo giallo-verde e le preoccupazioni della Ue

Juncker firenzeIn prossimità del varo del nuovo governo giallo-verde, si sollevano le preoccupazioni dall’UE per la propaganda antieuropeista portata avanti dalla Lega e dai penta stellati.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, aprendo il suo intervento a ‘The State of Union’ a Firenze, ha detto: “L’Italia è parte integrante dell’Unione europea. Uscire dall’Europa non ha alcun senso e uscire dalla moneta unica, l’euro, sarebbe una scelta anacronistica ed autolesionistica. Non siamo perfetti ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un’Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini”. Con riferimento alla politica dei dazi di Trump ha aggiunto: “Comprendo che per il presidente degli Stati Uniti è importante ricordare il principio ‘America first’ ma questo non significa ‘America alone’”. Con riferimento alla situazione politica italiana ha sottolineato:  “In Europa tutti guardano con grande attenzione a quello che succede in Italia. L’Italia è un Paese fondamentale in Europa ma che ha i problemi di un altissimo debito pubblico e di un’altissima disoccupazione giovanile. E dopo la Brexit servirà un ruolo più importante per Italia e Spagna. E’ questa sarà la sfida per il nuovo governo”.

La seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’, oggi in Palazzo Vecchio a Firenze, è iniziata con i saluti delle istituzioni locali. Protagonisti dell’evento con i loro interventi sono stati, oltre al presidente del Parlamento Europeo  Antonio Tajani, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ed il governatore della Bce  Mario Draghi.  Nel pomeriggio è intervenuto l’Alto rappresentante Ue  Federica Mogherini. La chiusura dei lavori è spettata al premier  Paolo Gentiloni.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto ha affermato: “Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa. Firenze interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si è soffermato, con il suo intervento, sulla futura politica di coesione criticandone l’impostazione che “rischia di far prevalere ancora una volta l’idea di un’Europa dell’austerità che poi dà spazio all’Europa dei demagoghi. Abbiamo invece bisogno di un’Europa della crescita e della democrazia”.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha detto: “Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria. Così la solidarietà si sfilaccia e si perde poco a poco, così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione che detesto: il club del Mediterraneo, si deve usare solo per il turismo, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa”.

Durante la prima giornata, a Fiesole, il Presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di apertura dell’evento organizzato dall’Istituto Universitario Europeo per fare il punto sulle sfide e prospettive del prossimo futuro dell’UE, ha detto: “Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.  Sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.  Nel turbamento del mondo quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente unire.

La operosa solidarietà degli esordi, sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi”.

Dunque, non sono mancati i richiami ad un maggiore senso di responsabilità per il futuro dell’UE.

Salvatore Rondello