È morto Max Fanelli. Locatelli: “Ora legge sul fine vita”

maxfanelli“Oggi 20 luglio ho lasciato questo mondo. Con il corpo certo, con l’anima spero di no. Mi auguro solo di aver lasciato una voglia, un desiderio, una necessità. Quella di lottare per le ingiustizie sociali, con determinazione, studio e persistenza, guidati sempre dall’amore per la vita. In questo modo sarò sempre con voi. Max”. Sono le parole di Max Fanelli affidate alla sua pagina ufficiale di Facebook. Fanelli, di Senigallia, era da anni malato di Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Se ne è andato dopo anni di sofferenze e di lunghe battaglie contro una malattia terribile, contro la quale ancora non esiste nessuna cura. Nella sua vita si è battuto fino all’ultimo affinché anche in Italia venga approvata una legge sul “fine vita”. Una lotta faticosissima, intrapresa con coraggio e per un lungo periodo in perfetta solitudine, portata però con il passare dei mesi e grazie a una straordinaria tenacia all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale facendosi portavoce di quanti chiedono il diritto di morire con dignità. A sostenere la necessità che la sua battaglia continui è Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e coordinatrice, assieme a Marisa Nicchi e alla sottosegretaria Borletti Buitoni, dell’Intergruppo per il fine vita e il testamento biologico. “Max Fanelli – ha detto – è morto senza vedere conclusa la sua ultima battaglia: una legge sul fine vita che dia ai malati terminali la libertà di scegliere. In Parlamento siamo riusciti finalmente a calendarizzare il provvedimento, attualmente in discussione in Commissione, ma i tempi perché arrivi alla discussione in Aula sono lunghi e incerti”. “Quello del fine vita – ha concluso la parlamentare socialista – è un tema che riguarda tutti, come parlamentari non possiamo non vedere le istanze che ci arrivano dalla società civile: il nostro dovere è di fare al più presto una legge”.

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“Se il Parlamento oggi discute di fine vita, o meglio di libertà e di vita – ha aggiunto la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani – il merito è suo e di Monica, una donna giovane, coraggiosa e instancabile alla quale oggi va tutta la nostra vicinanza”. “Max chiedeva  di poter scegliere come e quando porre fine a una vita che non era più vita – ha proseguito Pisani. Noi andremo avanti, fuori e dentro il Parlamento, per portare avanti le sue battaglie. Grazie Max, grazie Monica.” (La moglie di Max, ndr).

In Parlamento i socialisti, con i radicali sono da sempre sensibili all’idea di una legge sul fine vita. Già nel 2015 avevano creato il motto “Libertà di essere, libertà di scegliere” in  “attesa che anche il Parlamento batta un colpo”. Riccardo Nencini lo scorso anno, in una lettera di chiamata ai suoi consiglieri regionali, scriveva: “Nel nostro Paese, non esiste ancora una normativa in merito, nonostante la presentazione di diversi disegni di legge, nonostante nella Costituzione italiana il diritto all’autodeterminazione delle cure ed il principio della volontarietà dei trattamenti sia implicitamente affermato, nonostante i molteplici contributi giurisprudenziali. Nulla, nemmeno un cenno”. Quindi, “cogliamo insieme questo respiro di libertà, evitando la rigidità. Perché non siano altri a scegliere per noi”.

Redazione Avanti!

Fine vita, proposta del Psi
in tutte le Regioni

eutanasiaLa proposta di legge per il fine vita è stata calendarizzata nella capigruppo: “Finalmente il Parlamento – afferma Pia Locatelli, capogruppo della componente socialista a Montecitorio – avvia una discussione sulla legge sul fine vita e sul testamento biologico, l’obiettivo dell’Intergruppo è stato raggiunto”.
“Abbiamo inviato una lettera a tutti i capigruppo – continua Pia Locatelli, che ricompre anche il ruolo di coordinatrice, assieme a Marisa Nicchi e a Ilaria Borletti Buitoni, dell’Intergruppo eutanasia legale e testamento biologico – firmata da 67 deputati, sollecitando la discussione delle varie Pdl, e dobbiamo ringraziare Arturo Scotto per aver posto l’attenzione sul tema. C’è la proposta di Sel, c’è una proposta di legge popolare e io stessa ne ho presentata una a inizio legislatura. Noi vogliamo che si faccia una legge. Non abbiamo dato volutamente delle indicazioni proprio per permettere un coinvolgimento trasversale e la costruzione di un testo ampiamente condiviso”.

Soddisfazione arriva anche dalla portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Avevamo chiesto insieme al segretario nazionale Riccardo Nencini ai nostri amministratori di colmare un vuoto legislativo favorendo nei territori il riconoscimento del rispetto della dignità umana. Con coraggio – aggiunge – in tutte le Regioni, in Campania, nel Lazio, in Piemonte, in Umbria, in Sicilia, Basilicata e Marche i nostri consiglieri stanno presentando la nostra proposta di legge ‘Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT). A loro rivolgo il nostro ringraziamento. Il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza. Per questo andremo avanti contro l’integralismo e l’indifferenza. Perché non siano altri a scegliere per noi”- ha concluso Pisani.
Passi avanti anche sulle unioni civili che sono state calendearizzate per il 28 gennaio.

Redazione Avanti!

Intergruppo parlamentare
per eutanasia e fine vita

Eutanasia

A 2 anni dalla presentazione della legge popolare depositata dall’Associazione Luca Coscioni, nasce l’Intergruppo parlamentare per l’eutanasia legale e il testamento biologico. La prima riunione è in programma mercoledì 16 settembre.

“Ci siamo rivolti ai parlamentari, con l’aiuto della sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni e delle onorevoli Pia Locatelli e Marisa Nicchi, per invitarli a partecipare alla costituzione di un Intergruppo parlamentare – spiegano Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby – per sollecitare una discussione in Parlamento”.

Alla Camera, oltre alla proposta di legge popolare, sono depositate altre Pdl, sul fine vita e sul testamento biologico, tra cui quella presentata da Pia Locatelli a inizio legislatura.

Alla riunione, che si terrà in Sala Salvadori alla Camera dei Deputati, hanno già aderito e preannunciato la propria partecipazione decine di parlamentari di ogni schieramento politico.


Un insopportabile ritardo
di Pia Locatelli

Il ritardo del nostro Parlamento rispetto ai diritti è noto. Spesso, troppo spesso, siamo stati chiamati a legiferare solo in seguito a interventi esterni: la Corte europea che ancor oggi ci sollecita una legge sui matrimoni omosessuali; o le sentenze della magistratura, come è avvenuto per il progressivo smantellamento della legge sulla procreazione assistita; o la realtà dei fatti, come è stato per l’approvazione del divorzio breve. Tra i grandi diritti violati quello su cui incombe il più assoluto silenzio, al punto che fino ad oggi nessuna delle proposte di legge presentate, in questa o in altre legislature, è mai stata calendarizzata, è quello della possibilità di scegliere come finire la propria vita. Tema delicatissimo che va dal testamento biologico all’eutanasia, attiva e passiva, sul quale ancora una volta il vuoto normativo rischia di essere colmato dai fatti.

Non dobbiamo dimenticare che mentre in gran parte d’Europa è prevista una normativa che permette ai malati terminali di avere una morte dignitosa, noi non riusciamo nemmeno ad approvare una legge sul testamento biologico, così che chi non è più in grado di esprimere la propria volontà, finisce per sottostare a ciò che è ritenuto opportuno dal medico curante o da altri, senza che quanto abbia espresso quando era cosciente sia vincolante per gli operatori sanitari e per i familiari.

Tutti noi ricordiamo i casi di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, ma ignoriamo gli altri innumerevoli casi quotidiani, lasciati alla pietà dei medici o alle decisioni dei familiari, che sono lì a dirci che di fatto un’eutanasia silente, non dichiarata, in parte già esiste.

E’ di oggi la notizia che l’ospedale di Trento dà ai pazienti la possibilità di indicare ai medici se, in caso di un precipitare delle loro condizioni, vogliono o meno dare il consenso a trattamenti come l’alimentazione forzata o la ventilazione artificiale. Non è certo un testamento biologico giuridicamente valido, ma comunque qualcosa che gli si avvicina molto.

La prima proposta di legge che ho presentato all’inizio di questa legislatura riguarda proprio il fine vita, il diritto all’identità e al rispetto dei propri principi. Ognuno di noi può scegliere se e come curarsi ed è assurdo che questo diritto venga meno quando non si è più capaci di intendere. La pdl in sintesi prevede che chi abbia espresso la propria volontà in materia di cure sanitarie in forma scritta, con data certa e firma autenticata da due testimoni, la veda rispettata anche quando non sarà più in grado di confermarla.

Anche questa proposta non è mai stata calendarizzata. Per questo ho raccolto prontamente le sollecitazioni dell’Associazione Luca Coscioni a costituire un intergruppo parlamentare per arrivare a discutere di una legge sul fine vita. L’idea, lanciata prima dell’estate, ha trovato immediato riscontro tra numerosi parlamentari di diversi schieramenti, e ci auguriamo di riuscire ad arrivare in tempi brevi a predisporre un testo base e a far sì che venga discusso. Siamo consapevoli che su un tema così delicato non potrà esserci una convergenza di tutti: il nostro primo obiettivo è quello di costruire una proposta largamente condivisa, ma ben vengano anche proposte diverse. L’importante è che se ne discuta e che si legiferi. Non costringiamo i nostri cittadini e le nostre cittadine, come già sta avvenendo – e come è avvenuto per altri diritti -, a dover andare all’estero per avere una morte dignitosa.

Pia Locatelli

Eutanasia (e non solo) a Congresso
L’annuncio di Marco Cappato sulla nascita dell’Intergruppo parlamentare

Europee. L’ultima battaglia per le liste rosa

Europee-quote-rosa“Lotta continua con la maglia rosa” per le deputate di sesso femminile, lunedì tornerà in aula il testo sulla rappresentanza di genere nella legge elettorale (vedi precedente articolo), già fortemente osteggiato e tacciato come “presa in giro” da parte delle deputate, che prevede una terza preferenza stabilendo che questa dovrà appartenere a un genere diverso dalle altre due, pena l’annullamento della terza preferenza. Continua a leggere

Donne. Dimissioni in bianco la Camera dice basta

Dimissioni-in-bianco“É un primo passo. Una regola che rende questa Italia più civile. Stiamo facendo un buon lavoro”. Così il Segretario del Psi e vice ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ha commentato il via libera della Camera al disegno di legge che dovrebbe mettere fine (ma il condizionale è d’obbligo) alla vergognosa pratica delle dimissioni in bianco, quelle lettere fatte firmare dai lavoratori al momento dell’assunzione e utilizzate dal datore di lavoro in caso di gravidanza, malattia prolungata, o semplicemente per sbarazzarsi rapidamente di un dipendente diventato scomodo. Continua a leggere

Alle europee 2014 partiti italiani
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Parlamento-Europeo-StrasburgoL’anomalia italiana con i suoi grandi partiti che non appartengono a nessuna delle grandi famiglie politiche europee, è destinata a durare ancora a lungo. Le elezioni europee sono vicine, si vota a maggio, ma l’elettore forse non riuscirà a capire la parentela europea del partito che si accinge a votare. A oggi infatti, con qualche eccezione, come quella del PSI, l’unico partito italiano iscritto formalmente al PSE e l’unico a sostenere esplicitamente la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione europea, i maggiori partiti rappresentati nel Parlamento italiano, dal PD a Forza Italia passando per il Movimento 5 Stelle, continueranno a non dichiarare dove andranno a sedersi nell’emiciclo di Strasburgo. Continua a leggere

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Alle donne a volte piace scommettere e questa volta la posta in vista delle europee è alta: scommessa forte, perché le resistenze non mancano, ma giusta perché si tratta di ottenere la parità nelle regole che determinano le rappresentanze nell’europarlamento. Una scommessa forte perché – come ha spiegato la parlamentare di SEL Marisa Nicchi – “infrangere il soffitto di cristallo che soffoca le donne vuol dire anche far cascare giù qualche uomo, perché quello che per noi è un soffitto, per loro è il pavimento”. Continua a leggere