Salvini si ritaglia una Rai al veleno

salvini«Tanti nemici, tanto onore!». Matteo Salvini ha riesumato senza imbarazzo “Molti nemici, molto onore!”, uno dei motti più celebri di Benito Mussolini. Lo slogan non ha portato bene al duce del fascismo e a Gaio Giulio Cesare che lo utilizzò in precedenza, a Salvini potrebbe accadere lo stesso con una Rai al veleno.

Sulla spartizione dei vertici di viale Mazzini, Salvini ha patito la sua prima cocente sconfitta: la nomina da parte del governo grilloleghista di Marcello Foa a “presidente di garanzia” dell’azienda pubblica radiotelevisiva non è stata ratificata dalla commissione parlamentare di Vigilanza.

Foa non ha ottenuto i due terzi dei voti previsti dalla legge. Forza Italia, il Pd e Liberi e Uguali, all’opposizione, non hanno partecipato alla votazione e il candidato leghista è stato bocciato perché i voti leghisti e pentastellati non sono bastati a raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi. Salvini è perfino andato a trovare Silvio Berlusconi ricoverato nell’ospedale milanese San Raffaele per accertamenti, ma il presidente di Forza Italia non ha voluto sentire ragioni. Gli azzurri non hanno sopportato il metodo: il ministro dell’Interno non ha concordato la candidatura ma l’ha semplicemente comunicata a Forza Italia. Il partito dell’ex presidente del Consiglio ha argomentato su Twitter: «Il servizio pubblico non appartiene alla maggioranza o al governo. Appartiene a tutti». I sindacati dei giornalisti, mai teneri con Berlusconi, hanno lanciato critiche analoghe. Fnsi e Usigrai, hanno attaccato immediatamente la nomina come un atto di «totale sudditanza al governo» che però è stata stoppata dal voto negativo in Vigilanza.

È scoppiata la guerra tra i vecchi componenti del centro-destra. Salvini, dopo la bocciatura, ha rinnovato “la fiducia” a Marcello Foa con il rischio di delegittimare l’amministratore delegato e il consiglio di amministrazione della Rai. Il segretario del Carroccio, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno ha attaccato a testa bassa: «La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora». Adesso è sospesa a un filo la stessa sorte della coalizione di centro-destra, la storica alleanza elettorale con Berlusconi tessuta prima da Bossi, poi da Maroni e quindi dallo stesso Salvini.

Ma Salvini deve fare i conti anche con Di Maio. Il capo dei cinquestelle, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico con toni pacati ma decisi ha dato l’altolà all’alleato dell’esecutivo gialloverde: «Il governo non può ignorare il voto della Vigilanza». Perciò Foa si può riproporre solo se c’è «un’intesa» altrimenti sono «le forze politiche che siedono in Vigilanza che devono trovare una alternativa». Tra i possibili nomi per un eventuale accordo gira quello di Giovanni Minoli, uno dei volti storici della Rai, ma c’è aria di guerra ad oltranza.

Una Rai al veleno produce posizioni diametralmente diverse tra i due alleati di governo: nessun richiamo “al cambiamento bloccato” gridato dal segretario della Lega ma al rispetto della legge invocato dal capo del M5S. Tra Di Maio e Salvini sono lontani i tempi della grande sintonia, quando un artista di strada li ritrasse su un muro di Roma come due innamorati: stretti in un forte abbraccio coronato da un appassionato bacio sulla bocca. Lo scivolone sulla Rai potrebbe essere fatale al segretario della Lega. Salvini si ritaglia una Rai al veleno.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Perché il futuro di Maroni in Lombardia è nelle mani di Salvini

Le prossime elezioni in Sicilia e il (non) dibattito sulla legge elettorale non scaldano molto i motori in vista del rinnovo della presidenza e del consiglio regionale della Lombardia, ma cominciano a delinearsi con maggior chiarezza i contorni delle candidature e delle alleanze. Il quadro è reso più complesso dagli equilibri nazionali, ancora incerti sia sul versante del centrodestra che su quello del centrosinistra.

La candidatura di Roberto Maroni, che potrebbe essere indebolita da una ipotetica condanna in primo grado per un viaggio, peraltro mai effettuato, di una collaboratrice al tempo di Expo 2015, è sulla carta favorita ma quella del suo probabile avversario, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, non è affatto da sottovalutare. Il bilancio della gestione regionale di Maroni non è esente da limiti e, soprattutto, dalla mancanza di un progetto identitario di ampio respiro ma non è segnato da vicende tali da creare una reazione di rigetto da parte dell’elettorato.

La Lombardia, come Milano, non è priva di criticità ma è una realtà in grado di garantire, a prescindere dalle maggioranze di governo, un livello di efficienza accettabile. La sanità, pur scossa da episodi non edificanti e da difficoltà di implementazione delle misure assunte per un sistema integrato di cura per le situazioni di maggior fragilità, come quella degli anziani, mantiene una qualità di prestazioni superiore al resto del Paese.

Le maggiori difficoltà di carattere strutturale si registrano nella rete dei trasporti ferroviari interprovinciali (qui si fanno sentire anche i ritardi nella realizzazione della Pedemontana) e in particolare coinvolgono spesso la massa dei pendolari che gravitano sulla “Grande Milano”. La gestione del mercato del lavoro ha dato risultati positivi, soprattutto sul terreno fondamentale delle politiche attive. La rivendicazione di uno Statuto speciale per la Lombardia e soprattutto di una maggior disponibilità di risorse nei confronti dello Stato centrale – che si sostanzia in un referendum (peraltro privo di effetti concreti immediati) – è certamente condivisa dalla grande maggioranza dei cittadini lombardi e sarà votata, con i necessari distinguo, anche da una parte consistente dell’opposizione.

In questo caso il successo politico del governatore sarà misurato dalla percentuale di votanti che si recheranno alle urne. Ma questo conferma che nelle realtà più “normali” esistono, come è logico che sia, anche significative convergenze tra le maggiori forze politiche. Per questo sarebbe assai positivo se il confronto elettorale avvenisse sulle cose concrete da fare, sui temi della sanità e dell’assistenza, del trasporto dove è necessario procedere alla realizzazione di un sistema integrato pubblico-privato non solo tariffario che coinvolga anche i grandi centri urbani, sull’edilizia popolare che richiede assieme al reperimento di nuove risorse anche un coordinamento e una efficace razionalizzazione degli interventi della regione e dei comuni.

La recente vicenda delle vaccinazioni obbligatorie, che è stata gestita da Maroni con equilibrio rinunciando a quello che sarebbe stato una incomprensibile conflitto di poteri con lo Stato, ha fatto però emergere un atteggiamento opposto dal segretario della Lega Matteo Salvini che ha messo in luce la volontà di affermare una linea di ostilità totale al governo al di là dei contenuti e senza preoccuparsi troppo di come la pensano gli alleati, a partire da Silvio Berlusconi. Non è la prima volta che ciò accade.

Questo vuol dire che l’obiettivo principale di Salvini è solo quello di conquistare la maggioranza di voti nel’ambito di una futura alleanza per poter esprimere il candidato primo ministro. Insomma o tutto o niente ma, se così stanno le cose, vuol dire che la conferma di Maroni alla guida della Lombardia per Salvini è certo un fatto importante ma non prioritario. A questo punto diventa problematico pensare che una coalizione moderata in Lombardia che per avere buone probabilità di vincere dovrebbe contenere, oltre a Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, gli alfaniani e lo stesso Stefano Parisi con Energie per l’Italia, possa essere considerata una vicenda indipendente dalle alleanze che si presenteranno alle elezioni politiche, magari tenute lo stesso giorno di quelle regionali.

Non è che lo schieramento di centro sinistra se la passi benissimo, ma è quello che, almeno in Lombardia, ha meno da perdere. Soprattutto Giorgio Gori è diverso dai candidati di bandiera espressi dal centrosinistra negli ultimi vent’anni. Il fatto che lo stesso Gori abbia dato un giudizio equilibrato delle passate gestioni di Roberto Formigoni, riconoscendone anche i meriti, sia stato violentemente attaccato dalla sinistra radicale che ha preteso e ottenuto le primarie per la scelta del candidato, lo mette in luce come un soggetto propositivo che fa dei contenuti la linea politica discriminante. Inoltre viene da una esperienza di governo a Bergamo, una delle città più importanti e meglio amministrate della Lombardia. Le primarie, una volta evitata una candidatura separata della sinistra di Massimo D’Alema, non dovrebbero essere per lui un grande problema.

La partita è aperta ma non si gioca solo in Lombardia.

Walter Galbusera
Presidente Fondazione Anna Kuliscioff
LeFormiche.net

Bonus bebè. Avvocati socialisti assisteranno famiglie

Un network di avvocati socialisti lombardi assisterà gratuitamente le famiglie che decideranno di ricorrere al giudice per vedersi  riconosciuto il diritto ad accedere al bonus bebè che in Lombardia esclude le famiglie che hanno figli adottati. Il presidente della Regione, Roberto Maroni, ha emanato un provvedimento definito “Reddito di autonomia – determinazioni in merito a misure a sostegno della famiglia per favorire il benessere e l’inclusione sociale’ che prevede le famiglie che mettono al mondo figli e hanno un reddito non superiore a 30.000 euro ricevano un contributo una tantum di 800 euro per il secondo figlio e di 1.000 euro per i figli dal terzogenito in poi, con lo scopo di combattere il calo demografico.

“Tuttavia – ha detto Lorenzo Cinquepalmi, l’avvocato che coordinerà il network di professionisti a disposizione delle famiglie lombarde – alcune delle condizioni imposte contraddicono lo scopo e rendono la norma discriminatoria: una famiglia lombarda, residente da più di cinque anni, che adotta un bambino, magari nato all’estero, e si impegna a farne un cittadino di domani, non rientra tra coloro che hanno diritto al contributo. E’ una norma che tradisce gli scopi che dichiara di perseguire e rivela la sua  finalità discriminatoria”- ha aggiunto Cinquepalmi. Anche il segretario del Psi, Riccardo Nencini, annunciando battaglia e ricorsi, aveva definito “anticostituzionale e discriminatoria la norma, perché viene meno al principio secondo cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge. L’adozione è legalmente equiparata ad una nuova nascita”- ha aggiunto Nencini. “E dire che la Lombardia è sempre stata all’avanguardia nella promozione dei diritti civili”- ha concluso.

Per contattare gli avvocati socialisti e ricevere assistenza si può scrivere a:      avvocatibonusbebe@psilombardia.it

Fecondazione eterologa, violata la privacy dei donatori

Fecondazione assistita-Pia LocatelliA un settore del Parlamento la sentenza della Consulta sulla legge 40 dell’anno scorso non piace proprio, soprattutto nella parte che definisce ‘illeggittimi’ gli articoli relativi al divieto di fecondazione eterologa e nello stesso governo non mancano le manovre per svuotare la sentenza dei suoi effetti concreti. Ma non solo parole, anche fatti, perché – come ha denunciato questa mattina in una conferenza stampa alla Camera, l’associazione Luca Coscioni – sono state commesse delle gravissime irregolarità violando la segretezza dei dati personali dei donatori, un altro modo per impedire surrettiziamente una pratica medica a coppie altrimenti costrette – 4 mila l’anno – ad andare all’estero per avere un figlio.

Da sx, Marco Cappato, Pia Locatelli, Filomena, Gallo, Gianni Baldini, Angioletto  Calandrini

Da sx: Marco Cappato, Pia Locatelli, Filomena, Gallo, Gianni Baldini, Angioletto Calandrini

Nella conferenza stampa, cui hanno partecipato la deputata socialista Pia Locatelli, già prima firmataria di un’interrogazione sulla questione dei registri dei donatori, Filomena Gallo dell’Associazione Coscioni, gli avvocati Gianni Baldini e Angioletto Calandrini, il presidente di Radicali italiani, Marco Cappato, il senatore del PD Sergio Lo Giudice e la deputata, sempre PD, Laura Puppato, è stato rivelato come da marzo 2015 fino a luglio, i dati dei donatori richiesti dal registro del Centro Nazionale Trapianti (CNT), sono stati inviati con un comunissimo fax, ovvero in chiaro, alla portata di tutti. Solo successivamente, dopo le proteste, il Garante per la protezione dei dati personali, ha assicurato che dal primo luglio questi dati viaggiano con un codice criptato. Il Garante della Privacy – ha spiegato Filomena Gallo – “ha confermato che questo comportamento non è conforme alla legge che tutela i dati personali”. E di questo comportamento, una volta tanto, si può anche indicare un colpevole nella persona di Nanni Costa, responsabile del CNT, “da sostituire” subito come chiede Marco Cappato anche perché la diffusione di quei dati espone i donatori a “possibili ricatti criminali anche nel futuro”. Un aspetto non secondario della vicenda come ha sottolineato l’avvocato Calandrini, perché ha pesanti riflessi sulla tutela dei diritti civili e gli eventuali danni al donatore.

Vale la pena ricordare che i dati raccolti dal CNT, sono numerosi e assai approfonditi, e comprendono non solo quelli anagrafici, ma anche quelli fiscali, professionali, sanitari ecc., insomma una ‘fotografia’ estremamente nitida e dettagliata del donatore che dovrebbe, per legge, essere custodita con grandissima attenzione.

Ma a questo elemento che già di per sé costituisce “un sabotaggio” della sentenza della Corte sulla Legge 40, si unisce l’ostruzionismo operato in maniera subdola non solo, ad esempio, con ticket costosissimi come fa la Regione Lombardia del leghista Maroni, ma anche col permanere nei regolamenti di attuazione della Legge 40 di un norme in grado di impedire di fatto la pratica medica della fecondazione eterologa. “Il ministero della salute – ha spiega Filomena Gallo – ha reiterato nel regolamento un codicillo che prevede che i donatori debbano non solo sottoporsi ai normali esami di screening medico, ma produrre anche una ‘consulenza genetica scritta’”. Insomma serve che un genetista – in Italia sono molto pochi – “accerti che il cariotipo del donatore è essenzialmente immune da qualunque patologia genetica … ben sapendo che i portatori sani ne hanno comunque una media di cinque ciascuno”. Una richiesta che ha anche un costo elevato, di circa 2 mila euro e che sostanzialmente affina e completa il boicottaggio sistematico di questa pratica medica.

Alla fine la sensazione, rileva il senatore Lo Giudice, è che si voglia reagire così alla sconfitta politica subita con la sentenza della Consulta. Il contrario esatto di quello che “prometteva la ministra Lorenzin – ricorda Laura Puppato sfogliando i suoi appunti – che nel luglio dell’anno scorso giurava di voler ‘realizzare subito e bene un regolamento per la fecondazione eterologa’”.

“Nel maggio scorso – puntualizza Pia Locatelli – avevamo presentato un’interrogazione alla ministra Lorenzin per chiedere il rispetto dell’anonimato dei donatori, messo a rischio con la creazione del registro nazionale non presso i centri di procreazione medicalmente assistita, bensì presso il Centro Nazionale trapianti. La Ministra, forse male informata, ci aveva dato assicurazioni sul rispetto della privacy: oggi la conferma che i nostri timori erano fondati. La violazione c’è stata, come ha confermato il garante della Privacy e in forma gravissima. A questo punto interrogheremo nuovamente alla Ministra per sapere quali provvedimenti intende prendere dopo questi fatti. Nonostante le sentenze che di fatto hanno smantellato quasi completamente la legge 40, continuano a sussistere paletti e regolamentazioni volti di fatto a bloccare la fecondazione eterologa. Così e senza la garanzia dell’anonimato – ha concluso– la fecondazione eterologa non può funzionare”.

Armando Marchio

Dopo-Expo. Human Technopole scontenta quasi tutti

‘Human Technopole’, è il progetto di Renzi per il dopo Expo. Fusione di uomini e competenze della ricerca guidata dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, Il progetto scavalca però la Lombardia che pensava a un ruolo dell’Università Statale, con un Campus, e il coinvolgimento di Assolombarda. Intanto resta nebbia fitta sui conti di Expo, su quanto abbia incassato e speso, e su chi pagherà il saldo. E una novantina di lavoratori di Palazzo Italia aspettano lo stipendio da giugno


Sala-Expo‘Human Technopole’, si chiama così il progetto che piace al Presidente del Consiglio per dare un futuro a Expo. Human Technopole è una fusione di uomini e competenze di diverse esperienze del mondo della ricerca. La guida verrà affidata da Renzi all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, una Fondazione finanziata dal governo e creata dall’ultimo Governo Berlusconi. L’Iit è diretta dal fisico Roberto Cingolati che si troverà a collaborare assieme all’Institute for International Interchange di Torino e alla Edmund Mach Foundation di Trento. Tre realtà non grandi, non sempre conosciute nel mondo della scienza e della ricerca, ma di indubbia qualità. Tutti insieme dovranno trasformare Milano in uno dei poli mondiali della ricerca e della tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la qualità della vita, la medicina, l’alimentazione, l’arte e il life style. A disposizione avranno 70mila metri quadrati, sul milione e centomila dell’area di Expo, con le strutture tecnologiche già esistenti. Una metà dei terreni di Expo 2015 è destinata a verde mentre il resto – Technopole a parte – dovrebbe finire nelle mani dei costruttori che potranno godere dei benefici di un’area che così sarà stata valorizzata al meglio.

Il progetto Technopole ‘vale’ 145 milioni di euro l’anno, costi in parte sostenuti dallo Stato, ma sta incontrando più di qualche resistenza soprattutto perché l’iniziativa ha completamente scavalcato la realtà istituzionale e scientifica della regione in cui si troverà a lavorare il gruppo – previsto – di 1.600 tra ricercatori e tecnici. Alle porte bussa con insistenza non solo la Regione Lombardia, nella persona del presidente Maroni, ma anche la Statale di Milano e l’associazione degli industriali.

L’iniziativa viene guardata con grande interesse ed attenzione non solo dall’Università Statale che immaginava di costruire un Campus nell’area dell’Expo, dal Politecnico di Milano, da altre istituzioni scientifiche come Ibm Watson Lab, Google, Weizmann Institute, e European Molecular Biology Laboratori, ma anche da alcune industrie come Ferrero, Bayer, Nestlè, Dupont, Barilla e Novartis.

La ‘leggerezza’ dell’Iit di Genova fa temere che il Governo non abbia tenuto nel debito conto la necessità di coinvolgere maggiormente la Lombardia e il suo capoluogo mentre Milano, che pure vanta nella sua area le necessarie competenze per reggere la concorrenza internazionale, finisca per apparire come marginalizzata e i progetti, che pure non mancavano da parte dell’Università Statale e degli altri atenei della città, ignorati. Da mesi la Statale illustrava il suo progetto di portare nell’area del Expo le sue facoltà scientifiche per farne Città Studi 2.0 con un grande campus studentesco in grado di eguagliare e superare quelli di altre grandi nazioni straniere. Il tutto condensato nelle parole di Andrea Sironi, rettore dell’Università Bocconi di Milano, che dopo l’Expo “si possa avere un progetto che coinvolga entrambe le cose”, ossia l’ingresso dell’Istituto italiano di tecnologia e l’impegno dell’Università Statale.

In questo senso anche il presidente degli industriali, Gianfelice Rocca, ha ribadito che Milano vuole e può convogliare sui progetti del dopo-Expo gli investimenti dei privati. Il progetto del Governo sull’area dell’Expo, ha detto, “è un tassello se viene integrato fortemente nel progetto generale”. Quella del governo “pensiamo che sia un’idea utile purché si integri in quelle che sono le caratteristiche di forza del sistema di ricerca lombarda e si integri con le necessità della Statale”. “Abbiamo sempre visto molto interesse su quell’area – ha rimarcato con una punta di acredine il presidente di Assolombarda – non tutti ne eravamo informati in questi termini ma più o meno avevamo informazione di un interesse da pari centri di ricerca”.

Insomma, ha lasciato intendere Rocca, da quelle parti ci sono rimasti un po’ male per essere stati scavalcati mentre l’opposizione coglie la palla al balzo per attaccare anche il commissario di Expo, Giuseppe Sala, in pole position per la corsa a candidato Sindaco del centrosinistra. Secondo Sel, Sala è “prono alle idee” di Renzi invece di fare gli interessi di Comune e Regione e pronto a “scappare” dalla gestione del dopo evento. Sel mette anche il dito nella piaga quando ricorda che Sala “scappa” dalla gestione del dopo-Expo ben prima della presentazione dei bilanci reali e definitivi non assumendosi responsabilità per le molte criticità aperte (ad esempio su chi pagherà i costi delle bonifiche passati da 6 a 72 milioni di euro). E sì, perché sul bilancio vero di Expo – quanto è costato, quanto ha incassato e chi pagherà – ancora c’è una nebbia fitta come solo a Milano si vedeva una volta.

Una nota positiva è giunta dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza secondo cui nei sei mesi di apertura, Expo 2015 ha trainato il sistema ricettivo non solo di Milano, ma anche di altri territori, per un valore calcolato in circa 230 milioni di euro.

Resta invece irrisolta la questione di un gruppo di lavoratori che da giugno aspettano ancora di essere pagati e liquidati. Sono i lavoratori di ‘Palazzo Italia’ che ancora attendono gli stipendi arretrati per un totale di 190mila euro. Dall’inizio di settembre si rincorrono impegni e promesse per una novantina di persone, per lo più hostess e steward. “Questi lavoratori attendono da cinque mesi di essere pagati”, scandisce Antonio Lareno, responsabile Expo per Cgil Milano. Un guazzabuglio legale in cui, come al solito, a rimetterci sono i lavoratori.

Armando Marchio

Sindaco leghista: tutti armati per ‘legittima difesa’

Lega-pistola-Buonanno

Gianluca Buonanno, sindaco di Borgosesia ed eurodeputato della Lega, si è presentato dagli schermi tv in collegamento con SkyTg24, mostrando una pistola, per sostenere la tesi della ‘legittima difesa’ nel caso del pensionato che nella notte di lunedì ha ucciso un ragazzo albanese di 22 anni che, presumibilmente, con altri due complici stava per tentare una rapina ai suoi danni. Anzi, il Sindaco offre ai cittadini che decideranno di armarsi, un contributo di un terzo del valore sul costo della pistola. Ovviamente, dice lui, per ‘legittima difesa’.

Mentre il caso del pensionato di Vaprio D’Adda continua ad accendere il dibattito e la magistratura a indagare su cosa sia veramente accaduto quella notte (il giovane è stato colpito fuori dall’abitazione e non sono stati trovati segni di effrazione per confermare il tentativo di rapina) la Lega ha scelto di cavalcare l’episodio per la solita campagna contro gli immigrati, la criminalità e uno Stato che sarebbe incapace di provvedere alla sicurezza dei cittadini giustificatoi quindi a farsi giustizia da soli.

Il Sindaco di Borgosesia, che non è nuovo a queste campagne, alla conduttrice che lo invita a metter via l’arma risponde mettendo di nuovo in mostra la pistola aggiungendo: “Tanto non ha il caricatore…”

Poi dopo aver fatto il suo gesto dimostrativo, certo del clamore che avrebbe suscitato, si giustifica spiegando di non avere “il porto d’armi” e di non amare le pistole. “Quella – aggiunge – era solo una carcassa di pistola. Io non sono un giustiziere della notte. Volevo solo illustrare l’iniziativa del mio comune. Non capisco queste proteste, quanta ipocrisia”.

C’è da dire che Buonanno non è nuovo a queste manifestazioni che solleticano gli umori meno limpidi del genere umano. Appena due mesi fa ha messo in cantiere un’iniziativa con tanto di cartelli illustrativi per la costruzione di barriere di filo spinato elettrificate come si usava nei campi di concentramento, per tenere lontani gli immigrati. “I clandestini non li voglio e basta. Difenderò il mio territorio – spiegava per illustrare quest’ultima alzata di ingegno leghista – come si fa per tenere lontani i cinghiali. Chi vuole accogliere i clandestini nei suoi Comuni lo faccia pure, ma se si avvicinano a Borgosesia li respingerò. I nostri abitanti già abbastanza problemi”.

Immigrazione: cartelli anti-clandestini su strade Borgosesia

Immediate le proteste a cominciare da quello del giornalista in studio durante la trasmissione di Sky tg24, Emiliano Liuzzi del ‘Fatto Quotidiano’, che invoca provvedimenti contro da parte del Parlamento europeo. A ruota anche altri parlamentari. De Monte (Pd), ‘chiederò valutazione a Parlamento Ue’; Scotto (Sel), ‘La lega ha passato il segno. Salvini si scusi’; Walter Verini (Pd), ‘pagliacciata che evoca scenari tragici’.

Comunque l’apparizione in tv con la pistola dell’europarlamentare leghista non potrà essere sanzionata perché il regolamento del Parlamento europeo prevede che l’ufficio di presidenza possa sanzionare un eurodeputato solo per quanto concerne quello che fa o dice in Aula e quindi non in altre sedi, come appunto in questo caso, uno studio televisivo.

Il fatto di cronaca ha comunque ormai chiaramente assunto una valenza politica. Lo stesso pensionato, Francesco Sicignano, la ‘butta’ in politica e dopo aver assistito con soddisfazione ai cortei leghisti sotto il balcone della sua casa, oggi afferma che “la colpa è dei politici, di quel branco di idioti a Roma”. Accusato di omicidio, si giustifica affermando che tutto dipende dalla situazione di esasperazione che nel tempo lo ha portato a dormire con la pistola a portata di mano. “Dal 2008 dormo con l’arma sul comodino. Non sono solo io qui, il problema, è di tutti, perché noi dormivamo con le porte aperte, fino a qualche anno fa dormivo con le finestre aperte, dal 2008 ho cominciato a dormire con la pistola sul comodino”.

La sparata di Buonanno è così grossa che lo stesso Matteo Salvini ha cercato di prendere le distanze: ”Non si risolve niente mostrando una pistola in Tv, – ha detto a radio Padania – lo dico parlando in casa Lega, non serve ad altro che a far fare a Renzi la figura del fenomeno. I problemi si risolvono manifestando e lottando per avere buone leggi”.

Certo è che appena il giorno prima aveva dichiarato che “questo Stato difende e privilegia i ladri”. “Renzi dice che metteranno mano alla legge sull’eccesso colposo di legittima difesa; meglio tardi che mai. Noi da mesi diciamo che deve essere cancellato il reato di eccesso di legittima difesa, vorrà dire che le nostre battaglie, come in altri casi, hanno un senso e ottengono lo scopo, ovvero fare diventare l’Italia un paese normale. La difesa è sempre legittima. La proprietà privata è sacra: chi entra non invitato in casa d’altri deve sapere che rischia”.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi invita a non fare della figura del pensionato un eroe, ma la Lega si è ormai lanciata a testa bassa sul tema anche con manifestazioni come quella tenuta davanti al tribunale di Milano presente lo stesso Salvini mentre il presidente leghista della Regione, Maroni, che ha già promesso al pensionato la copertura delle spese legali, porta in Giunta “il disegno di legge sul patrocinio gratuito per chi si rende responsabile di eccesso colposo di legittima difesa”. Solidali i militanti di Fratelli d’Italia che hanno organizzato a Milano anche una raccolta firme di solidarietà col pensionato pistolero.

 

 

 

 

 

 

Expo. Futuro incerto e nebbia sui conti

Sala-ExpoA un mese dalla chiusura prevista di Expo, il commissario unico, Giuseppe Sala, si dimostra cautamente ottimista, ma non scioglie nessuno dei dubbi attorno alla manifestazione. Non è chiaro ancora se Expo alla fine chiuderà i conti in rosso e neppure quale sarà il destino dell’enorme area che è stata utilizzata per costruire i padiglioni con i relativi servizi.

Per ora la previsione di Sala è che “arriveremo ai 20 milioni di persone”, meteo permettendo, ma si guarda bene, e di questo gliene va dato atto, dal dire che è stato un successo. Sul piano dell’immagine Expo ne esce indubbiamente bene e fa fare una buona figura al Paese nonostante i terribili problemi che si erano addensati sulla manifestazione tra scandali e ritardi, ma su quello dei conti reali ancora il buio è fitto pesto.

“Restiamo con i piedi per terra – ha detto – serve prudenza, c’è ancora un mese da gestire. Ma credo che arriveremo attorno ai 20 milioni. La parola successo non riguarda solo i numeri. Se consideriamo la popolazione attiva italiana, di quei 20 milioni 13-14 sono italiani. Significa che un italiano su 4 ha visitato Expo. Non era mai successo nella storia d’Italia, così come non era mai successo che 55 Capi di Stato venissero in vista in Italia in sei mesi”.
Insomma, l’unica cifra che è uscita dalla bocca del commissario è’20 milioni’, ma quanti sono i biglietti venduti? E a che prezzo?

Come già scrivevamo un mese fa quando già veniva anticipato questo numero, “ci sono i biglietti venduti e gli ingressi. I biglietti a prezzo pieno da 39 euro e quelli a 5. E ci sono gli omaggi”. Dunque un conto è parlare di 20 milioni di visitatori, di affollamento e file ai tornelli, un altro di soldi realmente finiti nelle casse. Il nodo è il break point, il punto di pareggio tra spese e incassi. A un mese dall’apertura, il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, dichiarava che “per pareggio di bilancio bisogna vendere 24 milioni di biglietti”. “Le spese di gestione di una macchina come Expo ammontano a 800 milioni di euro. Dagli sponsor abbiamo ottenuto 300 milioni: per raggiungere il pareggio di bilancio è necessario vendere 24 milioni di biglietti”. La previsione si fondava sul calcolo di 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno per un totale di 528 milioni a cui aggiungere 300 milioni dagli sponsor per l’affitto degli stand (ma non tutti pagano) e dalle royalty, ovvero dal minimo garantito ottenuto da dagli incassi di ristoranti e merchandising.

Di tutto questo oggi nessuno parla e questo fatto non induce all’ottimismo.

Quanto al dopo-Expo la nebbia è fitta come solo a Milano una volta poteva essere. Non si sa né chi gestirà il dopo esposizione né con quale obiettivo.
Alla trasmissione di Radiouno, ‘Radio Anch’io’ alla quale Sala ha partecipato con Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano si è espresso per una soluzione che preveda una “persona capace con poteri straordinari” e di questo ha parlato con il presidente della Regione Lombardia Maroni avanzando la richiesta al Governo di entrare a far parte della società Arexpo. Secondo Pisapia serve “una personalità molto capace, un manager con una valutazione di prospettiva, una persona a cui si potrebbero dare poteri straordinari per accelerare i tempi” anche se, “non è vero che siamo in ritardo, siamo nei tempi, anzi addirittura in fase avanzata”.

Sembra una risposta al Corriere della Sera che oggi, con un articolo di Elisabetta Soglio, parla di “garbuglio”, di “confusione” e “tanti nodi da districare per decidere il destino dell’oltre milione e di metri quadrati che oggi ospitano l’esposizione universale”. Un errore che viene da lontano, insieme ai tanti altri, “quando si pensò all’Expo senza progettare la destinazione futura di terreni che nel frattempo sono stati bonificati, infrastrutturati, collegati a treni, mezzi pubblici locali e autostrade”. Sul tavolo, alla fine, la proposta più convincente è quella della Statale per farne un appendice, un Campus da destinare soprattutto alle facoltà che si occupano di alimentazione, da agraria a biologia, ma da qui si snoda una lunga fila di intoppi e inghippi e a oggi è ancora tutto in alto mare. Da Expo può arrivare insomma la conferma che l’Italia è tra i primi al mondo quando si tratta di soluzioni innovative, di creatività, ma purtroppo anche quando si parla di burocrazia, disorganizzazione e pasticci. Quanto ai conti …

Armando Marchio

Immigrazione. Generale Scalas: basta speculare

Migranti-Salvini-Scalas“Sono proprio preoccupato con questa storia di personaggi politici molto impegnati a salvare l’Italia dagli immigrati”. Esordisce cosi il Gen. Gianfranco Scalas, sessantadue anni, in pensione dal 2011. Era a Nassiriya il 12 novembre del 2003, portavoce della missione italiana “Antica Babilonia”. Era a Nassiriya, così come fin dal 1993 è stato in Somalia, Bosnia, Kosovo, Albania. Sempre con il fazzoletto biancorosso della Brigata Sassari, stretto orgogliosamente intorno al collo. “Oggi – dice – un presidente di Regione, Maroni, afferma in tv, senza alcuna remora, che la scabbia è malattia grave. Grave, anzi gravissimo è l’atteggiamento di chi con parole al vento crea allarmismi. Gli acari più pericolosi sono in Italia. Non si crea becero allarmismo utilizzando il dramma degli immigrati. Il problema va risolto con piani che non hanno saputo né pensare né tantomeno cercare”.

Un uomo, un servitore della patria che ha certamente tanto da raccontare per aver visto e vissuto sulla propria pelle, su quella degli uomini a suoi comandi, le tante difficoltà e disperazione delle genti dei paesi in cui è stato in nome della fedeltà e del giuramento fatto alla Repubblica. In nome di tante missioni di pace che hanno visto, impegnate le forze dell’ordine. Si carpisce l’immagine della verità e del dramma di queste popolazioni ascoltando dalla voce diretta di chi quel dramma l’ha visto compiersi nei Paesi di origine di questi immigranti che sono, come dice Scalas, “uomini, donne, bambini e anziani con l’unico desiderio di ricostruirsi un futuro in libertà e dignitoso”.

La scabbia la conosco bene – continua Scalas – ho visto e bruciato migliaia d’indumenti di tanti in Somalia. Oggi sentirlo da Maroni, presidente del consiglio regionale della Lombardia, e quindi rappresentante delle Istituzioni, mi fa un certo effetto. Dice che la scabbia è una malattia grave! Sarà. Non sono medico, ma a Mogadiscio siamo stati proprio incoscienti nel lavare centinaia di bambini colpiti da scabbia! Penso con terrore alla salute delle crocerossine che ogni giorno ne lavavano a centinaia quanto rischio, ho e hanno corso. Lo dico con amara ironia perché qualcuno non fraintenda le mie parole”.

A dire il vero penso di comprendere l’effetto che le parole di Roberto Maroni suscitano in Scalas, magari è lo stesso che pervade ognuna delle persone di buon senso che preferiscono ragionare e parlare usando il cervello anziché la pancia e soprattutto parlare per non cavalcare l’onda del malcontento generale italiano determinato sicuramente da altre azioni in malafede politica piuttosto che a causa delle persone che fuggono dai luoghi “conquistati” da chi si professa difensore della democrazia.

In Sardegna stanno verificandosi le stesse scene che le Tv mostrano per le stazioni ferroviarie di Milano e Roma. Anche Cagliari, nella centralissima piazza Matteotti, è diventata un accampamento a cielo aperto di profughi. Questa gente non vuole rimanere né in Sardegna né in Italia, vuole andare via, lontano, nell’Europa settentrionale. “Questo non da oggi, ricordo – ci dice il generale – che nel 1994 ho fatto di tutto per aiutare un interprete somalo, lo chiamavo Paolino, scappato per non subire gravi conseguenze per la sua vita. L’ho fatto arrivare ad Assemini a spese mie. Fu assunto a lavorare in una serra da un animo buono di Assemini, dopo qualche mese gli abbiamo dato sostegno e i soldi per raggiungere la Svezia meta prediletta da tanti somali. Oggi vogliono impedire loro di passare, vogliono rispedirli indietro? Facciano pure, ognuno risponde alla propria coscienza e indole. Qui il problema è uno solo, sono molti i responsabili di quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. C’è chi ha lucrato sulla disperazione, ma al contrario dei profughi nessuno vuole cacciarli via dai posti di comando che occupano. Molti di questi poveri disgraziati rischiano la loro vita non appena salgono su quei barconi e partono dalle coste libiche; il problema è lì che deve esser risolto”.

La Libia. Ecco, il problema che nessuno vuole davvero affrontare seriamente, e anche sulla Libia il Generale offre la sua versione. “La Libia fu bombardata tra silenti e discenti con l’Onu spettatrice. Da quando è iniziata l’emergenza di chi scappa per vari motivi da terre dilaniate dalla guerra; dalla Somalia hanno iniziato oltre venti anni fa. L’Onu, su input americano, spesso ha sponsorizzato missioni internazionali come in Bosnia, Kosovo, Iraq Afghanistan. Manca, ed è mancato, un deciso impegno da parte dell’Italia in primis di pretendere una soluzione di missioni e l’apertura di corridoi umanitari. Ci sarà un motivo del perché non c’è stato un tale forte impegno. Una missione in terra libica è ad alto rischio di sicuro, ma perché in Iraq e Afghanistan non lo era? Il dialogo è una cosa seria, ma non è di chi ha i paraocchi e pensa di avere la corsia di favore”.

“Certamente ordine e legalità sono valori universali. Sono e dovrebbero esserlo anche in Italia anche se nell’ultimo periodo pare, esser tutto il contrario. Tra ‘mafia capitale’ e chi vuole radere tutto al suolo con le ruspe, l’immagine chiara che appare sono gli esatti valori contrari. Insomma, chi dovrebbe, come il padre di buona famiglia, dare esempio positivo e corretto, fa tutto il contrario salvo poi incitare all’odio e alla violenza. Due considerazioni/domande; quanti quattrini elargisce ogni anno l’Ue all’Italia per l’emergenza immigrazione? Questi quattrini ‘comunitari’, cioè di tutti, che fine fanno? Il fermo no da parte UE all’Italia, in merito alle quote di immigrati da ripartire in tutta Europa, più che altro pare esser dipendente da un aspetto in particolare: malaffare e corruzione”.

E questo porta a riflettere, se già non lo abbiamo fatto, sulla pochezza di chi invece di fare politica per…, sfrutta ogni debolezza umana per cercare consenso effimero: “Vede, io ho avuto conati di vomito e tanta rabbia quando ci fu chi speculò politicamente sui morti di Nassirya. Altrettanta reazione di fronte a chi specula sui morti in fuga dalle loro case, su disperati la cui causa di disperazione è rintracciabile nelle coscienze anche di chi oggi vuole usare le ruspe e bombardare i barconi. C’è solo da augurarsi seriamente che nei futuri schieramenti politici ci sia gente migliore, che ci siano cittadini che sappiano discernere dalle sparate grosse che si sentono ultimamente. Senza se o ma.”

Pongo al generale un’ultima domanda. Gli italiani sono ancora un popolo civile e propenso al dialogo? La sua risposta, dopo averla sentita, è qualcosa che ti lascia lì a pensare se ancora tu stesso possa definirti, persona civile. “Nazione è quando i cittadini si sentono uniti in valori comuni, Stato è un insieme di varie nazioni. Gli italiani sono un insieme di “come si dice” uniti su facebook contro tutto e sparpagliati contro tutti”.

In conclusione, chi oggi fa politica puntando su allarmismo, mal di pancia, intolleranza, sappia che la legge dello sputo in aria non perdona, torna sempre indietro.

Antonella Soddu

L’AMMUTINAMENTO

Immigrazione-Maroni-Renzi

Sembra sempre più concreta la creazione di un’‘asse’ anti-immigrazione di alcune Regioni del Nord. Oltre alla Valle d’Aosta che il mese scorso, per mezzo del suo governatore valdostano Augusto Rollandin – nelle sue funzioni prefettizie – pose l’altolà all’accoglienza di 79 nuovi immigrati anche Liguria (con il neo governatore, Giovanni Toti) e Veneto (con il confermato Luca Zaia) sposano la linea dura del più agguerrito dei governatori, Roberto Maroni che ieri ha ipotizzato il taglio dei fondi regionali verso quei comuni lombardi che dovessero accogliere nuovi clandestini. Gli ha fatto eco il leader della LegaNord, Matteo Salvini che ha minacciato di «bloccare le prefetture e presidiare tutte quelle strutture che – a spese degli italiani – qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». Nel frattempo Matteo Renzi, durante il suo intervento al G7 tenutosi in Baviera ha invitato tutti, «anche i governatori delle Regioni, a recuperare il buon senso e il principio della buona amministrazione». Il presidente del Consiglio dei ministri ha poi aggiunto che si potrebbe studiare un sistema di «incentivi ai Comuni che accolgono i migranti». Continua a leggere

L’AMMUTINAMENTO

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Sembra sempre più concreta la creazione di un’‘asse’ anti-immigrazione di alcune Regioni del Nord. Oltre alla Valle d’Aosta che il mese scorso, per mezzo del suo governatore valdostano Augusto Rollandin – nelle sue funzioni prefettizie – pose l’altolà all’accoglienza di 79 nuovi immigrati anche Liguria (con il neo governatore, Giovanni Toti) e Veneto (con il confermato Luca Zaia) sposano la linea dura del più agguerrito dei governatori, Roberto Maroni che ieri ha ipotizzato il taglio dei fondi regionali verso quei comuni lombardi che dovessero accogliere nuovi clandestini. Gli ha fatto eco il leader della LegaNord, Matteo Salvini che ha minacciato di «bloccare le prefetture e presidiare tutte quelle strutture che – a spese degli italiani – qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». Nel frattempo Matteo Renzi, durante il suo intervento al G7 tenutosi in Baviera ha invitato tutti, «anche i governatori delle Regioni, a recuperare il buon senso e il principio della buona amministrazione». Il presidente del Consiglio dei ministri ha poi aggiunto che si potrebbe studiare un sistema di «incentivi ai Comuni che accolgono i migranti». Continua a leggere