Siamo qui per un’idea non “scaduta”

Compagne e compagni carissimi,

Le considerazioni del Segretario Nencini che hanno fatto seguito alla migrazione del deputato Di Lello, già candidatosi a guidare il Partito Nazionale all’ultimo congresso, impongono una riflessione a tutti noi che continuiamo a dirci socialisti, socialisti del PSI.

Nel tempo avremmo avuto mille momenti e mille motivi per migrare, molti a tempo opportuno l’hanno fatto. Gli spazi della politica non contemplano facili giudizi e condanne, sono luoghi di responsabilità individuale e di relazione con il proprio elettorato di riferimento e semmai con l’opinione pubblica, in misura proporzionale alle responsabilità ed alla visibilità che ogni candidato od eletto porta con sé. Sappiamo di cosa stiamo parlando.

Abbiamo avuto tutti le nostre “nuove” opportunità. Non tutti, purtroppo, ma molti sono rimasti. Siamo rimasti per cosa? Siamo rimasti per un’idea che superati i cento anni ancora non troviamo scaduta, la sola forse ad essere sopravvissuta al crollo delle grandi ideologie. Noi che ci abbiamo creduto negli anni difficili, noi che abbiamo risposto “io ci sono”, ci siamo impegnati in una non facile ricostruzione di identità, di immagine e di progetto per un partito al servizio di un Paese migliore.

Essere pochi accresce le fatiche, i cambiamenti sopraggiunti in materia di finanziamento ai partiti, il dileggio di cui siamo stati a lungo bersaglio hanno fatto sì che la partecipazione alla vita di partito abbia riconsegnato a chi ha deciso di continuare a praticarla l’antico spirito di servizio che nobilita la politica.

La perdita di visibilità e forse ancora di più la perdita di “potere”, e quindi anche di condizionamenti che sempre la politica impone, ci hanno concesso momenti di riflessione più libera e la possibilità di concentrarsi sulla ricostruzione e l’attualizzazione del paradigma che sta alla base della visione socialista in una società moderna. La qualifica di modernità non sempre coincide con “migliore”, il miglioramento non deriva dallo sviluppo tecnologico; scienza e tecnica hanno bisogno di pensiero, di etica, valori e di modelli di sviluppo durevoli. La sfida alla modernità corre lungo questi binari e ci va fatica, spirito di servizio, competenze e lavoro. E’ quello con cui stiamo cercando di misurarci, e le mani “libere” in questo momento non sono un limite ma al contrario un aiuto.

I riferimenti del Segretario alla visione di questa Europa tecnocratica e senz’anima rendono giustizia al nostro impegno, ancora di più fa la nostra azione dall’interno del Governo a guida Renzi, condotta responsabilmente ma sempre coerentemente schiacciata sui nostri valori storici, di laicità, efficienza, meritocrazia.

Il contributo, in diverse occasioni condizionante, in materia di riforme istituzionali, giustizia, scuola, diritti civili restituisce dignità e significato alla nostra presenza in parlamento, nel Paese e nel Governo.

La sfida consiste nell’abbandonare tatticismi e considerazioni individualistiche. Nel partito che fu di Turati, Nenni e Pertini non c’è spazio per strumentalizzazioni delle responsabilità politiche al di fuori del “bene comune” e del miglioramento diffuso della qualità della vita e dell’affermazione dei diritti del “popolo” che ancor esiste e resiste. Siamo ancora quelli che siamo stati, abbiamo radici tenaci che ci permettono di guardare avanti con fiducia e poco a poco con ritrovato orgoglio. La stagione degli innovatori dell’ultimora, dei creativi della finanza, dei fantasisti e degli imbonitori accreditatisi sulle rovine della prima repubblica ha esaurito la spinta, si trova alle corde, senza progetto e senza prospettiva di futuro sopratutto per il nostro paese. La via breve verso la felicità mostra il fiato corto, serve una visione temperata dalle fatiche del tempo una visione antica nei principi e moderna nelle scelte e nelle strategie, una visione non provinciale, europeista ma giusta.

Il Governo dei tecnocrati rivela la debolezza della politica, l’abdicazione dei principi di giustizia a quelli di un’efficienza senza valori se non quelli delle lobbies più forti. Questo non ci tranquillizza, siamo socialisti, e lo siamo anche per contrastare le spinte dei poteri più forti, di una forza che cresce a dismisura, incontenibile, talvolta occulta che trova nell’Europa attuale mille anse e rifugi per eclissarsi e affermare un dominio che non rasserena.

Siamo socialisti, il nostro tempo non è ancora finito, abbiamo responsabilità e ancora cose da fare. La mèta non è servire il potere ma servire l’idea di Paese che abbiamo, giusto, laico efficiente, alla ricerca di un dialogo continuo e con tutti, purché basato sul rispetto e regole certe.

Non mi pare che all’orizzonte si intravedano scuole di pensiero che possano oscurare la nostra visione di cambiamento, la stagione delle mille fioriture improvvisate sta finendo e si sente il bisogno di tornare a visioni posate, durature, credibili, tenaci, efficaci, “vere”.

C’è un’ecologia anche nella politica e noi abbiamo la responsabilità di incarnarla, le fughe in avanti possono solo indebolirla. La buona politica si consuma dentro al partito, nel confronto sui temi, sui contenuti, sulle strategia. I tempi che arrivano portano appuntamenti importanti, l’unità interna, il riconoscersi attorno ad una linea discussa e condivisa, in un confronto serrato e a viso aperto anche in vista del prossimo congresso, sarà la nostra arma migliore, ogni defezione, ogni ambiguità sarà una goccia di veleno che intorbidirà le acque della sorgente che stiamo custodendo e che ancora non ha finito di irrigare e rendere fertile il terreno della politica e del Paese oggi come nel passato.

A Riccardo giungano gli apprezzamenti della comunità Socialista di Massa Carrara ed a tutti voi un arrivederci a presto!

Angelo Zubbani

Isis. Digos decapita cellula terroristica italo-albanese

VATICANO: DA STASERA BONIFICHE A S.PIETRO, AL VIA PIANO SICUREZZA“Se non fossimo intervenuti, riteniamo che a breve molti avrebbero potuto aderire a questa deriva”. Così ha commentato l’arresto di tre terroristi islamici il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola. L’indagine è durata due anni e ha portato all’arresto di una cellula terroristica islamica operante in Italia. La Digos di Brescia ha diretto le indagini dell’operazione denominata «Balkan Connection», l’inchiesta con la quale è stata scoperta un’organizzazione che reclutava e addestrava combattenti per la causa dell’Isis (lo Stato islamico in Siria e Iraq).
La polizia ha arrestato due albanesi e un italiano di origine marocchina, quest’ultimo è l’autore del documento di propaganda dell’Isis apparso sul web, 64 pagine, in italiano, apologetico dell’Isis e diffuso sui social network. I tre erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 foreign fighters italiani, l’uomo, era noto alla Digos perché era stato arrestato nel giugno 2013, ma poi scarcerato dal tribunale del Riesame e prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un viaggio in Albania dove aveva incontrato uno degli arrestati di oggi, come ricostruisce il responsabile della polizia di Brescia. Oltre agli arresti, “sono in corso diverse perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Toscana nei confronti di alcuni simpatizzanti del Califfato emersi nelle indagini”, ha detto questa mattina la polizia in una nota. La Polizia ha anche fatto sapere che le indagini antiterrorismo italo-albanesi sono in corso nella regione di Tirana.
Le indagini sono state condotte dalla Digos di Brescia e coordinate dall’Ucigos in concorso con le questure di Torino, Como e Massa Carrara. Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, che ieri aveva ribadito che non c’erano segni di minacce terroristiche per il nostro Paese, oggi si è congratulato per l’operazione con il Capo della Polizia, Alessandro Pansa sostenendo che il sistema di prevenzione funziona, visto che oggi per la prima volta, è stata applicata la norma sui sospettati prevista dal decreto legge antiterrorismo, la stessa norma che viene applicata ai sospettati di mafia. Intanto fa discutere il Dl antiterrorismo, approdato oggi in aula dei deputati, contrario, secondo il pentastellato Angelo Tofalo, alla libertà di espressione attraverso il web. Il Dl ha visto l’avvicendarsi di ben sette relatori di minoranza, oltre alle critiche da parte del sindacato della Polizia di Stato, Sap, che ha lamentato già da tempo la mancanza di formazione antiterroristica degli agenti. Dopo la manifestazione di pochi giorni fa, il Sap è sceso in piazza a Roma “circondando” simbolicamente i palazzi del potere (Viminale, Palazzo Madama e Montecitorio), in concomitanza con i lavori parlamentari di conversione in legge del decreto-antiterrorismo, considerato “inefficace e privo di provvedimenti concreti che possano davvero garantire la sicurezza dei cittadini”.
Altre critiche al Decreto sono arrivate dal presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, che lamenta la mancanza di un equilibrio tra privacy e sicurezza per quanto riguarda alcuni emendamenti del decreto, disposizioni che vanno nel senso esattamente opposto a quello indicato dalla Corte di giustizia l’8 aprile scorso. “Perplessità – aggiunge Soro – suscita anche l’emendamento che ammette le intercettazioni preventive (disposte dall’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di meri sospettati), per i reati genericamente commessi on-line o comunque con strumenti informatici. Anche in tal caso – conclude il Presidente – l’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività”.
In queste stesse ore dall’altra parte del Mediterraneo, in Tunisia, le forze di sicurezza hanno preso il capo della cellula terroristica, responsabile dell’attacco del Museo del Bardo. L’organizzazione che ha ideato e organizzato l’attacco, è composta da almeno sedici persone, di cui almeno due tunisini tornati in patria dalla Siria, dove avevano combattuto al fianco dei jihadisti.
Maria Teresa Olivieri

Dissesto idrogeologico, in arrivo 7 miliardi in 7 anni

Dissesto-idrogeologicoNuova violenta ondata di maltempo al centro-nord, trafitto e affondato da piogge torrenziali nell’Appennino settentrionale, tra Toscana, Emilia Romagna e Liguria. Piogge abbondanti anche all’estremo nord, in Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, fulmini e forti raffiche di vento, su Lazio, Umbria, Campania e sui settori occidentali di Abruzzo e Molise. Mentre tutto il Paese è assediato dalla stagione del cattivo tempo, il governo ha reso noto di essere pronto a mettere a disposizione sette miliardi in sette anni per la prevenzione e la tutela del territorio: cinque provenienti dai fondi strutturali europei e due dal cofinanziamento delle Regioni. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti nel corso degli Stati generali, organizzati oggi alla Camera da #Italiasicura, l’unità di missione contro il dissesto recentemente costituita a Palazzo Chigi e diretta da Erasmo D’Angelis. Continua a leggere

Terremoto Centro-Nord Italia: tanta paura e danni in Garfagnana e Lunigiana

Terremoto NorditaliaPer tanti italiani del Centro-Nord Italia è stato un venerdì di ansia e paura: un terremoto di magnitudo 5.2, con una profondità di circa 5 chilometri, ha infatti fatto tremare la terra attorno alle 12.33, riportando «un ampio risentimento» come aveva reso noto Stefano Gresta, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’epicentro della prima scossa è stato registrato tra Fivizzano e Minucciano in provincia di Massa e Carrara, mentre le altre cosiddette scosse di assestamento sono state circa una ventina. Il terremoto è stato avvertito anche in Liguria, Piemonte e Veneto: altre scosse, lievi, sono state sentite anche a Milano, Firenze, Livorno, Versilia, e ai piani alti delle abitazioni a Torino. Continua a leggere

La Toscana flagellata dal maltempo: le vittime salgono a 4

Si aggrava il bilancio dei morti in seguito alle alluvioni che hanno colpito e piegato il Centro-Nord. Sale infatti a quattro il numero delle vittime, tutte nel grossetano. Dopo il cadavere dell’uomo trovato lunedì all’interno di un’auto travolta dall’acqua a Chiarone, nel comune di Capalbio, ieri i vigili del fuoco hanno rinvenuto altri tre corpi. Le vittime sono operai dell’impianto geotermico di Enel Green Power di Larderello, in provincia di Pisa, deceduti a bordo dell’auto aziendale, precipitata nel fiume a causa del crollo del ponte San Donato sul fiume Albegna. Inoltre si stanno cercando tre persone disperse che si auspica siano rimaste isolate nelle campagne di Albinia. Nel frattempo il governatore della Regione Toscana ha lanciato un appello all’esecutivo, chiedendo aiuti e finanziamenti urgenti. Continua a leggere