“Una vita spericolata” di Marco Ponti: tre giovani alle prese con il destino

vita spericolata filmÈ uscito nelle sale il 21 giugno scorso il film per la regia di Marco Ponti: “Una vita spericolata”. Nel cast: Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis, Eugenio Franceschini (che ha sostituito nel ruolo Domenico Diele, che inizialmente doveva avere la parte prima dei suoi problemi giudiziari e della condanna). Compaiono, però, anche Antonio Gerardi, Massimiliano Gallo e Michela Cescon.
Una storia di giovani e per giovani. Una commedia realistica (molto poco comica e più realistica), in cui non mancano gag divertenti e battute esilaranti, grazie anche alla verve spontanea degli attori, ma che è soprattutto una denuncia sociale aspra della situazione di stallo attuale che vive il nostro Paese, in cui soprattutto le nuove generazioni non trovano né un futuro né un possibile sbocco (professionale e umano di realizzazione). Per loro sembra quasi non esserci possibilità di trovare una propria identità e un proprio ruolo nella società. Tutto parte, come suggerisce il titolo, dalla citazione dell’omonima canzone di Vasco Rossi: “Una vita spericolata”, piena di difficoltà e di problemi da superare. Perché la vera protagonista è proprio la vita, in toto, a 360 gradi. “Forse questo film parla di una cosa sola: di quanto sia importante avere una vita intensa, dignitosa, generosa e, ovviamente, spericolata. Ho voluto incentrarmi -ha spiegato il regista Marco Ponti- sulla fase dell’esistenza in cui la vita stessa ti arriva addosso con la massima velocità possibile, adottando e descrivendo il tutto con uno spirito e un carattere adolescenziale”, che desse freschezza al film.
E la storia parte proprio da quando uno dei protagonisti si reca in banca. Roberto Rossi (Lorenzo Richelmy) è un meccanico la cui officina è in fallimento; gli pignorano la casa e perde tutto (anche la fidanzata Eva, Desirée Noferini, che lo lascia). Considerato da tutti un fallito e un buono a nulla, decide di prendersi il suo riscatto tentando proprio di chiedere un prestito alla banca. Lì incontra una giovane ragazza (Matilda De Angelis); ma il loro incontro si trasformerà prima in una lite con il personale e i responsabili della banca (rappresentati dal direttore interpretato da Michele De Virgilio), poi in una rapina non voluta, nata accidentalmente. Sorta per “divergenze di veduta”. I giovani partiranno in fuga, accompagnati dall’amico di Rossi (Bartolomeo, detto BB, alias Eugenio Franceschini), uno sfaticato ma buono d’animo e generoso. Inseguiti dalla polizia sognano di fuggire lontano: ci riusciranno? Arriveranno a coronare il loro sogno di libertà?
La situazione che si presenta è tragicomica, direi tragica, ma fa’ ridere dal nervosismo e dalla tensione palpabile. La banca non concede il prestito ai “poveretti” come Rossi; non vuole venirgli incontro ed investire (dando fiducia) – come dice il ragazzo- “nella vera risorsa del Paese: i giovani”. Quelli che lavorano in banca diventano degli “sciacalli”; non c’è giustizia: la polizia non è in grado di risolvere casi di corruzione e di traffico illecito di soldi riciclati (che tra l’altro circolano all’interno della stessa banca) o di droga; ma non è solo la corruzione, con l’arrivismo o il solo interesse personale privato che guidano ogni azione, il male dell’Italia. Il fatto è che neppure l’economia può crescere se “pochi hanno tanto e molti hanno poco”. E non è neppure il solo divario esistente (quello economico fra ricchi e poveri, fortunati e sfortunati), l’unico gap a dividere a metà il nostro Stato. C’è anche appunto il divario Nord-Sud, ma se si dice che “tutto il mondo è Paese” è vero che la situazione di stallo non cambia da Nord a Sud. Si parte da Torino e si arriverà in Puglia, ma non è che cambi poi molto. Inoltre non è devastata solo l’economia, il nostro Paese non è martoriato solo economicamente, ma anche dal punto di vista ambientale: “prima tracciano una riga sulla cartina, che poi diventa l’alta velocità che spazza via i piccoli paesi come il nostro” ragionano insieme Rossi e BB. E non sono solo i piccoli centri cittadini a ‘sparire’: intere fabbriche chiudono e un sacco di lavoratori vengono mandati a casa. La disoccupazione imperversa. E non è l’unico scempio. I ragazzi, disperati, si ‘vendono’, buttano via i loro sentimenti e la loro umanità, o finendo in mano alla malavita organizzata oppure sognando di andare a “L’isola dei famosi” o in tv, magari da Maria De Filippi. Questo è il loro sogno: la fama e la gloria, diventare noti sul piccolo e grande schermo; ma sono successi effimeri. Il personaggio di Matilda De Angelis, infatti, è una nota giovane attrice prodigio di telenovele di successo che non tutti riconoscono, ma che molti sfruttano. Il suo nome d’arte è “Soledad Agramante”. Soledad appunto, solitudine, come sono ‘sole’ e ‘solitarie’ le anime dei tre ragazzi protagonisti; loro sono alla ricerca della loro identità e il film è intramezzato da brevi narrazioni della loro vita vera: la verità sulla loro vita; ma non sappiamo mai davvero chi siano, soprattutto Soledad, che racconta tante storie, quante ne ha sentite, quante le bugie che le hanno raccontato. Eppure sono ragazzi che sognano solamente una vita normale. Ogni caso di cronaca è strumentalizzato dai media (la cui icona è la giornalista tv di cui veste i panni Stella Novari), dediti solamente allo scoop. Eppure al momento della rapina in banca, che non voleva fare, Rossi continua a gridare: “Non voglio i soldi! Non voglio niente!”, “Voglio solo andare via!”. E, prima di scappare, alle telecamere che li inquadravano e cercavano di strappargli una dichiarazione loro dicono solamente: “Siamo innocenti!”. È il grido sommesso, disperato e quasi rassegnato di una generazione allo sbaraglio. Non manca, poi, la pittura del mondo delle escort (di cui un po’ Soledad fa parte). Corpi venduti quasi al miglior prezzo e al miglior offerente in cambio del niente che hanno indietro se non delusioni, amarezza, rimpianti, dolore, umiliazione, frustrazione, vergogna, repulsione per se stesse di donne ‘mercificate’. Rimpiazzate subito poco dopo da altre vittime come loro: per quanto giovane talento prodigio, a soli 23 (o 25) anni Soledad è già vecchia, a lei si preferisce una 17enne uscita da Disney Channel che ha un botto di followers su Instagram. E così si sente una fallita, una che “ha avuto la sua grande occasione e l’ha sprecata”. D’altronde è lo stesso Vasco a ricordare in “Delusa” che: “Ehi tu ‘delusa’ attenta che chi troppo ‘abusa’ rischia poi di più”. E allora ci si chiede: appurato che “il mondo fa schifo”, un dato di fatto ormai purtroppo, ma “che cosa è successo a questo mondo?” ci si domanda. Se nessuno crede più in loro giovani (la banca non dà credito, crede solo alla burocrazia), nessuno la cerca e la vuole più per fare contratti (Soledad), per loro sembra finita. È davvero la fine di ogni speranza? Eppure lei (Soledad) non chiede poi tanto alla vita: sogna solo di avere l’ultimo I-phone 5 come desiderio massimo. Se la polizia (impersonificata dal capitano Greppi, alias Massimiliano Gallo) è incapace e corrotta essa stessa (almeno qui nel film nella parodia viene un po’ ridicolizzata per estremizzare i connotati tragici della situazione nazionale) e se l’interesse che sembra regnare è solo quello per il denaro, loro invece hanno ancora degli ideali: “sono i buoni”, come sottolinea più volte BB, che ama donare il denaro della rapina a tutti e sogna di poterne regalare un po’ anche ai bimbi poveri e bisognosi dell’Albania dove andranno a fuggire. Non solo, ma anche la donna più perfida (Elena Castiglioni, alias Michela Cescon), cattiva e ‘avida di sangue e di sofferenza’, odia ‘la violenza gratuita’ (cioè che non porta soldi), ma poi forse ci ripenserà. A tale proposito da notare il bacio (tipo quello di stampo mafioso di fedeltà al clan) che concede a Soledad: che sia lei (la Castiglioni) la sua vera madre, o lei (Soledad) è solo la figlia putativa che si è concessa per trovare una strada? In realtà ciò che accomuna i personaggi è che tutti cerano ‘amore’. Se il tema delle escort ad esempio ci ricorda quando Massimiliano Bruno lo affrontò con ironia in “Nessuno mi può giudicare” con Paola Cortellesi, sicuramente Ponti lo racconta in modo più serioso. Inoltre tutti i temi sono affrontati in maniera rapida, in rapida successione e sequenza senza soffermarvisi troppo, quasi accennati e non approfonditi (il che appesantirebbe i toni). Quasi a dire “Veloce come il vento” per citare il film che vede protagonista Matilda De Angelis con Stefano Accorsi. Forse perché lei stessa, va “veloce come il vento” (come dice Vasco nella canzone “Rewind”: “perché tu vai vai, veloce come il vento”); quasi a riavvolgere la sua vita (e quella degli altri due con lei), a ricominciare tutto da capo, da zero, azzerando e annullando tutta la sofferenza. E non è la sola. Infatti i tre si ritroveranno “a ridere e sorridere dei guai, proprio come non hanno fatto mai” (sempre per mantenere la linea tracciata dai brani del Blasco) perché “vogliono trovare un senso a questa vita anche se non ce l’ha e se non ha un senso domani arriverà, ormai è qua” (sempre per parafrasare le sue parole): loro tre insieme in fuga. Su una macchina a tutta velocità, guidata come un pilota di rally o di formula Uno da Eugenio Franceschini (BB). Allora potremmo pensare a un nuovo progetto che li vede protagonisti in “Veloce come il vento due” con Stefano Accorsi. Sicuramente essere al volante di quell’auto da corsa sarà stata un’esperienza emozionante indescrivibile, molto eccitante per il giovane attore. Ma non si può neppure escludere un sequel di “Una vita spericolata”, visto il finale aperto: magari lei incinta, in attesa di un figlio che non sa di chi dei due sia, a cui deve dare un futuro e dovrà affrontare le difficoltà di trovare un lavoro quale giovane madre con figlio a carico. E tutto ricomincia di nuovo. Perché, come ricorda Vasco, “stammi vicino e poi col tempo tutto si aggiusterà”. Se lo scenario sembra quello descritto da Vasco Rossi in “Sono innocente…ma”, a proposito della frase pronunciata proprio da Rossi nel film, loro capiscono bene che alla fine la lezione che più hanno imparato è che: “buoni o cattivi non è la fine, prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”.
Se sembra che “qui non arrivano gli angeli” (per dirla alla Vasco Rossi), c’è chi è ancora integerrimo ed agisce con integrità morale e fa rispettare le regole e viene in soccorso. Per ironia della sorte, se paiono esserci invece che angeli due demoni (gli uomini della Castiglioni Rambo e Rambo due la vendetta, alias rispettivamente Mirko Frezza e Alessandro Bernardini) loro agiscono “sempre in buona fede” (per citare una battuta del film). E saranno proprio la musica e la fede (cioè la religione) a salvarli -o forse no?-: la banda musicale durante la festa per il santo patrono in un paese della Puglia. E forse dunque non è un caso che il nome (o meglio il cognome) del protagonista interpretato da Lorenzo Richelmy (Roberto Rossi) possa essere al contempo un tributo al rocker Vasco oppure una citazione (solidale) al noto donatore benefico citato sempre nelle offerte per beneficenza (Mario Rossi) per donare il 5X1000 ad esempio alla Chiesa Cattolica (come un po’ sogna, come detto, BB). Del resto, se un minimo di romanticismo è accennato è rappresentato proprio da Soledad: “anima fragile” come canterebbe Vasco Rossi, delicata e sensibile in fondo, anche se si cela dietro la maschera della ‘cinica dura’. Se “non è niente male essere qui con voi” – dice a Rossi e BB -, si prende coscienza con amarezza che (nel bene e nel male però) “Niente è mai come te lo aspettavi”; parafrasando, potremmo dire, “Tutto può succedere” per citare un film in cui compare Matilda De Angelis (che si dimostra sempre più attrice giovane ma adatta a ruoli impegnati, che molto l’hanno fatta maturare artisticamente, professionalmente ed umanamente e che con coraggio ha fortemente voluto e ricercato; tra l’altro nel film “Una vita spericolata” c’è un’altra attrice della fiction con Matilda: Benedetta Porcaroli). Del resto tutto il repertorio di Vasco Rossi andrebbe bene e si potrebbe citare per questo film, lui sempre così attento al disagio giovanile. Qui, certo, questa problematica regna sovrana accanto a crisi economica, di valori morali, disoccupazione e quant’altro. Come poter riuscire a superare tutto questo? Si capisce che l’arma vincete è una sola: il coraggio, anche per (voler) andare via e fuggire. E questi tre ragazzi ne hanno da vendere, non hanno paura di affrontare nulla. Basterà? Soledad è la nuova “Sally” che sogna di vivere “Come nelle favole”. Sarà in grado di trasformare in realtà vera la favola che ha disegnato nella sua mente con la sua fantasia? Sicuramente un primo passo è la fuga da tutto ‘il male’: per far sì che si inizi ad avere una situazione di cambiamento per cui “c’è chi dice no” alla corruzione, al malaffare; come fanno loro tre, in un certo qual modo, scappando via. Per disegnare davvero “un mondo migliore”. Ma quanta strada c’è da fare, quanta fatica, non è affatto facile: “Eh già!” verrebbe da esclamare con Vasco. Ognuno dei tre sembra pensare il messaggio racchiuso nel brano: “Come vorrei”. Hanno bisogno di “Cambia-menti”, ma non è semplice attuarli. Per loro è tutto un andare e venire come ne “Il mondo che vorrei”. I giovani come Soledad e i suoi amici sono in grado di insegnare agli adulti come il suo manager Leonardi (Antonio Gerardi) ‘lezioni morali’ importanti proprio coi loro esempi di coraggio; ma Gerardi stesso non si dimostrerà da meno, anzi sarà e si comporterà come un vero padre per Soledad. E questo film sembra proprio disegnato sul repertorio musicale di Vasco Rossi: un viaggio attraverso le sue canzoni per conoscere meglio il disagio giovanile; un regalo indiretto (o forse voluto?), dunque, del regista, per tutti i fans del Blasco; che sicuramente avrà successo. Per promuoverlo al meglio forse basterebbe un pensiero di Matilda De Angelis per tutte le giovani ragazze come lei che sognano di intraprendere la sua strada. La giovane attrice non ha nascosto -in un’intervista a Mattia Pasquini di “Amica”- di “odiare l’ipocrisia” e amare viceversa la correttezza, la precisione e il rigore (compresa la puntualità agli appuntamenti). Già questo basterebbe, anche se le recenti parole di Anna Falchi hanno rincarato molto la dose inasprendo i connotati della vicenda (reclutamento giovani talenti e attrici): “per fare tv oggi ti ci vuole un potente, come manager o come amante” ha asserito senza mezzi stermini a “Tv fan page”.

Laura&Paola, su Rai Uno
il trionfo dello show
al femminile

laura e paolaLaura&Paola: Pausini e Cortellesi super in versione Abba o Supremes. Medley musicale magnifico nel finale. Simili e grandi amiche, insieme per un inno alla diversità, all’amicizia e alla lotta al bullismo con storie vere. Autoironia e originalità le carte vincenti.

Un one Man show al femminile condotto in due, per un duo che vive in simbiosi e dà origine a uno spettacolo puro, dove ogni forma d’arte e di espressione artistica vengono portate sul palco con classe. Qui due delle più grandi artiste italiane più amate ed apprezzate: una cantante doc come Laura Pausini e una donna di cinema e di teatro straordinaria quale Paola Cortellesi. Lo avevano promesso e lo hanno fatto il loro show. Contro tutto e tutti, a dispetto di chi potesse pensare che non ce l’avrebbero mai fatta. I nomi e le loro doti erano una garanzia e indiscusse, ma la sfida era veramente ardua per loro. Dover competere con trasmissioni forti e potenti non era da poco, ed hanno dovuto affrontare l’intera Rai e colleghi che possono anche averle sostenute, ma che di certo non hanno alleviato le aspettative e la pressione su di loro. Un duro colpo da reggere per un’ostinata come la Pausini o una perfezionista come la Cortellesi, ma grazie al loro coraggio ne è valsa la pena. Hanno portato a casa per loro tre serate il venerdì su Rai Uno. Non male per una prima esperienza insieme, in cui hanno voluto dare forma a un varietà in cui l’originalità fosse il segno che contraddistinguesse questo da tutti gli altri show. Tese all’inizio, giocano con ironia su una lieve competizione dispettosa tra loro, ma ne emerge la loro reale e sincera amicizia. Del resto chiudono con “Simili”, testo della Pausini a ricordare che l’amicizia è capire di essere simili e diversi e che amare significa rispettare la diversità e comprendere che siamo tutti simili. Non a caso uno dei momenti più belli è stato il monologo interpretato magnificamente da Paola Cortellesi, e scritto per lei da Massimiliano Bruno, recitato sulle note della canzone di Marco Mengoni ‘Guerriero’, nel videoclip del quale c’è il giovane attore Matteo Valentini. Il tema era quello del bullismo con il racconto di tristi storie vere purtroppo, lo stile quello de “Gli ultimi saranno ultimi” o di “Scusate se esisto!”. Non a caso l’autore del pezzo era anche il regista del primo film. Poi molti gli ospiti a partire da Raoul Bova, che con Paola ha recitato più volte, ad Andrea Bocelli, a Noemi, a Paolo Fox a Fabio De Luigi, che si è prestato a co-conduttore e ‘valletto’ maschile, un po’ come Gabriel Garko a Sanremo.
La capacità di recitazione teatrale della Cortellesi, che abbiamo visto impegnata con Fo a interpretate la storia di Maria Callas, ha dato intensità e profondità al varietà. Simpatica la trovata di munirsi di una sorta di telecomando da cui far partire un segnale acustico per frenare le ‘insidie linguistiche’ della Pausini. Oppure di schierare, all’epoca della multiculturalità, le gemelle Kesslel cinesi invece che Alice ed Ellen Kessler. Così come molto simpatico è stato l’ironizzare sulla storia più che ventennale de ‘La Solitudine’ e sulle sorti e sul destino di Marco, quasi un giallo alla ‘Chi l’ha visto?’, che tenga tutti sospesi e da cui ne scaturisca un vero e proprio ‘caso’.
Sicuramente la personalità esuberante della Pausini ha aiutato a sciogliere il ghiaccio, a confronto di una Cortellesi più timida che si è prestata a restare in un ruolo apparentemente secondario, fingendosi ‘discriminata’ e ‘oscurata’ dal protagonismo di Laura. Termini forti per indicare quanto entrambe si siano messe a disposizione del programma, adattandosi a tutto e mettendosi in gioco con (auto)ironia. Infatti, se Laura è stata avvantaggiata dalla presenza del compagno Paolo Carta quale direttore d’orchestra, la Cortellesi non si è divertita meno ad esprimere la sua poliedricità artistica. Se sul palco Laura Pausini può fare ciò che vuole e con la sua voce divina può permettersi improvvisazioni con cui ama sorprendere, Paola Cortellesi ha confermato la sua capacità drammaturgica, ma ha mostrato anche le sue doti canore. Grandi numeri non sono mancati, ma i pezzi migliori sono stati quelli in cui si sono esibite insieme, come nel medley musicale finale in cui sono passate da una strofa all’altra di brani assolutamente diversi l’uno dall’altro, con la stessa facilità con cui si può girare canale, fare zapping con il telecomando della Cortellesi, per rimanere nell’ambito.
Doti tecniche elevate, qualità artistiche eccellenti che non avevano bisogno di altro, bastavano a incantare il pubblico. Per questo forse, nei momenti di comicità più costruita, come in un varietà di Panariello o Fiorello (grande amico di Laura soprattutto, che ha voluto essere presente e fare il suo in bocca al lupo alle due Artiste nel senso massimo del termine), avrebbero dovuto essere più spontanee, naturali, immediate e meno per così dire ‘frenate’ e ‘impostate’. Per ogni show vi sono sicuramente dei canoni e dei parametri da rispettare, ma le esibizioni più riuscite a nostro avviso sono state nei tribute personalizzati e originali a band storiche. Dagli Abba (con Bova e De Luigi), ai Supremes di Diana Ross (con Noemi). Assolutamente memorabili e colorati. Anche un pezzo tratto da un musical vi sarebbe stato bene. L’importante era divertire e divertirsi. Pensiamo ci siano riuscite, nonostante all’inizio fossero molto tese. Del resto a loro basta essere se stesse per dare tanto al pubblico e questo è più che sufficiente che facciano sul palco. L’Arte, hanno insegnato con questo esempio di spettacolo puro, si studia, si apprende, si mette in pratica con tanta fatica ed esercitazione, ma si improvvisa anche se la si possiede e la si padroneggia con maestria. Loro hanno dato prova, una volta in più, di avere al riguardo tutte le carte in regola. Tre serate in prima serata per due prime donne del mondo dello spettacolo.

Barbara Conti

Disoccupazione
e precariato nel film
di Massimiliano Bruno

Nessuno-mi-può-giudicare-box-officePrecariato e disoccupazione; il problema del lavoro, ma anche il difficile tema dell’immigrazione, della convivenza e dell’integrazione sociale, sono le argomentazioni al centro del film del 2011 “Nessuno mi può giudicare”, regia di Massimiliano Bruno (che si vede anche in una scena), che le tratta tutte con semplicità. Ad esse si aggiungono poi le attuali crisi economica ed occupazionale, la ricerca di un impiego in un mondo del lavoro in cui l’offerta non sempre è rispondente alla domanda e alle esigenze sociali ed individuali, per una rappresentazione attendibile e verosimile della società moderna, quasi uno specchio della realtà effettuato con una parodia della stessa.

Non è però la classica commedia all’italiana, seppure ne conservi la formula, le argomentazioni, le gag e le battute divertenti e ad effetto di personaggi al contempo stereotipati, ma anche molto forti dal punto di vista scenografico, tanto sono carismatici da poter trascinare lo spettatore per tutto il film senza fatica. Tra questi regina ne è Paola Cortellesi, emblema della poliedricità artistica, della teatralità e teatralizzazione, di una comicità naturale. Ma nel cast ci sono anche altri attori di calibro: da Rocco Papaleo a Raoul Bova ad Anna Foglietta, soprattutto, a Caterina Guzzanti. E non è un caso se la commedia ha vinto nell’anno di uscita nel 2011 il Nastro d’argento alla migliore commedia, battendo i due campioni d’incasso stagionali ‘Benvenuti al Sud’ e ‘Che bella giornata’.

In più appaiono anche Fausto Leali (che interpreta se stesso), Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valerio Mastandrea. Proprio quest’ultimo è protagonista di una delle principali novità del film, che viene raccontato da una voce narrante che si scoprirà solamente alla fine: quella di Mastandrea appunto. E poi lui è legato a un altro personaggio che stravolge la struttura standard di tali commedie classiche all’italiana: è un cliente di Eva (Anna Foglietta), una escort che diventerà la principale portatrice del messaggio del film. Tutto, infatti, inizialmente sembra essere puntato su Alice (Paola Cortellesi), che rimane vedova del marito e piena di debiti da saldare. Non trovando lavoro e avendo un figlio da mantenere, decide di fare anche lei l’escort: gente che ha frequentato durante le lunghe giornate di lusso e festeggiamenti che ha avuto quando viveva nell’agio, da ricca nobildonna.

Ma sarà Eva a diventare la protagonista e ad insegnare non solo il suo mestiere ad Alice, ma che quando si vuole bene a una persona si è disposti a tutto, anche a fare le cose che non piacciono. E pagherà i debiti di Giulio (Raoul Bova), che ha un Internet point che rischia di chiudere per la crisi. Quest’ultima una situazione quanto mai attuale. Ma la solidarietà nella povertà di chi vive in quartieri di periferia può aiutare a salvarsi, a ritrovare quei valori preziosi (in primis quelli della famiglia e dell’amicizia) per cui “si può ancora vincere”, come dice Giulio stesso ad Alice. Anche quando tutto sembra perduto. Non c’è infatti solo lo squallore di istituzioni che lucrano, di pochi privilegiati che non denunciano tutto quanto possiedono, nella superficialità di canoni che puntano più sull’apparenza che sulla sostanza, nella multiculturalità sociale in cui però è difficile l’integrazione e la convivenza, ma anzi spesso prevalgono la discriminazione e l’emarginazione, un certo senso di ritrosia e di contrasto, di astio, di sospetto nei confronti del “diverso”, dello “straniero”. C’è anche la gioia di condividere quel poco che si ha tutti insieme intorno a una tavola e ridere di spensieratezza per un po’. L’importante è non giudicare, sembra dire il titolo del film, citazione della nota canzone di Caterina Caselli del 1966. Anche chi non sa cantare come Alice, può intonare e divertire con un brano quale “Se mi vuoi” di Pino Daniele. La tv poi cita se stessa, parlando del film di Nani Moretti “Ecce bombo” e col programma “Amore mio grandissimo”, tipo “Il dottor Stranamore” con Castagna o un “C’è posta per te” o “Carramba che sorpresa” più moderni, con cui Sofia (Caterina Guzzanti) cerca di riconquistare il “suo” Biagio (Aprea), che ha tradito.

Per mostrare l’autenticità dietro ciò che sembra costruito ad hoc. E se nel film Eva spiega che ci sono tre tipi di uomini, la commedia ci mostra anche tre tipi di donne diverse: quelle rassegnate che si sono adattate a situazioni “scomode” come Eva; quelle che vi ricorrono, come Alice, ma per necessità per poi tornare a una vita diversa; e chi vive nella semplicità dei piccoli gesti, nell’ingenuità della spontaneità istintiva di sentimenti che portano anche all’errore come Sofia. Tre donne e tre uomini principali, quasi a dimostrare che non c’è molta differenza tra i due sessi, così come non cambia molto tra italiani e immigrati o stranieri. Per questo nessuno può giudicare, parafrasando il titolo del film e della canzone. Ottime le musiche indubbiamente infine, così come l’abbigliamento e i cambi di abito di Alice. Buona la rappresentazione anche del mondo delle escort senza alcun giudizio appunto, senza nessuna presa di posizione né critica. Né tantomeno politica e non c’è neppure nessun attacco di parte o schierato: si parla di destra quanto di sinistra infatti.

Barbara Conti 

Cinema: in arrivo le nuove pellicole di Bertolucci, Stone e Haneke

Oliver Stone, Bernardo Bertolucci, Michael Haneke, Massimiliano Bruno. Questi alcuni dei nomi dei sei registi le cui nuove pellicole approdano nelle sale cinematografiche. Il maestro Bertolucci ha portato sullo schermo “Io e te”, il romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, scegliendo una storia tormentata di adolescenti, interpretati da due volti nuovi, Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco. Il regista parmense, a quasi dieci anni da “The dreamers”, ritorna alla regia e ai suoi temi preferiti con efficacia, restando al livello dei suoi giovani protagonisti. Continua a leggere