SENZA PRECEDENTI

commissione europa

Arrivata la lettera dall’Europa e chiaramente non ci sono sorprese al riguardo, nessuno da Bruxelles poteva accettare condizioni simili. La lettera con la richiesta di chiarimenti sul documento programmatico di bilancio italiano verrà pubblicata oggi, nel giorno in cui il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici è in missione a Roma per incontrare il ministro del Tesoro Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e in serata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
“Le dimensioni della deviazione sono senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Lo scrivono Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis nella lettera che il commissario francese ha consegnato oggi al ministro Giovanni Tria durante la sua visita a Roma e resa nota a mercati chiusi. Il documento di due pagine quantifica “un gap pari all’1,5% del Pil” che al cambio fanno circa 25 miliardi di euro. E dunque questa “evidente e significativa deviazione dalle raccomandazioni adottate dal Consiglio è fonte di gravi preoccupazioni”. Sottolinea inoltre “un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre. 
L’Italia appare sempre più isolata, arriva per Roma anche un duro attacco del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Unione Europea: “Non abbiamo comprensione per la proposta di bilancio che l’Italia ha inviato a Bruxelles, non pagheremo certamente le promesse elettorali e populiste degli altri. Ci aspettiamo quindi – ha aggiunto Kurz in un tweet – che il governo italiano rispetti le norme vigenti, i criteri di Maastricht valgono per tutti”.


Il premier Giuseppe Conte, arrivando al Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles per il vertice europeo, ha così risposto alle domande sulla manovra nell’ipotesi di bocciatura: “Confido in un dialogo costruttivo, sicuramente avremo delle osservazioni e ci confronteremo con esse. Porterò il messaggio di una manovra che abbiamo studiato molto bene, è una manovra per invertire la tendenza, noi vogliamo crescere”.

Prima dell’incontro bilaterale con la Cancelliera Angela Merkel, alla domanda dei giornalisti se c’è un margine per cambiare la manovra, ha detto: “Noi l’abbiamo studiata molto bene, quindi direi che non c’è”.

Per quanto riguarda la Brexit, il tema in agenda per l’incontro di oggi, Conte ha affermato: “Sicuramente disponibili a mantenere una finestra aperta per la chiusura del negoziato che ci auguriamo di poterlo chiudere, ma mi sembra un po’ complicato”.

Sulla manovra del governo, senza alcun dubbio, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Siamo convinti di quello che abbiamo fatto. Più passa il tempo, più mi convinco che la manovra è molto bella”.

A proposito dell’accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all’esecutivo Ue, Conte ha detto: “Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni. Mi aspetto delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria. Noi ovviamente risponderemo alle osservazioni critiche”.

Il decreto legge in materia fiscale, ha prodotto profonde divisioni nello stesso governo presieduto da Giuseppe Conte. Secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, il testo sarebbe stato ‘manipolato’ da qualche ‘manina’. Anche su questo il premier Conte rassicura: “Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri. Tra Lega e M5S non c’è nessuna frattura. Controlleremo il testo dell’articolo e sarà inviato”.

Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha detto: “Il contenuto del decreto fiscale lo conoscevano tutti”. Smentendo di essere lui la ‘manina’ denunciata dal vicepremier Di Maio, ha risposto: “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”,

Il presidente della Camera, Roberto Fico, in proposito alle presunte manomissioni nel decreto fiscale, ha detto: “Al di là di cosa sia successo, su cui il Consiglio dei ministri vedrà nella sua interlocuzione, io sono fermamente contrario a che ci sia questo articolo”. Così si è dichiarato contrario allo scudo fiscale senza rispondere sulla ‘pace fiscale’.

Intanto, lo spread tra Btp e Bund si è ampliato ancora arrivando a toccare i 315 punti base per poi assestarsi in area 313. Il rendimento del 10 anni italiano è salito fino al 3,61% per riportarsi al 3,59% secondo i dati riportati da Bloomberg. Oggi lo spread ha superato quota 320.

Il giornale ‘Der Spiegel’ ha corretto l’articolo su cui ieri si sono immediatamente innescate nuove polemiche tra il governo italiano e la Commissione europea, e la fonte ufficiale da cui aveva ricavato le informazioni riportate: l’eurocommissario al bilancio Guenter Oettinger ha ringraziato. Ieri il settimanale tedesco aveva riferito che oggi o domani l’esecutivo comunitario avrebbe recapitato all’Italia una lettera del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (che oggi e domani è a Roma per una serie di incontri) con cui avrebbe rigettato il piano di Bilancio notificato nei giorni scorsi dal ‘Bel Paese’.

Il tutto era stato attribuito alle rivelazioni di Oettinger. Poco dopo, tuttavia, questa lettura dei fatti era stata smentita dallo stesso eurocommissario, che aveva precisato che le sue erano valutazioni personali e che la commissione non aveva ancora deciso nulla.

Ora lo Spiegel riporta che l’Ue dovrebbe inviare una lettera all’Italia entro due settimane e che sulla base delle cifre attuali, secondo Oettinger la manovra verrebbe bocciata. Ma appunto, intanto, si negozierà e proprio per questo mentre Moscocivi è a Roma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sta incontrando diversi leader a Bruxelles, al vertice europeo.

Lo Spiegel ha scritto: “Una precedente versione di questo articolo aveva erroneamente riportato che la Commissione europea aveva già bocciato il piano di bilancio dell’Italia. La Commissione ha affermato di non aver ancora preso una decisione definitiva se respingere o meno il piano. Non verrà inviata domani una lettera di bocciatura, come inizialmente riferito, ed è attesa unicamente dopo che si saranno concluse le discussioni tra Moscovici e il governo italiano”.

“Grazie! Ho molto apprezzato”, ha affermato Oettinbger rispondendo al giornale tedesco. Si tratta dello stesso eurocommissario che nelle passate settimane aveva creato un caso con dichiarazioni, anche allora poi corrette, in cui inizialmente era stato riportato che aveva detto che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, consegnerà, oggi a Roma, direttamente al ministro dell’Economia Giovanni Tria una lettera con richieste di chiarimenti dell’esecutivo comunitario, sul piano di Bilancio notificato dall’Italia. A seguito del faccia a faccia al ministero di Via XX Settembre, è prevista una conferenza stampa congiunta Tria-Moscovici alle 18 e 30.

Ma a criticare la manovra del governo c’è anche la Confindustria. Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento all’assemblea generale dell’associazione, ha dichiarato: “Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento: tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita. No, quindi, alle promesse elettorali scassa bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro. Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il governo è giunto ad aggiornare il Def, per poi modificarlo, senza per questo convincere mercati ed Europa. Il punto di fondo non era e non è l’innalzamento del deficit 2019 al 2,4% del Pil. Se il maggior deficit fosse dovuto a un drastico innalzamento degli investimenti e degli stimoli alla crescita assumerebbe tutt’altro significato agli occhi di Europa, mercati e agenzie di rating e soprattutto al mondo delle imprese. Se invece il maggior deficit si persegue per continuare sulla vecchia strada di miliardi aggiuntivi alla spesa corrente, come a tutti gli effetti avviene destinandoli a reddito di cittadinanza e prepensionamenti, ecco che allora le stime di maggior crescita del Pil del governo non risultano credibili e il debito pubblico continuerà a salire. Non saranno 5 miliardi soli di investimenti pubblici in più a far salire il Pil dallo 0,9% potenziale a cui anche il governo lo stima, al +1,5% programmatico indicato dal governo stesso”.

All’orizzonte si profila una nuova crisi. Ci sono già dei segnali significativi: il crollo della produzione automobilistica a settembre, il calo dell’export e le misure protezionistiche.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all’Assemblea di Assolombarda a Milano, ha scritto: “Per affrontare le sfide che ha di fronte l’Italia occorre uno sforzo condiviso e una capacità di dialogo costruttivo da parte della politica, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile. Il rallentamento del ciclo del commercio internazionale e i segnali di ulteriori tensioni e misure protezionistiche rischiano di pesare sulla fiducia. E’ indispensabile uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide. Servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e della società civile, per scelte consapevoli, con una visione di lungo termine, nell’interesse collettivo. Confido nell’apporto che gli imprenditori sapranno dare con determinazione e impegno al progresso della nostra comunità”.

Il Presidente della Repubblica, ricordando al Teatro Era di Pontedera la figura del predecessore Giovanni Gronchi, difendendo la validità dell’Unione europea, ha detto: “Non va dimenticato che la sua presidenza ha accompagnato la scelta della nascita e dell’avvio dell’integrazione europea. Di quella che oggi si chiama Unione Europea e che, pur con lacune e contraddizioni, ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere. Insomma, una ‘coscienza internazionale nuova’. Sono i prodromi anche di quel ‘nuovo atlantismo’, attribuito al presidente Gronchi, che sostanzialmente prendeva atto del gigantesco passo in avanti rappresentato dall’abbandono di alleanze puramente militari di reciproco sostegno in caso di aggressione da parte di paesi terzi, per giungere ad alleanze politico-difensive come lo stesso Trattato dell’Atlantico del Nord, in una logica di integrazione”.

Le parole del Presidente Sergio Mattarella, sono di grande importanza, in questo particolare momento storico in cui gli atteggiamenti e le espressioni dell’attuale governo rischiano di portare l’Italia verso un isolamento.

Domani, dopo il Consiglio Ue, ci sarà l’Eurosummit.

Salvatore Rondello

Dl sicurezza. Psi: sì ai controlli no al nazionalismo etico

Decreto-sicurezza

Continua a suscitare perplessità il dl sicurezza raffazzonato dal governo e firmato nei giorni dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In insieme di norme con un obiettivo unico: la caccia all’immigrato. Norme ipocrite, come quella che prevede la chiusura entro le 21 dei “negozietti etnici che diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino” per usare le parole di Salvini.

Confesercenti ha messo in guardia contro «la discriminazione di determinati imprenditori rispetto ad altri». «Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, sia che siano esercizi gestiti da stranieri, sia che siano esercizi gestiti da italiani», ha detto Mauro Bussoni segretario generale della Confesercenti nazionale. Anche il Codacons ha commentato: «Crediamo che in materia di commercio e sicurezza non sia corretto generalizzare», ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi, secondo cui la chiusura dovrebbe essere prevista «solo nei centri storici delle città italiane e in tutti quei casi in cui gli esercizi in questione creino degrado». Tali negozi etnici «sono molto utili ai consumatori, perché rimangono aperti più a lungo degli altri esercizi e commercializzano una moltitudine di prodotti di diverse categorie, consentendo ai cittadini di fare acquisti last minute.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini non c’è dubbio che “la materia deve essere rivisitata. Il punto è come. Bene maggiori attenzioni in materia di permessi di soggiorno temporanei, bene i controlli, bene le misure di prevenzione al terrorismo e gli interventi a favore delle forze dell’ordine. Ma è l’aria che trasuda dagli articoli a preoccupare. Galera e pistole”. “La legge – continua – si ispira a un nazionalismo etnico contrario ai principi costituzionali e alla Dichiarazione Europea dei Diritti dell’Uomo. Un colpo alla società aperta e un ottimo viatico perché si ripetano casi razzisti tipo scuola di Lodi”- ha osservato. “Una cosa è respingere chi non è in regola, altro vietare un piatto di pasta a un bambino dentro una mensa scolastica. Se è giusto e sacrosanto controllare l’ingresso in un paese, è aberrante immaginare un’Italia rinchiusa su se stessa”.

Poi Nencini ha giunto un elemento inquietante: “I dati personali di chiunque utilizza il car sharing verranno trasferiti ad apposito centro presso il Ministero dell’Interno. Vi piace? – si domanda -. È nel decreto sicurezza di Salvini, art. 17. Tutti controllati, tutti infilati in un bello schedario informatico”. Nencini  l’ha definita  “una norma liberticida come non se ne vedevano dai tempi di Benito. Il lavoro, allora, lo faceva la Ceka. La polizia segreta. Vogliamo indignarci o no? Io l’ho fatto in Senato, poco fa”  durante i lavori della commissione.

Nel giorno della firma del decreto, ora all’esame del Parlamento, il Capo dello Stato aveva mandato un messaggio a Giuseppe Conte in cui metteva nero sui bianco le proprie perplessità.

Il governo lancia la sfida al rating

DiMaio_Salvini

Il Governo va avanti con il Def e con la manovra 2019, le cui misure valgono nel complesso 36,7 miliardi. Il ministro Tria e il vice premier Salvini, in una nota congiunta hanno chiarito i conti sul versante fiscale: “Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro. Nessun caos sulla flat tax”.

Vicepremier e ministro dell’Economia hanno detto la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sarebbero effettivamente 1,7 miliardi come sostiene Salvini.

Intanto, è arrivato l’allarme di Fitch. In una nota l’agenzia di rating ha affermato:  “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia”.

Fitch ha assegnato all’Italia un rating BBB, due gradini sopra il livello speculativo, con prospettive negative.

Con lo stesso comunicato, Fitch ha informato: “La nostra prossima revisione messa in programma è nel primo trimestre 2019.  Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)”.

Tria, poi, ha anche  contrattaccato alle recenti bocciature di Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, continuando a sostenere che l’impatto della manovra sul tasso di variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali. Le coperture 15 miliardi di euro, di cui 6,9 di tagli e 8,1 di più entrate.

Il messaggio di Salvini e Di Maio è che indietro non si torna (della serie ‘mi spezzo ma non mi piego’).

Il presidente Mattarella, in vista del prossimo Consiglio Europeo, ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri.

Al Colle sono saliti il premier, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella.

La manovra è a rischio infrazione per l’Italia, ma il governo sfida Fitch e ostenta sicurezza. L’allarme lanciato ieri dall’agenzia di rating sembra infatti non preoccupare l’esecutivo che, stando almeno alle parole dei suoi vicepremier, è certo che gli obiettivi contenuti nel Nadef siano la giusta ricetta per sanare l’economia del Paese.

Salvini con ostentata sicurezza ha ribadito: “Fitch? Gli imprenditori che fanno impresa, non qualche burocrate in qualche ufficio. Superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa è la promozione che mi interessa, ovvero che coloro che fanno impresa garantiscono migliaia di assunzioni nei prossimi mesi grazie al superamento della Fornero”.

Il parere di Salvini è pienamente condiviso dal parigrado Di Maio, che confermando la bontà del percorso tracciato dal governo fin qui, rivendicando anzi ‘l’anticonformismo economico’ dell’esecutivo giallo-verde contro i ‘potentati’, ha detto: “Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è una buona cosa che boccino quello attuale, perché significa che stiamo andando in controtendenza rispetto alle ideologie economiche in cui bisognava massacrare i diritti delle persone e favorire le solite lobby e potentati economici. Le riforme che abbiamo fatto fino ad ora e la manovra vanno nella direzione di aiutare le persone. Noi vogliamo essere promossi dai cittadini. Con quota 100 ci sarà più di una assunzione ogni pensionato e molte di queste aziende stabilizzeranno i dipendenti grazie al decreto dignità”.

Anche Conte ha ribadito la sua fiducia nella manovra nella consapevolezza, come hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, che i mercati, non appena conosceranno la bontà delle misure, capiranno. Intanto, il premier ha convocato, a Palazzo Chigi, la cabina di regia  tra il governo e le aziende di Stato per puntare sugli investimenti.

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato che spiegherà la manovra ai leader e alle istituzioni europee già la settimana prossima, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Nella nota dell’agenzia di rating, Fitch, sui conti pubblici italiani, è stato anche segnalato: “La risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell’attaccare le norme fiscali dell’UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio”.

Dunque, la posta in palio è molto più alta di quello che si potrebbe immaginare ed il costo è tutto a carico dei cittadini italiani ed europei, come da tempo viene osservato e valutato da questo giornale.

Infine, è la prima volta in Italia che un governo, nel fare la manovra di Bilancio, non tenga conto delle osservazioni e del parere dell’Ufficio Parlamentare al bilancio. Stiamo assistendo ad un ‘modus operandi’ del governo giallo-verde dubbiosamente rispettoso delle regole democratiche e della Costituzione.

Salvatore Rondello

FUORI DALLE REGOLE

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La seduta odierna a Piazza Affari rappresenta plasticamente la situazione di instabilità del Paese. Alti e bassi per tutta la giornata con Milano che prende una boccata d’ossigeno dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte, costretto a rassicurare i mercati dopo il botta e riposta con Bruxelles. Lo spread Btp/Bund ha toccato quota 300. Mai così alto dal 2014.

La manovra del governo gialloverde, dunque, ha sconquassato la finanza europea, che non crede alle misure promesse nella legge di Bilancio. L’Europa si è fatta sentire con Juncker, Dombrovskis e Moscovici. Tutti compatti nell’affermare che le disposizioni contenute nella finanziaria sono in contrasto con le regole comuni. Dall’Ecofin, il consiglio dei ministri europei delle finanze, hanno invitato il ministro dell’Economia Tria ad un ripensamento sul deficit al 2,4 per cento. “Siamo una famiglia chiediamo che l’Italia rispetti le regole” le parole del presidente di turno, l’austriaco Loeger.

Malgrado le avvisaglie, l’Esecutivo pentastellato non arretra. E mette in atto la solita macchina comunicativa: l’individuazione e l’attacco frontale al nemico di turno. L’Europa, come spesso accade, è il bersaglio preferito. “Qualcuno sta sperando che su questa manovra il governo italiano stia tornando indietro – sottintende Di Maio – ma noi sul deficit/Pil al 2,4% fino al 2021 non arretriamo di un millimetro e se ce ne sarà bisogno spiegheremo la manovra sulle piazze”. “Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia” l’affondo di Salvini su Twitter che va oltre: “Io parlo con persone sobrie che non fanno paragoni che non stanno nè in cielo nè in terra”. Ha risposto, intervistato dal programma Tagadà su La7, ad una domanda sulle affermazioni del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che aveva ipotizzato un rischio Grecia per l’Italia.

I danni, intanto, ha rischiato di causarli Claudio Borghi, il presidente leghista della commissione Bilancio che con le sue dichiarazioni antieuro continua a far ballare i mercati. “Sono più che convinto – aveva detto in mattinata a Radio Anch’io – che l’Italia, con una sua moneta, sarebbe in grado di risolvere gran parte dei suoi problemi, ma non tutti”. Apriti cielo. Dichiarazioni incaute che hanno obbligato il premier Conte a gettare acqua sul fuoco: “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile”.

Questa trafila di dichiarazioni appare solo l’inizio di un duro confronto tra Roma e Bruxelles. L’esito dell’incontro di ieri tra Mattarella e il ministro Tria non è piaciuto alla Commissione Europea, che auspica un intervento del Colle se non dovesse cambiare la situazione. Salvini e Di Maio sembrano decisi ad andare avanti. Per quanto ancora è difficile dirlo. L’impressione, però, è che sia un bluff per far intervenire il presidente della Repubblica così da addossargli tutte le colpe di una manovra bocciata prima di vedere la luce.

Francesco Glorialanza

Avviso Ue alla Manovra, ma Salvini “tiriamo dritto”

pierremoscovici-465x390Ieri notte il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, su proposta del presidente Giuseppe Conte.
Dal reddito e pensione di cittadinanza, alla prima fase della flat tax e al superamento della legge Fornero, sono alcuni dei principali punti del provvedimento.
Verrebbero stanziati 10 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza. Il provvedimento riguarderà  sei milioni e mezzo di persone. Contestualmente all’introduzione del reddito di cittadinanza è prevista anche la riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego. Il rischio è che chi prenderà il reddito di cittadinanza, poi vada anche a fare lavori in nero.
Via libera anche alla pensione di cittadinanza. La misura prevede l’innalzamento della minima a 780 euro.
Nella manovra c’è poi il superamento della legge Fornero con l’introduzione della quota 100 per andare in pensione. Il provvedimento dovrebbe riguardare almeno 400.000 persone. La misura mirerebbe a introdurre una modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani. Ci saranno più pensionati ma con una prestazione pensionistica più bassa. Mentre, non si prevedono nuove assunzioni di giovani poiché molti dei lavoratori che andranno in pensione sono in esodo (e quindi già fuori dal mercato del lavoro). Per i lavoratori esodati, i datori di lavoro si sono impegnati a versare i contributi pensionistici all’Inps fino al raggiungimento del pensionamento (quindi se il pensionamento arriva prima, il datore di lavoro non verserà più i contributi, ma la prestazione pensionistica per il lavoratore sarà più bassa).
Viene avviata la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani. Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha annunciato: “Tasse abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani”.
Tra le priorità figura anche la ‘pace fiscale’. Secondo quanto riportato in una bozza del Def il provvedimento dovrebbe riguardare i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali anche pendenti fino al secondo grado e di importo fino a 100mila euro. Ma non si comprende se è un premio agli evasori o una penalizzazione per chi si è visto arrivare tasse non dovute messe a ruolo per la riscossione.
Sono stati previsti risarcimenti in arrivo per i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie. Il vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato che per ‘i truffati delle banche’ è stato istituito un fondo ad hoc di 1,5 miliardi. Quindi, i truffati verrebbero risarciti con i soldi di onesti contribuenti, mentre i ‘poveri truffatori’ si terranno i soldi dei truffati.
Tra le altre misure ci sono la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019 e il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi. La nota di aggiornamento al Def prevede poi un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, per il quale, in considerazione delle caratteristiche di eccezionalità e urgenza degli interventi programmati, si intende chiedere alla Commissione europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio. Importo finora stimato non superiore al miliardo di euro.
Dalla Commissione europea, sui propositi di aumento del deficit, al 2,4 per cento del Pil, decisi ieri dalla maggioranza di governo in Italia, sono arrivati i primi segnali negativi.
Pierre Moscovici, il commissario europeo agli Affari economici, intervistato da due radio francesi ed alla Tv francese Bfm, ha affermato: “Si tratta di un Bilancio che sembra spingersi oltre i limiti delle nostre regole comuni. Fare politiche di bilancio espansive, quando si ha un debito molto elevato come quello italiano, è pericoloso, e finirà per ritorcersi contro il governo che ha fatto questa scelta politica. E, alla fine, il conto lo pagherà il popolo”. Così, Moscovici ha avvertito l’Italia all’indomani dell’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Cdm che ha esteso al 2,4% il rapporto deficit/Pil.
Pierre Moscovici ha anche aggiunto: “Se gli italiani continueranno a indebitarsi che cosa succede? Succede che i tassi di interesse aumentano, il servizio del debito, cioè i rimborsi, diventa più oneroso, e tutti gli euro destinati al servizio del debito, gli italiani non si ingannino, è un euro in meno per le autostrade, un euro in meno per le scuole, un euro in meno per la giustizia sociale. Quando si è indebitati si è inchiodati e non si può agire, non ci sono più margini per i servizi pubblici. È per questo che non è un burocrate di Bruxelles che parla: sono convinto che non sia nell’interesse degli italiani. Non ho niente contro gli italiani ma si possono benissimo fare delle misure sociali, riducendo il deficit. Come? Facendo delle scelte, tagliando spese che non sono efficaci, e ce ne sono. E aumentando le spese che preparano l’avvenire, che sono per la giustizia sociale. Non mi pronuncio sul contenuto del bilancio italiano, ma ci sono delle regole”.
Secondo Moscovici: “La manovra di bilancio dell’Italia, per come si profila dal documento finanziario, ora pare essere ‘fuori dalle strisce’ delle nostre regole comuni. E’ un bilancio in cui l’Italia, che ha un debito al 132%, sceglie l’espansione e il rilancio. L’Italia è la culla della democrazia, ma c’è una frase latina che dice ‘pacta sunt servanda’. Le regole vanno rispettate e non sono regole stupide: hanno un obiettivo comune a tutta la zona euro. Se il debito pubblico aumenta, allora creiamo una situazione instabile nel momento in cui la congiuntura cambia. Non abbiamo interesse ad una crisi tra la Commissione e l’Italia,  nessuno ha interesse a una cosa del genere, perché l’Italia è un Paese importante della zona euro. Ma non abbiamo nemmeno interesse a che l’Italia non rispetti le regole e che non riduca il suo debito pubblico, che resta esplosivo. Ci sono delle regole. Le regole devono fare in modo che il debito pubblico non aumenti. Dunque, ora ci sono delle procedure. Il 15 ottobre il bilancio italiano arriverà nel mio ufficio e i miei servizi lo valuteranno. E poi, dopo il 15 ottobre, risponderemo. Ci sono diverse possibilità:  la prima è dire ok, va bene; la seconda è chiedere delle correzioni e la terza è che proprio non va, e il bilancio viene respinto. E’ una possibilità prevista dai testi, che non si è mai verificata”. Parlando quindi delle sanzioni da irrogare all’Italia in caso di bocciatura della Manovra, Moscovici ha sottolineato: “Sono possibili, sono previste nei trattati, ma è una cosa che prende molto tempo, non sono nello spirito delle sanzioni, non lo sono mai stato. Non sono un burocrate”.
Le parole del commissario Moscovici sono state commentate immediatamente dal vicepremier Di Maio: “Considero l’intervento di Moscovici interlocutorio. Le preoccupazioni sono legittime ma il Governo si è impegnato a mantenere il 2,4% per tre anni e vi posso assicurare che ripagheremo il debito, e il debito scenderà”.
A margine del Comitato per la sicurezza in prefettura a Milano, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha assicurato: “Se l’Ue dovesse bocciare la manovra ‘noi tiriamo avanti’ (Mussolini diceva: ‘noi tireremo dritto’). Pensiamo di lavorare bene per la crescita del paese e per ridare fiducia, speranza, energia e lavoro. E quindi, sono felice di quello che abbiamo fatto in questi quattro mesi e di quello che faremo nei prossimi quattro anni. Dobbiamo abbattere i muri della precarietà, della sfiducia e della disoccupazione in Italia. Questa manovra, riducendo le tasse ai piccoli e aumentando le pensioni di invalidità, è un passo in avanti verso la civiltà: sono convinto che analisti e mercati capiranno che stiamo lavorando per il bene del Paese. Non sono assolutamente preoccupato. Tria non è mai stato in bilico, è un membro del governo, di un governo che in maniera compatta, piano piano, con intelligenza e responsabilità, sta mantenendo uno per uno tutti gli impegni presi”.
Ma le affermazioni trionfalistiche di Salvini e Di Maio non sono molto condivise dal mercato finanziario. All’indomani dell’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Cdm, che ha esteso al 2,4% il rapporto deficit/Pil, lo spread, dopo un avvio stabile a 237 punti base, raggiunge i 272 punti base con il rendimento al 3,196%. La reazione sui titoli di Stato dell’Italia è altrettanto netta. Su queste emissioni i rendimenti si muovono in direzione specularmente opposta al prezzo e, per questo, sono come una cartina tornasole delle tensioni nei mercati. Sulle principali scadenze di Btp si registrano aumenti dei rendimenti tra i 25 e i 36 punti base. Secondo la piattaforma Mts i rendimenti dei Btp decennali hanno raggiunto il 3,16 per cento, 25 punti base in più rispetto alla chiusura di ieri con lo spread in allargamento a 267 punti base. Il rialzo più forte, 36 punti base si è registrato sui Btp a 5 anni, con tassi al 2,30 per cento e un differenziale che schizza a 235 punti base. Sui Btp a 2 anni i rendimenti aumentano di 29 punti base, all’1,11 per cento e il divario si allarga a 159 punti base.
Piazza Affari, in mattinata, è scivolata sotto la soglia dei due punti percentuali: l’indice Ftse Mib è sceso sotto quota 3% a 20.849 punti.
Le raffiche di sospensioni in Borsa hanno colpito i titoli bancari. A finire in asta di volatilità sono stati: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Sospesi anche Unipol e Banca Generali. Riammessa invece Ubi, che al momento lascia sul terreno il 7,97%.
Le Borse europee avevano aperto in calo la seduta odierna di contrattazioni, sulla scia della situazione italiana. Le principali piazze del Vecchio continente registravano perdite che raggiungevano il mezzo punto percentuale: Parigi -0,51%, Francoforte -0,53%, Londra -0,18% e Bruxelles -0,34%.
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, da Torino per le celebrazioni dei 120 anni dell’Istituto, ha commentato:  “Come giudicare un governo che si pone l’obiettivo esplicito di aumentare di mezzo milione i pensionati? È un esecutivo non previdente. Si dice che questo servirà a liberare posti di lavoro per i giovani, ma non c’è nessuna garanzia che questo avvenga. Le imprese di fronte all’incertezza tenderanno a ridurre gli organici e tenderanno a gestire così gli esuberi. Nella storia del nostro paese non c’è mai stata la sostituzione dei pensionati con i giovani”.

L’ex ministro Elsa Fornero, all’indomani dell’aggiornamento del Def, ha detto: “È triste vedere tutta questa esultanza nel momento in cui si caricano i giovani di nuovi debiti. Vedere l’esultanza candida e disarmante di chi carica il debito sulle spalle degli altri lo trovo un po’ penoso”.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del World Manufacturing Forum, commentando la nota di aggiornamento del Def per la legge di Bilancio, ha detto: “Non è tanto importante lo sforamento di un punto ma i risultati che ne deriveranno grazie all’uso di risorse in termini intelligenti per il Paese. Adesso vediamo nel merito, il punto è: se questa manovra genererà dei risultati di minor debito pubblico e di più occupazione determina uno ‘story telling’ diverso nel quale si può fare più debito pubblico purchè questo abbia un’attenzione a crescita economica, occupazione e meno debito”.
Finora c’è stato il silenzio del presidente Sergio Mattarella e del ministro del Tesoro Giovanni Tria.
L’altra faccia della vittoria della linea del M5S e della Lega, dei festeggiamenti in piazza dei ministri e dei parlamentari penta stellati, è fatta di bisbigli, preoccupazioni, e della grande attesa per la risposta, di Borse, Europa e spread. Con un punto fermo, che emerge in serata: il ministro del Tesoro Giovanni Tria resta al suo posto, ben sapendo che, nella sua scelta, può contare sulla piena sponda del capo dello Stato. Fonti del Quirinale smentiscono con decisione che tra Mattarella e Tria ci siano stati contatti anche se è risaputo che il Quirinale è sempre stato contrario alle dimissioni del titolare del Mef. Poco dopo l’intesa raggiunta sul 2,4% del deficit/Pil, c’è stata una telefonata tra Mattarella e il premier Giuseppe Conte, fatta negli stessi momenti in cui Luigi Di Maio e i ministri M5S si affacciano dal balcone di Palazzo Chigi per celebrare il loro ‘trionfo’, acclamati dai parlamentari penta stellati che si sono spostati con tanto di bandiera a 5 Stelle, davanti Palazzo Chigi. Di Maio, brandendo il pugno dal balcone della sede del governo, ha urlato: “Ce l’abbiamo fatta”. Poi i ministri del Movimento sono scesi in piazza, assicurando che Tria non è in discussione. Hanno definito il ruolo di Conte ‘importantissimo’. Di fronte al timore della reazione dei mercati, Di Maio ha sottolineato: “Spiegheremo che ci sono così tanti investimenti in più che faranno crescere l’economia: saremo credibili”.
Secondo fonti del governo: “Proprio la previsione del più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia, come ha spiegato Conte dopo il Cdm, sarebbe stato un tassello importante nel convincere Tria. Tanto che, in Cdm, l’ok alla previsione del 2,4% del deficit/Pil per tre anni è arrivato all’unanimità”. Quest’ultimo dato piace molto alla Lega. Anche se Matteo Salvini sceglie di non metterci la faccia e lascia la piazza al M5S, forse temendo la reazione dell’elettorato del Nord, forse decidendo di assumere un atteggiamento più attendista in vista della reazione dei mercati. E, a quanto raccontano fonti di governo, ancor più prudente sarebbe stata la linea di Giancarlo Giorgetti nel corso del vertice della manovra, con il sottosegretario che avrebbe caldeggiato, invano, di non superare il tetto del 2,1%. Ma così non è stato e ora, il primo e il 2 ottobre, toccherà a Tria spiegarlo prima all’Eurogruppo e poi all’Ecofin.
Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha così commentato la manovra e l’aggiornamento al Def: “E’ una manovra contro il popolo. Una finanziaria che impoverisce il Nord senza aiutare il Sud, con molto assistenzialismo e pochi investimenti per la crescita. Danneggia il risparmio, fa aumentare il costo del mutui e dei prestiti a famiglie e imprese”.
Il segretario del PD, Maurizio Martina, dopo l’accordo sul Def non nascondendo la preoccupazione del suo partito per lo sforamento del deficit al 2,4%, ha dichiarato a Radio Capital: “Di fronte all’irresponsabilità di questo Governo non possiamo non alzare la voce. Vorrei un governo che si rendesse conto delle scelte che compie. Non possiamo non scendere in piazza davanti a chi sta mettendo il Paese a rischio, La mobilitazione nazionale è  prevista per domenica a Roma dove arriveranno da tutta Italia 200 pullman, 6 treni e tante persone che vogliono costruire assieme a noi l’alternativa. La manovra ha messo 100 miliardi di deficit sulle spalle dei giovani. Sono ladri di futuro. È Una manovra pericolosa e ingiusta. In questi anni abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione dell’Italia dopo la più grande crisi dal dopoguerra, per mettere in sicurezza i conti del paese. Per tutelare contribuenti, famiglie e imprese italiane. Il voto del 4 marzo non consente a chi governa oggi di poter fare tutto”.
Anche l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenuto a Uno Mattina, ha dichiarato: “Questa è una manovra irresponsabile. Avere il 2,4% di rapporto deficit/Pil significa produrre un’inversione a U nella finanza pubblica. Il debito comincerà ad aumentare e ci sarà una perdita di ricchezza dovuta a scelte sbagliate. Sono molto preoccupato”.
Il professor Marcello Messori, docente di Economia alla Luiss e direttore della ‘Luiss School of European Political Economy’, ha spiegato cosa potrebbe accadere con il 2,4% del rapporto deficit/Pil. In una analisi pubblicata nei mesi scorsi il professor Messori ha scritto: “Sarebbe un fattore di profonda instabilità per la nostra economia. Il 2,4-2,5% è il valore che avevo calcolato se fossero stati attuati tutti i punti del programma, seppure in modo graduale e moderato, senza alcun intervento di riduzione di altre spese. Quindi senza far scattare le clausole di salvaguardia aumentando l’Iva, e quindi la pressione fiscale, e senza alcuna attenuazione del trasferimento degli 80 euro dei governi precedenti. Si tratta di una percentuale che, prima ancora di contrastare con le regole europee, contrasta con gli obiettivi che almeno una delle componenti della coalizione ha sempre affermato: cioè, che la legge di bilancio avrebbe dovuto garantire uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del nostro Paese, in grado di rilanciare gli investimenti e di attenuare le disuguaglianze in termini di distribuzione del reddito e della ricchezza, per ridurre le aree di povertà. Il 2,4%, renderebbe difficilmente sostenibile in un’ottica di medio periodo il debito pubblico italiano. E questo determinerebbe un aumento degli spread e quindi dei tassi di interesse; fatto che indebolisce il settore bancario che detiene molti titoli del debito pubblico nei propri bilanci perché, con tassi di interesse più alti, diminuisce il prezzo dei titoli stessi e le banche potrebbero avere problemi nel rispettare le regole patrimoniali internazionali, trovandosi davanti all’alternativa: o ricapitalizziamo o riduciamo il credito. Ma, visto che ricapitalizzare in questo momento è difficile, ci sarà una riduzione dei finanziamenti all’economia reale. Quindi il denaro costerà più caro e ci sarà meno liquidità e questo creerà molta incertezza che si propagherà al settore reale e si ridurranno gli investimenti. Proprio l’opposto di quanto si persegue a parole. L’idea che aumentando la spesa pubblica si aumenti automaticamente il tasso di crescita dell’economia è vero se, e soltanto se, l’aumento della spesa pubblica è efficiente e non ha conseguenze sul resto dell’economia”.
Secondo il professore Marcello Messori: “Invece, queste conseguenze ci sarebbero e sarebbero negative. Il ragionamento per il quale sia sufficiente aumentare la spesa pubblica per far crescere l’economia, purtroppo, non è così. Dipende molto dalla qualità della spesa. Inoltre, anche se riuscissimo ad effettuare un’allocazione efficiente della spesa pubblica, innanzitutto ci sarebbe uno sfasamento temporale perché, prima che produca effetti, ce ne sarebbe uno immediato di instabilità. C’è quindi un rischio serio che gli effetti negativi creino tali e tanti problemi da impedire la possibilità di aspettarsi effetti positivi nel medio periodo. E’ tutto molto più complicato di quanto non faccia presumere l’automatismo ‘più spesa più crescita’. Ma non è che dobbiamo non eccedere la soglia del 2% perché ce lo chiede l’Europa, non la dobbiamo infrangere perché non è compatibile con la stabilità della nostra economia. E rendere più instabile un’economia significa punire le fasce più deboli della popolazione”.
Anche Omero, nell’Odissea, con Ulisse che volendo sfidare le leggi della natura si infranse e naufragò nel tentativo di superare le ‘colonne d’Ercole’, avvisò l’umanità sui pericoli che si corrono quando si sfidano le leggi della natura. Adesso, il governo Conte, con Di Maio e Salvini motivati da scopi elettorali, con il decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, ha sfidato le leggi economiche e rischia di far infrangere il Paese: a naufragare per primi saranno le fasce più deboli della popolazione che non possiedono neanche un salvagente.

Flat tax per partite Iva, Salvini tenta l’affondo

salviniIl fisco è una carta magica per acchiappare voti. Le partite Iva si avviano a fare da battistrada per la flat tax. Matteo Salvini finora si è impegnato quasi esclusivamente sul fronte della battaglia contro l’immigrazione illegale, raccogliendo vasti consensi nell’opinione pubblica nonostante i modi muscolari e sbrigativi. Ma il segretario della Lega, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno sa benissimo che non può dimenticare il varo della flat tax (tassa piatta in italiano), della pace fiscale e della revisione della legge Fornero sulle pensioni, le promesse seducenti sulle quali ha vinto le elezioni politiche del 4 marzo.

Salvini all’inizio di luglio ha confermato gli impegni sulle pensioni e per tagliare le imposte: «Entro il 2018 daremo segnali concreti sulla flat tax, sulla Fornero e sulla pace fiscale».

Probabilmente, però, darà la precedenza a un anticipo della flat tax per i lavoratori autonomi. Nel governo Lega-M5S si sta lavorando a un decreto legge da approvare prima di Ferragosto (altrimenti sarà rinviato in autunno con la legge di Bilancio) per permettere alle partite Iva con ricavi fino a 100 mila euro l’anno di accedere a un nuovo regime forfettario con un’imposta al 15%. Una vasta platea di circa 1.000.000 di piccoli imprenditori e professionisti, il ceto medio produttivo affascinato dalla Lega, incrocia le dita perché taglierebbe della metà le imposte. Il sottosegretario leghista all’Economia Massimo Bitonci, guardando alle partite Iva, al ‘Sole 24 Ore’ ha annunciato: «Garantirà un prelievo strutturale del 15%, ulteriormente ridotto al 5% per le start up».

La pace fiscale, altro tema magnetico per gli italiani tartassati dalle troppe tasse, è invece destinata a slittare al 2019 e riguarda cartelle esattoriali non pagate, liti fiscali, sanzioni e multe. C’è una doccia fredda per i contribuenti: saranno escluse la rottamazione uno e la rottamazione bis. Bitonci ha avvertito: «Chi non salda i conti con le definizioni agevolate in atto non sarà ripescato con la nuova pace fiscale».

La pace fiscale, un condono è l’accusa del Pd, è una mossa importante per l’esecutivo di Giuseppe Conte: con i previsti 50-60 miliardi di euro di incassi potrebbe coprire buona parte delle spese per la flat tax (bandiera di Salvini), per il reddito di cittadinanza (cavallo di battaglia di Luigi Di Maio) e per modificare la legge Fornero (battaglia cara ad entrambi) per andare in pensione prima, introducendo la cosiddetta quota 100, da raggiungere sommando età anagrafica (64 anni) e anni di contributi previdenziali (36). I tre provvedimenti potrebbero costare 70-100 miliardi di euro: una meta da raggiungere tra introiti da pace fiscale-condono ed aumento del deficit pubblico entro il limite del 3% nel rapporto con il Pil (Prodotto interno lordo).

Il percorso, però, è difficile per tre motivi: 1) secondo l’opposizione di centro-sinistra la pace fiscale-condono frutterebbe solo 7 miliardi; 2) non è certamente scontato il sì dell’Unione europea all’aumento del deficit pubblico italiano che invece avrebbe dovuto essere azzerato; 3) i mercati finanziari internazionali potrebbero reagire male, con una pericolosa crescita dello spread, a delle coperture delle spese ritenute inadeguate.

Un altolà è arrivato anche dall’interno del governo, da Giovanni Tria, un tecnico stimato dal presidente della Repubblica Mattarella e dal presidente della Banca centrale europea Draghi. Il ministro dell’Economia ha più volte precisato: reddito di cittadinanza, modifiche alla Fornero e flat tax (cavallo di battaglia anche di Silvio Berlusconi) saranno introdotti «compatibilmente con gli spazi finanziari» e rispettando le coperture di spesa. L’esecutivo inoltre agirà «mantenendo l’impegno sulla riduzione del debito». Di qui le scintille nel “governo del cambiamento”. Tria è un ministro sempre meno amato da Salvini e da Di Maio, l’altro vice presidente del Consiglio grillino. Per molti sarebbe con un piede fuori dal governo.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

PROBLEMI TECNICI

quirinale

L’economia in caduta libera, le polemiche con Bruxelles, gli insulti al presidente della Repubblica e il Governo che resta un miraggio: l’Italia è piombata nel caos. Il Paese sta vivendo uno dei momenti più oscuri della storia della Repubblica. E, quel che è peggio, la via d’uscita sembra ancora lontana.

La giornata di oggi è stata drammatica per Piazza Affari, che ha vissuto momenti critici come nel 2013. Il differenziale tra i Btp e i Bund ha toccato i 320 punti base, scendendo poi a intorno ai 250. Lo stallo politico-istituzionale pesa anche sull’indice della Borsa. Milano ha ceduto infatti l’1,77%. In Europa nessuno è andato peggio. A spingere verso il precipizio Piazza Affari è stato il comparto bancario, che ha in cassa gran parte dei titoli italiani.

A tutto ciò bisogna aggiungere le parole del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, che certo non hanno raffreddato gli animi. Secondo l’esponente del Ppe “i mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”. Un assist per Salvini, ormai pronto alla campagna elettorale. “Non ho paura delle minacce” la replica del leader leghista. Il presidente della commissione Ue Juncker ha provato inutilmente a stemperare la tensione: “Compete agli italiani e soltanto a loro decidere sul futuro del loro Paese”. Secondo il Movimento 5 Stelle, le parole di Oettinger “sono la prova delle evidenti manipolazioni che la democrazia italiana ha subito negli ultimi giorni”. Alle proteste si è unito il Pd, che con il segretario Maurizio Martina chiede rispetto: “Nessuno può dire all’Italia come votare, meno che mai i mercati”.

In questo scenario, c’è da formare il Governo. Particolare di non poco conto. Cottarelli ci ha provato, ma sembra che l’ipotesi sia già tramontata. La conferma arriva dal fatto che dopo l’incontro con Mattarella andato in scena nel pomeriggio, l’economista ha lasciato il Quirinale senza parlare e, soprattutto, senza comunicare la lista dei ministri. Al Colle fanno sapere che “ci sono problemi”.

Da quanto trapela, sembra infatti che i partiti stiano tirando per la giacchetta il Capo dello Stato per tornare alle urne già a fine luglio. Domani mattina un nuovo incontro tra Mattarella e Cottarelli definirà la vicenda. Ad oggi appare davvero difficile che un esecutivo possa vedere la luce in tempi brevi.

Francesco Glorialanza

Il governo giallo-verde mette in allarme la Ue

commissione_berlaymont

Il governo giallo-verde ancora non c’è ma già mette paura. E questa volta le critiche non arrivano dalle opposizioni italiane, purtroppo molto deboli e ancora intente ad analizzare le motivazione della sconfitta del 4 marzo, bensì dall’Europa. Come riporta anche EuropaToday, gli attacchi al governo che sta per nascere (o almeno così sembra) sono arrivati dalla Commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstrom, dal vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis e da ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn: “Spero che Mattarella non permetta al nuovo governo italiano di distruggere tutto il lavoro fatto negli ultimi anni in Europa” alludendo al lavoro di risanamento fatto dai governi di centrosinistra.

Asselborn ha parlato a margine del Consiglio Affari Esteri, riunito a Bruxelles nel formato Commercio: “Abbiamo a che fare con una situazione in Italia che ci può danneggiare, ma che può danneggiare anche gli italiani. Spero che il presidente italiano riesca a svolgere un ruolo per prevenire la perdita di tutti i progressi fatti negli ultimi otto anni”.

L’affermarsi di posizioni populiste in Italia è più pericoloso che in altri stati membri, come è successo per esempio in Francia nelle ultime elezioni presidenziali. Da noi il margini di manovra sui conti dello Stato sono più ridotti. Il nostro debito monstre è per dimensioni il secondo al mondo, di conseguenza le nostre finanze non possono permettersi troppe distrazioni dalla linea del buon governo con l’introduzione di riforme dalle tasche bucate dai costi imprecisati. Come ad esempio la flat tax, l’abolizione della legge Fornero o il reddito di cittadinanza che sono stati i punti centrali della campagna elettorale di Lega e Ms5. Non si tratta di invasione di campo da parte della Commissione, come accusano a gran voce Di Maio e Salvini, ma di legittima preoccupazione. D’altronde non è la prima volta che l’Europa si fa sentire e non solo verso il nostro Paese. Ma un governo, quello nascituro, che ha nel proprio Dna e nel proprio programma l’antieuropeismo e l’esaltazione dei sovranismi, non ha di queste sensibilità.

Mario Muser

LO SCOGLIO

contratto

Raggiunto l’accordo sul programma, resta da risolvere il problema più grande: il nome del premier. Al di là delle dichiarazioni di facciata sembra questo il vero scoglio che Lega e 5 stelle dovranno superare per dar vita ad un governo giallo-verde. La soluzione appare più complicata del previsto. Le parti non indicano scadenze né sull’annuncio del Presidente del Consiglio né sulla data della prossima visita a Mattarella. “Non vi do scadenze” ha detto il capo politico campano ai giornalisti che lo incalzavano.

Per Palazzo Chigi resta comunque probabile l’ipotesi di un politico. Un politico del Movimento 5 Stelle. Di Maio potrebbe essere costretto a fare un passo indietro in virtù dell’accordo con la Lega, anche se la sua candidatura resta forte. Alfonso Bonafede, però, potrebbe spuntarla. In corsa pure Emilio Carelli, giornalista ex direttore di Sky Tg24 e neoparlamentare grillino. Il diretto interessato non ha smentito la possibilità di una sua nomina, ma ha tenuto a precisare che “il candidato premier del Movimento è e resta Luigi Di Maio e tutta la mia disponibilità all’interno del Movimento è determinata a sostenere la sua candidatura”.

Intanto nell’incontro di oggi alla Camera sono stati definiti i punti programmatici del contratto di governo. Sia Salvini che Di Maio avrebbero espresso “reciproca soddisfazione”. Inserito nel documento anche il conflitto di interessi, tema inviso a Forza Italia, principale alleato della Lega. Così come lo stop alle sanzioni europee alla Russia e la chiusura di tutti i campi rom.

Nel documento sono riportati i temi principali delle battaglie di Lega e Movimento: dalla Flat Tax per famiglie e imprese, al reddito di cittadinanza per i nuclei familiari in difficoltà, fino al superamento della legge Fornero. La legittima difesa, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio, viene ridisegnata dal documento e definita come “domiciliare”. Ci sono anche l’inasprimento delle pene per i reati di corruzione e la stretta sugli sbarchi clandestini ed i rimpatri. In tema di Europa spiccano il ricorso al deficit per attuare nuovi investimenti e la messa in discussione dei trattati continentali. L’istituzione di un ministero della Disabilità è l’idea per il sociale.

Il programma di Governo è pronto, dunque. Mancano solo le ultime limature e le firme in calce dei due leader. Entrambi si confronteranno a breve con i rappresentanti dei rispettivi partiti. Il primo sarà Salvini, che per domani alle 14:00 ha convocato il Consiglio Federale per comunicare gli ultimi sviluppi sulla trattativa con Di Maio. Una pura formalità che sancirà il via libera all’Esecutivo Lega-5 Stelle. Premier permettendo…

F.G.

Cicchitto: “Nel Pd uno scontro suicida”

fabrizio cicchitto

Onorevole Cicchitto, (ReL, Riformismo e Libertà), qual è la sua opinione sulla situazione politica, sullo stallo che dura ormai da settanta giorni e sulla possibilità di un governo M5S-Lega?
È molto difficile nella giornata di oggi prevedere se Movimento 5 Stelle e Lega faranno un governo. Quello che è abbastanza chiaro è che se lo faranno esso sarà per un verso imprevedibile per altro verso pericoloso. Al di là della veridicità o meno dei documenti circolati il punto di incontro è costituito in politica economica dal fatto che bisogna aumentare la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale in deficit. Un’operazione del genere non assicurerà la crescita, ma farà saltare per aria i conti pubblici. Le ragioni della pericolosità di questa concezione le ha spiegate bene una personalità al di sopra di ogni sospetto, cioè Carlo Cottarelli. L’unica giustificazione di un’operazione del genere è quella dell’uscita dall’euro, ma l’uscita dall’euro comporterebbe una svalutazione del 20-30% e un’autentica catastrofe monetaria, economica e sociale. Addirittura grottesca è stata poi l’impostazione data alla costruzione dell’eventuale governo prescindendo dalla figura del presidente del Consiglio. Ma il premier secondo la Costituzione ma anche la logica politica è la testa del governo, non si tratta di un personaggio stravagante che può essere ingaggiato all’ultimo momento come se si trattasse di un esecutore che come un pappagallo dovrà ripetere quello che gli imporranno di dire i due consoli.

Secondo lei come ha gestito questa crisi politica il presidente Mattarella?
A mio avviso Mattarella ha fatto benissimo a ricordare che il presidente della Repubblica non è un notaio e che ha molto da dire sia sui punti programmatici del governo sia sui singoli ministri. Mi ha lasciato invece perplesso il fatto che Mattarella non abbia posto come questione pregiudiziale l’indicazione da parte di questa pretesa maggioranza del suo premier perché questo avrebbe consentito un percorso chiaro e rettilineo ed evitato le scene grottesche di questi giorni che francamente ridicolizzano l’Italia.

Dopo i richiami dell’Europa sugli immigrati e patto di stabilità lei crede che davvero ci potrebbero essere problemi con un governo Lega-Movimento Cinque Stelle?
Come ho già detto con l’Europa ci saranno enormi problemi. A quanto sembra i due consoli e il loro consulente economico Bagnai non vogliono contrattare con l’Europa la flessibilità, il patto di Dublino, il fiscal compact rendendosi forti nella trattativa con una rigorosa spending review, ma vogliono realizzare la revisione dei trattati, operazione chiaramente impossibile perché richiederebbe l’assenso degli altri 26 paesi. Leggeremo i testi finali ma è evidente che il retroterra di tutta l’operazione è estremamente scivoloso e potenzialmente distruttivo.

Nello scenario politico ormai si è avviato un processo di scomposizione e ricomposizione favorito anche dalla formazione di un governo tra i Cinque Stelle e la Lega. La sinistra riformista soffre ormai da diverso tempo di crisi di identità. Non pensa che si potrebbero riannodare i fili della diaspora socialista? E se si, a chi dovrebbero guardare i Socialisti per un’eventuale alleanza?
La realtà va presa di petto: c’è un’enorme contraddizione fra lo spessore e la intrinseca validità della cultura liberal socialista e riformista e i soggetti politici lillipuziani derivanti dalla distruzione del partito socialista realizzato manu militari nel ’92-’94. Probabilmente ha pesato su tutto ciò anche il fatto che rispetto alla DC e al PCI l’insediamento originario sociale e territoriale del PSI era molto più ridotto. Di conseguenza un pezzo di ciò che rimaneva di quadri socialisti (l’elettorato si è disperso in molteplici direzioni) ha fatto un’esperienza oggettivamente subalterna nell’alleanza con il PDS-DS e poi con il PD, riuscendo solo a salvare alcuni minimi elementi di sopravvivenza. Su un altro versante a titolo individuale e altri amici e compagni come Margherita Boniver, Stefania Craxi, Sergio Pizzolante, Maurizio Sacconi e altri hanno trovato spazi parlamentari e politici in Forza Italia per battaglie riformiste e garantiste. I limiti di tutte queste esperienze sono chiare a tutti noi. In queste ultime elezioni poi c’è stato un autentico tsunami, con la prevalenza di due forze, una molto pericolosa perché insieme autoritaria e populista, l’altra molto aggressiva sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e dell’Europa. Queste forze hanno raso al suolo i centristi di vario tipo, hanno nella sostanza sconfitto Forza Italia e hanno inferto un colpo durissimo al PD che per parte sua ha fatto tutti gli errori possibili e immaginabili. Di conseguenza a mio avviso partiamo proprio da zero. La situazione sarà evidentemente diversa a secondo che M5S e Lega riescano a fare un governo, ma in ogni caso da zero si riparte per quello che riguarda un soggetto politico socialista, ma anche per quello che riguarda il resto, cioè i centristi e il PD. Mi sembra che siamo ancora tutti sotto shock. Poi allo stato attuale delle cose ad essere sinceri centristi e socialisti rischiano l’irrilevanza mentre il PD mi sembra tuttora in preda ad uno scontro suicida fra correnti. E’ evidente che se ci sarà un governo M5S-Lega ciò comunque provocherà delle reazioni.

Ma chi potrebbe avviare questa riunificazione? Da dove si dovrebbe cominciare?Non so, anche se me lo auguro, se sarà possibile in Italia un’operazione alla Macron con il superamento di tutti i soggetti tradizionali del centro e della sinistra socialista e riformista. Come ricordava alla fine dell’Ottocento il saggista marxista Plechanov è fondamentale “la funzione della personalità nella storia”, cioè se emerge o meno un leader all’altezza di costruire una battaglia di opposizione prima e di governo poi che aggreghi la razionalità, la progettualità riformista, la capacità di aggregazione delle forze sociali produttive e della costruzione di uno o più soggetti politici degni di questo nome. Allo stato però ci troviamo in una sorta di deserto dei tartari.

Ida Peritore