Tennis. Successo italiano con Berrettini. Precisione da talento svizzero

Matteo-BerrettiniUn altro successo per l’Italia e stavolta doppio (in tutti i sensi). È riuscita, infatti, l’impresa a Matteo Berrettini di conquistare sia il titolo in singolare che in doppio (in coppia con l’altro connazionale Daniele Bracciali, e ciò vale ancor di più per i colori azzurri) in Svizzera: un successo tutto italiano all’Atp di Gstaad. Il tennis maschile nostrano si aggiudica così un altro campione, a soli 22 anni. Un talento dalla precisione tutta svizzera, allora pare proprio il caso di dire. Si tratta del giovane romano Matteo Berrettini, che in finale ha battuto la testa di serie n. 2: lo spagnolo Roberto Bautista Agut. Nella finale maschile di doppio, invece, la coppia tutta italiana -formata da Matteo con Daniele- si è imposta su quella composta da Denys Molchanov ed Igor Zelenay con un doppio tie-break: vinto per 7 punti a 2 il primo e per 7 punti a 5 il secondo e decisivo, che ha decretato il trionfo degli azzurri al J. Safra Sarasin Swiss Open di Gstaad.
Dunque ora il campione italiano avrà ancor più responsabilità con questa vittoria nel difendere ed imporre il tennis italiano nel mondo e tenerne alti gli onori a livello internazionale. E sicuramente ne sente tutto il peso, a partire dalla consistenza ponderale della coppa che ha dovuto alzare (con gioia, ma faticando non poco) qui in Svizzera. Scherzi a parte, sembra davvero pronto. Per sua stessa ammissione, nella settimana dell’Atp di Gstaad ha espresso il suo miglior tennis, con una qualità di gioco elevatissima. Non ha dimenticato di rivolgere un ringraziamento alla sua famiglia che lo ha sempre supportato, sostenuto ed accompagnato ovunque, indispensabile alla sua crescita umana, professionale ed atletica. Un esempio di umiltà e genuinità significativo, poiché non ha nascosto la sua incredulità, la positiva sorpresa inaspettata ricevuta di ritrovarsi a festeggiare un trionfo importante, quasi un trampolino di lancio giunto imprevisto. Ancora non ci credeva che aveva raggiunto tale traguardo e se l’è voluto godere tutto sino all’ultimo.

Atp di Gstaad. Del resto i suoi colpi e il suo percorso qui in Svizzera non hanno lasciato spazio ad equivoci. Per arrivare alla finale ha battuto, in fila, Rublev (con un doppio 6/3 netto), poi Feliciano Lopez (per 6/3 6/4, non male per un avversario sempre ostico), poi il qualificato Jurgen Zopp (per 6/4 7/6), giocando un tennis strepitoso e vendicando il connazionale Fabio Fognini (reduce dalla vittoria in Svezia, ma sconfitto in tre set proprio da Zopp qui in Svizzera con il punteggio di 6/1 3/6 6/3). Infine l’exploit nel big match della finale contro il veterano e favorito Bautista Agut; esperto ed abile, lo spagnolo era dato per vincitore assoluto indiscusso; poche le chances riservate a Matteo. Invece, sin da subito, il romano ha messo le carte in tavola. Il primo game è durato tantissimo (più di otto minuti) e Berrettini ha avuto subito l’opportunità di portarsi avanti di un break (poi sfumata, così come nel secondo set). Si è arrivati, così, ad un giusto tie-break che Matteo ha ben gestito (conquistandolo per 11 punti a 9). Lottato anche il secondo set, soprattutto nel primo game, ma poi il giovane italiano ha trovato il break decisivo, che ha mantenuto e che lo ha portato a chiudere il secondo parziale per 6/4.

Un 7/6 6/4 che dice molto. Un punteggio molto gratificante, visto l’avversario; ma soprattutto è stata la qualità di gioco del romano -molto convincente- ad entusiasmare: le ottime percentuali di servizio, soprattutto di prime e di aces (circa 15), sono indice di una tecnica più che valida alla battuta, favorita dall’alto del suo metro e 93 di statura. Però la differenza l’ha fatta in particolare con un colpo: il passante lungolinea alla sinistra dell’avversario in top spin (inside in), specialmente di rovescio, ma anche in dritto a sventaglio. Eccezionale veramente, ha scatenato l’appaluso del pubblico più volte, quasi in una standing ovation. Inoltre apprezzabile il suo impegno per migliorare, con la volontà di venire in avanti a rete, in attacco, giocando in avanzamento, ma difendendosi anche molto bene (con buoni passanti). Serio e solido, Matteo non ha tremato neppure nei momenti di maggiore difficoltà, ma è rimasto concentrato e ha reagito; tanto da mettere lui in difficoltà un avversario esperto come Bautista Agut, anche nello scambio da fondo basato su regolarità di scambi lunghi da cui la testa di serie n. 2 ha tentato alla fine di uscire venendo avanti a rete, ma trovandosi spesso ‘infilato’ dal passante vincente di Berrettini.
Atp di Amburgo. Il giovane romano classe 1996 si avvicina così sempre più alla top 50, raggiungendo l’attuale n. 54 della posizione nel ranking mondiale. Speriamo sia solo l’inizio di un lungo cammino sempre più ricco di soddisfazioni per lui. E, a proposito di settimane di tennis spettacolare e di miglior gioco espresso, non si può non rilevare quella ugualmente di Nikoloz Basilashvili. Da qualificato è andato a vincere niente di meno che un prestigioso torneo quale l’Atp di Amburgo, su un altro veterano come Leonardo Mayer, che altrettanti grandi cose aveva fatto vedere durante la ‘sua’ settimana qui in Germania. L’aria tedesca lo ha particolarmente ispirato, ma soprattutto lo ha incoronato con il suo primo titolo Atp in carriera. Il tennista georgiano diventa, dunque, n. 35 nel mondo impedendo a Leonardo Mayer di portare a casa per la terza volta il titolo qui in Germania. Lo si ricorderà lo scorso anno quando si commosse per la vittoria dedicandola al figlioletto (presente anche quest’anno in braccio alla mamma ovvero sua moglie), imponendosi sul tedesco Florian Mayer (stesso cognome per curiosa coincidenza) per 6-4 4-6 6-3; l’argentino, poi, lo aveva già conquistato nel 2014 vincendo sullo spagnolo David Ferrer per 6/7 6/1 7/6 (in rimonta, al terzo, partendo sotto di un set). Eppure anche in questo 2018 è stato il Mayer di sempre, preciso e solido; ma non abbastanza per piegare il georgiano. Quest’ultimo potente particolarmente col dritto, è stato incisivo con le accelerate da fondo che hanno spiazzato l’avversario, lasciandolo fermo, quasi attonito e a tratti scoraggiato e rinunciatario, quasi rassegnato. Dopo aver vinto bene il primo set per 6/4 (trovando il break decisivo nel finale, dopo un gioco molto lottato ed equilibrato), Basilashvili si è un attimo come deconcentrato; o almeno ha avuto un lieve calo, con una diminuzione delle percentuali al servizio, che lo ha mandato in confusione e l’altro è entrato sempre più in partita rifilandogli un netto 6/0; bravo nel finale Nikoloz a rientrare, riuscendo ad andare a vincere per 7/5 (set simile al primo, con un solo break decisivo, ma ottenuto più tardi perché ancor più conteso quale parziale in quanto fondamentale). Una prova di gran carattere e concentrazione, di enorme forza di volontà e dedizione, di impegno massimo per il georgiano (sostenuto molto sugli spalti tra il pubblico, con striscioni affettuosi per lui). Finalmente l’incoronamento di un giusto riconoscimento di merito per il grande lavoro svolto in quest’ultimo periodo soprattutto (quando si era fatto di più notare anche a Roma agli IBI). Basilashvili aveva rincorso altre due volte il primo titolo Atp in un paio di occasioni, in anni diversi: nel 2016, quando perse la finale di Kitzbühel contro Paolo Lorenzi (che si impose per 6/3 6/4) e nel 2017 (l’anno dopo dunque) quando fu sconfitto a Memphis da Ryan Harrison (che gli rifilò un netto e severo 6/1 6/4). Ad Amburgo ha colpito la solidità di Basilashvili, in grado di battere molti avversari ‘regolari’. Partito dalle qualificazioni, ha sconfitto -in rassegna-: il tedesco Tobias Kamke, poi Jurgen Melzer, poi Philipp Kohlschreiber in tre set (il tedesco si è arreso solamente col punteggio di 7/5 1/6 6/4), poi Pablo Cuevas (sconfitto per 7/6 6/4), poi un altro Pablo -stavolta Carreno Busta (testa di serie n. 3 del tabellone)- battuto con lo stesso score, infine la durissima semifinale contro Jarry (vinta in tre set per 7/5 0/6 6/1). Se consideriamo, da ultimo, il risultato della finale (6/4 0/6 7/5), rileviamo quanto non sia stata facile né da poco l’impresa che ha compiuto di risollevarsi dopo aver incassato un cappotto come un 6/0, che avrebbe messo ko chiunque, soprattutto dopo essere stato avanti di un set. Reagire, ritrovare le redini del gioco e del comando del match e vincere la partita tornando a dominare non era affatto scontato; e Basilashvili ci è riuscito per ben due volte: considerato out, fuori dalla partita, è rientrato a pieno ed è andato a vincere. Da vero campione ‘mentale’, dando una prova di solidità di nervi degna del miglior Roger Federer (per tornare alla Svizzera prima citata per il nostro Berrettini).

Atp di Atlanta. E se prima abbiamo citato Ryan Harrison e la conquista pluriennale qui ad Amburgo di Leonardo Mayer, una situazione simile ci riporta all’Atp di Atlanta; dove era di casa John Isner. Il campione americano si conferma appunto campione di casa qui al BB&T Atlanta Open, che ha vinto ben 5 volte con questa, di cui questa del 2018 è la seconda consecutiva e la seconda di seguito proprio contro Ryan Harrison. Il connazionale americano non è riuscito a vendicare la sconfitta dello scorso anno incassata dal campione, che gli aveva rifilato un doppio tie-break nel 2017. Quest’anno, invece, quanto meno lo è riuscito a portare sino al terzo set; ma forse per John proprio per questo ha più valore tale vittoria. Isner ha dato prova di grande reattività, con una reazione di orgoglio proprio nel finale, che forse il pubblico non si aspettava più. Forse era semplicemente ancora stanco (dalla maratona contro Anderson a Wimbledon) o provato dal caldo, forse deconcentrato oppure un po’ demotivato (nel senso con la testa più rivolta alla futura nascita della sua bambina che sulla vittoria). Se ha affermato che per assistere alla nascita della sua primogenita lascerebbe persino di corsa gli Us Open, forse poi ha riflettuto su quanto tenesse a questo torneo e quanto l’Atp di Atlanta gli abbia dato. Anche in semifinale aveva faticato a vincere e stentato contro Ebden (archiviato solo al terzo set, per 6/4 6/7 6/1). Nella finale, invece, il punteggio è stato di 5/7 6/3 6/4; dunque John ha dimostrato che quando gioca non ce n’è per nessuno, soprattutto perché si regge sulla sua battuta potente e su un record di aces che ogni volta mette a segno. Contro Ebden, infatti, aveva vinto il primo set, poi si è rilassato, ha commesso qualche errore in più ed ha perso il secondo ad un tie-break molto equilibrato; ma poi, quando è rientrato nel match e ha ripreso a giocare e a controllare la partita, ha dilagato per 6/1, senza troppa possibilità di recupero per il britannico. Contro Ryan, invece, ha rischiato ancor di più, se possibile, perché era sotto di un set 7/5 e sembrava quasi assente dal match. Poi è come se avesse riflettuto che si stava giocando una finale a quanto ci tenesse e così è entrato davvero in partita e ha dominato i successivi due set per 6/3 6/4 molto facilmente. Quello dell’Atp di Atlanta è davvero il suo torneo. E forse è proprio quello che si è detto John Isner (“questo è il mio torneo”), ripensando ai traguardi qui raggiunti. Ricordiamo in rassegna le 5 vittorie cumulate: la prima risale al 2013 contro Kevin Anderson (lo stesso della strepitosa semifinale di Wimbledon); altrettanto dura fu quella finale di Atlanta, con tre tie-break molto lottati giocati, ma alla fine la spuntò Isner (e non Anderson come a Wimbledon): dopo aver perso il primo, vinse gli altri due. Poi fu la volta della conquista del titolo sia nel 2014 che nel 2015, battendo prima Sela (per 6/3 6/4) e poi Baghdatis (con un doppio 6/3). Infine dello scorso anno abbiamo già detto: fu un doppio 7/6 rifilato sempre a Ryan Harrison ad incoronarlo re del BB&T Atlanta Open. Se lo sponsor era ben visibile nella palazzina alle spalle del campo dove hanno disputato i match i tennisti, sembra quasi una dedica non solo agli atleti, al tennis, ma anche ai raccattapalle. BB&T può significare sia bed&breakfast e tennis (con la T maiuscola da notare), ossia il tennis vissuto in pieno, come in vacanza, tra mondanità e massimo divertimento, goduto in toto e in estremo relax e agio, usufruendo dei migliori servizi qui all’Atlanta Open. Ma quest’ultimo e la città di Atlanta riconoscono anche il merito dei raccattapalle quasi. BB potrebbero essere le iniziali di ball-boys in inglese, perché anche loro fanno parte della squadra dell’organizzazione che mette in moto un torneo di successo del genere, facendole uno dei punti di forza.

A parte il gioco di parole, se BB&T è un’assicurazione bancario-finanziaria per gli utenti, per l’Atp di Atlanta averla come main sponsor significa garantire la sicurezza della qualità del tennis quasi, come la banca fornisce agli utenti garanzie sulla sicurezza e l’affidabilità delle transazioni finanziarie. Se la garanzia di sicurezza è essenziale per ogni tipo di operazione economica, allora (metaforicamente) potremmo dire che anche i ball-boys -e tutto l’apparato di accoglienza e di ricettività (tipo un bed &breakfast)- lo sono per la riuscita del torneo. Invece, per quanto riguarda il vincitore, il successo di un campione quale Isner dipende tutto assolutamente dal suo servizio: quando la battuta ha funzionato meno si è perso un po’, mentre si è ritrovato non appena ha ritrovato anche le percentuali al servizio. Sicuramente questo per lui è stato il coronamento di un anno fortunato: dopo il matrimonio, la prossima nascita della figlia, il buon exploit a Wimbledon, con la conquista del trofeo qui ad Atlanta, John può considerare la stagione di questo 2018 assolutamente ben riuscita.

Barbara Conti

IBI 2018 o 2019? Trasformazioni in corso, cantiere quasi aperto

angelo binaghiMentre si guarda già al Roland Garros 2018, sono state prima tratte le somme dell’edizione di quest’anno degli Internazionali Bnl d’Italia di tennis; guardando al futuro e pensando già al prossimo anno, perché tra un mese neppure già si sarà al lavoro per ideare l’edizione del 2019: nel segno dell’innovazione e della sperimentazione. È stato il presidente della FIT, Angelo Binaghi, a farne il sunto evidenziando i punti focali e facendo intravedere quali potrebbero essere le prospettive prossime.
Innanzitutto il risultato positivo raggiunto non poteva che portare ad esprimere soddisfazione; ed i numeri confermano la fondatezza di un ottimismo ponderato. In primis oltre 62 milioni di visualizzazioni durante il torneo, con un incremento del 9% rispetto allo scorso anno; poi il gradimento del pubblico è stato espresso soprattutto in particolare -ovviamente- sui canali social, con un tasso pari a circa 495mila fan e followers; a cui si aggiunge l’aumento del 58% delle visualizzazioni di video su Facebook, paragonate a quelle del 2017; così come sono state più di 1,4 milioni le interazioni avvenute sui social appunto, cresciute di un +32% rispetto ad un anno fa; durante lo svolgimento del torneo, inoltre, sono stati caricati e pubblicati più di 2.400 contenuti sui social sempre (via preferenziale utilizzata dagli appassionati di tennis giunti agli IBI); dal sito web ufficiale sono state, poi, visualizzate più di sette milioni di pagine, per non parlare degli utenti iscritti alla newsletter; successo anche per le app create e per la connessione WI-FI (sebbene non abbia sempre funzionato bene): 38.600 installate tra le prime (con oltre 28mila utenti registrati) e 33.900 per la seconda, con accessi alla rete gratuita molto ricercati e richiesti (con uso di password e username e con l’aiuto del personale del desk). Poi vi è un ultimo dato importante: l’ascolto del canale ufficiale della kermesse, Supertennis, è cresciuto notevolmente (di un +10% circa); rispetto al 2016, quando era il sesto delle emittenti sportive con un ascolto medio pari a circa 11.038 utenti, nel 2017 è salito al quarto posto, con una media aumentata sino a 14.041 utenti: ha saputo offrire un prodotto di qualità sempre maggiore e più evoluto, grazie all’uso delle nuove tecnologie. Una posizione che lo vede superato solo da colossi quali Rai sport 1 (al primo posto), Sky sport 1 (al secondo) e Sky sport 24 (al terzo). Questi ultimi, però, non sono ‘cresciuti’ nella loro media utenti, a differenza di Supertennis, sebbene mantengano le loro postazioni di prestigio grazie ormai all’affidabilità dimostrata (nella lunga esperienza di anni ed anni di attività sul campo) e alla fidelizzazione raggiunta di una clientela affezionata anche alle figure di esperti che si sono fatti apprezzare per la loro competenza.
In questa edizione, inoltre, sono stati molti i momenti centrali e toccanti che hanno animato la manifestazione diventata sempre più complessa: non è solo sportiva, commerciale, agonistica o mondana, ma anche culturale nel vero senso della parola; non di settore, ma aperta a tutti e in grado di coinvolgere chiunque. A ricordare tali attimi è stato il presidente della FIT Binaghi, che non ha parlato solo della seconda edizione a Milano delle Next Gen Atp Finals o non è stato solo protagonista della consegna della racchetta d’oro (prima dell’inizio della finale maschile tra Rafael Nadal e Alexander Zverev) a Jan Kodes: ex tennista cecoslovacco che vinse tre prove del Grande Slam nei primi anni Settanta, tra cui Wimbledon nel 1973; quell’anno arrivò al quinto posto della classifica mondiale. In carriera ha vinto otto tornei di prima fascia in singolare e diciassette in doppio. Nel 1990 è entrato anche nella International Tennis Hall of Fame. Agli Internazionali Bnl d’Italia è arrivato tre volte in finale, ma le ha perse tutte e tre: la prima nel 1970 da Nastase, la seconda nel 1971 da Laver, la terza nel 1972 dallo spagnolo Manuel Orantes. Mancava da Roma da circa 24 anni.
Dopo tali momenti topici, Binaghi si è detto innanzitutto “orgoglioso di questa edizione degli IBI”. “Abbiamo avuto, nel maschile, lampi da Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini, che ha impegnato persino Alexander Zverev, Filippo Baldi, Marco Cecchinato, ma anche Stefano Napolitano, Andrea Pellegrino e Salvatore Caruso; un settore che ha un’ottima prospettiva, che ha offerto una fase di spettacolo durata ancora di più grazie a Fabio Fognini (giunto sino ai quarti e arresosi solo a Rafa Nadal): tutto impensabile sino a poco tempo fa”, ha commentato in proposito il presidente FIT. Si apre un futuro con una prospettiva rosea, perché sono “una reale speranza” per il tennis italiano. “Nel femminile, invece – ha aggiunto Binaghi – c’è una fase di lavori in corso: c’è necessità di ritrovare giocatrici che possano darci prospettive, che una grande Federazione come quella italiana deve avere”. A tale proposito, non ha potuto fare a meno di rilevare Binaghi, “Roberta Vinci ci ha regalato forti emozioni e ci ha gratificato nello scegliere il Foro per terminare la sua carriera”. Sì, la salentina si è ritirata e a Roma ha giocato la sua ultima partita, ma non è stato un addio al tennis. A spiegarlo è stato il presidente stesso annunciando quale sarà il futuro della Vinci: “resterà nella Fit ad accelerare il processo di crescita del settore femminile, dove intanto – ha comunicato ufficialmente Binaghi – abbiamo recuperato Camila Giorgi, che con Sara Errani costruiranno un gruppo solido, una squadra che possa essere competitiva in Fed Cup”. A proposito della tennista salentina, il presidente Binaghi ha avuto parole moto affettuose e gentili: “Non riesco a ricordarmi un episodio che non sia stato perfetto in tutta la sua carriera; Roberta è una grande atleta e una grande persona. Con Sara (Errani), Flavia (Pennetta), Francesca (Schiavone, wild card speciale quest’anno) hanno regalato emozioni irripetibili: chapeau a una carriera del genere. Il giorno dopo il suo ultimo incontro giocato qui al Foro ho parlato con lei, che ha meritato adesso un periodo di vacanza giustificata molto lunga. Avevamo pensato per lei, per il suo futuro, diversi scenari possibili, tra cui uno di essi credevamo potesse essere quello di commentatrice sui nostri canali Tv: ha una buona comunicativa e una simpatia immediata, empatica e carismatica che arriva subito. Invece lei ha scelto la strada più scomoda: vuole continuare a vivere di tennis giocato con le nostre ragazze di Fed Cup (tra cui abbiamo visto durante le qualificazioni Martina Trevisan, Martina Caregaro, Deborah Chiesa, Jessica Pieri su tutte). Ha deciso di lavorare nel settore tecnico della Fit, ma deve prima capire quale potrà essere il suo contributo e soprattutto quanto sia difficile operare e adoperarsi in tale contesto”.
Risultati superiori alle aspettative, anche grazie ai ritorni di Maria Sharapova e Novak Djokovic (arrivati entrambi alle semifinali), che neppure il lieve calo di incasso (un -3%) dalla vendita di biglietti ha potuto incrinare. Qualche giorno di maltempo (la finale maschile stessa è stata interrotta per pioggia per un’ora) non ha inficiato gli introiti e il successo della manifestazione, di cui un valore aggiunto – ha precisato Binaghi – è la location. Ed a proposito di innovazione, i maggiori cambiamenti potrebbero riguardare proprio quest’ambito. “È stato un prodotto finale fantastico. L’intero impianto della location ha contribuito in maniera preponderante alla riuscita stessa dell’evento e ne ha rappresentato un valore aggiunto. Cercheremo di fare tutto il possibile per migliorarlo e rinnovarlo, tentando di cambiarne la connotazione. Il prossimo anno faremo una struttura nuova dell’attuale Next Gen Arena, che chiameremo in modo diverso. Ci sarà, inoltre, una maggiore razionalizzazione dello spazio, sia dell’area commerciale che di quella riservata alla stampa. Stiamo trattando, poi, anche per la copertura del Centrale, un’operazione necessaria quanto complessa per i vincoli presenti nella zona, ma pensavamo a una struttura che fosse adattabile e fruibile anche dalla pallavolo e dalla pallacanestro”. Infine, c’è sempre la parentesi di portare il tennis a piazza del popolo: “i rapporti con l’amministrazione capitolina ci sono e sono buoni, riapriremo la questione e posso garantire che il tennis a piazza del popolo ci andrà perché sono testardo come tutti i sardi e tengo molto a che sia raggiunto tale traguardo”. Maggiore attenzione dovrà essere riposta in futuro, poi, anche al pubblico di utenti stranieri, che hanno fatto sì che ci potesse esserci il sold out nelle tre giornate conclusive.

Tennis: pre-qualificazioni agli IBI 2018 e i campioni si prenotano

ibi tennis

Mentre si giocano al Foro Italico le pre-qualificazioni degli Internazionali Bnl d’Italia 2018, i big si prenotano un posto d’onore tra i favoriti per la vittoria finale agli IBI.

Chi saranno i più quotati? Già abbiamo detto di Rafael Nadal. Ora si aggiunge anche il campione Next Gen (ma ormai superato perché entrato a pieno regime nella top ten dei più forti, non a caso attuale n. 3 al mondo), Alexander Zverev che conquista in casa il titolo all’Atp di Monaco, in finale in un derby tedesco che ha sempre dominato e controllato (con maturità e sicurezza sorprendenti) sul connazionale più anziano Philipp Kohlschreiber con un doppio 6/3. Il giovane era testa di serie n. 1 ed ha rispettato i pronostici che lo davano superfavorito; l’altro ha fatto un buon torneo, ma non è bastato al n. 6 del seeding per portare a casa il trofeo. Il vincitore della passata edizione degli Internazionali, infatti, ha saputo sfruttare ogni occasione e fare il break decisivo che lo ha portato a servire prima per il set e poi per il match, in sicurezza, sbagliando molto poco, con una padronanza dei propri mezzi e del campo sorprendente: non ha tremato neppure un solo attimo. Più solido, concentrato, preciso, freddo e lucido, concreto in una parola, che nella semifinale contro Hyeon (testa di serie n. 4), che comunque ha battuto per 7/5 6/2, dopo essersi sbarazzato facilmente ai quarti di un fallosissimo Jan-Lennard Struff per 6/3 6/2.

Così come ha convinto il giapponese Taro Daniel all’Atp 250 di Istanbul, che la nostra nazionale di Coppa Davis ben ha imparato a conoscere e temere, sapendo quanto possa essere insidioso. Qui in Turchia prima ha battuto il nostro Matteo Berrettini per 7/5 6/3: l’azzurro ben si è difeso, ma la superiorità del talento nipponico si è vista; difficile che conceda un gratuito, rimette e respinge sempre ogni palla; poi ha eliminato la testa di serie n. 4 Bedene con un doppio 6/2; dopo ha avuto due match duri terminati al terzo set nei quarti e in semifinale: prima contro il brasiliano Dutra Da Silva (conclusosi con il punteggio di 1/6  6/1 6/4), in seguito – al turno successivo – del francese Chardy per 6/3 4/6 6/4. In finale contro Jaziri ha fatto la differenza con la regolarità, la precisione e il maggiore autocontrollo rispetto a un nervosissimo Jaziri. Daniel ha saputo mantenere più la calma e la concentrazione, ha avuto più pazienza, ha saputo aspettare e, al momento giusto, ha realizzato i punti del vantaggio che gli servivano giocando egregiamente il tiebreak del primo set (vinto per sette punti a quattro) e 6/4. Jaziri era anche in vantaggio e il giapponese ha dovuto rimontare il punteggio, ma non ha mai mollato, mentre l’altro si è distratto in contestazioni di chiamate di palle con l’arbitro che gli sono state poco utili.

Mentre nel femminile tornano a vincere di nuovo Elise Mertens e Petra Kvitova, rispettivamente al Wta di Rabat e al Wta di Praga. La prima finale è stata senza storia, dominata completamente dalla belga che ha prevalso nettamente sulla Tomljanović. Netto il 6/2 che le ha imposto nel primo set, l’avversaria ha avuto un sussulto solamente nel finale del secondo set. La belga è andata di nuovo a servire sul 5/2 per il match e tutto sembrava destinato a chiudersi con un doppio 6/2; invece la Tomljanović è riuscita con coraggio e orgoglio a strappare il servizio alla belga, poi a tenere il suo e portarsi sul 5/4, a crederci e pareggiare i conti sul 5-5; c’è stato di nuovo il break della Mertens, che però non è riuscita a completare il parziale e si è andati a un giusto, onesto e meritato tiebreak, però giocato meglio dalla più esperta belga, che lo ha portato a casa per sette punti a quattro, contro un’amareggiata ma generosa Tomljanović.

La ceca, invece, conquista il titolo al Wta di Praga (in casa) su un’avversaria ostica da tenere a bada, molto insidiosa e difficile, che emerge e sorprende tutti: la rumena Mihaela Buzarnescu. Si va al terzo set e solo la maggiore esperienza della Kvitova le ha permesso di vincere. 4/6 6/2 6/3 il punteggio con cui la rumena ha messo davvero in difficoltà diverse avversarie, tra cui la nostra Camila Giorgi in semifinale (in una maratona finita dopo due ore e mezza al terzo set, con molte occasioni non sfruttate dall’azzurra, che poteva anche chiudere). Tenace, grintosa, ha buoni fondamentali molto incisivi, profondi e potenti, in più passa bene e viene anche all’occorrenza avanti a rete, serve bene e potrebbe essere un misto della Mertens e della Giorgi perché tira ogni colpo, lotta su ogni palla, corre tanto e sbaglia poco, aggredisce molto. Abbastanza regolare, ha saputo sempre mantenere la lucidità e la freddezza necessarie al controllo del match, ma forse in finale ha accusato un po’ di stanchezza per la lunga battaglia sostenuta contro la marchigiana e di tensione e di emozione per giocarsi un titolo per lei importantissimo; tanto che ha iniziato a mostrare cenni di cedimento fisico e mentale e di nervosismo. Visibile la sua delusione nel finale, con gli occhi lucidi di dispiacere, tra l’esultanza euforica di Petra Kvitova, che si conferma ritornata e ritrovata. Ancor più evidenti i segnali di calo fisico e nervosismo della Buzarnescu, li si sono notati maggiormente contro la russa Maria Sharapova al primo turno del successivo torneo del Wta di Madrid. Qui contro la siberiana ha iniziato a commettere più errori, ad arrivare un po’ in ritardo sulla palla e a sbattere la racchetta con gesti di stizza a terra. Più lucida, precisa e fresca la Sharapova; con facilità e supremazia Masha si è imposta per 6/4 (con un solo break decisivo di vantaggio) per poi dilagare con un severo e netto 6/1 nel secondo set, in poco tempo, con una stremata rumena. La siberiana ha fatto tutto bene e giusto, sbagliando poco, mentre per l’avversaria c’è stato qualche errore di troppo con il dritto e al servizio (con il regalo di qualche doppio fallo di troppo); la Sharapova, invece, è stata incisiva soprattutto con il rovescio lungolinea. La Buzarnescu è diventata la nuova n. 32 al mondo, mentre la Sharapova ha confermato il buono stato fisico e di condizione anche al secondo turno battendo Irina-Camelia Begu per 7/5 6/1, in maniera speculare a quella con l’latra rumena.

Tra l’altro, nel recente Wta di Madrid, la Kvitova ha continuato a vincere facile per 6/1 6/2 sulla Tsurenko; ma bene anche la Halep (6/0 6/1 alla Makarova) e la Muguruza (6/4 6/2 alla Peng). In terra spagnola continuano a trionfare Kristina Pliskova (doppio 6/4 alla Vikhlyantseva) ed Elise Mertens (con un doppio 6/4 alla connazionale belga Van Uytvanck); positivo il doppio 6/3 della Azarenka sulla Krunic; ci sono anche la Wozniacki, che si impone sulla Gavrilova per 6/3 6/1, e la Konta (6/3 7/5 su Rybarikova); male la Errani, che perde 6/1 6/4 dalla Barty (che si scontrerà proprio con la danese); perde la Osaka dalla cinese Zhang per 6/1 7/5.

Internazionali di Tennis 2018: presentate tutte le novità di quest’anno

ibi 2018“Ogni anno c’è qualcosa di bello, non si può fare a meno di dirlo; neppure il peggior denigratore può negarlo”. Così Nicola Pietrangeli, che insieme a Lea Pericoli ha tanto contribuito ad esportare il tennis italiano nel mondo, ha riassunto ed anticipato quello che sarà lo spirito che caratterizzerà la 75esima edizione degli Internazionali di tennis Bnl d’Italia. Ormai si gioca pensando già al master di Roma. E, alla presentazione ufficiale di ogni anno con la conferenza stampa d’apertura (moderata da Piero Valesio, direttore editoriale di Supertennis che è da anni primo canale tv ufficiale degli IBI) ben è stato evidenziato quanto la parola che meglio li possa descrivere è “novità”. Tantissime quelle che saranno messe in campo.

È stato il presidente della FIT (la Federazione italiana tennis), Angelo Binaghi, a illustrare le principali. “75 anni sono tre quarti di secolo, sembrano un’enormità nella storia dello sport; gli Internazionali sono una delle manifestazioni più datate, ma ciò che li rende così longevi è anche l’esempio che ci è stato e ci viene ancora dato da Nicola e Lea, che impersonificano gli ideali in cui tutti noi vorremmo sempre poterci rispecchiare e ritrovare”. Ma il filmato iniziale proiettato, che ripercorre tutti questi anni di vita degli IBI, ben mostra come siano cambiati e in che modo si siano evoluti, dove si sia arrivati. Ciò, poi, ha suscitato l’interrogativo: dove stiamo andando? Da sempre, è stato sottolineato da più fronti, nel loro Dna hanno avuto una forte attrattiva e hanno suscitato un’aspettativa enorme. Questo è un dato di fatto; ma si è comunque andati oltre, cercando di superare ogni immaginazione.

Seguendo l’esperimento fortunato del passato della collocazione riuscita di un campo nel centro di Roma, da quest’anno le pre-qualificazioni si giocheranno nei campi montati a piazza del popolo, a partire dalle ore 11 di mattina; “manca l’ultima autorizzazione formale” – ha precisato Binaghi –, ma aprirsi alla città di Roma e offrire il tennis mondiale alla Capitale sembra davvero a un passo dal raggiungimento concreto di un obiettivo ambizioso che diventerà presto realtà: “sarà la porta d’accesso al cuore della città”, ha commentato il presidente FIT. Verranno, infatti, coinvolti altri quartieri di Roma; tanto che, ha puntualizzato la sindaca di Roma Virginia Raggi, la partnership forte con l’amministrazione capitolina prosegue e vedrà il coinvolgimento del terzo municipio. I grandi campioni, come lo scorso anno (con ad esempio Maria Sharapova al Colosseo), arriveranno in periferia e l’intento – puntualizza Raggi – è quello di rendere permanente il campo anche lì. Inoltre si sta cercando di rendere sempre più attuativa e definitiva la copertura del campo Centrale: “a breve dovrebbe partire un concorso di idee per sbloccare tale progetto, cercando di rendere la pratica il più veloce possibile”, ha voluto aggiungere.

Tuttavia, c’è anche un’altra novità meno positiva. “Quest’anno forse, – ha annunciato Binaghi – non batteremo il record di incassi degli anni passati”; finora si è registrato un -6%, che però, ad ogni modo, non scoraggia di fronte a un’affluenza pazzesca che si avrà comunque: “si parla sempre di una marea umana, per poco meno di 11-12 milioni di euro di incassi, il che non ha paragoni nella storia dello sport”. Questo, poi – prosegue Binaghi -, viene contemperato dal forte incremento invece, al contrario, delle aziende che hanno scommesso sugli IBI 2018, investendo in tale manifestazione, instaurando partnership e sponsorizzazioni importanti e significative. Tutto questo dà e rappresenta “una grossa opportunità” di entrare in un circuito sempre più vasto, arricchendo il proprio prestigio e la propria visibilità.

A tale proposito il presidente FIT ha fatto altri due grossi annunci: avrà luogo la seconda edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano. E poi ha comunicato le wild cards assegnate, molto attese: nel femminile, due sono andate a Sara Errani e a Roberta Vinci; mentre la terza andrà alla vincitrice delle pre-qualificazioni. Nel maschile, invece, due sono state attribuite ad Andreas Seppi ed a Paolo Lorenzi; ma ve ne sono altre due: una terza, che andrà al vincitore del torneo delle pre-qualificazioni, una quarta che verrà concessa a un giovane che è emerso, è molto cresciuto e ben si è messo in mostra mancando per poco l’accesso al tabellone alle Next Gen Atp Finals di Milano lo scorso anno: Matteo Berrettini, che già lo scorso anno agli Internazionali aveva raggiunto il primo turno di tabellone, perdendo da Fabio Fognini (in un derby che tanto aveva emozionato). “È nostro dovere valorizzare i giovani e gli esempi positivi: e lui lo è”, ha commentato in merito Binaghi.

Ed a tale proposito, ha rincarato la dose la sindaca Raggi, ribadendo il necessario coinvolgimento dei giovani, anche tramite l’accoglimento di scuole e di sempre più alunni e ragazzi nello Young Village; ma non solo. Un’altra categoria cui rivolgersi è quella dei diversamente abili e quest’anno si avrà la nona edizione degli Internazionali Bnl Wheelchair Tennis, ossia dei giocatori del tennis in carrozzina, ormai a pieno regime ospiti degli IBI. Ed al riguardo Luigi Abete, attuale presidente di BNL, ha voluto ricordare la forte, continuata e consolidata collaborazione tra Bnl e Telethon. Poi si è voluto soffermare sull’evento degli IBI, manifestazione sempre più social, annunciando altre novità in merito: l’introduzione di un’altra app. OItre alla pagina FB con più di due milioni di fans, dopo il successo di “We are tennis”, arriva la seconda app: Bnl Academy, che consentirà ai circoli di tutta Italia di essere sempre in contatto tra loro, di conoscersi meglio permettendo loro di organizzare partite tra di loro, acquisendo ed avendo maggiore visibilità e incrementando la comunicazione tra di essi. Si è trattato di una misura ormai diventata indispensabile, oggi che siamo in una realtà glocal – al contempo globale e locale –, in cui si è contemporaneamente cittadini del mondo e di Roma (e, ovviamente d’Italia) – ha fatto notare Abete -.

Infine le conclusioni sono aspettate a Giovanni Malagò, presidente del Coni. “Premettendo che bisogna sempre rinnovarsi ed evolversi, vorrei evidenziare come Roma sia il motore di tutto lo sport, in grado di attivare anche altre discipline sportive. E il punto di partenza sono proprio gli IBI. La Capitale, infatti, ha nel suo Dna una grande vocazione per lo sport, che bisogna valorizzare assolutamente sempre di più”. Malagò ha poi voluto tenere segreto il nome del luogo dove avverrà il sorteggio ufficiale dei tabelloni, location ancora incerta: non è stato infatti ancora deciso il posto, anche se se ne ha in mente uno, ma si punta talmente in alto che non si vogliono azzardare per il momento anticipazioni rischiose e un po’ premature. Viceversa, il presidente del Coni è voluto andare oltre, facendo una riflessione sull’attuale situazione del tennis – italiano in particolare -: “il tennis è in piena fase di transizione”, è stata la sua considerazione. Non è stata una provocazione, ma Malagò ha voluto spiegare i motivi della sua affermazione: “c’è un’interessante generazione di giocatori che si sta via via affermando (quella degli stessi Next Gen per esempio), ma che non si è ancora consolidata del tutto nell’immaginario collettivo come ‘generazione vincente’ nei confronti dei campioni di sempre, penso a Federer, Djokovic e Nadal ad esempio; sicuramente anche l’incremento degli investimenti da parte di grandi aziende ci fa ben sperare per il futuro”. Con questo auspicio positivo e ottimistico ci si è dati appuntamento a maggio, dal 7 al 20, con gli IBI 2018, una kermesse sempre più in crescita e sempre più articolata: una realtà allargata a 360°.