Salvini e Berlusconi agli antipodi su tutto

Trova le differenze del giorno. Sembra un gioco enigmistico, ma in questo caso non è necessario concentrarsi più di tanto nel cercare di scorgere i particolari più piccoli, perché le difformità sono macroscopiche. L’ultima quella sulle pensioni. I due aspiranti leader del centro destra, Silvio Berlusconi leader di Forza Italia e Matteo Salvini segretario della Lega, hanno opinioni diverse. Anzi opposte. Per il primo spostare l’età pensionabile a 67 anni, come è stato con la riforma del governo Monti, “è giustissimo” il secondo invece ha tra i punti forti della campagna elettorale, l’abolizione totale di quella riforma, la legge Fornero. Per Berlusconi senza quell’alzamento “saltano i conti dell’Inps”. Poi ovviamente promette di alzare le pensioni. Ma questo è un altro discorso. Anche oggi Salvini ha ripetuto il suo ritornello. Ma è un ritornello stonato rispetto a quanto detto poco prima da Berlusconi. “La priorità – ha detto Salvini – è cancellare la legge Fornero che sta inchiodando il lavoro in Italia”. E anche la scelta del il futuro premier è terreno di scontro. “Se il 4 marzo  Forza Italia avrà un voto in più dentro la coalizione del centrodestra, il prossimo presidente del Consiglio sarà Antonio Tajani, ma se un voto in più l’avrà la Lega Nord il premier lo deciderà il Carroccio”.

Una campagna elettorale che il segretario Pd Matteo Renzi, nella sua enews ha definito “lunare”. “Guardate i nostri avversari, che non a caso scappano da un confronto diretto – ha aggiunto – Berlusconi propone in diretta TV da Fazio di sbloccare il contratto alle forze dell’ordine e fare il riordino delle carriere, incurante del piccolo particolare che questa cosa l’abbiamo fatta noi negli ultimi due anni. Salvini si propone con la consueta eleganza per guidare il Paese scommettendo sulla vittoria al Sud, sperando che nessuno si ricordi che cosa ha detto per una vita lui del Sud. Di Maio ha candidato truffatori, scrocconi di case popolari, no vax, falsi dichiarati, santoni o aspiranti tali e persino qualche finto eroe. Però fanno la morale a noi che abbiamo candidato mezzo Governo, da Gentiloni a Padoan; personalità della società civile come Paolo Siani o Lucia Annibali; amministratori e parlamentari uscenti competenti e qualificati. Lunare”. E ancora: “È vero che Berlusconi punta al Quirinale per il 2022, è vero che Salvini punta a fare il premier ma quando hanno governato Forza Italia e Lega è finita con lo spread ai massimi, il Paese inginocchiato e il grido di dolore dell’intero sistema industriale”.

MIEI PRODI

insieme apre

Una reazione come quella che c’è stata alle sue parole di sabato? “Non me l’aspettavo. Perché come tutte le cose che ti vengono naturali uno si aspetta che siano accolte anche in modo naturale da chi ti ascolta”. Così l’ex premier, Romano Prodi, a margine della presentazione di alcune iniziative della sua Fondazione, torna a parlare del suo intervento a Bologna alla manifestazione della Lista Insieme.

“Non me l’aspettavo. Però non è stato certo equivocato quello che ho detto. Non posso neanche accusare i giornalisti”, ha scherzato il professore aggiungendo: “Mi auguro che l’Italia possa rapidissimamente avere un governo con un ruolo, stavo dicendo forte, no… Ma il ruolo che le spetta perché siamo un grande Paese nonostante i problemi”. “Poi questo – ha aggiunto Prodi – lo vedremo il 5-6 marzo, non prima. Ma c’è bisogno dell’Italia dopo una brexit che ha tolto il senso della pluralità in Europa. Mi auguro per l’Italia un ruolo certamente maggiore e più concreto”.

Sulle parole di Prodi è tornato a parlare il segretario del Psi Riccardo Nencini. “Le parole di Prodi – ha detto Nencini – hanno fatto breccia così fortemente che oggi leggo le dichiarazioni al fulmicotone di D’Alema contro Prodi. La verità è che uno dei 3 poli, quello del centrosinistra, corre con la zavorra di Liberi e Uguali che nei collegi uninominali sortirà l’effetto di avvantaggiare i candidati di centrodestra. Spero che il danno non sia superiore a ciò che cominciamo a vedere. D’Alema dice che Prodi voterà per Renzi e Casini perché non arriveremo al 3%? Vuol dire che D’Alema ha dei sondaggi che noi non abbiamo, noi siamo molto più ottimisti di lui”. E sul premier, Nencini ha aggiunto: “Paolo Gentiloni è un’ottima opportunità. Quella del centrosinistra – ha spiegato – è una squadra come il Milan di Sacchi, gioca con più punte, non ha soltanto Van Basten. Gentiloni è sicuramente un’ottima opportunità. La cosa certa è che nessuno dei tre fronti avrà da solo la maggioranza assoluta. Guardando i sondaggi, non escludo che potrebbe esserci una maggioranza parlamentare con Lega, Fdi e M5s, cosa che porterebbe l’Italia lontana dall’Ue, lontana dall’area Euro, che ci metterebbe in una posizione difficile da sostenere in politica estera: molto più filo-russi, vicini a Putin di quanto l’Italia non sia mai stata, con un grosso danno per la nostra economia, per i posti di lavoro e il canone culturale a cui l’Italia si ispira”. A D’Alema risponde anche Giulio Santagata, promotore e candidato della Lista Insieme: “Nnon si preoccupi del risultato di Insieme, poiché con il sostegno di Romano Prodi supereremo certamente la soglia del tre per cento. E, comunque, preferiamo che i nostri voti si sommino a quelli del centrosinistra piuttosto che dare una mano alla destra. Infine, ci fa molto piacere che D’Alema, uno degli storici responsabili delle divisioni del centrosinistra, condivida con noi l’obiettivo di fare di tutto per riunirlo. Ci concederà, tuttavia, che averlo diviso non rende più facile il cammino”.

Oggi il premier ha annunciato un decreto “che aumenta la fascia di reddito per le persone over 75 esentate dal pagamento del canone della Rai” estendendo la gratuità dell’imposta dalle attuali 115 mila a 350 mila persone. Ma a dodici giorni dalla fine della campagna elettorale, a tenere banco sono ancora i temi delle alleanze post voto e degli endorsement per Palazzo Chigi. Questa mattina a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital Massimo D’Alema è tornato ad incalzare il Pd sostenendo sia “lunare pensare” che il partito di Matteo Renzi “possa vincere” le elezioni. Poi ha attaccato Renzi sulle alleanze e infine rivolgendosi a Prodi, ha detto: “Non si può votare Gentiloni”, anche perché “non si vota per Gentiloni ma per Renzi”, e allora “a Romano dico con grande amicizia che voterà per Casini e per Renzi, ritengo che non sia utile ne’ al paese ne’ al centrosinistra”. Sulle parole del professore è tornato anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, sostenendo che “se Renzi ha detto che bisogna turarsi il naso anche per votare il Pd non c’è dubbio che anche Prodi si dovrà turare il naso per votare, a Bologna, Casini e non  Errani”.

E su Prodi tona a parlare anche il segretario del Pd Matteo Renzi: “Prodi ha detto che è successo una cosa molto importante: c’è una sinistra, di D’Alema, che ha fatto la scissione rischiando di far vincere la destra, e a fronte di questo ha detto parole chiare sulla presenza di una coalizione di centrosinistra e io non posso che essere contento”. Parola alle quali si aggiungono quelle di Matteo Orfini: “Prodi è sceso in campo per il centrosinistra, è quello che conta. E’ un’ottima notizia e lo ringrazio. La battaglia elettorale la stiamo facendo insieme. E il successo del centrosinistra dipende da come andrà il Pd. Abbiamo voluto costruire un’alleanza con altri e meglio vanno anche gli altri e meglio andremo noi”.

Il presidente del Pd, Orfini, intervistato da ‘Repubblica’, commentando la scelta del Professore di votare Insieme ha detto che “l’importante in questa fase è che tutti diano un contributo per arginare la destra di Salvini e i 5Stelle di Di Maio. Non sottilizzerei sulle articolazioni del centrosinistra: l’importante è combattere dalla stessa parte”.

Elezioni, Grasso fa il ‘Capo’ e apre al M5S

Grasso-Senato-RiformeLiberi e Uguali…e forse un po’ troppo indecisi. Pietro Grasso appena tre giorni fa affermava: “Da presidente del Senato ho verificato le posizioni ondivaghe del M5s sulle unioni civili, sullo Ius soli, su euro sì euro no. Non c’è chiarezza”. Adesso però ci ripensa e afferma: “Se ci fossero le condizioni per cui i nostri principi possono trovare applicazione al governo siamo aperti al dialogo”. All’inizio il leader di LeU aveva precisato: “Noi siamo una sinistra progressista di governo, dal punto di vista istituzionale disponibile a un governo che possa portare avanti i nostri principi, valori idee, sul lavoro sulla scuola, sull’economia. Se ci fossero le condizioni per cui” le proposte “corrispondono a quelli che sono i nostri valori e i nostri principi perché no?”: così il leader di LeU Pietro Grasso al videoforum di Repubblica Tv, ricordando però che i grillini sono “ondivaghi e in fase di mutazione genetica”. Non ci sono però, “pregiudiziali”, queste ci sono “solo con la destra”.
Il Presidente del Senato ha voluto ribadire che è lui il leader della nuova formazione politica di sinistra e ha fatto sapere che “se il M5S è quello che lei ha conosciuto alla Camera, è chiaro che deve dire così ed è giusto che lo faccia, se invece ci sono cambiamenti… Sono diversi adesso, avevano detto” ad esempio “mai alleanze e ora ammettono che siano possibili”. Se invece sono “contro l’immigrazione e i nostri principi, allora Boldrini ha ragione e non c’è possibilità di incontro. Ma io come capo politico ho il compito di fare una sintesi”.
Sempre sul no ai 5 stelle della presidente della Camera, un mese fa Grasso commentando la posizione di Laura Boldrini, che aveva scelto di candidarsi con Liberi e Uguali ma ha escluso un’alleanza col M5S, Grasso ha risposto che non sta a Boldrini decidere con chi si alleerà Liberi e Uguali, ma a lui.
Un’alleanza che se non ha molti punti in comune, ha sicuramente due nemici giurati: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Pietro Grasso rifila una stoccata nei confronti del segretario del Pd, per il capo di LeU la candidatura di Matteo Renzi al Senato che voleva abolire “rientra in quella incoerenza che fa parte della politica. Aveva detto che non si sarebbe più candidato, che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum, è un’altra cosa che si dimentica. E’ una persona che dichiara una cosa e poi ne fa un’altra”. Mentre contro Berlusconi dice: “È una persona non candidabile per legge, che invece mette il proprio nome nel simbolo. È una cosa che non doveva essere consentita”.

Craxi. Gli smemorati e il decreto di San Valentino

craxi“A proposito di statisti. Il febbraio 1984 non fu un mese qualsiasi. Prima venne varato il decreto di San Valentino, uno dei pilastri della ripresa economica italiana, poi venne rinnovato il Concordato con la chiesa cattolica, il 18 febbraio. Lo ricordo volentieri ai tanti smemorati”
Lo ha dichiarato Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, in un incontro elettorale a Lucca per presentare la lsita ‘Insieme’. Nel momento il cui la polemica politica resta alta ricordare la figura di Craxi è un modo per rammentare che la politica va fatta sulle cose serie e non sulle polemiche quotidiane che restano invece prevalenti nelle cronache di palazzo.

I numeri sono in miglioramento. La ha ricordato anche il premier. “Proprio oggi che i numeri della nostra situazione economica stanno migliorando – ha detto Gentiloni all’inaugurazione dell’anno accademico 2017-18 della scuola dell’arma dei carabinieri – i cittadini hanno diritto a sentirsi più sicuri e grazie a voi possono contare su un impegno per la sicurezza che non ha precedenti”. “Dopo anni di grandi difficoltà economiche stiamo gradualmente mettendo in campo un impegno di cui i cittadini hanno bisogno. Rassicurare il Paese è un compito fondamentale del governo se vogliamo contribuire a una generale ripresa”, aggiunge. Ma ai Cinque stelle non fa comodo parlare di numeri. Preferiscono giocare sul terreno della demagogia e dello scontro perpetuo.

Parlando del dopo elezioni, il segretario del Pd Matteo Renzi, glissando la domanda sul futuro premier, ha parlato dell’ipotesi grande coalizione escludendo in modo assoluto una intesa con la destra estrema. “Guardate la Germania – ha detto il segretario del Pd – al governo stanno insieme Merkel e i socialdemocratici. Berlusconi invece si è messo mani e piedi nelle mani della Lega”. “Quello che conterà il 5 marzo sarà chi arriverà primo come gruppo e quindi o il Pd o M5s. Non potrà essere così per nessun partito della destra, che sta insieme anche se sono divisi su tutto”. Renzi ha sottolineato che il Pd è l’unico partito a presentarsi agli elettori con una ‘squadra’. Parlando poi di lui e Gentiloni, ha affermato: “Dicevano ‘litigheranno’ e invece abbiamo dimostrato che siamo una squadra, che siamo giocatori complementari”. “Di Maio chi ha? Di Maio – ha aggiunto – vuol parlare con Trump e Putin e poi ha paura di parlare con Renzi” nei confronti Tv.  E su Di Maio ha detto ancora di “insopportabile moralismo double face”. “Questa cosa che M5s restituisce 25 milioni viene ripetuta senza ricordare che per una legge fatta dal Pd, ogni anno prendevamo 38 milioni e ora non ne prendiamo alcuno. Io premier prendevo la metà di Luigi Di Maio. Da un anno e mezzo faccio politica senza indennità, rimborsi e senza pesare sulla comunità. Ma mica vengo qui a farmi bello. Se tu ogni giorno vai in tv a vantarti e poi ti beccano con le mani nella marmellata, non devi lamentarti”.
E ancora: Luigi Di Maio “ha una squadra di taroccatori di professione”, “non mi interessa la dinamica interna al M5s, anche io ho avuto a che fare con dei lestofanti nel Pd ma è finita la bandierina che gli altri sono banditi e loro, i Cinquestelle, sono gli unici onesti”.

A mettere in guardia dalle conseguenze economiche di una destra al governo il ministro Carlo Calanda. “La politica economica della Lega è disastrosa” e rischia di portare a “un processo di deindustrializzazione” con una “perdita di posti di lavoro” e “passi indietro nel progresso tecnologico”. La Lega “vuole mettere dazi protezionistici e tasse sulla robotica, vuole cacciare dall’Italia le multinazionali che danno lavoro a 1 milione e 200mila persone, mentre io sono impegnato a farne venire di più – continua Calenda -. Infine, la Lega dichiara che vuole Alitalia pubblica, una frase inaudita se si pensa che l’elettorato della Lega era fatto di artigiani e piccoli imprenditori”.

Fassino, Ds superstite del Pd renziano in crisi

Tenace, meticoloso, sensibile, iroso. Piero Fassino pare destinato a restare sempre da solo in trincea. Nel 2001 prese sulle sue spalle i malandati Ds. Walter Veltroni si era dimesso da segretario per fare il sindaco di Roma e Massimo D’Alema si era dedicato alla politica internazionale dopo le sconfitte elettorali patite da presidente del Consiglio. Fassino divenne segretario, si prese le critiche dei massimalisti girotondini, e “pedalò”. Rimise in sesto il partito e lo portò alla fusione con la Margherita di Francesco Rutelli. Così nel 2007 nacque il Pd, la speranza del centro-sinistra. Veltroni rispuntò: lasciò il Campidoglio e divenne il primo segretario dei democratici.

Ora la storia si ripete. Fassino è praticamente rimasto l’unico esponente del gruppo dirigente del Pci-Pds-Ds a restare nel Pd con il segretario Matteo Renzi. D’Alema si è candidato come senatore nel Salento per Liberi e uguali, la lista di sinistra guidata da Pietro Grasso. Veltroni è restato nei democratici ma è defilato, si dedica a scrivere libri e a fare il regista. Fabio Mussi, Claudio Petruccioli, Livia Turco, Cesare Salvi sono scomparsi dai radar della politica (Marcello Stefanini è morto oltre 20 anni fa). Fassino è l’unico superstite ex Ds del Pd renziano. In particolare è il solo superstite del gruppo dei quarantenni berlingueriani artefici nel 1989-1991 della difficile metamorfosi del Pci nel Pds, il cambiamento di nome e di identità del partito realizzato da Achille Occhetto dopo il crollo del comunismo.

Fassino, invece, è restato nel Pd e si è candidato in Emilia, la regione “rossa” nella quale avrà una sfida più o meno complicata e ravvicinata con l’emiliano Pier Luigi Bersani, candidato invece per Liberi e Uguali, anche lui uscito dal Pd da sinistra contestando la “subalternità” di Matteo Renzi alle “proposte della destra”. Fassino è prezioso per Renzi: è l’unico uomo nel partito in grado di tamponare l’emorragia di voti di sinistra verso Liberi e Uguali, verso l’astensione e verso la protesta grillina. L’ex sindaco di Torino, ex ministro della Giustizia e del Commercio estero, ha fatto di tutto prima per evitare la scissione di Bersani-D’Alema-Speranza e poi per costruire una alleanza di centro-sinistra con la quale affrontare le elezioni politiche del 4 marzo. Ma la sinistra di Liberi e Uguali ha bocciato ogni tipo d’intesa. L’incarico di mediatore, affidatogli da Renzi, è fallito nell’obiettivo di un grande accordo di centro-sinistra: comunque è nata una “piccola coalizione” con il Pd da una parte e dall’altra Psi, Verdi, prodiani, radicali della Bonino, centristi della Lorenzin. Una “piccola intesa” che potrebbe salvare l’onore del Pd renziano, dato dagli ultimi sondaggi in caduta intorno al 23% dei voti (si sommerebbe il 4% degli alleati minori).

Fassino, 68 anni, piemontese di Avigliana, ha una storia personale e familiare profondamente radicata a sinistra. Proviene da una famiglia socialista ed antifascista, suo nonno fu tra i fondatori del Psi, lui a 20 anni si iscrisse al Pci. Fu a lungo segretario della federazione comunista di Torino. Ha sempre avuto un’impostazione di sinistra riformista, anche quando si trattava di affrontare i problemi di Mirafiori e del colosso Fiat guidato da Gianni Agnelli. Un suo maestro fu il dirigente sindacale Aventino Pace che amava ripetere: «Quando in fabbrica c’è un problema o lo risolvi tu o lo risolve il padrone».

Adesso si sta impegnando nella campagna elettorale in Emilia, lontano dal suo Piemonte: «A Torino un lungo ciclo è giunto al termine. C’è una nuova generazione». È combattivo ma non vuole guerre a sinistra: «Per me gli avversari politici sono i Cinque Stelle e i partiti del centrodestra. Noi non abbiamo avversari a sinistra».

È alto e magro: 1,92 centimetri di altezza per un peso di 66 chili. È molto sensibile al fascino femminile. Ha raccontato che il nervosismo gli blocca l’appetito: «Quando sono sotto stress perdo interesse per i sapori, sedermi a tavola diventa soltanto un atto che cerco di impormi, mi dimentico di mangiare». Ha raccontato: «Quanti pasti ho saltato quando il Pci si è sciolto nell’89 alla Bolognina, quando i Ds si sono uniti al Pd nel 2007, quando abbiamo perso alle elezioni del 2008…». Gli succedeva lo stesso a scuola da ragazzo: gli passava la fame quando doveva affrontare una interrogazione impegnativa alle medie o al liceo dai gesuiti. Ora il blocco allo stomaco si ripeterà in questa difficile campagna elettorale nella quale i suoi compagni di una vita sono diventati competitori e avversari.

Ma è tenace. Nel 2001 riuscì a salvare i Ds dalla disgregazione lanciando lo slogan «O si cambia o si muore». Adesso per il Pd renziano si presenta un rischio analogo, anzi maggiore, di sfaldamento.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Berlusconi ci riprova con il condono edilizio

abusivismo

Silvio Berlusconi torna sul tema migranti e chiarisce che la lega non ci sono differenze: “Noi e la Lega siamo sulla stessa linea”. “Loro usano parole più dure”. E aggiunge: “Noi e la Lega siamo consapevoli che questo problema non si può risolvere con il buonismo e la retorica dell’accoglienza”. E il razzismo non si combatte “solo mettendolo fuori legge, ma rimuovendone le cause. Chi non fa nulla fa il gioco dei razzisti”, conclude il leader di Forza Italia. Un Berlusconi costretto a parlare come Salvini per cercare di pescare anche nel sul spazio elettorale. Ma il leader di Forza Italia no si limita ai migrati. Va oltre si lascia andare in quello che meglio gli riesce: la promessa. Comincia da un nuovo condono edilizio ultra-libertario: “Bisogna cambiare le regole: chi deve costruire una casa o aprire un’attività commerciale, non dovrà più aspettare anni per permessi e licenze – continua l’ex premier – dovrà dichiarare l’inizio dell’attività e assumersi la responsabilità di rispettare le leggi. Solo dopo verranno i controlli”. Un maxi-condono? “Chiamatelo come volete – taglia corto – l’importante è che si cambino queste regole attuali”.

“Nemmeno Utopia somiglia all’Italia futura disegnata da Berlusconi: cancellate le licenze edilizie, taglio verticale delle tasse, rimpatrio di ben 600.000 migranti, maggioranza assoluta al centro destra, sole e mandolino” è la risposta del segretario del Psi Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra. “La verità ha colori un po’ diversi – sottolinea Nencini – La flat tax privilegia l’1% degli italiani che posseggono il 25% della ricchezza, costruire senza una licenza edilizia significa incentivare l’abusivismo, quanto ai rimpatri – conclude – ricordo che la prima sanatoria dei clandestini venne fatta proprio dal governo Berlusconi tra il 2002 e il 2004 (623.000 persone!). Promesse da marinaio, appunto”.

Non meno dura la reazione dei Verdi, con Angelo Bonelli, promotore della lista Insieme, che attacca: “Berlusconi propone una legge per riconoscere l’abusivismo di ‘necessità’, colui che è stato responsabile di ben due condoni edilizi che hanno massacrato coste e territorio del nostro Paese torna a strizzare l’occhio a chi ha violato legge a danno degli italiani onesti e dell’ambiente”. E conclude: “Sono politiche criminogene, l’Italia tornerebbe ad essere il paese che legalizza le illegalità, il paese che premia i disonesti e massacra il territorio”.

Una posizione quella del leader di Forza Italia decisamente ambigua tanto che si potrebbe chiedere a Berlusconi: “Ma te stai con la Merkel come racconti tutti i giorni, o stai, come fa Salvini, con le Pen e vuoi uscire dall’euro?” afferma il segretario del Pd Matteo Renzi. “Questi – continua – stanno insieme ma son divisi su tutto”. E sul condono aggiunge: “Berlusconi propone un condono edilizio. E capisci che mancano tre settimane alle elezioni: lui ormai è prevedibile, il condono edilizio è la proposta che spunta sempre nell’ultimo mese. Sempre quella, la fantasia al potere”, scrive su Facebook il segretario del Partito democratico Matteo Renzi.

A dirsi fortemente contrario al condono è anche un alleato di Barlusconi che apre così un altro fronte nel centro destra. Il leader della lega infatti attacca duramente: “Rilanciare l’edilizia è fondamentale togliendo burocrazia e tagliando tasse folli come l’Imu su capannoni e negozi sfitti. Bisogna anche bloccare le aste giudiziarie al ribasso, che falsano il mercato. Ma dico no, dico fortemente no, a ogni ipotesi di condono per abusi edilizi: il nostro territorio è già troppo cementificato, occorre abbattere tutte le costruzioni abusive, a partire dalle zone più a rischio”.

SENZA PREGIUDIZIO

antifascismo

I fatti di Macerata sono stati utilizzati da chi è solito speculare sulla cronaca. Anche quella più dolorosa e cruenta. A cominciare dal segretario della Lega che non perde occasione per rimestare nella propaganda più torbida. “Le dichiarazioni scellerate di Salvini sui fatti di Macerata – ha detto Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista ‘Insieme’ e candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra –  di fatto sono la giustificazione a usare la pistola verso chi non ha il suo stesso colore della pelle, sono la reazione scomposta al buon lavoro fatto dal ministro degli interni Minniti”.
“I migranti approdati in Italia nel 2017 – ha aggiunto Nencini – sono 120.000. Erano stati 180.000 l’anno precedente. La politica di contenimento degli arrivi comincia a funzionare e va proseguita con maggiore intensità, dando rifugio ai profughi e favorendo il rimpatrio dei clandestini. Ma c’è un’altra verità. Chi vive in Italia deve vivere secondo i valori conquistati dai nostri padri e dalle nostre nonne. In Italia – conclude – vige la parità di genere, è vietato il matrimonio coatto ed è vietata l’infibulazione, non può esserci tribunale della sharia. Si tratta di valori universali da difendere senza esitazioni”.

Nel dibattito sull’immigrazione è intervenuto anche il senatore socialista Enrico Buemi responsabile giustizia del Psi e candidato nel collegio senatoriale uninominale di Moncalieri – Pinerolo nella coalizione di centro-sinistra. “C’è lo spazio e la possibilità di gestire in maniera meno traumatica l’immigrazione in Italia, basta volerlo” ha detto Buemi. “Se le forze politiche non si perdessero in polemiche strumentali e reciprocamente demolitive, l’immigrazione, che non è fenomeno temporaneo ma di lungo periodo, si potrebbe governare e trasformarlo da problema in opportunità positiva per un’Italia che è, tra l’altro, in forte crisi demografica”. “Alcuni strumenti – ha continuato Buemi – ci sono già ed altri si possono mettere in atto rapidamente: canali di afflusso legali e controllati, rapidità nei tempi di riconoscimento dello status di rifugiato, utilizzo attivo degli immigrati, in attesa di riconoscimento, mediante l’impiego in attività di lavoro gratuito presso le comunità locali ospitanti per piccole manutenzioni e altro, obbligo di frequentazione di corsi formativi in lingua ed educazione civica, controlli più serrati sulle associazioni, cooperative ed altri soggetti incaricati della loro gestione”, ha aggiunto. “Questi sono tutti elementi che ridurrebbero la legittima reazione di disagio dei cittadini che vengono messi sotto pressione da presenze in buona parte disordinate e oziante e con abitudini, cultura e lingue completamente diverse”, ha commentato Buemi. “Più che lotta contro gli immigrati si dovrebbe mettere in campo un’azione contro l’abbandono dell’emarginato temporaneo o permanente e in questo ambito si collocano gli immigrati senza lavoro e senza reddito illegali e non, clochard italiani e stranieri e, in generale, soggetti che vengono abbandonati dalla società e dalle Istituzioni perché affetti da patologie individuali asociali. Al disagio che tutti viviamo nel dover assistere a strade trasformate in dormitori improbabili, angoli di città ricettacoli di rifiuti ed odori nauseabondi a causa di comportamenti che offendono in primo luogo la dignità umana dei protagonisti, c’è rimedio, basta volerlo”.

Per Buemi “amministratori, locali, funzionari pubblici ai vari livelli, non distratti e pieni di pregiudizi e Perdiffidenze, cittadini che vivono il disagio solo protestando invece che tirarsi su il morale e operare per una dignitosa condizione di vita per tutti, possono contribuire a una gestione più sostenibile del fenomeno. Ribadisco, gli strumenti ci sono basta occuparsene e se non ci sono il Governo provveda tempestivamente”, ha concluso il senatore socialista.

Buemi ha presentato in questa legislatura quattro disegni di legge in materia di immigrazione e tutela del domicilio.

Disegno di legge Senato 947

Disegno di legge Senato 1816

Disegno di legge Senato 2198

Disegno di legge Senato 2507

Elezioni. La politica è di chi sta in “lista”

Non si placano le polemiche sui candidati alle politiche del 4 marzo prossimo. Investono tutti i partiti e rilevano una sola cosa: l’onnipotenza dei segretari.

salvini di maio renziSono stati loro a farla da padroni: a decidere la vita o la morte di questo o quell’aspirante, a stabilire chi entrerà nel prossimo Parlamento e chi no.
Matteo Renzi ha potuto così mettere in lista il suo storico portavoce, Filippo Sensi, insieme a una nutrita pattuglia di fedelissimi. Naturalmente ha fatto fuori gli avversari interni penalizzando perfino il leader della minoranza Pd, Andrea Orlando, ministro della Giustizia, escluso dalle liste della sua Liguria e catapultato (senza alcuna consultazione) in un collegio emiliano. La stessa sorte ha subito il potente ministro dell’Interno calabrese Marco Minniti. Lo scontento non sarebbe tanto per la sua candidatura nel collegio uninominale Pesaro-Urbino della Camera ma per il depennamento dalle liste elettorali di Nicola Latorre, Enzo Amendola e Andrea Manciulli, esponenti del Pd a lui vicini.

L’ineffabile Luigi di Maio, con buona pace della “democrazia diretta” e della scelta dei candidati M5S “affidata” online agli iscritti, ha fatto sparire dalle liste Mario Corfiati, secondo candidato più votato dalla base torinese. I si dice sono tanti. Il problema è che il vertice pentastellato non ha fornito alcuna spiegazione.

Per non parlare dell’uninominale, la lista dei “supercompetenti” compilata da Di Maio in persona e dal medesimo strombazzata in tanti talk televisivi. Qui sono apparsi perfino un ex renziano doc come il toscano Cecchi, lo stesso che fino a poco tempo fa (in occasione del referendum costituzionale) sbeffeggiava Di Maio e il suo partito. E che cosa dire dell’ammiraglio Veri presentato con grandi squilli di tromba e subito costretto a ritirarsi perché era (forse a sua insaputa) consigliere comunale a Ortona, eletto con i voti del Pd?

Ed eccoci al centrodestra. Perfettamente a proprio agio nel ruolo di padre padrone, Silvio Berlusconi ha fatto quello che ha voluto. Con il solito elenco di fedelissimi, indagati, figli, mogli e parenti di notabili vari. Da Cesaro jr (figlio del patriarca Luigi) a Sandra Lonardo (moglie di Clemente Mastella) a Flora Beneduce, moglie dell’ex assessore regionale campano Armando De Rosa.

Le trattative tumultuose e faticose sulle candidature hanno pesato sulla stessa tenuta fisica di Berlusconi. Il presidente di Forza Italia ha accusato un affaticamento e non è andato né a In mezz’ora né a Porta a Porta, i seguitissimi programmi Rai di Lucia Annunziata e di Bruno Vespa.

Le polemiche sulle liste stanno lì a confermare che il Rosatellum è una brutta legge elettorale che ratifica l’onnipotenza dei segretari. Un marchingegno da cui verrà fuori un Parlamento dove i votati (deputati e senatori) conteranno più dei votanti. Dove la coalizione con i maggiori consensi anche se tra Camera e Senato riuscisse a conquistare il 40 per cento dei seggi non avrebbe i numeri sufficienti per governare. Dove il partito più votato se corre da solo (vedi M5S) rischia di non avere il maggior numero di parlamentari. Mentre quello che arriva secondo per numero di voti (in questo caso il Pd) potrebbe mettere assieme il primo gruppo parlamentare perché le preferenze delle liste collegate che non superano la soglia del tre per cento vanno al maggior partito della coalizione.

Conclusione. Nella Prima Repubblica c’erano le preferenze. Si prestavano, è vero, al voto di scambio, infatti ne derivarono parecchi scandali. Però si trattava di un sistema in cui gli elettori avevano almeno la possibilità di scegliersi il candidato da mandare in Parlamento. Nella Seconda Repubblica c’era il Mattarellum, un maggioritario con correzione proporzionale che dava agli elettori ancora qualche margine di scelta. Poi è arrivata la “legge porcata”, ossia il Porcellum e adesso, nella Terza Repubblica, stiamo per sperimentare il Rosatellum. Un mostro che prevede solo liste bloccate. Il risultato sarà un Parlamento di nominati che non dovranno rispondere a nessun elettore.

Felice Saulino
SfogliaRoma

Bobo Craxi: “LeU è fallita. Voto ai socialisti”

Bobo Craxi

Rivedo Bobo Craxi dopo un po’ di tempo. Sono stati, questi, mesi di incomprensione politica anche profonda, ma la nostra amicizia non è mai venuta meno. D’altronde la nostra è una comunità umana, che ha attraversato negli ultimi venticinque anni vere e proprie tragedie, tentativi generosi di ripartenza, illusioni e delusioni, tragitti non sempre uniformi. Sono legato a lui come sono legato alla nostra storia e il nostro rapporto prescinde dal fatto che sia figlio di Bettino, il leader di cui è segnata la vicenda politica mia e di tanti socialisti in Italia. In genere nei momenti di stanca o di conflitto politico i nostri discorsi si limitavano alla comune passione per la musica e per il calcio. Oggi però Bobo ha voglia di parlare di politica e ne approfitto.

Bobo i tuoi dissensi di questi mesi non hanno generato effetti politici positivi né per i socialisti, né, in particolare, per te. Dunque?
Non posso darti torto. La prospettiva di costruire una sinistra che si allontanasse dalle politiche praticate da Renzi sul piano istituzionale e sul piano economico doveva coincidere anche con l’assunzione dello spirito ideale di una forza ispirata ai valori del socialismo e del laburismo. Mano a mano ci siamo trovati di fronte ad una riunificazione della diaspora comunista con una spruzzatina di società civile, il che non basta mai. In sostanza a un comitato di rielezione elettorale nel quale non ha trovato spazio di legittimazione una parte della nostra diaspora in dissenso con il PSI.

Non credi che allontanandovi dal partito abbiate comunque indebolito entrambi?
È evidente che le divisioni indeboliscono chi le produce e chi le subisce. Io ho pensato che dopo il 5 dicembre fosse necessario per noi avviare una politica più autonoma e di graduale distacco da Renzi. Questo avrebbe in linea ipotetica aumentato anche l’interesse verso un’area socialista che poteva raccogliere, come già avvenne nel passato, segmenti di elettorato della sinistra sbandati ed in cerca di un approdo socialista. Non ho creduto per questa fase nella tua linea laico-socialista non perché ne sia ostile ma perché i soggetti che la compongono sono, come poi si é dimostrato, auto-referenziali. Ho letto ad un certo punto un nostro caro compagno che esaltava le qualità di una coalizione nella quale spiccavano le leadership di Pisapia e Bonino ispirati dal programma dei “meriti e bisogni” Non é rimasto nulla di tutto ciò

Che giudizio esprimi su Liberi e Uguali, che oggi è guidato da Grasso, ma che di fatto ha una trazione ex Pci-Pds?
Grasso è una brava persona ma, come diceva Craxi padre, non si diventa leader a sessant’anni. Viene da un’esperienza professionale di tutto riguardo, non è un giustizialista cronico. Da ragazzo sulle spalle di suo padre assisteva ai comizi di Pietro Nenni, ma è totalmente digiuno delle dinamiche della politica. Non si fa comandare da nessuno, ha infilato nelle liste qualche suo sodale e spera in una soluzione in prospettiva di carattere istituzionale che lo comprenda, ma non ha capito che lui oggi é un capo-partito e contende questo ruolo alla Boldrini, una specie di Santanché di sinistra, nel senso della semplicismo dei suoi ragionamenti. Il gruppo ex-Pci-Pd si è tutelato ma ha perso i suoi riferimenti sociali e ideali. Infatti persino la CGIL osserva molto da lontano questa esperienza elettorale.

Vi sono Socialisti sparsi un po’ ovunque. Ho visto che Stefania è nuovamente candidata in Forza Italia…
Che dire? Non voglio polemizzare pubblicamente con mia sorella con la quale ho da poco ripreso un sereno rapporto. Io considero la destra alleata a Berlusconi pericolosa come lo è in tutta Europa. Berlusconi si illude di domarla, ma populismo e xenofobia ormai sono penetrati nel sentimento di tanti elettori compresi quelli di Forza Italia. Ecco io penso che nella nostra famiglia abbiamo entrambi imparato quali sono i rischi di una nuova forma di totalitarismo. Per questo non mi sarei prestato e non avrei donato la mia persona per una battaglia politica in Lombardia dove la Lega la fa da padrona. Detto questo, auguri.

Pensate voi di Area Socialista di dare una indicazione di voto? E se sì prendete in considerazione la Lista Insieme?
Ci riuniremo nei prossimi giorni. Sarebbe incoerente rimangiarsi tutto. Siamo rimasti iscritti al Partito, io ho rinnovato da poco, e quindi di fronte a candidature socialiste non volteremo la faccia da un’altra parte. Per quanto mi riguarda io ho sempre sostenuto in questi anni coloro che me lo hanno richiesto anche nei momenti più aspri della polemica con Nencini. Ci sono tanti bravi compagni con i quali abbiamo mantenuto un rapporto fraterno. Ci sono state polemiche che in molte fasi sono state eccessive. Dopo il fallimento di Liberi e uguali per i socialisti in queste elezioni sarà bene valutare seriamente l’ipotesi di votare socialista.

 Mauro Del Bue

Prodi: “Sono da sempre per la logica di coalizione”

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Chiuse le liste, la campagna elettorale assume subito i toni dello scontro. Ma il campo di battaglia vede schierate le truppe del centro sinistra contro quelle di Liberi e Uguali. A fronteggiarsi sono Romano Prodi e Pietro Grasso. Il Professore conferma che voterà il centro sinistra, ma aggiunge che non si riferisce a quello rappresentato da Pietro Grasso e Leu. Gli ex del Partito Democratico non mai citati direttamente, ma chiamati in causa quando l’ex premier sottolinea che chi è fuori dal centro sinistra “non lavora per l’unità”. “Da sempre – ha aggiunto Prodi – sono per la logica di coalizione”, Parole che suonano come schiaffi a Pier Luigi Bersani e Pietro Grasso. Il presidente del Senato assicura che mai accetterà di stare in coalizione con un partito che si dice di centro sinistra, il Pd, ma chiede ai bolognesi di votare Pierferdinando Casini. Un partito, aggiunge, che fa piazza pulita della minoranza interna e che si fa votare una legge elettorale ricorrendo a otto fiducie.

La scelta dell’ex presidente del Consiglio era nota. Prodi, d’altra parte, si era speso come mediatore alla ricerca di un accordo per costruire quel campo largo del centro sinistra che tenesse insieme Carlo Calenda e il Pd, Giuliano Pisapia e Movimento democratico e progressista di Bersani, prima ancora della nascita di Leu. Tentativo per il quale il segretario del Pd aveva dato carta bianca a Piero Fassino, ‘padre nobile’ del Pd proprio come Prodi. Un lavoro che ha prodotto l’alleanza fra Pd, +Europa – a sua volta frutto del patto tra Emma Bonino e Bruno Tabacci – e Insieme, la lista verde-prodian-socialista di Angelo Bonelli, Giulio Santagata e Riccardo Nencini. È lo stesso segretario del Psi Nencini che risponde a Grasso: “Della ‘finta’ coalizione di cui parla Grasso rispondendo a Prodi fanno parte, assieme a chi scrive, parlamentari che hanno votato e poi difeso il presidente del senato dagli innumerevoli attacchi scriteriati dei grillini. È un fatto che Liberi e Uguali sia fuori dal centro sinistra. Siccome a Bologna non vincerà Errani – conosco la sua bravura ma non credo nei miracoli – meglio un leghista di Casini, presidente Grasso?”. Nencini ha parlato anche del programma della Lista Insieme. Tra i punti toccati quello di “un nuovo piano casa a sostegno delle famiglie in condizioni di bisogno.  Si tratterebbe di ripristinare un fondo ad hoc qual era il fondo GESCAL fino agli anni Novanta. 500 milioni l’anno per dieci anni”. Riccardo Nencini ha spiegato che le risorse servirebbero a “restaurare alloggi popolari e utilizzare il demanio pubblico a fini abitativi”. “Nessun consumo di suolo. E la certezza che potrebbero essere consegnati almeno duecentocinquantamila case popolari a famiglie italiane che attendono da troppi anni. Le periferie verrebbero recuperate a nuova vita in contesti urbani più verdi, più sicuri, con servizi adeguati”.

La critica a Leu di Romano Prodi “va pienamente nel solco della sua idea di politica e di come si costruisce il centrosinistra” e trova perfettamente d’accordo il suo ex ministro, Giulio Santagata che ha presentato a Bologna ‘Insieme’ la lista alleata del Pd, per la quale è capolista alla Camera nel collegio del capoluogo emiliano. “Noi abbiamo sempre detto – ha spiegato Santagata – che ci collocavamo e ci collochiamo nella scia dell’Ulivo senza la pretesa di rappresentare da soli quella storia che non è ripetibile. L’Ulivo altro non è stato che il tentativo, in gran parte riuscito, di superare steccati ideologici e divisioni quindi credo che il richiamo all’unità che ha fatto Prodi ieri sia un richiamo che va pienamente nel solco della sua idea di politica e di come si costruisce il centrosinistra”.

“L’indicazione di Romano Prodi è particolarmente chiara: in campo c’è un solo centrosinistra, rappresentato dalla coalizione del Pd. È abbastanza evidente infatti che ogni voto per Leu è un vantaggio per la destra e per i populisti”, dice il senatore ultra renziano, Andrea Marcucci, confermando la linea esplicitata da Renzi in una recente intervista televisiva quando, nello studio di Otto e Mezzo. L’unità del centro sinistra? “Vorrei dire con grande rispetto a Prodi che il gruppo che gli sta attorno e il Pd, più che l’unita’ di centro sinistra ha realizzato i sogni della destra”, è il commento di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana ed esponente di spicco di Liberi e Uguali. Stesso concetto ribadito da Arturo Scotto, deputato di Mdp: “Grande rispetto per Romano Prodi. Ma onestamente chi ha diviso il centrosinistra è chi ha adottato l’agenda della destra. Basta guardare il programma e il profilo delle candidature. Tra Pd e Forza Italia sembra una gara a chi si assomiglia di più”. Ma nel Pd c’è anche chi non sbatte la porta in faccia a Grasso e ai suoi. Il post voto, infatti, è meno certo che mai e precludersi la possibilità di dialogare con forze che, in altre circostanze, sarebbero interlocutori naturali non conviene a nessuno. “Il Partito Democratico è impegnato a costruire una coalizione forte e credibile in grado di rispondere all’avanzata delle destre e delle forze estremiste”, afferma il coordinatore della segreteria dem, Lorenzo Guerini: “Accogliamo quindi con piacere le parole di Romano Prodi, che riconoscono la validità del lavoro fatto in direzione di un’azione unitaria delle forze di centrosinistra. Per noi l’avversario è alla nostra destra e l’obiettivo è dare seguito ai risultati raggiunti dai governi del Pd. Spero che le parole di Prodi siano uno stimolo per lavorare verso un comune obiettivo”.