VETI INCROCIATI

Sala_del_Consiglio_dei_Ministri

È stallo. E la strada per un nuovo governo sempre più stretta. Il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha andata al Colle per incontrare il Capo dello Stato dopo il giro di consultazioni con i gruppi parlamentari ed ha fatto intendere chiaramente che non è riuscita ad individuata nessuna maggioranza parlamentare disponibile a far partire un nuovo esecutivo. “Mattarella saprà individuare il percorso migliore da intraprendere” ha detto. Ed ha aggiunto: “Ho svolto il mio incarico cercando di favorire un confronto costruttivo per verificare la possibilità di una maggioranza parlamentare nel perimetro e nei limiti indicati dal presidente Mattarella. La discussione ha consentito, pur nella diversità di opinioni, di evidenziare spunti di riflessioni politiche”.

Dunque, dopo la due giorni di consultazioni, ancora un nulla di fatto. Ora il Presidente della Repubblica si prenderà qualche giorno per riflettere. I Cinquestelle e la Lega rimangono fermi sulle proprie posizioni senza fare nessun passo e senza mostrare nessun tipo di disponibilità verso posizioni altrui. Anzi si è verificato un nuovo irrigidimento. Forza Italia che mira a un accordo con il Pd ha attaccato duramente i Pentastellati. A parlare è stato lo stesso Berlusconi: “È gente che non ha mai fatto nulla nella vita: nella mia azienda li prenderei per pulire i cessi”. Di Maio? “Ha una buona parlantina, non posso negarlo, ma non ha mai combinato niente di buono per sé, per la sua famiglia, per il Paese. Non possiamo affidare l’Italia a gente come lui. Nessun accordo è possibile con i 5 Stelle, un partito che non conosce l’abc della democrazia, che prova invidia sociale, formato solo da disoccupati, e che rappresenta un pericolo per l’Italia”, ha concluso il leader forzista. Insomma parole che tolgono qualsiasi dubbio sulla possibilità di un qualsiasi accordo o di appoggio, anche esterno, come si ipotizzava ieri, che coinvolga Forza Italia e i 5 Stelle. La parole di Berlusconi hanno lo scopo di allontanare anche Salvini dai 5 Stelle e obbligarlo a venire allo scoperto.

Ma dall’altra parte Salvini tiene la propria posizione ribadendo che se Berlusconi vuole un governo con il Pd, lo farà senza la Lega. Ed poi ha aggiunto: “Ho la netta sensazione che c’è qualcuno che vuole perdere tempo, che vuole un governo tecnico alla Monti voluto da Bruxelles”. Un modo per mettere le mani avanti e scaricare su altri la incapacità o l’impossibilità di trovare un accordo. D’altronde ognuno si diceva pronto per governare. Di Maio addirittura aveva già portato la lista dei ministri al Presidente Mattarella. Ma tra un comizio e l’altro e un insulto a destra a uno a sinistra, si sono dimenticati che si è votato con un sistema proporzionale.
E su un possibile governo di centrodestra con l’appoggio del Pd Salvini replica a Berlusconi: la Lega non è disponibile. Ma Silvio Berlusconi non esclude che il centrodestra possa andare al governo con ‘appoggi esterni’. Il governo del centrodestra potrebbe ”concretamente fare accordi con uomini saggi, con i parlamentari dei gruppi misti e anche esponenti del Pd”.

Una ipotesi a cui risponde in un tweet il Segretario del Psi e vice presidente del Gruppo Misto al Senato, Riccardo Nencini: “Leggo di un governo di centro destra che si cerca i voti in parlamento rivolgendosi anche al gruppo misto. Lo dico in chiaro: indisponibile. Non è tempo di soluzioni ingarbugliate figlie di stampelle provvisorie. Serve la politica per sbrogliare la matassa”.

“Che provino loro” ha rincarato Ettore Rosato, vicepresidente Pd della Camera. “Si è dimostrato che stanno facendo una grande confusione, ma all’interno di questa confusione che danneggia il paese, alla fine un accordo lo troveranno. Un accordo al ribasso, dopo aver sdoganato Fi e Berlusconi”. E ancora: “Berlusconi sogna se pensa di potersi prendere alcuni esponenti del Pd. E sogna ancora di più se pensa che possa esserci il Pd a sostegno di un governo con Salvini e la Meloni”. “Non faremo la ruota di scorta di nessuno”, ha aggiunto con riferimento sia al centrodestra che al M5s.

Ginevra Matiz

L’ESPLORATRICE

casellati

A Maria Elisabetta Alberti Casellati va l’incarico esplorativo mirato. La presidente del Senato avrà due giorni di tempo per verificare se esistono le condizioni per formare una maggioranza parlamentare composta da Centrodestra e Movimento 5 Stelle. Il tempo scadrà venerdì. Poi il Colle percorrerà altre strade.

In tarda mattinata arriva la decisione del presidente della Repubblica.  “Ho ringraziato per la fiducia Mattarella – afferma Casellati dopo l’incontro al Quirinale – che terrò costantemente aggiornato. Intendo svolgere l’incarico con lo stesso spirito di servizio che ha animato in queste settimane il ruolo di presidente del Senato”.

Immediate le reazioni a destra. “Noi siamo pronti a fare tutto, tranne che un governo con il Pd. Se Di Maio e Berlusconi continuano a dirsi no a vicenda se ne assumono la responsabilità. Se Di Maio vuole fare la rivoluzione con il Pd, gli faccio i migliori auguri” le parole di Matteo Salvini. Il capogruppo leghista a Palazzo Madama Centinaio non vive la vicenda con ottimismo: “Un risultato sarebbe un miracolo”.

La partita diventa sempre più complicata. Ad oggi un accordo centrodestra-M5s appare improbabile. Basti pensare che subito dopo l’ufficialità della nomina, il senatore pentastellato Vito Crimi ci tiene a ribadire: “A Casellati ripeteremo che il veto su Berlusconi rimane”. Difficile anche immaginare che la Lega possa mollare Forza Italia e Berlusconi per Di Maio. Insieme Lega e FI governano le grandi regioni del Nord che, in caso di scossoni a livello nazionale, sarebbero a rischio. Insomma, l’impasse non si sblocca.

L’unica soluzione potrebbe essere rappresentata dal Partito Democratico. Al Nazareno nessuno ha intenzione di intervenire in soccorso di chi ha ricoperto di insulti le politiche dem fino a poco tempo fa. Per questo un eventuale intervento dovrà essere necessariamente successivo ad una ammissione di colpa da parte degli altri schieramenti. “Prima dicano agli italiani che hanno fallito, che sono incapaci di formare un Governo. Poi, se Mattarella ce lo chiederà, ne parleremo” il pensiero di uno dei parlamentari più navigati del Pd.

La conferma della linea assunta dai dem arriva dal segretario reggente, Maurizio Martina, che butta la palla nell’altro campo: “Con il mandato alla presidente Casellati si pone fine alle ambiguità di questi 45 giorni. Altro che aspettare le elezioni regionali, ora è il momento della verità per chi dopo il 4 marzo ha pensato solo a tatticismi e personalismi”.

F.G.

Nencini: “Di Maio camaleonte, Salvini filo-russo”

Quirinale-Presidente

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

Salvini e Di Maio, tra forni ‘a tempo’ e terzo incomodo

COMBO SALVINI DI MARIO

“Io aspetto ancora qualche giorno, dopodiché uno dei due forni si chiude”, così Luigi Di Maio afferma riferendosi a una probabile alleanza con la Lega di Salvini. Ospite di Lilli Gruber, il Capo politico del M5S riguardo alla coalizione di Centrodestra e a il veto pentastellato su Berlusconi afferma: “La smettano di ostentare un’unione che non c’è”.
Inoltre sulle dichiarazioni di Salvini che in caso di vittoria della Lega alle regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia, farebbe il governo in 15 giorni, Di Maio dice: “Per aspettare i comodi di Salvini vuol dire che prima del 15 maggio non avremo un governo”?
La risposta arriva su Instagram dall leader della Lega Matteo Salvini che postando una foto che lo ritrae in mezzo al verde e riferendosi a quanto detto ieri dal candidato premier del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, dice: “C’è chi chiude il forno, c’è chi cura l’orto”.
Il confronto tra i due leader avviene sempre a distanza. Matteo Salvini, nel corso di un intervista a Telemolise, in riferimento alla possibilità di una figura terza rispetto a Salvini e Di Maio come possibile candidato all’incarico di premier, afferma: “Se ci fosse qualcuno in gamba che sottoscrive un programma che condivido perché no. Io a differenza di Di Maio non sono qua a dire o governo io o non si fa niente”. Entro domani ci sarà infatti la decisione del Colle: una delle ipotesi è quella di affidare un mandato esplorativo a una delle due alte cariche dello Stato, cioè i presidenti del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, o quello della Camera, Roberto Fico.
Salvini però non chiude ancora completamente ai cinquestelle e sostiene che per formare un governo ed “escludendo la sinistra, rimane il dialogo con i 5 stelle, che proverò a percorrere fino in fondo, a meno che i grillini non vogliano far finta di governare e preferiscano stare fuori a dire `no, no´. A quel punto l’unica via che rimane è quella delle elezioni” e assicurando che proverà “di tutto per cominciare a governare”.

UNA NUOVA STORIA

consultazioni Quirinale

Il secondo giro di consultazioni è finito. A breve Matteralla prenderà le sue decisioni su come sbrogliare la matassa post elettorale dando un mandato a chi ritiene possa coagulare una maggioranza in grado di sostenere un governo. Un mandato che può essere solo esplorativo oppure già pieno, ipotesi difficile al momento, in quanto i numeri su costruire un governo sono al momento del tutto assenti.

“Quando a dicembre – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – dicevamo del pericolo grigio verde avevamo visto bene. In secondo luogo ora vediamo che i 5 Stelle hanno manifestato una capacità di adattamento programmatico di tipo doroteo. Anche loro nascono con posizioni antieuro e antieuropeisti e in politica estera erano molto attenti alle buone relazioni con la Russia di Putin. Oggi invece si sanno adattando come un camaleonte alla situazione italiana mentre Salvini per ora non ha cambiato di una virgola il suo approccio: Filoputiano era e filoputiano resta.

E la vicenda Siria lo dimostra…
Esattamente. Il comportamento di Di Maio è quello di chi in nome del governo è disponibile a gettare a mare parte rilevante del suo programma e addirittura a ritenere ambiguamente realizzabile alcune parti del programma in alleanza con qualcuno, chi esso sia, senza che questo faccia nessuna differenza.

Quindi il fine non è il programma ma il governo.
Ma siamo bel al di là del fine che giustifica i mezzi di Machiavellica memoria, in cui vi era molta più etica e responsabilità che nella posizione di Di Maio. Non vi è dubbio però che la vicenda Siriana abbia svelato il gioco. Perché una cosa, e penso a Salvini, è sostenere immaginificamente un rapporto con la Russia di Putin, lasciandolo cioè a livello teorico. Altra cosa è vederlo applicato. E la sua messa in pratica porterebbe l’Italia lontano dai legami euroatlantici che sono ormai un patrimonio largamente condiviso. Così condiviso da provocare fratture anche nel centrodestra che ha vinto le elezioni.

Salvini invece pensa alle regionali come una sorta di turno di ballottaggio…
Ma il Molise e il Friuli, un milione e 800mila abitanti non sono un grimaldello molto robusto.

La settimana scorsa sei salito al Colle per i colloqui per il Governo. Quali i punti posti dai socialisti?
La certezza di una politica estera euro-atlantica, la conferma di un ruolo forte in una Europa profondamente riformata a partire dal trattato di Dublino e dal Trattato di Maastricht. Terzo una attenzione perché non si sfori ulteriormente il debito pubblico. Ora la mia opinione è che i due vincitori delle elezioni devono avanzare una proposta concreta. Se non la hanno devono dire agli italiani la verità. Ossia che si è trattato di una vittoria mutilata e che questi due partiti, ricchi di voti ma poveri di strategia, non sono in grado di realizzare un governo per l’Italia.

E in caso di ulteriore empasse, governissimo o nuove elezioni?
Intanto Salvini e Di Maio devono presentare agli italiani il loro percorso. Le modalità le troverà il Capo dello Stato. Da lì si vedrà se vi è la possibilità di fare un governo o se la loro ipotesi cadrà. Solo in quel momento il centrosinistra deve entrare in gioco per senso di responsabilità. Non prima.

Questo è un punto su cui il dibattito all’interno del Partito Democratico è molto forte.
Nel Pd si fronteggiano due linee. Una molto più possibilista del governo subito con i grillini e un’altra che non è lontana dalla nostra. Ma soprattutto nel Pd non si è preso ancora atto che è finito un tempo. Il Pd nasce come soggetto che deve fronteggiare il Popolo della libertà in uno schema bipolare. Oggi non c’è né lo schema bipolare né lo schema maggioritario. C’è una legge largamente proporzionale e c’è uno schema a tre che sarà durevole in Italia e nel resto dell’Europa. Ecco perché se dovesse aprirsi un’altra fase per la formazione del governo, non è tanto al Pd che ci si debba rivolgere, ma a una sinistra riformista in costruzione che deve partecipare coralmente e condividere un indirizzo.

E questo è il tema di cui i Psi ha discusso a Bologna e poi a Napoli. Cosa si può trarre da questi due appuntamenti del Partito?
Da questi seminari viene fuori un partito vivo. Secondo viene fuori il desiderio pervicace di proseguire nella nostra iniziativa politica corredandola di diversi cambiamenti a cominciare da quello del punto di vista organizzativo. Terzo, arriva un appello al mondo socialista e riformista. Ma anche laico riformista e cattolico riformista per creare una sorta di concentrazione repubblicana e democratica da contrapporre a al populismo continentale ormai molto forte. Con una scadenza che siano le elezioni europee del prossimo anno per costruire una nuova storia.

Daniele Unfer

Calenda incalza il Pd per il Governo, il No di Orfini

Governo:Calenda, domani a Bruxelles, da lunedì impegno Mise“Il Pd non può restare immobile, deve farsi promotore di una proposta per uscire dallo stallo. Deve mettere sul banco l’idea di un governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali”, così il neo tesserato Pd e ministro uscente del Mise, Carlo Calenda invita i suoi alla formazione di un Esecutivo ‘per il bene del Paese’. Immediata la replica di Matteo Orfini, presidente del Partito democratico: “Quella di Calenda è una tesi curiosa. La proposta non può spettare a chi ha preso il 18%, è stato bocciato dagli italiani ed è sconfitto alle elezioni. A noi spetta il posto che abbiamo detto di voler occupare dall’inizio: opposizione responsabile e propositiva, ma pur sempre opposizione”. E dopo aver bocciato l’ipotesi di Calenda spiega: “Lo stallo è creato dall’atteggiamento delle forze che hanno vinto le elezioni, che stanno facendo prevalere egoismi di partito e personalismi. Si assumano loro la responsabilità di sbloccare il quadro e cambino loro fase anche di fronte all’aggravarsi della situazione internazionale. Spero che questo sussulto di responsabilità ci sia. A Calenda vengono meglio i tweet che le interviste”.
Anche se non interpellato, non poetva mancare il commento del Leader del Carroccio che da Campobasso dice: “Io dialogo con tutti, ma l’unico punto fermo è che con il Pd non si può fare nulla. A Calenda dico, mamma mia! Un governo con chi ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati che cosa potrebbe fare?”. Matteo Salvini boccia l’apertura del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda a favore di un coinvolgimento del Pd nella formazione del futuro governo.
Tuttavia è arrivata la precisazione di Calenda che ha voluto far sapere che contrariamente a quanto scritto da Repubblica, ovvero che Calenda sponsorizzava un esecutivo di emergenza tra Pd, M5s e Lega, lui non ha mai preso in considerazione una cosa simile. “Titolo fuorviante, mai auspicato un patto del genere, personalmente lo considererei un grave errore” ha detto il ministro dell’esecutivo Gentiloni, secondo cui “data la situazione di stallo e il peggiorare delle crisi internazionali, occorrerebbe proporre un governo di transizione“.

Attrazione fatale tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini

di maio e salviniAttrazione fatale sì, attrazione fatale no. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due vincitori a metà delle elezioni politiche del 4 marzo, s’incontrano e si scontrano. Concordano e si dividono.
Si scontrano su quale governo formare. Tutti e due rivendicano per sé la presidenza del Consiglio (ma il segretario del Carroccio non ne fa una questione personale e lascia spazio anche a un altro premier leghista); il capo politico del M5S vuole la Lega nel governo ma non Silvio Berlusconi, al quale (almeno finora) non vuole rinunciare Salvini; entrambi si dichiarano i vincitori delle elezioni ma nessuno ha conquistato né la maggioranza assoluta dei voti né quella dei seggi in Parlamento; i cinquestelle propongono, in alternativa, una intesa per il nuovo esecutivo al Pd mentre i leghisti la bocciano.
Altri contrasti esistono sui programmi. Sono difficilmente compatibili, ad esempio, due cavalli di battaglia delle rispettive campagne elettorali: il drastico taglio delle imposte proposto da Salvini con l’introduzione della flat tax (la tassa unica al 15%) con il varo del reddito di cittadinanza di 780 euro al mese progettato da Di Maio. I costi per le casse dello Stato dei due provvedimenti sarebbero altissimi, insostenibili per i già malandati conti pubblici italiani. C’è anche una divisione territoriale. Il Carroccio ha mietuto voti soprattutto nelle ricche regioni del nord Italia in cui c’è un po’ di ripresa economica, i pentastellati hanno trionfato in particolare in quelle del sud sempre più impoverite e depresse.
Tuttavia le convergenze non mancano e sono tante. Il M5S e la Lega sono due movimenti populisti anti sistema (populista progressista il primo, populista nazionalista il secondo), al primo posto mettono l’occupazione e gli investimenti, entrambi sono ostili all’euro e alle élite (ma Di Maio ha smorzato molto la carica anti moneta unica europea e anti gruppi dirigenti), all’unisono cercano di rassicurare gli Usa sulla fedeltà alle alleanze occidentali messe in forse dalle lodi a Vladimir Putin (sia il capo cinquestelle sia il segretario della Lega hanno chiesto di vedere e si sono incontrati con l’ambasciatore americano a Roma dopo le elezioni). Molti punti dei loro programmi elettorali sono identici: in testa la richiesta di abolire la legge Fornero sull’aumento dell’età pensionabile (anche qui il costo è molto salato) e la necessità di controllare l’immigrazione illegale (il Carroccio ha una posizione più dura perché vuole rapide espulsioni).
Attrazione fatale sì, attrazione fatale no. Sulla bilancia sembra prevalere il sì. In Parlamento è scattata una ferrea e vincente intesa tra Di Maio e Salvini sulla spartizione degli incarichi di vertice alla Camera e al Senato. Il capo politico pentastellato ha commentato: «Con la Lega c’è una sinergia istituzionale». L’attrazione fatale è ben simboleggiata dall’appassionato bacio sulla bocca tra il capo dei cinquestelle e il segretario leghista, dipinto a fine marzo in un murale in via del Collegio Capranica a Roma, una strada nei pressi di Montecitorio.
Le distanze però restano. Di Maio ha sollecitato la Lega a tagliare i ponti con Forza Italia: deve decidere «se contribuire al cambiamento o se invece rimanere ancorata al passato e a Silvio Berlusconi». Tuttavia Salvini ha confermato la sua posizione: «L’unico governo possibile è quello del centrodestra unito insieme al Movimento cinquestelle».
I contrasti emersi davanti a Sergio Mattarella sono molti nelle consultazioni sul governo al Quirinale. Il presidente della Repubblica sta riflettendo sullo stallo e su a chi affidare nei prossimi giorni l’incarico e per quale esecutivo. I bombardamenti di Usa, Gran Bretagna e Francia in Siria danno una accelerata ai tempi. Girano diverse ipotesi. Si profila un pre incarico a Salvini o a Di Maio (obiettivo un esecutivo Lega-M5S con l’appoggio esterno di Berlusconi) oppure “un governo istituzionale” guidato dal presidente della Camera Roberto Fico (cinquestelle) o del Senato Maria Elisabetta Casellati (Forza Italia).
“Attrazione fatale”: nel film del lontano 1987 Michael Douglas cedeva alle lusinghe sessuali dell’avvenente Glenn Close, ma la storia con l’aggressiva amante si trasformò in un inferno per lui e la sua famiglia.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

LO STALLO

centrodestra-quirinale

“Dall’andamento delle consultazioni di questi giorni emerge con evidenza che il confronto tra i partiti politici per dar vita in Parlamento a una maggioranza che sostenga un governo non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Le attese dei nostri concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Unione Europea, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontano dall’Italia richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto tra i partiti, per raggiungere l’obiettivo di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni. Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra”. Questo il comunicato ufficiale apparso sul sito del Quirinale con cui si certifica lo stallo istituzionale.

Dopo il rocambolesco secondo giro di consultazioni, la strada per la formazione del nuovo governo è entrata in un vicolo stretto. La sortita di Berlusconi ha avuto un duplice effetto. Ha bloccato l’asse nascente tra Salvini e Di Maio e incrinato fortemente il collante che ancora tiene unito il centrodestra. Quasi un invito a Salvini allo strappo. Insomma ha fatto capire che lo scettro del centrodestra, nonostante tutto, lo vuole tenere ancora lui.

Oggi Sergio Mattarella ha ricevuto il presidente della Camera Roberto Fico, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e l’ex capo dello Stato e senatore a vita Giorgio Napolitano. Poi ha confermato lo stallo. «Attenderò alcuni giorni per procedere dallo stallo», ha detto il capo dello Stato.

Una empasse che mette lievito alla ipotesi di un governissimo che si riaffaccerebbe prepotente nel caso di un ulteriore fallimento delle trattative. Una ipotesi sostenuta ieri anche dal leader del M5S Luigi Di Maio. “Lo facciano senza la Lega” è la risposta di Salvini a chi gli chiede lumi. “Noi appoggiamo un governo che rispetta quello” che si è detto in campagna elettorale, “un governo tutti insieme per tirare a campare o solo per fare la legge elettorale lo facciano senza la Lega”.

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

Lega-M5s, commissione speciale, governo ad un passo

dimaiosalviniA un passo dal Governo Cinque Stelle-Lega. Sono loro i favoriti per ricevere un incarico esplorativo dal presidente della Repubblica dopo il secondo giro di consultazioni. Sembra ormai certo che i partiti che hanno raggiunto il miglior risultato elettorale proveranno a formare una maggioranza in Parlamento. Ad irrobustire questa tesi l’intesa raggiunta oggi tra Salvini e Di Maio sulla presidenza della commissione Speciale della Camera, che andrà al leghista Molteni.

Nel pomeriggio il leader del Carroccio ed il capo politico grillino si sentono al telefono “con spirito di collaborazione per rendere operativo il Parlamento al più presto” concordando poi sul nome di Molteni. Dopo le votazioni delle presidenza delle due camere, dunque, ora anche la commissione Speciale, che come primo atto si troverà di fronte il Documento di Economia e Finanza. L’accordo Lega-5Stelle appare ormai ben saldo.

L’alternativa è quella di una figura terza, che possa garantire tutti gli schieramenti in campo. Al momento non trapelano nomi. Di certo la scelta di uno tra Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, rispettivamente presidenti di Camera e Senato, rappresenterebbe per Mattarella l’ultima scelta. Il capo dello Stato, anche a costo di rischiare un Governo istituzionale, non ha nessuna intenzione di tornare alle urne in tempi brevi.

Forza Italia, invece, resta nel limbo. In questo momento il partito di Berlusconi è in attesa di una decisione dell’alleato. “Salvini incaricato di formare il governo? Assolutamente sì – afferma Tajani a Radio Capital – abbiamo sempre detto che la prima forza del centrodestra deve esprimere il candidato primo ministro. Se poi Salvini vuole indicare un’altra persona per noi va bene, ma la decisione è sua, poi spetta a Mattarella scegliere”.

Nel Pd, ormai, l’impasse è strutturale. Prima di fare il primo passo, attendono tutti l’assemblea del 21 aprile prossimo. Intanto i renziani chiedono il congresso in autunno o al massimo a febbraio 2019 con il presidente Orfini che resterebbe in carica. In alternativa via alle primarie nei mesi antecedenti alle europee. D’accordo anche gli orlandiani. Il reggente Martina è solo un ricordo.

F.G.