Inps, news sui pensionamenti nella Scuola. Nuovi tutor su Alternanza Scuola-Lavoro

Inps
PRECISAZIONI SUI PENSIONAMENTI NELLA SCUOLA

Da quest’anno, l’Inps per la prima volta ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto Scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli Uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione.
La necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione deriva dalla peculiare esigenza del comparto scuola di poter garantire all’inizio di ogni anno scolastico la continuità didattica.
Quest’anno sono pervenute oltre 41.000 domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. L’Inps ha certificato il riconoscimento del diritto a pensione, con decorrenza dal prossimo 1° settembre, per oltre 36.700 persone, mentre per le restanti 4.600, in linea con la percentuale dello scorso anno, tale diritto non è stato al momento riconosciuto. Per queste ultime posizioni l’Istituto, in stretta collaborazione con i competenti uffici ministeriali, sta provvedendo ad ulteriori approfondimenti.
Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso, con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto.
Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, l’Ente di previdenza precisa che l’Inps ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre-ruolo riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur.
Infine, l’Istituto evidenzia che il passaggio dell’attività di certificazione, garantendo la piena certezza del diritto, assicura la coerenza tra diritto verificato in anticipo e diritto in sede di liquidazione della pensione, superando il problema dei disallineamenti che si sono verificato negli scorsi anni.
Proprio recentemente il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, ha incontrato i sindacati della scuola, ai quali ha illustrato tutta l’attività posta in essere, testimoniando la grande attenzione e considerazione con cui la vicenda è seguita dall’Ente assicuratore.

Scuola – lavoro
AL VIA LA SINERGIA TRA ANPAL E MANAGERITALIA

Sono partiti: dal 12 luglio scorso – a Milano, Napoli e Roma – i tutor per l’alternanza scuola-lavoro di Anpal sono stati formati sul modello ‘food4minds’, l’iniziativa di Manageritalia volta a migliorare la sinergia tra scuole e aziende. E’ diventato così operativa l’intesa – firmato lo scorso 16 gennaio tra Anpal Servizi e la federazione dei manager del terziario – finalizzata a migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti, attraverso il coinvolgimento di imprese e istituti scolastici in un processo formativo continuo, congiunto, virtuoso e innovativo che vede i manager fare da ponte portando in classe le competenze che servono oggi in azienda e sul mercato.
L’accordo – che resterà in vigore fino al 31 luglio del 2020 – prevede, subito dopo la formazione dei tutor, di incidere su altri due ambiti specifici: la diffusione da parte dei tutor di Anpal del modello ‘food4minds’ nelle scuole che aderiranno al programma; il coinvolgimento dei manager – associati a Manageritalia – sia per aiutare i giovani a realizzare esperienze di alternanza scuola-lavoro di qualità, sia per portare nelle scuole le conoscenze e le esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa.
La sinergia tra Anpal e Manageritalia si inserisce all’interno del Piano operativo di Anpal Servizi 2017-2020 per il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro degli Istituti di istruzione secondaria superiore. Piano che prefigura – in particolare – l’introduzione nelle scuole, in collaborazione con il Miur, della figura del tutor per l’alternanza. Piano che finora ha portato a stringere alleanze anche con Confprofessioni, Fondazione Consulenti per il lavoro e Federturismo.
“La sinergia con Manageritalia è un ulteriore tassello della strategia messa in campo da Anpal per potenziare l’alternanza scuola-lavoro in Italia”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive, Maurizio Del Conte. “Nel caso specifico, la convenzione firmata con la federazione dei manager del terziario – ha proseguito Del Conte – è anche un esempio di contaminazione e di valorizzazione delle esperienze”.
Uno dei compiti più importanti dell’Anpal “è quello di trasferire competenze, metodologie e strumenti per realizzare percorsi di alternanza di successo”, ha aggiunto Del Conte. “E più in generale di favorire – ha continuato – la costruzione di un sistema di transizione dei giovani dall’aula ai luoghi di lavoro che, tenendo conto delle differenze tra i territori e tra le regioni, funzioni in tutta la Penisola. Le statistiche dimostrano infatti che, nei Paese dove l’alternanza scuola-lavoro è una realtà virtuosa e consolidata, i tassi di disoccupazione giovanile sono più bassi”.
“E’ compito dei manager, riconosciuti in un’indagine da tutti gli italiani come i tutor per antonomasia dei giovani e gli abilitatori al lavoro di tutti, preoccuparsi – ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia – che scuola e mondo del lavoro siano allineati sulle competenze che servono oggi e domani in mercato sempre più sfidante. Un dovere anche ‘egoistico’, per avere risorse ben formate, ma soprattutto un impegno sociale per la crescita economica e sociale del paese”.
“Il nostro metodo, ‘food4minds’, nasce dall’esperienza e dalle richieste dei manager ed è stato testato con successo – ha assicurato – sul campo coinvolgendo licei, istituti tecnici e professionali e manager di aziende grandi, medie e piccole. È anche un modo per rimettere al centro dello sviluppo i territori con le loro particolarità e specializzazioni economiche e competitive”.
‘food4minds’ è l’iniziativa di Manageritalia che con un metodo studiato e testato vuole migliorare la sinergia scuola/mondo del lavoro e ad avere lavoratori e cittadini più vicini a quello che mercato e società chiedono oggi. Questo metodo inverte lo schema classico dell’alternanza scuola-lavoro che prevede gli stage in azienda. ‘food4minds’ porta, infatti, i manager e l’azienda dentro la scuola, così da coinvolgere intere classi e garantire un’esperienza di qualità.
Il percorso si articola in 3 fasi: identificazione e analisi di alcune professionalità aziendali e scelta dei manager da coinvolgere; attività dei manager in classe, per far sperimentare agli studenti la realtà della vita aziendale, coinvolgendoli in problematiche tipiche del loro lavoro; interventi in classe di alcuni formatori professionisti esterni, per trasmettere agli studenti alcune competenze generalmente non erogate dalla scuola.
I tutor per l’alternanza hanno come missione di sostenere e accompagnare le scuole nella realizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. In particolare attraverso la costruzione di una forte collaborazione con le imprese e con gli altri attori del mercato del lavoro. Dallo scorso marzo, i primi 220 tutor – selezionati e formati dall’Anpal in collaborazione con il Miur e con Unioncamere – sono attivi in circa 1250 scuole sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è quello di raggiungere 5 mila scuole con 1000 tutor.
Ogni tutor – che segue sei scuole e sarà attivo fino a luglio 2020 – si occupa di: garantire un efficace e sistematico rapporto con le imprese, gli enti pubblici, le associazioni, il terzo settore e tutti i potenziali soggetti ospitanti, promuovendo la loro partecipazione ai percorsi di alternanza scuola-lavoro; monitorare costantemente i fabbisogni di professionalità, individuare le figure professionali e le competenze richieste dal mercato del lavoro per fornire indicazioni alle scuole sugli sbocchi professionali e sui relativi percorsi da intraprendere.
E ancora: offrire alle scuole la possibilità di sviluppare progetti personalizzati in linea con le aspettative degli studenti, che abbiano valore orientativo e sviluppino nei giovani competenze coerenti con le proprie attitudini e aspirazioni, e con i propri obiettivi formativi e professionali; favorire la diffusione di buone prassi e di strumenti per migliorare la qualità dei percorsi di alternanza.

Bankitalia
IMPRESE PIU’ PESSIMISTE

Imprese più pessimiste a causa del peggioramento “delle condizioni dei mercati finanziari”. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 28 maggio e il 15 giugno 2018 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, “i giudizi sulla situazione economica generale sono peggiorati in tutti i settori di attività”. L’evoluzione, spiega Via Nazionale, è in parte attribuibile al peggioramento delle condizioni dei mercati finanziari osservato nei giorni di avvio dell’indagine”. Le valutazioni complessive sulla domanda corrente sono rimaste pressoché stabili. Le attese sulla domanda, sia interna sia estera, sono invece divenute meno favorevoli. I piani di spesa per investimenti nell’anno in corso sono risultati appena meno positivi nel confronto con lo scorso trimestre. Le attese sull’occupazione sono in peggioramento, in particolare fra le imprese edili.

Carlo Pareto

Incidenti sul lavoro. Nel 2017 aumentano le morti bianche

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE DAI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi Inps da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: sarà infatti possibile – ha fatto recentemente sapere il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha al riguardo dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha del pari affermato l’ex ministro del Welfare, Giuliano Poletti – con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi Inps da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di un nuovo impiego.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà – come detto – un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione finora ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Incidenti sul lavoro

NEL 2017 AUMENTANO LE MORTI BIANCHE

Tra gennaio e dicembre del 2017 sono state presentate all’Inail 635.433 denunce di infortuni sul lavoro (-0,2% rispetto al 2016), 1.029 delle quali con esito mortale (+1,1% rispetto al 2016). Lo rende noto l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

Denunce di infortunio 

La diminuzione delle denunce di infortunio, 1379 in meno rispetto al 2016 – secondo i dati Inail – è dovuta esclusivamente al calo degli incidenti in occasione di lavoro (-0,7%), mentre quelli accaduti nel tragitto casa-lavoro, in itinere, sono aumentati del 2,8%. Sull’inversione di tendenza registrata tra il 2016 e il 2017 (-0,2%) ha avuto un peso decisivo, secondo l’Istituto, il mese di dicembre, nel quale sono state rilevate 3.395 denunce in meno (39.524 contro 42.919) rispetto allo stesso mese del 2016 (-7,9%), anche in presenza di un numero più basso di giorni lavorativi (18 contro 20).

Alla diminuzione delle denunce presentate all’Istituto nei 12 mesi del 2017 ha contribuito in modo decisivo la gestione Agricoltura, che ha fatto segnare un calo del 5,2% (1.848 casi in meno), mentre il Conto Stato ha presentato un aumento dello 0,4% (443 denunce in più) e l’Industria e servizi un sostanziale pareggio (+26 casi).

A livello territoriale si assiste a un netto contrasto tra Nord e Centro-Sud. Tra gennaio e dicembre le denunce di infortunio sono, infatti, aumentate al Nord-Est (1.171 casi in più) e al Nord-Ovest (+1.133), mentre sono diminuite al Centro (-1.108 casi), al Sud (-1.435) e nelle Isole (-1.140). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+1.708 denunce) ed Emilia Romagna (+1.177), mentre le riduzioni maggiori sono quelle della Sicilia (-1.304) e della Puglia (-1.078).

Infortuni mortali

Per quanto riguarda gli incidenti mortali, le denunce presentate all’Inail nei 12 mesi del 2017 sono state 1.029, con un incremento dell’1,1% all’analogo periodo del 2016 (+1,1%). L’incremento registrato nel 2017 è dovuto agli incidenti mortali avvenuti in itinere (+5,2%), mentre quelli in occasione di lavoro sono diminuiti dello 0,4%.

Tra i motivi dell’incremento delle denunce mortali tra il 2016 e il 2017, secondo i dati dell’Istituto, rientrano senz’altro i cosiddetti incidenti plurimi, eventi, cioè, che hanno provocato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente. Nel 2017 si sono verificati, infatti, 13 incidenti plurimi rispetto ai sei del 2016. Tra gli incidenti plurimi del 2017 spiccano, in particolare, le due tragedie avvenute in gennaio in Abruzzo, a Rigopiano e Campo Felice.

L’aumento si è registrato nella gestione Industria e servizi (+1,9%), in Agricoltura (+6,0%), mentre il Conto Stato riduce la percentuale del 29,5%. Dall’analisi territoriale emerge un aumento delle denunce mortali nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno e un calo nel Nord-Est e nel Centro.

L’incremento maggiore (+44 decessi) si è avuto nel Nord-Ovest (Lombardia +19, Liguria +16, Piemonte +7, Valle d’Aosta +2), seguito dal Mezzogiorno con 15 casi in più (Abruzzo +28, Molise +2, Campania -9, Puglia -3, Basilicata -3, Calabria nessuna variazione) e dalle Isole, con un caso in più (Sicilia +5, Sardegna -4). Le denunce di infortunio con esito mortale sono in diminuzione, invece, nel Nord-Est (-40 casi), dove ai cali rilevati in Veneto (-28), Emilia Romagna (-13) e provincia autonoma di Trento (-5) si contrappone l’incremento del Friuli Venezia Giulia (+6 casi), mentre per la provincia autonoma di Bolzano non si rileva nessuna variazione. In diminuzione anche il dato del Centro (-9 decessi), sintesi della riduzione rilevata in Umbria e nelle Marche (-5 ciascuna) e dell’aumento di un caso nel Lazio, con la Toscana che conferma, invece, lo stesso numero di denunce del 2016.

Banche

PERSI 44MILQ POSTI DI LAVORO IN 8 ANNI

Forte calo dell’occupazione nel comparto bancario. Secondo quanto rilevato da First Cisl, in otto anni sono andati persi 44mila posti di lavoro. A fine 2009 i bancari italiani erano 330mila, nel 2017 sono scesi quasi a quota 286mila. Solamente nel corso del 2017 i posti persi sono stati 13.500. Un’emorragia, spiega il sindacato, “che prosegue con i piani di uscita dei grandi gruppi”.

“Al Nord abbiamo perso un addetto ogni 10, al Sud quasi 2 su 10. E’ un tributo occupazionale enorme versato sull’altare della mancata riforma del sistema bancario. Il cambiamento non può più attendere”, ha commentato il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, che ha aggiunto: “I tempi per una riforma che tuteli il risparmio e il lavoro e che rilanci l’occupazione sono maturi”.

“Nessuno – ha proseguito Romani – venga più a dirci che il personale costa troppo: ai 2,9 miliardi di utile realizzati dai cinque maggiori gruppi bancari italiani nei primi tre mesi del 2018 hanno dato un enorme contributo i 5 miliardi delle commissioni nette, che sono strettamente correlate al fattore lavoro e valgono il 119% del costo del personale, contro il 112% di fine 2017. L’efficienza del personale è dunque molto alta e il costo del lavoro assorbe solo il 33% dei proventi operativi. Lo straordinario apporto dei dipendenti va riconosciuto tangibilmente: il tempo dei tagli economici e occupazionali è finito, è ora di coinvolgere i lavoratori negli organi di controllo delle banche”.

Quanto al rilancio occupazionale, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studi di First Cisl, Riccardo Colombani, si tratta di “una priorità, poiché dal 2009 abbiamo avuto flessioni a doppia cifra in tutte le aree del Paese, anche se una lettura superficiale delle rilevazioni della Banca d’Italia può trarre in inganno, indicando illusori incrementi in province come Torino o Bergamo, che nell’ultimo anno sembrano cresciute l’una di 3.000 e l’altra di 500 addetti, mentre non è così”.

“Il problema – ha continuato Colombani – è che per il 2017 la vigilanza ha attribuito alla provincia della nuova capogruppo gli addetti delle ex direzioni delle banche che sono state oggetto di integrazione, per cui chi lavora nelle ex sedi delle venete è conteggiato come fosse a Torino, sede legale di Intesa Sanpaolo, chi sta negli ex uffici centrali di Banca Marche e di Etruria è sul conto di Bergamo, sede di Ubi, chi è nelle direzioni delle tre casse acquisite da Cariparma è contabilizzato a Parma. Stimando opportuni correttivi sulle varie regioni coinvolte, riteniamo realistico affermare che in otto anni il Nord Ovest ha perso poco meno dell’11% dei suoi bancari, il Nord Est il 12,5% circa, l’Italia Centrale poco più del 16% e il Mezzogiorno quasi il 17%, mentre nel solo 2017 il Sud è sceso più del 5% contro un calo di poco superiore al 4% al Nord, con il Centro anche in questo caso collocato su un valore intermedio”, ha concluso il responsabile.

Carlo Pareto

Gig economy. Boeri: Serve un salario minimo per i lavori atipici

Pensioni

127MILA QUELLE LIQUIDATE NEL 2017

Nel 2017 sono state liquidate 124.464 pensioni ai lavoratori del settore pubblico con un aumento dell’8,4% rispetto a quelle liquidate nel 2016. Gli assegni erogati infatti sono passati da 114.833 del 2016 a 124.464 nel 2017.

In aumento anche gli importi medi mensili passati dai 2.018,33 euro del 2016 ai 2.069,42 euro nel 2017, con incremento percentuale del 2,5%. E’ quanto si legge nell’Osservatorio dell’Inps che ha aggiornato a maggio i dati statistici.

Ammontano invece a oltre 2,8 milioni le pensioni dei dipendenti pubblici in vigore al 1 gennaio 2018, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. L’importo complessivo annuo delle pensioni (importo complessivo mensile moltiplicato 13) è di 69.328,8 milioni di euro, con incremento percentuale del 2,6% rispetto all’anno 2017, in cui l’importo risultava di 67.577,3 milioni di euro.

Nella ripartizione delle pensioni per categoria e sesso l’Inps registra che il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici è erogato alle donne, contro il 41,4% erogato ai maschi. In tutte le categorie di pensione, eccetto la categoria delle pensioni di inabilità, si rileva una maggior presenza di pensionate sui pensionati, con differenziazione massima nelle pensioni ai superstiti in cui le femmine rappresentano il 18,6% del totale delle pensioni e i maschi il 3,2%.

Per quel che riguarda la distribuzione geografica degli assegni di pensione vigenti al 1 gennaio 2018

l’Osservatorio dell’Inps annota come il maggior numero delle prestazioni sia concentrato nell’area settentrionale della penisola con il 40,9% del totale nazionale, seguito dal 36,0% delle prestazioni erogate nell’area meridionale, isole comprese. Infine, l’Italia Centrale assume, con il 23%, il valore minore nel rapporto con il totale. Esiguo il numero delle pensioni erogate all’estero pari allo 0,1% del totale.

Boeri

SERVE SALARIO MINIMO PER ATIPICI

Per il milione di lavoratori della Gig economy, un neologismo dall’americano gergale che indica i cosiddetti ‘lavoretti’ e include molti atipici compresi i riders, bisognerebbe introdurre un “salario minimo a prestazione”. Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aggiungendo che in Italia sarebbe necessaria anche l’approvazione di nuove leggi che ‘obblighino’ i grandi gruppi del settore a iscriversi alla piattaforma on line dell’istituto di previdenza per le prestazioni occasionali.

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE AI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è diventato più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: è infatti possibile – ha fatto il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha affermato l’ex ministro, Giuliano Poletti- con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di una nuova occupazione.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Commercio

7 IMPRESE SU 10 GUIDATE DA DONNE

Le imprese guidate da donne sono per la maggior parte propense a occuparsi di commercio di mercato, ben 7 su 10 si occupano di questo settore. E la maggior parte mostrano una particolare attenzione alla sostenibilità e alla green economy. Lo scenario emerge dal 5° Forum di Terziario Donna Confcommercio, nell’ambito del quale si è svolto a Roma il convegno “Economia responsabile per dare valore al futuro”.

“Il terziario di mercato – ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – è la prima scelta delle donne che vogliono fare impresa, oltre il 70% delle donne che fa impresa, infatti, la fa nei nostri settori dove si produce più valore, più benessere più futuro forse anche grazie a una marcia in più che hanno le donne”.

A insistere sul tema è stata Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio. “Dobbiamo essere consapevoli che la sostenibilità e la responsabilità sociale – ha affermato – non sono temi che hanno a che fare solo con l’etica, non esprimono solo un’economia virtuosa, ma sono anche un tema di competitività, una leva strategica vincente su cui puntare per migliorare le performance e i risultati delle nostre imprese e sono un patrimonio immateriale di capacità che noi donne imprenditrici già possediamo e applichiamo spontaneamente”.

Le imprese femminili hanno una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale, secondo stime Si.Camera su dati Fondazione Symbola-Unioncamere (Rapporto GreenItaly 2017), le imprese femminili (con almeno un dipendente) del terziario che hanno investito negli ultimi 8 anni, dal 2010 al 2017, in prodotti e tecnologie green sono il 30,2% contro il 24,3% nel caso delle imprese maschili. La media del terziario è pari al 25,6%.

Nel campo della sostenibilità ambientale, le imprese femminili mostrano una più elevata propensione ad investire nella green economy rispetto a quelle maschili. Recenti ricerche hanno dimostrato come la responsabilità sociale di impresa, in una visione che vede l’impresa relazionarsi con la comunità territoriale senza perseguire solamente la massimizzazione del profitto, sono più competitive.

Durante i lavori è stata presentato il volume “Il Neuromarketing nel negozio”, il nuovo manuale della collana “Le Bussole”, che affronta un tema nuovo per gli esercizi commerciali, applicando concretamente, il ‘neuromarketing’ alla gestione del negozio, ovvero quali sono i meccanismi mentali che guidano le decisioni dei clienti. Un aspetto che può aiutare i negozianti a rivolgere l’attenzione ai propri clienti in modo nuovo, per capire meglio i loro comportamenti, i loro bisogni inespressi. Una attività ancora più importante adesso che la concorrenza dell’e-commerce diventa pressante.

Carlo Pareto

Pensioni, come chiedere il cumulo dei contributi

Periodi assicurativi in gestioni diverse
COME RICHIEDERE IL CUMULO DEI CONTRIBUTI ALL’INPS

Se nel corso della nostra vita lavorativa abbiamo lavorato presso più gestioni previdenziali, come ad esempio la gestione pubblica e l’Inps, abbiamo la possibilità di richiedere il cumulo dei periodi assicurativi tra le diverse gestioni. Il cumulo, a differenza della ricongiunzione onerosa, può essere fatto in maniera totalmente gratuita, e permette di ricevere un’unica pensione. Questo sistema è utilizzabile solamente da chi ha versato i contributi in almeno due gestioni previdenziali differenti. Il cumulo dei contributi è una misura agevolativa particolarmente utile, perché consente che venga effettuata la liquidazione di un’unica prestazione pensionistica in base alle regole di ciascun fondo e, comunque, calcolata in base alle rispettive contribuzioni. Ecco più in dettaglio, a cosa serve e come si richiede il cumulo dei contributi all’Inps.

Cosa occorre
Contribuzione versata in diverse gestioni pensionistiche;
Pin Inps dispositivo;
Documento di riconoscimento;

L’iter procedurale
Il cumulo dei contributi può essere richiesto all’Inps dietro esplicita richiesta dell’interessato, avendo cura di indicare espressamente nell’istanza di accesso al beneficio previdenziale, tutti i periodi di contribuzione accreditati nelle diverse gestioni previdenziali. Attraverso questa operazione è possibile essere ammessi sia alla pensione di vecchiaia che a quella anticipata, ma per poter usufruire di tale istituto è necessario che il richiedente non sia già pensionato in uno dei fondi per cui viene richiesto il cumulo stesso. Questa procedura, infatti, permette di ridurre i tempi di accesso alle varie tipologie di pensione, aiutando l’assicurato a perfezionare prima tutti i requisiti previsti.

La domanda
La richiesta del cumulo dei contributi potrà essere trasmessa presso la sede Inps territorialmente competente, in base alla propria residenza. Ogni cittadino può autenticarsi sul sito dell’Istituto di Previdenza e inviare in modalità telematica la propria domanda autonomamente, qualora sia in possesso del pin Inps dispositivo. Giova infatti ricordare a tale riguardo, che il possesso del solo pin Inps non consente l’inoltro delle istanze all’Istituto, ma occorre che il codice pin sia convertito in pin dispositivo. Un’alternativa alla trasmissione personale è l’assistenza fornita da un Ente di Patronato: il personale esperto del Patronato può, in molti casi, guidare al meglio l’interessato e assisterlo sia in fase di compilazione che di trasmissione della domanda telematica all’Istituto. Per informazioni, al riguardo, è inoltre possibile contattare telefonicamente il call center dell’Inps al numero verde 803.164.

La comparazione
Il cumulo dei contributi, come detto, può essere richiesto all’Inps in modo del tutto gratuito. Mentre non avviene lo stesso con la ricongiunzione contributiva verso la gestione ex Inpdap, che, viceversa, è concessa a titolo oneroso e può arrivare a costare anche migliaia di euro. Un altro istituto, quasi simile, spesso utilizzato dai soggetti contribuenti, è quello della cosiddetta totalizzazione: anche questo sistema è difatti gratuito, ma permette il calcolo del trattamento pensionistico operato unicamente con il sistema contributivo, che, come è noto, è più sfavorevole rispetto al retributivo. In ogni caso, il cumulo, rappresenta indubbiamente un grande vantaggio in confronto agli altri sistemi di ricongiunzione dei contributi dalle diverse gestioni previdenziali.

Rivoluzione per invalidità ai pazienti oncologici
ARRIVA PROTOCOLLO VELOCE
Da cinque controlli per ottenere il riconoscimento dell’invalidità a uno solo, con lo specialista che fa la diagnosi, che compila il ‘certificato introduttivo’ che va direttamente all’Inps. Questo il contenuto dell’accordo siglato oggi tra gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Ifo), la Regione Lazio e l’Inps per i pazienti oncologici, il primo di questo genere nel Paese, che promette di accorciare i tempi per il riconoscimento.
Il protocollo prevede una procedura informatica per la trasmissione del primo certificato all’Inps, saltando l’accesso presso il medico di base e l’accertamento sanitario delle Asl nelle Regioni che hanno un accordo di semplificazione. Il certificato era già disponibile dai singoli medici dal 2013, ma era stato usato pochissimo, appena 1500 volte nel 2014, ragione per cui l’Inps ha deciso di siglare accordi con i singoli centri d’eccellenza. “Questo protocollo – ha affermato il presidente dell’Inps Boeri – ha il vantaggio di unire il rigore degli accertamenti alla rapidità, riducendo gli oneri per le famiglie.
Potenzialmente tocca una platea importante, i malati di tumore sono la categoria più importante con il 28% delle prestazioni di invalidità per queste malattie oncologiche. Può riguardare il benessere di moltissime persone”.
Il protocollo verrà applicato per primi dagli Ifo, ma secondo il presidente della Regione Nicola Zingaretti sarà esteso in tempi brevi anche agli altri istituti oncologici laziali: “Nel caso delle cure oncologiche e dell’accesso ai diritti ci troviamo di fronte allo Stato egoista che non ragiona mettendo al centro il diritto della persone – ha commentato -. Lo Stato ha lavorato a canne d’organo, affastellando provvedimenti, e il costo finale di questo non dialogo lo si scarica sul cittadino. Credo che il protocollo abbia un valore importante perché interviene su uno Stato amico delle persone, vicino ai cittadini”.
L’accordo consentirà quindi l’attivazione tempestiva della pratica di invalidità presso l’Inps fatta dallo specialista oncologo al momento della diagnosi. Il Protocollo, di durata 18 mesi, permetterà ai medici di utilizzare il “certificato oncologico introduttivo”, grazie al quale sarà possibile acquisire fin da subito – durante il ricovero o cura presso le Strutture sanitarie – tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale, evitando al malato eventuali ulteriori esami e accertamenti. Si tratta del primo protocollo sperimentale in ambito oncologico ed è finalizzato a ottimizzare e mettere a sistema tale procedura nel Lazio e su tutto il territorio nazionale.
Si tratta, insomma, di un passaggio fondamentale per la semplificazione della relazione con il cittadino e soprattutto per il percorso del paziente fragile come quello oncologico. La regolare compilazione del “certificato oncologico introduttivo” da parte degli oncologi permette indubbi vantaggi: appropriatezza, equità, omogeneità delle valutazioni e adeguatezza delle previsioni di revisione sull’intero territorio nazionale. Consente inoltre  celerità dell’accertamento, fornendo alla Commissione tutti gli elementi necessari per la valutazione, escludendo quindi ulteriori accertamenti specialistici o richieste di documentazione integrativa (cartelle cliniche, esami istologici o strumentali). Il protocollo rientra negli obiettivi perseguiti dalla Regione Lazio e dall’Inps di favorire al massimo le collaborazioni istituzionali e di migliorare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. La presenza della convenzione per l’accentramento degli accertamenti per l’invalidità civile, firmata tra l’Istituto e la Regione Lazio nel dicembre 2017, consentirà inoltre agli interessati di essere sottoposti a un’unica visita Inps. In aggiunta, nei casi di documentata gravità della patologia, il giudizio medico per il rilascio delle prestazioni di invalidità potrà essere espresso agli atti con la certificazione specialistica oncologica della struttura abilitata, evitando anche in questi casi la visita Inps.

Centri per l’impiego
TROVATO LAVORO SOLO AL 3% DEI DISOCCUPATI
“Il Presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte ha recentemente dato al Messaggero risultati imbarazzanti dei Centri per l’Impiego? Noi invece, da parte nostra, rincariamo la dose sia sull’Anpal che sui Centri per l’Impiego, il problema è profondo e parte dall’alto”. Così si è espressa l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro che ha tuonato di fronte alle dichiarazioni fallimentari rese dal Presidente dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive che vedono i 600mila impiegati dei Centri per l’Impiego trovare lavoro al solo 3% dei disoccupati che vi si rivolgono. “Invitiamo tutti a leggersi il Decreto 4/2018 dello stesso Anpal che al punto 4 stabilisce come linee di indirizzo dei prossimi tre anni per i centri per l’impiego convocare i disoccupati entro 90 giorni da quando effettuano la Did Online ossia da quando dichiarano l’immediata disponibilità all’impiego richiedendo un appuntamento.
I disoccupati per definizione sono persone che vivono in una situazione di profonda fragilità. Se richiedono un appuntamento richiedono un aiuto. Ma con che coraggio i servizi per l’Impiego dello Stato italiano si possono prendere 90 giorni di tempo per convocare un disoccupato che invoca assistenza? Soprattutto che tipo di assistenza visto che il disoccupato arrivato al Centro per l’Impiego si ritrova a mettere due firme su qualche foglio senza ricevere alcuna assistenza, orientamento, sostegno o formazione.
Va peraltro considerato che il disoccupato oltre ad avere un costo sociale incide anche sulle casse dello Stato nel caso prenda la Naspi, comunemente chiamata disoccupazione Trovare lavoro a chi percepisce la Naspi può quindi essere un risparmio enorme per le casse dello Stato visto che questo disoccupato può altresì pesare sulle casse dell’Inps fino a 24 mesi.”
Il passaggio dai Centri per l’Impiego è poi obbligatorio nella maggior parte delle Regioni per partecipare a progetti quali Garanzia Giovani o altre iniziative di politiche attive promosse dalle singole regioni. “Se i risultati dei centri per l’impiego sono quelli imbarazzanti dichiarati dal Presidente dell’Anpal con anche 90 giorni per avere un appuntamento qualcuno ci spieghi perché nella maggior parte delle Regioni come ad esempio nel Lazio i disoccupati in cerca di lavoro per i vari progetti nazionali e regionali quali Garanzia Giovani e Bonus Generazioni che coprono la fascia fino a 39 anni vengono costretti dalle procedure a passare dai centri per l’impiego anche due volte nonostante magari scelgano di farsi assistere da agenzie per il lavoro private convenzionate e accreditate con Regioni e Anpal.
Il passaggio obbligatorio dai centri per l’impiego dunque oltre ad essere un collo di bottiglia che blocca il disoccupato anche per due-tre mesi è un chiaro fuori pista per chi cerca lavoro che da non tecnico del sistema nonostante abbia diritto a farsi seguire da strutture private più efficienti sceglie nell’80% dei casi di farsi assistere dai centri per l’impiego per il solo fatto che è il primo ente che gli capita davanti. Il modello da seguire è quello della Campania dove il disoccupato non è obbligato a passare dai Centri per l’Impiego ma può andare direttamente e liberamente all’agenzia per il lavoro che preferisce.” Questo quanto riportato nella nota dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Roma.

Carlo Pareto

Come cambiano le pensioni. A riposo più tardi ma con il portafoglio più gonfio

Età e scatti

COME CAMBIANO LE PENSIONI

In quiescenza più tardi ma con il portafoglio più gonfio. E’ quanto emerge dai dati sui flussi di pensionamento del 2017, confrontati con quelli dell’anno precedente, diffusi dall’Inps. Dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto di previdenza risulta che gli assegni erogati l’anno scorso sono aumentati del 7,1%, passando dai 970 euro del 2016 ai 1.039 del 2017. E’ salita anche l’età media di decorrenza, pari a 66,7 anni nel 2017 invece dei 66,4 anni del 2016.

Scatti – Sono aumentati del 7,1% gli importi medi delle pensioni liquidate nel 2017, passando dai 970 euro del 2016 ai 1.039 euro del 2017. Per la prima volta, dunque, l’importo medio dei nuovi assegni ha superato i mille euro. Nel dettaglio, si va dai 2.275 euro al mese per le pensioni di anzianità dei lavoratori dipendenti ai 239 euro delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori parasubordinati. Tra le due categorie, gli artigiani e i commercianti, con pensioni di vecchiaia rispettivamente pari a 842 euro e 927 euro.

Età – L’età media di decorrenza è aumentata di tre mesi, passando dai 66,4 anni del 2016 ai 66,7 dell’anno scorso. Sembrano soglie alte ma che, in realtà, subiscono l’influenza delle pensioni di reversibilità, concesse quest’anno a un’età media di 75 anni. Per questo motivo l’Inps sottolinea che “per il 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono rimasti immutati rispetto al 2016, anno quest’ultimo che aveva invece visto l’aumento di tutti i requisiti rispetto all’anno precedente di 4 mesi per effetto dell’incremento della speranza di vita e di ulteriori 18 mesi e 12 mesi rispettivamente per le lavoratrici dipendenti ed autonome”.

Nel dettaglio, l’età di decorrenza per le pensioni di vecchiaia l’anno scorso è stata di 66,6 anni per gli uomini (come nel 2016) e di 64,8 per le donne (invece dei 64 anni dell’anno precedente) mentre le pensioni di anzianità sono scattate a 61,2 anni (61 nel 2016) per i lavoratori e a 59,9 per le lavoratrici (59,6 nel 2016). L’età per gli assegni di invalidità è invece rimasta invariata per gli uomini, attestandosi a 53,8 anni, mentre per le donne è aumentata dai 51,6 anni del 2016 ai 51,8 anni del 2017.

Numeri – E’ aumentato del 6,2% il numero di pensioni liquidate nel 2017, passando dalle 486.076 del 2016 alle 516.706 dell’anno passato. In aumento anche quelle di vecchiaia, pari a 155.592 rispetto alle 125.436 del 2016 (+24% ) mentre quelle anzianità/anticipate sono ammontate a 140.193 rispetto alle 120.371 dell’anno precedente (+16,4%). In calo invece le pensioni di invalidità – che passano dalle 51.424 del 2016 alle 41.432 del 2017 – e quelle ai superstiti, pari a 179.489 rispetto alle 188.848 dell’anno precedente.

Sono poi aumentate nel 2017 le liquidazioni di pensioni sopra i 3mila euro, passate dalle 16.015 del 2016 alle 20.041 certificate al 2 gennaio 2018. In calo invece le pensioni sotto i 500 euro, pari nel 2017 a 40.505 contro le 47.268 registrate nell’anno precedente; mentre salgono a 46.309 rispetto alle 43.701 registrate nel 2016 le pensioni tra i 1.000 e i 1.500 euro, così come aumentano a 34mila (rispetto alle 29.700 dell’anno precedente) quelle da 1.500 a 2.000 euro e le pensioni fino a 2.999 euro pari a 32.958, rispetto alle 28.910 del 2016.

Inps

PENSIONAMENTI 2018 DEL COMPARTO SCUOLA

Il decreto ministeriale 919 del 23 novembre 2017, relativo alle cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2018, ha fissato al 20 dicembre 2017 il termine finale per la presentazione ovvero la revoca da parte di tutto il personale del Comparto Scuola, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, delle domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio con effetti dal 1° settembre 2018. Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei dirigenti scolastici è fissato invece al 28 febbraio 2018.

La circolare 4 descrive le istruzioni operative per la predisposizione delle posizioni assicurative propedeutiche al pensionamento del personale del Comparto. A tale riguardo la circolare raccomanda la massima collaborazione tra il personale Inps e il personale Miur.

Consulenti lavoro

CHIARIMENTI E ANTICIPAZIONI SU AGEVOLAZIONI ASSUNZIONI GIOVANI

La Legge di Bilancio 2018 riscrive il quadro delle agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato, le conversioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato e le prosecuzioni dei contratti di apprendistato in un rapporto a tempo indeterminato.

La circolare numero 3 del 2018 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza queste novità, approfondendo le diverse condizioni previste per fruire degli sgravi, e fornisce alcune ipotesi sul provvedimento Anpal per le assunzioni nelle regioni del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) che potranno riguardare, non solo i giovani, ma anche i soggetti privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

In particolare, l’agevolazione effettuata nelle suddette regioni può essere incrementata, limitatamente al 2018, fino al 100% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro, sempre con esclusione dei premi INnail, ma fino ad un massimo di 8.060 euro annui. Occorre ora attendere apposito provvedimento attuativo dell’Agenzia che indichi requisiti, modalità e condizioni per fruirne.

Anpal-Manageritalia

INTESA SU ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Avvicinare il mondo delle scuole e quello delle aziende, indirizzare e arricchire la formazione scolastica con le competenze richieste dal mondo del lavoro. E’ questo l’obiettivo della convenzione firmata recentemente tra Anpal Servizi e Manageritalia e presentata a Roma in occasione dell’evento ‘Un caffè con… manager imprenditore’.

L’intesa è finalizzata a migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti, attraverso il coinvolgimento di imprese e istituti scolastici in un processo formativo continuo, congiunto e virtuoso che vede i manager fare da ponte. Alla base dell’accordo c’è ‘Food4minds’, l’iniziativa di Manageritalia volta a migliorare la sinergia scuola/mondo del lavoro e ad avere lavoratori e cittadini più vicini a quello che mercato e società chiedono oggi.

Gli interventi previsti andranno a incidere in particolare su tre ambiti specifici: la formazione dei tutor di Anpal Servizi sul modello ‘Food4Minds’ e ulteriori attività di informazione e comunicazione che i due soggetti riterranno utili per rafforzare i processi di transizione; la diffusione da parte dei tutor di Anpal Servizi del modello ‘Food4Minds’ nelle scuole che aderiranno al programma; il coinvolgimento dei manager – associati a Manageritalia – sia per favorire l’ospitalità dei giovani nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, sia per portare nelle scuole le conoscenze e le esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa.

La convenzione – che resterà in vigore fino al 31 luglio del 2020 – “è un esempio di contaminazione e di valorizzazione delle esperienze a costo zero”, ha spiegato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte, nel suo intervento illustrativo nella sede di Manageritalia. L’evento inaugurale è stato, inoltre, l’occasione per parlare di una possibile collaborazione tra Anpal e Manageritalia nell’ambito della ricollocazione dei manager che perdono il lavoro. Un problema che esiste e che va affrontato con politiche attive adeguate visto che – stando proprio ai dati di Manageritalia – ogni anno il 20% dei dirigenti (circa 4 mila) esce dal contratto.

In tal senso, le migliori “opportunità -ha aggiunto Del Conte- nascono dal confronto e da una collaborazione strutturale in grado di valorizzare la professione dei manager in accordo con le istituzioni”. E’ allora necessario, ha proseguito, “costruire una rete strategica per diffondere le esperienze di ricollocazione di maggior successo, con l’obiettivo di replicarle in maniera sistematica e in contesti territoriali diversi”.

“La collaborazione con Anpal -ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia- è una grande opportunità per valorizzare e mettere al servizio del Paese le competenze dei manager. Sul primo fronte utilizzando l’esperienza di successo fatta con ‘Food4minds’, dove i manager sono ponte tra il mondo del lavoro e la scuola per portare le competenze richieste oggi sul mercato. Nel caso delle politiche attive per il lavoro dei manager per non disperdere un patrimonio di professionalità oggi indispensabili a tante nostre aziende per competere. Questo dimostra che le sinergie con il pubblico sono una delle strade maestre per gestire un contesto in continuo cambiamento”.

Carlo Pareto

Inps. Invalidità civile. Breve vademecum

Breve vademecum

INVALIDITÀ CIVILE 2017

Affinché si possa parlare di invalidità è necessario essere affetti da malattie e menomazioni permanenti che riducono la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo. Superata la soglia del 33% di invalidità i benefici variano in base alla percentuale accertata. Da 34% in su si ha diritto agli ausili e protesi previsti dal Servizio sanitario nazionale. Le concessione di ausili e protesi è però subordinata alla diagnosi accertata nella certificazione di invalidità.

Ecco, indicati in breve sintesi e per pronta lettura, i benefici attribuibili a seconda della percentuale di invalidità riconosciuta (qui ci riferiamo ai soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni):

Meno di 33%: non invalido. Nel verbale si riporta questa dicitura: “assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3”.

Dal 34%: Concessione gratuita di ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale. Le concessione di ausili e protesi – come detto – è subordinata alle patologie segnalate nel verbale di invalidità.

Dal 46% in su si ha diritto al collocamento mirato.

Dal 50%: Oltre ai punti precedenti, si ha titolo al congedo straordinario per cure, se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Dal 67% in su si ha diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria.

Dal 74 % in su si ha titolo all’assegno mensile di invalidità.

Dal 100% si ha diritto alla pensione di invalidità.

Con il 100% più l’indennità di accompagnamento: si accede a tutte le agevolazioni descritte ai punti precedenti

Pensione di invalidità e assegno ordinario di invalidità: a chi spetta?

La pensione di invalidità civile viene riconosciuta ai soggetti nei cui confronti sia accertata una totale inabilità lavorativa, ossia una invalidità pari al 100%.

L’assegno di invalidità civile viene invece riconosciuta ai soggetti nei cui confronti sia accertata una invalidità civile ricompresa tra il 74% ed il 99%.

Chi può avanzare apposita domanda all’Inps?

I cittadini italiani residenti in Italia nonché i cittadini comunitari ed extracomunitari purché residenti in Italia, aventi un’età ricompresa tra i 18 anni e i 65 anni e 7 mesi. Raggiunto tale limite di età la pensione di invalidità/assegno di invalidità si trasforma automaticamente in assegno sociale il cui importo base è pari a 364,90 euro al mese più la maggiorazione di € 83,17.

Quali sono i limiti di reddito?

Per avere diritto alla pensione di invalidità civile il limite di reddito annuo da rispettare è apri ad € 16.532,10. Invece, per avere diritto all’assegno di invalidità civile il limite di reddito annuo da non superare è pari ad € 4.800, 38.

E’ possibile svolgere attività lavorativa?

Il beneficiario dell’assegno mensile non può svolgere attività lavorativa giacché, tra le condizioni per il conseguimento dell’assegno la legge richiede che l’interessato non svolga alcuna attività né di natura subordinata né autonoma. Qualora tale condizione venga meno, lo stesso beneficiario è tenuto a darne tempestiva comunicazione all’Inps. Nonostante il generale divieto sopra indicato la prassi amministrativa Inps ritiene che la percezione di un reddito da lavoro inferiore al limite stabilito dalla norma (4.800 euro annui) per la concessione dell’assegno di invalidità, non configura uno svolgimento di attività lavorativa e, pertanto, l’interessato possa comunque ottenere il beneficio. Invece la pensione di invalidità è compatibile con l’espletamento di un’attività lavorativa. In merito al requisito della totale inabilità, il Ministero del Lavoro ha difatti stabilito che questo non deve essere inteso come assoluta impossibilità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro (Circolare Ministero Lavoro 5/1988).

In caso di rigetto della domanda è possibile proporre ricorso? Contro il giudizio sanitario della commissione medica per l’accertamento dell’invalidità è possibile proporre ricorso innanzi all’Autorità Giudiziaria entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo inoltrare una nuova istanza.

Solo 3mila domande

FLOP DELL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

L’assegno di ricollocazione rischia il flop: al momento sono meno di 3.000 le persone disoccupate in Naspi da almeno 4 mesi che hanno fatto domanda per avere l’assegno, circa il 10% di quelle rientranti nella sperimentazione per l’assegno (tra 250 e 5.000 euro). Il 90% di coloro che ha ricevuto la lettera ha invece deciso di non attivarsi.

Il numero arriva dal presidente Anpal, Maurizio Del Conte che ha puntato il dito sulla scarsa informazione e sul timore dei disoccupati di perdere il sussidio in caso di rifiuto del lavoro offerto.

Stress e orari no stop

MANAGER IN CERCA DI PAUSE

C’è chi esce alle 17 dal lavoro per andare a suonare uno strumento musicale, chi si prende un’ora per camminare in solitudine e chi fa meditazione. Tra manager e amministratori delegati cresce la voglia – e la necessità – di fare ‘pausa’ e di staccare, durante la giornata di lavoro. Colpa di aziende sempre più complesse e del fatto che prendersi momenti, anche lunghi, per pensare non è più visto come una perdita di tempo, ma come qualcosa di indispensabile.

All’argomento è dedicato uno studio di Boston Consulting Group, basato su interviste ad amministratori delegati di diverse nazionalità. Le imprese, spiegano, non sono mai state tanto complesse quanto ora: negli ultimi 50 anni, l’indice di complessità delle maggiori compagnie elaborato da Bcg è cresciuto a un tasso del 7 per cento ogni anno. I manager sono sotto pressione sette giorni su sette, 24 ore su 24. C’è chi ha raccontato di aver ricevuto mille suggerimenti diversi a pochi giorni dall’incarico. Rispondere a questo con altrettanta frenesia e attivismo non porta sempre ai risultati sperati.

Anche in Italia, il “sempre connesso” risulta sempre più indigesto: il rischio, quando gli stimoli esterni sono troppi, è quello di non essere più in grado di fare il proprio lavoro. E, nel caso dei ceo, di risolvere i problemi. Michele Panzetti, senior trainer della Scuola di Palo Alto, che si occupa di formazione manageriale e life coaching, sostiene che “in Italia c’è ancora una cultura manageriale di basso livello, ma la consapevolezza di come funziona il cervello sta crescendo, anche perché, semplicemente, i dirigenti si rendono conto che lavorare così non assicura migliori performance”.

Corsi per imparare a gestire il proprio tempo tra manager sono in crescita, così come il numero di dirigenti che scelgono di distrarsi facendo corsi di cucina o studiando la musica. “Se si lavora dodici ore al giorno tutti i giorni il nostro cervello ci fa andare più lenti, crea meccanismi di difesa, al pari del ‘fiatone’ quando si corre. I manager che funzionano sono quelli che hanno il coraggio di delegare e di avere momenti di stop”, ha spiegato all’Adnkronos. I ceo intervistati da Bcg che si prendono pause durante il giorno per riflettere, infatti, “dicono che quello è tempo ben speso: riflessione e meditazione – sottolinea la società di consulenza – hanno dato loro risultati migliori e maggiore credibilità agli occhi dei cda, dei dipendenti e di tutti gli altri stakeholder”.

Il più celebre ‘meditatore’ è Warren Buffet, che trascorre almeno sei ore al giorno leggendo. Un suo partner, Charlie Munger, ha raccontato che nell’agenda di Buffet c’è anche l’haircut day, ossia il giorno delle riflessioni. Non è un privilegio concesso a tutti, ma chi mette da parte un po’ di tempo a settimana, secondo Boston Consulting, ne riceve benefici. “Non bisogna confondere l’iperattività con l’efficacia: essere indaffarati non significa essere produttivi”. Uno studio della Harvard Business School mostra come gli amministratori delegati trascorrano il 60 per cento del loro tempo in riunioni, il 25 per cento al telefono e il restante 15% al ‘resto’, compresa la lettura delle mail.

Tutto questo ha costi cognitivi: il cervello ha dei limiti nel prestare attenzione, ricordare ed elaborare idee. Più lo si distrae, più gli si permette di sedimentare le informazioni che ha raccolto in precedenza. Il punto è che all’estero ci sono arrivati da tempo, in Italia ci sono ancora parecchi miti da sfatare. Sempre Panzetti della Scuola di Palo Alto ha raccontato di una sua conoscente andata a lavorare in una grande multinazionale negli Usa: “Il suo capo si preoccupava che restasse al lavoro dopo la fine del suo orario perché temeva non fosse in grado o non fosse performante. Lei, paradossalmente, ha paura di fare straordinari; in Italia sei considerato bravo se resti in ufficio fino a tardi”.

Oggi, secondo Bcg, “una delle più grandi sfide per gli amministratori delegati è placare l’iperattività per impegnarsi nel pensiero critico, facendolo diventare una routine”. E non c’è bisogno di avere stipendi milionari per raccogliere la sfida. Il trend è in atto anche tra le persone comuni e ha alla base motivazioni filosofiche: “Oggi, nella società iperconnessa, dalle molteplici attività che si svolgono nell’unità di tempo, si sta finalmente capendo che il tempo è la risorsa più scarsa di cui disponiamo”, ha sottolineato Fabio Massimo Lo Verde, docente all’Università di Palermo di sociologia ed esperto di sociologia del tempo libero.

Questo accade all’uomo comune ma anche all’amministratore delegato. Secondo Lo Verde, “oggi interessa di più investire in tempo che consumarlo, utilizzando criteri non più efficientisti ma qualitativi”. Ad esempio, ha detto all’Adnkronos, “alle aziende interessa chi sa prevedere gli scenari e i trend di cambiamento significativi. E questo arriva solo con un approccio più riflessivo, dedicato alle analisi”. Tra dieci o vent’anni, “la frenesia del target” e della “sequenza di task” sarà rimpiazzata con altre logiche. Quella per cui, ha spiegato il docente, “più produco e più riesco ad avere vantaggi nel mercato sarà sostituita con la logica del meglio produco e meglio riesco a stare su mercato. L’azienda che riflette su se stessa è un’azienda vincente”.

Carlo Pareto

INPS. 800 euro per le donne incinte. Assegno per licenziati Almaviva

Donne incinte
ARRIVANO 800 EURO

Da quest’anno entra in vigore il cosiddetto bonus mamme domani (conosciuto anche come bonus gravidanza o premio alla nascita). Si tratta di una misura di sostegno (pari a 800 euro) destinata alle donne incinte, approvata di recente con la Legge di Bilancio 2017. In attesa dei decreti attuativi che disciplinino i requisiti e le modalità di presentazione delle domande, è già possibile individuare alcune indicazioni generali. Il bonus mamme domani prevede un trattamento economico ‘una tantum’ (e senza possibilità di rateizzazione) dell’importo di 800 euro, riconosciuto alle donne in gravidanza nel corso del 2017. L’assegno è finalizzato a sostenere i costi delle visite mediche e le spese necessarie per il mantenimento del neonato, molte delle quali sono fatte nei mesi prima della nascita.
La richiesta per essere ammessi al beneficio può essere inviata a partire dal settimo mese di gestazione (stadio in cui la gravidanza è a ‘minor rischio’ e aumentano i costi per le visite mediche e le spese per il bebè). Le modalità di inoltro devono essere ancora comunicate dettagliatamente dall’Inps. Quel che è certo che non sono ipotizzati limiti di reddito per cui tutte le donne incinte dal settimo mese di gravidanza nel 2017 potranno accedere all’assegno, indipendentemente dal reddito e dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare. Non sarà dunque necessario allegare l’Isee all’istanza di bonus mamme domani 2017. Molto probabilmente, come avviene per i bonus bebè e voucher asilo nido, la domanda dovrà essere trasmessa all’Inps in modalità telematica, autonomamente attraverso l’accesso all’area riservata con il pin Inps o tramite l’aiuto di un intermediario abilitato o CAF.
Per il 2017 sono stati confermati anche il bonus bebè e il voucher babysitting o asilo nido. Il bonus bebè consiste in un trattamento economico mensile corrisposto a favore di genitori con un figlio minore di 3 anni. Il bonus è di importo pari a: 80 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 25000 euro; 160 euro al mese, per ogni figlio minore di 3 anni, se l’Isee del nucleo familiare non supera 7000 euro. Il bonus bebè spetta per ogni figlio nato, adottato (se minorenne) o in affido preadottivo tra il’1 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, ai genitori: cittadini italiani o di uno Stato dell’Unione Europea o di uno Stato extraeuropeo con permesso di soggiorno di lungo periodo; residenti in Italia; conviventi col bambino per il quale si chiede il bonus; con Isee inferiore a 25000 euro annui, per tutta la durata dell’assegno. I voucher babysitter e i contributi per l’asilo nido sono delle misure riservate alla madre che, in luogo del congedo parentale, sceglie di affidare il bambino a una babysitter o a un asilo nido. I voucher ed i contributi hanno un valore pari a 600 euro mensili e sono riconosciuti per un massimo di 6 mesi (3 mesi, per le lavoratrici autonome e per le libere professioniste iscritte alla Gestione separata dell’Inps); per le lavoratrici part time, i contributi sono ridotti proporzionalmente all’orario di lavoro.
Importante, il voucher asilo nido non deve essere confuso con il cosiddetto bonus nido, nuova misura del 2017 consistente in un voucher fino a 1.000 euro l’anno, erogato per i primi tre anni di vita del bambino al fine di aiutare i genitori nel pagamento della retta per asili pubblici o privati. Tale agevolazione è riconosciuta anche se i genitori fruiscono del congedo parentale, ma non è cumulabile con i voucher babysitter e asilo nido, né con la detrazione Irpef (del 19% fino a 632 euro per le spese di iscrizione al nido).

Le istruzioni Inps
CONGUAGLIO CONTRIBUTIVO 2016
L’Inps, con circ. n. 237 del 30 dicembre 2016, ha fornito indicazioni sulle modalità da seguire per lo svolgimento delle operazioni di conguaglio contributivo, relative all’anno 2016, per la corretta quantificazione dell’imponibile, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione. I datori di lavoro potranno effettuare le operazioni di conguaglio in argomento, oltre che con la denuncia di competenza del mese di “dicembre 2016” (scadenza di pagamento 16/1/2017), anche con quella di competenza di “gennaio 2017” (scadenza di pagamento 16/2/2017), attenendosi alle modalità indicate con riferimento alle singole fattispecie. Considerato, inoltre, che dal 2007 i conguagli possono riguardare anche il Tfr al Fondo di Tesoreria e le misure compensative, si fa presente che le relative operazioni potranno essere inserite anche nella denuncia di “febbraio 2017” (scadenza di pagamento 16 marzo 2017), senza aggravio di oneri accessori. Resta fermo l’obbligo del versamento o del recupero dei contributi dovuti sulle componenti variabili della retribuzione nel mese di gennaio 2017.

Giustizia
EVASIONE CONTRIBUTIVA PER CONTRIBUTI INPS OLTRE I 10MILA EURO
Dopo la riforma dello scorso anno (d.lgs. 8/2016) l’imprenditore rischia una condanna per evasione
contributiva quando il debito con l’Inps supera i 10 mila euro l’anno e anche se in relazione ad alcune mensilità il reato si è prescritto. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, ha scritto di recente Italia Oggi, con la sentenza n. 649 del 9 gennaio 2017, ha respinto il ricorso di un contribuente accusato di non aver versato, nel 2007, contributi per un importo superiore a 10 mila euro. La terza sezione penale ha tracciato presupposti e differenze del vecchio e del nuovo illecito. In particolare ad avviso degli Ermellini, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali integra il reato ove l’importo sia superiore a quello di 10.000 euro annui.

Lavoro
ASSEGNO RICOLLOCAZIONE PER 1.600 DISOCCUPATI ALMAVIVA
Arriva l’assegno ‘Almaviva’: un assegno di ricollocazione ad hoc che potranno richiedere gli oltre 1.600 lavoratori licenziati del gruppo di call center. Un intervento che nasce da un’azione coordinata tra il ministero del Lavoro, l’Agenzia per le Politiche attive Anpal, il Mise e la Regione Lazio, segno dell’importanza della collaborazione Stato-regioni per il contrastare alla disoccupazione. A sollecitare un intervento a fronte dei licenziamenti di Almaviva Contact è stato il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti in una lettera al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte, al ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda e al vice ministro al Mise Teresa Bellanova. La soluzione individuata dai tecnici del governo è stata quella di finanziare l’assegno attraverso i fondi Ue per la globalizzazione mirati a quelle aziende messe in ginocchio dalle delocalizzazioni selvagge, nella fattispecie Almaviva che ha subito la concorrenza dei call center albanesi. “Possiamo sperimentare da subito questo assegno”, ha spiegato Del Conte. Inoltre potrà partire da subito visto che la fase sperimentale dell’assegno è già stata avviata. Inoltre Anpal e Regione pensano anche alla possibilità di un lavoro coordinato ricollocazione-formazione, fornendo alla regione il servizio di profilatura del richiedente lavoro e un quadro della domanda sul mercato del lavoro.

Fillea Cgil
SU APE SOCIAL TENERE CONTO PROPOSTE PARLAMENTO
“Se verrà confermato un intervento del Governo per correggere alcuni limiti delle norme sull’Ape Agevolata, chiediamo che si tenga conto del positivo lavoro svolto da Camera e Senato nei mesi scorsi”. A dirlo recentemente è stato Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, il principale sindacato dell’edilizia. “Se non vi fossero state le dimissioni di Renzi – ha spiegato Genovesi – il Parlamento avrebbe potuto prendere in esame – in assenza del ricorso alla fiducia – le proposte in discussione alla Camera e al Senato riguardanti la modifica dei riferimenti dei 6 anni consecutivi e 36 anni di anzianità contributiva per l’Ape social, soglie che di fatto impediranno agli operai edili di accedervi, vista la discontinuità che caratterizza il nostro settore”. Quelle proposte all’esame delle Camere “avevano raccolto consensi trasversali – ha precisato il dirigente sindacale – mi riferisco in particolare all’ordine del giorno votato alla Camera, proposto da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, ed approvato a larghissima maggioranza, che impegnava il Governo a chiarire che i 6 anni non fossero consecutivi, e agli emendamenti presentati al Senato trasversalmente, dal PD a Forza Italia a Ncd, volti ad intervenire sui 6 anni continuativi e per ridurre i 36 anni di contributi”. Interventi che per il segretario Fillea “oltre a permettere agli operai più anziani di scendere dalle impalcature – un infortunio grave su 4 in edilizia coinvolge over 60, per evidenti ragioni – avrebbero favorito l’ingresso di giovani operai specializzati in un settore sempre più chiamato a sfide su rigenerazione energetica, anti sismico, recupero”. “Facciamo pertanto un appello all’esecutivo affinché si recuperi su questo terreno, dando un segnale di maggiore giustizia e attenzione a migliaia di edili che dopo decenni di lavoro gravoso, meritano di poter andare a fare i nonni, anziché rischiare ancora la vita sulle impalcature”, ha concluso il leader degli edili Cgil.

Carlo Pareto

Anpal, nuovo Ispettorato nazionale del lavoro

NUOVO ISPETTORATO NAZIONALE
La costituzione dell’Anpal, la nuova Agenzia per le politiche attive, e dell’Ispettorato nazionale del lavoro, segna un altro passo avanti: il governo ha recentemente esaminato, in via preliminare, i Dpr con gli statuti dei due nuovi enti pubblici, introdotti dal Jobs act. Politiche attive – L’Anpal, presieduta da Maurizio Del Conte, giuslavorista e attuale consigliere giuridico del premier Matteo Renzi, avrà il compito di coordinare la rete dei servizi per le politiche attive del lavoro; e obiettivi piuttosto stringenti, tra cui quelli di provare a ridurre la durata media della disoccupazione, migliorando i tempi del servizio e le attività di intermediazione, che oggi rappresentano i punti più deboli del complesso sistema di assistenza ai lavoratori nella ricerca di un nuovo impiego. L’Anpal è dotata di ampia autonomia, e gli organi, oltre al presidente, saranno il consiglio di amministrazione, il consiglio di vigilanza e il collegio dei revisori (tutti resteranno in carica tre anni, rinnovabili una sola volta). Prevista anche la nomina di un direttore generale. Attività ispettiva – L’Ispettorato nazionale del lavoro, guidato da Paolo Pennesi, ex segretario generale del ministero del Lavoro, accorperà le attività ispettive già esercitate da ministero, Inps e Inail; e potrà articolarsi in massimo 80 sedi territoriali. Oltre al direttore, gli organi dell’Ispettorato sono il Cda e il collegio dei revisori. Anche qui la durata degli incarichi è triennale, rinnovabili una sola volta.

Inps

CALA ANCORA LA CIG A NOVEMBRE

Continua a diminuire il ricorso alla cassa integrazione. A novembre il numero di ore complessivamente autorizzate è stato pari a 52,4 milioni, con una diminuzione del 38,5% rispetto agli 85,1 milioni dello stesso mese del 2014. Lo rileva l’Inps. Rispetto a ottobre 2015 invece i dati destagionalizzati, calcolati per le sole componenti ordinaria e straordinaria, evidenziano un calo del 14,1%. La notevole diminuzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) scese a novembre a 6.897.258 rispetto ai 20.106.360 dello stesso mese del 2015 (-65%), è ascrivibile, spiega l’Inps, anche al blocco delle autorizzazioni disposto dall’Istituto e finalizzato all’allineamento delle procedure alle disposizioni normative introdotte nel 2015. Infatti, nel periodo intercorrente tra il 24 settembre 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo, che ha introdotto importanti novità in merito agli ammortizzatori sociali, ed il 2 dicembre 2015, data di pubblicazione della relativa circolare applicativa redatta sulla base del nulla osta del ministero del Lavoro, l’Inps ha bloccato le autorizzazioni delle richieste di Cigo pervenute.

Convegno Inps-Inail

LA TRASPARENZA NELLA P.A. GARANZIA DI PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI
“Per fare trasparenza non basta mettere a disposizione dati e informazioni. Si tratta di certificarne la qualità, di documentare e controllare i processi gestionali, di garantire la robustezza informatica dei controlli e degli accessi alle informazioni. L’Inail ha risposto innanzitutto agli obblighi normativi, con le attività finalizzate a prevenire la corruzione, ma poi ha anche realizzato il progetto degli open data, ha allestito un ufficio di audit in staff alla presidenza, e ha definito e formalizzato nuovi processi lavorando sul confine tra organizzazione, informatica, pianificazione e ricerca”.
Un’occasione di confronto con autorevoli relatori esterni. Lo ha espressamente detto il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, in un passaggio del suo intervento alla Giornata della trasparenza 2015, organizzata per il quinto anno consecutivo dall’Istituto insieme all’Inps, che l’ha ospitata presso la sua direzione generale di Roma, alla presenza, tra gli altri, del presidente Tito Boeri, dei presidenti dei Consigli di indirizzo e vigilanza di Inail e Inps, Francesco Rampi e Pietro Iocca, e dei rispettivi direttori generali, Giuseppe Lucibello e Massimo Cioffi. È stata un’importante occasione di confronto per continuare a diffondere la cultura della trasparenza amministrativa, cui hanno contribuito anche autorevoli relatori esterni come il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, e il presidente di Transparency International, Virginio Carnevali.
De Felice: “Dagli open data all’audit molto è già stato fatto”.
“L’Inail ha inteso la trasparenza in senso vasto e profondo – ha spiegato De Felice – Verso l’esterno, per documentare che cosa fa e come opera, e all’interno, per avere controllo attento ed efficienza dei processi. Molto è stato fatto ed è un lavoro che continua”. Grazie al progetto degli open data, in particolare, è stato costruito “un insieme di dati ‘agili’, sui casi di infortunio e malattie professionali, con circa 700mila record per ogni anno. Sono dati aperti, accessibili conformemente ai migliori standard, e predisposti per la pubblica e libera elaborazione, con un’utilità anche all’interno”, perché possono essere utilizzati “per l’appendice statistica della relazione del presidente, per i rapporti regionali e per dare sostegno alle politiche di prevenzione dell’Istituto”.
“L’informatica è diventata organizzazione digitale”.
“La costituzione dell’ufficio di audit – ha aggiunto il presidente dell’Inail – ha lanciato un segnale molto importante, rispondendo all’esigenza di garantire trasparenza interna, controllo dei processi e sicurezze procedurali. La tutela della trasparenza ha dato inoltre motivazioni alla ricerca di forme nuove di organizzazione”. A questo proposito De Felice ha sottolineato che “l’informatica del nostro Istituto non è più soltanto cura della tecnologia, ma è diventata organizzazione digitale. La logica di progettazione dei work-flow, applicata ai processi di lavoro, garantisce trasparenza e può portare conquiste di efficienza nelle istituzioni”.

Carlo Pareto