Fondi Lega, Salvini: “Provano a bloccare il mio lavoro”

salvini-bossi-ape10“Dunque la Lega è colpevole. 49 milioni, un bel gruzzolo. Il partito che espose il cappio in aula, che ha urlato la sua diversità. Tutto falso: più uguale degli altri. Voglio essere chiaro: io resto garantista e aspetto l’ultimo grado di giudizio. Ma Lega e grillini non lo sono mai stati”, scrive il segretario del Psi, Riccardo Nencini su Facebook, spiegando: “E allora mi aspetto che Di Maio chieda a Salvini di farsi da parte e che Salvini, prima che Di Maio glielo chieda, si comporti come ha consigliato di fare ad altri nelle sue condizioni”.
La sentenza è arrivata e non ha portato sorprese. Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della procura sul sequestro dei fondi della Lega in relazione alla truffa ai danni dello stato, stimata in 49 milioni, per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 per cui sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi, l’ex tesoriere Francesco Belsito e tre ex revisori dei conti. Al momento i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni e ora nelle casse del partito ci sono poco più di 5 milioni.
Nelle stesse ore in cui tutte le agenzie battevano la notizia, Matteo Salvini, restava però ancorato al suo programma elettorale contro l’immigrazione e ha twittato: “Confronto 2018-2017, sbarchi in agosto: -65%! Io ce la metto tutta, #dalleparoleaifatti”.
Ma nelle ore successive Salvini ha iniziato però a puntare sugli italiani e sul vittimismo:
“Lavoro per la sicurezza degli Italiani e mi indagano per SEQUESTRO DI PERSONA (30 anni di carcere), lavoro per cambiare l’Italia e l’Europa e mi bloccano tutti i conti correnti, per presunti errori di dieci anni fa. Non mollo, lavoro ancora più duro.
Sorridente e incazzato”.

La decisione del Riesame segue al provvedimento della Cassazione, che a giugno scorso ha ordinato il sequestro dei 49 milioni di euro della Lega, ovunque custoditi, ma anche presenti e futuri. Secondo la Corte la Lega avrebbe dovuto restituire i 49 milioni di euro allo Stato, per la vasta truffa del leader del Carroccio Umberto Bossi. Conti correnti bancari, libretti e depositi: per i giudici era necessario un sequestro “per equivalente ovunque e presso chiunque custodito”. La Corte ha, dunque, riconosciuto ai pm di Genova la possibilità di porre i sigilli sui capitali del Carroccio di Matteo Salvini “ovunque e prezzo chiunque custodito”.

Dalla parte del Carroccio, alcuni vecchissimi alleati di Governo come Maurizio Lupi (Ap), ma adesso per la Lega punta a impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione.

Milano Europa, la sfida democratica della sinistra

sala cocomeroSe rimani d’estate a Milano, ci sono dei giorni che boccheggi dal caldo e finisci per non uscire proprio cercando refrigerio nell’aria condizionata di casa, che naturalmente diviene oggetto dell’attenzione principale.

Così ritrovi i quaderni con gli appunti delle riunioni studentesche, poi quelli della rete per la formazione che si snoda tra le diverse agenzie formative, quelli per costruire la rappresentanza delle nuove identità di lavoro e quelli per l’autorganizzazione sociale nei quartieri popolari. Autorganizzazione che per me, nel rispetto delle regole, non è un concetto così diverso dal riscatto o dalla sussidiarietà intesa come maggiore spazio di libertà per il sapere e saper fare della persona, delle comunità sociali che sperimentano modelli organizzativi simili, ma non uguali, a quelli dello Stato; a dire il vero non è nemmeno così distante dal concetto di federalismo che nella mia accezione resta, come nel 2011 ho sentito ripetere più volte a Giancarlo Giorgetti, un processo di responsabilizzazione dal basso.

A fine anni novanta mi trovai in una piccola stanza della CGIL nazionale insieme ad altri tre coetanei e a due dirigenti del maggior sindacato italiano. Uno di loro l’ho poi rincontrato recentemente come Capo di Gabinetto della segreteria politica del Ministro Marco Minniti.

All’epoca aveva il compito, dato da altri, di “correggere” gli studenti ribelli, rei di aver addomesticato la sinistra più radicale, quello, che al governo, ad altri non riuscì di fare (* per la cronaca poi toccò proprio a Minniti ritentare proponendosi come garante di Bertinotti… grazie a qualche ‘storico’ dei centri sociali che in questi giorni lo ricorda su alcuni on line). Insieme agli studenti, però, andava “corretto” anche il sindacalista filo ministeriale, il quale a sua volta si era ben guardato dal costruire un’alleanza di ferro con gli studenti stessi che mobilitavano pure sulle sue parole d’ordine. Il compito venne eseguito alla perfezione.

Nel giro di poco tempo quel che Milano aveva costruito, Roma aveva “corretto”: niente più rete dei saperi e della  conoscenza, niente più sedi studentesche dentro al sindacato. Tempo dopo le cose furono in parte ripristinate, ma il vuoto pedagogico prodotto tra i giovani e nella gestione della flessibilità del lavoro, i Democratici lo pagano ancora oggi. Fu senza dubbio quella un’esperienza che mi ha segnata irrimediabilmente perché a mio avviso rispondeva a delle logiche organiciste che avevano poco a che fare con il concetto di consenso e più con quello di gerarchia. La storia di Cofferati è poi a tutti nota, dal canto mio finii, per autodifendermi dentro il mio senso del dovere. Non è un caso, dunque, ritrovare anni dopo uno dei protagonisti di allora, quello bravo, nel comparto sicurezza, solo che, guarda caso, in quel comparto c’ero finita pure io e, se non fosse stato per scelte personali altrui, vi sarei rimasta volentieri perché la sicurezza che ho conosciuto io ha rielaborato errori e forzature, ha risolto con se stessa i limiti del potere che esercita dentro uno spazio democratico di servizio più ampio. La sicurezza che ho conosciuto io è molto simile, per non dire uguale, alla competenze di facility per le città: sono le forze dell’ordine, oggi, che risolvono i problemi di ordine pubblico delle amministrazioni. E con questo intendo che non si limitano all’intervento di polizia ma ne curano il prima e il dopo, la coesione sociale di una città.

Il Sindaco di Milano è senza dubbio la persona che meglio ha compreso il ruolo delle forze di difesa e sicurezza, stringendo un patto d’azione con Prefetto e Questore di Milano che sta permettendo in città un passaggio politico ordinato e che consente, nelle diversità fisiologiche della fase, di tenere collegato il piano periferie della capitale economica italiana alla visione di sicurezza urbana che Minniti tentò di attuare con i Ministri Delrio e Franceschini. Prima del 4 Marzo sicurezza, sviluppo e coesione sociale erano i temi del tavolo nazionale sulle città: perché “la piazza più sicura è la piazza vissuta” per dirla con Minniti, perché “ai migranti sul territorio troveremo il lavoro nell’edilizia e nell’arredo urbano” per dirla col pragmatismo del Sindaco Sala che sa che i 500.000 rimpatri rischiano di fare la fine degli abusivi nelle case popolari della Regione Lombardia, sempre allo stesso posto da oltre 15 anni. Sul punto resta incomprensibile la critica a Sala de Il Giornale: ci fosse stato oggi ancora Claudio De Albertis, è su queste parole del Sindaco che avrebbe rilasciato un’intervista al Direttore Sallusti dicendo quello che pochi giorni fa ha detto Maurizio Lupi “Sala sta lavotando bene, da Milano può partire un’alternativa moderata e democratica”.

Milano, Brescia, Bergamo, Lecco, Mantova e la rete degli amministratori locali… L’Avanti in Lombardia, da Settembre, nasce nel tentativo di offrire il proprio contributo per riannodare il filo del discorso della sinistra che guarda all’Europa, perchè il nord non può che fare questo giocando di sponda col sud protagonista nel Mediterraneo. In fondo gli Italiani Europei hanno sempre saputo che l’Unità d’Italia si fonda proprio sull’alleanza tra nord e sud e non su una bieca contrattazione di posizioni governative, gli Italiani Europei hanno sempre saputo che la forza della democrazia del Paese risiede, per dirla con le parole dell’Arcivescovo di Milano Delpini, nel valore della dialettica.

La sinistra europea che dobbiamo ricostruire è quella che mette al centro la persona e il dialogo con militanti e cittadini (ancora Minniti) l’Europa che dobbiamo difendere è quella che ha garantito pace, crescita economica e libertà prorio grazie alla dialettica tra forze politiche democratiche e popolari. Del resto i socialisti sono sempre stati al servizio di un ideale, da qui ricominciamo.

Silvia Davite

 

A destra e a manca. Potere al Popolo e la Quarta gamba

sinistra-destra_fondo-magazineLe elezioni si fanno vicine e nel BelPaese non poteva mancare la nascita di nuove fazioni e il solito schema: a sinistra continua la divisione, mentre a destra si creano micro alleanze.
A destra nasce ‘Noi con l’Italia’ la cosiddetta Quarta gamba a supporto del Centro-destra berlusconiano, di cui fanno parte anche i fuoriusciti dalla microscissione degli Alfaniani di Ap: Raffaele Fitto, Flavio Tosi, Enrico Costa, Maurizio Lupi, Enrico Zanetti e Saverio Romano. «Porte aperte a tutti», è la frase ricorrente, con l’obiettivo dichiarato è «dare rappresentanza» ai moderati di centro e sfondare il 3% imposto dal Rosatellum. “Siamo all’interno della coalizione di centrodestra e siamo pronti a dare il nostro contributo con la schiena dritta”, garantisce Lupi, che aggiunge: “Oggi inizia un percorso nuovo, no a una federazione, noi offriamo una proposta politica nuova” e proprio questo giovedì sarà inaugurata la nuova sede di ‘Noi con l’Italia’. In realtà però più che uno schieramento nuovo, di cui fanno parte molti ex di Forza Italia, la nuova aggregazione è stata fortemente voluta da Silvio Berlusconi e Niccolò Ghedini, per controbilanciare il fronte sovranista Lega-Fdi e scongiurare il pericolo di una ‘salvinizzazione’ della coalizione. Ma non c’è destra senza cattolici, quindi al fianco dell’ex Cavaliere, non poteva mancare anche l’area dei nuovi cattolici sotto la bandiera di ‘Rivoluzione Cristiana’, il cui leader è Gianfranco Rotondi. Far rinascere l’area cattolica del centro destra è l’intento fondante del nuovo partito dichiarato dallo stesso Rotondi, un’area che a sorpresa presenta molte donne. “Porteremo in politica volti nuovi, soprattutto donne. Proprio come accadde nel ’48 quando furono le donne dei comitati civici a salvarci dal comunismo, così ora saranno loro a salvarci dalla nuova barbarie dell’antipolitica alimentata dal partito dei giudici” annuncia Rotondi. Un primo obiettivo l’ha raggiunto: venti Segretarie Regionali, cento Segretarie provinciali e cento Segretarie cittadine, tra queste donne in pole position spicca la 42enne Marzia Bilotta.
A sinistra invece risorge la ‘vecchia sinistra’, quella che si richiama al popolo, agli ultimi. La lista ‘Potere al popolo’ per le elezioni politiche del 2018, è stata presentata di recente e ha raccolto consenso e migliaia di adesioni in pochissimi giorni. Nata dal basso, in seguito all’appello lanciato dal centro sociale napoletano Ex Opg Je So Pazzo, la chiamata ha presto raccolto l’adesione di migliaia di cittadini e a sorpresa in un solo mese si sono autoconvocate più di sessanta assemblee territoriali in tutta Italia. In primo piano soprattutto l’uguaglianza e la rivendicazione di quei diritti sempre di più messi da parte e violati. Non a caso l’adesione consta soprattutto di giovani precari, lavoratori aticipi, disoccupati, cassaintegrate, ed esodati. Questa nuova sinistra, come “Per una Sinistra rivoluzionaria” di Ferrando, si colloca a sinistra del nuovo Partito di Grasso. Il progetto, come sottolineato anche dai promotori, è alternativo anche alla «sinistra di palazzo» di Liberi e uguali.

Cicchitto: “Con Salvini-Berlusconi esplosione del debito”

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Da separati in casa al divorzio ufficiale. Dopo 48 mesi di lotte e di governo, la parabola politica del Nuovo Centro Destra poi Alleanza Popolare, si infrange sullo spartiacque politico fra Berlusconi e Renzi. L’addio arriva in un pomeriggio di metà dicembre. Come hanno fatto Fabrizio Cicchitto, politico di lungo corso e sostenitore della linea filo Pd di Beatrice Lorenzin, e Simona Vicari, già sottosegretaria alle Infrastrutture e allo Sviluppo dei governi Letta, Renzi e Berlusconi, che seguirà Maurizio Lupi della rotta di ricongiungimento al centrodestra.

Fabrizio Cicchitto, che ha oggi ha preso la tessera del partito radicale che, si è dato l’obiettivo di raggiungere i 3.000 iscritti per assicurare la continuità della sua esistenza, ha espresso la propria preoccupazione per un eventuale governo del centrodestra a guida Berlusconi-Salvini. “Mettendo insieme le proposte di Berlusconi e di Salvini – ha detto Cicchitto – è evidente che se vincesse il centrodestra avremmo un’esplosione del debito pubblico. Non parliamo poi del Movimento 5 Stelle: davvero una bella gara”. “Il centrodestra – afferma Cicchitto – è dominato da Salvini, da una linea lepenista e sovranista, Berlusconi è un fenomeno mediatico, ripetitivo e con un programma non credibile perché senza coperture. Con il Pd abbiamo governato per cinque anni, con un governo Gentiloni che ha riportato il paese alla crescita. Inoltre coloro che si sono scissi dal Pd sono quei post-comunisti massimalisti e giustizialisti con i quali ci siamo scontrati sempre”. Per Simona Vicari invece “l’accordo di governo col Pd non ha mai previsto un’alleanza organica, ma semplicemente la volontà di attuare le riforme per salvare l’Italia dalla crisi, metterla in sicurezza e dare un esecutivo stabile visto che la sinistra, nel 2013, non riusciva a formare il governo. Conclusa questa fase era ed è giusto rimanere lì dove siamo sempre stati: nel centrodestra. Così avevamo annunciato all’epoca e così è naturale che avvenga. Almeno per quello che mi riguarda”.

Nella doppia intervista realizzata da Italpress Cicchitto continua: “Non ci siamo contati, ma conoscendo le persone l’orientamento nei confronti del Pd è prevalente nel gruppo dirigente. Evidentemente per gli elettori bisogna attendere non tanto i sondaggi ma le elezioni”. Mentre Vicari afferma: “Non abbiamo fatto conteggi e non è nostra intenzione farne. In base al documento che verrà discusso oggi in direzione si trarranno le conclusioni senza minoranze o maggioranze. Questa contraddizione tra chi era favorevole a rimanere nel perimetro del centrodestra e chi, invece, preferisce rimanere ancorato nell’alleanza di sinistra, in realtà, è sempre esistita e non è certo una novità ma si è sempre deciso di rinviare il momento della decisione”.

E sulla decisione di Alfano di non ricandidarsi rispondono: “Alfano – dice Cicchitto – ha dato una risposta di alto livello ai rozzi e biechi attacchi di tipi come Salvini che hanno messo in conto a lui un fenomeno come quello dei migranti. Questo piccolo demagogo, però, non ci ha spiegato qual era l’alternativa: respingere tutti in mare. Il fatto è che Salvini cavalca la tigre, deve solo sperare di non vincere le elezioni e non avere responsabilità di governo”. Vicari aggiunge: “Alfano si è assunto le sue responsabilità con serietà ed onestà intellettuale e per questo merita il rispetto di tutti”.

Ma Alfano con quale dei due schieramenti continuerà, come ha detto, a fare politica all’esterno del Parlamento? Cicchitto: “Alfano si è schierato chiaramente con chi vuol tradurre l’esperienza di governo in una coalizione politico-elettorale”. Vicari: “Alfano è Ministro degli Esteri in carica ed è ovviamente più favorevole a proseguire l’alleanza con la sinistra.”

Quale sarà da una parte e dall’altra il baricentro politico della vostra parte di Ap? Cicchitto: “Proseguire e sviluppare il percorso di crescita del Paese portato avanti in questi anni di Governo”. Vicari: “Ap è nata in continuità con l’esperienza di Ncd che prevedeva una nuova area di centrodestra popolare e liberale e vorrei ricordare che, all’epoca della nascita di Ncd c’era una aspettativa degli elettori all’epoca testata dai sondaggi tra il 9 e il 10%. Da parte nostra c’è semplicemente la volontà di proseguire un impegno politico lì dove questa è iniziata e si è sviluppata negli anni: nel centrodestra. In tutta Europa destra e sinistra si sono trovate in situazioni di emergenza a governare assieme ma nessuno di questi schieramenti si è sognato di presentarsi assieme alle elezioni”.

BIOTESTAMENTO IN AULA

senato

La legge sul biotestamento subito in Aula. Sarà esaminata dall’Aula del Senato a partire dalla seduta di martedì pomeriggio. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, riunita dal presidente Pietro Grasso. Il disegno di legge sullo ius soli invece è stato inserito “all’ultimo punto” del calendario dei lavori.

E così il provvedimento – approvato alla Camera lo scorso aprile e fermo in commissione a Palazzo Madama – riuscirà a vedere la luce, salvo improvvisi (e già avvenuti) passi indietro di qualcuno, grazie all’intesa che, tramite il capogruppo Luigi Zanda, ne ha chiesto la calendarizzazione immediata. “È un finale perfettamente in linea con l’intera legislatura che si è contraddistinta per aver cambiato il Paese in tema di diritti civili e politiche sociali a sostegno dei più deboli” ha detto il presidente dei senatori del Pd. “Il biotestamento, la legge sui testimoni di giustizia attesissima dall’ordinamento giudiziario, la legge sugli orfani di crimini domestici, lo Ius soli. Un calendario ambizioso ma realizzabile se, responsabilmente, tutti i gruppi collaboreranno evitando ostruzionismi e interventi finalizzati a rallentare i lavori. Ho proposto non solo di lavorare fino al giorno prima delle festività natalizie ma anche che a tutti i gruppi parlamentari di collaborare seriamente per rendere il nostro programma di calendario realizzabile”, ha concluso Zanda.

Favorevole Mdp, contrari i centristi di Ap che hanno minacciato di mettere i bastoni tra le ruote del provvedimento. “Se non verranno accolte le nostre richieste sul ruolo del medico e su alimentazione e idratazione, che non sono trattamenti medici, Alternativa popolare voterà no” ha ribadito Maurizio Lupi. “Lasceremo libertà di coscienza ma vogliamo entrare nel merito” del ddl ha aggiunto la capogruppo di Ap, Laura Bianconi sottolineando che Ap in ogni non accetterà la fiducia. Contraria anche la Lega (che ha annunciato 1820 emendamenti), mentre Forza Italia probabilmente darà libertà di coscienza ai suoi senatori.

Favorevole il commento dei socialisti. “Finalmente – ha detto la presidente del gruppo del Psi alla Camera Pia Locatelli – il provvedimento arriva in Aula al Senato. Ora è essenziale che venga approvato senza modifiche per evitare un nuovo passaggio alla Camera che impedirebbe di avere una legge entro la fine della legislatura. I numeri in Senato ci sono: diamo subito una risposta alle richieste di cittadini e cittadine di poter scegliere fino alla fine a quali cure sottoporsi”. “Siamo felici – ha aggiunto la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani – che finalmente la Conferenza di Capigruppo di Palazzo Madama abbia deciso di inserire al primo punto del calendario dei lavori dell’Aula l’esame del ddl sul biotestamento. Abbiamo abbandonato per troppo tempo donne e uomini che ci chiedevano semplicemente di poter esprimere la loro volontà nel momento più drammatico della loro vita. Non c’è più tempo da perdere. Il testamento biologico va approvato entro il termine della legislatura. È un nostro dovere, è un loro diritto”.

Soddisfazione anche da parte di Fassino: “La calendarizzazione dei provvedimenti relativi al biotestamento, allo Ius Soli e culturae, ai testimoni di giustizia e ai minori orfani di femminicidio, conferma quanto questa legislatura, con quei provvedimenti e con leggi già approvate sulle unioni civili e il Dopo di noi, riconosca giusta centralità ai diritti civili e di cittadinanza”. “È impegno adesso del Partito Democratico e dei suoi gruppi parlamentari operare con determinazione per l’approvazione di tutti i provvedimenti all’ordine del giorno”, ha aggiunto.

Secondo Emma Bonino invece la riunione dei capigruppo ha messo in evidenza quello che ha definito “una competizione tra diritti”. “Se salta lo ius soli – ha detto – credo che sia un problema del Pd nel dialogo con i cittadini, aldilà di noi. Devo dire che mi dà grande scoramento questa competizione tra i diritti civili, o l’uno o l’altro, come se fosse una concorrenza. Sicché penso che nello scorcio di questa legislatura il problema è di volontà politica e ognuno si assuma le sue responsabilità”. A favore invece, una volta tanto, i pentastellati. “C’è solo una cosa da dire: finalmente. Finalmente, dopo mesi di stallo, il Senato ha smesso di temporeggiare e la legge sul biotestamento approda in Aula”. “I nostri voti per l’approvazione di questa legge di civiltà ci sono”, ha affermato la senatrice del MoVimento 5 Stelle, Paola Taverna. “Vittoria. Il biotestamento arriva in aula. Adesso approviamolo senza giochini e senza modifiche. Garantiamo agli italiani un diritto fondamentale atteso da troppo tempo. Noi ci siamo” scrive su Twitter il senatore del M5s Vito Crimi dimenticando forse che l’ultimo tentativo per approvare il biotestamento venne fatto naufragare proprio dai 5 Stelle.

LA SCHEDA
La proposta di legge approvata dalla Camera lo scorso 20 aprile, a 10 anni di distanza dalla morte di Piergiorgio Welby e a 8 anni dalla scomparsa di Eluana Englaro, approda in Aula al Senato per il via libera definitivo (salvo sorprese) prima del termine della legislatura. Il provvedimento mira ad introdurre la possibilità di sottoscrivere le Dat, ovvero le Disposizioni anticipate di trattamento, con la previsione di poter rinunciare anche all’idratazione e alla nutrizione artificiale.

Questi i 7 pilastri della proposta di legge:
– CONSENSO INFORMATO: Con la premessa che la legge tutela il diritto alla vita, alla salute, ma anche il diritto alla dignità e all’autodeterminazione, il testo dispone che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato. Nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari e conviventi o compagni. Il consenso informato è documentato in forma scritta. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, viene espresso mediante videoregistrazione o dispositivi che la consentano. La volontà espressa dal paziente può essere sempre modificata.

– NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE: Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e idratazione artificiali. Nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti sanitari in quanto consistono nella somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari e, di conseguenza, possono essere rifiutati o sospesi.

– ACCANIMENTO TERAPEUTICO, SEDAZIONE PROFONDA E ABBANDONO CURE: Viene sancito il divieto di accanimento terapeutico, riconosciuto il diritto del paziente all’abbandono terapeutico e viene espressamente garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata. Il testo della legge, così modificato durante l’esame in Aula, recita: “Il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente”.

– RESPONSABILITÀ DEL MEDICO: Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi. In conseguenza di ciò, il medico è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. È stata poi introdotta durante l’esame in Aula alla Camera una norma che, seppur in modo non diretto né esplicito, riconosce di fatto al medico l’obiezione di coscienza, in quanto dispone che “il medico non ha obblighi professionali”. Il che significa che il medico può, ad esempio, rifiutarsi di staccare la spina. Infine, la legge sul testamento biologico deve essere applicata anche dalle cliniche e strutture sanitarie cattoliche convenzionate.

– MINORI E INCAPACI: Il consenso informato è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno. Il minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e decisione e quindi deve ricevere informazioni sulle sue scelte ed essere messo in condizione di esprimere la sua volontà.

– DAT: ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari. Viene indicata una persona di sua fiducia (fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte in forma scritta (o videoregistrate a seconda delle condizioni del paziente) e vincolano il medico che è tenuto a rispettarne il contenuto. Tuttavia, le Dat possono essere disattese qualora appaiano palesemente incongrue o le condizioni nel frattempo siano mutate e se siano sopraggiunte nuove terapie non prevedibili al momento della loro compilazione. Con la medesima forma scritta le Dat sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento. In caso di emergenza possono essere modificate o annullate anche a voce. Le Dat vengono inserite in registri regionali.

– PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE: Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi. La pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

NESSUN OSTACOLO

bergoglio disabiliSul fine vita arriva un segnale importante dal Pontefice che apre ancora di più a una legge erroneamente considerata intralciata dalla Chiesa romana. “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”. È quanto afferma Papa Francesco nel messaggio inviato questa mattina al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Vincenzo Paglia, e a tutti i partecipanti al meeting della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato presso l’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano. Parole importanti dal Pontefice che rimettono in primo piano la ‘dignità del malato’. “D’altra parte – ricorda Papa Francesco – oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare”. Per questo la richiesta di un “supplemento di saggezza” e la rinuncia ai mezzi terapeutici quando non c’è proporzionalità.
Il nostro Paese è ancora uno dei pochi dove manca una legge che garantisca il diritto di ciascuno a vedere rispettate le proprie volontà sull’interruzione delle cure, diritti violati per quanto riguarda il malato terminale.
Per il segretario del Psi, Riccardo Nencini, si tratta di parole rivoluzionarie: “Poco fa ho sentito parlare l’uomo Francesco. Non il papa. Parlo delle cure da somministrare quando la vita non ti sorride più da un bel pezzo, quando desideri altro, quando la morte è ogni giorno. Il linguaggio è scarno, diretto. Rivoluzionario”.
Aprendo alla possibilità di interrompere le cure, Papa Francesco lancia un messaggio ‘misericordioso’ verso i malati terminali e sdogana definitivamente l’idea che l’unico intralcio all’approvazione del biotestamento del disegno di legge sul consenso informato e sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) sia dovuto all’ostruzionismo degli ambienti cattolici.
“Non possiamo che essere d’accordo con le profonde riflessioni del Papa sul tema del fine vita: questa apertura non può che contribuire a far sì che la legge sul testamento biologico, già approvata dalla Camera, passi anche al Senato entro la fine della legislatura”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il fine vita. “Ci auguriamo che coloro che hanno ostacolato e stanno ostacolando in ogni modo l’approvazione della legge, accolgano le parole di Papa Francesco e lascino che anche l’Italia si doti di questo strumento di civiltà. A questo punto non ci sono più alibi”.
Nonostante i numerosi appelli, dai senatori, ai medici, fino ai sindaci, il testo è finito nel pantano delle contrattazioni pre elettorali delle coalizioni, anche se gli italiani sono ormai pronti per questa legge (oltre 122 mila cittadini firmatari). Lo ricorda bene la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Le parole di Papa Francesco sono straordinarie. Sul fronte dei diritti è riuscito a sdoganare, all’interno della Chiesa, battaglie che noi socialisti conduciamo da sempre, come quella sulla difesa della libertà di scelta e la dignità dell’essere umano”. La portavoce de socialisti ha poi puntualizzato: “Resta solo da liberare il Parlamento e chi fa la politica dei finti moralismi e dal bigottismo che impera in tutto il Paese così come in alcuni gruppi parlamentari” ha aggiunto Pisani che ricorda come “oggi il disegno di legge è ancora fermo al Senato. Siamo al termine della legislatura, i tempi sono stretti. Ci appelliamo a tutte le forze parlamentari affinché l’Italia, ultima in Europa, riconosca il diritto di ogni persona a decidere con dignità e autonomia sul proprio corpo, sulla propria vita e sul proprio fine vita. Una legge servirebbe proprio a questo. C’è ancora tempo e modo di approvarla”, ha concluso la portavoce socialista.
Tuttavia resta fermo il no di alcuni rappresentanti politici dell’ala conservatrice che non vede nessuna ‘apertura’ del Papa. “Prima di leggere nelle sue parole l’assenso all’autodeterminazione – afferma Maurizio Lupi, AP – come ho letto in alcune sintesi stampa, ci andrei cauto, e inviterei a leggerle fino in fondo, quando parla di dialogo con i medici, di prossimità responsabile, di amore e vicinanza, di cure palliative e dell’imperativo categorico di non abbandonare mai il malato. Sono parole che mi confermano nel mio no all’attuale legge sul Biotestamento, proprio perché in essa vedo una deriva eutanasica. Come dice il Papa, serve un supplemento di saggezza, più pacatezza nel discutere di questi temi, più riflessione e soluzioni normative il più possibile condivise”. Di tutt’altro avviso Fabrizio Cicchitto per il quale invece il Papa ha detto sul fine vita cose di grande buon senso che dovrebbero far riflettere anche alcuni cattolici”.
Sicuramente Papa Francesco non si è schierato per l’eutanasia, ma contro l’accanimento terapeutico, ed è già un passo importante. Marco Cappato infatti ricorda che in Italia “manca una legge persino sulla questione di minimo rispetto dei diritti del malato, garantiti anche dalla Costituzione, ma sistematicamente violati, che ora è stata posta anche dal Papa”.
“L’unica persona che può decidere quale sia il momento in cui le cure vanno abbandonate è il malato stesso – ovviamente sentito il medico e beneficiando del massimo di assistenza possibile – ed ha diritto a farlo nelle forme che garantiscano di ridurre al minimo la sofferenza”. Poi conclude: “Ecco perché è necessario legalizzare sia il testamento biologico, che l’interruzione delle terapie che l’eutanasia in senso stretto. L’approvazione della legge sul Biotestamento ferma al Senato sarebbe comunque un primo indispensabile passo avanti dopo 32 anni di inerzia parlamentare”.

Lavoratori dipendenti, bonus da 288 euro
in arrivo

Lavoratori dipendenti

BONUS DA 288 EURO IN ARRIVO

Il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego prevede un effetto collaterale positivo anche per i dipendenti del mondo privato, quanto meno coloro che dichiarano un po’ più di 24mila euro senza però superare i 26.500 euro di reddito lordo all’anno. Potranno infatti beneficiare dell’ampliamento del raggio d’azione del bonus Renzi, gli 80 euro netti al mese che hanno aumentato i soldi a disposizione dei lavoratori con redditi medio-bassi.

La misura è contenuta nella legge di bilancio 2018, e va a incrementare il pacchetto lavoro che comprende anche gli incentivi all’assunzione dei giovani (che vengono resi strutturali), ammortizzatori sociali e misure per la ricollocazione dei lavoratori delle aree di crisi complessa.

La novità altro non è che un effetto del rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il motivo è semplice: i 1.105 euro lordi all’anno promessi dall’intesa del 30 novembre 2016, e nel caso della pubblica amministrazione centrale finanziati dalla legge di Bilancio ora in discussione al Senato, avrebbero fatto uscire il bonus dalle buste paga di chi oggi lavora in un ufficio pubblico e guadagna da 24.895 euro in su, e l’avrebbero alleggerito per molti altri con redditi inferiori. Di qui l’idea di intervenire sulle fasce, che era comparsa qualche settimana fa prima di essere accantonata e ripescata in extremis.

Le nuove soglie – Il tetto di reddito per avere diritto al bonus di 80 euro al mese, in pratica, si alza di 600 euro. Si tratta, lo ricordiamo della detrazione per i lavoratori dipendenti pari a 960 euro annui (80 euro al mese, appunto), introdotta nel 2014, regolamentata dall’articolo 13 del TUIR, il testo unico delle imposte sui redditi. Le novità sono le seguenti:

il limite di reddito di 24mila euro annui, che consente la detrazione di 960 euro, sale a 24mila 600 euro;

il limite di 26mila euro, sopra il quale non c’è più diritto alla detrazione, sale a 26mila 600 euro;

fra i 24mila 600 e i 26mila 600 euro: la detrazione scende progressivamente, fino ad azzerarsi.

Quindi, calcola il sito delle piccole-medie imprese pmi.it – il beneficio più alto è riconosciuto a coloro che guadagnano fra 24mila e 24mila 600 euro, che prima avevano diritto alla detrazione ma in forma ridotta (perché, appunto, sopra i 24mila euro il beneficio iniziava progressivamente a scendere), mentre ora potranno detrarre interamente i 640 euro, quindi avranno il bonus da 80 euro al mese. Ricordiamo che per coloro che guadagnano fra i 24mila 600 e i 26mila 600 euro, la detrazione si calcola nel seguente modo: il rapporto fra 26mila 600 euro, meno l’importo del reddito annuo, e 2mila euro.

Vediamo un esempio di calcolo su un reddito di 25mila euro annui: detrazione dal 2018: (26600-25000) : 2000 = 1500 : 2000 = 0,75. Il bonus sarà dunque pari a 0,75 X 640 = 480 euro;

detrazione fino al 31 dicembre 2017: (26000-25000) : 2000 = 1000 : 2000 = 0,50. Il bonus è il 50% di 640, quindi 320 euro.

Il meccanismo è stato messo a punto per evitare che l’aumento del contratto dei dipendenti pubblici non incamerasse per interno l’agevolazione.

L’ampliamento del bonus, in ogni caso, attenua ma non cancella l’effetto incrociato di aumenti contrattuali e ‘decalage’. Per chi oggi guadagna 25mila euro, per esempio, i nuovi contratti preparano un reddito post-accordo da 26.100, che dimezzerebbe il bonus da 480 a 240 all’anno. L’aumento netto intorno ai 60 euro (85 lordi) sarebbe quindi nei fatti ridotto di un terzo dalla perdita dei 20 euro di aiuto: il tema, quindi, è destinato a tornare sui tavoli contrattuali per completare l’opera.

Previdenza e Welfare

ULTIME NOVITA’

Non bastava l’aumento dell’età pensionabile, a colpire le aspettative dei più anziani che attendono il meritato riposo dopo anni di duro lavoro. Nel mirino del governo ci sono anche i neonati, anzi, i papà e le mamme che contavano sul bonus bebè per far fronte alle spese dei nascituri. Niente da fare, anche per loro: la famiglia non sembra tra le priorità della maggioranza di centrosinistra, una maggioranza di cui fanno parte anche gli alfaniani, i primi a dolersi delle scelte fatte finora in manovra economica. “Certo che una finanziaria così – hanno dichiarato in una nota congiunta Laura Bianconi e Maurizio Lupi, presidenti dei senatori e dei deputati di Alternativa popolare – è difficile da votare. A parole tutti difendono la famiglia e sono preoccupati per il calo della natalità. Nei fatti la famiglia la bistrattano e i pochi provvedimenti a suo favore li annullano”, hanno sottolineato. Il punto che sta a cuore ad Ap è proprio quello dei bonus bebè: “Nella legge di bilancio dell’anno scorso con il governo Renzi si era finalmente invertita la rotta e alla famiglia erano stati destinati 600 milioni di euro, dopo il bonus bebè era stato creato anche il bonus per le neo mamme. In quella in discussione in Aula il bonus bebè è sparito. Si regalano soldi a pioggia a destra e a manca, mance e mancette che si potrebbero più prosaicamente definire marchette”.

Consulenti del lavoro

PER APE VOLONTARIA ATTESA E’ SU ACCORDI QUADRO

Per completare definitivamente il quadro regolatorio dell’Ape volontaria si dovranno attendere gli Accordi quadro con le associazioni bancarie e assicurative che conterranno, fra le altre informazioni, i dati per calcolare i costi che i contribuenti dovranno sostenere per andare in pensione prima. E’ quanto scrive in una nota la Fondazione studi consulenti del lavoro, che, con la circolare n.10/2017, analizza il dpcm illustrando i requisiti di accesso e l’iter burocratico per l’ottenimento della misura, soffermandosi anche sugli accordi quadro, sull’opzione di finanziamento supplementare, sulla possibilità di estinguere anticipatamente il prestito e sul Fondo di garanzia presso l’Inps.

“È entrato in vigore solo il 18 ottobre 2017 -si legge nella nota dei consulenti- il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 4 settembre 2017 n.150 relativo all’anticipo pensionistico volontario. La misura avrebbe dovuto essere operativa già entro i primi di marzo, secondo quanto disposto dalla norma di riferimento (legge 232/2016), ma la complessità di questa prestazione di natura creditizia -conclude- ha comportato maggiori difficoltà nella stesura della disciplina attuativa rispetto all’Ape sociale e alla pensione anticipata dei lavoratori precoci”.

Consulenti del lavoro

ECCO GUIDA CON ADEMPIMENTI IN CASO DI DECESSO DEL DIPENDENTE

Il decesso del lavoratore dipendente comporta la risoluzione del rapporto di lavoro per causa di forza maggiore. Il datore di lavoro, di conseguenza, deve provvedere ad alcuni adempimenti come quello di comunicare al centro per l’impiego l’avvenuta risoluzione del rapporto di lavoro e versare a favore dei soggetti indicati dalla legge il trattamento di fine rapporto, l’indennità sostitutiva di preavviso e tutte le altre competenze. E’ quanto spiega la Fondazione studi dei consulenti del lavoro. La Fondazione, infatti, ha riassunto in una guida – gratuita per gli iscritti – tutte le regole da rispettare in caso di decesso del lavoratore, soffermandosi anche sulla tassazione delle somme già corrisposte al lavoratore o spettanti agli eredi.

Come si legge nella guida, “in caso di decesso del lavoratore dipendente sono previste diverse modalità di tassazione a seconda che si tratti delle somme già corrisposte al lavoratore o di somme spettanti agli eredi”. La guida, inoltre, mette in evidenza che “il decesso del lavoratore dipendente fa venir meno l’obbligo per il sostituto d’imposta di effettuare le operazioni di conguaglio”.

“Se il decesso avviene prima dell’effettuazione o della conclusione del conguaglio a debito, il sostituto – precisa – dovrà comunicare agli eredi l’ammontare delle somme o delle rate non ancora trattenute, che saranno versate dagli stessi eredi secondo i termini e le modalità previsti per la dichiarazione dei redditi”. “Nel caso di conguaglio a credito il sostituto comunicherà agli eredi i relativi importi indicandoli anche nell’ultima certificazione dei redditi Modello CU che sarà rilasciato. Gli eredi utilizzeranno tale credito nella successiva dichiarazione che gli stessi dovranno o comunque potranno presentare per conto del de cuius”, conclude.

Carlo Pareto

Intercettazioni. Primo via libera del cdm alla riforma

Pdl-Intercettazioni

Il Governo ha trovato un accordo per riformare le intercettazioni, strumento fondamentale per le indagini, garantendo il giusto equilibrio fra interessi primari tutelati dalla Costituzione: la segretezza della corrispondenza e il diritto all’informazione, codificato nell’articolo 21 della Carta. Oggi è arrivato infatti il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che attua la legge delega del 2017: è stato lo stesso presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a dare l’annuncio dell’approvazione al termine della riunione, assieme al guardasigilli Andrea Orlando.

Una riforma che “senza ledere il diritto di cronaca eviterà gli abusi”, ha spiegato Gentiloni. “Il provvedimento affronta un tema annoso, non restringe la facoltà dei magistrati e delle forze dell’ordine di utilizzare le intercettazioni nelle indagini, anzi, in un passaggio rende più semplice la richiesta intercettazioni per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione e non interviene sulla libertà di stampa e il diritto di cronaca”, ha aggiunto il ministro Orlando, puntualizzando che “i vincoli introdotti non restringono lo strumento di indagine, ma riducono il rischio delle fughe di notizie quando non sono legate a fatti penalmente rilevanti”.

La riforma interviene infatti sulla selezione del materiale di intercettazione: quello ritenuto irrilevante per le indagini, infatti, non dovrà essere neanche trascritto. Il vaglio passerà attraverso la polizia giudiziaria, il pm titolare dell’inchiesta, se necessario con un contraddittorio con i difensori, per essere infine definito dal giudice delle indagini preliminari. Contro le intercettazioni fraudolente viene introdotto uno specifico reato, punito con la reclusione fino a 4 anni. La responsabilità di custodia degli ‘ascolti’ sarà del pubblico ministero, che dovrà gestire un ‘archivio riservato’.

Per tutelare la privacy, inoltre, negli stessi atti giudiziari si potranno riportare “ove necessario” solo i “brani essenziali” delle intercettazioni. Queste potranno essere captate nei domicili anche attraverso ‘virus-spia’, come il Trojan, per i reati di terrorismo e mafia o nel caso in cui sia in atto un’attività criminosa. Altrimenti il magistrato sarà chiamato a motivarne l’utilizzo. Infine, sarà più snella la procedura di autorizzazione di intercettazione per i reati più gravi contro la Pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali. Uno stop riguarderà gli ‘ascolti’ difensori e i loro assistiti. Il decreto passa ora all’esame delle Commissioni parlamentari competenti per poi tornare al vaglio del Governo per il via libera definitivo.

Il ministro della giustizia Orlando sintetizza la riforma nella selezione delle intercettazioni “non penalmente rilevanti”. “Vi è un primo vaglio della polizia giudiziaria, sotto il controllo del magistrato che conduce le indagini, per togliere ciò che non è penalmente rilevante. Il secondo passaggio – ha aggiunto il Guardasigilli – è il vaglio del magistrato e, se necessario, è previsto anche il contraddittorio con la difesa per verificare cosa è rilevante o no. L’ultima parola spetta poi al giudice terzo”. Per Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare, “finalmente dopo dieci anni arriva in porto la norma sulle intercettazioni. Propagazioni gratuite di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini non dovrebbero più contribuire alle gogne mediatiche a cui da tempo siamo purtroppo abituati”. Di segno del tutto opposto l’opinione di Forza Italia espressa tramite il deputato Francesco Paolo Sisto: “Una riforma semplicemente ridicola. Il provvedimento in materia di intercettazioni passato in Consiglio dei Ministri ha un solo, gravissimo effetto: penalizzare l’esercizio dei diritti della difesa, con complicazioni procedimentali che rendono pressoché impossibile il contraddittorio su quanto intercettato. Si tratta della triste conferma che questo governo ha a cuore solo gli interessi delle procure e non quelli di chi, a parità costituzionale di condizioni, ha il diritto di difendersi”.

Di riforma deludente parlano gli avvocati penalisti, che “prendono atto” di un “arretramento rispetto alle aspettative”. Lo dichiara il segretario dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli, secondo il quale il primo punto da censurare è la scelta di “vietare la verbalizzazione e non l’ascolto” delle conversazioni tra avvocato e cliente. “La nostra richiesta – spiega – era quella di prevedere un vero e proprio divieto di ascolto di questi colloqui. Vietare solo la trascrizione vuol dire comunque che vengono ascoltati da polizia giudiziaria e pubblico ministero, e non si considera il fatto che sono controparti nel procedimento e che quindi possono venire a conoscenza così di strategie difensive”.

ISTRUZIONE FAI DA TE

studenti tute bluGli studenti scendono in piazza in tutta Italia per denunciare uno Stato che si è dimenticato del principio cardine sul quale si costruisce il futuro di un Paese: l’istruzione. A far scoccare le scintille di protesta è la degenerazione dell’Alternanza “Scuola-Lavoro”, diventata obbligatoria e strutturata con la Buona scuola, legge dal 13 luglio 2015. Ma si protesta anche per un’istruzione sempre di più messa da parte, insieme alla ricerca, e per le scarse risorse riservate all’istruzione pubblica, senza dimenticare le condizioni dell’edilizia scolastica. Doveva rappresentare un supplemento al percorso di studi e invece l’alternanza scuola-lavoro si è trasformata in un vero e proprio sfruttamento del lavoro minorile e perdipiù in nero. In soli due anni la Polizia ha raccolto dozzine di denunce di studenti (dai noti casi di McDonald’s a quelli clamorosi di ragazzine molestate). Solo in Puglia i dati regionali, raccolti tramite questionari territoriali e sportelli SOS alternanza, a tal proposito sono allarmanti: più del 56% degli studenti dichiara di non essere soddisfatto del proprio percorso o perché organizzato male o perché totalmente estraneo al proprio percorso di studi. Il 97% di loro vorrebbe essere coinvolto nella decisione del percorso, il 78% dichiara che l’alternanza sottrae tempo alle ore curriculari, il 31% non è stato rimborsato delle spese sostenute.
Giammarco Manfreda, coordinatore Rete degli Studenti Medi, afferma: “L’alternanza scuola-lavoro continua a presentare le criticità che denunciamo da ormai due anni alle quali il ministero tarda a dare risposte concrete. Vogliamo un’alternanza scuola lavoro che sia una vera forma di didattica alternativa, di qualità per tutti”.
Oggi si celebra così l’autunno caldo degli studenti che si sono presentati in più di 70 città italiane in tuta blu, per denunciare che non sono operai (senza paga), né tirocinanti senza diritti.
In piazza non solo gli studenti delle scuole superiori che oggi hanno deciso di non presentarsi non solo nelle aule, ma anche nelle aziende o negli enti presso i quali svolgono i percorsi di alternanza, ma anche gli studenti universitari. Anche questi ultimi denunciano lo sfruttamento e l’inutilità di alcuni tirocini che non aprono al mondo del lavoro, ma che vengono utilizzati dalle aziende per manodopera a basso costo. “Siamo stanchi di vedere i nostri percorsi di studi degradati a manodopera a basso costo per enti, privati e imprese – spiega Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario -. Con la campagna Formazione precaria abbiamo lanciato un’inchiesta, con lo scopo di portare alla luce lo sfruttamento nei percorsi accademici”.
Non è un mistero poi che il diritto allo studio stia diventando sempre di più un privilegio, vista la riduzione delle borse di studio e i continui tagli che vengono fatti su Ricerca e Istruzione.
Durante i vari cortei ci sono stati momenti di tensione a Milano dove studenti incappucciati hanno lanciato uova e pomodori contro il McDonald’s di piazza Sant’Eustorgio, ‘colpevole’ di aver siglato con il ministero dell’Istruzione un accordo relativo al progetto alternanza scuola-lavoro. I contestatori hanno anche imbrattato con vernice l’asfalto e i muri della sede Edison in foro Bonaparte e la sede del Partito Democratico in corso Garibaldi. Scontri tra studenti e polizia davanti al McDonald’s in piazza Castelnuovo a Palermo dove è stato attuato un sit in di un gruppo di studenti, non autorizzato, nell’ambito della protesta “contro le politiche predatorie del governo”.
Mentre a Roma un corteo pacifico ha attraversato Piramide e ha raggiunto il Miur. “Una nostra delegazione sarà ricevuta al ministero – spiegano dall’Unione degli Studenti – e illustrerà le ragioni del nostro corteo che si conclude qui”.scuola lavoro
Il Miur difende l’alternanza scuola-lavoro che, sottolinea, ha permesso a diverse scuole di stringere relazioni con soggetti del territorio avviando progetti virtuosi con imprese, enti del terzo settore e privato sociale.
Nel giorno della protesta degli studenti la ministra Fedeli assicura “un costante monitoraggio e controllo” sull’attuazione dei percorsi finiti nel mirino degli studenti perché – concorda – “la qualità formativa è decisiva”. La ministra annuncia quindi per il 16 dicembre gli Stati Generali dell’alternanza “con tutti gli attori in campo, a partire dai rappresentanti delle ragazze e dei ragazzi”.
Ma a far montare ulteriormente la rabbia degli studenti della Scuola Pubblica è anche il continuo impegno che del Governo verso l’istruzione privata con la notizia del primo ok a nuovi fondi per le scuole paritarie. I ministri De Vincenti e Fedeli comunicano che, “in seguito a un’intensa interlocuzione tra i loro Uffici, e gli Uffici della Commissione Europea, è stato acquisito l’assenso della Commissione a eliminare dall’Accordo di Partenariato 2014-2020 (AdP) la previsione dell’esclusione delle scuole paritarie, partecipanti al sistema nazionale di istruzione, dal novero dei possibili destinatari dei fondi strutturali europei, che impediva di dare attuazione alla disposizione contenuta all’articolo 1, comma 313, della legge di Bilancio per il 2017”. Pertanto – spiega una nota ministeriale – “sarà possibile celermente apportare con la Commissione le modifiche al Pon per la scuola, necessarie al fine di allineare le relative modalità operative a quanto previsto dal legislatore italiano”.
Plaude alla notizia il senatore Ap, Maurizio Lupi: “Grazie soprattutto al lavoro del
sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, abbiamo a lungo insistito per il superamento di questa discriminazione e abbiamo fatto inserire nella legge di Bilancio 2017 un comma che stabiliva il diritto di accesso ai Pon Scuola anche per le paritarie”, e aggiunge: “È il primo passo per rendere concreto e attuabile quanto stabilito dal Parlamento italiano, un ulteriore passo verso una effettiva parità scolastica e una piena libertà di educazione”.
“A distanza di oltre due anni dall’approvazione della Legge 107/2015 che ha potenziato il progetto di collegamento con le aziende, gli studenti del triennio finale delle scuole superiori continuano ad avere pochissime tutele e attendono ancora l’approvazione dello statuto dei loro diritti che garantisca qualità e gratuità degli stage. Il risultato è che i giovani continuano a sentirsi sfruttati”. A dichiararlo è il sindacato Anief, nel giorno in cui gli studenti sono scesi in piazza in numerose città per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro. “Solo qualche mese fa, con le nuove regole in atto, in Sicilia, dei giovani hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppure di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora, di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezionasse lavoratori all’altezza della situazione. La studentessa di un alberghiero di Bari è finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive. Non si tratta di casi isolati. Eppure, in base alle nuove norme, l’Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria”.
“Con la riforma Renzi-Giannini – dice Marcello Pacifico, di Anief-Cisal – le attività di alternanza Scuola-Lavoro sono diventate formazione didattica a tutti gli effetti: per gli studenti, le esperienze pratiche svolte in azienda, ma anche nei musei, diventano infatti anche requisito d’ammissione agli Esami di Stato. Peccato che non ci sia ancora uno statuto nazionale utile per stipulare convenzioni con i datori di lavoro, in modo da scongiurare il rischio di sfruttare i ragazzi. Come il nostro sindacato ha da tempo denunciato. Rimane poi irrisolto il problema degli studenti privatisti che non possono svolgere attività di alternanza scuola-lavoro”.

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.