Piemonte, accordo per specializzandi in Medicina

Foto Matteo Corner - LaPressecronacaMilano 4 09 2012 Esame di ammissione alla facoltà di medicina all'università statale di Milano Nella Foto un momento del Test

Foto Matteo Corner

Grazie a un accordo raggiunto nei giorni scorsi fra Regioni e Governo, gli specializzandi in Medicina all’ultimo anno potranno partecipare subito ai bandi di concorso delle aziende sanitarie pubbliche e verranno assunti a tempo indeterminato una volta conseguito effettivamente il titolo di specializzazione.

L’intesa, contenuta all’interno della Legge di bilancio, prevede anche un aumento delle borse di studio erogate a livello nazionale, sulla base degli specifici fabbisogni delle Regioni. Dal prossimo anno, dunque, i corsi di specializzazione in Medicina delle università italiane avranno 900 posti in più. Per il Piemonte si tratta di oltre 70 posti supplementari.

“Sono due novità importantissime per il sistema sanitario nazionale e per la sanità piemontese – ha annunciato oggi pomeriggio l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, rispondendo a un’interrogazione presentata in Consiglio regionale -. I nostri ospedali, che da anni soffrono per la carenza di medici, potranno contare finalmente su un numero consistente di nuovi specialisti e salvaguardare così i servizi. Tuttavia, l’aumento delle borse di studio è importante ma non ancora sufficiente per rispondere alle esigenze delle Regioni. Abbiamo chiesto un incremento di 2.600 posti, speriamo che in sede di dibattito parlamentare il numero possa crescere”.

Per quanto riguarda il Piemonte, ci sarà la possibilità per circa 350 specializzandi in Medicina all’ultimo anno di partecipare fin da subito ai bandi di concorso della sanità pubblica. In più, il numero delle borse di studio assegnate annualmente aumenterà del 20%, passando dalle attuali 400 (390 già finanziate dallo Stato più 10 aggiuntive della Regione Piemonte) alle 470 del prossimo anno.

‘Medicina’ senza numero chiuso, arriva il dietrofront

studentiIl comunicato stampa che presto si trasformerà in tempesta mediatica arriva lunedì notte, qualche minuto dopo la mezzanotte. II Governo abolirà con la manovra il numero chiuso per l’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Un fulmine a ciel sereno dal quale anche il ministero dell’Istruzione prende le distanza. Circa 12 ore più tardi arriva il dietrofront.
I ministri della Salute e dell’Istruzione smentiscono quanto reso noto da Palazzo Chigi, precisando che l’intenzione è “assicurare l’aumento dei posti disponibili”. Si tratta, comunque “di un percorso da iniziare già quest’anno per gradi”. Cancellazione del numero chiuso, dunque. Ma non subito.
Anche questa iniziativa dell’Esecutivo, quindi, appare priva di basi solide. D’altronde non è difficile immaginare quanti e quali danni potrebbe causare tale misura se applicata repentinamente. Basti pensare che nel 2018 su 67 mila candidati al test di ingresso ne sono passati 10 mila. Se la riforma pentaleghista dovesse diventare realtà le università italiane non avrebbero, ad oggi, la capacità di prendere tutti i candidati.
Senza contare le scuole di specializzazione, che non sarebbero in grado di aumentare i posti disponibili tanto da coprire la maggior parte dei laureati in medicina come avviene oggi. Il rischio, dunque, per un medico neo laureato sarebbe di dover aspettare parecchi anni prima di poter accedere ad una scuola di specializzazione.
Immediata è arrivata la reazione dei camici bianchi. “L’abolizione del numero chiuso senza un congruo aumento delle borse di specializzazione rischia di essere un boomerang – spiega il presidente Acoi, (associazione chirurghi ospedalieri), Pierluigi Marini -. I giovani laureati non potranno accedere ai concorsi pubblici e dovranno per forza cercare lavoro all’estero: assisteremo a una nuova fuga di cervelli all’estero”.
Stesso discorso per il sindacato universitario, che ha criticato l’iniziativa perché “si parla di eliminazione del numero chiuso a medicina: bene l’intenzione, sosteniamo da anni che l’attuale sistema di accesso vada superato. Ma non si dice in quale modo, non si fa un minimo accenno alla copertura economica e agli investimenti che si devono fare per attuare una simile manovra da subito. Così facendo si rischia solo di mandare in tilt le università”.

F.G.

Clementi, alla riscoperta
di un grande chirurgo

ferri medicina

La chirurgia come branca della medicina assume a Catania una fisionomia autonoma verso la fine del XVIII secolo. La sua evoluzione trae alimento nel 1775 dalla fondazione dell’ospedale Santa Marta e dalla riforma che istituisce quattro anni dopo la cattedra di chirurgia e ostetricia. Il nuovo insegnamento viene sdoppiato con la riforma del 1840 nelle cattedre di Patologia e di Clinica chirurgica, entrambe affidate a Euplio Reina, considerato il primo grande chirurgo catanese. Alla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1877, gli succede Gesualdo Clementi, originario da una famiglia di noti professionisti. Proprio in quell’anno il giovane medico (nasce a Caltagirone il 25 aprile 1848) assume la direzione della clinica chirurgica e ottiene due anni dopo la nomina di professore ordinario nell’omonima disciplina.

Gesualdo_Clementi

Gesualdo Clementi

Formatosi nelle più rinomate scuole europee di medicina, Clementi frequenta a Vienna la Clinica chirurgica di Billroth e quella ostetrica di Braun, a Berlino quella di Anatomia Patologica di Virchow, mentre a Edimburgo apprende il metodo sperimentato da Joseph Lister nella medicatura antisettica. Il ritorno a Catania lo vede promotore di questo metodo, su cui pubblica nel 1874 un saggio come omaggio al celebre chirurgo inglese. Il 2 gennaio 1881 esegue una ovariectomia in una sala dell’ospedale cittadino Vittorio Emanuele, sterilizzata secondo i dettami di Lister. Nella sua relazione, comunicata all’Accademia Gioenia, Clementi descrive l’atto operatorio, che nonostante la rottura delle cisti riesce perfettamente con la guarigione della paziente dopo solo tre settimane. A pochi mesi di distanza egli esegue con successo un’altra operazione su una donna con una enorme “cisti prolifera dell’ovaio”, a cui seguono quattro laparatomie, due ovariectomie e una cisti ovarica trattata con escissione parziale della parete.

Negli ultimi lustri del XIX secolo Clementi è autore di diversi studi, che traggono spunto dai suoi interventi chirurgici, discutendo i “vari metodi di cura” nell’aneurisma spontaneo della carotide interna, nell’emostasi epatica (1891) oppure nelle alterazioni del circolo portale con il metodo della omentopessia. Esperto nelle operazioni all’addome, egli propone una tecnica nella resezione del mascellare inferiore (1902) e un metodo ricostruttivo della continuità dei vasi mediante trapianto di un tubo arterioso e sutura con doppia invaginazione.

Come rettore dell’Ateneo catanese, il 5 novembre 1903 Clementi tiene un discorso inaugurale, con cui auspica la necessità di dotare le strutture ospedaliere di nuovi istituti sperimentali “per seguire i progressi vertiginosi della scienza” e “contribuire alla soluzione dell’arduo problema del benessere sociale”. In un’altra prolusione su “La Scienza e la pratica chirurgica all’alba del XX secolo” egli connette il progresso della medicina alla cura delle malattie senza ricorso agli interventi operativi. Forse per questo alla sua morte avvenuta a Catania l’8 novembre 1931 uno stuolo ingente di persone dà l’ultimo saluto al grande chirurgo, la cui fama varca i confini nazionali, senza lasciare grandi tracce nella comunità accademica della città etnea.

Nunzio Dell’Erba

Borse di studio per specializzandi in Medicina

Foto Matteo Corner - LaPressecronacaMilano 4 09 2012 Esame di ammissione alla facoltà di medicina all'università statale di Milano Nella Foto un momento del Test

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Per la prima volta la Regione Piemonte finanzierà le borse di studio degli specializzandi in medicina integrando con una quota supplementare le risorse del Ministero dell’Istruzione. Lo ha comunicato questa mattina l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta nel corso della seduta della Giunta regionale. Alle 380 borse di studio destinate dal ministero al Piemonte con il bando pubblicato nei giorni scorsi se ne aggiungeranno 10 in più, il cui costo sarà coperto integralmente dalla Regione per tutta la durata del contratto.

“Il fabbisogno del Piemonte è decisamente più elevato di quanto è stato effettivamente concesso – spiega l’assessore Saitta -, quindi abbiamo cercato una strada per far fronte almeno alle esigenze più rilevanti. Si tratta però di una modalità eccezionale, perché sarebbe logico che il Miur aumentasse i finanziamenti in base ai reali bisogni”.

Le 10 borse di studio supplementari saranno così concentrate sui settori con maggiori carenze: tre in Pediatria, tre in Medicina di Emergenza e urgenza, due in Medicina interna, una in Anestesia, una in Malattie dell’apparato digerente.

“Il problema della mancata corrispondenza tra l’offerta formativa e le esigenze della sanità pubblica comunque resta – aggiunge l’assessore Saitta –. Nelle ultime settimane ho sollevato questo tema in qualità di coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: servono più medici, senza un’offerta adeguata si mettono a rischio alcuni servizi. L’idea che abbiamo sottoposto al ministero è che gli specializzandi possano essere considerati dipendenti regionali a tempo determinato e quindi possano lavorare all’interno della sanità con un regolare contratto”.

Medici per rimborso scuola specializzazione

Domani, 25 luglio, è l’ultimo giorno per aderire all’azione collettiva lanciata da Consulcesi per il rimborso degli anni di scuola di specializzazione non pagata tra il 1978 ed il 2006. In quegli anni ai medici che frequentavano una scuola post-laurea non è stato garantito il corretto trattamento economico, ora riconosciuto – attraverso continue sentenze – a migliaia di camici bianchi.

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Boom di adesioni alla nuova azione collettiva di Consulcesi sulla scia della campagna “37 milioni in 37 giorni”, attraverso la quale sono stati consegnati in tutta Italia assegni di rimborso firmati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in favore di quanti si sono specializzati tra il 1978 ed il 2006 senza ricevere il corretto trattamento economico, così come previsto dalle direttive Ue in materia (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE). In meno di un mese oltre 5mila medici hanno scelto di rivolgersi alla realtà leader nell’assistenza legale in sanità per recuperare quelle somme che lo Stato aveva negato durante la scuola post-laurea in Medicina. E per assicurare a tutti gli aventi diritto la possibilità di reclamare il proprio rimborso, Consulcesi ha deciso di prorogare la scadenza per aderire alla prossima azione collettiva, spostandola dal 15 al 25 luglio 2017.

Durante la campagna “37 milioni in 37 giorni” – che ha avuto il suo momento clou con l’evento di Modena nel quale sono stati consegnati oltre 3 milioni di euro ai medici dell’Emilia Romagna (in allegato le testimonianze) –, sono stati rimborsati complessivamente più di 1100 camici bianchi da Nord a Sud. Le Regioni più “rimborsate” sono state Lazio, Lombardia e Campania, dalle quali è fin qui arrivato anche il maggior numero di adesioni per la nuova azione collettiva: in totale rappresentano il 42% dei nuovi ricorrenti (15% Lazio, 15% Lombardia e 12% Campania).

34 IN ABRUZZO: € 1.060.516,96
16 IN BASILICATA: € 493.668,62
51 IN CALABRIA: € 1.626.421,72
96 IN CAMPANIA: € 3.138.160,14
97 IN EMILIA ROMAGNA: € 3.100.848,12
17 IN FRIULI VENEZIA GIULIA: € 532.417,04
222 NEL LAZIO: € 7.567.742,73
44 IN LIGURIA: € 1.253.634,46
178 IN LOMBARDIA: € 5.772.385,77
22 NELLE MARCHE: € 769.554,04
4 IN MOLISE: € 143.438,75
69 IN PIEMONTE: € 2.384.552,09
53 IN PUGLIA: € 1.652.933,31
18 IN SARDEGNA: € 553.523,96
81 IN SICILIA: € 2.460.395,88
67 IN TOSCANA: € 1.971.656,26
28 IN TRENTINO ALTO ADIGE: € 846.349,45
20 IN UMBRIA: € 639.531,26
4 IN VAL D’AOSTA: € 142.343,68
49 IN VENETO: € 1.628.981,18

Una platea imponente che si aggiunge ai migliaia di medici ai quali Consulcesi ha già fatto riconoscere oltre 530 milioni di euro. Una cifra elevata, ma destinata a crescere ulteriormente nelle prossime settimane visto che sono attese nuove sentenze e sul tema la giurisprudenza è ormai consolidata. In questo quadro e, di conseguenza, di fronte ad una continua emorragia di fondi pubblici da tempo si ragiona su un accordo transattivo per scongiurare un esborso complessivo superiore ai 5 miliardi di euro. Questo è quanto previsto anche dal Ddl 2400, attualmente in discussione al Senato, ma ancora arenato nelle Commissioni perché le modifiche proposte (spesso, paradossalmente, proprio da chi rappresenta i medici) hanno finito con “allargare le maglie” delle richieste, allungando i tempi e minando la sostenibilità economica del provvedimento.

«Continuiamo a rimborsare medici in tutta Italia con cifre imponenti – afferma Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi – e, con grande soddisfazione, restituiamo non solo le somme dovute ma anche dignità a quei professionisti che negli anni della specializzazione sono stati penalizzati dalla mancata applicazione delle direttive Ue. Molti di loro, peraltro, spesso erano costretti a trovare delle occupazioni in quello che doveva essere il loro orario di riposo per potersi mantenere. Per loro, questo rimborso diventa anche un vero e proprio momento di riscatto, atteso ancora da tanti colleghi ai quali suggeriamo di attivarsi per non perdere questo diritto, messo a rischio dai ravvicinati termini prescrittivi. Sebbene i nostri legali ritengano che in assenza di una norma attuativa, secondo i principi stabiliti dalla Cassazione, i termini di prescrizione non inizino a decorrere, invitiamo i medici specialisti a tutelarsi per far valere il diritto al rimborso, già riconosciuto a migliaia di medici. Per farlo è possibile seguire due strade: produrre un atto interruttivo gratuito oppure avviare l’azione legale, aderendo alla prossima azione collettiva, prorogata appunto al 25 luglio. A disposizione mille consulenti che rispondono al numero verde 800.122.777 e direttamente sul sito internet www.consulcesi.it».

Medicina, nuove scoperte
sulle disabilità intellettive
e l’autismo

AutismoNegli ultimi cinque anni sono stati fatti passi da gigante nello studio e nella scoperta di nuove cure per patologie rare. L’ultima è di pochi giorni fa. Grazie alle ricerche della Dulbecco Telethon Institute e dell’IRCSS Ospedale San Raffaele è stata identificata la causa di particolari forme di disabilità intellettive e autismo (domani, 2 aprile si celebrerà l’ottava Giornata mondiale dell’Autismo, ndr)

Il lavoro portato avanti dalla DTI e dal San Raffaele, e coordinato dalla dottoressa Patrizia D’Adamo, la quale è anche responsabile dell’Unità di Genetica molecolare del ritardo mentale, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications. In particolare, gli studiosi hanno identificato la proteina RAB39B come la causa del meccanismo genetico che provoca un difetto di comunicazione fra le cellule nervose. La mancata secrezione della proteina può innescare disabilità intellettive e autismo.

La malattia, tipicamente pediatrica, cioè la disabilità intellettiva (DI) ha un’incidenza variabile nella popolazione, stimabile dal 2 al 3%. Le funzioni neurologiche colpite sono quelle cognitive, relazionali e comunicative. Il difetto di interazione tra le sinapsi, vale a dire i contatti tra una cellula nervosa e l’altra, influisce su tutto il SNC (Sistema Nervoso Centrale). Determinanti sono anche i fattori esogeni, cioè l’ambiente in cui il soggetto cresce e si relazione, e quindi gli stimoli culturali, affettivi e sociali che riceve .

La macro area delle disabilità intellettive conta all’incirca 750 sindromi genetiche. I difetti del cromosoma X provoca alterazioni importanti nell’intero sistema nervoso. Le “disabilità intellettive associate a mutazioni di geni sul cromosoma X” è un campo delle neuroscienze ancora oscuro, ma gli studi degli ultimi vent’anni sono stati proficui e chiarificatori. Fino a oggi sono stati identificati ben 120 geni responsabili di mutazioni genetiche nelle DI.

Nel 2010 il gruppo di scienziati, guidato sempre dalla dott.ssa D’Adamo, aveva isolato un nuove gene che produceva la proteina RAB39B, che in sua assenza causa difetti cognitivi fin dalla tenera età. La proteina RAB39B è infatti coinvolta nella trasmissione di impulsi elettrici, vitali per il passaggio di informazioni. Senza la RAB39B i ricettori del corpo del neurone non trasmetterebbero alla sinapsi impulsi elettrici, con gravi conseguenze per il paziente.

“L’individuazione di questo meccanismo” spiega la dott.ssa D’Adamo “ è fondamentale per capire dove e come agire per ripristinare il corretto funzionamento della trasmissione dell’impulso. Il passo successivo sarà creare un modello di malattia e testare delle malattie in grado di stabilire la connessione neuronale”.

Inoltre il recente studio diffuso dal Campus Bio-medico di Roma ha determinato, su un campione di 200 famiglie, che le probabilità di autismo in un neonato sono del 30%. Antonio Persico, docente di Neuropsichiatria Infantile all’Universita’ del Campus, ha spiegato in occasione della Giornata Mondiale per la consapevolezza dell’autismo che grazie alle nuove tecniche di laboratorio è possibile verificare duplicazioni e cancellazioni del DNA. Con una precisione di cinquecento volte superiore a quella della tradizionale mappa cromosomica, la rivoluzionaria tecnica Array-CGH può rilevare alterazioni o disturbi del codice genetico in un essere umano.

Il Laboratorio del Centro ‘Mafalda Luce’ per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo di Milano, anch’esso legato all’Università Campus Bio-Medico di Roma e diretto dal dott. Persico, potrà nei prossimi mesi sequenziare più efficentemente l’acido desossiribonucleico(DNA). Il sequenziamento permette infatti di verificare la presenza di errori, ma cosa ancora più importante, può stabilire se le informazioni contenute nel codice possono ripresentarsi in futuro.

L’incredibile scoperta dell’equipe della dott.ssa D’Adamo non sarebbe stata possibile senza i finanziamenti della Fondazione Telethon, della Jerome Lejeune Foundation e della F.Hoffman La Rocho post-doc program. Un grande risultato nel campo delle neuroscienze grazie alle menti brillanti di ricercatori italiani. Da evidenziare la mancanza di fondi del CNR italiano.

Manuele Franzoso

‘Testato sugli animali’, scriviamolo sul farmaco.
Manifesti con minacce contro ricercatori

sperimentazione-animali-LocatelliL’unica soluzione è scriverlo chiaramente sulla confezione: testato sugli animali. Solo così i cittadini verrebbero informati del fatto che la maggior parte dei farmaci oggi in commercio, dal più banale antidolorifico al quale tutti prima o poi ricorrono per un mal di testa o un mal di denti, ai sofisticati antitumorali, è il frutto di quella sperimentazione animale che i fondamentalisti animalisti vogliono bloccare a ogni costo. Da qui il progetto di legge presentato il 23 dicembre scorso dalla deputata socialista Pia Locatelli che prevede appunto l’apposizione, sulla confezione del farmaco, di una scritta informativa sulla sperimentazione sugli animali. Una proposta presentata subito prima della vicenda di Caterina, la ragazza affetta da rare malattie genetiche, insultata e minacciata sul web per aver detto che sarebbe morta senza i farmaci ottenuti attraverso la sperimentazione animale. Continua a leggere

A Roma il IV congresso mondiale sull’ozono terapia

Ozono-ossigeno-terapiaSarà Roma a ospitare il IV congresso mondiale sull’ozono terapia, antica pratica medica che recentemente ha incontrato un crescente interesse sia da parte del comunità scientifica, sia dagli utenti cui si rivolge. Una tre giorni di incontri e confronti per parlare dell’utilizzo e dei benefici di questa modalità terapeutica – scoperta in Germania da Von Siemens nel 1847 – che vedrà gli interventi di luminari e professionisti mondiali appartenenti alla Sioot, la società scientifica di ossigeno-ozono terapia fondata nel 1983.

IL CONGRESSO MONDIALE – “Ossigeno ozono terapia. La sanità dell’efficacia e del risparmio. Sfida del terzo Millenio”, questo il titolo del congresso mondiale che sarà ospitato nella splendida cornice dell’aula magna dell’Ergife Palace Hotel di Roma, da giovedì 26 a sabato 28. L’evento rappresenterà il punto di incontro ideale per gli ozono terapeuti e per i medici che intendono approfondire o conoscere questa pratica medica. Numerosi i temi che saranno trattati: dalle malattie vascolari a quelle degenerative, passando per la medicina estetica, l’antiaging e l’odontoiatria.

LA PRATICA DELL’OSSIGENO OZONO TERAPIA – Si tratta di una pratica medica che ricorre all’uso di due gas: l’ossigeno e l’azoto per curare numerose patologie: oltre alla oramai rinomata applicazione nell’ambito dell’ernia del disco, la modalità viene applicata anche in ambito oncologico, nel campo estetico e odontoiatrico, nelle demenze, e nella terapia delle infiammazioni e del dolore. Il principio attivo è un mix di ossigeno e ozono in percentuali molto basse, la cui somministrazione avviene attraverso insufflazione o per via iniettiva, oppure come autoemoterapia, ossia il prelievo di una piccola quantità di sangue che viene ossigenata e reinfusa. Una terapia caratterizzata da costi bassi e grandi benefici. E, last but not least si tratta di una tecnica che non comporta effetti collaterali, essendo eseguita con l’ossigeno, uno degli elementi fondamentali per la vita del nostro organismo, che viene convertito in ozono.

Silvia Sequi