L’erba londinese del Queen’s incorona un Cilic smagliante, ma Nole c’è

cilicE, se si tratta di parlare dei tornei su erba preparatori a Wimbledon 2018, non si può non citare il centrale Atp del Queen’s. Che dire? Non se ne può non discutere, soprattutto perché quest’anno in particolare ha riservato grosse e piacevoli sorprese. Dopo Stoccarda (dove c’è stato il ritorno di Roger Federer con la vittoria su Raonic e la conquista di nuovo della prima posizione mondiale) i riflettori erano tutti puntati sull’Atp di Halle e su quello del Queen’s londinese. In Germania lo svizzero cercava il bis tedesco: invece in finale si è dovuto arrendere al giovane croato Borna Coric che ha vinto a sorpresa il primo set al tie-break per 8 punti a 6: un tie-break particolarmente lottato seguito a un set in cui i due tennisti si sono sempre rincorsi, facendosi reciprocamente punti straordinari per rispondere a punti altrettanto eccezionali ed errori sorprendenti per cumulare regali all’avversario su altri doni equivalenti di gratuiti inaspettati; di solito l’elvetico sa sempre giocare meglio i punti decisivi invece qui ha sbagliato, anche con dritti clamorosamente mandati fuori, quelli più importanti; e sono state palle uscite non sempre di poco, dunque per lui sia sfortuna che cali di concentrazione o di stanchezza. È stato un Federer non solo un po’ deconcentrato, ma anche tanto nervoso, forse innervosito dalle polemiche con lo sponsor Nike e sul suo nuovo futuro contratto con Uniqlo. E questo è stato uno dei connotati curiosi e divertenti che hanno caratterizzato il suo esordio al primo turno a Wimbledon, contro Lajovic: non solo ha vinto facile in tre set netti per 6/1 6/3 6/4, ma a fine match, quando è andato a firmare autografi, una ragazza lo ha avvicinato chiedendogli in un cartellone giallo la sua fascia; lui l’ha cercata nel suo borsone e gliel’ha donata divertito e sorridente, felice della vittoria agevole. Invece all’Atp di Halle non era riuscito ad esprimere questo tennis e man mano si era lasciato sorprendere da un coraggioso Coric, sempre più aggressivo, che ha spinto di più nei momenti clou del match venendo anche avanti a rete (a costo di sbagliare qualche volée clamorosa). Il merito dell’impegno è stato premiato, per il giovane tennista che è rimasto sempre concentrato e non ha mai mollato. Dopo il duro primo set e tie-break, Coric ha avuto un calo nel secondo set che ha perso per 6/3, ma poi è ritornato subito alla grande nel terzo dove ha dominato con un netto 6/2: evidente la delusione e l’amarezza dello svizzero, che si è complimentato tuttavia con il giovane e talentuoso avversario, dispiacendosi di non aver espresso il suo miglior tennis al massimo come sempre. Sicuramente il croato si era avvalso del ritiro in semifinale di Bautista Agut per infortunio sul 3-2 e gli ha giovato aver giocato così poco ed essere arrivato fresco all’appuntamento decisivo con lo svizzero. Invece il n.1 in semifinale se l’era dovuta vedere con un altro giovane talento emerso: quello di Kudla, che ha sconfitto solo per 7/6 7/5; tra l’altro lo svizzero nei quarti con lo stesso punteggio aveva eliminato Ebden, mentre Kudla a sua volta aveva battuto Sugita (per 6/2 7/5), in grado di rifilare un netto 6/2 7/5 a Thiem, e Coric aveva sconfitto il nostro Andreas Seppi (per 7/5 6/3); forse invece Bautista Agut ha pagato il duro scontro di quarti contro Chacanov (3/6 7/6 6/3 il parziale a favore dello spagnolo), che aveva rifilato un doppio 6/2 a Nishikori. Dunque fuori Thiem, Nishikori c’era più spazio per Coric, dopo che aveva eliminato al primo turno la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/1 6/4 (ma visibile il suo problema fisico alla coscia, con una doppia fasciatura e la fatica a correre evidente). Se Coric porta un po’ d’Italia in Germania (poiché si allena con Riccardo Piatti), ad Halle subito in apertura derby italiano tra Seppi e Matteo Berrettini: quest’ultimo perde dall’altoatesino per 6/3 7/5; sfortunato il romano anche nel sorteggio di Wimbledon dove, al primo turno, troverà Jack Sock (l’americano è testa di serie n. 18).
Se la vittoria ad Halle è un ottimo risultato e nessuno toglie valore e merito al croato, dall’altro lato è vero che subito in apertura a Wimbledon non è riuscito a replicare l’esito positivo di tale vittoria: infatti il croato partiva da testa di serie n. 16, ma ha perso immediatamente contro il Next Gen Medvedev per 7/6(8) 6/2 6/2, tre set netti di cui un tie-break seguito da un doppio 6/2 finale molto drastico sono un invito a Borna a migliorarsi perché i margini che ha sono tanti.
E proprio in vista di Wimbledon, oltre a Federer, sono da tenere a mente e d’occhio proprio i due finalisti dell’Atp del Queen’s: Marin Cilic e Novak Djokovic. Il serbo è assolutamente ritrovato e il croato è assolutamente in fiducia. Nole ha mostrato un’ottima forma fisica e mentale, i colpi da manuale di sempre e sembra sentirsi decisamente ritornato e pronto a lottare per riconquistare i primati del passato e la vetta della classifica mondiale a pieno regime. Questa è la buona notizia, che lo ha caratterizzato in maniera costante per tutto il torneo del Queen’s. Dall’altro lato deve continuare ancora a giocare tanto e il più possibile per ritrovare la resistenza dei tempi migliori. Nella finale contro Cilic, infatti, era partito molto bene, ma è sembrato accusare un calo fisico che gli ha provocato una fase di lieve appannamento che non gli ha permesso di vincere, ma gli ha fatto perdere una finale lottata e abbordabile assolutamente per lui. Cilic del resto era in forma smagliante e testa di serie n. 1; eppure Djokovic riesce a strappargli il primo set subito in apertura per 7/5, poi però nel secondo set lottano in equilibrio entrambi molto e si va al tie-break, ma Nole se lo fa ‘soffiare sotto il naso’ per 7 punti a 4; questo è il momento decisivo che farà rigirare la partita: il serbo si innervosisce, il croato ritrova fiducia e coraggio e prende sempre più campo; nel frattempo un po’ di sfortuna clamorosa per Nole e un po’ di stanchezza per il serbo, lo fanno sbagliare qualcosina in più che pregiudicherà l’esito del terzo set, che perderà per 6/3 (quasi come avesse ceduto rassegnato ad un certo punto, crollando stavolta anche fisicamente). Comunque l’ex n. 1 è assolutamente in corsa per Wimbledon con i più forti, dove può arrivare tranquillamente sino in fondo al torneo e fino agli ultimi turni (laddove non a conquistare il titolo come più volte in passato). Da notare al torneo del Queen’s l’arrivo in semifinale di Nick Kyrgios: l’australiano ha battuto al primo turno proprio Andy Murray in tre set (per 2/6 7/6 7/5); peccato che poi si sia preso una multa per imprecazioni in campo e apertura del codice di comportamento antisportivo per non aver giocato in campo, ma per aver buttato via i punti. Il giovane ‘aussie’ ha perso in semifinale contro Cilic con un doppio 7/6: il primo per 7 punti a 3, il secondo per 7 punti a 4; l’australiano cercava qui al Queen’s il riscatto dalla semifinale persa contro Federer a Stoccarda. Djokovic, invece, in semifinale a Londra ha battuto il francese Chardy per 7/6(5) 6/4, che aveva vinto il derby transalpino con Richard Gasquet nei Paesi Bassi all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch.

Corsa agli Australian Open: Ok Kerber e Del Potro e Bautista-Agut

Tennis - Sydney International - Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany's Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women's final against Australia's Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Tennis – Sydney International – Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany’s Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women’s final against Australia’s Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Ormai tutto è puntato sugli Australian Open, al via da lunedì 15 gennaio, tanto che già sono arrivati i primi risultati delle qualificazioni. Tra gli azzurri passano Lorenzo Sonego, che ha sconfitto l’egiziano Safwat per 6/3 7/5 e Salvatore Caruso, che ha battuto Gombos per 3/6 6/3 6/3; hanno perso, invece, Alessandro Giannessi da Escobedo in due set (per 6/3 6/2) e Stefano Napolitano, eliminato al terzo set dal canadese Pospisil. Per quanto riguarda gli scontri di tabellone, invece, al primo turno Paolo Lorenzi avrà Dzumuhr, Fabio Fognini Zeballos, Andreas Seppi una wild card (il francese Corentin Moutet), Francesca Schiavone la lettone Jelena Ostapenko e la Giorgi, dopo un primo turno agevole contro una giocatrice uscente dalle qualificazioni, avrà un match meno facile o contro l’australiana Ashlegh Barty o Aryna Sabalenka. Il main draw del tabellone maschile si rivela particolarmente interessante perché vede Roger Federer, Novak Djokovic e Alexander Zverev dalla stessa parte. Più aperto il tabellone femminile, con il forfait di Serena Williams – che salterà gli Australian Open -.
Ma prima i tornei di Sydney (Wta ed Atp) e l’Atp di Auckland hanno regalato episodi significativi. Uno simpatico da segnalare a parte è stata la divertente danza di Andrea Petkovic, contro la svizzera Belinda Bencic, al torneo Koyoong Classic, durante una lunga interruzione per pioggia; mentre hanno mandato in diffusione della musica durante la sospensione, la giocatrice tedesca ha animato la pausa ballando con euforia alcuni passi sulle note mandate in diffusione appunto durante uno stop che dunque si è rivelato esilarante, originale e fuori del comune, di certo insolito e inusuale.
Ma veniamo agli altri tornei. Il Wta di Sydney ci ha regalato il ritorno di Angelique Kerber: l’ex numero uno tedesca torna a vincere il suo primo torneo dell’anno, dopo un 2017 un po’ altalenante (di poche luci e molte ombre); si impone proprio sulla Barty (che partiva da qualificata), facilmente, in due set in cui domina, nonostante la caparbietà della giocatrice australiana. Con un doppio 6/4, in poco più di un’ora, viene a capo di un match che non l’ha mai impensierita troppo: i suoi colpi si sono rivelati più potenti e profondi, si è mossa bene in campo e ha corso in maniera composta, è venuta a rete dimostrandosi a suo agio. La cosa che le ha funzionato di più -però-, e che forse le ha regalato la chance in più, è stato il servizio: ben l’81% di prime vincenti servite, con ben quattro break point conquistati, non è una percentuale da poco. Tra l’altro la Barty potrebbe essere l’avversaria della Giorgi al secondo turno degli Australian Open, una giocatrice regolare comunque insidiosa – tanto da battere Daria Gavrilova in semifinale al terzo set (per 3/6 6/4 6/2) a Sydney-; il nome della tennista marchigiana, però, si lega anche a quello di Angelique Kerber. Il Wta di Sydney, infatti, ha regalato non poche emozioni a Camila Giorgi, artefice di un ottimo torneo; una corsa che procedeva tranquilla e spedita (in discesa per lei e in salita per le avversarie) sino a quando non ha incontrato in semifinale proprio la tedesca, che si è sbarazzata dell’azzurra con un netto 6/2 6/3. L’italiana ha giocato bene, ma è sembrata un po’ più fallosa del solito. Ha rischiato tanto, troppo; comunque è riuscita a tenere la partita abbastanza in equilibrio, anche se nel giro di poco si è trovata sotto di un set. Dopo aver perso il primo set, però, la tennista nostrana ha avuto una grossa opportunità che non ha sfruttato; non ha saputo cogliere il leggero momento di calo, deconcentrazione e di black out della tedesca per portare il match al terzo set. Aveva l’occasione di conquistare il secondo parziale. Era avanti 3-0 con anche la palla del 4-0 a disposizione: una vera chance irripetibile. Invece -non solo ha mancato quella-, ma si è fatta anche rimontare sino al 3-3 e poi superare sino alla chiusura del set per 6/3 (dunque senza più conquistare neppure un altro game). Comunque un torneo che le ha regalato soddisfazioni. Nei precedenti turni, infatti, la Giorgi aveva conquistato due importanti vittorie: prima sulla ceca Petra Kvitova per 7/6(7) 6/2 (giocandosela alla pari contro i colpi potenti della Kvitova), poi sulla Radwanska, impartendo una dura lezione alla polacca infliggendole un amaro 6/1 6/2 (con Aga completamente oscurata da una Giorgi decisamente in giornata e in forma, in uno splendido stato di grazia: forse il suo miglior match di sempre). Contro la Radwanska le è riuscito praticamente tutto e il risultato così netto le dà ancor più prestigio; ma il match contro Petra Kvitova sicuramente è da incoronate per l’equilibrio lottato tra le due.
Per quanto riguarda il maschile, la sezione maschile dell’Atp di Sydney regala una duplice sorpresa, proveniente da due giovani. Innanzitutto è il giovane Medvevdev (contro cui ha perso Fabio Fognini) a conquistare il titolo, vincendo il suo primo torneo al terzo set. Dunque una finale equilibrata e lottata, terminata a suo favore per 1-6 6-4 7-5. Ma ancor più stupefacente è conoscere chi era il suo avversario: la giovane rivelazione tutta australiana Alex De Minaur. Medvedev, proprio come contro Fabio Fognini, rimonta dopo ver perso il primo set. Classe 1996 lui, natìo di Mosca, classe 1999 l’altro (originario proprio di Sydney), sono simili come tattica di gioco e fisicamente: entrambi alti (Medvedev sfiora per poco i due metri, raggiungendo il metro e 98 di statura) e longilinei, esili ma non deboli, i loro colpi fanno molto male per la loro regolarità e incisività.
L’altro Atp in Nuova Zelanda ad Auckland ha mostrato due giocatori eccezionali. Un ritrovato Del Potro, che arriva in finale convincendo. Sconfigge prima Shapovalov per 6/2 6/4, poi Khachanov per 7/6(4) 6/3; ma non è solo un giustiziere dei Next Gen, ma si dimostra competitivo con i più forti, stracciando con un doppio 6/4 lo spagnolo David Ferrer. Con il potente dritto e il servizio ritrovato ha fatto faville, sicuro e abbastanza costante nel rendimento. Dall’altra parte lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nella semifinale avvincente contro Robin Haase: finita al terzo set, tutti e tre terminati al tie-break (rimontando sotto di un set), per 6/7(7) 7/6(3) 7/6(5); nel primo set Haase gioca bene ed è anche più preciso di Bautista-Agut, continuando a giocare bene anche nel secondo sembrava favorito e destinato alla vittoria; poi lo spagnolo riesce a strappare il secondo set al tie-break, forse per un leggero calo di stanchezza dell’avversario e qualche errore gratuito in più di troppo; ma, a quel punto, trova sempre più fiducia e si impone in modo sempre più incisivo nel set, guadagnando sempre più campo e facendo correre sempre di più Haase (mentre nel primo era stato il contrario). Quest’ultimo riesce comunque a tenere in equilibrio il match e portarlo al tie-break, ma l’altro sembra più lucido e giocare meglio i punti decisivi, che gli regalano la finale contro Del Potro.
Quest’ultima è speculare alla semifinale appena descritta. 6/1 4/6 7/5 il punteggio finale a favore, a sorpresa forse, proprio dello spagnolo Bautista-Agut. All’inizio è lui che muove l’argentino in campo e ha migliori percentuali al servizio (con 5 aces a 2 messi a segno); l’arma vincente si dimostrerà il suo dritto (anche a sventaglio) ad uscire in cross sul rovescio di Del Potro. Non c’è storia: troppi punti vincenti in più per lo spagnolo e troppi errori gratuiti per l’argentino; il parziale di 6/1 non lascia spazio ad equivoci. Ma, si sa, l’argentino è un grosso lottatore e non molla mai. Anche il secondo set continua con un livello migliore da parte di Bautista-Agut, che però si va sempre più affievolendo. Del Potro ritrova il servizio, mentre lo spagnolo commette qualche doppio fallo di troppo (ben 4) anche sui punti decisivi. E così l’argentino chiude il secondo set per 6/4. Nel terzo c’è sempre più equilibrio: Del Potro che cerca di puntare sulla sua arma vincente dell’accelerata potente di dritto, mentre Bautista-Agut che cerca di spostare la traiettoria dei colpi sul suo rovescio. Ma quest’ultima tattica sembra riuscire sempre meno allo spagnolo e il favorito pare essere diventato proprio l’argentino. Se tutti possono pensare a Bautista-Agut come l’erede e sostituto di Nadal, tutti di certo ora vedono l’argentino destinato a conquistare i prossimi Australian Open. Invece c’è il flop di Del Potro, che in vantaggio sul 5/4 potrebbe chiudere 6/4 anche il terzo e decisivo set e invece si fa rimontare sul 5-5. A quel punto tutti pensano al tie-break, anche finale giusto di un match lottato ed equilibrato; ma è Roberto Bautista Agut a fare il break decisivo e chiudere (con un’accelerata di dritto eccezionale, veloce, potente e profonda, sul rovescio di Del Potro) per 7/5 la finale e conquistare il titolo all’Atp di Auckland: riassunto, la testa di serie n. 5 batte la n. 2 in un match emozionante e altalenante. Di certo la summa di tutto è che entrambi i giocatori sono destinati ad essere protagonisti agli Australian Open 2018 e ad arrivare sino in fondo al Grand Slam.

Next Gen Atp Finals di Milano: Chung asso piglia tutto, ma c’è anche Quinzi

Le Next Gen Atp Finals erano l’evento dell’anno. Innanzitutto perché scendevano in campo i giovani; poi per le nuove regole sperimentate, poi perché era la prima edizione e si poneva un po’ in concorrenza con le Atp Finals di Londra. La manifestazione non si è smentita ed è stata un successo. Tanto che soddisfazione è stata espressa dal presidente della Federtennis Angelo Binaghi, che si è detto entusiasta delle nuove regole, che hanno reso più “entusiasmante” il torneo: un’innovazione e una sperimentazione riuscita. Vediamole da vicino.
quinziLe nuove regole delle Next Gen Atp Finals. Si giocava al meglio dei 5 set, ma ogni parziale si concludeva in 4 games, senza differenza di due, e sul 3-3 c’era il tie-break a sette punti. Non c’erano neppure i vantaggi e il net sul servizio non faceva ripetere la prima battuta, ma si continuava a giocare. Poi tra un punto e un altro i giocatori avevano a disposizione 25 secondi e non più 20. I tennisti potevano contare, inoltre, su un coaching molto più ampio: tramite delle cuffie potevano usufruirne quando volevano (anche ad ogni cambio campo), purché parlassero in inglese. Più peso dato al “falco” e via i giudici di linea. Infine, grossa novità, il pubblico sugli spalti poteva muoversi purché non sedesse in prima fila, ma nelle fasce più lontane per non disturbare i giocatori. Lo scopo era velocizzare i match e renderli più avvincenti. Sicuramente impresa riuscita, in quanto i ritmi più rapidi hanno reso gli scambi più interessanti, ma non hanno scorciato i tempi delle partite (molte sono finte in due ore). Approvate – come detto – da Binaghi, è stato lo stesso presidente di Federtennis ad annunciare che per i prossimi quattro anni si giocherà ancora di nuovo a Milano, per altre edizioni che si apprestano ad essere appuntamenti importanti e fissi, anche se a fine stagione. Di sicuro le Next Gen elevano il tennis italiano nel panorama mondiale; con le Finals di Milano, che seguono agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, si equipara un po’ il nostro Paese ad altre nazioni quali Regno Unito e Francia. Inoltre la regione Lazio ha stanziato più di nove milioni di euro per la riqualificazione, l’adeguamento e la messa in sicurezza degli impianti sportivi esistenti in tutta la regione. Un primo passo per avere una sorta di Next Gen a Roma, di preparazione agli Internazionali del Foro Italico di maggio, magari di sole tenniste per creare le Next Gen Wta Finals? Chissà.
Le rivelazioni delle Next Gen. A sancire il tripudio delle Next Gen Atp Finals di Milano, intanto, sono state molte rivelazioni. Innanzitutto il vincitore assoluto è stato – a sorpresa – Hyeon Chung, primo coreano dopo 14 anni a vincere un torneo, che ha fatto incetta. Ha incassato ben 390mila dollari, derivanti dal montepremi finale, a cui sommare il bonus di partecipazione di 50mila dollari e quello (di circa 30mila dollari) per aver vinto tutte le partite. Un torneo strepitoso il suo, con cui ha strappato di mano la vittoria al super-favorito. Dopo il forfait di Alexander Zverev (che ha optato per giocare a Londra e che qui a Milano si è reso protagonista di un match d’esibizione ad apertura della manifestazione), era di certo Andrey Rublev ad avere tutti gli occhi puntati su di sé. Ed era anche cresciuto durante il torneo, aprendosi sempre di più al pubblico, più disponibile e spigliato nelle interviste, sempre più in fiducia, soprattutto dopo la semifinale eccezionale (“la migliore partita che abbia giocato in tutto il torneo”, per sua stessa ammissione) disputata contro Borna Coric (sconfitto per 4/1 4/3 4/1). Forse, però, problemi fisici per il croato che non è sceso in campo (per problemi allo stomaco) a giocare la semifinale per contendersi il terzo posto contro Medvedev (e infatti si è tenuto un altro incontro-esibizione). Tuttavia, l’uomo rivelazione delle Next Gen non è stato tanto o non solo Rublev, ma soprattutto (oltre Chung) Denis Shapovalov. Il 18enne canadese, infatti, ha ricevuto un importante riconoscimento da parte dell’Atp, che gli ha consegnato il premio “Most Improved Player Of The Year”, quale giocatore che ha fatto più progressi durante la stagione, per cui era candidato anche lo stesso Andrej Rublev (oltre Alexander Zverev). Sicuramente ha vinto in simpatia per il pubblico Denis, che ha saputo conquistarlo con la sua disinvoltura (incitandolo ed esortandolo a sostenerlo e supportarlo). Lui ha incassato 80mila dollari (a pari-merito con Khachanov), mentre 235mila per il secondo classificato Rublev. Coric è arrivato terzo (con un assegno incassato di 190mila dollari), seguito a poca distanza da Medvedev (con 185mila). Ma Milano si è scaldata, già entusiasta del nuovo torneo come ha dimostrato il sold out dei match e gli spalti colmi di gente che applaudiva e guardava con interesse, anche grazie all’azzurro Gianluigi Quinzi. Per l’italiano un buon risultato raggiunto dopo aver superato le qualificazioni (in una finale molto combattuta contro Baldi); per lui match molto equilibrati e lottati, alla pari con questi giovani campioni internazionali. Non c’erano in palio punti Atp, per non fare disparità dato che erano in pochi e una nicchia di giocatori a disputarlo e non era aperto a tutti, ma l’impegno dei tennisti è stato comunque massimo. Un vero spettacolo che Quinzi ha contribuito ad alimentare (portando a casa, come Donaldson, 50mila euro). Rivelazione di un Gianluigi generoso, che non si è risparmiato, ma ha lottato, corso tanto e tirato fuori dal suo cilindro i colpi migliori e la grinta più tenace. Così come altra sorpresa è stato Medvedev, dimostratosi un grande lottatore (anche se forse in maniera meno eclatante e più contenuta) e in grado di rimontare diversi match, che sembravano persi per lui. Anche per questo il quarto posto è stato il suo.
La finale e le partite più belle. Ma sicuramente il vero protagonista delle Nexy gen Atp Finals sono state le emozioni, che hanno fatto dei finalisti un vero e proprio “personaggio”: ciascuno a suo modo. Chung per aver avuto il pieno auto-controllo di ogni momento e fase del match, su ogni punto, senza perdere il comando dei “nervi”. Dall’altro lato un Rublev che, invece, a un passo dal trionfo, ha tremato, ha esitato un attimo e avuto un po’ di tensione, un lieve black-out che gli è stato fatale e lo ha mandato in confusione, rimettendo in partita il coreano. Visibilmente nervoso (sua la prima racchetta del torneo rotta malamente), le grida di rabbia e di disappunto, di risentimento per scarso rendimento a suo avviso, e la delusione e l’amarezza per la sconfitta e per l’occasione sciupata (che non ha nascosto durante la premiazione). Dopo l’entusiasmo della semifinale straordinaria contro Coric, il rammarico per questa finale non proprio al top. Ma del resto giocare contro questo Chung non era facile, richiedeva di non avere cedimenti e di non concedere nulla. Finale terminata (dopo quasi due ore, in rimonta per il coreano) per: 3/4 4/3 4/2 4/2. Due tie-break dimostrano l’equilibrio del match. In sintesi: Rublev parte bene, poi sbaglia qualcosina di troppo e il secondo tie-break è di Chung, che prende il volo. Infila un doppio 4/2 a dimostrazione di una partita ormai a senso unico, in cui Hyeon ha preso il controllo e domina un Rublev confuso, che non sapeva più che fare (ma ha dato il massimo, ci ha messo il cuore, quasi in lacrime a fine incontro). Il coreano ha, così, confermato il 4/0 4/1 4/3 che aveva rifilato a Rublev nell’altro ‘girone di andata’ – per così dire – di questo torneo a due gironi (A e B). È stato sempre lui a rendersi protagonista di alcuni dei più bei match del torneo. Innanzitutto contro Medvedev (terminato per 4/1 4/1 3/4 1/4 4/0) o contro il nostro Quinzi (sempre in 5 set: 1/4 4/1 4/2 3/4 4/3). Se, poi, Gianluigi si era comportato egregiamente anche contro Rublev (con cui ha perso al quinto set con il punteggio di: 1/4 4/0 4/3 0/4 4/3), non si possono non evidenziare almeno altri due match eccezionali. In primis quello, tanto atteso, di Rublev e Shapovalov (portato a casa dal finalista solo dopo 5 set per: 4/1 3/4 4/3 0/4 4/3): tre tie-break, non male. Così come equilibratissimo è stato quello tra Khackanov e Coric (Bora si è imposto per 3/4 2/4 4/2 4/0 4/2). A Rublev resterà la soddisfazione di vedersi assegnato il miglior punto del torneo: un rovescio in cross molto stretto di risposta sul servizio di Coric in semifinale sul suo lato sinistro: imprendibile e semplicemente eccezionale, anche il suo avversario non ha potuto che applaudire e complimentarsi.