Moscovici, l’Italia è un problema per l’Eurozona

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Passa la prima fiducia del governo Conte. L’Aula della Camera ha infatti approvato la fiducia sul decreto legge milleproroghe con 329 sì e 220 no. Gli astenuti sono stati 4. Il provvedimento, viste le modifiche, dovrà tornare in terza lettura all’esame di Palazzo Madama. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 23 settembre. Il Partito Democratico ha fatto ostruzionismo per tutto il corso della discussione iscrivendo a parlare sugli ordini del giorno al testo tutti i suoi deputati. Una scelta che è piacuta a Forza Italia: “È inutile e svilisce la funzione del Parlamento e della stessa opposizione”, attacca il vice capogruppo Roberto Occhiuto. Ma il Pd rivendica la legittimità di proseguire con l’ostruzionismo, visto che la maggioranza ha “compresso” il dibattito, è la replica di Enrico Borghi. Ma al di là delle questioni di metodo lo scontro si concentra sul merito delle questioni. Dopo la battaglia sui vaccini, finita sostanzialmente con la proroga dell’autocertificazione e dunque con un rinvio e una non-decisione, l’attezione si è spostata sui tagli di oltre un miliardo alle periferie, che, nonostante le assicurazioni di Conte con l’Anci non sono stati ancora ripristinati.

Intanto dall’Europa l’Italia viene tenuta sotto osservazione. Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, non ha usato mezzi termini per definire la situazione dei conti nel nostro Paese. Infatti per Moscovici, l’Italia rappresenta “un problema” per l’eurozona. Lo ha detto oggi nel corso di una conferenza stampa a Parigi, nel corso della quale ha sollecitato il nostro Paese a presentare “una legge di bilancio credibile”. “C’è un problema, che è l’Italia – ha affermato Moscovici – Ed è proprio l’Italia il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto”. “L’Italia – ha spiegato Moscovici – ha bisogno di riforme alla sua economia. Fermare le riforme e stampare moneta non è quello che salverà l’Italia”.

Pierre Moscovici “per la prima volta ha paura” davanti all’ondata populista che sta travolgendo l’Europa, “non c’è Hitler, ma dei piccoli Mussolini” ha scandito all’indomani del discorso sullo stato dell’Unione di Jean-Claude Juncker. A 250 giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, il commissario europeo agli Affari economici e monetari ne ha parlato “senza dubbio come le più decisive da quelle del 1979”, che furono le prime. “Quando dico che ho paura”, ha detto, è pensando agli anni Trenta del Novecento. “Non c’è Hilter”, ma se ci sono “dei piccoli Mussolini è da verificare”, ha sottolineato Moscovici, in un’allusione neanche troppo velata a Matteo Salvini, “il più nazionalista” dei ministro degli Interni, “in un momento in cui il suo Paese avrebbe più che bisogno della solidarietà europea”.

“Quando dico che ho paura – ha insistito il commissario, ricordando di essere “figlio di un ebreo della Romania, venuto a cercare asilo in Francia” – non sono paralizzato, ma bisogna reagire” rafforzando la sovranità dell’Europa dinanzi alle minacce esterne.  Parole forti, quelle del commissario, alle quali ha replicato il vicepremier Luigi Di Maio. “Nel momento in cui abbiamo avuto un rapporto decente con un commissario Europeo, Gunther Oettinger, come al solito c’è un atteggiamento da parte di alcuni commissari europei che è veramente inaccettabile, insopportabile” ha commentato Di Maio alla Camera al termine dell’incontro con il Commissario Ue Oettinger.

“Dall’alto della loro Commissione Ue addirittura si permettono di dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini. – ha rilevato Di Maio -. Non solo non si devono permettere ma questo dimostra come queste siano persone scollegate dalla realtà”.

Milleproroghe. Il Governo mette la fiducia. Caos in Aula

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Scoppia la bagarre in Aula alla Camera alla notizia che il Governo ha posto la questione di fiducia al dl Milleproroghe. È la prima fiducia posta dal governo. Il Pd ha occupato i banchi del governo come protesta per una fiducia che ritengono illegittima. La fiducia, infatti, autorizzata dal Consiglio dei ministri del 24 luglio scorso è stata messa su un testo che l’organo di governo non aveva ancora approvato e che è stato varato il giorno dopo 25 agosto.

La ‘chiama’ inizierà domani a partire dalle 12,40. Alle 11,15 le dichiarazioni di voto sul decreto. Non è stata fissata, invece, una data per il voto finale in assenza di un’intesa tra maggioranza e opposizione.

Questa fiducia è un atto, ha detto Roberto Giachetti “illegittimo perché viziato da una irregolarità formale. “Le consiglio di consultare il presidente Fico – ha premesso il deputato Pd rivolgendosi alla presidente di turno Maria Edera Spadoni (M5S) – le ricordo che la fiducia deve essere motivata e deve essere relativa a un dato provvedimento e non sui titoli dei provvedimenti ma su un testo licenziato dalle commissioni di merito”.

“Non si può quindi mettere la fiducia – autorizzata, lo ricordo il 24 luglio – su un testo approvato lunedì scorso dalla Commissione, perché il testo, rispetto a quello varato dal governo, è cambiato per via dei voti in commissione e l’approvazione di diversi emendamenti. Sui vaccini, ad esempio, il testo ha subito ben tre variazioni. La fiducia del Cdm non può riferirsi al testo della Camera. Le suggerisco quindi – ha concluso Giachetti – di consultare il presidente Fico perché riteniamo che la proceduta adottata sia gravemente viziata”.

Altre forti proteste arrivano dall’Anci in quanto la fiducia è posta sul testo approvato dalle Commissioni, vale a dire con il taglio di 1,1 miliardi alle periferie, senza recepire quindi l’intesa raggiunta ieri con l’Anci per il ripristino nel triennio dei fondi. L’oppposione infatti aveva chiesto la sospensione dei lavori per permettere al governo di chiarire le proprie intenzioni sui fondi alle periferie dopo l’intesa raggiunta ieri sera dal premier Giuseppe Conte con l’Anci per il loro ripristino. Ma il tutto si è trasformato in un nulla di fatto. Ieri il presidente dell’Anci aveva espresso la propria soddisfazione per l’impegna strappato al premier. Soddisfazione durata poco.

Vaccini. Presidi: ritirare emendamento del governo

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“Ci sono 10mila bambini che non possono vaccinarsi per varie ragioni, e assegnarli a classi particolari non è possibile sia dal punto di vista organizzativo sia perché significa che è una forma di segregazione che ripugna”. Sono le parole del presidente dell’Associazione presidi, Antonello Giannelli intervento in audizione alla Camera sulla questione vaccini. Un emendamento del governo infatti prevede che l’esclusione dalla scuola dei bimbi non vaccinati quest’anno non è valida. E che i tanti bambini che, per malattie o altri motivi, non possono vaccinarsi, vadano in classi dove la copertura vaccinale è molto alta. Provvedimento che secondo i presidi comporta rischi per la salute e problemi organizzativi quasi insormontabili, come quello di spostare migliaia di bambini in classi dove tutti o quasi sono vaccinati.

“Va ritirato l’emendamento che rinvia l’applicazione dell’esclusione della frequenza per i bambini non vaccinati: se passa, abbiamo per questo anno scolastico un rischio di insicurezza per la salute”. Ha aggiunto Antonello Giannelli.  Insomma tra legge e circolare è il caos. “Secondo la legge Lorenzin i bimbi per poter accedere a nidi e scuole dell’infanzia devono portare la certificazione dei vaccini fatti, secondo la circolare ministeriale sufficiente l’autocertificazione. Questo crea una situazione di grande confusione all’avvio dell’anno scolastico”. E’ quanto dichiara all’Ansa Mario Rusconi presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio. Secondo Rusconi, la situazione di incertezza crea ”molti problemi alle scuole in quanto si attribuiscono enormi responsabilità, che si sarebbero potute evitare, ai dirigenti scolastici. Che, paradossalmente, aggiunge il presidente dell’Associazione nazionale Presidi del Lazio, rischiano denunce sia se il bambino viene ammesso a scuola solo con l’autocertificazione sia se non viene ammesso”. ”Servono indicazioni più chiare e precise – conclude – altrimenti la confusione è inevitabile e a farne le spese sono presidi e famiglie”.

Allarmati anche i medici che considerano “non giustificabile il rinvio dell’obbligo di presentare la certificazione della vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2018-2019”. Lo ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) davanti alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera in relazione all’articolo 6 del Milleproroghe che, se approvato in via definitiva, dilazionerebbe di un anno l’applicazione della legge sull’obbligo vaccinale. “Per noi medici i vaccini sono uno strumento fondamentale di tutela della salute pubblica. L’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico”, ha detto il presidente di Fnomceo, “auspichiamo un’offerta vaccinale attiva, in cui siano escluse tutte le possibili barriere sia organizzative sia economiche alla vaccinazione”. Anelli ha presentato in commissione il documento approvato dalla Federazione nel 2016 con cui si auspicava l’obbligo vaccinale. “Questo documento – ha spiegato – mantiene tutta la sua validità e la sua attualità e rappresenta una visione lungimirante, da parte dei Presidenti degli Ordini dei Medici, sul tema della prevenzione attraverso l’uso dei vaccini. Lo proponiamo nuovamente, integrandolo con alcune osservazioni relative all’attuale contesto”.
L’allarme dei camici bianchi si è focalizzato soprattutto sul morbillo: 14.451 i casi segnalati in Europa nel 2017, che hanno causato 30 decessi. Erano stati 4.643 nel 2016. “In questa classifica ben poco gloriosa, l’Italia è al secondo posto, con 5.004 segnalazioni. Non va meglio nel 2018: in Italia, dal primo gennaio al 30 giugno, sono stati 2.029 i casi segnalati. Di questi, il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose”, è stato sottolineato.

Vaccini, ora inventano l’obbligo flessibile

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La circolare Grillo non potrà valere all’inizio di quest’anno scolastico, ma a settembre sui banchi verrà applicata la legge Lorenzin. In attesa dell’eventuale varo definitivo del Milleproroghe. Lo affermano i presidi, che oggi, con una delegazione guidata dal presidente Antonio Giannelli, hanno avuto un incontro al Ministero della Salute.

Pressapochismo al governo. La norma sui vaccini è un esempio chiaro di quanto le idee siano confuse. Il ministro della Salute si trova in mezzo ai vortici causati dalla linea ondeggiate di Lega e 5 Stelle che negli ultimi mesi hanno sempre sparato contro i vaccini accarezzando il pelo ai no vax. Ma ora sono al governo. E non devono solo abbaiare alla luna ma anche produrre soluzioni razionali e non per farsi belli davanti a qualche elettore.

E sulla salute non si scherza. Per ora, incapaci di soluzioni razionali e concrete,  cercano di temporeggiare. Il decreto del Ministro Grillo ne è un esempio. “Abbiamo depositato ieri – ha detto – la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori, e quindi anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche. Sebbene mi prendano in giro su questo punto, l’idea di un obbligo flessibile a seconda dei territori è l’idea più sensata”.

Ma la critica dei presidi continua: “L’Associazione nazionale presidi – affermano in una nota – è totalmente apartitica, abbiamo criticato i governi di tutti i colori, noi ci orientiamo e diamo giudizi secondo la nostra coscienza e la conoscenza dell’organizzazione scolastica per tutelare la salute pubblica e il diritto all’istruzione”. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, replica così al ministro della Salute.

Per quanto riguarda la circolare congiunta Bussetti-Grillo che estende l’autocertificazione per i vaccini all’anno scolastico 2018-2019, Giannelli ha osservato: “Conveniamo sulle buone intenzioni di semplificare la vita dei genitori,  ma temiamo che si risolva in una complicazione. Nell’anno scolastico 2017-2018 l’autocertificazione era prevista dalla legge in via temporanea perché c’era un’enorme quantità di vaccini da somministrare, ma adesso il grosso è stato fatto, non ci saranno più lunghi tempi di attesa e non bisogna disperdere il lavoro fatto. L’autocertificazione in questa situazione ha l’unica ratio che un genitore non ci va proprio alla asl, e questo è fuori legge”.

I presidi ricordano che al momento resta in vigore il decreto Lorenzin con stabilisce che da 0 a 6 anni non si entra in classe senza le vaccinazioni obbligatorie. “Invito genitori ad andare alla asl, a fare vaccinare i loro figli perché lo dice la legge e l’ha ripetuto ieri anche il presidente del Consiglio Conte e a consegnare alla scuola il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria”. Ma che succede se un genitore di un bambino sotto i 6 anni arriva a scuola a settembre portando soltanto un’autocertificazione? “Il preside farà i suoi controlli contattando la asl – conferma Giannelli – e se qualcosa non va non ammetteremo il bambino in classe”. Giannelli, comunque, da’ atto al ministro Grillo che l’incontro avvenuto ieri al dicastero è stato “cordiale e proficuo”: “c’è stata una grande disponibilità dell’amministrazione sanitaria ad ascoltarci e a trovare insieme soluzioni”.  Autocertificazione non utilizzabile in sanità La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, “non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari … non possono essere sostituiti da altro documento”. Lo afferma il Collegio dei professori universitari di pediatria. Posizione sostenuta anche dai presidi: l’autocertificazione non è “utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa”.

Edoardo Gianelli

Pensioni, arriva l’aumento per quelle più basse

pensioneBuone notizie nel 2018 per i pensionati con pensioni più basse. Da gennaio la pensione tornerà a crescere di un 1,1%, grazie alla cosiddetta perequazione automatica. Come già accaduto nel passato, però, anche questa volta non tutti i pensionati riceveranno l’aumento: sarà negato, in particolare, alle pensioni che superano l’importo lordo di 3.012 euro (poco più di 2.100 euro al netto delle tasse).
La perequazione è un automatismo che consente l’adeguamento delle pensioni al costo della vita Istat, al fine di salvaguardare il reale potere d’acquisto. Dal 2001 la perequazione attribuisce questi aumenti: 100% dell’Istat alle pensioni fino a tre volte il minimo Inps; 90% a quelle fra tre e cinque volte; 75% a quelle superiori a cinque volte. Eccetto il 2008 (non ci fu perequazione per le pensioni superiori a otto volte il minimo), il criterio è rimasto valido fino al 2011. Negli anni 2012 e 2013, la riforma Fornero ha attribuito la rivalutazione al 100% solo alle pensioni fino a tre volte il minimo; nulla a quelle d’importo superiore. Nel 2014 l’aumento è stato dell’1,2%. Nel 2016 e 2017 l’Istat è stato negativo, per cui non c’è stato aumento. Nel 2015, invece, ci sarebbe dovuto essere un recupero (a debito) sulle pensioni, perché l’indice di rivalutazione provvisorio (0,3%) risultò superiore a quello definitivo (0,2%). Pertanto, nel 2016 ci sarebbe dovuta essere una trattenuta dello 0,1% moltiplicato per le 13 mensilità erogate nel 2015. Si tratta d’importi modesti: tra 16 e 20 euro per pensioni lorde mensili tra 1,4 mila e 3 mila euro. Prima la legge Stabilità 2016 e poi il ‘milleproroghe’ del 2017 hanno rinviato il recupero al 2017 e poi al 2018, nella speranza che la ripresa dell’inflazione riuscisse a compensare l’effetto negativo sugli assegni di pensione.
Con l’incremento dell’1,1% l’importo del trattamento minimo sale da 501,89 a 507,41 euro al mese. In seguito all’aggiornamento Istat, sale anche l’assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultra sessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini del 1995 in sostituzione della vecchia pensione sociale: passa da 448,07 a 453 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 373,32 euro al mese (la differenza di trattamento tra assegno sociale e pensione sociale non troverebbe nessuna giustificazione poiché si fondano entrambi sullo stesso principio giuridico).
Non ci sono novità per quanto riguarda le fasce di perequazione, per cui restano confermati, anche per il prossimo anno, gli indici che garantiscono l’adeguamento pieno delle rendite fino a 3 volte il trattamento minimo; al 95% per quelli da 3 a 4 volte il minimo; al 75% per quelli da 4 a 6 volte il minimo; al 50% per quelli da 5 a 6 volte il minimo e al 45% per i trattamenti superiori a 6 volte il trattamento minimo. Perequazione che avviene sull’intero importo della pensione e non più sulle singole fasce. In pratica per chi percepisce mille euro lordi al mese, l’incremento sarà di 11 euro, con 1.600 euro il ritocco sarà di 16,72 euro, chi incassa 2.100 euro avrà un aumento di 17,33 euro. Rapportato all’intero anno, tredicesima compresa, significa che chi riceve la pensione minima avrà poco meno di 72 euro in più, chi percepisce 13mila euro all’anno, ne intascherà 143 in più. Infine, chi ha una pensione compresa tra 1.500 e 3mila euro al mese percepirà tra i 200 e i 260 euro lordi all’anno.
Aumenti che, nella migliore delle ipotesi, risulterebbero inferiori al costo di un caffè al giorno.

QUADRO RIEPILOGATIVO

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Previdenza, disoccupazione per Dis-coll. Visite fiscali, reperibilità per 7 ore. Fisco: Record Incassi per Equitalia

Previdenza
DIS-COLL CONTINUERÀ FINO A NUOVA NORMA

Il Governo ha recentemente inserito nel Milleproroghe una disposizione per “garantire la continuità” dell’erogazione dell’indennità di disoccupazione Dis-coll ai collaboratori che perdono il lavoro in vista però della definizione di una nuova norma strutturale nella legge delega sul lavoro autonomo non imprenditoriale all’esame della Camera. Lo ha comunicato il ministero del Lavoro. L’indennità di disoccupazione Dis-Coll era stata istituita in via sperimentale nel 2015 con la parte di riforma del jobs act relativa agli ammortizzatori sociali ed era poi stata rifinanziata per il 2016 con la legge di Stabilità. In precedenza, ad annunciare che la norma “non era stata oggetto di proroga” in relazione agli eventi di disoccupazione intervenuti dal primo gennaio 2017 era stato l’Inps in un comunicato. Nessuna indennità quindi – aveva avvertito l’istituto di previdenza – sarà erogabile a fronte delle cessazioni involontarie di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto intervenuti dall’inizio del 2017. La prestazione Dis-coll era stata istituita dal Governo Renzi con il Jobs act in via sperimentale per gli eventi di disoccupazione verificatesi nel 2015 e prorogata per il 2016. Finora non c’era stata invece proroga per il 2017. La misura prevedeva che fosse corrisposta mensilmente per la metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione del rapporto di collaborazione e l’evento stesso (con almeno tre mesi di contribuzione accreditata) fino a un massimo di sei mesi. La fruizione dell’indennità Dis-coll non dava diritto alla contribuzione figurativa. La misura della prestazione era pari al 75% del reddito medio mensile se inferiore all’importo di 1.195 euro. In ogni caso l’importo dell’indennità non poteva superare la misura massima mensile di 1.300 euro per l’anno 2015, rivalutato annualmente.

Visite fiscali
BOERI: TUTTI REPERIBILI A CASA ALMENO 7 ORE
Stretta in arrivo sulle visite fiscali con regole uniformi per lavoratori dipendenti pubblici e privati: il presidente dell’Inps, Tito Boeri, si è detto convinto della necessità di equiparare le regole sulle fasce di reperibilità in malattia con “almeno sette ore” giornaliere obbligatorie a casa per tutti e quindi con l’estensione delle fasce di reperibilità per il privato adesso pari a quattro ore complessive (a fronte delle sette per i lavoratori pubblici). I controlli sulla malattia, secondo quanto previsto dalla riforma della pubblica amministrazione, saranno tutti in capo all’Inps, anche quelli sui dipendenti pubblici finora effettuati dalle Asl. Ma l’armonizzazione delle fasce di reperibilità per le visite fiscali – ha sottolineato Boeri – dovrebbe andare nel senso dell’estensione. “Non ha senso – ha detto Boeri – che ci siano differenze tra pubblico e privato”. Al momento le fasce per le visite fiscali sono due in entrambi i comparti ma nel privato vanno dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 mentre nel pubblico sono fissate dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’armonizzazione delle regole potrebbe portare a “risparmi significativi”, a una gestione migliore dei medici e a controlli più efficienti. Le “esternazioni” del presidente dell’Inps non piacciono però ai sindacati. La Cgil le giudica “inaccettabili”, rimarcando che la materia compete al legislatore, o semmai alle parti sociali, non certo all’Istituto previdenziale. La Cisl parla invece di “una forzatura” che creerebbe solo confusione. La strada “è quella di uniformare le fasce di reperibilità tra pubblico e privato e non viceversa”, evidenzia la confederazione. La Uil ricorda poi che gli statali “pagano di tasca propria i giorni di malattia”, quindi spesso “vanno a lavorare anche in non perfette condizioni fisiche per evitare la penalizzazione in busta paga”. Secondo i dati Inps riferiti al 2015 i giorni di malattia sono stati quasi 111 milioni (+2,07% sul 2014) con percentuali molto diverse tra pubblico e privato. Nel pubblico i giorni di malattia sono stati 32,5 milioni (quasi 11 in media per dipendente) con una crescita del 3,3%. Nel settore privato i giorni persi per malattia sono stati 78,4 milioni (poco più di sei in media per dipendente) con una crescita dell’1,56%. Ma la stretta dei controlli non dovrebbe limitarsi ai giorni di malattia. Boeri ha puntualizzato che ci sono “differenze molto forti” nell’uso dei permessi per l’assistenza ai familiari disabili previsti dalla legge 104 nel pubblico e nel privato con 6 giorni per dipendente in media nella pubblica amministrazione e un giorno e mezzo nel privato. Ci sono differenze molto forti anche tra i comparti della pubblica amministrazione e questo – ha continuato Boeri – “fa pensare a potenziali forme di abuso”. La stretta sui controlli e il recupero di risorse nel caso di permessi non dovuti – ha precisato ulteriormente il presidente Inps – dovrebbe essere destinato ad aumentare i fondi per la non autosufficienza al momento ancora troppo limitati. E maggiori fondi dovrebbero arrivare, secondo Boeri, anche dalla revisione delle attuali regole sull’indennità di accompagnamento. Invece di dare a coloro che sono inabili al 100% l’indennità di accompagnamento indipendentemente dal reddito che ha la persona disabile come accade ora sarebbe opportuno “graduare” questa prestazione sulla base dei redditi. A definire le fasce orarie di reperibilità e i criteri per i controlli su chi si assenta in caso di malattia sarà comunque un decreto interministeriale ad hoc.

P.A.
IN ARRIVO LE PAGELLE DEI CITTADINI SULLA QUALITÀ DEI SERVIZI

Pubblica Amministrazione, si cambia. Tra le novità in arrivo, le pagelle dei cittadini sulla qualità dei servizi pubblici. “I cittadini e le organizzazioni della società civile partecipano al processo di misurazione delle performance organizzative”, è scritto nella versione definitiva del decreto Madia. Si potrà direttamente segnalare il proprio “grado di soddisfazione” per il servizio agli Organismi indipendenti di valutazione. I risultati saranno pubblicati, con cadenza annuale, sul sito dell’amministrazione e se ne terrà conto anche per i premi.
Premi al merito – I premi di produttività saranno distribuiti in base a quanto stabiliranno i contratti di lavoro. Nel testo del decreto Madia viene così rivisto il sistema delle fasce di merito (o demerito) inserite con la legge Brunetta. Ma resta l’indicazione per evitare elargizioni a pioggia. Si parla infatti di criteri volti a differenziare in modo significativo giudizi e trattamenti economici per premiare chi merita.
Le sentinelle delle performance – La Pubblica Amministrazione si doterà di vere e proprie ‘sentinelle’, che monitoreranno le performance degli uffici, anche attraverso un canale aperto con i cittadini. Un cambio di rotta quello inserito nel provvedimento Madia, stando alla disposizione finale. Gli organismi indipendenti di valutazione già esistevano, ma ora saranno rafforzati i loro poteri e la loro indipendenza.
‘Penalità per assenteisti’ – Saranno i contratti nazionali di lavoro a stabilire per il pubblico impiego “le condotte” e a fissare “le corrispondenti sanzioni disciplinari” nei casi “di ripetute e anomale assenze dal servizio in continuità con le giornate festive e di riposo settimanale” come anche nei casi di “anomale assenze collettive in determinati periodi nei quali è necessario assicurare continuità nell’erogazione dei servizi all’utenza”. Faro dunque acceso espressamente, in particolare, sui weekend lunghi e le date da ‘bollino rosso’.

Fisco
EQUITALIA: RECORD INCASSI 2016

Incasso record per Equitalia che nel 2016 ha riscosso 8,7 miliardi di debiti dei cittadini con il fisco, segnando un +6,17% rispetto al 2015, cioè oltre mezzo miliardo in più. A trainare il saldo positivo resta il Centro-Nord (dalla Toscana alla Valle d’Aosta) che fa segnare oltre 4,8 miliardi, mentre nelle regioni del Centro-Sud (Umbria e Lazio comprese) la riscossione sfiora i 3,9 miliardi. Al top la Lombardia, in cui Equitalia ha incassato oltre 1,8 miliardi, (+0,2%) seguita da Lazio, 1,28 miliardi (+8,8%) e Campania (875 milioni, +5,6%). I risultati record di Equitalia “confermano che le riforme messe in atto dal governo in questi tre anni, l’impegno alla lotta all’evasione e al recupero delle risorse con nuovi strumenti, così come i nostri progetti per costruire un nuovo rapporto coi cittadini grazie anche all’impegno e alla professionalità dei dipendenti vanno nella giusta direzione “. A dirlo è stato di recente l’ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, commentando i dati del 2016. Secondo i dati diffusi dall’ente di riscossione lo scorso anno a beneficiare del risultato record della riscossione è stata innanzitutto l’Agenzia delle Entrate, per la quale sono stati riscossi 4,66 miliardi di euro, 414,6 milioni di euro in più rispetto al 2015 (+ 9,75%). Molto positivo, evidenzia Equitalia, anche il saldo per conto dell’Inps, che nel 2016 sfiora i 2,5 miliardi (+5,5%), 124 milioni di euro in più rispetto al 2015. In leggera flessione, invece, il dato relativo ai Comuni, per i quali sono stati riscossi nel 2016 530 milioni di euro, 20 in meno rispetto al 2015.

Carlo Pareto

UN PASSO AVANTI

parlamentoVia libera dell’Aula della Camera al Milleproroghe, sul quale ieri era stata votata la fiducia, che diventa legge senza modifiche rispetto al testo arrivato dal Senato. Il decreto è stato approvato con 249 sì, 147 no e 3 deputati si sono astenuti. Il provvedimento definitivamente convertito in legge contiene misure che vanno dalla pubblica amministrazione all’editoria, dal lavoro e politiche sociali all’istruzione, dallo sviluppo economico alle infrastrutture e ai trasporti, dalla giustizia ai beni culturali all’ambiente e all’economia.

La Camera, dopo aver votato ieri la fiducia al governo, ha dato il via libera definitivo al provvedimento che ha scatenato le proteste di piazza nei giorni scorsi. Con i tassisti sul piede di guerra per la proroga della regolamentazione sui taxi abusivi e i servizi Ncc, norme che secondo la categoria favorirebbero Uber, e gli ambulanti contrari all’applicazione della direttiva Bolkestein che rimette a bando le concessioni rilasciate negli anni dagli enti locali. Ma ad alimentare le polemiche sono anche le cosiddette norme ‘anti-Flixbus’ che ostacolano l’attività degli operatori di servizi di bus low cost sulle tratte interregionali, come appunto la nota piattaforma e-commerce tedesca che approdata in Italia due anni fa ha già fatto viaggiare 3 milioni di passeggeri.

L’Aula di Montecitorio ha approvato tre ordini del giorno – a prima firma, rispettivamente, del relatore e presidente della commissione Affari Costituzionali, Andrea Mazziotti (Ci), di Sergio Boccadutri (Pd) e di Daniele Capezzone (Cor) – che impegnano il Governo a sopprimere le norme ribattezzate ‘anti-Flixbus’ introdotte durante l’esame del provvedimento in Senato. L’intervento correttivo potrebbe quindi arrivare attraverso il ddl concorrenza all’esame dei Palazzo Madama o nel primo provvedimento utile.

“Nonostante l’amarezza per l’ennesima fiducia posta dal Governo – detto nella dichiarazione di voto Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera – riteniamo importante il decreto Milleproroghe soprattutto per l’estensione del pacchetto di misure di alleggerimento fiscale in sostegno delle zone terremotate. Si tratta, infatti, di disposizioni rilevanti per la rinascita economica e sociale dei territori colpiti dal sisma, alle quali dovranno seguire interventi strutturali come l’istituzione di una Zona Economica Speciale per i comuni del cratere”. “Bene anche la proroga di un anno della detraibilità dell’importo Iva dovuto sugli acquisti di immobili ad alta efficienza energetica. Un altro passo avanti – ha concluso – sul percorso della sostenibilità ambientale, ben intrapreso da Governo e Maggioranza in questa legislatura, che dovrà ora proseguire sullo sfruttamento maggiore delle enormi potenzialità della Green Economy, a partire dalla mobilità sostenibile elettrica”.

Nella giornata di eri è intervenuta Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera. “Noi socialisti voteremo la fiducia al Governo ma – ha aggiunto – non possiamo fare a meno di esprimere il nostro rammarico, come abbiamo fatto più volte per l’ennesimo ricorso a questo strumento. Il decreto Milleproroghe è un provvedimento che avrebbe richiesto un ampio dibattito da parte di tutti e due i rami del Parlamento; ci troviamo invece costretti dai tempi a votare un testo blindato. Capiamo l’urgenza, visto che, come ci ha detto la ministra Finocchiaro, scade il decreto scade martedì, ma non possiamo non esprimere il nostro disagio. Altrettanto non possiamo non denunciare, in modo certamente più vibrato, quanto è avvenuto in questi giorni nella Capitale, con manifestazioni che sono andate molto al di là del legittimo diritto alla protesta perché una parte della categoria non ha esitato a ricorrere anche a mezzi violenti per far sentire le proprie ragioni”.

Ecco le principali novità

– TAXI, RINVIATE LE NORME ANTI-UBER. Rinviato al 31 dicembre 2017 il termine per l’emanazione del decreto del ministero delle Infrastrutture e trasporti contro le pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente. Si prevede inoltre che restino sospese le disposizioni in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea operi fino al 31 dicembre 2017: tali norme prevedono una serie di limiti e divieti per gli Ncc tra cui l’obbligo di ritornare in rimessa dopo aver accompagnato il cliente. La modifica ha scatenato la protesta dei tassisti che la considerano una sanatoria a favore di Uber.

– MISURE ANTI-FLIXBUS. Arriva la norma che ostacola i servizi dei bus low cost sulle tratte interregionali. Prorogata al 31 gennaio 2018 l’emanazione del decreto ministeriale che fa partire il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile. Si prevede inoltre che le autorizzazioni sulle tratte interregionali per il servizio di trasporto in autobus possano essere concesse solo a raggruppamenti di imprese guidate da operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada. Quindi le piattaforme digitali come Flixbus rischiano di vedersi negati i permessi.

– CONCESSIONI AMBULANTI. Slitta a fine 2018 l’entrata in vigore della direttiva Bolkestein per il commercio ambulante. Tutte le concessioni in essere scadranno quindi a fine 2018, comprese quelle per cui erano già state avviate le procedure di assegnazione.

– CEDOLARE SECCA SU AFFITTI, STOP OBBLIGO SEGNALAZIONE NEL 730. Stop all’obbligo del proprietario di indicare nel 730 la registrazione del contratto d’affitto a canone concordato per ottenere la cedolare secca al 30%. Eliminato anche l’obbligo di indicare la denuncia dell’immobile ai fini dell’applicazione dell’Ici.

– PROROGA BONUS 50% IVA DOVUTA SU CASE AD ALTA EFFICIENZA. Prorogata al 31 dicembre 2017 la detraibilità, ai fini Irpef, del 50% dell’importo corrisposto per l’Iva dovuta sugli acquisti di immobili ad alta efficienza energetica (classe energetica A o B) ceduti dalle imprese costruttrici. La detrazione è pari al 50% dell’imposta dovuta sul corrispettivo d’acquisto ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei novi periodo d’imposta successivi.

– DIS-COLL PROROGATA. Prorogata al 30 giugno 2017 l’indennitò di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, la cosiddetta dis-coll. La proroga consente il ricorso all’indennità per i casi di disoccupazione verificatisi a partire dal 1 gennaio 2017 fino al 30 giugno.

– SLITTA AVVIO LOTTERIA SCONTRINI BANCOMAT. Slitta dal primo marzo al primo novembre 2017 l’avvio dell’applicazione sperimentale della lotteria nazionale legata agli scontrini per gli acquisti di beni o servizi con carta di debito o credito, introdotta con la legge di bilancio. Per i pagamenti in contanti il termine resta il termine del primo gennaio 2018.

– STABILIZZAZIONE RICERCATORI ISTAT. Il termine di scadenza dei contratti a tempo determinato dei ricercatori Istat è prorogato fino alla conclusione delle procedure concorsuali da bandire entro il 31 dicembre 2018, e comunque non oltre il 31 dicembre 2019.

– SANATORIA RENDICONTI PARTITI POLITICI. Arriva la proroga per l’invio dei bilanci dei partiti politici: non dovranno pagare le multe per la mancata presentazione dei rendiconti entro il 15 giugno di ogni anno. Slitta al 31 dicembre 2017 il termine per la trasmissione della documentazione relativa agli anni 2013, 2014 e 2015. Il mancato invio entro il termine del 15 giugno comportava una sanzione di 200.000 euro. C’e’ anche il via libera alla Cig per i dipendenti di partiti e movimenti politici.

– ILVA, 3 MESI IN PIU’ PER ATTUAZIONE PIANO AMBIENTALE. Slitta di tre mesi l’attuazione del Piano ambientale per l’Ilva. Il termine per la presentazione del Piano fissato al 30 giugno 2017, nonché il termine di esonero della responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti delegati per le condotte poste in essere per l’attuazione del Piano, vengono prorogati al 30 settembre 2017 o alla data di entrata in vigore del Dpcm di approvazione delle modifiche del Piano, se anteriore alla data del 30 settembre, rimanendo comunque ferma la prorogabilità per 18 mesi.

– PROROGA PARTECIPAZIONE ITALIA A FMI. Proroga della partecipazione dell’Italia ai programma del Fondomonetario internazionale con la stipula di un accordo per oltre 23 miliardi con scadenza al 31 dicembre 2019 estendibile al 2020 con connessa garanzia statale.

– EREDI VITTIME AMIANTO. Anche gli eredi dei deceduti nel 2016 per mesotelioma, contratto a causa di esposizione ambientale e/o familiare, potranno fruire delle prestazioni del Fondo vittime amianto istituito presso l’Inail.

– MINI-PROROGA IRES E IRAP. Arriva la proroga di 15 giorni per la trasmissione delle dichiarazioni Ires e Irap che quindi andranno trasmesse entro il 16 ottobre.

– SPESOMETRO. Novità per lo spesometro: il primo anno di applicazione l’invio semestrale delle fatture e la prima trasmissione viene spostata dal 25 luglio al 16 settembre mentre la seconda dovrà essere effettuata entro il mese di febbraio.

– TASSA DI SBARCO. Torna la tassa di sbarco per le isole minori: non potrà superare i 2,5 euro ed è alternativa all’imposta di soggiorno.

– ADEGUAMENTO ANTINCENDIO NIDI E ALBERGHI. Slitta di un anno, al 31 dicembre 2017, l’obbligo di adeguare le strutture di asili nido (con più di trenta persone presenti) e alberghi (strutture ricettive con più di 25 posti letto) alle disposizioni antincendio.

– AUMENTA TETTO CONTRIBUTI EDITORIA. Slitta l’applicazione della riforma nella parte relativa al riordino dei contributi e cambiano i criteri di calcolo. Il contributo pubblico massimo liquidabile a ciascuna impresa editrice non può eccedere il 50 per cento dell’ammontare complessivo dei ricavi riferiti alla testata per cui si chiede il contributo. La norma vigente prevedeva che l’ammontare complessivo doveva calcolarsi “al netto del contributo” ma la modifica introdotta prevede la soppressione di tale previsione.

– MISURE TERREMOTO. Prevista l’erogazione e il riparto dei contributi finanziari per gli anni dal 2017 al 2020 nei confronti dei comuni colpiti da eventi sismici. Per salvare i bilanci del Comuni del Cratere 2009 sono stati stanziati 14 milioni, di cui 12 milioni per L’Aquila. I Comuni dell’Abruzzo, dell’Emilia Romagna e del Centro Italia sono sollevati dal pagamento del contributo al fondo di solidarietà. Prorogata al 2017 la graduatoria del concorsone Ripam, che riguarda tecnici esperti di emergenza e di ricostruzione. Per le zone colpite dal sisma del Centro Italia sono previsti inoltre altri strumenti molto importanti, tra cui la sospensione delle fatture relative alle utenze delle case inagibili, l’estensione fino al 31 dicembre 2017 dell’esclusione dalla base imponibile Irpef dei sussidi occasionali, la proroga al 31 dicembre 2017 dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo e dei termini riferiti a rapporti interbancari per le banche insediate nei Comuni interessati dagli eventi sismici. Previsto il differimento del pagamento dei mutui presso la Cassa Depositi e Prestiti accesi dai Comuni colpiti dal sisma del 2012.

Milleproroghe, domani
il voto di fiducia

taxiIl Governo va avanti sul Milleproroghe e pone anche alla Camera la fiducia per la conversione del decreto legge. Il dl, già approvato dal Senato, dovrebbe quindi diventare legge entro giovedì alle 13. Nel frattempo, il ministro Graziano Delrio, titolare del dicastero dei Trasporti, potrebbe scrivere un’apposita legge delega per venire incontro alle esigenze di chi protesta e ha protestato in questi giorni.

Al centro delle proteste quelle dei tassiti, secondo i quali con la modifica – inserita nel Milleproroghe durante i lavori della commissione Affari costituzionali del Senato, si rimandano ancora le regole per mettere ordine tra le offerte alternative a quelle di categoria, come Uber.

Nel corso del dibattito per i socialisti è intervenuta la presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli che ha annunciato il voto favorevole dei socialisti. “Noi socialisti voteremo la fiducia al Governo ma – ha aggiunto – non possiamo fare a meno di esprimere il nostro rammarico, come abbiamo fatto più volte per l’ennesimo ricorso a questo strumento. Il decreto Milleproroghe è un provvedimento che avrebbe richiesto un ampio dibattito da parte di tutti e due i rami del Parlamento; ci troviamo invece costretti dai tempi a votare un testo blindato. Capiamo l’urgenza, visto che, come ci ha detto la ministra Finocchiaro, scade il decreto scade martedì, ma non possiamo non esprimere il nostro disagio. Altrettanto non possiamo non denunciare, in modo certamente più vibrato, quanto è avvenuto in questi giorni nella Capitale, con manifestazioni che sono andate molto al di là del legittimo diritto alla protesta perché una parte della categoria non ha esitato a ricorrere anche a mezzi violenti per far sentire le proprie ragioni”.

Taxi. Da Governo disponibilità a trovare la soluzione

taxi“I tassisti svolgono un servizio pubblico. Da quando è iniziata la protesta sono numerosi i disagi che si sono creati, soprattutto nelle grandi città, a discapito dei cittadini”. Lo ha detto il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e segretario del Psi Riccardo Nencini che ha ribadito “la disponibilità del Governo a trovare la soluzione per un percorso che regolamenti la materia”. “Abbiamo risposto all’appello delle associazioni di rappresentanza dei taxi a sederci attorno a un tavolo, martedì prossimo, per un  confronto aperto”, ha aggiunto. “Rivolgo anche io un appello a chi prosegue nella protesta, prima che avvenga l’incontro: assicurate il servizio”, ha concluso.

Intanto prosegue la protesta. Per il quinto giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. La categoria protesta dopo la votazione di un emendamento a firma Lanzillotta-Cociancich contenuto nel Milleproroghe che, per i tassisti, “deregolamenta il settore”. Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali. La protesta iniziata a Roma e a Milano si è allargata a altre città. I tassisti si sono fermati da oggi anche a Napoli, trasformando lo stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi in una assemblea “spontanea e permanente” decisa in attesa degli esiti.

Stessa situazione a Torino dove i tassisti hanno deciso di riprendere la protesta interrotta giovedì pomeriggio. Il blocco spontaneo delle auto bianche riguarda tutta la Città metropolitana, aeroporto compreso, e proseguirà fino all’incontro di domani. “Domani – ha detto il ministro Delrio – ci vedremo perché c’è una situazione da lungo tempo non regolamentata” sul fronte dei tassisti. Dobbiamo metterci a sedere per fare una regolamentazione finalmente seria che tolga provvisorietà all’attuale situazione”. Il ministro ha sottolineato poi come ci sia “bisogno di garanzie, da un lato sui diritti dei cittadini e dell’altro anche sui diritti di chi ha investito nella propria  azienda, che sono i tassisti”

Da tutta Italia domani arriveranno molti tassisti in concomitanza con l’inizio della discussione alla Camera del Milleproroghe.  I tassisti, provenienti da Milano, Torino, Genova e Napoli solo per fare degli esempi, faranno sentire la loro voce accanto a quella dei colleghi romani.

UNIONI DI CENTRO

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Dalle unici civili alla unioni di centro. Un pomeriggio intero a limare il maxiemendamento del Pd sulle Unioni civili in vista del voto di fiducia di giovedì in Senato. Il maxiemendamento sarà esaminato dall’Aula del Senato dopo la fiducia al Dl Milleproroghema. Giovedì, salvo imprevisti, si dovrebbe votare la fiducia. Alla fine l’accordo c’è, accompagnato dall’immancabile twitt di Matteo Renzi: “L’accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l’Italia. E’ davvero #lavoltabuona”.

L’emendamento recepisce il ddl Cirinnà salvo lo stralcio della stepchild adoption, ovvero l’articolo 5, e l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà, contenuto nell’articolo 3.  “L’emendamento è scritto molto bene, ora aspettiamo la bollinatura”, ha detto il senatore dem Andrea Marcucci al termine di un pomeriggio di confronto con Ap. Esulta anche Pier Ferdinando Casini: “Capisco tutti i mal di pancia, ma sulla vicenda delle unioni civili Area popolare per la prima volta ha battuto un colpo dimostrando di esistere”. E il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda ha aggiunto che la stepchild adoption sarà introdotta in un ddl sulle adozioni che dovrà avere “una corsia preferenziale” ed essere approvato alla Camera e al Senato “entro la fine di questa legislatura”.

Insomma i centristi la hanno avuta vinta ottenendo gran parte di quello che volevano. Il braccio politico delle gerarchie ecclesiastiche si è fatto sentire facendo sentire pesantemente tanto che la riscrittura del maxiemendamento sembra avvenuta sotto dettatura.

In precedenza si era svolto un vertice a Palazzo Madama tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il Guardasigilli Andrea Orlando e Ap. Per i centristi dovrebbero presenti il ministro Enrico Costa, il capogruppo Renato Schifani e il senatore Nico D’Ascola. Inoltra la giornata è stata segnata da un giallo. Quello nato dalle parole del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che a margine di una intervista aveva detto che “lo stralcio della stepchild è sicuramente un fatto importantissimo ma non è sufficiente”. “Lo stralcio – aveva proseguito – è veramente un elemento di grande buon senso, perché il tema dell’apertura alla maternità surrogata e all’utero in affitto che c’era nelle stepchild era oggettivamente insopportabile. Mentre io sono qui, però, sia i membri del Pd sia quelli del mio partito stanno lavorando per cercare di vedere come costruire questo emendamento in modo tale che non ci siano quelle equiparazioni al matrimonio che riteniamo incostituzionali”.

“Lorenzin – ha detto successivamente il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti – non deve chiedere più niente altro. C’è lo stralcio delle adozioni” ma “non c’è altra disponibilità”. Si parte dalla base di quanto “ha deliberato ieri l’assemblea del Pd”. “L’emendamento affronta il tema delle adozioni ma non altri argomenti del tipo di quelli posti dal ministro Lorenzin”. Insomma Pizzetti ha spiegato che il testo del maxiemendamento riprende il testo del ddl Cirinnà, senza la stepchild adoption ma “con alcune modifiche migliorative”. Sul resto non “non c’è altra disponibilità”.

Dura anche la replica della sinistra Dem: “Già togliere la stepchild adoption dal testo delle unioni civili è un errore. Altri cedimenti a Ncd sarebbero inaccettabili”, ha affermato Roberto Speranza, della minoranza Pd. A cercare di smorzare i toni è intervenuto il ministro degli Interni Angelino Alfano. “Non eravamo contro le unioni civili ma contro le adozioni e la equiparazione unioni-matrimoni. Sulla stepchild ci siamo. Spero che chi di dovere scriva un maxiemendamento che non tolga diritti ai soggetti della coppia ma preveda confini precisi tra unione e matrimonio. La mia non è nè una minaccia nè un alzare prezzo”.

A tentare di mettere fine alla querelle è poi arrivata la voce del sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto che a Radio Radicale ha affermato che “sul ddl sulle unioni civili non ci sarà alcuna sorpresa dopo lo stralcio della stepchild adoption“. “Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin mi ha telefonato poco fa. Il ministro – ha riferito – mi ha detto che le sue parole sono state travisate. Il ministro ha sostanzialmente smentito. Anzi, mi ha invitato a dirlo”.

Ginevra Matiz