Vaccini, ora inventano l’obbligo flessibile

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La circolare Grillo non potrà valere all’inizio di quest’anno scolastico, ma a settembre sui banchi verrà applicata la legge Lorenzin. In attesa dell’eventuale varo definitivo del Milleproroghe. Lo affermano i presidi, che oggi, con una delegazione guidata dal presidente Antonio Giannelli, hanno avuto un incontro al Ministero della Salute.

Pressapochismo al governo. La norma sui vaccini è un esempio chiaro di quanto le idee siano confuse. Il ministro della Salute si trova in mezzo ai vortici causati dalla linea ondeggiate di Lega e 5 Stelle che negli ultimi mesi hanno sempre sparato contro i vaccini accarezzando il pelo ai no vax. Ma ora sono al governo. E non devono solo abbaiare alla luna ma anche produrre soluzioni razionali e non per farsi belli davanti a qualche elettore.

E sulla salute non si scherza. Per ora, incapaci di soluzioni razionali e concrete,  cercano di temporeggiare. Il decreto del Ministro Grillo ne è un esempio. “Abbiamo depositato ieri – ha detto – la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori, e quindi anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche. Sebbene mi prendano in giro su questo punto, l’idea di un obbligo flessibile a seconda dei territori è l’idea più sensata”.

Ma la critica dei presidi continua: “L’Associazione nazionale presidi – affermano in una nota – è totalmente apartitica, abbiamo criticato i governi di tutti i colori, noi ci orientiamo e diamo giudizi secondo la nostra coscienza e la conoscenza dell’organizzazione scolastica per tutelare la salute pubblica e il diritto all’istruzione”. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, replica così al ministro della Salute.

Per quanto riguarda la circolare congiunta Bussetti-Grillo che estende l’autocertificazione per i vaccini all’anno scolastico 2018-2019, Giannelli ha osservato: “Conveniamo sulle buone intenzioni di semplificare la vita dei genitori,  ma temiamo che si risolva in una complicazione. Nell’anno scolastico 2017-2018 l’autocertificazione era prevista dalla legge in via temporanea perché c’era un’enorme quantità di vaccini da somministrare, ma adesso il grosso è stato fatto, non ci saranno più lunghi tempi di attesa e non bisogna disperdere il lavoro fatto. L’autocertificazione in questa situazione ha l’unica ratio che un genitore non ci va proprio alla asl, e questo è fuori legge”.

I presidi ricordano che al momento resta in vigore il decreto Lorenzin con stabilisce che da 0 a 6 anni non si entra in classe senza le vaccinazioni obbligatorie. “Invito genitori ad andare alla asl, a fare vaccinare i loro figli perché lo dice la legge e l’ha ripetuto ieri anche il presidente del Consiglio Conte e a consegnare alla scuola il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria”. Ma che succede se un genitore di un bambino sotto i 6 anni arriva a scuola a settembre portando soltanto un’autocertificazione? “Il preside farà i suoi controlli contattando la asl – conferma Giannelli – e se qualcosa non va non ammetteremo il bambino in classe”. Giannelli, comunque, da’ atto al ministro Grillo che l’incontro avvenuto ieri al dicastero è stato “cordiale e proficuo”: “c’è stata una grande disponibilità dell’amministrazione sanitaria ad ascoltarci e a trovare insieme soluzioni”.  Autocertificazione non utilizzabile in sanità La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, “non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari … non possono essere sostituiti da altro documento”. Lo afferma il Collegio dei professori universitari di pediatria. Posizione sostenuta anche dai presidi: l’autocertificazione non è “utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa”.

Edoardo Gianelli

Papilloma (HPV), precipitano coperture vaccinali

papilloma virusIl virus del papilloma umano (HPV) è un agente a trasmissione sessuale che causa malattie genitali, anali e orofaringee sia nelle donne che negli uomini. In particolare l’infezione da HPV causa oltre il 90% dei carcinomi della cervice uterina, ma anche il 90% circa dei carcinomi dell’ano, oltre ad una percentuale rilevante di tumori orofaringei, della vulva, della vagina e del pene; inoltre alcuni genotipi del virus causano circa il 90% circa delle verruche anogenitali.

«Se negli ultimi vent’anni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – i programmi di screening hanno drasticamente ridotto l’incidenza del carcinoma della cervice uterina, oggi è possibile diminuirla ulteriormente grazie ad una strategia preventiva non utilizzabile per nessun altro tumore, ovvero la vaccinazione anti-HPV».

 In Italia sono disponibili tre vaccini anti-Hpv: il bivalente, che protegge dai tipi 16 e 18, il quadrivalente che amplia la protezione anche contro i tipi 6 e 11 e il 9-valente che oltre ai tipi di HPV del vaccino quadrivalente protegge anche dai tipi 31, 33, 45, 52, e 58.

Secondo quanto previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, la vaccinazione anti-HPV – che non rientra tra quelle obbligatorie del “Decreto vaccini” – è offerta gratuitamente a maschi e femmine intorno agli 11-12 anni di età con l’obiettivo di raggiungere una copertura vaccinale del ciclo completo in almeno il 95% sia delle femmine che dei maschi, seppur in maniera più graduale: almeno il 60% nel 2017, il 75% nel 2018 e il 95% nel 2019.

«La vaccinazione anti-HPV – puntualizza il Presidente – oggi rappresenta un clamoroso esempio di sotto-utilizzo di una prestazione dal value elevato: infatti, se negli ultimi anni, le prove di efficacia si sono progressivamente consolidate e il monitoraggio degli eventi avversi ha dimostrato che i vaccini anti-HPV hanno un adeguato profilo di sicurezza, la copertura vaccinale in Italia si è progressivamente ridotta, determinando sia un aumento della morbilità per le patologie HPV-correlate, sia dei costi dell’assistenza».

I dati del Ministero della Salute relativi al 2016 dimostrano che le coperture per la vaccinazione anti-HPV nelle ragazze sono in picchiata: in particolare, a fronte di una copertura intorno al 70% nelle coorti di nascita dal 1997 al 2000, i tassi di copertura vaccinale anti-HPV sono progressivamente diminuiti nelle coorti 2002 (65,4%) e 2003 (62,1%), per poi precipitare al 53% nella coorte 2004. Immancabili, le variabilità regionali: ad esempio nella coorte di nascita 2004 la copertura per ciclo completo oscilla dal 24,8% della provincia di Bolzano al 72,5% della Valle d’Aosta. Inoltre, quasi il 12% delle ragazze ha ricevuto almeno una dose di vaccino ma non ha completato il ciclo, con notevoli variabilità regionali del gap: dallo 0,1% della PA di Trento al 21,4% della Sardegna. Nei maschi, la vaccinazione anti-HPV è ancora un lontano miraggio: relativamente alle coorti di nascita 2003-2004 6 Regioni non rendono disponibili i dati, altre 7 hanno una copertura dello 0% e solo per 8 Regioni sono disponibili i dati di copertura vaccinale: dal 3% della Sardegna al 53% del Veneto.

«Con questi livelli di copertura – puntualizza il Presidente – e con i trend in progressiva diminuzione, i target definiti dal Piano Nazionale appaiono del tutto illusori, a dispetto di evidenze sempre più robuste sull’efficacia dei vaccini anti-HPV, in particolare nel prevenire lesioni pre-cancerose del collo dell’utero nelle adolescenti e nelle giovani donne tra 15 e 26 anni. Tutto ciò configura un caso paradigmatico di analfabetismo funzionale: mentre si diffondono innumerevoli terapie inefficaci e inappropriate per i tumori, utilizziamo sempre meno l’unico vaccino disponibile per la loro prevenzione».

Il Position Statement GIMBE sintetizza le migliori evidenze scientifiche sull’efficacia della vaccinazione anti-HPV per tutte le patologie HPV-correlate e in particolare per i tumori del collo dell’utero; dettaglia gli aspetti relativi alla somministrazione (indicazioni, fasce di età, timing, sottogruppi specifici); descrive le evidenze sulla immunogenicità del vaccino; riporta i dati sugli effetti avversi sia internazionali, sia raccolti dal sistema nazionale di vaccinovigilanza. Infine analizza in dettaglio i dati sulle coperture vaccinali in Italia e le possibili strategie per aumentarle.

«La vaccinazione anti-HPV – conclude Cartabellotta – rappresenta un emblematico esempio dei gap tra ricerca scientifica e sanità pubblica: infatti, nonostante il consolidamento progressivo delle prove di efficacia e del profilo di sicurezza dei vaccini anti-HPV, la copertura vaccinale diminuisce, testimoniando che il processo di trasferimento delle migliori evidenze alla pratica clinica, all’organizzazione dei servizi sanitari, alle decisioni professionali e alle scelte di cittadini e pazienti è un percorso a ostacoli, spesso imprevedibile e non sempre adeguatamente gestito a livello istituzionale».

 

Il cancro si batte anche con l’attività fisica

corsaChe l’attività fisica faccia bene alla salute è dato consolidato. Che faccia bene a chi ha vissuto l’esperienza del tumore è un nuovo paradigma che deve entrare nel patrimonio culturale di tutti.

La diffusione di tale assunto è la finalità del progetto CCM-2014 che raccoglie i dati sui benefici dell’esercizio fisico praticato durante e dopo i trattamenti antitumorali su pazienti affetti da linfoma, cui hanno partecipato l’U.O. di Ematologia IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari di cui è responsabile il dottor Attilio Guarini, l’UOC Ematologia – A.O.U. “Sant’Andrea” di Roma di cui è responsabile la dottoressa Maria Christina Cox, la Struttura Complessa di Oncologia – IRCCS Centro Riferimento Oncologico di Aviano di cui è responsabile il dottor Michele Spina e il Dipartimento di Ematologia Oncologia e Medicina Molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, responsabile la dottoressa Elena Bravo.

Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, propone lo sviluppo di un nuovo modello di prevenzione delle patologie correlate ai trattamenti anti-tumorali nei pazienti lungo-sopravviventi affetti da linfoma, inducendoli a praticare l’esercizio fisico, contro ogni pregiudizievole scetticismo.

I linfomi sono tumori del sistema linfatico, e si classificano al quinto posto per frequenza nel mondo occidentale, con 16 mila nuovi casi stimati in Italia nel 2017.

Le strategie terapeutiche sempre più avanzate in campo onco-ematologico hanno fatto aumentare i tassi di sopravvivenza, soprattutto di soggetti in età matura cui si prospetta una significativa aspettativa di vita, ma che potrebbero sperimentare gli effetti collaterali, immediati o tardivi, dei trattamenti anti-tumorali.

L’azione preventiva e terapeutica dell’attività fisica è confermata da evidenze scientifiche, sperimentali ed epidemiologiche, non si può quindi più indugiare nell’abbracciare uno stile di vita attivo che funge da terapia di supporto e produce benefici a basso costo, contrastando gli effetti collaterali dei farmaci antitumorali quali riduzione di forza muscolare e di funzionalità cardiorespiratoria, neuropatie periferiche, osteoporosi, perdita di equilibrio, stanchezza cronica, ansia e depressione. Vengono inoltre limitati gli effetti tossici delle terapie che possono presentarsi anche a lungo termine e determinare un decadimento psico-fisico, soprattutto negli anziani, per l’invecchiamento di organi e tessuti. Riducendosi cardiopatie, obesità, diabete, osteoporosi, sarcopenia, stanchezza cronica e decadimento cognitivo, aumenta di contro l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci e si allunga la prospettiva di vita. Abbinato a corrette abitudini alimentari, l’esercizio fisico può influire positivamente su diverse malattie croniche, sull’obesità e sulla sindrome metabolica dei pazienti in trattamento oncologico, contrastando l’accumulo di grasso addominale e viscerale.

Il progetto sui lungo-viventi con linfoma, prevede di sperimentare nella pratica clinica un programma di esercizi motori, contestualmente alle terapie anti-tumorali e anche di divulgare e promuovere l’esercizio fisico come importante risorsa a basso costo che offre benessere al paziente oncologico.

Perché, se è vero che i farmaci sconfiggono il cancro, anche l’esercizio fisico è un potente anti-tumorale che riduce il rischio di recidive fino al 40% con l’attivazione del sistema immunitario e dei meccanismi intra-cellulari onco-soppressivi, contribuendo così ad abbattere le problematiche socio-sanitarie, sostiene con determinazione l’ematologa Maria Christina Cox dell’ospedale Sant’Andrea, responsabile del programma di attività motoria per i pazienti con linfoma.

Ecco allora che, acquisita la consapevolezza che bisogna assumere l’esercizio fisico come metodo di profilassi, cura e riabilitazione poiché previene l’insorgenza di neoplasie, riduce il rischio di recidive e la tossicità della terapia e il rischio di patologie croniche, superate le barriere convenzionali e attenti al proprio benessere psico-fisico, alcuni pazienti nel corso delle cure chemioterapiche presso l’ospedale romano hanno costituito il gruppo di studio coordinato dalla fisiatra Gabriella Marsili. Il programma trisettimanale di esercizi motori personalizzati con l’ausilio di macchinari sotto la guida della fisioterapista Federica Ponzelli, impostati con rigore scientifico per sviluppare la forza muscolare agli arti e al torace, di coordinazione motoria ed equilibrio, aerobici e di stretching, ha apportato in tutti i pazienti un miglioramento della capacità funzionale, del tono dell’umore e della qualità di vita, senza interferire con le terapie mediche.

Coadiuva il progetto un agile manuale di attività motoria, indirizzato a pazienti, fisioterapisti e operatori del settore, in cui sono descritti gli esercizi da praticare, con gradualità e dopo attenta valutazione dello stato del paziente.

Una rete telematica di screening e follow-up permetterà di registrare i pazienti arruolati per definirne l’impatto epidemiologico su scala nazionale e formulare percorsi diagnostico-terapeutici. Infatti, i dati clinici, di laboratorio e degli interventi terapeutici dei pazienti lungo-sopravviventi presso i tre ospedali aderenti saranno raccolti nella piattaforma informatica progettata presso l’Istituto Superiore di Sanità.

Inoltre, sempre nell’ambito del progetto CCM-2014, si può consultare e scaricare una piccola guida destinata a pazienti, familiari e professionisti della sanità, a cura di Maria Christina Cox, che raccoglie opinioni ed esperienze di un gruppo di esperti (di biologia, cardiologia, ematologia, fisiatria, fisioterapia, geriatria, informatica, medicina interna, medicina generale, oncologia, psico-oncologia, psicologia dello sport e scienze motorie) che si sono confrontati in un recente convegno per promuovere la conoscenza di un modello di gestione del paziente lungo-sopravvivente di linfoma e avviare una collaborazione operativa con la medicina di base sul tema “Il cancro si batte anche con lo sport”, da cui è emerso che per ottenere risultati bastano 150-180 minuti a settimana di camminata veloce, corsa, ginnastica, pedalata, ballo, nuoto.

Tania Turnaturi

Vaccini. Arriva Circolare e numero verde del Ministero

vaccini 4Dopo le polemiche di queste ore che hanno visto anche sfilare il corteo NO-Vax a Roma, il provvedimento sui vaccini è arrivato oggi in Parlamento e come preannunciato sarà incardinato domani in sede referente in Commissione Igiene e sanità del Senato. Nel pomeriggio è prevista l’illustrazione del testo da parte della relatrice Patrizia Manassero (Pd) e anche le prime audizioni informali di esperti.
Per prima cosa il Ministero della Salute che ha oggi emanato una circolare chiarisce che sono 9, e non 12, le vaccinazioni a cui dovranno sottoporsi i bambini e ragazzi nati prima del 2012, ovvero dal 2001 al 2011. Inoltre è stato già emanato un calendario relativo ai vaccini ‘da recuperare’ per fasce d’età:

i nati negli anni dal 2001 al 2011 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’anti-epatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’antiHaemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia e l’anti-parotite (totale 9 vaccini)
i nati dal 2012 al 2016 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’antiepatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite e l’anti-meningococco C (totale 10 vaccini)
i nati dal 2017 hanno l’obbligo di assolvere agli adempimenti documentali per l’anti-epatite B, l’anti-tetano, l’anti-poliomielite, l’anti-difterite, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae tipo b, l’anti-morbillo, l’anti-rosolia, l’anti-parotite, l’anti-meningococco C, l’antimeningococco B e l’anti-varicella (totale 12 vaccini)

Inoltre per levare tutti i dubbi al riguardo il Ministero attiverà dal 14 giugno un numero telefonico di pubblica utilità (1500) del ministero della Salute con medici pronti a dare risposte ai cittadini sulle novità introdotte dal dl sull’obbligo dei vaccini a scuola, che saranno gratuiti in quanto già inclusi nei Lea; l’iter per mettere in regola i non vaccinati necessiterà delle valutazioni di un operatore sanitario ed è previsto un preciso calendario sugli obblighi vaccinali per anno di nascita. Ma già con la circolare si precisa nel dettaglio le modalità di presentazione della documentazione per le iscrizioni e l’iter delle sanzioni per i genitori inadempienti, già illustrati nei giorni scorsi. L’obbligo vaccinale, inoltre, riguarda anche i minori stranieri non accompagnati, vale a dire i minorenni non aventi cittadinanza italiana o dell’Unione Europea che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato, privi di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili; per loro è infatti prevista l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale anche nelle more del rilascio del permesso di soggiorno.
A controllare gli adempimenti sarà la Asl territorialmente competente. In particolare, ciascuna Asl, una volta accertato che un minore di età compresa tra zero e sedici anni non sia stato sottoposto alle vaccinazioni secondo il Calendario relativo alla propria coorte di nascita, contatta i genitori o i tutori, rivolgendo loro un invito scritto alla vaccinazione, eventualmente corredato di materiale informativo. In caso di mancata collaborazione da parte dei genitori e di conseguenza sarà loro “comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquecento a euro settemilacinquecento”.
In caso poi di accertato inadempimento dell’obbligo vaccinale scatta la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, per gli eventuali adempimenti di competenza.

Inps, più contributi per autonomi e parasubordinati. Nuove buste paga per colf e badanti

Inps
AUTONOMI E PARASUBORDINATI: CONTRIBUTI 2017
Dall’inizio di quest’anno sono scattati rispetto al 2016 gli aumenti degli oneri previdenziali dovuti per legge dai lavoratori e dai datori di lavoro agli Enti assicuratori preposti alla riscossione. Tenuto conto infatti delle risultanze Istat sul costo della vita, il carico contributivo del 2017, per i soggetti obbligati, è diventato più gravoso, anche per il lavoro autonomo. Per quanto attiene gli artigiani e i commercianti, i contributi aumentano dello 0,45% così come previsto con il Decreto Salva Italia,  nonostante la rivalutazione Istat dell’indice dei prezzi al consumo sia risultata pari a zero. Pertanto, l’aliquota di contribuzione pensionistica delle due categorie di lavoratori autonomi è passata rispettivamente al 23,55% e al 23,64%. Tale misura progressiva ha in pratica accelerato l’andata a regime dell’obbligazione assicurativa dovuta, per la quale era prefigurata il rialzo annuale di 0,45%, pianificato dal provvedimento collegato alla finanziaria 1998 (legge n. 449/1997), che avrebbe dovuto gradualmente portare l’onere contributivo verso il definitivo 24% e spostato in avanti di 1,3 punti percentuali l’obiettivo finale (partito dal 19% del 2007). Tradotto in numeri ciò significa che nel corso del 2017 gli artigiani dovranno applicare il 23,55% sui proventi di impresa conseguiti sino a 46.123 euro e il 24,55% sulla quota di reddito compreso tra 46.123,01 e 76.872 euro, massimale imponibile per il 2017. Mentre i commercianti, la cui aliquota non è stata per il nuovo anno maggiorata di uno 0,9%, destinato al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale (per favorire cioè la cosiddetta ex rottamazione delle licenze), dovranno applicare il 23,64% sul reddito sino a 46.123 euro e il 24,64% sulla parte eccedente inclusa tra 46.123,01 e 76.872 euro. Nel 2017 il minimale imponibile ai fini della determinazione della contribuzione da versare all’Inps dovrebbe salire a quota 15.548 euro, per cui la quota assicurativa minima (comprensiva del premio di maternità) dovuta dagli artigiani sarà di 3.669,99 euro, mentre quella che dovranno corrispondere i commercianti sarà di 3.682,99 euro. Nulla di nuovo, invece, per quanto attiene i lavoratori dipendenti, ai quali la precedente finanziaria 2007 aveva disposto un innalzamento dell’aliquota contributiva destinata al fondo pensioni di uno 0,30%. Per cui il valore percentuale dell’onere previdenziale riferito all’invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) dovuto all’Istituto assicuratore rimane ancora disposto al 33% (era del 32,70% fino al 2006), di cui 23,81 a carico dell’azienda (dato immutato) e 9,19 a carico del lavoratore. Nel 2017 la quota parte dovuta dal dipendente sale però al 10,19% (ex art. 3-ter della legge n. 438/1992) per la misura che splafona i 3.843,58 euro (pari a un dodicesimo di 46.123). I parasubordinati che risultano comunque i più tartassati in assoluto continuano a non restare fermi. Con l’incremento percentuale postulato dalla legge di riforma del welfare a partire dal 2008, l’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati, già elevata di cinque punti dalla finanziaria 2007, (nel 2013 raggiunge quasi il traguardo ritenuto però non ancora conclusivo), nel 2017 sale al 32,72% (così ripartito: il 21,81% di competenza del committente e il 10,91% del lavoratore con massimale annuo di 100.324,00 euro). Un adeguamento assicurativo che non favorisce il settore più in difficoltà e svantaggiato del mercato del lavoro. Questa particolare ed atipica tipologia di lavoratori, nell’arco temporale di un decennio ha in sostanza dovuto fare fronte ad un maggiore prelievo di circa oltre dieci punti che incide in maniera davvero notevole sui loro complessivamente modesti compensi. E’ importante sottolineare, però, che la più volte citata finanziaria 2007 ha riconosciuto alle iscritte alla Gestione separata il congedo parentale (con un indennizzo economico pari al 30% dell’indennità di maternità, per tre mesi entro il primo anno di vita del bambino), finanziato con una ulteriore implementazione dell’onere assicurativo da corrispondere dello 0,72% dovuto nello specifico dai soggetti sprovvisti di altra copertura previdenziale, ovvero non intestatari di assegni pensionistici. Ciò premesso ecco cosa cambia, per il 2017, nella gestione separata Inps: il lavoratore non iscritto ad altro fondo obbligatorio pagherà un contributo del 32,72% (32 più lo 0,72 destinato al fondo maternità e assegni familiari), di cui 10,91% a suo carico e il 21,81% a carico dell’azienda committente, entro il tetto limite (massimale) di 100.324,00 euro; il lavoratore già iscritto ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolare di trattamento pensionistico, verserà un contributo del 24,00% (8,00 a suo carico e 16,00% a carico del committente), entro la soglia dell’imponibile massimo previdenziale di 100.324,00 euro. Per quanto concerne l’accredito dei contributi basato sul minimale di reddito si segnala che per l’anno in corso la sua misura è pari ad euro 15.548,00. Pertanto gli iscritti con aliquota del 24,00% avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo corrisposto di euro 3.998,95. Ovvero di euro 5.087,31 per quelli che applicano l’aliquota del 32,72%

Convegno Inail

AZIONE CENTRALE PER IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE

Il Convegno è stato dedicato alla presentazione dei risultati del progetto promosso dal CCM-Ministero della salute e sviluppato da Inail DimeilaAzione centrale per il Piano nazionale della prevenzione: il Sistema Infor.MO per la sorveglianza dei fattori di rischio infortunistico e per la programmazione degli interventi di prevenzione”. Tra gli obiettivi del progetto figura l’implementazione del Sistema Infor.MO nella sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, individuando i fattori di rischio sia in fase post-infortunio, attraverso le inchieste condotte dai Servizi di prevenzione delle Asl, che in fase pre-infortunio, attraverso l’attività di vigilanza condotta dai Servizi stessi, attività in accordo con quanto suggerito dal Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 che riconosce al Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni lavorativi. L’evento è stato articolato in 3 sessioni, nella prima sono state affrontate le tematiche dell’azione centrale a supporto del PNP 2014-2018, il quale riconosce nel Sistema Infor.MO una fonte di conoscenze sui fattori causali degli infortuni in ambito lavorativo. Nella seconda sessione sono stati approfonditi alcuni esempi di piani mirati di prevenzione, quali modelli di intervento sinergico tra i diversi soggetti istituzionali, anche in ottica di valutazione di efficacia dell’attività di assistenza alle imprese.

L’ultima sessione ha avuto ad oggetto la presentazione di alcune esperienze in ambito territoriale e nazionale  in merito agli strumenti  di supporto per le imprese nella gestione della salute e sicurezza.

Colf e badanti

MICRO RITOCCHI A BUSTE PAGA

Micro cambiamenti per le buste paga di lavoratori domestici, colf e badanti. L’Inps ha recentemente diffuso le nuove tabelle dopo l’accordo trovato tra le parti sociali e l’Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro aderente a Confedilizia. L’impatto sulle buste paga non poterà rincari per le famiglie e, inoltre, se il salario pagato supera già le soglie minime gli aumenti verranno assorbiti.  ”Con la definizione delle tabelle Inps si stabiliscono in modo definitivo i valori che per l’anno in corso andranno a determinare gli importi sulle busta paga dei collaboratori domestici – spiega l’Assindatcolf – Si tratta dell’ultimo tassello che ancora mancava dopo l’accordo trovato dalle parti sociali la settimana scorsa sul fronte dei nuovi minimi retributivi, rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2016”. ‘Le famiglie datrici di lavoro domestico – spiega l’associazione – possono tirare un sospiro di sollievo: le spese che nel 2017 verranno sostenute per pagare il lavoro di colf, badanti e baby sitter rimarranno pressoché identiche a quelle dell’anno passato o varieranno solo per cifre irrisorie, nell’ordine di alcuni centesimi. Solo a titolo esemplificativo, l’aumento destinato alle colf conviventi sarà di soli 0,64 euro al mese, circa 8 euro l’anno, mentre quello per le badanti conviventi di 0,77 euro al mese, circa 10 euro annuali. In alcuni casi, – prosegue Assindatcolf – quando il lavoratore già percepisce uno stipendio superiore rispetto ai minimi sindacali, si tratterà addirittura di rincari non percepibili poiché già assorbiti negli stipendi effettivi”. Quanto alla parte contributiva che determina gli importi netti in busta paga – spiega l’associazione – stando alle nuove tabelle Inps, rimane invariato a 1,01 euro il contributo orario da versare nel caso di rapporto di lavoro domestico dalla durata superiore a 24 ore settimanale, categoria nella quale rientra la maggior parte delle prestazioni .

 Carlo Pareto

Aborto, Locatelli: 70% di obiettori è un dato critico

Aborto-Medici obiettoriSecondo quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 194/78, elaborata dal Ministero della Salute, in Italia le donne ricorrono meno all’aborto. Secondo i numeri diffusi il calo è di quasi del 10% in un anno, anche grazie al maggiore utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo. Nel 2015 infatti le interruzioni di gravidanza sono state 87.639, quasi 10mila in meno rispetto al 2014 e quasi un terzo rispetto alle 234.800 che si registravano nel 1983, anno in cui in Italia si è segnato il valore più alto.

Nel dettaglio, il numero degli aborti nel 2015 è sceso del 9,3% rispetto al 2014, passando da 96.578 a 87.639 e accentuando un calo che aveva contrassegnato anche gli anni precedenti (nel 2014 era stato del -6% rispetto al 2013). “Il maggior decremento osservato nel 2015 – si legge sulla relazione – in particolare tra secondo e terzo trimestre, potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina Aifa di aprile 2015 che elimina, per le maggiorenni, l’obbligo della prescrizione medica per la ‘pillola dei 5 giorni dopo’”. La diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza interessa anche le donne straniere, tra cui comunque si continua a registra un tasso di abortività pari al triplo rispetto alla media nazionale: sono state 27.168 nel 2015, a fronte delle 31.028 nel 2014 e 40.224 nel 2007.

“Come da copione – commenta Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo Salute globale e diritti delle donne – la relazione annuale del Ministero della salute sull’interruzione volontaria di gravidanza ci dice che va tutto per il meglio e che l’obiezione di coscienza non rappresenta un problema. Naturalmente siamo felici della diminuzione degli aborti (anche se ci piacerebbe avere dati su quelli clandestini o “fai da te”), ma non possiamo non essere preoccupate per il numero degli obiettori che ha raggiunto il 70% dei ginecologi. Come possa il Ministero definire non critico un dato del genere appare un mistero”.

“L’uso delle medie nel caso della interruzione volontaria di gravidanza – continua la parlamentare socialista – non ha molto senso. Bisogna occuparsi e preoccuparsi della distribuzione del servizio sul territorio, non delle medie. Io ad esempio vorrei sapere quanti sono i medici non obiettori che operano nelle strutture dove si effettua l’IVG e solo in quelle”.

‘Crazy for football’.
Quando a curare è lo sport

calcioSi terranno in Italia, nel 2018, i prossimi Campionati del mondo di calcio per persone affette da disturbi mentali. Patrocinata dal Coni, Federcalcio e Ministero della Salute, l’iniziativa sportiva è stata ufficializzata ieri durante un convegno medico in cui attori, sportivi e rappresentanti delle Istituzioni e della società civile hanno presentato e sostenuto il progetto della Nazionale di calcio. La prima edizione dei Campionati mondiali per disabili psichici si è svolta a Osaka, in Giappone, lo scorso febbraio e l’avventura degli azzurri è stata raccontata nel documentario “Crazy for football” del regista e sceneggiatore cinematografico, Volfango De Biasi.
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Un “prelievo”
per morire di gioco

Gioco-dazzardo-patologicoCento firme in pochissimi giorni sono un risultato eccellente. La campagna per l’istituzione della Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo patologico ha egregiamente raggiunto il suo primo importante traguardo; indice indubbiamente di una sensibilità che si fa sempre più diffusa nel Paese nei riguardi di questa nuova patologia mentale che va progressivamente diffondendosi a dismisura. Lo stesso Ministero della Salute parla ormai di milioni di persone a rischio.

Questo riguarda soprattutto le grandi periferie delle metropoli e quelle fasce della popolazione non più esclusivamente considerate “marginali” (come ad esempio disoccupati, espulsi dal mercato del lavoro, tossicodipendenti o alcolisti), bensì anche coloro che sono perfettamente integrati nel sistema sociale come operai, impiegati, pensionati, nonché sorprendentemente anche gli adolescenti che giocano al videopoker su internet con la carta di credito presa dalla borsa della mamma: come possiamo permettere che tutto ciò avvenga?!

Appare evidente, dunque, come questa patologia, ora riconosciuta anche ufficialmente come tale dalla scienza medica, si sviluppa a partire da, e come, conseguenza della drastica riduzione delle possibilità d’accesso alle risorse materiali e culturali cui, soprattutto a seguito della crisi e delle politiche d’austerità, sono esposti strati sempre più ampi della cittadinanza. In questo senso, è strettamente necessario che le Istituzioni si impegnino a rendere operativi quei principi costituzionali che vedono nell’inclusione sociale del cittadino la premessa ineluttabile per il pieno sviluppo di una società democratica, prendendo atto della domanda che viene dalla periferia degli ultimi, dalle associazioni, dalle famiglie e da parte delle stesse istituzioni.

E’ importante, dunque, che si apprestino quanto prima ad istituire la Giornata Nazionale contro il Gioco d’Azzardo, che chiediamo a gran voce ormai da tempo. Ciò, per dar conto della maturata sensibilità che cittadini ed “opinione pubblica” mostrano riguardo a tale problematica e per cominciare fin da subito a mettere in pratica strategie e operazioni atte a prevenire in special modo a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, di cui è avvertita sempre maggiormente l’urgenza di infliggere una sconfitta.

Angelo Santoro e Marco Polizzi

La speranza contro il virus
dell’epatite C

virus epatite cL’azienda americana Gilead, produttrice del farmaco anti epatite C, venderà all’India le pillole a un dollaro anziché ai mille inizialmente richiesti. Il sofosbuvir, nome del farmaco in commercio, viene acquistato nei Paesi occidentali a prezzi esorbitanti. L’ufficio brevetti di New Delhi ha rigettato la registrazione del medicinale. Esso verrà prodotto come farmaco generico, con gli stessi principi attivi e senza il marchio della Gilead.

Le nuove terapie per curare l’epatite C hanno un costo insopportabile per molti sistemi sanitari, in particolare per i Paesi in via di sviluppo dove la mortalità per questa patologia è elevatissima. Viene chiamata “killead”, dal verbo to kill, uccidere, e Gilead, la casa farmaceutica che ostacola di fatto l’accesso al farmaco. Un ciclo di terapia con la somministrazione del sofosbuvir arriva a costare 84 mila dollari negli Stati Uniti. In Italia si parla di una cifra che si aggira attorno ai 40mila euro. Il governo Renzi ha stanziato un miliardo di euro per queste terapie.

In Italia il prezzo per pillola di sofosbuvir è di circa 800 euro. Si calcola che in due anni si potranno curare 50mila persone, anche se i candidati alla terapia sfiorano il milione e mezzo. Per questo motivo saranno chiamati per primi i casi meno gravi e con probabilità maggiori di guarigione. Il virologo di Roma, Carlo Federico Perno commenta: “In un sistema a risorse limitate varrebbe la pena di chiedere se non spendiamo troppo per curare chi ha prospettive di guarigione basse e investiamo troppo poco per cure, come quella per l’epatite C, che hanno percentuali di successo di oltre il 95%”.

L’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) ha registrato due nuove molecole, che saranno somministrabili oralmente e non richiederanno l’uso di interferone per le terapie per curare l’epatite C. Nuovi brevetti vuol dire nuovi farmaci. Nuovi farmaci significa una maggiore scelta e perciò un abbassamento dei prezzi delle pillole in questione. Intanto a dicembre il ministro Lorenzin comunicò l’inserimento di un emendamento nella Legge di Stabilità per garantire, nel prossimo biennio, l’erogazione a carico del Sistema Sanitario Nazionale del farmaco anti epatite C. Il tutto senza l’aumento dei ticket sanitari, che negli ultimi dieci anni hanno avuto un incremento del 200%. Il ministro della Salute ha anche aggiunto che “in cinque o sei anni pensiamo di eradicare la malattia dall’Italia”.

L’emendamento inserito nella legge di Stabilità istituisce un fondo, sotto l’egida del Ministero della Salute, dedicato all’acquisto di farmaci innovativi con una copertura finanziaria di 500 milioni di euro all’anno più altre risorse, per un totale di un miliardo. Nelle prossime voci di spesa per farmaci rivoluzionari è presente anche quello per l’Alzheimer. Intanto l’India venderà le pillole acquistate per un dollaro, noi, invece, per 800 euro.

Manuele Franzoso

Nuove accise sulle sigarette: rincari dai 0,10 ai 0,20 €

sigaretteIl governo lo avevo anticipato a dicembre, ed è stato di parola: sono arrivati gli aumenti delle accise sulle sigarette. L’aliquota base per il tabacco è salita al 58,7%, mentre il tributo oscilla tra il 7,5% e il 10%. Per ogni pacchetto di sigarette si calcola un rincaro dai 10 ai 20 centesimi di euro. L’Agenzia della Dogana e dei monopoli di Stato hanno annunciato la delibera di aggiornamento dei costi di vendita ai consumatori di sigarette, così come previsto dal decreto legislativo sulla delega fiscale e divenuto ufficiale il 16 gennaio scorso. Continua a leggere