Ilva, ultimi giorni di assemblee. Sì da Novi Ligure

Ilva_Taranto_BluR439Domani, giovedì 13 settembre, volgono al termine le operazioni di referendum di tutti lavoratori del gruppo Ilva sull’accordo tra sindacati e ArcelorMittal, ovvero il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica.
Nel frattempo i lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure del gruppo Ilva hanno approvato l’accordo raggiunto con Arcelor Mittal sul rilancio dell’azienda. Quasi il 90% dei dipendenti ha detto si all’intesa con il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica. Secondo fonti sindacali, dei 730 aventi diritto, hanno votato in 510. I voti favorevoli sono stati 456 (89,4%), i contrari 52 (10,2%), le schede nulle 2.
Venerdì scorso, 7 settembre, avevano detto sì all’accordo i lavoratori di Racconigi: su 153 aventi diritto e 111 votanti, i sì sono stati 93, i no solamente 15. Schede nulle: 3.
Attesa per Taranto dove l’adesione, secondo fonti sindacali, è stata alta. Le schede saranno tutte raccolte nelle urne fino a giovedì 13 settembre, quando avverrà lo spoglio. Nel corso delle due assemblee dei giorni scorsi sono stati coinvolti i lavoratori di nove reparti. Ieri 10 assemblee, mercoledì 7 assemblee e giovedì 13 altre quattro.
Intanto i sindacati metalmeccanici di Taranto replicano all’accusa lanciata da Massimo Battista, dipendente Ilva, ex sindacalista, ora consigliere comunale di Taranto, che ieri ha annunciato le dimissioni dai Cinque Stelle in netta contestazione con l’intesa al MiSe (“M5S ha tradito, aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti”, sostiene) e il suo passaggio come indipendente. “È un referendum farsa – l’accusa di Battista ai sindacati – si va tra i lavoratori ma l’accordo e’ già stato firmato al MiSe, tutto è già deciso”. Per Battista, che aveva aderito ai Cinque Stelle venendo dal movimento cittadino “Liberi e Pensanti” che vuole la chiusura dell’Ilva, anche le modalità di svolgimento del referendum sono “una farsa”. “Si vota senza riservatezza – spiega – e i lavoratori non vengono nemmeno identificati”.
Il sindacato FLMUniti-Cub ha denunciato violazioni e pressioni verso i lavoratori in un comunicato: “In queste ore molti lavoratori ILVA denunciano che nel momento di esprimersi sull’accordo attraverso il referendum, vengono fatti votare a scheda aperta davanti ai delegati e chi esprime la volontà di votare no viene richiamato dal delegato e invitato a votare sì. Inoltre a molti non viene chiesto nessun cartellino o documento”.
Hanno paura del dissenso. I firmatari stanno violando la riservatezza del voto. Sapevamo che l’esito del referendum rischiava di essere distorto poiché i seggi sono presidiati solo dai favorevoli al sì, è questo è quello che sta avvenendo”, si legge ancora nel comunicato. La FLMUniti-CUB nel “denunciare la violazione dello stesso accordo al punto VII (clausola finale) utilizzerà tutti i mezzi per contrastare i metodi vergognosi ed intimidatori utilizzati per comprimere la libertà di esercitare la propria opinione”.

Ilva. Di Maio tira il freno. Incertezze sulla prosecuzione

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Continuano le polemiche sull’Ilva. All’incontro di oggi al MISE, inusualmente, al tavolo sull’Ilva, il Ministro Di Maio ha invitato 62 soggetti diversi tra associazioni ed enti locali. Lo ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico parlando alla trasmissione ‘Omnibus’ su La7. Luigi Di Maio, nel corso della trasmissione, ha detto: “Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva? Ebbene ci sono i portatori di interesse e questo a riprova che il metodo del M5S è ascoltare tutti. Il tema è sempre lo stesso: per anni ci sono state tante parti del Paese che non sono state ascoltate. Arcelor Mittal ha chiesto di voler spiegare il piano a tutti gli stakeholder e che si sta solo applicando il metodo di ascolto che il M5S ha sempre voluto assicurare. Non riesco a capire perché si sta facendo tanto baccano. Sto cercando di mettere insieme tutte le sensibilità di quel territorio, ma non per risolvere in due ore il dossier Ilva perché stamattina il tavolo non è decisionale”.

La decisione di allargare la partecipazione al tavolo istituzionale alle 62 delegazioni ha fatto salire i toni. Alcuni hanno bollato l’iniziativa come un affollamento che non consentirebbe un confronto serio mentre il tempo stringe e una nuova incertezza grava sulla trattativa in attesa del verdetto dell’Avvocatura di Stato sull’eventuale annullamento dell’aggiudicazione della gara sull’Ilva alla cordata AmInvestco.

La decisione di allargare il confronto ha colto alla sprovvista la stessa ArcelorMittal. Già ieri Di Maio aveva precisato: “Il tavolo non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità e che tutto deve essere trasparente”.

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non è andato al tavolo inter-istituzionale sull’Ilva convocato per oggi al ministero dello sviluppo economico, considerandolo una sceneggiata voluta dal ministro Luigi Di Maio. Melucci ha affermato: “L’incontro è stato esteso a una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento. Sigle dunque spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica italiana prevederà il suo coinvolgimento. Il Comune di Taranto non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”.

Dunque, un altro conflitto istituzionale è stato provocato dal governo giallo-verde.

Nei giorni scorsi c’è stato un incontro di Arcelor Mittal con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Arcelor Mittal ha affermato di restare ‘fiduciosa’ di poter completare l’acquisizione di Ilva, con una nota in cui ha confermato di aver incontrato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Nella nota di Arcelor Mittal di allora si legge: “Confermiamo che abbiamo incontrato questo pomeriggio il vicepresidente del Consiglio, onorevole Di Maio per discutere le nostre proposte aggiuntive che riflettono il nostro impegno per il rilancio di Ilva con particolare attenzione alle sfide ambientali e sociali. Abbiamo partecipato a questa gara in buona fede e restiamo fiduciosi che potremo presto completare la transazione iniziando ad implementare i piani industriale, sociale ed ambientale che hanno come obiettivo il riposizionamento di Ilva ai primi posti dell’industria europea dell’acciaio”.

Le controproposte migliorative presentate da Arcelor Mittal per l’Ilva al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, hanno registrato passi avanti sul piano ambientale ma non sono soddisfacenti per quanto riguarda l’occupazione. Lo ha spiegato lo stesso ministro al termine dell’incontro con gli esponenti della multinazionale dell’acciaio che ieri hanno incontrato il ministro per illustrare le loro controproposte. Per Di Maio l’aspetto legato alle controproposte sul piano occupazionale va approfondito.

Di Maio ha detto: “Abbiamo incontrato Arcerlor Mittal che ci ha presentato delle controproposte migliorative. Sul piano ambientale si registrano passi avanti, ma sul piano occupazionale la situazione non è soddisfacente e va approfondita”.

Allora, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo gli esiti tutt’altro che definiti dell’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e gli acquirenti di Ilva, ha commentato: “L’incontro al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Luigi Di Maio e i vertici di AM InvestCo non ha aggiunto nulla di nuovo alla vicenda dell’Ilva, se non ulteriori incertezze che non fanno che aggravare la situazione. Pur non conoscendo ancora i contenuti delle nuove proposte migliorative sul piano ambientale siamo certi che su questo punto siano stati fatti dei passi in avanti; tuttavia, dall’incontro odierno ci saremmo aspettati un percorso certo e definito sulla strada da seguire per riuscire ad arrivare a una soluzione entro luglio, come avevamo auspicato. Inoltre, come annunciato dalla stessa azienda e dal ministro Di Maio, sui livelli occupazionali non ci sono novità. La nostra posizione su questo punto è chiara: zero esuberi o non firmeremo alcun accordo. Ogni giorno che passa questa vicenda assume contorni sempre più indefiniti. Nel frattempo c’è un’azienda che vive una profonda sofferenza, lavoratori e intere famiglie che vorrebbero delle risposte certe e coerenti. Per tutte queste ragioni continuiamo a ritenere urgente e fondamentale una ripresa della trattativa sindacale”.

Nei giorni scorsi, il ministro Di Maio ha minacciato di annullare gli accordi per la cessione di Ilva. Un atto pericoloso che complicherebbe la difficile situazione dell’acciaieria di Taranto. La situazione, a parte i passi avanti sull’impatto ambientale, si è arenata sugli aspetti occupazionali che avevano già bloccato le trattative portate avanti da Calenda.

Oggi, al Ministero dello sviluppo è ripreso il tavolo sull’Ilva per la presentazione della proposta dell’addendum migliorativo. Al  tavolo si sono presentati i rappresentanti delle 62 sigle, tra cui  Arcelor Mittal, enti locali e associazioni ambientali e di  cittadini. Il segretario della Fiom Cgil, Francesca Re David, ha commentato: “Con 62 sigle si può fare poco altro che ascoltare.  Non credo ci sia spazio per un confronto. Si sta parlando di un contratto di assegnazione col governo: senza l’esecutivo non c’e’ nessuna  possibilità di andare avanti, solo che questo non e ‘ un tavolo”.  Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, si è così espresso: “Un happening non serio che rischia di essere inutile”.

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, al tavolo sull’Ilva, avrebbe detto: “So bene che questa procedura può sembrare inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal perché una cosa è leggerlo e un’altra parlarne dal vivo”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, entrando al Mise, ha commentato: “Ci auguriamo che non sia una passerella, ci sono tanti cittadini col fiato sospeso. Gli incontri devono finire con un’assunzione di responsabilità in particolare del ministro. Vogliamo esaminare l’addendum che Mittal presenta alla luce delle integrazioni che ci sono state: ci aspettiamo che si avvii subito un confronto sul piano industriale e soprattutto degli esuberi. Ci aspettiamo che nel nuovo piano industriale si azzerino gli esuberi: senza l’azzeramento degli esuberi diventa complicato stabilire ogni altro passo. Mi auguro che ci siano delle priorità: c’è chi ha rappresentanza e chi ne ha meno, mi auguro chi deve decidere è chi ha rappresentanza”.

Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha detto: “Rischio passerella? Fate voi i vostri conti: è un incontro di due ore con 62 associazioni e quattro componenti per ogni associazione. Significa che l’azienda presenterà l’addendum, il ministro commenterà e poco altro. Questo non è serio. È chiaro che è un happening pre feriale che non rispetta quello che stanno vivendo i cittadini a Taranto. Per cui servirebbe di aprire un confronto serio: sono due mesi che il ministro ha giurato sulla costituzione di portare avanti il lavoro per lo spiino amico e il lavoro, ma in realtà abbiamo fatto solo due incontri più questo happening oggi che appunto rischia di essere completamente inutile e quel che riguarda il confronto. Di Maio è abituato in televisione a fare i monologhi ma deve sapere che deve confrontarsi: se ha delle idee forti non deve scappare, non deve buttare la palla in tribuna, deve parlare con il sindacato, che rappresenta l’85% dei lavoratori, ha aggiunto”.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, arrivando al Mise per il tavolo sull’Ilva, ha detto: “E’ un tavolo molto affollato però meglio un tavolo affollato che un tavolo deserto. Siamo venuti soprattutto per ascoltare, è giusto sentire anche le associazioni. Continuo a ritenere che ci sono due tavoli principali di questa trattativa. Uno è quello sulle relazioni industriali, tra il possibile nuovo azionista e il governo, che è titolare attraverso i commissari, e le sigle sindacali che vorranno firmare l’accordo; l’altro tavolo è quello con gli enti locali e le regioni. Di tempo se ne è perso già tanto. Dopodiché, siccome siamo persone responsabili, ritengo che i tavoli quando vengono convocati, la gente ci vada e dica la sua al tavolo. Non partecipare trovo sia un modo forse per farsi notare”. E’ evidente l’allusione fatta in riferimento all’assenza tra gli altri del sindaco di Taranto.

Il vertice istituzionale sull’Ilva è stato preceduto da una vigilia agitata. Contestando un eccessivo allargamento della partecipazione, hanno disertato l’incontro, oltre al primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, anche i sindaci dell’area di ‘crisi’ del tarantino, e il presidente della Provincia ionica, Martino Tamburrano.

La stessa ArcelorMittal, che ha presentato la sua proposta migliorativa per l’acquisto del siderurgico, ha inviato una lettera a Di Maio precisando di non essere stata informata dell’allargamento a tanti soggetti, ma sottolineando un’apertura al dialogo e la necessità di un percorso condiviso. Nella missiva, ArcelorMittal ha anche sottolineato l’opportunità che all’incontro partecipino il ministero dell’Ambiente e i tecnici del Mise che hanno lavorato alla controproposta.

Di Maio ha sottolineato: “Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, e chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. Ma è finita l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. I vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto. Il nostro metodo, che fa rima con partecipazione, è un altro”.

Anche il governatore pugliese Michele Emiliano ha sottolineato l’importanza di un’ampia partecipazione: “A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pd non era ammessa neanche la Regione Puglia?”.

Invece, i comitati dei cittadini di Taranto temono che la volontà del governo sia scongiurare la chiusura dell’Ilva e legare il futuro del territorio alla produzione dell’acciaio.

ArcelorMittal si è impegnata a raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017 come si legge nell’addendum proposto da ArcelorMittal e presentato al tavolo. Il piano ha previsto anche l’impegno, per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Alla fine dell’incontro, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha detto: “Non sono ancora soddisfacenti le modifiche presentate da ArcelorMittal per il piano di rilancio dell’Ilva. Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale, e per me non sono ancora soddisfacenti”.

Il governatore Michele Emiliano, condividendo le affermazioni del ministro Di Maio, ha affermato: “Le proposte di ArcelorMittal sono un piccolo passo avanti assolutamente insufficiente a garantire la salute dei miei concittadini. Attendiamo una nuova reale proposta da ArcelorMittal o altrimenti non daremo il nostro assenso”.

Il segretario del Pd, Maurizio Martina, ha detto: “Convocare 62 realtà per due ore significa non discutere ma costruire un palcoscenico a uso e consumo del vicepremier Di Maio. Così non si fa politica industriale, il tavolo è l’ennesima operazione propagandistica”.

Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha commentato: “Per Ilva, Di Maio ha convocato 62 sigle. Una babele di voci e pareri che consente al ministro di fare ammuina e giustificare la sua incapacità di decidere, che mette a rischio la più grande acciaieria d’Europa e la vita di 14 mila lavoratori. Basta con questo governo gialloverde, nemico delle aziende e dei lavoratori”.

Alla fine, duro anche il commento di Marco Bentivogli, segretario generale di Fim Cisl: “Pensavamo che comprendesse che se in Tv ci sono ancora giornalisti che non sanno cosa è la libertà di informazione e gli consentono il monologo, un ministro non può scappare dal confronto democratico dove i monologhi non sono ammessi. Il ‘club privato’ rischia di essere proprio la confusione di domani utile solo a nascondere le sue intenzioni e a evitare di confrontarle con noi. Ci auguriamo che il Ministro comprenda che mortificare le istituzioni democratiche e il sindacato sia quanto di più sbagliato e controproducente specie in una partita difficile come l’Ilva. Da quando ha assunto il dicastero Di Maio ci ha incontrato il 18 giugno e il 9 luglio e ha prorogato i commissari fino al 15 settembre. Il tutto mentre le opere ambientali rallentano, le aziende dell’indotto licenziano e l’impianto è ogni giorno più pericoloso”.

La crisi dell’Ilva, negli ultimi cinque anni sarebbe costata all’Italia circa 16 miliardi di euro in meno sul Pil nazionale.

Finora, il governo attuale, limitandosi a dichiarazioni di insoddisfazione, non ha avanzato nessuna proposta concreta sull’Ilva e le incertezze sui destini legati all’acciaieria continuano ad aumentare.

Salvatore Rondello

Di Maio “gira” la questione Ilva a Cantone

ilva 3“In queste ore abbiamo provveduto a inviare tutte le carte all’Anac affinché faccia le dovute verifiche sulla procedura di aggiudicazione” per la cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in audizione davanti alle Commissioni riunite di Industria, commercio, turismo e Lavoro, previdenza sociale di Camera e Senato, spiegando che “stiamo approfondendo ulteriormente la regolarità della procedura di aggiudicazione, soprattutto a seguito di varie segnalazioni pervenute”.
Un’iniziativa che risponde alla lettera del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, per sollevare perplessità sulla gara per l’aggiudicazione di Ilva. Nella lettera, di due giorni fa, Emiliano chiede a Di Maio di rivedere i passaggi della gara che il 26 maggio 2017 ha affidato alla cordata Arcelor-Mittal la proprietà dell’Ilva. Secondo il governatore ci sarebbero alcuni punti a rischio incostituzionalità. Tuttavia la decisione del neo Capo del Mise potrebbe portare ad allungare ulteriormente l’iter Ilva, tanto che è intervenuto sull’argomento anche l’ex Ministro del Mise, Carlo Calenda, contrario all’iniziativa di Di Maio che non farebbe altro che riflettere strumentalizzazione politiche: “Emiliano d’accordo con Di Maio offre al suo ‘nuovo’ leader scuse per non decidere su Ilva. Per questo scrive a 13 mesi dalla gara! E per questo Di Maio pubblica la lettera di Emiliano dopo 13 minuti. Evidente gioco delle parti. Asilo nido sulla pelle di operai e tarantini”.
Secondo Emiliano l’aggiudicazione è stata disposta a favore di una cordata che “notoriamente concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato Ue – fa notare ancora Emiliano – con un evidente e conclamato rischio Antitrust, essendo superiori al 40%”. Tant’è che la Commissione europea ha dato il suo via libera “sotto condizione” ovvero “l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni di altri impianti” fatto questo che sostanzialmente cambierebbe il profilo del soggetto aggiudicatario. Di qui la richiesta a Di Maio di “opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac”, l’autorità anticorruzione.
Ma Carlo Calenda spiega che nella procedura di gara — passata al vaglio della Commissione Ue e dell’Antitrust — c’è stata un’importante differenza di prezzo tra le due cordate: 1,8 miliardi di AmInvestCo contro 1,2 miliardi di AcciaItalia. E aggiunge Calenda che “il prezzo è stato decisivo per il 50%. Il piano occupazione di ArcelorMittal era migliore. L’altro tema, quello per la riconversione ambientale, ha dato un punteggio superiore ad AcciaItalia. Ma ArcelorMittal ha accettato in toto il piano di copertura dei parchi minerari previsto dai commissari”.

PARCO GIOCHI

Ilva-678x381Ancora in sospeso la questione Ilva, sulla quale si continua a ‘giocare’. Ieri l’idea del fondatore del Movimento Cinque Stelle aveva fatto discutere non poco, secondo Beppe Grillo “nessuno ha pensato di chiuderla” ma l’Ilva può essere riconvertita. Usando “circa 2,2 miliardi di euro che sono stati immessi in un fondo quando l’Europa si chiamava Ceca delle imprese del carbone e acciaio”. Essendo il più grande impianto siderurgico, per il fondatore del Movimento “potremmo fare come hanno fato nel bacino della Ruhr dove non hanno demolito, hanno bonificato”: Obiettivo, “rivalutare uno dei più bei golfi d’Europa”. Parole a cui ha subito replicato l’ex ministro del Mise, Carlo Calenda, che ha parlato del video di Grillo “da terrazza su mare stile grande Gatsby delirava su riconversione in parco giochi della prima acciaieria europea” e ironizza su twitter “la parte video ‘magari la riconvertiamo per farci un parco turistico’ e tutta l’altra roba onirica la consideriamo ottimisticamente come una ‘licenza poetica’ all’artista. Ci fermiamo al tweet. E speriamo che si eviti la chiusura”. A frenare Beppe Grillo è stato proprio l’attuale Capo del Mise e Capo politico del M5S, Luigi Di Maio che fa sapere che sull’Ilva “Grillo, come altri, in questo momento esprime opinioni personali”. Così a Radio Anch’Io su Radio Rai, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio risponde a una domanda sull’ipotesi ventilata dal fondatore del Movimento di chiudere la fabbrica Ilva di Taranto e trasformarla in un parco, sul modello di quanto fatto in Germania in alcuni impianti. Sull’Ilva, ha aggiunto, “non prendo tempo” ma “non prendo una decisione finché non ascolterò le parti. Al Mise abbiamo diverse centinaia di dossier da affrontare: tutto sarà gestito con responsabilità, senza proclami”.
Poi, commentando l’opinione dell’ex titolare del Mise, Carlo Calenda, secondo cui invitare ai tavoli di crisi i rappresentanti politici locali è un errore, Di Maio ha sottolineato: “Calenda non è più ministro, adesso il ministro dello Sviluppo Economico sono io e se Calenda permette vorrei cambiare un po’ di cose. Poi, alla fine, saranno i cittadini a giudicarmi”.
Matteo Salvini, impegnato a Brindisi nell’ambito del suo tour elettorale per le amministrative, sulla questione Ilva afferma che “i posti di lavoro sono sacri” e soprattutto “nessuno pensa di chiudere domani, non siamo qua per chiudere” e che bisogna “produrre con compatibilità ambientale”.
Ma non è questione più di consenso dei cittadini una soluzione si deve trovare. Sta alla finestra la società Am Investco di Arcelor Mittal che lo scorso anno offrì una cifra ritenuta congrua dal governo e dai commissari, ma che non riesce a trovare un’intesa con i rappresentanti dei lavoratori e che non sa cosa farsene di una delle più grandi acciaierie d’Europa. In mezzo a questa miriade di problemi ci sono 11 mila lavoratori che temono la fine della cassa integrazione per il 31 luglio. Non a caso i sindacati Cgil-Fiom, Cisl-Fim e Uil-Uilm hanno scritto una lettera al ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per chiedere “un incontro urgente” sull’Ilva per “conoscere le azioni che il governo intende mettere in campo”. Nella lettera i sindacati ricordano la “fase delicata” in sui si trova la trattativa con la società Am Investco “che dal primo luglio potrebbe prendere possesso degli stabilimenti senza un’intesa sindacale”.
“In questa fase di stallo continua a verificarsi ciò che da tempo denunciamo: ogni giorno di ritardo nella vicenda Ilva è un pezzo di terreno perso che danneggia tutti. Oggi al Pla2 l’ennesimo paradosso dove, nonostante lamiere pronte per la lavorazione della Cimolai, i saldatori vengono lasciati a casa perché l’azienda – a dire dei responsabili – non ha soldi per rinnovare i patentini degli operatori. Siamo in attesa di un nuovo incontro e che il governo avvii nuovamente la discussione su Ilva, ma intanto le condizioni dello stabilimento peggiorano”, così il segretario Fim Cisl, Valerio D’Alò.
In tutto questo non poteva mancare lo scontro in campo politico con oggetto ‘Ilva’, dove mesi in cui abbiamo assistito ai litigi tra Emiliano e Renzi, adesso è la volta degli screzi tra il senatore Luigi Vitali e il sindaco tarantino Arnaldo Melucci.
E mentre il neo-ministro dell’ambiente Costa, vede una Taranto ambientalmente ben tenuta, le associazioni ambientaliste vedono nella chiusura dello stabilimento la sola soluzione. L’associazione Peacelink ha scritto ai ministri della Salute, Giulia Grillo, dell’Ambiente, Sergio Costa, e al governatore pugliese, Michele Emiliano, denunciando che “solo ora si delineano i contorni di un possibile disastro ambientale in una nuova area del territorio tarantino: parliamo dello smaltimento delle scorie contaminate dell’Ilva”.

Alitalia. Passi in avanti ma si allungano i tempi

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In corso al Mise l’incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e i commissari straordinari dell’Alitalia, Enrico Laghi, Luigi Gubitosi e Stefano Paleari. Il tema all’ordine del giorno è l’esame delle offerte ricevute per la compagnia e di conseguenza le decisioni necessarie sul come proseguire. Assente il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, sostituito dal suo capo di Gabinetto.

Con il decreto si sposta il termine di conclusione della procedura di vendita e il termine per il rimborso del prestito ponte fornito dallo Stato. La decisione è necessaria per portare avanti i negoziati con tre possibili acquirenti della compagnia, tra cui compaiono Easyjet, Lufthansa e Wizz Air. In una nota diffusa dal Mise si legge che il Governo provvederà ad aggiornare tutte le forze politiche per verificare anche la loro posizioni circa i termini dell’approfondimento del negoziato. Viene anche evidenziato che una delle tre offerte contiene “passi avanti concreti in termini di rotte e di personale”. A quanto pare, quindi, ci sarebbe un offerente in vantaggio rispetto agli altri.

Per Alitalia Easyjet, Lufthansa e Wizz Air avrebbero presentato un’offerta, mentre Air France ha fatto sapere, con una nota, di non avere in programma di acquistare una quota nella compagnia italiana. Resta da capire se il passo indietro del gruppo franco-olandese verrà seguito anche da Delta e dal Fondo Cerberus, che insieme a Easyjet erano indicati come componenti di una cordata interessata a rilevare Alitalia.

Al momento ci sarebbero tre proposte d’acquisto per Alitalia, ma tutte con delle condizioni da soddisfare. A Lufthansa ed Easyjet, già da tempo interessate alla compagnia italiana, si è aggiunta Wizz Air, low cost con sede in Ungheria. I potenziali acquirenti vorrebbero però mettere le mani su una compagnia “ristrutturata”, oltre che avere il beneplacito all’operazione da parte del nuovo Governo che ancora non si sa che connotazioni avrà. Considerando che finora il dossier è stato portato avanti da un esecutivo a maggioranza Pd, è difficile immaginare che i partiti che hanno ricevuto più voti alle elezioni del 4 marzo possano avere una linea di continuità con l’attuale Governo. Non è da escludere che il nuovo governo, se qualcuno riuscirà a mettere insieme una maggioranza parlamentare, vorrà gestire le trattative e avere voce in capitolo. Un eventuale accordo a breve diventa quindi più difficile.

I possibili acquirenti comunque non vogliono avere le mani legate. E sembra che prima di prendersi Alitalia vogliano che sia ridotto il perimetro del personale, con tagli che secondo alcune stime potrebbero essere tra le 4.500 e le 6.000 unità, rispetto alle attuali 11.500. Quasi un dimezzamento dei posti di lavoro.

Insomma una partita complicata dall’incognita della politica e su cui pesa la spada di Damocle del tempo: il 30 aprile scade infatti il termine per avviare la negoziazione in esclusiva. Il decreto di oggi potrebbe anche decidere di prorogare i tempi per la restituzione del prestito ponte, al momento fissati al 30 settembre. Intanto la prossima settimana inizierà il confronto in azienda con i sindacati per avviare una nuova tranche di cassa integrazione, per prorogare quella in scadenza a fine mese. La nuova cigs chiesta dai commissari e che verrà attivata dopo la consultazione sindacale, coinvolge 1.680 dipendenti, di cui 90 comandanti, 360 hostess e steward e 1.230 addetti di terra.

Embraco, Alcoa e Ilva: settimana infuocata

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Per Alcoa, Embraco, Ilva e Italiaonline inizia una settimana decisiva sulle vertenze al tavolo del Mise. Contemporaneamente, al Quirinale parte il secondo giro di consultazioni per cercare di formare un nuovo governo. I tavoli di confronto al Mise tra sindacati e aziende vanno avanti: si lavora a restituire un futuro alle produzioni ma sopratutto a disinnescare la mina esuberi che per le quattro vertenze complessivamente vede in ballo il destino di oltre 5mila lavoratori.

Oggi è il turno di  Embraco  e di Alcoa. Per Embraco si cercherà di scongiurare la chiusura del sito torinese di Riva di Chieri. Il tempo incalza. Il governo ha ottenuto nelle scorse settimane il congelamento a fine anno dei 497 licenziamenti annunciati dalla società del gruppo Whirlpool e sta cercando di verificare con Invitalia la possibilità di cedere il sito ad altre realtà industriali interessate alla reindustrializzazione dell’area. Dunque, si dovrebbero scoprire le carte sulle manifestazioni di interesse realmente perseguibili, e all’orizzonte sembrerebbero esserci alcune proposte, con cui ridare un futuro a tutti i 597 lavoratori dello stabilimento. Ci sarebbero tre gruppi internazionali interessati a rilevare lo stabilimento  Embraco di Riva di Chieri: uno italiano, uno israeliano con finanziamenti cinesi che produce robot per la pulizia di impianti fotovoltaici e una multinazionale giapponese con stabilimenti italiani. A riferirlo sono state alcune fonti sindacali al termine dell’incontro al Mise.

Il prossimo incontro al ministero è previsto il 23 aprile e poi ci saranno incontri ogni 10 giorni, come si apprende dalle stesse fonti sindacali. Ugo Bolognesi della Fiom di Torino ha spiegato: “Al momento ci sono tre opzioni sul tavolo in fase più avanzata e altre potrebbero aggiungersi ai tre gruppi interessati che sono un’azienda italiana del Nord Est che già lavora nel settore degli elettrodomestici, la società israeliana con finanziamenti cinesi e la multinazionale giapponese con siti già in Italia. Nel corso dell’incontro il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ci ha confermato che  lo strumento del fondo contro le delocalizzazioni è stato deliberato e che ora deve essere solo registrato. Alla fine di questo mese può essere operativo. Questo paracadute può essere aperto nel momento in cui l’opera di reindustrializzazione non si fosse completata entro il 31 dicembre”.

Sul tavolo del Mise approda anche la vertenza sullo stabilimento ex-Alcoa di Portovesme ceduto due mesi fa alla Sider Alloys. E’ il primo incontro fatto dopo l’acquisizione da parte dell’azienda svizzera con Fim, Fiom e Uilm. I sindacati si attendono di conoscere il piano industriale con cui rilanciare la produzione di alluminio in Sardegna e rioccupare i 400 operai rimasti e attualmente in cassa integrazione. Ma le attese potrebbero andare deluse: l’azienda infatti, pur ribadendo la volontà di fare presto e di voler far decollare il revamping prima dell’estate sarebbe ancora in attesa del dettaglio delle offerte economiche, cinesi della Chinalco in testa, per il restart dello smelter cosa che non consentirebbe alla società di entrare nel vivo del piano.

I lavoratori di Alcoa avranno il 5% della newco post acquisizione Sider Alloys e un posto in Consiglio di sorveglianza. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al termine del tavolo sullo stabilimento di Portovesme, affermando: “È il primo caso in Italia in cui i lavoratori partecipano alla gestione di una società e credo che se lo siano ampiamente meritato”.

In realtà si tratterebbe di una nuova realtà che nasce per la prima volta da una trattativa al Mise, anche se la cogestione è prevista dall’art. 46 della Costituzione. Settimana decisiva anche per l’Ilva. Il confronto tra Arcelor Mittal e sindacati non riesce a decollare. E’ muro contro muro sui 4mila esuberi annunciati dal gruppo e sulla discontinuità contrattuale che l’azienda vorrebbe applicare ai 10 mila lavoratori riassunti nella ‘nuova Ilva’. Un braccio di ferro che ha di fatto paralizzato il confronto già peraltro condizionato da ‘fattori esterni’, dalla decisione dell’Antitrust europeo attesa per maggio a quella sulla sentenza del Tar del Lazio per la sospensiva del Pdcm ambientale del governo. Dunque, si deciderà mercoledì prossimo, 11 aprile, se la vertenza Ilva avrà un futuro o meno, almeno nell’immediato. Se i numeri dell’occupazione non dovessero cambiare e se venisse confermata la volontà di non riconoscere una continuità contrattuale per i lavoratori riassunti, Fiom e Uilm hanno già minacciato la scorsa settimana un brusco stop del tavolo negoziale.

Corsa contro il tempo anche per la vertenza su  Italiaonline. Il governo dimissionario è riuscito a replicare il modello Embraco e ha ottenuto nelle scorse settimane una sospensione per i 400 esuberi annunciati dal gruppo, di cui 248 a Torino, e uno stop anche ai 241 trasferimenti da Torino a Milano.

Al Mise, mercoledì’ 11 aprile, si continuerà a lavorare alla ricerca di soluzioni alternative per il territorio e l’occupazione.

Salvatore Rondello

Aziende in crisi, record di vertenze al mise

miseNel 2017 sono stati raggiunti i dati più alti dal 2012. Negli ultimi due anni 21 casi sono rimasti senza soluzioni.

Al ministero dello Sviluppo ci sono 162 tavoli aperti per le trattative di crisi aziendali. E’ in gioco il lavoro per 180mila persone. I dati del 2017 sono i più alti degli ultimi sei anni, con un aumento del 37% dei posti di lavoro a rischio che dal 2012, sia pur in un quadro che, come indica il ministero, è di ‘sostanziale stabilità quantitativa’. Oggi su Embraco, come sull’Aferpi di Piombino, i fari mediatici si accendono di volta in volta su vertenze diverse, ma lo scenario di fondo è più pesante. Nel 2012 i tavoli aperti erano 119, mentre i posti di lavoro a rischio erano 118mila. La media 2012-2017, dai dati comunicati dal Mise, è di 146 tavoli aperti per 143mila dipendenti interessati. Dal 2016 al 2017 i lavoratori coinvolti sono 25mila in più, dal 2012 +62mila: un aumento che, secondo il ministero, deriva dall’ingresso di alcune grandi imprese, come Alitalia, Almaviva, o l’Ilva che in precedenza pur essendo interessate da difficoltà non marginali non avevano ritenuto di attivare un tavolo di confronto al Mise; ma anche dal potenziamento delle strutture del ministero che consente la gestione di più vertenze.

Nel biennio 2016-2017, il ministero ha concluso positivamente 62 vertenze, 45 casi di successo di siti totalmente o parzialmente dismessi che hanno avuto interventi di nuovi investitori, e 21 casi senza soluzione. Il tasso medio di soluzione positiva sui 6 anni è del 58%. Tra le principali dinamiche nei sei anni pesa una crisi sistemica per gli elettrodomestici. Dal 2016 c’è stata una crescita rilevante delle crisi nella siderurgia. Dal 2015 c’è stato l’ingresso nei tavoli di crisi del settore dei call center, mentre tendono a scomparire le crisi aziendali nel settore dell’automotive. In media le vertenze restano aperte 28/30 mesi (in alcuni casi anche oltre i 60 mesi, come per Alcoa, Lucchini, Termini Imerese, Om Carrelli, Gepin, Ideal Standard). E spesso anche quando si trova una soluzione non sempre risulta efficace. Il 50% dei casi trattati si ripropone al tavolo ministeriale dopo aver risolto le cause. Non è l’impennata del 2017 a preoccupare gli esperti che, invece, leggono i dati rilevando che negli anni c’è una base che si trascina.

Il responsabile per le politiche industriali della CGIL, Salvatore Barone, ha spiegato: “Tra tavoli che si chiudono e nuovi casi è uno scenario che si mantiene sostanzialmente invariato”. Tra i casi irrisolti, alcuni hanno trovato una soluzione ma restano sotto un continuo monitoraggio (e quindi pesano nelle statistiche. Come per Electrolux e Whirlpool), e emergenze che (nonostante accordi di programma ed un forte sostegno pubblico a nuovi investimenti) si trascinano perchè il progetto messo in campo non decolla e non riassorbe lavoro.

E’ il caso, per esempio della ex Fiat di Termini Imerese dove dei 1200 dipendenti, ancora circa 750 sono da ricollocare (dopo pensionamenti o persone che hanno trovato un altro lavoro) ma dopo l’accordo con la Blutec che ha riconvertito lo stabilimento, e che si è impegnata a far rientrare gradualmente tutti, sono tornati al lavoro in circa 120. E’ una situazione di gravissima attesa. Quello di Salvatore Barone è uno degli sguardi più attenti sul fronte dei tavoli di crisi, con grande passione evidente nelle sue parole, come anche una grande amarezza. Ci sono altri casi esemplari come l’Irisbus in valle Ufita che era l’unica azienda insieme alla Menarini di Bologna a costruire autobus in Italia. Ora sono di proprietà della Industria Italiana Autobus ma sono solo poche decine i lavoratori rientrati. Anche in questo caso problemi della nuova proprietà non fanno decollare il progetto. Poi c’è Alcoa nel Sulcis, chiusa da cinque anni. Invitalia ha ceduto lo stabilimento alla svizzera Syder Alloys ma la fabbrica è ferma: deve partire una nuova trattativa sindacale su piano industriale e livelli occupazionali. Sempre nel Sulcis anche il caso di Eurallumina: ferma da cinque anni. Per i lavoratori è un dramma, anche se, per fortuna, per le 18 aree di crisi complessa è possibile accedere alla Cig anche per il 2018.

I lavoratori non si possono certamente accontentare della Cassa Integrazione Guadagni. C’è bisogno di trovare soluzioni per prevenire le crisi. L’intervento successivo alla crisi, dovrebbe essere finalizzato al ritorno alla produttività ed al lavoro nel più breve tempo possibile.

Salvatore Rondello

Tim, ok di Calenda a separazione Rete

calenda timIncontro oggi tra l’amministratore delegato di Tim, Amos Genish, e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: “È stato un incontro molto positivo. Abbiamo presentato una proposta che porterebbe alla creazione di un’entità legale separata controllata totalmente da Tim con un alto livello di corporate governance”, ha detto Genish riferendosi all’ipotesi di una evoluzione volontaria del modello di separazione della rete. Il piano è di portare il progetto sulla separazione della rete di Tim al cda della società del 6 marzo, ha sottolineato ancora Genish. Ci sarà la possibilità di avere rappresentanti delle istituzioni nella governance della società della rete poiché “c’è la normativa sul golden power che prevede una persona di gradimento nel board di Tim, così sarà nella nascente società della rete”. Nel frattempo Telecom si è guardata bene dal discutere del ricorso al Capo dello Stato proprio sulla Golden Power. Dal governo intanto arriva l’ok. “Un dato epocale”, ha commentato Calenda, “di questa cosa si parla in Italia da vent’anni e per la prima volta c’è un piano razionale e articolato che prevede la societarizzazione della rete”. “Il nostro feedback rispetto all’operazione” di separazione della rete Tim “è molto positivo”. “L’Agcom per la loro parte e noi per la nostra faremo poi una analisi tecnica”, ha aggiunto il ministro.

Ilva, riprendono le trattative con i sindacati

Ilva-Dl-diossina-boviniLe trattative sull’ILVA sono proseguite al Mise. Oggi il Ministero dello Sviluppo Economico, ha ospitato il tavolo fra i sindacati e l’azienda sul piano industriale per il rilancio dell’Ilva. Al tavolo del Mise, oltre ai segretari generali di Uilm, Cisl e  Fiom, si sono seduti i manager di Am InvestCo, il viceministro Teresa Bellanova ed il commissario straordinario Enrico Laghi.

Rocco Palombella, segretario della Uilm, ha detto: ”Lavoriamo per arrivare con un piano industriale condiviso prima della pronuncia antitrust”.

E’ il primo incontro del 2018 sul passaggio dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria alla società acquirente Am Investco  (ArcelorMittal e Marcegaglia). È un incontro di approfondimento rispetto ai piani ambientale e industriale presentati dall’investitore ma, soprattutto, è il primo di una fitta serie di appuntamenti in calendario per questo mese. Obiettivo del Governo è, infatti, quello di cercare di arrivare alla stretta finale tra fine e inizio di febbraio.  L’accordo con i sindacati è vincolante per Am Investco  ai fini dell’acquisizione dell’Ilva,  così come  è vincolante  l’atteso via libera dell’Antitrust europeo che sull’Ilva ha un’istruttoria in corso che dovrebbe concludersi a fine marzo. Resta tuttavia l’ostacolo, non ancora superato, dei ricorsi al Tar di Lecce presentati da Regione Puglia e Comune di Taranto contro il Dpcm che approva il nuovo piano ambientale dell’Ilva.

Il tavolo fra i sindacati e l’azienda sul piano industriale per il rilancio dell’Ilva è iniziato al Mise intorno alle undici. Durante l’incontro, i sindacati hanno chiesto all’amministrazione straordinaria di ‘far ripartire le linee produttive ancora ferme, perché, al momento della cessione degli attivi, lo stabilimento di Taranto sia vivo e funzionale’. Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, uscendo dal Mise ha detto: “Abbiamo troppe linee produttive ferme a Taranto. Troppi lavoratori sono a casa. Mentre i nostri impianti sono fermi, Fincantieri fa acquisti all’estero. Mentre i tubifici di Taranto sono fermi, anche la Snam rischia di ordinare all’estero. Questo è tipico del masochismo industriale dell’Italia”.

Il leader della Fiom, Francesca Re David, al termine dell’incontro di oggi, ha dichiarato: “Non siamo ancora entrati nel vivo della trattativa ma nessuno pensi di lasciare il tema degli esuberi in fondo perché si sbagliano”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo l’incontro, ha comunicato: “Il viceministro ci ha confermato al Tavolo di oggi che il protocollo d’intesa con la regione Puglia e il comune di Taranto non modificherà il Piano Industriale presentato da Arcelor Mittal, piano sul quale ci stiamo confrontando. Il Piano industriale resta quello originario e non avrà modifiche a prescindere dalle decisioni del Tar di Lecce sul ricorso. Quindi il confronto sul piano industriale continuerà nel mese di gennaio, in vista di un rush finale di trattativa nei primi sette giorni di febbraio che puntano a raggiungere un’accordo azienda-sindacati entro la prima metà di febbraio”.

Il viceministro del Mise, Teresa Bellanova, alla fine dell’incontro ha concluso: “Durante l’incontro su Ilva al Mise, ho invitato le parti a fare un affondo sul piano industriale nel corso di questo mese, per passare già da inizio febbraio a valutare una no-stop per arrivare a raggiungere un’intesa che deve dare prospettiva solida a 20.000 famiglie. Per quanto riguarda il Governo lavoriamo intensamente per arrivare a raggiungere un’intesa in tempi rapidi, sul piano ambientale sono stati fatti tanti incontri. Il Governo ha raccolto nel protocollo d’intesa i suggerimenti arrivati dagli enti locali e in gran parte dalle parti sociali. Oggi siamo di fronte a un sito particolarmente inquinato che può finalmente vedere la ripartenza con il risanamento ambientale e la messa in sicurezza di lavoratori e cittadini di Taranto. Su questo l’appello che facciamo agli enti locali, a partire dal sindaco di Taranto e dal presidente di Regione, è di non farsi promotori del rallentamento dell’avvio del risanamento”.

Il problema dell’Ilva di Taranto, molto probabilmente non si sarebbe mai presentato, se si fosse già provveduto a regolamentare l’art. 46 della nostra Costituzione o, maggiormente, se fossero già state prese in considerazione le teorie economiche di James Meade (Premio Nobel per l’economia) finalizzate ad evitare il sorgere dei conflitti territorio-produzione e capitale-lavoro.

Salvatore Rondello

Ilva di Genova occupata, scontro tra sindacati

ilva genovaA pochi giorni dall’incontro al Mise gli operai di Genova decidono di occupare lo stabilimento Ilva di Genova Cornigliano, dove l’assemblea dei lavoratori ha rifiutato le garanzie proposte dal governo sul piano industriale di tagli presentato da AmInvestCo, la nuova proprietà del gruppo siderurgico. Per mercoledì 9 è stato fissato al Mise il nuovo incontro tra sindacati metalmeccanici, AmInvestco e il Governo. Se l’incontro del 31 ottobre è servito a riannodare il filo di un negoziato che si era spezzato ai primi di ottobre, quello del 9 avrà invece un focus specifico: il piano industriale.
La decisione di occupare l’Ilva ha portato allo scontro tra le principali sigle sindacali: Fim e Uilm contro Fiom. I metalmeccanici della Cgil, Rsu a maggioranza a Cornigliano, hanno deciso che non si presenteranno al Ministero di via XX settembre per protestare contro i 600 esuberi di Cornigliano. La Fiom “ringrazia i lavoratori di Genova che con la loro iniziativa stanno mantenendo alta la mobilitazione per permettere l’avvio del negoziato per la vertenza Ilva”. La protesta andrà avanti almeno fino a mercoledì in attesa dell’esito dell’incontro tra istituzioni e ministro Calenda al Mise. Dura la replica del Ministero dello Sviluppo Economico: “Desta stupore e sconcerto che la Fiom Cgil promuova, fuori dalle regole, l’interruzione delle attività e proclami il presidio dello stabilimento Ilva di Genova, mentre il confronto fra le parti si è finalmente concretamente avviato”, ha fatto sapere il Mise con una nota. “Proprio mentre si apre il confronto, reparto per reparto, del piano industriale proposto dall’investitore una simile iniziativa rischia di mettere a repentaglio la trattativa per tutta l’Ilva”.
“Per la Fiom è evidente il tentativo da parte del Governo di scippare nella ‘trattativa’ paludosa a Roma l’Accordo di Programma di Genova”, scrive la Fiom in un comunicato stampa, aggiungendo: “Pacta Servanda Sunt”.
Ma per la Uilm con l’occupazione dello stabilimento Ilva di Genova Cornigliano la Fiom “ha compiuto l’ennesima scelta sbagliata rispetto al confronto aperto con il Governo e Mittal che si svilupperà a partire dal 9 novembre con la presentazione del Piano Industriale”. Lo scrive in una nota Antonio Apa, segretario generale della Uilm di Genova. “Una minoranza di lavoratori si è sostituita alla maggioranza dell’insieme dei dipendenti – scrive Apa – attraverso un atto intollerante, che non rappresenta un bel biglietto da visita nei confronti di Mittal e del Governo, rispetto alla trattativa in corso né un favore ai lavoratori”. Protesta anche la Fim in una durissima nota di Alessandro Vella, segretario generale Fim Liguria: “In democrazia la maggioranza decide e la minoranza si adegua. La Fiom questa regola basilare l’ha dimenticata da tempo e pensa di poter dettare la propria linea alle spese di tutti i lavoratori. Non va va bene. La Fim ha sempre rispettato le opinioni di tutti purché dentro il comune obiettivo di costruire e cercare soluzioni ai problemi”. “Quanto accaduto oggi – precisa Vella – invece rappresenta la solita pantomima della Fiom per mettersi a posto con la coscienza che a tutto mira tranne che alla ricerca di soluzioni per i lavoratori e per il lavoro a Genova”.