Sebbene la famiglia abbia voluto un funerale in forma strettamente privata, nutrita è stata la folla di gente comune che si è radunata fuori dalla chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, a pochi passi dal Vaticano, e che ha accompagnato con un applauso l’arrivo e l’uscita del feretro di Giulio Andreotti, deceduto lunedì mattina all’età di 94 anni, nella sua abitazione a Roma. Così come numerosi sono stati i politici che hanno voluto dare l’ultimo saluto allo statista italiano. Consistente è stata infatti la presenza di nomi della I e II Repubblica, ma tutti nel segno della Balena bianca, come venne denominata la Democrazia cristiana: da Pier Ferdinando Casini a Arnaldo Forlani, a Ciriaco De Mita. Andreotti sarà seppellito al Verano. il cimitero monumentale della sua Roma. Ma la giornata di ieri è stata caratterizzata – oltre che dagli applausi – anche dalla polemica scoppiata in seguito alla decisione di abbandonare l’aula del Pirellone, mentre si commemorava l’ex senatore a vita, da parte di Umberto Ambrosoli, coordinatore del centrosinistra. Continua a leggere
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IL PREMIER LETTA PARLA ALLA CAMERA PRIMA DELLA FIDUCIA: UNA VISIONE A TUTTO TONDO

Il neo presidente del Consiglio Enrico Letta ha aperto il suo intervento alla Camera, in attesa del voto di fiducia al suo governo di grande coalizione, ringraziando, innanzitutto, il capo dello stato Giorgio Napolitano. Letta ha ricordato il gesto eccezionale di Napolitano «come una grande occasione e ultima opportunità» per la classe politica di dimostrare capacità di guidare il Paese. Ha parlato di verità Enrico Letta, proprio come aveva esortato il Presidente, di una verità senza tatticismi: «la prima verità è che la situazione economica dell’Italia è ancora grave e il debito pubblico grava come una macina sulle generazioni presenti e future, il grande sforzo di Monti è stata la premessa della crescita». Continua a leggere
Iniezione di liquidità per le imprese
Il Governo ha approvato il decreto legge che dà il via al pagamento dei debiti commerciali scaduti della Pubblica Amministrazione. L’importo stanziato dal Governo è di 40 miliardi di Euro che Regioni, Province, Comuni ed altri enti della pubblica amministrazione erogheranno nel corso del 2013 e 2014 a favore di imprese, cooperative e professionisti per saldare i debiti pregressi. L’intervento governativo è in linea con quanto stabilito in sede europea, dove è stato deciso che i Paesi non soggetti a procedure di deficit eccessivo possono disporre di una certa flessibilità nel bilancio pubblico per rilanciare la crescita e l’occupazione. Di qui il limite di 40 miliardi di Euro, che comunque porterà il deficit dell’Italia nel 2013 al 2,9% del prodotto interno lordo; restando così sotto la soglia del 3%, l’Italia non vedrà pregiudicato il rientro dalla procedura di disavanzo eccessivo, previsto nei prossimi mesi. Continua a leggere
MARO’: PER TERZI LE DIMISSIONI NON HANNO “DOPPIO FINE”. NENCINI, «E’ MANCATA AUTOCRITICA DI MONTI»

Non si placa la polemica sul caso dei due fucilieri della Marina Militare italiana rientrati in India dove dovranno affrontare un processo con l’accusa di omicidio. Dopo l’intervento in parlamento del premier Mario Monti, che aveva accusato il ministro Terzi di aver presentato le sue dimissioni per un non meglio precisato “secondo fine” di tipo personale, arriva la risposta dell’ex titolare del dicastero degli Esteri. L’ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi, infatti, ha replicato a Monti, affermando che le sue dimissioni non nascondono alcuna finalità di natura personale. Il premier aveva accusato anche Terzi di aver anticipato alla stampa delicate decisioni prese in seno al governo. Continua a leggere
MONTI SUI MARO’: «LE DIMISSIONI DI TERZI HANNO UN ALTRO SCOPO»

Sul caso marò arriva il “giorno della verità” per il premier Mario Monti dopo le dimissioni “ a sorpresa” del titolare del dicastero degli Esteri, Giulio Terzi. E proprio rispetto alle dimissioni di Terzi, Monti ha parlato di modalità «inconsuete» criticando l’ex ministro per la gestione della fase del rientro dei militari in Italia su concessione indiana in occasione delle elezioni politiche: «Trattenere i marò in Italia era oggetto di decisioni in itinere che non avrebbero dovuto essere oggetto di precipitose dichiarazioni alla stampa, che Terzi ha fatto, anticipando il risultato finale che non si poteva dare per scontato». Continua a leggere
Caso marò, polemiche per le dimissioni del ministro Terzi. Oggi Monti riferisce in Parlamento
Le dimissioni del ministro degli Esteri, Giulio Terzi accendono polemiche e stupori. Il battibecco è con il responsabile del dicastero della Difesa, Giampaolo Di Paola che ha replicato, all’annuncio delle dimissioni di Terzi, asserendo di non voler «abbandonare la nave in difficoltà». Durante il discorso alla Camera, Terzi ha giustificato il gesto delle dimissioni in quanto contrario al ritorno dei marò in India, sottolineando la volontà di «salvare l’onore del Paese» e aggiungendo che, a suo dire, «la Farnesina non ha agito in modo autonomo trattenendoli in Italia». Immediata la replica dell’ammiraglio Di Paola: «Valutazioni sue, non del governo». Sconcerto e stupore da parte di Monti e Napolitano, mentre Pia Locatelli, deputato socialista ha dichiarato che: «Non sono valse le nostre buone ragioni». Continua a leggere
Il governo sblocca 40 miliardi di debiti contratti dalla Pa nei confronti delle imprese
Mercoledì il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi aveva auspicato che il governo nel Consiglio dei ministri di ieri adottasse i provvedimenti necessari per la liquidazione di quanto spetta alle imprese in termini di debiti contratti dalla Pubblica amministrazione, come tra l’altro indicato dalla Commissione europea. Ieri, durante il Cdm, l’esecutivo in carica ha deciso di sbloccare 20 miliardi di euro nella seconda metà del 2013 e di altri 20 per l’anno prossimo per pagare i crediti dei privati. Soddisfatto il presidente degli industriali, polemico il numero uno di Confcommercio, Carlo Sangalli: «si tratta dell’ennesimo rinvio». Continua a leggere
Analizzare la fine di questa campagna elettorale
Finisce una delle peggiori campagne elettorali della storia repubblicana. Innanzitutto per la fuga dalla responsabilità delle forze politiche maggiori: col leader del partito di maggioranza relativa che si impegna a rimborsare cash l’importo di una tassa che senza il suo voto determinante non sarebbe mai stata imposta; con il leader dello schieramento alternativo che si candida soltanto a dirigere il traffico delle future (e inevitabili) alleanze; col premier “tecnico” che diventa goffamente “politico”, birrette e cagnolini inclusi; perfino col candidato della scuola di Chicago che si fa beccare senza laurea da un professore di Chicago, e con la punta di lancia del partito dei giudici che non è capace neanche di sfruttare gli assist che gli vengono generosamente offerti dai suoi colleghi ancora in servizio.
E’ DUELLO SUL CONFRONTO TV: BERLUSCONI ACCUSA LA RAI DI RISPONDERE A MONTI. BERSANI INVITA ALLA SERIETA’

Il pomo della discordia è la Tv. Una questione così importate che sembra offuscare altri temi nel rush finale della campagna elettorale. Complice la mossa di Grillo di negarsi all’ultimo momento, il confronto in merito al dibattito televisivo finale si fa duro. Il Pdl alle corde, sfodera la solita campagna improntata sulla persecuzione: questa volta, nella versione restituita da Paolo Bonaiuti, è la Rai ad essere sotto accusa. Bonaiuti ha, infatti, affermato che «il direttore generale, Luigi Gubitosi, si fa portavoce di Monti proponendo formalmente, attraverso il dottor Vespa, un confronto televisivo a tre. E si fa anche portavoce, in seconda istanza, di Bersani per un confronto non più a tre ma a sei». Un «balletto» con il quale sarebbe il caso «di finirla», replica il leader della coalizione di centrosinistra, Pier Luigi Bersani: «Io dico che se lo facciamo, lo facciamo tutti quanti» ha detto il leader democratico rispondendo alla proposta di Berlusconi che prevede un confronto tra i due esponenti delle «uniche coalizioni che hanno la possibilità di vincere». Continua a leggere
Berlusconi-Monti: dalla passione alle accuse. Vent’anni di amore e odio
È destino che i grandi amori di Berlusconi finiscano sempre con una volata di stracci. È accaduto nella vita privata, ma ancor di più in politica. Il Cavaliere ha coltivato grandi passioni, concluse quasi tutte con una separazione a colpi di accuse e insulti. In principio fu Casini, e in epoca più recente è successo con Fini e Tremonti. Nell’ultimo anno la storia si è ripetuta anche con Mario Monti, che oggi lo definisce un “cialtrone” dopo anni di stima, elogi e nomine. Continua a leggere
