Le rottamazioni incrociate
del centro sinistra

prodirenzi.jpgAvanti con la coalizione di centrosinistra. Basta coalizione. Rottamazioni incrociate. Proviamo una nuova coalizione o “larga” o “stretta”. La sconfitta elettorale ai ballottaggi di domenica 25 giugno brucia la pelle e i polmoni delle sinistre e del Pd. Le sinistre e i democratici respirano a fatica, con l’affanno, alla ricerca di una medicina efficace.

Per Prodi, Bersani, D’Alema, Pisapia, Nencini (sinistre riformiste esterne al Pd) la medicina è l’unità, la coalizione di centrosinistra: è questa la strada, ma diversamente modulata, per tornare a vincere sconfiggendo il centrodestra e i cinquestelle. Pier Luigi Bersani, però, ha chiesto “discontinuità” chiudendo la porta a una ricandidatura di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Andrea Orlando e Gianni Cuperlo (sinistra interna Pd) sollecitano Renzi a un immediato cambio di linea imboccando la strada della coalizione.

Sinistra Italiana, invece, non vuole più accordi con Renzi e con il Pd. Secondo Nicola Fratoianni e Stefano Fassina è ormai su posizioni neo centriste. La nuova sinistra radicale nemmeno vuol sentire parlare del segretario democratico. Tomaso Montanari e Anna Falcone, nell’assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio a Roma, sono stati durissimi. Montanari ha tuonato: ormai Renzi «fa parte della destra».

Coalizione no, coalizione sì. Un caos post sconfitta elettorale. Renzi è per il no: «Il dibattito sulla coalizione addormenta gli elettori e non serve». Il segretario del Pd ha indicato un’altra strada, quella della leadership, dei risultati, dei progetti e dei contenuti: «Agli italiani interessa cosa facciamo sulle tasse…Trovatemene uno interessato alle coalizioni e gli diamo un premio fedeltà».

Renzi sembra intenzionato a rottamare la coalizione di centrosinistra puntando le sue carte sull’autosufficienza del Pd. Nelle elezioni comunali il segretario democratico ha scelto le coalizioni, ma ha perso anche a Genova nella quale il centrosinistra era unito. Così sindaco della città, storica roccaforte “rossa”, è divenuto un uomo del centrodestra, anche grazie all’aiuto dei voti targati cinquestelle.

Una “legnata” sulla testa di Romano Prodi. Va in rotta di collisione con Renzi. L’inventore dell’Ulivo, dell’Unione di centrosinistra e del Pd si era mostrato pronto a spendersi come “federatore” per ricomporre le tante divisioni del centrosinistra. La polemica con Renzi è dura: «Leggo che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po’ lontano la tenda. Lo farò senza difficoltà, la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino».

Sembra che Prodi si sia infuriato soprattutto dopo aver letto l’affermazione di Renzi al ‘Quotidiano Nazionale’: «I migliori amici di Berlusca sono i suoi nemici, che invocano coalizioni più larghe…». Secondo quel ragionamento, ha pensato Prodi, Renzi imputava la sconfitta del Pd a tutti i sostenitori della coalizione di centrosinistra, compreso l’inventore dell’Ulivo. Poi un post di Matteo Orfini su Twitter ha fatto deflagrare lo scontro. Il presidente del Pd aveva messo su Twitter un’immagine di un vertice dell’Unione ai tempi di Prodi. Si vedeva un enorme tavolo con l’allora presidente del Consiglio, alcuni ministri e una miriade di esponenti di partiti, partitini e micro partiti (in tutto 33 persone). L’immagine era accompagnata da un commento di Orfini dal sapore ironico: «La nuova linea è ‘Renzi convochi subito il tavolo del centrosinistra!’. Favoriamo l’immagine per facilitare il lavoro».

Non l’ha presa bene nemmeno Bersani. L’ex segretario del Pd, da febbraio nel Mdp, ha considerato atti di ingenerosità” o perfino “canaglieschi” addossare agli scissionisti e alla sinistra in genere la responsabilità della “botta” alle comunali.

Ma la stessa maggioranza renziana è in fibrillazione. Dario Franceschini, uomo forte della maggioranza del partito, critica il segretario e il no alla coalizione: «Il Pd è nato per unire, non per dividere». I renziani di stretta osservanza sono in allarme. Temono un attacco concentrico contro il segretario, appena rieletto dal congresso a grande maggioranza di voti nelle primarie. Il primo passo dei critici sarebbe di candidare non Renzi, ma un altro nome a presidente del Consiglio tipo Enrico Letta o Carlo Calenda.

Tiene banco un caotico scontro. Il progetto di coalizione di fatto è archiviato. Sono arrivate rottamazioni incrociate, operate in modo corale e con obiettivi contrapposti dai diversi protagonisti.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Ok a ddl per preservare ricordo di Matteotti e Mazzini

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Personaggi cruciali per la storia italiana, ma finiti quasi nel dimenticatoio, tanto che c’è voluta una legge per ridare loro il posto di onore che meritano. Oggi l’aula della Camera dopo la discussione ha approvato il ddl per preservare la memoria di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Mazzini. La Camera ha dato l’ok con 288 favorevoli e nessun contrario al ddl.
Il disegno di legge prevede la tutela degli archivi e della ricerca storica relativa al deputato socialista ucciso dai fascisti nel 1924, e di conseguenza l’istituzione, alla presidenza del Consiglio dei ministri, di un fondo di 300mila euro per finanziare progetti sullo studio e la diffusione del pensiero di Matteotti. Nel progetto rientrano l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione e la catalogazione di libri, archivi e pubblicazioni inedite sullo studio del pensiero politico del deputato socialista, nonché il sostegno a iniziative didattiche e formative da realizzarsi in collaborazione con il Miur e gli istituti scolastici. I fondi saranno utilizzati anche per il restauro della “Casa museo Giacomo Matteotti”, di proprietà dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, aperta nel 2012.
Come socialista sono molto soddisfatta di questa proposta di legge, che in Senato è stata presentata come secondo firmatario dal segretario del PSI Riccardo Nencini. Sono intervenuta due volte in quest’aula per commemorare Giacomo Matteotti, martire socialista che nel suo ultimo intervento in quest’Aula ebbe il coraggio, lui solo, di contestare le elezioni che avevano visto vittorioso il Partito fascista. Era il 30 maggio 1924; dieci giorni dopo, il 10 giugno di novant’anni fa, fu rapito ed ucciso. In quelle occasioni sottolineai che Il brutale assassinio fascista fece di Matteotti un eroe, lo rese famoso e immortale, ma paradossalmente fece passare in secondo piano le sue idee e le sue battaglie politiche. I suoi scritti, i suoi discorsi in Parlamento, per lui il luogo centrale di tutta l’azione politica, e il suo pensiero restano tutt’oggi sconosciuti ai più.
“Oggi questa proposta di legge è volta a colmare questa lacuna: grazie a questo provvedimento la sua casa a Fratta Polesine diventa monumento nazionale e il Fondo stanziato presso la Presidenza del Consiglio servirà a finanziare i progetti come l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione, il riordino, l’inventariazione di materiale bibliografico e archivistico di rilevante valore culturale, pubblicazioni inedite, iniziative didattiche formative da svolgersi in collaborazione con il MIUR e coinvolgendo direttamente gli istituti scolastici dell’intero territorio nazionale”. ha affermato durante la dichiarazione di voto la Capogruppo dei socialisti alla Camera, Pia Locatelli.
“E sono lieta che la proposta di legge sia partita dal Pd, il partito figlio di quel PCI che non ha mai amato Matteotti, mal digerendo pienamente il fatto che il primo eroe dell’antifascismo fu un socialista che non si faceva sovietizzare, un pellegrino del nulla, come lo definì Gramsci”, ha aggiunto la deputata socialista.
“Un’iniziativa che ha dunque il valore di un risarcimento storico, ma rappresenta soprattutto per le giovani generazioni uno stimolo alla conoscenza della bella politica, troppo spesso minata e infangata dal populismo e dai movimenti antipartitici, e alla difesa della democrazia. Oggi più che mai necessaria”, conclude Pia Locatelli.

Privatizzazioni, Nencini, giù le mani dalle Ferrovie

treno-2Nella audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro delle Finanze Padoan, intervenendo in via preliminare all’esame del Def, ha parlato di privatizzazioni e anche di ferrovie. “Credo – ha detto – che si debba parlare tranquillamente di privatizzazioni. Sul tema ribadisco la mia posizione: sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica ma di politica industriale. Poi ci sono situazioni diverse”.

Sulle ferrovie Padoan ha aggiunto che “l’integrazione tra il gruppo Ferrovie dello Stato e l’Anas, avviata con il decreto legge di martedì scorso, ha la finalità di migliorare la capacità di programmazione delle opere infrastrutturali di competenza delle centrali pubbliche. Ma è necessario migliorare anche le attività delle amministrazioni regionali e locali, che il Governo intende coadiuvare con organismi capaci di erogare attività di supporto tecnico e valutativo”. “La spesa complessiva per investimenti e contributi agli investimenti – ha aggiunto il ministro – si è ridotta nelle amministrazioni locali (-1.281 milioni) mentre è aumentata nelle amministrazioni centrali (+2.163 milioni). Tale andamento è il risultato anche di specifici fattori contingenti. In particolare, sul calo della spesa delle amministrazioni locali nel 2016 hanno influito sia la chiusura del ciclo della programmazione comunitaria 2007-2013, sia la complessità ed una prima fase di incertezza del passaggio alle nuove regole di contabilità introdotte nel medesimo anno”.

“Padoan – ha commentato Riccardo Nencini, segretario del Psi e vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti – sostiene che si debba parlare di privatizzazioni. Bene, ma non vedo perché si debba mettere la rete ferroviaria nel mirino. Privatizzare il ferro regionale significherebbe di fatto consentire la penalizzazione di un servizio utile a studenti e mondo del lavoro. Lì si fanno pochi profitti e temo che il privato tratterebbe quel servizio come un servizio di seconda categoria. Aggiungo che infrastrutture primarie indispensabili allo sviluppo di una nazione dovrebbero essere gestite dalla mano pubblica”.

Cicchitto: lavoro a intesa
fra area di centro e Psi

fabrizio cicchitto

Intervista a Fabrizio Cicchitto,  Presidente della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei deputati e capogruppo di ALTERNATIVA POPOLARE-CENTRISTI PER L’EUROPA-NCD. 

Onorevole Cicchitto, il suo intervento è stato molto applaudito al congresso del PSI. Non pensa di poter ritornare con loro ora che il centro sembra tramontato?

La mia cultura politica è laica, riformista, liberal-socialista. Poi dopo la distruzione del PSI per via mediatico-giudiziaria ho ritenuto che l’impegno politico più efficace per bloccare il giustizialismo del PDS fosse Forza Italia. La mia attuale collocazione politica in Alternativa Popolare discende da quella scelta. Adesso sto lavorando perché si possa stabilire un’intesa federativa fra l’area di centro e il PSI guidato da Nencini.

Lei pensa che il governo Gentiloni avrà una navigazione tranquilla? Oppure deve temere anche i risultati delle primarie del pd?

Mi auguro che nessuno sia così irresponsabile da mettere in crisi il governo Gentiloni. A fronte della pericolosa iniziativa di stampo populista e protestatario del M5S, alla deriva lepenista del centro-destra, alle contraddizioni esplose nel PD, l’Italia può basarsi su due punti di riferimento: il presidente della Repubblica Mattarella e il governo Gentiloni. Ci auguriamo che nessuno del PD pensi di giocare carte destabilizzanti per arrivare a elezioni anticipate come una sorta di rivincita nei confronti dei risultati del referendum, anche perché sarebbe probabile una riperdita. I riflessi di questa azione sull’economia e sull’equilibrio finanziario del paese potrebbero essere devastanti. Inoltre al M5S e al lepenismo della Lega si può rispondere solo con l’azione del governo per la crescita.

L’ex premier Letta ha dichiarato che voterà alle primarie del Pd e voterà Orlando. Secondo lei tornerà alla politica attiva? E Orlando potrebbe essere l’uomo della pacificazione a sinistra?

Rispetto al congresso del PD ho una posizione di attesa. Il punto fondamentale è capire qual è la linea reale di Renzi sul piano politico (quali alleanze e quale rapporto col governo) e sul piano programmatico (impegno per la crescita, taglio per la spesa pubblica per favorire la riduzione della pressione fiscale, le privatizzazioni in funzione degli investimenti e del debito, resistere o meno alla linea conservatrice della CGIL).

Secondo lei l’Italia come ha usato la flessibilità concessa dall’Europa? Ci sono delle responsabilità perché le cose non sono andate nella direzione auspicata?

Il governo Renzi ha fatto una serie di cose giuste, dal Jobs Act, ad una parziale riduzione della pressione fiscale sulle imprese, ad una serie di altri provvedimenti. Il limite è stato costituito dalla scarsa incisività nella spending review e nel fatto che alcune risorse sono state disperse in bonus di stampo elettorale. Ma si è trattato a mio avviso di peccati veniali. Adesso però il governo Gentiloni è di fronte a compiti assai impegnativi e non si può negargli la mano dicendo no a tutto, no alle tasse, no ad ogni privatizzazione.

Proporzionale o no, sulla legge elettorale sembra che i partiti prendano solo tempo. Crede che davvero si riuscirà a trovare un’intesa su un sistema che renda omogenei sistemi di Camera e Senato?

Mi auguro che si trovi una larga intesa. Si può lavorare con un proporzionale accompagnato da un “premietto di maggioranza”, ma ciò si intreccia con le scelte di linea politica del PD: è un po’ poco fare il congresso solo su Renzi si, Renzi no, come di fatto sta avvenendo.

Testamento biologico, lei ha dichiarato che voterà in dissenso dal suo gruppo. Quanto pesano i temi etici sulle scelte dei politici?

Per me molto, ma in senso personale e individuale. Sui temi della bioetica non c’è disciplina di partito che tenga, né in un senso, né in un altro. Ma anche i laici in quanto tali o gli stessi cattolici possono dividersi a seconda delle sensibilità personali. Io, per esempio, condivido in materia di eutanasia e di suicidio assistito quello che ha scritto Umberto Veronesi. Nel contempo, però, ho il massimo rispetto per chi fa una scelta di segno opposto. Penso a quello che ha scritto Socci su sé stesso e sua figlia o ad altre esperienze. La legge non può imporre scelte né in un senso né nell’altro. Bisogna offrire una strada sia a chi voglia resistere in condizioni di estrema menomazione sia a chi arrivato ad un certo punto ritenga che la vita non valga più la pena di esser vissuta. Affrontiamo di petto il problema: è più umano e civile dare la possibilità di scegliere la via della sedazione a chi reputa di non poter più andare avanti o girare ipocritamente la testa dall’altra parte quando una persona si toglie la vita in modo traumatico buttandosi da una finestra o sparandosi un colpo di pistola? A mio avviso bisogna offrire una strada sia a chi vuole resistere ad ogni costo, sia a chi vuole abbandonare una vita ritenuta improponibile. Al fondo di queste valutazioni c’è anche una scelta culturale di stampo liberale-illuminista. Alla Camera ho ricordato l’art. 4 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo della Rivoluzione francese del 1789: “La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri”.

Ida Peritore

CONGRESSO STRAORDINARIO

apre

Quello che inizia al Marriott di Roma è un congresso straordinario del Psi, reso necessario per mettere in sicurezza il partito dopo la sospensiva (non la sentenza, che purtroppo è destinata a tardare) del tribunale a seguito del ricorso di alcuni socialisti. Ma può diventare uno straordinario congresso se verrà riempito di idee, di proposte, di confronti utili e costruttivi. Le idee che mi auguro saranno al centro della due giorni di Roma dovranno rispondere innanzitutto alla esigenza di difendere una storia oggi cancellata e non mi riferisco solo a quella degli anni ottanta, cancellazione di una violenza inusitata e alla quale si sono colpevolmente adoperati quasi tutti i soggetti della seconda repubblica mai nata. Siamo un partito storico e identitario, l’unico, per quanto piccolo, rimasto in piedi. E a noi soprattutto spetta il compito di rinverdire e diffondere la storia del socialismo italiano. Non si può infatti essere socialisti europei, vedasi il Pd, democratici in Italia e dotati di una tradizione comunista e democristiana.

L’esigenza politica parte di qui. La fine del Pd uno potrebbe consentire la nascita del Pd due coi radicali, non solo la Bonino, i Verdi, i laici. Un Pd che superi il suo carattere post comunista, in parte attenuato dalla scissione di Dp, e post democristiano e acquisisca anche caratteri liberalsocialisti non è per ora all’orizzonte. Altro non vedo che un’intesa sempre più stretta nell’area socialista, aperta a tutti i socialisti sia ben chiaro, radicale e ambientalista che si proponga con un programma innovativo ed eventualmente si apra anche al cosiddetto campo progressista di Pisapia, che però pare oggi una sorta di araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Poi i contenuti, che già le tesi espongono con chiarezza. Parlo dell’Assemblea costituente che è pero più lontana e non più vicina dopo la bocciatura della riforma costituzionale, la cogestione sul modello tedesco, un piano massiccio di opere pubbliche in particolare rivolto alla messa in sicurezza del nostro territorio, sulla quale si sta impegnando l’on. Pastorelli, e che transitoriamente ci porti anche fuori dai parametri europei rientrandovi anche grazie a un Pil al 2 per cento e a una disoccupazione in media con l’Europa.

Poi i diritti civili, in particolare la legge sul fine vita sulla quale in prima fila si trova oggi la nostra Pia Locatelli, vice presidente dell’Internazionale socialista, ma anche la proposta di amnistia finanziaria relativa ad alcune categorie oggi segnalate dalla Centrale rischi delle Banche, proposta quest’ultima già depositata dal sen. Buemi, su sollecitazione della associazione Interessi comuni e non da ultima la legge per la separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm, sulla base di una vecchia proposta della Rosa nel pugno rilanciata in questi giorni dalla Marianna di Giovanni Negri. L’associazione musulmani laici, in prima fila nel combattere l’integralismo e non solo la violenza, sarà con noi, dopo la sua separazione dal Pd e questo non può che inorgoglirsi. La sua presidente e la sua vice si sono iscritte al Psi. Su tutto questo ci confronteremo coi nostri ospiti, dalla Bonino a Turco, da Negri a Cicchitto, da Bonelli a tutti gli altri. Il congresso sarà straordinario se sarà una fucina d’idee e di proposte e una grande e stimolante occasione di confronto. Dipende, soprattutto, da noi.

Nicola Olanda
In Romagna ho rivissuto l’Emozione del Socialismo

Sabato 11 marzo, per l’appuntamento congressuale, come Socialisti dell’Area Vasta della Romagna ci siamo riuniti a Russi per parlare di politica e per condividere il Pane socialista.

Il giovane Segretario della Sezione di Russi ha fatto uno splendido lavoro rendendo felice il nostro “Senatore di Ravenna” che oltre a coordinare la sua Federazione si è reso promotore di organizzare in modo impeccabile tutto l’impegnativo lavoro di raccordo con le Federazioni della Romagna per fare assegnare a questi lavori congressuali la più ampia adesione. Il successo della Manifestazione l’ha compensato del suo impegno quotidiano che svolge con passione, competenza e grande esperienza. Per non dimenticare nessuno non ho fatto e non farò dei nomi, perché i protagonisti in assoluto sono stati i tantissimi Socialisti della Romagna.

Quella che abbiamo vissuto a Russi è stata una bellissima Festa Socialista.

Erano anni che non vedevo una Sede Socialista stracolma con diversi compagni in piedi e prossimi all’entrata. Questo quadro mi ha commosso ed ancora ora, nel ricordarvelo, mi si appanna la vista e mi compare lo stesso nodo alla gola che durante il mio intervento mi ha messo in difficoltà.

Ho apprezzato anche l’intervento di saluto del Sindaco del PD, e mi sembrava di sentire parlare un Socialista. Ciò mi rendeva ancora più evidente il rammarico delle divisioni nella Sinistra, che aldilà delle varie etichette con cui si connota, nei contenuti che esse esprimono sono assimilabili a molti filoni della Cultura socialista.

Mi ha fatto anche molto piacere sentire pronunciare dal Sindaco l’apprezzamento per i nostri due compagni in giunta. Grazie anche a loro che fanno onore con il loro impegno al lavoro politico e sociale socialista.

La nostra grande Cultura è risaltata nel Mosaico dei documenti che sono stati portati all’attenzione ed alla riflessione delle compagne dei compagni presenti.

In aggiunta a quello congressuale Vi leggo i titoli perché da essi si può riscontrare come l’identità Socialista emerge evidente::

“Per i Socialisti prima il Lavoro”,  “Politica come Passione, Socialismo come libertà”, “Avanti Futuro”.

Le sofferenze per l’oblio in cui sono confinati i Socialisti e la loro Storia, la necessità di riacquistare la nostra autonomia e l’identità dei nostri valori erano presenti fra noi Socialisti, ma più che trasferirle nei Riti del Congresso, è prevalso lo spirito di volerci sentire una Comunità che vuole nutrirsi di Unità aldilà delle differenze d’opinione che a volte comporta un sano e benefico confronto democratico com’è stato nel passato, e come dovrebbe continuare ad essere oggi nel PSI. Gli argomenti e i sentimenti trasmessi da questi documenti hanno infatti avuto la possibilità di recepire queste attese dei Socialisti presenti.

Soffrendo il Congresso di una Mozione alternativa di confronto rispetto all’Unica che sostiene Nencini, il Documento “Avanti Futuro” è stato sviluppato da un gruppo di giovani socialisti e verrà presentato al Congresso con l’auspicio di ottenere la percentuale di adesioni sufficiente per potere diventare un’integrazione a quello che sostiene Nencini. Spero tanto che i Congressisti non facciano mancare il loro appoggio a questi giovani che hanno sviluppato in un’ottima ed ampia raccolta di Tematiche, un prezioso contributo propositivo per i futuri impegni del PSI.

La presenza di diversi giovani Socialisti mi ha aperto il cuore alla speranza. Spero che ai giovani la vista di tante teste canute, che non si sono mai arrese, possa dar loro il coraggio di raccoglierne il testimone per impegnarsi per il Riscatto Socialista.

Rispetto a Noi anziani che frequentavamo le Sezioni di Partito, i nostri giovani sono cresciuti con i “Social” e sono padroni della tecnologia dell’informatica. Dobbiamo organizzarci per gestire la comunicazione e l’informazione inerente all’attività politica, utilizzando questi mezzi e, i 5 Stelle, senza Sedi e con ridotte Risorse rispetto al PD, sono un esempio di come con l’utilizzo di una Rete informatica si possa supplire alle vecchie Strutture politiche.

Un compagno ha invitato i presenti a seguire l’Avanti on line che è diventata una vera Tribuna Socialista in cui i Socialisti possono dialogare e fare sentire la loro Voce.

Ho portato a conoscenza dei compagni l’iniziativa di costituire il Club Amici dell’Avanti della Romagna come strumento di comunicazione e informazione politica. Con il Segretario della FGS e altri compagni che si renderanno disponibili dovremo concordare quando riunirci a Ravenna per formulare la messa a punto dello strumento informatico per queste Rete gestionale del Club.

I nostri giovani hanno impegni di studio e di lavoro ed anche se animati da passione politica possono incontrare difficoltà per incontrarsi, anche perché sparsi fra i vari territori. Lo strumento di una Rete del Club dell’Avanti verrebbe incontro a molte delle loro difficoltà ed esigenze.

Ritengo inoltre necessario che i nostri giovani possano essere supportati da un’attività di Formazione. Oggi, per misurarsi nella Società occorrono competenze e conoscenze. Ai giovani che sono riuscito ad avvicinare ho accennato l’idea di organizzare un Corso di Formazione per Quadri Socialisti. La proposta è stata bene accolta. Ne parleremo a livello di Federazioni della Romagna.

Sono convinto che nell’Area Vasta Romagna ci siano diverse Risorse qualificate per fornire dei contributi per questa iniziativa.

Colgo l’occasione della Tribuna dell’Avanti, per ringraziare  ancora di cuore tutti i Dirigenti Socialisti della Romagna e le compagne ed i compagni presenti a Russi per la gioia, l’emozione ed il conforto che mi hanno donato con la loro Presenza. Spero di potere continuare ad emozionarmi e lo stesso augurio lo formulo ai 20.000 Socialisti che con eroismo in tutta l’Italia fanno da portabandiera e da testimoni a questo nostro grande ideale del Socialismo e alla Storia che grazie ai suoi valori siamo riusciti a costruire.

Nicola Olanda

LA FARNESINA AL QUIRINALE

gentiloniSergio Mattarella ha dato a Paolo Gentiloni l’incarico di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Renzi. Gentiloni, accettando con riserva, ha dichiarato: “Dalle consultazioni, è emersa l’indisponibilità delle maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un nuovo governo. Dunque non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Il ministro degli Esteri uscente pronuncia poche parole.
Il presidente del Consiglio incaricato intende “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari” per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice “consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Infine non dimentica l’omaggio al segretario-ex premier Renzi che si è dimesso come aveva promesso, mostrando “una coerenza che merita il rispetto di tutti”. Poi se ne va, atteso dal presidente del Senato, Pietro Grasso. Non risponde a chi gli chiede cosa significhi “il più presto possibile”, se già stasera o domani.
Rispetto ad altre situazioni i tempi per la formazione del nuovo esecutivo dovranno essere strettissimi. Come Mattarella ha sottolineato al termine delle consultazioni, il Paese “ha bisogno di un governo in tempi brevi” perché ci sono “scadenze e impegni da rispettare, sul piano interno, europeo e internazionale”. E proprio il piano europeo è quello più impellente: giovedì 15 c’è infatti il Consiglio Europeo e Mattarella vuole un governo insediato e con pieni poteri.
Nel colloquio tra il Presidente incaricato Paolo Gentiloni e il segretario del PSI Riccardo Nencini, Nencini ha confermato quanto già consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica: un governo di scopo che consenta al Parlamento la riforma dell’Italicum e l’armonizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato, che adotti i decreti attuativi della legge di bilancio, che rappresenti l’Italia nei vertici internazionali.
Nencini ha sottolineato che la nuova legge elettorale dovrà essere valutata coralmente dalle Camere. Meglio scrivere le regole del gioco con una maggioranza ampia.
I decreti relativi alle fasce sociali più deboli devono avere la precedenza su ogni altro atto – ha proposto Nencini.
Un governo nel pieno delle sue funzioni è utile fin dai prossimi giorni quando nel Consiglio Europeo si discuterà il Trattato di Dublino relativo alle norme sui migranti.
“La revisione del Trattato – ha detto Nencini – è una delle priorità dell’esecutivo. È’ indispensabile che l’Unione Europea condivida le responsabilità nell’accoglienza”.

Adesso impazza il toto-nomi per il governo che ancora non c’è e che dovrà prima ottenere la fiducia del Parlamento.
Silvio Berlusconi ha bocciato le larghe intese, ma è pronto a sostenere il governo che nascerà, fino alla nuova legge elettorale, mentre il M5s continua la sua battaglia. “Non vogliamo legittimare questo governo neanche con un nostro No alla fiducia”, ha dichiarato a Skytg24 la capogruppo M5S alla Camera, Giulia Grillo.

LA POLITICA IN TESTA

Congresso Salerno sala tagliata bassa

Al via la festa nazionale dell’Avanti a Roma. Tre giorni di dibattiti senza interruzione. Come un unico film a episodi. Per la seconda volta consecutiva la festa nazionale socialista sarà dedicata al nostro giornale. E’ un riconoscimento importante ai nostri sforzi, del resto premiati dal continuo aumento dei nostri lettori e dal sempre più partecipato confronto politico che nelle varie rubriche si sviluppa sulla politica. Il nostro incontro durerà tre giorni e si svolgerà, come lo scorso anno, nella splendida cornice di villa Osio. Dal 15 al 17 settembre si svilupperanno dibattiti a getto continuo, senza sosta, come se la festa fosse un unico film da osservare con episodi diversi. Se il Pd, partito del socialismo europeo, ha scelto di rilanciare le feste dell’Unità, ripubblicando il vecchio quotidiano fondato da Gramsci come giornale comunista nel 1924 proprio in polemica con l’Avanti!, quotidiano socialista nato nel natale del 1896, questo testimonia una delle perduranti contraddizioni di questo partito.

Pensavamo, noi forse troppo legati alla coerenza della storia, che dopo la fine del comunismo e del Pci, si sarebbe formato un unico partito socialista proprio con l’Avanti! suo insostituibuile organo. Sappiamo come è andata. Il paradosso della storia di quest’ultimo quarto di secolo ha visto crollare in Italia sotto i calcinacci del muro di Berlino proprio i socialisti. E anche l’Avanti!. Noi non demordiamo anche per questo. Perchè si ristabilisca la verità della storia, perché la tradizione socialista italiana non venga cancellata coi suoi esponenti più rappresentativi, e con loro i simboli, tra cui l’Avanti!, che sempre è stato lo specchio e il moltiplicatore dei nostri ideali.

Cominceremo noi alle 17 e 30 di giovedî con la presentazione della festa (lo faremo Oreste Pastorell, i dirigenti romani e chi scrive). I temi trattati nel corso della nostra kermesse sono quelli di più stretta attualità. Giovedì al centro della riflessione ci sarà il tema della prevenzione e cura del territorio, anche alla luce del recente tragico terremoto, poi la legge di stabilità col presidente dei giovani industriali, col capogruppo del Pd alla Camera Rosato, con il sottosegretario Nannicini, con la nostra Pia Locatelli (moderatore Carlo Petrini di Repubblica). Alla sera tema più politico: verso un nuovo centro-sinistra con il vice del Pd Guerini, il sottosegretario Della Vedova, il nostro Schietroma (introduce Elisa Gambardella, modera Francesco Maesano della Rai).  Venerdi alle 17 è ancora secondo tempo, questa volta del governo con il segretario Uil Barbagallo, Cicchitto e il nostro Rometti, subito dopo doppio confronto politico prima con il ministro Boschi e poi con Alfano del nostro Nencini, poi confronto sul referedum tra me, Bobo Craxi, che fa parte del gruppo i socialisti per il no, Alessia Morani, vice capogruppo Pd alla Camera e il docente universitario Edoardo Raffiotta (introduce Maria Pisani).

Alla sera tavola sui diritti con il nostro Buemi, Cinquepalmi, Caruso e il sottosegretario Ferri. Sabato riunione del Consiglio nazionale, nel primo pomeriggio incontri dei gruppi di lavoro del partito, poi tre dibattiti finali: il socialista Vizzini e Andrea Romano (Pd) si confronteranno sulla riforma costituzionale, Aldo Forbice, Intini e Covatta sui nuovi diari di Nenni, infine (introduce Parea) un confronto sul polo riformista con il vice della Regione Lazio e Fichera. Attendiamo che i socialisti rispondano. I giovani socialisti ci saranno, capeggiati dal romantico Sajeva, con un loro stand e cosi l’Avanti! che seguirà e pubblicherà i vari dibattiti pubblici. Tre giorni con “la politica in testa”. Speriamo che funzioni. La festa e magari anche la testa…

Mauro Del Bue

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Hollande: intensificheremo gli attacchi in Siria e Iraq

Il presidente si è rivolto ai francesi dalla tv nella notte per confernare la lotta al terrorismo e annunciare la prosecuzione dello stato di emergenza. L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio sono giunti a Parigi da ogni parte del mondo con la condanna per quanto avvenuto. Renzi: ” I terroristi non l’avranno vinta, mai”. Nencini: “Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?


François HollandeIl presidente francese François Hollande, ha rivolto alle 4 della notte un messaggio ai francesi. Hollande ha sottolineato la ‘mostruosità’ di quanto avvenuto, la certezza che si fosse davanti a un attacco terroristico e la convinzione che ‘tutta la Francia è sotto la minaccia del terrorismo islamico’. Il presidente francese ha poi annunciato la promulgazione di un nuovo decreto per prolungare di altri tre mesi lo stato di emergenza che era stata deciso dopo gli attentati contemporanei a Parigi del 13 novembre scorso che avevano fatto 130 morti e ricordati da tutto il mondo come l’attacco al Bataclan, la discoteca dove si era avuto il maggior numero di vittime.  Poi, dopo aver annunciato l’intenzione di ricorrere a tutte le forze di polizia disponibili, ha ribadito che la Francia ‘intensificherà le sue azioni militari in Siria e in Iraq: “Niente – ha detto – ci farà desistere dalla nostra volontà di lottare contro il terrorismo e noi intensificheremo ulteriormente le nostre azioni in Siria e in Iraq. Noi continueremo a colpire coloro che ci attaccano sul nostro territorio”.

L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio giungono alla Francia da ogni parte con la solidarietà dei leader di tutto il mondo e la condanna per quanto avvenuto.

La Gran Bretagna si schiera “spalla a spalla con la Francia, come tanto spesso abbiamo fatto in passato”, fa sapere Theresa May, preannunciando una conversazione con Francois Hollande. La neo premier britannica riafferma poi l’impegno contro i terroristi: “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sconfiggere questi brutali assassini che vogliono distruggere il nostro stile di vita”.

“Non cederemo mai a chi predica e pratica la cultura della morte contro la vita delle persone e la libertà dei popoli”, afferma il presidente Sergio Mattarella. “Insieme con gli altri Paesi dell’intera comunità internazionale, anzitutto dell’Unione Europea, proseguiremo l’impegno contro la violenza e il terrorismo, per affermare i valori di libertà, eguaglianza, fraternità, celebrati in Francia il 14 luglio”, aggiunge il capo dello Stato.

Le immagini di Nizza “continuano a rimbombare nella testa e fanno male. Ma i terroristi non l’avranno vinta, mai”, scrive Matteo Renzi in calce alla sua newsletter Enews. Renzi ha anche ritwittato un tweet del presidente francese Hollande.

“L’attacco alla Francia proprio il 14 luglio – commenta il Segretario del PSI, Riccardo Nencini – è l’attacco ai valori su cui è nata la civiltà occidentale moderna. E non si dica che la causa fondamentale che muove i terroristi va rintracciata nella povertà e nell’emarginazione. La risposta non è il relativismo, non è nella rinuncia alla nostra identità, non è nel buonismo a senso unico che ci espone al dileggio universale. Rinunciare ai nostri valori ci rende semplicemente più deboli. Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?

In un messaggio inviato a nome del Papa al vescovo di Nizza, mons. André Marceau, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin scrive: “Mentre la Francia celebrava la sua festa nazionale, la violenza cieca ha colpito ancora il Paese a Nizza, facendo numerose vittime tra cui dei bambini. Condannando ancora una volta tali atti, Sua Santità Papa Francesco esprime la sua profonda tristezza e la sua vicinanza spirituale al popolo francese”.

Tra i messaggi di cordoglio per qaunto avvenuto a Nizza anche quello della comunità islamica in Italia. “Il nostro dolore s’unisce a quello dei francesi. Il mondo arabo piange assieme ai familiari delle vittime di Nizza. Siamo tutti francesi!”, commenta Foad Aodi, “Focal Point” in Italia, per l’integrazione, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai). “Tutti gli arabi e i musulmani d’Italia – aggiunge Aodi – condannano  con fermezza questi atti disumani che minacciano la vita di tutti i cittadini del mondo, senza distinzione tra cristiani, musulmani, ebrei o atei. Ci vuole la massima collaborazione da parte dei Governi per spezzare l’azione distruttiva del Daesh e dei suoi “lupi solitari”:i nostri nemici principali, nemici  della libertà e della democrazia. Solo col coinvolgimento delle associazioni e delle Comunità straniere, arabe e musulmane incluse, possiamo ottenere risultati, e intensificare al tempo stesso la prevenzione e la sicurezza internazionali. In circostanze come queste, poi, il pregiudizio verso il mondo mussulmano non fa che aggravare l’azione di chi dissemina il terrore: che –  non mi stanco di ripeterlo – nulla ha a che vedere col vero Islam. Offriamo ai Governi italiano e francese la massima disponibilità per prevenire questo franchising del terrore, consolidatosi nei nostri Paesi d’origine, così come in Europa”.