Unioni civili. Nencini, Italia più libera

“Un passo storico, che renderà l’Italia più libera. Una conquista di civiltà. Ora colmare il vuoto normativo sulle adozioni. #unionicivili”.
Così su Twitter il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, dopo che il Cdm ha approvato i decreti attuativi sulle unioni civili.

LA FARNESINA AL QUIRINALE

gentiloniSergio Mattarella ha dato a Paolo Gentiloni l’incarico di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Renzi. Gentiloni, accettando con riserva, ha dichiarato: “Dalle consultazioni, è emersa l’indisponibilità delle maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un nuovo governo. Dunque non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Il ministro degli Esteri uscente pronuncia poche parole.
Il presidente del Consiglio incaricato intende “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari” per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice “consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Infine non dimentica l’omaggio al segretario-ex premier Renzi che si è dimesso come aveva promesso, mostrando “una coerenza che merita il rispetto di tutti”. Poi se ne va, atteso dal presidente del Senato, Pietro Grasso. Non risponde a chi gli chiede cosa significhi “il più presto possibile”, se già stasera o domani.
Rispetto ad altre situazioni i tempi per la formazione del nuovo esecutivo dovranno essere strettissimi. Come Mattarella ha sottolineato al termine delle consultazioni, il Paese “ha bisogno di un governo in tempi brevi” perché ci sono “scadenze e impegni da rispettare, sul piano interno, europeo e internazionale”. E proprio il piano europeo è quello più impellente: giovedì 15 c’è infatti il Consiglio Europeo e Mattarella vuole un governo insediato e con pieni poteri.
Nel colloquio tra il Presidente incaricato Paolo Gentiloni e il segretario del PSI Riccardo Nencini, Nencini ha confermato quanto già consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica: un governo di scopo che consenta al Parlamento la riforma dell’Italicum e l’armonizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato, che adotti i decreti attuativi della legge di bilancio, che rappresenti l’Italia nei vertici internazionali.
Nencini ha sottolineato che la nuova legge elettorale dovrà essere valutata coralmente dalle Camere. Meglio scrivere le regole del gioco con una maggioranza ampia.
I decreti relativi alle fasce sociali più deboli devono avere la precedenza su ogni altro atto – ha proposto Nencini.
Un governo nel pieno delle sue funzioni è utile fin dai prossimi giorni quando nel Consiglio Europeo si discuterà il Trattato di Dublino relativo alle norme sui migranti.
“La revisione del Trattato – ha detto Nencini – è una delle priorità dell’esecutivo. È’ indispensabile che l’Unione Europea condivida le responsabilità nell’accoglienza”.

Adesso impazza il toto-nomi per il governo che ancora non c’è e che dovrà prima ottenere la fiducia del Parlamento.
Silvio Berlusconi ha bocciato le larghe intese, ma è pronto a sostenere il governo che nascerà, fino alla nuova legge elettorale, mentre il M5s continua la sua battaglia. “Non vogliamo legittimare questo governo neanche con un nostro No alla fiducia”, ha dichiarato a Skytg24 la capogruppo M5S alla Camera, Giulia Grillo.

LA POLITICA IN TESTA

Congresso Salerno sala tagliata bassa

Al via la festa nazionale dell’Avanti a Roma. Tre giorni di dibattiti senza interruzione. Come un unico film a episodi. Per la seconda volta consecutiva la festa nazionale socialista sarà dedicata al nostro giornale. E’ un riconoscimento importante ai nostri sforzi, del resto premiati dal continuo aumento dei nostri lettori e dal sempre più partecipato confronto politico che nelle varie rubriche si sviluppa sulla politica. Il nostro incontro durerà tre giorni e si svolgerà, come lo scorso anno, nella splendida cornice di villa Osio. Dal 15 al 17 settembre si svilupperanno dibattiti a getto continuo, senza sosta, come se la festa fosse un unico film da osservare con episodi diversi. Se il Pd, partito del socialismo europeo, ha scelto di rilanciare le feste dell’Unità, ripubblicando il vecchio quotidiano fondato da Gramsci come giornale comunista nel 1924 proprio in polemica con l’Avanti!, quotidiano socialista nato nel natale del 1896, questo testimonia una delle perduranti contraddizioni di questo partito.

Pensavamo, noi forse troppo legati alla coerenza della storia, che dopo la fine del comunismo e del Pci, si sarebbe formato un unico partito socialista proprio con l’Avanti! suo insostituibuile organo. Sappiamo come è andata. Il paradosso della storia di quest’ultimo quarto di secolo ha visto crollare in Italia sotto i calcinacci del muro di Berlino proprio i socialisti. E anche l’Avanti!. Noi non demordiamo anche per questo. Perchè si ristabilisca la verità della storia, perché la tradizione socialista italiana non venga cancellata coi suoi esponenti più rappresentativi, e con loro i simboli, tra cui l’Avanti!, che sempre è stato lo specchio e il moltiplicatore dei nostri ideali.

Cominceremo noi alle 17 e 30 di giovedî con la presentazione della festa (lo faremo Oreste Pastorell, i dirigenti romani e chi scrive). I temi trattati nel corso della nostra kermesse sono quelli di più stretta attualità. Giovedì al centro della riflessione ci sarà il tema della prevenzione e cura del territorio, anche alla luce del recente tragico terremoto, poi la legge di stabilità col presidente dei giovani industriali, col capogruppo del Pd alla Camera Rosato, con il sottosegretario Nannicini, con la nostra Pia Locatelli (moderatore Carlo Petrini di Repubblica). Alla sera tema più politico: verso un nuovo centro-sinistra con il vice del Pd Guerini, il sottosegretario Della Vedova, il nostro Schietroma (introduce Elisa Gambardella, modera Francesco Maesano della Rai).  Venerdi alle 17 è ancora secondo tempo, questa volta del governo con il segretario Uil Barbagallo, Cicchitto e il nostro Rometti, subito dopo doppio confronto politico prima con il ministro Boschi e poi con Alfano del nostro Nencini, poi confronto sul referedum tra me, Bobo Craxi, che fa parte del gruppo i socialisti per il no, Alessia Morani, vice capogruppo Pd alla Camera e il docente universitario Edoardo Raffiotta (introduce Maria Pisani).

Alla sera tavola sui diritti con il nostro Buemi, Cinquepalmi, Caruso e il sottosegretario Ferri. Sabato riunione del Consiglio nazionale, nel primo pomeriggio incontri dei gruppi di lavoro del partito, poi tre dibattiti finali: il socialista Vizzini e Andrea Romano (Pd) si confronteranno sulla riforma costituzionale, Aldo Forbice, Intini e Covatta sui nuovi diari di Nenni, infine (introduce Parea) un confronto sul polo riformista con il vice della Regione Lazio e Fichera. Attendiamo che i socialisti rispondano. I giovani socialisti ci saranno, capeggiati dal romantico Sajeva, con un loro stand e cosi l’Avanti! che seguirà e pubblicherà i vari dibattiti pubblici. Tre giorni con “la politica in testa”. Speriamo che funzioni. La festa e magari anche la testa…

Mauro Del Bue

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Hollande: intensificheremo gli attacchi in Siria e Iraq

Il presidente si è rivolto ai francesi dalla tv nella notte per confernare la lotta al terrorismo e annunciare la prosecuzione dello stato di emergenza. L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio sono giunti a Parigi da ogni parte del mondo con la condanna per quanto avvenuto. Renzi: ” I terroristi non l’avranno vinta, mai”. Nencini: “Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?


François HollandeIl presidente francese François Hollande, ha rivolto alle 4 della notte un messaggio ai francesi. Hollande ha sottolineato la ‘mostruosità’ di quanto avvenuto, la certezza che si fosse davanti a un attacco terroristico e la convinzione che ‘tutta la Francia è sotto la minaccia del terrorismo islamico’. Il presidente francese ha poi annunciato la promulgazione di un nuovo decreto per prolungare di altri tre mesi lo stato di emergenza che era stata deciso dopo gli attentati contemporanei a Parigi del 13 novembre scorso che avevano fatto 130 morti e ricordati da tutto il mondo come l’attacco al Bataclan, la discoteca dove si era avuto il maggior numero di vittime.  Poi, dopo aver annunciato l’intenzione di ricorrere a tutte le forze di polizia disponibili, ha ribadito che la Francia ‘intensificherà le sue azioni militari in Siria e in Iraq: “Niente – ha detto – ci farà desistere dalla nostra volontà di lottare contro il terrorismo e noi intensificheremo ulteriormente le nostre azioni in Siria e in Iraq. Noi continueremo a colpire coloro che ci attaccano sul nostro territorio”.

L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio giungono alla Francia da ogni parte con la solidarietà dei leader di tutto il mondo e la condanna per quanto avvenuto.

La Gran Bretagna si schiera “spalla a spalla con la Francia, come tanto spesso abbiamo fatto in passato”, fa sapere Theresa May, preannunciando una conversazione con Francois Hollande. La neo premier britannica riafferma poi l’impegno contro i terroristi: “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sconfiggere questi brutali assassini che vogliono distruggere il nostro stile di vita”.

“Non cederemo mai a chi predica e pratica la cultura della morte contro la vita delle persone e la libertà dei popoli”, afferma il presidente Sergio Mattarella. “Insieme con gli altri Paesi dell’intera comunità internazionale, anzitutto dell’Unione Europea, proseguiremo l’impegno contro la violenza e il terrorismo, per affermare i valori di libertà, eguaglianza, fraternità, celebrati in Francia il 14 luglio”, aggiunge il capo dello Stato.

Le immagini di Nizza “continuano a rimbombare nella testa e fanno male. Ma i terroristi non l’avranno vinta, mai”, scrive Matteo Renzi in calce alla sua newsletter Enews. Renzi ha anche ritwittato un tweet del presidente francese Hollande.

“L’attacco alla Francia proprio il 14 luglio – commenta il Segretario del PSI, Riccardo Nencini – è l’attacco ai valori su cui è nata la civiltà occidentale moderna. E non si dica che la causa fondamentale che muove i terroristi va rintracciata nella povertà e nell’emarginazione. La risposta non è il relativismo, non è nella rinuncia alla nostra identità, non è nel buonismo a senso unico che ci espone al dileggio universale. Rinunciare ai nostri valori ci rende semplicemente più deboli. Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?

In un messaggio inviato a nome del Papa al vescovo di Nizza, mons. André Marceau, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin scrive: “Mentre la Francia celebrava la sua festa nazionale, la violenza cieca ha colpito ancora il Paese a Nizza, facendo numerose vittime tra cui dei bambini. Condannando ancora una volta tali atti, Sua Santità Papa Francesco esprime la sua profonda tristezza e la sua vicinanza spirituale al popolo francese”.

Tra i messaggi di cordoglio per qaunto avvenuto a Nizza anche quello della comunità islamica in Italia. “Il nostro dolore s’unisce a quello dei francesi. Il mondo arabo piange assieme ai familiari delle vittime di Nizza. Siamo tutti francesi!”, commenta Foad Aodi, “Focal Point” in Italia, per l’integrazione, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai). “Tutti gli arabi e i musulmani d’Italia – aggiunge Aodi – condannano  con fermezza questi atti disumani che minacciano la vita di tutti i cittadini del mondo, senza distinzione tra cristiani, musulmani, ebrei o atei. Ci vuole la massima collaborazione da parte dei Governi per spezzare l’azione distruttiva del Daesh e dei suoi “lupi solitari”:i nostri nemici principali, nemici  della libertà e della democrazia. Solo col coinvolgimento delle associazioni e delle Comunità straniere, arabe e musulmane incluse, possiamo ottenere risultati, e intensificare al tempo stesso la prevenzione e la sicurezza internazionali. In circostanze come queste, poi, il pregiudizio verso il mondo mussulmano non fa che aggravare l’azione di chi dissemina il terrore: che –  non mi stanco di ripeterlo – nulla ha a che vedere col vero Islam. Offriamo ai Governi italiano e francese la massima disponibilità per prevenire questo franchising del terrore, consolidatosi nei nostri Paesi d’origine, così come in Europa”.

IL BUON GOVERNO
COMINCIA DAI COMUNI

Elezioni comunali“Siamo presenti in quattro quinti dei comuni che vanno al voto. Ci sono le nostre liste in città come Roma e Napoli. Ci sono liste con la Rosa, ma identificabilissime come socialiste, in altre città come Bologna e queste liste al ballottaggio saranno decisive per i candidati della sinistra riformista. E questa per noi che non eleggiamo da una ventina d’anni in molti grandi comuni, è un’occasione per tornare al governo delle grandi città”.
Riccardo Nencini sedutoRiccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, sottolinea la presenza diffusa e radicata su tutto il territorio nazionale dei socialisti.
“C’è anche un numero molto grande di candidati a Sindaco socialisti nei comuni di media grandezza – continua – da Melfi a Castelfidardo, da Morrovalle a Città di Castello. Complessivamente questa è anche l’occasione per ricreare una filiera della vera sinistra riformista che, con la fine di Italia Bene Comune, non è stata più ricostruita. Mai come oggi direi, che ‘Il buon governo comincia dai Comuni’.

Vanno alle urne 13 milioni di elettori per eleggere i sindaci di oltre 1.300 Comuni, tra cui Roma, Milano, Torino e Napoli. Le opposizioni sostengono che queste amministrative sono un test per il Governo. Certamente le preferenze del segretario del PD, che è anche Presidente del Consiglio, hanno pesato molto da Milano a Roma nella scelta dei candidati a Sindaco… Renzi dice che non è un test …
Mah, quando hai una capitale che va al voto … anche se è un voto amministrativo, alla fine ha un significato anche politico nazionale.

ma allora peserà sul Governo…
Non vedo un riflesso diretto. Il peso politico è già tutto spostato sul referendum costituzionale di ottobre. Però, devo dire, che indubbiamente l’esito di questo voto amministrativo potrebbe condizionare anche il voto referendario.

Sarà un test per i 5 stelle però, soprattutto se avranno un buon risultato a Roma…
Sarebbe la conferma che si stanno istituzionalizzando. È il paradosso della politica in Italia. Un partito nato per contestare il sistema, si sta istituzionalizzando ogni giorno di più. D’altra parte assistiamo anche ad un altro curioso fenomeno: i grandi partiti che si nascondono sempre di più dentro le liste civiche. Un fenomeno di cui abbiamo parlato già al Congresso di Venezia.

Perché si nascondono? I candidati a Sindaco si vergognano dei partiti di appartenenza?
Valutano che nella società italiana la politica occupa non solo un ruolo marginale, ma addirittura “negativo”. Ecco allora che cercano di mimetizzarsi utilizzando simboli diversi. Così però si fa un regalo all’antipolitica che è invece il pericolo che dovremmo combattere maggiormente.

In tutta Europa i fan del premier ungherese Orban sostengono la tesi dello ‘ Stato illiberale’, ovvero che sia più efficiente di quello democratico in una situazione di crisi. È un vento che in Italia sentiamo soffiare nelle parole di Matteo Salvini, ma pure in una certa ‘antipolitica’ che emerge anche in occasione delle elezioni amministrative. A Roma, ad esempio, si sente anche dire che alla fine sarebbe meglio lasciarla commissariata …
È un guaio. In questo modo alla fine si arriverà a sostenere che si stava meglio nel ‘Ventennio’ oppure che è meglio il sistema monopartitico cinese. È una strada doppiamente sbagliata. Non si reagisce alla crisi della democrazia nel tempo della società tecnologica col ricorso al populismo o, in alternativa, con l’Uomo solo al comando. Si reagisce mettendo in campo forme nuove di partecipazione alle Istituzioni e all’amministrazione della cosa pubblica. Noi, ad esempio, ci siamo battuti per il voto ai sedicenni e per il dibattito pubblico sulle grandi opere che è oggi contenuto nel nuovo codice degli appalti per le grandi opere. Servono insomma strumenti per allargare la platea decisionale.

Beh, su questo il Movimento 5 Stelle ha preceduto tutti …
La mia risposta è: sì, ma… Il difetto nella loro azione politica è che hanno sostituito la ‘rete’ alla democrazia rappresentativa che invece va integrata con nuovi strumenti e non certo sostituita da un tweet o da un ‘mi piace’ su un post.

Bisogna ammettere che in molte città sono stati dati esempi di cattiva amministrazione …
All’antipolitica ci arriviamo perche viviamo una condizione di fragilità socioeconomica e nel terrore di migrazioni di massa durevoli. Poi, ma solo dopo, si somma il malgoverno di città importanti, penso a Roma. Il malgoverno si aggiunge a questi due pilastri.

E uno degli scandali ricorrenti riguarda le municipalizzate. Troppe, inefficienti, costose. Meglio dare tutto in gestione ai privati a cominciare dall’acqua?
Indubbiamente ci sono troppi Enti di governo locale, di servizio alla persona. Poi ci sono troppi Comuni e troppe Istituzioni insediate sul territorio. C’è un alternativa a tutto questo ed è quella di sostituire, fondere assieme i piccoli Comuni, di rivedere l’assetto delle Regioni e di lasciare in mano pubblica solo i servizi essenziali come l’acqua. In alcuni casi davvero non si vede il motivo di una SpA pubblica. Io, ad esempio, come viceministro ho la delega agli aeroporti e vedo una quantità enorme di aeroporti con la gestione di Comuni e perfino di Province. Che senso ha lasciare un aeroporto con una direzione pubblica se c’è un privato che investe?

Amministrative. Una Rosa per Roma

Riccardo Nencini, Aldo Forbice e Loreto Del Cimmuto

Riccardo Nencini, Aldo Forbice e Loreto Del Cimmuto

Chiusura della campagna elettorale a Roma per ‘Una Rosa per Roma’, la lista socialista per le elezioni amministrative nella capitale.
All’appuntamento presso l’Eurostars Saint John Hotel della lista che questa domenica sosterrà la candidatura a Sindaco di Roma di Roberto Giachetti, oltre al capolista Aldo Forbice, il segretario del Partito Riccardo Nencini, il segretario della federazione romana Loreto Del Cimmuto, il consigliere regionale Daniele Fichera, candidati della lista, compagni e simpatizzanti.

Il capolista Aldo Forbice intervenendo ha ricordato “le difficoltà di una campagna elettorale, dispersa, costruita più sulle polemiche personali, di schieramento e poco sulla politica e soprattutto sui programmi per rinnovare Roma, per farla uscire dalle palude in cui si trova. Ho visto – ha detto – passare in quarantanni molti sindaci e giunte di centro sinistra e centro destra, ma mai nessuno era riuscito a toccare il degrado di oggi. Camminare sui rifiuti, con gli spazi verdi e i parchi abbandonati da mesi, persino da anni nel centro storico è una immagine che non si era mai vista. Quel che è più grave ancora del degrado è la deresponsabilizzazione, l’abitudine al disinteresse, all’apatia delle istituzioni, allo scaricabarile che si accompagna alla sfiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni.

Credo fermamente – ha continuato – che sia molto importante nel radicale rinnovamento della pubblica amministrazione, che è un po’ pletorica e dalla produttività non proprio eccelsa, se la paragoniamo a quella di altre capitali europee. C’è molto lavoro da fare in questo campo, durante i primi 100 giorni e dopo… E in questo il programma del candidato sindaco ci sembra eccellente. È molto importante – e lo sottolineiamo anche nel nostro programma, quello della lista “Una Rosa per Roma”, il pieno decentramento amministrativo, con i Comuni Urbani  – realtà di 200-300 mila abitanti – la massima valorizzazione dei criteri meritocratici, a cominciare dalla valorizzazione della professionalità, la rigorosa valutazione dei risultati, la responsabilizzazione dei dirigenti e la massima trasparenza dei bilanci e dell’azione amministrativa.

Aldo ForbiceA questo proposito – ha detto ancora il capolista – mi sembra molto importante urgente l’avvio di un processo di trasformazione dei Municipi in Comuni urbani, attraverso un trasferimento di poteri dal Campidoglio alle giunte amministrative dei diversi Municipi. È bene sempre ricordarsi che Roma è una città molto estesa, dove il cemento ha divorato, con la storica e recente speculazione edilizia, le campagne attorno. È una città di poco più di 1285 chilometri quadrati, l’equivalente di Napoli, Torino,Milano e Palermo messe insieme.
L’obiettivo è di trasformare, ma per far questo occorrerà una legge ad hoc,  i Municipi in comuni urbani, con pieni poteri e bilanci autonomi.
Gli attuali Municipi, anche se hanno una popolazione di città medio-grandi  – Brescia, Catania, Bari, Messina, Verona – hanno scarsissimi poteri: devono sempre fare progetti da trasmettere al Campidoglio che detiene il vero potere decisionale.
Solo in questo modo sarà possibile responsabilizzare le rappresentanze municipali, favorire l’attiva partecipazione dei cittadini nell’ambito di Roma metropolitana”.

Aldo Forbice ha poi affrontato il tema della cultura. “Condivido – ha detto – il programma sulla tutela del nostro patrimonio artistico e culturale, che rappresenta anche il fulcro della economia romana – favorisce il turismo culturale internazionale, tutte le attività collegate, ecc. – bisognerà però prestare molta attenzione  – da qui anche l’importanza dei Comuni urbani – alla protezione delle librerie storiche, dei negozi di artigianato, delle botteghe d’arte, ma anche degli studi dei pittori e scultori – una quota dei locali pubblici del centro storico potrebbero essere riservati a canoni controllati, ai giovani artisti – anche con forme di defiscalizzazione e sostegni pubblici.
Una particolare attenzione va riservata poi agli artisti anziani e agli scrittori che non godono di assistenza e pensioni con un reddito minimo garantito.
Non basta la legge Bacchelli.
Quindi – ha concluso – sostegno al volontariato, in ogni settore, e all’associazionismo culturale che potrebbe attivamente collaborare con i dirigenti scolastici con le scuole aperte nel pomeriggio”.Del Cimmuto Nencini

Del Cimmuto da parte sua ha sottolineato che “abbiamo costruito una proposta politica credibile, che rappresenta l’unica vera novità di questa campagna elettorale. C’è da scommettere su una nuova stagione all’insegna della discontinuità politica e amministrativa con il cosiddetto modello Roma, per costruire un nuovo centro sinistra. La
Lista ‘Una rosa Roma’ è nata anche per questo. Essa – ha concluso – rappresenta la sintesi di esperienze politiche organizzate e di impegno civile e sociale, che può trovare una ragione d’ essere ben oltre l’appuntamento del 5 giugno”.

Mentre il segretario del Psi Riccardo Nencini, ha colto l’occasione per ricordare come “dopo la cura del ferro, quest’anno dovrebbe essere l’anno della casa”. “Sono almeno 1700 le abitazioni di edilizia residenziale pubblica nella città di Roma – ha detto – il cui recupero è stato finanziato dal governo solo negli ultimi mesi. E sono una trentina i milioni che il Governo ha messo a disposizione della regione come sostegno alla locazione. Il piano casa cui stiamo lavorando prevede interventi soprattutto nelle città dove la pressione abitativa è più forte. Roma è tra queste. Parlo di edilizia residenziale pubblica e di Housing sociale, misure in favore di chi è precipitato nella condizione del bisogno e di ceto medio in difficoltà. Misure tese a mettere sul mercato case ad affitto calmierato e case da affittare con possibilità di acquisto. Un programma che si incrocia perfettamente con il progetto per le periferie anticipato dal Presidente del Consiglio”. E concludendo ha aggiunto: “La Meloni promette 5000 case popolari in cinque anni. Noi le stiamo già realizzando”.

Redazione Avanti! 


Un programma culturale per Roma con scrittori e poeti

“Una rosa per Roma “, per Giachetti sindaco, in collaborazione con la Federazione unitaria degli scrittori (Fuis), promuove un’assemblea di scrittori e poeti al Teatro Testaccio di Roma (via Romolo Gessi, 8) venerdì prossimo (3 giugno) alle ore 15,30. Nell’incontro si discuterà delle proposte di un programma culturale per Roma, con particolare riferimento alla condizione degli scrittori e dei poeti. Saranno presenti Aldo Forbice, giornalista e scrittore, capolista di “una Rosa per Roma“ e il presidente della Fuis Antonio Natale Rossi.

Nella stessa occasione ogni autore potrà leggere una propria poesia o un testo di
narrativa / di saggistica dedicato alla capitale, per una durata di cinque minuti. La manifestazione si concluderà alle ora 18,00

Scrive Cristian Parabita:
Abbiamo sbagliato un’altra volta

Al di là della riuscita del congresso e delle feste, dei bei discorsi, degli abbracci, delle strette di mano, delle foto, dei sorrisi, al di là di tutto quanto sia riuscito, abbiamo sbagliato un’altra volta. Bobo Craxi e tanti altri compagni sono fuori. Hanno deciso di imboccare un’altra strada, quella dell’allontanamento  forse definitivo dal partito (mi auguro di no).  Il nostro amato partito,  diventato prezioso sia per i contenuti che diffonde e trasferisce al Governo Renzi, sia perché potrebbe essere l’unica vera alternativa per fare uscire l’Italia dall’inferno in cui è caduta. Dico potrebbe, ma purtroppo adesso non lo è, perché in mezzo ai socialisti governa la divisione e la dispersione. Proprio in mezzo al partito delle risorse umane straordinarie, dei professionisti di valore, apprezzati e onesti, partito che la storia ha visto protagonista in molte occasioni. I contenuti di cui il Governo Renzi si avvantaggia, forse gli unici veri contenuti di valore di un Governo discusso e ultimamente travolto da diverse vicende poco gradevoli. Continuare ad essere l’ombra del Governo Renzi è una scelta ben precisa, criticata e che ha formato nel tempo il nodo più difficile da sciogliere per molti compagni i quali rifiutano le riforme Costituzionali in corso e la deformazione del sistema democratico del nostro Paese.  E’ comprensibile, questo legame è in essere per ragioni di benefici e opportunità politiche che guardano però ad un arco di tempo piuttosto ristretto e che penalizzano  l’autonomia socialista.

Altro problema credo sia stato il percorso scelto che ha portato alla rielezione del segretario Nencini, ottenuta con larghissimo consenso ma con pochi spazi di confronto verso i compagni più critici che cercavano di indicare una strada alternativa a quella dell’ombra Renziana.

Non sto qui a distribuire colpe, non spetta a me che sono l’ultima ruota del partito, la meno idonea a giudicare. Oltre tutto incolpare non serve a nulla. Occorre solo rimediare,  se possibile. Molti mi daranno per matto o chissà cosa, ma non importa. Credetemi, l’amaro di questi ultimi tempi mi ha davvero rattristato e avevo il bisogno di comunicare con tutti voi.

Dal partito mi aspetto un repentino cambio di strategia politica,  uno smarcamento di pensiero politico più forte rispetto al Governo Renzi e una pressione maggiore  sul Governo per spingerlo ad affrontare i temi della crisi economica e dell’occupazione del Paese, temi a mio avviso fronteggiati molto sulla carta ma non realmente. Mi aspetto un reale intervento sui territori,  con delle azioni concrete e mirate, un vero e proprio investimento per far crescere il partito, creare una struttura efficace e presente su tutto il territorio  nazionale per far tornare la politica in tutte le città d’Italia e riscattare il paese da questa situazione indegna. Il sogno… non ve lo dico….

Noi del PSI abbiamo perso un’altra battaglia, quella di restare uniti per crescere e cambiare l’Italia. Ho detto la battaglia, non la guerra!

Cristian Parabita

Referendum. Nencini: “Sconfitto il fronte degli opposti”

Il quorum non è stato raggiunto avvicinato determinando la sconfitta dei promotori: i votanti si fermano attorno al 32% con i SI che sfiorano l’80% e i NO al 20%. “La sconfitta – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – non è dei cittadini che sono andati a votare ma di quel fronte degli opposti che aveva impresso un forte segno politico al referendum e voleva utilizzarlo come un grimaldello contro il governo. Se ci fosse anche solo un po’ di coerenza in chi predicava le dimissioni del governo in caso di sconfitta, ora dovrebbe trarne tutte le conseguenze”.

Esulta Matteo Renzi che giudica il risultato una vittoria contro quei “pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione” che volevano farne solo “una conta” politica. Ma, in parte, si dicono soddisfatti anche i sostenitori del comitato per il SI per aver “acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese”. Ma anche le opposizioni che mettono in cassa 15 milioni di votanti che potrebbero fare la differenza al prossimo referendum sulle riforme in autunno.

Ed è proprio sull’interpretazione del voto che si riaccende la polemica politica (da un lato Minoranza Dem, Sinistra, FI e M5s; dall’altra il Pd dei renziani). Per il premier i numeri rappresentano un “risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative”: “L’Italia ha parlato – spiega – Questo referendum è stato respinto”. Il presidente del Consiglio prova ad anticipare gli avversari: “Ora ci sarà la solita triste esibizione dei politici vecchio stile che dichiarano di aver vinto anche quando hanno perso. In politica bisogna saper perdere”. Il riferimento, neanche troppo velato, è al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha guidato la pattuglia degli amministratori ribelli nel Pd e si è schierato in prima linea contro le indicazioni dell’esecutivo e del partito. Particolarmente agguerrito Emiliano non intende deporre le armi: “Abbiamo superato la soglia di 10 milioni di voti che consideravamo necessaria per poter parlare di un successo: il governo dovrà tenerne conto”. “E da presidente del Consiglio – dice tra l’altro – c’e’ stata mancanza di rispetto”.

Probabilmente la battaglia si accenderà nuovamente quando si tornerà a discutere di royalties per le Regioni e delle politiche energetiche del Paese. All’opposizione il M5S, in prima linea nella campagna referendaria, ringrazia “i 15 milioni di votanti” con un post sul blog di Beppe Grillo e rilancia l’iniziativa di referendum senza l’obbligo del quorum. Forza Italia si affida alle parole di Renato Brunetta: il capogruppo azzurro alla Camera mette il voto sulle trivelle in relazione con il prossimo referendum di ottobre sulle riforme istituzionali affermando che per battere il governo basteranno “13 milioni di voti”. Il tema dell’astensione ha fatto dibattere più dell’argomento dello stesso referendum, ovvero la possibilità di limitare le concessioni per le trivelle all’interno delle 12 miglia dalla costa. Renzi si dice dispiaciuto di aver dovuto “non votare”, spiegando di averlo fatto per tutelare “11mila posti di lavoro” di operai e ingegneri del settore petrolifero. “Saremo il Paese più verde d’Europa”, aggiunge spiegando che però le politiche per le rinnovabili non possono essere fatte sprecando l’energia che già abbiamo ma con il tempo.

Gli animi sono tesi tra e all’interno dei partiti. A sottolinearlo un tweet del deputato renziano del Pd Ernesto Carbone che, a urne aperte, salutava ironicamente con un “ciaone” tutti coloro che avevano confidato nel raggiungimento del quorum. Un’espressione che è valsa una serie di risposte piccate da parte di esponenti di maggioranza e opposizione. Dalla minoranza Speranza afferma che gli “oltre 16 milioni di italiani hanno votato vanno ascoltati”. Per Gotor “il non raggiungimento del quorum è una classica vittoria di Pirro. Il Pd ha usato in modo strumentale l’astensione pensando di poter giocare con uno dei principali mali delle nostre democrazie, ma questa scelta spregiudicata rischia di rivelarsi un boomerang. In un colpo solo infatti abbiamo contraddetto la tradizione di partecipazione civica dell’elettorato di centro sinistra e l’identità stessa del Pd che è fondata sulla partecipazione dal basso di iscritti ed elettori”.

Il Senatore della minoranza Fornaro ricorda che “negli ultimi 15 anni, solamente in occasione del referendum sull’acqua (2011) e quello costituzionale (2006) si è superata la metà dei votanti, rispettivamente del 54,8% e 52,5%.L’affluenza di oggi è comunque superiore alle tornate referendarie del 2009 (23,5%), 2005 (25,6%) e 2003 (25,7%). E’ corretto, quindi, dare un giudizio di partecipazione media, in un contesto di scarsa mobilitazione delle organizzazioni dei partiti e di limitata campagna informativa da parte di tv e giornali. Il messaggio delle urne è quello che con un po’ di buona politica e capacità di ascolto, il Governo e il Parlamento devono essere capaci di trovare soluzioni equilibrate senza dover chiamare ai seggi i cittadini, sebbene sia da rimarcare il segnale di una forte attenzione sui temi ambientali espresso da circa un terzo degli italiani. I dati di affluenza di oggi, con oltre 14 milioni di votanti, confermano, inoltre, che il risultato del referendum sulle riforme di ottobre è tutt’altro che scontato e Renzi commetterebbe un errore madornale a trasformarlo in un referendum sul governo”.

Redazione Avanti!

VERSO IL REFERENDUM

Aula Montecitorio

Riforme ultimo atto. Con il voto di oggi si chiude l’iter Parlamentare del Ddl Boschi. Con 361 sì e 7 no la Camera, ha approvato il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione. Non hanno votato i deputati dell’opposizione che sono usciti dall’Aula. “Dopo due anni di lavoro, il Parlamento ha dato il via libera alla riforma costituzionale! Grazie a quelli che ci hanno creduto” Scrive su Twitter il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Ora manca solo la conferma referendaria.

Ieri Renzi ha detto che sulle riforme è pronto a giocarsi tutto, e oggi le opposizioni hanno risposto dicendosi pronte a dar battaglia. L’ultima. Una battaglia simbolica visto che alla Camera il Governo poggia su una solida maggioranza che la mette al riparo da ogni rischio. Per questo le opposizioni, già prima del voto, hanno annunciato che non faranno ostruzionismo ma si limiteranno a uscire dall’Aula. E così hanno fatto. In Aula quindi è rimasta solo la maggioranza che sostiene il governo più i verdiniani di Ala.

“Alcuni protagonisti della secessione da Montecitorio evocano l’Aventino. Eviterei paragoni impropri” ha sottolineato Riccardo Nencini, segretario del PSI, che ricorda: “Allora era stato ucciso Matteotti e socialisti, liberali e popolari disertarono la Camera come manifestazione di condanna verso Mussolini. Oggi disertano ex missini, parlamentari che, almeno una volta, hanno votato a favore della riforma del Senato, ex comunisti, e tutti compatti dietro la felpa di Salvini. L’Aventino fu proprio un’altra cosa.”- ha concluso Nencini. Per il Psi è intervenuta in Aula Pia Locatelli, Capogruppo della componente socialista. “Come abbiamo già detto in diverse occasioni – ha detto – la legge di riforma costituzionale, oggi al sesto ed ultimo passaggio parlamentare, non è propriamente quella voluta dai socialisti: non lo è nei contenuti, migliorati, comunque, nei diversi passaggi tra Camera e Senato, e non lo è per il metodo. Il metodo, appunto: ancora una volta, ribadiamo che sarebbe stato senza dubbio meglio adottare la strada maestra di un’Assemblea costituente, che, svincolata dall’esame di altri provvedimenti, avrebbe potuto dedicare più tempo e andare più in profondità in un clima complessivo di maggiore serenità, pur senza escludere il confronto, anche aspro”.

tabellone

 La Lega è stata tra i primi gruppi a dichiarare l’uscita: “Non saremo complici di Renzi e del suo governo che usa questo testo, per altro incostituzionale, per fare passerella politica” ha detto il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga. “Il collega Cristian Invernizzi farà la dichiarazione di voto finale – spiega Fedriga – ma poi usciremo dall’aula. È vergognoso che Renzi senza alcuna vergogna consideri il parlamento come una succursale della direzione del Pd. Si fa vedere solo oggi ma quando era il momento di cambiare la legge, non ne abbiamo intravisto nemmeno l’ombra”. Renzi è oggi in Iran per un incontro bilaterale con il presidente della Repubblica Islamica Hassan Rohani.

Anche il gruppo di Forza Italia alla Camera non ha partecipare al voto finale. Subito dopo l’intervento del capogruppo Renato Brunetta i deputati azzurri hanno abbandonare l’Aula. Brunetta parla di “schiforme” e di “violenza”. “Quali riforme? Qualcuno le ha chiamate ‘schiforme’. Qui siamo di fronte a una violenza, da parte di un leader che non ha vinto le elezioni, nei confronti del Parlamento e della democrazia parlamentare. Questo Parlamento doveva fare la riforma elettorale dopo la sentenza della Corte costituzionale che aveva cassato il Porcellum e invece Renzi, con una congiura di palazzo, si è impadronito dei parlamentari di Bersani, del Pd, e con colpi di mano multipli sta distruggendo la democrazia parlamentare”.

I deputati del Movimento 5 Stelle rinunciano all’ostruzionismo ma non parteciperanno al voto finale sulle riforme costituzionali. In dichiarazione di voto parlerà soltanto il deputato M5S Danilo Toninelli. Al momento in aula non sono presenti gli altri deputati pentastellati: entreranno in Aula, viene riferito, quando Toninelli prenderà la parola poi andranno a Milano per partecipare al funerale di Gianroberto Casaleggio. Stessa scelta anche per Sinistra Italiana: “Sinistra Italiana interverrà in dichiarazione di voto ma non parteciperà alla votazione finale sulla riforma costituzionale. Il governo e il Partito Democratico hanno voluto riformare la Costituzione da soli e da soli voteranno questo testo”. ha affermato Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana a Montecitorio. “È una riforma che pone un uomo solo al comando addirittura al di sopra della stessa Costituzione, che potrà disporre del Parlamento a sua immagine e somiglianza e che riduce lo spazio del pluralismo. È una riforma che segna una svolta negativa per il Paese. Ci vedremo al referendum di ottobre quando la parola passerà ai cittadini e questo testo sarà bocciato dal voto popolare”.

“Al campione di democrazia, Di Maio, ricordo che non sono le piazze a mandare a casa i Governi, ma i Parlamenti o gli elettori”, così il senatore socialista Enrico Buemi, Vice Presidente del gruppo Per le Autonomie-Psi-Maie, in riferimento alle affermazioni del deputato grillino Di Maio che aveva affermato che “il governo Renzi è ormai a scadenza. Anzi, diciamo che è già scaduto” e che la spallata finale arriverà alle prossime elezioni amministrative. “La democrazia, negli Stati liberali – ha aggiunto Enrico Buemi –  passa attraverso il rispetto rigoroso della Costituzione e dello Stato di diritto”. “Ogni altra strada è antidemocratica, pericolosa e foriera di gravi involuzioni per la libertà dei cittadini e per l’esercizio democratico vero che passa solo attraverso il voto legittimato dalla legge”, ha affermato Buemi. “Ricordo al nostalgico, di fatto, Di Maio che la Marcia su Roma e la Rivoluzione d’Ottobre hanno una qualche relazione di sostanza con gli eventi da lui auspicati per la situazione italiana, quale metodo di scioglimento, a suo favore, di nodi politici che i numeri presenti in Parlamento e alle elezioni non gli consentono. Se ne dia pace, l’Italia va avanti, facendo a meno delle sue novità, che poi tanto nuove non sono e tragicamente sperimentate”, ha concluso il senatore socialista.

Ginevra Matiz

Referendum trivelle. Grossi (Consulta): “Italiani votate”

Sergio Mattarella e Polo Grossi

Sergio Mattarella e Polo Grossi

“Al referendum sulle trivelle si deve votare”. Più chiaro di così il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, a una settimana dal voto non poteva essere. L’importante è andare a votare, poi – ha detto il presidente della Consulta nella conferenza stampa dopo la relazione annuale- “ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”.

La presa di posizione va dritta dritta contro quella del Presidente del Consiglio che invece, forse troppo frettolosamente un mese fa e senza nessuna discussione interna, aveva scelto la linea del partito e invitato gli italiani all’astensione, giudicando evidentemente questa l’unica strada percorribile per evitare che il refrendum cancelli la legge che estende all’infinito le concessioni alle trivellazioni in mare entro le dodici miglia dalla costa. Una scelta rinforzata dalla mancata unificazione con il voto per le amministrative, scelta questa che avrebbe fatto anche risparmiare 300 milioni di euro.
Per essere valido un referendum con la normativa attuale, ha bisogno che si siano espressi il 50% più 1 degli aventi diritto e quello sulle trivelle, a oggi, pare ancora ben al di sotto della soglia minima (secondo i sondaggi starebbe poco sopra il 40%) nel solco di una ‘tradizione’ che negli ultimi anni ha visto mancare sempre l’obiettivo anche se nel passato più recente (12 e 13 giugno 2011), in occasione del referendum sull’acqua pubblica, il 50% fu ampiamente superato (54-55%).

La posizione astensionista di Renzi appare minoritaria e fonte di polemiche perché anche dentro il suo partito, molti dirigenti, da Bersani a Speranza (e anche l’ex pd Romano Prodi) continuano a esprimersi pubbblicamente per il No o per il Sì, anche se l’astensione è una possibilità già utilizzata in passato sia dal Pd – in occasione dei referendum sull’articolo 18 – sia, ad esempio, dalla CEI per far fallire la consultazione sulla Legge 40, quella della fecondazione assistita.

La sinistra Dem, che si è schierata per il Sì, intanto va all’attacco del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti che in un primo tempo non scioglie la riserva sulla sua partecipazione al referendum e poi fa sapere che andrà a votare No.

Tra i partiti alleati del Pd nella maggioranza di governo, l’Ap di Alfano è per il No mentre il Psi con il segretario Riccardo Nencini spiega che “abbiamo raccolto le opinioni della segreteria, dei parlamentari e degli amministratori regionali. Nessuna ipotesi prevale sulle altre: il Sì sul No e viceversa, l’astensione sulla partecipazione e viceversa. Riassumo così. Daremo libertà di voto alle compagne e ai compagni, non consiglieremo a nessuno di non partecipare al voto. Io andrò a votare. Propendo per il no”. “Ho a cuore le nostre coste e il nostro mare – dice il segretario del Psi – ma dubito che l’abolizione della norma sia decisiva. Intanto ci metteremmo nella condizione di essere totalmente dipendenti quanto a approvvigionamento energetico”.

Il movimento cinque stelle invece chiama in causa il capo dello Stato chiedendo che prenda una posizione. Mattarella “sull’energia dovrebbe prendere una posizione”, dice Beppe Grillo. “Bisogna che ogni tanto prenda una posizione. Sull’energia è una questione di civiltà e quindi dovrebbe prendere una posizione. E – pronostica provocatoriamente – sicuramente lo farà”.