MINACCE E STALLO

diciottiPresidio-720x491Sono giorni di stallo in cui l’Italia continua a perdere credibilità agli occhi del mondo, ieri il segretario del Psi, Riccardo Nencini ha affermato: “Quel che preoccupa di più è l’inerzia del presidente del Consiglio. Il ministro dell’interno viola palesemente la legge tenendo bloccata la nave italiana Diciotti e da Palazzo Chigi rimbomba un silenzio terrificante”. Riccardo Nencini sottolinea: “Craxi impose al Presidente degli Stati Uniti il rispetto del diritto internazionale. Basterebbe un filo di quel coraggio, e di quella autonomia, per restituire onore all’Italia”.
Intanto è alta tensione sulla Nave Diciotti, ancora ferma al Porto di Catania con i migranti a bordo, alcuni di loro stamattina hanno iniziato lo sciopero della fame, mentre la Cgil ha chiesto di mandare i medici a bordo, ma la richiesta è stata respinta. “Immigrati della Diciotti in sciopero della fame? Facciano come credono – ribatte però il ministro degli Interni Matteo Salvini – In Italia vivono 5 milioni di persone in povertà assoluta (1,2 milioni di bambini) che lo sciopero della fame lo fanno tutti i giorni, nel silenzio di buonisti, giornalisti e compagni vari”.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal Guardina, i magistrati della Procura di Agrigento sono intenzionati a raggiungere il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Roma, per interrogarlo a proposito della presunta detenzione illegale di migranti a bordo della nave della Guardia Costiera. Al momento, però, la procura di Agrigento non conferma la ricostruzione e fonti del Viminale hanno smentito la notizia, precisando che non sono in programma interrogatori del ministro.
A difendere Salvini, l’altro vicepremier Luigi Di Maio, accusando l’Ue: “L’Europa nasce intorno a principi come la solidarietà, se non è in grado di ridistribuire 170 persone allora ha un serio problema”, ha detto ospite di Agorà. Parole pronunciate mentre a Bruxelles stava per prendere il via la riunione degli sherpa sulla questione migranti. Un vertice finito, ancora una volta, con un nulla di fatto. Di Maio ha confermato il possibile taglio dei 20 miliardi di contributi all’Unione: “Non vogliamo essere presi in giro. Diamo 20 miliardi ogni anno all’Ue e ce ne rientrano poco più di 10. Vogliamo anche contribuire al bilancio, ma se c’è un progetto, una volontà di aiutarci in maniera reciproca. Altrimenti io con 20 miliardi altro che quota 100 per superare la Fornero, faccio quota 90 o 80…”.
Ma da Rimini, dove è in corso il meeting di Comunione e Liberazione, interviene il ministro degli Esteri Enzo Moavero che stronca la minaccia di Di Maio all’Ue: “Versare i contributi è un dovere legale. Ci confronteremo su questo e altre questioni”. Tuttavia il ministro resta vicino alle posizioni del Governo. “Sono convinto – ha sottolineato Moavero – che per gestire i flussi migratori occorra spostare l’attenzione dalla foce (gli sbarchi) alla sorgente, vale a dire ai paesi d’origine. Qui l’Unione deve investire, e tanto, per portare pace e democrazia, nonché per migliorare le condizioni socio-economiche ed eliminare le cause che inducono a lasciare la propria terra natale”. Per quanto riguarda invece i paesi “è indispensabile un’azione Ue, a fianco delle agenzie Onu, per assistere i migranti lungo i drammatici esodi verso il nostro continente e ove possibile, aiutarli a rientrare”.
Dall’Europa non gradiscono i toni. “Le minacce non aiutano a trovare le soluzioni”, dicono i portavoce della Commissione Europea al briefing di mezzogiorno rispondendo alle domande dei giornalisti sul caso Diciotti, mentre è in corso a Bruxelles la riunione fra gli sherpa di 12 paesi, fra cui l’Italia, per trovare una soluzione durevole alla questione degli sbarchi dei migranti. “La commissione lavora intensamente per trovare una soluzione per la Diciotti” – hanno detto i portavoce – “in Europa le minacce non servono a niente, l’unico modo di risolvere questioni in Europa è lavorare insieme in maniera costruttiva. Sono gli stati membri che devono trovare una soluzione e la commissione li aiuta a trovare un terreno comune. Lo facciamo sempre e anche in questo caso concreto”.
Il presidente del Consiglio interviene su Fb subito dopo la fumata nera nella riunione europea sull’immigrazione: “L’Italia è costretta a prendere atto che l’Europa oggi ha perso una buona occasione: in materia di immigrazione non è riuscita a battere un colpo”. E ancora: “È noto a tutti che l’Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati. Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti”. Quindi avverte: “L’Italia ne trarrà le conseguenze”.
Intanto le bandiere rosse del sindacato sventolano al porto di Catania. La Cgil manifesta solidarietà ai migranti della Diciotti con un sit-in. “Più passano le ore e più mi convinco che questa vicenda sia un’arma di distrazione di massa, sulla pelle dei migranti. Non c’è nessuna invasione, viene agitata perché il governo, e Salvini in primo luogo, sa che è meglio parlare di questo che dei veri problemi del Paese: dal lavoro alla fuga dei capitali”, dice Alfio Mannino, organizzatore della protesta.

Rai. Nencini: “Finita la stagione del patto dell’arancino”

Rai

Marcello Foa rimane sulla graticola. Il nodo per la sua elezione alla presidenza della Rai è ancora ben stretto e lontano dall’essere sciolto, rimane quindi l’empasse sui nomi voluti dalla maggioranza e non ben visti da Forza Italia. “Salvini – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – giudica residuale l’alleanza con Berlusconi. Ovunque, dalle regioni ai comuni, arruola eletti di Forza Italia e sfida ogni giorno la pazienza del vecchio capo. Per questo non tratterà sul nome di Foa alla guida della Rai. Proprio per la stessa ragione Berlusconi dovrebbe opporvisi prendendo atto che la stagione del ‘patto dell’arancino’ è finita” conclude Nencini.

L’elezione del presidente Rai infatti, necessita dell’appoggio di una maggioranza qualificata e di conseguenza di un accordo politico. Lega e 5 Stelle invece ha scelto il proprio uomo senza allargare il dibattito e senza preoccuparsi della posizione altrui. Da qui il no, non solo del Pd, ma anche di Forza Italia i cui voti invece sono determinanti. “Votare no alla Rai non ha nulla a che vedere con l’alleanza di centrodestra. Abbiamo contestato il metodo – ha detto Tajani – visto che al governo c’è una parte importante del centrodestra e nessuno ci ha consultato. Sarebbe stato normale che i nostri alleati avessero concordato con noi una scelta visto che il canone Rai lo pagano tutti. Tutti devono sentirsi rappresentati”. Il vicepresidente di Forza Italia ha quindi chiarito la posizione del partito: “È il metodo che non ci piace: non possono esserci imposizioni, le scelte devono essere condivise. Siamo costretti a votare no, non a cuor leggero”.

Ma la Lega tiene il punto su Foa. E su Matteo Salvini si scarica l’ira di Silvio Berlusconi per la gestione della vicenda presidenza Rai. Berlusconi ha spiegato che il suo partito non è disponibile ad accettare un metodo “unilaterale”. Dice “no” quindi ma non per chiudere la partita ma per provare a riaprirla ed avere garanzie di pluralismo, ovvero di rappresentanza nelle reti e nelle testate. Infatti l’ex premier ha fatto capire già da ieri che i sette voti di Forza Italia “per adesso non sono nella disponibilità di Marcello Foa”, ovvero voti decisivi per la presidenza.

L’UOMO DEL GIORNO DOPO

marchionne-678x381Il manager senza cravatta, Sergio Marchionne, l’outsider della Industria italiana, è morto oggi all’età di 66 anni per arresto cardiaco. Figlio di un carabiniere e studioso di Filosofia, è stato il primo manager che ha provato a cambiare la visione familistica dell’imprenditoria nostrana. Amato e odiato per i suoi metodi bruschi e fin troppo pragmatici è arrivato a dirigere e a tirare fuori dal tracollo la più importante casa automobilistica italiana.
Marchionne arrivò a dirigere il Lingotto nel 2004, dopo essere entrato nel Consiglio di Amministrazione nel 2003 su designazione di Umberto Agnelli, per le doti dimostrate nella SGS. Ma quando arrivò la Fiat era davvero con un piede nella fossa: quasi 14 miliardi e con il contratto con la General Motors tutto da rivedere dopo il matrimonio andato in fumo proprio a causa dei conti in rosso stabile. Tutta la concorrenza si aspettava di prendere la propria parte dallo smembramento dell’azienda amata e coccolata da Gianni Agnelli e invece lo ‘sconosciuto in pullover’ riesce a rinegoziare il debito con le banche, e sfruttando il contratto geniale di Paolo Fresco, invece di farsi pagare da Detroit riesce a incassare 1,55 miliardi di dollari per la rinuncia di GM a prendersi la Fiat. Negli anni della dura crisi finanziaria lavorò duramente per il partenariato con Chrysler e avviò la nascita del settimo costruttore di automobili al mondo, con una produzione intorno ai 4,5 milioni di veicoli all’anno. Ormai al comando riesce a sfidare e a vincere contro Luca Cordero di Montezemolo alla presidenza della Ferrari N.V. e Ferrari S.p.A.
“La domenica andavo a Mirafiori, senza nessuno, per vedere quel che volevo io, le docce, gli spogliatoi, la mensa, i cessi. Cose obbrobriose, stia a sentirmi. Ho cambiato tutto: come faccio a chiedere un prodotto di qualità agli operai e a farli vivere in uno stabilimento così degradato?”. Agli albori era amatissimo da sindacati e dalla sinistra, persino da Rifondazione viene osannato, di lui, Fausto Bertinotti dirà che è l’emblema del “borghese buono”.
Ma era pur sempre un capitalista, non un benefattore e lo mostrò con i continui scontri con i sindacati, gli operai lasciati ‘fuori’ e la delocalizzazione degli stabilimenti dell’ex Fiat.
Marchionne aveva annunciato nel 2017 la sua decisione di lasciare la guida di FCA nei primi mesi del 2019, ma dopo l’annuncio delle sue condizioni critiche il consiglio d’amministrazione di Fca di sabato ha nominato come amministratore delegato Mike Manley, già alla direzione di Jeep, accelerando inaspettatamente una transizione che era stata programmata per l’inizio del prossimo anno. Le ricadute dell’uscita di Marchionne sono state immediate e a risentirne è stata soprattutto il titolo in borsa. Gli analisti della Morgan Stanley evidenziano che dal titolo di Fiat Chrysler Automobiles bisogna aspettarsi “una maggiore volatilità fino a quando la nuova direzione non comunicherà chiaramente la propria posizione sulle priorità strategiche”.
Adesso al Lingotto le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto e a Melfi ci saranno 10 minuti di fermata per ogni turno annunciati da sirena. Anche a Pomigliano è previsto uno stop di 10 minuti mentre aprendo la conference call il nuovo ad Manley ha osservato un minuto di silenzio.
“La sua visione ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Marchionne ha saputo testimoniare con la sua guida tutto questo, mostrando al mondo le capacità e la creatività delle realtà manifatturiere del nostro Paese”. “Esprimo il cordoglio mio e di tutto il governo per la scomparsa di Sergio Marchionne. Le mie sentite condoglianze alla sua famiglia e a tutti i suoi cari”, il commento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“L’Italia perde un uomo che ha saputo competere nella globalizzazione. Con la sua visione ha salvato una grande impresa in stato di emergenza”. Lo ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, ricordando Sergio Marchionne, scomparso oggi. Nencini aggiunge: “Sono vicino e abbraccio la famiglia e spero che la guida dell’azienda continui nel solco delle scelte coraggiose da lui compiute”.
“Marchionne è stato un manager che ha segnato davvero un’ epoca”, sottolinea la segretaria della Cisl Annamaria Furlan. “Un uomo con cui in questi anni ci siamo aspramente confrontati e che ha rappresentato un modello di relazioni sindacali, che è stato all’origine di un profondo conflitto con la Fiom. Marchionne è stato un avversario di cui riconosciamo il valore”, ha commentato la segretaria della Fiom Francesca Re David. “La sua morte ci priva di un interlocutore di grande capacità tecnica e di raffinata intelligenza politica”, dice l’ex premier Romano Prodi.

Cordoglio anche dalla Uil. “Entrerà nella Storia – si legge in una nota del sindacato – come l’uomo che ha salvato la Fiat. La Uil ha partecipato alla realizzazione di questo obiettivo: vorremmo che si onorasse la sua memoria dando continuità produttiva e occupazionale, in Italia e nel mondo, a questo disegno di sviluppo”.

Alleanza Repubblicana: Neofrontismo o “big talk”?

L’appello di Calenda andrebbe per lo meno corretto così come riportato dal Corriere di oggi. Primo: cambiare nome. Fronte repubblicano è respingente poiché evoca la somma del fronte popolare con il fronte antifranchista. Evoca una ispirazione che va dall’antifascismo internazionale degli anni 30 all’antifascismo di Stato del 48 riportata alla situazione odierna. Che niente ha a che vedere con quei momenti. Sarebbe un film d’essai.
Invece, Alleanza repubblicana. Se la tentazione è quella del neo-frontismo : stringersi attorno al PD nel muro contro muro, l’esito sarà peggio del 1948. Alleanza, invece apre e va oltre il PD ormai insufficiente. Un’alleanza che va da estrema sinistra a mondo cattolico.
Secondo: Il “tutti in piazza” va evitato. Revocate le manifestazioni. Abbassiamo i toni. Troppo pericoloso giocare col fuoco. Inoltre il traguardo non deve essere riempire le piazze, ma aprire quella che i laburisti chiamano BIG TALK, una Grande Conversazione organizzata su una proposta di riforma costituzionale che si concluda con l’ istituzione di una Costituente eletta o di una Commissione ad hoc. Il mezzo non ha importanza di principio, ma di utilità.
Su questo strada si riconquista terreno verso gli elettori che si sono rovesciati su Lega e 5*. Non sono metri d’asfalto delle piazze il terreno da riconquistare, ma la coscienza e l edificazione degli elettori.
Lo sbocco. la Costituente secondo un progetto di Grande riforma organica: Presidenzialismo unito al superamento del bicameralismo (non l’uno senza l’altro), federalismo fiscale che allenta i conti dello Stato e libera risorse per l’autonomia e l’autogoverno locale, ristrutturazione del debito estero per ricomprarlo in cambio di un rendimento in minori tasse che sia superiore al tasso di altri titoli esteri. Così riportato man mano il debito a casa, progressivamente si inverte il ciclo negativo della morsa in cui si trova l’Italia. Il sistema bancario ne avrebbe un grande beneficio a vantaggio del risparmio. Una mobilitazione patriottica per togliersi i ceppi ai piedi. Per avere credibilità dobbiamo credere in noi stessi. Questo il senso della iniziale proposta di una Alleanza repubblica fatta dai socialisti (Tra i molti, Formica, Martelli, Intini Stefania Craxi, Zeffiro Ciuffoletti, Mauro Del Bue, Nencini, La Ganga, Spini, Acquaviva, Covatta, la Fondazione Di Vagno, Matteotti, Risorgimento italiano, il neonato Movimento Avanti! ecc) riuniti al Senato Con la Critica e il Salvemini per l’Avanti!: si può ora concretizzare quella proposta nel progetto di un BIG TALK popolare e senza frontiere, un modello adottato nella PREPARAZIONE della campagna per il terzo mandato del governo laburista. Un metodo che è stato utilizzato anche dai governi stessi per ascoltare un rapporto dalla socetà britannica. Con un flusso elettorale di queste proporzioni geologiche, non si sa più in che società viviamo. La tracimazione non rispetta recinti di partito. Una Conversazione Pubblica postrebbe ridare argini alla situazione. Altrimenti alle prossime elezioni si va come alla corrida di Pamplona.
Alle tende del BIG TALK, della Grande Conversazione, nei dibattiti nei quartieri e nei paesi, vanno invitati tutti. Compreso chi ha votato giallo o verde. Così la sinistra riprende un senso e un ruolo di riferimento. Difendere la Repubblica oggi, significa rinnovarla, adeguarla nella crisi politica della Globalizzazione.
Questo il terreno dell’Alleanza repubblicana. Un terreno senza soluzione di continuità con l’Europa.

La Critica Sociale

Pittella: “Il Psi può dare un contributo al Pd”

“La disfatta elettorale del 4 marzo è stata causata anche da ragioni che vanno oltre i confini italiani. Una globalizzazione non governata, le politiche di austerità, il nodo migranti. Bisogna ora preparare una risposta forte”. Gianni Pittella, senatore del Partito Democratico, già Capogruppo S&D al Parlamento Europeo, risponde a un’intervista dell’Avanti! sulla debacle elettorale del 4 marzo, sulla crisi che attraversa il PSE, sulla possibile unità dei socialisti e sulla fase istituzionale di stallo per la formazione del Governo. “Sarebbe un errore gravissimo se il Pd uscisse dal PSE: bisogna invece allargare i confini alle associazioni che si battono per i diritti civili, ai movimenti anti-austerity e ai movimenti contro Orban e Kaczyński”. Sull’unità dei socialisti aggiunge: “Nel Pd dovrebbero esserci più socialisti e più idee socialiste, mi batterò per questo. Il Psi di Nencini può avere un ruolo importante nel Pd”.

pittellaSenatore Pittella, il 4 marzo gli italiani hanno fatto una scelta precisa. Hanno ‘premiato’ le forze euroscettiche e populiste. Si dice che la sinistra non sia riuscita a interpretare il disagio, i ‘nuovi bisogni’ e che ci sia stato uno scollamento con il suo elettorato storico, la base. Perché? Dove hanno sbagliato il Pd e il centrosinistra?

Quello che è avvenuto nel nostro Paese è già accaduto in precedenza in altre parti del mondo, purtroppo il 4 marzo non abbiamo assistito a fenomeno soltanto italiano. Penso agli Usa, dove c’è Trump, un presidente che nessuno immaginava potesse vincere le elezioni, penso all’esito inaspettato del referendum sulla Brexit nel Regno Unito, penso a Le Pen in Francia che prende percentuali enormi di consenso mentre il Partito socialista francese quasi scompare. Ci sono almeno tre cause che hanno portato alla disfatta del centrosinistra in Italia e non solo.

La prima, una globalizzazione non governata che ha portato grandi vantaggi per alcuni e grandi svantaggi per altri. E gli svantaggiati non sono stati difesi dalle forze progressiste e socialiste non solo italiane, ma europee e mondiali. Seconda, la politica di austerità ha pesato tantissimo, ha creato disoccupazione e un preoccupante crollo imprenditoriale. A tutto questo non c’è stata una capacità di reazione. Soltanto il governo Renzi e il governo Gentiloni sono riusciti, insieme a noi, a mitigare le politiche di austerità applicando l’alleggerimento e la flessibilità del patto di stabilità. Ma non siamo stati capiti. La terza questione è quella dei migranti, che è una questione che incide sul ‘sentiment’ dei cittadini: noi non possiamo rinunciare ai nostri principi, ai nostri valori di accoglienza e solidarietà. Bisogna prendere atto che nella gente c’è un sentimento negativo, perché si tende a identificare nel migrante un potenziale attentatore alla sicurezza, che viene messa in discussione da molti episodi che coincidono, nell’immaginario collettivo, con l’ondata migratoria che c’è stata verso l’Italia e altri paesi del mondo.

Su queste tre questioni bisogna preparare una risposta forte, che sia più ‘appetibile’ per i cittadini. Lo ribadisco: senza mai rinunciare ai nostri valori e alle nostre idee.

Lei faceva riferimento a chi è stato svantaggiato dagli effetti di una globalizzazione non governata, che non sono stati difesi dalle forze progressiste e socialiste anche europee. È un dato di fatto che il Pse stia attraversando una crisi profondissima. Qualcuno, nel Pd, qualche settimana fa paventava l’uscita del Partito Democratico dal PSE per ‘guardare’ a Macron. È questa la risposta giusta?

No, sarebbe un errore gravissimo. Perché il problema di fondo è dare risposte a quelle questioni urgenti di cui parlavo prima. E la risposta non è nell’area liberal che sposa, sul piano economico, ricette liberiste. Con Macron, con il quale ci sono punti di convergenza, si può discutere di europeismo e dell’idea di una più forte integrazione europea. Ci sono però punti divergenti sulle questioni sociali e del welfare, come l’attenzione alle fasce più deboli della società che è la funzione primaria che svolge la sinistra progressista. Quindi, collaborazione sì, senza mai smarrire il nostro campo, la nostra bussola: il campo socialista.

Quel campo dunque va allargato?

Certamente. Non possiamo rimanere chiusi nei recinti storici della ortodossia socialista. Quel campo può sicuramente contenere altre esperienze: penso ai movimenti anti austerity che ci sono in Europa, ai tanti movimenti per la difesa dei diritti civili, penso ai movimenti per battere Jarosław Kaczyński in Polonia e Viktor Orbán in Ungheria. Ci stono tante aree a cui possiamo aprire il nostro Partito socialista europeo ma quello che non possiamo fare è andarcene noi.

Allargare il campo socialista in Europa dunque. E in Italia? Pochi giorni fa si sono riuniti “Lab Dem”, “D&S Democratici e Socialisti” e la Fondazione Saragat per un ‘percorso comune’ nel nome dei valori socialisti. La settimana scorsa il segretario del Psi Nencini si è fatto promotore di un appello a tutti i socialisti dove emergeva la necessità di dar vita ad una “concentrazione repubblicana” socialista, laica, democratica. Continua dunque la diaspora socialista o può davvero nascere un nuovo soggetto politico per combattere destre e populismi?

Io parlo per me naturalmente. Il mio partito è il Partito Democratico. Ma vorrei che fosse più socialista e vorrei che ci fossero più socialisti e più idee socialiste. Quello è il partito nel quale io voglio continuare a lavorare e a battermi per queste ragioni. E lo farò sul tema di un rinnovato socialismo. Oggi più che ieri serve quella grande idea di socialismo, che si traduce nei valori di libertà, equità, uguaglianza. I compagni socialisti nel Psi di Nencini potrebbero svolgere un ruolo importante nel Pd. Non vuole essere naturalmente una interferenza la mia, poiché sono scelte che devono essere maturate in maniera autonoma. Con Tommaso Nannicini, la Fondazione Saragat, Lab Dem vogliamo dire che nel Pd c’è un punto di riferimento autenticamente socialista che vuole e può dialogare con chi sta dentro il Pd e chi sta fuori il Pd ma condivide l’impianto e l’idea di rilanciare una proposta socialista. Per l’Italia e per l’Europa.

Cosa pensa di questa fase di stallo politico e istituzionale e della possibile nascita di un governo giallo-verde?

I cittadini hanno consegnato – seppure a metà – la vittoria a M5S, a Salvini e al centrodestra. È giusto dunque che provino a fare un Governo ma facciano presto per il bene del paese. È una vergogna quello che sta succedendo in queste ore. Continuano a ripetere che sono i campioni della trasparenza e invece stanno conducendo trattative opache, tra l’altro con procedure ai limiti del rispetto Costituzionale e del Presidente della Repubblica. Facciano in fretta, il Paese ha bisogno di un governo. Noi faremo un’opposizione attenta ai singoli dossier e alle singole proposte. Per il bene dell’Italia.

La sinistra unita contro il Fascismo a Roma

manifestazione antifascismoSi è svolta a Roma sabato 24 febbraio la manifestazione antifascista promossa dall’Anpi, dai sindacati, con l’adesione di tutte le Associazioni partigiane tra cui la Fiap ed il Circolo Giustizia e Libertà. Diverse le sigle politiche presenti tra cui i promotori della lista Insieme. Nencini, Santagata, Zanella e Bonelli prima della manifestazione hanno dichiarato: “Noi ci saremo domani alla manifestazione ‘Mai più fascismi’  a Roma. Ci saremo per difendere la nostra Costituzione e la democrazia del nostro Paese da ideologie fasciste e razziste che hanno causato le più grandi tragedie del secolo scorso. Le cronache degli ultimi mesi ci mostrano una drammatica sequela di azioni con evidente stampo fascista e squadrista, ricordiamo le intimidazioni a Como, il recentissimo tentativo di incursione negli studi di una trasmissione televisiva da parte di trenta persone di Forza Nuova, e non perdendo mai la memoria dei tragici fatti di Macerata.
Noi saremo alla manifestazione perché è doveroso esprimere una condanna decisa verso chi fa campagne d’odio per raccogliere consensi, per chi sfrutta il sentimento di paura per portare le cittadine e i cittadini dalla propria parte. Noi vogliamo un’Italia solidale, antifascista e antirazzista”
Il corteo, tenuto conto del pomeriggio piovigginoso, si è mosso da piazza della Repubblica con un qualche ritardo. Ma già attorno alle 15, è iniziato ad arrivare a Piazza del Popolo dove c’erano alcuni gruppi ad attendere. Nonostante le avversità climatiche, Piazza del Popolo si è riempita interamente. È arrivato anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il premier è giunto direttamente in piazza del Popolo, dove si è concluso il corteo che nel primo pomeriggio ha sfilato per le strade del centro della Capitale, passando da via Barberini e via Sistina. Sul palco si sono alternate letture, musica e interventi.A sfilare, tra i politici c’era Emanuele Fiano, c’erano tra gli altri il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, il vicesegretario del Pd e ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, e Pierluigi Bersani di LeU. Molti i rappresentati dei Comuni di diverse città dell’Italia centrale. Per lo più anziani i primi manifestanti in piazza. Sono arrivati con i pullman organizzati dai sindacati. Impermeabili verdi per i pensionati Cisl, blu per quelli Uil, rossi per quelli Cgil. Ma c’erano anche molti giovani studenti e non solo. Gli slogan più frequenti: “Via via la xe-no-fo-bia!”.   Fischietti, bandiere rosse, gonfaloni delle Associazioni Partigiane, di molti Comuni e della Regione Lazio, barbe incolte, occhialetti gramsciani hanno caratterizzato lo scenario della manifestazione. Si è vissuto il rito dell’antifascismo come un dovere identitario e morale più che come una affermazione di forza.
Pd e Leu nel corteo stavano a debita distanza, in spezzoni lontani tra loro per non litigare. E’ prevalsa di gran lunga la presenza della Cgil.  Al corteo “Mai più fascismi mai più razzismi”, il premier Gentiloni ha dichiarato: “Un bellissimo messaggio, un messaggio costituzionale. Anche in una giornata un po’ piovosa l’impegno di tante persone da tante parti d’Italia credo rassicuri. C’è bisogno di sicurezza e legalità.  È un corteo molto importante. E’ importante essere qui. C’è grande bisogno di rassicurare”.In piazza anche Renzi che incrociando Gentiloni, i due si sono abbracciati. I segretario del PD ha detto: “È bello essere in tanti qui. E’ bello che ci sia il premier e tutto il Pd. È un giorno da questo punto di vista importate, il Pd c’è con tutte le sue rappresentazioni. Bisogna combattere tutti insieme contro una cultura della violenza”. Tra i presenti anche la ministro Marianna Madia ed il segretario della Cgil, Susanna Camusso.
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha detto: “Mi preoccupa un vento che soffia su tutta l’Europa, il ritorno di vecchi schemi e simboli e la sottovalutazione del fenomeno da parte di forze politiche che con il fascismo non hanno nulla a che vedere. I nostri valori sono assolutamente antitetici rispetto ai valori del fascismo”.
Alcuni giovani sul palco hanno letto alcuni scritti di partigiani sui valori umani della lotta partigiana. È stato ricordato anche qualche scritto di Pietro Calamandrei. La manifestazione si è conclusa con l’intervento della presidente dell’Anpi, Nespoli.
La manifestazione sembra aver riunito tutta la sinistra attorno agli ideali della resistenza e della lotta contro ogni forma di razzismo.
Tuttavia, ancora molte sono le divisioni che animano la sinistra nella competizione elettorale. Romano Prodi recentemente ha affermato che per combattere il pericolo xenofobo e razzista della destra sia necessaria l’unità.
Quell’unità che oggi la lista ‘Insieme’ vorrebbe idealmente rappresentare e per cui ha bisogno di un ampio consenso elettorale.

ASSE CONTRO IL POPULISMO

merkel gentiloniBerlino e Roma si ritrovano insieme a pochi giorni dal 4 marzo, data fatidica per entrambi i Paesi. Da una parte le sorti della Grosse Koalition in mano ai tesserati dell’Spd, dall’altra le elezioni per il Governo italiano e l’inizio della nuova legislatura. L’attuale presidente Gentiloni è in visita dalla Cancelliera Merkel e augura che la GoKo si farà. “Per la verità non ho fatto appelli al voto in un senso o nell’altro. Ho dato una valutazione politica: per il mio Paese l’accordo di coalizione che si è realizzato in Germania è una cosa buona e giusta, che aiuta il progetto europeo e quindi penso che la decisione dei vertici dell’Spd di sottoscriverlo vada in una direzione importante per l’Europa e per l’Italia”, afferma Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Berlino con la cancelliera Angela Merkel parlando dell’accordo sulla Grande Coalizione in Germania. Il Presidente del Consiglio però non dimentica di rassicurare i tedeschi della controparte italiana. “Dopo il voto sarà il presidente della Repubblica a indirizzare il Paese” ma “l’Italia avrà un governo e penso che avrà un governo stabile”, dice Paolo Gentiloni sottolineando di non vedere “nessun rischio che l’Italia abbia un governo su posizioni populiste e antieuropee”, e aggiunge: “Credo che l’unico pilastro possibile per una coalizione stabile e pro europea di governo possa essere la coalizione di centrosinistra guidata dal Pd”.
L’ottimismo dell’ex Ministro degli Esteri porta con se alcuni esempi. Tra Italia e Germania “c’è una visione comune che certamente sarà importante per il rilancio dell’Unione europea. I rapporti che abbiamo tra Italia e Germania, con la Francia e con altri Paesi europei – ha sottolineato – oggi sono fondamentali per cogliere l’occasione che l’Europa ha davanti”. “Nel 2016 – ha proseguito – sembrava sgretolarsi il progetto europeo, nel 2017 sono state date risposte ai rischi del populismo, nel 2018 abbiamo il dovere di rispondere a una domanda di Europa che c’è sulle grandi questioni globali” “L’Europa – ha concluso – deve svolgere ruolo più importante. Abbiamo una congiuntura economica favorevole senza precedenti, è un’occasione che dobbiamo cercare di cogliere nei prossimi mesi e nei prossimi anni”.
L’Europa è uno dei temi al centro di questa campagna elettorale, tanto che proprio Lega e M5S stanno battendo gli stessi temi di antieuropeismo. “L’Europa che vogliamo è federale, con un un ministro degli Esteri e un unico ministro delle finanze. Il presidente della Commissione Europea dovrà essere eletto direttamente dai cittadini”. Così il vice ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, ha detto a margine di un incontro elettorale. “Per essere competitivi nella globalizzazione servono piattaforme economiche e istituzionali solide e autorevoli. Per questo motivo l’Unione Europea va riformata. L’alternativa offerta da Lega e Grillini – ha concluso Nencini – ci ridurrebbe a colonia”.
Da parte sua la Cancelliera Angela Merkel ha rafforzato l’idea di un’Europa inclusiva, mettendo la centro la’ccoglienza dei migranti e ringraziando l’Italia per il lavoro fatto fino ad ora. “Negli ultimi anni abbiamo avuto una stretta cooperazione fra Italia e Germania, soprattutto per la questione della migrazione. Le attività sulla rotta nel Mediterraneo sono eminenti ed estremamente significative, e voglio ringraziarti di tutto cuore, caro Paolo”, ha detto Merkel a Gentiloni che ribatte: “Non possiamo accettare l’idea che un paese si tiri fuori dalle responsabilità comuni sul tema dei migranti – ha sottolineato il premier -. Ognuno deve fare la sua parte, nessuno può pensare di usare una parte dello schema europeo rifiutando le altre”, e aggiunge: “Grazie al nostro impegno le reti dei trafficanti hanno diminuito la loro capacità di presa, sono diminuiti gli sbarchi, diminuiti i morti in mare e sono aumentati i ritorni volontari assistiti dalla Libia verso i paesi di origine”.
“Quando l’Ue discute del suo bilancio pluriennale i cittadini chiedono di impegnare risorse su questi temi: non mi rassegnerò mai all’idea che si possa separare l’efficienza economica dalla democrazia e dal modello sociale europeo” fatto di “società aperta, impegni per il clima, libero commercio”. Ha ribadito Gentiloni per il quale i populismi si possono battere solo se l’Europa investirà risorse del suo bilancio sul modello sociale europeo e sulla gestione del fenomeno migratorio: così si potranno battere i populisti.

Elezioni: Nencini, Centrosinistra si presenti unito

Riccardo Nencini seduto“Il centrosinistra può stare in partita a condizione che si presenti coeso di fronte agli elettori, che getti nella campagna elettorale tutte le sue migliori energie e le sue esperienze”. Così il vice ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, ha detto a margine di un incontro elettorale. “Il Pd contro tutti non basta e non funziona – ha concluso Nencini – Bisogna giocare con più punte”.
L’invito del Segretario del Partito socialista è infatti quello di vincere sulla destra e sul populismo del M5S presentandosi uniti il più possibile a sinistra. Un invito simile era stato già fatto dal ‘Professore’. Romano Prodi aveva rivelato di aver optato per il Partito Democratico per le stesse ragioni. Romano Prodi, dopo aver spostato a più riprese la sua ‘tenda’ lontano dal Pd, prende le parti dei democratici. “Liberi e Uguali non è per l’unità del Centrosinistra. Punto”, dice intercettato da Affari italiani. E invece Renzi sì? “Renzi, il gruppo che gli sta attorno, il Pd e chi ha fatto gli accordi con il Pd sono per l’unità del Centrosinistra”, risponde il Professore.
Il motivo di unione potrebbe anche essere rappresentato dall’Antifascismo, in un periodo storico in cui si stanno rispolverando vecchie xenofobie. “Non possiamo fare il governo con gli estremisti. Gli estremisti non possono far parte di un governo che manda avanti il Paese”. Lo ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi a Rtl, aggiungendo: “La responsabilità di ciò che accadrà subito dopo le elezioni è nelle mani del presidente della Repubblica e questo perché il referendum non è passato. Berlusconi ha scelto di fare un accordo con Salvini”.  “Noi ribadiamo con forza che siamo orgogliosamente antifascisti e che questo paese è orgogliosamente antifascista”. Così il segretario del Pd Matteo Renzi oggi a Firenze, durante un incontro elettorale con i sindaci del fiorentino insieme al ministro dell’Interno Marco Minniti. A loro ha ricordato l’appuntamento di giovedì a Sant’Anna di Stazzema: “Ci sarà tutto il Pd per la firma nell’anagrafe antifascista, che qualcuno ha paragonato a quella canina”. L’attacco, indiretto, al leader della Lega, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi aveva detto sempre a Firenze: “L’anagrafe antifascista? C’è quella canina”.

Macerata. Nencini: “Salvini abbassi i toni”

luca traini“Abbassare i toni è un consiglio che possiamo dare a Salvini. Ma non lo seguirà. È prigioniero dei suoi slogan e i toni violenti sono parte fondativa della Lega”. Così il vice ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, ha detto a margine di un incontro elettorale ad Arezzo commentando i fatti di Macerata. Sabato un 28enne, Luca Traini, ha tentato di uccidere undici persone in piazza solo perché “di pelle scura” a seguito dell’omicidio di Pamela Mastropietro nella stessa città. In seguito il giovane si è autodichiarato fascista ed è stato anche candidato con la Lega Nord nel 2017, ma Matteo Salvini ha stigmatizzato il tentato omicidio di Traini verso gli immigrati sostenendo “ma l’immigrazione è fuori controllo”. Non solo ma oggi il leader della Lega nega anche che in Italia ci sia un allarme fascismo e avverte: “Chi parla di cattivi maestri porta alle Brigate Rosse”. Di tutt’altro avviso il segretario del Psi: “L’Italia vive una stagione non dissimile da quella post prima guerra mondiale”, e ha aggiunto: “Salvini è un leader proposto da Berlusconi per occupare il ministero degli interni. Altroché toni bassi: bisogna urlare agli italiani il pericolo che corriamo. C’è una preoccupante analogia tra Salvini e Amerigo Dumini, l’ispiratore delle squadracce ‘Me ne frego’. E c’è una preoccupante analogia tra la Lega e i grillini, il prodromo di un’intesa grigio-verde successiva al 4 marzo. È quello il nemico da battere”. Poi il senatore socialista conclude: “Liberi e Uguali costruisca col centrosinistra un fronte repubblicano impegno comune a combattere l’estremismo nero, nessun compromesso di governo con Lega e M5S”. Il leader di LeU, Pietro Grasso, ha infatti avvisato: “Se fomenti fascismo e razzismo, uno che spara rischi di trovarlo. Noi siamo contro gli irresponsabili, la solidarietà di Forza Nuova è oltre ogni limite”.

Solidarietà anche da parte di Marina Maurizi, vice-segretario del PSI della provincia di Ancona e candidata nelle Marche della Lista “Insieme”. “Esprimo la mia solidarietà alle vittime dell’assalto razzista di Luca Traini, ai famigliari di Pamela Mastropietro, in nome della quale lo sparatore pretenderebbe di aver agito, e a tutti gli abitanti di Macerata che hanno visto improvvisamente il loro centro cittadino trasformato in un teatro di sparatoria. Si dirà che – ha detto ancora Marina Maurizi – si è trattato del gesto di uno squilibrato, ma, la Storia ce lo insegna, la mano di tanti fanatici folli è stata armata dalla propaganda dell’odio e della violenza. Solo il richiamo alla razionalità e all’umanità può salvarci dal rigurgito del fascismo e della xenofobia”.

 

Bobo Craxi: “LeU è fallita. Voto ai socialisti”

Bobo Craxi

Rivedo Bobo Craxi dopo un po’ di tempo. Sono stati, questi, mesi di incomprensione politica anche profonda, ma la nostra amicizia non è mai venuta meno. D’altronde la nostra è una comunità umana, che ha attraversato negli ultimi venticinque anni vere e proprie tragedie, tentativi generosi di ripartenza, illusioni e delusioni, tragitti non sempre uniformi. Sono legato a lui come sono legato alla nostra storia e il nostro rapporto prescinde dal fatto che sia figlio di Bettino, il leader di cui è segnata la vicenda politica mia e di tanti socialisti in Italia. In genere nei momenti di stanca o di conflitto politico i nostri discorsi si limitavano alla comune passione per la musica e per il calcio. Oggi però Bobo ha voglia di parlare di politica e ne approfitto.

Bobo i tuoi dissensi di questi mesi non hanno generato effetti politici positivi né per i socialisti, né, in particolare, per te. Dunque?
Non posso darti torto. La prospettiva di costruire una sinistra che si allontanasse dalle politiche praticate da Renzi sul piano istituzionale e sul piano economico doveva coincidere anche con l’assunzione dello spirito ideale di una forza ispirata ai valori del socialismo e del laburismo. Mano a mano ci siamo trovati di fronte ad una riunificazione della diaspora comunista con una spruzzatina di società civile, il che non basta mai. In sostanza a un comitato di rielezione elettorale nel quale non ha trovato spazio di legittimazione una parte della nostra diaspora in dissenso con il PSI.

Non credi che allontanandovi dal partito abbiate comunque indebolito entrambi?
È evidente che le divisioni indeboliscono chi le produce e chi le subisce. Io ho pensato che dopo il 5 dicembre fosse necessario per noi avviare una politica più autonoma e di graduale distacco da Renzi. Questo avrebbe in linea ipotetica aumentato anche l’interesse verso un’area socialista che poteva raccogliere, come già avvenne nel passato, segmenti di elettorato della sinistra sbandati ed in cerca di un approdo socialista. Non ho creduto per questa fase nella tua linea laico-socialista non perché ne sia ostile ma perché i soggetti che la compongono sono, come poi si é dimostrato, auto-referenziali. Ho letto ad un certo punto un nostro caro compagno che esaltava le qualità di una coalizione nella quale spiccavano le leadership di Pisapia e Bonino ispirati dal programma dei “meriti e bisogni” Non é rimasto nulla di tutto ciò

Che giudizio esprimi su Liberi e Uguali, che oggi è guidato da Grasso, ma che di fatto ha una trazione ex Pci-Pds?
Grasso è una brava persona ma, come diceva Craxi padre, non si diventa leader a sessant’anni. Viene da un’esperienza professionale di tutto riguardo, non è un giustizialista cronico. Da ragazzo sulle spalle di suo padre assisteva ai comizi di Pietro Nenni, ma è totalmente digiuno delle dinamiche della politica. Non si fa comandare da nessuno, ha infilato nelle liste qualche suo sodale e spera in una soluzione in prospettiva di carattere istituzionale che lo comprenda, ma non ha capito che lui oggi é un capo-partito e contende questo ruolo alla Boldrini, una specie di Santanché di sinistra, nel senso della semplicismo dei suoi ragionamenti. Il gruppo ex-Pci-Pd si è tutelato ma ha perso i suoi riferimenti sociali e ideali. Infatti persino la CGIL osserva molto da lontano questa esperienza elettorale.

Vi sono Socialisti sparsi un po’ ovunque. Ho visto che Stefania è nuovamente candidata in Forza Italia…
Che dire? Non voglio polemizzare pubblicamente con mia sorella con la quale ho da poco ripreso un sereno rapporto. Io considero la destra alleata a Berlusconi pericolosa come lo è in tutta Europa. Berlusconi si illude di domarla, ma populismo e xenofobia ormai sono penetrati nel sentimento di tanti elettori compresi quelli di Forza Italia. Ecco io penso che nella nostra famiglia abbiamo entrambi imparato quali sono i rischi di una nuova forma di totalitarismo. Per questo non mi sarei prestato e non avrei donato la mia persona per una battaglia politica in Lombardia dove la Lega la fa da padrona. Detto questo, auguri.

Pensate voi di Area Socialista di dare una indicazione di voto? E se sì prendete in considerazione la Lista Insieme?
Ci riuniremo nei prossimi giorni. Sarebbe incoerente rimangiarsi tutto. Siamo rimasti iscritti al Partito, io ho rinnovato da poco, e quindi di fronte a candidature socialiste non volteremo la faccia da un’altra parte. Per quanto mi riguarda io ho sempre sostenuto in questi anni coloro che me lo hanno richiesto anche nei momenti più aspri della polemica con Nencini. Ci sono tanti bravi compagni con i quali abbiamo mantenuto un rapporto fraterno. Ci sono state polemiche che in molte fasi sono state eccessive. Dopo il fallimento di Liberi e uguali per i socialisti in queste elezioni sarà bene valutare seriamente l’ipotesi di votare socialista.

 Mauro Del Bue