Manovra: emendamento Psi per stabilizzare ricercatori

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Il Psi ha presentato un un emendamento alla Legge di Bilancio, depositato a prima firma del capogruppo socialista al Senato, Enrico Buemi. L’emendamento è volto a garantire un piano di superamento del precariato negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Miur e prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica. Non essendo stata consentita per anni un’adeguata pianificazione a medio-lungo termine delle attività di ricerca, il precariato rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama della ricerca internazionale e allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza e di rilanciare il ruolo degli EPR.

IMG_1574L’emendamento è stato illustrato in una conferenza stampa a cui hanno partecipato, oltre a Buemi, Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera dei deputati; Oreste Pastorelli, deputato e Tesoriere del Psi. È intervenuti anche una delegazione del gruppo PU-CNR composta da Marco Girolami, Danilo Durante, Principia Dardano, Giovanna Occhilupo.

L’emendamento alla legge di stabilità per stabilizzare i precari degli enti pubblici di ricerca presentato dai socialisti spinge per “ricollocare risorse essenziali alla creazione di condizioni sostenibili e dignitose di lavoro per le migliaia di lavoratori precari della ricerca”. “L’obiettivo – ha spiegato Buemi in conferenza stampa – è aprire un percorso per utilizzare risorse già esistenti nel settore. Vogliamo risolvere la problematica dei ricercatori precari, con un’estensione anche ai tecnologi”.

Sì, perché la platea di chi chiede una stabilizzazione potrebbe essere “anche più ampia. Alcuni, ad esempio, svolgono non un lavoro di ricerca, ma di supporto. Penso ai tecnici informatici ad esempio, o ai ricercatori inquadrati come amministrativi”. L’emendamento presentato costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato. “Le risorse sono già previste- ha concluso Buemi- se poi ci fosse modo di aggiungerne altre…ma ci credo poco”.

L’emendamento, se approvato, sarebbe a costo zero perché utilizzerebbe la quota premiale del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca. Verrebbero utilizzati 46,6 milioni per il 2018, 93,2 milioni per il 2019 e 140 milioni per il 2020. “Il Governo e la relatrice – ha assicurato il senatore socialista Buemi – sono stati attivati”. L’emendamento è stato firmato anche da Di Giorgi (Pd), Bocchino (Sel) e Orellana. La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha assicurato l’appoggio dell’intero gruppo Pd.

“I ricercatori precari sono circa 8200 – ha detto ancora Buemi – e per stabilizzarli tutti servirebbero 400 milioni. Questi 40 milioni aprirebbero la strada. L’emendamento va approvato, perché se l’Italia non investe in questo settore il nostro futuro sarà più difficile del presente”. Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera, ha sottolineato che l’Italia spende per la ricerca solo l’1,5% del pil, ma “l’obiettivo rimane il 3% del pil tra pubblico e privato. I socialisti hanno sempre sostenuto gli stanziamenti per la ricerca”.

Per Oreste Pastorelli i ricercatori arricchiscono l’Italia e sono lavoratori che vanno difesi. “Ci siamo incontrati con una rappresentanza dei ricercatori precari nei giorni scorsi – ha spiegato Pastorelli –  e abbiamo tracciato un percorso da intraprendere. Loro non vogliono né favori né privilegi, vogliono solo lavorare con dignità e hanno tutto il diritto di farlo. Chi ha lavorato vent’anni, contribuendo in maniera concreta alla ricerca italiana, va difeso dalla politica. Il Paese ha bisogno di queste professionalità”. Marco Girolami e Giovanna Occhilupo, rappresentanti dei ricercatori precari al Cnr, hanno ringraziato il Psi e Nencini per l’impegno profuso, auspicando che l’emendamento possa essere accolto dall’intero Parlamento.

L’emendamento, promosso dal segretario del PSI Nencini,  costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato, introdotto dall’articolo 20, commi 1 e 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n.75, negli enti pubblici di ricerca (EPR) vigilati dal MIUR. Il D. Lgs. 75/2017 prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, dunque senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica.

La situazione di stallo in cui versano molti EPR è alla base del precariato cronico che limita la capacità del Paese di poter rilanciare l’economia. Il precariato, non consentendo un’adeguata e strategica pianificazione a medio-lungo termine delle attività, rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama sempre più competitivo della ricerca internazionale. Inoltre rappresenta una barriera allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, determinando un’emorragia degli investimenti italiani in ricerca verso altri Paesi Europei. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza, e di rilanciare il ruolo degli EPR  come volano di sviluppo economico e sociale.

Le rottamazioni incrociate
del centro sinistra

prodirenzi.jpgAvanti con la coalizione di centrosinistra. Basta coalizione. Rottamazioni incrociate. Proviamo una nuova coalizione o “larga” o “stretta”. La sconfitta elettorale ai ballottaggi di domenica 25 giugno brucia la pelle e i polmoni delle sinistre e del Pd. Le sinistre e i democratici respirano a fatica, con l’affanno, alla ricerca di una medicina efficace.

Per Prodi, Bersani, D’Alema, Pisapia, Nencini (sinistre riformiste esterne al Pd) la medicina è l’unità, la coalizione di centrosinistra: è questa la strada, ma diversamente modulata, per tornare a vincere sconfiggendo il centrodestra e i cinquestelle. Pier Luigi Bersani, però, ha chiesto “discontinuità” chiudendo la porta a una ricandidatura di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Andrea Orlando e Gianni Cuperlo (sinistra interna Pd) sollecitano Renzi a un immediato cambio di linea imboccando la strada della coalizione.

Sinistra Italiana, invece, non vuole più accordi con Renzi e con il Pd. Secondo Nicola Fratoianni e Stefano Fassina è ormai su posizioni neo centriste. La nuova sinistra radicale nemmeno vuol sentire parlare del segretario democratico. Tomaso Montanari e Anna Falcone, nell’assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio a Roma, sono stati durissimi. Montanari ha tuonato: ormai Renzi «fa parte della destra».

Coalizione no, coalizione sì. Un caos post sconfitta elettorale. Renzi è per il no: «Il dibattito sulla coalizione addormenta gli elettori e non serve». Il segretario del Pd ha indicato un’altra strada, quella della leadership, dei risultati, dei progetti e dei contenuti: «Agli italiani interessa cosa facciamo sulle tasse…Trovatemene uno interessato alle coalizioni e gli diamo un premio fedeltà».

Renzi sembra intenzionato a rottamare la coalizione di centrosinistra puntando le sue carte sull’autosufficienza del Pd. Nelle elezioni comunali il segretario democratico ha scelto le coalizioni, ma ha perso anche a Genova nella quale il centrosinistra era unito. Così sindaco della città, storica roccaforte “rossa”, è divenuto un uomo del centrodestra, anche grazie all’aiuto dei voti targati cinquestelle.

Una “legnata” sulla testa di Romano Prodi. Va in rotta di collisione con Renzi. L’inventore dell’Ulivo, dell’Unione di centrosinistra e del Pd si era mostrato pronto a spendersi come “federatore” per ricomporre le tante divisioni del centrosinistra. La polemica con Renzi è dura: «Leggo che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po’ lontano la tenda. Lo farò senza difficoltà, la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino».

Sembra che Prodi si sia infuriato soprattutto dopo aver letto l’affermazione di Renzi al ‘Quotidiano Nazionale’: «I migliori amici di Berlusca sono i suoi nemici, che invocano coalizioni più larghe…». Secondo quel ragionamento, ha pensato Prodi, Renzi imputava la sconfitta del Pd a tutti i sostenitori della coalizione di centrosinistra, compreso l’inventore dell’Ulivo. Poi un post di Matteo Orfini su Twitter ha fatto deflagrare lo scontro. Il presidente del Pd aveva messo su Twitter un’immagine di un vertice dell’Unione ai tempi di Prodi. Si vedeva un enorme tavolo con l’allora presidente del Consiglio, alcuni ministri e una miriade di esponenti di partiti, partitini e micro partiti (in tutto 33 persone). L’immagine era accompagnata da un commento di Orfini dal sapore ironico: «La nuova linea è ‘Renzi convochi subito il tavolo del centrosinistra!’. Favoriamo l’immagine per facilitare il lavoro».

Non l’ha presa bene nemmeno Bersani. L’ex segretario del Pd, da febbraio nel Mdp, ha considerato atti di ingenerosità” o perfino “canaglieschi” addossare agli scissionisti e alla sinistra in genere la responsabilità della “botta” alle comunali.

Ma la stessa maggioranza renziana è in fibrillazione. Dario Franceschini, uomo forte della maggioranza del partito, critica il segretario e il no alla coalizione: «Il Pd è nato per unire, non per dividere». I renziani di stretta osservanza sono in allarme. Temono un attacco concentrico contro il segretario, appena rieletto dal congresso a grande maggioranza di voti nelle primarie. Il primo passo dei critici sarebbe di candidare non Renzi, ma un altro nome a presidente del Consiglio tipo Enrico Letta o Carlo Calenda.

Tiene banco un caotico scontro. Il progetto di coalizione di fatto è archiviato. Sono arrivate rottamazioni incrociate, operate in modo corale e con obiettivi contrapposti dai diversi protagonisti.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Ok a ddl per preservare ricordo di Matteotti e Mazzini

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Personaggi cruciali per la storia italiana, ma finiti quasi nel dimenticatoio, tanto che c’è voluta una legge per ridare loro il posto di onore che meritano. Oggi l’aula della Camera dopo la discussione ha approvato il ddl per preservare la memoria di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Mazzini. La Camera ha dato l’ok con 288 favorevoli e nessun contrario al ddl.
Il disegno di legge prevede la tutela degli archivi e della ricerca storica relativa al deputato socialista ucciso dai fascisti nel 1924, e di conseguenza l’istituzione, alla presidenza del Consiglio dei ministri, di un fondo di 300mila euro per finanziare progetti sullo studio e la diffusione del pensiero di Matteotti. Nel progetto rientrano l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione e la catalogazione di libri, archivi e pubblicazioni inedite sullo studio del pensiero politico del deputato socialista, nonché il sostegno a iniziative didattiche e formative da realizzarsi in collaborazione con il Miur e gli istituti scolastici. I fondi saranno utilizzati anche per il restauro della “Casa museo Giacomo Matteotti”, di proprietà dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, aperta nel 2012.
Come socialista sono molto soddisfatta di questa proposta di legge, che in Senato è stata presentata come secondo firmatario dal segretario del PSI Riccardo Nencini. Sono intervenuta due volte in quest’aula per commemorare Giacomo Matteotti, martire socialista che nel suo ultimo intervento in quest’Aula ebbe il coraggio, lui solo, di contestare le elezioni che avevano visto vittorioso il Partito fascista. Era il 30 maggio 1924; dieci giorni dopo, il 10 giugno di novant’anni fa, fu rapito ed ucciso. In quelle occasioni sottolineai che Il brutale assassinio fascista fece di Matteotti un eroe, lo rese famoso e immortale, ma paradossalmente fece passare in secondo piano le sue idee e le sue battaglie politiche. I suoi scritti, i suoi discorsi in Parlamento, per lui il luogo centrale di tutta l’azione politica, e il suo pensiero restano tutt’oggi sconosciuti ai più.
“Oggi questa proposta di legge è volta a colmare questa lacuna: grazie a questo provvedimento la sua casa a Fratta Polesine diventa monumento nazionale e il Fondo stanziato presso la Presidenza del Consiglio servirà a finanziare i progetti come l’erogazione di borse di studio, la digitalizzazione, il riordino, l’inventariazione di materiale bibliografico e archivistico di rilevante valore culturale, pubblicazioni inedite, iniziative didattiche formative da svolgersi in collaborazione con il MIUR e coinvolgendo direttamente gli istituti scolastici dell’intero territorio nazionale”. ha affermato durante la dichiarazione di voto la Capogruppo dei socialisti alla Camera, Pia Locatelli.
“E sono lieta che la proposta di legge sia partita dal Pd, il partito figlio di quel PCI che non ha mai amato Matteotti, mal digerendo pienamente il fatto che il primo eroe dell’antifascismo fu un socialista che non si faceva sovietizzare, un pellegrino del nulla, come lo definì Gramsci”, ha aggiunto la deputata socialista.
“Un’iniziativa che ha dunque il valore di un risarcimento storico, ma rappresenta soprattutto per le giovani generazioni uno stimolo alla conoscenza della bella politica, troppo spesso minata e infangata dal populismo e dai movimenti antipartitici, e alla difesa della democrazia. Oggi più che mai necessaria”, conclude Pia Locatelli.

Privatizzazioni, Nencini, giù le mani dalle Ferrovie

treno-2Nella audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro delle Finanze Padoan, intervenendo in via preliminare all’esame del Def, ha parlato di privatizzazioni e anche di ferrovie. “Credo – ha detto – che si debba parlare tranquillamente di privatizzazioni. Sul tema ribadisco la mia posizione: sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica ma di politica industriale. Poi ci sono situazioni diverse”.

Sulle ferrovie Padoan ha aggiunto che “l’integrazione tra il gruppo Ferrovie dello Stato e l’Anas, avviata con il decreto legge di martedì scorso, ha la finalità di migliorare la capacità di programmazione delle opere infrastrutturali di competenza delle centrali pubbliche. Ma è necessario migliorare anche le attività delle amministrazioni regionali e locali, che il Governo intende coadiuvare con organismi capaci di erogare attività di supporto tecnico e valutativo”. “La spesa complessiva per investimenti e contributi agli investimenti – ha aggiunto il ministro – si è ridotta nelle amministrazioni locali (-1.281 milioni) mentre è aumentata nelle amministrazioni centrali (+2.163 milioni). Tale andamento è il risultato anche di specifici fattori contingenti. In particolare, sul calo della spesa delle amministrazioni locali nel 2016 hanno influito sia la chiusura del ciclo della programmazione comunitaria 2007-2013, sia la complessità ed una prima fase di incertezza del passaggio alle nuove regole di contabilità introdotte nel medesimo anno”.

“Padoan – ha commentato Riccardo Nencini, segretario del Psi e vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti – sostiene che si debba parlare di privatizzazioni. Bene, ma non vedo perché si debba mettere la rete ferroviaria nel mirino. Privatizzare il ferro regionale significherebbe di fatto consentire la penalizzazione di un servizio utile a studenti e mondo del lavoro. Lì si fanno pochi profitti e temo che il privato tratterebbe quel servizio come un servizio di seconda categoria. Aggiungo che infrastrutture primarie indispensabili allo sviluppo di una nazione dovrebbero essere gestite dalla mano pubblica”.

Cicchitto: lavoro a intesa
fra area di centro e Psi

fabrizio cicchitto

Intervista a Fabrizio Cicchitto,  Presidente della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) della Camera dei deputati e capogruppo di ALTERNATIVA POPOLARE-CENTRISTI PER L’EUROPA-NCD. 

Onorevole Cicchitto, il suo intervento è stato molto applaudito al congresso del PSI. Non pensa di poter ritornare con loro ora che il centro sembra tramontato?

La mia cultura politica è laica, riformista, liberal-socialista. Poi dopo la distruzione del PSI per via mediatico-giudiziaria ho ritenuto che l’impegno politico più efficace per bloccare il giustizialismo del PDS fosse Forza Italia. La mia attuale collocazione politica in Alternativa Popolare discende da quella scelta. Adesso sto lavorando perché si possa stabilire un’intesa federativa fra l’area di centro e il PSI guidato da Nencini.

Lei pensa che il governo Gentiloni avrà una navigazione tranquilla? Oppure deve temere anche i risultati delle primarie del pd?

Mi auguro che nessuno sia così irresponsabile da mettere in crisi il governo Gentiloni. A fronte della pericolosa iniziativa di stampo populista e protestatario del M5S, alla deriva lepenista del centro-destra, alle contraddizioni esplose nel PD, l’Italia può basarsi su due punti di riferimento: il presidente della Repubblica Mattarella e il governo Gentiloni. Ci auguriamo che nessuno del PD pensi di giocare carte destabilizzanti per arrivare a elezioni anticipate come una sorta di rivincita nei confronti dei risultati del referendum, anche perché sarebbe probabile una riperdita. I riflessi di questa azione sull’economia e sull’equilibrio finanziario del paese potrebbero essere devastanti. Inoltre al M5S e al lepenismo della Lega si può rispondere solo con l’azione del governo per la crescita.

L’ex premier Letta ha dichiarato che voterà alle primarie del Pd e voterà Orlando. Secondo lei tornerà alla politica attiva? E Orlando potrebbe essere l’uomo della pacificazione a sinistra?

Rispetto al congresso del PD ho una posizione di attesa. Il punto fondamentale è capire qual è la linea reale di Renzi sul piano politico (quali alleanze e quale rapporto col governo) e sul piano programmatico (impegno per la crescita, taglio per la spesa pubblica per favorire la riduzione della pressione fiscale, le privatizzazioni in funzione degli investimenti e del debito, resistere o meno alla linea conservatrice della CGIL).

Secondo lei l’Italia come ha usato la flessibilità concessa dall’Europa? Ci sono delle responsabilità perché le cose non sono andate nella direzione auspicata?

Il governo Renzi ha fatto una serie di cose giuste, dal Jobs Act, ad una parziale riduzione della pressione fiscale sulle imprese, ad una serie di altri provvedimenti. Il limite è stato costituito dalla scarsa incisività nella spending review e nel fatto che alcune risorse sono state disperse in bonus di stampo elettorale. Ma si è trattato a mio avviso di peccati veniali. Adesso però il governo Gentiloni è di fronte a compiti assai impegnativi e non si può negargli la mano dicendo no a tutto, no alle tasse, no ad ogni privatizzazione.

Proporzionale o no, sulla legge elettorale sembra che i partiti prendano solo tempo. Crede che davvero si riuscirà a trovare un’intesa su un sistema che renda omogenei sistemi di Camera e Senato?

Mi auguro che si trovi una larga intesa. Si può lavorare con un proporzionale accompagnato da un “premietto di maggioranza”, ma ciò si intreccia con le scelte di linea politica del PD: è un po’ poco fare il congresso solo su Renzi si, Renzi no, come di fatto sta avvenendo.

Testamento biologico, lei ha dichiarato che voterà in dissenso dal suo gruppo. Quanto pesano i temi etici sulle scelte dei politici?

Per me molto, ma in senso personale e individuale. Sui temi della bioetica non c’è disciplina di partito che tenga, né in un senso, né in un altro. Ma anche i laici in quanto tali o gli stessi cattolici possono dividersi a seconda delle sensibilità personali. Io, per esempio, condivido in materia di eutanasia e di suicidio assistito quello che ha scritto Umberto Veronesi. Nel contempo, però, ho il massimo rispetto per chi fa una scelta di segno opposto. Penso a quello che ha scritto Socci su sé stesso e sua figlia o ad altre esperienze. La legge non può imporre scelte né in un senso né nell’altro. Bisogna offrire una strada sia a chi voglia resistere in condizioni di estrema menomazione sia a chi arrivato ad un certo punto ritenga che la vita non valga più la pena di esser vissuta. Affrontiamo di petto il problema: è più umano e civile dare la possibilità di scegliere la via della sedazione a chi reputa di non poter più andare avanti o girare ipocritamente la testa dall’altra parte quando una persona si toglie la vita in modo traumatico buttandosi da una finestra o sparandosi un colpo di pistola? A mio avviso bisogna offrire una strada sia a chi vuole resistere ad ogni costo, sia a chi vuole abbandonare una vita ritenuta improponibile. Al fondo di queste valutazioni c’è anche una scelta culturale di stampo liberale-illuminista. Alla Camera ho ricordato l’art. 4 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo della Rivoluzione francese del 1789: “La libertà consiste nel potere fare tutto ciò che non nuoce ad altri”.

Ida Peritore

CONGRESSO STRAORDINARIO

apre

Quello che inizia al Marriott di Roma è un congresso straordinario del Psi, reso necessario per mettere in sicurezza il partito dopo la sospensiva (non la sentenza, che purtroppo è destinata a tardare) del tribunale a seguito del ricorso di alcuni socialisti. Ma può diventare uno straordinario congresso se verrà riempito di idee, di proposte, di confronti utili e costruttivi. Le idee che mi auguro saranno al centro della due giorni di Roma dovranno rispondere innanzitutto alla esigenza di difendere una storia oggi cancellata e non mi riferisco solo a quella degli anni ottanta, cancellazione di una violenza inusitata e alla quale si sono colpevolmente adoperati quasi tutti i soggetti della seconda repubblica mai nata. Siamo un partito storico e identitario, l’unico, per quanto piccolo, rimasto in piedi. E a noi soprattutto spetta il compito di rinverdire e diffondere la storia del socialismo italiano. Non si può infatti essere socialisti europei, vedasi il Pd, democratici in Italia e dotati di una tradizione comunista e democristiana.

L’esigenza politica parte di qui. La fine del Pd uno potrebbe consentire la nascita del Pd due coi radicali, non solo la Bonino, i Verdi, i laici. Un Pd che superi il suo carattere post comunista, in parte attenuato dalla scissione di Dp, e post democristiano e acquisisca anche caratteri liberalsocialisti non è per ora all’orizzonte. Altro non vedo che un’intesa sempre più stretta nell’area socialista, aperta a tutti i socialisti sia ben chiaro, radicale e ambientalista che si proponga con un programma innovativo ed eventualmente si apra anche al cosiddetto campo progressista di Pisapia, che però pare oggi una sorta di araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Poi i contenuti, che già le tesi espongono con chiarezza. Parlo dell’Assemblea costituente che è pero più lontana e non più vicina dopo la bocciatura della riforma costituzionale, la cogestione sul modello tedesco, un piano massiccio di opere pubbliche in particolare rivolto alla messa in sicurezza del nostro territorio, sulla quale si sta impegnando l’on. Pastorelli, e che transitoriamente ci porti anche fuori dai parametri europei rientrandovi anche grazie a un Pil al 2 per cento e a una disoccupazione in media con l’Europa.

Poi i diritti civili, in particolare la legge sul fine vita sulla quale in prima fila si trova oggi la nostra Pia Locatelli, vice presidente dell’Internazionale socialista, ma anche la proposta di amnistia finanziaria relativa ad alcune categorie oggi segnalate dalla Centrale rischi delle Banche, proposta quest’ultima già depositata dal sen. Buemi, su sollecitazione della associazione Interessi comuni e non da ultima la legge per la separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm, sulla base di una vecchia proposta della Rosa nel pugno rilanciata in questi giorni dalla Marianna di Giovanni Negri. L’associazione musulmani laici, in prima fila nel combattere l’integralismo e non solo la violenza, sarà con noi, dopo la sua separazione dal Pd e questo non può che inorgoglirsi. La sua presidente e la sua vice si sono iscritte al Psi. Su tutto questo ci confronteremo coi nostri ospiti, dalla Bonino a Turco, da Negri a Cicchitto, da Bonelli a tutti gli altri. Il congresso sarà straordinario se sarà una fucina d’idee e di proposte e una grande e stimolante occasione di confronto. Dipende, soprattutto, da noi.

Nicola Olanda
In Romagna ho rivissuto l’Emozione del Socialismo

Sabato 11 marzo, per l’appuntamento congressuale, come Socialisti dell’Area Vasta della Romagna ci siamo riuniti a Russi per parlare di politica e per condividere il Pane socialista.

Il giovane Segretario della Sezione di Russi ha fatto uno splendido lavoro rendendo felice il nostro “Senatore di Ravenna” che oltre a coordinare la sua Federazione si è reso promotore di organizzare in modo impeccabile tutto l’impegnativo lavoro di raccordo con le Federazioni della Romagna per fare assegnare a questi lavori congressuali la più ampia adesione. Il successo della Manifestazione l’ha compensato del suo impegno quotidiano che svolge con passione, competenza e grande esperienza. Per non dimenticare nessuno non ho fatto e non farò dei nomi, perché i protagonisti in assoluto sono stati i tantissimi Socialisti della Romagna.

Quella che abbiamo vissuto a Russi è stata una bellissima Festa Socialista.

Erano anni che non vedevo una Sede Socialista stracolma con diversi compagni in piedi e prossimi all’entrata. Questo quadro mi ha commosso ed ancora ora, nel ricordarvelo, mi si appanna la vista e mi compare lo stesso nodo alla gola che durante il mio intervento mi ha messo in difficoltà.

Ho apprezzato anche l’intervento di saluto del Sindaco del PD, e mi sembrava di sentire parlare un Socialista. Ciò mi rendeva ancora più evidente il rammarico delle divisioni nella Sinistra, che aldilà delle varie etichette con cui si connota, nei contenuti che esse esprimono sono assimilabili a molti filoni della Cultura socialista.

Mi ha fatto anche molto piacere sentire pronunciare dal Sindaco l’apprezzamento per i nostri due compagni in giunta. Grazie anche a loro che fanno onore con il loro impegno al lavoro politico e sociale socialista.

La nostra grande Cultura è risaltata nel Mosaico dei documenti che sono stati portati all’attenzione ed alla riflessione delle compagne dei compagni presenti.

In aggiunta a quello congressuale Vi leggo i titoli perché da essi si può riscontrare come l’identità Socialista emerge evidente::

“Per i Socialisti prima il Lavoro”,  “Politica come Passione, Socialismo come libertà”, “Avanti Futuro”.

Le sofferenze per l’oblio in cui sono confinati i Socialisti e la loro Storia, la necessità di riacquistare la nostra autonomia e l’identità dei nostri valori erano presenti fra noi Socialisti, ma più che trasferirle nei Riti del Congresso, è prevalso lo spirito di volerci sentire una Comunità che vuole nutrirsi di Unità aldilà delle differenze d’opinione che a volte comporta un sano e benefico confronto democratico com’è stato nel passato, e come dovrebbe continuare ad essere oggi nel PSI. Gli argomenti e i sentimenti trasmessi da questi documenti hanno infatti avuto la possibilità di recepire queste attese dei Socialisti presenti.

Soffrendo il Congresso di una Mozione alternativa di confronto rispetto all’Unica che sostiene Nencini, il Documento “Avanti Futuro” è stato sviluppato da un gruppo di giovani socialisti e verrà presentato al Congresso con l’auspicio di ottenere la percentuale di adesioni sufficiente per potere diventare un’integrazione a quello che sostiene Nencini. Spero tanto che i Congressisti non facciano mancare il loro appoggio a questi giovani che hanno sviluppato in un’ottima ed ampia raccolta di Tematiche, un prezioso contributo propositivo per i futuri impegni del PSI.

La presenza di diversi giovani Socialisti mi ha aperto il cuore alla speranza. Spero che ai giovani la vista di tante teste canute, che non si sono mai arrese, possa dar loro il coraggio di raccoglierne il testimone per impegnarsi per il Riscatto Socialista.

Rispetto a Noi anziani che frequentavamo le Sezioni di Partito, i nostri giovani sono cresciuti con i “Social” e sono padroni della tecnologia dell’informatica. Dobbiamo organizzarci per gestire la comunicazione e l’informazione inerente all’attività politica, utilizzando questi mezzi e, i 5 Stelle, senza Sedi e con ridotte Risorse rispetto al PD, sono un esempio di come con l’utilizzo di una Rete informatica si possa supplire alle vecchie Strutture politiche.

Un compagno ha invitato i presenti a seguire l’Avanti on line che è diventata una vera Tribuna Socialista in cui i Socialisti possono dialogare e fare sentire la loro Voce.

Ho portato a conoscenza dei compagni l’iniziativa di costituire il Club Amici dell’Avanti della Romagna come strumento di comunicazione e informazione politica. Con il Segretario della FGS e altri compagni che si renderanno disponibili dovremo concordare quando riunirci a Ravenna per formulare la messa a punto dello strumento informatico per queste Rete gestionale del Club.

I nostri giovani hanno impegni di studio e di lavoro ed anche se animati da passione politica possono incontrare difficoltà per incontrarsi, anche perché sparsi fra i vari territori. Lo strumento di una Rete del Club dell’Avanti verrebbe incontro a molte delle loro difficoltà ed esigenze.

Ritengo inoltre necessario che i nostri giovani possano essere supportati da un’attività di Formazione. Oggi, per misurarsi nella Società occorrono competenze e conoscenze. Ai giovani che sono riuscito ad avvicinare ho accennato l’idea di organizzare un Corso di Formazione per Quadri Socialisti. La proposta è stata bene accolta. Ne parleremo a livello di Federazioni della Romagna.

Sono convinto che nell’Area Vasta Romagna ci siano diverse Risorse qualificate per fornire dei contributi per questa iniziativa.

Colgo l’occasione della Tribuna dell’Avanti, per ringraziare  ancora di cuore tutti i Dirigenti Socialisti della Romagna e le compagne ed i compagni presenti a Russi per la gioia, l’emozione ed il conforto che mi hanno donato con la loro Presenza. Spero di potere continuare ad emozionarmi e lo stesso augurio lo formulo ai 20.000 Socialisti che con eroismo in tutta l’Italia fanno da portabandiera e da testimoni a questo nostro grande ideale del Socialismo e alla Storia che grazie ai suoi valori siamo riusciti a costruire.

Nicola Olanda

LA FARNESINA AL QUIRINALE

gentiloniSergio Mattarella ha dato a Paolo Gentiloni l’incarico di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Renzi. Gentiloni, accettando con riserva, ha dichiarato: “Dalle consultazioni, è emersa l’indisponibilità delle maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un nuovo governo. Dunque non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Il ministro degli Esteri uscente pronuncia poche parole.
Il presidente del Consiglio incaricato intende “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari” per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice “consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Infine non dimentica l’omaggio al segretario-ex premier Renzi che si è dimesso come aveva promesso, mostrando “una coerenza che merita il rispetto di tutti”. Poi se ne va, atteso dal presidente del Senato, Pietro Grasso. Non risponde a chi gli chiede cosa significhi “il più presto possibile”, se già stasera o domani.
Rispetto ad altre situazioni i tempi per la formazione del nuovo esecutivo dovranno essere strettissimi. Come Mattarella ha sottolineato al termine delle consultazioni, il Paese “ha bisogno di un governo in tempi brevi” perché ci sono “scadenze e impegni da rispettare, sul piano interno, europeo e internazionale”. E proprio il piano europeo è quello più impellente: giovedì 15 c’è infatti il Consiglio Europeo e Mattarella vuole un governo insediato e con pieni poteri.
Nel colloquio tra il Presidente incaricato Paolo Gentiloni e il segretario del PSI Riccardo Nencini, Nencini ha confermato quanto già consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica: un governo di scopo che consenta al Parlamento la riforma dell’Italicum e l’armonizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato, che adotti i decreti attuativi della legge di bilancio, che rappresenti l’Italia nei vertici internazionali.
Nencini ha sottolineato che la nuova legge elettorale dovrà essere valutata coralmente dalle Camere. Meglio scrivere le regole del gioco con una maggioranza ampia.
I decreti relativi alle fasce sociali più deboli devono avere la precedenza su ogni altro atto – ha proposto Nencini.
Un governo nel pieno delle sue funzioni è utile fin dai prossimi giorni quando nel Consiglio Europeo si discuterà il Trattato di Dublino relativo alle norme sui migranti.
“La revisione del Trattato – ha detto Nencini – è una delle priorità dell’esecutivo. È’ indispensabile che l’Unione Europea condivida le responsabilità nell’accoglienza”.

Adesso impazza il toto-nomi per il governo che ancora non c’è e che dovrà prima ottenere la fiducia del Parlamento.
Silvio Berlusconi ha bocciato le larghe intese, ma è pronto a sostenere il governo che nascerà, fino alla nuova legge elettorale, mentre il M5s continua la sua battaglia. “Non vogliamo legittimare questo governo neanche con un nostro No alla fiducia”, ha dichiarato a Skytg24 la capogruppo M5S alla Camera, Giulia Grillo.

LA POLITICA IN TESTA

Congresso Salerno sala tagliata bassa

Al via la festa nazionale dell’Avanti a Roma. Tre giorni di dibattiti senza interruzione. Come un unico film a episodi. Per la seconda volta consecutiva la festa nazionale socialista sarà dedicata al nostro giornale. E’ un riconoscimento importante ai nostri sforzi, del resto premiati dal continuo aumento dei nostri lettori e dal sempre più partecipato confronto politico che nelle varie rubriche si sviluppa sulla politica. Il nostro incontro durerà tre giorni e si svolgerà, come lo scorso anno, nella splendida cornice di villa Osio. Dal 15 al 17 settembre si svilupperanno dibattiti a getto continuo, senza sosta, come se la festa fosse un unico film da osservare con episodi diversi. Se il Pd, partito del socialismo europeo, ha scelto di rilanciare le feste dell’Unità, ripubblicando il vecchio quotidiano fondato da Gramsci come giornale comunista nel 1924 proprio in polemica con l’Avanti!, quotidiano socialista nato nel natale del 1896, questo testimonia una delle perduranti contraddizioni di questo partito.

Pensavamo, noi forse troppo legati alla coerenza della storia, che dopo la fine del comunismo e del Pci, si sarebbe formato un unico partito socialista proprio con l’Avanti! suo insostituibuile organo. Sappiamo come è andata. Il paradosso della storia di quest’ultimo quarto di secolo ha visto crollare in Italia sotto i calcinacci del muro di Berlino proprio i socialisti. E anche l’Avanti!. Noi non demordiamo anche per questo. Perchè si ristabilisca la verità della storia, perché la tradizione socialista italiana non venga cancellata coi suoi esponenti più rappresentativi, e con loro i simboli, tra cui l’Avanti!, che sempre è stato lo specchio e il moltiplicatore dei nostri ideali.

Cominceremo noi alle 17 e 30 di giovedî con la presentazione della festa (lo faremo Oreste Pastorell, i dirigenti romani e chi scrive). I temi trattati nel corso della nostra kermesse sono quelli di più stretta attualità. Giovedì al centro della riflessione ci sarà il tema della prevenzione e cura del territorio, anche alla luce del recente tragico terremoto, poi la legge di stabilità col presidente dei giovani industriali, col capogruppo del Pd alla Camera Rosato, con il sottosegretario Nannicini, con la nostra Pia Locatelli (moderatore Carlo Petrini di Repubblica). Alla sera tema più politico: verso un nuovo centro-sinistra con il vice del Pd Guerini, il sottosegretario Della Vedova, il nostro Schietroma (introduce Elisa Gambardella, modera Francesco Maesano della Rai).  Venerdi alle 17 è ancora secondo tempo, questa volta del governo con il segretario Uil Barbagallo, Cicchitto e il nostro Rometti, subito dopo doppio confronto politico prima con il ministro Boschi e poi con Alfano del nostro Nencini, poi confronto sul referedum tra me, Bobo Craxi, che fa parte del gruppo i socialisti per il no, Alessia Morani, vice capogruppo Pd alla Camera e il docente universitario Edoardo Raffiotta (introduce Maria Pisani).

Alla sera tavola sui diritti con il nostro Buemi, Cinquepalmi, Caruso e il sottosegretario Ferri. Sabato riunione del Consiglio nazionale, nel primo pomeriggio incontri dei gruppi di lavoro del partito, poi tre dibattiti finali: il socialista Vizzini e Andrea Romano (Pd) si confronteranno sulla riforma costituzionale, Aldo Forbice, Intini e Covatta sui nuovi diari di Nenni, infine (introduce Parea) un confronto sul polo riformista con il vice della Regione Lazio e Fichera. Attendiamo che i socialisti rispondano. I giovani socialisti ci saranno, capeggiati dal romantico Sajeva, con un loro stand e cosi l’Avanti! che seguirà e pubblicherà i vari dibattiti pubblici. Tre giorni con “la politica in testa”. Speriamo che funzioni. La festa e magari anche la testa…

Mauro Del Bue

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