L’erba londinese del Queen’s incorona un Cilic smagliante, ma Nole c’è

cilicE, se si tratta di parlare dei tornei su erba preparatori a Wimbledon 2018, non si può non citare il centrale Atp del Queen’s. Che dire? Non se ne può non discutere, soprattutto perché quest’anno in particolare ha riservato grosse e piacevoli sorprese. Dopo Stoccarda (dove c’è stato il ritorno di Roger Federer con la vittoria su Raonic e la conquista di nuovo della prima posizione mondiale) i riflettori erano tutti puntati sull’Atp di Halle e su quello del Queen’s londinese. In Germania lo svizzero cercava il bis tedesco: invece in finale si è dovuto arrendere al giovane croato Borna Coric che ha vinto a sorpresa il primo set al tie-break per 8 punti a 6: un tie-break particolarmente lottato seguito a un set in cui i due tennisti si sono sempre rincorsi, facendosi reciprocamente punti straordinari per rispondere a punti altrettanto eccezionali ed errori sorprendenti per cumulare regali all’avversario su altri doni equivalenti di gratuiti inaspettati; di solito l’elvetico sa sempre giocare meglio i punti decisivi invece qui ha sbagliato, anche con dritti clamorosamente mandati fuori, quelli più importanti; e sono state palle uscite non sempre di poco, dunque per lui sia sfortuna che cali di concentrazione o di stanchezza. È stato un Federer non solo un po’ deconcentrato, ma anche tanto nervoso, forse innervosito dalle polemiche con lo sponsor Nike e sul suo nuovo futuro contratto con Uniqlo. E questo è stato uno dei connotati curiosi e divertenti che hanno caratterizzato il suo esordio al primo turno a Wimbledon, contro Lajovic: non solo ha vinto facile in tre set netti per 6/1 6/3 6/4, ma a fine match, quando è andato a firmare autografi, una ragazza lo ha avvicinato chiedendogli in un cartellone giallo la sua fascia; lui l’ha cercata nel suo borsone e gliel’ha donata divertito e sorridente, felice della vittoria agevole. Invece all’Atp di Halle non era riuscito ad esprimere questo tennis e man mano si era lasciato sorprendere da un coraggioso Coric, sempre più aggressivo, che ha spinto di più nei momenti clou del match venendo anche avanti a rete (a costo di sbagliare qualche volée clamorosa). Il merito dell’impegno è stato premiato, per il giovane tennista che è rimasto sempre concentrato e non ha mai mollato. Dopo il duro primo set e tie-break, Coric ha avuto un calo nel secondo set che ha perso per 6/3, ma poi è ritornato subito alla grande nel terzo dove ha dominato con un netto 6/2: evidente la delusione e l’amarezza dello svizzero, che si è complimentato tuttavia con il giovane e talentuoso avversario, dispiacendosi di non aver espresso il suo miglior tennis al massimo come sempre. Sicuramente il croato si era avvalso del ritiro in semifinale di Bautista Agut per infortunio sul 3-2 e gli ha giovato aver giocato così poco ed essere arrivato fresco all’appuntamento decisivo con lo svizzero. Invece il n.1 in semifinale se l’era dovuta vedere con un altro giovane talento emerso: quello di Kudla, che ha sconfitto solo per 7/6 7/5; tra l’altro lo svizzero nei quarti con lo stesso punteggio aveva eliminato Ebden, mentre Kudla a sua volta aveva battuto Sugita (per 6/2 7/5), in grado di rifilare un netto 6/2 7/5 a Thiem, e Coric aveva sconfitto il nostro Andreas Seppi (per 7/5 6/3); forse invece Bautista Agut ha pagato il duro scontro di quarti contro Chacanov (3/6 7/6 6/3 il parziale a favore dello spagnolo), che aveva rifilato un doppio 6/2 a Nishikori. Dunque fuori Thiem, Nishikori c’era più spazio per Coric, dopo che aveva eliminato al primo turno la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/1 6/4 (ma visibile il suo problema fisico alla coscia, con una doppia fasciatura e la fatica a correre evidente). Se Coric porta un po’ d’Italia in Germania (poiché si allena con Riccardo Piatti), ad Halle subito in apertura derby italiano tra Seppi e Matteo Berrettini: quest’ultimo perde dall’altoatesino per 6/3 7/5; sfortunato il romano anche nel sorteggio di Wimbledon dove, al primo turno, troverà Jack Sock (l’americano è testa di serie n. 18).
Se la vittoria ad Halle è un ottimo risultato e nessuno toglie valore e merito al croato, dall’altro lato è vero che subito in apertura a Wimbledon non è riuscito a replicare l’esito positivo di tale vittoria: infatti il croato partiva da testa di serie n. 16, ma ha perso immediatamente contro il Next Gen Medvedev per 7/6(8) 6/2 6/2, tre set netti di cui un tie-break seguito da un doppio 6/2 finale molto drastico sono un invito a Borna a migliorarsi perché i margini che ha sono tanti.
E proprio in vista di Wimbledon, oltre a Federer, sono da tenere a mente e d’occhio proprio i due finalisti dell’Atp del Queen’s: Marin Cilic e Novak Djokovic. Il serbo è assolutamente ritrovato e il croato è assolutamente in fiducia. Nole ha mostrato un’ottima forma fisica e mentale, i colpi da manuale di sempre e sembra sentirsi decisamente ritornato e pronto a lottare per riconquistare i primati del passato e la vetta della classifica mondiale a pieno regime. Questa è la buona notizia, che lo ha caratterizzato in maniera costante per tutto il torneo del Queen’s. Dall’altro lato deve continuare ancora a giocare tanto e il più possibile per ritrovare la resistenza dei tempi migliori. Nella finale contro Cilic, infatti, era partito molto bene, ma è sembrato accusare un calo fisico che gli ha provocato una fase di lieve appannamento che non gli ha permesso di vincere, ma gli ha fatto perdere una finale lottata e abbordabile assolutamente per lui. Cilic del resto era in forma smagliante e testa di serie n. 1; eppure Djokovic riesce a strappargli il primo set subito in apertura per 7/5, poi però nel secondo set lottano in equilibrio entrambi molto e si va al tie-break, ma Nole se lo fa ‘soffiare sotto il naso’ per 7 punti a 4; questo è il momento decisivo che farà rigirare la partita: il serbo si innervosisce, il croato ritrova fiducia e coraggio e prende sempre più campo; nel frattempo un po’ di sfortuna clamorosa per Nole e un po’ di stanchezza per il serbo, lo fanno sbagliare qualcosina in più che pregiudicherà l’esito del terzo set, che perderà per 6/3 (quasi come avesse ceduto rassegnato ad un certo punto, crollando stavolta anche fisicamente). Comunque l’ex n. 1 è assolutamente in corsa per Wimbledon con i più forti, dove può arrivare tranquillamente sino in fondo al torneo e fino agli ultimi turni (laddove non a conquistare il titolo come più volte in passato). Da notare al torneo del Queen’s l’arrivo in semifinale di Nick Kyrgios: l’australiano ha battuto al primo turno proprio Andy Murray in tre set (per 2/6 7/6 7/5); peccato che poi si sia preso una multa per imprecazioni in campo e apertura del codice di comportamento antisportivo per non aver giocato in campo, ma per aver buttato via i punti. Il giovane ‘aussie’ ha perso in semifinale contro Cilic con un doppio 7/6: il primo per 7 punti a 3, il secondo per 7 punti a 4; l’australiano cercava qui al Queen’s il riscatto dalla semifinale persa contro Federer a Stoccarda. Djokovic, invece, in semifinale a Londra ha battuto il francese Chardy per 7/6(5) 6/4, che aveva vinto il derby transalpino con Richard Gasquet nei Paesi Bassi all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch.

Pechino, Tokyo, Shanghai: bis di Garcia e Goffin, inarrestabile Rafa

caroline garciaA Pechino ne sono successe delle belle. Nella sezione Atp a trionfare è stato il solito Nadal. Nell’ambito Wta un’ottima Caroline Garcia bissa il successo al Wta di Wuhan e si impone nuovamente in finale; questa volta su Simona Halep. La rumena, tra l’altro, diventa la nuova numero uno con la vittoria in semifinale sulla lettone Jelena Ostapenko per 6/2 6/4. Tuttavia sembra accompagnata dalla maledizione della finale, che non riesce a vincere. Complici ragioni emotive di tenuta mentale o fisiche di stanchezza, ogni volta che Simona raggiunge l’ultimo turno non riesce mai a dare il meglio di sé. Nonostante una volontà ferrea di arrivare. Tanto che anche il punteggio dimostra quanto quello con la francese al Wta di Pechino sia stato uno scontro lottato ed equilibrato: 6-4 7-6(3) il risultato conclusivo. Tuttavia Caroline ha sempre avuto il controllo del match e la Halep non è parsa mai impensierirla più di tanto. Molto fallosa e in affanno, spesso in ritardo su palle scomode, costretta dall’avversaria a spostarsi tantissimo, la rumena non è riuscita mai a dominare un’inarrestabile Garcia. Come del resto irrefrenabile è stato lo spagnolo Nadal. Entrambi forti della nuova fiducia ritrovata, del fatto di poter contare su una forma fisica buona. L’unico che ha giocato alla pari con Rafa è stato il bulgaro Grigor Dimitrov, fermato dal futuro vincitore del torneo solamente in tre set: per 63 46 61. Come del resto al successivo Atp di Shanghai; qui il bulgaro si è arreso con il punteggio di 6/4 6/7(4) 6/3 a favore del campione spagnolo e testa di serie n. 1. Nadal a Pechino ha avuto un tabellone facile ed è avanzato abbastanza agevolmente turno dopo turno. Ha faticato solamente al primo stadio contro il francese Lucas Pouille, che ha sconfitto per 46 76(6) 75. Tutto facile e in discesa in finale contro Nick Kyrgios. 6/2 6/1 il risultato severo per una prestazione scadente del talento australiano. Quest’ultimo si è reso particolarmente protagonista qui nella capitale cinese per diversi motivi. Innanzitutto per aver deciso di fare un’offerta economica da dare in beneficenza per ogni aces segnato (come fece la Pliskova agli Us Open); poi per aver sconfitto in semifinale Alexander Zverev per 63 75: il suo miglior match di sempre, una partita perfetta e straordinaria in cui aveva dimostrato grossa maturità. Tra l’altro anche la Sharapova è stata al centro di un’opera solidale, decidendo di devolvere il ricavato delle sue caramelle Sugarpova a favore di Porto Rico -colpito dall’uragano Maria- per la ricostruzione.
Ma -come per Simona Halep- per Kyrgios la maledizione della finale resta. Troppo carico emotivo e stress psicologico per riuscire a giocare a tutto braccio sciolto. Così facendo, ha accumulato nervosismo su nervosismo che lo ha portato a ritirarsi al primo turno di Shanghai contro Steve Johnson (e a dover pagare una multa di 10mila dollari) -perché senza apparente giustificato motivo-. Del resto molto sconforto è stato palesato anche dal tedesco Zverev, che ha rotto malamente una racchetta (proprio nella partita contro Kyrgios) e che ha già messo in dubbio la sua partecipazione alle Next Gen Atp Finals di Milano. Forse a causa dei troppi impegni tennistici o forse per un po’ di delusione per l’uscita di scena (troppo presto per i suoi gusti) all’Atp di Shanghai, agli ottavi per mano di Del Potro (giunto in semifinale). Un calo di rendimento che un esigente come Zverev non si perdona, ma che non deve portarlo ad abbattersi. Deve imparare le lezioni avute dalle sconfitte e da quelle ripartire più forte, senza crisi o recriminarsi troppo. Nel tennis si vince e si perde, l’importante è capire dove si è sbagliato. Questo, ovviamente, vale anche per il campione Aussie, ma soprattutto per il giovane talento tedesco. Zverev in questo periodo è solito perdere al terzo set, dopo aver vinto il primo set. Dunque deve capire se dipende da un calo fisico o di concentrazione. Di sicuro Del Potro gli ha dimostrato che non deve mai abbassare la guardia, credere di avere la partita in mano, ma continuare -al contrario- a spingere sui colpi (senza giocare di rimessa o in difesa), a spostare l’avversario, a rischiare ed essere aggressivo. Così il campione argentino ha rimontato la partita e così Alexander può continuare a vincere tanto, dominando facilmente gli incontri. Invece è sembrato diminuire un po’ il ritmo e far calare la pressione sull’avversario, e ciò ha fatto sì che fosse un avversario più giocabile. In attesa di sapere se Nadal bisserà l’impresa di Pechino a Shanghai, chi invece ha fatto di nuovo colpo (oltre a Caroline Garcia), centrando un secondo titolo consecutivo, è il belga David Goffin. Dopo il trofeo conquistato all’Atp di Shenzhen su Dolgopolov (per 6-4 65-7 6-3) ancor più facile per lui è stato arrivare ad alzare la coppa all’Atp di Tokyo. Inarrestabile, non è sembrato avere avversari che tenessero e la finale è stata per lui una passeggiata contro Mannarino, cui ha impartito un 6/3 7/5 netto. Iniziato tutto in discesa, in cui con estrema facilità ha portato a casa il primo set, con il break decisivo che lo ha portato a chiudere sul 5/3 e servizio, ha avuto un attimo di appannamento a inizio secondo set. Il francese si è fatto più aggressivo, ha rischiato di più e lo ha attaccato maggiormente, mettendolo più in difficoltà (soprattutto giocandogli sul rovescio). Mannarino ha spostato molto Goffin, ma il belga ha corso tanto, recuperato palle impossibili e rimontato un parziale che sembrava volto tutto a favore di Adrian (tanto che avrebbe potuto chiuderlo, avendo due volte la chance di portarsi avanti nel punteggio con un break di vantaggio, che ha immediatamente perso però).

Daria Gravilova conquista il Connecticut ed entra nella top 20

Daria GravilovaAlla vigilia dell’ultimo Grand Slam stagionale degli Us Open, al Wta di New Haven emerge la grinta di Daria Gravilova. La tennista entra nella top 20, è la prima australiana a conquistare il titolo qui nel Connecticut ed è il primo trofeo in carriera che si aggiudica. Si affianca, così, a Nick Kyrgios (finalista all’Atp di Cincinnati, dove ha perso da Grigor Dimitrov) nell’elenco dei talenti che l’Australia può sfoderare. Al Wta di New Haven Daria è stata capace di battere, consecutivamente, due top ten e rispettivamente la testa di serie n. 1 e 2 del torneo, ovvero Agnieszka Radwanska e Dominika Cibulkova. L’australiana ha sconfitto la polacca in semifinale (in un match senza storia, in cui l’altra non è sembrata mai impensierirla e invece lei è parsa avere sempre il controllo della partita), con un doppio 6/4; affronta invece la slovacca in finale, che riesce a superare solamente in tre set in un match molto equilibrato e rischioso per lei. Alla fine Dominika è sembrata molto stanca, ma Daria ha vinto di merito.

La più giovane parte bene e si porta in vantaggio sul 3-2 e servizio nel primo set; ma non è 4-2, perché subito si fa fare contro-break dalla Cibulkova, grande lottatrice che non ci sta a perdere e infatti riuscirà a chiudere il primo set sul 6/4 a suo favore grazie alla maggiore esperienza e con il break decisivo nel finale del primo parziale. Poi, quando è il momento della verità la tennista classe ’94 non esita a far sentire la sua presenza in campo mai venuta meno e chiude 6-3 con il break determinante che la porta a un terzo set che la vede di nuovo in fiducia e sempre più aggressiva. La slovacca, invece, rincorre sempre di più.

Ma entrambe lottano e l’equilibrio è sempre più consistente: i match point per tutte e due non mancano. Non si riesce ad intravedere come andrà a finire e tutto il pubblico è con il fiato sospeso, ma Daria comincia a prendere dei rischi paurosi, anche eccessivi, che però la premieranno garantendole il 6/4 che la incorona regina del Connecticut al quarto match point che è quello buono. Il segreto per la vittoria? Lo svela in conferenza stampa quando afferma di essere sempre stata convinta di poter vincere contro le sue avversarie, anche le top ten più forti e sopra di lei in classifica. Ovvero credere nei sogni con ostinazione porta al conseguimento del risultato e questo è un grande messaggio e forse il migliore degli esempi che una tennista così giovane possa dare a tutti gli amanti del tennis; ma anche Dominika non è da meno al riguardo e la loro statura più minuta (1 metro e 61 Dominika, 1 metro e 66 Daria, entrambe giovanissime poi: classe ’94 la russa naturalizzata australiana e classe 1989 la slovacca) rispetto ad altre tenniste invita a puntare l’attenzione non sul fisico, ma sul loro talento puro e così esplosivo a tratti.

In realtà crediamo che la differenza nella finale del Wta di New Haven Daria l’abbia fatta con lo schema di gioco. Innanzitutto, però, prima occorre evidenziare la determinazione di entrambe, che hanno dimostrato di avere un carattere e una personalità esemplari ed encomiabili, diventando due delle tenniste più lottatrici e stacanoviste del circuito, che non si possono non apprezzare e stimare al di là dei risultati e dei singoli match. Poi, ovviamente, non possiamo non riportare la delusione della Cibulkova. Ma una riflessione merita l’atteggiamento in campo della Gavrilova. Un’attitudine che abbiamo visto variare come il punteggio. La Gavrilova parte molto bene, aggressiva e in attacco e mette in seria difficoltà la Cibulkova e si porta in vantaggio nel punteggio. Poi, però, da metà primo set cambia qualcosa. Ovvero Daria accetta di più lo scambio lungo da fondo e rischia troppo: lei sbaglia e, intanto, mette in partita l’avversaria facendola palleggiare troppo. Convinta di poter vincere, come sempre fino a quel momento, gli scambi, in realtà ha permesso alla slovacca di trovare il ritmo di gioco; mentre venendo in attacco glielo toglieva, anche se certo per lei significava un maggiore dispendio di energie. Perseverando su questa strada rischiava veramente di perdere la finale, insistendo anche troppo sul dritto della Cibulkova. Poi ha capito e ritrovato la giusta tattica ed è venuta di nuovo tanto a rete, mostrando un’ottima attitudine con smash e volée. Inoltre ha puntato più sul rovescio di Dominika che, così, ha provato a reagire venendo avanti anche lei, ma è apparsa meno ‘portata’ nei pressi del net. Infine la Gavrilova è emersa per la capacità di spostare l’avversaria e di correre, palesando una mobilità incredibile e davvero sorprendente. La stessa freschezza atletica e fisica che l’ha fatta sobbalzare e saltare nel finale per esultare per la vittoria. Sicuramente deve continuare a insistere su uno schema più offensivo e meno difensivo: sembra davvero una giocatrice da rete. La sua prova migliore, però, l’ha offerta dando dimostrazione di grossa maturità, rimanendo sempre concentrata e mai deconcentrandosi con scatti di rabbia o nervosismo, anche nei momenti più difficili.

Ciò le ha permesso di superare la testardaggine e l’ostinazione a voler rimanere a fondo a scambiare sul dritto della Cibulkova. Certo non sono mancate le sue espressioni ironiche, di soddisfazione e di sollievo nel riuscire a chiudere i punti decisivi. E certo c’è stata per lei anche un po’ di fortuna su un paio di palle con dei nastri volti a suo favore, ma ciò non pregiudica nulla -a nostro avviso- sul suo merito; anche se la Cibulkova ha affermato che, forse, la partita sarebbe potuta cambiare e girare se un paio di punti fossero andati diversamente (a nostro parere lei ha pagato solamente più stanchezza). Sicuramente già molto ‘evoluta’, la Gavrilova non può che crescere ancora e migliorare. Un percorso solamente in salita per lei incominciato agli Internazionali di Roma, nel maggio del 2015, quando riuscì a giocare un ottimo torneo arrivando alle semifinali contro Maria Sharapova, contro cui perse per 7-5 e 6-3. Ciò l’ha portata, in seguito, a raggiungere, il 22 ottobre del 2016, la posizione n.24 del ranking WTA, dopo la sconfitta in finale nella Kremlin Cup contro la connazionale Svetlana Kuznetsova. Piazzamento che ha mantenuto sino al 22 maggio di quest’anno.

Con la vittoria del 28 agosto scorso alla finale di New Haven, infatti, -come detto- è salita al n. 20 del ranking mondiale. Ha fatto piacere vedere quanto per le altre avversarie non ce ne fosse poi molto, data la perfetta forma agonistica e fisica eccellente della tennista di Mosca. Stato atletico al top si potrebbe definire. Così come lo è quello dello spagnolo Roberto Bautista Agut, che ha trionfato al torneo di Wiston-Salem su Dzumuhr con un doppio 6/4 abbastanza agevole. Diventando l’attuale n. 15 del mondo. Di certo, infine, una doppia soddisfazione per Daria, che solo lo scorso 30 giugno 2016 perse da Dominika a Wimbledon al secondo turno per 6/3 6/2.

Ba. Co.

Wimbledon: la lotta tra Murray e Nole. Eastbourne e l’Atp di Antalya

murray e noleStagione sull’erba entrata nel vivo con l’avvio del Grand Slam di Wimbledon 2017. Sorteggio dalla doppia sfaccettatura per gli italiani. Male per Marco Cecchinato, che incontra subito il giapponese Kei Nishikori e perde malamente dal n. 9 del mondo per 6/2 6/2 6/0. Lo statunitense Sam Querrey impone una dura lezione a Thomas Fabbiano (che lotta, ma perde per 7/6 7/5 6/2); difficile sarà anche l’incontro per Paolo Lorenzi contro l’argentino Horacio Zeballos. Meglio per Fabio Fognini contro il russo Tursunov o Andreas Seppi contro il ceco Norbert Gombos. Per il momento prosegue il suo cammino qui a Wimbledon il qualificato Simone Bolelli, che elimina in quattro set il taiwanese Lu con il punteggio di 6/3 1/6 6/3 6/4. Buona notizia. Sarà scontro alla pari tra giovanissimi tra Stefano Travaglia e Andrey Rublev, quest’ultimo già “prenotato” per le Next Gen Atp Finals di novembre (dal 7 all’11) a Milano. Stessa situazione per le donne: Camila Giorgi (n. 84 del mondo) avrà come avversaria Alizé Cornet (n. 41); incontro non facile, ma alla sua portata, soprattutto sull’erba dove la marchigiana ama giocare. Bene per Francesca Schiavone: la milanese, n. 73 del ranking mondiale, dovrà vedersela con l’abbordabile lussemburghese Mandy Minella (n. 79). Non facile per Sara Errani (n. 74), che avrà di fronte la bulgara Tsvetana Pironkova: attuale n. 149, è un match abbordabile per la bolognese, ma la Pironkova non è una tennista semplice da battere. Per la nostra numero uno, Roberta Vinci (n. 33 del mondo e testa di serie n. 31 del tabellone di Wimbledon) ci sarà la n. 44 Kristyna Pliskova, sorella e gemella della più forte Karolina: quest’ultima è l’attuale n. 3 del mondo. Proprio la tennista ceca è stata protagonista assoluta e vincitrice del torneo Wta di Eastbourne su una buona Caroline Wozniacki, che ha battuto con un doppio 6/4 senza lasciarle possibilità di replica: la danese le ha provate davvero tutte. Non solo servizio ed ace per la ceca, che ha letteralmente anticipato e tolto il tempo ala Wozniacki, interrompendo gli scambi e accorciandoli, laddove scambi più lunghi avrebbero favorito più la danese di sicuro. L’Atp di Eastbourne, invece, ha visto il ritorno convincente e fermo di Novak Djokovic. Il serbo non ha ceduto un set per tutto il torneo e in finale ha dominato per 6/3 6/4 il francese Gael Monfils. Per l’attuale n. 4 del mondo è il 68esimo titolo al mondo e il secondo stagionale dopo la vittoria ad inizio gennaio a Doha su Andy Murray; l’inglese a Wimbledon parte da super favorito, testa di serie n. 1, seguito proprio da Nole al n. 2 del seeding: dunque una nuova sfida aperta di nuovo tra i due, come accadeva pochi mesi orsono. Se ad Eastbourne sono stati protagonisti i gabbiani, con i loro voli e il loro strido rumoroso, divertente è stato anche l’abbraccio con un sorriso ironico, da parte di Monfils, con Djokovic per un paio di nastri (ma soprattutto un net in particolare) fortunati del serbo, su palle decisive. Ma nulla da togliere o eccepire al talento, alla sicurezza di gioco mostrata da Nole.
A proposito di Wimbledon, la prima notizia negativa, invece, arriva dall’australiano Nick Kyrgios, ritiratosi contro Herbert sul 6/3 6/4 per il francese. A proposito di giovani esordienti, poi, cui accennavamo, continua la corsa con i più forti di Khackanov, che batte Kuznetsov per 7/6 2/6 6/3 1/6 6/2. E, se a battere il nostro giovane talento Cecchinato è stato il giapponese Nishikori, all’Atp di Antalya la finale ha visto dominare l’altro giovane nipponico, erede di Kei: Yiuchi Sugita. Il 28enne ha avuto la meglio su Adrian Mannarino per 6/1 7/6(4). Un primo set a senso unico senza storia, in cui in campo c’è stato solo Sugita, Mannarino ha commesso solo errori gratuiti forzati. Merito anche dell’eccellente tennis esemplare giocato dal giapponese, con accelerate improvvise straordinarie che hanno lasciato fermo l’avversario a guardarle impotente. Nel secondo c’è stato più equilibrio, complice Yiuchi che ha preteso forse un po’ troppo da sé: stanco, ha spinto troppo, rischiato tanto e troppo, e sbagliato di più, rimettendo in carreggiata Mannarino, fino a quel momento andato veramente in confusione; ma poi Sugita ha ripreso il controllo e vinto al tie break, giocandolo decisamente meglio e con più precisione. Tra l’altro, a proposito di italiani a Wimbledon e del sorteggio di Andreas Seppi, quest’ultimo stesso era stato protagonista qui all’Atp di Antalya, perdendo in semifinale proprio da Mannarino con un doppio 6/4. Una grande occasione sciupata qui in Turchia per il tennista di Bolzano, ma forse a penalizzarlo è stata la sofferenza per l’enorme caldo delle temperature elevatissime, che hanno raggiunto fino a 42 gradi.

Atp di Atlanta:
a lezione di talento

atp tennis atlantaDue tie-break hanno incoronato Nick Kyrgios re dell’Atp di Atlanta mentre, parallelamente, altri due tie-break decretavano l’uscita al primo turno di Novak Djokovic alle Olimpiadi di Rio 2016. Hanno commosso tutti le lacrime del n. 1 al mondo dopo la sconfitta contro Juan Martin Del Potro, mentre in America si poteva festeggiare per il confronto tra le prime due teste di serie a contendersi il titolo. Favorito il beniamino di casa e testa di serie n. 1 del seeding, l’americano John Isner si è dovuto inchinare alla maggiore convinzione dell’australiano Nick Kyrgios, n. 2 del tabellone, sostenuto dalla mamma Norlaila (“Nill”) sugli spalti. Un Atp di Atlanta che potrebbe definirsi il torneo delle altezze, con questo scontro in finale tra due titani statuari: 1, 93 Kyrgios, 2,08 Isner; quasi fossero una reminiscenza delle due torri gemelle che un tempo svettavano sul cielo americano. Ora, al loro posto c’è Ground Zero, invece i due campioni, nel turno decisivo del torneo di Atlanta, hanno lasciato ben impresse molte sensazioni: Isner appare subito in grossa difficoltà, paradossalmente meno motivato rispetto a un Kyrgios stranamente più tranquillo e convinto. L’americano decide, così, di attaccare per uscire dalla linea di fondo, dove domina il talento dell’australiano; ma finisce per essere infilato dai passanti di classe di Nick, che corre e mostra più mobilità rispetto a un avversario quasi bloccato o troppo stanco. Un match, comunque, tutto sommato equilibrato, dove la differenza la fanno i maggiori vincenti dell’australiano, qualche errore gratuito di troppo dell’americano, ma soprattutto le percentuali al servizio. Il gioco lo fa tutto il futuro vincitore, che alterna doppi falli clamorosi e inaspettati ad aces straordinari che raccolgono applausi da un pubblico che rimane sorpreso dalla linearità tattica del suo schema di gioco. Se la maggiore calma e ponderatezza di Isner sembrava sarebbe stata la chiave vincente dell’incontro, è stato il puro talento istrionico di Kyrgios ad avere la meglio: con colpi di classe ha fatto la differenza, mettendo in atto con lucidità e serenità, in tutta tranquillità, passanti e fondamentali da fondo fulminanti e imprendibili per un Isner che è rimasto quasi colpito e sorpreso, attonito di fronte a tale exploit del campione australiano, che ha dimostrato di non poter essere sottovalutato. Incapace di reagire, Isner è apparso quasi catatonico, avvolto in un torpore forse dovuto a sofferenza fisica, da cui si è risvegliato solamente nel finale (troppo tardi forse) con un moto di rabbia ed orgoglio che sono durati l’attimo di un sussulto: l’istante in cui ha rischiato di fare break a Kyrgios nel secondo set sul 4-4 e di andare a servire per il set sul 5-4 a suo favore (per trascinare l’incontro al terzo set), poi conclusosi in nulla di fatto e in parità sino al tie break finale; come, del resto, il primo set: 7 punti a 3 il primo, 7 a 4 il secondo. In soldoni si tratta del secondo titolo stagionale del 2016 per Kyrgios, oltre alla conquista dell’Hopman Cup, dopo la vittoria a Marsiglia (a febbraio) su Marin Cilic per 6/2 7/6(3). Classe 1995, potrebbe essere l’inizio di un futuro roseo che possa dissuaderlo dal ritirarsi prima dei 30 anni come aveva preannunciato. Per questo campione rubato al basket e cresciuto col mito di Roger Federer, le prospettive potrebbero essere buone infatti; così come potrebbero esserlo anche per Isner, che ha raccolto ugualmente validi risultati e dimostrato di mettere in campo un buon gioco, ma che forse necessita di maggiore aggressività ed attacco. Tennisticamente parlando potrebbe essere paragonato a un suo connazionale: Andy Roddick, che tra l’altro affrontò in semifinale qui ad Atlanta nel 2012. Apparso, di solito, abbastanza constante nel rendimento, continuo nel gioco (soprattutto dal punto di vista della regolarità), forse qui all’Atp di Atlanta ha pagato un po’ l’emozione e la tensione di giocarsi il titolo in casa, sebbene alla sua sesta finale qui all’Atp di Atlanta, con un pubblico che riponeva in lui molte aspettative (data l’assenza della maggior parte dei big impegnati a Rio); ma anche la stanchezza di aver recuperato una semifinale al terzo set, dopo aver perso il primo, contro il giovane di talento: la wild card statunitense Reilly Opelka, 18enne n. 387 del mondo che si è arreso con il punteggio di 6-7(5) 6-4 6-2 dimostrando molto carattere e dominando Isner nel primo set. Tre set (6-3 3-6 6-3) in semifinale, tuttavia, anche per Kyrgios contro l’altra rivelazione del torneo: il giapponese Yoshisito Nishioka, n. 97 del mondo. Dunque un torneo delle soprese per questi giovani emergenti che si sono palesati e per l’esito finale: non tanto per la vittoria di Kyrgios di per sé (il cui talento è indiscusso), quanto per la sconfitta di Isner che aveva a suo favore i due precedenti di Madrid e Montreal del 2015 contro l’australiano. Poi un torneo dei record e delle altezze: basti pensare che Opelka è alto 2 metri e 10, superando persino Isner. Tuttavia, quest’ultimo, ha dalla sua anche il record con il francese Nicolas Mahut di aver giocato la più lunga partita di tennis della storia, durata 11 ore e 5 minuti; oltre a quella recente a Wimbledon 2016 contro Jo-Wilfried Tsonga finita per 19 a 17 al quinto set (di 4 ore e 29 minuti complessivi). Dunque apparentemente abituato a sostenere maratone sportive, la sua sconfitta stupisce: l’effetto sorpresa di Kyrgios che non gli ha dato modo di “entrare in partita” ha funzionato e, soprattutto, stavolta è stato Isner ad aver avuto un calo di concentrazione che gli è stato fatale; forse un errore di approccio nell’affrontare il match, sottovalutando Kyrgios. Più ponderato, misurato e moderato rispetto all’australiano, stavolta Kyrgios ha dimostrato che bisogna anche saper osare nel tennis e che il rischio a volte paga; le sue trovate talentuose, immediate, estemporanee e istintive sono andate a segno: la capacità di improntare, inventare e trovare una soluzione alternativa sul momento gli hanno permesso di togliere fiducia, sicurezza e convinzione a Isner.

Atp di Dubai. Bolelli e Seppi vincono il doppio

Barclays ATP World Tour Finals - Day OneL’Atp di Dubai vede il ritorno di Stan Wawrinka, che conquista la sua nona finale dal 2013. Complici i ritiri di Novak Djokovic, testa di serie n. 1, e di Nick Kyrgios. Nole è stato impeccabile fino ai quarti, chiudendo facilmente in due set netti tutti gli incontri, quando si è ritirato contro Feliciano Lopez (sotto di un set per 6/3 a favore dello spagnolo) per un problema all’occhio: un’infezione che tuttavia non gli impedirà, ha promesso, di giocare la Davis. Lo stesso è accaduto a Nick Kyrgios; l’australiano, tra l’altro, aveva portato a casa la scorsa settimana il suo primo titolo Atp all’Open di Provenza in Francia. Quest’ultimo si è fermato in semifinale proprio contro lo svizzero, che era avanti per 6/4 3/0. Wawrinka, testa di serie n. 2, ha potuto alzare la coppa soddisfatto dopo un match non facile contro Marcos Baghdatis, su cui si è imposto per 6/4 7/6 e riuscendo a chiudere il tie break solamente per 13 a 11, dopo aver annullato 5 set point e al quarto match point utile a sua disposizione.
Egli ha dimostrato di essere il solito lottatore. Bella anche la stretta di mano a cambio campo tra Stan e Baghdatis, dopo che lo svizzero lo aveva colpito involontariamente con una palla al corpo, in uno scontro a rete. Match equilibrato, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nel secondo parziale. Ed è stato un altro tie break lottato a regalare una gioia agli spettatori italiani, con la vittoria della coppia Simone Bolelli e Andreas Seppi sul duo spagnolo dei Lopez (composto da Marc e Feliciano) per 62 36 14-12. Gli azzurri hanno cancellato anche due match point per gli avversari e hanno chiuso solamente al terzo a loro favore. Un risultato che infonde fiducia soprattutto in vista del prossimo incontro di Coppa Davis; soprattutto un esito positivo che rende onore al merito al duro lavoro di tennisti seri, che non riescono spesso ad emergere per colpa anche di sorteggi poco fortunati. Ci riferiamo in particolare proprio a Simone Bolelli, uscito subito al primo turno contro la testa di serie n. 4 Roberto Bautista Agut: ingiusto il punteggio (6/2 6/4) di un match tutto sommato equilibrato, ma Bolelli sarebbe dovuto essere più aggressivo e venire più a rete. Lo stesso dicasi per Thomas Fabbiano (qualificato), che ai sedicesimi ha trovato la testa di serie n. 3 Berdych, che lo ha liquidato con un doppio 6/2. È uscito, così, dal torneo dopo il bell’incontro vinto al turno precedente contro Leonardo Meyer, per 6/3 6/4. Contro Tomas Berdych, però, l’italiano ha commesso troppi errori gratuiti per voler rischiare troppo, regalando molto all’avversario che non ha dovuto faticare granché per portare a casa a partita.
Nel maschile, poi, dall’Atp di Acapulco arriva la conferma del buon momento, della solidità e del talento tecnico e tattico dell’austriaco Dominic Thiem, che conquista il suo secondo titolo consecutivo dopo quello di Buenos Aires. Battendo Bernard Tomic con il punteggio di 7/6 4/6 6/3, infatti, l’attuale n. 14 del mondo si è aggiudicato il suo quinto titolo in carriera dando prova di essere ormai una certezza del tennis mondiale a tutti gli effetti. Ormai a ridosso della top ten, siamo sicuri che non tarderà a farvi il suo ingresso e ad accedervi senza troppe difficoltà in tempi rapidi. La sua continuità e il suo alto rendimento fanno davvero paura.

Barbara Conti

Tennis. Errani e Schiavone come Roberta Vinci

erraniIl mese di febbraio porta in auge il tennis femminile italiano, con i nomi di Roberta Vinci, Sara Errani e Francesca Schiavone che regalano al tennis azzurro la soddisfazione enorme di vincere un torneo ciascuna. Risultati quanto mai importanti dopo la “delusione” in Federation Cup, soprattutto della romagnola che aveva perso tutti i suoi incontri di singolare; e in particolare in vista dello scontro per rimanere nel World Group di aprile: potrebbe aprirsi uno spiraglio per la Schiavone “capitano” e, ovviamente, si spera in una convocazione della Vinci a sostegno del team contro la Spagna, nei play-off del 16-17 aprile appunto. Nel maschile, invece, risalta quello dell’australiano Nick Kyrgios, che conquista il suo primo titolo Atp all’Open di Provenza, in Francia.

Per quanto riguarda Roberta Vinci, di certo ricordiamo la conquista del titolo al Wta di San Pietroburgo; ad essa si affianca, nel torneo di Doha, la vittoria del suo primo successo da top ten. Un salto non da poco, soprattutto a seguito del periodo difficile successivo della “separazione” in doppio da Sara Errani, dopo aver raggiunto la posizione n. 1 insieme. Una bella risalita, che arriva immediatamente all’uscita al primo turno al torneo di Dubai, dove viene battuta al primo turno da Yaroslava Shvedova in tre set; visibilmente stanca e provata, le sue condizioni fisiche (e mentali) non erano al meglio, anzi è sembrata un po’ “scarica”, soprattutto dal punto di vista emotivo. Francesco Cinà ha provato a spronarla invitandola anche al ritiro se non si fosse decisa a scendere davvero in campo con convinzione, ma le giornate no ci sono nel tennis, soprattutto dopo una finale nel torneo precedente di appena un paio di giorni prima, spostamenti aerei, fusi orari e la mancanza di tempo per recuperare energie preziose e fondamentali per giocare bene e per riuscire a rendere.

Viceversa, per ironia della sorte, dopo la crisi di Sara Errani (che si è sentita un po’ “sminuita” o non apprezzata dal pubblico italiano, soprattutto a seguito della prestazione poco soddisfacente in Fed Cup), il torneo di Dubai ha portato fortuna alla romagnola, che lo ha conquistato, imponendosi sulla ceca Barbora Strycova (n. 47 del mondo) con una partita “perfetta” e un parziale di due set netti; porta a casa per 6/0 6/2 un match senza storia (in appena un’ora e sei minuti di gioco), che domina totalmente con numeri da record: ottiene circa 20 palle break, contro le sole cinque dell’avversaria, commettendo solamente 11 errori non forzati, a confronto dei 43 dell’altra tennista. Le riesce tutto: controlla bene da fondo, avanza anche a rete con un gioco aggressivo, dove esegue volée impeccabili e riesce a variare il gioco, sorprendendo l’avversaria con smorzate ben mascherate. Sale così dalla posizione n. 22 alla n. 17 e ancora continuerà la sua ascesa, vista la fiducia che ha preso, la grinta, la tenacia, la determinazione, la voglia di dimostrare quanto vale che sta mettendo in campo e i risultati ancora positivi che sta ottenendo; in maniera speculare alla finale di Dubai (la 19esima in carriera), è stato anche il match d’esordio del torneo del Wta di Doha, dove batte al terzo set la Pyronkova (per 1/6 7/5, dopo essere salita sul 4-0, 6/3); recupera il match macinando punti e regolarità; tutto bene e facile per l’incontro d’esordio al primo turno di Roberta Vinci, che liquida con un facile 6/2 6/1 la Tsurenko. Sarebbe bella una finale tra le due azzurre, che hanno fatto progressi stratosferici e si meritano tanta attenzione e “gloria”. Incontenibili la loro soddisfazione e la loro emozione al momento del ricevere la coppa.

E se si parla di maratonete e di grandi lottatrici, non poteva mancare all’appello anche Francesca Schiavone, che batte l’americana Rogers nel Wta di Rio, al terzo set, dopo aver perso malamente il primo set ed incassato un duro colpo. La statunitense in poco tempo si ritrova avanti 6-2. La Rogers attacca il servizio della Schiavone, si apre il campo col dritto con cui sfonda con accelerate improvvise spesso sul rovescio dell’azzurra, in difficoltà anche in risposta con le battute profonde dell’americana che le arrivano al corpo. L’italiana allora prova con traiettorie lobate o in back, ad attaccare, ma a rete é poco precisa oppure si lascia infilare dai passanti precisi, potenti e profondi della Rogers. Poi piano piano recupera terreno, con qualche errore gratuito in più della Rogers, che le regala qualcosina, ritrova regolarità nel palleggio e fiducia e diventa man mano più aggressiva e più decisa; finché manda fuori giri l’avversaria, che non riesce più a forzare i passanti e le accelerazioni con precisione e potenza come prima, ma sbaglia essendo costretta a rischiare ormai per fare il punto; perché Francesca in campo c’è e non molla, ci crede nella vittoria. E così vince i due set successivi con un doppio 6/2. Il vero spettacolo, però, la Schiavone lo regala al momento della premiazione: esulta di gioia e legge un discorso in portoghese di ringraziamento, che si è preparata e che confessa che avrebbe tenuto anche se avesse perso, molto emozionata. Un bel ritorno dai lontani tempi della vittoria al Roland Garros e il successivo momento di “oscuramento” durato quasi oltre tre anni.

Decisamente da record e perfetto anche il torneo di Nick Kyrgios all’Open in Provenza. L’australiano vince il suo primo titolo Atp, imponendosi per 6/2 7/6(3) sul croato Cilic. Kyrgios piazza il doppio degli aces, anche di seconda, e mette a segno una percentuale altissima di prime. Riesce nell’impresa straordinaria di vincere 5 incontri senza cedere mai un set né un servizio e prendendosi la rivincita su Berdych in semifinale. Un ritorno in gran stile dopo il forfait a Rotterdam. Per lui un montepremi di 106.000 euro circa.

Barbara Conti