Atp di Shanghai, Wta di Hong Kong e Tianjin: la sfilata degli “invincibili”

2018 US Open - Day 4Non si potevano che commentare con ‘semplicemente ingiocabili’, le vittorie di mostri sacri della racchetta agli ultimi tornei. E, quando si parla di campioni insuperabili e invincibili, all’appello non poteva mancare Novak Djokovic, che ha vinto il torneo di Shanghai in maniera strepitosa. In forma più che smagliante, sembra davvero lui il candidato a raggiungere il primo posto della classifica mondiale in questa fine d’anno. Con Nadal fuori, Federer che ha perso da Coric qui a Shanghai in semifinale, e la conquista del suo quarto titolo proprio qui a Shanghai, Nole si avvicina al primato: ora è a soli 35 punti nella Race per il vertice. Infatti, in finale, ha sconfitto facilmente il giovane e valido croato, nettamente per 6/3 6/4: semplicemente imbattibile. Perfetto al servizio e a rete, da fondo e in attacco, sbaglia quasi nulla, concede ancora meno, gli riesce tutto alla perfezione, sposta qualsiasi avversario e controlla perfettamente il match, scegliendo lui quando mettere pressione e quando frenare il ritmo e lo scambio. Semplicemente superiore. Punto. Per lui dei fiori, la coppa ed anche un orologio Rolex in premio. Ma c’è anche la nostra Camila Giorgi, che conquista il secondo titolo in carriera al Wta di Linz (in Austria), dopo quello del 2015 a S’ Hertogenbosch (su Belinda Bencic, per 7/5 6/3). Ha sconfitto la russa, che partiva dalle qualificazioni, Ekaterina Alexandrova, per 6/3 6/1. Una partita senza storia, perfetta la sua, che non era neppure al top della forma per un problema alla gamba. Papà Sergio voleva addirittura che si ritirasse, invece Camila è stata travolgente. Ma, per lei, per quest’anno, la stagione è finita. Raggiunge il suo best ranking e sale alla posizione n. 28 della classifica mondiale. A proposito d’Italia, da segnalare un altro successo, anche se ‘incompleto’. Quello di Lorenzo Sonego (giovane di talento di Torino, classe 1995), che ha raggiunto la scorsa settimana la semifinale del Challenger di Firenze, dove ha perso dal futuro vincitore del torneo: Pablo Andujar. L’azzurro si è arreso allo spagnolo solo dopo due ore e un quarto di gioco, con il punteggio di 6/2 4/6 6/1. Ha sicuramente pesato la maggiore esperienza dell’avversario, ma lodevole la reazione che Sonego ha avuto nel secondo set e il fatto che ha sempre lottato su tutte le palle, ci ha sempre creduto (nella rimonta) e non ha mai mollato su nessun colpo (rischiando tanto, anche a costo di sbagliare, e spingendo su ogni tiro): dal servizio a tutto il resto. L’attuale n. 32 al mondo (mentre Lorenzo è n. 101 al mondo attualmente, dopo essere stato il n. 86, suo best ranking) avrebbe poi conquistato il titolo qui a Firenze, imponendosi – in due set netti – sull’argentino Marco Trungelliti con il punteggio di 7/5 6/3. Lo stesso coach di Sonego, Gianpiero Arbino, ha evidenziato (come ha spiegato ad Ubitennis a Lorenzo Colle) che le sue maggiori qualità sono la passione per il tennis e la serenità con cui gioca. Inoltre, ha tutte le carte in regola del vincente, che sono tre principalmente: talento, testa e le persone giuste attorno. E poi, tanta, tanta caparbietà: se un colpo non gli riesce, lo ritenta finché non riesce, anche a costo di continuare a sbagliarlo; come accaduto per la palla corta contro Andujar, oppure – oltre alla smorzata – con il rovescio lungolinea. Ama restare sulla difensiva da fondo, ma – se costretto – viene tranquillamente bene in avanti in attacco a rete; riassumendo, questo lo schema tattico che predilige.

Per quanto riguarda il tennis femminile, altre sorprese arrivano dai tornei di Hong Kong e di Tianjin. In quest’ultimo si impone una solida Caroline Garcia, che annichilisce un’altra ‘Carolina’: Karolina Pliskova, che sconfigge per 7/6(7) 6/3. La francese sale alla posizione n. 16 del ranking mondiale, classico il suo ‘aeroplanino’ di gioia finale dopo la vittoria. Non deve fare molto, tanti, troppi gli errori della ceca, che sembra sofferente (forse qualche disturbo fisico per lei?) e rassegnata poi nel finale, dove ha un lieve sussulto che la porta dal 5-1 al 5-3 (recuperando uno dei tanti break subiti e servizi di battuta persi). Più lottato il primo set, abbastanza in equilibrio: la Garcia era partita pure male e la Pliskova conduceva 5 punti a 1; ma poi la rimonta irrefrenabile della francese ha lasciato esterrefatta l’avversaria, incapace di reagire quasi. Ha sbagliato tantissimo anche al servizio, cosa assolutamente incredibile per lei. Ed era super favorita.

Nel torneo di Hong Kong, invece, la sorpresa arriva dalla cinese, classe 1992, Wang Qiang. Dopo aver vinto, in questo 2018, il torneo di Guangzhou (infliggendo un netto e severo 6/2 6/1 alla Puntinceva), era arrivata sino in semifinale al torneo di Pechino, dopo aver battuto Aryna Sabalenka con un doppio 7/5. La bielorussa non è riuscita a fare meglio al successivo torneo di Tianjin, dove ha perso ai quarti dalla svizzera ritrovata (e ritornata dopo l’intervento alla mano destra: non facile per lei giocare ancora di nuovo) Timea Bacsinszky, con un doppio 7/6; ha commesso lo stesso errore, perdendo la partita allo stesso modo: rimanendo troppo a fondo, spostando poco l’avversaria – ma, al contrario, lasciandosi spostare dall’avversaria (il che ha evidenziato i suoi problemi di mobilità laterale) -, giocando troppo centrale e non venendo in attacco a rete, subendo le palle senza peso o in back dell’avversaria, sbagliando invece a ricercare traiettorie più lobate e meno in topspin, che hanno permesso alle sue avversarie di spingere di più e metterle più pressione e velocità, costringendola all’errore e a prendere maggiori rischi, andando fuori controllo nei colpi spesso. Tuttavia i margini per migliorare per lei ci sono tutti, questa è la notizia più che positiva. Non è la sola avversaria che la Wang ha dominato. Non è andata meglio neppure a Karolina Pliskova, che ha sempre perso dalla cinese: contro di lei la n. 8 al mondo al mondo aveva perso anche al torneo di Wuhan per 6/1 3/6 6/3 a favore di Qiang; ed anche al successivo torneo di Pechino, dove la padrona di casa si è imposta addirittura con un doppio 6/4. E per la Pliskova è continuato il periodo nero anche alla Kremlin Cup del torneo di Mosca, dove ha perso subito da Vera Zvonareva per 6/1 6/2, in un match da dimenticare assolutamente: troppi errori, scarsa mobilità, gioca troppo centrale, non riesce ad essere incisiva col servizio e non riesce a guidare lo scambio, soprattutto soffre tantissimo le palle basse (in back in particolare) dell’avversaria e quelle senza peso; ma brava la Zvonareva a spostarla, giocando di precisione. Parte subito alla grande e va 4-0 con la palla del 5-0; poi Karolina ha un sussulto d’orgoglio e va 4-1, ma – da lì – altri due game per Vera, che chiude nettamente il primo set. Nel secondo, la Pliskova ottiene un game in più e gioca il game più bello e più lottato proprio sul 5-2 e servizio per l’avversaria, in cui la Zvonareva è costretta ad annullare diverse palle break e ha anche altri match point a disposizione, cancellati dalla Pliskova; ma l’ultimo dritto, sbagliato malamente e mandato fuori da Karolina, la dice lunga sul fatto che non sia ancora al meglio e al top.

Per tornare alla Wang, Qiang gioca la partita perfetta in semifinale a Hong Kong contro la Muguruza. Un match durissimo, un incontro terminato solo al terzo set, ma molto lottato. Wang è sempre sembrata avere quel colpo in più, eppure non riusciva a chiudere, a fare punto, tanto che la Muguruza era sempre avanti nel punteggio e la cinese costretta ogni volta a rincorrere; ma ha vinto la partita mentalmente, con una forza, una concentrazione, un’ostinazione, un coraggio e un mordente eccezionali. E con colpi da manuale. Garbine ha giocato benissimo, ma lei ancora meglio se si può. Ingiocabile semplicemente di nuovo. L’allieva dell’ex tennista e campione australiano Peter McNamara (classe 1955) ha dato spettacolo; e l’unico consiglio che le ha dato il suo coach al cambio campo è stato: “pensa positivo e ce la farai, potrai riuscire a vincere”. Parte, contro la spagnola nel primo set, un break avanti; poi si fa strappare subito di nuovo la battuta sino al 2-2, poi la Muguruza passa a condurre per 3-2. Dunque in 5 game 4 break complessivi reciproci. Nel secondo succede la stessa cosa: break subito in apertura di servizio, che non tiene però. Se la cinese perde il primo set al tie break per 7 punti a 5, nel secondo trova il break necessario per allungare il match al terzo, aggiudicandoselo per 6-4; il finale dell’incontro ha ancor di più dell’incredibile. La Wang si trova sotto 5-4 per la spagnola, serve e va sotto 0-40 e seconda di servizio; eppure riesce a vincere il game ed a pareggiare i conti sul 5-5; poi trova addirittura il break decisivo che le farà conquistare il set e il match per 7-5. Da una parte una Muguruza nervosissima, dall’altra una concentrata e lucida Wang. Tuttavia il 6/7(5) 6/4 7/5 che le è stato necessario e indispensabile per arrivare in finale l’ha pagato. Di fronte ha trovato un’altra tennista esordiente ‘ingiocabile’, che ha fatto la partita perfetta della vita, lasciando ferma a guardare la Wang, stanca, confusa e sorpresa, stupita dall’aggressività, dalla velocità, dalla potenza e dalla profondità dei colpi dell’avversaria, che non le ha mai dato modo di entrare in partita né di prendere ritmo. Si è trattato della tennista ucraina Dayana Yastremska, che le ha imposto un categorico 6/2 6/1. La giovane di Odessa, nata nel 2000, con all’attivo tre tornei ITF, attuale n. 66 del mondo, ha impartito una dura lezione alla cinese. Sicuramente, molto ha inciso per la Wang un malessere e una stanchezza fisici. Così come le era accaduto in semifinale al torneo di Wuhan, quando è stata costretta a ritirarsi contro Anett Kontaveit, che stava vincendo per 6/2 2-1.

Barbara Conti

L’erba londinese del Queen’s incorona un Cilic smagliante, ma Nole c’è

cilicE, se si tratta di parlare dei tornei su erba preparatori a Wimbledon 2018, non si può non citare il centrale Atp del Queen’s. Che dire? Non se ne può non discutere, soprattutto perché quest’anno in particolare ha riservato grosse e piacevoli sorprese. Dopo Stoccarda (dove c’è stato il ritorno di Roger Federer con la vittoria su Raonic e la conquista di nuovo della prima posizione mondiale) i riflettori erano tutti puntati sull’Atp di Halle e su quello del Queen’s londinese. In Germania lo svizzero cercava il bis tedesco: invece in finale si è dovuto arrendere al giovane croato Borna Coric che ha vinto a sorpresa il primo set al tie-break per 8 punti a 6: un tie-break particolarmente lottato seguito a un set in cui i due tennisti si sono sempre rincorsi, facendosi reciprocamente punti straordinari per rispondere a punti altrettanto eccezionali ed errori sorprendenti per cumulare regali all’avversario su altri doni equivalenti di gratuiti inaspettati; di solito l’elvetico sa sempre giocare meglio i punti decisivi invece qui ha sbagliato, anche con dritti clamorosamente mandati fuori, quelli più importanti; e sono state palle uscite non sempre di poco, dunque per lui sia sfortuna che cali di concentrazione o di stanchezza. È stato un Federer non solo un po’ deconcentrato, ma anche tanto nervoso, forse innervosito dalle polemiche con lo sponsor Nike e sul suo nuovo futuro contratto con Uniqlo. E questo è stato uno dei connotati curiosi e divertenti che hanno caratterizzato il suo esordio al primo turno a Wimbledon, contro Lajovic: non solo ha vinto facile in tre set netti per 6/1 6/3 6/4, ma a fine match, quando è andato a firmare autografi, una ragazza lo ha avvicinato chiedendogli in un cartellone giallo la sua fascia; lui l’ha cercata nel suo borsone e gliel’ha donata divertito e sorridente, felice della vittoria agevole. Invece all’Atp di Halle non era riuscito ad esprimere questo tennis e man mano si era lasciato sorprendere da un coraggioso Coric, sempre più aggressivo, che ha spinto di più nei momenti clou del match venendo anche avanti a rete (a costo di sbagliare qualche volée clamorosa). Il merito dell’impegno è stato premiato, per il giovane tennista che è rimasto sempre concentrato e non ha mai mollato. Dopo il duro primo set e tie-break, Coric ha avuto un calo nel secondo set che ha perso per 6/3, ma poi è ritornato subito alla grande nel terzo dove ha dominato con un netto 6/2: evidente la delusione e l’amarezza dello svizzero, che si è complimentato tuttavia con il giovane e talentuoso avversario, dispiacendosi di non aver espresso il suo miglior tennis al massimo come sempre. Sicuramente il croato si era avvalso del ritiro in semifinale di Bautista Agut per infortunio sul 3-2 e gli ha giovato aver giocato così poco ed essere arrivato fresco all’appuntamento decisivo con lo svizzero. Invece il n.1 in semifinale se l’era dovuta vedere con un altro giovane talento emerso: quello di Kudla, che ha sconfitto solo per 7/6 7/5; tra l’altro lo svizzero nei quarti con lo stesso punteggio aveva eliminato Ebden, mentre Kudla a sua volta aveva battuto Sugita (per 6/2 7/5), in grado di rifilare un netto 6/2 7/5 a Thiem, e Coric aveva sconfitto il nostro Andreas Seppi (per 7/5 6/3); forse invece Bautista Agut ha pagato il duro scontro di quarti contro Chacanov (3/6 7/6 6/3 il parziale a favore dello spagnolo), che aveva rifilato un doppio 6/2 a Nishikori. Dunque fuori Thiem, Nishikori c’era più spazio per Coric, dopo che aveva eliminato al primo turno la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/1 6/4 (ma visibile il suo problema fisico alla coscia, con una doppia fasciatura e la fatica a correre evidente). Se Coric porta un po’ d’Italia in Germania (poiché si allena con Riccardo Piatti), ad Halle subito in apertura derby italiano tra Seppi e Matteo Berrettini: quest’ultimo perde dall’altoatesino per 6/3 7/5; sfortunato il romano anche nel sorteggio di Wimbledon dove, al primo turno, troverà Jack Sock (l’americano è testa di serie n. 18).
Se la vittoria ad Halle è un ottimo risultato e nessuno toglie valore e merito al croato, dall’altro lato è vero che subito in apertura a Wimbledon non è riuscito a replicare l’esito positivo di tale vittoria: infatti il croato partiva da testa di serie n. 16, ma ha perso immediatamente contro il Next Gen Medvedev per 7/6(8) 6/2 6/2, tre set netti di cui un tie-break seguito da un doppio 6/2 finale molto drastico sono un invito a Borna a migliorarsi perché i margini che ha sono tanti.
E proprio in vista di Wimbledon, oltre a Federer, sono da tenere a mente e d’occhio proprio i due finalisti dell’Atp del Queen’s: Marin Cilic e Novak Djokovic. Il serbo è assolutamente ritrovato e il croato è assolutamente in fiducia. Nole ha mostrato un’ottima forma fisica e mentale, i colpi da manuale di sempre e sembra sentirsi decisamente ritornato e pronto a lottare per riconquistare i primati del passato e la vetta della classifica mondiale a pieno regime. Questa è la buona notizia, che lo ha caratterizzato in maniera costante per tutto il torneo del Queen’s. Dall’altro lato deve continuare ancora a giocare tanto e il più possibile per ritrovare la resistenza dei tempi migliori. Nella finale contro Cilic, infatti, era partito molto bene, ma è sembrato accusare un calo fisico che gli ha provocato una fase di lieve appannamento che non gli ha permesso di vincere, ma gli ha fatto perdere una finale lottata e abbordabile assolutamente per lui. Cilic del resto era in forma smagliante e testa di serie n. 1; eppure Djokovic riesce a strappargli il primo set subito in apertura per 7/5, poi però nel secondo set lottano in equilibrio entrambi molto e si va al tie-break, ma Nole se lo fa ‘soffiare sotto il naso’ per 7 punti a 4; questo è il momento decisivo che farà rigirare la partita: il serbo si innervosisce, il croato ritrova fiducia e coraggio e prende sempre più campo; nel frattempo un po’ di sfortuna clamorosa per Nole e un po’ di stanchezza per il serbo, lo fanno sbagliare qualcosina in più che pregiudicherà l’esito del terzo set, che perderà per 6/3 (quasi come avesse ceduto rassegnato ad un certo punto, crollando stavolta anche fisicamente). Comunque l’ex n. 1 è assolutamente in corsa per Wimbledon con i più forti, dove può arrivare tranquillamente sino in fondo al torneo e fino agli ultimi turni (laddove non a conquistare il titolo come più volte in passato). Da notare al torneo del Queen’s l’arrivo in semifinale di Nick Kyrgios: l’australiano ha battuto al primo turno proprio Andy Murray in tre set (per 2/6 7/6 7/5); peccato che poi si sia preso una multa per imprecazioni in campo e apertura del codice di comportamento antisportivo per non aver giocato in campo, ma per aver buttato via i punti. Il giovane ‘aussie’ ha perso in semifinale contro Cilic con un doppio 7/6: il primo per 7 punti a 3, il secondo per 7 punti a 4; l’australiano cercava qui al Queen’s il riscatto dalla semifinale persa contro Federer a Stoccarda. Djokovic, invece, in semifinale a Londra ha battuto il francese Chardy per 7/6(5) 6/4, che aveva vinto il derby transalpino con Richard Gasquet nei Paesi Bassi all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch.

IBI 2016: vince Murray, ma Nole è il campione
di sportività

NOLEUna finale maschile tra Djokovic, numero uno al mondo e campione uscente, e Andy Murray. Serena Williams, super favorita dopo l’assenza di Maria Sharapova, in finale contro una brillante per tutto il torneo Madison Keys. Gli organizzatori non potevano chiedere di meglio. Se Serena ha rispettato i pronostici, il tabellone maschile ha regalato più colpi di scena emozionanti: l’uscita di scena prima di Federer per mano del giovane austriaco Thiem (rivelazione del torneo), poi quella di Nadal eliminato da Djokovic, che si è prodigato molto generosamente e non si è risparmiato sino all’ultimo, soprattutto nella semifinale concitata ed entusiasmante contro il giapponese Kei Nishikori (vinta al terzo set).
Ad aprire il programma sul centrale è stata proprio quella femminile. La Keys veniva da una semifinale strabiliante contro la Muguruza vinta per 7/6(5) 6/4, dopo molte interruzioni per pioggia. Era sembrata davvero in gran forma, tirava ogni colpo, aggressiva, incisiva con colpi pesanti da fondo ed accelerate improvvise, unitamente ad un ottimo servizio. Sembrava non temere nulla, con sregolatezza e incoscienza, spericolata faceva partire il braccio incurante del rischio e del pericolo. Non pareva accusare nessuna tensione. Invece nella finale, a un passo dal successo, ha tremato. È partita bene, portandosi subito avanti 3-0, concedendo pochissimo alla Williams. Poi è come se avesse iniziato a realizzare e l’emozione è stata troppo forte per controllarla. Ha cercato di non far vedere il dispiacere, ma lo sconforto e l’amarezza erano palesi sul suo volto stanco, sembrava quasi volersi giustificare dicendo di aver cercato di dare il massimo contro una Williams pressoché perfetta man mano che la partita procedeva. Un’avversaria troppo forte per poterla battere, non faceva quasi che ripetersi per scusarsi e discolparsi; tuttavia cosciente di aver sprecato troppe occasioni d’oro per siglare il miglior match della sua carriera. Dietro l’apparente tranquillità, calma, la soddisfazione per aver raggiunto comunque una finale di un Master 1000 si celava un turbinio di pensieri che le frullavano per la testa, si arrovellavano in un tormento emotivo non da poco, perché gli Internazionali Bnl non lasciano indifferente nessuno; né si archiviano facilmente dicendo orami di pensare già al prossimo impegno con il Grand Slam del Roland Garros. Un ricordo indelebile di quei punti mancati, sbagliati, di quegli errori gratuiti che potevano essere evitati, semplicemente di quell’incontro che si poteva vincere e che invece si è perso rimarrà per sempre. Soprattutto se si tratta di una finale. Chiedere a Sara Errani, che contro Serena Williams giocò finché poté e non fu ostacolata dall’infortunio nel 2014, e ancora ci (ri)pensa e ricorda perfettamente quelle forti sensazioni contrastanti che l’hanno animata in quel momento memorabile, storico e così particolare.
Forse anche per Madison Keys la finale persa a Roma quest’anno rimarrà un’occasione mancata, sciupata, di cui rammaricarsi con un netto “peccato”, fatta di tanti “anche se”: ‘non è andata bene, anche se è pur sempre una finale che ho giocato’, forse è quello che pensa l’americana; ‘una finale emozionante anche se l’ho persa e magari avrei potuto persino vincerla”. Potrebbe essere ciò che rispecchia l’opinione della Keys. Di certo è sicuro che avrebbe potuto avere più chances con un po’ di cattiveria agonistica in più, con un po’ più di aggressività e incisività, attaccando e spingendo di più. Di certo è stato un gioco frammentato, con tanti errori e punti eccezionali da ambo le parti, ma Serena ha saputo chiudere quelli decisivi ed essere più concreta al momento giusto e quando è stato necessario, senza tremare. Un po’ di esitazione, incertezza, tremolio e confusione in Madison Keys si è vista, mentre sorrideva ironicamente come a dirsi: “non so più quello che devo fare con questa giocatrice eccellente, questa campionessa inossidabile”. Ha iniziato a giocare troppo centrale, più in difensiva che in attacco, forse a causa della maggiore potenza dei colpi di Serena, che ha messo maggiore pressione. Così anche quando ha provato a rischiare di più la Keys è andata fuori giri. Viceversa imperturbabile la Williams ha proseguito come un rullo compressore: nulla la poteva fermare né ostacolare, neppure il tempo. Gioia, entusiasmo, allegria, soddisfazione, un sorriso smagliante con cui ha confessato di essere felice e contenta di questa vittoria che ha voluto immortalare subito con un selfie con la coppa, prima di firmare autografi e concedersi ai fotografi. Una conquista tutta sua personale, che le dà una forte carica in vista del Roland Garros. Non è riuscita a vincere in doppio con la sorella Venus, ma questo cancella un po’ la tristezza per l’uscita al primo turno in doppio. In compenso nel maschile ha vinto il duo dei fratelli Bryan, impostosi per 2/6 6/3 10/7 sulla coppia formata da Pospisil e Sock.
Sicuramente la parte più bella dello scontro tra Williams e Keys è stato l’abbraccio amichevole e sincero tra le due, molto bello, alla fine del match a dimostrazione di una sana sportività onesta delle due tenniste: l’umanità di Serena e quasi il timore reverenziale di Madison, simbolo di massimo rispetto per l’avversaria, quasi avesse paura di vincere contro di lei, contro la numero uno. Nonostante la finale femminile abbia richiamato molti spettatori, quella più attesa è stata sicuramente quella maschile. A dimostrazione del valore dei due campioni in campo, la presenza della famiglia Totti ad assistere al match; tra l’latro il Capitano e Djokovic sono molto amici. Tuttavia non c’è stata storia e Murray ha chiuso facilmente con un doppio 6/3. Nole si è preso un warning, ha quasi rotto una racchetta per il nervosismo, perché voleva una breve interruzione per pioggia, che l’arbitro non ha concesso. L’arbitro Damian Steiner, infatti, non ha permesso che si tenesse una breve pausa per sistemare il campo, reso scivoloso dalla pioggia, magari asciugando le righe, pericolose per il rischio di provocarsi distorsioni alle caviglie. Timore che ha bloccato un po’ Nole, che si è mosso con più rigidità e con più attenzione, avendo paura di farsi male in vista del Grand Slam parigino. Questo lo ha reso molto nervoso e gli ha tolto concentrazione. Neppure la presenza dei genitori sugli spalti lo ha confortato e tranquillizzato; forse la presenza della moglie lo avrebbe calmato. Invece incontenibile la soddisfazione della madre di Murray, orgogliosa di suo figlio. Andy ha confessato di aver ricevuto una carica particolare guardando la foto della figlia Sophia Olivia prima della finale. Encomiabile la sportività tuttavia di Nole, che ha confessato che non è facile scendere in campo dopo aver giocato tre partite dure nei turni precedenti ed essere in forma per una finale e per affrontare un avversario solido del calibro di Andy Murray, a cui sono andati i suoi complimenti sinceri: “ha giocato meglio e si è meritato la vittoria”. Ha raccontato, palesando tutta la sua stanchezza fisica, mentale, emotiva e psicologica, di non aver avuto la forza di vincere, ma “con Roma c’è un legame speciale e tornerò il prossimo anno sicuramente. Ringrazio i miei supporters che mi seguono da giorni, che mi manifestano sempre ogni volta il loro affetto con striscioni calorosi”, come quello con la scritta suggestiva che sventolava nel match decisivo: ‘Nole, uno di noi’”. Ma Murray è stato in-giocabile e ha fatto la differenza con il servizio: 91% di prime piazzate nel primo set, contro il 57% di Nole; e 69% di seconde, a confronto del 54% di quelle del serbo. Per non parlare dei vincenti, che nel primo parziale sono stati 33 per il britannico, mentre soli 22 per Djokovic. Nel secondo set la situazione non è cambiata; innanzitutto sul 2-2 Murray fa break subito all’avversario. Alla fine piazza 65 punti vincenti a 50 e l’81% di prime contro il 62%, tutto a suo favore. Non a caso è il secondo giocatore con il servizio più potente di tutti (fino a 228 km/h), dopo Raonic (che ha tirato anche fino a 232 km/h). Novak si piazza subito dietro di lui con una velocità di 221 km/h. Di certo l’inglese era arrivato più riposato alla finale, sia per aver giocato prima la semifinale, che per averla vinta più agevolmente e facilmente con un netto 6/2 6/1 al francese Pouille.

Barbara Conti

Tennis. A Miami
torneo molto articolato

Fuori la Ivanovic forse per problemi al ginocchio. E Nadal per disidratazione. Il gran caldo ostacola anche l’accesso ai quarti di Roberta Vinci, che si ferma al terzo turno e perde da Madison Keys che, forte del pubblico di casa, chiama il challenge su una palla chiaramente buona per l’azzurra per innervosirla. Poi un clamoroso smash steccato dall’italiana regala il 4-5 alla Vinci, che sorride, mentre la Keys applaude divertita. Ma non basta, l’americana si impone con un doppio 6/4, nonostante Francesco Cinà avesse chiesto a Roberta di rischiare di più, puntando su servizio e volée e sull’1-2 in particolare, attaccando e insistendo sul rovescio di Madison più che sul suo dritto. A tratti, però, la Vinci è apparsa troppo stanca. Il caldo, inoltre, fa un’altra vittima: non c’è solo il ritiro di Nadal, ma anche quello della Bertens contro la Kerber.
Forse proprio a causa delle temperature troppo alte. Infatti più volte (ma in particolare nel match tra Konta e Vesnina) vengono assegnati addirittura dieci minuti di sospensione quasi prima del terzo set, attribuiti solamente se si superano o si sfiorano i 30 gradi.
Male per le Williams. Serena si arrende alla Azarenka, una delle favorite con lei, ma a Serena stavolta la sconfitta pesa di più per il fatto di stare giocando in casa e di essere campionessa uscente. Apparsa un po’ demotivata, non è riuscita a difendere il titolo: trofeo che aveva già vinto altre cinque volte, di cui i più recenti negli ultimi tre anni. Sorpresa non da poco. Seguita dalla maggiore delle sorelle.
Venus invece si fa sorprendere con un 6-2 al terzo dalla Vesnina, che vince il primo per 6/1, poi perde il secondo al tie break. Ma sorprende Venus con colpi molto variati e lavorati e un gioco aggressivo in cui attacca persino a rete. Arrota molto sia il dritto che il rovescio, di cui maschera la traiettoria con una preparazione ampia del movimento molto particolare, difficile da leggere. Si incita con dei gridolini tipi ‘ahia’, che però non sembrano infastidire le avversarie; come invece è stato per Venus un terribile e strano rumore acustico proveniente dal microfono dell’arbitro di sedia, che ha richiesto venisse addirittura staccato.

Caroline Wozniacki

Caroline Wozniacki

Anche la Wozniacki è sofferente e non riesce a decollare. Così l finale femminile è tra una ritrovata Kuznetsova e la Azarenka, che ha vinto a Miami già nel 2009 e 2011. Porta a casa il titolo, incassando una valida doppietta, trionfando, dopo Brisbane, sia qui che ad Indian Wells: è la terza giocatrice al mondo a conquistare tutti e due i tornei.
3-0, 3-1, 4-1, 4-2, 5-2. La Azarenka insiste soprattutto con il suo dritto sul rovescio della Kuznetsova e vola subito sul 5-3.
La Kuznetsova si mette a palleggiare coi piedi con la pallina da tennis, poi la bielorussa le risponde respingendo al volo sempre con i piedi la pallina. Il primo set finisce per 6-3: un set vinto sul servizio dell’avversaria e che ha rischiato di sprecare la Azarenka con troppi doppi falli sul proprio. Per il resto solo Victoria Azarenka in campo, che ha dominato con i fondamentali, nonostante le difficoltà al servizio appunto.
Azarenka, testa di serie n 13, conclude (in appena un’ora e 17) con il doppio dei colpi vincenti (10 a 5), sulla Kuznetsova, testa di serie n. 15.  Nel secondo set, conclusosi per 6-2, i colpi vincenti diventano 8 a 23 e i break point 12, da 8, per la Azarenka che diventa così la numero 5 al mondo.
Nella finale maschile non poteva non esserci Novak Djokovic, che si è trovato di fronte Kei Nishikori. Subito break in apertura per il giapponese, che si porta avanti per 1-0, prima di restituire il servizio.
Poi Nole vola, tra break e contro-break sul 4-2; sembra puntare sulle accelerazioni sul dritto di Nishikori. Così vince il primo set per 6/3 in circa 35 minuti. E, in apertura di secondo set, stavolta è lui a fare break subito al giapponese, che ha commesso più errori gratuiti, a differenza del serbo che ha piazzato una percentuale più alta di prime di servizi (76% nel primo set, 79% nel secondo). Intanto sugli spalti, oltre alla Azarenka venuta ad assistere al match, è una sorte di ‘guerra allo striscione migliore’ tra il pubblico. I fan si scatenano: ‘Nole For president’ richiedono i serbi, che lo vogliono come presidente della Serbia. ‘Kei takes the key’, rispondono i giapponesi, ottimisti e auspicando che Nishikori trovasse la chiave (giocando sul nome del nipponico che ha altro significato in inglese) della partita. Così non è stato, anche a causa di un infortunio al ginocchio che ha richiesto l’intervento del fisioterapista da parte di Nishikori. Nole è più bravo a variare subito il gioco e rapido nello spostare, dopo pochi scambi, l’avversario forzando sul dritto. Il giapponese tiene grazie alla trovata di due buone palle corte; mentre il serbo non opta per le smorzate, rischiando qualcosa in più per tirare i colpi e commettendo qualche errore in più, che gli fa mancare l’occasione di portare sul 5-2. Ormai Kei gioca da fermo e i genitori assistono amareggiati. Un po’ innervosito dall’opportunità fallita, Nole scaglia via la racchetta. Poi rimane a bocca aperta con il volto al cielo per ammirare un volo di rondini che migravano in gruppo. L’incanto sarà presto interrotto dal nervosismo del giapponese che sbatte malamente a terra la racchetta con rabbia per non aver chiuso il suo servizio e non essere portato sul 5-4. Nole chiuderà con un doppio 6/3 dopo aver mancato due match Point. Il terzo utile è quello buono ed è un colpo mandato lungo da Nishikori a regalare al numero uno al mondo il quarto titolo dell’anno e il 63esimo in carriera. Nole supera persino Roger Federer come montepremi guadagnato. Ora dovrà difendere il titolo a Montecarlo, dove ci sarà il ritorno di Fabio Fognini, ma che il giapponese salterà.
Una vittoria particolarmente importante per Nole, che ha un legame speciale con questo torneo -per sua stessa ammissione- dove ha vinto il suo primo Master 1000. “Spero che questa storia d’amore (con il torneo di Miami in senso metaforico ovviamente) -ha detto al momento della premiazione Djokovic- continui e duri negli anni. Mi auguro che questo torneo test in funzione per molto tempo ancora”.  Intanto ne approfitta e dà ‘il cinque’ a tutti i raccattapalle. Incredibile notare la diversa reazione a fine match. Mentre aspetta la premiazione, Djokovic parla felice al telefono. Dall’altra parte, invece, Nishikori è un po’  triste, amareggiato  e rassegnato, forse dolorante e deluso, ma comunque tranquillo, imperturbabile, impassibile nonostante la sconfitta: la compostezza tipica dei nipponici che gli fa molto onore e dignità.
Djokovic è troppo padrone del campo, vince di testa, di tecnica e di esperienza. Peccato per l’austriaco Dominic Thiem, che le tenta tutte contro di lui: tira ogni colpo, rischia tantissimo, scambia moltissimo, sposta parecchio Nole che corre, ma poi vince. Un po’ caduto nello sconforto, il giovane talentuoso Thiem prova a mandare fuori giri il numero uno, con palle lobate o in back, tentando anche smorzate e discese a rete; ma alla fine a perdere il controllo dei colpi è proprio lui. Nole risolve tutto e pareggia i conti col servizio e con prime che sono per lui una certezza, una sicurezza e un’ancora di salvezza; la risorsa da tirare fuori nel momento del bisogno e di difficoltà. Anche questo significa essere un campione. Sicuramente ci sarà un tempo anche per Thiem, che intanto a Miami deve accettare di incassare un 6/3 6/4 dal serbo.

Barbara Conti

Indian Wells incorona Azarenka e Djokovic

Azarenka e Djokovic

Il torneo di Indian Wells regala grandi emozioni. Innanzitutto il ritorno di Victoria Azarenka, che si impone in finale con un doppio 6/4 su Serena Williams. Tiene diversi servizi a 0, vince gli scambi più duri e lottati, annulla nove palle break a Serena, che le prova tutte: tira di rabbia un passante lungo-riga con tutta la foga e la forza che ha, girandosi su se stessa con il busto completamente in torsione a completare tutta la rotazione, quasi a richiamare le ‘sue’ piroette di gioia per esultate per un punto andato a segno, come a dire ‘questo colpo deve assolutamente entrare’. Poi lo sconforto e la rassegnazione sua e del suo staff sugli spalti, dove c’è la sorella Venus. Prima, infatti, arriva in spaccata su un colpo in diagonale laterale tentando di recuperare un passante micidiale della Azarenka, poi si innervosisce e commette troppi doppi falli. L’amarezza è troppa e così, furiosa, fracassa la racchetta al cambio campo e si prende un penalty point (attribuito raramente).

In compenso Serena dà sfoggio di un nuovo look molto particolare: body e gonnellino plissettato turchese, capelli corti e piastrati, con una fascia blu in fronte e un rossetto rosso sulle labbra a rifinire. Anche la Azarenka non è da meno. Per la finale toglie i leggins neri e la maglia bianca a maniche lunghe indossati per tutto il torneo, per optare per canottiera bianca e verde e più pratici pantaloncini corti bianchi.

Il tennis femminile è anche estetica, ma non solo. Forte la nostalgia per l’assenza di Maria Sharapova, ma soprattutto di Flavia Pennetta che vinse il torneo lo scorso anno. Peccato per Roberta Vinci che si è fermata solamente ai quarti. Bene per il ritorno di Simona Halep che perde malamente in semifinale da Serena. Ancora più buona e interessante la performance della Pliskova nel torneo, che deve arrendersi alla Azarenka in semifinale: Victoria si conferma così la più lottatrice di tutte, con una grinta e una rabbia e cattiveria agonistiche che sono sembrate mancare a tratti persino alla Williams.
Indiscusso, invece, il dominio di Djokovic nel maschile. Si impone su un più che valido Raonic, che interpreta un ottimo match al di là del punteggio. Poi un infortunio, per cui chiede il medical time out, per un problema forse alla schiena lo ha frenato. 7/6 6/2 il parziale di un incontro lottato, in cui solamente la maestria di Djokovic nel giocare alla perfezione i punti decisivi ha permesso a Nole di trionfare agevolmente sia sul canadese che su Nadal in semifinale. Per lui si tratta del 27esimo Master 1000 vinto (come lo spagnolo), del 62esimo titolo in carriera e del terzo di quest’anno. E soprattutto della quinta volta (la seconda consecutiva) che si impone qui ad Indian Wells: IW#5 é la scritta riportata di sua mano sulle telecamere.

Per Raonic è la terza finale persa di un Master 1000. Forse ha pagato la stanchezza della dura semifinale contro Goffin, vinta per 6/3 3/6 6/3. Del resto i precedenti contro il serbo parlavano chiaro ed erano tutti a favore del numero uno al mondo, che li aveva vinti tutti e 5, lasciando solamente un game a Milos. Con Hilary Swank sugli spalti ad assistere, la partita è sembrata un’equazione inversamente proporzionale: minimo rischio con massimo risultato per Nole, esattamente l’opposto per il canadese.

A dare infine spettacolo nel maschile sono, però, anche ancora i campioni di ieri. Nel torneo ‘speciale’ internazionale tipo ‘La Grande sfida’ dell’Atp di ‘Kings of tennis’ da Stoccolma, un siparietto molto curioso e divertente tra McEnroe e Muster merita una parentesi. Il primo strapazza duramente il secondo, che rischia un ‘cappotto’, come si dice in gergo, davvero duro e umiliante. Così punta sulla farsa e sull’auto-ironia. Muster, dopo diversi doppi falli, dice all’arbitro di scendere lui a giocare, a seguir di una chiamata a suo avviso sbagliato. L’arbitro sta al gioco e lancia una palla sulla sedia (dove nel frattempo si è andato a sedere Muster) e un’altra sugli spalti tra il pubblico. Poi i due tennisti riprendono il match, il punto viene ripetuto e McEnroe manda in rete il colpo, allora Muster esulta, invoca verso il cielo, si inchina a terra e bacia la riga bianca. Essere campioni significa anche questo: la sportività di affrontare con simpatia anche una sconfitta amara. Quasi invidioso e geloso McEnroe di Muster che per qualche attimo gli ha rubato la scena, se non fosse per il punteggio che lo ha incoronato nuovamente. Altrimenti, chissà, sarebbe stato lui stavolta a spaccare racchette ed imprecare come solito da chi come lui non vuole e non ci sta a perdere. Sorprendente la facilità con cui ha giocato, quasi disinteressato e come se tirasse la palla ad occhi chiusi, lasciando partire il braccio con naturalezza in scioltezza.

Barbara Conti

Atp di Dubai. Bolelli e Seppi vincono il doppio

Barclays ATP World Tour Finals - Day OneL’Atp di Dubai vede il ritorno di Stan Wawrinka, che conquista la sua nona finale dal 2013. Complici i ritiri di Novak Djokovic, testa di serie n. 1, e di Nick Kyrgios. Nole è stato impeccabile fino ai quarti, chiudendo facilmente in due set netti tutti gli incontri, quando si è ritirato contro Feliciano Lopez (sotto di un set per 6/3 a favore dello spagnolo) per un problema all’occhio: un’infezione che tuttavia non gli impedirà, ha promesso, di giocare la Davis. Lo stesso è accaduto a Nick Kyrgios; l’australiano, tra l’altro, aveva portato a casa la scorsa settimana il suo primo titolo Atp all’Open di Provenza in Francia. Quest’ultimo si è fermato in semifinale proprio contro lo svizzero, che era avanti per 6/4 3/0. Wawrinka, testa di serie n. 2, ha potuto alzare la coppa soddisfatto dopo un match non facile contro Marcos Baghdatis, su cui si è imposto per 6/4 7/6 e riuscendo a chiudere il tie break solamente per 13 a 11, dopo aver annullato 5 set point e al quarto match point utile a sua disposizione.
Egli ha dimostrato di essere il solito lottatore. Bella anche la stretta di mano a cambio campo tra Stan e Baghdatis, dopo che lo svizzero lo aveva colpito involontariamente con una palla al corpo, in uno scontro a rete. Match equilibrato, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nel secondo parziale. Ed è stato un altro tie break lottato a regalare una gioia agli spettatori italiani, con la vittoria della coppia Simone Bolelli e Andreas Seppi sul duo spagnolo dei Lopez (composto da Marc e Feliciano) per 62 36 14-12. Gli azzurri hanno cancellato anche due match point per gli avversari e hanno chiuso solamente al terzo a loro favore. Un risultato che infonde fiducia soprattutto in vista del prossimo incontro di Coppa Davis; soprattutto un esito positivo che rende onore al merito al duro lavoro di tennisti seri, che non riescono spesso ad emergere per colpa anche di sorteggi poco fortunati. Ci riferiamo in particolare proprio a Simone Bolelli, uscito subito al primo turno contro la testa di serie n. 4 Roberto Bautista Agut: ingiusto il punteggio (6/2 6/4) di un match tutto sommato equilibrato, ma Bolelli sarebbe dovuto essere più aggressivo e venire più a rete. Lo stesso dicasi per Thomas Fabbiano (qualificato), che ai sedicesimi ha trovato la testa di serie n. 3 Berdych, che lo ha liquidato con un doppio 6/2. È uscito, così, dal torneo dopo il bell’incontro vinto al turno precedente contro Leonardo Meyer, per 6/3 6/4. Contro Tomas Berdych, però, l’italiano ha commesso troppi errori gratuiti per voler rischiare troppo, regalando molto all’avversario che non ha dovuto faticare granché per portare a casa a partita.
Nel maschile, poi, dall’Atp di Acapulco arriva la conferma del buon momento, della solidità e del talento tecnico e tattico dell’austriaco Dominic Thiem, che conquista il suo secondo titolo consecutivo dopo quello di Buenos Aires. Battendo Bernard Tomic con il punteggio di 7/6 4/6 6/3, infatti, l’attuale n. 14 del mondo si è aggiudicato il suo quinto titolo in carriera dando prova di essere ormai una certezza del tennis mondiale a tutti gli effetti. Ormai a ridosso della top ten, siamo sicuri che non tarderà a farvi il suo ingresso e ad accedervi senza troppe difficoltà in tempi rapidi. La sua continuità e il suo alto rendimento fanno davvero paura.

Barbara Conti

Tennis. Le grandi sfide
di McEnroe e Djokovic

Novak Djokovic vs Roger Federer

Novak Djokovic vs Roger Federer

In Italia i campioni del tennis di ieri, a Londra quelli di oggi. Per una doppia grande sfida.
Venerdì 20 al Palaolimpia di Verona alle ore 20:30 e domenica 22 al Palapanini di Modena alle ore 16, sono scesi in campo Mats Wilander, Henri Leconte, Yannik Noah e John McEnroe. Quest’ultimo ha dato spettacolo con uscite consuete nel suo stile, che hanno animato la nota manifestazione tennistica de “La Grande Sfida”, che si tiene da anni, dando del filo da torcere all’arbitro Giuseppe De Pasquale. Tra l’altro il tennista americano ha vinto per 6/2 6/4 sullo storico presentatore ed ex giocatore Wilander.

A poca distanza, intanto quasi in contemporanea, si giocava un’altra sfida eccezionale, uno scontro che ha visto opposti i due campioni odierni indiscussi al mondo attualmente: il numero uno Novak Djokovic e Roger Federer. Simile il punteggio con cui si è chiuso il match: 6/3 6/4 per il serbo. Nel frattempo sugli spalti si giocava anche l’ennesima sfida, stavolta metaforica e simbolica, tra i due allenatori dei tennisti: Edberg (nel team dello svizzero) e Becker per Nole.

Un vero spettacolo di tennis offerto, in cui si sono giocati anche scambi di 32 colpi, con discese a rete e passanti da manuale da entrambe le parti. Più solido il campione di Belgrado. In ottima forma ha fatto così un regalo al suo allenatore, nel giorno del 48esimo compleanno del suo coach tedesco. Novak è stato premiato, circostanza inconsueta ma molto apprezzata, da un raccattapalle. Tra l’altro tra i ball boys solamente trenta ne sono stati selezionati su circa 900 candidature ricevute.

Djokovic ha fatto la differenza con le seconde di servizio. Con questa vittoria, la quinta per lui e la quarta consecutiva, si chiude una stagione tennistica spettacolare per lui e del mondo del tennis in generale in cui con lo svizzero si sono dimostrati pressoché imbattibili. C’è stata molta amarezza per l’elvetico, che non ha nascosto quanto “non è mai facile essere nella parte dello sconfitto, ma sarebbe stato anche peggio non poter giocare, come lo scorso anno”.

Per il serbo, invece, oltre la soddisfazione per una vittoria importante, la certezza di volersi concedere un po’ di sano e meritato relax con la famiglia durante le festività natalizie. Questo sembra far calare il sipario sul calendario 2015 del tennis. Da gennaio si ricomincerà con il primo dei Grand Slam, gli Australian Open, e con questi due maestri della racchetta pronti a sfidarsi di nuovo.

Barbara Conti