Pedrelli: Il dualismo di una nuova rivoluzione

Pedrelli

“Con il Congresso si è conclusa una lunga maratona, che ci ha affaticato tutto quest’anno e soprattutto l’estate, ma sono molto contento e onorato di essere stato eletto a questo ruolo. Il mio profondo ringraziamento va a chiunque ha dato il proprio contributo all’operazione: chi all’evento, chi alla mozione, chi con sempre buoni consigli. Darò tutto me stesso per essere all’altezza delle grandi aspettative”.

Lo afferma Enrico Maria Pedrelli, eletto segretario della Fgs nel Congresso del movimento giovanile socialista che si è svolto lo scorso fine settimana presso la sede del Partito a Roma.

A proposito della tua mozione: colpisce subito la veste grafica, e la lunghezza…
Secondo me la veste grafica rende la mozione una vera e propria esperienza estetica, in linea con quello che diciamo debba essere il tenore dell’azione della FGS: offire esperienze di valore, in grado di lasciare un segno. Lo stile è il vaporwave – l’arte dell’internet io la chiamo – e tutto è il frutto della creatività del compagno Camillo Bosco, che ringrazio. Sulla lunghezza, circa 80 pagine, dico subito che è da prendersi come un ritorno alla normalità. Non si capisce perchè, in un’epoca in cui i problemi si fanno sempre più complessi – e lo ammettono tutti! – però poi si risponde con i documentini pieni di slogan e di ovvietà; e tanti propositi! Noi invece nella nostra mozione prendiamo il toro per le corna su diverse questioni, che in genere vengono sempre rimandate con un “dobbiamo approfondire…dobbiamo renderci conto…dobbiamo discutere” e bla bla bla.

Di che tipo?
Tema principale è la tecnologia: noi oggi viviamo una rivoluzione che non è semplicemente tecnologica – come ce ne sono state altre – ma è informatica. E questa rivoluzione informatica, la quarta rivoluzione, sta cambiando tutto: fin’anche il nostro modo di concepirci come uomini. E allora noi abbiamo provato ad indagare questi cambiamenti: abbiamo parlato di internet, di ICT, del loro funzionamento e delle sfide che ci pongono di fronte – che sono soprattutto di natura etica; abbiamo parlato di OGM, in favore della ricerca. L’imperativo è non nascondere la testa come gli struzzi ogni volta che una nuova tecnologia ci pone dei problemi e ci fa paura. D’altra parte però ci tengo a dire che la tecnologia non è mai neutra: ha sempre un padrone. Quando si parla di “benefici per la tecnologia”, sì ok ma per chi? Se vogliamo che essa sia usata a beneficio di tutti i popoli devono allora essere questi i padroni ultimi di essa. Ora invece abbiamo i mandarini del web – quelli che più di un secolo fa avremmo chiamato i padroni del vapore: i colossi dell’informatica che non rispondono a nessun potere, perseguono l’esclusivo interesse di pochi, e dettano le regole di una realtà virtuale in cui ormai passiamo oltre un terzo della giornata.

Fa specie vedere un documento politico che parla di temi moderni, ma che si intitola “Nel tempo di Giano”: un dio antico dalla doppia faccia, che presidia i confini…
Perché la tecnologia ha per definizione questa natura: essere tra. Per esempio, un paio di occhiali sta tra l’uomo e la natura; e ha dunque due facce – una che guarda all’uomo e una che è collegata con il resto. Oggi però siamo circondati da un tipo di tecnologia che sta tra tecnologia e altra tecnologia, e della quale non conosciamo entrambe le facce: non sappiamo che cosa faccia un algoritmo – l’istruzione in codice macchina che decide cosa vediamo sullo schermo, e che ci tratta tutti diversamente – o più banalmente non sappiamo se siamo spiati attraverso la webcam oppure no. La tecnologia è dunque Giano, col suo concetto di dualismo: può essere buona o può essere cattiva. E noi dobbiamo aggredire la conoscenza di queste due facce, la quali invece sono ben custodite nel tempio: dove una casta sacerdotale di tecnici lavora al servizio dei nuovi imperatori. La metafora è questa!

I giovani socialisti a Roma: perché questa scelta?
Perché abbiamo voluto dare un segnale forte, sia al mondo politico sia al Partito. Siamo scesi in piazza in occasione della manifestazione nazionale per la privatizzazione di autostrade, esibendo – davanti all’incredulità generale – le nostre bandiere, i nostri canti, e un’enorme bandiera tricolore con il garofano. Rappresentavamo una cultura politica che, proprio attraverso una oculata politica di industrie di stato e interventi pubblici, ha reso l’Italia la quinta potenza economica mondiale negli anni ‘80. Poi chi ci ha fatti fuori politicamente, si è preoccupato di svendere tutto il nostro patrimonio e lasciare la nostra generazione senza niente. Noi abbiamo fatto vedere che ci siamo ancora e siamo in buona salute! E poi non a caso eravamo nella sede nazionale del PSI. Ci teniamo a farvi notare che i giovani socialisti sono organizzati, in forze, non si lasciano ignorare facilmente e tengono alla loro autonomia.

A proposito di autonomia. La prima giornata congressuale ha visto la nomina di Riccardo Nencini a “Garante del Patto Federativo tra FGS e PSI”. Ci spieghi questa scelta?
Devo dare atto al compagno Niccolò Musmeci di aver per primo osservato che dovevamo consolidare e istituzionalizzare meglio i rapporti con il Partito e dunque con il Segretario Nencini. Ne abbiamo parlato e abbiamo preso questa decisione in accordo con l’allora Segretario Sajeva. L’abbiamo voluto ringraziare del lavoro svolto fin’ora, perchè è stata una fatica non scontata per tenere in vita la comunità socialista dopo tutto quello che è successo. Io lo dico perchè se oggi qualcuno fa tanti applausi ai giovani socialisti è perchè prima di tutto esiste un partito che si chiama Partito Socialista Italiano.

Quali sono gli obiettivi della FGS ora?
Fare politica in due direzioni. La prima: crescere e moltiplicarsi. Per crescere intendo fare formazione a quella che dovrà essere una nuova generazione di socialisti; forte, preparata, e pronta ad essere classe dirigente. Per moltiplicarsi intendo ovviamente aumentare il nostro numero; a tal proposito dico che voglio una FGS movimentista: che crei del movimento in ogni modo, e che tolga i nostri coetanei da un sonno perenne per farli diventare sentinelle coscienti. La seconda: dare il nostro contributo ideale al movimento socialista tutto. Dobbiamo essere avanguardia, e percorrere vie inesplorate. Il Socialismo oggi ha bisogno di revisionarsi, per risolvere dei problemi storici che sono proprio di teoria innanzitutto. E poi bisogna tornare ad un metodo di lotte internazionaliste: se il capitalismo è globale, il movimento socialista deve agire globale. L’Internazionale Socialista ha questo immenso potenziale, come anche il sindacato internazionale: è triste invece vedere che queste due istituzioni sono invece un deposito di medagliette senza valore.

Ma parli di socialismo populista…
Lo dico e lo ripeto: esiste anche un populismo sano. Faccio tre ragionamenti netti, sperando di non essere equivocato – e rimando alla mozione per chi vuole approfondire. Esiste nel corso della storia un movimento di progressivo allargamento della partecipazione al potere nelle varie sfere della società. Per esempio, le rivoluzioni liberali hanno allargato quello che io chiamo il cerchio del potere nella sfera politico-istituzionale. Noi siamo eredi del liberalismo perché vogliamo fare la stessa cosa nella sfera economica. Esiste una forza sociale esistente che necessita di questo allargamento, e che ha bisogno del sostegno attivo e correttivo del movimento socialista. Lavoratori che vogliono la cogestione, o cooperative vere, o liberi professionisti; o la mia generazione che vuole entrare veramente nel mercato del lavoro. Come dopo le rivoluzioni liberali è stato naturalmente assorbito il concetto di democrazia – che ora permea tutto – così noi dovremo portare al naturale assorbimento quello di libertà sociale. L’idea per cui l’altro non è il limite, bensì la premessa per la nostra libertà. Un ordine di cose maturo e che già esiste, ma è continuamente negato da un pensiero unico egemonico che ci vuole invece tutti in concorrenza. L’individualismo più totale, che afflige con la piaga della solitudine la nostra società. Che rabbia vedere compagni che vorrebbero fare alleanze con chi trova invece ideale questo stato di cose…

Dunque il populismo?
Eh allora il movimento socialista deve farsi espressione di questa forza sociale esistente e dunque deve rappresentare un popolo: più categorie, più esigenze e fasce della società, le quali richiedono delle soluzioni ai propri problemi che possono essere risolte solo cambiando il sistema vigente. Compagni, dobbiamo difendere la democrazia con le unghie e con i denti, ma attaccare brutalmente il capitalismo. Le due cose si possono fare insieme. Trovo difficile la lunga permanenza con chi invece ritiene intoccabili entrambe le cose: gli stessi che magari un secolo fa stavano dalla parte di quei padroni del vapore che dicevamo prima…

Sono due frecciatine al “Grande Assembramento contro i populisti” che si paventa alle prossime europee? Quanto sono compatibili i contenuti della mozione con un progetto del genere?
Poco. Ma attenzione: personalmente non vorrei dare agli italiani l’occasione più ghiotta che hanno mai avuto di mandarci a quel paese tutti in un sol colpo. Le accozzaglie in difesa dell’esistente – perchè al netto dei bei propositi è di questo che si parla, e gli elettori non sono stupidi come si vuol far credere – non funzionano se l’esistente è pessimo. Noi vogliamo che il Socialismo riprenda la forza propulsiva delle origini, per tornare ad essere antisistema in maniera razionale e intelligente; contro la irrazionalità di quei cosiddetti populisti. Questo non si può fare se ci alleiamo con “tutti tranne che con loro”. Però al netto dei sogni, sappiamo bene che non possiamo fare ostruzionismo in favore di scenari per i quali al momento non esistono le condizioni. Dunque nessun veto, ma per quanto mi riguarda la Federazione dei Giovani Socialisti d’ora in avanti si prenderà il lusso di parlare squisitamente di politica.

Usa-Ue, arriva la tregua nella guerra sui dazi

trump juncker

Finalmente una tregua tra Donald Trump e l’Europa dopo che ad Helsinki, nell’incontro con Putin, il presidente Usa aveva detto che ‘il nemico è l’Europa’. Jean Claude Juncker è andato alla Casa Bianca nella speranza di disinnescare le tensioni commerciali con gli Usa che rischiano di incrinare in maniera irreversibile le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il presidente della Commissione Ue è riuscito a strappare un accordo.

Dopo l’incontro, Donald Trump ha detto:    “Oggi è un grande giorno, abbiamo lanciato una nuova fase nei rapporti tra Usa ed Europa.    L’obiettivo è quello di zero tariffe, zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi sui beni industriali che non siano auto”.

Visibilmente soddisfatto anche Juncker, che è riuscito lì dove non erano riusciti Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Juncker ha affermato: “Ero venuto qui per trovare un’intesa e l’abbiamo trovata”.

Dalla Germania sono arrivati commenti positivi all’accordo di tregua, stipulato ieri dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker con il presidente Usa Donald Trump, sulle dispute commerciali. Un’intesa costruttiva, secondo Berlino che ribadisce il suo pieno appoggio all’esecutivo Ue.

La portavoce di Angela Merkel, Ulrike Demmer, ha affermato: “Il governo saluta l’accordo per una azione costruttiva sul commercio. La Commissione può continuare a contare sul nostro sostegno”.

L’intesa prevede che l’Ue si impegna a aumentare le importazioni di soia e gas liquefatto statunitensi, assieme a una tregua sui dazi mentre Bruxelles e Washington negozieranno un percorso per azzerare le tariffe nei servizi, nella chimica, nella farmaceutica, nei beni industriali, salvo le auto (nodo sensibile agli occhi della Germania).

Dalla Francia, inverosimilmente, sono arrivati commenti freddi all’accordo di tregua raggiunto ieri da Jean-Claude Juncker e Donald Trump sul nodo del commercio. Il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha affermato: “Parigi vuole chiarimenti sull’intesa raggiunta. La Francia ha sempre detto che bisognava evitare una guerra commerciale, che avrebbe fatto solo perdenti. Quindi è un bene tornare al dialogo con gli americani”. Tuttavia l’esponente transalpino Le Maire ha detto: “L’agricoltura deve restare fuori dalle discussioni e che l’Europa non transigerà sulle sue regole. Abbiamo delle norme sanitarie, alimentari e ambientali a cui teniamo perché garantiscono la salute dei consumatori”.

I riferimenti polemici appaiono diretti all’impegno, annunciato da Juncker ieri dopo l’incontro alla Casa Bianca, ad aumentare le importazioni di soia Usa, senza precisare se questo includa anche soia Ogm.

La presa di posizione francese si accomuna al pensiero dei movimenti populisti europei che anche in Italia avversano fortemente le coltivazioni Ogm.

Invece, una autorevole francese, Christine Lagarde, direttore del Fmi, ha così commentato: “Sono lieta di sapere che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo  per lavorare insieme e ridurre le barriere commerciali e, insieme con altri partner, rafforzare la WTO. L’economia globale può avere solo benefici quando i paesi si impegnano a risolvere in modo costruttivo i disaccordi commerciali senza ricorrere a misure eccezionali”.

Da diverso tempo, il Fmi manifesta preoccupazioni per il diffondersi del protezionismo nel mondo.

Saro

OGM. L’Ue richiama l’Italia sul divieto nella coltivazione

gmLe istituzioni dell’Ue non possono adottare misure di emergenza contro gli Ogm, quali il divieto di coltivazione, se i prodotti non comportano “un grave rischio per la salute umana”. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall’Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione. Dinanzi al tribunale di Udine a carico dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato che, assieme a Leandro e Luciano Taboga, erano stati accusati dalle autorità italiane di avere messo a coltura la varietà di mais geneticamente modificato (MON 810), in violazione della normativa nazionale che ne vieta la coltivazione.
La Corte Europea di Giustizia ha così chiuso definitivamente la “querelle interpretativa” dell’articolo 34 del regolamento europeo (n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003) relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, nonché degli articoli 53 e 54 del regolamento n. 178/2002 (del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002), che stabilisce i principi e i requisiti generali per la sicurezza alimentare.
La Corte ricorda anche che in quell’occasione l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. “Sulla base di un parere scientifico emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais MON 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano”.
La Corte ricorda “che tanto la legislazione alimentare dell’Unione quanto la legislazione dell’Unione concernente gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati sono volte ad assicurare un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori, garantendo al contempo l’efficace funzionamento del mercato interno, del quale la libera circolazione degli alimenti e dei mangimi sicuri e sani costituisce un aspetto essenziale”. “Il principio di precauzione, inoltre – sottolinea la Corte – che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure”.
Plaude alla sentenza l’Associazione Coscioni. “La decisione della Corte del Lussemburgo sull’atto di disobbedienza civile di Fidenato, iscritto Associaizone Luca Coscioni – e dei Taboga – ha affermato l’Associazione Luca Coscioni in una nota – solleva l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche”. Mentre resta contrariato la Coldiretti. “L’Italia è tra la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

TTIP. Ancora proteste contro
gli accordi commerciali

imagesProseguono le proteste verso i trattati di libero scambio dell’UE. In prima linea la campagna “STOP TTIP” di ICE, iniziativa dei Cittadini Europei, rete con più di 480 organizzazioni contrarie al TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato tra UE e Stati Uniti, e al CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato tra UE e Canada. Si mobilitano affinché questi trattati commerciali vengano fermati “poichè rappresentano una minaccia alla democrazia, alle leggi, all’ambiente, alla salute, ai servizi pubblici, così come ai diritti dei consumatori e dei lavoratori”.

L’organizzazione – che ha già ottenuto più di due milioni di firme – spiega che “con l’introduzione di una giustizia parallela, lo stato di diritto sarà svuotato: le imprese canadesi e statunitensi avranno il diritto di esigere il risarcimento dei danni se riterranno di essere danneggiati in seguito a leggi o altre misure dell’Unione europea o di singoli stati membri dell’UE, anche in riferimento a leggi emanate nell’esplicito interesse del bene comune. Al posto della giustizia ordinaria – sulle richieste di risarcimento – giudicheranno collegi arbitrali privati, nella maggior parte dei casi in seduta segreta. I risarcimenti saranno pagati dalla mano pubblica, cioè con i soldi dei cittadini”. Continua constatando che i rappresentanti delle multinazionali collaborano nel modellare le nuove proposte di legge prima che esse vengano dibattute in Parlamento, cosa, secondo la campagna, poco democratica. Le trattative oltre ad essere segrete, mettono a rischio i diritti dei lavoratori, omologando il trattamento dei nostri lavoratori a quello degli statunitensi. Infine l’UE e i suoi stati membri saranno esposti a massicce pressioni affinché vengano ammesse le tecnologie a rischio quali il fracking o organismi geneticamente modificati (i cosiddetti Ogm, ndr).

Nel frattempo lo scorso 9 luglio la risoluzione Lange, presidente della commissione Europarlamentare “Commercio internazionale” è stata approvata a maggioranza assoluta dal Parlamento europeo. Il rapporto parte dai dubbi, dalle incertezze e dalle proteste che i cittadini hanno espresso contro le trattative e si pone come obiettivo quello di porre degli argini ai negoziatori della Commissione UE, il cui scopo è quello di abbattere dogane e dazi tra UE e Stati Uniti. Nel testo della risoluzione Lange i deputati, riporta ‘Euronews‘, chiedono di “sostituire il sistema ISDS con un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, che sia soggetto ai principi e al controllo democratici, nell’ambito del quale i possibili casi siano trattati in modo trasparente da giudici togati, nominati pubblicamente e indipendenti durante udienze pubbliche e che preveda un meccanismo di appello in grado di assicurare la coerenza delle sentenze e il rispetto della giurisdizione dei tribunali dell’Unione e degli Stati membri, e nell’ambito del quale gli interessi privati non possano compromettere gli obiettivi di interesse pubblico”.

In difesa delle piccole industrie, il rapporto impone di bloccare l’import di tutti quei prodotti che danneggino le micro aziende e che “non vi sia alcun accordo nei settori in cui l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno norme molto diverse, come ad esempio nel caso dei servizi sanitari pubblici, gli organismi geneticamente modificati, l’impiego di ormoni nel settore bovino, il regolamento REACH (che riguarda i prodotti chimici, ndr) e la sua attuazione e la clonazione degli animali a scopo di allevamento”. Fondamentale è assicurare, inoltre, che servizi da noi di interesse generale, quali acqua e istruzione, rimangano tali e che l’insieme dei diritti dell’ UE in materia di protezione dei dati non venga compromesso. E’ giusto proseguire gli accordi, si legge sulla risoluzione Lange, a patto che “l’accordo sia ambizioso, globale, equilibrato e di alto livello”. Fondamentale è quindi agire nel rispetto e nella tutela dei consumatori e dell’ambiente. E magari, aggiungiamo noi, con più trasparenza.

Francesca Fermanelli 

Mangiare bio, cioè sano
Una questione di cultura

agricoltura_biologica_bioNei primi mesi del 2014 si è registrato un aumento del 17% del consumo di prodotti alimentari biologici in Italia. I siti on line specializzati, sono passati da 70 ad oltre 100 tra il 2013 ed il 2014, secondo il rapporto Bio Bank 2015 e in 4 anni, i ristoranti bio sono passati da 246 esercizi a 406. Malgrado la crisi vi sono state 90 nuove aperture solo nel corso del 2014 a fronte di 30 chiusure. Parliamo di 15 milioni di famiglie che consumano bio, parliamo dell’80% degli italiani contrari all’Ogm.

“È necessario ribadire pochi punti per fare chiarezza ed evitare la strumentale accusa di inclinazione al rifiuto dell’innovazione”, ha spiegato Andrea Nesi responsabile ambiente di AICS, l’ente di promozione sportiva fondato nel 1953 che forte del sostegno dei propri 960.000 soci si è dichiarato ufficialmente contro gli Ogm nella filiera alimentare umana.

“Gli Ogm richiedono largo utilizzo di diserbanti, il biologico no. Tra l’altro, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si è ultimamente espressa a riguardo dichiarando potenzialmente cancerogeno il ‘glisofate’, alla base del diserbante RoundUp di Monsanto, multinazionale leader mondiale del settore Ogm”.

“AICS da alcune settimane ha avviato una collaborazione con l’Ortofruttifero, importante azienda del pisano che detiene il brevetto europeo del Sun Black, il pomodoro nero ricco di antociani realizzato dall’università di Pisa e l’università della Tuscia con la tradizionale tecnica dell’incrocio. La stessa azienda detiene numerosi altri brevetti ad esempio nel settore della piantine per realizzare campi di calcio e di golf che, ottenute con la stessa tecnica naturale degli incroci, riducono del 60% il consumo di acqua rispetto ai tradizionali campi. Insomma, senza Ogm, si fa anche meglio! L’Italia è un Paese che storicamente ha un sopravanzo di produzione agricola, di cosa vogliamo parlare? Piuttosto continuiamo a valorizzare le nostre migliaia di eccellenze che rappresentano il vero potenziale volano per guardare al futuro con fiducia e prospettiva” conclude Nesi.

Il tema della crescente predisposizione degli italiani al consumo di alimenti biologici è stato dibattuto anche all’Expo Milano 2015 il passato 18 maggio. Il V Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, approfondito al Padiglione Coldiretti, ha fornito dati rilevanti. Su un campione di mille cittadini italiani scelti senza criterio di età, sesso e area di residenza, si stima che il 43% preferisca, quando possibile, acquistare prodotti agricoli direttamente in fattoria; il 60% consideri i prodotti freschi più sicuri rispetto a quelli trasformati o industriali; il 90% apprezzi trovare nel menù dei ristoranti prodotti di stagione a km 0.

Antonio Noto, Direttore IPR Marketing, ha illustrato il rapporto: “L’agricoltura viene percepita dagli italiani come uno stile di vita, come un approccio al benessere. Gli italiani percepiscono il cibo come un elemento che aiuta a stare meglio, fisicamente e psicologicamente. Non passa più il concetto di cibo come qualcosa che si assume, come un sapore, ma come qualcosa che rappresenta e influenza lo stile di vita degli italiani. Per questo i cittadini scommettono sull’agricoltura: perché pensano sia un risorsa”.

In materia, la Commissione europea procede per la sua strada: lo scorso 24 aprile ha dato il via libera, per dieci anni, a 19 prodotti biotech (cinque tipi di soia, due di colza, tre di mais, sette di cotone e due fiori ornamentali recisi). La Commissione ha spiegato: “Tutti gli Ogm approvati hanno dimostrato di essere al sicuro prima della loro immissione sul mercato Ue. La valutazione dei rischi è stata fatta dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) in collaborazione con gli Stati membri per ogni singolo Ogm prima di essere immesso sul mercato. Le autorizzazioni saranno aggiunte alla lista già esistente di 58 Ogm autorizzati nell’Ue per usi alimentari e mangimi (che coprono il mais, cotone, soia, colza, barbabietola da zucchero). Le autorizzazioni sono valide per 10 anni”.

Insomma, nel nostro Paese in molti rifiutano il consumo di alimenti geneticamente modificati. Non potevamo aspettarci diversamente essendo i primi in Europa per certificazioni alimentari e primi nel mondo per quanto riguarda la “purezza” dei nostri prodotti.

Francesca Fermanelli

TTIP, quanti dubbi
sul trattato Usa-Europa

TTIP protesteÈ iniziato, lo scorso 20 aprile, il nono round dei negoziati sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti, meglio conosciuto come TTIP. L’accordo commerciale, in corso di negoziato dal 2013, tra Stati Uniti ed Unione Europea prevede: l’apertura degli USA alle imprese dell’UE; la riduzione degli oneri amministrativi per le imprese esportatrici; la definizione di nuove norme per rendere più agevole ed equo esportare, importare e investire oltreoceano.

L’avvio degli accordi ha provocato reazioni di ferma opposizione. Sabato 18 aprile si sono tenute 600 manifestazioni di protesta. Per la “Giornata Mondiale di Mobilitazione” Parigi ha organizzato una marcia ed un flashmob, Londra un’assemblea partecipativa, in grandi e piccole città italiane vi sono state considerevoli iniziative. Perché tanta opposizione?

I manifestanti ritengono che gli accordi faranno gli interessi delle multinazionali, incuranti di consumatori e lavoratori.

TTIP protesta Germania

Dal canto loro i pro TTIP sottolineano come la riduzione dei dazi doganali e l’omologazione dei regolamenti porterà consistenti benefici.

Tra questi un più facile flusso di investimenti, una libera circolazione delle merci e soprattutto la creazione di nuovi posti di lavoro. Cecilia Malmström, la commissaria europea al commercio, rassicura contrari e scettici in quanto “il trattato non cambierà le nostre leggi sugli ogm o la carne di manzo agli ormoni”. Quindi non vi saranno danni per l’ambiente. Se il trattato dovesse essere approvato – il presidente degli Stati Uniti Obama spera per il 2016 – nascerà l’area più grande di libero scambio al mondo. Oltre agli accordi che legheranno Usa ed Ue, Obama preme per condurre a buon fine anche il Tpp, creando un’area di libero scambio anche tra America e Asia-Pacifico. Insomma sorgerà una linea di continuità tra Paesi economicamente prossimi. E se ne frattempo la bolla oscurantista creata intorno ai negoziati potesse essere dissolta, le ragioni degli oppositori e dei favorevoli potrebbero misurarsi su un piano oggettivo.

Francesca Fermanelli

Expo 2015: un Tribunale Paradossale

Expo2015

Sabato Milano ha posto pubblicamente la domanda fatidica: “Expo: nutrire il pianeta o le multinazionali?”. A sobbarcarsi il peso del quesito è stata la Sinistra per Pisapia che, nella gremita sala Alessi di Palazzo Marino, ha organizzato una tavola rotonda per gettar luce su un progetto la cui natura, fra accuse preventive e scontate apologie, sembrava non esser mai emersa con univoca chiarezza.

I protagonisti dell’ “anti-evento”, così definito dalla stampa perché contemporaneo alla promozione della Carta di Milano condotta da Renzi nell’Hangar Bicocca, hanno negato fin dall’inizio la vena sovversiva del dibattito, tutt’altro che un tentativo di sabotaggio alla vigilia del grande evento, quanto una sensibilizzazione ai giochi di forza e alle responsabilità che vi partecipano; essi hanno, inoltre, rigettato l’etichetta dei rotocalchi, sostenendo che da molti mesi la data della conferenza era stata resa pubblica e, molto più recentemente, il premier ha collocato la sua promozione benedetta dal Papa nella stessa mattinata, catalizzandovi la stampa.

In ogni caso, malgrado le precauzioni iniziali, i partecipanti, com’era intuibile, hanno descritto criticamente fin dall’inizio il grande evento italiano, definendosi risolutamente come un gruppo di “individui che pensano che i fondi dell’Expo potessero essere utilizzati in modi migliori per i cittadini, senza sprechi di denaro, senza corruzione”.

Pur con questo fermo riferimento critico ad un progetto di cui sono stati rivelati gli evidenti conflitti di interessi, gli arrivismi, i più incauti e meschini favoreggiamenti, l’incontro si è assunto realmente la responsabilità di trattare quelle tematiche che l’Expo, malgrado le proclamazioni, ha costantemente trascurato: il diritto globale all’alimentazione, la produzione sostenibile, un ripensamento della catena di distribuzione alimentare, il ruolo di banche e multinazionali nella gestione dei prodotti. Temi che, in Bicocca, fino all’ultimo sono stati soppiantati da questioni di mera organizzazione politica.

In un dibattito della durata di quattro ore, si sono susseguiti innumerevoli ospiti quali Piero Basso, che ha denunciato le infiltraziolni mafiose nell’Expo e l’esclusione dei contadini volta all’inclusione degli sponsor, l’europarlamentare Curzio Maltese, che ha condannato la governance dell’evento, e la rinomata economista Susan George, che ha condotto un’acuta analisi sull’eccezionalità dell’odierna crisi alimentare oltre a sconfessare le azioni finanziarie dei grandi produttori, che agiscono anarchicamente senza contemplare in alcun modo le conseguenze umanitarie alimentari.

Hanno seguito Emilio Molinari, Vittorio Agnoletto e Basilio Rizzo, i quali hanno parlato dei paradossi dell’economia mondiale fra sprechi, affamati e scarti di una sovraproduzione cosmica e le imposizione gestionali nella diffusione indiscriminata di OGM; tutto ciò, fra le citazione di Gandhi, Balzac e detti indiani.

A concludere le trattazioni è stato l’atteso Moni Ovadia, che, in una costante lode dell’equità come fondamento di ogni diritto, ha sconfessato l’antico homo homini lupus sostenendo che, di fronte alle multinazionali e le associali finanziarie corporative, l’uomo è impotente e l’onesta concorrenza è solo un fantasma narrato. Dopo una condanna alla kermesse renziana nel linguaggio del potere, che esclude i coltivatori e somiglia ad una nuova Leopolda per ricchi, il drammaturgo conclude invocando una buona politica che prevenga la febbre della disillusione, contrariamente all’Expo, battezzata come “un pugno di speculatori che mangiano con la nostra democrazia”, mentre “mangiare e bere non devono essere atti di sopravvivenza, ma atti di vita”.

Nell’evento che Renzi discute con la Fondazione Barilla non si garantisce alcun sussidio, né si pubblicizzano le risorse dell’acqua pubblica, ma si fa l’appello di una costellazione di multinazionali spregiudicate, quali Nestlé, Monsanto, Syngenta, Bayer, Coca Cola ed infinite altre. I grandi assenti sono le braccia ossute, le pance e le tasche vuote.

Ad emergere complessivamente è l’immagine tendenziosa di un corrotto circolo apparentemente caritatevole, che imbocca lucullianamente gli abbienti e ai poveri, bestie metaforiche, getta qualche avanzo. Il suo significato: una grande ammonizione a non abbassare la guardia alle illegittime legittimazioni dell’Expo e a prestare ulteriore attenzione alla sua eredità, al post-evento, al lascito di una grande abbuffata monetaria.

Le prime grandi Esposizioni universali, quelle londinese e parigina che videro sorgere il Crystal Palace o “il mostro di ferro”, la Torre Eiffel, tutte prontamente criticate dagli intellettuali, erano armate di un’idea ben precisa: un’approssimazione all’uguaglianza con l’aumento della produzione. Ora sappiamo che l’esito di tale manovra è esattamente contrario e che, nell’adempienza alla moltiplicazione del capitale ignorante le affamate individualità, i paradossi che abitano il globo ne sono le testimonianze partorite. Quello di Milano, allora, sarà un grande evento solo imponendo perentoriamente un ripensamento della distribuzione alimentare, delle catene produttive, del ruolo delle multinazionali in tutto questo; ma finché l’imputato è assurto al ruolo di giudice, non è illogico dubitare che tutto questo possa realmente accadere…
Cristiano Vidali

Ogm, l’Europarlamento
lascia la libertà agli Stati

OGM-limone-pomodoro“Un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni”. Così il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina sul via libera dal Parlamento europeo alla direttiva per la libertà degli Stati di limitare o proibire la coltivazione di Organismi geneticamente modificati (Ogm) sul territorio nazionale, anche se questi sono autorizzati a livello europeo, per motivi di natura economica e agricola. L’esito è scaturito dall’accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo. Le nuove norme entreranno in vigore già a partire dalla prossima primavera. Continua a leggere