Rimpasto Macron. PSF, gioco delle sedie

macron 2Dopo l’addio di Hulot, lascia a sorpresa anche la ministra dello Sport Flessel, così il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, dà il via la rimpasto: Francois de Rugy, attuale presidente dell’Assemblea nazionale, sarà così il nuovo ministro della Transizione ecologica francese, al posto di Nicolas Hulot, che si era dimesso la settimana scorsa, mentre la campionessa di nuoto Roxana Maracineanu a ministro dello Sport, andrà al posto di Laura Flessel, dimessasi questa mattina. La Maracineanu è stata la prima francese campionessa del mondo di nuoto sui 200 metri dorso ai Mondiali del 1998 a Perth, in Australia. Oltreché esperienze politiche come consigliera regionale in Ile-de-France.
Flessel ha annunciato le proprie dimissioni “per ragioni personali”, allo scopo di riprendere “gli impegni passati” nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale. Tuttavia proprio il rimpasto è stata l’occasione per le opposizioni di far sentire quanto questo Governo sia in realtà in piena crisi.
Olivier Faure, segretario del Partito socialista, scrive su Twitter che si tratta di una nomina “per riciclare le ambizioni degli amici del Presidente” Macron e che i francesi stanno assistendo a un “gioco delle sedie”.


Mentre per l’ex ministro socialista dell’Ambiente, Segolene Royal “si tratta di una persona competente” che va comunque “monitorata e osservata” per quel che farà come ministro di una carica tanto importante.
Per il direttore di GreenPeace France invece il problema è che “l’amara esperienza di Nicolas Hulot ha dimostrato che l’ambiente non è una priorità per Emmanuel Macron e Edouard Philippe, che è solo un fantoccio, senza nessuna la vera volontà di impegnarsi” su questo fronte, afferma Jean-Francois Julliard.
Non a caso si assiste al crollo nei sondaggi per Emmanuel Macron, secondo uno studio realizzato dall’istituto Ifop, solo il 31% dei francesi si dice soddisfatto per l’azione del presidente, un crollo di popolarità di oltre dieci punti rispetto all’ultimo sondaggio dello stesso istituto. Il risultato di Macron è peggiore di quello dell’ex presidente Francois Hollande nello stesso periodo del precedente quinquennato (32%).

Olivier Faure, la nuova politica socialista in Francia

locatelli FaureOltre mille partecipanti al congresso del Partito Socialista francese a Aubervilliers, periferia nord di Parigi, che ti fa sentire depressa prima di arrivarci ma, una volta dentro l’area congressuale, senti che c’è spazio per la speranza e un filo di ottimismo.
Una regia giusta, un tono giusto, né scoraggiato dal 6% alle ultime elezioni né trionfalista, il che fa ben sperare conoscendo i nostri cugini francesi, poco propensi rinunciare alla grandeur anche quando non è il caso.
Due giorni di congresso che si conclude con il discorso di Olivier Faure, il nuovo leader del PS francese (lo chiamano Primo Segretario), eletto qualche giorno prima con l’86% dei voti, dopo aver sconfitto gli altri tre candidati ed essere rimasto solo al ballottaggio, per il ritiro di Stéphane Le Foll, secondo al primo turno.
Un’ora e mezzo di discorso per buona parte dedicato a farsi spazio tra Emmanuel Macron e Jean Luc Mélenchon, entrambi definiti dal leader socialista populisti e demagoghi.
“C’è un governo che non è di sinistra ed una sinistra che non è di governo. È dunque urgente far sentire di nuovo la voce di una sinistra che sa governare e proporre una alternativa”, scandisce con convinzione il nuovo leader.
Olivier Faure rivolge i suoi attacchi soprattutto al Presidente della Repubblica, ne mette in evidenza le contraddizioni, e le furbizie, gli fa il verso: “non sono né di destra, né di sinistra”, “non ha ragion d’essere la distinzione tra destra e sinistra”, per poi fare, aggiunge, una politica di destra e una di…. destra.
Di Mélanchon dice che incarna una sinistra protestataria che non vuole affatto governare.
Da’ indicazioni di ambiti di lavoro, dall’ecologismo al bisogno di politiche sociali, annuncia l’apertura di tanti cantieri di lavoro e tra questi il primo è destinato all’Europa, anche per il prossimo appuntamento del maggio 2019, quello delle elezioni europee che prevedono l’indicazione della testa di lista entro l’anno.
Un’Europa che deve ritornare al popolo cui spetta riprendere nelle proprie mani la costruzione europea. È questo l’obiettivo che si danno i socialisti francesi perché la politica non può essere racchiusa nel quadro nazionale désormais dépassé….
Parole forti accompagnate da un altro sferzante giudizio sul duo Macron-Mélenchon, il primo europeista ma non di sinistra e il secondo di sinistra ma non proprio europeista, definendo in questo modo lo spazio di azione e l’identità del PS francese: europeista e di sinistra.
Un filo di ottimismo e di speranza, guastato ahimè dall’abbandono del PS francese da parte dell’organizzazione giovanile, il Mouvement des jeunes socialistes (MJS) .
Roxane Lundy, leader del movimento ha chiesto al partito di rispettare la loro decisione libera ed autonoma. Resta qualche dubbio avendo lei stessa anticipato due settimane fa il desiderio di confluire in Génération, movimento fondato lo scorso luglio da Benoit Hamon, il candidato socialista uscito sconfitto alle presidenziali con il peggior risultato fatto registrare dai socialisti francesi da decenni.

Pia Locatelli