Sud, senza interventi Mezzogiorno spacciato

Sud“Dal Sud e dalla sua modernizzazione può oggi venire una spinta fondamentale per la crescita della nostra economia”. Lo afferma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha ricordato la scelta di istituire un ministero per il Mezzogiorno, affidato a Claudio De Vincenti. Nello stesso giorno alla Camera la votazione sul Dl Mezzogiorno. “Oltre alle previsioni per il completamento delle procedure di cessione del gruppo ILVA e di quelle di bonifica di Bagnoli – ha detto Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto – riteniamo fondamentali le parti del Dl Mezzogiorno relative alle procedure di infrazioni europee per la realizzazione di nuovi sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue, anche alla luce del rapporto sull’attuazione delle politiche ambientali pubblicato dalla Commissione Europea”.

“In tema di energie rinnovabili – prosegue il parlamentare socialista – è corretta poi la proroga degli incentivi in favore degli esercenti di impianti per la produzione di elettricità alimentati da biomasse. Misura quest’ultima che prosegue sulla strada della ecosostenibilità che da anni noi socialisti percorriamo. Essenziali saranno, inoltre, gli investimenti per la diffusione della logistica digitale nel Sud Italia, ancora alle prese con un divario tecnologico impressionante con le regioni del Centro-Nord e non degno di un Paese come il nostro. Risulta quindi evidente – conclude – la necessità e l’urgenza delle disposizioni contenute in questo provvedimento, senza le quali il Mezzogiorno rischierebbe di non agganciare la timida ripresa economica in atto, o peggio, di fare ulteriori passi indietro nel difficile percorso di allineamento con il resto del Paese”.

Terremoto: Psi presenta pdl per No Tax Area

Terremoto AmatriceAiutare i terremotati con tutti i mezzi possibili. Anche con quello della leva fiscale e soprattutto con misure che favoriscano ripresa economica e sviluppo sociale a cominciare dall’istituzione di una no tax area.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, intervenendo in Aula alla Camera ha fatto il punto sugli sviluppi della situazione di emergenza ricordando quali sono stati gli interventi già messi in atto e quelli ancora da mettere a punto. “Nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio – ha detto Del Rio – è stato esteso lo stato di emergenza e deliberato un primo stanziamento e nei prossimi giorni il Governo varerà un decreto appunto per cercare di affrontare in maniera sempre più efficace questo tipo di emergenze, che pure hanno caratteristiche di straordinaria eccezionalità, ma che devono trovarci non sazi, non appagati, ma sempre in continua necessità di miglioramento per il dolore e per la fatica che stanno sopportando le nostre popolazioni colpite”,

I deputati socialisti Oreste Pastorelli e Pia Locatelli hanno presentato una proposta di legge per aiutare le popolazioni in difficoltà, fiaccate ulteriormente dalle scosse del terremoto che in questi mesi hanno messo in ginocchio diverse aree dell’Italia centrale. È evidente che una situzione del genere deve essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica anche e soprattutto mediante la realizzazione di nuovi investimenti. In questo contesto, la proposta socialista, chiede la realizzazione di Zone economiche speciali (Zes). Di recente sono state diverse zone franche, tra cui quelle de L’Aquila e dell’Emilia a seguito dei terremoti che hanno interessato i territori. In queste zone sono previste agevolazioni fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale delle micro e delle piccole imprese. Per esempio l’esenzione di aclune imposte come Irap e Imu. Tali misure però, pur se utili, da sole non bastano: non sono sufficienti per un rilancio economico e sociale di un territorio vasto qual è quello colpito dal sisma.

In tali zone, insistono i parlamentari socialisti, vanno previste delle Zone economiche speciali nelle quali, oltre alle imprese già esistenti, si possano insediare nuove imprese grazie ai benefici che tali strumenti offrono. Una Zes infatti è una zona in cui sono adottate specifiche leggi finanziarie ed economiche realizzate con l’obiettivo di attrarre investitori grazie ai trattamenti vantaggiosi. “La situazione nel centro Italia – ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa –  è ancora drammatica e le zone colpite non riescono a ripartire. Il problema principale si chiama burocrazia, che sta uccidendo non solo le economie dei territori, ma soprattutto le speranze di rinascita dei nostri connazionali. E’ evidente, dunque, come una situazione del genere debba essere necessariamente accompagnata da misure che favoriscano la ripresa economica e lo sviluppo sociale”.

“Appare quanto mai urgente – prosegue il parlamentare socialista – istituire una vera e propria No Tax Area che comprenda tutti i comuni del cosiddetto cratere. All’interno di queste Zone Economiche Speciali le imposte verrebbero ridotte o azzerate, sia alle imprese che ai singoli cittadini. La componente socialista, proprio per stimolare la rapida ripartenza delle aree ormai completamente immobilizzate, ha presentato ieri una proposta di legge che va proprio in questa direzione: semplificazione e burocrazia cancellata. Secondo noi, questa è l’unica via da percorrere per dare un po’ di sostegno a chi ha perso tutto”.

Edoardo Gianelli

Moro. Pastorelli, la verità che ancora manca

ALDO-MORO

È approdata alla Camera la relazione prodotta dalla commissione parlamentare sull’omicidio di Aldo Moro. Nella sua dichiarazione di voto il deputato socialista Oreste Pastorelli, componente della Commissione bicamerale di Inchiesta sulla morte di Aldo Moro, ha affermato che “nello svolgimento del suo lavoro, la Commissione Moro ha potuto verificare la bontà di alcune ricostruzioni e, al contempo, le criticità di altre, delineando un quadro estremamente complesso. Sono state messe in luce, infatti, lacune e incongruenze delle attività investigative svolte all’epoca dei fatti dovute a difficoltà di carattere istituzionale, ma anche riconducibili a omissioni e superficialità sospette”.

“I documenti – ha proseguito – si concentrano su piste investigative colpevolmente abbandonate o trascurate, che aggiungono importanti tasselli al complesso mosaico della tragedia. L’approfondimento congiunto di diverse tracce e indizi, insieme alla rilettura di tutti gli atti processuali, ci avvicina, dunque, alla verità dei fatti e, cosa più importante, ci rende maggiormente consapevoli della complessità dell’intera vicenda. Ovviamente molto deve essere ancora fatto e molti accertamenti investigativi devono essere svolti. Ciò nonostante, il lavoro della Commissione è stato di grandissima utilità al fine di fare il punto su quanto fatto e quanto omesso”.

Terremoto. Dalla Camera via libera definitivo al decreto

Terremoto AmatriceL’Aula di Montecitorio ha dato il via libera definitivo al decreto terremoto. La prima lettura del Senato c’era stata il 23 novembre scorso. Vengono approvate così misure urgenti che riguardano i Comuni di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria che sono stati colpiti dal sisma del 24 agosto scorso, ma anche quelli degli eventi successivi.

 “Non c’è crisi di governo che tenga rispetto al dovere dello Stato di sostenere le popolazioni colpite dal terremoto. Popolazioni che hanno bisogno di risposte precise e puntuali”. Ha affermato  il deputato del Psi Oreste Pastorelli componente della commissione Ambiente nel corso delle dichiarazioni di voto sul dl terremoto. “La rinascita dei territori colpiti – prosegue – deve basarsi sul rilancio dell’economia, sulla tutela dei livelli di occupazione, su una pressione fiscale che tenga conto delle attuali difficoltà (pensando quindi all’istituzione di una No Tax Area) e su una rete di servizi pubblici adeguata alle esigenze di quelle zone. Su tutti questi aspetti il Decreto fornisce alcune fondamentali risposte, ma sarà altrettanto importante coinvolgere le istituzioni locali, mettendole in condizione di intervenire in modo diretto. E, in questo senso, sottolineo la necessità di favorire in tutti modi l’utilizzo da parte dei Comuni dei rispettivi avanzi di amministrazione, così da poterli indirizzare su progetti legati ad interventi di ripristino stradale e alla realizzazione di plessi scolastici. Solo in questo modo, infatti, l’azione sarà davvero corale”.

Le principali misure della legge appena approvata riguardano:

Uffici speciali per la ricostruzione – In ognuna delle Regioni colpite dagli eventi sismici, è prevista l’istituzione di ‘uffici speciali per la ricostruzione’, presso i quali è costituito uno sportello unico per le attività produttive (Suap) unitario per tutti i Comuni coinvolti. Per quello che riguarda il personale degli uffici speciali vengono consentite, tra l’altro, assunzioni in deroga ai vincoli vigenti nel limite di 0,75 milioni di euro per il 2016 e di 3 milioni per ciascuno degli anni 2017-2018.

Fondo da 200 mln per la ricostruzione – Nasce un fondo per la ricostruzione delle aree terremotate, con una dotazione iniziale di 200 milioni di euro per l’anno 2016, per l’attuazione degli interventi di immediata necessità. Ulteriori disposizioni disciplinano l’utilizzo delle erogazioni liberali a favore del sisma e la loro detraibilità/deducibilità ai fini fiscali.

Contributi al 100% per ricostruzione privata – L’articolo 6 della legge disciplina le tipologie di danni agli edifici e, per ognuna di queste, gli interventi di ricostruzione e recupero ammessi a contributo. Sono altresì individuate le categorie di soggetti che, a domanda, e alle condizioni previste, possono beneficiare dei contributi. La misura del contributo è generalmente riconosciuta nella percentuale del 100%.

Il ruolo del commissario – Operare in stretto raccordo con il Capo del Dipartimento della Protezione civile, al fine di coordinare le attività disciplinate dal decreto con gli interventi di relativa competenza volti al superamento dello stato di emergenza e di agevolare il proseguimento degli interventi di ricostruzione. Coordinare gli interventi di ricostruzione e riparazione degli immobili privati (sovraintendendo all’attività dei vice-commissari di concessione ed erogazione dei relativi contributi e vigilando sulla fase attuativa degli interventi stessi) e delle opere pubbliche. Operare una ricognizione e determinare, di concerto con le Regioni e con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, secondo criteri omogenei, il quadro complessivo dei danni e stimare il relativo fabbisogno finanziario, definendo altresì la programmazione delle risorse nei limiti di quelle assegnate. Sono questi alcuni dei compiti assegnati al Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori dei comuni delle regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Commissario che è stato individuato da tempo in Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni.

I vice commissari – I vice-commissari, individuati nei Presidenti delle Regioni interessate,devono operare in stretto raccordo con il Commissario straordinario, che può delegare loro le funzioni a lui attribuite. Viene poi istituita una cabina di coordinamento della ricostruzione, presieduta dal Commissario straordinario, nata allo scopo di consentire lo stretto raccordo tra Commissario e vice-commissari e avente il compito di concordare i contenuti dei provvedimenti da adottare e di assicurare l’applicazione uniforme e unitaria in ciascuna Regione delle ordinanze e direttive commissariali, nonché di verificare periodicamente l’avanzamento del processo di ricostruzione. Previsto inoltre un comitato istituzionale regionale, istituito in ognuna delle regioni colpite, presieduto dal presidente della Regione, a cui partecipano i Presidenti delle Province interessate e i sindaci dei comuni colpiti e nell’ambito del quale sono discusse e condivise le scelte strategiche, di competenza del Presidente della Regione.

Gestione straordinaria fino al 2018 – La nuova legge prevede la cessazione della gestione straordinaria, finalizzata alla ricostruzione, al 31 dicembre 2018.

Beni mobili danneggiati – L’articolo 9 disciplina la concessione di contributi ai privati residenti nei Comuni interessati dagli eventi sismici per i beni mobili danneggiati. Si prevede, in particolare, l’assegnazione di un contributo in caso di distruzione o danneggiamento grave di beni mobili e di beni mobili registrati. Le modalità e i criteri per la concessione del contributo previsto sono definiti con i provvedimenti adottati dal Commissario straordinario anche in relazione al limite massimo del contributo per ciascuna famiglia anagrafica.

Verifiche presidi ospedalieri – L’articolo 14-bis, introdotto dal Senato, stabilisce che le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria effettuino sui presìdi ospedalieri, nei territori interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, verifiche di tenuta sismica e stime del fabbisogno finanziario necessario al miglioramento sismico delle strutture, demandando ad una ordinanza di protezione civile l’adozione dei necessari interventi.

Messa in sicurezza delle strade – L’articolo, introdotto nel corso dell’esame al Senato, attribuisce ad Anas s.p.a., in qualità di soggetto attuatore della protezione civile, il compito di provvedere agli interventi di messa in sicurezza e di ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali di interesse nazionale, danneggiate dagli eventi sismici.

Art bonus – L’articolo 17 estende la fruizione dell’Art-Bonus anche alle erogazioni liberali effettuate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge: a favore del Mibact per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali di interesse religioso presenti nei Comuni anche appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose. Per il sostegno dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, dell’Opificio delle pietre dure e dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, al fine di favorire gli interventi di restauro del patrimonio culturale nelle aree colpite da eventi calamitosi.

Fondo di garanzia per le pmi – S’interviene a favore delle micro, piccole e medie imprese, comprese quelle del settore agroalimentare, ubicate nei territori dei Comuni interessati dagli eventi sismici del 2016, che hanno subito danni in conseguenza di tali eventi, stabilendo per esse – per tre anni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame – priorità e gratuità nell’accesso al Fondo di garanzia per le pmi.

35 mln per le imrpese danneggiate – Sono previste agevolazioni a favore delle imprese danneggiate ubicate nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016, incluse le imprese agricole. A tal fine, una quota di risorse, pari a complessivi 35 milioni di euro, è trasferita dal Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate alle contabilità speciali dei Presidenti delle regioni interessate, in qualità di vice commissari. I criteri di ripartizione e le modalità per la concessione di contributi sono definiti con decreto, su proposta delle regioni interessate.

Promozione turistica – Al fine di sostenere la ripresa delle attività economiche, viene attribuita al Commissario straordinario il compito di predisporre un programma per la promozione e il rilancio del turismo nei territori colpiti dagli eventi sismici del 2016. Tale programma è predisposto, sentite le regioni interessate, in accordo con Enit – Agenzia nazionale del turismo, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.

Da inail 30 mln per sicurezza immobili produttivi – Una serie di misure per assicurare la ripresa e lo sviluppo delle attività economiche in condizioni di sicurezza per i lavoratori nei territori dei comuni colpiti dai recenti eventi sismici che hanno interessato l’Italia centrale. Le risorse finanziarie messe a disposizione per lo sviluppo di tali progetti ammontano a 30 milioni di euro. Il comma 1 prevede, infatti, lo stanziamento di 30 milioni di euro per la realizzazione di progetti di investimento e formazione nei settori della salute e della sicurezza sul lavoro. Tali risorse dovranno essere trasferite dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) alla contabilità speciale appositamente istituita con il decreto in questione.

Prestiti a tasso zero per le pmi – Sono previsti interventi a favore delle micro, piccole e medie imprese nelle zone colpite dagli eventi sismici, sotto forma di finanziamenti agevolati a tasso zero a copertura del cento per cento degli investimenti per il ripristino ed il riavvio di attività economiche e per sostenere la nascita e la realizzazione di nuove imprese e nuovi investimenti. I finanziamenti agevolati a tasso zero a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 30 mila euro devono essere rimborsati in 10 anni con un periodo di 3 anni di preammortamento. Sono inoltre previsti finanziamenti agevolati, a tasso zero, a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 600 mila euro, finalizzati a sostenere la nascita e la realizzazione di nuove imprese e nuovi investimenti nei territori dei Comuni interessati dagli eventi sismici, nei settori della trasformazione di prodotti agricoli, dell’artigianato, dell’industria, dei servizi alle persone, del commercio e del turismo. Il rimborso dei finanziamenti è previsto in 8 anni con un periodo di 3 anni di preammortamento.

Aree industriali in crisi – Viene disposta l’applicazione del regime di aiuto per le aree industriali in crisi ai territori dei Comuni interessati dagli eventi sismici, al fine di sostenere nuovi investimenti produttivi e percorsi di sviluppo economico sostenibile. Con propri decreti, il Ministero dello Sviluppo economico provvede ad individuare i Comuni in cui si applica la disciplina delle situazioni di crisi industriale. L’applicazione del regime di aiuto è finalizzata a sostenere nuovi investimenti produttivi e percorsi di sviluppo economico nei predetti territori.

Aiuti a parchi gran sasso e monti sibillini – L’articolo 26 esclude, per l’esercizio finanziario 2016, l’Ente parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l’Ente parco nazionale dei Monti Sibillini da alcuni vincoli di spesa previsti dalla legislazione vigente: Gli oneri calcolati in 127.000 euro, resteranno a disposizione dei predetti Enti parco nazionali.

Infrastrutture ambientali – Il Commissario straordinario viene incaricato di predisporre e approvare, entro un anno, un programma delle infrastrutture ambientali da ripristinare e realizzare nei comuni colpiti, con particolare attenzione agli impianti di depurazione e di collettamento fognario, nonché agli acquedotti.

Macerie – L’articolo 28 interviene in materia di trattamento e trasporto del materiale derivante dal crollo parziale o totale degli edifici, affidando al Commissario straordinario, nell’ambito del comitato di indirizzo e pianificazione previsto dalla disposizione, il compito di predisporre e approvare il piano per la gestione delle macerie e dei rifiuti derivanti dagli interventi di prima emergenza e ricostruzione oggetto del decreto in esame; si prevede sia sentita l’Autorità nazionale anticorruzione. Si prevede che non costituiscono rifiuto i resti dei beni di interesse architettonico, artistico e storico, nonché quelli appartenenti all’edilizia storica.

Controlli Anac – E’ stata attribuita al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) una serie di compiti di alta sorveglianza e garanzia della correttezza e trasparenza delle procedure connesse alla realizzazione degli interventi di ricostruzione pubblica. Nell’esercizio di tali poteri l’Autorità si avvale di una apposita Unità operativa speciale.

Corte dei conti – I provvedimenti di natura regolatoria ed organizzativa adottati dal Commissario straordinario saranno sottoposti al controllo preventivo della Corte dei conti. Si prevede qui che sui provvedimenti di natura regolatoria ed organizzativa del Commissario straordinario si eserciti il controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei conti. Sono esclusi da tale controllo preventivo i provvedimenti del Commissario che abbiano natura gestionale.

Fino al 2018 vietate le slot – E’ vietata fino al 31 dicembre 2017, nei Comuni colpiti dagli eventi simici, l’installazione di slot machine, videolottery e di altri apparecchi e congegni per il gioco lecito con e senza vincite in denaro.

Stop per 6 mesi a bollette e canone rai – La sospensione dei termini di pagamento delle fatture relative alle utenze localizzate nei comuni colpiti dal sisma con riferimento ai settori dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas e per i settori delle assicurazioni, della telefonia e della radiotelevisione pubblica.

Busta paga pesante – E’ stato previsto che i sostituti d’imposta, ovunque fiscalmente domiciliati nei Comuni del cratere, a richiesta degli interessati, non devono operare le ritenute alla fonte a decorrere dal primo gennaio 2017 e fino al 30 settembre 2017. La sospensione dei pagamenti delle imposte sui redditi mediante ritenuta alla fonte si applica per le ritenute operate sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato. Nei Comuni di Teramo, Rieti, Ascoli Piceno, Macerata, Fabriano e Spoleto, la possibilità di non operare le ritenute alla fonte è riservata ai singoli soggetti danneggiati.

Vigili del fuoco – E’ stabilito l’incremento del Fondo di amministrazione del personale non direttivo e non dirigente del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per 2,6 milioni di euro per l’anno 2016, utilizzando le risorse destinate dal decreto enti locali all’assunzione di 400 vigili del fuoco, e destina 50 milioni complessivi nel biennio 2016-2017 per ripristinare il parco mezzi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e per garantire il trasporto delle macerie del terremoto che ha colpito il Centro Italia.

Nencini: “Un Governo di responsabilità”

consultazioni Quirinale

Al Quirinale la seconda giornata di consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Giovedì Mattarella, nella prima giornata di consultazioni, ha incontrato le alte cariche dello Stato: il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, infine il presidente emerito Giorgio Napolitano. Quello che è certo è che il presidente della Repubblica vuole chiudere rapidamente. Ne parliamo con il Segretario del Psi Riccardo Nencini che, insieme a Pia Locatelli, presidente del gruppo, e al deputato Oreste Pastorelli, ha illustrato le posizioni del Partito al presidente della Repubblica..

Che cosa avete detto a Mattarella? Quali le strade indicate dal Partito per questa affrontare  questa crisi di governo?
C’è una strada maestra. Quella costituita da un governo di scopo e di responsabilità. Si tratterebbe di una riedizione del governo con cui si è iniziata la legislatura. Perché non bisogna dimenticare che metà di questa legislatura, non avendo avuto vincitori alle elezioni del febbraio 2013, ha visto un governo che ha visto assieme partiti che si erano combattuti in campagna elettorale. Quindi si può tornare lì per 3 motivi.

Quali?
La nuova legge elettorale che sostituisca l’Italicum, l’armonizzare delle due leggi elettorali di Camera e Senato, i decreti attuativi della legge di stabilità in ultimo i vertici internazionali che ci attendono.

Tutto questo con un governo Renzi bis, anche perché non c’è stato nessun voto di sfiducia…
Questa penso sia la strada maestra.  Se questa strada maestra non si potesse seguire perché Forza Italia e la destra pensano a soluzioni diverse, va intanto registrato un paradosso: ossia che chi ha chiesto le dimissioni del governo ora chiede che il governo resti in carica per la modifica della legge elettorale. Comunque vadano le cose, c’è bisogno di un tavolo congiunto, un tavolo corale per la revisione della legge elettorale. Si tratta di riscrive le regole del gioco. Le regole del gioco si riscrivono, salvo che qualcuno si sfili, con senso di responsabilità condiviso.

Si può dire che questa situazione nasce dalle divisioni interne del Pd che anche in questi giorni sembra muoversi su posizioni diverse?
Io rimango alle dichiarazioni ufficiali figlie della Direzione che si è tenuta pochi giorni fa. E da lì è uscita una posizione di unità. In alternativa a quanto da noi proposto devono esserci delle subordinate che devono essere il reincarico a Renzi o a una personalità di alto profilo internazionale in modo tale che vi sia continuità nell’azione del governo nei vertici internazionali. Ma resta  un fatto.

Quale?
Vi è lo scoglio della legge elettorale, e quello è uno scoglio che deve essere affrontato da un governo in carica. Quindi rimane il tema di quale governo. Noi abbiamo presentato tre opzioni che sono opzioni larghe che si rivolgono alle forze politiche responsabili che siedono in Parlamento.

Il Pd sembra incrinato dalle divisioni interne. Quanto ha pesato questo sul voto referendario?  E soprattutto come costruire un centrosinistra quando il maggiore azionista è dilaniato dallo scontro interno?
Bisogna considerare due  fattori che si sono verificati in questi anni. Un primo fattore è che un partito democratico a vocazione maggioritaria non c’è. Il secondo è che permane una sinistra radicale e massimalista che è una sinistra del no. Non solo sul referendum, ma del no a prescindere. Questo significa che il processo di formazione di una coalizione riformista, che si richiami alla vocazione del socialismo umanitario, italiano ed europeo, è un cantiere che va aperto subito. E ci sono movimenti che vanno in questa direzione. Anche interessanti.

Quali per esempio?
Intanto ci stiamo raccordando con ambientalisti e radicali. Secondo, quello che succede nella sinistra italiana, con la fuoriuscita di Pisapia ed altri, va in una direzione che non è per nulla lontana dalla nostra

E quindi si può aprire un cantiere nuovo?
Non c’è dubbio. Un cantiere che riguarda la sinistra riformista non Pd. Ma inesorabilmente ci sarà un cantiere che si aprirà anche nel Partito Democratico. Le lacerazioni che si sono determinate avranno bisogno di un congresso per essere superate. E anche quello sarà un vero cantiere.

A questo punto, dopo la vittoria del no, parlare di riforme e di revisione della costituzione ha ancora senso? Non è la prima volta che l’Italia prova a modificare se stessa senza successo…
Credo per modificare la Costituzione si debba prendere la via principale. E non c’è dubbio che questa quella dell’Assemblea Costituente. La avessimo presa due anni e mezzo fa, quando noi la proponemmo forse oggi saremmo in una posizione diversa, ma allora fummo inascoltati.

Daniele Unfer

Il Psi da Mattarella: Governo corale o nuovo incarico

locatelli-e-nencini “Noi prediligiamo un governo di scopo e di responsabilità corale”, ma “non va escluso né il reincarico né. l’incarico a una  personalità di alto profilo internazionale”. Così Riccardo Nencini, segretario del Psi, che ha incontrato il presidente della repubblica Sergio Mattarella, insieme al Pli, nell’ambito delle consultazioni. Secondo Nencini ci sono 3 nodi da sciogliere: “La revisione dell’italicum, i decreti attuativi della legge di bilancio e gli impegni internazionali”. “Abbiamo ricordato – ha specificato – che questa legislatura per una prima parte è stata governata, a seguito dell’esito elettorale del 2013, da un governo con una maggioranza molto larga, da forze politiche con idee antitetiche, antagoniste”. Infine un accenno al capo dello stato: “Il presidente è deciso a superare questa fase di difficoltà nel più breve tempo possibile”, conclude Nencini.
Il Segretario del Psi è andato al Quirinale dal Capo dello Stato nel secondo giorno di consultazioni insieme alla delegazione del Psi composta dal capogruppo alla Camera, Pia Locatelli e dal deputato Psi Oreste Pastorelli e ha consegnato al Presidente della Repubblica un libro dal titolo ‘Ciao Sandro’, sulla fuga in Francia di Filippo Turati, fondatore del Partito socialista italiano. Il volume, consegnato al Presidente della Repubblica per ricordare il novantennale della rocambolesca fuga dello storico leader socialista, ricorda i fatti avvenuti nel 1926. Dall’8 all’11 dicembre, Pertini e Turati trovarono rifugio in casa dell’antifascista Italo Oxilia a Quigliano. Nella notte tra l’11 e il 12, accompagnati dai socialisti e libertari Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Adriano Olivetti, Turati e Pertini si imbarcarono su un motoscafo da Savona raggiungendo, dopo una tempestosa navigazione, la città di Calvi, in Corsica. “Abbiamo voluto ricordare, con il Presidente, il novantennale di un fatto storico di straordinaria importanza non solo per il socialismo italiano, ma per le Istituzioni democratiche del nostro Paese. I tumulti che seguirono al Processo di Savona – ha specificato Nencini – sono una delle grandi tappe della liberazione nazionale ed evidenziano il contributo che i socialisti hanno da sempre dato alla causa della libertà e della democrazia. Il capo dello stato non soltanto ha apprezzato il volume ma conosceva perfettamente la storia di Pertini e Turati”.

Il senatore Nencini non ha escluso un Renzi Bis: “Ricordo anche che l’approvazione della Legge di Bilancio ci consegna la necessità di costruire molti Decreti attuativi, senza i quali la Legge ha problemi ad essere pienamente operativa. Ricordo, ed è il terzo nodo, che l’Italia, con l’UE, va incontro ad impegni internazionali rilevantissimi. Ecco perché una scelta di coralità è la strada maestra. Sappiamo anche qual è l’opinione delle altre forze politiche. Aspettiamo una loro conferma e una loro smentita dagli incontri nelle prossime ore”. “Se questa soluzione non dovesse concretizzarsi – ha continuato il Segretario del PSI, elaborando altri scenari possibili – non va escluso né un reincarico al Presidente del Consiglio Matteo Renzi né la possibilità di individuare una figura di alto profilo internazionale che segua queste scadenze e provi a sciogliere questi nodi. Il nostro è un Paese che vive una stagione di difficoltà e va superata il più rapidamente possibile” – ha concluso Nencini.

Legge di stabilità, Pastorelli: “Sforzo per la crescita”

renzi-padoanCon 290 voti a favore e 118 contrari la Camera ha approvato la legge di stabilità. Il testo approderà al Senato per la seconda lettura dopo il voto referendario, ovvero da martedì 6 dicembre. “Al Senato – ha detto in proposito il premier Matteo Renzi parlando in conferenza stampa – cosa accadrà? L’attività parlamentare va avanti e il Senato ha tutto il tempo per chiudere in tempi ragionevoli la legge di bilancio. Il fatto di aver approvato prima del referendum il ddl alla Camera è un elemento di serietà che spero verrà apprezzata da tutti”.

Per la sanità – ha detto Renzi – “c’è un aumento a 113 mld, due in più rispetto all’anno scorso, più il fondo per la non autosufficienza che è 450 mln con un più 50 mln rispetto all’anno scorso”. Alcune buone notizie ulteriori – ha detto ancora Renzi – sono arrivate dal passaggio alla Camera. E’ ricca di buone notizie e non è all’Achille Lauro”.  “Le tasse – ha proseguito – continuano ad andare giù: va giù l’Ires, via l’Irpef agricola, interventi sulle partite Iva con buona pace del presidente Monti”. Con la manovra – aggiunge Renzi – arrivano “30-50 euro per le pensioni più basse, sotto i mille euro”. Renzi quantifica l’intervento sulla previdenza e sottolineando allo stesso tempo di non essere “riusciti ad arrivare a 80 euro”.

Per il deputato del Psi Oreste Pastorelli “dalle misure contenute nella manovra emerge chiaramente lo sforzo del Governo e della maggioranza di promuovere la crescita, aumentare l’occupazione e migliorare gli istituti di equità sociale. Nel provvedimento vi sono disposizioni che, sebbene non autorizzino spese improduttive, ci allontanano dall’austerità. La legge rappresenta un chiaro messaggio agli altri Paesi dell’eurozona: l’austerità non può essere l’unica risposta per superare la crisi economica”.

“Certo – ha proseguito Pastorelli nella dichiarazione di voto in Aula – sarebbe stato preferibile non porre la questione di fiducia su questo testo. Se tutte le forze politiche, infatti, si fossero misurate sul testo votando unicamente sul merito delle norme, si sarebbero dovute assumere la piena responsabilità del proprio voto sulle singole misure, senza l’alibi della sopravvivenza del Governo. A quel punto, sarebbe stato interessante, soprattutto per la cittadinanza, scoprire chi avrebbe votato contro le misure a sostegno delle neo-mamme, contro l’istituzione dei fondi per il settore della pesca e per la difesa del suolo, contro l’estensione delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica ed edilizia o ancora contro gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni”.

Referendum. Nencini: I motivi per votare sì

schede_referendum“Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

PERCHE’ SI’

referendum_costituzionale

 “Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

Via al decreto fiscale e meno burocrazia per il cittadino

Camera deputatiLa Camera dei Deputati ha approvato il decreto legge fiscale collegato alla legge di bilancio. I voti a favore sono stati 272, i contrari 137. Il provvedimento passa ora al Senato. La Camera in mattinata ha votato la fiducia posta dal governo sul testo uscito dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. I votanti sono stati 525, i voti favorevoli sono stati 359, i contrari 166. Il decreto (che prevede, tra l’altro, l’abolizione di Equitalia, la rottamazione delle cartelle esattoriali e la nuova finestra per la voluntary disclosure), dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 23 dicembre.

Il decreto era tornato dall’Aula in Commissione per un problema di copertura finanziaria su un paio di norme che hanno obbligato il Governo a rinviare ad oggi il via libera al decreto. Da una parte hanno stralciato dal Dl la modifica al regime forfettario per le partite Iva che prevedeva un salvagente per chi oltrepassava il limite di ricavi o compensi. Il Governo non ha superato i dubbi della Ragioneria sollevati a posteriori, ossia dopo il via libera delle stesse commissioni parlamentari. Discorso inverso, invece, per la norma che prevede l’utilizzo del modello F24 per il pagamento di ulteriori tributi locali, anche con strumenti elettronici e per le entrate diverse da quelle tributarie anche sul conto corrente di tesoreria dei comuni. La copertura richiesta dalla Ragioneria e pari a 15 milioni arriverà dal Fondo per interventi di politica economica.

“Il decreto fiscale – ha commentato il deputato del Psi Oreste Pastorelli nel corso delle dichiarazioni di voto – contiene misure tra loro diverse, ma tutte unite da un unico filo conduttore: semplificare la vita dei cittadini diminuendo la burocrazia. Nel provvedimento sono infatti previste misure che ripensano totalmente il rapporto tra il contribuente e l’Erario, dove lo Stato diviene un soggetto con il quale si può collaborare. Un segnale forte, che da tempo si attendeva”. “Nella stessa direzione – prosegue il parlamentare socialista – vanno gli investimenti sulla rete ferroviaria nazionale e regionale e lo sviluppo del settore agroalimentare. E’ evidente, dunque, come l’Esecutivo abbia sempre presente i bisogni e le esigenze dell’imprenditoria agricola, specie in questi anni difficili: in tal senso, riteniamo una scelta corretta quella di facilitare l’accesso delle aziende al credito”.

Restano confermate invece le novità sulla rottamazione delle cartelle e non solo. Saranno ammessi alla sanatoria anche i ruoli affidati fino al 31 dicembre 2016. L’istanza di adesione per chiudere i conti con i concessionari della riscossione senza pagare sanzioni e interessi di mora, dovrà essere presentata entro il 31 marzo 2017. Limite che varrà anche per quanti hanno già depositato la domanda senza beneficiare delle modifiche parlamentari al decreto legge. Tra queste la possibilità di saldare in cinque rate anziché in quattro versando il 70% nel 2017 e il restante 30% nel 2018 e comunque entro il mese di settembre. Si apre poi la strada anche alle multe e ai tributi dei 4.500 Comuni che oggi non riscuotono più con Equitalia. Tra le altre novità le semplificazioni fiscali a partire dall’addio al «tax day» del 16 giugno.

Sui quasi 5mila emendamenti presentati dai gruppi, sono poco meno di 1.500 quelli finiti sotto la scure delle ammissibilità. Circa la metà non ha passato l’esame per estraneità di materia, gli altri per mancanza di copertura. Non ha ottenuto il via libera anche la proposta di modifica avanzata da Ap sul Ponte sullo Stretto, per considerare l’opera una infrastruttura prioritaria per l’interesse del Paese. Bocciata anche quella firmata dal deputato di Scelta Civica, Giulio Cesare Sottanelli, che voleva innalzare da 8 a 30 miliardi la soglia oltre la quale è obbligatoria la trasformazione delle banche popolari in società per azioni. Disco verde, invece, all’emendamento ribattezzato “Airbnb”, che prevede un Registro unico nazionale per i privati che offrono ospitalità nel loro appartamento per un breve periodo, con il pagamento della cedolare secca al 21%. E spunta la tassa comunale per i cani non sterilizzati.