Manovra: emendamento Psi per stabilizzare ricercatori

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Il Psi ha presentato un un emendamento alla Legge di Bilancio, depositato a prima firma del capogruppo socialista al Senato, Enrico Buemi. L’emendamento è volto a garantire un piano di superamento del precariato negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) vigilati dal Miur e prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica. Non essendo stata consentita per anni un’adeguata pianificazione a medio-lungo termine delle attività di ricerca, il precariato rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama della ricerca internazionale e allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza e di rilanciare il ruolo degli EPR.

IMG_1574L’emendamento è stato illustrato in una conferenza stampa a cui hanno partecipato, oltre a Buemi, Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera dei deputati; Oreste Pastorelli, deputato e Tesoriere del Psi. È intervenuti anche una delegazione del gruppo PU-CNR composta da Marco Girolami, Danilo Durante, Principia Dardano, Giovanna Occhilupo.

L’emendamento alla legge di stabilità per stabilizzare i precari degli enti pubblici di ricerca presentato dai socialisti spinge per “ricollocare risorse essenziali alla creazione di condizioni sostenibili e dignitose di lavoro per le migliaia di lavoratori precari della ricerca”. “L’obiettivo – ha spiegato Buemi in conferenza stampa – è aprire un percorso per utilizzare risorse già esistenti nel settore. Vogliamo risolvere la problematica dei ricercatori precari, con un’estensione anche ai tecnologi”.

Sì, perché la platea di chi chiede una stabilizzazione potrebbe essere “anche più ampia. Alcuni, ad esempio, svolgono non un lavoro di ricerca, ma di supporto. Penso ai tecnici informatici ad esempio, o ai ricercatori inquadrati come amministrativi”. L’emendamento presentato costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato. “Le risorse sono già previste- ha concluso Buemi- se poi ci fosse modo di aggiungerne altre…ma ci credo poco”.

L’emendamento, se approvato, sarebbe a costo zero perché utilizzerebbe la quota premiale del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca. Verrebbero utilizzati 46,6 milioni per il 2018, 93,2 milioni per il 2019 e 140 milioni per il 2020. “Il Governo e la relatrice – ha assicurato il senatore socialista Buemi – sono stati attivati”. L’emendamento è stato firmato anche da Di Giorgi (Pd), Bocchino (Sel) e Orellana. La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha assicurato l’appoggio dell’intero gruppo Pd.

“I ricercatori precari sono circa 8200 – ha detto ancora Buemi – e per stabilizzarli tutti servirebbero 400 milioni. Questi 40 milioni aprirebbero la strada. L’emendamento va approvato, perché se l’Italia non investe in questo settore il nostro futuro sarà più difficile del presente”. Pia Locatelli, presidente del gruppo Psi alla Camera, ha sottolineato che l’Italia spende per la ricerca solo l’1,5% del pil, ma “l’obiettivo rimane il 3% del pil tra pubblico e privato. I socialisti hanno sempre sostenuto gli stanziamenti per la ricerca”.

Per Oreste Pastorelli i ricercatori arricchiscono l’Italia e sono lavoratori che vanno difesi. “Ci siamo incontrati con una rappresentanza dei ricercatori precari nei giorni scorsi – ha spiegato Pastorelli –  e abbiamo tracciato un percorso da intraprendere. Loro non vogliono né favori né privilegi, vogliono solo lavorare con dignità e hanno tutto il diritto di farlo. Chi ha lavorato vent’anni, contribuendo in maniera concreta alla ricerca italiana, va difeso dalla politica. Il Paese ha bisogno di queste professionalità”. Marco Girolami e Giovanna Occhilupo, rappresentanti dei ricercatori precari al Cnr, hanno ringraziato il Psi e Nencini per l’impegno profuso, auspicando che l’emendamento possa essere accolto dall’intero Parlamento.

L’emendamento, promosso dal segretario del PSI Nencini,  costituisce un fondo per l’attuazione nel triennio 2018-2020 del piano di superamento del precariato, introdotto dall’articolo 20, commi 1 e 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n.75, negli enti pubblici di ricerca (EPR) vigilati dal MIUR. Il D. Lgs. 75/2017 prevede la possibilità di trasformare rapporti lavorativi a tempo determinato istituiti su fondi ordinari in contratti a tempo indeterminato, dunque senza oneri aggiuntivi per la spesa pubblica.

La situazione di stallo in cui versano molti EPR è alla base del precariato cronico che limita la capacità del Paese di poter rilanciare l’economia. Il precariato, non consentendo un’adeguata e strategica pianificazione a medio-lungo termine delle attività, rappresenta una barriera alla capacità di imporsi nel panorama sempre più competitivo della ricerca internazionale. Inoltre rappresenta una barriera allo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, determinando un’emorragia degli investimenti italiani in ricerca verso altri Paesi Europei. Stabilizzare il personale precario consentirebbe di invertire questa tendenza, e di rilanciare il ruolo degli EPR  come volano di sviluppo economico e sociale.

Ambiente. Arriva un piano per l’auto a emissioni zero

auto-elettricheLa strada per la riduzione drastica delle emissioni di gas serra passa inevitabilmente per l’abbandono dei combustibili fossili. Di questo ha parlato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda nel corso della presentazione del rapporto Greentaly. “Stiamo ragionando – ha detto – in ambito della Sen (Strategia Elettrica Nazionale ndr) sulla possibilità di incentivare il passaggio alle auto elettriche e alle auto a metano e ibride”. Calenda ha sottolineato che gli incentivi saranno “soprattutto per le famiglie che hanno redditi più bassi e macchine più vecchie”.

“L’obiettivo – ha aggiunto – è i far uscire l’Italia dal carbone entro il 2025. Sarà una spinta sulla tecnologia e una spinta della qualità della vita, ma se vogliamo anticipare l’uscita dobbiamo essere sicuri nella produzione di energia elettrica. Per questo il gas sarà l’energia di transizione” dal carbone alle fonti meno inquinanti. “La Sen – ha spiegato il ministro – sarà chiusa entro la prima settimana di novembre. Oggi la presentiamo al parlamento. Poi ci sarà emanato un decreto firmato con il ministro Gianluca Galletti, quindi partirà il confronto con le Regioni”. Calenda ha assicurato che “saranno anche individuata una lista di infrastrutture necessarie al raggiungimento dell’obiettivo”.

Un plauso alle parole di Calenda è arrivato dal deputato socialista Oreste Pastorelli, membro della commissione ambiente della Camera. Per il Pastorelli “da parecchio il Paese attende una netta presa di posizione da parte delle Istituzioni sul passaggio, inevitabile, alle fonti rinnovabili. L’importante impegno preso dal ministro Calenda, dunque, rappresenta una svolta: l’Italia finalmente avrà un piano di uscita dalle fonti fossili”. “Il primo passo – ha proseguito – sarà per forza costituito dalla crescita dell’utilizzo di automobili a zero emissioni. L’emergenza smog di questi giorni sta lì a dimostrarlo. Noi, già nel 2015, presentammo una proposta di legge, sottoscritta da 29 deputati di quasi tutti i gruppi della Camera, che prevede ingenti vantaggi fiscali per chi acquista un veicolo elettrico. Bene, quindi, l’Esecutivo. L’auspicio è che ora si metta davvero in campo una strategia concreta di cambiamento, a partire dall’installazione delle infrastrutture necessarie”.

“Un primo passo per far sì che l’Accordo di Parigi possa diventare una realtà nel nostro Paese e non solo una promessa” è il commento del Wwf all’orientamento annunciato dai ministri dello Sviluppo economico Carlo Calenda e dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il Wwf non condivide, invece, “la scelta di puntare ancora molto sul gas, piuttosto che direttamente sulle rinnovabili, perché non sono due fonti energetiche equivalenti: il gas è un combustibile fossile, anche se meno sporco del carbone” dice il Wwf secondo cui non bisogna concedere sussidi ai veicoli a gas e far posto in pochi anni alle auto elettriche”.

Cannabis. Pastorelli: “Occasione persa”

Fabbrica-militare-cannabisArriva l’Ok dell’Aula della Camera alla proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della Cannabis ad uso medico. I voti a favore sono stati 317, 40 i
contrari, 13 gli astenuti. Il testo passa al Senato. Contro hanno votato i deputati di Fi e Lega, mentre Direzione Italia si è astenuta. Nonostante la buona notizia la pdl è un’occasione persa, come fanno i deputati progressisti dai banchi dell’Aula, così come dichiarato anche dal deputato socialista Oreste Pastorelli. “In questa legislatura abbiamo svolto un lavoro trasversale con oltre 220 parlamentari per arrivare a un testo che mirava a regolarizzare l’uso della cannabis, togliendo in via definitiva le droghe leggere dal monopolio delle organizzazioni criminali e consentendo il controllo del consumo senza per questo incentivarlo. Dopo tanto lavoro la sfida è persa, così come è persa l’occasione di accogliere le richieste dei circa 67 mila cittadini che hanno firmato la legge popolare promossa dall’Associazione Coscioni”, afferma Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla pdl cannabis della quale il parlamentare socialista è cofirmatario. “Rimane un provvedimento mite – prosegue – che prevede l’utilizzo della cannabis per i soli scopi terapeutici e che avrà un’efficacia limitata. Tutto questo di certo non ridurrà il consumo della cannabis da parte delle popolazione: si continuerà a utilizzare quella illegale di qualità incontrollata e senza dubbio più nociva”. “Oggi la Camera vota un testo sfigurato, che ha bocciato persino la liceità della coltivazione personale a uso terapeutico. Resta il rammarico per l’occasione mancata, ma riconosciamo che almeno sul fronte dell’utilizzo medico si è compiuto un piccolissimo passo in avanti”, ha concluso il deputato socialista.
“Ritengo comunque un risultato importante l’aver portato a casa almeno uno degli obiettivi che ci eravamo prefissati: la disciplina della coltivazione e somministrazione della cannabis per uso terapeutico”, afferma invece la deputata Pd Vincenza Bruno Bossio. Tuttavia come fanno notare da Alternativa popolare, l’uso terapeutico della cannabis è già regolamentato. “Alternativa popolare è convintamente a favore dell’uso terapeutico della cannabis. Questo deve essere chiaro, a scanso di equivoci”, afferma il capogruppo di Ap in commissione Affari sociali alla Camera, Rosanna Scopelliti che precisa: “Ma questa è una materia già regolamentata dal Ministero della Salute, con uno specifico e apposito decreto ministeriale aggiornato nel 2015. Uno strumento che sta funzionando. E in merito Ap condivide pienamente l’azione portata avanti del ministro Lorenzin. Evidentemente, però, per qualcuno non era sufficiente. Riteniamo sbagliato, dunque, il modo con il quale si è proceduto, sollecitando il Parlamento a intervenire su una materia già disciplinata”. Non solo, ma come fanno notare i cinquestelle che hanno votato con l'”amaro in bocca”, la pdl non prevede la coltivazione da parte dei pazienti per il loro esclusivo uso personale. Lo annuncia nell’Aula della Camera Vittorio Ferraresi, M5S, in dichiarazione di voto per il suo gruppo.
Tuttavia la “Maggioranza schiacciante”  per l’ok alla pdl “non lascia alibi ad una rapida approvazione al Senato. Questa legislatura si chiude con una promessa, ovvero con un impegno affinché le cose mancanti si concretizzino”. Lo afferma il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Daniele Farina.

Referendum, il Partito socialista è per l’astensione

Peschiera del Garda 1

Si è svolta a Peschiera del Garda, presente l’on. Pastorelli, l’assemblea congiunta dei dirigenti PSI del Veneto e della Lombardia e dei comitati socialisti per l’astensione.

Nell’incontro si è fatto il punto della situazione sulle iniziative di promozione dell’astensione al referendum leghista di ottobre, sulle iniziative da portare avanti nell’ultima settimana di campagna referendaria e su cosa fare il giorno successivo al referendum.

I socialisti hanno convenuto sull’opportunità della scelta astensionista. Una scelta coraggiosa poiché destinata a scontrarsi contro la potente campagna referendaria scatenata dalla Lega (fatta in parte con i soldi dei cittadini del Veneto), una scelta difficile ma intellettualmente onesta e non piegata dalla codardia di chi ha preferito “mettersi nella scia” del malcontento sobillato dalle forze del centrodestra.

I socialisti promossero e sostennero la creazione delle Regioni. Regioni che avrebbero dovuto essere strumento di coordinamento delle autonomie locali e non, come purtroppo è accaduto, Enti accentratori di potere a danno degli Enti Locali. Non è un caso che il referendum lanciato dalla Lega ignori gli Enti Locali.

In Parlamento il PSI sta portando avanti una politica di revisione delle autonomie speciali ed è pronto a sostenere le richieste di maggior autonomia che provenissero dalle altre Regioni secondo percorsi costituzionalmente previsti.

Richieste di maggior autonomia che la Lega a parole ha sempre fatto ma che poi, come nel caso del referendum di ottobre, si rivelano per ciò che realmente sono: slogan elettorali!

A Peschiera del Garda invece i socialisti hanno deciso di agire e dal giorno successivo al referendum, in tutti i Consigli comunali di Veneto e Lombardia in cui il PSI è presente, porteranno delle delibere da far votare e da inviare alle Regioni affinchè avviino realmente il processo costituzionale in grado di consentire ai cittadini delle due regioni di amministrare in maniera più efficace le risorse prodotte dai propri territori.

Luca Fantò
Segr. reg. PSI Veneto

Legge elettorale, il Rosatellum passa alla Camera

tabellone legge elettoraleLa Camera dei deputati, con voto segreto, approva il Rosatellum. I 375 i sì, 215 i contrari. Ha retto quindi l’accordo tra la maggioranza, Forza Italia e Lega. Ora il testo dovrà essere approvato anche dal Senato ove la maggioranza è meno solida. E con la posizione contraria di Mdp il sentiero si fa ancora più stretto. “Il Rosatellum non è perfetto, –  afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto finale sulla riforma della legge elettorale – tuttavia è in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa. La nuova proposta, infatti, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo”. “E’ davvero arrivato il momento – prosegue – che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia. Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata. Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica”.

Pia Locatelli sottolinea “il passo avanti che è stato fatto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti”.  “Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni  prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali. Questa regola vale anche per i e le capilista”. “Certo  – aggiunge – noi avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale. In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territorii in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna”.

Ora gli occhi sono sul Senato. Dove si conta su un iter sprint in commissione Affari costituzionali: appena tre giorni di lavoro già la prossima settimana, in modo da approdare
in Aula subito dopo il 20 ottobre. Se il cammino dovesse procedere senza imprevisti,
l’Aula del Senato potrebbe essere in grado di approvare la nuova legge elettorale anche prima delle elezioni siciliane, che si terranno il primo weekend di novembre. Un obiettivo al quale puntano le forze politiche che vogliono mettere al riparo il Rosatellum da eventuali ripercussioni dovute all’esito del voto regionale. Si tratta ovviamente di un timing che non contempla nuove  modifiche alla legge elettorale. E che secondo molti, fa già intravedere una nuova fiducia al Senato.

Durissimi i commenti di Mdp. Ormai definitivamente fuori dalla maggioranza. D’Alema definisce la legge “antidemocratica e incostituzionale” mentre Bersani parla di una legge come il “cubo di Rubik” e i 5 Stelle si sono ritrovati in sit in davanti al palazzo della Camera dei deputati. Roberto Speranza parla di “pagina nera della storia del nostro Parlamento”. Con la fiducia sul Rosatellum 2.0, aggiunge,  “evapora la discontinuità tra il Governo Gentiloni con quello Renzi, ed evapora così anche il nostro vincolo di fiducia”.

Forza Italia vota a sostegno della legge mantenendo l’impegno preso. “E’ l’unica mediazione possibile” afferma la portavoce azzurra Mara Carfagna. Nella dichirazione di voto finale il capogruppo Renato Brunetta vede nel voto di  oggi “una possibilità di riscatto” per la legislatura. Brunetta sottolinea che “occorre una legge fatta in Parlamento non contro qualcuno ma condivisa dalla maggior parte delle forze politiche. Non esiste una legge che faccia perdere se hai i voti né che ti fa vincere se non li hai”.  Favorevole anche il  voto di Ap. Il Rosatellum 2.0 “non è la legge migliore ma è una buona legge” afferma in Aula Maurizio Lupi annunciando in Aula il sì dei 22 deputati del gruppo. “Abbiamo lavorato insieme a una buona legge elettorale che mette insieme diversi valori. Il collegio uninominale è positivo sul piano del rapporto tra eletto e elettore; il secondo elemento che chiedevamo era la corretta rappresentanza della volontà degli elettori attraverso il proporzionale”

Sulla seconda fiducia i voti a favore sono stati 308 e 81 i contrari. Otto gli astenuti. Le prime due fiducia erano state votate ieri. Per tutto il giorno Pd e Forza Italia hanno fatto i conti in vista del voto finale sul Rosatellum bis. Sono stati calcolati i voti che sarebbero potuti mancare al Pd e stimati dai dem tra i 15 e i 20. I renziani infatti temono imboscate da parte dei nemici del segretario. Tanto che il ministro della Giustizia Orlando ha voluto allontanare da sé i sospetti auspicando “un passo nella direzione dell’approvazione della legge”.

Dentro Forza Italia i riflettori erano puntati sui deputati eletti al sud, dove il malumore permane in quanto convinti di essere i più penalizzati dalla nuova legge elettorale. Fonti azzurre riferivano che le ‘defezioni’ sarebbero state intorno alla decina, ma i più ottimisti parlavano di di 5-6 deputati. Dalla Lega invece nessun dubbio: tutti presenti al voto. Chi ha fatto i conti, pallottoliere alla mano, ha valutato in meno di 100 i franchi tiratori.

La dichiarazione di voto di Oreste Pastorelli

E’ davvero arrivato il momento che le forze responsabili del Parlamento consegnino al Paese una nuova legge elettorale: a pochi mesi dalla fine della legislatura, infatti, non si può fallire un obiettivo così importante per la democrazia.
Il presidente della Repubblica ha più volte richiamato le Camere: dopo il tentativo di giugno, adesso è davvero giunta l’ultima occasione, quella che non può essere mancata.
Sarebbe la vittoria dell’irrazionalità a scapito della responsabilità, del populismo a svantaggio della politica.

Oggi compiamo un passo avanti per dare al Paese una legge che ha il merito di armonizzare la formula elettorale delle due Camere. E’ fondamentale dare a Camera e Senato lo stesso sistema elettorale.
Comprendiamo perfettamente i motivi del Governo nel mettere la fiducia, caricandosi di una responsabilità pesante, ma quanto accaduto a giugno scorso sta lì a dimostrare come fosse l’unico modo possibile per portare a casa la riforma della legge elettorale.
Il voto segreto è infatti sacrosanto in caso di votazioni che interpellano la coscienza personale: sulle regole democratiche, però, dovrebbe essere diverso.
Ebbene un altro flop del Parlamento andrebbe ad assestare un colpo decisivo per la credibilità delle Istituzioni, oltre che ad avvantaggiare i professionisti della demagogia.
Certo, andando nel merito riteniamo la legge uscita dalla commissione non perfetta, ma tuttavia in grado di consegnare ai cittadini una normativa elettorale accettabile e rappresentativa.

La nuova proposta, per un terzo maggioritaria e due terzi proporzionale, incoraggia le coalizioni, proprio quello che avevamo indicato noi socialisti già da qualche tempo.
Con questa legge i cittadini avranno chiare le proposte politiche che si troveranno di fronte e i progetti di Governo tra i quali scegliere.
Ci preme poi sottolineare il passo avanti compiuto sulla parità di genere rispetto alle leggi precedenti.

Il testo accoglie le richieste che da anni avanziamo di un maggior equilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni prevedendo che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60% sia nei collegi uninominali sia in quelli plurinominali: questa regola vale anche per i capilista.
Chiaramente avremmo voluto una rappresentanza alla pari, quindi 50 e 50, soprattutto  avremmo  voluto che il conteggio della ripartizione delle candidature tra donne e uomini alla Camera fosse a livello circoscrizionale, così come è per il Senato, e non nazionale.

In questo modo, infatti, c’è il rischio, anzi la certezza, che alcuni partiti concentreranno le candidature femminili nelle regioni dove sono deboli e quelle maschili nei territori in cui sono più forti, con la conseguenza di non eleggere nessuna donna.
Dobbiamo però riconoscere dei miglioramenti rispetto al primo testo presentato a giugno e ci auguriamo che ulteriori progressi sul fronte della rappresentanza paritaria siano portati avanti nella prossima legislatura, intervenendo anche a monte sui meccanismi di selezione dei partiti, nel rispetto dell’art 49 della Costituzione che prevede che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Sin dall’inizio della legislatura, nel 2013, il Psi ha sposato la linea della responsabilità per favorire la stabilità del’Italia, messa a rischio da anni di crisi economica e di tensioni sociali.
Anche questa volta, quindi, non ci tireremo indietro, andremo avanti con coraggio, per il bene del Paese.
Esprimo, dunque, il voto favorevole della componente socialista alla nuova legge elettorale.

Psi: Serve inchiesta sugli effetti di Mani Pulite

“Un consenso che si fonda sulla paura delle manette”: parte da qui la proposta socialista per l’istituzione urgente di una commissione di inchiesta parlamentare attorno agli effetti dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” sulle elezioni politiche del 1994 e sul sistema politico italiano degli anni successivi. L’iniziativa è nata in seguito alle dichiarazioni dall’ex magistrato Antonio Di Pietro, rilasciate ad alcuni organi di informazione. “Ho fatto una politica sulla paura” – ha detto Di Pietro, già leader del movimento politico Italia dei Valori. “La paura delle manette, l’idea che “sono tutti criminali”, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, mi sono accorto che bisogna rispettare anche le idee degli altri”. E ancora: “Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite, e con l’inchiesta Mani Pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali”.

conf stampa

La proposta di legge è stata presentata dal Psi in entrambi i rami del Parlamento e porta la prima firma del deputato Oreste Pastorelli alla Camera e del senatore Enrico Buemi a Palazzo Madama. “Vogliamo fare chiarezza sul comportamento di un magistrato – afferma Nencini nella conferenza di presentazione della proposta – che dichiara vent’anni dopo: “Abbiamo raggiunto il consenso grazie alla paura delle manette’. Siccome questo non è uno stato inquisitorio, ma uno stato di diritto, vogliamo capire cosa si nasconde dietro a ciò che dichiara un ex magistrato”. Il segretario del Psi precisa che “non si tratta di legare la commissione d’inchiesta a questo o quel partito. Non chiediamo di indagare su tangentopoli, di cui non ci interessa nulla, chiediamo che la commissione lavori per capire cosa c’è dietro” alle parole di Di Pietro: “È stato applicato il diritto o la paura delle manette? Vogliamo chiarezza su questo punto”.

“Di Pietro – dice ancora Nencini – ha parlato di ‘politica della paura e delle manette:  parole da stato inquisitorio, non da stato di diritto, termini lontani da una giustizia giusta. Con una commissione d’inchiesta vogliamo sapere se i metodi utilizzati siano stati generalmente quelli ricordati da Di Pietro e se i diritti della difesa siano stati lesi o garantiti. Di Pietro renda ancora più esplicita la sua dichiarazione di cui riconosciamo il coraggio: con politica della paura e delle manette a chi si riferisce? Al clima generale del tempo o dietro la frase ci sono nomi e persone precise che sono state arrestate ed escluse dalla politica? Serve un secondo atto di coraggio, Di Pietro riempia di contenuti queste parole”.

Per Nencini ormai esiste la “giusta distanza storica per cercare la verità oggettiva. Vogliamo ripristinare la verità storica e crediamo che la strada maestra per far luce sia quella parlamentare”. Si tratterebbe di una commissione d’inchiesta bicamerale, composta da 20 deputati e 20 senatori, con un rappresentante per ciascun gruppo presente in Parlamento. La durata della commissione è prevista di sei mesi.

“Vogliamo – aggiunge Enrico Buemi- che sia ristabilita una verità storica a prescindere dalle sentenze. Quello insomma di verificare lo stato di diritto in un Paese democratico é un dovere. Occorre capire se si è agito in nome della legge o se si sono usati altri percorsi”. “Non é nostro obiettivo quello di  individuare responsabilità personali, non è questo il punto. L’obiettivo è la ricerca delle verità. Una verità storica prescindendo dalle sentenze che ormai sono passate in giudicato”. La commissione dovrà occuparsi anche di un altro punto. “Quello della pressione mediatica che è scesa in campo con tutto il peso di cui disponevano i mass media”. Pia Locatelli, vicepresidente dell’Internazionale socialista e capogruppo Psi alla Camera, ricorda Moroni “che perse la vita oppure i danni arrecati a Del Turco e Mastella. Di Pietro fa un revisionismo di comodo. È lapalissiano che voglia candidarsi. D’Alema ha riabilitato Bettino Craxi con parole degnissime, ma in ritardo di qualche lustro”. Per Oreste Pastorelli “il tema interesserà l’intera politica. Non deve essere un argomento dei socialisti, ma della politica in generale. E dopo le parole di uno degli attori principali di quel periodo ci siamo sentiti in dovere di chiedere l’istituzione di una commissione per far emergere la verità”.

ARGINE CORBYN

Labour leader Jeremy Corbyn making his keynote address to the Labour Party annual conference, at the Brighton Centre, Brighton. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Wednesday September 27, 2017. Photo credit should read: Stefan Rousseau/PA Wire

Labour leader Jeremy Corbyn making his keynote address to the Labour Party annual conference, at the Brighton Centre, Brighton. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Wednesday September 27, 2017. Photo credit should read: Stefan Rousseau/PA Wire

Nella deriva europea che sta portando un po’ ovunque alla vittoria delle destre, l’unico argine si trova Oltremanica: è l’eccezione Corbyn. Il leader del Partito laburista inglese, Jeremy Corbyn, è ormai protagonista della politica britannica, il suo discorso di ieri ha riscosso successi che lo hanno visto incoronare anche dalla stampa Oltremanica fino ad avere echi in tutta Europa. Corbyn infatti si dichiara orgogliosamente e tradizionalmente socialista, nonostante le difficoltà di tanti partiti di sinistra in Europa, senza dimenticare le sconfitte dei socialdemocratici in Germania e dei socialisti in Francia.
Durante la conferenza annuale di partito di Brighton, Corbyn ha detto che il modello economico neoliberista “modellato molti anni fa da Margaret Thatcher” è ormai fallito. “Adesso siamo noi la corrente principale”, rompendo così con le politiche dell’era blairiana. Senza mezzi termini, Corbyn rimarca così quella radicalità che nel Novecento ha permesso alle grandi masse di vedere un orizzonte, una forza politica in cui riconoscersi. Ha poi riservato al tema degli alloggi le proposte più dettagliate, comprendenti, tra l’altro, tasse per i terreni non sviluppati e controlli sui canoni d’affitto da parte delle amministrazioni comunali. Per questo ha ricordato la tragedia di Grenfell, il rogo di una casa popolare nel cuore ricco di Londra diventato simbolo di disuguaglianza, proponendo per questo l’innalzamento dei salari pubblici e affitti controllati per limitare la “gentifricazione” dei quartieri.

Preparando il terreno dello scontro ha insistito sulla credibilità come forza di governo, sfidando la premier, Theresa May, a chiedere nuove elezioni anticipate. Poi Corbyn assesta una lezione al New Labour di Tony Blair, i cui scampoli ancora si rodono a vedere il loro partito guidato da quello che per decenni è stato il più estremista fra i parlamentari: “Ci hanno sempre detto che le elezioni si vincono al centro — chiosa Corbyn — e non è sbagliato. Solo che il centro di gravità della politica si è spostato e siamo noi oggi il mainstream”, la corrente maggioritaria.
Corbyn ha precisato di non voler smantellare il capitalismo, ma di voler riequilibrare l’economia con un maggior coinvolgimento dello Stato. Le sue posizioni sono state accolte negativamente dalla comunità d’impresa, già preoccupata per l’impatto dell’uscita dall’Unione europea. Sulla Brexit, il leader del Labour ha detto che negozierebbe con l’Unione Europea un accordo che “garantisca l’accesso senza impedimenti al mercato unico”. Ha parlato, infine, del rapporto con gli Stati Uniti: i due paesi, ora più che mai, devono restare alleati, ma Londra deve anche saper dire “no” a Washington se necessario.
La forte presa di posizione (chiara e netta) ha premiato il partito di sinistra Oltremanica: il Labour vola negli ultimi sondaggi realizzati nel corso o a ridosso della conferenza annuale di partito di Brighton, chiusa ieri trionfalmente da un intervento-manifesto del leader dell’opposizione britannica incentrato soprattutto su riforme economiche, rilancio della politica sociale e soft Brexit. Il vantaggio sul Partito Conservatore di Theresa May torna ad ampliarsi dopo essersi ridotto a un sostanziale testa a testa un paio di settimane fa. In particolare YouGov, uno degli istituti più autorevoli del Regno Unito, indica il partito di Corbyn in ulteriore ascesa al 43%, nella rilevazione più fresca in assoluto: un picco attorno ai record storici di consenso per i Laburisti. Mentre dà in calo, seppure leggermente, i Tories, che si fermano al 39, ossia quattro punto sotto. Male i LibDem partito ultra-europeista, al palo a un modesto 7%. Simili lo score del sondaggio più recente di Icm per il Guardian (Labour 42%, Tory 40, LibDem 8) o di quello di Survation per il Mail-on-Sunday (Labour 42%, Tory 38, Libdem 8).
Le masse hanno così riconosciuto il grande merito di Corbyn di aver rimesso al centro il problema del lavoro e dei lavoratori. “Dobbiamo affrontare la sfida dell’automazione e della robotica che potrebbe rendere superflui tanti posti di lavoro”, ha detto ai delegati riuniti a Brighton. “Non potremo godere dei benefici dei progressi tecnologici se questi saranno monopolizzati per il profitto di pochi”. Ovvero una tassa per le imprese che dovessero sostituire i lavoratori con robot.
Una linea apprezzata dal deputato socialista Oreste Pastorelli che ha anche presentato una proposta di legge per salvaguardare i livelli occupazionali.
“L’Italia deve cominciare ad affrontare con urgenza la sfida lanciata dall’automazione al capitale umano delle aziende. L’unico modo per raggiungere questo obiettivo è l’aumento delle imposte per le imprese che sostituiscono gli operai con la robotica. In questo senso, le dichiarazioni del leader laburista Jeremy Corbyn rappresentano il giusto percorso per un movimento di centrosinistra che vuole far godere tutta la collettività dei benefici derivanti dai progressi tecnologici”. Così Oreste Pastorelli, deputato del Psi. “Non intervenire – sottolinea il parlamentare socialista – significherebbe lasciare i profitti provenienti dalla tecnologia in mano a pochi, a scapito dei lavoratori e dello Stato. A tal proposito nei giorni scorsi abbiamo presentato una proposta di legge in Parlamento che punta ad intervenire sull’Ires aumentando di un punto percentuale l’aliquota qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti. E’ chiaro che nessun pregiudizio va avanzato nei confronti del progresso scientifico e tecnologico che molti vantaggi ha portato nelle nostre vite. Tuttavia è indispensabile prevenire e ridurre le problematiche che la digitalizzazione sono in grado di produrre sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali. L’auspicio, dunque, è che anche il centrosinistra italiano intraprenda questo percorso di salvaguardia del patrimonio umano delle nostre aziende”.

Legge elettorale, nuove prove d’intesa

Italicum, al via l'esame in commissione alla Camera

Sembrano partire con il piede giusto le trattative per il Rosatellum bis. Le trattative in corso che girano attorno a una possibile maggioranza formata dall’area di governo più Lega e Forza Italia. Insomma la trattativa sul nuovo testo della legge elettorale che il Pd presenterà domani in commissione Affari costituzionali comincia ad assumere dei contorni più definiti. Il relatore Emanuele Fiano sta incontrando le varie forze politiche e ha ottenuto alcuni sì importanti. Tanto che Fiano si sbilancia e parla di testo che “potrà avere un consenso significativo”. Il nuovo testo base che sarà, spiega Fiano, “una mediazione” tra il Tedeschellum e il primo Rosatellum. “Ho consultato tutti – tira le somme Fiano – C’è la radicale contrarietà di M5s e Mdp ma per il resto il quadro è positivo sulla possibilità di dare una legge Elettorale al paese”.

I “sì” incassati da Fiano iniziano da quelli dei centristi della maggioranza. Ap, però, subordinerebbe il via libera alla richiesta di una soglia di sbarramento più bassa. I contatti con la Lega sono stati tenuti dal capogruppo Ettore Rosato e anche in questo caso, è arrivato il sostegno del Carroccio al nuovo testo base dem. “La Lega – afferma in una nota il vicesegretario Giancarlo Giorgetti – ha già votato la prima volta il Rosatellum e lo rivoterà ancora. È giusto che il Pd si prenda le proprie responsabilità. È un importante passo in avanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti di governo. La Lega è pronta”. I deputati del gruppo Psi alla Camera, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli hanno incontrato Fiano martedì in serata. E in base agli orientamenti illustrati dal relatore, i socialisti hanno espresso un giudizio favorevole. Ma il sì più pesante è quello arrivato dal vertice ad Arcore. C’è infatti la disponibilità di Forza Italia a un confronto. Forza Italia dunque apre, anche se prima intende vedere il testo. Solo dopo ci sarà un pronunciamento ma, c’è la volontà di far partire il dialogo sul Rosatellum bis. Il M5S invece si è tirato fuori e ha disertato gli incontri con il Pd per discutere della bozza in campo. “Non partecipiamo ad una farsa con chi ha in mano l’ennesima legge elettorale incostituzionale”.

Il tentativo del Rosatellum è apprezzato anche da Andrea Orlando, ministro della giustizia e leader della minoranza dem. Parla di un “passo avanti frutto anche della nostra iniziativa di sollecitazione a riprendere in mano la legge elettorale: viene affrontato il tema della coalizione, superata la dinamica perversa delle preferenze abbinate ai grandi collegi e la doppia modalità di elezione tra Camera e Senato”. “Auspichiamo un’accentuazione – sostiene il leader della minoranza dem parlando con i giornalisti in Transatlantico – del carattere maggioritario che non sia di ornamento ma risponda più compiutamente al tema della governabilità”

Resta il no anche da parte di Mdp confermato in un lungo faccia a faccia, in cortile alla Camera, tra Fiano e Alfredo D’Attore. Un no che sembra senza appello. “Vedremo domani le carte – afferma Pier Luigi Bersani – ma per quel che si capisce fin qui la proposta sarebbe: un terzo di collegi con alleanze a geometria variabile, cioè un orgasmo per il trasformismo. Poi due terzi di liste bloccate, cioè parlamentari nominati, i giornali un mese prima potranno pubblicare i due terzi dei parlamentari”.

Il Rosatellum sarà presentato giovedì anche al Senato con la prima firma del senatore Andrea Marcucci. L’iniziativa, che avverrà nel giorno della presentazione del testo in commissione alla Camera, servirà a testare – spiegano fonti Dem – l’orientamento dei gruppi a Palazzo Madama, in attesa che la legge venga votata a Montecitorio.

Possibilista il presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio. “L’Italia è l’unico paese democratico a cambiare legge elettorale ad ogni pie’ sospinto: in 24 anni ne abbiamo cambiate quattro. La nuova attesa legge sarebbe la quinta! È giunta l’ora di mettere la parola fine a questa telenovela della legge elettorale: il Pd, che ha l’onere della proposta, la faccia. I gruppi la valutino, assumendosi la responsabilità piena del voto e poi procediamo”

Robot al posto dei lavoratori? Allora più tasse

robotLo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta portando all’inevitabile contrazione del mercato del lavoro. In tanti lo pensano e parecchie sono ormai le aziende che al lavoratore preferiscono il robot. Sono moltissime, infatti, le figure professionali – specie nel comparto agricolo, industriale e manifatturiero – che nei prossimi anni saranno sostituite da macchine intelligenti che svolgeranno gli stessi compiti a costi nettamente inferiori.

E’ chiaro che nessun pregiudizio va avanzato nei confronti del progresso scientifico e tecnologico che molti vantaggi ha portato nelle nostre vite. Tuttavia è indispensabile prevenire e ridurre le problematiche che i cambiamenti tecnologici sono in grado di produrre sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali.

Come far fronte dunque a questo fenomeno? Sicuramente creando nuove figure professionali connesse e non in conflitto con la presenza in azienda di robot. La leva fiscale, poi, potrebbe rappresentare una soluzione. In che modo? Aumentando le imposte per le aziende che utilizzando robot al posto dei lavoratori. È quanto prevede una proposta di legge presentata dal Psi alla Camera, a prima firma del deputato Oreste Pastorelli.

Nello specifico il provvedimento – sottoscritto anche dalle parlamentari Pia Locatelli e Michela Marzano – punta ad intervenire sull’imposta sul reddito della società (IRES) aumentando di un punto percentuale l’aliquota qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti.

L’aumento non scatterebbe nel caso in cui l’azienda investisse lo 0,5 per cento dei propri ricavi in progetti di riqualificazione professionali dei propri lavoratori dipendenti, cioè in strumenti di welfare aziendali.

“Le finalità che vogliamo perseguire con questa pdl – spiega Oreste Pastorelli – è disincentivare il brutale rimpiazzo di forza lavoro umana con forza lavoro robotica. Allo stesso tempo – spiega il deputato socialista – l’intenzione è quella di incentivare le aziende allo sviluppo della propria forza lavoro umana e, al contempo, di dotare i lavoratori di conoscenze e abilità tali da garantire loro un posto in un mercato del lavoro sempre più particolare e complesso”.