Legge elettorale, nuove prove d’intesa

Italicum, al via l'esame in commissione alla Camera

Sembrano partire con il piede giusto le trattative per il Rosatellum bis. Le trattative in corso che girano attorno a una possibile maggioranza formata dall’area di governo più Lega e Forza Italia. Insomma la trattativa sul nuovo testo della legge elettorale che il Pd presenterà domani in commissione Affari costituzionali comincia ad assumere dei contorni più definiti. Il relatore Emanuele Fiano sta incontrando le varie forze politiche e ha ottenuto alcuni sì importanti. Tanto che Fiano si sbilancia e parla di testo che “potrà avere un consenso significativo”. Il nuovo testo base che sarà, spiega Fiano, “una mediazione” tra il Tedeschellum e il primo Rosatellum. “Ho consultato tutti – tira le somme Fiano – C’è la radicale contrarietà di M5s e Mdp ma per il resto il quadro è positivo sulla possibilità di dare una legge Elettorale al paese”.

I “sì” incassati da Fiano iniziano da quelli dei centristi della maggioranza. Ap, però, subordinerebbe il via libera alla richiesta di una soglia di sbarramento più bassa. I contatti con la Lega sono stati tenuti dal capogruppo Ettore Rosato e anche in questo caso, è arrivato il sostegno del Carroccio al nuovo testo base dem. “La Lega – afferma in una nota il vicesegretario Giancarlo Giorgetti – ha già votato la prima volta il Rosatellum e lo rivoterà ancora. È giusto che il Pd si prenda le proprie responsabilità. È un importante passo in avanti per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i rappresentanti di governo. La Lega è pronta”. I deputati del gruppo Psi alla Camera, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli hanno incontrato Fiano martedì in serata. E in base agli orientamenti illustrati dal relatore, i socialisti hanno espresso un giudizio favorevole. Ma il sì più pesante è quello arrivato dal vertice ad Arcore. C’è infatti la disponibilità di Forza Italia a un confronto. Forza Italia dunque apre, anche se prima intende vedere il testo. Solo dopo ci sarà un pronunciamento ma, c’è la volontà di far partire il dialogo sul Rosatellum bis. Il M5S invece si è tirato fuori e ha disertato gli incontri con il Pd per discutere della bozza in campo. “Non partecipiamo ad una farsa con chi ha in mano l’ennesima legge elettorale incostituzionale”.

Il tentativo del Rosatellum è apprezzato anche da Andrea Orlando, ministro della giustizia e leader della minoranza dem. Parla di un “passo avanti frutto anche della nostra iniziativa di sollecitazione a riprendere in mano la legge elettorale: viene affrontato il tema della coalizione, superata la dinamica perversa delle preferenze abbinate ai grandi collegi e la doppia modalità di elezione tra Camera e Senato”. “Auspichiamo un’accentuazione – sostiene il leader della minoranza dem parlando con i giornalisti in Transatlantico – del carattere maggioritario che non sia di ornamento ma risponda più compiutamente al tema della governabilità”

Resta il no anche da parte di Mdp confermato in un lungo faccia a faccia, in cortile alla Camera, tra Fiano e Alfredo D’Attore. Un no che sembra senza appello. “Vedremo domani le carte – afferma Pier Luigi Bersani – ma per quel che si capisce fin qui la proposta sarebbe: un terzo di collegi con alleanze a geometria variabile, cioè un orgasmo per il trasformismo. Poi due terzi di liste bloccate, cioè parlamentari nominati, i giornali un mese prima potranno pubblicare i due terzi dei parlamentari”.

Il Rosatellum sarà presentato giovedì anche al Senato con la prima firma del senatore Andrea Marcucci. L’iniziativa, che avverrà nel giorno della presentazione del testo in commissione alla Camera, servirà a testare – spiegano fonti Dem – l’orientamento dei gruppi a Palazzo Madama, in attesa che la legge venga votata a Montecitorio.

Possibilista il presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio. “L’Italia è l’unico paese democratico a cambiare legge elettorale ad ogni pie’ sospinto: in 24 anni ne abbiamo cambiate quattro. La nuova attesa legge sarebbe la quinta! È giunta l’ora di mettere la parola fine a questa telenovela della legge elettorale: il Pd, che ha l’onere della proposta, la faccia. I gruppi la valutino, assumendosi la responsabilità piena del voto e poi procediamo”

Robot al posto dei lavoratori? Allora più tasse

robotLo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta portando all’inevitabile contrazione del mercato del lavoro. In tanti lo pensano e parecchie sono ormai le aziende che al lavoratore preferiscono il robot. Sono moltissime, infatti, le figure professionali – specie nel comparto agricolo, industriale e manifatturiero – che nei prossimi anni saranno sostituite da macchine intelligenti che svolgeranno gli stessi compiti a costi nettamente inferiori.

E’ chiaro che nessun pregiudizio va avanzato nei confronti del progresso scientifico e tecnologico che molti vantaggi ha portato nelle nostre vite. Tuttavia è indispensabile prevenire e ridurre le problematiche che i cambiamenti tecnologici sono in grado di produrre sul mercato del lavoro e sui livelli occupazionali.

Come far fronte dunque a questo fenomeno? Sicuramente creando nuove figure professionali connesse e non in conflitto con la presenza in azienda di robot. La leva fiscale, poi, potrebbe rappresentare una soluzione. In che modo? Aumentando le imposte per le aziende che utilizzando robot al posto dei lavoratori. È quanto prevede una proposta di legge presentata dal Psi alla Camera, a prima firma del deputato Oreste Pastorelli.

Nello specifico il provvedimento – sottoscritto anche dalle parlamentari Pia Locatelli e Michela Marzano – punta ad intervenire sull’imposta sul reddito della società (IRES) aumentando di un punto percentuale l’aliquota qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti.

L’aumento non scatterebbe nel caso in cui l’azienda investisse lo 0,5 per cento dei propri ricavi in progetti di riqualificazione professionali dei propri lavoratori dipendenti, cioè in strumenti di welfare aziendali.

“Le finalità che vogliamo perseguire con questa pdl – spiega Oreste Pastorelli – è disincentivare il brutale rimpiazzo di forza lavoro umana con forza lavoro robotica. Allo stesso tempo – spiega il deputato socialista – l’intenzione è quella di incentivare le aziende allo sviluppo della propria forza lavoro umana e, al contempo, di dotare i lavoratori di conoscenze e abilità tali da garantire loro un posto in un mercato del lavoro sempre più particolare e complesso”.

Bollette. Agcom, fattura mensile o sanzioni in arrivo

telecom

Sanzioni agli operatori di telefonia che non rispettano l’obbligo di cadenza mensile della fatturazione. E’ quanto deciso dall’Autorità per le comunicazioni, che ha “deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche”, si legge in una nota della Agcom.

“Al fine di garantire massima trasparenza e confrontabilità dei prezzi vigenti, nonché il controllo dei consumi e della spesa garantendo un’unità standard (mese) del periodo di riferimento delle rate sottostanti a contratti in abbonamento per adesione”, con una delibera del marzo scorso, l’Autorità aveva infatti stabilito, ricorda la nota, “che per la telefonia fissa e per le offerte convergenti l’unità temporale per la cadenza delle fatturazioni e del rinnovo delle offerte dovesse avere come base il mese o suoi multipli”. Al termine delle verifiche effettuate da Agcom, però, “è risultato che gli operatori menzionati non hanno ottemperato alla delibera dell’Autorità”.

Allo stesso tempo il Governo ha preso posizione sulla questione tariffe e la battaglia in corso tra aziende, consumatori e Authority. Il ministero dello Sviluppo economico sta, infatti, valutando un “intervento normativo” per fare ordine, visto che gli operatori di telefonia e di pay-tv “hanno progressivamente modificato la cadenza delle proprie fatturazioni, portandola a una volta ogni 28 giorni”, spiega la responsabile per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro. Il risultato è “un aggravio dei costi per i consumatori” (come noto il rincaro stimato si aggira introno all’8,6%). Rialzo che deriva da un comportamento considerato “scorretto” dall’esecutivo, chiarisce la ministra rispondendo al question time alla Camera, in sostituzione di Carlo Calenda. Si fa così strada la previsione di un termine unico, valido per tutti, magari su base mensile, in modo da agevolare i consumatori e mettere fine al caos. Infatti, stando alla delibera di marzo dell’Agcom, l’Autorità per le comunicazioni, solo i contratti di telefonia mobile potevano ricorrere alla scadenza a quattro settimane, per la linea fissa invece il tempo minimo di fatturazione coincideva con il mese.

Oreste Pastorelli, deputato del Psi, accoglie positivamente l’iniziativa del governo di porre mano alla questione. “Quanto annunciato dalla ministra Finocchiaro sull’intenzione del Governo di intervenire sulla fatturazione a 4 settimane dei gestori telefonici è davvero un’ottima notizia per i consumatori. Con le nuove modalità di pagamento, infatti, i cittadini avrebbero dovuto pagare 13 mensilità anziché 12: una vera e propria truffa”. “Per questo – prosegue il parlamentare socialista – nei giorni scorsi avevamo presentato una interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e delle Finanze affinché si intervenisse su questo raggiro che stava per essere perpetrato ai danni dei consumatori. L’Esecutivo ha convenuto con noi sulla necessità di attuare un’azione legislativa a tutela della clientela dei gestori telefonici. Bene così. Aspettiamo adesso l’intervento normativo annunciato dalla ministra così da porre fine a questa vicenda grottesca”.

Agli operatori del settore però la nuova regola non è piaciuta ed è quindi scattato il ricorso al Tar. Tribunale che a giugno ha accolto le richieste di sospensiva, fissando al prossimo 7 febbraio la data per il giudizio. Intanto sempre quest’estate l’Unione nazionale consumatori ha presentato un esposto, proprio all’Agcom, contro la decisione “di Sky di fare – spiega l’associazione – come le compagnie telefoniche, ossia di fatturare, a partire dal primo ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese”. Ma ai consumatori non basta solo una calendarizzazione mensile, chiedono anche di “cambiare gli importi delle multe, eliminando i tetti attuali”. Una vicenda complessa quindi, che non fa che scaldarsi. Il Codacons rilancia: “serve una maxi-sanzione pecuniaria nei confronti dei gestori telefonici e delle pay-tv” che “ignorano” le regole. Addirittura l’organizzazione si dice pronta a “una denuncia penale”. Davanti al Parlamento il Governo fa sapere di avere apprezzato la linea dell’Agcom perché volta ad “aumentare il livello di trasparenza” a tutela dei consumatori. “Al contempo” si pensa, dice sempre Finocchiaro, che “l’omogeneità delle condizioni contrattuali”, anche per quanto riguarda la base temporale per il calcolo dei costi da fatturare, “debba essere un obiettivo da perseguire concretamente utilizzando tutti gli strumenti di regolazione a disposizione”.

In attesa che si dipani qualche nodo, tra contenziosi e istruttorie su eventuali pratiche commerciali sleali, il ministero dello Sviluppo “sta valutando segnalazioni specifiche all’Antitrust e un apposito intervento normativo” con l’obiettivo di proteggere i consumatori e garantire la trasparenza del mercato.

Autonomie, la Camera approva risoluzione

parlamento_cameraL’aula della Camera ha approvato a maggioranza la risoluzione sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali e sull’attuazione degli statuti speciali. Sulla questione è stata approvata una relazione nella commissione parlamentare per le Questioni regionali. I voti favorevoli sono stati 279, i contrari uno e astenuti 139. Per i socialisti è intervenuto il deputato Oreste Pastorelli per il quele “il problema principale relativo alle autonomie territoriali è quello del ruolo degli enti di area vasta e delle province in particolare. Quest’ultime – ha detto – sono state svuotate delle loro competenze con effetti devastanti sui territori: penso per esempio alla viabilità e all’edilizia scolastica, le cui carenze sono sotto gli occhi di tutti”.

Pastorelli ha sottolineato che “le ragioni di una simile situazione sono ben tratteggiate nella relazione: dalla mancata attuazione della riforma costituzionale del Titolo V al taglio dei trasferimenti statali, sino al ritardo nell’attuazione del federalismo fiscale. Una serie di concause che, negli anni, hanno creato uno stallo che deve essere superato tramite un adattamento della legge Delrio all’esito referendario del 4 dicembre scorso”.

“Ciò significa riconoscere il rilievo costituzionale delle Province, assegnare loro una serie di funzioni di governo, attribuirgli le dotazioni finanziarie necessarie ed eliminare le interferenze istituzionali. Da ex amministratore provinciale, poi, so bene che l’esigenza degli enti locali è quella di avere un dialogo diretto con interlocutori nazionali”.

“Sarebbe utile – ha aggiunto il deputato socialista – un coinvolgimento di rappresentanti locali nei lavori della Commissione parlamentare per le questioni regionali ed una razionalizzazione del sistema delle Conferenze intergovernative. La presente relazione rappresenta, dunque, un buon percorso che auspichiamo possa essere attuato in tempi non lunghi e sulla quale esprimo il voto favorevole della componente socialista”.

Psi, il nostro impegno sul territorio

orvieto_1Nella Sala dei Quattrocento del Palazzo del Capitano del Popolo ad Orvieto, nei giorni 8 e 9 settembre, si è svolto un importante Forum degli amministratori socialisti dal titolo “Servire i cittadini”. Durante il Forum sono stati affrontati temi politici di grande attualità: riforme istituzionali, sviluppo del sud, accoglienza degli immigrati, governo degli enti locali, le città storiche ed il lavoro nei servizi. Non è neanche mancato il confronto sulle prossime elezioni regionali in Sicilia. I compiti di moderazione dei lavori sono stati brillantemente svolti dai compagni Gennaro Acquaviva e Luigi Covatta.

Gli interventi sono stati tutti interessanti e di altissimo livello. Ognuno ha dato il proprio contributo. Qualche intervento ha segnalato le carenze delle infrastrutture per il sud: trasporti ferroviari, strade, aeroporti e servizi portuali da migliorare. Il tutto dovrebbe essere funzionale ad un progetto di sviluppo per il sud che attualmente manca. Sono stati segnalati i problemi della rete idrica del Paese: vetusta e ridotta ad un colabrodo con ingente dispersione di acqua. Sono stati segnalati le problematiche delle Regioni che non riescono a spendere tutti i contributi che ricevono dall’Unione Europea e dopo sono costretti a restituire la parte non utilizzata.

Intervenendo sulle riforme degli enti locali, Cesare Pinelli ha sottolineato che il dimensionamento degli enti territoriali deve essere funzionale ai compiti da svolgere. Sulla ridefinizione della geografia politica del territorio, ha avvertito sui problemi che potrebbero presentarsi successivamente. Per un migliore governo del territorio, ha invitato gli amministratori ad un maggiore dialogo nel coordinamento tra sindaci e prefetti.

Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del PD, nel suo intervento ha sottolineato come la presenza del fenomeno dell’immigrazione rende più complesso e difficile la governabilità degli enti locali. Ritiene necessario far crescere le virtù sociali. Complimentandosi per il convegno e per i lavori ha dichiarato che “senza la presenza dei socialisti non è possibile costruire un programma riformista per il Paese”. Infine concludendo ha ribadito “l’impegno ad un lavoro comune per lo sviluppo del nostro sistema democratico”.

Nelli, il sindaco di Città Reale, ha fatto presente le problematiche dei paesi terremotati dove il 75% degli edifici è stato dichiarato inagibile, dove ci sono anche problemi di comunicazione con la telefonia mobile. Ha detto anche che il PSI è stato vicino alle popolazioni dei terremotati grazie anche all’opera di Oreste Pastorelli. In conclusione ha citato una frase del vescovo di Rieti: “Il terremoto ha fatto crollare i campanili, noi dobbiamo fa crollare i campanilismi”.

I lavori del giorno 8 si sono svolti attorno alle tavole tematiche, mentre a quelli del giorno 9 si è dato spazio a tematiche generali con interventi liberi.

Bruno Zanardi, con il suo intervento, ha illustrato un importante lavoro sulle linee guida per la conservazione del patrimonio storico e artistico in rapporto all’ambiente, collegandosi all’ex comma 5 art. 29 del Codice dei beni culturali (D.Lgs 42/04). Dalla sua esperienza nella Commissione sul nuovo codice del restauro e della conservazione preventiva, ritiene indispensabile la catalogazione del patrimonio artistico come insieme indissolubile valutando il rapporto inscindibile tra patrimonio artistico e ambiente.

Francesco Rispoli, assessore allo sviluppo sostenibile del comune di Ischia, ha ricordato la necessità di far crescere il tasso di etica della responsabilità tra gli amministratori degli enti locali tenendo presente l’esigenza di costruire un mondo migliore per il futuro. Nel suo intervento, ha anche avanzato la proposta per le isole campane di farle diventare patrimonio dell’umanità. Andando oltre ha anche avanzato la proposta di un progetto per mettere insieme i borghi marinari di tutto il mediterraneo. Guardando al futuro, in conclusione, si è dichiarato favorevole alle riforme migliorative per il futuro rispetto alle condizioni attuali.

Per Pisani occorre dare più nobiltà all’impegno politico. Soffermandosi sulla tematica dell’immigrazione quale modello di società solidale, ha detto che “c’è un futuro da costruire”.

Enrico Buemi, sottolineando l’importanza dell’incontro, ha ricordato l’utilità dell’azione politica del PSI nella politica italiana, spronando al coraggio delle azioni nella verità delle cose. Nel suo intervento ha proposto: la riduzione delle regioni ridefinendo i confini; la riduzione e la riqualificazione delle province, la riduzione dei comuni. Rivisitando le riforme recenti che hanno prodotto più danni che bene, ritiene troppo numerose le città metropolitane. Per Buemi è necessaria una maggiore trasparenza e facilità di accesso agli atti amministrativi in itinere. Favorevole alla riduzione del numero dei consiglieri comunali, ha ricordato che può essere pericoloso incrinare il solido architrave delle tradizioni amministrative del paese. Soffermandosi sui contenziosi e sui conflitti di competenze, ritiene che le cause derivano da leggi fatte male. Preoccupazione ha manifestato per tutte le azioni politiche che mettono in pericolo lo stato di diritto del paese. In conclusione, ha ricordato l’azione dei socialisti al Senato dove hanno presentato numerosi disegni di legge.

Mauro del Bue è intervenuto toccando diversi punti. Ha manifestato preoccupazione per la tendenza a sottrarre potere ai cittadini limitando l’esercizio della democrazia politica. Il traghettamento verso forme sempre più oligarchiche limita il funzionamento della democrazia nel Paese. Sull’abolizione delle province: “non è possibile perché sono previste dalla Costituzione”. Mentre sull’aggregazione dei Comuni: “potrebbe essere avanzata come proposta politica del P.S.I.”. Poi, ha denunciato le proposte politiche destabilizzanti e confusionarie avanzate da altri partiti politici come la Lega Nord e M5S. Ha avvertito la necessità di una maggiore autonomia politica dei socialisti che si possono distinguere muovendosi sui binari del Socialismo liberale e dell’ecosocialismo. Alcune critiche le ha espresse sul fallimento della spending review, sulla gestione delle zone terremotate affidate al Governo espropriando gli enti locali del loro ruolo per la gestione del territorio, e sul problema degli immigrati che in Libia vengono trattenuti in dei campi lagher gestiti dai libici anziché essere affidati all’ONU che dovrebbe tutelare i diritti umanitari. Un breve flash l’ha fatto sulle prossime elezioni siciliane dove la candidatura di Fava fatta dai partiti politici di sinistra, non incontrerebbe il sostegno di altri gruppi politici vicini alla stessa area politica.

Anche per Oreste Pastorelli il forum di Orvieto è di vitale importanza per il PSI. Ha sottolineato la presenza di un popolo socialista vero e non falso che lavora sul territorio con dignità e sacrificio. Bisognerebbe guardare più spesso e con maggiore attenzione all’attività dei socialisti in Parlamento ed al Governo per il territorio. Per Pastorelli le notizie propinate al pubblico dai media non sempre sono veritiere e pertanto andrebbero verificate. Pastorelli ha segnalato un PSI in crescita come è possibile notare dall’incremento significativo del 60% di preferenze nella scelta del 2 per mille come risulta dalle dichiarazioni dei redditi degli italiani.

Fabrizio Cicchitto, intervenendo per AP, ha fatto una analisi del quadro politico attuale. Preoccupazioni ha espresso per l’appuntamento elettorale di fine legislatura al quale ci si arriva con risorse di bilancio scarse. Ritiene necessario il confronto con il PD sulla crescita e sull’occupazione giovanile. Dal cuneo fiscale potrebbe arrivare una risposta positiva sia al mondo imprenditoriale che ai giovani. Attualmente l’insoddisfazione dei giovani, per Cicchitto, si riversa sul movimento dei grillini. Inoltre, ha detto che non va sottovalutato l’attuale centro destra caratterizzato dagli aspetti peggiori. Non sono mancate le critiche alle spese fuori controllo, irresponsabili ed eticamente inaccettabili delle regioni che vedrebbe ridotte soltanto a sei. Per le elezioni, secondo Cicchitto, è comune il dilemma se avere il coraggio di andare avanti da soli o di accordarsi con il PD. Ritiene impraticabile la preoccupazioni per il profilarsi di una nuova geografia politica nel territorio e nel Paese.

Carlo Vizzini, intervenendo dopo Cicchitto, ha sottolineato la grande importanza dell’incontro. Guardando la platea ha detto che “la politica si fa nel territorio stando vicino alle persone. La politica fatta senza il contatto con la base e con il territorio è deleteria per la democrazia”. Poi ha ricordato che le regioni previste dalla costituzione varata nel 1948, sono state realizzate nel 1970 e che l’autonomia fiscale dei comuni è stata sostituita da una centralizzazione del sistema fiscale. Inoltre, ha anche ricordato che l’amministrazione dello Stato è “organizzata sulla base delle province”. La sostituzione delle province lascerebbe in uno stato di abbandono e di degrado le rispettive competenze tra cui le strade e le scuole. Poi, riferendosi alle elezioni siciliane ha sottolineato l’importanza che hanno poiché la Sicilia è una regione con cinque milioni di abitanti. Per Vizzini in Sicilia non c’è la presenza del centro destra che è sostituito dalla presenza della sola destra. Il Presidente del PSI ha fatto presente che la Sicilia oggi ha un ruolo in più: “è diventata il portale dell’immigrazione da un continente ad un altro continente e pertanto dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione dall’Europa intera fatta con significativi riconoscimenti e non con semplici elemosine”.

Matteo Ricci, responsabile degli enti locali del PD, ha detto: “Bisogna relazionarsi con le realtà dove è stato fatto buon governo negli enti locali”. Per Ricci, sulle riforme degli Enti locali bisogna ripartire dal 4 dicembre scorso quando gli italiani hanno bocciato le modifiche della Costituzione. Riferendosi alle province ha detto che di fatto sono state abolite da quando sono stati tagliati i contributi alle stesse. Adesso, invece andrebbero rifinanziate per far funzionare le scuole e per la manutenzione delle strade. Riferendosi alle regioni ha insistito sul loro ruolo di pianificazione delle politiche per il territorio. Mentre sugli accorpamenti degli enti locali, regioni incluse, li ritiene necessari per tagliare i costi di gestione che gravano sugli enti locali: “vanno individuati bacini omogenei”. Per Ricci, una grande partita politica si gioca sulla politica di contenimento dell’immigrazione. In attesa della riforma della legge elettorale, ha auspicato un ritorno al 40% dei voti elettorali per i riformisti.

E’ seguito l’intervento di Germani, sindaco di Orvieto, il quale dopo i convenevoli per aver ospitato l’evento, ha manifestato la necessità di una maggiore vicinanza dei partiti per supportare meglio l’amministrazione dei comuni e delle città.

Luigi Covatta, prima di dare la parola a Nencini per la conclusione dei lavori, ha ricordato che nello stesso luogo, circa dieci anni fa, Veltroni dichiarò conclusa l’esperienza politica precedente. Adesso che le coalizioni non sono più drogate da premi di maggioranza, l’area riformista dovrebbe pensare ad un nuovo equilibrio.

Riccardo Nencini, nel suo intervento conclusivo, ha ricordato che da tre anni non avveniva un confronto come quello di Orvieto con la presenza di tutte le componenti politiche dell’attuale governo. Poi ha proseguito: “Accogliamo l’appello lanciato da Lorenzo Guerini per proseguire un’alleanza stretta, competitiva e coesa, tra le due forze della sinistra riformista, PD e PSI. Stringiamo insieme un ‘patto con gli italiani’ per le prossime elezioni politiche e lo leghiamo a un programma concreto che venga incontro alle esigenze di chi si trova nella condizione del bisogno”. Il segretario del PSI ha anche aggiunto: “In Italia i partiti a vocazione maggioritaria non esistono. L’ipotesi di una coalizione coesa è la strada maestra, non rieditando l’Unione ma facendo i conti con chi c’è. Protagonisti di un autentico patto con gli Italiani dovranno essere le forze che si richiamano al socialismo europeo, i cattolici democratici, la sinistra civica”. Concludendo ha detto: “L’accordo non va fatto solo per le elezioni nazionali, ma anche per le elezioni amministrative”.

Dopo questo importante forum, il cammino dei socialisti deve proseguire per far crescere il PSI. Le premesse sono buone, ma vanno sviluppate e coltivate costantemente stando bene attenti ad evitare le riforme peggiorative dello stato attuale.

Salvatore Rondello

Telefonia. Interrogazione Psi su sistema fatturazione

fattura telefonicaLe compagnie telefoniche stanno cambiando il sistema di fatturazione passando da un sistema mensile a uno suddiviso in settimane. 4 per la precisione. Un cambiamento che suscita non pochi sospetti. Le bollette in questo mondo arriveranno nella cassetta della posta ogni 28 giorni e non ogni mese con il risultato che ogni anno l’utente ne dovrà pagare 13 e non più 12.

I deputati socialisti Pia Locatelli e Oreste Pastorelli a questo proposito ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dello sviluppo economico e al Ministro dell’economia e delle finanze. “Dopo le compagnie telefoniche – si legge nell’interrogazione – anche Sky passa alla fatturazione ogni quattro settimane. A comunicarlo è la stessa società che sul proprio sito spiega anche che cosa comporterà per i clienti questo passaggio, in vigore dal prossimo 1 ottobre. Grazie a questa nuova modalità di tariffazione, come peraltro è già avvenuto per la telefonia mobile, i clienti pagheranno alla fine dell’anno un totale di 13 fatturazioni e non più 12 con un rincaro dell’8,6% sul servizio reso. Le compagnie telefoniche – precisa Pastorelli – erano partite con la fatturazione 28 giorni già nel 2015 e l’Antitrust è anche intervenuta con sanzioni per i 3 principali operatori”.

Pastorelli e Locatelli ricordano inoltre che “sul tema della fatturazione a quattro settimane un punto fermo ha cercato di metterlo l’Agcom con la delibera 121/17/Cons, imponendo l’abolizione delle tariffe per tutte quelle offerte sulla rete fissa, telefono, Adsl e fibra ottica, intimando gli operati ad adeguarsi, entro 90 giorni, alle nuove disposizioni. Dal 24 giugno non se ne sarebbe dovuta avere più traccia. Eppure, basta dare uno sguardo ai siti delle compagnie telefoniche per constatare che la fatturazione a 4 settimane per le offerte di telefonia è ben lungi dall’essere stata riposta nel dimenticatoio, come invece era stato deliberato da Agcom a marzo”. “La decisione delle compagnie telefoniche di non adeguarsi – continua Pastorelli – è stata forse presa anche nell’attesa di conoscere quale sarà la determinazione del Tar del Lazio, cui tutte si sono rivolte impugnando la delibera 121/17/Cons;

I deputati socialisti concludono l’interrogazione chiedendo “se i Ministri interrogati, ognuno per competenza, non ritengano di dover avviare tutte le procedure necessarie al fine di tutelare i diritti degli utenti e dei consumatori anche alla luce dei recenti principi contenuti nelle disposizione della legge 4 agosto 2017, n. 124 che regolamenta il mercato e la concorrenza”. Inoltre, aggiunge il deputato socialista, “se non ritengano di dover avviare un’indagine conoscitiva sia su quanto denunciato in premessa, sia sull’inottemperanza, da parte dei gestori di telefonia, delle delibere adottate recentemente dall’Agcom, attuando eventualmente necessari provvedimenti normativi atti tutelare gli utenti dall’evidente truffa della tariffazione basata su 4 settimane”.

FIDUCIA AL SUD

cameraVia libera dell’Aula della Camera alla fiducia chiesta dal governo sul decreto legge sud con 318 sì. Il testo ora sarà all’esame dell’Assemblea per l’ok definitivo. I voti contrari sono stati 153. Un decreto che contiene misure di “profondo impatto sociale” come le Zes, su cui il Psi si è speso con determinazione. Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto alla Camera le ha definite essenziali e ha insistito sulla necessità di istituirle anche nei comuni colpiti dal sisma. “Il decreto sul Mezzogiorno – ha detto – contiene misure di profondo impatto sociale, tra loro diverse, ma che perseguono un unico obiettivo di carattere generale: creare le condizioni per la ripresa economica del Meridione”.

“Essenziali – ha proseguito il parlamentare socialista – le disposizioni per l’istituzione di Zone Economiche Speciali, così da agevolare sul piano fiscale gli imprenditori che investono in quei territori. Allo stesso tempo, però, dispiace che il Governo non abbia voluto istituire le stesse ZES nelle province colpite dai recenti terremoti. Lo abbiamo chiesto con forza, attraverso diverse iniziative parlamentari. Dispiace che l’Esecutivo non ci abbia voluto ascoltare, soprattutto per quei territori che ancora non riescono a ripartire”.

“Con la conversione definitiva oggi del secondo decreto-legge dedicato appositamente allo sviluppo delle regioni meridionali – ha detto Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento – il Governo conferma e mantiene un impegno preso personalmente dallo stesso Presidente del Consiglio sin dal suo insediamento”. Va ricordato che il Mezzogiorno nel 2016 ha fatto segnare tassi di crescita superiori a quelli delle regioni settentrionali. Resta però un divario “troppo ampio” e sono tutt’ora troppo deboli gli effetti sulla condizione sociale della popolazione. “Per questo – ha proseguito Anna Finocchiaro – accanto all’azione ad ampio raggio che il Governo sta realizzando per accelerare la crescita economica del Paese e sostenere chi è più in difficoltà, il provvedimento approvato oggi dalla Camera comprende ulteriori misure di sostegno all’imprenditorialità nelle aree del Sud Italia, a partire dall’istituzione delle Zone economiche speciali”.

Soddisfatto anche il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio per il quale “il decreto sul Mezzogiorno assume una doppia valenza: concreta, perché sposta risorse non marginali verso le aree più penalizzate del paese, investendo nella imprenditoria giovanile, creando zone economiche speciali e semplificando un quadro normativo a favore delle imprese. La seconda valenza riguarda il significato politico dell’impegno di 3,4 miliardi per il Sud: è il riconoscimento della specificità del contesto meridionale, troppo spesso rimossa e dimenticata”.

“L’approvazione del decreto Mezzogiorno è un traguardo importantissimo, seppure da molti sottovalutato e svalutato”. È il commento della portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani, all’approvazione del Dl Sud. ” Tra le agevolazioni, il provvedimento introduce anche la misura ‘Resto al Sud’, rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni per incentivarli a costituire nuove imprese”- ha proseguito Pisani. “È fondamentale ridare speranza ai giovani mediante misure che supportino concretamente e che diventino motivo di incoraggiamento per la realizzazione delle idee e dei progetti- ha concluso – per lo sfruttamento delle potenzialità inespresse a supporto dell’economia del Paese”

Certo si poteva fare di più. Ma ogni investimento ha bisogno di risorse. Da Forza Italia si parla di un provvedimento che “non presenta alcuna proposta di sistema e nel quale è entrato tutto e il contrario di tutto, mentre i Cinque Stelle parlano di incentivi a pioggia che non sono sufficienti a “alleviare i problemi cronici del Mezzogiorno” e per sostenerlo vanno perfino a scomodare Luigi Einaudi.

Divisi i sindacati. La Cgil parla di “interventi molto parziali, rispetto alla complessità dei problemi economici e sociali del Mezzogiorno”. Per Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, “le misure di sostegno all’autoimprenditorialità contenute nel decreto, ancorché utili, non possono costituire una risposta esaustiva al dramma della disoccupazione dei giovani meridionali. Servirebbero, lo ripetiamo da tempo, investimenti pubblici volti anche alla creazione di lavoro, cioè un Piano straordinario per l’occupazione”. Ma la questione è sempre quella delle risorse con cui è necessario fare i conti.

Apprezzamento arriva invece da Confindustria Il provvedimento, si legge in una nota, “completa il quadro di interventi a sostegno della natalità imprenditoriale e del rilancio degli investimenti al Sud avviato nei mesi scorsi e si è arricchito, durante l’iter parlamentare, di ulteriori misure a sostegno della competitività, alcune, peraltro, di portata generale”.

SCHEDA

– ‘RESTO AL SUD’: misura rivolta ai giovani imprenditori, tra i 18 e i 35 anni residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il finanziamento consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare, complessivamente, in otto anni di cui i primi due di preammortamento. La misura è finanziata con 1,250 miliardi di euro per il 2014-2020.

– IPERAMMORTAMENTO: più tempo per realizzare gli investimenti che possono beneficiare dell’iper-ammortamento. Prorogato di due mesi, dal 31 luglio fino al 30 settembre 2018,il termine entro il quale vanno effettuati gli investimenti in nuovi beni strumentali ad alto contenuto tecnologico che accedono ai benefici fiscali. Nulla cambia per il superammortamento al 140% per i beni strumentali tradizionali.

– ZES: istituite le Zone economiche speciali con lo scopo di creare condizioni favorevoli che consentano lo sviluppo delle imprese già operanti e l’insediamento di nuove. Le imprese che effettuano investimenti all’interno delle Zes possono utilizzare il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi nel Mezzogiorno nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, di 50 milioni di euro. L’agevolazione e’ estesa fino al 31 dicembre 2020.

– SALVA-FLIXBUS: viene cancellata la norma che prevedeva lo stop dell’operatività in Italia degli autobus verdi-arancioni sul territorio nazionale. Si prevede inoltre l’istituzione di un tavolo di lavoro per individuare i principi e i criteri per il riordino dei servizi automobilistici interregionali di competenza statale.

– ILVA: la destinazione delle somme confiscate, a seguito del trasferimento dei complessi aziendali del Gruppo, al risanamento ambientale, deve avvenire attraverso la sottoscrizione di obbligazioni emesse da Ilva Spa in amministrazione straordinaria.

– MISURE PER ZONE TERREMOTATE: lo stato d’emergenza per le popolazioni terremotate è prorogato al 28 febbraio 2018 e alle amministrazioni impegnate nella ricostruzione sarà assegnata la somma di 100 milioni di euro a valere sulle risorse provenienti dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea per la rimozione delle macerie. Lo stesso provvedimento esonera dalla tassa di successione i soggetti proprietari di immobili demoliti o dichiarati inagibili a seguito degli eventi sismici che hanno interessato le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria a partire dal 24 agosto 2016.

– GIOVANI AGRICOLTORI: estende la misura “Resto al Sud” ai giovani agricoltori del Mezzogiorno con uno stanziamento di 50 milioni di euro.

– XYLELLA: viene istituito un fondo con una dotazione di 200mila euro per la ricerca finalizzata al contrasto di alcuni insetti altamente dannosi per l’agricoltura.

– BANCA DELLE TERRE ABBANDONATE: la norma consente ai comuni delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia di dare in concessione o in affitto ai soggetti in età compresa tra i 18 e i 40 anni terreni e aree in stato di abbandono. Priorità viene assegnata ai progetti di riuso di immobili dismessi che escludano ulteriore consumo di suolo non edificato.

– INTEGRAZIONE SALARIALE: estesi gli interventi di integrazione salariale straordinaria, fino al limite di 12 mesi, alle imprese operanti in un’area di crisi industriale complessa riconosciuta, in deroga ai limiti di durata generali stabiliti per questo tipo di intervento.

– PATTI PER LO SVILUPPO: una misura per semplificare e accelerare le procedure adottate per la realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei Patti per lo sviluppo: previsto un più agevole rimborso delle spese effettivamente sostenute, a valere sulle risorse Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020.

– PERSONALE TPL: nei bandi di gara sul trasporto pubblico locale è previsto il trasferimento senza soluzione di continuità di tutto il personale dipendente non dirigenziale dal gestore uscente al subentrante. Viene applicato in ogni caso al personale il contratto collettivo nazionale di settore e il contratto di secondo livello o territoriale applicato dal gestore uscente.

– POVERTÀ MINORILE: consente di attivare interventi rivolti a reti di scuole, in convenzione con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del Coni, delle Federazioni sportive nazionali per avviare nelle aree di esclusione sociale, interventi educativi biennali in favore dei minori, finalizzati al contrasto del rischio di fallimento formativo precoce, della povertà educativa, nonché per la prevenzione delle situazioni di fragilità nei confronti della capacità attrattiva della criminalità. Assegnato un contributo di 500 mila euro per gli anni 2017 -2018 agli istituti per sordomuti di Roma, Milano e Palermo.

– EDILIZIA GIUDIZIARIA: vengono stanziati 90 milioni di euro fino al 2025 per la progettazione, ristrutturazione, messa in sicurezza, ampliamento di strutture giudiziarie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

– PROVINCE: ancora soldi alle province e alle città metropolitane. Un emendamento del governo stanzia 100 milioni per lo svolgimento delle loro funzioni fondamentali. La ripartizione prevede 72 milioni alle province e 28 milioni alle città metropolitane.

SANITA’ PUBBLICA

decreto-vaccini-approvatoIl decreto vaccini incassa l’ok definitivo a Montecitorio e diventa legge con 296 voti a favore, 92 contrari e 15 astenuti. “Sono molto soddisfatta, abbiamo messo in sicurezza questa e le prossime generazioni contro una serie di malattie infettive molto gravi. Oggi abbiamo dato uno scudo protettivo per i nostri figli rispetto a malattie molto gravi che ancora sono tra noi”, ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
“Sulla salute non si può improvvisare né tentennare, soprattutto se riguarda i più piccoli, i bambini. In una stagione fatta di incertezze e di fronte al dilagarsi di un sentimento antiscientifico, noi continuiamo ad affidarci al rigore della scienza e al progresso della medicina”. Lo afferma in un post su Facebook il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato.

Come cambia l’iscrizione a Scuola
A cambiare con la nuova legge sono soprattutto gli adempimenti per l’iscrizione a scuola.

– DIRIGENTI SCOLASTICI: all’atto dell’iscrizione hanno l’obbligo di richiedere, alternativamente, la documentazione comprovante: l’effettuazione delle vaccinazioni, l’omissione o il differimento della somministrazione del vaccino, l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale, copia della prenotazione dell’appuntamento presso l’asl.
– AUTOCERTIFICAZIONE: il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione e presentare successivamente copia del libretto. La semplice presentazione alla asl della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, in attesa che la asl provveda ad eseguire la vaccinazione entro la fine dell’anno scolastico.
– LA FORMAZIONE DELLE CLASSI: i minori non vaccinabili per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente. I dirigenti scolastici comunicano all’asl competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
– GRATUITÀ: tutte le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite, anche quando è necessario ‘recuperare’ somministrazioni che non sono state effettuate in tempo.
– DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER L’ANNO SCOLASTICO 2017-18: per la fase di prima applicazione del decreto si prevede che entro il 31 ottobre 2017 per la scuola dell’obbligo e entro il 10 settembre per i nidi si presenti la relativa documentazione o l’autocertificazione per l’avvenuta vaccinazione; la relativa documentazione per l’omissione, il differimento e l’immunizzazione da malattia; copia della prenotazione dell’appuntamento per le vaccinazioni presso l’asl. Inoltre: entro il 10 marzo 2018, nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l’autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione. Dall’anno 2019-20 è invece prevista un’ulteriore semplificazione e gli istituti dialogheranno direttamente con le asl per verificare lo stato vaccinale degli studenti.
– VACCINI OBBLIGATORI – Le vaccinazioni obbligatorie per iscriversi a scuola sono 10: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b (tutte vaccinazioni obbligatorie in via permanente), anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella (vaccinazioni obbligatorie, sino a diversa successiva valutazione). Le 4 vaccinazioni fortemente raccomandate sono quelle contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus. In questo modo diventano 14 i vaccini inseriti nel decreto legge. Le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite e devono tutte essere somministrate ai nati dal 2017. Per i nati dal 2001 al 2016 devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel calendario vaccinale nazionale vigente nell’anno di nascita. In generale, il rispetto degli obblighi vaccinali diventa un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni), mentre dalla scuola primaria (scuola elementare) in poi i bambini e i ragazzi possono accedere comunque a scuola, ma in caso non siano stati rispettati gli obblighi viene attivato un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative. Per l’anno scolastico 2017-2018, sono dettate specifiche disposizioni transitorie per la fase di prima applicazione del decreto. Il provvedimento ha l’obiettivo di contrastare il progressivo calo delle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate, in atto dal 2013, che ha determinato una copertura vaccinale media nel nostro Paese al di sotto del 95%. Questa è la soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la cosiddetta ‘immunità di gregge’, per proteggere cioè indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati.

Pastorelli: Aiutare le Farmacie per la somministrazione
“La comunità scientifica internazionale ha comunicato compatta la propria opinione: l’Italia è tra i paesi meno virtuosi in tema di vaccinazioni e per questo motivo le coperture stanno oggi vivendo un calo preoccupante. Appare quindi condivisibile, oltre che necessaria e urgente, la scelta del Governo di tornare all’obbligo vaccinale”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sul dl Vaccini. “Tuttavia – prosegue il parlamentare socialista – nei prossimi mesi potrebbero venire a crearsi difficoltà di tipo logistico per le Aziende Sanitarie Locali, che dovranno far fronte ad una elevata richiesta di somministrazione di vaccini. Per questo abbiamo presentato un Ordine del Giorno, accolto dal Governo, che prevede la possibilità di utilizzare spazi idonei messi a disposizione dalle farmacie così da contribuire allo smaltimento della grande mole di lavoro. Detto questo, il decreto costituisce un risultato soddisfacente. Troviamo infatti assurdo – conclude – che nel 2017 si debba ancora spiegare l’utilità delle vaccinazioni. Purtroppo internet, se da una parte ci ha semplificato la vita, dall’altra ha contribuito a diffondere convinzioni prive di fondamento che hanno il fine unico di destabilizzare l’opinione pubblica”.

La rabbia dei No VAX che aggrediscono tre deputati PD
Subito dopo il via libera è scoppiata la rabbia tra i manifestanti che stazionano davanti a Montecitorio da stamani per protestare contro il decreto sui vaccini obbligatori. Elisa Mariano, Ludovico Vico e Salvatore Capone, tre deputati Pd, sono stati aggrediti dai manifestanti. “Siamo stati inseguiti da decine e decine di persone, fino a quando siamo arrivati alla macchina. Erano veramente tanti, hanno circondato l’auto, l’hanno presa a pugni e calci. Eravamo spaventati, temevamo che potessero rompere i vetri. Anche perché alcuni di loro erano davvero grossi, ma c’erano decine di persone, ripeto, di tutti i tipi. Davvero una brutta avventura”, ha raccontato il deputato del Pd,
Salvatore Capon, l’aggressione subita.
Parole di solidarietà ai deputati sono arrivate dal Segretario del Pd, Matteo Renzi, dalla presidente Boldrini e da tutto il mondo politico, inclusi i cinquestelle. “L’aggressione nei confronti dei deputati del Pd fuori da Montecitorio non è giustificabile in alcun modo e a loro va la solidarietà di un movimento che si è sempre, convintamente, dichiarato non violento. La contrarietà a un provvedimento è un conto, la violenza un altro”. Lo scrive in una nota il Movimento 5 Stelle.

Vitalizi: Pastorelli, si toccano principi inviolabili

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Con il voto di oggi la Camera ha approvato, in prima lettura, la pdl Richetti che abolisce i Vitalizi per gli ex parlamentari e fissa una nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali. I sì sono stati 348, i no 17, astenuti 28. A votare a favore sono stati Pd, M5S, Lega, Fdi e Scelta civica. Contrario Ap. Psi e Mdp si sono astenuti. Forza Italia non ha partecipato al voto. Un voto scontato. Ai voti del Pd si sono aggiunti quelli del Movimento 5 Stelle e della Lega. Al Senato, con i numeri spesso in bilico, la questione potrebbe essere diversa.

Ma dire vitalizi sì o vitalizi no, senza entrare nel merito della questione, è facile. Non si discute sul principio ma sulla sua applicazione. Il Psi si è astenuto. Il motivo nelle parole di Oreste Pastorelli che è intervento nel corso delle dichiarazioni di voto. “Noi socialisti – ha detto – non siamo per nulla a favore dei privilegi alla classe politica. Condividiamo pienamente la parte della legge che riguarda il trattamento pensionistico per gli attuali e i futuri parlamentari. Pensiamo che sia un passo importante, che anzi andava compiuto prima che si sollevasse l’ondata dell’antipolitica e non adesso per tentare di raccogliere voti inseguendo il malcontento”.

“Secondo noi però – ha proseguito Pastorelli – al testo manca la previsione di un contributo di solidarietà per chi gode di trattamenti alti non sostenuti da adeguati versamenti. Così come sarebbe necessario un tavolo Governo-Regioni per riequilibrare i vitalizi regionali, troppo differenti tra loro. L’autonomia delle regioni sulla questione, infatti, non impedisce a Governo e Parlamento di esprimere un orientamento. Lo stesso ministero dell’Economia ha espresso i propri dubbi sul testo, precisando come non siano disponibili dei dati necessari alla elaborazione di una relazione tecnica sul provvedimento. Senza contare che la legge andrebbe ad influire su requisiti giù maturati modificando così diritti acquisiti e dunque inviolabili. Quindi, pur essendo convinti della necessità delle modifiche da attuare nel settore previdenziale dei parlamentari, il Psi si astiene”.

LA SCHEDA

A cancellare i vitalizi fu il governo Monti, subentrato al governo Berlusconi il 16 novembre 2011, appoggiato dai partiti di centrodestra e di centrosinistra. In particolare fu il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che il 29 novembre si riunì a tale scopo con i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, a spingere la decisione dei rispettivi uffici di presidenza con cui vennero poi aboliti i vitalizi. Stava infatti per essere varata la riforma sulle pensioni Fornero e, come ricostruito dall’allora deputato Pdl Giuliano Cazzola, il ministro “chiese che i deputati e i senatori mandassero un chiaro segnale nella medesima direzione della riforma che prese il suo nome. L’azione del ministro si era inserita, tuttavia, nel contesto di processi gia’ in corso, anticipandone le scadenze”. Le due Camere avevano infatti già espresso autonomamente l’intenzione di procedere in quella direzione.

Prima dell’intervento della Fornero, tuttavia, non si era giunti a un risultato definitivo. Oltretutto la riforma – anche nella versione uscita dal Senato il 24 novembre – avrebbe iniziato ad avere effetto solo dalla legislatura successiva, per non intaccare i “diritti acquisiti” dei parlamentari in carica.

Si decise invece di anticipare l’entrata in vigore al primo gennaio 2012, anche se non con effetto retroattivo (non si toccavano cioè i vitalizi già maturati dagli ex senatori e deputati) per evitare rischi di incostituzionalità. Il provvedimento fu votato dagli uffici di presidenza di Camera e Senato il 14 dicembre. La nuova disciplina prevedeva il passaggio da vitalizio a pensione, per i parlamentari, calcolata col metodo contributivo – quello che in base alla riforma Fornero vale per tutti gli italiani – e che scatta solo se viene completata un’intera legislatura a 65 anni (a 60 se le legislature sono due o più).

Il ddl Richetti

Il disegno di legge Richetti appena approvato dalla Camera che poi dovrà andare al Senato imporrebbe il ricalcolo col metodo contributivo per i vitalizi maturati in passato, che ad oggi non risentono della riforma del 2012. Si tratta di misure che – secondo le stime del presidente dell’Inps, Tito Boeri – riguardano 2600 ex parlamentari per una cifra che nel 2016 ha raggiunto i 193 milioni di euro, senza considerare gli incarichi al parlamento europeo e ai consigli regionali. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle litigano sulla paternità del provvedimento, col deputato pentastellato Danilo Toninelli che afferma: “Si scrive Richetti ma si legge Lombardi”, dal nome della deputata grillina che aveva avanzato una proposta simile per il superamento dei vitalizi. La proposta di legge in discussione vede come primo firmatario Matteo Richetti, deputato Pd. È tuttavia vero che nel testo in discussione siano confluite anche altre proposte di legge, tra cui quella del M5S a prima firma Lombardi. Ma sono state unificate anche le proposte di legge di Lega Nord, Scelta Civica, Sel, e di singoli deputati.

I dubbi di costituzionalità

I dubbi di costituzionalità affondano le proprie radici nel seguente problema: si vara una nuova disciplina per delle situazioni già concluse nel passato, dei “diritti acquisiti”. Non sarebbe costituzionalmente legittimo, in particolare, ricalcolare delle prestazioni che per anni sono state erogate col metodo retributivo – e a tutt’oggi ancora lo sono – con il metodo contributivo. A maggior ragione se i destinatari sono una particolare categoria e non la generalità dei pensionati. C’è chi sostiene infatti che seguendo il precedente che seguirà a questo provvedimento tutte le pensioni potranno essere ricalcolate sulla base del sistema contributivo, che è molto ma molto meno vantaggioso del retributivo.

Anche dopo la riforma Fornero, infatti, per la grande maggioranza dei pensionati italiani è rimasto in vigore il calcolo retributivo. Quello contributivo riguarda solo i lavoratori andati in pensione successivamente. Compromettere questo principio dei “diritti acquisiti” per una sola categoria potrebbe risultare incostituzionale.

Incendi: Pastorelli: “Serve un piano di prevenzione”

INCENDIUna situazione “eccezionale e complessa”: dal 10 al 17 luglio richiesti “oltre un terzo degli interventi anti-incendio dall’inizio dell’anno; oltre 300 in una settimana e oltre 950 da gennaio. La cifra più alta dal 2007 a oggi”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in un’informativa in Aula alla Camera nel giorno in cui altri incendi continuano a devastare il territorio italiano. Due i principali motivi – spiega – “la forte siccità” e “la gravissima recrudescenza di episodi dolosi”.

Mentre i roghi degli scorsi giorni non sono ancora del tutto domati, le fiamme sono divampate anche oggi in diversi posti. Come in Calabria, nel Catanzarese. Incendi sono segnalati fra Caminia e Pietragrande, zone balneari fra il capoluogo e Soverato, e a Chiaravalle, dove è in fiamme un bosco. Almeno una decina i roghi che stanno impegnando i Vigili del Fuoco in provincia di Cosenza. Incendi di una certa rilevanza si sono sviluppati a Luzzi, ad Albidona, Rossano, Tortora e San Fili.

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nella informativa ha annunciato il via un piano di riforestazione per le zone colpite. “Di fronte a questa emergenza – ha sottolineato il ministro – la risposta deve essere ampia, certamente emergenziale e repressiva dei fenomeni criminali, ma anche in grado di recuperare le preziose risorse perdute. Questo perché a essere messe in discussione sono anche le funzioni che tali risorse svolgono per il clima e la biodiversità, con particolare riferimento all’assorbimento di Co2 e all’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici. Per questo annuncio il lancio di un Programma nazionale di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi, per il quale ho previsto un primo stanziamento di 5 milioni di euro”. “Siamo impegnati insomma – ha aggiunto Galletti – per riportare quei luoghi a come erano prima degli incendi: chi pensa invece possano diventare terre abbandonate o aree da piegare agli intenti criminali avrà dallo Stato la risposta che merita”.

Ma piantare alberi dove sono scoppiati gli incedi non serve senza una adeguata politica di prevenzione. Per Galletti l’emergenza incendi, con la “gravissima recrudescenza di episodi dolosi, che rappresentano la stragrande maggioranza”, è un “insopportabile crimine contro la natura e contro ognuno di noi stiamo mettendo in campo tutte le azioni e tutto il personale – Esercito compreso – disponibile”. “Serve però – ha aggiunto il Ministro – anche una fortissima azione repressiva contro i piromani, per la quale oggi Forze dell’Ordine e Magistratura dispongono di una normativa più adeguata, grazie proprio al lavoro del Parlamento”. La recente legge sugli Ecoreati, ha ricordato il ministro, “ha infatti introdotto strumenti attesi da decenni contro chi fa scempio dell’ambiente. La legge ha introdotto, tra le varie novità, il reato di “disastro ambientale”, la cui pena è la reclusione da 5 a 15 anni. In questa fattispecie può rientrare anche l’incendio boschivo. Con l’ “aggravante ambientale” dell’art. 452-novies è, inoltre, possibile un inasprimento della pena da un terzo alla metà (quando il reato riguarda i delitti ambientali). Questo vuol dire che un piromane può essere condannato a una pena di oltre 20 anni di reclusione. Una pena che io ritengo assolutamente adeguata, data la gravità del danno che quanti appiccano un incendio, specie se in un’area protetta, determina per la collettività”.

Quello che deve essere attuato per prevenire gli incendi “è un piano di prevenzione a medio-lungo termine”, come ha affermato Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, dopo l’informativa urgente del ministro Galletti a Montecitorio. Un piano che, ha continuato il deputato socialista, “preveda importanti finanziamenti da investire nel personale di polizia e di Vigili del Fuoco che opera sui territori. È fondamentale, poi, che vengano utilizzate tutte le attrezzature disponibili al contenimento degli incendi”. “Venire infatti a sapere di velivoli fermi negli hangar, quando invece dovrebbero essere in volo – prosegue – rappresenta una beffa doppia per chi ha visto incenerire la propria abitazione o il proprio raccolto. Il danno al comparto agricolo, poi, si sta di fatto rivelando ingente e più grave del previsto. Al termine dell’emergenza, dunque, andranno previste delle misure in favore degli agricoltori che, oltre alla carenza idrica, devono far fronte anche a questo nuovo allarme. Accogliamo comunque con favore l’emendamento del Governo al Dl Mezzogiorno che inasprisce le pene per i responsabili degli incendi”.