Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

Vittorio De Scalzi torna sulle scene musicali. In arrivo un album di inediti

Vittorio De Scalzi

Vittorio De Scalzi

Esce domani, 20 aprile, “Come acqua chiara”, il brano che anticipa “L’attesa”, l’album di inediti di Vittorio De Scalzi (in uscita il 27 aprile per FermentiVivi/Aerostella). Dopo 50 anni di carriera sui palchi di tutto il mondo, il leader e fondatore dei New Trolls presenta un album di inediti eclettico e multiforme, interamente composto, arrangiato, interpretato e suonato da lui.

“Come acqua chiara è un brano a cui tengo molto – racconta Vittorio De Scalzi – con una melodia che vuole insinuarsi con prepotenza nelle orecchie di chi ascolta. È un pezzo in cui alla battuta incalzante della chitarra, si sovrappongono come naturale tappeto musicale, le tastiere, per sottolineare al meglio questa storia di rabbia sui fatti del presente, ma ricca di incrollabile fiducia nel futuro”.

L’album l’attesa è composto da 10 tracce che attraversano stili e mood differenti: dall’intimo brano di apertura che dà il titolo all’album si passa dal country-folk di squali alle volute incertezze della rarefatta non si puo’; dall’atmosfera ipnotica di giorni di vento alle suggestioni carnali di una parola, passando per il travolgente ritornello di come acqua chiara o per il delicato omaggio di pino, uno struggente blues dedicato all’indimenticabile Pino Daniele. L’album affronta anche delicati argomenti come l’esistenza di una divinità superiore come in anima senza padroni o temi specifici del blues come in ordinary pain e in you were trusting me, brani cantati in inglese.

Vittorio De Scalzi_foto2Vittorio De Scalzi nasce a Genova nel novembre del 1949 e da allora la sua vita e la sua carriera si suddividono in due diverse anime artistiche. Quella ribelle e contestatrice della fine degli anni sessanta che lo ha portato a fondare la band dei New Trolls; e l’altra, quella del cantautore che lui ha sempre coltivato dentro di sé aspettando il momento giusto per liberarla.

Durante la sua carriera è passato da alcune esperienze di rock progressive – da non dimenticare il mitico “Concerto Grosso” riuscito esperimento di fusione fra rock e musica barocca– a varie collaborazioni con De André o ancora alla composizione di canzoni per artiste del calibro di Ornella Vanoni, Mina o Anna Oxa.

Nel 2017 ha festeggiato al teatro San Carlo di Napoli i suoi cinquant’anni di carriera in un grande concerto presentato da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di grandi nomi della storia della musica italiana.

Sanremo. La pagella di un Festival pieno di gag imbarazzanti

Sanremo-2018-Baglioni-VessicchioIl Festival di Sanremo 2018 verrà ricordato come un Festival bizzarro, stranamente elogiato d’ogni dove, nonostante il carico di trash sia stato uguale o superiore agli anni precedenti. Un Festival scritto con i piedi, pieno di gag imbarazzanti e monocorde, ospiti quasi invisibili. Ma chi l’ha detto che il direttore artistico debba essere anche il conduttore della kermesse? Baglioni non ha fatto altro che esibirsi con il suo personale repertorio, persino in compagnia degli ospiti musicali, quando al massimo avrebbe dovuto essere lui ad accompagnarli sui loro pezzi! Continua a non convincere il costume, portato in auge da Carlo Conti, di invitare come ospiti artisti italiani, quasi come se esistessero artisti italiani di serie A (i super ospiti) e artisti italiani di serie B (i Big in gara). Se poi viene invitato Sting e lo si fa cantare in italiano, appare evidente che questo patriottismo radicale stia prendendo una piega surreale…

A salvare sempre e comunque la situazione Pierfrancesco Favino, che ha impressionato soprattutto durante la serata finale recitando “La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès, pezzo che aveva già portato a teatro.

Di seguito troverete il consueto pagellone di tutti gli artisti Big in gara. Bisogna ammettere che il livello generale dei brani si attesta su un livello superiore rispetto agli anni precedenti. Peccato che a vincere sia stata, come tradizione vuole, la canzone più stucchevole.

 

ERMAL META E FABRIZIO MORO – “Non mi avete fatto niente”

Tutto secondo le previsioni: il duo MetaMoro si aggiudica la vittoria di questo Sanremo 2018. Due sono le cose più indisponenti, a mio parere, di questa vittoria; da una parte, la sceneggiata dell’ “autoplagio”, atta a porre ancora di più l’attenzione su di loro e su quel brano che evidentemente ai piani alti avevano già imposto come vincitore da tempo. D’altro canto il fatto che Ermal Meta, che si era già fatto notare come ottimo autore per altri e per se stesso e come leader del gruppo La Fame di Camilla, venga consacrato solo dopo Sanremo, solo dopo la sua partecipazione ad Amici in veste di giudice e solo dopo questa vittoria sanremese in coppia con il cantautore romano. Appare evidente, infatti, che “Non mi avete fatto niente” sia stata scritta da Moro: il piglio pseudo-rivoluzionario è indubbiamente il suo, il ritornello entra immediatamente in testa e il testo non è dei migliori, in quanto tratta un argomento delicatissimo come quello degli attentati in modo un po’ paraculo. In generale, però, non si può dire che il brano, cantato da loro, non funzioni ed è plausibile che, così come ha intenerito il pubblico dell’Ariston, potrebbe avere lo stesso effetto su quello dell’Eurovision Song Contest.
VOTO: 5

LO STATO SOCIALE – “Una vita in vacanza”

Una canzone giovane che parla dei giovani. Di quei giovani che, troppo indaffarati a costruirsi una carriera lavorativa, qualsiasi essa sia, il più delle volte pregna di angosce e porte in faccia, in un mondo ideale avrebbero invece tanto tempo libero, da dedicare ad attività piacevoli, allo stare in mezzo alla gente, alla leggerezza; un po’ di “sano tempo perso” insomma, lontani dall’inquietudine del “fare i soldi” e del “vivere per lavorare” come accade oggi. Un pezzo scanzonato ma dal contenuto più serioso rispetto a quella incoronata vincitrice.

Non si può però non considerare le esibizioni dal vivo, che dire stonate sarebbe un complimento. Bella la citazione dei Coldplay con “la vecchia che balla” sul palco, ma l’effetto generale rimanda un po’ troppo al Gabbani dello scorso anno.
VOTO: 5

ANNALISA – “Il mondo prima di te”

Finalmente Annalisa partecipa a Sanremo con una canzone degna del suo immenso talento, una ballata fresca e raffinata, in linea con le tendenze del momento, che sarebbe piaciuta anche all’Eurovision. “Il mondo prima di te” è oltretutto un pezzo difficile da eseguire vocalmente, ma la cantante savonese è sempre stata un’interprete di spicco, all’Ariston perennemente penalizzata dalla giuria di “qualità”.
VOTO: 7

RON – “Almeno pensami”

L’interpretazione che Ron fa di questo brano inedito di Lucio Dalla è certamente ispirata e mentre canta sembra di rivivere il cantautore bolognese, scomparso nel 2012. “Almeno pensami” non è però il brano migliore scritto da Dalla né il migliore interpretato da Ron…
VOTO: 4.5

ORNELLA VANONI, BUNGARO, PACIFICO – “Imparare ad amarsi”

Ecco la canzone scritta meglio di tutto il Festival. D’altronde Bungaro e Pacifico sono due autori di rara eleganza, qui messi al servizio di una delle più grandi interpreti della musica italiana. “Imparare ad amarsi” dipinge con leggerezza e semplicità una visione matura dell’amore, aperta alla comprensione e al futuro.
VOTO: 7

MAX GAZZE’ – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”

Gazzè torna al Festival con un brano ispirato al mito tutto italiano di Cristalda e Pizzomunno, ambientato a Vieste, incantevole e soleggiata località marittima pugliese. Pizzomunno è un pescatore innamorato di Cristalda e, come tutti i pescatori, preso di mira dai canti ammaliatori delle sirene malvagie. All’ennesimo rifiuto del pescatore, le sirene, stizzite, si vendicano rapendo la sua amata e portandola in catene sul fondo del mare. Immediatamente il corpo di Pizzomunno si pietrifica dal dolore, trasformandosi nel faraglione di Vieste, alto 25 metri. Impietosite dall’insanabile disperazione del pescatore, le sirene gli concedono di tornare umano e di incontrare nuovamente la sua amata, ma solo una volta ogni cento anni, il 15 agosto.

Gazzè e il fratello Francesco, coautore del brano, sono riusciti a rendere vivo questo sempiterno mito sull’amore e a portare a Sanremo un po’ di cultura, il che è già di per sé una cosa lodevole, anche se il richiamo a De André è un po’ troppo invadente.
VOTO: 6.5

LUCA BARBAROSSA – “Passame er sale”

Già dal titolo, “Passame er sale” mette in scena una storia crepuscolare, un amore lungo una vita, (“Pe’ ogni fijo amato e cresciuto n’avemo fatte de notti/ Mo li vedi anna’ in giro ner monno coi nostri occhi”) attraverso le piccole cose di ogni giorno e un canto in romanesco dolceamaro e fuori dal tempo, ispirato per l’appunto, allo stornello romano.
VOTO: 6

DIODATO, ROY PACI – “Adesso”

Bello l’impasto musicale creatosi tra la voce fresca e spavalda del cantautore e l’impeto del trombettista, anche se il ritornello è di quelli che alle lunghe stanca. Tutt’altro che banale il testo, passato purtroppo in sordina (“E dici che accetteremo mai di invecchiare/cambiare per forza la prospettiva/senza inseguire una vita intera/l’ombra codarda di un’alternativa?”).
VOTO: 6

THE KOLORS – “FRIDA (MAI MAI MAI)”

Il premio per la canzone più orecchiabile va a loro. Siamo tutti d’accordo sul fatto che dal vivo i The Kolors ci sappiano fare, ma questa canzone è povera di personalità, di parole, di attitudine e di profondità.
VOTO: 4

GIOVANNI CACCAMO – “Eterno”

Il fatto che sia riuscito a entrare nella top 10 è un’offesa. Il giovane siciliano si presenta con un brano melenso e antiquato, reso ancora più brutto dall’interpretazione scipita e dalla mancanza di intonazione.
VOTO: 3

LE VIBRAZIONI – “Così sbagliato”

Il nuovo pezzo de Le Vibrazioni si colloca esattamente tra Negramaro e Modà. Se non fosse che Le Vibrazioni esistono da ben prima degli altri due gruppi. Il brano è agile e coinvolgente, ma nulla per cui gridare al miracolo. A ciò si aggiunga che dal vivo Sarcina è stato davvero stonato e calante, soprattutto nel ritornello.
VOTO: 4.5

ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO – “Il coraggio di ogni giorno”

La quota partenopea quest’anno arriva dal sassofonista Enzo Avitabile e dal leader degli Avion Travel Peppe Servillo. Il brano porta in auge i ritmi mediterranei, la carica drammatica che aveva caratterizzato gli Avion Travel e un arrangiamento di alto livello. Il brano risulta però un po’ povero dal punto di vista compositivo.
VOTO: 6

RENZO RUBINO – “Custodire”

La canzone di un giovane che piacerà ai meno giovani. Ascoltandola, si viene immediatamente proiettati in un Sanremo degli anni ‘60. E non so se possa essere considerato un complimento…
VOTO: 4.5

NOEMI – “Non smettere di cercarmi”

Noemi si riconferma un’ottima interprete e durante la serata finale dà il meglio di sé. Ciò nonostante “Non smettere mai di cercarmi” finisce in fondo alla classifica. Forse perché davvero troppo simile ad altre canzoni interpretate dalla Scopeliti.
VOTO: 5.5

RED CANZIAN – “Ognuno ha il suo racconto”

Sanremo 2018 è anche questo: i giovani guardano “Indietro” a Rino Gaetano e agli anni ‘60, mentre un quasi settantenne ex membro dei Pooh stupisce con un po’ di power rock dal ritornello catchy, un brano che funziona, che segue una linea ben precisa. Ottima la scelta di duettare con la voce carismatica e peculiare di Marco Masini durante la quarta serata.
VOTO: 6

DECIBEL – LETTERA DAL DUCA

Non sorprende che il pezzo migliore di quest’anno sia passato totalmente in sordina, classificandosi addirittura sedicesimo. Incantevole l’attacco chitarristico di stampo spiccatamente brit pop, delicato il ritornello, cantato in parte parte in inglese, ben riconoscibili i riferimenti al Duca Bianca, cui è dedicata la canzone.
VOTO: 7.5

La parte bassa della classifica è effettivamente bassa anche qualitativamente: il brano di Nina Zilli il più inutile e tedioso dell’intera kermesse (voto: 1), Roby Facchinetti ha ormai perso la voce ma si ostina a cantare nella stessa tonalità di quand’era giovane (voto: 2) e anche Mario Biondi che gioca a fare il crooner d’altri tempi ha ormai stancato (voto 4). Decisamente più interessante l’ultimo posto di Elio e Le Storie Tese, che chiudono la loro carriera “antieconomica” nel modo più consono al loro stile, con una brutta canzone demenziale, intitolata “Arrivedorci”, e l’ultimo posto sanremese.

Giulia Quaranta
Quality Time

Meta-Moro, dalle polemiche alla vittoria, un Festival pirotecnico

eemal meta e moroFestival così erano anni che non se ne vedevano, anzi non se ne erano mai visti. Claudio Baglioni ha avuto il merito di svecchiare una manifestazione giunta alla sua 68esima edizione, l’ha rinnovata con il giusto mix di esperienza e giovinezza, per un risultato unico. Infatti gli ascolti sono stati da record, erano anni che il Sanremo non faceva il botto. Michelle Hunziker si è dimostrata un’ottima conduttrice, avrebbe potuto presentarlo da sola senza problemi. E infine Pierfrancesco Favino ha mostrato, ma lo sapevamo già, le sue doti di grande attore comico e drammatico. Chapeau per la recitazione de “La notte poco prima della foresta”, il dramma sociale dei migranti, cantato poi da Fiorella Mannoia.

Tutti hanno cantato Sanremo, Claudio Baglioni in primis che ha preso per mano l’Ariston e l’ha condotto verso un paradiso musicale, ricco di buoni sentimenti e ricordi, quello che dovrebbe essere il Festival di Sanremo, una grande festa popolare e nazionale, un po’ come la tregua olimpica, una settimana in cui pensare solo alle canzoni, quelle che a noi italiani fanno sempre sognare. Gli ospiti canori che si sono susseguiti sul palco potevano fare un festival bis, talmente era alta la qualità e Baglioni è stato bravo ad organizzare una grande sagra, per niente snob ma ricca di buoni sentimenti.

E sul podio Ermal Meta e Fabrizio Moro, per tanti una vittoria annunciata dopo le polemiche sul presunto plagio, rivelatosi una bufala, con la loro canzone dedicata alle vittime del Bataclan e al secondo posto Lo Stato Sociale. La band di Bologna ha portato una ventata di aria fresca, anche la musica indie può vincere (quasi) Sanremo. Bronzo per Annalisa, un po’ l’artista di casa, lei è di Carcare nel savonese ed a Sanremo è un’abituè.

Giusti i premi ad Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico che con la loro canzone ci hanno insegnato a volerci più bene, seppur con un momento di smarrimento durante il ritiro del premio e immenso Ron che ha portato Lucio Dalla a Sanremo, un legame mai interrotto.

Ma ci sarebbe tantissimo ancora da dire su questo Festival di Sanremo, dal cui palco ieri sera gli Elii hanno dato l’addio alla musica ed impensabile vedere il Super Giovane Mangoni all’Ariston, il supereroe che affronta “il governo e i matusa”, o il ritorno di Riccardo Fogli con Roby Facchinetti, Luca Barbarossa, Nina Zilli che forse avrebbe dovuto cantare una canzone meno impegnata.

E la città? Sanremo ha accolto il Festival, il suo figlio prediletto con eventi, manifestazioni collaterali e soprattutto la musica, portata nelle case degli italiani, perchè Sanremo è Sanremo.

Andrea Di Blasio

Inviato Avanti! per il Festival

‘Facciamo che io ero’:
la semplicità e la comicità di Virginia Raffaele

Virginia-Raffaele-Facciamo-cheSoltanto quattro (purtroppo) le puntate per Virginia Raffaele per il suo show su RaiDue “Facciamo che io ero”. Buon ritmo, non troppo lungo, molto scorrevole e fruibile, é risultato piacevole. Però forse solo quattro puntate sono state poche per permettere a Virginia Raffaele di mostrare tutte le sue capacità, al pubblico di adattarsi e fidelizzarsi allo spettacolo, allo show di svilupparsi maggiormente: non ha fatto in tempo a cominciare che era già finito. Non é mancato nulla e se qualcosa poteva essere integrato era uno spazio interviste con gli ospiti in veste di giornalista per creare una pausa diversa ad inframezzare gli sketch comici. Un tentativo riuscito che potrebbe/dovrebbe essere replicato. Concluso con uno scoop che potrebbe rappresentare un nuovo avvio; costituito dalle imitazioni e dai personaggi classici della Raffaele (da Carla Fracci a Donatella Versace allo spazio di parodia di #carta bianca di Bianca Berlinguer, a Sandra Milo), non sono mancati gli ospiti. Uno di questi è stato Tiziano Ferro, che ha regalato il suo ultimo singolo “Lento/Veloce” e una cover di “Joyful joyfu”. Sicuramente il momento migliore della trasmissione, il cantante ha chiesto all’imitatrice di fare un programma insieme. Se l’artista di Latina ha dimostrato notevoli doti di imitatore, la Raffaele ha esibito ottime qualità canore nei duetti con Fiorella Mannoia e Mika. Virginia non è solo una abilissima imitatrice, sa presentare e cantare. Ha una voce splendida che ricorda quella di Serena Rossi: stessa simpatia, con una capacità comica che ricorda più quella di Paola Cortellesi. La vedremmo bene in un musical o a teatro per la sua intensità interpretativa emersa nei monologhi sui sogni e sulla rabbia. Nel primo ha rimarcato quanto abbiamo perso la voglia e la capacità di sognare: non sogniamo più perché non abbiamo sogni, non sappiamo più nemmeno noi cosa sogniamo e desideriamo; anzi è come sognassimo i desideri degli altri e non i nostri. E poi spendiamo -ha rimarcato nell’altro- un’infinità di energie nervose al giorno ad arrabbiarci per cose futili, dimenticandoci e senza capire che la rabbia é un sentimento importante, un’emozione preziosa che dobbiamo imparare non solo a gestire, ma ad usare con moderazione. Facciamo che ci pensiamo, dovremmo dire con il titolo, che forse è la cosa che ha convinto di meno. Un modo più incisivo forse sarebbe potuto essere: “Musicomedy”, che riprende le parole musica, ma anche musical e commedy, ovvero commedia, per il tono leggero e divertente di una commedia. Oppure, scritto attaccato o staccato, aggiungendo proprio l’aggettivo ‘comico’. “Music comedy comico” valorizzerebbe non solo anche le capacità recitative e drammaturgiche della Raffaele che (come Serena Rossi o Paola Cortellesi) farebbe bene anche un film. Senza contare il fatto che, oltre che con Tiziano Ferro, lei potrebbe fare un altro programma proprio con una di loro due, come fu per “Laura &Paola” con la Pausini e la Cortellesi; con una compagna di viaggio femminile invece che con un’ottima spalla quale è stato Fabio De Luigi. Ma quest’altro titolo non rimanda tanto al cinema quanto piuttosto alla realtà. Una trasmissione fatta di imitazioni non fu mai più ancorata alla vita vera di quella di Virginia Raffaele. Non solo dopo la ‘finta’ Carla Fracci é arrivata quella vera, ma alla copia di Donatella Versace si è affiancato il reale Renato Balestra, senza contare l’arrivo della vera Ornella Vanoni. Così man mano Virginia si è cimentata sempre più anche nel canto. Se già é stata a Sanremo e se la sua voce non è meno ‘nobile’ di quella di Serena Rossi e Paola Cortellesi, allora perché non pensare di tornare sul palco dell’Ariston in gara in un duetto oppure semplicemente per la serata delle cover? Un’esperienza diversa, ma di cui il Festival sarebbe degno e lei all’altezza. Soprattutto se avvenisse con un pezzo ‘impegnato’ come il contenuto dei suoi monologhi. Questo hanno legato alla quotidianità il suo show, intriso di un’umanità sorprendente. Virginia Raffaele stupisce per la sua semplicità ed umanità, per il suo essere sempre così se stessa in ogni personaggio che imita e in tutto ciò che fa. Anche a partire dall’abbigliamento: pantaloni e maglie, canottiere o casacche, molto eleganti anche se casual; vestiti sexy con paillettes, ma mai troppo esuberanti o fastosi. E le pettinature? Molto essenziali e non si preoccupa se le acconciature si stropicciano, ma lascia i capelli sciolti o raccolti in modo molto naturale. Del resto anche la scenografia del programma è stata tale. Divertente, sensibile, briosa, allegra, solare, dispensa sorrisi e riflessioni con una naturalezza istintiva, senza bisogno di copioni scritti ad hoc, ma dice solo ciò che pensa e sente. Le sue battute sono riuscite perché non tanto studiate appositamente, quanto propedeutiche a descrivere e fare un dipinto del mondo che la circonda a cui lei è attenta, con una carrellata delle principali problematiche. Problemi che sono sempre attuali, aggiornati e contemporanei, come le gag e lo spazio dedicato alla moglie del presidente americano Trump: una satira acuta, ma mai sarcastica. Coraggiosa, Virginia non usa mai, infatti, un sarcasmo offensivo. Sketch che fanno ridere senza essere volgari o retorici. Per un one woman show dovremmo dire. Ma onore all’impegno di Fabio De Luigi.

Tra musica e parole
la tournée di congedo
di Ornella Vanoni

Ornella-Vanoni-ultimo tourRicordi e versi, musica e teatro: questa la fusione di emozioni con cui Ornella Vanoni – classe 1934 – saluterà il suo pubblico dai palcoscenici di alcune città italiane. L’artista viaggerà nel tempo, inseguendo il suo mito, e ripercorrendo la sua vita di artista, di cantante e soprattutto di donna. Descriverà la sua visione dei sentimenti, dell’amore e dell’arte della seduzione e, accompagnata da una band di musicisti virtuosi, proporrà alcune delle sue più note canzoni. E non solo: darà spazio a canzoni contenute nel suo ultimo album di inediti “Meticci. Io mi fermo qui”.

L’ULTIMO TOUR – “Un filo di trucco, un filo di tacco”. Questa era la raccomandazione ripetuta “quasi fino allo sfinimento” dalla madre dell’artista, prima di un’uscita, per essere sempre “a posto e presentabile, in ogni occasione”. E questo il titolo dello spettacolo scritto con Federica Di Rosa che, partito ieri sera, toccherà alcune città italiane: non si tratta della riduzione teatrale di “Una bellissima ragazza”, l’autobiografia – pubblicata nel novembre 2011 e che ha venduto migliaia di copie – bensì l’addio al suo pubblico. Dopo il rodaggio di ieri al Teatro Condominio Vittorio Gassman di Gallarate (Varese), il 1° marzo si esibirà al Teatro Alighieri di Ravenna. Lunedì 3 marzo sarà il Teatro Sistina di Roma a ospitare l’icona della musica leggera italiana, mentre il 6 marzo salirà sul palcoscenico del Teatro Politeama Genovese di Genova. Il 7 marzo al Teatro Civico di La Spezia; il 13 marzo al Teatro Colosseo di Torino; il 24 marzo al Teatro Filarmonico di Verona; il 4 aprile presso il Teatro Carani di Sassuolo, il 7 aprile al Teatro dal Verme di Milano; il 10 aprile al Teatro Goldoni di Venezia; il 14 aprile al Palazzo dei Congressi di Lugano. Il tour proseguirà durante l’estate.

L’ALBUM D’ADDIO E LA LUNGA CARRIERA – Durante lo spettacolo teatrale Vanoni proporrà alcuni brani del disco Meticci. Io mi fermo qui” – prodotto da Mario Lavezzi – pubblicato lo scorso autunno e che – oltre alle collaborazioni con Franco Battiato e Nada – contiene una cover di “4 marzo ’43”, omaggio a Lucio Dalla. Si tratta del 48esimo – e ultimo, in tutti i sensi, – album realizzato dall’artista che nella sua lunga carriera ha prodotto anche 6 cd live, 71 raccolte, 6 Ep, 66 “45 giri”, 14 cd singoli, 2 dvd e 4 album pubblicati per l’estero. Dal debutto – avvenuto nel 1961 con l’Lp “Ornella Vanoni” – a oggi la celebre cantante ha voluto sperimentare e cimentarsi in vari generi musicali: dalle canzoni della mala milanese degli esordi, alla canzone d’autore, passando per la bossa nova e il jazz. E ora, dopo oltre sessanta anni di attività, sembra sussurarci, con la sua voce inconfondibile:  “Io mi fermo qui”.

Silvia Sequi

 

In uscita “.. Io ci sono”, 50 big della musica italiana rendono omaggio a Giorgio Gaber

“..Io ci sono”. Questo il titolo del triplo cd in uscita martedì 13 novembre in tutti i negozi di dischi e in digital download e che vede cinquanta artisti italiani interpretare Giorgio Gaber. Si tratta del più corposo tributo mai realizzato al cantante e regista teatrale, in occasione del decimo anniversario dalla sua morte che cadrà il primo gennaio. Il compendio culturale, realizzato dalla Fondazione Giorgio Gaber per colmare il vuoto incommensurabile, è stato titolato “.. Io ci sono”, verso finale del brano “Io come persona”. L’album si apre con “Ciao ti dirò” il primo brano inciso da Gaber nel 1958 e, fatalmente, l’ultimo, cantato dal vivo con Adriano Celentano nel 2001. Continua a leggere