L’inaffondabile successo del Titanic torna nelle sale per tre giorni

TITANIC 04“Titanic” di James Cameron, il film dei record grazie al quale Leonardo DiCaprio e Kate Winslet hanno conquistato successo planetario e fama imperitura, ritorna nei cinema in occasione del ventesimo anniversario della sua uscita.

Questo ritorno è un evento speciale, in città e sale selezionate, che durerà solo tre giorni, da lunedì 8 a mercoledì 10 ottobre, per festeggiare il film dei record. Un appuntamento che sembra quasi rispondere alla fake news che circola in Internet, con tanto di trailer, su di un “Titanic 2”, ipotesi che non è mai stata presa in considerazione soprattutto da DiCaprio.

E chissà se le sale saranno invase come venti anni fa da torme di ragazzine che andarono a vederlo decine e decine di volte in ogni parte del mondo, per poi sciogliersi in lacrime a ogni proiezione. Un’isteria collettiva, una non tanto nascosta voglia di vivere una straordinaria storia d’amore come quella raccontata da Cameron, ma anche un film fatto come si deve, dato che in alcuni Paesi è rimasto in programmazione per un anno intero, caso più unico che raro nella storia del cinema.

Il film di Cameron racconta la tragedia del transatlantico RMS Titanic, il più grande e lussuoso mai costruito, uno dei gioielli tecnologici del Novecento definito inaffondabile dai progettisti. Nel corso del viaggio inaugurale, la notte del 14 aprile 1912, quattro giorni dopo la partenza dal porto di Southampton e mentre era in rotta verso New York, il Titanic si scontra con un iceberg al largo dell’isola di Terranova e affonda, alla faccia dei progettisti, causando circa 1.500 vittime, fra cui anche il capitano, mentre 706 persone riescono a salvarsi.

Il disastro del Titanic serve a Cameron per realizzare straordinari e innovativi effetti speciali, e per raccontare una travolgente storia d’amore tra due ragazzi appartenenti a classi sociali agli antipodi. Proprio grazie alla magia del grande schermo l’incontro al calor bianco tra il povero Jack Dawson (Leonardo DiCaprio) e la ricchissima Rose DeWitt Bukater (Kate Winslet) è diventato una delle più grandi storie d’amore di tutti i tempi capace di rivaleggiare con quella di Romeo e Giulietta.

Titanic è stato il film più costoso dei suoi tempi: 200 milioni di dollari, un bel botto ancora oggi, e uno di quelli che ha incassato di più nel mondo, stabile al secondo posto, con oltre 2 miliardi e 180 milioni di dollari, grazie anche alla riedizione in 3D del 2012. “Titanic” è stato superato nel 2009 da “Avatar” sempre di James Cameron, che sfiora i 2 miliardi e 800 milioni di dollari di incassi.

Tra i primati inanellati dal Titanic ci sono le 14 candidature agli Oscar, come “Eva contro Eva”(1950, di Joseph L. Mankiewicz con Bette Davis e George Sanders) e “La La Land” (2016, di Damien Chazelle con Ryan Gosling ed Emma Stone), con 11 statuette vinte, al pari di “Ben-Hur” (1959, di William Wyler con Charlton Heston) e “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re” (2003, di Peter Jackson con Elijah Wood e Ian McKellen).

Citiamo solo i due Oscar a Cameron come miglior film (assegnato al produttore) e come miglior regista; quello per gli effetti speciali e i due a James Horner per la colonna sonora e per la miglior canzone, assieme a Will Jenning: “My Heart Will Go On”, una ballata romantica che Céline Dion ha portato in vetta alle classifiche di tutto il mondo facendola diventare il singolo più venduto del 1998.

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Un successo incredibile per i due attori protagonisti ma niente Oscar. Kate Winslet era candidata come miglior attrice protagonista, ma il premio è andato a Helen Hunt per “Qualcosa è cambiato”, mentre zero nomination per il bel Leo.

Ma come sarebbe stata la vita di Jack e Rose se fossero entrambi sopravvissuti al naufragio del Titanic? Magari come quella di Frank e April Wheeler in “Revolutionary Road”, film del 2008 diretto da Sam Mendes che vede per la prima volta riunita in un set la coppia stellare del Titanic nella drammatica storia di marito e moglie che, nella New York degli anni Cinquanta, si confrontano con la realtà quotidiana, i ruoli, i doveri sociali e le ipocrisie che hanno infranto i sogni della loro gioventù. Un film drammatico con un finale triste e una scena di pochi secondi non del tutto inaspettata ma che colpisce come un pugno nello stomaco.

Antonio Salvatore Sassu

La mostra di Venezia festeggia i 75 anni

cinemaLa Mostra del cinema di Venezia, il più antico festival cinematografico del mondo, si appresta a tagliare il traguardo dei 75 anni e lo vuole festeggiare nel migliore dei modi. E’ vero che prima del Leone d’Oro, nel 1929 sono arrivati gli Oscar. Ma l’Academy Award premia i film della passata stagione, mentre a Venezia, sin dal 1932, concorrono pellicole inedite.

L’edizione numero 75 della Mostra di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terrà dal 29 agosto all’8 settembre, e il programma è ricco di eventi e di grandi nomi. Ne citiamo subito due: l’attrice Vanessa Redgrave e il regista David Cronenberg, entrambi Leone d’Oro alla carriera.

Presidente della giuria internazionale che assegnerà il Leone d’Oro, e gli altri premi, è il regista Guillermo del Toro, Leone d’Oro l’anno scorso per “La forma dell’acqua”, vincitore anche di quattro Oscar. Gli altri componenti sono Sylvia Chang, Trine Dyrholm, Nicole Garcia, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz, e Naomi Watts.

Non potendo citare tutti i 3.311 titoli iscritti nelle diverse sezioni (disponibili nel sito della Mostra), ne abbiamo scelto pochi (speriamo anche buoni) pescando tra la Selezione Ufficiale, con 21 pellicole in concorso per il Leone d’Oro e le altre sezioni.

armadilloRiteniamo di assoluto rilievo The Other Side of the Wind, il capolavoro perduto di Orson Wells, Suspiria di Luca Guadagnino, l’arrivo di Lady Gaga, la serie western dei fratelli Coen, l’Armadillo di Zerocalcare, lo sbarco sulla Luna, i girasoli di Van Gogh e pochissimi altri titoli, sicuri di avere trascurato tante pellicole meritevoli tanto quelle che andiamo a citare.

Partiamo dai tre film italiani in corsa per il Leone d’Oro: Capri-Revolution, Suspiria e What You Gonna Do When The World’s On Fire.

Il più atteso, anche a livello internazionale, è sicuramente Suspiria di Luca Guadagnino, quasi obbligato a bissare il grande successo di “Chiamami col tuo nome”, Oscar 2018 a James Ivory per la migliore sceneggiatura non originale.

SUSPIRIA 02Suspiria è il remake del film di Dario Argento, uno dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema e che dal 1977 infesta gli incubi di milioni di spettatori. Nel cast Dakota Johnson, Tilda Swinton e Jessica Harper, che ha recitato nel film di Argento ma in una parte diversa. Tra i produttori anche Amazon Studios.

Capri-Revolution di Mario Martone, con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto e Donatella Finocchiaro. Nel 1914, prima dell’entrata in guerra dell’Italia, un gruppo di artisti nordeuropei arriva a Capri e, colpito dalle bellezze naturali dell’isola, decide di fondarvi una comunità.

What You Gonna Do When The World’s On Fire è un documentario sul razzismo negli Stati Uniti del sud realizzato da Roberto Minervini. L’interesse del regista si focalizza sulla comunità afro-americana di Baton Rouge in Luisiana, che dal 5 al 17 luglio del 2016 è stata teatro di una serie di morti e violenze a sfondo razziale.

Sempre in concorso, ma nella sezione Orizzonti, un cinecomic italiano: La Profezia dell’Armadillo, dell’esordiente Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Laura Morante e Claudia Pandolfi. La storia è tratta dal primo libro di Zerocalcare, il nuovo grande talento del fumetto italiano con circa 700mila vendute in libreria.

L’anteprima mondiale di The Other Side of the Wind il capolavoro incompiuto di Orson Welles, è forse l’evento più straordinario, il colpo gobbo di Venezia 75. Girato tra il 1970 e il 1976 l’ultimo e quasi perduto film del grande regista, interpretato da John Huston, Oja Kodar, Peter Bogdanovich, Susan Strasberg e Norman Foster, non era mai stato completato per mancanza di fondi.

A distanza di tanti anni, il film arriva nelle sale grazie a Netflix, che ha acquistato i diritti, negativi compresi, e finanziato la post produzione.

Alla proiezione seguirà il documentario They’ll Love Me When I’m Dead di Morgan Neville, che racconta gli ultimi 15 anni di vita di Orson Wells, comprese le vicissitudini vissute durante le riprese di The Other Side of the Wind.

Attesa anche per il film in concorso che aprirà la mostra: First Man (Il primo uomo) di Damien Chazelle (Oscar 2017 al miglior regista per “La La Land”) con Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy. La storia di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere avere sulla Luna il 20 luglio 1969, con la missione Apollo 11. “Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”, con buona pace dei no sbarco, no vax, no tap, no tav, no tutto, terrapiattisti, complottisti di varia estrazione, e di quelli che lo sbarco non c’è mai stato ma lo ha girato Kubrick a Hollywood, eccetera.

Gli Usa batterono l’Urss nella corsa alla conquista dello spazio proprio con l’Apollo 11, e il film di Chazelle potrebbe essere uno dei candidati di peso per i prossimi Oscar, giusto per celebrare una delle tante facce dell’ “America First”.

In concorso anche una delle coppie d’oro del cinema che non disegna la televisione: i fratelli Ethan e Joel Coen che ritornano con il tanto atteso The Ballad of Buster Scruggs. Nel cast Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson e Tom Waits. Storie western che meno classiche di così non si può, dato che al timone c’è la coppia più originale, creativa e irriverente del cinema. Una serie, divisa in sei episodi, che sarà trasmessa da Netflix ma che speriamo arrivi anche sul grande schermo.

22 July di Paul Greengrass con Anders Danielsen Lie e Jonas Strand Gravli, è la storia di una strage di stampo neonazista decisamente ignobile. Il 22 luglio 2011 nell’isola di Utøya, in Norvegia, si sta svolgendo un campo estivo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori (i Socialisti non si sono estinti neanche nel Nord Europa) quando il terrorista Anders Breivik apre il fuoco uccidendo 69 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Qualche ora prima Breivik aveva fatto saltare un’autobomba nel centro di Oslo, di fronte all’ufficio del primo ministro, causando 8 morti e più di 200 feriti.

Con At Eternity’s Gate, Julian Schnabel racconta gli ultimi e tormentati anni della vita di Vincent Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe. Il grande pittore olandese, morto suicida a 37 anni, è l’autore di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte, fra cui i leggendari e costosissimi quadri che hanno per soggetto i girasoli.

Personalmente ci ricorda qualcosa questo Acusada di Gonzalo Tobal, con Leonardo Sbaraglia, Mariana Espósito e Inés Estevez. La migliore amica di Dolores, una giovane studentessa, viene assassinata e lei è l’unica accusata. Mentre i media ne fanno l’assassina perfetta, i genitori si occupano di organizzarne la difesa.

Con Zan (Killing), il regista Shinya Tsukamoto, famoso per la serie di Tetsuo, lascia i temi horror/cyberpunk per raccontare la storia di un ronin, un samurai senza padrone che, nella metà dell’Ottocento, vive il tormentato passaggio verso la modernità del Giappone. Protagonisti due star del cinema orientale: Sosuke Ikematsu e Yu Aoi.

Fuori concorso ma attesissimo da torme di fan un remake con precedenti illustri: A Star is Born, di e con Bradley Cooper, al suo debutto come regista, con la popstar Lady Gaga che interpreta una giovane promessa della musica. La pellicola è il terzo remake del film “È nata una stella”, diretto nel 1937 da William A. Wellman. Lady Gaga interpreta il ruolo già portato sullo schermo da star come Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand.

Spazio anche a un Evento speciale televisivo, con la proiezione in anteprima dei primi due episodi de L’amica geniale, prodotta da HBO, Rai Fiction e Timvision, regia di Saverio Costanzo. Serie ispirata ai romanzi di Elena Ferrante, che hanno ottenuto uno strepitoso successo in libreria.

Contrariamente a Cannes, Venezia presenta anche produzioni televisive che non saranno proiettate in sala. Così come i colleghi francesi, anche gli esercenti italiani hanno espresso la loro contrarietà per la presenza nel cartellone di film che usciranno direttamente in streaming.

Secca la replica di Alberto Barbera, direttore della Mostra: “Francamente non ho capito perché il comunicato degli esercenti mi chiami in causa: non ho voce in capitolo su marketing e distribuzione di un film. Non posso entrare nel merito della distribuzione e dell’esercizio”. Sulla possibilità di boicottare i film in streaming come ha fatto Cannes, la Barbera ha risposto: “Non ci penso nemmeno. Il compito di un festival è difendere, promuovere, segnalare l’esistenza di film meritevoli. Il problema della distribuzione non mi riguarda, non ho competenze e sarebbe da parte mia un’attività indebita”.

Antonio Salvatore Sassu

L’Oscar 2017 tra colpi
di scena a ripetizione

Jordan Horowitz,Warren Beatty,Jimmy Kimmel

A causa di una busta sbagliata consegnata a Warren Beatty, l’Oscar per il miglior film è stato assegnato a La La Land ma in realtà era stato vinto da Moonlight. I produttori di La La Land avevano anche iniziato il discorso di ringraziamento, poi la clamorosa smentita. Warren Beatty e Faye Dunaway dopo una lunga pausa e guardandosi negli occhi annunciano la vittoria di La La Land. I produttori del musical fanno il loro discorso ma vengono stoppati.

Una scena mai vista nell’evento più straordinario nel mondo dello spettacolo mondiale. La La Land di Damien Chazelle, porta sa casa sei statuette: poco meno della metà delle 14 nomination che potevano consegnarlo alla storia. Ma nella storia resterà comunque, per il clamoroso errore dell’annuncio della settima statuetta per la migliore regia, che invece era andata a Moonlight. Comunque il musical vince l’Oscar come migliore regia, facendo entrare Chazelle nel guinness dei primati: con i suoi 32 anni è il più giovane regista a vedersi assegnato questo premio. Migliore attrice ad una commossa Emma Stone. Miglior fotografia, miglior sceneggiatura, miglior colonna sonora, miglior canzone originale. Gli ospiti dell’Oscar 2017 non si sono mica annoiati, anzi hanno assistito alle Comiche 2. Risate a non finire, anche questo è spettacolo.

Agrippino Castania

“Birdman”. Sincronia
tra macchina da presa
e “flusso di coscienza”

Michael Keaton in una scena del film "Birdman"

Michael Keaton in una scena del film “Birdman”

“Birdman”, vincitore di Oscar a profusione (nella recente edizione 2015 miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura originale) è opera del talentuoso Alejandro González Iñárritu, regista, produttore cinematografico, compositore e montatore. Primo regista messicano a ricevere una nomination come miglior regista, ad aver vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes, nella sua brillante filmografia conta i film “Amores Perros” (2000), “21 Grammi” (2003), e “Babel” (2006): opere complesse nella loro bella originalità, che hanno raccolto complessivamente ventuno nomination agli Oscar. Continua a leggere

Nelle sale “No”, il film sul referendum cileno vinto da un creativo geniale

No-i giorni dellarcobalenoPresentato l’anno scorso alla 65esima edizione del Festival di Cannes, nel quadro della “Quinzaine des Realisateur”, e dopo aver ottenuto una candidatura agli Oscar 2013 come Miglior film straniero, sbarca finalmente in Italia “No – I giorni dell’arcobaleno”, diretto da Pablo Larraìn e interpretato da Gael Garcia Bernal, in uscita dopodomani nelle sale. “No”, un titolo secco e deciso, come la scelta del popolo cileno. Il nuovo film del regista cileno narra del Cile del 1988, quando il dittatore Augusto Pinochet fu costretto a indire un referendum per far scegliere il popolo se porre fine alla dittatura o meno. I cileni optarono per il “no”, tornando a libere elezioni l’anno successivo. La pellicola vede il ritorno sul grande schermo dell’attore messicano Gael Garcia Bernal, nei panni di Renè Saavedra, il giovane pubblicitario che, persuaso dagli oppositori di Pinochet, riuscì a elaborare una campagna referendaria vincente a favore del “no” al regime. Continua a leggere

Oscar 2013, premiati tutti i film favoriti. “Argo” miglior pellicola

Argo-ben-affleck-oscarUn’edizione equilibrata quella degli Oscar di questa notte. Tutti i film favoriti infatti sono stati premiati: da “Argo” a “Vita di Pi”, passando per “Django” e “Amour”. Novità della serata è stata la partecipazione di una first lady, in questo caso Michelle Obama che ha consegnato la statuetta più ambita, quella del miglior film assegnata ad “Argo”, la pellicola sulla rivoluzione khomeinista di Ben Affleck. Omaggio ai 50 anni della saga di “James Bond” con le esibizioni di Adele e Shirley Bassey. Continua a leggere

In darkness, Holland porta al cinema lo Schindler polacco

In darkness-HollandImpiegato comunale addetto al controllo delle fogne, ladruncolo, furbastro, buon padre di famiglia e capace di un’impresa incredibile: salvare dalle stragi e le deportazioni naziste nel 1943 a Lvov (allora città polacca, inglobata dall’Urss dopo la II Guerra Mondiale e conosciuta come Leopoli), 10 ebrei nascondendoli per anni proprio nella rete fognaria. E’ Leopold Socha, una sorta di Schindler polacco, la cui storia viene raccontata da Agnieszka Holland nel dramma “In darkness”, entrato l’anno scorso fra i finalisti all’Oscar per il miglior film straniero e in uscita il 24 gennaio (tre giorni prima della Giorno della Memoria) distribuito da Good Films. Continua a leggere

Dopo ‘Quasi amici’, arriva il prequel ‘Troppo Amici’ dei registi Toledano e Nakache

Un anno da ricordare quello per Eric Toledano e Olivier Nakache, i registi della commedia politicamente scorretta Quasi amici, film – fenomeno ai botteghini in tutto il mondo (quasi 320 milioni di euro di incassi a fronte di un budget di nove milioni), candidato ufficiale per la Francia all’Oscar, gia’ dato fra i favoriti, adocchiato da Hollywood per un remake, che vede in prima fila nelle trattative come interpreti Colin Firth e Chris Tucker, e come possibile regista Paul Fieg. Un periodo d’oro che ora porta anche all’uscita in Italia, il 6 dicembre, distribuita da Moviemax di Troppo amici (2009), la precedente commedia di Toledano e Nakache. Continua a leggere

“Cesare deve morire” dei fratelli Taviani agli Oscar 2013. La tragedia e la redenzione dietro le sbarre conquistano una chance oltreoceano

La tragedia della vita dietro le sbarre e la possibile redenzione grazie alla magia del teatro vince. Almeno sul grande schermo permettendo alla pellicola, sofferta e poetica, dei fratelli Taviani di aggiudicarsi una chance oltreoceano. La Commissione dell’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediale), riunitasi stamane, ha deciso infatti che il film “Cesare deve morire” rappresenterà l’Italia nella corsa agli Oscar. «Ci stiamo imbarcando per il festival di New York e la notizia che ci ha raggiunto è davvero un bel “buon viaggio”» hanno dichiarato i registi. «I film che concorrevano erano di autori importanti per il cinema italiano e non solo italiano. Comunque il gioco è appena cominciato. C’è tanta strada da fare» hanno aggiunto. Sono più di dieci anni che un film italiano non vince la statuetta come miglior pellicola straniera. L’ultimo a cui fu conferito fu “La vita è bella” di Roberto Benigni che, nel febbraio del 2009, si aggiudicò anche l’Oscar come miglior attore. Da allora un solo film italiano è riuscito ad entrare nella cinquina delle nomination per il miglior film straniero, senza però vincere la statuetta, nell’edizione del 2006. Si tratta di “La bestia nel cuore”, la pellicola drammatica di Cristina Comencini. Le nomination saranno rese note dall'”Academy of Motion Picture Arts and Sciences” il prossimo 14 gennaio e i premi saranno assegnati il 24 febbraio 2013.
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Oscar, The Artist fa contenti tutti. Trionfo di Ferretti-Lo Schiavo

Una vittoria annunciata quella di “The Artist”, il film del francese Michel Hazanavicious premiato, all’84esima edizione della notte degli Oscar, con ben cinque statuette su dieci nomination. La pellicola, muta e in bianco e nero, era data 1.06 dai bookmaker come miglior film. Oltre a rispettare questa previsione, The Artist ha trionfato anche nelle categorie costumi, colonna sonora originale, migliore regista e migliore attore, con Jean Dujardin. Il film è un tributo al cinema da parte del cinema stesso che, in un’epoca caratterizzata dalla ricerca dell’”hi-tech a tutti i costi”, cerca di riscoprirsi, tornando alle sue origini e privilegiando l’impatto emotivo alla ricerca esasperata della modernità. Continua a leggere