Il sogno precario di una vita in vacanza

ridersD’estate c’è chi si riposa, si diverte dopo un anno di fatiche e chi lavora. E ci sono i ragazzi precari. Sulle spiagge, in montagna e negli alberghi lavorano tanti ragazzi precari: fanno i camerieri, i maestri di tennis, i fotografi, i bagnini, gli skipper, le guide, gli attori negli spettacoli serali. Fanno di tutto. Sono i lavori stagionali offerti dal turismo, uno dei pochi settori produttivi che continua a tirare nell’Italia afflitta dalla bassa crescita economica. Sono contratti da uno a quattro mesi.
I contratti di lavoro non sono esaltanti: molta fatica e salari bassi, ma i ragazzi passano l’estate fuori casa, guadagnano e, ogni tanto, ci scappa un bagno al mare. Come capita nella splendida Villasimius in Sardegna. Una ragazza trentenne di Roma, china su un computer in un chiosco sulla spiaggia, dice: «Distribuisco ombrelloni e lettini. I clienti sono incontentabili, qualcuno non vuole pagare e occupa il posto dei legittimi proprietari quando si allontanano. Siamo costretti a intervenire e sono discussioni. Addirittura vanno a fare il bagno e lasciano i loro asciugamani sui lettini degli altri! Noi li prendiamo e li portiamo qui, nel chiosco…».
A settembre le file di persone che vogliono un ombrellone si sono ridotte, c’è l’afa ma non è più quella asfissiante del sole rovente di luglio ed agosto. Indica un ventilatore nel chiosco: «Serve a poco ma aiuta a respirare! Almeno non bollisco al sole!». Il futuro? «Non lo so! Sono fotografa e guido bene, anche auto da competizione, ma non ho una occupazione stabile. Non so cosa farò quando tornerò a casa: sono una donna senza fissa dimora».
I lavoratori precari sono moltissimi in Italia e sono tanti soprattutto i ragazzi precari con davanti un grande punto interrogativo sulla loro vita. Una ventenne di Catania, istruttrice di ginnastica e di vela, parla solo del presente, è incantata dalla Sardegna: «Vengo da un’isola, la Sicilia è bella ma la Sardegna è straordinaria, mi ha stregato. Certo, dopo Ferragosto è arrivata una raffica di temporali, qualche volta non siamo potuti uscire in barca e fare il bagno. Pazienza! Adesso sono riprese le belle giornate: io amo crogiolarmi al sole come una lucertola! Voglio sempre fare questa vita!».
Un trentenne sardo si occupa di security, di sicurezza sulla spiaggia: vigila contro gli scalmanati, i ladri e i rapinatori. Per ora, fortunatamente, ha sedato solo delle liti tra vicini di ombrellone per chi occupava più spazio per essere più vicino al mare. È un simpatico ragazzo che fa i conti con la realtà: «Quando finirà la stagione estiva penso che tornerò alla mia vecchia occupazione, quella di fruttivendolo».
Ragazzi precari. Un ventenne sardo filosofeggia: «Porto spaghetti e caffè, faccio il cameriere. Non ho il tempo di respirare: comincio la mattina con le colazioni, proseguo con il pranzo e concludo la sera lavorando per la cena. È un lavoro faticoso, ma è un lavoro!». Un altro cameriere ventenne del nord Italia non sa cosa l’aspetta tra qualche mese: «Il futuro? Il prossimo inverno non so cosa farò! L’anno scorso ho girato molto: Barcellona, Parigi, Londra».
Un’altra persona è riuscita a fare il salto da ragazzo precario a lavoratore autonomo. È un quarantenne muratore di Villasimius: «Assicuro la manutenzione alla struttura. Quando qualcosa si rompe intervengo io. D’estate lavoro qui, d’inverno svolgo la manutenzione a un’altra struttura alberghiera nelle vicinanze che concentra i lavori nel periodo di chiusura».
Un diciottenne, sempre del Nord, fa l’animatore: «Ballo, recito, organizzo lotterie. Quest’anno mi diplomo e poi vedrò. Se mi si aprisse una possibilità seria di lavoro mi piacerebbe proseguire nel mondo del turismo!». Penso all’agenzia di viaggi di Roma dove sono cliente, è gestita da un quarantenne che prima ha fatto per anni il capo villaggio: «Ho lavorato per tanti anni nei villaggi in Italia e in tutto il mondo: in Sardegna, in Sicilia, in Puglia, in Campania, in Tunisia, in Egitto, in Grecia, in Messico, a Zanzibar, in Thailandia». Poi ha tirato i remi in barca: «Ho preso questa agenzia di viaggi diversi anni fa. Adesso organizzo e vendo vacanze!».
Un tormentone musicale dell’estate, una delle canzoni più gettonate gira attorno al ritornello di “una vita in vacanza…”. Purtroppo la vita non è una vacanza, c’è anche il lavoro e se manca è un dramma. Il lavoro è una componente importante della vita, permette la libertà, l’autonomia economica, assicura la dignità personale e sociale. Anche il lavoro stagionale e precario è importante, si può fare in allegria ma solo se è un impegno transitorio verso una occupazione stabile: non esiste “una vita in vacanza…”.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Lavoro. A gennaio saldo positivo per i contratti stabili

lavoro occupazione

L’Osservatorio sul precariato dell’Inps ha comunicato i dati aggiornati a gennaio 2018 riferiti al settore privato. I contratti a tempo  indeterminato firmati tra nuove assunzioni e trasformazioni di contratti a termine e da apprendistato, nello scorso mese di gennaio sono stati oltre 190.000 con un saldo positivo rispetto alle 119.826 cessazioni di
contratti stabili di oltre 70.000 unita’.

Complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nel mese di gennaio 2018 sono risultate 655.000: sono aumentate del 22,1% rispetto a gennaio 2017. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato e delle trasformazioni dei rapporti a termine, è presumibilmente riconducibile ai nuovi sgravi introdotti dalla legge di bilancio 2018 per le assunzioni di under 35 al primo contratto a tempo indeterminato. In crescita risultano tutte le componenti: contratti a tempo indeterminato +11,9%, contratti di apprendistato +29,6%, contratti a tempo determinato +18,3%, contratti stagionali +18,5%, contratti in somministrazione +26,8% e contratti intermittenti +83,6%.

In aumento risultano anche le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+51.000), che registrano infatti un fortissimo incremento rispetto a gennaio 2017 (+78,3%). In contrazione risultano invece i rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-21,1%).

Le cessazioni nel complesso sono state 454mila, in aumento rispetto all’anno precedente (+15,9%): sono cresciute le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti rilevati, soprattutto tempo determinato e somministrazione, fanno eccezione i rapporti a tempo indeterminato (-6,6%).

Nel 2017 sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato, boom invece dei contratti a termine. Nel settore privato si è registrato un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni pari a +488mila, superiore a quello corrispondente del 2016 (+326mila) e inferiore a quello del 2015 (+613mila).

Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117mila per i contratti a tempo indeterminato, a +58mila per i contratti di apprendistato, a +10mila per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537mila per i contratti a tempo determinato.

Indubbiamente, gli incentivi per le assunzioni dei giovani, unitamente alla ripresa economica, sono essenziali per la lotta alla precarietà.

Salvatore Rondello

Pensioni in calo con l’aumento dell’età. Assolavoro, le aziende preferiscono la ‘somministrazione’

In nove mesi -26,5%

CALANO LE NUOVE PENSIONI CON L’AUMENTO DELL’ETA’

Nei primi 9 mesi del 2016 le nuove pensioni liquidate dall‘Inps sono state 311.299 con un calo del 26,5% rispetto allo stesso periodo del 2015 quando furono oltre 423.000. Lo si legge nell’Osservatorio Inps sul monitoraggio sui flussi di pensionamento nel quale si ricorda come nell’anno siano scattati sia l’aumento dell’aspettativa di vita (4 mesi per tutti) sia i nuovi requisiti per le donne (passaggio da 63,9 anni a 65,7). Si attenua la tendenza rispetto ai primi 6 mesi quando il calo era del 34%. Crollano gli assegni sociali scesi a 23.715 (-34,9%).

 

Manovra

SCONTRO BOERI POLETTI SU GIOVANI

La manovra “fa poco” per i giovani, “il grosso delle risorse lo investe sulle pensioni e sull’età immediatamente precedente”. Così, avverte il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un intervento registrato per il convegno dei giovani di Confindustria: “un Paese che smette di investire sui giovani è un Paese che non ha grandi prospettive di crescita”. E sulla quattordicesima per i pensionati aggiunge: “Un paese che non investe sul lavoro e continua a investire da tempo di lavorare è un Paese che non ha futuro”. Immediata la replica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Boeri sbaglia? “Sì, perché questa manovra guarda al futuro, guarda a due grandi pilastri: crescita e sviluppo economico, industria e innovazione”.

 

SULLE PENSIONI SI DA’ DOPO AVER TOLTO

La Cgil ha firmato il verbale sugli interventi in legge di bilancio in materia previdenziale perché “per la prima volta si dà alle persone dopo aver tanto tolto”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha spiegato il sì al pacchetto in materia previdenziale sottolineando però che nel verbale ci sono anche misure non condivise (come l’Ape volontaria). Camusso ha commentato i dati dei giorni scorsi sul calo delle assunzioni a tempo indeterminato e l’aumento dei licenziamenti disciplinari riferendosi al Jobs act. “Abbiamo sempre detto – ha riferito – che togliere diritti non ha effetti sull’occupazione”.

 

Osservatorio sul precariato

PUBBLICATI I DATI DI AGOSTO 2016

La consistenza dei rapporti di lavoro

Nei primi otto mesi del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +703.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+813.000) e superiore a quello registrato nei primi otto mesi del 2014 (+540.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) ad agosto 2016 risulta positivo e pari a +514.000, compresi i rapporti stagionali. Il risultato positivo è interamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato ad agosto 2016 è pari a +518.000.

La dinamica dei flussi

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Nel complesso delle assunzioni sono comprese anche le assunzioni stagionali (447.000).

Il rallentamento delle assunzioni ha riguardato principalmente i contratti a tempo indeterminato: –395.000, pari a –32,9% rispetto ai primi otto mesi del 2015. Come già segnalato nell’ambito dei precedenti aggiornamenti dell’Osservatorio, il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (-35,4%). Per i contratti a tempo determinato, nei primi otto mesi del 2016, si registrano 2.385.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (+2,5%), sia sul 2014 (+5,5%).

Per i contratti in apprendistato si osserva una crescita, rispetto all’analogo periodo del 2015, del 18,0%. I contratti stagionali invece registrano una riduzione del 7,4%.

In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso, comprensive anche dei rapporti di lavoro stagionale, risultano diminuite del 7,3%. La riduzione è più consistente per i contratti a tempo indeterminato (-8,3%) che per quelli a tempo determinato (-5,2%).

Con la legge di stabilità 2016 è stata introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio dalla data di assunzione.

Nei primo otto mesi del 2016 le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 247.000, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 84.000, per un totale di 330.000 rapporti di lavoro agevolati. Nel 2016, i rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 32,8% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%.

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nei primi otto mesi del 2016, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015. Si tratta di una tendenza registrata anche in relazione all’aggiornamento dell’Osservatorio dei mesi precedenti.

I voucher

Nel periodo gennaio-agosto 2016 sono stati venduti 96,6 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi otto mesi del 2015, pari al 35,9%. Nei primi otto mesi del 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 71,3%.

I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

 

Assolavoro

LE IMPRESE CHE CRESCONO SCELGONO LA SOMMINISTRAZIONE

“Le imprese italiane che esportano e crescono, per fatturato e numero di occupati, scelgono la somministrazione di lavoro”. E’ quanto emerge dalle elaborazioni effettuate dal Datalab di Assolavoro, l’Associazione nazionale delle Agenzie per il Lavoro, sulla base dei dati di un’indagine della Banca d’Italia. La ricerca, condotta nei primi mesi del 2016 e riferita all’anno 2015, ha coinvolto circa 2.000 imprese appartenenti al macro comparto dell’industria (escluso il settore delle costruzioni) e a quasi 850 imprese dei servizi non finanziari. Secondo lo studio, le imprese che esportano di più, quelle con una quota di fatturato scaturente da export superiore a un terzo e ai due terzi, fanno registrare un maggior ricorso alla somministrazione, che pesa rispettivamente per il 4,6% e il 4,0% sul totale delle ore lavorate. Inoltre, la crescita della somministrazione è associata all’aumento del fatturato complessivo delle imprese prese a campione, che secondo la rilevazione della Banca d’Italia è stato pari nel 2015 a un +4%. Inoltre, lo studio dimostra che è l’industria manifatturiera, a preferire la somministrazione. Nel manifatturiero, infatti, l’incidenza della somministrazione sul lavoro totale è più che doppia (con un valore pari al 4,2%) rispetto alle altre imprese industriali. La massima concentrazione di lavoratori in somministrazione si riscontra nei settori della Chimica e Farmaceutica e della Gomma-Plastica, dove la quota di lavoro in somministrazione è pari al 5,8% rispetto al totale delle ore lavorate. Interessante anche quanto emerge, per esempio, dalla divisione metalmeccanica che registra, nel campione analizzato, contemporaneamente un uso intenso del lavoro tramite agenzia e una crescita complessiva dell’occupazione in generale.

  

Carlo Pareto

Requisiti per pensione anticipata e osservatorio sul precariato

 Inps

LA PENSIONE A 64 ANNI

Il 2016 ed il 2017 sono e saranno gli anni in cui diverse migliaia di lavoratori possono e potranno accedere alla pensione con i benefici recati dalla disposizione eccezionale di cui all’articolo 24, comma 15-bis del Decreto legge 201 del 2011. La riforma Fornero ha riconosciuto, infatti, la possibilità di un pensionamento anticipato all’età di 64 anni per i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno maturato la vecchia quota 96 entro il 2012.

Si tratta di una disposizione contenuta nell’articolo 24, comma-15 bis del dl 201/2011 convertito con legge 214/2011 in cui si prevede che, in via eccezionale, i lavoratori e le lavoratrici dipendenti del settore privato iscritti all’Ago e alle forme sostitutive della medesima possono conseguire il trattamento anticipato al compimento di 64 anni di età in deroga alle nuove norme introdotte dalla riforma.

Attenzione: Il requisito anagrafico di 64 anni si adegua la stima di vita Istat. Pertanto dal 2013 la pensione potrà essere conseguita in realtà a 64 anni e 3 mesi e dal 2016 a 64 anni e 7 mesi di età anagrafica. Occhio dunque a controllare la propria posizione previdenziale per evitare la perdita di questo vantaggio che, in fin dei conti, si traduce in un anticipo di ben due anni rispetto alla normale età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi).

Possono, dunque, andare in pensione a 64 anni:

i lavoratori del settore privato che, essendo in possesso di 35 anni di contribuzione e con le vecchie regole avrebbero maturato i requisiti di anzianità con il sistema delle ‘quote‘ entro entro il 31 dicembre 2012 (tipicamente i nati nel 1950-52);

le lavoratrici del settore privato che hanno maturato 60 anni d’età e 20 anni di contributi entro il 31 dicembre 2012.

Inoltre l’Inps ha di recente precisato che la normativa in questione è fruibile, però, solo dai lavoratori che alla data del 28 dicembre 2011 svolgevano attività di lavoro dipendente. Quel che conta, dunque per l’Istituto di previdenza, è che alla suddetta data il lavoratore avesse lo status di “lavoratore dipendente del settore privato”.

Pertanto i lavoratori che abbiano: perso il posto di lavoro e risultino inoccupati alla data del 28 dicembre 2011 cosi come tutti gli iscritti alle casse della gestione ex Inpdap indipendentemente dal tipo di lavoro svolto alla data del 28.12.2011 sono esclusi dal beneficio.

E’ questa una delle principali cause di esonero dall’agevolazione. Ancora oggi non superata dalla politica. Attenzione anche a coloro che, pur rispettando i suddetti benefici, raggiungono il minimo contributivo necessario a raggiungere la quota (cioè i 35 o 36 anni di contributi a seconda dei casi) cumulando contribuzione afferente alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Si pensi, ad esempio, ad un lavoratore dipendente al 28 dicembre 2011 che in passato ha versato contributi in qualità di artigiano o commerciante. In questo caso i lavoratori uomini devono essere in possesso, al 31 dicembre 2012, della quota 97 (con almeno 61 anni e 36 di contributi o con 62 anni e 35 di contributi) e non più della quota 96. Una precisazione da tenere ben presente in quanto comporta, per alcuni lavoratori, la perdita del beneficio.

Nessuna perdita dell’agevolazione invece nel caso in cui l’interessato a tale data avesse una sospensione del rapporto di lavoro come ad esempio la cassa integrazione guadagni.

Importante, la disposizione non determina penalizzazioni sulla pensione. Per cui il lavoratore continuerà ad ottenere una prestazione liquidata con le regole di calcolo retributive sulle anzianità maturate sino al 2011 (o sino al 1995 se aveva meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995) e contributive sulle anzianità accreditate successivamente al 31.12.2011.

Attenzione: Il requisito anagrafico di 64 anni si adegua alla stima di vita Istat. Pertanto da quest’anno (2016)  la pensione può essere conseguita a 64 anni e 7 mesi di età anagrafica.

 

Inps

PENSIONE ANTICIPATA

Dal 2018 l’età pensionabile (utile cioè al pensionamento di vecchiaia) sarà uguale per uomini e donne. Tuttavia restano diverse opzioni per il pensionamento, grazie alle quali le lavoratrici possono uscire dal lavoro prima rispetto agli uomini: possibilità come il Salvacondotto e l’Opzione Donna – che tra poco non saranno più utilizzabili (ma la seconda potrebbe essere prorogata) – e altre opzioni destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Con la pensione anticipata, come ricorda il portale ‘LaLeggePerTutti.it’, le donne possono uscire dal lavoro un anno prima degli uomini: il trattamento è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. Requisiti che aumenteranno in base a quanto previsto dalla Legge Fornero, di 4 mesi (anche se una circolare Inps parla di un probabile incremento di 5 mesi) a partire dal 2019. I requisiti, dall’1 gennaio 2019, saranno pari a42 anni e 2 mesi per le donne ed a 43 anni e 2 mesi per gli uomini. Inseguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio. Dal 2018, inoltre, sarà prevista sia per gli uomini sia per le donne una penalità per chi si pensiona prima dei 62 anni: la penalità sarà pari all’1% per ogni anno di anticipo della pensione dai 60 sino ai 62 anni di età, mentre sarà del 2% annuo sotto i 60 anni. Quanto all’Opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale, dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 3 mesi (se autonome), con 35anni di contributi. Le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione (la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi. Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta parecchio penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi. I requisiti per l’Opzione donna devono essere stati raggiunti entro il 31 dicembre 2015: chi li ha maturati entro quella data può pensionarsi anche una volta trascorso il periodo di finestra. In base alle risorse a disposizione, comunque,l’Opzione potrebbe essere prorogata, dunque estesa a chi non ha raggiunto i requisiti entro il 2015. Il Salvacondotto consiste nella possibilità, per i nati sino al 31 dicembre 1952, di andare in pensione a 64 anni di età (il requisito per il 2016 è di 64 anni e 7 mesi, a causa degli incrementi legati alla speranza di vita), se si possiedono: almeno 20 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se donne e almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se uomini. Le donne risultano dunque agevolate da questa opzione, potendo andare in pensione con 15 anni di contributi in meno rispetto agli uomini. Tuttavia, questa forma di pensionamento non è aperta né ai dipendenti pubblici né a coloro che non risultano occupati alla data del 28 dicembre 2011. Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo, inoltre,possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 12 mesi di anticipo (l’agevolazione si limita a tre figli, dal quarto in poi non sono previsti anticipi ulteriori). In alternativa, chi ha sino a due figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha tre o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione. In sostanza, più è alto il coefficiente, più è alta la pensione. Ad esempio, chi possiede 300.000 euro di montante contributivo e un coefficiente del 5% ha diritto a una pensione annua di 15.000 euro, mentre chi lo possiede del 5,5% ha diritto a una pensione annua di 16.500euro. Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute all’educazione e all’assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età (sono accreditati non più di 170 giorni per ciascun figlio); e l’assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi,secondo quanto previsto dalla Legge 104 (possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno,con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi). Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col contributivo, esclusa l’Opzione donna e quindi utilizzabili dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996, dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo); dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo. Infine, le donne in possesso di invalidità superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini invalidi oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi). Il requisito per il trattamento si abbassa a 55anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti. Per questa prestazione,nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.

 

Pubblicati i dati di giugno 2016

OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

La consistenza dei rapporti di lavoro

Nel primo semestre del 2016, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a + 516.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (+ 628.000) e superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2014 (+ 423.000). Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno 2016 risulta positivo (+ 505.000). Per i contratti a tempo indeterminato, il saldo annualizzato a giugno 2016 è pari a + 582.000.

La dinamica dei flussi

Complessivamente le assunzioni, sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-giugno 2016 sono risultate 2.572.000, con una riduzione di 302.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (- 10,5%). Questo rallentamento ha coinvolto esclusivamente i contratti a tempo indeterminato: – 326.000, pari a – 33,4% sul primo semestre del 2015. Il calo è da ricondurre al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate in relazione alla contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato (- 37,0%). Per i contratti a tempo determinato, nei primi sei mesi del 2016, si registrano 1.808.000 assunzioni, in linea con il 2015 (+ 0,6%) e in crescita rispetto al 2014 (+ 2,7%). Le assunzioni con contratto di apprendistato sono state 113.000 e hanno fatto registrare un incremento sul 2015 (+ 14,4%). In relazione all’analogo periodo del 2015, le cessazioni nel complesso risultano diminuite dell’8,5%. Questo effetto si rileva in misura maggiore in relazione ai contratti a tempo indeterminato. Con la legge di stabilità 2016 è stata introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per un biennio dalla data di assunzione. Nel primo semestre del 2016 le assunzioni con esonero contributivo biennale sono state pari a 197.000, le trasformazioni di rapporti a termine che beneficiano del medesimo incentivo ammontano a 55.000, per un totale di 252.000 rapporti di lavoro agevolati. I rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 31,5% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato.

Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%.

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute nel primo semestre del 2016 una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015. Si tratta di una tendenza registrata anche in relazione all’aggiornamento dell’Osservatorio dei mesi precedenti.

I voucher

Nel periodo gennaio-giugno 2016 sono stati venduti 69,9 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al primo semestre 2015, pari al + 40,1%. Nel primo semestre 2015, la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 74,7%.  Come al solito, I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

  

Carlo Pareto

Inps. Salgono i posti di lavoro a tempo indeterminato

Istat-lavoro-donne-giovaniBuone notizie sul lavoro. Nel 2015 si sono registrate oltre 2,4 milioni di assunzioni a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni di rapporti a termine e apprendisti) a fronte di 1.684.911 cessazioni. Gli occupati stabili sono quindi cresciuti di 764mila unità in 12 mesi. Lo si legge nell’Osservatorio sul precariato pubblicato oggi dall’Inps che sottolinea come nell’intero 2014 il saldo dei posti stabili era stato negativo per 52.137 unità. Il dato riflette in positivo gli sgravi previsti dalle legge di Stabilità per le assunzioni a tempo indeterminato e delle misure introdotte con il Jobs act.

Soddisfatto il presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Stiamo rimettendo in moto il paese, non ci fermeremo con le riforme”, assicura parlando al quartiere della Boca di Buenos Aires. Il premier ha però glissato e non ha risposto direttamente ad una domanda sulle critiche arrivate oggi dal Financial Times per il quale “la sua fortuna sembra si stia esaurendo”.

Renzi ha ribadito che “stiamo cambiando il Paese, andremo avanti con le riforme nei prossimi due anni come abbiamo fatto nei due anni passati”. “L’Italia sta tornando, saremo in grado di rimettere in moto il nostro Paese”, ha poi aggiunto. Renzi è intervenuto anche su Facebook: “Per mesi – ha detto – ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs Act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più (fonte INPS). Avanti tutta, con coraggio e determinazione”.

Insomma dicembre 2015 ha registrato un vero e proprio boom di assunzioni a tempo indeterminato, dovuto alla corsa dei datori di lavoro all’incentivo della decontribuzione totale per i neoassunti (scadenza al 31 dicembre) previsto dalla legge di Stabilità per il 2015. Nel mese, le assunzioni con l’incentivo hanno infatti superato le 272mila unità, oltre il doppio di novembre. Nell’intero anno le assunzioni con gli sgravi sono state 1.442.725, superando le attese del Governo. Lo sgravio completo sui contributi Inps per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato ha durata triennale e ha un limite annuo di 8.060 euro.

I dati dell’Osservatorio confermano anche la crescita da record dell’utilizzo dei voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio. Nel 2015, secondo i dati Inps, sono stati venduti 114.921.574 voucher , del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto allo periodo del 2014 (69.172.879), pari al 66 per cento. “In presenza di un utilizzo corretto dello strumento, se ad ogni voucher corrisponde effettivamente un`ora di lavoro, il volume di ore remunerate dai voucher venduti nel 2015 corrisponde a circa 57.000 unità di lavoro equivalenti”, sottolinea l’Inps.

Redazione Avanti!